Archivio per gennaio 2009

Su Gaza, bombe al fosforo bianco   Leave a comment


fosforo-bianco.jpg

Su Gaza, bombe al fosforo bianco – 23/01/09di Simcha Leventhal * 

Ho servito come artigliere nella divisione M109 dell’esercito israeliano

dal 2000 al 2003 e sono stato addestrato

a utilizzare le armi che Israele sta usando a Gaza.

So per certo che le morti di civili palestinesi

non sono una sfortunata disgrazia ma una conseguenza calcolata.

 Le bombe che l’esercito israeliano ha usato a Gaza uccidono chiunque si trovi in un raggio di 50 metri dall’esplosione e feriscono con ogni probabilità chiunque si trovi a 200 metri.  

Consapevoli dell’impatto di queste armi, le gerarchie militari impediscono il loro uso, anche in combattimento, a meno di 350 metri di distanza dai propri soldati (250 metri, se questi soldati si trovano in veicoli corazzati).

Testimonianze e fotografie da Gaza non lasciano spazio a dubbi: l’esercito israeliano ha usato in questa operazione bombe al fosforo bianco, che facevano parte dell’arsenale quando anche io servivo nell’esercito.  

Il diritto internazionale proibisce il loro uso in aree urbane densamente popolate a causa delle violente bruciature che provocano:

la bomba esplode alcune decine di metri prima di toccare il suolo, in modo da aumentarne gli effetti, e manda 116 schegge infiammate di fosforo in un’area di più di 250 metri.  

Durante il nostro addestramento, i comandanti ci hanno detto di non chiamare queste armi «fosforo bianco», ma «fumo esplosivo» perché il diritto internazionale ne vietava l’uso.

Dall’inizio dell’incursione, ho guardato le notizie con rabbia e sgomento.  Sono sconvolto dal fatto che soldati del mio paese sparino artiglieria pesante su una città densamente popolata, e che usino munizioni al fosforo bianco.

Forse i nostri grandi scrittori non sanno come funzionano queste armi, ma sicuramente lo sanno le nostre gerarchie militari.

1300 palestinesi sono morti dall’inizio dell’attacco e più di 5000 sono rimasti feriti. Secondo le stime più ottimiste, più della metà dei palestinesi uccisi erano civili presi tra il fuoco incrociato, e centinaia di loro erano bambini.

I nostri dirigenti, consapevoli delle conseguenze della strategia di guerra da loro adottata, sostengono cinicamente che ognuna di quelle morti è stata un disgraziato incidente.

Voglio essere chiaro: non c’è stato alcun incidente.  

Coloro che decidono di usare artiglieria pesante e fosforo bianco in una delle aree urbane più densamente popolate del mondo sanno perfettamente, come anche io sapevo, che molte persone innocenti sono destinate a morire.

Poiché conoscevano in anticipo i prevedibili risultati della loro strategia di guerra, le morti civili a Gaza di questo mese non possono essere definite onestamente un disgraziato incidente.Questo mese, ho assistito all’ulteriore erosione della statura morale del mio esercito e della mia società.  Una condotta morale richiede che non solo si annunci la propria volontà di non colpire i civili, ma che si adotti una strategia di combattimento conseguente.

Usare artiglieria pesante e fosforo bianco in un’area urbana densamente popolata e sostenere poi che i civili sono stati uccisi per errore è oltraggioso e immorale. 

* L’autore è un veterano dei corpi di artiglieria dell’esercito israeliano e membro fondatore di Breaking the Silence

L’Imperativo Geostrategico della “Grande Israele”   Leave a comment


greater-israel-map5.jpg

“The process of national revival of the Jewish people is irreversible and has its internal logic. 

“Il processo di rinascita nazionale del popolo ebraico è irreversibile e ha la sua logica interna.

We shall have no peace as long as the whole territory of the Country of Israel will not return under Jewish control.

Noi non avremo pace finché tutto il territorio del Paese di Israele non ritorni sotto il controllo ebraico. This might sound too hard, but such is the logic of history.

Questo può sembrare troppo difficile, ma questa è la logica della storia.

The war on the Holy Land has been already fought for four thousand years and the end cannot be seen. La guerra in Terra Santa è già stata combattuta per quattromila  anni e il finale non è ancora visibile

. A stable peace will come only then, when Israel will return to itself all its historical lands, and will thus control both the Suez and the Ormudz channel.

Una pace stabile sarà solo allora, quando Israele tornerà a sé tutte le sue storiche terre, e quindi sia il controllo di Suez e il canale Ormudz.

The state will find at last its geostrategic completeness.

Lo stato troverà finalmente la sua completezza geostrategica.

We must remember that Iraqi oil fields too are located on the Jewish land.

Dobbiamo ricordare che i campi petroliferi iracheni si trovano anche sul terreno del popolo ebraico. This may seem utopia to many now – but an even greater utopia seemed a hundred years ago the revival of the Jewish state…If you want it, this will not not be a fairy tale”

Questo può sembrare un’utopia per molti oggi -, ma ancor più utopia sembrava un centinaio di anni fa, la rinascita dello Stato ebraico … Se  lo vorrete, questo non sarà una favola ”

Rabbi Avrom Shmulevic of the Bead Artzein (“For the Homeland”) Movement. –

Rabbi Avrom Shmulevic del Bead Artzein (“For the Homeland”) Movement.

