Guantanamo addio!!   Leave a comment


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La decisione presa da Barak Obama di chiudere Guantanamo ..sta suscitando critiche da parte di taluni.. 

Il Foglio..in Italia riporta:

“ Era a Guantanamo, ora è il capo di al Qaida protetto dallo Yemen .

Obama annuncia la chiusura del carcere a Cuba, ma ancora non sa che cosa fare.

62 rilasciati sono tornati al jihad “

Non ho stima per Giuliano Ferrara.. 

Guantanamo addio

(Carla Reschia-La Stampa.it)

Ora qualcuno dirà che gli Usa saranno meno sicuri.

Ma cosa diventa uno stato che si abbassa ai sistemi di chi vuole combattere? Pro (assai di rado) e contro (quasi sempre) il carcere “speciale” di Guantanamo si è detto parecchio. E ora, se davvero come pare chiuderà, arriverà qualcuno a spiegarci che è un regalo al terrorismo internazionale. 

A dispetto delle liste, documentabili, di poveri cristi finitici per caso o per errore,

a dispetto degli attentati proseguiti senza sosta in ogni parte del globo, 

c’è chi si ostina a credere che i registi del terrore siano tutti custoditi lì,

in pigiama arancio e che questo ci renda più sicuri.

Personalmente trovo Guantanamo, la sua sola idea, un abominio.

Faccio parte di quella schiera di ingenui idealisti convinta che i “buoni” debbano essere tali davvero,

o almeno abbastanza buoni,

e che nel momento in cui adottano sistemi e metodi identici

a chi combattono la differenza tra le due parti si assottigli in modo preoccupante. 

E ogni “successo” ottenuto così sia una sconfitta della civiltà.   

Come dice Obama:

«i principi fissati dalla Costituzione devono essere rispettati non solo quando è facile, ma anche quando la situazione è dura».  Sarebbe bello tornare ad avere almeno un po’ di fiducia nell’America, chissà. 
Dal sito di Amnesty riprendo i “no” a Guantanamo espressi da personaggi per motivi diversi al di sopra di ogni sospetto di connivenza con i terroristi. Ora finalmente sono stati ascoltati.  Un’indagine dimostra l’arresto e la detenzione di personaggi secondari o del tutto estranei al terrorismoA Guantanamo, e in Afghanistan, gli Stati Uniti hanno imprigionato decine e forse centinaia di persone senza colpa. Non è una novità, lo dicono in molti, e da tempo.  

Ma fa impressione che a dirlo stavolta siano giornalisti americani della catena  

McClatchy, la stessa che nei mesi dell’invasione dell’Iraq fu l’unica negli Usa a sbugiardare la Casa Bianca sulle armi di distruzione di massa.
L’inchiesta a cui hanno lavorato per otto mesi Tom Lasseter e Matthew Schofield

ha confermato le accuse di abusi rivolte ai carcerieri dalle organizzazioni per i diritti umani. 

Ma fin qui sarebbe ancora nulla.

Secondo una certa  scuola americana e alcuni suoi simpatizzanti,

i diritti umani sono materia meno cogente quando si parla di terroristi sanguinari,

di gente che vuole farci saltare tutti per aria. Può essere opinabile, ma ha una sua logica.

Peccato che qui si parli di contadini afghani senza arte nè parte,

di criminali comuni o, se va bene, di pesci molto piccoli.

Il risultato, secondo Lasseter e Schofield, è il seguente:

«Gli Stati uniti hanno permesso ai militanti islamici di trasformare le basi prigione in altrettanti laboratori della jihad», perché «molti, arrivati senza particolari posizioni ideologiche, sono tornati in patria molto più estremisti di prima. Guantanamo per loro è diventata una scuola per la Guerra Santa».
Parlano con cognizione di causa, dopo aver intervistato 66 detenuti rilasciati, una quindicina di funzionari locali in undici paesi dalla Gran Bretagna al Pakistan ma soprattutto in Afghanistan e esperti del governo federale americano.

Non solo la maggior parte degli ex prigionieri erano comunque di basso profilo o addirittura estranei al terrorismo, ma almeno sette di loro lavoravano per il governo afghano sostenuto dagli americani al momento dell’arresto.

Lungi dall’essere «il peggio del peggio», come li aveva descritti l’amministrazione Bush,

molti di loro erano finiti dietro le sbarre sulla base di prove inconsistenti o inventate,

di vendette personali o di una delazione comprata a colpi di incentivi finanziari

reclamizzati dai volantini diffusi dalle forze armate Usa. 

Addirittura uno di questi detenuti, Mohammed Akhtiar, catturato nel 2003 in Afghanistan

e rinchiuso per tre anni a Guantanamo con l’accusa di essere coinvolto nel lancio di razzi contro le truppe Usa,

era in realtà «un amico del governo Karzai» secondo una fonte del’intelligence afghana.

Imprigionato sulla base di false informazioni che gli insorti facevano arrivare alle autorità militari americane,

Akhtiar era diventato bersaglio degli islamici detenuti con lui nella base, che gli davano regolarmente dell«’infedele» e lo prendevano a botte.
La settimana scorsa la Corte suprema statunitense ha stabilito che i 270 detenuti tuttora rinchiusi a Guantanamo godono di diritti civili e hanno quindi diritto di avere, da un tribunale ordinario, un regolare atto d’accusa.  

Una decisione festeggiata da Amnesty, che nell’occasione ha ricordato i numeri di Guantanamo

775: sono le persone rinchiuse a Guantanamo dall’11 gennaio 2002. 

10: i prigionieri che prima di essere trasferiti a Guantanamo sono stati presi in custodia da altri Paesi

senza alcun procedimento giudiziario.

L’elenco comprende Afghanistan, Bosnia ed Erzegovina, Egitto, Gambia, Indonesia, Mauritania, Pakistan, Tailandia, Emirati Arabi Uniti e Zambia. 
 

17: sono i detenuti che erano minori di 18 anni al momento del loro trasferimento al centro di detenzione; 4 di loro si trovano ancora nel carcere di massima sicurezza. 

345: sono i detenuti che sono stati trasferiti dal carcere militare di Cuba in altri Paesi tra i quali, Afghanistan, Albania, Bahrain, Belgio, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Maldive, Marocco, Pakistan, Russia, Arabia Saudita, Spagna, Svezia, Sudan, Tagikistan, Turchia, Uganda, Regno Unito e Yemen.

10: i prigionieri incriminati per consentire che comparissero di fronte a commissioni militari giudicate illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti. 

558: i casi di detenuti riesaminati tra agosto 2004 e marzo 2005 dal Tribunale Usa per la Revisione dello Status di Combattente (Csrt).

Di questi, 520 sono stati giudicati combattenti nemici e quindi non hanno potuto avere assistenza legale

nè conoscere le prove segrete utilizzate dal Csrt,

che può fare affidamento su prove estorte con la forza.

40: i tentativi di suicidio, di cui 3 portati a compimento nel giugno 2006. 

200: i detenuti che hanno intrapreso scioperi della fame per protestare contro le condizioni di detenzione. 

14: i detenuti che nel settembre 2006 sono stati trasferiti a Guantanamo dopo aver trascorso 4 anni e mezzo in totale isolamento sotto custodia segreta della Cia.

Per contro nessun prigioniero di Guantanamo è mai comparso di fronte a un tribunale ordinario degli Stati Uniti.

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C’è poi..un’altra questione ancora più importante da ponderare..

Mettetevi per un attimo.. nei panni di un talebano  o di un irakeno che ha visto il proprio paese  invaso e distrutto dal Terrorismo di Stato americano..perché l’attentato dell’11 Settembre …

altro non è stato che “inside job”..un auto attentato..

la scusa  per invadere l’Afganistan e l’Iraq a motivo dei propri interessi petroliferi.. Non aveva forse il diritto..questo individuo.. di prendere le armi e difendersi?  Da noi ..una volta si chiamavano partigiani !! 

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Speriamo che il coraggio di Obama non si fermi a Guantanamo..ma permetta una nuova Commissione d’inchiesta

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