don Lorenzo Milani…la vita e l’opera di un santo   Leave a comment


lezione-pergolato.jpg

 

 

 

lapocalisse-di-don-milani.gif        articolo_3.gif

la sua vita   link

Il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati Pipetta, quel giorno ti tradirò, quel giorno finalmente potrò cantare l’unico grido di vittoria degno di un sacerdote di Cristo, beati i poveri perché il regno dei cieli è loro. Quel giorno io non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio signore crocifisso. “

 

don_lorenzo_milani_3.jpg

Don Lorenzo Milani Comparetti (Firenze27 maggio 1923 – 26 giugno 1967) è stato un religioso ed educatore italiano.

Figura controversa della chiesa cattolica negli anni 60 e 70 (i suoi scritti non ricevettero l’imprimatur) oggi è rivalutato per il suo impegno civile nell’educazione dei poveri.

1 Biografia

un altro link interessante  2

 

(la fede)….”Hans Joachim Staude, amante della semplificazione, essenzialità e unitarietà, rimane sorpreso per la caparbietà del giovane allievo: “Per me, una cosa memorabile è proprio lo slancio con cui si mise all’opera per realizzare quanto gli avevo comunicato. Mai avevo trovato tanta veemenza in uno scolaro. Mentre fuori era il più bel maggio del mondo, si chiuse in questo studio polveroso che prendeva luce da nord … . Trovai in questo scolaro una completa non preparazione. Fui io a fargli fare il primo, vero disegno della sua vita. Mi resi subito conto che era un giovane dotato di grande intelligenza. Così, invece di limitarmi a correggere i suoi disegni, gli spiegai da che cosa doveva partire: gli parlai della scelta di tutto ciò che è essenziale, gli parlai della semplificazione, gli parlai della unità che deve regnare in ogni lavoro, disegno o pittura che sia. E lui capì al volo queste cose (….) “. (vedi: Intervista

Sarà il suo maestro di pittura, personalità moralmente molto alta, a aprire un varco nella confusione: “Con Lorenzo parlavo del senso sacrale della vita. Perché il mio scopo di pittore è di far diventare sacra la realtà che mi circonda, è di esprimere “il santo” che è nel profondo di tutti noi (…). E’ la prima volta che dico queste cose. Le dimentichi “. (vedi: Intervista di Neera Fallaci a Staude)

L’esperienza con lo Staude, attraverso la sua ricerca del “santo” nascosto in ogni cosa, produce, nel ragazzo, un'”iniziazione ” al senso religioso della vita e alla ricerca di un assoluto spirituale. La particolare sensibilità al colore lo porterà ad appassionarsi sempre più al linguaggio pittorico e poi a quello liturgico per scoprire i significati: “Era un ragazzo capace di avvertire un godimento sensuale per il colore”.(Intervista di Neera Fallaci a Staude)

“A primavera, racconterà don Auro Giubbolini suo compagno di seminario, andava sempre per i campi a vedere i mutamenti di colore della natura “.

Nell’estate del ’42, trova un vecchio messale e ne rimane fortemente influenzato: ” Ho trovato un vecchio messale qui a Gigliola, in una cappellina di proprietà della famiglia. Ho letto la Messa. Ma sai che è più interessante dei Sei personaggi in cerca di autore? “

(vedi: Lettere a del Buono – Luglio 1941)

Il processo di materializzazione e rappresentazione del segno, per mezzo del pennello, gli farà sempre più scoprire e rifiutare la sua identità: ” (….) Poi dico Porco Io (….) dico che sono un coglione, che sono un troia, che la pittura è una vacca e che mi fa rivedere (nella pittura come specchio) cioè vomire,vomitare, rigettare, putrefare “. (Lettere a del Buono – Luglio 1941)

Questa sensibilità interiore lo spinge a esplorare altre gerarchie di valori, anche se apparentemente più umili: “Mi piacerebbe fare dei grandi affreschi pieni d’angeli biondi, ma sciare è molto più bello, anche pattinare a rotelle è più bello, anche cascare dietro il palazzo di Giustizia è piu bello, molto più bello e avere degli amici accanto è 7 volte e l/2 più bello. Io preferirei avere accanto degli amici che dipingere “. (Lettere a del Buono – Luglio 1941)

Come dice Padre David Maria Turoldo, la sua già forte personalità si trasformerà repentinamente, fino a esprimere il desiderio di diventare parte dell’invisibile e del santo suscitato dal pittore tedesco. “Il fenomeno don Milani, non si spiega che con il segreto della santità (…) santità riuscita a sposarsi a una autentica dialettica vissuta addirittura sul piano della “cultura”. Una santità che finalmente non è solo “bontà” come si usa giudicare da parte degli inellettuali, forse per legittimare la loro viltà e i loro compromessi. Qui non siamo di fronte solo a un convertito, qui c’è qualcosa di più. In antico si sarebbe detto che qui siamo davanti a un predestinato”.