SOURCE: London Times, 5 May 2006, titled, Truth in Mapping

FONTE: London Times, 5 maggio 2006, dal titolo, in verità Mapping  

palestine_olmert_plan_maps.jpg

“Jewish villages were built in the place of Arab villages. You do not even know the names of these Arab villages, and I do not blame you because geography books no longer exist. Not only do the books not exist, the Arab villages are not there either. Nahlal arose in the place of Mahlul; Kibbutz Gvat in the place of Jibta; Kibbutz Sarid in the place of Huneifis; and Kefar Yehushua in the place of Tal al-Shuman. There is not a single place built in this country that did not have a former Arab population.”

“I Villaggi ebraici sono stati costruiti nel luogo di villaggi arabi.Lei non conoscerà mai  i nomi di questi villaggi arabi, e non le dò la colpa perché nei  manuali di geografia non esistono più. Non solo nei i libri non esistono, i villaggi arabi non ci  sono comunque. Nahlal è sorto nel luogo di Mahlul; Kibbutz Gvat nel posto di Jibta; kibbutz Sarid nel posto di Huneifis e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non vi è un solo luogo  costruito in questo paese che non sia di  un ex popolazione araba “.
 

 David Ben Gurion, quoted in The Jewish Paradox, by Nahum Goldmann, Weidenfeld and Nicolson, 1978, p. 99    

“We must expel Arabs and take their places.”
 David Ben Gurion, 1937, Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985.

“Let us not ignore the truth among ourselves … politically we are the aggressors and they defend themselves…

The country is theirs, because they inhabit it, whereas we want to come here and settle down, and in their view we want to take away from them their country.”
— David Ben Gurion, quoted on pp 91-2 of Chomsky’s Fateful Triangle, which appears in Simha Flapan’s “Zionism and the Palestinians pp 141-2 citing a 1938 speech
“We walked outside, Ben-Gurion accompanying us. Allon repeated his question, What is to be done with the Palestinian population?’ Ben-Gurion waved his hand in a gesture which said ‘Drive them out!”
— Yitzhak Rabin, leaked censored version of Rabin memoirs, published in the New York Times, 23 October 1979.
“Israel should have exploited the repression of the demonstrations in China, when world attention focused on that country, to carry out mass expulsions among the Arabs of the territories.”
— Benyamin Netanyahu, then Israeli Deputy Foreign Minister, former Prime Minister of Israel, speaking to students at Bar Ilan University, from the Israeli journal Hotam, November 24, 1989.
“It is the duty of Israeli leaders to explain to public opinion, clearly and courageously, a certain number of facts that are forgotten with time. The first of these is that there is no Zionism, colonialization, or Jewish State without the eviction of the Arabs and the expropriation of their lands.”
— Ariel Sharon, Israeli Foreign Minister, addressing a meeting of militants from the extreme right-wing Tsomet Party, Agence France Presse, November 15, 1998.
“Everybody has to move, run and grab as many (Palestinian) hilltops as they can to enlarge the (Jewish) settlements because everything we take now will stay ours…Everything we don’t grab will go to them.”
— Ariel Sharon, Israeli Foreign Minister, addressing a meeting of the Tsomet Party, Agence France Presse, Nov. 15, 1998.
“Israel may have the right to put others on trial, but certainly no one has the right to put the Jewish people and the State of Israel on trial.”
— Israeli Prime Minister Ariel Sharon, 25 March, 2001 quoted in BBC News Online
 

Pubblicato 24 gennaio 2009 da sorriso47 in Attualità, giornalisti, Popoli e politiche, Scuola

