Archivio per novembre 2006

la scienza di Auschwitz..per non dimenticare   Leave a comment


I campi di sterminio nazisti..hanno insegnato qualcosa al mondo..alle  civiltà democratiche occidentali..la scienza di Auschwitz..

"La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo "

"Per mia fortuna, sono stato deportato ad Auschwitz solo nel I944, e cioè dopo che il governo tedesco, da­ta la crescente scarsità di manodopera aveva stabilito di allungare la vita media dei prigionieri da eliminarsi, concedendo sensibili miglioramenti nel tenor di vita e sospendendo temporaneamente le uccisioni ad arbitrio dei singoli.

Esso non è stato scritto allo sco­po di formulare nuovi capi di accusa; potrà piutto­sto fornire documenti per uno studio pacato di alcuni aspetti dell’animo umano.

A molti individui o po­poli può accadere di ritenere piu’ o meno consape­volmente, che «ogni straniero è nemico ». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti sal­tuari e incoordinati e non sta all’ origine di un siste­ma di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il La­ger.

Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minac­ciano.

La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo .

Mi rendo conto e chiedo venia dei difetti struttu­rali del libro. Se non di fatto, come intenzione e come concezione esso è nato già fin dai giorni di Lager. Il bisogno di raccontare agli «altri », di fare gli «altri» partecipi, aveva assunto fra noi, prima della liberazio­ne e dopo, il carattere di un impulso immediato e vio­lento, tanto da rivaleggiare con gli altri bisogni elemen­tari; il libro è stato scritto per soddisfare a questo bi­sogno; in primo luogo quindi a scopo di liberazione interiore.

Mi pare superfluo aggiungere che nessuno dei fatti è inventato." PRIMO LEVI

"Non c’è ove specchiarsi, ma il nostro aspetto ci sta dinanzi, riflesso in cento visi lividi, in cento pu­pazzi miserabili e sordidi. Eccoci trasformati nei fan­tasmi intravisti ieri sera.

Allora per la prima volta ci siamo accorti che la no­stra lingua manca di parole per esprimere questa offe­sa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. "

(Se questo è un uomo) 

il carcere di Abu Ghaib originale (Auschwitz) ..andate a questa pagina (vai alla pagina)

Se siete capaci di vedere il sadismo dell’uomo andate a questa pagina

L’altra Abu Ghraib(vai alla pagina)

Un’altra Abu Graib

(vai alla pagina)

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Pubblicato 26 novembre 2006 da sorriso47 in Popoli e politiche

Erich Fromm..un “religioso” ateo..   Leave a comment


il testo che riporto è tratto dal libro “Voi sarete come Dei” (Ubaldini Editore-Roma

ritengo opportuno sottolineare,per coloro che non conoscono la Bibbia, che questa frase non è una trovata “blasfema” dell’Autore..bensi una delle frasi più antiche pronunciate dal Dio del Vecchio testamento,riferita al suo popolo..

“Sebbene io non sia un esperto nel campo degli studi biblici,questo libro è il frutto di molti anni di riflessioni,dato che ho studiato  il Vecchio Testamento  e il Talmud fin da bambino.Pure non avrei osato pubblicare queste osservazioni sulla Scrittura se nel mio orientamento fondamentale allo studio della Bibbia e della tradizione ebraica poste­riore non avessi avuto per maestri grandi studiosi rabbinici, tutti rap­presentanti dell’ala umanistica della tradizione ebraica e ebrei rigoro­samente osservanti, ma molto diversi l’uno dall’altro. Ludwig Krause, un tradizionalista poco toccato dal pensiero moderno; Nebemia Nobel, un mistico, profondamente impregnato del misticismo ebraico e del pensiero umanistico occidentale; Salman B. Rabinkow, legato alla tradizione hasi­dica, socialista e studioso moderno. Sebbene nessuno di essi abbia lascia­to scritti notevoli, erano molto conosciuti come studiosi del Taltnud fra i più autorevoli viventi in Germania prima dell’olocausto nazista. Non essendo un ebreo praticante o ‘credente’, io sono naturalmente in una posizione molto diversa dalla loro, e tanto meno oserei considerarli responsabili delle opinioni espresse in questo libro. Tuttavia queste mie opinioni si sono sviluppate dal loro insegnamento, e sono convinto che non si è interrotta in nessun punto la continuità tra questo e le mie idee. Sono stato anche incoraggiato a scrivere questo libro dall’esempio del grande kantiano Hermann Cohen che, nel suo Die Religion der Vernunft aus den Quellen dei J udentums segul il metodo di conside­rare il Vecchio Testamento e la tradizione ebraica posteriore come un tutto unico. Anche se questa opera di poco valore non può paragonarsi al suo importante capolavoro, e se le mie conclusioni a volte divergono dalle sue, sono stato influenzato fortemente dal suo modo di affrontare la Bibbia.

