Archivio per agosto 2006

La grande illusione   Leave a comment


La grande illusione

La più grande e nefasta illusione che gli uomini cosiddetti “religiosi” in genere credono…è che comportandosi bene  cioè secondo i canoni religiosi..avranno una vita serena ..non fa differenza la religione in cui credono..perché sono tutte all’incirca uguali…ho visto “bigotti” recitare tutte le sere il rosario  e fare ogni giorna la comunione.. non differentemente da quelli islamici che non mangiano il maiale,non bevono vino e  recitano alle ore canoniche le preghiere di ringraziamento..mi stupisce un papa e quei religiosi cattolici che si domandano la ragione del progresso dell’Islam..rispetto al Cristianesimo..è presto detto..la religione islamica è molto semplice..non ha sacramenti da rispettare non ha molti dogmi di fede da accettare .. solo richiede di pregare qualche volta durante il giorno..similmente ai precetti dei nostri soli sacerdoti.. e per il resto..  il deprecabile uso dello “chador” per le donne..che altro non è che il velo richiesto da san Paolo alle donne cristiane e che oggi è solo richiesto alle suore..

La grande tragedia è che i mussulmani accettano solo a parole Gesù Cristo come profeta..ma di lui non conoscono niente..e noi cristiani non conosciamo il Corano che altro non è che una Bibbia copiata e rivisitata da un Profeta che l’ha adattata al sentire dei suoi connazionali..il carattere che pensiamo sia del nostro dio..è prima di tutto la potenza..per cui..principalmente ne abbiamo paura…gli riconosciamo la possibilità di allagarci la casa con un tornado..di buttarcela giù con un terremoto..di renderci difficile la vita perché è vendicativo..niente di più errato..il vero Dio è un dio impotente….non può fare nulla..è presente davanti ad un assassino che ammazza un uomo pacifico..è presente davanti ad un hezbollà che spara dei missili su cittadini israeliani civili è presente quando il fosforo bianco lacera le carni di un irakeno ..e non può fare nulla..è presente quando qualche capo di stato ..tipo Bush o Katamani..dicono enormi cazzate ed agiscono di conseguenza..è un dio senza palle..è addirittura tanto fesso che quando un suo figlio lo lascia per andare a puttane e dilapidare il suo patrimonio economico..gli butta le braccia al collo come se fosse nulla successo e si mette a parlare con l’altro fratello incazzato..”il religioso” dicendogli..rifletti..non sei contento per tuo fratello..?

Credetemi non vale la pena essere “religiosi”..perché o vivrete da furbi non pestando i piedi a quelli più grossi di voi..oppure a quelli che sono come voi..secondo il detto “male non fare ..male non ricevere..” che vi eviterà sicuramente molto male..ma non vi assicurerà una vita serena..anzi talvolta in buono e il rispettoso sono talmente pacifici di essere il bersaglio dei lupi..quanto sopra detto non è se non..una falsa religiosita’..che ..piano piano..in ogni esperienza umana  ..di cristiani e mussulmani..farà evidente la falsa religiosità..di ogni religione..altro non rimarra’ che il vero dio..talmente semplice agli occhi degli uomini e delle nazioni..che tutti penseranno..”era cosi’ semplice credere..” e vivere con gioia la vita?

cara Fulvia.. sono attualmente metalmeccanico ..mi ero diplomato ed ho lavorato per diversi anni come perito chimico tintore a  prato..è stato necessario  lasciare la mia professione a motivo della malatttia di mia moglie:corea di Hungtington..come medico la conoscerai..l’ho assistita per circa 20 anni..ho dovuto lasciare il mio lavoro a Prato e trasferirmi presso il padre di lei in Casentino..una bella vallata vicini a Firenze, città  dove sono nato  ed  ho abitato fino a 27 anni..gli studi di cui mi chiedi gli ho già fatti :10 anni di lettura biblica attravesso un gruppo cattolico che si chiama gruppo neo-catecumenale…da cui mi sono però distaccato perché non arrivava dove io ero arrivato..la consapevolezza che la chiesa sbagliava..ricercando per mio conto ma specialmente vivendo la mia esperienza di vita con virtù e difetti ..(ho avuto un amante già qualche mese prima che morisse mia moglie..era divorziata e la ho portata in casa per darmi una mano…aiutandola economicamente a mia volta..)(una relazione oggi finita) mio figlio non me la perdona.. ho compreso la verità di una religiosità che và oltre i canoni insegnati..credere in dio significa credere nel padre più umano che ci possa essere..ci sono molte parabole che comprese appieno ed attuate.. ne svelano il senso profondo..tI voglio raccontare una cosa che non mi fà onore ma che svela il volto di Dio..devi sapere che non avrei mai pensato di diventate un “discreto” bestemmiatore..da quando ho 59 anni e lavoro con fatica.. spesso mi sale alla bocca la ribellione..subito dico..signore abbi pietà della mia miseria…sai che non lo penso…ma se non mi sfogo con te con chi..”  ebbene..sicuro comunque di essere lo stesso accolto..mio figlio ultimamente ,per motivi di rabbia..mi ha sputato 3 volte in un occhio..non ne ho fatto un problema..ho solo pensato che la mia preghiera era stata accolta  e che avevo l’indulgenza per almeno tre anni..di bestemmie.. la parabola vera che Gesù disse in proposito..era questa”maestro quanto devo perdonare..dipende da te..più perdoni..più sarai perdonato..”

mi preme far conoscere il dio in cui credo ,perché sò che è il vero dio..

sono stato molto colpito dai saggi di Erich Fromm..che reputo veramente un Profeta cioè una parola di Dio all’umanità,,i profeti non sono mai, sacerdoti..perchè gesù cristo non era sacerdote..ma chiedeva di essere acccettato per il senso profondo delle verità che diceva..ma non è stato mai pienamente accolto anche dalla chiesa ufficiale..egli ci richiede di essere prima di tutto spontanei..di vivere la vita senza preconcetti..seguendo,possibilmente..alcuni consigli che lui ci ha dato..sono le esperienze che ci ammaestreranno..dove sentiamo veramente la vita…li c’è lui..perchè è prima di tutto vita..vivere pero cosi..ti isola dal cosiddetto mondo religioso che preferisce seguire la legge e tutte le cazzate che in grande numero ha aggiunto la chiesa..per esempio la omosessualita..io mi chiedo..se uno è nato omosessuale che colpa ne ha..non è che sia nato tale a motivo di una natura “decaduta” ma è la Vita che lo ha fatto cosi..spero tu mi abbia capito..il cristiano non ha libertà sessuale,neanche con la propria moglie..è l’ora di pensare che un pompino è un atto di amore come l’essere disponibili a tutto quello che può essere una ricerca di felicità della coppia..appunto spontaneità questa è la nostra vera anima..che abbiamo perduto a motivo di un’educazione sbagliata ..a motivo,come diceva don Milani,di una coscienza non correttamente formata..sentendo e  vivendo di conseguenza.. l’uomo deve accettere, purtroppo, di sentirsi isolato,eretico forse..agli occhi dei bacchettoni..almeno che non sia educato ad una nuova spiritualità..ed è quello che mi prefiggo..

