Il Vangelo di Giovanni   Leave a comment


Fra le pagine più belle e più vere ,di carattere religioso,che  ho avuto la fortuna di leggere ..vorrei proporre alla Vs . attenzione quella del Prologo del Vangelo di Giovanni, nel commento che di essa ne fanno due biblisti non molto conosciuti ed a cui Vi rimando,citandone la fonte…datemi retta ne vale la pena…..

IL VANGELO DI GIOVANNI – Analisi linguistica e commento esegetico

Autori J.MATEOS J.BARRETO –CITTADELLA EDITRICE

COLLANA: LETTURA DEL NUOVO TESTAMENTO

Il vangelo di Giovanni si apre con una composizione di stile espositivo che si è convenuto di chiamare prologo (1, 1-18). Potrebbe intitolarsi ugualmente sintesi introduttiva, dato che nella seconda parte una co­munità espone la sua esperienza cristiana (1,14.16: noi), frutto dell’ attività di Gesù che sta per essere narrata. Questa esposizione intro­duttiva riassume in pochi tratti la realizzazione del progetto creatore di Dio, che apre una nuova epoca nella storia umana.

La profondità del prologo-sintesi non si può penetrare senza una cono­scenza dell’opera di Gesù. Da una parte esso offre chiavi interpretative per il resto. del vangelo e accenna i suoi temi principali, dall’altra la sua densità fa sì che non possa essere pienamente compreso finché non sia stato esplicitato dalla narrazione stessa.

Le corrispondenze del prologo con il resto del vangelo sono numerose, come si potrà apprezzare nel corso del commento.

1 Al principio la Parola già esisteva e la Parola si rivolgeva a Dio e la Parola era Dio.

2 Essa al principio si rivolgeva a Dio.

3 Mediante essa tutto cominciò a esistere,

senza di essa non cominciò a esistere cosa alcuna  di quanto esiste.

4 Essa conteneva vita

e la vita era la luce dell’uomo:

5 questa luce splende nella tenebra

e la tenebra non l/ha soffocata.

6 Comparve un uomo inviato da Dio,

il suo nome era Giovanni;

7 egli venne per rendere testimonianza,

per testimoniare la luce,

cosicché, per suo mezzo, tutti giungessero a credere.

8 Non era lui la luce,

venne soltanto per testimoniare la luce.

9 Questa luce era la vera,

quella che illumina ogni uomo,

giungendo nel .mondo.

10Era nel mondo, e sebbene il mondo avesse cominciato a esistere mediante essa. il mondo non la riconobbe.

11 Venne a casa sua,

ma i suoi non l’accolsero.

12 Invece a quanti la accettarono

diede capacità di diventare figli di Dio:

la diede, cioè, a coloro che mantengono l’adesione alla sua persona.

13 Essi non nacquero da un sangue qualunque

né per disegno di una carne qualunque

né per disegno di un uomo qualunque,

ma nacquero invece da Dio.

14 E così la Parola divenne uomo,

si accampò fra noi

e abbiamo contemplato la sua gloria,

la gloria che un figlio unico riceve da suo padre

pienezza di amore e di lealtà.

15 Giovanni testimonia di lui

e continua a gridare:

È di costui che dissi:

« Quello che viene dietro di me

si pone davanti a me,

perché stava prima di me ».

16 Ne è prova che dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto

un amore che risponde al suo amore,

17 perché la Legge fu data

per mezzo di Mosè,

l’amore e la lealtà hanno cominciato a esistere

per mezzo di Gesù Messia.

18 La divinità, nessuno mai l’ ha vista;

egli, l’unico Dio generato, colui che si rivolge all’intimo del Padre,

ne è stato la spiegazione.

Aggiungo quindi alcuni di questi commenti esegetici,

che ci additano verità tanto mistificate dalla Chiesa attuale

quanto utili per la nostra vita e la vita del mondo

17 perché la Legge .fu data per mezzo di Mosè, l’amore e la lealtà hanno cominciato a esistere per mezzo di Gesù Messia.

La congiunzione causale « perché» collega questo versetto con il prece­dente. Gv sta per esporre la ragione ultima dell’esistenza di questa nuova comunità umana che ha ricevuto l’amore-Spirito: è dovuta alla realizzazione della nuova alleanza fra Dio e l’umanità, quella annunciata dai profeti. L’antica alleanza, e con essa l’antica Legge, è decaduta, sostituita dalla nuova, quella propria del Messia.

La prima parte di questo versetto è chiara: la legge fu data per mezzo di Mosè. La seconda invece ha bisogno di una spiegazione: l’amore e la lealtà hanno cominciato a esistere per mezzo di Gesù Messia. La costruzione della frase stabilisce un parallelo con 1,3: mediante essa tutto cominciò a esistere, e con 1, 10: sebbene il mondo avesse comin­ciato a esistere mediante essa. Come in questi due casi si tratta quindi di un’attività creatrice: la creazione dell’uomo condotta alla sua com­pletezza per mezzo di Gesù Messia, la Parola divenuta uomo.

Grazie all’attività di Gesù Messia hanno cominciato a esistere negli uomini l’amore e la lealtà. Si era fatta menzione, in primo luogo, della pienezza esistente nella Parola divenuta uomo: pienezza di amore e di lealtà. Di seguito è stato presentato il dono che egli fa ai suoi, comunicando loro, dalla sua pienezza, un amore che risponde al suo amore (1,16). Ora si spiega che questo amore ricevuto è l’opera propria del Messia. Rappresenta, allo stesso tempo, il culmine dell’opera crea­trice di Dio, realizzata fin dal principio per mezzo della sua Parola, e la caratteristica della nuova alleanza, a differenza di quella di Mosè.

18) La divinità, nessuno mai l’ha vista; l’unico Dio generato, colui che si rivolge all’intimo del Padre, ne è stato la spiegazione.

Mosè e con lui tutti gli intermediari dell’antica alleanza avevano avuto una conoscenza mediata di Dio. Mosè fu soltanto un mediatore che non parlava di Dio per esperienza diretta, ma per incarico. Non vide il volto di Dio (Es 33,20.23), udì soltanto una descrizione fatta da Dio stesso (Es 34,6; 1, l4b Lett.). Cercò di trascrivere in una Legge la conoscenza intellettuale che aveva acquisito, ma non riuscì a riflettere l’essere di Dio

Questa Legge avrebbe dovuto essere una tappa preparatoria alla rivelazione piena.

Ma quando fu assolutizzata, considerata come un fine in se medesima, divenne un diaframma che velava il vero essere di Dio e un ostacolo alla sua manifestazione; di qui il suo fallimento.

Tutte le spiegazioni di Dio date prima di Gesù erano parziali o false (nessuno mai l’ha vista), e le espressioni nelle quali si afferma che alcuni personaggi videro il Dio di Israele (Es 24,10-11 ebr., addolcito dai LXX; cfr. Es 33,11; Nm 12,6-8; Dt 34, lO) devono essere relativizzate. L’evangelista limita la validità dell’AT: era annuncio, preparazione o figura del tempo del Messia e non può in nessun modo essere assolutizzato. La missione della Scrittura era uguale a quella di Giovanni Battista: rendere testimonianza a Gesù (5,39).. Mosè stesso scrisse di lui (5,46). La Scrittura conteneva una speranza e una promessa; con Gesù Messia è giunta la realtà. che la compie. Ostinarsi sulla perpetuità della Legge è opporsi al piano di Dio, come si vedrà. più avanti commentando 3,22-4,3.          .

Contrariamente a Es 33,20, dove Dio dice a Mosè: il mio volto non lo puoi vedere, perché nessuno può vederlo e restare in vita, Dio non solo ammette l’uomo alla sua presenza senza che muoia, ma gli comunica la ricchezza del suo essere, il suo amore leale (1,14) e, infondendogli così la sua propria vita, si tramuta in Padre (prima volta che nel vangelo si applica questo termine direttamente a Dio; cfr. 1, 14).

Gv propone qui il supera mento dell’antica teologia dell’uomo-immagine di Dio. Dio non conclude il suo disegno creatore dando esistenza all’uomo modellato con argilla e animato da un alito vitale (Gn 2,7); lo porta a termine col generare il Figlio, comunicando gli la sua propria divinità.. L’azione creatrice raggiunge il suo culmine nella paternità. di Dio. La comunicazione della sua gloria è una effusione di amore che fa partecipare al suo stesso essere, realizzando !’intima comunione fra il Figlio e il Padre (10,30.38; 14,10.11; 17,21.22). Il Figlio si rivolge all’intimo del Padre, accolto nella sua intimità. (cfr. nota); e, questa relazione non è momentanea o accidentale, definisce invece la posizione connaturale del Figlio alla presenza del Padre.

Soltanto Gesù, il Dio generato, per la sua esperienza personale intima, può esprimere ciò che Dio è (cfr. 6,46). La vera esperienza di Dio riconosce in lui colui che è come il Padre totalmente e incondizionata­mente a favore dell’uomo (1,lc). È necessario disimparare quel che si sapeva di Dio per farsi ammaestrare da Gesù, che è la spiegazione del Padre; la sua persona e la sua attività. ne sono la spiegazione; il suo insegnamento non è teorico ma esistenziale. Gv ha sempre davanti agli occhi la morte di Gesù, manifestazione suprema della gloria-amore di Dio e spiegazione pIena del suo essere (17, 1).

La frase: ne è statò la spiegazione, con cui termina il prologo, apre il racconto evangelico che segue. Gv invita il lettore a prestare attenzione alla persona di Gesù, poiché in lui l’umanità potrà. conoscere, per la prima volta, il vero essere della misteriosa divinità.. Senza dubbio, non bisogna partire da un’idea preconcetta di Dio per concludere che Gesù è esattamente uguale a lui, come se si potesse avere un concetto autentico di Dio indipendentemente da Gesù; Gv afferma che il punto di partenza è Gesù Messia. Dio il Padre è come Gesù, l’unico dato dell’esperienza alla portata dell’uomo. Ogni idea di Dio che non possa essere verificata in Gesù, è un a priori umano, destituito di qualunque valore.

Gesù, l’Uomo-Dio, il Dio generato, rende presente il Padre ed è l’unica fonte per conoscerlo come è 13.

Al titolo: l’unico Dio generato, corrisponderà. alla fine del vangelo l’esclamazione di Tommaso: Signore mio e Dio mio! (20,28), la fede che è finalmente giunta a conoscere Gesù (cfr. 14,9).

Gesù è così inseparabilmente la verità. dell’uomo e la verità. di Dio, non come dottrina ma come presenza di essere e attività. Rivela cos’è l’uomo perché è la realizzazione piena del progetto creatore: l’Uomo completato, il modello di Uomo (l’Uomo/il Figlio dell’uomo). Rivela cosa è Dio dando la sua vita per dare vita all’uomo, rendendo così presente e visibile l’amore incondizionato del Padre (il Figlio di Dio).

SINTESI

La ricchezza del prologo di Gv è talmente grande che è necessario limitarsi a segnalare alcune linee fondamentali, che serviranno da chiavi interpretative per il corpo del vangelo.

a) In primo luogo, Gv comincia il suo vangelo con la menzione del ({ principio» in riferimento alla creazione. Colloca così tutta l’opera di Gesù in questa prospettiva. Il Dio che crea il mondo, realizzando il suo progetto di vita, è quello che si manifesta in Gesù. Questo è il suo ultimo e definitivo intervento. La sua opera corona l’attività creatrice e manifesta Dio come amore fedele, che si realizza nella comunicazione di vita.

Gv in tal modo risale oltre la Legge, che forma già parte della storia. Se si pone in primo piano il Dio della Legge, si corre il rischio di dimenticare che Dio prima che legislatore fu creatore, e di opporre la Legge al disegno della creazione. Tale opposizione, reale nei dirigenti giudei, motiva l’opposizione a Gesù, che manifesta il Dio della crea­zione e della vita (cfr. 5,16; 9,29).

Il disegno di Dio creatore è comunicare la sua vita, che si identifica con il suo amore. Se, invece, lo si concepisce principalmente come datore della Legge, il suo disegno sarà d’imporla e custodire l’ordine che essa stabilizza.

Varia così, a seconda della concezione di Dio, il criterio per distinguere fra il bene e il male.

Nella linea di Dio creatore il criterio è la vita stessa: è buono ciò che favorisce la vita, lo sviluppo della creazione. L’uomo ha come punto di riferimento l’espe­rienza di vita in se stesso e nel mondo. Nella linea del Dio legislatore, il criterio è la Legge e la sua interpretazione accettata. Il punto di riferimento obbligato ed esteriore all’uomo è il codice, mediato da coloro che lo interpretano.

Imponendo la sua volontà dal di fuori (il codice), il Dio della Legge svuota l’uomo, facendolo rinunciare alla sua propria volontà e iniziati­va. Il Dio Creatore, al contrario, potenzia la vita dell’uomo incremen­tando la sua libertà e la sua capacità di azione.

L’incompatibilità fra i dirigenti giudei e Gesù si radica nell’opposizione fra due tipi di Dio. Gesù e il suo messaggio mettono in contatto con Dio comunicando vita. Per « i giudei », la fedeltà alla Legge, sebbene uccidesse i’uomo, era il valore supremo; così fecero della Legge uno strumento di morte.

b) Un’altra chiave interpretativa del vangelo è il progetto creatore di Dio sull’uomo, realizzato in Gesù, il Dio generato dalla comunicazione

della gloria-amore del Padre. Egli è il modello d’Uomo, il Figlio di Dio. Con una nuova nascita, che porta a termine nell’uomo l’opera creatrice, chi risponde a Gesù riceve la qualità di vita e la capacità di amare (lo Spirito) che gli permette di percorrere il suo cammino, seguendo Gesù fino al dono totale di se stesso, e realizzare così la totale somiglianza con il Padre. Dio vuole che l’uomo raggiunga la sua pienezza umana, e in tal modo giunga ad essere suo figlio.

La persona di Gesù è la richiesta e il messaggio di Dio all’umanità, l’offerta della pienezza di vita. Sempre è esistito nell’uomo questo anelito, conformemente al progetto divino, ma rimane continuamente frustrato dal dominio che esercitano sul mondo determinati gruppi umani (la tenebra), che non solo spengono la vita, ma cercano di sopprimere perfino la speranza.

Tutta l’opera di Gesù nel vangelo consisterà nell’abilitare l’uomo, con il dono della vita-amore, a realizzare in se stesso il progetto di Dio, la somiglianza con il Padre. Ne consegue che la scena principale del racconto evangelico è quella di Gesù in croce, dal cui costato sgorgano il sangue del suo amore e l’acqua dello Spirito, la vita-amore che egli comunica all’uomo. La narrazione evangelica sarà la spiegazione antici­pata degli effetti e delle conseguenze di questo dono di Gesù: il dono della sua vita che vuole comunicare.

c) Una terza chiave di lettura si trova nell’identificazione della luce con la vita (1,4). La luce, in quanto realtà percettibile e riconoscibile, è una metafora per designare la verità che guida e illumina l’uomo. Il prologo dichiara, pertanto, che la vita precede logicamente la verità e non viceversa. Non si afferma che la luce (verità) è la vita dell’uomo, ma che la vita è la sua luce (verità). Non è la verità a condurre alla vita: .

lo splendore della vita è la verità. Di conseguenza, la Parola creatrice non rivela una. presunta verità la cui conoscenza produrrebbe la vita; essa dà una vita ,che, sperimentata e riconosciuta, si rivela come verità.

Si previene così l’interpretazione intellettualistica, che originerebbe una lettura « a rovescio» di tutto il vangelo. Tale lettura trasforma Gesù nel « Rivelatore» di verità occulte, nelle quali risiederebbe il segreto della vita. Al contrario, egli si manifesta come il datore. di vita, la cui forza e attività eliminano la morte. Per questo, la prova della sua missione non è la sublimità della sua dottrina, ma l’efficacia delle sue opere (5,36; 10,38). Riconoscere la vita che egli comunica è riconoscere la verità.

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Pubblicato 8 agosto 2006 da sorriso47 in Religioni

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