L’interpretazione della Bibbia data in questo libro è quella del­l’umanesimo radicale. Con ‘umanesimo radicale’ mi riferisco a una filo­sofia globale che sottolinea l’unicità della razza umana, la capacità del­l’uomo di sviluppare le proprie potenzialità, di raggiungere un’armonia interiore e l’equilibrio di un mondo pacifico. L’umanesimo radicale con­sidera lo scopo dell’uomo una completa indipendenza; ciò implica per­venire, al di là delle finzioni e degli inganni, a una piena consape­volezza della realtà, e inoltre un atteggiamento di scetticismo verso l’uso della forza, proprio perché durante la storia dell’uomo è stata ed è tut­tora la forza (l’indurre paura) a render l’uomo incapace di indipen­denza, deformandone cosl la ragione e i sentimenti.

Se è possibile scoprire le basi dell’umanesimo radicale nelle più an­tiche fonti bibliche, è soltanto perché conosciamo l’umanesimo radicale di Amos, di Socrate, degli umanisti rinascimentali, dell’Illuminismo, di Kant, Herder, Lessing, Goethe, Marx, Schweitzer. Il seme diventa chiaramente riconoscibile solo se se ne conosce il fiore; la prima fase deve spesso essere interpretata con l’aiuto della seguente, anche se, genetica­mente, la prima precede la successiva.”

VOI SARETE COME DEI
Un’interpretazione radicale del Vecchio Testamento
e della sua tradizione

(1966/ed. Astrolabio-Ubaldini, Roma 1970)

se l’argomento vi interessa..aprite  questo (link)

qui troverete il senso profondo e la verità del Vecchio Testamento,uno dei commenti esegetici più importanti ritengo ..per i cristiani..

per la bibliografia di questo grande uomo..suggerisco questo link

Teilhard de Chardin..il gesuita proibito   Leave a comment


Pierre Teilhard de Chardin

Image via Wikipedia

consiglio di leggervi ..come premessa.. il mio post (La Verità vi farà liberi)

“Come non vedere, vi chiedo, che questi due flussi potenti, entro cui oggi si divide l’urto delle energie religiose umane, quello del Progresso umano e quello della grande Carità,.. non chiedono.. che di unirsi e completarsi.. “

come primo contributo ,ritengo di proporvi uno scritto di un “religioso” cristiano..Teilhard de Chardin..il gesuita proibito..lo scritto è troppo lungo..leggetelo a questa pagina..perchè ne vale la pena..(vai al collegamento)

La Verità storica della Bibbia 4   Leave a comment


vi consiglio di leggere.. la Verità vi farà liberi

(continua)

 

da un secolo e mezzo: del periodo che, secondo il raccon­to biblico, avrebbe visto la fioritura del “regno unificato” degli Ebrei (siamo nel X secolo avanti Cristo) non è stato trovato nulla, se non pochi cocci di terracotta. Non una traccia di scrittura, neanche minima: fatto inconcepibile per un regno di qualche importanza. Non si conosce, dai documenti contemporanei dei popoli vicini, neanche il no­me di questo preteso regno. «In realtà», dice Finkelstein, «quella Gerusalemme doveva essere un centro abitato piuttosto insignificante, un villaggio tipico della regione montuosa. Secondo calcoli demografici impiegati per questa epoca, il “regno” non doveva contare più di 5.000 abitanti sparsi fra la capitale, Hebron e la Giudea, più qual­che gruppo sparso di seminomadi”.

DAGLI HABIRU AGLI EBREI

Ma se il racconto biblico delle origini è mito, come erano andate davvero le cose? Da dove erano venuti gli Ebrei? «L’archeologia, l’epigrafia e altre fonti scritte permettono oggi di dare una risposta», dice Liverani. «La vera storia dell’antico Israele è tutto sommato una storia normale». Nel Tardo Bronzo (dal 1550 al1180 circa a.C.) la Palestina, o Terra di Canaan, è dominio egiziano, presidiato da guar­nigioni, articolato in tante minuscole città-stato cananee che riconoscono la sovranità del Faraone. Sono staterelli di circa 15.000 abitanti in media: base dell’economia è l’a­gricoltura, accompagnata da una vivace attività commer­ciale e artigianale. Una struttura economica e politica pra­ticamente identica a quella della contemporanea Grecia micenea e di altre regioni del Levante.

AI margine dei territori agricoli, sulle alture e nelle step­pe, vivono tribù di pastori che praticano la transumanza: i loro rapporti con le città-stato sono a volte tesi, tanto più che nelle terre dei pastori si rifugiano anche contadini ri­belli, scappati per sottrarsi alla servitù per debiti: sono gli habiru, descritti dalle fonti dell’epoca come gente turbo­lenta, dedita al banditismo. Il termine, dice Liverani «è in relazione con le più antiche testimonianze del termine ebrei (ibri»>. La parola “Israele” ricorre invece per la prima volta in assoluto in una stele del 1210 circa a.C. che cele­bra le vittorie del faraone Meremptah in Palestina: fra i ne­mici sottomessi dal re vengono enumerate diverse città e regioni: Israele in questa circostanza è indicato per la pri­ma volta come “gente”, cioè come gruppo tribale.

Con il passaggio all’Età del Ferro si diffondono nuove tecnologie e l’uso dell’alfabeto, riprende l’agricoltura che conquista vaste aree anche nelle zone già pastorali, si ri­costruiscono le antiche città. Il Faraone non comanda più in Palestina (L’egitto è stato ridimensionato dall’invasione dei Popoli del Mare del 1180 circa a.C.) e l’ossequio prima tributato al sovrano divinizzato viene adesso rivolto a un dio cittadino, “tribale, nazionale.

Il popolo ebraico prende forma in questo periodo sulle al­ture interne della Palestina: non è un popolo di pastori no­madi immigrati, come vuole il mito biblico, ma di pastori in­digeni cananei, che vivevano, praticando la transumanza, al margine delle antiche città-stato e che si sono fusi con i discendenti degli antichi habiru. Questa evoluzione è testi­moniata dai resti dei villaggi ritrovati dagli archeologi: dap­prima si tratta di accampamenti pastorali e diventano poi agglomerati di edifici in muratura, conservando però la for­ma degli accampamenti originari.

Quando arriviamo al 925 a.C. circa gli Ebrei, superato lo stadio della tribù, appaiono organizzati in due stati: nel nord si situa il regno di Israele e nel sud quello di Giuda: ri­saie a quell’anno una campagna militare egiziana in Pale­stina, condotta dal faraone Sheshonk: la documentazione egiziana dell’impresa dice che Roboamo, re di Giuda, pa­ga un tributo all’Egitto. Così gli ebrei antichi escono dalla leggenda biblica per entrare nella storia.

Lo studio delle culture del Vicino Oriente Antico ha permesso di

stabilire che molte narrazioni bibliche non sono originali, ma si sono

ispirate a fonti più remote.

Il racconto del Diluvio Universale, per esempio, si trova

già nel poema epico di Gilgamesh, eroe sumero

­

babilonese del 2000 a.C., come testimoniato

dalle tavolette con scrittura cuneifonne trovate a Ninive

(1. un frammento del 1650 a.C.)

.

Incredibile è la somiglianza fra il codice di Hammurabi

( leggi codice), il re babilonese del XVIII secolo a.C. che fece redigere la più antica

raccolta di leggi e i 10 Comandamenti,

come “Non frodare”, “Non adorare altre divinità al di fuori del Signore”,

“Non concupire” (nel codice di Hammurabi,si  legge :

129. Qualora la moglie di un uomo sia sorpresa (in flagranza) con un un altro uomo,

siano entrambi legati e gettati in acqua, ma il marito può perdonare la moglie ed il

re i suoi schiavi.

130. Qualora un uomo violenti la moglie (promessa o sposa-bambina)

di un altro uomo, che non ha mai conosciuto un uomo, e vive ancora

nella casa paterna, e dorma con lei e sia sorpreso, quest’uomo sia

messo a morte, ma la moglie è innocente.

“Non desiderare roba d’altri”

(2. dettaglio della stele conservata al museo del Louvre di Parigi).

La Torre di Babele altro non era che la ziggurat che il re di Ur,

Nimrod, fece costruire a Babilonia nel 2100 a.C. (3.) in onore del dio Nanna.)

Verità storica del Nuovo testamento e sulla Chiesa cattolica 1   Leave a comment


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ritengo opportuno  consigliare alcuni libri per orientarvi…..”

Gesù non l’ha mai detto. Millecinquecento anni di errori.. (link)

 Benedetto XVI. Gli apostoli e i primi discepoli di Cristo (link al libro)

Inchiesta su Gesù. Chi era l’uomo che ha cambiato…(link al libro)

Benedetto XVI.(Joseph Ratzinger)- Gesù di Nazaret (link al libro)

Il gallo cantò ancora.Storia critica della Chiesa

(link al libro)

  

Pubblicato 22 novembre 2006 da sorriso47 in cristianesimo, libertà di opinione, storia

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