Unusually Large U.S. Weapons Shipment to Israel   Leave a comment


Unusually Large U.S. Weapons Shipment to Israel: Are the US and Israel Planning a Broader Middle East War?A very large delivery of  US weaponry to Israel consisting of 3,000 tons of “ammunition” is scheduled to sail to Israel. The size and nature of the shipments are described as “unusual”: “Shipping 3,000-odd tons of ammunition in one go is a lot,” one broker said, on condition of anonymity. “This (kind of request) is pretty rare and we haven’t seen much of it quoted in the market over the years,” he added.“Shipping brokers in London who have specialized in moving arms for the British and U.S. military in the past said such ship charters to Israel were rare. (Reuters, Jan 10, 2009) The Pentagon has entrusted a Greek merchant shipping company to deliver the weapons to Israel:  “The U.S. is seeking to hire a merchant ship to deliver hundreds of tons of arms to Israel from Greece later this month, tender documents seen by Reuters show.The U.S. Navy’s Military Sealift Command (MSC) said the ship was to carry 325 standard 20-foot containers of what is listed as “ammunition” on two separate journeys from the Greek port of Astakos to the Israeli port of Ashdod in mid-to-late January. A “hazardous material” designation on the manifest mentions explosive substances and detonators, but no other details were given.(Ibid) It is worth noting that a similar unusually large shipment of  US ordinance to Israel was scheduled in early December:  “Tender documents indicate that the German ship hired by the US in early December also carried a massive cargo of weapons that weighed over 2.6 million kg [2600 tons] and filled up to 989 standard 20-foot containers to Ashdod from North Carolina.” (Press TV, 10 Jan 2009)Are These Large Shipments of Ordinance Connected to the Invasion of Gaza?The request by the Pentagon to transport ordinance in a commercial vessel, according to Reuters, was made on December 31, 4 days after the commencement of the aerial bombings of Gaza by F16 Fighter jets. Analysts have hastily concluded, without evidence, that the 2 shipments of “ammunition” were intended to supply Israel’s armed forces in support of its military invasion of Gaza.“A senior military analyst in London who declined to be named said that, because of the timing, the shipments could be “irregular” and linked to the Gaza offensive.” (Reuters, January 10, 2009)These reports are mistaken. Delivery of ordinance always precedes the onslaught of a military operation. The ordinance required under “Operation Cast Lead” was decided upon in June 2008. Further to Tel Aviv’s request under the US military aid program to Israel, the U.S. Congress approved in September 2008 the transfer of 1,000 bunker-buster high precision GPS-guided Small Diameter Guided Bomb Units 39 (GBU-39).

The GBU 39 smart bombs produced by Boeing were delivered to Israel in November. They were used in the initial air raids on Gaza: “…The Israel Air Force has used the new lightweight GBU-39 Small Diameter Bomb acquired from the USA, in the recent attacks in Gaza. The [Jerusalem] Post mentioned the new weapons ordered last September having arrived last month [November], and already put to action with the IAF fighters. These weapons could have been deployed by the Boeing/IAF F-15Is, since sofar SDB is cleared for use only with this type of aircraft.It is highly unlikely that the bulk of the weaponry included in these two large shipments, scheduled to arrive in Israel in late January, is intended to be used in Israel’s military operation in Gaza. The GBU-39 is lightweight (130 kg). The entire shipment of GBU 39s (1000 units) would be of the order of a modest 130 tons. In other words, the specifications of the GBU 39 do not match the description of the “unusually large” and  “heavy” shipment of ordinance. 