I significati che stanno dietro l’espressività della Messa, argomento degli affreschi che voleva dipingere nel chiesino di famiglia, a Gigliola, lo porteranno invece a vivere il mistero che si cela nella funzione sacra e comunitaria. La pittura non rappresentava più quella soglia tra il dentro, coscienza, ed il fuori, realtà. In lui quella soglia si fa parola. La mancanza di parola del ragazzo montanaro di Barbiana, oppure dell’operaio di S. Donato e anche la parola “diversa” dell’intellettuale, prigioniero e limitato da un certo tipo di realtà, necessiteranno di un “tramite” per poter comunicare. Dice, giustamente, Francesco Milanesi: “Non si accontentò più di dipingere con tela e pennelli, lo fece con tutto se stesso. Fece di sè il pennello, della sua vita la tela e dei sacramenti i suoi colori “. La pittura, strumento espressivo, era, per il priore, insufficiente a capire lo scopo della propria esistenza e limitativa al suo bisogno di comunicare. Lo dice al maestro poco dopo il suo ingresso in seminario e Staude resta stupito dal cambiamento: “E’ tutta colpa tua. Perché tu mi hai parlato della necessità di cercare sempre l’essenziale, di eliminare i dettagli e di semplificare, di vedere le cose come un’unità dove ogni parte dipende dall’altra. A me non bastava fare tutto questo su un pezzo di carta. Non mi bastava cercare questi rapporti tra i colori. Ho voluto cercarli tra la mia vita e le persone del mondo. E ho preso un’altra strada “. (Intervista di Neera Fallaci a Staude)

Questi nuovi rapporti lo libereranno dal vuoto e gli daranno uno scopo. Nel settembre del 1942 Lorenzo si iscrive all’Accademia di Belle Arti a Brera dove apre uno studio a piazzale Fiume, ma nel novembre a causa della guerra, si trasferisce di nuovo a Firenze.

Il mondo laico

“Frequentava palestre e circoli operai era più o meno socialista (….) “.

(Enriques Agnoletti – MORTE DI UN SANTO Il Ponte 30.6.67)

E’ di questo periodo l’incontro con la componente laicista fiorentina, composta di pensatori, di educatori e di uomini politici senza pregiudiziali. Saranno questi stessi uomini che lo difenderanno allo spasimo, scrivendo su riviste come “Scuola e città”, il “Il Ponte” e “Azione non violenta” di Capitini, ammirato da don Milani per la sua sincerità di non credente. Una componente, in seguito ben rappresentata anche dagli amici giornalisti: Giorgio Pecorini e Mario Cartoni. Dentro la scuola di Barbiana tale pensiero era sostenuto dalla personalità forte e dalla critica tagliente dell’amico e collaboratore professor Agostino Ammannati.

Molti erano uomini del vecchio Partito d’Azione. Erano coscienze poco disposte a parlare con il “prete” eppure, conoscendolo, hanno smontato, insieme a lui, gli steccati, anche quelli interni alle “loro chiese”. Saranno, quasi solo, questi uomini a difenderlo da coloro che si proporranno come i detentori delle verità cristiane, perché facenti parte della gerarchia ecclesiastica. Riconobbero, anche se più sottovoce, la rottura con il loro mondo borghese e sperarono con lui in un futuro di giustizia e liberazione. Sono loro ad esaltare la sua visione profetica, il suo primato della coscienza su l’obbedienza borghese o clericale, quella che “non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni “(vedi: Opere – Lettera ai Giudici). Essi confermano, nelle loro testimonianze, l’autenticità di questo prete incline alle nette prese di posizione, ma dentro l’ortodossia rigorosa. E’ stato un prete col quale hanno potuto dialogare su qualsiasi argomento perché la sua scuola, che alcuni di loro hanno frequentato, sia a S. Donato che a Barbiana, non fu mai “confessionale”, come lui stesso ha spesso chiarito: ” Il prete lo faccio quando amministro i sacramenti. La scuola mi serve per cercare di trasformare i sudditi in popolo sovrano, gli operai ed i contadini sfruttati, in persone consapevoli e capaci di rivendicare i propri diritti “.

