Uri Grosmann..il figlio perduto..di David..   Leave a comment


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Sarebbe un gran bene..se il Ministro dell’Interno Maroni..

si leggesse questo discorso..

perché..le strade che si aprono sono solo due..

o si prendono “doverosi provvedimenti”

a riguardo dei sempre più frequenti “atteggiamenti”…

dimostrati da “sceriffi nostrali” ….

o si diventa ,per conseguenza, responsabili Morali… di quanto stà accadendo ..

Discorso di David Grossman al funerale del figlio Uri…

Mio caro Uri, sono ormai tre giorni che quasi ogni pensiero comincia con “non”.

 Non verrà, non parleremo, non rideremo.

Non ci sarà più questo ragazzo dallo sguardo ironico e dallo straordinario senso dell’umorismo.

Non ci sarà il giovane uomo dalla saggezza molto più profonda di quella dei suoi anni, dal sorriso caloroso, dall’appetito sano.

 Non ci sarà quella rara combinazione di determinazione e delicatezza.

 Non ci saranno il suo buon senso e l’assennatezza del suo cuore.

Non ci sarà l’infinita tenerezza di Uri e la tranquillità con cui placava ogni tempesta,

non vedre­mo insieme i Simpsons o Seinfeld,

non ascolteremo con te Johnny Cash e non sentiremo il tuo abbraccio forte e rassicurante.

Non ti vedremo camminare e parlare con Yona­tan (il fratello maggiore ndr) gesticolando con foga,

abbracciare Ru­ti (la sorella più piccola ndr), a cui volevi tanto bene.

Uri, amore mio, per tutta la tua breve vita abbiamo imparato da te.

Dalla tua forza e dalla determina­zione di seguire la tua strada, anche quando non avevi possibilità di riuscita.

Abbiamo seguito stupefatti la tua lotta per essere ammes­so al corso di comandanti di tank.

Non ti sei arreso ai tuoi superiori, sapevi di poter essere un buon co­mandante e non eri disposto a da­re meno di quanto potevi.

E quan­do l’hai spuntata, ho pensato, ecco un ragazzo che conosce semplice­mente e lucidamente le sue possi­bilità.

Senza pretese, senza arro­ganza.

Che non si lascia influenza­ e da quello che gli altri dicono di  lui.

Che trova la forza dentro di sé.

Sei stato così fin da piccolo.

Vivevi in  armonia con te stesso e con chi ti stava intorno.

Sapevi qual era il tuo posto, eri consapevole di esse­re amato,

conoscevi i tuoi limiti e le  tue virtù.

E davvero, dopo aver pie­gato l’intero esercito, ed essere sta­to nominato comandante,

era chiaro che tipo di comandante e uomo eri.

E oggi i tuoi amici e i tuoi subordinati raccontano del co­mandante e dell’amico,

di quello che si alzava per primo per organizzare tutto e che si coricava solo dopo che gli altri già dormivano. ­

E ieri, a mezzanotte, ho guardato la casa, che era piuttosto in di­sordine…

 dopo che centinaia di persone sono. venute a farci visita, a consolarci,

e ho detto, eh sì, adesso ci vorrebbe Uri per aiutare a siste­mare.

Eri il sinistroide del tuo battaglione, ma eri rispettato, perché mantenevi le tue posizioni senza rinunciare ai tuoi doveri militari.

Ri­cordo che mi hai raccontato della tua «politica dei posti di blocco», perché anche tu sei stato non poco ai ­posti di blocco.

Dicevi che se c’era un bambino nell’auto che avevi fermato,

innanzi tutto cer­cavi di tranquilliz­zarlo e di farlo ride­re.

E ricordavi a te stesso che quel bambino aveva più o meno l’età di Ruti e quanta paura aveva di te e quan­to ti odiava, e a ra­gione.

Eppure fa­cevi di tutto per rendergli più facili quei momenti tre­mendi,

compien­do al tempo stesso il tuo dovere, senza, compromessi.

Quando sei par­tito per il Libano la mamma ha detto che la cosa che te­meva di più era la tua «sindrome di Elifelet».

Avevamo  molta paura che, come l’Elifelet della canzone, anche tu saresti cor­so dritto in mezzo al fuoco…

 per  salvare  un ferito, che saresti stato il primo a offrirti volontario per por­tare il rifornimento-di  munizioni ­esaurite  da tempo.

E lassù, in Libano, in quella dura guerra, ti   saresti comportato come hai fatto per tutta la vita,

a casa, a scuola e du­rante il servizio militare,

offrendo­ti di rinunciare a una licenza per­ché un altro soldato aveva più biso­gno di te,

o perché a casa di quel­l’altro c’era una situazione più dif­ficile.

