La Verità storica della Bibbia 4   Leave a comment


vi consiglio di leggere.. la Verità vi farà liberi

(continua)

 

da un secolo e mezzo: del periodo che, secondo il raccon­to biblico, avrebbe visto la fioritura del “regno unificato” degli Ebrei (siamo nel X secolo avanti Cristo) non è stato trovato nulla, se non pochi cocci di terracotta. Non una traccia di scrittura, neanche minima: fatto inconcepibile per un regno di qualche importanza. Non si conosce, dai documenti contemporanei dei popoli vicini, neanche il no­me di questo preteso regno. «In realtà», dice Finkelstein, «quella Gerusalemme doveva essere un centro abitato piuttosto insignificante, un villaggio tipico della regione montuosa. Secondo calcoli demografici impiegati per questa epoca, il “regno” non doveva contare più di 5.000 abitanti sparsi fra la capitale, Hebron e la Giudea, più qual­che gruppo sparso di seminomadi”.

DAGLI HABIRU AGLI EBREI

Ma se il racconto biblico delle origini è mito, come erano andate davvero le cose? Da dove erano venuti gli Ebrei? «L’archeologia, l’epigrafia e altre fonti scritte permettono oggi di dare una risposta», dice Liverani. «La vera storia dell’antico Israele è tutto sommato una storia normale». Nel Tardo Bronzo (dal 1550 al1180 circa a.C.) la Palestina, o Terra di Canaan, è dominio egiziano, presidiato da guar­nigioni, articolato in tante minuscole città-stato cananee che riconoscono la sovranità del Faraone. Sono staterelli di circa 15.000 abitanti in media: base dell’economia è l’a­gricoltura, accompagnata da una vivace attività commer­ciale e artigianale. Una struttura economica e politica pra­ticamente identica a quella della contemporanea Grecia micenea e di altre regioni del Levante.

AI margine dei territori agricoli, sulle alture e nelle step­pe, vivono tribù di pastori che praticano la transumanza: i loro rapporti con le città-stato sono a volte tesi, tanto più che nelle terre dei pastori si rifugiano anche contadini ri­belli, scappati per sottrarsi alla servitù per debiti: sono gli habiru, descritti dalle fonti dell’epoca come gente turbo­lenta, dedita al banditismo. Il termine, dice Liverani «è in relazione con le più antiche testimonianze del termine ebrei (ibri»>. La parola “Israele” ricorre invece per la prima volta in assoluto in una stele del 1210 circa a.C. che cele­bra le vittorie del faraone Meremptah in Palestina: fra i ne­mici sottomessi dal re vengono enumerate diverse città e regioni: Israele in questa circostanza è indicato per la pri­ma volta come “gente”, cioè come gruppo tribale.

Con il passaggio all’Età del Ferro si diffondono nuove tecnologie e l’uso dell’alfabeto, riprende l’agricoltura che conquista vaste aree anche nelle zone già pastorali, si ri­costruiscono le antiche città. Il Faraone non comanda più in Palestina (L’egitto è stato ridimensionato dall’invasione dei Popoli del Mare del 1180 circa a.C.) e l’ossequio prima tributato al sovrano divinizzato viene adesso rivolto a un dio cittadino, “tribale, nazionale.

Il popolo ebraico prende forma in questo periodo sulle al­ture interne della Palestina: non è un popolo di pastori no­madi immigrati, come vuole il mito biblico, ma di pastori in­digeni cananei, che vivevano, praticando la transumanza, al margine delle antiche città-stato e che si sono fusi con i discendenti degli antichi habiru. Questa evoluzione è testi­moniata dai resti dei villaggi ritrovati dagli archeologi: dap­prima si tratta di accampamenti pastorali e diventano poi agglomerati di edifici in muratura, conservando però la for­ma degli accampamenti originari.

Quando arriviamo al 925 a.C. circa gli Ebrei, superato lo stadio della tribù, appaiono organizzati in due stati: nel nord si situa il regno di Israele e nel sud quello di Giuda: ri­saie a quell’anno una campagna militare egiziana in Pale­stina, condotta dal faraone Sheshonk: la documentazione egiziana dell’impresa dice che Roboamo, re di Giuda, pa­ga un tributo all’Egitto. Così gli ebrei antichi escono dalla leggenda biblica per entrare nella storia.

Lo studio delle culture del Vicino Oriente Antico ha permesso di

stabilire che molte narrazioni bibliche non sono originali, ma si sono

ispirate a fonti più remote.

Il racconto del Diluvio Universale, per esempio, si trova

già nel poema epico di Gilgamesh, eroe sumero

­

babilonese del 2000 a.C., come testimoniato

dalle tavolette con scrittura cuneifonne trovate a Ninive

(1. un frammento del 1650 a.C.)

.

Incredibile è la somiglianza fra il codice di Hammurabi

( leggi codice), il re babilonese del XVIII secolo a.C. che fece redigere la più antica

raccolta di leggi e i 10 Comandamenti,

come “Non frodare”, “Non adorare altre divinità al di fuori del Signore”,

“Non concupire” (nel codice di Hammurabi,si  legge :

129. Qualora la moglie di un uomo sia sorpresa (in flagranza) con un un altro uomo,

siano entrambi legati e gettati in acqua, ma il marito può perdonare la moglie ed il

re i suoi schiavi.

130. Qualora un uomo violenti la moglie (promessa o sposa-bambina)

di un altro uomo, che non ha mai conosciuto un uomo, e vive ancora

nella casa paterna, e dorma con lei e sia sorpreso, quest’uomo sia

messo a morte, ma la moglie è innocente.

“Non desiderare roba d’altri”

(2. dettaglio della stele conservata al museo del Louvre di Parigi).

La Torre di Babele altro non era che la ziggurat che il re di Ur,

Nimrod, fece costruire a Babilonia nel 2100 a.C. (3.) in onore del dio Nanna.)

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