CONTRO-PEDAGOGIA Sparare? Un gioco da ragazzi   Leave a comment


A poche ore dalla bruciante sconfitta di Obama al Senato, che ha votato NO alla sua riforma per il controllo delle vendite di armi, abbiamo deciso di fare luce su uno degli aspetti più cupi dell’America: il potere delle lobby delle armi. Lo facciamo con una rassegna delle più recenti strategie di comunicazione adottate dai produttori di pistole, fucili e co. finalizzata a conquistare un nuovo target: i bambini. A colpi di gare, modelli che sembrano giocattoli e videogame, per “allevare” i clienti del futuro

di Stefania Medetti

L’immagine è di quelle che disturbano: una ragazzina tutta sorriso, maglietta e una pistola in mano. Basta cliccare la gallery Flickr del magazine americano Junior Shooters per trovarsi davanti migliaia di foto di bambini – spavaldi o intimiditi – armati dai propri genitori e dalla lobby dei produttori di armi. “La base tradizionale di acquirenti, fatta di uomini, bianchi, repubblicani e sudisti si va assottigliando”, spiega in un’intervista Tim Dickinson, direttore di Rolling Stone, che ha recentemente dedicato una copertina all’argomento. I cacciatori, infatti, invecchiano ed occorre trovare acquirenti che li sostituiscano.
Non paghi della tendenziale resistenza alla crisi dell’industria delle armi (l’occupazione, per esempio, è cresciuta del 30% dal 2008 al 2011, in controtendenza con l’economia), i signori della armi guardano avanti per mantenere le proprie posizioni in un mercato da 32 miliardi di dollari, dove il 60% degli acquirenti sono privati cittadini. Al pari delle multinazionali del tabacco, dunque, per chi produce e vende armi coltivare giovani clienti è la strategia che assicura il futuro.
Gli acquirenti del domani, dunque, vanno cercarti oggi fra i bambini, da quelli di prima elementare fino agli adolescenti alla vigilia della maggiore età. Ma c’è addirittura chi, come il senatore Dan Brown del Missouri, ha proposto di abbassare l’accesso alle armi ai bambini di quattro anni, attraverso programmi “educativi”. Per raggiungere i giovanissimi, la National Rifle Association, la discussa e potentissima lobby dei produttori di armi e la National Shooting Sports Foundation, hanno moltiplicato il budget destinato a questo nuovo target. Adesso, sul piatto ci sono decine di milioni di dollari.
La strategia conta tre mosse: territorio, prodotto e passaparola. I produttori, innazitutto, propagandano l’idea che le armi siano un’attività ricreativa. “È nostra responsabilità e anche un piacere promuovere l’uso delle armi fra i giovani. I nostri ragazzi devono capire non solo la sicurezza, ma anche la gioia e il piacere di sparare”, ribadisce in un editoriale Andy Fink, direttore di Junior Shooters, il magazine finanziato dalla NRA. Un’affermazione che non ha bisogno di essere commentata.
Sparare? Un gioco da ragazzi

Foto dal sito: scholasticsteelchallenge.com

Ai bambini e agli adolescenti, dunque, le armi sono presentate come attività sportiva e ai genitori come mezzo per apprendere altre abilità: la disciplina, la pazienza e la responsabilità. “La National Rifle Association ha sempre sponsorizzato programmi che insegnano ai bambini come relazionarsi in modo sicuro con le armi, ultimamente, però, ha lanciato eventi e competizioni dove i bambini hanno fisicamente le armi in mano”, commenta Frank Smyth, giornalista e professore americano, uno fra i maggiori esperti per tutto ciò che riguarda la Nra.
Gare, competizioni e dimostrazioni sono le occasioni in cui bambini e ragazzini possono iniziare sparare. Il calendario è fitto di eventi. La Scholastic Steel Challenge, finanziata da Smith & Wesson e Glock, per esempio, introduce l’uso di pistole a bambini a partire dai 12 anni, invitati a mirare bersagli di acciaio. La Nra, a sua volta, consiglia e supporta nell’organizzazione di gare ed eventi su tutto il territorio nazionale (competitions. nra. org/).
Per corteggiare clienti sempre più giovani, la nuova strategia dei produttori di armi rende più permeabile il confine fra le armi e i giocattoli. I nuovi modelli sono in colori lucenti: rosso e blu metallizzati, impugnature rosa shocking abbinate a calibro .22, ma anche i fucili sembrano tirati fuori da una collezione firmata Barbie. Le armi, inoltre, sono sempre più potenti: “L’industria sta cercando di spingere verso armi semi automatiche che usano più munizioni”, fa notare Dickinson. È un esempio l’AR-15, versione civile dell’M-16 e dell’M-4 in dotazione all’esercito. Con caricatori da 30 a 100 colpi, sono considerate armi per un uso “ricreativo”.
Sparare? Un gioco da ragazzi

Foto dal sito: scholasticsteelchallenge.com

Come rivela uno studio condotto per i produttori, proporre armi da fuoco ai più giovani ha anche un altro vantaggio: è molto facile per bambini e ragazzi coinvolgere i coetanei. Un aiuto, in questo senso, arriva dai videogames che la Nra considera un prezioso strumento di marketing. L’ultimo titolo, uscito a un mese di distanza dal massacro della scuola Sandy Hook, si chiama “NRA: Practice Range”. Disponibile su iTunes, era inizialmente consigliato (sempre dalla Nra) per bambini a partire dai quattro anni di età, ma sull’onda delle proteste, il limite è stato elevato a 12 anni. Il videogame non ha come bersagli forme umane, ma si collega al sito dell’organizzazione e fornisce notizie, informazioni sulle armi e suggerimenti per un uso sicuro. Nra: Practice Range, inoltre, permette di confrontare i propri risultati con quelli degli amici e per 0,99 dollari si possono sostituire le armi in dotazione con altre più potenti: al posto della pistola M9 si può giocare con una Beretta o una Colt, mentre per l’upgrading dell’M16 si può spaziare da un AK48 ai fucili a pompa Mossberg 500.
Il tutto, mentre negli Stati Uniti si infiamma il dibattito sui controlli per i possessori di armi da fuoco. Ma sono più di 13 anni, fa sapere il Washington Post, che nessuna proposta di legge sul controllo delle armi è passata al Congresso: Nra e i programmi affiliati possono contare su oltre 500 milioni di dollari per le proprie attività di lobbying (dati 2010). Agli Stati Uniti resta il primato di Paese più pericoloso per i bambini: l’87% dei decessi dovuti ad arma da fuoco fra i 23 Paesi più industrializzati ha come vittime bambini americani. La Scholastic Steel Challenge, imperterrita, invita: Be safe and have fun. Sicurezza e divertimento.

Pubblicato 7 febbraio 2014 da sorriso47 in Attualità

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