Archivio per 14 agosto 2015

A Gift of Love” (Un dono d’amore )   Leave a comment


Intervista a Deepak Chopra di Tim Miejan.

Microfono puntato su un altro grande personaggio della nuova era, il “medico New Age” indiano, che da molti anni si è trasferito negli Stati Uniti, dove, tra l’altro, è diventato la “guida spirituale” di numerose star dello spettacolo.

Al di là di facili malizie, si tratta effettivamente di un uomo affascinante, che sembra vivere davvero molte delle splendide cose che scrive.

E ascoltarlo è comunque un piacere.

Qui, prendendo spunto dalla realizzazione del suo primo CD musicale, ci parla soprattutto del rapporto d’amore, con se stessi e con la vita, oltre che con un partner.

– Il suo ultimo lavoro, “A Gift of Love” (Un dono d’amore), è un potente tributo all’amore. Perché ha scelto Rumi? –

“Jalaleddin Rumi nacque nel 1207 e fu un Sufi. All’interno delle cerchie di Sufi islamici, viene considerato un profeta e riverito come tale”. –

– Era un mistico? –

“Senza dubbio. Parlava soprattutto dell’esperienza dell’amore. Diceva che, in un vero rapporto, due persone possono trovare l’una nell’altra e, perciò, aprire la porta all’esperienza di Dio. Ed il modo migliore di trovare Dio è attraverso il rapporto umano.

Rumi dice che nel rapporto umano si entra in contatto e si comunica con un’altra anima; che il rapporto è la cosa più importante nella vita.
L’esistenza senza rapporti sarebbe impossibile. La comunione non implica soltanto la fiducia, ma la parità e la sensibilità, nonché un livello di comunicazione aperta, onesta e fiduciosa. Ma ciò rappresenta soltanto il preludio alle varie fasi dell’amore, tra le quali figurano l’attrazione, l’infatuazione, l’intimità, l’arrendersi, la passione e l’estasi.

L’obiettivo fondamentale è l’esperienza dell’estasi, che è il nostro stato primordiale ed originario. E questa estasi è letteralmente la trascendenza dal mondo ordinario e mondano al mondo della magia e del mistero. L’estasi giunge attraverso l’amore e attraverso l’accesso a livelli sempre più profondi di comprensione dell’amore. “L’amore non è un semplice sentimento. L’amore non è una semplice emozione. L’amore è la verità fondamentale alla base della creazione.

E la verità fondamentale alla base della creazione è che esiste uno soltanto di noi che finge di essere tanti di noi.

Quando parliamo di amore per noi stessi, non parliamo di amore per il nostro ego, o per l’immagine che abbiamo di noi, ma parliamo di intimità con una parte più vasta di noi stessi. Una volta arrivati a quella parte di noi stessi che è il fondamento del nostro essere, riconosciamo l’esistenza di un’intelligenza che governa l’attività della nostra mente e del nostro corpo. E quando ci sintonizziamo maggiormente con essa, ci rendiamo conto che si tratta della stessa intelligenza che governa l’attività di tutte le
menti e di tutti i corpi, nonché, in effetti, di tutto l’universo.

Questo significa sperimentare coscientemente l’unità di tutto ciò che esiste. Ed è quando sperimentiamo questa unità che siamo innamorati. Ed essere innamorati è la nostra condizione originaria. E trovare questa condizione originaria significa superare la paura della mortalità, che è alla base di qualsiasi altra paura.

La coscienza dell’unità del tutto è quello stato di consapevolezza in cui sai veramente, a livello di esperienza, che tutti noi siamo un’unica cosa, che l’osservatore e la cosa osservata, l’amante e l’amato, colui che conosce e l’oggetto della sua conoscenza sono tutti lo stesso essere, sia pure in guise diverse. La coscienza dell’unità è l’intelligenza che in realtà fa di noi un’unica cosa, ma che si differenzia nell’apparente separazione che esiste tra di noi”.

– E quale è il collegamento tra l’amore e l’energia che collega ogni cosa? –

“L’amore è il mezzo per trovare questo collegamento”.

– Dunque, quando ci innamoriamo, si apre davanti a noi una porta che conduce a questa consapevolezza? –

“Quando qualcuno si innamora per la prima volta, entra in contatto con lo spirito. Dentro di sé, perde le abituali certezze, il che costituisce uno dei primi modi di esplorare l’ignoto, che è spirito. Chi è innamorato si distacca dalle cose mondane, triviali. E’ pervaso da un senso di meraviglia, è più esposto, più vulnerabile, ma anche più spensierato, più allegro. Sono questi i segni del fatto che, in realtà, sta sperimentando una connessione con lo spirito. E’ anche uno stato d’innocenza.
Pensi a un bambino”.

– Ed è l’essere nel momento presente. –

“Quando si è innamorati, si sta nel momento presente. Quando si è allegri e scherzosi, si sta nel momento presente. Quando si ha l’innocenza, si sta nel momento presente. E in realtà, è questo l’unico momento che esiste. Il momento presente è l’unico che non ha mai fine. Tutto il resto è nell’immaginazione. E’ la nostra immaginazione che ci distoglie dall’essere innamorati”.

– Esistono dei modi per rimanere ininterrottamente in questo stato? –

“Sì. Innanzitutto, sentirsi a proprio agio con ciò che si è. Quando cerchiamo di non essere chi siamo, ci mettiamo addosso costantemente delle maschere, e in questo modo ci priviamo del nostro fascino. Il nostro fascino deriva dalle nostre contraddizioni, dal sentirci a nostro agio con le nostre contraddizioni. Il nostro fascino deriva dalla sicurezza interiore che avere delle debolezze non significa essere imperfetti, ma completi. Se si vuole fare esperienza dell’amore, la prima cosa da fare è sentirsi a proprio agio con se stessi. E’ un altro modo per dire: ama te stesso. Ma bisogna anche imparare a non giudicare il comportamento degli altri. Non bisogna aspettarsi nulla in risposta al proprio atteggiamento amorevole. Quest’ultimo rappresenta la sua stessa ricompensa. Bisogna credere profondamente di essere degni d’amore. Bisogna imparare a dare sempre. Se si fa questo, allora ci si sente davvero innamorati”.

– Ed una società piena d’amore sarebbe davvero straordinaria! –

“Una società piena d’amore guarirebbe di certo le ferite della nostra anima, perché è quello di cui siamo alla ricerca. E’ questa la base di tutte le guerre, di tutto il razzismo, ed anche della profanazione del nostro pianeta e della nostra ecologia. Tutto questo deriva dall’incapacità di entrare in contatto con quella parte di noi stessi che è piena d’amore”.

– Nel suo CD, lei parla della differenza tra Amore e Attaccamento. Nella nostra società attuale c’è molto attaccamento collegato all’amore. –

“Sì, è una cosa terribile che facciamo. L’attaccamento deriva dal preoccuparsi solo di sé, dall’autocommiserazione, dal dare importanza solo a sé e dal lamentarsi per sé. E’ perciò il vero contrario dell’amore. L’attaccamento è incentrato su di Me, non su di Te. E l’amore, nel vero senso, non è incentrato su di Me, ma su di Te. E’ la capacità di dare, di permettere, di lasciare che le persone siano ciò che sono. Vede, quando si è davvero innamorati, non si sente la necessità di pensare a se stessi. Quando si è in quello stato di consapevolezza in cui non si ha la necessità di manipolare, controllare, blandire, convincere, insistere, pregare, o sedurre, allora si è davvero innamorati. Tutto il resto è soltanto una maschera della presunzione”.

– Lei afferma nel libretto che accompagna il CD che una delle sue missioni è trovare guarigione ed amore. –

“La mia missione sta andando sempre più in quella direzione: guarigione, amore e servizio”.

– Il fatto di aver realizzato questo CD sta ad indicare che Rumi ha rappresentato per lei un’ispirazione. –

“Rumi è stato una delle maggiori ispirazioni nella mia vita, fin da quando ero bambino. Nella mia infanzia, sono cresciuto nutrendomi molto di poesia, sia orientale sia occidentale, grazie ai miei genitori che me ne leggevano ogni sera, quando era il momento di andare a letto. Sono stato molto influenzato dai poeti visionari. Rumi era un poeta che andavamo certamente ad ascoltare la sera quando le persone ne recitavano i versi e danzavano. E, subito dopo Rumi, c’era Tagore, il poeta indiano. A dire il vero, attualmente sto lavorando ad una nuova traduzione delle poesie di Tagore, che affrontano il fenomeno della morte e il modo in cui possiamo superare la paura della morte. Sono poesie davvero belle e raffinate”.

– Lei ha fatto riferimento, prima al collegamento, tra l’amore ed il superamento della paura della morte. –

“Sì. Il superamento della paura della morte deriva unicamente dal trovare quella parte di se stessi che non muore. Il corpo muore, la mente muore, le emozioni muoiono, l’intelletto muore e l’ego muore – si spera! – ma c’è una parte di sé che non muore. L’anima è fondamentalmente un coagulo d’amore con un po’ di software karmico registrato sopra”.

– Mi chiedo se, nel nostro processo di evoluzione come esseri umani, ci stiamo evolvendo anche nel modo di comprendere l’amore. –

“Credo di sì. Le varie fasi dell’evoluzione della coscienza umana sono ben delineate nella tradizione vedantica. I Vedanta descrivono sette stadi distinti nell’evoluzione della coscienza: il primo stadio è quello di sonno profondo, poi si passa a quello onirico, alla veglia, a quello in cui si intravede l’anima, alla coscienza cosmica, alla coscienza divina e, infine, alla coscienza dell’unità. “Man mano che ci evolviamo attraverso questi stadi, acquisiamo spontaneamente gli attributi dell’amore. Siamo in grado di essere felici e di provare compassione e amore. Abbiamo la capacità di provare gioia anche quando attraversiamo un momento di agitazione, e siamo in grado di estendere questa gioia agli altri. Ci sentiamo connessi alla parte creativa dell’universo, al mistero che tiene insieme tutto. Sentiamo altresì che la nostra vita ha un senso e uno scopo. E tutto questo fa parte della nostra sempre maggiore capacità di sperimentare l’amore”.

– Qual è la principale barriera che ci separa dall’amore? –

“La non conoscenza di noi stessi. La distrazione. Il fatto di non essere collegati alla nostra essenza. Trascorriamo più tempo con chiunque altro che con noi stessi. Veniamo indottrinati, ci viene fatto il lavaggio del cervello, siamo programmati per trascorrere il nostro tempo praticamente con qualsiasi cosa ci distragga. Siamo distratti continuamente da preoccupazioni assai ordinarie e viviamo una vita davvero inconsapevole. Diventiamo una massa di riflessi condizionati, innescati da persone e circostanze per portarci a dei risultato totalmente prevedibili. Quando guardate la televisione e vedete, per esempio, i politici, in realtà sullo schermo state vedendo dei bambini di cinque anni in corpi vecchi. Non c’è stata alcuna crescita, alcuna evoluzione, alcuna maturità. Ciononostante, queste persone hanno raggiunto livelli straordinari di successo nella società. In effetti, sono le persone che ci governano”.

– Mi chiedo cosa le piaccia fare nella sua vita privata, quando si trova in uno spazio aperto… –

“Mi piace andare nuotare sott’acqua, mi piace paracadutarmi da un aereo, mi piace andare in deltaplano, oppure mi piace semplicemente mettermi seduto a scrivere, o a leggere delle belle poesie di Rumi”.

– Non riesco ad immaginarla mentre vola su un deltaplano… –

“E invece lo faccio abbastanza spesso con i miei figli”.

– Molte persone hanno paura di un’esperienza del genere. –

“Ogni paura, in realtà, non è che paura dell’ignoto. Una volta che cominci a gettarti nell’abisso dell’ignoto, ti accorgi che ciò comporta un senso di esaltazione che il noto non riuscirà mai più a procurarti”.

– E quando riesci a superare una paura, è facile superarle tutte. –

“E’ vero. Assolutamente”.

(Deepak Chopra)

Pubblicato 14 agosto 2015 da sorriso47 in amore, anima, anima e corpo, coscinza, Verità

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La Compassione è il rimedio universale   Leave a comment


Solo la compassione è terapeutica, perché tutto ciò che è malato nell’uomo nasce dalla mancanza d’amore. Tutto ciò che non va nell’uomo è in qualche maniera collegato con l’amore: o non è stato capace d’amare oppure non è stato capace di ricevere amore. Non è riuscito a condividere il suo essere. Da qui la sofferenza che crea complessi d’ogni genere.

Queste ferite interne possono venire a galla in molti modi: possono diventare disturbi fisici o malattie mentali – ma, di base, ciò di cui l’uomo soffre è la mancanza d’amore. Proprio come il cibo è necessario per il corpo, l’amore lo è per l’anima. Il corpo non può vivere senza nutrimento e l’anima non può vivere senza amore. In realtà, senza amore l’anima non nasce neppure – non arrivi nemmeno al punto di pensare alla sopravvivenza.

Ecco perché sostengo che la compassione è terapeutica. Ma che cos’è la compassione? È la forma più pura d’amore. Il sesso è la forma più bassa dell’amore, la compassione la più alta. Nel sesso il contatto è soprattutto fisico, nella compassione è soprattutto spirituale. Nell’amore, sesso e compassione sono mescolati, fisico e spirituale sono mescolati. L’amore è a metà strada tra il sesso e la compassione.

Puoi anche chiamare la compassione preghiera, oppure meditazione. È in ogni caso la forma più alta dell’energia. La parola compassione è molto bella: comprende in sé passione — la passione dev’essere raffinata al punto da non essere più passione ma diventare compassione.

Nella compassione dai solamente; nell’amore sei grato perché l’altro ti ha dato qualcosa. Nella compassione, sei grato che l’altro abbia accettato qualcosa da te; sei grato perché l’altro non ti ha rifiutato. Eri venuto con dell’energia da dare, con tanti fiori da condividere, e l’altro te l’ha permesso, è stato ricettivo. Sei grato perché l’altro è stato ricettivo.

La compassione è la forma più alta dell’amore.

L’angoscia più grande nella vita è quella di non riuscire a comunicare, a condividere. L’uomo più povero è colui che non ha nulla da condividere, o che, pur avendo qualcosa, ha perso la capacità, l’arte di condividerla – allora è veramente povero.

L’uomo sessuale è veramente povero; al confronto l’uomo che ama è più ricco. L’uomo di compassione è il più ricco di tutti: è in cima al mondo. Non ha né confini, né limiti. Dà, e poi va per la sua strada. Non aspetta neppure che tu gli dica grazie; condivide la sua energia con grandissimo amore.

Questo è ciò che chiamo terapeutico.

Se la compassione non ti è ancora accaduta, non pensare di aver vissuto bene o di aver vissuto affatto.
La compassione è la fioritura. E quando accade a una persona, milioni possono essere guariti. Chiunque si avvicini a quella persona verrà sanato. La compassione è terapeutica.

Osho, A Sudden Clash of Thunder

Anime gemelle e Kundalini…   Leave a comment


Quello della riunione con la Fiamma Gemella è un dono che giunge d’improvviso dall’alto. Tale dono sopraggiunge quando si è pervenuti alla giusta maturità spirituale. Rappresenta la fase finale del ciclo delle reincarnazioni prima dell’Ascensione ed è per questo che si affronterà con sufficiente serenità un cambiamento così complesso e radicale avviatosi il quale si comprenderà che la riconnessione con la Fiamma Gemella equivale all’assolvimento di un compito importantissimo: alla luce della verità, si è chiamati a diffondere tra gli uomini quel messaggio d’amore che gli stessi hanno dimenticato. Si è angeli in terra e quel divino dal quale si è provenuti ritorna ad essere la vera realtà in virtù della quale vivere e far vivere.
La consapevolezza di tutto questo, però, avviene lentamente e solo dopo aver superato degli stadi di evoluzione non semplici.

Il sentore che c’è qualcosa di diverso in quell’incontro appena verificatosi è immediato.

Dal primo momento senti l’altro dentro come presenza viva, quando ci sei insieme sembra di essere in un altrove senza tempo, con i suoi occhi nei tuoi occhi potresti andare avanti per ore e continuare ad esplorare l’infinito.

È un aversi costante nel cuore, la priorità assoluta è incontrarsi per guardarsi e anche senza parlare comunicare quanto dall’Eternità si ha da raccontarsi. Tutto acquista una luce differente quando ci sei insieme, è un valore unico che rimane impresso a fuoco dentro. La cosa incredibile è che ti sorprendi a fare gesti nei suoi confronti che sono di una familiarità che non comprendi da dove possa provenire e questo da subito.

Tu pensi e l’altro svela i tuoi pensieri. Hai la certezza che il sogno sia un’altra realtà in cui incontrarsi e viversi e spesso durante la notte ti ritrovi d’improvviso ad aprire gli occhi verso quello squarcio dischiusosi lì davanti a te dal quale il suo viso ti sorride e ti accarezza con lo sguardo. Assurdo!


L’assenza momentanea dell’altro porta ad una sofferenza complessa e senza paragoni, il cuore pena intensamente e si placa solo all’incontro successivo. Il bisogno di accompagnarsi è immenso.
Spesso ci si ritrova stesi sul letto o sul divano, con gli occhi fissi al soffitto per ore a domandarsi cosa stia succedendo, chi sia questa persona, come possano accadere cose così straordinarie.
È tutto vero? È pazzia?
No, non è pazzia, è l’inizio del risveglio dal lungo sonno che consentirà, attraverso una vera e propria metamorfosi, di ritornare ad essere gli esseri divini originari, al servizio del divino amore che ci sovrasta.
È l’energia dello spirito, la kundalini, che si desta e pervade entrambi, a far sì che tutto questo accada: da quel momento il processo di purificazione e di elevazione ha inizio. La purificazione che la kundalini opera consente ai chakra di aprirsi: il passaggio nei chakra del fuoco sacro depura e avvia la rigenerazione che terminerà nell’innalzamento. Crolla la dualità e ti ritrovi ad essere in due un unico individuo che pulsa all’unisono con l’universo che inglobi e che al tempo stesso ti ingloba. Il cuore unico delle fiamme riunitesi si apre alla Coscienza Cosmica che permette la comprensione, dona consapevolezza, schiude alla compassione e all’amore.

Tutto questo, inizialmente, è faticoso da sopportare fisicamente, mentalmente e spiritualmente. Destabilizza, disorienta, sembra di non avere niente più a che fare con la realtà che fino a poco prima appariva stabile, concreta; la vivi con distacco! In verità ti senti al di sopra di tutto questo e cominci a “vedere”.
Una nuova coscienza si fa strada espandendosi e ti senti far parte di un tutto che non ha confini, che ti libera dalla convenzione, dai limiti nei quali hai vissuto: le sbarre della prigione si dissolvono. Non conosci più la paura! sei certo di quanto senti provenire dal cuore e con coraggio trovi il modo di portarlo avanti.
Concetti complessi e appartenenti alla Conoscenza, per intuizione, affiorano nell’essere. Cerchi risposte nella ricerca e quando trovi conferme ti domandi come sia possibile possederli e allora vai sempre più in profondità e ti rendi conto che è il tuo cuore che serba tali ricchezze in te, da sempre e che solo ora cominci a sperimentarle.
Stati alterati di coscienza ti portano ad avere esperienza delle vite passate, ti permettono il contatto con dimensioni superiori, ti ritrovi a poter annullare lo spazio spostando il tuo corpo astrale (bilocazione), riesci a prevedere il futuro, ad essere telepatico, con l’energia dell’Uno puoi guarire: ti apri alla Coscienza Cristica. Vuoi in tutti i modi far qualcosa muovendoti all’interno delle orme del Cristo per operare nella verità che da lui è stata predicata come via per la vera vita, quella che hai compreso essere e che desideri sia compresa dai più.

http://viaveritasvita.net/via/amore-spiritualita/il-risveglio-della-kundalini-nelle-fiamme-gemelle/

Mi sono fatta violentare per amore…   Leave a comment


http://intersezioni.noblogs.org/condivisioni/mi-sono-fatta-violentare-per-amore/

Articolo originale qui, traduzione di feminoska, revisione di Serbilla e Elena Zucchini.
Buona lettura!

Da giorni continuo a chiedermi se pubblicare o meno questa storia. La cosa più semplice sarebbe tenerla per me; alla fine, si è trattato di due sole aggressioni delle tante subite nella mia vita. Se sono riuscita a sopravvivere senza traumi, sopravviverò anche a questa… in fondo non è “così grave”…

Alla fine ho deciso di renderla pubblica, per diversi motivi. In primo luogo, perché anche io mi sono resa pubblica e visibile mediaticamente, in particolare su di un tema, quello della prostituzione, che scatena accesi dibattiti all’interno del femminismo. La mia posizione, in quanto prostituta (è così, mi guadagno da vivere prostituendomi dal 1989), è quella di difendere i diritti fondamentali delle persone che esercitano la prostituzione – non quella dei “protettori”, sia chiaro: lotto contro lo stigma della prostituta e il trattamento da “poverette” incapaci di prendere decisioni e assumersi rischi. Inoltre, sostengo che non tutti gli uomini che ricorrono al sesso a pagamento sono maltrattatori o stupratori, ma soprattutto che sono relazioni che si concordano tra adulti (le pratiche sessuali che verranno messe in pratica, l’obbligo dell’uso del preservativo, il tempo, ecc.);

Quando mi chiedono se io sia mai stata aggredita da un cliente – anche solo per mera statistica, dovrebbe essermi successo – la mia risposta è ‘no, non sono mai stata aggredita da nessuna delle decine di migliaia di uomini con i quali ho avuto rapporti’. Quali sono stati e chi sono i potenziali aggressori? Certo, sono stata testimone di aggressioni

e ho pianto con alcune compagne, ma nel mio caso, ho imparato ad evitare situazioni potenzialmente pericolose. Allo stesso modo non accetto le molestie di strada e so affrontare i bulli. Dunque, in quale contesto sono stata aggredita? Nella vita quotidiana, fuori dall’ambito della prostituzione, e sempre, sempre, da parte di uomini con i quali avevo un precedente rapporto di fiducia: uomini della mia famiglia, vicini, capi dei miei vari posti di lavoro, colleghi e una delle mie “cotte” (leggasi il “brivido dell’innamoramento”)… Sì, ho subito molestie sessuali, abusi sessuali, e, infine, due violenze da parte di uomini di cui mi fidavo.

Quando ho pubblicato il mio libro ‘Una mala mujer’ (‘una donna permale’)  ho raccontato gli abusi e le violenze tra le quali sono nata e cresciuta, a partire da mio padre e mia madre; poi la violenza da parte dei vicini “teppisti” del quartiere, quando avevo 12 anni, e l’abuso sessuale di uno dei miei capi, in cui davvero mi sono sentita “puttana” e sporca – ma per paura di perdere il lavoro (un lavoro di merda, devo dire, perché non mi permetteva di riscattarmi dalla povertà) ho accettato tutto quello che mi ha chiesto, fingendo che mi piacesse tanto essere “la sua amante”, ma né lui mi piaceva né io volevo fare sesso con lui, lo facevo solo per paura. Non ho raccontato episodi di molestie fisiche, anche in adolescenza, da parte di due cugini, che mi lasciavano a metà tra il sentire l’emozione del proibito e il disgusto che mi dava il loro toccarmi, perché non mi chiedevano il permesso, semplicemente lo facevano e io li lasciavo fare…

E così, con queste premesse, arrivo al punto della questione: Come è possibile che una donna che in 26 anni di prostituzione non è mai stata aggredita da nessun cliente, subisca violenze sessuali – “palpate” sopra i vestiti da parte di una persona conosciuta e che ora non racconterò per non dilungarmi – nel giro di poche settimane? E dopo quell’episodio a 12 anni, che io pensavo mai si sarebbe ripetuto, sono stata violentata a causa dell’innamoramento, per quello stato di imbecillità che mi ha lasciato bloccata e mi ha impedito di reagire.

È un uomo che ho incontrato sui social network, che prima di questo episodio ammiravo molto, che un giorno mi ha approcciato e l’ammirazione che provavo mi ha fatto abbassare la guardia; ha saputo prima illudermi e poi farmi innamorare con belle parole, facendo apprezzamenti rispetto alle mie inquietudini e con un emozionante sesso virtuale del quale ho sinceramente goduto. Alla fine ero arrivata a credere che davvero gli importasse di me come persona, che non si curasse del fatto che mi guadagno da vivere come prostituta, perché mi aveva completamente inclusa nella sua vita quotidiana, mi aveva fatto incontrare la sua famiglia, mi raccontava di essere in procinto di separarsi, diceva di amarmi… Quando è arrivato il momento di incontrarci di persona, desideravo quel rapporto sessuale. Quello che non mi aspettavo, perché nulla del suo atteggiamento me lo aveva fatto sospettare, è che sarebbe stato così aggressivo.

Ci siamo incontrati in un hotel, sono arrivata presto e l’ho aspettato eccitata e ansiosa, tenevo pronto il preservativo sopra al comodino… Lui è arrivato puntuale e dopo quattro baci, quattro baci letteralmente, dati frettolosamente (che già mi dovevano allarmare), ha cominciato a toccarmi aggressivamente, in modo molto brutale, i seni, le parti intime sotto al vestito, e in quel momento mi sono bloccata, non sono riuscita a fermarlo, a frenarlo, a dirgli “non essere così brutale “, a respingerlo. Il resto? Non sono in grado di ricordare i dettagli, so che in un attimo ero a letto senza mutandine; lui si abbassava soltanto i pantaloni e mi penetrava, proprio così. Sì, se ne è venuto subito,  e finito il tutto si è alzato, “Devo andare” … tutto in pochi minuti …

E io piangevo, pensando: “Ma… cosa è successo? Sì… Sono stata violentata!”, E sì, “Non ha usato il preservativo”, “Non mi ha chiesto se potrei rimanere incinta, o se uso contraccettivi”, “Non mi ha chiesto cosa mi piaceva e cosa no”, “Non è stato come avrebbe dovuto”, “Come mai non sono riuscita a lasciare la stanza, e mi sono fatta toccare in quel modo?”… “Ma … ma… come ho potuto lasciare che mi trattasse così? E cosa devo fare adesso?”, “Perché mi è successo e perché ho abbassato la guardia?”. Dopo diversi giorni di riflessione, l’ho raccontato a due “amiche”, che l’hanno percepita più che altro come un’avventura andata storta. Solo una collega di lavoro, vale a dire una prostituta, mi ha dimostrato empatia ed è stata d’accordo con me nell’identificarla come violenza machista, e senza scrupoli, contro le donne –  inclusa sua moglie.

Tutto questo è il riflesso della violenza strutturale di genere. Un grave problema di educazione sessista, che ci portiamo dietro generazione dopo generazione, per cui le donne hanno difficoltà a trovare gli strumenti necessari a gestire emozioni come la paura o l’infatuazione. Quell’ “amore romantico” interiorizzato fin da piccole, e al quale ci arrendiamo, senza domande;  nonostante impariamo e sappiamo essere una costruzione culturale perversa, quanto è difficile non cadere nella sua rete! Colpisce tutte le donne, indipendentemente dal livello socio-culturale, in maggiore o minore misura … E mi fa arrabbiare ancor di più perché, nel mio caso, nel contesto del sesso a pagamento io controllo tutto e reagisco, non mi blocco.

Tanto potente e subdola è la violenza di genere. Tutte le donne sono vulnerabili, dunque c’è molto da fare se desideriamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato ed evitare che le future generazioni continuino a riprodurre questo schema. Sono indignata del fatto che non esista una educazione sessuale e affettiva dall’infanzia… non so che altro dire… spero solo che la condivisione di questa esperienza, se ancora c’è chi non riconosce l’entità di questa violenza contro le donne, renda pienamente consapevole di come si manifesta. Violenza non significa soltanto essere violentate con la forza, le minacce e le aggressioni fisiche, una violenza si verifica anche quando uno stato emotivo causato da questo tipo di educazione ci impedisce di reagire, e non solo per la paura di subire una violenza più grande o la paura del rifiuto o la paura che pensino che “sono una fica secca”.

Se mi definisco femminista è perché mi batto affinché le donne possano esprimersi come desiderano, ciascuna nel proprio contesto e nelle proprie circostanze personali, e che non siano più oppresse da questa cultura maschilista che ci rende incapaci di dire: “No, non così!” e “Niente e nessuno mi impedirà, per il fatto di essere donna, di realizzarmi e realizzare i miei sogni!”

Animali: “non perché sono in grado di soffrire…ma perché sanno essere felici”   Leave a comment


http://intersezioni.noblogs.org/condivisioni/non-perche-sono-in-grado-di-soffrire-ma-perche-sanno-essere-felici/#comment-95430

Proprio oggi leggevo un articolo di Nathan Runkle –  fondatore e Presidente di Mercy for Animals – intitolato “il nostro sdegno per il Festival della carne di cane di Yulin rivela un’ipocrisia disgustosa”. Il pezzo in questione argomentava in modo non troppo dissimile dall’articolo pubblicato pochi giorni fa, intitolato Del Mangiar Cani, e chiudeva con questa riflessione, già sentita in diverse occasioni:

“Certo, hanno aspetti diversi. Mucche e maiali adulti non sono esattamente i più adatti per accoccolarsi assieme sul divano (se è per questo nemmeno i cavalli, eppure poche persone li mangiano). Potrebbe essere una sfida portare un pollo a fare una passeggiata, data la sua capacità di volare (ma anche in questo caso, avete mai provato a mettere il vostro gatto al guinzaglio?).

In termini di intelligenza, nessuno di questi animali si differenzia notevolmente dagli altri – anche se i maiali sono in realtà più intelligenti dei cani. Quando si tratta di personalità, ogni animale ha la sua – ma, in generale, sono tutti socievoli e stare in compagnia degli umani gli piace quando vengono trattati con gentilezza. E tutti amano una bella grattata dietro le orecchie.

Anche quando delle differenze esistono – nell’aspetto, nelle capacità intellettive, nella personalità – queste non bastano a giustificare il trattamento differente riservato ai diversi animali, così come non bastano a giustificare il trattamento differente riservato alle diverse tipologie di umani. Che la nostra relazione con mucche, maiali e polli sia stata, storicamente, di sfruttamento, piuttosto che di compagnia, non ci scagiona: per secoli i bianchi hanno sfruttato i neri e gli uomini hanno sfruttato le donne.

Ciò che veramente conta è la capacità di soffrire e provare dolore. Da questo punto di vista, e gli scienziati su questo sono concordi, gli animali che amiamo e quelli che mangiamo sono uguali.

La crudeltà è crudeltà, e la sofferenza è sofferenza. Tutto il resto è arbitrario. E’ giusto provare sdegno – persino rabbia – per il Festival di carne di cane in Cina. Ma non dovremmo sentirci meno inorriditi da quello che succede nel nostro paese, proprio sotto il nostro naso”.

Subito dopo aver letto questo articolo – in una fase di masochismo evidente – mi allietavo con un altro post pubblicato questa volta su di una rivista online dedicata all’allevamento (!) sulla quale è presente una categoria chiamata “il confessionale dell’allevatore”, nella quale chi si guadagna da vivere sulla pelle degli altri animali può, rigorosamente nell’anonimato, svuotarsi la coscienza e condividere pensieri e riflessioni sulla sublime arte di togliere la vita.

Ebbene, in molte delle confessioni,  uno degli aspetti più consolatori era, unanimemente, la rapidità di una morte QUASI indolore. A prescindere dal fatto che il termine “quasi” potrebbe già da solo dar adito a moltissimi interrogativi, leggere questo articolo in coda al primo mi ha fatto realizzare un punto importante: per la maggior parte degli esseri umani, il fatto di poter vivere la propria vita è qualcosa di così scontato da farci preoccupare, quando si tratta di animali non umani, quasi esclusivamente di fargli ottenere una buona morte, ovvero una morte veloce, indolore, quasi inconsapevole.

In questo senso ambedue gli articoli, sia quello scritto da un attivista animalista, che quello di un’allevatrice, avevano dei punti in comune: ambedue non negavano la sofferenza che provano gli animali, e ambedue sottolineavano come sia eticamente imprescindibile evitare questa sofferenza. Eppure, tutti questi occhi puntati sulla sofferenza degli animali sembrano non notare qualcosa di ancor più fondamentale: ovvero, la capacità degli animali di essere felici!

Preoccuparsi della morte degli animali, e pensare che basti una morte “indolore”, “dolce”, “umana” per sentire di aver risolto il problema è nella migliore delle ipotesi naif, nella peggiore decisamente ipocrita.

Gli animali si sono evoluti, esattamente come noi anche se ognuno in modo peculiare, per vivere su questa terra, e per viverla liberi. Da questo punto di vista la morte è, per loro come per noi, l’ultimo dei problemi, o quantomeno, l’unico insormontabile. Ma al di là della morte, esiste la vita da vivere: una vita libera, in cui esplorare l’ambiente, relazionarsi con i propri simili e con altri esseri senzienti, vivere affetti e antipatie, divertirsi, provare fame ma anche sazietà, giocare e poltrire, scoprire e scopare, imparare e tramandare.

E fare ognuna di queste cose, per tanto tempo, o per lo meno per il maggior tempo possibile.

Sfruttare gli animali non umani significa privarli della vita: non soltanto perchè li uccidiamo, ma perché li alieniamo da una vita che sia degna di questo nome. In questo senso, la carne felice non esiste. Non esiste felicità nell’essere imprigionati contro la propria volontà, nel non potersi muovere liberamente, nell’essere stuprate se femmine per far nascere una prole che verrà allontanata e massacrata al momento stesso della nascita, o poco dopo. Non c’è felicità in luoghi bui e sporchi, o in mezzo a recinti elettrificati, tra compagni di sventura che non si sono scelti, e giusto per il lasso di tempo necessario a diventare abbastanza grassi – o abbastanza improduttive – per finire, al massimo adolescenti, al mattatoio. Avremmo mai il coraggio di dire, di un dodicenne allontanato dalla famiglia, tenuto in prigionia, torturato e ammazzato con un colpo in testa, che “in fondo, ha avuto una morte dolce?”

Eticamente sarebbe accettabile?  In A chi spetta una buona vita, Judith Butler affronta il difficile tema della vulnerabilità delle vite, della loro precarietà e delle forme di resistenza che si oppongono a questo ordine prestabilito che decide il valore della vita di ognun*.

Parlando delle vite umane, in un ragionamento che già si presta ad estendersi senza sforzo al non umano, sostiene che “La comprensione delle modalità di attribuzione di valori differenziali alle vite umane non può che passare anche per la comprensione di come alcune vite siano considerate non-vite – vite “già morte” – molto prima della morte.” Questa non-vita dei non umani assoggettati al nostro sfruttamento è il vero nodo gordiano per il quale l’unica soluzione non può essere e non sarà mai l’utopia e l’inutilità di una “buona morte”, ma che al contrario richiede un taglio netto con quello specismo che ci è stato insegnato fin dalla culla: un passo più semplice a compiersi di quanto si possa credere, e che risponde affermativamente alla semplice domanda (che risuona sulle pagine del rifugio per animali australiano Edgar’s Mission

“Se potessimo vivere in salute e felicemente senza far del male ad alcuno…perché non dovremmo farlo?”

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