Per loro, Lorenzo rimane l’educatore rivoluzionario che hanno incontrato e mentre la sua fede è considerata un fatto privato, vedono nel tema della giustizia l’elemento propulsore alla sua vocazione. Questi incontri daranno impulso alla sua crescita morale e interiore, ma il periodo più burrascoso e incerto della sua vita lo spingerà ad andare oltre: ” (…) dominato, quasi ossessionato, dal tema della giustizia e del diritto alla vita”.

(Enriques Agnoletti – MORTE DI UN SANTO Il Ponte 30.6.67)

Questa ossessione, sprigionata dalla drammaticità dell’esistenza umana in quel particolare periodo storico del ’43, avrà bisogno di altre risposte prima di capire bene il suo destino. Il cugino Paolo, ufficiale a bordo della corazzata “Roma”, affondata dai tedeschi, annegherà il 9 settembre.

IL VANGELO

La conversione di don Milani è di poco prima. Come dice la madre, è e resterà un mistero che nessuno potrà spiegare. Si sa del fascino provocato dal messale trovato nella cappella di famiglia. Ma cosa, con esattezza, lo ha spinto quel giorno da don Bensi? La curiosità, il desiderio di Verità o la ricerca dell’Assoluto?

Dice il vecchio sacerdote descrivendo l’ambiente di provenienza del suo giovane neofita: ” Una morale integrale laica, una perfezione estetica, un senso del dovere fino allo scrupolo, un gusto per la raffinatezza e l’armonia, che non lasciavano il minimo spazio per Dio. Il nome di Cristo non l’aveva mai sentito pronunciare. Nemmeno un’educazione ebrea, ma perfettamente agnostica, compiutamente secolarizzata, anche se una madre ebrea rimane sempre e comunque un’ebrea, anche se non lo professa “.(Testimonianza di don Bensi – Comunità e Storia 5.6.77)

In seminario troverà una ragione assoluta per vivere: “La nostra è una famiglia in cui si è sempre avuto tutto, dal pane alla cultura, dal prestigio al gusto delle cose belle. Ma solo in seminario Lorenzo trovò subito ciò che istintivamente cercava con tutto se stesso: una ragione assoluta per vivere, una disciplina costante”. (Intervista alla madre – Nazzareno Fabbretti)

E’ certo che, d’un colpo solo, Lorenzo Milani Comparetti che proveniva con i suoi vent’anni da un’altro ambiente, vide tutta l’educazione ricevuta svuotarsi di tanti valori: ” (….) i vent’anni passati nelle tenebre (….) Don Lorenzo”.

La Verità del Vangelo lo condurrà sullo stesso itinerario dell’apostolo Paolo: dalle tenebre alla luce. Un mistero che non può essere spiegato: “Mio marito ed io eravamo contrari, abbiamo sofferto di quella scelta. Io come agnostica ed ebrea, e anche mio marito benché cattolico d’anagrafe. Ma non abbiamo detto o fatto nulla per distogliere Lorenzo dal suo proposito. Lo conoscevamo bene, sapevamo che se aveva deciso per quella strada nessuno lo avrebbe potuto dissuadere. Cosa ho provato davanti alla sua conversione? Come dirlo? e poi, perché parlarne? Credo che questo appartenga solo a me, al mio cuore e ai miei ricordi. Una cosa come quella è sempre un mistero, e io non posso presumere d’aver capito il mistero della vocazione religiosa di mio figlio “. (La madre – Intervista di Nazzareno Fabbretti)

220px-don_lorenzo_milani_2.jpg

Il comportamento di “quel ragazzo” resta indelebile nella memoria del padre spirituale: “Quel ragazzo, partì subito per l’Assoluto, senza vie di mezzo. Certo è che, una volta incontrata la verità del Vangelo, decidersi per essa fu tutt’uno; niente poteva reggere il confronto, non restava che vivere solo per Dio”. (Testimonianza Don Bensi – Comunità e storia. 5.6.1977)

La fede, dunque, era fame di assoluto, dedizione completa, autenticità cristiana. Sarà, per il giovane, motivo di grandi libertà e scudo contro la schiavitù della storia. Così la fede gli farà scrivere, burlandosi delle verità di ogni tempo, di: ” (….) precedere sempre il secolo, di trascinarselo dietro come un garzoncello intimidito (….)”.

Ecco che l’iniziazione lascia il posto: “alla verità che viene dall’alto”.

