La “Passione” meravigliosa..erotica..dolorosa..di Aberardo ed Eloisa.   Leave a comment


http://www.filosofico.net/abelarrrdeloisa.htm

“Tutti si precipitavano a vederti quando apparivi in pubblico e le donne ti seguivano con gli occhi voltando indietro il capo quando ti incrociavano per la via […] Quale regina, quale donna potente non invidiava le mie gioie e il mio letto? Avevi due cose in particolare che ti rendevano subito caro: la grazia della tua poesia e il fascino delle tue canzoni, talenti davvero rari per un filosofo quale tu eri […] Eri giovane, bello, intelligente.”

(ELOISA – Lettera ad ABELARDO)

(………………………………………………………)

La più bella storia d’amore di tutti i tempi, finita per ambedue gli amanti tragicamente, ha inizio nel momento in cui Abelardo è al massimo del successo come insegnante nella scuola di Parigi. Nell’ebbrezza del successo (a circa trentotto anni), come egli stesso racconta, si lascia prendere dalla <superbia (mi ritenevo il solo filosofo rimasto al mondo) > e <dalla lussuria (io che fino ad allora avevo condotto una vita castissima, iniziai a rilasciare le briglie dei miei desideri>. Ma la grazia divina> scrive Abelardo, anticipando il racconto degli eventi, <mi diede il rimedio per entrambe le malattie, contro la mia stessa volontà: mi guarì dalla lussuria privandomi di ciò con cui l’esercitavo; dalla superbia, umiliandomi con il rogo del libro di cui andavo più fiero>.
Per soddisfare il suo desiderio di lussuria, escogita un piano per conquistare la sedicenne Eloisa, infiammato dall’amore per questa fanciulla, della cui cultura letteraria si parlava in tutta Parigi. Era bella, ma più ancora, era colta. <Se nell’aspetto non era tra le ultime, per la profonda conoscenza delle lettere era la prima> .
Eloisa era bella secondo i canoni dell’epoca. Di statura alta ma ben proporzionata col corpo, bella fronte che armonizzava con le altre parti del viso, aveva denti bianchi e perfetti in un’epoca in cui i denti erano normalmente malati e cadevano anzitempo o venivano estirpati quando erano dolenti. Pur avendo quasi diciassette anni era una donna già matura negli studi, ma anche pronta ad affrontare tutte le esperienze dell’amore, con la disponibilità e apertura della donna colta e intelligente. Come dice Abelardo, <aveva tutto ciò che più seduce gli amanti>.
Essa viveva con uno zio, il canonico Fulberto, molto avaro ma anche molto ansioso di vedere sua nipote progredire sempre più nelle materie letterarie. Con l’intervento di amici Abelardo gli chiese di accoglierlo nella casa, vicina alla scuola (annessa alla cattedrale di Notre-Dame) dove insegnava, a qualsiasi prezzo perché le cure domestiche lo ostacolavano nel lavoro e le spese pesavano eccessivamente. Questi motivi convinsero Fulberto, il quale tutto preso dal contemplare i suoi guadagni e al tempo stesso convinto che la nipote avrebbe ottenuto molti vantaggi dal suo insegnamento, non fece altro che facilitare Abelardo nella realizzazione dei suoi desideri.
Fulberto favorì inconsapevolmente la passione di Abelardo affidandogli la nipote e chiedendogli di farle lezione ogni volta che fosse libero, <sia di giorno che di notte…dandomi anche il permesso di costringerla con la forza>. La sua ingenuità (la mancanza di sospetti da parte di Fulberto era però dovuta al suo amore per la nipote e alla fama della castità di Abelardo) stupì il maestro, che commenta: <non mi sarei meravigliato di più se avessi visto affidare una tenera agnellina a un lupo affamato>. E così allieva e maestro si ritrovano uniti prima nella stessa casa, poi nell’animo.