Escalation ScenarioThe shipment ordered on December 31 is of the order of 3000 tons, an unusually large and heavy cargo of “ammunition” pointing to the transfer of heavy weaponry to Israel. According to US military statements, the ordinance is for stockpiling, to be used “at short notice” in the eventuality of a conflict: “This previously scheduled shipment is routine and not in support of the current situation in Gaza. …The U.S. military pre-positions stockpiles in some countries in case it needs supplies at short notice.” (Reuters, 10 Jan 2009, emphasis added)Whatever the nature of these large weapons shipments, they are intended for use in a future military operation in the Middle East. Since the launching of the Theater Iran Near Term Operation Operation (TIRANNT) in May 2003, an escalation scenario involving military action directed against Iran and Syria has been envisaged. TIRANNT was followed by a series of military plans pertaining to Iran. Numerous official statements and US military documents have pointed to an expanded Middle East war.What these shipments suggest is that the “escalation scenario” not only prevails, but has reached a more active stage in the process of US-Israeli military planning. Whether these weapons will be used or not is not known. The central question, in this regard, is whether the Gaza invasion is part of a broader military adventure directed against Lebanon, Syria and Iran, in which heavier weaponry including US made bunker buster bombs will be used. History of US Weapons Shipments to Israel The stockpiling of US made bunker buster bombs by Israel has been ongoing since 2005:  “The United States will sell Israel nearly 5,000 smart bombs in one of the largest weapons deals between the allies in years.Among the bombs the [Israeli] air force will get are 500 one-ton bunker busters that can penetrate two-meter-thick cement walls; 2,500 regular one-ton bombs; 1,000 half-ton bombs; and 500 quarter-ton bombs. The bombs Israel is acquiring include airborne versions, guidance units, training bombs and detonators. They are guided by an existing Israeli satellite used by the military.The sale will augment existing Israeli supplies of smart bombs. The Pentagon told Congress that the bombs are meant to maintain Israel’s qualitative advantage [against Iran], and advance U.S. strategic and tactical interests.” (Jewish Virtual Library: September 21-22, 2004, Haaretz / Jerusalem Post.)The actual shipments of US made bunker buster bombs started in 2005. The US approved in April 2005, the delivery of:  some 5,000  “smart air launched weapons” including some 500 BLU 109 ‘bunker-buster bombs.  The (uranium coated) munitions are said to be more than ‘adequate to address the full range of Iranian targets, with the possible exception of the buried facility at Natanz, which may require the [more powerful] BLU-113 bunker buster [a variant of the GBU 28]'” (See Michel Chossudovsky, Planned US-Israeli Nuclear Attack on Iran, Global Research, May 1, 2005)The BLU-109 is smaller than the GBU 28. “It  is a 2,000lbs warhead that can be used in combination with a GPS guidance kit […], and can penetrate up to 15 feet of fortified concrete.” (See F16.net)In 2006 at the height of the Lebanon War in August 2006, a major shipment of the 2.2 ton GBU 28 bombs, according to the New York Times, was dispatched to Israel. The GBU 28 is produced by Raytheon. It was used against Iraq in the 1991 Gulf War, has the the capability of penetrating some 20 feet of reinforced concrete. (Haaretz, 9 Nov 2008)  In contrast to the GBU 39 smart bombs (130 kg) used against Gaza, each GBU-28 weighs a hefty 2.2 tons.  “The Guided Bomb Unit-28 (GBU-28) is a special weapon developed for penetrating hardened Iraqi command centers located deep underground. The GBU-28 is a 5,000-pound laser-guided conventional munition that uses a 4,400-pound penetrating warhead.” Federation of American Scientists(For a visual depiction see  “Bob Sherman, How the GBU-28 works”, USA Today on-line.).   GBU-28Video of GBU 28 on UTubeThe recent unusually large shipments of weaponry to Israel are part of the 2004 agreement between Washington and Tel Aviv, financed by US military aid to Israel. As mentioned above, there is a history of delivery of bunker buster bombs (including the GBU 28), going back to 2005. While the nature and composition of these recent weapons shipments to Israel are not known, one suspects that they include the heavier version of the bunker buster bombs including the GBU-28. In this regard, it is worth noting that last Summer, Israel requested the Pentagon to deliver GBU-28 bunker buster bombs. The stated purpose was to use them in the eventuality of a military operation directed against Iran. In September 2008, according to US and Israeli press reports quoting Pentagon officials, Tel Aviv’s request was turned down. According to the reports, Washington categorically refused to deliver the shipment of GBU 28 bunker buster bombs, to be used to attack Iran’s nuclear facilities. “Instead” Washington accepted to deliver the lightweight GBU-39 for use against Gaza. The U.S. had “rejected an Israeli request for military equipment and support that would improve Israel’s ability to attack Iran’s nuclear facilities.”The Americans viewed [Israel’s] request, which was transmitted (and rejected) at the highest level, as a sign that Israel is in the advanced stages of preparations to attack Iran. They therefore warned Israel against attacking, saying such a strike would undermine American interests. They also demanded that Israel give them prior notice if it nevertheless decided to strike Iran. In early September, Haaretz reported that the request had included GBU-28 “bunker-buster” bombs.In mid-September, the U.S. agreed instead to sell Israel 1000 GBU-39 “bunker buster” bombs which Israeli military experts said “could provide a powerful new weapon” in Gaza, AP reported.So: when Israel requested weapons that the U.S. expected would be used for bombing Iran, the U.S. said no, and added explicitly that it did not want to see an Israeli attack on Iran. And there was no Israeli attack on Iran. (Defense Update.com, December 2008)Media DisinformationThe official statements and press reports are bogus. Israel and the US have always acted in close coordination. Washington does not “demand that Israel give them prior notice” of a military operation:The report in Haaretz suggests that the Bush Administration was adamant and did not want the Israelis to attack Iran. In fact, the reports suggested that the US would shoot down Israeli planes, if they tried to attack Iran:“Air-space authorization: An attack on Iran would apparently require passage through Iraqi air space. For this to occur, an air corridor would be needed that Israeli fighter jets could cross without being targeted by American planes or anti-aircraft missiles. The Americans also turned down this request. According to one account, to avoid the issue, the Americans told the Israelis to ask Iraqi Prime Minister Nuri al-Maliki for permission, along the lines of “If you want, coordinate with him.” (Haaretz Nov 9, 2008) This Israeli report is misleading. Israel is America’s ally. Military operations are closely coordinated. Israel does not act without Washington’s approval and the US does not shoot down the planes of its closest ally.   The Nature and Composition of  the Recent US Weapons Shipments to IsraelThese unusually large shipments of ordinance would normally require Congressional approval.  To our knowledge, there is no public record of approval of the unusually large shipments of heavy “ammunition” to Israel. The nature and composition of the shipments are not known. Was Israel’s request for the delivery of the 2.2 ton GBU 28 accepted by Washington, bypassing the US Congress? Are GBU 28 bombs, each of which weighs 2.2 tons part of the 3000 ton shipments to Israel. Are tactical bunker buster mini-nuclear bombs included in Israel’s arsenal? These are questions to be raised in the US Congress.  The two shipments of “ammunition” are slated to arrive in Israel, respectively no later than the 25th and 31st of January. Secretary Robert Gates who remains at the helm of the Department of Defense ensures continuity in the military agenda.  Preparing for a Confrontation with Iran: Beefing Up Israel’s Missile Defense SystemIn early January, the Pentagon dispatched some 100 military personnel to Israel from US European Command (EUCOM) to assist Israel in setting up a new sophisticated X-band early warning radar system. This project is part of the military aid package to Israel approved by the Pentagon in September 2008:“The Israeli government requested the system to help defend against a potential missile attack from Iran. Defense Secretary Robert M. Gates signed off on the deployment order in mid-September. ….  Once fully operational, the system will be capable of tracking and identifying small objects at long distance and at very high altitude, including space, according to U.S. Missile Defense Agency officials. It also will integrate Israel’s missile defenses with the U.S. global missile detection network.“This will enable the Israelis to track medium- and long-range ballistic missiles multiple times better than their current radar allows them to,” Morrell said. “It will … more than double the range of Israel’s missile defense radars and increase its available engagement time.”This, he said, will greatly enhance Israel’s defensive capabilities. “There is a growing ballistic missile threat in the region, particularly from Iran,” Morrell said. “And no one in the region should feel more nervous about that threat than the Israelis. And they clearly do, and they have asked for our assistance.” (Defense Talk.com, January 6, 2009, emphasis added.)The new X-band radar system ‘permits an intercept soon after launch over enemy instead of friendly territory” (Sen. Joseph Azzolina, Protecting Israel from Iran’s missiles, Bayshore News, December 26, 2008). The X-band radar would “integrate Israel’s missile defenses with the U.S. global missile detection network, which includes satellites, Aegis ships on the Mediterranean, Persian Gulf and Red Sea, and land-based Patriot radars and interceptors.” (Ibid) What this means is that Washington calls the shots. The US rather than Israel would control the Air Defense system:  ”This is and will remain a U.S. radar system,’ Pentagon spokesman Geoff Morrell said. ‘So this is not something we are giving or selling to the Israelis and it is something that will likely require U.S. personnel on-site to operate.'” (Quoted in Israel National News, January 9, 2009, emphasis added).

In other words, the US military controls Israel’s Air Defense system, which is integrated into the US global missile defense system. Under these circumstances, Israel cannot launch a war against Iran without the consent of the US High Command. The large shipments of US ordinance, slated to arrive in Israel after the inauguration of Barack Obama as President of the United States and Commander in Chief are part of the broader program of US-Israeli military cooperation in relation to Iran. The reinforcement of Israel’s missile defenses combined with the large shipments of US weapons are part of an escalation scenario, which could lead the World under an Obama Administration into a broader Middle East war. New Cold War?There has been a military build on both sides. Iran has responded to the Israeli-US initiative, by beefing up it own missile defense system with the support of Russia. According to reports (December 21), Moscow and Tehran have been holding talks on the supply by Russia of “medium-range air defense systems – specifically, S-300 surface-to-air missile systems” (Asian Times, January 9, 2009 

Pubblicato 22 gennaio 2009 da sorriso47 in Attualità

rabbini fondamentalisti israeliani   Leave a comment


 

I rabbini israeliani a Olmert: anche se uccidi un milione di Palestinesi, non importa

18.1.2009  GAZA

(Palestinian Information Center) 

 

Un articolo pubblicato sabato 17 gennaio dal giornale saudita Al-Watan ha rivelato che i rabbini ebrei nell’entità sionista hanno proclamato un editto religioso che permette l’assassinio di donne e bambini palestinesi e assolve ogni Ebreo che commetta questi atti orribili.

Secondo il giornale, i rabbini ritengono che i massacri israeliani nella Striscia di Gaza siano in linea con gli insegnamenti ebraici che considerano queste uccisioni come “punizioni di massa dei nemici”.

Il giornale aggiunge anche che uno dei rabbini ha espresso l’opinione che non vi sarebbe nessun problema nello sterminare il popolo palestinese, anche se un milione o più di loro venisse ucciso per mano delle truppe di occupazione.

Il giornale segnala che, citando versi dal Libro della Genesi, il rabbino ebreo Mordechai Elyaho – riferimento della corrente religiosa popolare nell’entità sionista – ha inviato al premier uscente Ehud Olmert una lettera settimanale contenente articoli che permettono agli Ebrei di mettere in pratica l’idea della punizione di massa contro i nemici, in accordo con l’etica della guerra nella Torah.

“Questa regola può essere applicata anche al caso di Gaza, in quanto tutti gli abitanti di Gaza sono responsabili, perché non fanno nulla per fermare il fuoco delle Brigate Al Qassam”, ha detto Elyaho nella sua lettera ad Olmert, sollecitandolo a continuare l’aggressione militare contro i Palestinesi perché “nuocere ai Palestinesi innocenti è una cosa legittima”.

E’ stato citato anche Yesrael Rozin, un altro rabbino fanatico,

che ha detto che la legge della Torah

autorizza l’uccisione di uomini, donne, anziani, neonati e animali (del nemico),

aggiunge inoltre il giornale.

Per parte sua, il rabbino Shlomo Elyaho ha sottolineato che

“Se noi uccidiamo 100 dei loro ma loro rifiutano di smetterla (di lanciare razzi), allora dovremmo ucciderne 1000; e se noi uccidiamo 1000 dei loro e loro non la smettono, allora dovremmo ucciderne 10.000 e dobbiamo continuare ad ucciderli anche se arrivano ad un milione, con tutto il tempo necessario per ucciderli.

I Salmi dicono: Io devo continuare a cacciare i miei nemici ed a fermarli, ed io non smetterò fino a che non li avrò completamente finiti”, ha detto il rabbino secondo il giornale.

