La tragedia del popolo argentino (a causa dei suoi politici) si ripete sul popolo greco   Leave a comment


Italia 1 – Mistero: Puntata del 1 giugno 2010

“1-Se lo Stato garantisse ed emettesse in proprio dei Buoni Nazionali non convertibili.
2-Se lo Stato utilizzasse in percentuale tali buoni per tutte le sue occorrenze di bilancio, comprese: scuola, sanità, assistenza e previdenza.
3-Se lo Stato autorizzasse l’uso percentuale di tali buoni su tutto il Territorio Nazionale, e affiancasse a essi progetti di: agricoltura di qualità, ricerca, innovazione, sviluppo, energia alternativa.
4-Se lo Stato focalizzasse la possibilità di utilizzo di tali buoni esclusivamente al di fuori dei circuiti governati dalle multinazionali e dagli strapoteri bancari.

Cosa accadrebbe?

1-Libereremmo risorse in euro per ridimensionare il debito pubblico, la cui natura è intrinseca nel meccanismo monetario del circuito euro, orfano della Sovranità Monetaria Statale.
2-Disporremmo tutti di maggiore potere d’acquisto.
3-Favoriremmo l’immediata ripresa della circolazione degli scambi di beni e servizi.
4-Tratterremmo sul territorio Nazionale maggiori fette di richezza ivi prodotta.
5-Rilanceremmo immediatamente la nostra economia.
6-Creeremmo immediatamente nuova occupazione, soprattutto per i giovani.
7-Miglioreremmo decisamente la qualità della vita di ogni cittadino e di ogni famiglia, ridonando dignità a ogni individuo.
8-Permetteremmo alle imprese di disporre di nuova linfa vitale, senza doversi ulteriormente indebitare con le banche.
9-Eviteremmo gli inutili, sterili, dannosi, sacrifici che la nuova manovra finanziaria preannuncia.
10-Potremmo abbattere significativamente la tassazione.
11-Riacquisteremmo un minimo di fiducia nelle istituzioni dello Stato.

Chi ci crede? Io si!

Cosa c’è da perdere? Nulla!
Cosa c’è da guadagnare? Tutto!

Se ci credi anche tu, appoggia, divulga, rendi partecipi altri di queste “Ipotesi”, sperando che qualcuno che dispone del potere di farlo, si impegni istituzionalmente per la loro realizzazione.

Buona speranza a tutti noi, che ci troviamo nella stessa barca, e perciò dovremmo remare nella stessa direzione, quella che ci allontani in fretta dal baratro dove siamo inesorabilmente diretti.”

(http://www.liberamenteservo.it)

 

Un documentario dei giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou sulla crisi greca.

Prodotto e diffuso tramite internet cerca di capire come è stato accumulato l’enorme debito pubblico del paese e punta il dito contro i responsabili.
Dopo il suo inaspettato successo, il dibattito è esploso.

I protagonisti di questo documentario (circa 200 personalità) hanno firmato una petizione per l’istituzione di un comitato internazionale che investighi sull’origine del debito e individui i responsabili. Per loro la Grecia avrebbe il diritto di rifiutare il rimborso del suo “debito ingiustificato”, cioè del debito accumulato attraverso atti di corruzione commessi contro l’interesse della società.

Debtocracy è un atto politico e presenta un punto di vista ben definito sugli avvenimenti che hanno portato la Grecia sull’orlo del baratro.
Le opinioni vanno tutte in una direzione, quella scelta dagli autori, che fin dai primi minuti mettono in chiaro il loro modo di vedere le cose: “In quasi 40 anni due partiti, tre famiglie politiche e alcuni grandi imprenditori hanno portato la Grecia al fallimento. Questa gente ha smesso di pagare i cittadini per salvare i suoi creditori”.

Il documentario denuncia i “complici” di questo fallimento.
I primi ministri e i ministri delle finanze degli ultimi dieci anni in Grecia sono presentati come i responsabili di una serie di connivenze che hanno spinto il paese nel precipizio.
Si serve inoltre dei casi dell’Ecuador e dell’Argentina per sostenere la tesi secondo la quale il rapporto di un comitato di esperti può essere utilizzato come strumento di negoziazione per cancellare una parte del debito e il blocco degli stipendi e delle pensioni.

“Cerchiamo di prendere spunto dagli esempi di paesi che hanno detto no all’Fmi e ai creditori stranieri. A questo scopo abbiamo parlato alle persone che hanno condotto questa valutazione in Ecuador e che hanno dimostrato come gran parte del debito fosse illegale”.

 

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