LA PASSIONE

Avvenne così che il maestro e l’allieva uniti sotto lo stesso tetto, si innamorarono l’uno dell’altra. <Col pretesto delle lezioni ci abbandonammo completamente all’amore, lo studio delle lettere ci offriva quegli angoli segreti che la passione predilige. Aperti i libri, le parole si affannavano di più intorno ad argomenti d’amore che di studio, erano più numerosi i baci che le frasi; la mano correva più spesso sul seno che ai libri. E ciò che si rifletteva nei nostri occhi era molto più spesso l’amore che non la pagina scritta oggetto della lezione. Per non suscitare sospetti la percuotevo spinto però dall’amore, non dal furore, dall’affetto non dall’ira, e queste percosse erano più soavi di qualsiasi balsamo. Il nostro desiderio non trascurò nessun aspetto dell’amore, ogni volta che la nostra passione poté inventare qualcosa di insolito, subito lo provammo, e quanto più eravamo inesperti in questi piaceri tanto più ardentemente ci dedicavamo ad essi e non ci stancavamo mai. Quanto più eravamo inesperti di quei giochi d’amore, tanto più insistevamo nel procurarci il piacere e non arrivavamo mai a stancarcene>.
Abelardo preso dalla passione dedica le notti all’amore e il giorno agli studi che non cura più con l’impegno di prima, tanto che le lezioni diventano poco accurate e fredde e non sono più, come egli stesso dice <frutto dell’ingegno ma della lunga pratica>. Di nuovo, in questo periodo, Abelardo compone delle poesie d’amore subito apprese e cantate dagli studenti che avevano capito il tumulto interiore che turbava il loro maestro.
La passione di Abelardo, contrariamente a quella di Eloisa, era solo forte attrattiva dei sensi, mentre per Eloisa era dedizione totale e assoluta, quasi annullamento di se stessa, che durerà per tutta la vita <ti ho amato di un amore sconfinato….mi è sempre stato più dolce il nome di amica, e se non ti scandalizzi, quello di amante o prostituta, (questo termine nel senso di amore spassionato concesso senza pretesa alcuna, nda.), il mio cuore non era con me ma con te> (6).
La forte lussuria da cui era preso Abelardo, aveva avviluppato i corpi dei due amanti in quelle che il Maestro in seguito chiamerà <viluppo di vergogne, che nessun rispetto per la nostra dignità, né la riverenza verso Dio ci tratteneva dal pantano di questo fango neppure nei giorni della domenica di Passione o di qualsiasi altra solennità. Ma anche se tu non volevi e, per quanto potevi, ti rifiutavi e cercavi di dissuadermi, poiché eri più fragile per natura, troppo spesso ti trascinavo a consentirmi con minacce e percosse. Mi univo a te con tale desiderio dei sensi che quelle miserabili e indegne voluttà che ci vergogniamo perfino di nominare, io le anteponevo a tutto, a Dio e perfino a me stesso>. E il desiderio della carne non lo abbandonerà neanche quando Eloisa, dopo il matrimonio (prima della menomazione), si troverà nel convento di Argenteuil, dove Abelardo andò a trovarla di nascosto, e non riuscendo a frenare la passione, non essendovi altro posto dove andare, i due amanti fecero l’amore senza freni e senza vergogna, in un angolo del refettorio.

Tutti a Parigi sanno, l’unico a non sapere è lo zio Fulberto, che non aveva voluto prestar fede a ciò che amici avevano cercato di fargli capire. Alla fine i due amanti sono scoperti e vengono presi da dolore e da vergogna.
Superata però la vergogna, essi si fanno prendere dalla passione, questa volta privi di qualsiasi pudore, con la conseguenza che non molto tempo dopo Eloisa scopre di essere incinta. Abelardo una notte, di nascosto, la portò via conducendola in Bretagna a casa della sorella fino a quando nacque un bambino (1118), al quale fu dato l’originale nome di Astrolabio (colui-che-abbraccia-le-stelle).
Lo zio Fulberto divenne quasi pazzo (7) dopo la fuga della nipote, Era furente per il dolore sentendosi coperto dalla vergogna. Fulberto non sapeva come vendicarsi, e si tormentava per trovare il modo per prendere in trappola Abelardo. Però se lo avesse ammazzato o mutilato, temeva qualche ritorsione nei confronti della nipote. Abelardo cercava di fare molta attenzione per la sua incolumità, essendo fuor di dubbio che Fulberto, se avesse potuto, gli avrebbe fatto del male, come poi avvenne.
Alla fine Abelardo impietosito dal suo dolore e sentendosi in colpa per l’inganno che gli aveva teso, come se avesse commesso un grandissimo tradimento, si reca da Fulberto e per placare la sua ira si offre di fare qualsiasi cosa per riparare il male che aveva fatto.
In fondo, aggiungeva il dialettico Abelardo, ciò che era avvenuto non poteva essere cosa tanto strana per chiunque avesse provato la forza dell’amore e, giustificandosi (con quella che era la mentalità dell’epoca) fin dall’inizio del mondo le donne hanno causato la rovina anche degli uomini più grandi! Alla fine, per calmarlo ulteriormente, Abelardo offre una soddisfazione che superava ogni aspettativa. Si dichiara disponibile a sposare la fanciulla che aveva sedotto, a condizione che il matrimonio rimanesse segreto per non danneggiare la sua fama (8). Fulberto accetta baciandolo e giurando, a nome suo e dei suoi parenti, tutta la sua amicizia.

6) Al mio signore o piuttosto padre, al suo sposo o meglio fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o meglio sorella; è questo il tenore dell’intestazione della prima lettera di Eloisa ad Abelardo.
7) Sono state molte le ipotesi fatte su Fulberto. Sembra più accettabile quella secondo cui la sua morbosa gelosia potesse derivare dal fatto che Eloisa fosse proprio sua figlia. E’ pacifico che Fulberto fosse canonico. A questa carica di Fulberto non si è mai dato alcun valore per cui la figura di questo canonico è risultata sminuita. La circostanza che abitava nel chiostro di Notre Dame, ci fa ritenere che ricoprisse una carica importante. Egli era certamente un canonico regolare, facente parte del capitolo cattedrale che aveva (ed ha) la funzione di assistere il vescovo il quale assegnava al capitolo una porzione del patrimonio ecclesiastico (mensa canonicorum) che era gestita dal capitolo stesso, e usufruiva anche di altre prebende
Per essere canonico regolare era vincolato dai voti e quindi religioso non sposato, anche se questi canonici conducevano una vita secolare. I canonici poi, o il capitolo cattedrale , si occupava della scuola cattedrale, tanto che proprio agli inizi del 1100 fu il movimento canonicale a istituire scuole aperte agli esterni. Fulberto quindi occupava un posto nella società che poteva essere poco inferiore a quello del vescovo, con la consequenziale certezza della impunità (il delitto commesso era infatti rimasto impunito). Egli quindi tra l’orgoglio ferito e la gelosia aveva meditato la vendetta.
La ferocia della vendetta alla quale era ricorso, addirittura dopo il matrimonio riparatore, anche se segreto, di Abelardo, non lascia dubbi in proposito. Orgoglio ferito e gelosia, se non dovuti ad altra causa, potrebbero far ritenere quasi certa l’ipotesi che Eloisa fosse sua figlia.
Anche per quanto riguarda la cultura di Eloisa deve essere stato Fulberto a seguirla. Eloisa da bambina era stata educata nel convento di Argenteuil portatavi tra i quattro-cinque anni fino ai tredici. Uscita dal convento Eloisa era rimasta in famiglia, seguita certamente dallo zio. Fulberto sia come religioso sia come canonico doveva avere una adeguata cultura e vivendo a Notre Dame aveva anche libertà di accesso alla biblioteca della cattedrale. Non si spiega diversamente la conoscenza da parte di Eloisa (a sedici anni) non solo del latino e del greco (imparati in convento) ma anche dell’ebraico Il talento di cui era dotata fatto il resto.
8) Su questo matrimonio segreto si sono fatte molte congetture, cioè che Eloisa fosse figlia illegittima, oppure che la famiglia di Eloisa fosse stata colpita da qualche scandalo (!), o che apparteneva a un livello sociale inferiore a quello di Abelardo.
Non essendovi documenti ognuno può farsi l’idea che crede. Come esposto nella nota precedente sembra certo che Eloisa fosse figlia dello stesso Fulberto, il quale non era di livello sociale infimo, come spiegato nella nota precedente .
In ogni caso all’epoca l’insegnamento era nelle mani degli ecclesiastici e agli insegnanti quando facevano carriera era richiesto il celibato o quantomeno la rinuncia alla vita matrimoniale.
Il comportamento di Abelardo in questa occasione era stato sfuggente. Egli non aveva ritenuto assumersi in pieno la responsabilità di una decisione più chiara e netta, che certamente, avrebbe potuto avere delle conseguenze negative sulla sua carriera che, come abbiamo visto è al primo posto delle sue aspirazioni. Ma egli aveva raggiunto l’apice del successo. Sugli studenti aveva un carisma eccezionale, tanto che essi, rinunciando a ogni benessere, andavano a raggiungerlo nei posti più desolati, assumendosi i lavori più umili per lasciar studiare il loro maestro. Proprio perché era amato e ricercato (dagli studenti), la decisione di sposare regolarmente Eloisa, non avrebbe aggravato le sventure che lo avevano colpito, che egli stesso era andato a cercarsi, e chissà, forse avrebbero potuto dare alle sue disgrazie una svolta positiva.

