Caso Englaro. quando Cristo “bussa alla porta” della coscienza della Chiesa..   Leave a comment


“All’angelo della Chiesa di Laodicea.

Così parla l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio: 

Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo.

Magari tu fossi freddo o caldo!

Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca.

Tu dici: «Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla»,

ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo.

Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco,

vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità

e collirio per ungerti gli occhi e ricuperare la vista.

Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo.

Mostrati dunque zelante e ravvediti. 

Ecco, sto alla porta e busso.

Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.”

(Apocalisse 3,14-20)

(tra le note della Bibbia a questi versetti, si legge che la Chiesa di Laodicea era una comunità ricca,

dove  si fabbricavano abiti e una polvere speciale per guarire gli occhi)

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Per conoscere il pensiero della Chiesa sul dolore è basilare leggere la Lettera apostolica Salvifici Doloris 

(Giovanni Paolo II – 11 febbraio 1984)

La lettera inizia cosi: (I,1 Introduzione)

« Completo nella mia carne ,dice l’apostolo Paolo spiegando il valore salvifico della sofferenza,

quello che manca ai patimenti di Cristo,in favore del suo corpo che è la Chiesa » (Colossesi 1,24)

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Una premessa importante da fare è che per l’Antico Testamento il dolore e la malattia sono le conseguenze del peccato originale e poi..del peccato del singolo..il devoto,il giusto non dovrebbero conoscerle.. Dio premia con l’opulenza e la salute..castiga i peccati con le infermità  ed il dolore..Basti pensare ai lebbrosi descritti nei Vangeli..

Ma l’equazione non tornava ..nella realtà dei fatti..

ecco quindi che nella riflessione sapienziale spunta il libro di Giobbe..

che qui non riporto ma che potete leggere nella suddetta lettera (III-9,11)

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 Riporto di questa lettera alcuni passi significativi…

i miei personali commenti..li trovate al finale..

(I-3 Introduzione)

“Se il tema della sofferenza esige di essere affrontato

in modo particolare nel contesto dell’Anno della Redenzione,

ciò avviene prima di tutto perché la redenzione si è compiuta mediante la Croce di Cristo,

ossia mediante la sua sofferenza.

E al tempo stesso nell’Anno della Redenzione ripensiamo alla verità espressa nell’Enciclica Redemptor hominis: 

in Cristo « ogni uomo diventa la via della Chiesa »(4).

Si può dire che l’uomo diventa in modo speciale la via della Chiesa,

quando nella sua vita entra la sofferenza.

Ciò avviene — come è noto — in diversi momenti della vita,

si realizza in modi differenti, assume diverse dimensioni;

tuttavia, nell’una o nell’altra forma, la sofferenza sembra essere, ed è,

quasi inseparabile dall’esistenza terrena dell’uomo.

(II- Il mondo dell’umana sofferenza) 

Può darsi che la medicina, come scienza ed insieme come arte del curare,

scopra sul vasto terreno delle sofferenze dell’uomo

il settore più conosciuto, quello identificato con maggior precisione e, relativamente,

più controbilanciato dai metodi del «reagire » (cioè della terapia).

Tuttavia, questo è solo un settore.

Il terreno della sofferenza umana è molto più vasto, molto più vario e pluridimensionale.

L’uomo soffre in modi diversi, non sempre contemplati dalla medicina, neanche nelle sue più avanzate specializzazioni.

La sofferenza è qualcosa di ancora più ampio della malattia,

di più complesso ed insieme ancor più profondamente radicato nell’umanità stessa.

Una certa idea di questo problema ci viene dalla distinzione tra sofferenza fisica e sofferenza morale.

Questa distinzione prende come fondamento la duplice dimensione dell’essere umano,

ed indica l’elemento corporale e spirituale come l’immediato o diretto soggetto della sofferenza.

Per quanto si possano, fino ad un certo grado, usare come sinonimi le parole « sofferenza » e « dolore », 

la sofferenza fisica si verifica quando in qualsiasi modo « duole il corpo »,

mentre la sofferenza morale è « dolore dell’anima ».

Si tratta, infatti, del dolore di natura spirituale, e non solo della dimensione « psichica » del dolore

che accompagna sia la sofferenza morale, sia quella fisica.

La vastità e la multiformità della sofferenza morale non sono certamente minori di quella fisica;

al tempo stesso, però, essa sembra quasi meno identificata e meno raggiungibile dalla terapia. 

(II-16)

Nella sua attività messianica in mezzo a Israele Cristo si è avvicinato incessantemente al mondo dell’umana sofferenza.

« Passò facendo del bene »(32), e questo suo operare riguardava, prima di tutto,i sofferenti e coloro che attendevano aiuto.

Egli guariva gli ammalati, consolava gli afflitti, nutriva gli affamati,

liberava gli uomini dalla sordità, dalla cecità, dalla lebbra,

dal demonio e da diverse minorazioni fisiche, tre volte restituì ai morti la vita. Era sensibile a ogni umana sofferenza, sia a quella del corpo che a quella dell’anima.E al tempo stesso ammaestrava, ponendo al centro del suo insegnamento le otto beatitudini, che sono indirizzate agli uomini provati da svariate sofferenze nella vita temporale.Essi sono « i poveri in spirito » e « gli afflitti », e « quelli che hanno fame e sete della giustizia »

e « i perseguitati per causa della giustizia »,

quando li insultano, li perseguitano e mentendo,

dicono ogni sorta di male contro di loro per causa di Cristo(33)… Così secondo Matteo;

Luca menziona esplicitamente coloro « che ora hanno fame »(34).

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Riguardo alla lettera apostolica “Salvifici Doloris” 

Il mio personale parere è che la “teologia della chiesa”

non riesce a sottrarsi da questa visione vetero- testamentaria…

Tenta di dare un senso alle sofferenze subite da Cristo sempre nella luce di questa ottica..

per la quale Dio è un giudice giusto e le sofferenze una necessaria riparazione ..

un Dio che ora colpisce il figlio innocente per non colpire l’ingiusto.. 

è una costruzione letteraria-poetica basata su un presupposto che non è verità..

sono gli uomini che hanno colpito il figlio  di Dio..

Dovremmo fare  mente locale su quali furono i motivi che decretarono

la morte di questo innocente da parte del Potere religioso .. 

Si scagliò contro molti “convincimenti religiosi” delle “guide morali “

Ipocriti,vipere..guide cieche..

Consiglio di rileggere Matteo capitolo 15

(Discussioni sulle tradizioni farisaiche –Insegnamento sul puro e sull’impuro)

A chi gli chiedeva “qual è il mio prossimo..” rispose che prossimo non è solo

l’appartenente al tuo popolo secondo le prescrizioni mosaiche ..ma prossimo è chiunque incontri sulla tua propria via..

Disse che  vi è una naturale bontà nel cuore dell’uomo che non necessita di conversione..

quella del buon samaritano..

Difese l’adultera..

Ci sono altri convincimenti su cui espresse pareri..

che non sono riportati dai vangeli canonici…pareri su argomenti per niente secondari..

se furono motivo di lettere esortative da parte di san Paolo..a riguardo della “circoncisione” (Galati 5,1-6)

“poiché in Cristo Gesù non è la circoncisione che conta o la non circoncisione ,

ma la fede che opera per mezzo della carità”

di questo convincimento se ne trova traccia sicura nel vangelo di Tommaso..

58- I discepoli gli dissero, “Può essere utile o no la circoncisione?”
ed egli  disse loro, “Se fosse utile, il loro Padre li avrebbe generati circoncisi già  dalla madre.

Ma la sola  circoncisione in  spirito è veramente utile.” 

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inoltre viene da porsi un altro legittimo interrogativo..

se il dolore è salvifico..perché Cristo operò molte guarigioni fisiche…

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il mio personale punto di vista…

premetto che ho assistito per 17 anni..mia moglie..affetta da Corea di Hungtinton..

una malattia degenerativa del sistema nervoso..attualmente incurabile..

mia moglie era già una buona samaritana ancor prima della sua malattia..

era infermiera professionale..da tutti amata per la sua dimostrata tenerazza..

la sua è stata una malattia ereditaria..contratta a 33 anni circa..

dovuta al 50% delle probabilità alla nascita..

suppongo.. che tale malattia sia attribuibile a mutazioni genetiche

contratte dalla nonna materna in tempo di guerra e dovute ad agenti esogeni..

(per intendersi..invito a pensare alla guerra in Iraq..)

il mio punto di vista…

per primo..la morte è stata la sua liberazione..

per secondo ed ultimo..

se queste sofferenze non “accendono” sentimenti di inter-esse e di ricerca nella comunità scientifica..

se non sollevano questioni morali sull’uso della guerra e delle sue armi di distruzione..

la sofferenza di mia moglie..è stata invana..

ugualmente alla sofferenza del Giusto  e di tutti i giusti che hanno sofferto e sono morti

per la giustizia e la verità.

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