Laura Boldrini,il nuovo presidente della Camera   Leave a comment


 

 

Chi conosce Laura ha scoperto prima di tutto la sua profonda intolleranza alle conversazioni gassose, quelle che non portano a nulla. Il suo andare dritta alla meta ha fatto scuola nello staff dell’Unhcr dal 1998 fino alle sue dimissioni, nel 2012, prima di candidarsi alla Camera. Di lei si sentono dire cose del tipo: “… a lavorarci assieme ti vengono le rughe e dimagrisci 5 chili al mese. Però….” Oppure: “… quello che ho imparato con lei durante uno stage di tre mesi, m’è servito più di quanto sono riuscito a fare altrove, dopo anni di lavoro nella cooperazione. La cosa che colpisce di più in lei è che vede lontano, intuisce prima degli altri…” O ancora: ” … la sua capacità di fare squadra è fuori del comune, l’estremo senso del dovere, quasi maniacale, la sua severità con se stessa e con tutti noi sul lavoro riesce a convivere – è difficile crederlo – con un’inaspettato e profondo senso dell’ironia. Vedrete, adesso li mette in riga tutti. Ne sono sicuro”. Sono voci raccolte a caldo nell’ambiente nel quale Laura Boldrini ha lavorato per 14 anni filati, nell’avamposto più difficile, nel tragico paesaggio dei “Popoli in fuga”, titolo che abbiamo voluto dare al suo blog su Mondo Solidale, il settore di Repubblica.it dedicato a quella parte maggioritaria del pianeta che bussa, affamata, alle nostre porte. La neo presidente della Camera – eletta nelle Marche, sua terra d’origine, nella lista di Sel – ha scritto più volte dei “messaggi nella bottiglia”, quando il suo ruolo era ancora di portavoce dell’UNHCR. Messaggi che mettevano in guardia rispetto alla tragedia infinita di chi è costretto ad abbandonare tutti i suoi averi e gli affetti più cari per cercare scampo da guerre, torture, calamità naturali, offese della propria dignità, povertà, fame. Sono stati degli avvisi ispirati dal suo “sguardo lunghissimo”, nella speranza che li raccogliesse il mondo politico, le istituzioni, la sensibilità della gente. Il suo lavoro di portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha ottenuto comunque dei risultati, ma forse soltanto nelle coscienze dei cittadini, che hanno cominciato a percepire le tragiche proporzioni di uno dei più grandi e difficili drammi umanitari del nostro tempo.

boldrini Laura

Laura Boldrini, che ha una figlia maggiorenne, è nata nelle Marche, a Macerata, e come tutti quelli della sua terra si distinguono per concretezza, capacità di far coesistere nella propria esistenza elementi della tradizione e attenzione alla modernità, gente dal profondo senso del dovere, dalla grande etica del sacrificio, del risparmio e soprattutto del lavoro. Laureata in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma nel 1985, ha cominciato il lavoro giornalistico alla Rai, sia alla televisione che alla radio. Nel fatidico anno 1989, comincia la sua strada nelle strutture delle Nazioni Unite, prima alla Fao, dove ebbe l’incarico di produrre documentazione video e audio, e poi – dopo circa quattro anni – al Programma Alimentare Mondiale (PAM) dove ha svolto lo stesso ruolo che poi ha esercitato all’UNHCR, cioè di portavoce per l’Italia.
E’ stato però senz’altro il suo lungo passaggio nell’Agenzia per i Rifugiati a far emergere in pieno il suo profilo umano e professionale. “Laura – dice una sua stretta collaboratrice che adesso lavora nella sede centrale dell’UNHCR a Ginevra – ingaggia battaglie anche feroci, quando annusa che i diritti delle persone, e non solo dei rifugiati, sono e stanno per essere violati. E’ fatta così. E’ capace di andare contro tutti, in prima persona. E’ un tipo anche difficile, questo si sa , però è e rimane una persona davvero straordinaria, alla quale non si può non voler bene”. Nella sua qualità di portavoce la Boldrini si è anche occupata del coordinamento di tutte le informazioni relative ai rifugiati nel Sud d’Europa. Numerose sono state le missioni durante la guerra nella ex Jugoslavia, così come in Iraq, in Afghanistan, Pakistan, Sudan, Angola, Ruanda, Caucaso. Frequenti le visite anche a Lampedusa, dove la si è vista battere tenacemente perché venisse rispettato il diritto di chi arrivava in quanto profugo, in fuga da regimi violenti o da persecuzioni di ogni sorta, di distinguersi da chi sbarcava “solo” per cercare un modo per sopravvivere alla fame. Stesse battaglie in Tunisia, nel capo per rifugiati di Choucha, oppure nell’inferno di Dadaab, l’immensa tendopoli in Kenia, che accoglie chi fugge dalla Somalia. E’ su questi terreni che la neo presidente della Camera è diventata la persona che che è. E che i nuovi parlamentari conosceranno presto. (16 marzo 2013)

 

http://www.repubblica.it/politica/2013/03/16/news/racconto_boldrini-54693851/?ref=HREA-1

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