L’ERUDIZIONE DI ELOISA

Eloisa era contraria al matrimonio sia perché questo avrebbe esposto Abelardo al pericolo e alla vergogna per la perdita di prestigio, sia perché, ben conoscendo lo zio Fulberto, sapeva che il matrimonio certamente non lo avrebbe risarcito del tradimento subito.

Eloisa usa tutta la sua intelligenza, la sua grande cultura e la sua erudizione nella conoscenza di testi latini, greci, ebraici per convincere Abelardo. <Quante maledizioni, quanti danni per la Chiesa, quante lacrime avrebbero versato coloro che amano la filosofia a causa del matrimonio>, ricorrendo a citazioni dell’apostolo Paolo (non hai una moglie? non cercarla), di s. Gerolamo (nel libro Contra Iovinianum), e di Cicerone (citato da s. Gerolamo), che dopo aver ripudiato la moglie Terenzia, rispose a Irzio che gli proponeva in sposa la sorella, di lasciarlo in pace poiché non poteva dedicarsi con uguale impegno a una moglie e alla filosofia.
E infine, mettendolo di fronte alla pratica della vita matrimoniale: <cos’hanno in comune le assemblee degli scolari con le ancelle, gli scrittoi con le culle, i libri e le tavolette con i mestoli, gli stili e le penne con i fusi?>. <Come può>, aggiungeva Eloisa. <chi è intento alla meditazione di testi sacri e filosofici sopportare il pianto dei bambini, le nenie delle nutrici che cercano di calmarli, la folla rumorosa dei servi?>. Mi dirai, proseguiva Eloisa: <I ricchi possono sopportare queste cose perché hanno palazzi e case con ampie stanze appartate, perché la loro ricchezza non risente delle spese né è afflitta dai problemi quotidiani>.
A questa risposta lei stessa dava ulteriore risposta: <Ti dico che la vita dei ricchi non è quella dei filosofi, e chi si dedica alle ricchezze terrene o chi è assorbito da problemi materiali, non può certo impegnarsi nello studio dei testi filosofici e della sacra scrittura>. Eloisa continua a citare non solo esempi dell’antico testamento ma riporta riferimenti di s. Agostino, di Flavio Giuseppe, di Pitagora, dimostrando conoscenza non solo del latino e greco ma dell’ebraico, e quindi una erudizione laica sconosciuta allo stesso Abelardo.
Eloisa concludeva infine ricordando le sofferenze che Santippe aveva inflitte a Socrate (citando ancora un passo di s. Girolamo che ne faceva menzione nel libro Contra Jovinianum): <Ricordati che Socrate era sposato e che egli per primo pagò in modo ripugnante quest’offesa fatta alla filosofia; forse ciò avvenne perché in seguito tutti gli altri filosofi fossero resi più cauti dal suo esempio>.

L’ATROCE VENDETTA

Fulberto, aveva mostrato di accettare la proposta di Abelardo, suggellando il patto con il giuramento e con baci, <ma egli> scrive Abelardo <meditava la vendetta che ora avrebbe potuto compiere più facilmente>.
Abelardo e Eloisa, dopo aver passato in segreto, per pregare, la notte in una chiesa, furono uniti in matrimonio alla presenza di Fulberto e di amici, e, dopo la cerimonia i due andarono via per proprio conto e di nascosto, e si incontravano in segreto e più raramente.
Ma Fulberto, era rimasto insoddisfatto. Certamente egli avrebbe voluto per la nipote un matrimonio normale e non segreto. Abelardo non si era reso conto di questo e racconta che: <nel tentativo di lenire la sua vergogna, e venendo meno al giuramento, cominciò a diffondere la notizia del matrimonio, e mentre Eloisa si vedeva costretta a negare, giurando, che la notizia era falsa, lo zio infuriato per il suo comportamento la ricopriva di insulti>. Quando Abelardo venne a saperlo, pensò subito di mandare Eloisa nel monastero di Argenteuil dove era stata educata e aveva studiato. Non appena lo zio e i parenti vennero a saperlo pensarono di essere stati deliberatamente ingannati e che Abelardo le avesse fatto indossare l’abito da monaca per potersene liberare. Per questo ne furono indignati e meditarono la vendetta.
Fu così che una notte mentre Abelardo dormiva in una camera appartata della sua casa, tre uomini entrarono nella camera e uno di essi con un colpo netto lo privò del pene e dei testicoli. Alle grida di dolore gli uomini fuggirono, ma due di essi furono presi. Costoro furono accecati e subirono la stessa sorte di Abelardo, furono anch’essi evirati. Uno di loro era il servo di Abelardo che aveva tradito il suo padrone per avidità.
All’alba la notizia si era già propagata per tutta Parigi, e molti si erano raccolti intorno alla casa. Tra costoro molti piangevano e molti alzavano le loro grida, commuovendo lo stesso Abelardo fino alle lacrime. Più di tutti lo ferirono i lamenti dei chierici e soprattutto i pianti dei suoi discepoli. <Soffrivo più per la loro compassione che per il dolore della ferita> commenta Abelardo, che per il suo orgoglio ferito, aggiunge: <avvertivo di più la mia vergogna che la piaga che mi affliggeva …continuavo a pensare quanto la gloria mi avesse reso potente e con quale facilità fosse stata abbattuta, anzi completamente annientata, a causa di una colpa vergognosa, dal giusto giudizio di Dio che mi aveva punito proprio in quella parte del corpo con la quale avevo peccato>. Ma è solo l’inizio delle sue sventure che d’ora in poi lo perseguiteranno con maggior accanimento.
In questa situazione infelice Abelardo decide di rifugiarsi in un monastero: <non fu una conversione ispiratami dalla devozione, bensì, lo ammetto, dalla confusione e dalla vergogna.> Abelardo aggiunge che, <anche Eloisa per mio ordine, preso prima il velo, entrò in monastero!>.

Era stata la vergogna e l’orgoglio ferito a portarlo a precipitare gli eventi, sia per se stesso, che per Eloisa, che al monastero non vi era andata spontaneamente ma lui stesso l’aveva portata, chiedendole (mi costringesti a legarmi a Dio e a prender l’abito religioso e farmi monaca prima di te!) di prendere il velo. Eloisa, tutta presa dall’amore per Abelardo non si sottrasse a questa richiesta, ma la sua volontà in effetti era stata forzata e lo fece sapere pronunciando, mentre prendeva il velo, tra lacrime e singhiozzi, il lamento di Cornelia (la giovane moglie di Pompeo, sconfitto da Giulio Cesare): <O nobilissimo sposo, o me, indegna di un simile talamo, quale diritto aveva la Fortuna su un uomo così grande?. Perché acconsentii, indegna a queste nozze, se dovevano renderti così infelice. Ora, che io accetti la pena e almeno la espii volontariamente!> (da Pharsalia di Lucano).
Le pesanti porte del monastero si chiudevano così per sempre alle spalle di una fanciulla che poteva appena aver raggiunto i venti anni (1119), bella, intelligente e di elevata cultura, che avrebbe ben meritato un diverso destino.

NEL MONASTERO DI SAN DIONIGI

Abelardo si era rifugiato nel monastero di san Dionigi (saint Denis) dove, ancora convalescente per la ferita riposta, si erano precipitati i chierici suoi allievi per sollecitare sia lui che il suo abate a riprendere gli studi e le lezioni, questa volta non più a pagamento, ma per amore di Dio. Essi gli ripetevano che il suo talento, donatogli da Dio, doveva essergli restituito con gli interessi. E se fino a quel momento si era dedicato ai ricchi, d’ora in poi avrebbe dovuto sforzarsi di insegnare soprattutto ai poveri.
Nel monastero i monaci conducevano la vita come se fossero ancora nel secolo e tra molti peccati, e lo stesso abate che aveva una pessima fama, conduceva anch’egli vita peccaminosa. Abelardo li rimproverava, cogliendo ogni occasione, sia in pubblico sia in privato per la loro immoralità, non facendo altro che rendersi odioso e insopportabile a tutti, ed essi cercarono di liberarsene, assecondando le richieste degli studenti che lo reclamavano per l’insegnamento.
Dopo l’intervento dei monaci e dell’abate, gli venne assegnato un eremo per insegnare e dedicarsi allo studio. Arrivò una tal moltitudine di scolari che non c’era più spazio per ospitarli né cibo sufficiente per sfamarli.
Abelardo questa volta si era dedicato allo studio delle sacre scritture, abbandonando quello delle arti secolari che però gli studenti gli richiedevano con più frequenza, e lui ne approfittò buttando l’amo delle discipline secolari per poter invece parlar loro della vera filosofia, cioè della dottrina teologica. La notizia del duplice insegnamento non tardò a diffondersi e il grande maestro si vide arrivare una torma di allievi che aveva abbandonato i propri insegnanti per seguire le sue lezioni. Ciò non fece altro che far aumentare l’invidia e l’odio di costoro nei suoi confronti.
Essi gli mossero questa volta l’accusa che la sua scelta monastica era incompatibile con le discipline filosofiche e, inoltre, che Abelardo peccava di presunzione in quanto, pur non avendo avuto alcun maestro, si dedicava ugualmente all’insegnamento della teologia. Costoro in effetti volevano impedirgli di insegnare e facevano pressioni su vescovi, arcivescovi abati e qualsiasi ecclesiastico potessero raggiungere.

(……………………………………………….)

ELOISA PRIORA DEL PARACLETO

Eloisa, dopo aver preso il velo monastico, si trovava come abbiamo visto nel convento di Argenteuil dove era priora di grado inferiore solo alla badessa. In occasione della riforma monastica che si stava preparando per tutte le abbazie della Gallia, durante l’assemblea generale venne riferito che in quel convento un gruppo di suore si comportava in modo indegno, svergognando il loro ordine e facendo gran male alle consorelle, scandalizzate della loro impurità. Sugero, che era abate di s. Dionigi, riteneva di avanzare pretese su quel convento che in origine, dal tempo di Pipino il breve, era alle dipendenze dell’abbazia ed era stato separato dall’abbazia sotto Carlo Magno per diventare convento femminile, la cui prima badessa era stata la figlia stessa dell’imperatore Teobrada. Era stato stabilito che alla morte di Teobrada il convento femminile sarebbe passato di nuovo sotto la giurisdizione dell’abbazia tanto che Ilduino, che abbiamo visto essere diventato cappellano dell’imperatore Ludovico il Pio, aveva fatto riconfermare questa concessione. Sugero, che voleva mettere ordine nei diritti e privilegi dell’abbazia, costatando che il monastero di Argenteuil era dipendenza dell’abbazia, aveva sollevato il problema, mandando messaggeri dal papa Onorio, per risolvere la questione.
In occasione delle accuse, Sugero aveva mostrato i documenti, perciò fu deciso che l’abbazia sarebbe rientrata nel possesso del convento e le monache sarebbero state espulse e sostituite da monaci. Nel frattempo giunse anche la bolla del Papa che ratificava la restituzione, con il compito per Sugero di collocare le monache scacciate in conventi di buona reputazione, per evitare che qualcuna di loro si smarrisse e perisse per il proprio errore.
Quando Abelardo venne a sapere che le monache sarebbero state disperse tra i vari monasteri, gli venne l’idea di far dono del suo oratorio al Paracleto. Invitò quindi Eloisa a recarvisi con le monache sul posto e ne fece dono, donando anche tutto ciò che ne faceva parte. Il Papa Innocenzo II, confermò la donazione anche per tutte le monache che fossero arrivate in futuro, anche con l’ulteriore assenso del vescovo.
All’inizio in quel nuovo monastero le monache conducevano una vita povera e si sentivano abbandonate. In breve tempo però, quelli che abitavano intorno al monastero, presi da benevolenza e compassione, le aiutarono riuscendo a ottenere dalle terre tanta ricchezza quanto, scrive Abelardo, lui n’avrebbe ricavata in cento anni. Eloisa aveva tanta grazia agli occhi di tutti che i vescovi l’amavano come fosse una figlia, gli abati come una sorella, i laici come una madre, e tutti ne ammiravano lo spirito religioso, la saggezza, l’inimitabile dolcezza e pazienza. Eloisa si lasciava vedere raramente, dedita, nel chiuso della sua cella alla preghiera e meditazione, per questo era ancora più desiderata e i suoi consigli spirituali ricercati. Dopo qualche anno (1136) Eloisa divenne badessa del convento che reggerà fino alla morte avvenuta nel 1164, ventidue anni dopo quella di Abelardo e sarà sepolta accanto al suo sposo (12).
Anche in questa occasione non poterono mancare accuse e insinuazioni per Abelardo. Tutti quelli che abitavano nelle vicinanze del monastero accusavano Abelardo di non provvedere alla povertà del convento, secondo le sue possibilità, cosa che avrebbe potuto fare anche con la predicazione. Per questo motivo egli prese l’abitudine di recarsi al convento più spesso, per aiutare le monache in qualche modo.
Queste visite non fecero che suscitare invidie e mormorazioni e ciò che lui faceva per carità, era considerato come spudoratezza dai suoi detrattori i quali andavano dicendo che era preso ancora da desideri carnali e che non poteva sopportare di star lontano dalla donna che un tempo aveva amato. E Abelardo si diceva: <Come possono i miei nemici trovare in me un minimo appiglio per le loro calunnie, dal momento che sono stato privato di qualsiasi motivo di sospetto; come possono sospettare di me cui è stata tolta la possibilità fisica di compiere azioni vergognose?>. Come possono sospettare <se questa mutilazione allontana qualsiasi sospetto…tanto è vero che chiunque voglia custodire con sicurezza delle donne le affida agli eunuchi?>.
Abelardo conclude ricordando quando aveva subito la mutilazione, dicendo che il dolore che aveva subito fu minore perché di breve durata e improvviso, in quanto, aggredito nel sonno non sentì alcun male. Ma se allora quella ferita non gli causò un dolore intollerabile, la calunnia invece lo perseguitava ed egli si preoccupava più per i danni provocati alla sua fama che alla menomazione del suo corpo.

12) Abelardo era stato sepolto nell’Oratorio del Paracleto. La leggenda vuole che egli abbia aperto le braccia per accogliere la sua compagna. I due corpi furono trasportati a Parigi durante la rivoluzione francese.

Un’altra commovente..storia d’amore

Teruel: La leyenda de los Amantes, que data del siglo XIII, tiene raíces históricas: en 1555, en el transcurso de unas obras que se llevaron a cabo en la iglesia de San Pedro, fueron encontrados los cuerpos momificados de un hombre y una mujer, él amortajado y ella con ropa de calle, que habían sido enterrados varios siglos antes. Según un documento encontrado posterioremente, esos restos serían los de los Amantes de Teruel: Isabel Segura y Diego de Marcilla. Diego era el segundo de tres hermanos, lo que en aquella época equivalía a no tener ningún derecho de herencia, mientras que Isabel era la hija única de una de las familias más ricas de la ciudad. Cuando Diego pidió la mano de Isabel, su padre se negó, pero le concedió un plazo de cinco años para que pudiera conseguir las riquezas necesarias. Diego se unió a las tropas cristianas que luchaban contra la invasión musulmana y abandonó Teruel con la esperanza de volver rico. Mientras, en la ciudad, Isabel rechazaba a un pretendiente tras otro… hasta que su padre acabó impacientándose y, al no tener noticias del joven, decidió casarla. Al día siguiente de la boda, Diego regresó a Teruel repleto de riquezas para descubrir que Isabel acababa de convertirse en la esposa de otro. Resignado, el joven le pidió al menos un primer y único beso, pero ella se lo negó, dada su condición de casada. Ante semejante golpe, el joven cayó muerto. Al día siguiente, en los funerales de Diego, la muchacha rompió el protocolo y lo besó, dándole muerto el beso que le había negado en vida, para inmediatamente caer muerta a su lado.

Ver más en: http://www.20minutos.es/noticia/1949099/0/europa-enamorada/teruel/amantes/#xtor=AD-15&xts=467263

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: