Decine di migliaia di antagonisti a Roma. Bombe carta contro ministeri: (ve-sa2013)bacio: si contesta anche cosi’   Leave a comment


bacio 19  10 2013

http://video.repubblica.it/edizione/roma/corteo-roma-manifestante-in-sedia-a-rotelle-spray-contro-mezzo-gdf/143583/142117?ref=HREA-1

 

Giornata di canti, slogan e qualche momento di tensione nella capitale. Percorso blindato da piazza San Giovanni a Porta Pia. Disinnescati tre ordigni più forti di una bomba a mano. Anche alcuni minorenni portati in questura. Lanci di bottiglie davanti a CasaPound.

Serrata dei commercianti. Il vicepremier Alfano condanna episodi di violenza /

tende montate corteo,l'accampata a Roma 2      tende montate corteo,l'accampata a Roma

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di CARMINE SAVIANO e MICHELA SCACCHIOLI

Ci hanno provato. E, in parte, ci sono riusciti. A guastare con la violenza una giornata che metteva al centro del dibattito pubblico un tema fondamentale. Quello della riacquisizione di diritti resi più opachi da una politica economica che, se vira solo sull’austerity, può cancellare tratti importanti del welfare State. Con i cappucci abbassati, i caschi in testa. Con in mano sampietrini divelti o bottiglie di vetro. Afferrati e scagliati contro le forze dell’ordine. Un centinaio di anarchici, si dice. Ma le definizioni lasciano il tempo che trovano: un centinaio di scalmanati, di cani sciolti, espulsi e attaccati dagli stessi manifestanti per aver innescato inutili focolai di tensione.

In una giornata che ha visto sfilare per le strade di Roma decine di migliaia di cittadini (forse 100.000) in lotta per la casa, in lotta contro la precarietà. Cittadini che si oppongono, in modo civile, allo spreco delle grandi opere.
Gli scontri iniziano quando il corteo, partito da piazza San Giovanni intorno alle 15, supera la stazione Termini e arriva nei pressi dei palazzi che ospitano i centri del potere economico italiano, il ministero dell’Economia, quello dei Trasporti. Sono da poco passate le 18 quando si avvertono i primi boati. All’interno del corteo c’è chi cerca di sminuire, “sono solo petardi”, “si tratta di esplosioni innocue”. Ma non è così. Bombe carta. E nelle ore successive saranno ritrovati e disinnescati anche tre ordigni con una capacità di fuoco superiore a una bomba a mano.
VIDEO Scontri e cariche / Gli incappucciati staccano sanpietrini

Ma non va a finire così. Nel corteo si crea subito una sorta di servizio d’ordine. L’obiettivo è uno solo: impedire che si sfiori l’ennesima guerriglia urbana. I cani sciolti vengono braccati, vola anche qualche schiaffo. Ogni cosa pur di fermare gesti totalmente estranei alla ragioni della protesta, alla cittadinanza, al legittimo tentativo di portare nelle piazze temi di interesse generale. I più indignati sono i No Tav. E non si pensi a para guerriglieri in passamontagna calati dalla Val di Susa per mettere a ferro e fuoco la capitale. Si tratta di nuclei familiari, di impiegati, cittadini che nulla hanno a che fare con qualsivoglia forma di protesta violenta. Puntano il dito contro i cani sciolti, perché “stanno distruggendo la nostra azione politica”. C’è amarezza: “Siamo partiti all’alba, ore e ore di pullman: ci hanno fermato in autostrada credendo di ritrovare chissà quale arsenale. Poi qui queste persone, che niente hanno in comune con la nostra lotta, si comportano in modo assurdo”. Ancora: “L’effetto sarà uno solo: domani tutti parleranno delle violenze dei No Tav”. Non è così. Non è andata così.
Perché tra i quindici fermati della giornata (anche alcuni minorenni) non c’è nessuno riconducibile alle lotte contro l’alta velocità. E anche l’etichetta di antagonisti rischia solo di confondere le acque circa la loro provenienza politica. Nient’altro che guastatori. O presunti tali. Perché senza i loro eccessi, del tutto anti-democratici, la giornata sarebbe stata ricordata come un corteo pacifico, animato da musica, canti e balli dove i migranti che hanno partecipato hanno dato fondo a tutta la loro capacità di coinvolgimento. Così sin dall’inizio della manifestazione, quando la testa la testa del corteo imbocca via Merulana e le uniche critiche riguardano la serrata messa in atto dai commercianti: lungo tutta la strada del “pasticciaccio brutto” è in funzione una solo pizzeria. Poi tutto chiuso.
E mentre il corteo inizia a defluire, poco dopo le otto di sera, già si raccolgono commenti a caldo nei vagoni della metropolitana che riporta i manifestanti verso i pullman parcheggiati nello spiazzale antistante la fermata Anagnina. Interrogativi, soprattutto. “Ci ascolteranno adesso?”, “Ci chiameranno per discutere i problemi di questo Paese e per risolvere le questioni che rendono la nostra vita terribilmente grigia?”. Domande rivolte al governo. Non da teppistelli. Ma da ragazzi che ancora credono di poter migliorare la loro condizione. E da madri e padri che vogliono la stessa, identica, cosa.

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