la naturale spontaneità degli animali(un monito per noi)   5 comments


Erich Fromm

Image via Wikipedia

bonobo_aeroplanino.jpg

 perché ci piacciono gli animali..la risposta penso più vera è che essi ci rammentano la nostra spontanea naturalezza..ho trvato in rete questo video di un cane privo di 2 zampe..guardatelo..è triste ma anche meraviglioso (Video)

” dal libro di  Erich Fromm – Fuga dalla libertà”

“…..Qui ci troviamo di fronte ad uno dei problemi più difficili della psicologia: il problema della spontaneità.

Un esame ade­guato di questo problema richiederebbe un altro volume. Tut­tavia, sulla base di quello che abbiamo detto finora, è passibile arrivare per contrasto a comprendere la natura fondamentale dell’attività spontanea.

 L’attività spontanea non è l’attività coat­ta, al1a quale l’individuo è spinto dall’isolamento e dall’impo­tenza; non è l’attività dell’automa, che è assimilazione acritica di modelli suggeriti dall’esterno. L’attività spontanea è libera attività dell’io e implica, psicologicamente quello che  la radice latina della parola, spante, significa letteralmente:

di propria libera volontà.

Per attività non intendiamo il « far qualcosa », ma quell’attività creativa che può operare nelle proprie esperien­ze emotive, intellettuali e sensuali, e anche nella propria volon­tà. Un presupposto di questa spontaneità è l’accettazione della personalità totale, e l’eliminazione della spaccatura tra « ragio­ne» e « natura »; infatti solo se l’uomo non reprime parti es­senziali del proprio essere, solo se è diventato trasparente a se stesso, e solo se le diverse sfere della vita hanno raggiunto una fondamentale integrazione, è possibile l’attività spontanea.

Benché la spontaneità sia un fenomeno relativamente raro nella nostra civiltà, non è che ne siamo completamente privi. Per aiutare a comprendere questo punto, vorrei ricordare al let­tore alcuni casi in cui tutti vediamo un barlume di spontaneità.

In primo luogo, conosciamo individui che sono – o sono stati – spontanei, i cui pensieri, sentimenti e atti sono l’espres­sione di loro stessi e non di un automa. Questi individui ci sono familiari per lo più come artisti.

il-cristo-di-dali.jpg (cliccate sulle imagini)

Infatti, l’artista può essere de­finito un individuo in grado di esprimersi spontaneamente. Se questa è la definizione dell’artista – Balzac lo definiva proprio in questo modo – allora certi filosofi e scienziati devono an­ch’essi venir chiamati artisti, mentre altri che passano per tali sono tanto lontani dall’artista quanto un vecchio fotografo può esserlo da un pittore creativo. Ci sono altri individui i quali, pur non avendo la capacità – o forse semplicemente la prepa­razione – per esprimersi in un mezzo oggettivo come fa l’arti­sta, possiedono la stessa spontaneità. Ma la posizione dell’arti­sta è vulnerabile, perché in realtà si rispetta l’individualità e la spontaneità del solo artista riuscito; se non riesce a vendere la sua arte, egli resta per i suoi contemporanei un eccentrico, un nevrotico. In questo senso l’artista sta in una posizione simile a quella che ha sempre contraddistinto nella storia il rivoluzio­nario. Il rivoluzionario vittorioso è uno statista, il rivoluziona­rio fallito è un criminale.

I bambini piccoli offrono un altro esempio di spontaneità.

Hanno la capacità di sentire e pensare ciò che è veramente loro;

questa spontaneità si manifesta in quello che dicono e pensano, nei sentimenti che i loro visi esprimono.

Se ci si chiede perché i bambini piacciono alla maggior parte delle persone, credo che la risposta, a prescindere dalle ragioni sentimentali e convenzio­nali, vada cercata proprio in questo carattere della spontaneità.

 Essa attira profondamente chiunque non sia talmente arido da aver perduto la capacità di percepirla. In realtà non c’è nulla di più accattivante e convincente della spontaneità, sia che la si trovi nel bambino, o nell’artista, sia che la si trovi in quegli individui che non rientrano per età o professione in questi due gruppi.

La maggior parte di noi è in grado di notare per lo meno dei momenti della propria spontaneità, che sono nello stesso tempo momenti di autentica felicità.

Si tratti della fresca e spon­tanea percezione. di un paesaggio, o del sorgere di una verità come risultato della nostra riflessione, o di un piacere dei sensi che non sia stereotipato, o dell’insorgere dell’amore per un’al­tra persona: in questi momenti sappiamo tutti che cosa sia un atto spontaneo, e tutti possiamo intuire che cosa potrebbe essere la vita umana se queste esperienze non fossero così rare e casuali.

Perché l’attività spontanea è la risposta al problema della libertà?

Abbiamo detto che la libertà negativa di per sé fa dell’individuo un essere isolato, il cui rapporto con il mondo è remoto e sospettoso, e il cui io è debole e continuamente minac­ciato.

L’attività spontanea è il solo modo in cui l’uomo può superare il terrore della solitudine senza sacrificare l’integrità del suo essere; infatti nella realizzazione spontanea dell’io l’uo­mo si riunisce al mondo: all’uomo, alla natura e a se stesso.

L’amore è la principale componente di tale spontaneità, non l’amore come dissoluzione dell’io in un’altra persona, non l’amo­re come possesso di un’altra persona, ma l’amore come afferma­zione spontanea degli altri, come unione dell’individuo con gli altri sulla base della conservazione dell’io individuale. Il carattere dinamico dell’amore sta proprio in questa polarità: esso sorge dal bisogno di superare la separazione, porta all’unità, e tuttavia l’individualità non viene eliminata. Il lavoro è l’altra componente; non il lavoro come attività ossessiva per sfuggire la solitudine, non il lavoro come rapporto con la natura che in parte è di dominio su di essa, e in parte di adorazione e sottomissione agli stessi prodotti delle mani dell’uomo, ma il lavoro come creazione, in cui l’uomo diventa uno con la natura nel­l’atto della creazione. Ciò che è vero dell’amore e del lavoro è vero di tutta l’azione spontanea, si tratti della realizzazione del piacere dei sensi o della partecipazione alla vita politica del­la collettività.

Afferma l’individualità dell’io e nello stesso tempo unisce l’io agli uomini e alla natura. La fondamentale dicotomia implicita nella libertà – la nascita dell’individualità e il dolore della solitudine – viene dissolta su un piano più alto dall’atti­vità spontanea.

In ogni attività spontanea l’individuo abbraccia il mondo.

Non solo il suo io individuale resta intatto, ma si rafforza e si consolida. Infatti l’io è tanto forte quanto è attivo.

Non c’è vera forza nel possesso in sé, sia esso di beni materiali, oppure di qualità spirituali, come i sentimenti o i pensieri. Non c’è forza nemmeno nell’uso e nella manipolazione degli. oggetti; ciò che usiamo non è nostro semplicemente perché lo usiamo. Nostro è solo ciò a cui siamo veramente legati dalla nostra attività crea­tiva, si tratti di una persona ovvero di un oggetto inanimato.

solo le qualità che sorgono dalla nostra, attività spontanea danno forza all’IO e formano pertanto la base. della sua integrità l’ incapacità di agire spontaneamente, di esprimere quel che veramente si sente e si pensa, e la conseguente  necessità di presentare uno pseudo io agli altri e a se stessi, sono la radice del sen­timento di inferiorità e di debolezza.

Che ne siamo o no coscienti, non c’è nulla di cui ci vergogniamo di più del fatto  di non essere noi stessi, e non c’è nulla che ci dia più orgoglio o felicità del pensare, sentire e dire quel che è nostro.

Ciò implica che quello che importa è l’attività in quanto tale, il processo e non il risultato. Nella nostra civiltà l’accento batte sulla cosa opposta. Produciamo non per una soddisfazione concreta, ma per il fine astratto di vendere la nostra merce; riteniamo di poter acquistare ogni bene materiale o immateriale

comprandolo, e così le cose diventano nostre senza alcuno sfor­zo creativo nostro nei loro confronti. Analogamente consideria­mo le nostre qualità personali e il risultato dei nostri sforzi come merci che possono essere vendute in cambio di denaro, prestigio e potere. Così l’accento si sposta dall’immediata soddisfazione dell’attività creativa al valore deI prodotto finito. In questo mo­do l’uomo perde la sola soddisfazione che può dargli vera felici­tà -l’esperienza dell’attività del momento presente – e rincorre un fantasma che lo lascia deluso non appena crede di averlo afferrato: quell’illusoria felicità che si chiama il successo.

Se l’individuo realizza il suo io mediante l’attività sponta­nea, e in questo modo si mette in rapporto con il mondo, cessa di essere un atomo isolato; sia lui che il mondo diventano parti di un tutto organico; egli occupa il suo giusto posto, e così i dubbi su se stesso e sul significato della vita si dileguano.

Terzani

Questi dubbi scaturivano dal suo isolamento e dal soffocamento della vita; quando egli riesce a vivere non in modo coatto, né da au­toma, ma spontaneamente, essi scompaiono. Ha coscienza di sé come di un individuo attivo e creativo e riconosce che c’è un solo significato della vita: l’atto stesso di vivere.

Se l’individuo supera il dubbio fondamentale su se stesso e sul suo posto nella vita, se si riunisce al mondo abbracciandolo nell’atto del vivere spontaneamente, acquista forza come indi­viduo, e acquista anche sicurezza. Questa sicurezza, però, è di­versa dalla sicurezza che caratterizza la fase preindividuale, allo stesso modo che il nuovo rapporto con il mondo è diverso da quello che caratterizzava i legami primari. La nuova sicurezza non è radicata nella protezione che l’individuo riceve da un po­tere esterno superiore; e nemmeno è una sicurezza in cui sia eliminato il carattere tragico della vita. La nuova sicurezza è di­namica; non è fondata sulla protezione, ma sull’attività sponta­nea dell’uomo. È la sicurezza che si acquista ogni momento per mezzo dell’attività spontanea. È la sicurezza che solo la libertà può dare, e che non ha bisogno di illusioni perché ha eliminato le condizioni che rendono necessarie le illusioni.

La libertà positiva intesa come la realizzazione dell’io im­plica la piena affermazione dell’unicità dell’individuo. Gli uomi­ni nascono eguali, ma nascono anche diversi. La base di questa differenza è l’eredità fisiologica e mentale con cui cominciano la vita, e a cui si aggiunge la particolare costellazione di vicende ed esperienze che incontrano. Questa base individuale della personalità non è simile a nessun’altra, se non nella misura in cui sono simili fisicamente due organismi. Il vero sviluppo dell’io è sem­pre uno sviluppo fondato su questa base particolare; è uno svi­luppo organico, il dispiegarsi di un nucleo che è peculiare ad una particolare persona, e solo a lei. Viceversa lo sviluppo del­l’automa non è una crescita organica.

La crescita della base del­l’io è bloccata, e uno pseudo-io viene sovrimposto a questo io; il che, come abbiamo visto, è essenzialmente l’incorporazione di modelli estranei di pensiero e sentimento. La crescita orga­nica è possibile solo nel rispetto assoluto della peculiarità del­l’io delle altre persone, come del proprio. Questo rispetto e que­sta cura dell’unicità dell’io sono la conquista più valida dell’at­tività umana, ed è proprio questa conquista che oggi si trova in pericolo.

L’unicità dell’io non contraddice in alcun modo al principio dell’eguaglianza.

La tesi che gli uomini nascono eguali implica che essi tutti condividono le stesse fondamentali qualità umane, che condividono il destino fondamentale degli esseri umani, che hanno tutti lo stesso inalienabile diritto alla libertà e alla felicità. Significa anche che il loro rapporto è un rapporto di solidarietà, non di dominio-sottomissione. Quel che il concetto di eguaglian­za non significa è che tutti gli uomini siano identici. Un tale concetto dell’eguaglianza viene dedotto dal ruolo che l’individuo svolge oggi nelle sue attività economiche. Nel rapporto tra colui che compra e colui che vende, le concrete differenze di persona­lità vengono eliminate. In questa situazione una sola cosa conta, che uno abbia qualcosa da vendere e l’altro abbia denaro per comprarla. Nella vita economica un uomo non differisce dall’al­tro; come persone autentiche invece sì, e la coltivazione della loro unicità è l’essenza dell’individualità.

La libertà positiva implica anche il principio che non esiste un potere superiore a questo io individuale unico, che l’uomo è il centro e lo scopo della sua vita; che lo sviluppo e la realizza­zione dell’individualità dell’uomo sono fini che non possono mai venir subordinati a scopi che si pretende abbiano maggiore di­gnità. Questa interpretazione può suscitare gravi obiezioni. Non postula forse un egoismo sfrenato? Non nega forse l’idea del sa­crificio per un ideale? Il suo accoglimento non condurrebbe al­l’anarchia? A queste domande in realtà si è già risposto, in parte esplicitamente, in parte implicitamente, nel corso dell’analisi che abbiamo condotto. Per noi sono tuttavia troppo importanti per non fare un altro tentativo di chiarire le risposte e di evitare i fraintendimenti.

Affermare che l’uomo non deve esser soggetto a qualcosa di superiore a lui non significa negare la dignità degli ideali.

Al contrario, è la più forte affermazione degli ideali. Ci costringe però ad un’analisi critica di che cosa è un ideale. Oggigiorno si dà di solito per scontato che un ideale è un qualsiasi fine il cui perseguimento non implichi un guadagno materiale, una qualsia­si cosa per la quale una persona sia pronta a sacrificare dei fini egoistici.

Questo è un concetto puramente psicologico – e anzi relativistico – dell’ideale. Da questo punto di vista sogget­tivistico un fascista, che è mosso dal desiderio di subordinarsi a un potere, e nello stesso tempo di sopraffare gli altri, ha un ideale proprio come lo ha l’uomo che si batte per l’eguaglianza e per la libertà umane. Su questa base il problema degli ideali non può in alcun modo esser risolto.

Dobbiamo riconoscere la differenza che corre tra veri ideali e ideali fittizi, una differenza non meno fondamentale di quella che esiste tra la verità e la menzogna. Tutti i veri ideali hanno un elemento in comune: esprimono il desiderio di qualcosa che non è ancora realizzato, ma che è desiderabile ai fini dello svi­luppo e della felicità dell’individuo . Forse non sappiamo sempre che cosa giovi a questo fine, e possiamo trovarci in disaccordo sulla funzione di questo o quell’ideale dal punto di vista dello sviluppo umano, ma questa non è una buona ragione per cadere in un relativismo che sostenga che non possiamo sapere che cosa promuova la vita o che cosa l’arresti. Non sappiamo sempre con sicurezza quale cibo sia sano e quale non lo sia, ma non per que­sto arriviamo alla conclusione che non abbiamo alcuna possibi­lità di individuare il veleno.

Analogamente possiamo sapere, sol che lo vogliamo, che cosa sia velenoso per la vita mentale. Sappiamo che la miseria, l’intimidazione, l’isolamento sono rivolti contro la vita; e che tutto ciò che giova alla libertà e promuove il coraggio e la forza di essere se stessi è a favore della vita.

Che cosa sia bene o male per l’uomo ….non è una questione metafisica,

ma un problema empirico  cui si può dare una risposta.. in base all’analisi della natura dell’uomo e degli effetti che certe condi­zioni hanno su di lui.

 .abu.jpgabu-prigioiera.jpg

(Erich Fromm-Fuga dalla libertà)

COMMENTI

SI POTREBBE DIRE
che, se la spontaneità era “naturale ” alla nascita,i vari condizionamenti nè hanno bloccato la crescita sino (in molti casi),a inibirla totalmente,con gravi danni della personalità stessa dell’individuo,paralizzato nell’espressione di sentimenti e parola,atti a procurargli attraverso il godimento di sè,felicità per sè e per gli altri.
Condanna terribile che ci siamo dati e permesso!
Sicuramente l’artista può tentare di demolire quei muri che nè impediscono la libertà,perchè l’arte è espressione di libertà,eppure,anche lui,l’artista opera dentro uno schema,al quale arriva a gradi,( arte bizantina che aspira a rappresentare simbolicamente un’idea,spogliando la figura umana della sua umanità-in quella gotica tutto è fatto per esprimere la natura trascendente del sentimento religioso,-l’idealismo dell’arte greca si confonde con il simbolismo dell’arte bizantina,-nella cinese,persiana,orientale in genere,orientato da motivazioni di sensualità),mentre le ragioni psicologiche che guidano l’artista,e l’artista che è in tutti noi,restano oscure.tutto però,concorre,alla ricerca unitaria attraverso la totalità.Ogni artista,oltre a una notevole intelligenza,ha una acutissima sensibilità,che gli permetterà di rivelare sempre quella parte originale,di una visione del mondo unica e personale.difficile,comprendere appieno ciò che anima e agita la persona tutta protesa e attenta al significato o messaggio che dentro di sè spinge ad uscire,da dimenticare che la sensibilità è una funzione passiva della struttura umana,e che gli oggetti che la sensibilità accoglie (dai suoni,alla natura,ai colori),posseggono una loro esistenza obbiettiva.Da lì,la sua preoccupazione più grande.Poichè dalla sensibilità,egli passa all’indignazione morale,o comunque a stati extra-sensibili di qualunque tipo,la sua opera resta allora dentro quello schema,ma animato dalla sensibilità.Tutto questo,naturalmente dev’essere spinto dal SENTIMENTO che libera totalmente la personalità,laddove i condizionamenti di cultura,familiari o di ambiente nè avevano inibito o represso la manifestazione.pur senza indebolirne vitalità ed energia.ARMONIA DINAMICA,allora,ritmo di vita che rifuggendo dal caos,trova il suo senso di autenticità,nel suo ritorno alle origini di quella SPONTANEITA’ solo imprigionata,e desiderosa di manifestarsi per ritrovare il posto di “re spodestato”(Pascal)in quel paradiso perduto dove al nascere,tutto era GIOIA.
Post interessante e ricco di stimoli…FULVIA

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5 risposte a “la naturale spontaneità degli animali(un monito per noi)

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  1. si..parliamone..aggiungo il tuo link ..
    e ne parliamo con calma
    http://willie.it/ “benvenuti nel mio sito dedicato agli animali

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  2. A proposito di spontaneità degli animali domestici, perchè non parlare di Pet therapy?

    -In contemplativo silenzio, Claudio si dedica ad accarezzare il morbido pelo di Sky. Affonda le dita nel suo soffice manto ed è come se la vedesse con le mani, quelle mani curiose da cui Sky si lascia a lungo coccolare.
    Claudio, così chiameremo il nostro piccolo paziente, è affetto da tetraparesi e sindrome autistica, comunica attraverso il computer e scrive dei suoi incontri con i cani:

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  3. Fulvia gode anche della mia stima se per questo. In lei non trovi mai accenti offensivi in un mondo di maleducati.

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  4. sei troppoooooo forte Fulvia……

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  5. SI POTREBBE DIRE
    che, se la spontaneità era “naturale ” alla nascita,i vari condizionamenti nè hanno bloccato la crescita sino (in molti casi),a inibirla totalmente,con gravi danni della personalità stessa dell’individuo,paralizzato nell’espressione di sentimenti e parola,atti a procurargli attraverso il godimento di sè,felicità per sè e per gli altri.
    Condanna terribile che ci siamo dati e permesso!
    Sicuramente l’artista può tentare di demolire quei muri che nè impediscono la libertà,perchè l’arte è espressione di libertà,eppure,anche lui,l’artista opera dentro uno schema,al quale arriva a gradi,( arte bizantina che aspira a rappresentare simbolicamente un’idea,spogliando la figura umana della sua umanità-in quella gotica tutto è fatto per esprimere la natura trascendente del sentimento religioso,-l’idealismo dell’arte greca si confonde con il simbolismo dell’arte bizantina,-nella cinese,persiana,orientale in genere,orientato da motivazioni di sensualità),mentre le ragioni psicologiche che guidano l’artista,e l’artista che è in tutti noi,restano oscure.tutto però,concorre,alla ricerca unitaria attraverso la totalità.Ogni artista,oltre a una notevole intelligenza,ha una acutissima sensibilità,che gli permetterà di rivelare sempre quella parte originale,di una visione del mondo unica e personale.difficile,comprendere appieno ciò che anima e agita la persona tutta protesa e attenta al significato o messaggio che dentro di sè spinge ad uscire,da dimenticare che la sensibilità è una funzione passiva della struttura umana,e che gli oggetti che la sensibilità accoglie (dai suoni,alla natura,ai colori),posseggono una loro esistenza obbiettiva.Da lì,la sua preoccupazione più grande.Poichè dalla sensibilità,egli passa all’indignazione morale,o comunque a stati extra-sensibili di qualunque tipo,la sua opera resta allora dentro quello schema,ma animato dalla sensibilità.Tutto questo,naturalmente dev’essere spinto dal SENTIMENTO che libera totalmente la personalità,laddove i condizionamenti di cultura,familiari o di ambiente nè avevano inibito o represso la manifestazione.pur senza indebolirne vitalità ed energia.ARMONIA DINAMICA,allora,ritmo di vita che rifuggendo dal caos,trova il suo senso di autenticità,nel suo ritorno alle origini di quella SPONTANEITA’ solo imprigionata,e desiderosa di manifestarsi per ritrovare il posto di “re spodestato”(Pascal)in quel paradiso perduto dove al nascere,tutto era GIOIA.
    Post interessante e ricco di stimoli…FULVIA

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