Eri per me figlio e amico.Ed era lo stesso per la mamma.

La nostra anima è legata alla tua.

Vivevi in pa­ce con te stesso, eri una persona con cui è bello stare.

Non sono nemmeno capace di dire ad alta voce quanto tu fossi per me ,qualcuno con cui correre.

Ogniqualvol­ta arrivavi in licenza dicevi: vieni papà, parliamo.

Di solito andavamo a un ristorante, a sedere e a par­lare.

Mi raccontavi così tanto, Uri,  ed ero orgoglioso di avere l’ onore di essere il tuo confidente,

che uno come te avesse scelto me.

Ricordo quanto fossi indeciso una volta se punire un soldato in seguito a un’infrazione disciplina­re.

Quanto per te quella decisione fosse sofferta perché avrebbe sca­tenato la rabbia dei tuoi sottoposti e degli altri comandanti,

molto più indulgenti dite riguardo a certe in­frazioni.

E infatti, punire quel soldato ti è costato molto da un punto di vista dei rapporti umani …

ma pro­prio quell’ episodio si è trasformato in una delle storie cardinali dell’intero battaglione,

che ha stabilito certe norme di com­portamento e di rispetto delle regole.

E nella tua ultima li­cenza mi hai raccon­tato, con timido or­goglio,

che il coman­dante del battaglio­ne, durante una conversazione con alcu­ni nuovi ufficiali,

ha portato la tua deci­sione come esempio di un giusto compor­tamento del comandante.

Hai illuminato la nostra vita, Uri  .Io e la mamma ti abbiamo cresciuto con amore.

Era così facile volerti bene, con tutto il cuore, e so che anche tu sei stato bene.Che la tua breve vita è  sta­ta bella.

Spero di es­sere stato un padre degno di un figlio co­me te.

Ma so che es­sere il figlio di Michal (la moglie di David Grossman ndr)

vuoi dire crescere con ge­nerosità, grazia e amore infiniti, e tu. hai ricevuto tutto  questo.

Lo hai rice­vuto in abbondanza, e hai saputo apprez­zarlo ,

hai saputo rin­graziare, e nIente di quello che hai ricevuto era sconta­to per te.

In questo momento non dico nulla della guerra in cui sei rimasto ucciso..

noi..la nostra .famiglia,l’abbiamo già persa.

Israele ora si farà un esame di coscienza,

noi ci chiuderemo nel nostro dolore, attorniati dai nostri buoni amici,

circondati dall’amore immenso di tanta gente, che per la maggior parte non conosciamo,

e che io ringrazio per l’ illimitato sostegno.

Vorrei che sapessimo dare gli uni agli altri questo amore e questa solidarietà anche in altri momenti.

E’ forse questa la nostra risorsa nazionale più particolare.

Vorrei che potessimo essere più sensibili gli uni, nei confronti degli altri.

Che potessimo salvare noi stéssi ora, proprio .all’ultimo momento, perché ci attendono tempi durissimi.

Vorrei dire ancora qualche parola.Uri era un ragazzo molto israeliano.

Anche il suo nome è molto israéliano, ebreo.

Uri era il compendio dell’israelia­nità come io la vorrei, vedere.

Un’israelia­nità ormai quasi di­menticata.

Spesso considerata alla stregua di una curiosità.

Talvolta, guardandolo, pensavo che fosse un ragazzo un po’ anacronistico.

Lui e Yonatan e Ruti.Bambini degli anni cinquanta.Uri, con la sua totale onestà

e il suo assumersi la re­sponsabilità per tut­to quello che gli suc­cedeva intorno.

Uri sempre in “prima fila”, su cui poter contare.

Uri con la sua profonda sensibilità  verso ogni sofferenza, ogni torto .

E capa­ce di compassione.

Una parola che mi fa­ceva pensare a lui ogni qualvolta mi ve­niva in mente . .

Era un ragazzo con dei valori, parola molto logorata e schernita negli ulti­mi anni.

Nel nostro mondo a pezzi e cru­dele e cinico

non è “tosto” avere dei va­lori..

o essere umani…

o sensibili al malessere del prossimo, anche se quel prossimo è il tuo nemico sul campo di battaglia.

Ma io ho imparato da Uri che si può e si deve essere sia l’uno che l’altro.

Che dobbiamo difendere noi stessi e la nostra anima.

Insistere dal preservarla dalla forza e da pensieri semplicistici,

dalla deturpazione del cinismo,

dalla volgarità del cuore e dal disprezzo degli altri,

che sono la vera, “grande maledizione”

 di chi vive in una area di tragedia come la nostra.

Uri aveva semplicemente il co­raggio di essere se stesso, sempre, in ogni situazione,

di trovare la sua voce precisa in tutto ciò che diceva e faceva,

ed era questo a protegger­lo dalla “contaminazione”,

“dalla de­turpazione e dal degrado dell’ani­ma”.

Uri era anche un ragazzo buffo, incredibilmente divertente e saga­ce

ed è impossibile parlare di lui senza riportare alcune sue “trova­te”.

Per esempio, quando aveva tredici anni, gli dissi:

immagina che tu e i tuoi figli un giorno potrete re­carvi nello spazio come oggi si va in Europa.

E lui rispose sorridendo: “Lo spazio non mi attira molto, si può trovare tutto sulla terra”.

O un’altra volta,mentre viaggiavamo in automobile,

io e Michal parlavamo di un nuovo libro che aveva suscitato molto interesse e nominavamo scrittori e critici,

Uri, che allora aveva nove anni, ci ri­chiamò dal sedile posteriore:

“Ehi, voi, elitisti, vi prego di notare che qui dietro c’è un piccolo sempli­ciotto che non capisce niente diquello che dite!”

O per esempio Uri, a cui piaceva­no molto i fichi, con un fico secco in mano:

“Di’ un po’, i fichi secchi so­no quelli che hanno commesso peccato nella loro vita preceden­te?”

O ancora, una volta che ero in­deciso se accettare un invito in Giappone:

“Come puoi non andare? Sai cosa vuoi dire essere nell’unico Paese in cui non ci sono turisti giapponesi?” .

Cari amici, nella notte tra sabato e domenica, alle tre meno venti, hanno suonato alla nostra porta.

Al citofono hanno detto di essere “gli ufficiali civici”

Sono andato ad aprire e ho pensato,. ecco, la vita è fi­nita.

Cinque ore dopo quando io e MiChal siamo entrati nella camera  di Rutie

l’abbiamo svegliata per darle la terribile notizia.Ruti, dopo il primo pianto, ha detto:

“Ma noi vivremo, vero? Vivremo come prima…io voglio conti­nuare a cantare nel coro,

a ridere come sempre, a impara­re a suonare la chi­tarra.”

Noi l’abbia­mo abbracciata e le abbiamo detto che vIvremo.

E Ruti ha anche detto: che terzetto stupendo eravamo, Yonatan, Uri e io.

E siete davvero stupendi. E anche le coppie all’inter­no del terzetto.

Yo­natan, tu e Uri non eravate solo fratelli

ma amici, nel cuo­re e nell’anima.

Avevate un mondo vostro e un vostro linguaggio privato e un vostro senso dell’umorismo.

Ruti… Uri ti voleva un bene dell’anima..con quanta te­nerezza si rivolgeva a te.

Ricordo la sua ultima telefo­nata,

dopo aver espresso la sua feli­cità per la procla­mazione all’Onu del cessate il fuoco

ha insistito per parlare con te.

E tu hai pianto, dopo.Come se già sapessi…

La nostra vita non è finita.Ab­biamo solo subito un colpo durissimo.

Troveremo la forza per sop­portarlo dentro di noi, nel nostro stare insieme, io, MiChal,  e i nostri figli

e anche il nonno e le nonne, che amavano Uri con tutto il cuore –

«Neshuma», lo chiamavano, perché era tutto Neshamà, anima ,,,

(………………..)

Aveva forze che ci basteranno per tantissimi anni.

La luce che proiettava di vita, di vigore, di in­nocenza  e di amore…

 era tanto in­tensa che continuerà a illuminarci anche dopo che l’astro che la pro­duceva si è spento.

Amore nostro, abbiamo avuto il grande privilegio di stare con te.­Grazie per ogni momento che- sei stato con noi.Papà, mamma, Yonatan e Ruti.

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I fatti di cronaca attuali..
riguardanti le  imprese dei “nostri sceriffi John Waine” (per ora..ancor..limitate..)

dovrebberero, obbiettivamente richiedere,

sia pur  se meno urgenti..

una presa di posizione…

da parte del  Rabbino capo della   Comunità ebraica ..italiana..(Riccardo Di Segni) ( Comunità…tristemente “depositaria” …del dolore perpetrato dai “Rastrellamenti Italiani”..)

purtroppo…vien da pensare..che sia… in altre faccende affaccendato..

 impegnato..come è..

a “fare convegni” sulle “Leggi Noachiche”…

dato che  i Massoni..non le conoscono….

http://www.ccsg.it/radio/massoneriadisegni.rm
(per vedere il filmato..ci vuole Real Player)

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