Donna crocifissa, fermato un idraulico: "Sono finito".   Leave a comment


Deve rispondere di omicidio. Si chiama Riccardo Viti, ha 55 anni, fa l’idraulico. La prima ammissione davanti alla madre.

Poi: "Non mi salva nessuno". E’ sospettato per dieci casi. Il dna coincide con quello ritrovato sul luogo del delitto

 

"Ma che sei tu il mostro di Ugnano?" la donna è in anticamera, una vestaglia addosso e la polizia alla porta.

"Sì, l’ho fatto io" risponde il figlio abbassando gli occhi. La prima confessione, Riccardo Viti, l’idraulico arrestato con l’accusa di aver ucciso la giovane romena Andrea Cristina Zamfir, la fa a sua madre, dentro le mura di casa.

La squadra omicidi della questura di Firenze lo sta ammanettando nell’appartamento di via Locchi, alla periferia della città,

dove vive con gli anziani genitori e con la moglie (dell’est). Più tardi, in un ufficio della questura, passandosi una mano sul viso dirà:

"Sono finito. Ormai non mi salva nessuno…". E alla fine dell’interrogatorio viene fermato per omicidio
sadico di firenze

Riccardo Viti, 55 anni, fiorentino, incensurato, ha ammesso di essere il maniaco delle prostitute,

quello che ha seviziato Andreea Cristina Zamfir, 26 anni, romena, morta in croce, sotto un viadotto dell’Autostrada A1 a Ugnano, alla periferia della città.

Nel suo garage gli investigatori hanno recuperato il nastro adesivo usato per legare la giovane e due manici da scopa impiegati con ogni probabilità nelle violenze seriali. "Ho fatto una bischerata – ha spiegato l’uomo – speravo la trovassero viva, come le altre…".

Quello che è stato definito mostro – ha spiegato più tardi il procuratore capo facente funzione Giuliano Giambartolomei –

è l’uomo della porta accanto. Una persona normale che ha un’attività lavorativa, che è regolarmente sposato e con un figlio della convivente".

 

La perquisizione. Gli investigatori della squadra mobile hanno raggiunto la casa di Viti all’alba. Durante la perquisizione, il padre ottantenne, è rimasto seduto in silenzio senza parlare, la mamma invece ha reagito incredula, "Sei stato tu? Sei stato tu?" ha insistito. "Non pensavo che morisse – ha risposto l’uomo, confermando i sospetti degli inquirenti – ho fatto una bischerata…".
Gli agenti hanno perquisito la sua abitazione e la sua auto, un Fiat Doblò grigio parcheggiato in strada, accanto alla caserma dei carabinieri in via Locchi. La compagna dell’uomo lavora all’ospedale di Careggi che si trova a poche centinaia di metri da lì, è un indizio importante. La donna, straniera, si occupa di pulizie. Le braccia di Cristina Zamfir erano state legate a un palo con un nastro adesivo proprio col marchio dell’ospedale fiorentino e parte delle indagini hanno approfondito gli accertamenti su quel reperto.

 

Viti, interrogato per ore in questura, ha confessato davanti al pm Paolo Canessa riferendo anche casi di violenza mai denunciati prima. La storia comincia nel 2006 con il primo caso di una prostituta legata, violentata e abbandonata nuda da un uomo. Da allora sono almeno sei i casi analoghi accaduti tra Firenze e Prato.
Il questore. Il questore di Firenze Raffaele Micillo ha ringraziato polizia e carabinieri che hanno partecipato all’indagine e dichiarato: "Abbiamo catturato la bestia". Parole forti, che segnano la tensione delle prime ore. I complimenti per l’operazione sono arrivati anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, con un tweet. Chiusi in casa, in un comprensibile dolore, i genitori del cinquantacinquenne: "Stiamo soffrendo, lasciateci in pace" hanno detto da dietro la porta.

Il pm. Riccardo Viti avrebbe "una tendenza sessuale particolare, un che di sadico, si soddisfa sessualmente vedendo soffrire". Questo, al momento, il movente individuato dal pm Paolo Canessa per spiegare le violenze sessuali a prostitute inflitte dall’idraulico arrestato stamani a Firenze. L’indagato, ha aggiunto il pm Canessa, avrebbe sviluppato il suo sadismo sessuale ricordando "fumetti letti da ragazzo". "La vittima – ha detto Canessa – è morta per un gioco erotico per 30 euro".

 

Il dna. Il profilo genetico di Riccardo Viti coincide, secondo quanto spiegano alla squadra mobile, con l’aggressione a una prostituta avvenuta nel marzo 2013 e con altri tre casi precedenti. Ma sono dieci in tutto i casi di cui è fortemente sospettato. Il pm Canessa ha infatti stabilito di applicare la norma che consente di eseguire un prelievo coattivo del dna che ha permesso di associare il suo codice genetico ai risultati del campione biologico trovato sul nastro adesivo con cui aveva legato le braccia di Andreea Cristina Zamfir.
All’identificazione di Riccardo Viti, gli investigatori sono arrivati rapidamente grazie alle descrizioni raccolte sui viali della prostituzione, fra donne che si erano già imbattute nelle perversioni di quell’uomo a bordo di un Doblò grigio chiaro. Tuttavia la svolta è venuta grazie alle immagini delle telecamere che mostrano l’uomo in macchina con Cristina che si allontana dal Parco delle Cascine. Attraverso le telecamere disseminate sul percorso che porta a Ugnano, sono state raccolte altre preziose informazioni. Un agente delle volanti ha collegato poi questo caso a una violenza e alla denuncia di una prostituta avvenuta più di un anno fa: la vettura era la stessa.
L’omicidio. Cristina Zamfir è stata lasciata nuda, crocifissa al palo di una sbarra, con i polsi legati con del nastro isolante. E’ morta per le sevizie, in pochi minuti, forse appena il tempo di gridare. Fa freddo, le finestre delle case vicino al viadotto di Ugnano sono chiuse e il rumore dell’autostrada è quello solito. Nessuno sente, nessuno vede nella notte fra il 4 e il 5 maggio. In via del Cimitero soltanto una donna racconta di aver sentito intorno alle 23,30 dei lamenti: li ha scambiati per quelli di un animale, "il mio cane abbaiava, ma di notte abbaia sempre". Il corpo senza vita della giovane prostituta romena viene trovato la mattina dopo da un passante in bicicletta. Scatta l’allarme, si collega questo ad altri episodi analoghi avvenuti a Calenzano (nel prato delle Bartoline, luogo già noto perchè nel 1981 colpì il mostro di Firenze) e proprio al viadotto di Ugnano.

De Giorgi, l’agente decisivo per le indagini

Torna molto utile alla squadra mobile la memoria di un agente delle volanti, Paolo De Giorgi, che ricorda di essere intervenuto qualche tempo prima in una piazza di Firenze per una donna e un uomo che litigavano a bordo di un Doblò: lei raccontava che l’altro la voleva legare. Vanno a vedere nei mattinali della questura: la storia risale al 1 maggio 2012. Cominciano a combaciare diversi elementi: la donna è una prostituta con problemi di tossicodipendenza, lui si chiama Riccardo Viti, fa l’idraulico. Nella rosa dei sospettati sul tavolo degli investigatori entra così un nome e un cognome che si trascina col passare dei giorni troppi altri indizi.

 

    cristo croce chiodi

 cristo donna

 

cristo croce ragazzo

La vittima.

Cristina Zamfir ha vissuto una vita di povertà e di margini.

 

E’ venuta in Italia con i genitori, il padre era muratore e ha vissuto in provincia di Benevento.

Nel 2008 il padre a cui era molto affezionata, muore e lei se ne va di casa. Da allora taglia i ponti con la sorella e con il resto della famiglia.

Non sapevano nemmeno che Cristina vivesse a Firenze, non sapevano che avesse due bambini piccoli, di due e quattro anni, affidati ai nonni paterni.

Senza un lavoro, senza una casa, aveva occupato con il compagno un’abitazione disabitata da anni, con le finestre murate.

Nella loro stanza un materasso a terra, nessun mobile, soltanto un televisore e qualche collanina. Degrado e sporcizia.

Lei ogni tanto per raccattare qualche soldo, si affacciava ai viali della prostituzione.

Ed è lì che ha incontrato l’uomo che l’ha uccisa offredole un passaggio su un Doblò grigio e promettendole un po’ di euro

in cambio di una prestazione sessuale particolare: doveva spogliarsi e lasciarsi legare.

Il compagno ha raccontato: "Nello scorso mese di marzo, Cristina si fece medicare al pronto soccorso perchè uno l’aveva legata e violentata…". Il sospetto è che fosse lo stesso maniaco.

Il compagno

 Si presenta fuori dalla questura questa mattina, Yean Ion Manta, 36 anni, romeno, il compagno di Cristina, piange, è scosso.

Sull’arresto dice: "Sono molto felice per questa notizia". Poi precisa qualcosa che gli investigatori negano: "Cristina non si drogava e non si prostituiva.

A casa non avevamo i soldi per mangiare". "La sera in cui è morta – aggiunge – è uscita intorno alle 22, disse che aveva un appuntamento di lavoro come baby sitter. Poi non l’ho più sentita, non ha più risposto al telefono e ai miei sms". "La fine di Cristina – ha accusato l’uomo – è tutta colpa di sua madre, che l’ha abbandonata sei anni fa alla stazione come se fosse un bagaglio. Da sei anni non sa nulla di lei e adesso le interessa solo perchè è morta".

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: