Archivio per 28 novembre 2006

Il concetto di Dio e la sua evoluzione 1   Leave a comment


Erich Fromm-Voi sarete come Dei-Ubaldini Editore-Roma)

fromm

Il concetto di Dio nel Vecchio Testamento nasce e si evolve di pari passo.. all’evoluzione di un popolo, in uno spazio di tempo di 1200 anni.

Esiste un elemento comune di esperienza riguardo al concetto di Dio, ma c’è un cambiamento costante anche in questa esperienza, e di con­seguenza nel significato del termine e del concetto.

In comune è l’idea che né la natura né i prodotti dell’uomo costituiscono l’ultima realtà o il valore più alto, ma che solo l’UNO rappresenta il valore e lo scopo supremi dell’uomo: ritrovare l’unione con il mondo tramite la poten­zialità delle capacità specificatamente umane di amore e di ragione.

Il Dio di Abramo e il Dio di Isaia hanno in comune le qualità essenziali dell’Unità, tuttavia si differenziano nella stessa misura in cui si diffe­renzia un capo incivile, primitivo, di una tribù nomade, da un pensa­tore universalista di uno dei centri di cultura mondiale un millennio più tardi.

C’è uno sviluppo e un’evoluzione del concetto di Dio che accom­pagnano

lo sviluppo e l’evoluzione di una nazione; hanno un nucleo in comune

ma le differenze che aumentano nel corso dell’evoluzione storica sono così grandi

che spesso sembrano superare gli elementi comuni.

Nel primo stadio di questa evoluzione, Dio è concepito come signore assoluto.

Egli ha creato la natura e l’uomo, e se non li ama può distrug­gere ciò che è opera sua. Tuttavia questo potere assoluto di Dio sul­l’uomo è controbilanciato dal concetto che l’uomo è il suo rivale po­tenziale: l’uomo potrebbe diventare Dio se solo mangiasse dell’albero

della conoscenza e dell’albero della vita.Adamo ed eva

Il frutto dell’albero della cono­scenza dà all’uomo la saggezza di Dio;

il frutto dell’albero della vita la Sua immortalità. Incoraggiati dal serpente, Adamo ed Eva mangiano il frutto dell’albero della conoscenza e compiono così il primo passo.

Dio sente minacciata la sua posizione di supremazia. Egli dice:

«Ecco, l’uo­mo è diventato come uno di noi nella conoscenza del bene e del male. Ora dunque, che egli non stenda la mano e non colga anche dell’albero della vita e ne mangi e viva in eterno…» (Gn. 3: 22).

Per pro­teggersi da questo pericolo Dio scaccia l’uomo dal Paradiso e limita la sua esistenza a un massimo di 120 anni.

L’interpretazione cristiana dell’atto di disobbedienza dell’uomo come ‘caduta’ ne ha offuscato il chiaro significato. Il testo biblico non menziona affatto la parola ‘peccato’; l’uomo sfida il supremo potere di Dio, e lo può fare perché è potenzialmente Dio.

Il primo atto dell’uomo è di ribellione, e Dio lo punisce perché si è ribellato e perché vuole conservare la Sua supremazia.

Deve proteggerla con un atto di forza, scac­ciando Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden impedendo così loro di compiere il secondo passo verso l’essere-come-Dio, mangiando dell’ albero della vita.

L’uomo deve cedere di fronte alla forza superiore di Dio, ma non esprime rimpianto o pentimento. Scacciato dal Giardino del­l’Eden, comincia la sua vita indipendente; il suo primo atto di disob­bedienza è l’inizio della storia umana, perché è l’inizio della libertà umana.

Non è possibile capire l’evoluzione ulteriore del concetto di Dio, se non si capisce la contraddizione inerente al concetto precedente. Sebbene sia il signore supremo, Dio ha creato una creatura che è il suo rivale potenziale; fin dal primo inizio della sua esistenza l’uomo è il ribelle e reca in se stesso, in potenza, la propria divinità. Come vedremo..

più va avanti, più si libera dalla supremazia di Dio e più può diventare come Lui .

Tutta l’evoluzione successiva del concetto di Dio limita il suo ruolo di padrone dell’uomo.(continua)

La Verità storica della Bibbia 5   Leave a comment


vi consiglio di leggere.. La Verità vi farà liberi

Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele

INVENTARE E’ LECITO ?

«La religione ebraico-cristiana si presenta in una forma forse unica che è quella della “rivelazione storica”:

l’autore sacro era costretto a collegarsi a un evento, di cui rico­struiva la dimensione trascendente»

afferma monsignor Gianfranco Ravasi, prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano, considerato oggi uno dei più autorevoli esperti di studi biblici.

Ma che cosa succede quando questo “evento”, come dimostra Liverani nel suo libro, non trova un riscontro nei dati dell’archeologia o nella documentazione storica? (intervistatore)

”Intanto,in termini generali , il testo biblico, compreso Il Nuovo Testamento, è un intreccio fra dati storici e interpretazioni. Quindi non è corretto considerare in modo “fondamentali­sta”, cioè prendendoli alla lettera, i dati storici offerti dai testi biblici: per­ché essi sono sempre stati sottopo­sti dall’autore a un’opera di forte ela­borazione e ricostruzione in chiave teologica», risponde monsignor Ra­vasi…«Da una parte va considerato che l’autore del testo biblico vuole coscientemente fornire materiale storico, dall’altra non va dimenticato che il suo intento non è storiografico, bensi religioso».

“Non anche politico? I testi elaborati al tempo dell’esilio babilonese, non costituiscono forse una legittimazione per il progetto degli esuli di riappropriarsi di una patria?” (intervistatore)

«Certo, ma non c’è contraddizione. Una visione religiosa del mondo com­prende anche istanze politiche: nella Bibbia, per esempio, ci sono profeti favorevoli all’istituzione monarchica e profeti contrari”, dice Ravasi.

“Un’operazione come quella con­dotta dal libro di Liverani è legittima, perché il testo biblico può anche es­sere usato solamente come docu­mento storico e quindi sottoposto a criteri di indagine storiografica. Ma occorre tenere conto che non neces­sariamente quello che è confermato dal punto di vista ar­cheologico e documentaristico costituisce “tutta” la verità, né che tutto ciò che non è verificabile in maniera rigorosa può essere considerato puro mito”

Salomone, il grande re saggio

(Figlio di David e Betsabea Salomone segna, nella narrazione biblica, il momento di massimo successo politico degli Ebrei.

Succeduto al padre su un trono comprendente tutte le 12 tribù di Israele, Salomone avrebbe allargato i confini del regno fino a farne una potenza regionale. Ma la pretesa che si estendesse dall’Eufrate al “torrente d’Egitto” (oggi Wadi Arish) rivela l’anacronismo: questi sono i confini della satrapia  persiana della Transeufratene, istituita però secoli dopo.

La descrizione biblica del grande tempio edificato da Salomone non è credibile: nella Gerusalemme del tempo, una città piccolissima, non ci  sarebbe stato neanche lo spazio per erigerlo.

Ha poi tutta  l’apparenza di una favola il viaggio della regina di Saba, che parte dal regno dei Sabei  (un territorio dell’odierno Yemen) per far visita a  Salomone accompagnata dai suoi cortigiani con doni preziosi per  saggiare la sapienza e l’intelligenza del grande”re Israelita”.

Salomone è forse una figura storica,    ma del suo nome, non c’è traccia in nessun documento al di fuori della Bibbia.)

 

«Liverani usa il termine “invenzione”, a mio parere infelice, per eventi fondamentali contenuti nella narrazione biblica.

Ma poi lui stesso riconosce che esistono nuclei di verità sto­rica che precedono quelle “invenzioni”:

così scrive che il Decalogo contiene materiali da collocare nel passaggio fra la tarda Età del Bronzo e l’Età del Ferro, e che i racconti sui Patriarchi hanno riscontro in antiche tradizioni palestinesi.

Quanto all’Esodo e alla conquista della Palestina, l’idea di fondo è sicuramente più antica dell’esilio babilonese: è pre­sente nei profeti dell’VIII secolo a.C., come Osea e Amos.

E non c’è ragione di dubitare che Salomone abbia costruito il Tempio.

In conclusione, nei racconti della Bibbia gli eventi storici sono sì fortemente rielaborati e ricostruiti, e forse in alcuni casi anche creati ex-novo,

secondo le esigenze della comunità ebraica dopo l’esilio babilonese.”Ma non si tratta di invenzioni pure e semplici “….insiste il biblista

 

Ognuno tiri le proprie conclusioni.

Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele   Questo testo riconduce la nascita d’Israele alla sua realtà storica. Tenendo assieme la critica letteraria dei racconti biblici, l’apporto dell’archeologia e dell’epigrafia e i criteri della moderna metodologia storiografica, Liverani riporta i materiali testuali all’epoca della loro redazione, ricostruisce l’evoluzione delle ideologie politiche e religiose in progressione di tempo, inserisce saldamente la storia d’Israele nel suo contesto antico-orientale. Emergono così la storia normale dei due piccoli regni di Giuda e d’Israele, analoga a quella di tanti altri piccoli regni locali, e la storia inventata, che gli esuli giudei costruirono durante e dopo l’esilio in Babilonia. Gerico non è crollata al suono delle trombe di Giosuè, la conquista della Terra Promessa non è mai avvenuta così come narrato, Salomone non aveva un grande regno e forse il Dio del Sinai un tempo aveva anche una compagna. Il libro di Mario Liverani, sintesi di lavori in corso da anni tra gli archeologi israeliani e non, è fatto per provocare una scossa a quanti si sono nutriti per decenni di quel filone che nel dopoguerra fu trionfalmente inaugurato da testi come “La Bibbia aveva ragione” di Werner Keller. (Marco Politi, “La Repubblica)

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