della stessa Bibbia gesù ha ammonito che molto di essa era parola di uomini e non di dio..il contesto lo trovi nei vangeli..i  giovani si allontanano..perchè sono per fortuna attirati dalla Vita..ma di questa non accettano gli insegnamenti necessari per un vivere bene..e cadono nel consumismo..nel carrierismo..diventano peggio delle prostitute che si vendono per 100 euro.. loro vendono la propria personalita per 3000 euro al mese .portando talvolta avanti  gli interessi  di chi poi ci quadagna sopra dieci volte di più e talvolta per scopi contrari all’umanità..arrivo a casa che sono stanco di un lavoro disumano..con il fuoco che mi brucia dentro per dire ciò che ritengo sia utile al mondo..e che cambierebbe anche il modo di essere degli altri..

per questo ti dico..dammi una mano..inviami sensazioni ,riflessioni..sono sicuro che tu sei viva e che quindi comprendi la Vita che è dio..un abbraccio. ..nudo e crudo

Pubblicato 22 agosto 2006 da sorriso47 in Religioni

la naturale spontaneità degli animali(un monito per noi)   5 comments


Erich Fromm

Image via Wikipedia

bonobo_aeroplanino.jpg

 perché ci piacciono gli animali..la risposta penso più vera è che essi ci rammentano la nostra spontanea naturalezza..ho trvato in rete questo video di un cane privo di 2 zampe..guardatelo..è triste ma anche meraviglioso (Video)

” dal libro di  Erich Fromm – Fuga dalla libertà”

“…..Qui ci troviamo di fronte ad uno dei problemi più difficili della psicologia: il problema della spontaneità.

Un esame ade­guato di questo problema richiederebbe un altro volume. Tut­tavia, sulla base di quello che abbiamo detto finora, è passibile arrivare per contrasto a comprendere la natura fondamentale dell’attività spontanea.

 L’attività spontanea non è l’attività coat­ta, al1a quale l’individuo è spinto dall’isolamento e dall’impo­tenza; non è l’attività dell’automa, che è assimilazione acritica di modelli suggeriti dall’esterno. L’attività spontanea è libera attività dell’io e implica, psicologicamente quello che  la radice latina della parola, spante, significa letteralmente:

di propria libera volontà.

Per attività non intendiamo il « far qualcosa », ma quell’attività creativa che può operare nelle proprie esperien­ze emotive, intellettuali e sensuali, e anche nella propria volon­tà. Un presupposto di questa spontaneità è l’accettazione della personalità totale, e l’eliminazione della spaccatura tra « ragio­ne» e « natura »; infatti solo se l’uomo non reprime parti es­senziali del proprio essere, solo se è diventato trasparente a se stesso, e solo se le diverse sfere della vita hanno raggiunto una fondamentale integrazione, è possibile l’attività spontanea.

Benché la spontaneità sia un fenomeno relativamente raro nella nostra civiltà, non è che ne siamo completamente privi. Per aiutare a comprendere questo punto, vorrei ricordare al let­tore alcuni casi in cui tutti vediamo un barlume di spontaneità.

In primo luogo, conosciamo individui che sono – o sono stati – spontanei, i cui pensieri, sentimenti e atti sono l’espres­sione di loro stessi e non di un automa. Questi individui ci sono familiari per lo più come artisti.

il-cristo-di-dali.jpg (cliccate sulle imagini)

Infatti, l’artista può essere de­finito un individuo in grado di esprimersi spontaneamente. Se questa è la definizione dell’artista – Balzac lo definiva proprio in questo modo – allora certi filosofi e scienziati devono an­ch’essi venir chiamati artisti, mentre altri che passano per tali sono tanto lontani dall’artista quanto un vecchio fotografo può esserlo da un pittore creativo. Ci sono altri individui i quali, pur non avendo la capacità – o forse semplicemente la prepa­razione – per esprimersi in un mezzo oggettivo come fa l’arti­sta, possiedono la stessa spontaneità. Ma la posizione dell’arti­sta è vulnerabile, perché in realtà si rispetta l’individualità e la spontaneità del solo artista riuscito; se non riesce a vendere la sua arte, egli resta per i suoi contemporanei un eccentrico, un nevrotico. In questo senso l’artista sta in una posizione simile a quella che ha sempre contraddistinto nella storia il rivoluzio­nario. Il rivoluzionario vittorioso è uno statista, il rivoluziona­rio fallito è un criminale.

I bambini piccoli offrono un altro esempio di spontaneità.

Hanno la capacità di sentire e pensare ciò che è veramente loro;

questa spontaneità si manifesta in quello che dicono e pensano, nei sentimenti che i loro visi esprimono.

Se ci si chiede perché i bambini piacciono alla maggior parte delle persone, credo che la risposta, a prescindere dalle ragioni sentimentali e convenzio­nali, vada cercata proprio in questo carattere della spontaneità.

 Essa attira profondamente chiunque non sia talmente arido da aver perduto la capacità di percepirla. In realtà non c’è nulla di più accattivante e convincente della spontaneità, sia che la si trovi nel bambino, o nell’artista, sia che la si trovi in quegli individui che non rientrano per età o professione in questi due gruppi.

La maggior parte di noi è in grado di notare per lo meno dei momenti della propria spontaneità, che sono nello stesso tempo momenti di autentica felicità.

Si tratti della fresca e spon­tanea percezione. di un paesaggio, o del sorgere di una verità come risultato della nostra riflessione, o di un piacere dei sensi che non sia stereotipato, o dell’insorgere dell’amore per un’al­tra persona: in questi momenti sappiamo tutti che cosa sia un atto spontaneo, e tutti possiamo intuire che cosa potrebbe essere la vita umana se queste esperienze non fossero così rare e casuali.

Perché l’attività spontanea è la risposta al problema della libertà?

Abbiamo detto che la libertà negativa di per sé fa dell’individuo un essere isolato, il cui rapporto con il mondo è remoto e sospettoso, e il cui io è debole e continuamente minac­ciato.

L’attività spontanea è il solo modo in cui l’uomo può superare il terrore della solitudine senza sacrificare l’integrità del suo essere; infatti nella realizzazione spontanea dell’io l’uo­mo si riunisce al mondo: all’uomo, alla natura e a se stesso.

L’amore è la principale componente di tale spontaneità, non l’amore come dissoluzione dell’io in un’altra persona, non l’amo­re come possesso di un’altra persona, ma l’amore come afferma­zione spontanea degli altri, come unione dell’individuo con gli altri sulla base della conservazione dell’io individuale. Il carattere dinamico dell’amore sta proprio in questa polarità: esso sorge dal bisogno di superare la separazione, porta all’unità, e tuttavia l’individualità non viene eliminata. Il lavoro è l’altra componente; non il lavoro come attività ossessiva per sfuggire la solitudine, non il lavoro come rapporto con la natura che in parte è di dominio su di essa, e in parte di adorazione e sottomissione agli stessi prodotti delle mani dell’uomo, ma il lavoro come creazione, in cui l’uomo diventa uno con la natura nel­l’atto della creazione. Ciò che è vero dell’amore e del lavoro è vero di tutta l’azione spontanea, si tratti della realizzazione del piacere dei sensi o della partecipazione alla vita politica del­la collettività.

Afferma l’individualità dell’io e nello stesso tempo unisce l’io agli uomini e alla natura. La fondamentale dicotomia implicita nella libertà – la nascita dell’individualità e il dolore della solitudine – viene dissolta su un piano più alto dall’atti­vità spontanea.

In ogni attività spontanea l’individuo abbraccia il mondo.

Non solo il suo io individuale resta intatto, ma si rafforza e si consolida. Infatti l’io è tanto forte quanto è attivo.

Non c’è vera forza nel possesso in sé, sia esso di beni materiali, oppure di qualità spirituali, come i sentimenti o i pensieri. Non c’è forza nemmeno nell’uso e nella manipolazione degli. oggetti; ciò che usiamo non è nostro semplicemente perché lo usiamo. Nostro è solo ciò a cui siamo veramente legati dalla nostra attività crea­tiva, si tratti di una persona ovvero di un oggetto inanimato.

solo le qualità che sorgono dalla nostra, attività spontanea danno forza all’IO e formano pertanto la base. della sua integrità l’ incapacità di agire spontaneamente, di esprimere quel che veramente si sente e si pensa, e la conseguente  necessità di presentare uno pseudo io agli altri e a se stessi, sono la radice del sen­timento di inferiorità e di debolezza.

Che ne siamo o no coscienti, non c’è nulla di cui ci vergogniamo di più del fatto  di non essere noi stessi, e non c’è nulla che ci dia più orgoglio o felicità del pensare, sentire e dire quel che è nostro.

Ciò implica che quello che importa è l’attività in quanto tale, il processo e non il risultato. Nella nostra civiltà l’accento batte sulla cosa opposta. Produciamo non per una soddisfazione concreta, ma per il fine astratto di vendere la nostra merce; riteniamo di poter acquistare ogni bene materiale o immateriale

comprandolo, e così le cose diventano nostre senza alcuno sfor­zo creativo nostro nei loro confronti. Analogamente consideria­mo le nostre qualità personali e il risultato dei nostri sforzi come merci che possono essere vendute in cambio di denaro, prestigio e potere. Così l’accento si sposta dall’immediata soddisfazione dell’attività creativa al valore deI prodotto finito. In questo mo­do l’uomo perde la sola soddisfazione che può dargli vera felici­tà -l’esperienza dell’attività del momento presente – e rincorre un fantasma che lo lascia deluso non appena crede di averlo afferrato: quell’illusoria felicità che si chiama il successo.

Se l’individuo realizza il suo io mediante l’attività sponta­nea, e in questo modo si mette in rapporto con il mondo, cessa di essere un atomo isolato; sia lui che il mondo diventano parti di un tutto organico; egli occupa il suo giusto posto, e così i dubbi su se stesso e sul significato della vita si dileguano.

Terzani

Questi dubbi scaturivano dal suo isolamento e dal soffocamento della vita; quando egli riesce a vivere non in modo coatto, né da au­toma, ma spontaneamente, essi scompaiono. Ha coscienza di sé come di un individuo attivo e creativo e riconosce che c’è un solo significato della vita: l’atto stesso di vivere.

Se l’individuo supera il dubbio fondamentale su se stesso e sul suo posto nella vita, se si riunisce al mondo abbracciandolo nell’atto del vivere spontaneamente, acquista forza come indi­viduo, e acquista anche sicurezza. Questa sicurezza, però, è di­versa dalla sicurezza che caratterizza la fase preindividuale, allo stesso modo che il nuovo rapporto con il mondo è diverso da quello che caratterizzava i legami primari. La nuova sicurezza non è radicata nella protezione che l’individuo riceve da un po­tere esterno superiore; e nemmeno è una sicurezza in cui sia eliminato il carattere tragico della vita. La nuova sicurezza è di­namica; non è fondata sulla protezione, ma sull’attività sponta­nea dell’uomo. È la sicurezza che si acquista ogni momento per mezzo dell’attività spontanea. È la sicurezza che solo la libertà può dare, e che non ha bisogno di illusioni perché ha eliminato le condizioni che rendono necessarie le illusioni.

La libertà positiva intesa come la realizzazione dell’io im­plica la piena affermazione dell’unicità dell’individuo. Gli uomi­ni nascono eguali, ma nascono anche diversi. La base di questa differenza è l’eredità fisiologica e mentale con cui cominciano la vita, e a cui si aggiunge la particolare costellazione di vicende ed esperienze che incontrano. Questa base individuale della personalità non è simile a nessun’altra, se non nella misura in cui sono simili fisicamente due organismi. Il vero sviluppo dell’io è sem­pre uno sviluppo fondato su questa base particolare; è uno svi­luppo organico, il dispiegarsi di un nucleo che è peculiare ad una particolare persona, e solo a lei. Viceversa lo sviluppo del­l’automa non è una crescita organica.

La crescita della base del­l’io è bloccata, e uno pseudo-io viene sovrimposto a questo io; il che, come abbiamo visto, è essenzialmente l’incorporazione di modelli estranei di pensiero e sentimento. La crescita orga­nica è possibile solo nel rispetto assoluto della peculiarità del­l’io delle altre persone, come del proprio. Questo rispetto e que­sta cura dell’unicità dell’io sono la conquista più valida dell’at­tività umana, ed è proprio questa conquista che oggi si trova in pericolo.

L’unicità dell’io non contraddice in alcun modo al principio dell’eguaglianza.

La tesi che gli uomini nascono eguali implica che essi tutti condividono le stesse fondamentali qualità umane, che condividono il destino fondamentale degli esseri umani, che hanno tutti lo stesso inalienabile diritto alla libertà e alla felicità. Significa anche che il loro rapporto è un rapporto di solidarietà, non di dominio-sottomissione. Quel che il concetto di eguaglian­za non significa è che tutti gli uomini siano identici. Un tale concetto dell’eguaglianza viene dedotto dal ruolo che l’individuo svolge oggi nelle sue attività economiche. Nel rapporto tra colui che compra e colui che vende, le concrete differenze di persona­lità vengono eliminate. In questa situazione una sola cosa conta, che uno abbia qualcosa da vendere e l’altro abbia denaro per comprarla. Nella vita economica un uomo non differisce dall’al­tro; come persone autentiche invece sì, e la coltivazione della loro unicità è l’essenza dell’individualità.

La libertà positiva implica anche il principio che non esiste un potere superiore a questo io individuale unico, che l’uomo è il centro e lo scopo della sua vita; che lo sviluppo e la realizza­zione dell’individualità dell’uomo sono fini che non possono mai venir subordinati a scopi che si pretende abbiano maggiore di­gnità. Questa interpretazione può suscitare gravi obiezioni. Non postula forse un egoismo sfrenato? Non nega forse l’idea del sa­crificio per un ideale? Il suo accoglimento non condurrebbe al­l’anarchia? A queste domande in realtà si è già risposto, in parte esplicitamente, in parte implicitamente, nel corso dell’analisi che abbiamo condotto. Per noi sono tuttavia troppo importanti per non fare un altro tentativo di chiarire le risposte e di evitare i fraintendimenti.

Affermare che l’uomo non deve esser soggetto a qualcosa di superiore a lui non significa negare la dignità degli ideali.

Al contrario, è la più forte affermazione degli ideali. Ci costringe però ad un’analisi critica di che cosa è un ideale. Oggigiorno si dà di solito per scontato che un ideale è un qualsiasi fine il cui perseguimento non implichi un guadagno materiale, una qualsia­si cosa per la quale una persona sia pronta a sacrificare dei fini egoistici.

Questo è un concetto puramente psicologico – e anzi relativistico – dell’ideale. Da questo punto di vista sogget­tivistico un fascista, che è mosso dal desiderio di subordinarsi a un potere, e nello stesso tempo di sopraffare gli altri, ha un ideale proprio come lo ha l’uomo che si batte per l’eguaglianza e per la libertà umane. Su questa base il problema degli ideali non può in alcun modo esser risolto.

Dobbiamo riconoscere la differenza che corre tra veri ideali e ideali fittizi, una differenza non meno fondamentale di quella che esiste tra la verità e la menzogna. Tutti i veri ideali hanno un elemento in comune: esprimono il desiderio di qualcosa che non è ancora realizzato, ma che è desiderabile ai fini dello svi­luppo e della felicità dell’individuo . Forse non sappiamo sempre che cosa giovi a questo fine, e possiamo trovarci in disaccordo sulla funzione di questo o quell’ideale dal punto di vista dello sviluppo umano, ma questa non è una buona ragione per cadere in un relativismo che sostenga che non possiamo sapere che cosa promuova la vita o che cosa l’arresti. Non sappiamo sempre con sicurezza quale cibo sia sano e quale non lo sia, ma non per que­sto arriviamo alla conclusione che non abbiamo alcuna possibi­lità di individuare il veleno.

Analogamente possiamo sapere, sol che lo vogliamo, che cosa sia velenoso per la vita mentale. Sappiamo che la miseria, l’intimidazione, l’isolamento sono rivolti contro la vita; e che tutto ciò che giova alla libertà e promuove il coraggio e la forza di essere se stessi è a favore della vita.

Che cosa sia bene o male per l’uomo ….non è una questione metafisica,

ma un problema empirico  cui si può dare una risposta.. in base all’analisi della natura dell’uomo e degli effetti che certe condi­zioni hanno su di lui.

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(Erich Fromm-Fuga dalla libertà)

COMMENTI

SI POTREBBE DIRE
che, se la spontaneità era “naturale ” alla nascita,i vari condizionamenti nè hanno bloccato la crescita sino (in molti casi),a inibirla totalmente,con gravi danni della personalità stessa dell’individuo,paralizzato nell’espressione di sentimenti e parola,atti a procurargli attraverso il godimento di sè,felicità per sè e per gli altri.
Condanna terribile che ci siamo dati e permesso!
Sicuramente l’artista può tentare di demolire quei muri che nè impediscono la libertà,perchè l’arte è espressione di libertà,eppure,anche lui,l’artista opera dentro uno schema,al quale arriva a gradi,( arte bizantina che aspira a rappresentare simbolicamente un’idea,spogliando la figura umana della sua umanità-in quella gotica tutto è fatto per esprimere la natura trascendente del sentimento religioso,-l’idealismo dell’arte greca si confonde con il simbolismo dell’arte bizantina,-nella cinese,persiana,orientale in genere,orientato da motivazioni di sensualità),mentre le ragioni psicologiche che guidano l’artista,e l’artista che è in tutti noi,restano oscure.tutto però,concorre,alla ricerca unitaria attraverso la totalità.Ogni artista,oltre a una notevole intelligenza,ha una acutissima sensibilità,che gli permetterà di rivelare sempre quella parte originale,di una visione del mondo unica e personale.difficile,comprendere appieno ciò che anima e agita la persona tutta protesa e attenta al significato o messaggio che dentro di sè spinge ad uscire,da dimenticare che la sensibilità è una funzione passiva della struttura umana,e che gli oggetti che la sensibilità accoglie (dai suoni,alla natura,ai colori),posseggono una loro esistenza obbiettiva.Da lì,la sua preoccupazione più grande.Poichè dalla sensibilità,egli passa all’indignazione morale,o comunque a stati extra-sensibili di qualunque tipo,la sua opera resta allora dentro quello schema,ma animato dalla sensibilità.Tutto questo,naturalmente dev’essere spinto dal SENTIMENTO che libera totalmente la personalità,laddove i condizionamenti di cultura,familiari o di ambiente nè avevano inibito o represso la manifestazione.pur senza indebolirne vitalità ed energia.ARMONIA DINAMICA,allora,ritmo di vita che rifuggendo dal caos,trova il suo senso di autenticità,nel suo ritorno alle origini di quella SPONTANEITA’ solo imprigionata,e desiderosa di manifestarsi per ritrovare il posto di “re spodestato”(Pascal)in quel paradiso perduto dove al nascere,tutto era GIOIA.
Post interessante e ricco di stimoli…FULVIA

Lettera di un direttore di carcere


Lettera dal carcere
Antonio Gelardi, 04-08-2006

Sono un socio di LeG. Faccio il direttore di un carcere (Augusta, Casa di reclusione con seicento detenuti su trecento previsti ). Da mesi ormai mancano i soldi per acquistare farmaci, generi di pulizia, e per l’igiene personale . Oltre che per la carta per scrivere, per il carburante per gli automezzi per portare i detenuti ai processi, per pagare luce ed acqua . Non parliamo di attività risocializzanti, perchè faremmo solo dell’umorismo, basti dire che in servizio ci sono solo due educatori sui quindici previsti, per seicento detenuti.
Allora bisogna dire chiaramente che la sicurezza ha un costo che la società, lo Stato, si devono accollare se si vuole garantire una qualche certezza della pena, scontata in maniera dignitosa; che la costruzione di nuove carceri richiede anni e che esse necessitano di personale e risorse, che già non ci sono per quelle esistenti.
Che vedendo la situazione dal di dentro l’indulto era una necessità assoluta per arrestare un degrado indegno di una società civile ed una situazione di bancarotta.
Sono sicuro che tutte le persone che si riconoscono in una certa idea di società, che hanno scritto a LeG protestando contro l’indulto se avessero reale contezza del degrado esistente condividerebbero le mie considerazioni.

Indulto: Piero Fassino risponde a LeG

Rispondo volentieri alla e-mail sull’indulto che mi hai inviato. Oggi vivere in carcere significa vivere in un inferno. La disumanità del carcere riguarda la società intera, riguarda tutti noi. Perchè nega la missione rieducativa che la Costituzione assegna alla detenzione. Perché la civiltà di una società si misura anche dal suo sistema carcerario. Nessuno di noi, “fuori”, può disinteressarsi di come vive chi è ‘dentro’, delle sue condizioni presenti e delle sue prospettive di reinserimento.

In cinque anni, il centrodestra non ha fatto nulla per le carceri, al contrario, ha varato leggi che hanno già prodotto una inutile e dannosa moltiplicazione della popolazione carceraria, pensiamo alla ex-Cirielli, alla legge sulle tossicodipendenze e alla Bossi-Fini

Al 31 dicembre 2005 il numero dei detenuti era pari a 59.523 unità in un sistema carcerario fatto per ospitarne 35.000. Nel 2001 erano 43.000.

Dall’entrata in vigore della Bossi-Fini, i detenuti stranieri sono diventati il 45% del totale: una cifra mai raggiunta prima. Altro dato significativo riguardo gli ingressi nelle carceri è quello relativo alla violazione delle norme in materia di stupefacenti: nel 2005 sono stati registrati 15.917 ingressi di italiani e 10.144 di stranieri.

Un provvedimento di clemenza non era più rinviabile, tenuto conto che l’ultimo indulto risale a sedici anni fa.
La Costituzione richiede, per una legge di questa natura, il voto favorevole dei due terzi dei componenti di ogni ramo del Parlamento. Una maggioranza amplissima che può essere realizzata solo con un’intesa tra il più ampio numero di forze politiche e con la ricerca di un punto di equilibrio.

Abbiamo perciò lavorato ad un testo equilibrato e ragionevole, che, rispetto ad indulti del passato, comprende la più lunga lista di reati esclusi dall’applicazione dell’indulto: associazione sovversiva; tutti i reati connessi al terrorismo; devastazione, saccheggio e strage; sequestro di persona a scopo di eversione; banda armata; associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602 del codice penale; associazione di tipo mafioso; riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù; prostituzione e pornografia minorile; tratta di persone; tutte le forme di violenza sessuale; corruzione di minorenni; sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione; riciclaggio di denaro o beni provenienti da sequestri di persona a scopo estorsivo; produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti secondo l’articolo 73 del testo unico delle leggi in materia di disciplina  degli stupefacenti e sostanze psicotrope.

Non solo, ma su tutti i reati a cui si applica l’indulto non c’è nessun colpo di spugna.

Per i reati finanziari, di corruzione e contro la pubblica amministrazione i processi proseguono, restano immutate le responsabilità, le condanne, i reati non si cancellano e, soprattutto resta ferma l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, restano ferme le pene accessorie anche temporanee. Per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro e le morti bianche, viene garantito il diritto delle vittime al risarcimento. Noi saremmo stati i primi a dire no ad un’amnistia perchè questa cancella il reato. Non è questo il caso.

Abbiamo detto sì all’indulto, dunque, non per favorire qualcuno, ma perchè era una risposta necessaria, doverosa e non più eludibile all’emergenza delle carceri.
Ora occorre dare avvio ad una serie di riforme per restituire efficienza all’amministrazione della giustizia e cancellare le pessime leggi – vergogna ereditate dal centrodestra, a cominciare dalla Cirami e dalla ex-Cirielli. Ed è quello che faremo.

Ringraziandoti per l’attenzione.

Pubblicato 18 agosto 2006 da sorriso47 in Attualità

intervista ad Anna   2 comments


Sesso, età

59 anni,uomo

Credi in Dio?

Cosa è  Dio per te?

Vai a messa?

Si..

dio è la piena realizzazione di un padre veramente e pienamente umano.

no.. prima ci andavo..oggi mi sembra,realmente, una perdita di tempo..il messaggio di cristo già lo conosco..riguardo alle omelie..se ne ascoltano di migliori in molti discorsi di laici non cristiani..prenda ad esempio questa  affermazione di Baricco..

”Noi dunque la chiamiamo ancora anima o la inseguiamo girando attorno al termine spiritualità,

e quel che vogliamo tramandare è l’idea che l’uomo sia capace di una tensione che lo spinge al di là della su­perficie del mondo e di se stesso,

in un terreno in cui non è ancora dispie­gata la totale potenza divina,

ma semplicemente respira il senso profondo e laico delle cose, con la naturalezza per cui cantano gli uccelli o scorrono i fiumi, secondo un disegno che forse proviene davvero da una bontà su­periore, ma più probabilmente sgorga dalla grandezza dell’ animo umano, che con pazienza, fatica, intelligenza e gusto assolve per così dire al com­pito nobile di una prima creazione, che rimarrà l’unica, per i laici, e sarà in­vece grembo dell’incontro finale con la rivelazione, per i religiosi.”

Le spiego come lo capisco io.. e lo sento io..questo discorso..

Ma ho bisogno di fare una premessa..

l’uomo che Dio vuole da noi è un uomo pienamente e veramente  umano..

questo si raggiunge unicamente rinascendo di nuovo ( sono parole di Gesù…che per me ,prima di tutto, è un gran maestro di vita,e proprio dio..ne ha inviati molti di maestri di vita a questo mondo(basti pensare a Laotsu Buddha,i Profeti,Tommaso d’Aquino,Meinster Eckart,Paracelo,Spinosa,Goethe,Marx )

Non c’è bisogno di un’anima che piove dal cielo..ma di quella che riceviamo alla nascita e che perdiamo nel proseguo della nostra esistenza,proprio a motivo della società e della falsa religiosità..”il regno di dio è dentro di voi..se non ritornate come bambini..non entrerete nel regno dei cieli”

queste parole non le ho dette io..ma Gesù Cristo.. che ,per me,poi, è anche Parola di dio…ma non sarà mai l’ultima..perché dio,per il fatto che è vivo.. non può che continuamente parlare..

  a meno che non si pensi che sia a vedere sempre la televisione (sic)

insomma  i laici sono più avanti dei religiosi ..

i religiosi non hanno ancora capito la rivelazione..

C’è qualcosa ancora da scoprire

in termini di religione o di fede? circa Gesù,

la Madonna

l’Eterno Padre, ecc?

in termini di religione tutto..

la chiesa cristiana..in particolare la cattolica..non è che la realizzazione di una nuova chiesa ebraica..non dico attuale..ma quella di duemila anni fa..basta vedere i copricapo dei nostri pastori,papa compreso,la spiritualita che i cristiani vivono è la medesima..tempio,sacerdote,vittima..solo che la viviamo in forma”spirituale”…siamo invitati a mangiare il corpo ed il sangue di Cristo sotto le cosiddette specie del pane e del vino..la vera comunione si fa mangiando il suo spirito e la sua vita..”anche voi siete senza intelletto..le mie parole significano   spirito e vita”( vangelo di Giovanni)

riguardo a Gesù cristo..dovremmo leggere ed accettare molte cose che su di lui sono scritte sul vangelo apocrifo di Tommaso..apocrifo significa "luce"

non ci voleva il codice da Vinci per sapere che Gesù amava la Maddalena..casomai c’è da chiedersi se ci andava  a letto o no…se il suo  era soltanto amore fraterno

riguardo alla madonna..gli è tutto da rifare..una donna che è sempre vergine,pur avendo fatto un figlio,(non ce l’ho con le vergini..ci sono tante morte vergini) non è una donna pienamente umana..al contrario di Gesù che è il "novello Adamo"cioè l’Adamo creato da dio.. ed Adamo,come Eva,non sono stati creati per rimanere vergini..se dio gli ha detto "siate fecondi e moltiplicatevi"(sic)

Che tipo di

studio resta ancora

da promuovere da parte della chiesa?

Perché si crede sempre meno?

Ma in compenso le

vocazioni oggi sono più autentiche?

Le sembrerà eccessivo..ma ritengo,principalmente, cosa significhi veramente essere cristiani.

Mi viene in mente una cosa banale..con un papa che si mette le scarpe di Prada..come pretendere che la gente possa credere..

Che le vocazioni siano sempre più autentiche è tutto da verificare….molti nuovi preti,specialmente venuti dall’africa  o da fuori Europa..sicuramente si sono fatti tali..per l’esempio dei missionari.. molti dei quali ,come d’altronde molti teologi,sono allo stesso tempo tenuti all’interno della Chiesa con molto distacco..se non  addirittura additati come non cattolici..

Hai mai sofferto a causa della chiesa?

Quando

Si,da molti anni..

in questa Chiesa ho dovuto sentirmi per molto tempo e a motivo di una coscienza non correttamente formata… un eretico..

ma lo ho..superato..

Pubblicato 18 agosto 2006 da sorriso47 in Religioni

Grossman,una grande famiglia ebrea   4 comments


uri-grossman.jpg 

Discorso di David Grossman al funerale del figlio

(da Repubblica,esteri)

Mio caro Uri, sono ormai tre giorni che quasi ogni pensiero comincia con “non”. Non verrà, non parleremo, non rideremo. Non ci sarà più questo ragazzo dallo sguardo ironico e dallo straordinario senso dell’umorismo. Non ci sarà il giovane uomo dalla saggezza molto più profonda di quella dei suoi anni, dal sorriso caloroso, dall’appetito sano. Non ci sarà quella rara combinazione di determinazione e delicatezza. Non ci saranno il suo buon senso e l’assennatezza del suo cuore.

Non ci sarà l’infinita tenerezza di Uri e la tranquillità con cui placava ogni tempesta, non vedre­mo insieme i Simpsons o Seinfeld,

  non ascolteremo con te Johnny Cash e non sentiremo il tuo abbraccio forte e rassicurante.

Non ti vedremo camminare e parlare con Yona­tan (il fratello maggiore ndr) gesticolando con foga, abbracciare Ru­ti (la sorella più piccola ndr), a cui volevi tanto bene.

Uri, amore mio, per tutta la tua breve vita abbiamo imparato da te.

Dalla tua forza e dalla determina­zione di seguire la tua strada, anche quando non avevi possibilità di riuscita.

Abbiamo seguito stupefatti la tua lotta per essere ammes­so al corso di comandanti di tank.

Non ti sei arreso ai tuoi superiori, sapevi di poter essere un buon co­mandante e non eri disposto a da­re meno di quanto potevi.

E quan­do l’hai spuntata, ho pensato, ecco un ragazzo che conosce semplice­mente e lucidamente le sue possi­bilità. Senza pretese, senza arro­ganza.

Che non si lascia influenza­ e da quello che gli altri dicono di  lui.

Che trova la forza dentro di sé.

Sei stato così fin da piccolo.

Vivevi in  armonia con te stesso e con chi ti stava intorno.

Sapevi qual era il tuo posto, eri consapevole di esse­re amato, conoscevi i tuoi limiti e le  tue virtù.

E davvero, dopo aver pie­gato l’intero esercito, ed essere sta­to nominato comandante, era chiaro che tipo di comandante e uomo eri.

E oggi i tuoi amici e i tuoi subordinati raccontano del co­mandante e dell’amico, di quello che si alzava per primo per organizzare tutto e che si coricava solo dopo che gli altri già dormivano. ­

E ieri, a mezzanotte, ho guardato la casa, che era piuttosto in di­sordine dopo che centinaia di persone sono. venute a farci visita, a consolarci, e ho detto, eh sì, adesso ci vorrebbe Uri per aiutare a siste­mare.

Eri il sinistroide del tuo battaglione, ma eri rispettato, perché mantenevi le tue posizioni senza rinunciare ai tuoi doveri militari.

Ri­cordo che mi hai raccontato della tua «politica dei posti di blocco», perché anche tu sei stato non poco ai ­posti di blocco.

Dicevi che se c’era un bambino nell’auto che avevi fermato, innanzi tutto cer­cavi di tranquilliz­zarlo e di farlo ride­re.

E ricordavi a te stesso che quel bambino aveva più o meno l’età di Ruti e quanta paura aveva di te e quan­to ti odiava, e a ra­gione.

Eppure fa­cevi di tutto per rendergli più facili quei momenti tre­mendi, compien­do al tempo stesso il tuo dovere, senza, compromessi.

Quando sei par­tito per il Libano la mamma ha detto che la cosa che te­meva di più era la tua «sindrome di Elifelet». Avevamo  molta paura che, come l’Elifelet della canzone, anche tu saresti cor­so dritto in mezzo. al fuoco per  salvare  un ferito, che saresti stato il primo a offrirti volontario per por­tare il rifornimento-di  munizioni ­esaurite  da tempo.

E lassù, in Libano, in quella dura guerra, ti   saresti comportato come hai fatto per tutta la vita, a casa, a scuola e du­rante il servizio militare, offrendo­ti di rinunciare a una licenza per­ché un altro soldato aveva più biso­gno di te, o perché a casa di quel­l’altro c’era una situazione più dif­ficile.

Eri per me figlio e amico.

Ed era lo stesso per la mamma.

La nostra anima è legata alla tua.

Vivevi in pa­ce con te stesso, eri una persona con cui è bello stare.

Non sono nemmeno capace di dire ad alta voce quanto tu fossi per me ,

qualcuno con cui correre.

Ogniqualvol­ta arrivavi in licenza dicevi: vieni papà, parliamo.

Di solito andavamo a un ristorante, a sedere e a par­lare. Mi raccontavi così tanto, Uri,  ed ero orgoglioso di avere l’ onore di essere il tuo confidente, che uno come te avesse scelto me.

Ricordo quanto fossi indeciso una volta se punire un soldato in seguito a un’infrazione disciplina­re.

Quanto per te quella decisione fosse sofferta perché avrebbe sca­tenato la rabbia dei tuoi sottoposti e degli altri comandanti, molto più indulgenti dite riguardo a certe in­frazioni.

E infatti, punire quel soldato ti è costato molto da un punto di vista dei rapporti umani ma pro­prio quell’ episodio si è trasformato in una delle storie cardinali dell’intero battaglione, che ha stabilito certe norme di com­portamento e di rispetto delle regole.

E nella tua ultima li­cenza mi hai raccon­tato, con timido or­goglio, che il coman­dante del battaglio­ne, durante una conversazione con alcu­ni nuovi ufficiali, ha portato la tua deci­sione come esempio di un giusto compor­tamento del comandante. Hai illuminato la nostra vita, Uri  .

Io e la mamma ti abbiamo cresciuto con amore. Era così facile volerti bene, con tutto il cuore, e so che anche tu sei stato bene.

Che la tua breve vita è  sta­ta bella.

Spero di es­sere stato un padre degno di un figlio co­me te. Ma so che es­sere il figlio di Michal (la moglie di David Grossman ndr) vuoi dire crescere con ge­nerosità, grazia e amore infiniti, e tu. hai ricevuto tutto  questo.

Lo hai rice­vuto in abbondanza, e hai saputo apprez­zarlo , hai saputo rin­graziare, e nIente di quello che hai ricevuto era sconta­to per te.

In questo momento non dico nulla della guerra in cui sei rimasto ucciso..noi..la nostra .famiglia,l’abbiamo già persa.

Israele ora si farà un esame di coscienza, noi ci chiuderemo nel nostro dolore, attorniati dai nostri buoni amici,circondati dall’amore immenso di tanta gente, che per la maggior parte non conosciamo, e che io ringrazio per l’ illimitato sostegno.

Vorrei che sapessimo dare gli uni agli altri questo amore e questa solidarietà anche in altri momenti. E’ forse questa la nostra risorsa nazionale più particolare.

Vorrei che potessimo essere più sensibili gli uni, nei confronti degli altri. Che potessimo salvare noi stéssi ora, proprio .all’ultimo momento, perché ci attendono tempi durissimi.

Vorrei dire ancora qualche parola.

Uri era un ragazzo molto israeliano.

Anche il suo nome è molto israéliano, ebreo.

Uri era il compendio dell’israelia­nità come io la vorrei, vedere.

Un’israelia­nità ormai quasi di­menticata.

Spesso considerata alla stregua di una curiosità.

Talvolta, guardandolo, pensavo che fosse un ragazzo un po’ anacronistico.

Lui e Yonatan e Ruti.

Bambini degli anni cinquanta.

Uri, con la sua totale onestà e il suo assumersi la re­sponsabilità per tut­to quello che gli suc­cedeva intorno.

Uri sempre in “prima fila”, su cui poter contare.

Uri con la sua profonda sensibilità  verso ogni sofferenza, ogni torto .

E capa­ce di compassione.

Una parola che mi fa­ceva pensare a lui ogni qualvolta mi ve­niva in mente . .

Era un ragazzo con dei valori, parola molto logorata e schernita negli ulti­mi anni.

Nel nostro mondo a pezzi e cru­dele e cinico non è “tosto” avere dei va­lori.. o essere umani…o sensibili al malessere del prossimo, anche se quel prossimo è il tuo nemico sul campo di battaglia.

Ma io ho imparato da Uri che si può e si deve essere sia l’uno che l’altro.

Che dobbiamo difendere noi stessi e la nostra anima.

Insistere dal preservarla dalla forza e da pensieri semplicistici, dalla deturpazione del cinismo, dalla volgarità del cuore e dal disprezzo degli altri, che sono la vera, grande maledizione di chi vive in una area di tragedia come la nostra.

Uri aveva semplicemente il co­raggio di essere se stesso, sempre, in ogni situazione, di trovare la sua voce precisa in tutto ciò che diceva e faceva, ed era questo a protegger­lo dalla contaminazione, dalla de­turpazione e dal degrado dell’ani­ma

Uri era anche un ragazzo buffo, incredibilmente divertente e saga­ce ed è impossibile parlare di lui senza riportare alcune sue “trova­te”. Per esempio, quando aveva tredici anni, gli dissi: immagina che tu e i tuoi figli un giorno potrete re­carvi nello spazio come oggi si va in Europa. E lui rispose sorridendo: “Lo spazio non mi attira molto, si può trovare tutto sulla terra”.

O un’altra volta,mentre viaggiavamo in automobile, io e Michal parlavamo di un nuovo libro che aveva suscitato molto interesse e nominavamo scrittori e critici, Uri, che allora aveva nove anni, ci ri­chiamò dal sedile posteriore: “Ehi, voi, elitisti, vi prego di notare che qui dietro c’è un piccolo sempli­ciotto che non capisce niente di

quello che dite!”

O per esempio Uri, a cui piaceva­no molto i fichi, con un fico secco in mano: “Di’ un po’, i fichi secchi so­no quelli che hanno commesso peccato nella loro vita preceden­te?”

O ancora, una volta che ero in­deciso se accettare un invito in Giappone: “Come puoi non andare? Sai cosa vuoi dire essere nell’unico Paese in cui non ci sono turisti giapponesi?” .

Cari amici, nella notte tra sabato e domenica, alle tre meno venti, hanno suonato alla nostra porta. Al citofono hanno detto di essere “gli ufficiali civici” Sono andato ad aprire e ho pensato,. ecco, la vita è fi­nita.

Cinque ore dopo quando io e MiChal siamo entrati nella camera  di Rutie l’abbiamo svegliata per darle la terribile notizia.

Ruti, dopo il primo pianto, ha detto: “Ma noi vivremo, vero? Vivremo come prima…io voglio conti­nuare a cantare nel coro, a ridere come sempre, a impara­re a suonare la chi­tarra.” Noi l’abbia­mo abbracciata e le abbiamo detto che vIvremo. E Ruti ha anche detto: che terzetto stupendo eravamo, Yonatan, Uri e io.

E siete davvero stupendi. E anche le coppie all’inter­no del terzetto. Yo­natan, tu e Uri non eravate solo fratelli ma amici, nel cuo­re e nell’anima. Avevate un mondo vostro e un vostro linguaggio privato e un vostro senso dell’umorismo.

Ruti… Uri ti voleva un bene dell’anima..

con quanta te­nerezza si rivolgeva a te.

Ricordo la sua ultima telefo­nata, dopo aver espresso la sua feli­cità per la procla­mazione all’Onu del cessate il fuoco ha insistito per parlare con te.

E tu hai pianto, dopo.

Come se già sapessi

La nostra vita non è finita.

Ab­biamo solo subito un colpo durissimo.

Troveremo la forza per sop­portarlo dentro di noi, nel nostro stare insieme, io, MiChal,  e i nostri figli e anche il nonno e le nonne, che amavano Uri con tutto il cuore – «Neshuma», lo chiamavano, perché era tutto Neshamà, anima ,,,

e gli zii e i cugini e tutti i numero­         dei  suoi amici della scuola e dell’ esercito  che ci seguono con apprensione e affetto.

E troveremo la forza anche in Uri.

Aveva forze che ci basteranno per tantissimi anni. La luce che proiettava di vita, di vigore, di in­nocenza  e di amore era tanto in­tensa che continuerà a illuminarci anche dopo che l’astro che la pro­duceva si è spento.

Amore nostro, abbiamo avuto il grande privilegio di stare con te.­Grazie per ogni momento che- sei stato con noi.

Papà, mamma, Yonatan e Ruti.

Che tu sia benedetto..David..

tuo figlio… non è mai morto..

Uri_grossman

Pubblicato 17 agosto 2006 da sorriso47 in Popoli e politiche

Abramo..il padre dei credenti   1 comment


credere veramente in dio significa pensare la propria vita ,il proprio processo vitale come un processo di nascita…

la maggior parte degli uomini muore senza essere ancora nata compiutamente..

essere creativi significa portare a termine la propria nascita prima di morire..

essere pronti a nascere richiede coraggio e fede..il coraggio di abbandonare le sicurezze..

il coraggio di distinguersi dagli altri e di sopportare l’isolamento:il coraggio,come dice la bibbia ,a proposito di Abramo,di abbandonare la patria e la famiglia per addentrarsi in un paese ancora sconosciuto..il coraggio di non curarsi di nulla se non della verità:la verità dei propri pensieri e dei propri sentimenti.

Questo coraggio è possibile solo sulla base della fede…non di una fede..come si è inclini ad intenderla ,sulla base di una religiosità non vera,che richiede cioè di dover credere in un dogma che non può essere dimostrato scientificamente nè razionalmente..ma di una fede come quella espressa nell’antico testamento degli ebrei ,dove la parola che stà per fede (emunah) equivale a certezza…

Essere certi della propria esperienza razionale ..e dei propri sentimenti..

confidare in ciò e di questo essere fiduciosi..:questa è la fede.. (da "l’atteggiamento creativo" pag.53-54 Erich Fromm)

Pubblicato 16 agosto 2006 da sorriso47 in Religioni

magari comandassero le donne   Leave a comment


                          Raz Degan7022img1std_1 mi ha sorpreso con una dichiarazione…«Sogno la pace», ha detto, «ma l’unico modo di arrivarci è di lasciar fare alle donne. E in particolare alle donne che hanno conosciuto la sofferenza e la morte di un figlio e sanno che la pace è più importante di qualsiasi vittoria, certo più che guadagnare in Borsa, più del denaro, che è quello che interessa alla maggior parte degli uomini».

Ma che cosa pensa dell’attuale situazione di guerra in Medio Oriente?
« …L’unica via di uscita è l’educazione alla pace delle future generazioni».

Lei «sente» ancora il suo Paese d’origine?
«Certo. Sono nato in Israele… Mio padre e i miei fratelli, mentre stiamo parlando, sono nei rifugi, sotto i razzi Katiuscia…».

Per ora non vedo molte donne al ponte di comando: e nel frattempo?
«Bisognerebbe diventare cittadini del mondo, imparare a guardarci intorno in modo diverso…».

Pubblicato 16 agosto 2006 da sorriso47 in Attualità

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