La conversione si colloca subito dopo il ritorno a Firenze, la data la definisce lui stesso in una lettera inviata il 4 giugno1963 all’amica Elena Brambilla che gli faceva gli auguri per un anniversario di sacerdozio: “Mia moglie ed io le mandiamo i nostri affettuosi ringraziamenti. Non ci eravamo accorti delle nostre nozze d’argento. Comunque proprio in questi giorni il 27 maggio ho compiuto 40 anni di vita “civile”, proprio oggi 20 anni di vita cristiana e in questo mese compirò i 16 anni di sacerdozio”.

Parlando della conversione di Lorenzo, dice Padre Ernesto Balducci: ” Entrato come di scatto nell’universo cattolico, egli lo accettò come nascendo si accetta il mondo esistente. Per lui la Chiesa era quella che era come l’Orsa Maggiore, che non si mette in questione “.

altro link  

L’ha detto Don Milani:

«Il disoccupato e l’operaio d’oggi dovranno uscire dal cinema con la certezza che Gesù è vissuto in un mondo triste come il loro che ha come loro sentito che l’ingiustizia sociale è una bestemmia, come loro ha lottato per un mondo migliore.»

Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.

libro_lettere_new_1.gif

Citazioni

Fondazione Don Lorenzo Milani

Non vedremo sbocciare dei santi finché non ci saremo costruiti dei giovani che vibrino di dolore e di fede pensando all’ingiustizia sociale.
Da Esperienze pastorali

Con la parola alla gente non gli si fa nulla. Sul piano divino ci vuole la grazia e sul piano umano ci vuole l’esempio.
Da Esperienze pastorali

Io al mio popolo gli ho tolto la pace: Non ho seminato che contrasti, discussioni, contrapposti schieramenti di pensiero. Ho sempre affrontato le anime e le situazioni con la durezza che si addice

al maestro. Non ho avuto né educazione né riguardo né tatto. Mi sono attirato addosso un mucchio di odio, ma non si può negare che tutto questo ha elevato il livello degli argomenti e di conversazione del mio popolo.
Da Esperienze pastorali

E qual’è mai il giornale che scrive per il fine che in teoria gli sarebbe primario cioè informare o non invece per quello di influenzare in una direzione.
Da Esperienze pastorali

Da bestia si può diventare uomini e da uomini si può diventare santi: Ma da bestia a santi con un solo passo non si può diventare.
Da Esperienze pastorali

Io non vendo le mie singole prestazioni ma vendo la mia vita intera a una comunità intera, e quello che faccio lo faccio per tutti eguali e non faccio piaceri speciali a nessuno, perchè tutti sono ugualmente miei figliuoli“.
Da Esperienze pastorali

Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia.
Da Lettera a una professoressa

Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. É un ospedale che cura i sani e respinge i malati.
Da Lettera a una professoressa

Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali. Da
Lettera ad una professoressa

Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno.
Da Lettera ad una professoressa

È solo la lingua che rende uguali. Uguale è chi sa esprimersi e intendere l’espressione altrui.
Da Lettera ad una professoressa

Non mi ribellerò mai alla chiesa, perchè ho bisogno più volte alla settimana del perdono dei miei peccati e non saprei da chi altri andare a cercarlo quando avessi lasciato la chiesa.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Quando ci si affanna a cercare apposta l’occasione pur di infilare la fede nei discorsi, si mostra d’averne poca, di pensare che la fede sia qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece ‹modo› di vivere e di pensare.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Dai superficialissimi giudizi che voi intellettuali osate farci sulle cose della vita reale e che per forza di cose non potrete mai palpare con mano, ma solo attraverso l’inchiostro e la rielaborazione intellettuale.
Da Lettera di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Mi fa tenerezza pensare come sei giovane per addentrarti nell’immensa solitudine di chi cerca solo di salvarsi l’anima. Ma solitudine per modo di dire. Si perde tutti i superiori, quasi tutti i confratelli, tutti i signori quasi tutti gli intellettuali e si trova in compenso tutti i poveri, gli analfabeti, i deficienti (mi ha fatto tanto ridere di gioia il sentire che a vespro non avevi che un deficiente. Io sono più in gamba di te, ne ho quattro. Molte domeniche non ho che loro e penso sempre che Dio mi deve volere molto bene se mi circonda di suoi elettissimi a quella maniera).
Lettera a don Ezio Palombo Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.

La scuola deve tendere tutto nell’attesa di quel giorno glorioso in cui lo scolaro migliore le dice: ‹Povera vecchia, non ti intendi più di nulla› e la scuola risponde con la rinuncia a conoscere i segreti del suo figliolo felice solo che il suo figliolo sia vivo e ribelle.
Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Ho badato a accettare in silenzio perchè volevo pagare i miei debiti con Dio, quelli che voi non conoscete. E Dio invece mi ha indebitato ancora di più: mi ha fatto accogliere dai poveri, mi ha avvolto nel loro affetto: Mi ha dato una famiglia grande, misericordiosa, legata a me da tenerissimi e insieme elevatissimi legali. Qualcosa che temo lei non ha mai avuto. E per questo m’è preso pietà di lei e ho deciso di risponderle. Lettera all’Arcivescovo di Firenze Card. Ermenegildo Florit
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.

Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

L’arte dello scrivere è la religione. Il desiderio di esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l’amore. E il tentativo di esprimere le verità che solo si intuiscono e le fa trovare a noi e agli altri. Per cui essere maestro, essere sacerdote, essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa. Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Ma il giorno che avremo sfondato insieme la cancellata di qualche parco, installato insieme la casa dei poveri nella reggia dei ricchi, ricordati Pipetta, non ti fidare di me, quel giorno ti tradirò. Quel giorno io non resterò lì con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te di fronte al mio signore crocefisso.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Il disoccupato e l’operaio d’oggi dovranno uscire dal cinema con la certezza che Gesù è vissuto in un mondo triste come il loro che ha come loro sentito che l’ingiustizia sociale è una bestemmia, come loro ha lottato per un mondo migliore.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana.

L’elemosina è orribile quando chi la fa crede d’essersi messo a posto davanti a Dio e agli uomini.

La politica è altrettanto orribile quando chi la fa crede d’essere dispensato dal sentir bruciare i bisogni immediati di quelli cui l’effetto della politica non è ancora arrivato: È evidente che oggi bisogna con una mano manovrare le leve profonde (politica, sindacato, scuola) e con l’altra le leve piccine ma immediate dell’elemosina,
Da Lettere di don Lorenzo priore di Barbiana

ho voluto più bene a voi (ndr ragazzi) che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Da
Lettere di don Lorenzo priore di Barbiana

Dio non mi chiederà ragione del numero dei salvati, ma del numero degli evangelizzati.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Vuoi tu che i poveri regnino presto? Vuoi che regnino bene? Scrivi dunque o un libro per loro o un giornale per loro oppure fatti.. apostolo tra i tuoi compagni laureati cattolici per dare vita a una grandiosa scuola popolare a Firenze. Non come un dono da fare ai poveri, ma come un debito da pagare e un dono da ricevere.
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

T’ho scritto solo per metterti in guardia contro te stesso e per difendere la mia carissima moglie chiesa che amo tra infiniti litigi e contrasti (come ogni buon marito usa fare).
Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana

Su una parete della nostra scuola c’è scritto grande “I CARE”. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori: “me ne importa, mi sta a cuore”. È il contrario esatto del motto fascista “me ne frego”.
Da Lettera ai giudici

In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siamo cambiate. La leva ufficiale per cambiare la legge è il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero. Ma la leva vera di queste due leve del potere è influire con la parola e con l’esempio sugli altri votanti e scioperanti: E quando è l’ora non c’è scuola più grande che pagare di persona un’obiezione di coscienza. Cioè violare la legge di cui si ha coscienza che è cattiva e accettare la pena che essa prevede.
Da Lettera ai giudici

Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.
Da Lettera ai giudici

Se la vita è un bel dono di Dio non va buttata via e buttarla via è peccato. Se un’azione è inutile, è buttar via un bel dono di Dio. È un peccato gravissimo, io lo chiamo bestemmia del tempo. E mi pare una cosa orribile perché il tempo è poco, quando è passato non torna.
Da Una lezione alla scuola di Barbiana.

L’ha detto Don Milani:

«L’arte dello scrivere è la religione. Il desiderio di esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l’amore. E il tentativo di esprimere le verità che solo si intuiscono e le fa trovare a noi e agli altri. Per cui essere maestro, essere sacerdote, essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa.» Da Lettere di don Lorenzo Milani priore di Barbiana
> vedi tutte le frasi

 Fondazione Don Lorenzo Milani

libri..

esperienze pastorali

È stato il primo libro libro scritto da don lorenzo
Riportiamo alcuni ritagli della stampa dell’epoca:

L’obbedienza non è più una virtù

libro_obbedienza1.gif
Documenti del processo a Don Milani
Scuola di Barbiana
Lettera a uno professoressa

lettera-a-una-professoressa.gif

link

Libreria Editrice Fiorentina

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: