QUESTI ROMPICOGLIONI DI SINISTRA…ACCIDENTI AI PACIFISTI…..(Manifesto 13 Agosto 2006)   Leave a comment


(le foto che il Manifesto non ha pubblicato..forse sono quelle del video inserito nel post: 15 Agosto,Assunzione di Maria Vergine in cielo..avvisati..sono crude…)

Foto che non vedrete

Il volto irriconoscibile, dal quale si percepisce la bocca spalancata, forse dal soffocamento o dal dolore; le braccia sorpese mentre si propendono verso l’esterno, Colpite da una morte istantanea; un corpo grigio ma sostanzialmente intatto. Quello di una bambina sui tre anni. Sono le foto che non possiamo mostrarvi, quelle che ci arrivano in questi giorni nei quali continuiamo – insieme a un gruppo di scienziati sulle nuove armi, insieme ad altri giornalisti, fra i quali quelli di Rainews24 – a raccogliere qualsiasi informazione che possa aiutare a comprendere che cosa sia stato effettivamente usato da Gaza a Qana’. Una macabra galleria che non si ferma giorno dopo giorno, come i bombardamenti quotidiani in Medioriente.

Annalena Di Giovanni

MICROONDE SUL LIBANO?


C’è chi azzarda l’ipotesi dell’«energia diretta», per quanto riguarda le immagini e le testimonianze raccolte in queste settimane dopo i raid israeliani in Libano ed a Gaza. E’ il generale Ferdinando Termentini, esperto di esplosivi, perito balistico presso il Tribunale di Roma e consulente presso le Nazioni unite sui programmi di bonifica per le mine anti-uomo.
Generale Termentini, lei esclude l’ipotesi di esplosivi termobarici o di munizioni al fosforo bianco, dunque.
Vorrei innanzitutto specificare che siamo ancora nella fase calda delle voci e delle ipotesi, che non potremo confermare finchè non saranno possibili analisi di laboratorio. Escludo il raggio termobarico ed il fosforo bianco. Gli esplosivi termobarici o al fosforo bianco bruciano e distruggono tutto; non si spiegherebbero le parti di edificio e dei corpi stessi rimasti integri. Quando un esplosivo colpisce, c’è un’onda di pressione ad alta temperatura che porta anche all’incendio totale. Nelle immagini viste finora, sono soprattutto i volti ad essere tumefatti, mentre i vestiti sono perlopiù integri. Mi spiego: il fosforo se tocca un vestito lo brucia, come brucia tutto il resto. L’elemento chiave da approfondire sarebbe proprio questo: come mai i vestiti ed i capelli non bruciano, mentre alcune parti del corpo sono carbonizzate?
Per spiegare le ferite – tagli fitti e minuti – riportate da molti in seguito alle incursioni dei giorni scorsi, non si potrebbe per esempio pensare a munizioni in vetroresina, o in plastica?
No. Perchè l’esplosivo ha un effetto, per l’appunto, esplosivo. Il 90% delle mine hanno l’involucro in plastica, invisibile ai raggi x, ma la mina esplode. L’onda esplosiva colpisce e frantuma. Nel caso del corpo umano, mi perdoni la brutalità, distrugge tutto, fino all’osso compreso. Non fa i piccoli tagli riscontrati nei casi di cui stiamo parlando. I corpi in quei casi risultano poi… prosciugati, diciamo. Per questo sono più persuaso si tratti di armi ad energia dirette, microonde soprattutto.
Lei è a conoscenza dei prototipi di Active Denial System o, più semplicemente, raggio del dolore?
Mi è capitato di parlarne recentemente col giornalista di Rainews 24, Maurizio Torrealta. Un argomento che sto approfondendo.
Il raggio del dolore è invisibile ed ha un effetto istantaneo. Ritiene possibile, però, che semplicemente aumentando la potenza del raggio si possano raggiungere gli effetti mostrati dalle immagini che circolano dal Libano e da Gaza?
Sì. Mi perdoni ancora la brutalità, ma la invito a fare un esperimento. Provi a mettere un pollo nel forno a microonde ed aumentarne il dosaggio oltre la cottura. Le parti contenenti liquidi risulteranno carbonizzate, la carta esterna intatta. Le parti contenenti meno liquidi risulteranno raggrinzite, magari, ma sostanzialmente integre e non oscurate. Spero che l’esempio sia chiaro. Un volto contiene più liquidi e questo ne spiegherebbe la carbonizzazione localizzata. Anche se le ripeto ancora che siamo soltanto nell’ordine delle ipotesi.
Ci sono altri particolari ancora inspiegabili che ci giungono su queste nuove armi. Ci sarebbe il fatto che alcuni dicono di non aver sentito esplosioni mentre venivano colpiti, ma i sopravvissuti denunciano ancora una sostanziale perdita dell’udito. E poi ci sono fiamme che attaccano i corpi senza che nessuno riesca a debellarle. E poi ci sarebbe l’inspiegabile necrosi dei tessuti che si estende nel giro di poche ore al resto del corpo….
La risposta pertiene in questo caso più a un medico patologo, non ad un perito balistico.
E’ possibile che all’uso dell’energia diretta si accompagni quella delle normali munizioni esplosive?
Tecnicamente, sì.
Un’ultima domanda, generale. Lei ha fatto parte del programma di sminamento in

Afghanistan. Le risulta che prototipi ad energia diretta siano statu usati dalle truppe statunitensi per far brillare le mine anti-uomo?
Assolutamente, non mi risulta.

Armamenti new generation
Una svolta epocale negli strumenti di distruzione di massa, con le «folle» come obiettivo privilegiato
Francesco Piccioni
Sarà un caso, ma la fine della «guerra fredda», lungi dall’aprire una fase di pace duratura, ha moltiplicato frequenza e dimensioni delle «guerre calde». Con due trasformazioni decisive nella concezione e conduzione della cosiddetta «arte della guerra».
In primo luogo, è finita l’epoca plurimillenaria delle «guerre simmetriche», in cui i due nemici – due stati – si affrontano disponendo grosso modo dello stesso tipo di armamenti (aerei, carri armati, missili, fanteria, navi, ecc). L’assoluta preponderanza degli Stati uniti in fatto di tecnologia militare rispetto a qualsiasi altro stato ha posto le basi per lo studio e la «pratica» della «guerra asimmetrica». Ossia quella in cui uno solo dei belligeranti dispone di tutte le tecnologie decisive, e l’altro – chiunque esso sia – è costretto a praticare forme di guerra «non ortodossa», dizione che comprende tutte le forme di guerriglia e di resistenza popolare, come anche il «terrorismo» (da segnalare che l’Onu non è riuscito fin qui a dare una definizione condivisa di questo termine). L’asimmetria concettuale investe non solo le forme della guerra, ma anche la figura del «nemico» e le ragioni stesse – quelle ufficiali e «pubbliche» – per cui si combatte. Fino a travolgere i «limiti» che erano stati fissati come insuperabili all’indomani della seconda guerra mondiale.
In secondo luogo, è stata sviluppata una generazione di armamenti che segna una discontinuità drastica con quelle costruite finora. Dalla preistoria a oggi, infatti, l’umanità ha fabbricato armi «cinetiche», ossia congegni che uccidono colpendo il nemico con un «proiettile» cui viene applicata una qualche forma di energia cinetica – dal bastone alla bomba atomica. Ora sono già attive, e aumentano le prove che siano già state usate in Iraq o che lo siano in questo momento in Libano, armi a energia diretta. Queste armi non sparano proiettili, ma fasci di energia di vario tipo. Possono essere «letali» o «non letali», ma la differenza è solo una questione di «grado» nella taratura della potenza di «fuoco».
L’inchiesta di Sigfrido Ranucci e Maurizio Torrealta per Rainews ha fatto vedere con chiarezza come questi sistemi d’arma siano già attivi sul terreno in forma «sperimentale». Così come il protagonismo esclusivo di Stati uniti e Israele in questo campo. Anche se Cina e Russia si sforzano di tenere il passo, con la seconda che avrebbe raggiunto un discreto arsenale di e-bombs, testate montate su missili convenzionali e capaci di produrre onde elettromagnetiche con frequenza tra i 4 e i 20 ghz; quanto basta per «accecare» tutti i più importanti sistemi informatici, elettrici, telefonici, ecc, di una città.
Una nuova specie di armi che, come quelle «classiche», può essere però declinata sia a seconda del tipo di energia usato, sia rispetto agli scopi. L’unica «buona notizia», su questo fronte, è che fra le armi a energia diretta – quanto a potenza distruttiva – ancora non si intravede l’arma «fine di mondo», qualcosa di paragonabile agli ordigni nucleari. Non per questo si tratta di armi «più buone». Anzi.
Le prime classificazioni della nuova specie distinguono le armi laser (montate su dispositivi mobili terrestri o aerei) in funzione di contraerea e di difesa antimissilistica (un frammento del fallimentare progetto «guerre stellari»). «Promettenti» come congegni anticarro e antibunker vengono considerate le armi al plasma e ad impulsi, in cui viene sparato un «proiettile» di «materia elettricamente carica, composto di elettroni, protoni e neutroni». Seguono infine le armi a microonde, diffusamente illustrate nei loro effetti sia dal generale Termentini che dal nostro Dinucci in questa stessa pagina.
Ma per quale quale tipo di «nemico» sono state pensate la maggior parte di queste armi? Sia quelle al plasma che quelle a microonde – stando alle presentazioni delle aziende produttrici – hanno per scopo il «disciplinamento delle folle» (beninteso: anche noi). Le microonde emesse dall’Active Denial System, per esempio, penetrando nella pelle fino a raggiungere i terminali nervosi, provocano un dolore insopportabile, tale da costringere alla fuga chiunque. Mentre alcune di quelle al plasma si sono dimostrate in grado di stordire uomini e animali, fino alla paralisi. Stesso effetto dovrebbe avere, nei progetti della Hsv di San Diego, un laser a raggi ultravioletti in corso di sperimentazione.
L’importanza di questo tipo di armi è direttamente connesso al carattere asimmetrico della guerra contemporanea. I «combattenti nemici» non possono più essere soldati in divisa né essere arroccati in postazioni fisse (troppo facilmente individuabili dai numerosi sistemi di puntamento montati su mezzi aerei o satellitari); ma «devono» mimetizzarsi in mezzo al loro popolo, concentrandosi nelle città anziché disperdersi nel territorio. La guerra asimmetrica si svolge allora soprattutto in ambienti urbani, dove «neutralizzare» il combattente nemico significa neutralizzare quel popolo.
L’impossibilità pratica – peraltro non programmabile neppure in questa nuova generazione di armi – di distinguere il civile dal «combattente» porta con sè anche lo spostamento dei «limiti» di quel che si può fare in guerra. Dopo Coventry, Dresda, Hiroshima si era arrivati a convenire che il bombardamento – con qualsiasi congegno – delle città fosse da considerare un crimine di guerra e un atto contro l’umanità. Baghdad, Gaza e Beirut ci spiegano che quel limite non esiste più. E che «le folle» possono essere trattate come da carne da arrostire. Come nelle «guerre coloniali» del primo Ottocento. Che novità, il post-moderno…

L’ora del «raggio della morte», l’ultima delle follie hi-tech
Sistemi d’arma progettati e costruiti negli ultimi 20 anni anni da Stati uniti e Israele; e «testati» direttamente sul campo
Manlio Dinucci
Gli Stati uniti hanno già realizzato una nuova arma antisommossa a impulsi elettromagnetici, per disperdere la folla senza uccidere. La scheda tecnica, pubblicata dalla Raytheon Company che l’ha costruita, spiega che si tratta di «un sistema di impedimento attivo non letale» denominato «Sceriffo». Installato su un normale gippone Humvee, emette un raggio di microonde a 95 gigahertz che, penetrando sotto la pelle, provoca entro 2-3 secondi una insopportabile sensazione di calore. Ha una portaa utile di 600 metri. L’esercito Usa ha ottenuto nel 2005 31 milioni di dollari per acquistarne tre e il Comando centrale ne vuole acquistare ialtri 14. Tre prototipi sono stati inviati in Iraq, altri probabilmente in Afghanistan. Formalmente l’impiego dello «Sceriffo» serve a risparmiare vite umane. In realtà, aumentando la potenza del raggio di microonde e la durata dell’esposizione, un’arma di questo tipo può uccidere: il corpo della vittima «cuoce» così come cuoce nel forno a microonde, per disidratazione, un pezzo di carne.
Non è solo un’ipotesi. La stessa Raytheon Company, in una nota diffusa l’8 settembre 2005, informa che «l’Ufficio di trasformazione della forza sta sviluppando un prototipo operativo per fornire alle forze che combattono in complessi ambienti urbani una combinazione di capacità letali e non letali». Il capo della Raytheon Electronic Systems, Mike Booen, spiega che il programma è «rimpiazzare gli alti esplosivi con armi a energia diretta» e che è «la tecnologia delle microonde ad alta potenza ad aprire la strada al mondo delle armi a energia diretta» (Microwave Weapons Emerge, Aviation & Space Technology, 13 giugno 2005). Analoga «versatilità» mostra il Pulsed impulsive kill laser: il Tacom (comando responsabile della «mobilità e potenza di fuoco dell’esercito americano»), nel presentarlo, 6 anni fa, ha affermato che esso può provocare «effetti anti-persona di tipo letale o inferiore a quello letale».
Questa è solo la punta dell’iceberg di un vasto e articolato programma di ricerca e sviluppo, il cui obiettivo strategico è realizzare nuove armi letali a energia diretta (radiazioni elettromagnetiche, plasma a elevata energia, raggi laser) da sostituire a quelle cinetiche. Il programma è in corso da diversi anni, indipendentemente dall’appartenenza politica dei presidenti. Quando era alla Casa bianca il democratico William J. Clinton, vennero stanziati notevoli fondi per «valutare la letalità delle armi a energia diretta contro obiettivi stranieri» (RDT&E Budget Item Justification, febbraio 2000). E nel suo programma elettorale, nel 2004, il candidato democratico John Kerry si proponeva di sviluppare «armi a energia diretta che possono produrre effetti letali e non-letali». E’ quello che ha continuato a fare il presidente repubblicano George W. Bush nei suoi due mandati: per le armi a energia diretta – stima William Arkin, già analista del Pentagono ora al Washington Post – l’amministrazione spende mezzo miliardo di dollari l’anno. Una delle principali strutture per la ricerca e sviluppo di queste armi è la «High Energy Research and Technology Facility», situata nella base aerea di Kirtland (Nuovo Messico): essa possiede «una capacità unica per lo sviluppo di armi a microonde di grande potenza».
Poiché non c’è test che equivalga all’uso di un’arma nelle condizioni reali di una guerra, è logico che le nuove armi a energia diretta, di cui alcuni prototipi sono stati forniti certamente a Israele che collabora attivamente al loro sviluppo, siano state usate in funzione anti-persona prima in Iraq e ora in Libano e a Gaza. A fare da cavia sono soprattutto i civili. Siamo però tutti minacciati da questa ulteriore accelerazione della corsa agli armamenti: dalle armi cinetiche si sta passando a quelle a energia diretta, cancellando la distinzione tra armi convenzionali e armi di distruzione di massa, mentre in base alla stessa folle logica si abbassa sempre più la «soglia nucleare».
Da qui l’appello, lanciato dalle pagine del manifesto e fatto proprio da un primo gruppo di scienziate e scienziati italiani, perché l’Onu istituisca al più presto una commissione internazionale e indipendente dai governi per verificare le denunce sull’uso di armi di nuovo tipo e che, a tale scopo, si attivino subito procedure per garantire che i campioni biologici prelevati dalle vittime siano preservati in condizioni adeguate per essere esaminati scientificamente. Siamo in attesa che il governo Prodi raccolga l’appello, facendo tutto il possibile, sul piano nazionale e internazionale, perché tale obiettivo si realizzi.

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Pubblicato 15 agosto 2006 da sorriso47 in Attualità

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