(Traduzione a cura del Forum Palestina)

Pubblicato 21 gennaio 2009 da sorriso47 in Attualità

Gaza, la collina della vergogna   Leave a comment


“Contro di noi ogni sopruso”

dal nostro inviato GUIDO RAMPOLDI

La collina ha un nome mite: Hai el-Zaitun, il Posto delle Olive. Molteplice è l’origine della sua sfortuna. Hai el-Zaitun è alla periferia di Gaza, e dall’alto domina la città.

Ma non  di meno  questa posizione strategica è stata fatale ai suoi abitanti la coincidenza di interessi tra Hamas e il governo Olmert, poiché a entrambi una guerra conveniva.

In ogni caso, due settimane fa, nel pieno della battaglia di Gaza, ad Hai el-Zaitun trentacinque palestinesi sono stati uccisi dagli israeliani.

E le testimonianze dei sopravvissuti concordano: alcuni sono stati ammazzati a sangue freddo, quando si erano già arresi.

A Hai el-Zaitun vivevano i membri di un grande clan palestinese, i Samuni (Samooni secondo la trascrizione inglese).

Abitavano15 edifici di due o tre piani sparsi per un’area di circa tre ettari. Avevano olivi, orti, anatre, un allevamento di galline e una piccola moschea. I tank israeliani e la fanteria arrivarono lassù nei primi giorni di gennaio e si attestarono tra le case.

E’ probabile che uno o più Samuni abbiano sparato sui soldati.

Ma neppure questo giustificherebbe quel che accadde in seguito.

La collina adesso è immersa in un fetore di galline morte.

Sulla sabbia pressata dai cingoli dei carri armati si svolge da due giorni un andirivieni di sopravvissuti, impegnati a tentare di recuperare qualcosa dalle case, tutte colpite da pallottole e da granate, le più totalmente distrutte.

Atia Samuni, 47 anni, e suo figlio Ahmed, 4 anni, morirono in questa palazzina a tre piani, un edificio rudimentale di cemento nudo, con un tetto di lamiera, stanze senza porta e al piano terra, sabbia per pavimento. La moglie di Atia, Zeinat, non ricorda esattamente quale giorno fosse, probabilmente il 3 gennaio.

Gli israeliani spararono una granata contro la casa, distruggendone una parte. Poi entrarono all’interno.

Quasi tutti gli abitanti, venti in tutto, si era radunati in una stanza di tre metri per tre, con stuoie sulla sabbia. “Chi è il proprietario?, gridarono i soldati.

Allora mio marito avanzò con le mani alzate”, mi racconta Zeinat Samuni.

“Era sulla porta quando gli israeliani lo ammazzarono con una pallottola tra gli occhi. Cadde all’indietro, in questa stanza. Poi gli israeliani ci mitragliarono”.

Le pallottole ferirono cinque palestinesi, tra i quali i due figli di Zeinat Samuni: un neonato e Ahmed, il bambino di quattro anni.

“Li sentivamo ridere, mentre rovistavano nella stanza accanto, per rubare quel che avevamo. Quando diedero fuoco ai materassi, il fumo invase questa stanza e non riuscivamo a respirare.

In nome di tutti i libri sacri, li invocammo, lasciateci vivere, per pietà.

Infine ci puntarono le loro luci laser e ci ordinarono di spostarci nella cucina.

Fatemi prendere mio marito, dissi. Ma non vollero.

Più tardi accadde qualcosa che non so, perché uscirono dalla casa.

Provai a uscire anch’io, Ahmed perdeva molto sangue, ma i soldati presero a sparare fin quando non rientrai.

Allora chiamai la Croce Rossa, gli ospedali.

Mi dissero che non potevano mandare un’ambulanza, gli israeliani avevano già ammazzato due autisti.

Mio figlio morì di emorragia.

Vede quella striscia rossa sulla parete? Quello è il sangue del mio povero bambino”.

Secondo altre donne Samuni che trovo ad Hai al-Zaitun, almeno un altro palestinese sarebbe stato ammazzato a sangue freddo.

Quando ne raccontano, sono inarrestabili come un fiume in piena.

Si erano rifugiati in 80 in una palazzina prossima alle casa di Ahmed Samuni, quando gli israeliani ordinarono di uscire, prima con un razzo di avvertimento, poi con un altoparlante.

“Strappammo strisce di lenzuola bianche, e agitando quelle sulla testa uscimmo.

Gridavamo “Katàn, katàn”, bambini, e mostravamo i nostri figli.

Eppure ci spararono. Da quella casa, la vede?

Ammazzarono un uomo e ne ferirono altri due”.

Ricorre in questi racconti il saccheggio delle case.

I soldati trasformarono in “centro di interrogatorio” la casa di Assad al Samuni, 50 anni, poliziotto, e per primo interrogarono lui, disteso su assi poggiate su una branda, bendato e legato con manette di plastica.

Volevano sapere chi apparteneva ad Hamas, in quella zona.

Nel frattempo perquisirono la casa e trovarono il bottino – qualche oggetto d’oro e circa 4000 euro in dinari giordani – in un cassetto segreto dell’armadio. Rubarono anche gli 800 shekel che Mahmud al Samuni, 11 anni, aveva nascosto tra i vestiti. E questo ora indispone Mahmud molto più del fatto che quando andava in cucina, per prendere cibo per il resto della famiglia, aveva sempre un mitra puntato nella schiena: “Avevo impiegato un anno per metterli insieme, accidenti!”.

Hai al-Zaitùn è una Mi-Lai israeliana? Recitavano, quelle donne straziate dal dolore? Non è difficile verificare se questi racconti sono veri.

Israele sostiene che nell’offensiva mai il comportamento dei suoi soldati è stato disonorevole.

 

Però rifiuta per principio un’inchiesta internazionale (nel caso affidata alla Corte penale internazionale) e ignora i dettagliati rapporti dell’americana Human Rights Watch, la più attendibile organizzazione per i diritti umani.

 

Val la pena di rileggere un’indagine condotta da Hrw sulla penultima offensiva israeliana a Gaza, l’operazione Inverno Caldo, condotta a cavallo tra il febbraio e il marzo 2008, e conclusa con l’uccisione di 102 palestinesi, per la metà civili.

 

Secondo Hrw i soldati israeliani si macchiarono di “gravi violazioni, incluso l’uccisione di un ferito trasportato in ambulanza, l’uccisione di due conducenti di carretti trainati da asini, il ferimento con armi da fuoco di due prigionieri.

 

Tutti questi incidenti sono avvenuti in aree saldamente in controllo delle Forze armate israeliane”.

Che tra i soldati israeliani ve ne sia qualcuno dal grilletto facile, è da mettere nel conto, considerando l’asprezza dello scontro e la sua durata.

 

Ma secondo Hrw la questione è un’altra. “Un problema centrale è stato l’impunità” (rispetto alle leggi internazionali) che Israele accorda ai suoi militari.

 

Hrw cita questo esempio: dopo “Inverno Caldo” Israele ha aperto indagini su tre furti che chiamavano in causa suoi soldati, ma non su presunti assassinii.

 

Va da se che l’impunità distrugge i codici di un esercito.

 

Anche di un esercito come quello israeliano, che trent’anni fa era il più etico (e il più motivato) del pianeta.

Ovviamente Hrw è durissima anche con Hamas, di cui condanna nei termini più nitidi i metodi di lotta.

Se poi si aggiunge l’indifferenza di europei e americani alle violazioni più plateali, non sorprende che lo scontro arabo-israeliano abbia un carattere così sregolato.

Poiché considera il nemico “terrorista, nazista e genocida”, ciascuno dei contendenti si accorda il diritto di derogare dalle leggi di guerra ed è tentato di puntare tutto sulla soluzione militare. Anche per questo è possibile che il cessate-il-fuoco non duri. 

Pubblicato 20 gennaio 2009 da sorriso47 in Attualità, giornalisti, Leggi e diritto, Popoli e politiche

“Non sono semplicemente dei criminali di guerra”..Sir Gerald Kaufman   1 comment


[kml_flashembed movie="http://it.youtube.com/v/k2vV5qOf5YQ" width="425" height="350" wmode="transparent" /]

“Israele è nato dal terrorismo ebraico; il padre di Tzipi Livni era un terrorista.”

Queste alcune delle stupefacenti affermazioni nella House of Parliament di Sir Gerald Kaufman, veterano rappresentante del Labour, che ha paragonato le azioni delle truppe israeliane a Gaza ai nazisti che costrinsero la sua famiglia a fuggire dalla Polonia.Durante il dibattito dei Commons sui combattimenti a Gaza, ha invitato il governo ad imporre un embargo delle armi su Israele.Sir Gerald, che è stato cresciuto come ebreo ortodosso e sionista, ha detto: “mia nonna era a letto malata quando i nazisti entrarono nella sua città natale e un soldato tedesco la uccise nel suo letto.”

“Mia nonna non è morta per fornire una copertura ai soldati israeliani che assassinano le nonne palestinesi a Gaza. L’attuale governo israeliano sfrutta crudelmente e cinicamente il continuo senso di colpa dei gentili per il massacro degli ebrei nell’olocausto come giustificazione per i loro omicidi di palestinesi.”

Ha detto poi che l’affermazione che molte delle vittime palestinesi fossero dei militanti “era la risposta dei nazisti”

“The Jewish bandits are despicable cowards who hide behind women and children.”
(SS-Gruppenführer Jürgen Stroop on the resistance in the Warsaw Ghetto, 1943) ed ha aggiunto: “suppongo che gli ebrei che combattevano per le loro vite nel ghetto di Varsavia avrebbero potuto essere definiti come militanti.”

Ha accusato il governo israeliano di cercare la “conquista” ed ha aggiunto:

“Non sono semplicemente dei criminali di guerra, sono dei pazzi.” Parlando poi alla BBC il venerdì successivo ha  aggiunto :“abbiamo avuto una bomba dall’IRA a Manchester che ha distrutto gran parte del centro..ma non abbiamo inviato truppe a Belfast per uccidere 1000 cattolici”

Pubblicato 18 gennaio 2009 da sorriso47 in Attualità, giornalisti, Leggi e diritto, Popoli e politiche

Boicottare Israele..consigli di Noami Klein   Leave a comment


Naomi Klein:
perchè io boicotto

“La strategia più efficace per fermare un’occupazione sempre più sanguinosa è far sì che Israele diventi il bersaglio della stessa specie di movimento globale che fermò l’apartheid in Sudafrica”.

Lo scrive Naomi Klein su The Nation (www….ntly) ricordando come alcuni gruppi palestinesi da anni chiedono di condurre iniziative di boicottaggio e di disinvestimento contro Israele, simili a quelle che furono applicate al Sudafrica negli anni dell’apartheid. (www….net/).

L’intervento della Klein arriva mentre qui da noi le polemiche, gli imbarazzi, la confusione tra antisemitismo, antisionismo, critica al governo di Israele, si uniscono alla preoccupante difficoltà della sinistra di mobilitarsi contro il massacro a Gaza.

Alla causa del boicottaggio economico contro Israele – ricorda Klein – hanno aderito in questi giorni circa 500 artisti e studiosi israeliani.

Questi “hanno inviato una lettera agli ambasciatori stranieri chiedendo di sollecitare ai loro governi misure restrittive e sanzioni”.

“Il boicottaggio al Sudafrica – continua citando la lettera – fu effettivo. Ma Israele viene trattato coi guanti bianchi. Questo sostegno internazionale deve cessare”.

“Molti noi – riflette ancora Klein – non riescono ancora ad abbracciare questa causa. Le ragioni sono complesse, emotive e comprensibili. Ma semplicemente non valgono abbastanza. Le sanzioni economiche sono l’arma più efficace nell’arsenale della non violenza”.

Naomi Klein passa poi ad analizzare e a confutare quattro obiezioni possibile al boicottaggio economico di Israele.

La prima: “Le misure punitive allontanerebbero invece che persuadere Israele”.

L’”impegno costruttivo” che il mondo adotta nei confronti di Israele – osserva qui la Klein – è tragicamente fallito”.

Infatti nell’ultimo periodo “Israele ha goduto di una forte crescita delle sue relazioni diplomatiche, culturali e commerciali con una varietà di alleati”.

“E’ in questo contesto che i leader israeliani hanno iniziato la loro ultima guerra, con la certezza che non avrebbero dovuto affrontare significative reazioni.”
Seconda obiezione: “Israele non è il Sudafrica”.

Naomi Klein cita a questo proposito il parere di Ronnie Kastrils, un politico sudafricano.

Questi ha osservato che “l’architettura di segregazione vista all’opera nella West Bank e a Gaza è infinitamente peggiore di quella dell’apartheid”.

“Il boicottaggio – aggiunge l’autrice canadese – non è un dogma, è una tattica: in un paese così piccolo e così dipendente dal commercio può funzionare”.
Terza obiezione: “Il boicottaggio restringerebbe la comunicazione e noi abbiamo bisogno di più dialogo”.

Naomi Klein cita a questo proposito un’esperienza personale: racconta di aver smesso di pubblicare i suoi libri in Israele con la casa editrice Babel e di aver scelto al suo posto la più piccola e indipendente Andalus, “una casa editrice militante, profondamente convolta nel movimento contro l’occupazione, la sola casa editrice israeliana che traduce testi arabi in ebraico.

“Il nostro piccolo piano di pubblicazione – racconta ancora Klein – ha richiesto decine di telefonate, scambi di email e sms tra Tel Aviv, Ramallah, Toronto, Parigi e Gaza City. Voglio dire, appena inizia una strategia di boicottaggio il dialogo cresce in maniera fortissima. L’argomento secondo il quale il boicottaggio produce una separazione è specioso data la disponibilità di tecnologia a basso costo che abbiamo tra le mani”.
L’ultima obiezione analizzata da Naomi Klein è questa: “Non sapete che molti di questi giocattoli tecnologici provengono proprio dai centri di ricerca israeliani, all’avanguardia mondiale dell’informatica”?

La Klein, a questo proposito, cita il caso di Richard Ramsey, responsabile di una compagnia inglese specializzata in tecnologia per internet.

Dopo l’inizio dell’assalto a Gaza, Ramsey ha rotto i rapporti con la compagnia israeliana MobileMax con questa email: “A causa dell’azione del governo israeliano degli ultimi giorni non ci riteniamo più nella posizione di fare affari con voi né con nessuna altra compagnia israeliana”.

“Ramsey – spiega la Klein – ha dichiarato che la sua non è stata una decisione politica; semplicemente non voleva rischiare di perdere clienti”. E conclude Klein :“E’ stata questa sorta di freddo calcolo affaristico che ha portato molte industrie a rompere i rapporti con Sudafrica, vent’anni fa. E precisamente questo calcolo rappresenta la nostra più realistica speranza di rendere alla Palestina quella giustizia che le è stata così lungamente negata”.

Pubblicato 17 gennaio 2009 da sorriso47 in Attualità, Leggi e diritto, Popoli e politiche

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: