Lettera di un direttore di carcere


Lettera dal carcere
Antonio Gelardi, 04-08-2006

Sono un socio di LeG. Faccio il direttore di un carcere (Augusta, Casa di reclusione con seicento detenuti su trecento previsti ). Da mesi ormai mancano i soldi per acquistare farmaci, generi di pulizia, e per l’igiene personale . Oltre che per la carta per scrivere, per il carburante per gli automezzi per portare i detenuti ai processi, per pagare luce ed acqua . Non parliamo di attività risocializzanti, perchè faremmo solo dell’umorismo, basti dire che in servizio ci sono solo due educatori sui quindici previsti, per seicento detenuti.
Allora bisogna dire chiaramente che la sicurezza ha un costo che la società, lo Stato, si devono accollare se si vuole garantire una qualche certezza della pena, scontata in maniera dignitosa; che la costruzione di nuove carceri richiede anni e che esse necessitano di personale e risorse, che già non ci sono per quelle esistenti.
Che vedendo la situazione dal di dentro l’indulto era una necessità assoluta per arrestare un degrado indegno di una società civile ed una situazione di bancarotta.
Sono sicuro che tutte le persone che si riconoscono in una certa idea di società, che hanno scritto a LeG protestando contro l’indulto se avessero reale contezza del degrado esistente condividerebbero le mie considerazioni.

Indulto: Piero Fassino risponde a LeG

Rispondo volentieri alla e-mail sull’indulto che mi hai inviato. Oggi vivere in carcere significa vivere in un inferno. La disumanità del carcere riguarda la società intera, riguarda tutti noi. Perchè nega la missione rieducativa che la Costituzione assegna alla detenzione. Perché la civiltà di una società si misura anche dal suo sistema carcerario. Nessuno di noi, “fuori”, può disinteressarsi di come vive chi è ‘dentro’, delle sue condizioni presenti e delle sue prospettive di reinserimento.

In cinque anni, il centrodestra non ha fatto nulla per le carceri, al contrario, ha varato leggi che hanno già prodotto una inutile e dannosa moltiplicazione della popolazione carceraria, pensiamo alla ex-Cirielli, alla legge sulle tossicodipendenze e alla Bossi-Fini

Al 31 dicembre 2005 il numero dei detenuti era pari a 59.523 unità in un sistema carcerario fatto per ospitarne 35.000. Nel 2001 erano 43.000.

Dall’entrata in vigore della Bossi-Fini, i detenuti stranieri sono diventati il 45% del totale: una cifra mai raggiunta prima. Altro dato significativo riguardo gli ingressi nelle carceri è quello relativo alla violazione delle norme in materia di stupefacenti: nel 2005 sono stati registrati 15.917 ingressi di italiani e 10.144 di stranieri.

Un provvedimento di clemenza non era più rinviabile, tenuto conto che l’ultimo indulto risale a sedici anni fa.
La Costituzione richiede, per una legge di questa natura, il voto favorevole dei due terzi dei componenti di ogni ramo del Parlamento. Una maggioranza amplissima che può essere realizzata solo con un’intesa tra il più ampio numero di forze politiche e con la ricerca di un punto di equilibrio.

Abbiamo perciò lavorato ad un testo equilibrato e ragionevole, che, rispetto ad indulti del passato, comprende la più lunga lista di reati esclusi dall’applicazione dell’indulto: associazione sovversiva; tutti i reati connessi al terrorismo; devastazione, saccheggio e strage; sequestro di persona a scopo di eversione; banda armata; associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602 del codice penale; associazione di tipo mafioso; riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù; prostituzione e pornografia minorile; tratta di persone; tutte le forme di violenza sessuale; corruzione di minorenni; sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione; riciclaggio di denaro o beni provenienti da sequestri di persona a scopo estorsivo; produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti secondo l’articolo 73 del testo unico delle leggi in materia di disciplina  degli stupefacenti e sostanze psicotrope.

Non solo, ma su tutti i reati a cui si applica l’indulto non c’è nessun colpo di spugna.

Per i reati finanziari, di corruzione e contro la pubblica amministrazione i processi proseguono, restano immutate le responsabilità, le condanne, i reati non si cancellano e, soprattutto resta ferma l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, restano ferme le pene accessorie anche temporanee. Per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro e le morti bianche, viene garantito il diritto delle vittime al risarcimento. Noi saremmo stati i primi a dire no ad un’amnistia perchè questa cancella il reato. Non è questo il caso.

Abbiamo detto sì all’indulto, dunque, non per favorire qualcuno, ma perchè era una risposta necessaria, doverosa e non più eludibile all’emergenza delle carceri.
Ora occorre dare avvio ad una serie di riforme per restituire efficienza all’amministrazione della giustizia e cancellare le pessime leggi – vergogna ereditate dal centrodestra, a cominciare dalla Cirami e dalla ex-Cirielli. Ed è quello che faremo.

Ringraziandoti per l’attenzione.

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Pubblicato 18 agosto 2006 da sorriso47 in Attualità

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