Archivio per maggio 2011

La fine prossima futura..della Libertà di Parola..   Leave a comment


 

 

Nel ventennio berlusconiano i cittadini hanno progressivamente perduto la loro libertà di parola, di pensiero ed opinione, garantita dall’Art.21. E’ rimasta loro formalmente solo la libertà di applauso. Chi si permette il lusso di dissentire è considerato un criminale politico e viene immediatamente violentato, trascinato a terra, preso a calci e poi identificato dalla Digos, che approccia i cittadini con frasi come “Apri, sono della polizia, cretino!” [min 5:23]. Al minuto 5:23 il portinaio “cretino” è un extracomunitario. Se fosse stato italiano sarebbe stato ugualmente cretino solo perché, facendo il suo lavoro, cercava di difendere l’area dello stabile a lui assegnata da un’invasione che lì per lì doveva sembrargli incomprensibile?

Giornalisti che vogliono fare domande, tranquillamente, come Antonino Monteleone, vengono aggrediti, spintonati fuori e identificati, per il loro bene. Il tesserino è carta straccia. Cittadini violenti che minacciano apertamente e pubblicamente di mettere loro le mani addosso, davanti alle stesse forze dell’ordine, vengono lasciati fare indisturbati. Ragazzine che si permettono di contestare un candidato sindaco vengono subito messe a tacere, identificate e portate via.
Quando vedono una telecamera, quelli della Digos scappano. Cercano velocemente un qualsiasi luogo sicuro, una tana dove possano agire indisturbati, al riparo di occhi indiscreti e ne fanno immediatamente un distaccamento della Questura. Si infilano dentro un negozio, cercano un portone, qualsiasi luogo formalmente vietato agli obiettivi di cellulari, macchine fotografiche e videocamere ma non a loro, che hanno licenza di fare qualsiasi cosa, specialmente reprimere chi non si conforma e insiste con questa logica criminale del dissenso politico. Ricordano l’
Ovra, la polizia politica del ventennio fascista.

« Signori: è tempo di dire che la polizia non va soltanto rispettata, ma onorata. Signori: è tempo di dire che l’uomo, prima di sentire il bisogno della cultura, ha sentito il bisogno dell’ordine. In un certo senso si può dire che il poliziotto ha preceduto, nella storia, il professore, perché se non c’è un braccio armato di salutari manette, le leggi restano lettera morta e vile. Naturalmente ci vuole il coraggio fascista per parlare in questi termini. »

[Benito Mussolini, “Discorso dell’AScensione” – 26 maggio 1927]

Dovevamo capirlo subito che sarebbe finita così, sin da quando nelle trasmissioni Mediaset il regista in studio alzava le mani al momento giusto per lanciare l’applauso fragoroso di tutti i figuranti speciali. Fin da quando abbiamo tutti applaudito senza chiederci se lo show ne valesse la pena, se davvero quello cui assistevamo meritasse la nostra approvazione o meno.
Adesso è tardi. Oggi viviamo sempre più in uno stato di polizia e sempre meno in uno stato di diritto. Fortunatamente, forse qualcuno inizia seriamente a stancarsi. Lo capiremo ai ballottaggi di Napoli e Milano.

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Pubblicato 27 maggio 2011 da sorriso47 in Attualità, giornalisti, pensatori

Quanto è costata al popolo americano la guerra dei suoi petrolieri   Leave a comment


Basta dettagli sul raid che ha ucciso Bin Laden”. Non solo le foto: dalla Casa Bianca ora parte l’ordine di un silenzio-stampa più generale sul blitz del reparto speciale dei Seal. Troppe versioni si sono susseguite in questi giorni, troppe contraddizioni, troppi sospetti. La ragion di Stato interviene e mette un “tappo” alla verità? Nell’era di WikiLeaks l’improvviso ripensamento di Barack Obama sembra anti-storico, irrealistico. Ma l’America del Primo emendamento, la democrazia teoricamente più trasparente della storia, ondeggia continuamente nei suoi cicli storici di apertura e chiusura, con vittorie e sconfitte nella battaglia fra democrazia e segretezza.

Mentre ieri Obama portava una corona di fiori a Ground Zero, era impossibile non ricordare quel che pensa tuttora il 42% degli americani: che la Commissione d’indagine sull’11 settembre “ha nascosto o rifiutato d’investigare prove cruciali che contraddicono la versione ufficiale su quell’attacco”.

E non sono i soliti seguaci delle teorie del complotto.
Uno dei più autorevoli giuristi coinvolti nei lavori di quella Commissione, John Farmer, si dissociò dalle conclusioni con parole che fanno rabbrividire:
“Ciò che il governo e i militari hanno detto al Congresso, ai mass media e all’opinione pubblica su quel che sapevano allora, è quasi interamente falso”.

(Federico Rampini,la nazione del top secret,Repubblica)

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aereo seconda torre  QUESTO NON E’ UN BOEING DI LINEA…..E’ UN BOEING MILITARE..QUELLI DI LINEA NON HANNO UNA PANCIA SOTTO..

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(da un articolo di  Dream Theater  I folli costi della guerra talebana )

Afghanistan + Iraq = costi immani per gli USA e per i paesi della coalizione. Più il costo delle vite umane. La guerra non è certo finita e i conti reali non si possono fare. Ma…ne valeva la pena?

La cattura di Osama Bin Laden è stata vista dal mondo occidentale come una liberazione. Ma non dobbiamo illuderci, si è vinta una battaglia ma la guerra è ancora molto lunga. Intanto però possiamo farci due conti.
Risulta infatti che la guerra in Afghanistan è costata uno sproposito. Il grafico qui sotto è emblematico e si spiega da solo. Interessante anche notare che oggi, l’impegno economico è fortemente indirizzato all’Afghanistan che ha superato, a livello di onerosità bellica, lo stesso Iraq nell’anno 2010 e nel 2012 (stime) costerà 6 volte quanto costerà l’Iraq. Attenzione però, il grafico sotto esposto si riferisce agli USA. E poi ci sono i costi che TUTTE le altre nazioni hanno dovuto sostenere. Alla faccia del’
austerity e con la soddisfazione dell’industria bellica.

 Cifre che però sono già contestate da più parti, compreso dal premio Nobel Stiglitz che stima il costo bellico ben oltre i 3 trilioni di dollari (contro i 1.3 trilioni nell’analisi sopra esposta).
Questo ha comportato anche un forte contributo all’aumento del debito pubblico.

costi guerra iraq afghanistan

Quindi è lecito farsi delle domande, e proprio come propone Stiglitz, è giusto chiedersi se tutto questo poteva essere gestito meglio. Infatti, senza la guerra in Iraq (e tutto quello che poi ha portato , compreso l’Afghanistan), a che prezzo sarebbe oggi il petrolio? E la crisi geopolitica internazionale, avrebbe raggiunti i livelli di allerta attuali?

Domande a cui non possiamo rispondere nella realtà ma che, nella logica, ci portano a ragionare verso un petrolio molto meno caro ed un clima internazionale più sereno.

Se poi andiamo ad aggiungere al costo economico anche il ben più grave costo di vite umane, beh, credo che ci sia ben poco da aggiungere: oltre 100.000 civili e 7.000 forze della coalizione).

Ps: il costo per l’Italia dovrebbe aggirarsi sui 3 miliardi di Euro. Ma purtroppo, sia per l’Italia che per tutti gli stati impegnati nella lotta, i conti non si possono nacora fare, visto che la guerra è ancora apertissima. E proprio ieri è nuovamente stato alzato il grado di allerta antiterrorismo.

PPS: buttate un occhio anche agli eccellenti commenti, troverete materiale molto interessante…

Chissà oggi che mondo ci sarebbe senza aver avuto l’attacco all’Iraq…

(commenti all’articolo)

Fratasa:

“Contando le riserve di petrolio stimate in Iraq (115.000 Milioni di barili) resta comunque un ottimo affare.

Gli investimenti sono fatti dai cittadini ed i guadagni dai soliti noti. Non male direi”

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(11 settembre 2001 la verità viene a galla)

Qual’è stato il motivo per l’invasione dell’Afghanistan?

gli Stati Uniti avevano preso la decisione di invadere l’Afghanistan due mesi prima del 9 / 11 attacchi. Almeno una parte del background di questa decisione è stata un sostegno a lungo tempo gli Stati Uniti ‘per gasdotto Unocal , che il trasporto di petrolio e gas naturale dalla regione del Mar Caspio verso l’Oceano Indiano attraverso l’Afghanistan e Pakistan.15 Questo progetto era stato ostacolato al 1990 a causa della guerra civile che andava avanti in Afghanistan dopo il ritiro sovietico nel 1989.

Nella metà degli anni 1990 , il governo americano aveva sostenuto i talebani con la speranza che la sua forza militare consentirebbe di unificare il paese e fornire un governo stabile , che potrebbe proteggere le pipeline. Entro la fine degli anni 1990 , tuttavia, l’amministrazione Clinton aveva dato sulla Taliban.16

Quando l’amministrazione Bush è salito al potere , ha deciso di dare i talebani un’ultima possibilità . Nel corso di una riunione di quattro giorni a Berlino nel luglio 2001 , i rappresentanti della amministrazione Bush ha insistito che i talebani devono creare un governo di “unità nazionale “di condivisione del potere con le fazioni amichevole verso gli Stati Uniti . I rappresentanti degli Stati Uniti secondo come riferito ha detto: “O si accetta la nostra offerta di un tappeto d’oro, o vi seppelliremo sotto un tappeto di bombe. “17

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Come la guerra è iniziata per motivi economici legati al petrolio,cosi potrebbe finire per altri interessi economici   ; I grandi giacimenti minerari  del valore di un trilione di dollari.

http://www.nytimes.com/2010/06/14/world/asia/14minerals.html?pagewanted=1

The United States  has discovered nearly $1 trillion in untapped mineral deposits in Afghanistan, far beyond any previously known reserves and enough to fundamentally alter the Afghan economy and perhaps the Afghan war itself, according to senior American government officials. The previously unknown deposits — including huge veins of iron, copper, cobalt, gold and critical industrial metals like lithium — are so big and include so many minerals that are essential to modern industry that Afghanistan could eventually be transformed into one of the most important mining centers in the world, the United States officials believe. “

afghanistan lithium

http://www.nytimes.com/2010/06/14/world/asia/14minerals.html?pagewanted=1

Steve R. Pieczenik. L’undici settembre è stato un false flag e Bin Laden è morto nel 2001   Leave a comment


Steve R. Pieczenik. L’undici settembre è stato un false flag e Bin Laden è morto nel 2001
pubblicata da Konstantin Levin
<https://www.facebook.com/profile.php?id=1544353444> il giorno giovedì 5
maggio 2011 alle ore 21.26
L’ex assistente del segretario di stato in tre diverse amministrazioni
Steve R. Pieczenik è pronto a dichiarare davanti al gran giurì federale
il nome di un generale maggiore che gli avrebbe rivelato direttamente
che l’undici settembre è stato un’attacco false flag
Paul Joseph Watson
Infowar.com
4 maggio 2011
Uno dei maggiori insider del governo americano, il dottor Steve R.
Pieczenik che ha occupato numerose differenti posizioni influenti sotto
tre diversi presidenti e che ancora lavora per il dipartimento della
difesa ha rivelato ieri nello show di Alex Jones che Bin Laden sarebbe
morto nel 2001. Il dottore avrebbe anche espresso il suo desiderio di
testimoniare di fronte al grand giuri che un generale maggiore gli
rivelò in maniera molto diretta che l’undici settembre altro non fu che
un lavoro dall’interno.
Pieczenik non può essere screditato con la solita etichetta di
cospirazionista. E’ stato assistente del segretario di stato in tre
differenti amministrazioni, Nixon, Ford e Carter, e ha inoltre lavorato
per Reagan e Bush senior. Oggi lavora come consulente per il
dipartimento della difesa. Come ex capitano della Marina pieczenik ha
ricevuto per due volte il prestigioso premio “Harry C. Solomon” dalla
Harvard Medical School e contemporaneamente ha conseguito un Dottorato
di ricerca all’MIT.
Pieczenik è stato inoltre pianificatore della politica statunitense al
servizio di segretari come Henry Kissinger, Cyrus Vance, George Shulz e
James Barker; durante la campagna che vide Bush opposto ad Al Gore
lavorava per Bush. Le sue referenze lo descrivono come uno degli uomini
più profondamente legati ai circoli dell’intelligence che hanno dominato
la scena politica degli ultimi trent’anni.
Il personaggio Jack Ryan che appare in molti libri di Tom Clancy
interpretato anche da Harrison Ford nel popolare film del 92 chiamato
Patriot Games è basato sulla figura di Piezcenik.
Nell’aprile del 2002, più di 9 anni fa, Piezcenik disse durante lo show
di Alex Jones che Bin Laden era già morto da mesi e che il governo stava
aspettando il momento politico più adatto per rendere la cosa pubblica.
Piezcenik è nella posizione di sapere come stanno le cose avendo
incontrato personalmente Bin Laden e avendo lavorato con lui durante la
guerra contro i sovietici in Afghanistan durante gli anni 80.
Piezcenik ha detto che Bin Laden è morto nel 2001, “non perché le forze
speciali lo abbiano ucciso ma perché era stato visitato da un’equipe
della CIA e dai loro registri risulta che fosse afflitto dalla sindrome
di Marfan.” Aggiungendo inoltre che il governo americano sapeva che Bin
Laden era morto prima di invadere l’Afghanistan.
La sindrome di Marfan è un disturbo genetico degenerativo per cui non
c’è cura definitiva. La malattia accorcia in maniera irreversibile la
vita del malato.
“E’ morto a causa della sindrome di Marfan, Bush junior lo sapeva, la
comunità dell’intelligence lo sapeva,”
Nel luglio del 2001 la CIA lo visitò nell’ospedale americano di Dubai:
“era già molto malato e stava già morendo, non c’era bisogno che
qualcuno lo uccidesse” Piezcenik ha aggiunto che Bin Laden è morto poco
dopo l’undici settembre nel suo complesso di Tora Bora.
“La CIA e la comunità dell’intelligence conoscevano la situazione?
Certo!” Ha detto Piezcenik riferendosi alle dichiarazioni di domenica
che asserivano che Bin Laden era stato ucciso in Pakistan. Ha aggiunto,
riferendosi alla foto rilasciata dalla Casa Bianca in cui vediamo Biden,
Obama e la Clinton che guarderebbero in diretta l’operazione che avrebbe
ucciso Bin Laden su uno schermo:”Tutto questo scenario in cui vedete un
gruppo di persone davanti allo schermo che guardano come se fossero
presissimi NON HA SENSO”
“E’ completamente costruito, creare consenso, siamo in America il teatro
dell’assurdo… Perché lo stiamo facendo ancora… Nove anni fa
quest’uomo era già morto… Perché il governo deve mentire in maniera
sistematica al popolo americano” si chiede Piezcenik.
“Osama Bin Laden è morto, non c’è modo che possano averci combattuto o
possano averlo affrontato o addirittura ucciso.” Piezcenik ha
addirittura scherzato, sostenendo che l’unico modo che avevano i corpi
speciali di ucciderlo era quello di attaccare un cimitero.
Piezcnik dice che la decisione di iniziare questa pagliacciata è stata
presa perché Obama stava andando verso il minimo storico di approvazione
popolare visto che la storia legata alla sua “americanita” stava per
esplodergli in faccia. (vi rimando ad un articolo sulla questione dell’americanità di Barac Obama )
“Doveva provare di essere più che americano.. Doveva essere aggressivo”
Ha detto Piezcenik, aggiungendo che la farsa è stata anche un modo per
isolare il Pakistan vista la sua opposizione all’utilizzo su larga scala
dei droni che hanno già ucciso centinaia di pakistani.”
“E’ tutto orchestrato, intendo, quando ci sono persone sedute in cerchio
a guardare una sit-com, come succede nella foto del comando centrale
della Casa Bianca che c’è stata mostrata e hai un presidente che esce
dalla stanza sembrando uno zombie dicendovi che hanno appena ucciso Bin
Laden che era già morto nove anni prima” dice Piezcenik ricordando
l’episodio, “E’ la più grande balla che abbia mai sentito, voglio dire è
assurdo”
Denigrando le dichiarazioni della Casa Bianca come un ridicolo scherzo
alla popolazione americana Piezcenik ha detto: “Sono così disperati a
cercare di far sembrare Obama un presidente passabile, a negare il fatto
che può non essere nato qui, evitare le domande sul suo background…
Vogliono che sia rieletto, vogliono prendere in giro il pubblico
un’altra volta”
L’affermazione di Piezcenik che Osama sia morto anni fa trova eco
nell’opinione di molti professionisti dell’intelligence senza parlare
dei capi di stato che la pensano così.
Bin Laden, “E’ stato usato nello stesso modo in cui è stato usato
l’undici settembre, per mobilizzare le emozioni ed i sentimenti degli
americani in modo da poter giustificare una guerra creata da Bush junior
e Dick Cheney contro il mondo del terrorismo” ha detto Piezcenik
Durante la puntata di ieri dell’Alex Jone Show Piezenik ha anche detto
che un generale molto prominente gli avrebbe detto a proposito
dell’undici settembre che non era nient’altro che un’operazione false
flag e che lui è pronto a dire davanti al grand giurì il nome del
generale che ha fatto questa rivelazione.
“Hanno attaccato” ha detto Piezcenik nominando Dick Cheney, Paul
Wolfowitz, Stephen Hadley, Elliott Abrams e Condoleezza Rice tra gli
altri come se loro fossero i diretti responsabili.
“Si chiama false flag e serve a mobilitare il pubblico americano tramite
la creazione di falsi presupposti… Me l’ha detto anche un generale
dello staff di Paul Wolfovitz.. Andro di fronte ad una commissione
federale e sotto giuramento dirò i nomi di questi individui così da
rendere la cosa pubblica.” ha detto Piezcenik aggiungendo che si sentiva
furioso e che sapeva che sarebbe successo.
Piezcenik ha spiegato che lui non è un liberale, un conservatore o un
membro del Tea Party ma solo un’americano che è molto preoccupato della
direzione che il paese sta prendendo.
Articolo originale
http://www.infowars.com/top-us-government-insider-bin-laden-died-in-2001-911-a-false-fla

Dubbi sui video di Bin Laden   Leave a comment


Prison Planet.com
Sabato 7 maggio 2011

(questa è una versione in italiano ottenuta con Google Translate)

In un disperato tentativo di rafforzare la sua narrativa ufficiale cadenti, la Casa Bianca ha rilasciato oggi un insieme di dubbia Bin Laden “home video”, presumibilmente colto dalla sua composto durante il raid nella notte di Domenica che pretende mostra Bin Laden sulla macchina fotografica nel 2010, ma il I nastri sono quasi identiche ai filmati rilasciati quasi quattro anni fa da un noto gruppo di facciata del Pentagono che agisce come un canale per i servizi segreti americani regolarmente rilasciando falsi Al-Qaeda video.

Prima ancora di guardare i nuovi nastri, ricordare che il Washington Post lo scorso anno su come funzionari della CIA ha reclutato “dalla pelle più scura dipendenti” per creare il falso Bin Laden nastri. Il fatto che la CIA ha creato falso Bin Laden nastri è un fatto ammesso, non una teoria del complotto.

“Home video straordinarie adottate da Osama bin Laden nascondiglio s ‘mostra il leader terrorista guardare la copertura delle notizie di sé in televisione “, riporta il Daily Mail .

“I video sono stati sequestrati dai Navy SEALs dopo Bin Laden è stato ucciso. Sono stati mostrati ai giornalisti questo pomeriggio dai funzionari di intelligence “.

Uno dei video pretende di mostrare Bin Laden guardare servizi televisivi notizie su se stesso. Il filmato è girato da quasi dietro la testa e mostra solo una piccola parte del suo volto. La tv mostra filmati di Bin Laden, così come immagini fisse e filmati di Barack Obama. È interessante notare che l’unico momento in cui il cameraman zooma sul televisore in modo da poter vedere chiaramente il quadro è quando si mostra o Bin Laden, Obama, o entrambe le cose in un ancora fucilati insieme.

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Contrariamente a quanto il filmato di Bin Laden avrebbe sfogliando canali televisivi, in cui la sua barba è grigia, in altri nastri, che secondo la Casa Bianca sono stati registrati tra ottobre e novembre 2010, Bin Laden appare con la barba tinta nera. L’uomo guarda la TV sembra essere molto più vecchio del Bin Laden visto in altri nastri.

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MSNBC ha eseguito il video sotto il titolo Nuovo video mostra Bin Laden in oro Robe . Tuttavia, questi nastri sono quasi identici a filmati uscito dal gruppo di testa del Pentagono SITO nel settembre 2007. In questo filmato, Bin Laden appare anche con la barba tinta e indossa esattamente gli stessi vestiti. L’unica cosa che cambia è il colore dello sfondo, ma in altri nastri sullo sfondo è il marrone stesso colore del nastro del 2007. Come esperto di Neal Krawetz di analisi computerizzata ha rivelato , sfondi finti vengono spesso utilizzati per presunta “Al-Qaeda” nastri, dove una schermata blu è usato per sovrapporre la figura del relatore su un fondale pre-selezionati.

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Il filmato in questi nastri pretende di mostrare Bin Laden effettuare registrazioni alla fine del 2010, eppure sembra identica a come è apparso in nastri uscito nel 2007.

I media stabilimento ha completamente omesso di menzionare anche il fatto che gran parte del filmato, che è stato girato il rivendicazioni Casa Bianca nel 2010, è quasi identico a quello uscito nel 2007 dal gruppo principale del sito del Pentagono. Perché Bin Laden fare un video in ottobre 2010 e non rilasciarlo? A meno che questo è solo outtakes dai filmati già pubblicato quattro anni fa.

Non sarebbe la prima volta che i nastri di Bin Laden sono stati spacciati per materiale nuovo, quando in realtà sono anni.

Nel luglio 2007, i media mainstream annunciava l’arrivo di un nastro di Bin Laden un discorso come nuovi filmati. In realtà è stato quasi sei anni, essendo stato girato nell’ottobre 2001 e subito rilasciato dalla IntelCenter , la sorella di organizzazione SITO, nel mese di ottobre 2003. Al momento abbiamo fatto un confronto di immagini a comprovare che i filmati soprannominato “nuovo” nel 2007 è stato infatti girato nel 2001 e rilasciato prima dagli Al-Ansar agenzia di stampa islamica nel 2002.

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Come abbiamo documentato ieri, l’organizzazione che ha rilasciato l’originale 2.007 nastro che è sostanzialmente identico ai nastri rilasciata dalla Casa Bianca, oggi non è altro che un canale di propaganda del Pentagono eseguire la figlia di un ex spia israeliana.

L’organizzazione del sito è praticamente un imprenditore per il governo statunitense, ricevendo circa 500.000 dollari l’anno annualmente da Zio Sam, ed è stato catturato rilasciando falsi nastri Al-Qaeda in numerose occasioni. sito web di dominio sito è ospitato da server situati in Washington DC , che sono dislocate tra il Department of Homeland Security e l’ambasciata israeliana .

Come nel nastro del 2007, l’As-Sahab logo compare nella “nuova” nastri rilasciata dalla Casa Bianca. Nel 2007 un inchiesta da Neal Krawetz anche su Wired Magazine trovato che il logo di As-Sahab ‘stato aggiunto al tempo stesso come il logo INTELCENTER , un altro industriale-militare degli Stati Uniti davanti complesso, cioè il cosiddetto “Al-Qaeda” nastri erano infatti uscendo subito di circoli dell’intelligence degli Stati Uniti. Anche se Krawetz ha affermato che questo era il caso in un’intervista registrata, dopo la storia ha iniziato a ricevere attenzione che misteriosamente si allontanò dalla pretesa di Wired, nonostante Kim Zetter ricevere l’approvazione da Krawetz che tutte le informazioni contenute nel rapporto originale era valido.

Questi “nuovi” nastri che in realtà sono identici a filmati uscito nel 2007, potrà fare ben poco per dare forma concreta alla Casa Bianca fatiscenti Bin narrativo Laden, che è stata sospettata dopo che è stato riferito che il corpo di Osama è stata frettolosamente scaricati in mare e il Presidente Obama ha rifiutato di rilasciare l’immagine della morte di Bin Laden.

Il racconto della Domenica del raid dell’ultimo flip-flop costantemente e anche i giornalisti mainstream stanno iniziando a diventare diffidenti , soprattutto dopo che è emerso che Obama e Hillary non avrebbe potuto guardare il raid svolgersi vivere come aveva sostenuto, perché il live feed è stato tagliato prima che la Marina SEALS sono entrati nel complesso, il che significa che la “situazione camera” le foto che la pretesa di mostrare Obama e Hillary guardando assassinio Bin Laden vivo sono stati infatti completamente allestito .

Una clip più lunga del video, che asserisce di mostrare Bin Laden a guardare la TV appare sotto.

http://www.prisonplanet.com/hoax-white-house-claims-4-year-old-bin-laden-tapes-are-new-footage.html

ISLANDA: Una rivoluzione messa a tacere…   1 comment


ISLANDA: Una rivoluzione messa a tacere….

Gli islandesi si sono ribellati contro il proprio governo, chiedendo di non pagare il debito delle banche

di Juan Manuel Aragüés

Ciò che non appare nei media, non accade. Questa è la massima che si deve applicare allo strano caso dell’Islanda. Sì, l’Islanda.

L’Islanda dovrebbe essere notizia, titolo principale dei giornali. Perché? Bene, perché in Islanda, la gente è scesa per le strade, pentola in mano, per mostrare la sua radicale opposizione al suo governo. E la mobilitazione dei  cittadini non solo ha provocato due crisi di governo, ma ha imposto un processo costituzionale, la stesura di una nuova Costituzione per evitare il ripetersi di situazioni simili come quelle che si sono verificate nel corso di questa crisi globale.

Quali sono queste situazioni?

Le tre principali banche islandesi si lanciarono, protette dal neoliberismo rampante, in una politica di acquisto di attivi e prodotti al di fuori dei loro confini. Come è successo con molte banche, quei prodotti sono risultati spazzatura, di quella che a Rodrigo Rato sembrava una stupenda scommessa finanziaria quando era direttore del FMI, che ha portato queste istituzioni alla bancarotta  per i loro debiti in Olanda e Gran Bretagna.

Il governo islandese ha provveduto a nazionalizzare le banche e ad assumersi i loro debiti.

Questo ha significato che ogni cittadino dell’Islanda si ritrovasse con un debito di 12.000 euro. Come accade in tutto il mondo, la cattiva gestione degli enti privati, deve essere supportata dalle istituzioni pubbliche e, quindi, dalla cittadinanza nel suo insieme.

La differenza è che i cittadini islandesi, di fronte allo scandalo della situazione- scandalo che è paragonabile a quello che succede in tutti i paesi occidentali– si sono ribellati contro il loro governo. Così, sono scesi in strada, chiedendo di non pagare il debito degli altri. Altri che quando non hanno profitti non si ricordano dei cittadini e degli stati, ricorrono ansiosi ad essi quando si trovano in situazioni d’emergenza. Il governo, che ha insistito per pagare il debito, sotto la pressione fatta dal FMI e dei governi olandesi e britannici, si è visto costretto a convocare un referendum, nel quale il 93% della popolazione si è rifiutata di pagare il debito di altri.

Questo ha causato una crisi politica di profonde dimensioni che ha condotto a due crisi di governo e alla creazione di una commissione di cittadini incaricati di scrivere una nuova Costituzione. Gli islandesi si sono stancati di essere presi in giro ed hanno deciso di prendere il loro destino nelle proprie mani.

Il caso è sorprendente. Ma forse più sorprendente è che questo processo, che si sta verificando in questi due ultimi anni, e che è in pieno fervore, con un’offensiva del Partito Conservatore per dichiarare illegale il processo costituente  (che paura che hanno i conservatori della forza dei cittadini!!), che questo processo, insisto, non ha meritato neanche un solo commento sui mass media.

Quando i vulcani d’Islanda sono scoppiati mesi fa, le sue ceneri hanno coperto l’Europa ed hanno causato un enorme caos aereo. Probabilmente, il timore che le ceneri del vulcano politico islandese provocasse effetti sociali in Europa è una spiegazione plausibile per questo silenzio. L’effetto contagio, lo abbiamo visto nel Magreb, è una delle caratteristiche della società mediatica.

Gli islandesi ci mostrano un cammino diverso per uscire dalla crisi. Tanto semplice come dire basta e ricordare che la politica, e chi la esercita, devono essere al servizio della cittadinanza e non degli interessi di entità private la cui voracità, egoismo, mancanza d’etica (vedasi il caso dei recenti bond per 25 milioni di euro a direttivi del Cajamadrid) è all’origine di questa crisi.

In Islanda è stato adottato l’ordine di fermo contro i dirigenti delle entità in questione. In Islanda, mettendo in un angolo i partiti impegnati a sottomettersi ai diktat dei mercati, la cittadinanza è diventata protagonista.

Gli islandesi l’hanno detto chiaro: che il debito lo paghi chi lo crea, che la crisi la paghi chi l’ha prodotta.
Un altro articolo interessante ;

La protesta popolare in Islanda contro le banche

di Pasquale Felice (4 /06/2011)

“Pochi ne parlano ma da circa due anni in Islanda è in corso una “rivoluzione” popolare che ha imposto al governo in carica di dimettersi in blocco, che ha fatto nazionalizzare le principali banche del Paese, decidendo altresì di non pagare i debiti contratti con le principali banche della Gran Bretagna e dell’Olanda, a causa della loro “vampiresca” politica finanziaria. In sostanza, con le proteste e le grida in piazza contro il potere politico-finanziario neoliberista, che ha condotto il Paese ad una grave crisi finanziaria, non solo hanno fatto cadere il governo in carica ma i responsabili della crisi sono stati perseguiti penalmente, è stata eletta un’assemblea costituente per redigere una nuova costituzione, ed è stata data reale esaltazione alla libertà di stampa, di informazione e di espressione.”

Una legge discussa in Parlamento stabiliva il saldo dei debiti in Gran Bretagna e Olanda, 3.500 milioni di euro che tutte le famiglie islandesi avrebbero dovuto pagare attraverso una tassazione del 5,5% per i successivi 15 anni.

Per questo motivo gli islandesi tornarono a dimostrare per le strade, rivendicando un referendum popolare che impedisse la promulgazione della legge. Nel gennaio 2010, il Presidente della repubblica, di fronte alle proteste popolari, rifiutò di ratificare la legge e indisse la consultazione popolare: in marzo, con un esito negativo del referendum, il 93% degli islandesi disse NO al pagamento del debito. La “rivoluzione” islandese trionfò, il FMI si affrettò così a congelare l’aiuto economico all’Islanda, nella speranza di imporre in questo modo il pagamento dei debiti. A questo punto il governo islandese aprì un’inchiesta per individuare e perseguire penalmente i responsabili della crisi: arrivarono i primi mandati di cattura e gli arresti per banchieri e top-manager; l’Interpol emanò un mandato di arresto internazionale contro l’ex presidente della banca Kaupthing.

In seguito nel pieno della crisi, nel novembre 2010, venne eletta un’assemblea costituente per preparare una nuova costituzione che, sulla base della lezione della crisi, sostituisse quella in vigore. Tra le 522 candidature popolari, per le quali era necessario soltanto la maggiore età ed il supporto sottoscritto di almeno 30 cittadini, furono eletti 25 cittadini, senza alcun collegamento politico.

L’assemblea ha avviato i suoi lavori nel febbraio del 2011 e presenterà a breve un progetto costituzionale sulla base delle raccomandazioni deliberate dalle diverse assemblee che si stanno svolgendo in tutto il Paese; tale progetto costituzionale dovrà poi essere approvato dall’attuale Parlamento e da quello che sarà eletto alle prossime elezioni legislative. Inoltre, l’altro strumento “rivoluzionario” sul quale stanno lavorando è “Icelandic Modern Media Initiative”, un progetto finalizzato alla costruzione di una cornice legale per la protezione della libertà di informazione e di espressione.

Sapete perchè è morto Bin LAden? Per salvare “le chiappe” del leoncino Simba..   1 comment


Hamid Mir interviewing Osama bin Laden for Dai...

Image via Wikipedia

Propongo ai lettori curiosi una raccolta di articoli interessanti che fanno luce  su questo inpensabile accostamento…

da” Luogocomune.net …

E’ morto un uomo che non è mai esistito.
Intendiamoci, un signore di nome Osama bin Laden su questa terra è esistito, per un certo periodo di tempo, ma la sua vita reale non ha avuto nulla a che fare con quello che crede la gente. Il vero Osama bin Laden, di professione sceicco, si è dedicato negli anni ’80 all’organizzazione della militanza islamica contro l’invasione russa in Afghanistan. Per fare questo ha avuto l’appoggio, concreto e programmato, della CIA, che gli ha fornito non soltanto “armi e munizioni”, ma anche gli stessi uomini importati dai paesi arabi – i cosiddetti Mujaheddin – per combattere al suo fianco.
Da questa figura tridimensionale, già di per se sfuggevole ed ambigua, è nato il personaggio a due dimensioni ad uso strettamente mediatico, che tutti conoscono come Osama bin Laden. Naturalmente, per poter gestire con disinvoltura il personaggio a due dimensioni, è stato necessario uccidere quello reale. Risale alla primavera del 2002 un articolo, in lingua pakistana, che riportava la notizia della morte dello sceicco saudita. Anche Benazir Bhutto ne diede – in modo apparentemente involontario – la conferma. Ma questa notizia fu naturalmente ignorata dai media mainstream, che potevano così iniziare ad allevare il loro prezioso pargolo bi-dimensionale, che gli avrebbe fruttato centinaia di titoloni a nove colonne nel corso di quasi un decennio.
Sulla inconsistenza – ridicolaggine, anzi – di questo personaggio fittizio non ci dilungheremo di certo. Abbiamo già abbondantemente smentito la sua reale esistenza più volte, e lo abbiamo fatto in modo a nostro parere del tutto esaustivo.
Nè peraltro dobbiamo sforzarci più di tanto per dimostrare che anche questa notizia della sua uccisione non sia che un’ennesima, patetica messinscena: …
… non solo la foto “ufficiale” del cadavere – messa in circolazione, a quanto pare, dalle autorità pakistane – è un falso plateale, ma anche se esistesse una foto genuina del cadavere di bin Laden nulla potrebbe garantire che sia stata scattata ieri, e non otto anni fa.
Di fatto erano nove anni che non vedevamo più una immagine credibile di bin Laden da vivo, e questo dovrebbe bastare a risolvere la questione sulla vera data della sua morte.
Ci resta ora da valutare perchè sia stato scelto proprio questo momento per dare questa (falsa) notizia-bomba alle agenzie di tutto il mondo.
Per prima cosa, salta all’occhio un dettaglio molto interessante: tutti sanno infatti che sia buona regola dare le “brutte notizie” (scandali presidenziali, crolli in borsa, ecc.) il venerdì sera, in modo da approfittare del week-end – notoriamente “morto”, da un punto di vista mediatico – per attenuarne in qualche modo gli effetti negativi. Appare invece curioso che la notizia della morte di bin Laden sia comparsa sulle testate di tutti i giornali del mondo proprio il lunedì mattina, quasi si volesse ottenere l’effetto contrario: usare tutta la settimana per avere il massimo rimbombo su questa notizia, andando a coprirne eventualmente di altre meno accattivanti.

Si chiama “Wag the Dog” – dal titolo del famoso film – ed è un trucco che è stato usato spesso di recente dai presidenti americani (il più famoso di tutti è il caso di Clinton, che decise di far bombardare un impianto chimico in Sudan – creando una grande eco mediatica – proprio nel momento in cui stava per esplodere lo scandalo Lewinsky).

simbaObama

Ebbene, forse non tutti sanno che la scorsa settimana il presidente Obama ha rilasciato il suo “vero“ certificato di nascita. Lo ha fatto nel tentativo di placare una volta per tutte le polemiche sul suo reale luogo di nascita, che molti sostengono non essere stato quello delle Hawaii. Peccato per lui che il “vero“ certificato di nascita sia risultato essere un falso clamoroso.

Obama certificato

Ci hanno messo dai 14 ai 18 minuti, gli esperti di Photoshop, per cogliere in quel documento una serie di manipolazioni talmente evidenti da non lasciare nessuna speranza a chi voglia sostenere che sia autentico.

Finora i media americani avevano finto di ignorare quello che in Intenet già tutti sanno, e cioè appunto che il certificato sia falso, ma sembra evidente che prima o poi qualcuno della destra avrebbe raccolto queste informazioni, e la Fox non avrebbe certo risparmiato il presidente da una figuraccia planetaria.
Figuraccia che gli costerebbe di certo la rielezione.
A questo si aggiunga il fatto che proprio la settimana scorsa il Pakistan ha apertamente invitato il governo dell’Afghanistan ad abbandonare la sua alleanza con gli Stati Uniti e ad appoggiarsi invece, come già stanno facendo loro, al nascente impero cinese.
Quale occasione migliore, si potrebbe pensare, perché la Casa Bianca tirasse fuori questo splendido asso nella manica? Ora che Osama non c’è più, infatti, cadranno molte delle motivazioni che trattengono i soldati americani in Afghanistan (non era per questo che ci eravamo andati, dopotutto?), e questo potrebbe evitare che il governo afghano arrivi all’esasperazione e scelga davvero di passare dalla parte dei cinesi.
Resta infine una considerazione da fare: il popolo americano in prima fila, ed in qualche modo anche buona parte del resto del mondo, sono stati presi in giro per ben tre volte con la stessa invenzione: sono stati presi in giro quando gli è stato detto che fosse Osama il responsabile degli attacchi dell’11 settembre. Sono stati presi in giro quando gli è stato detto che eravamo in Afghanistan per cercare di catturarlo, e sono stati presi in giro ora che gli hanno detto che è stato ucciso soltanto ieri.
D’altronde, come dicono i saggi, “vulgus vult decipi”. Ergo decipiatur.
Massimo Mazzucco      http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3739

Riaffiorano le polemiche sulla nascita
E Obama rende pubblico il certificato

Il documento disponibile online sul sito della Casa Bianca. Mostra con chiarezza che il presidente americano è nato a Honolulu. Non quindi in Kenya, come sostengono i “birthers”, convinti che non abbia i requisiti per guidare gli Stati Uniti. Nelle ultime settimane è stato il miliardario Trump a rilanciare la polemica

Eccolo il documento che una volta per tutte dovrebbe mettere la parola fine alle polemiche che hanno accompagnato il presidente Barack Obama fin dal giorno della sua elezione, sulla sua legittimità ad occupare la Casa Bianca: è stato reso pubblico il certificato di nascita di Obama, in forma completa, che prova che il presidente è con certezza cittadino americano ed è nato alle Hawaii, a dispetto di chi continua a seminare dubbi sulla sua americanità.
Ultimo, in ordine di tempo, a cavalcare l’argomento è stato Donald Trump, il magnate repubblicano lanciato verso la candidatura per la corsa alla Casa Bianca, ma la causa è popolare da tempo fra i cosiddetti “birthers”, movimento che raggruppa chi ormai da anni pensa che Obama sia nato in Kenya e non alle isole Hawaii, e che pertanto non abbia diritto ad essere presidente degli Stati Uniti,

visto che il secondo articolo della Costituzione prevede esplicitamente la nascita nel territorio americano come requisito essenziale per essere eletto.

“Non abbiamo tempo per queste stupidaggini, abbiamo cose più importanti da fare, abbiamo problemi da risolvere”. Così, con una breve dichiarazione alla stampa, Barack Obama ha spiegato perché ha deciso di pubblicare il certificato, dopo aver ignorato ed essersi anche “divertito” per anni delle “falsità” fatte circolare sul suo conto. Ma ora basta: “Abbiamo grandi problemi da affrontare insieme, lo possiamo fare, ma non se ci

facciamo distrarre” da cose senza importanza che ci impediscono “di essere seri”, ha detto ancora il presidente Usa. E a forza di delegittimazioni “non andiamo da nessuna parte”, ha aggiunto.
Il documento, in forma completa, è stato pubblicato sul sito della Casa Bianca e certifica che Obama è nato ad Honolulu, è firmato dalla madre e dalle autorità governative statali. Il certificato aggiunge anche il luogo di nascita del presidente, l’ospedale di maternità e ginecologia di Kapiolani. Il documento è stato recuperato dall’avvocato del presidente che è appositamente volato nelle Hawaii per ottenerne una copia.
Durante la campagna elettorale, nel 2008, Barack Obama già pubblicò sul suo sito l’estratto di quel certificato, in cui era leggibile in modo chiaro che era nato il 4 agosto 1961 a Honolulu. Ma in tutti questi mesi, i “birthers” hanno sempre ripetuto che a loro giudizio quel certificato era un falso. Si tratta di una tesi portata avanti in modo ossessivo da una parte dell’establishment repubblicano, e di fatto ripudiata dai vertici del partito.
Sembrava una polemica ormai superata, ma nelle ultime settimane è stato il miliardario Trump a rimetterla al centro del dibattito politico. “Perché non l’ha mostrato anni fa?”, ha commentato a caldo il tycoon, aggiungendo: “Spero che sia autentico. Voglio vederlo di persona. Comunque sono contento perchè ora possiamo parlare di tanti problemi seri che affliggono il Paese”, ha detto ancora Trump, che ora dovrebbe essere soddisfatto.
“Sarebbe ora che il Paese discutesse di problemi veri e non fosse distratto da queste questioni totalmente finte”, ha aggiunto Dan Pfeiffer, il direttore della comunicazione della Casa Bianca. Nella speranza che davvero ora si possa iniziare a pensare ad altro.

(27 aprile 2011)

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