Alphonse Louis Constant, il Mago Eliphas Levi, Gesuita Occulto   Leave a comment


“Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati .” – David Rockefeller, 1991 –

“lasciati prendere per mano dal bambino di Betlemme, non temere, fidati di lui, la forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un Nuovo Ordine Mondiale…” – Papa Benedetto XVI –

Alphonse Louis Constant, il Mago Eliphas Levi

( Un pensiero emblematico..verità? )

Una premessa importante

L’anticristo, per alcune correnti del cristianesimo, è il nemico escatologico del Messia: è l’avversario o antagonista di Cristo (è detto anche “falso Cristo”) e dell’avvento del Regno di Dio in questo mondo, alleato dell’avversario (Satana), potentissimo eppure già destinato a soccombere. Anche alcuni contenuti della fede musulmana sono avvicinabili a questa credenza in un “avversario dei tempi ultimi“.

Essendo proprio del cristianesimo il concetto di un Cristo (che ben presto acquisì caratteristiche differenti rispetto al Messia del Giudaismo), anche il concetto di “anticristo” è proprio di questa religione.

Nonostante lo sviluppo che la figura dell’anticristo conobbe soprattutto nel primo millennio, essa compare soltanto in pochissimi passi del Nuovo Testamento. A parlare esplicitamente di ἁντίχριστος (antíchristos) sono soltanto tre versetti della Prima lettera di Giovanni, 2,18, 2,22 e 4,3 e un versetto della Seconda lettera di Giovanni, 7. Particolarmente significativo è il fatto che da una concezione cosmica e soprannaturale di questa figura, Giovanni la riconduca alla mancanza di fede che la comunità cristiana cui scrive registra intorno a sé e a volte anche al suo interno.

Altri passi apocalittici del Nuovo Testamento, tuttavia, descrivono l’azione di un oppositore che si dovrebbe sollevare contro l’avverarsi dei progetti di Dio per l’umanità. Pur senza usare la parola “anticristo”, il passo dell’apostolo Paolo nella Seconda lettera ai Tessalonicesi (2,1-12) è stato generalmente interpretato come una descrizione di questa figura antagonista (ὁ ἄνθρωπος τῆς ἀνομίας, ὁ υἱὸς τῆς ἀπωλείας, “l’uomo della iniquità, il figlio della perdizione”, un chiaro semitismo per indicare una “persona estremamente iniqua, destinato alla rovina”), personificazione dell’iniquità e ribelle per eccellenza. Tenendo conto che “iniquità” (ἀνομία) negli scritti di Paolo ha sempre accezione negativa, in quanto qualifica uno stato di ribellione a Dio, questo “uomo iniquo” designerebbe la personificazione della malvagità e dell’opposizione totale e radicale a Dio.

Ciò che sottolinea maggiormente il suo agire è l’esaltazione: egli siede nel tempio di Gerusalemme, il più sacro dei luoghi. Con questo gesto provocatorio, intende rifiutare a Dio il riconoscimento di essere l’unica autorità degna di stare nel tempio, anzi, sedendo nel tempio egli si arroga una dignità divina, pretendendo anche un culto. Nel passo non viene detto dove si trovi questo “ribelle” prima della sua “rivelazione” al mondo, in ogni caso si presenta come un essere sovraumano; ciononostante egli è anche “figlio della perdizione”, termine con cui si indica il suo destino ultimo, quello di essere condannato e annientato al momento della seconda venuta di Cristo.[1] Agostino identificherà chiaramente questo avversario di Dio con l’anticristo (De civitate Dei, XX, 19).

Anche una figura simbolica dell’Apocalisse di Giovanni fu spesso interpretata come una descrizione dell’anticristo: la cosiddetta “bestia che sale dal mare” di cui parla il capitolo 13. Giovanni accumula tratti e annotazioni per dire che questa “bestia del mare” non è altro che l’incarnazione storica del drago, il volto storico dell’avversario (Satana). Infatti ne è la riproduzione fedele: ha lo stesso numero di teste e di corna, il drago le trasmette la sua potenza, il suo trono e la sua autorità. Presa di ammirazione per la bestia, tutta la terra si inchina per adorare il drago: è dunque chiaro che la bestia è l’agente terreno di Satana. Ma a ben guardare, la bestia è anche una scimmiottatura diGesù Cristo, una sorta di controfigura grottesca: a suo modo “muore e risorge” suscitando stupore e ammirazione tra gli uomini. Per decifrare questa simbologia, occorre rifarsi alle fonti cui l’autore dell’Apocalisse si rifà, soprattutto il libro di Daniele (7,2-8) e l’apocrifo Quarto libro di Esdra (11,1-17). Nella visione di Esdra, l'”aquila dalle molte ali” è sicuramente l’impero romano; così possiamo pensare che anche per l’Apocalisse di Giovanni la “bestia del mare” (affiancata dal suo falso profeta), più che un anticristo personale sia da interpretare come una immagine collettiva che raduna tutta la serie delle organizzazioni politiche che si oppongono a Dio, culminate, agli occhi dell’autore, nell’impero romano stesso.[2]

L’anticristo nel cattolicesimo contemporaneo

All’interno della Chiesa cattolico-romana attuale non vi è affatto unanimità circa il fatto che il termine “anticristo” indichi una persona, un prototipo o un’idea.

Secondo i teologi o predicatori più tradizionalisti, dell’anticristo che si farà dio per imporre all’umanità il proprio regno parlerebbero esplicitamente sia il Nuovo Testamento sia i Padri della Chiesa, che sono fonti autentiche della dottrina cattolico-romana. Pertanto la dottrina sull’anticristo, ancorché avvolta in un fitto simbolismo di ardua decifrazione, dal punto di vista cattolico non si dovrebbe considerare una mera leggenda o finzione letteraria ma, al contrario, un’autentica rivelazione che fa parte del depositum fidei. In questa prospettiva, nell’Apocalisse di Giovanni si vede un chiaro riferimento all’anticristo (la “bestia che sale dal mare”) come ad una “persona”, unitamente con il suo “falso profeta”, anch’egli un individuo concreto (se l’anticristo è il falso Cristo di Satana, il suo falso profeta potrebbe essere un falso papa). Un’altra prova che l’anticristo sarebbe un uomo in carne e ossa è che l’apostolo Paolo (nella Seconda ai Tessalonicesi) lo chiama “uomo del peccato e figlio della perdizione”.

Tra l’altro, il secondo dei due epiteti è attribuito anche al traditore di Cristo, Giuda Iscariota (Vangelo di Giovanni 17,12): ciò viene interpretato affermando che sia Giuda sia l’anticristo sono “figli del diavolo”, non nel senso che sono stati generati da lui (in tal caso avrebbero la sua natura, i suoi poteri e potrebbero essere considerati la sua incarnazione), ma per loro libera scelta: per loro volontà decidono di favorire il piano di Satana per contrastare la redenzione operata da Cristo per la salvezza dell’umanità. Sia Giuda sia l’anticristo vengono così considerati i perfetti “deicidi” (epiteto tradizionalmente lanciato contro l’intero popolo ebraico): Giuda per aver tradito Gesù Cristo per trenta monete d’argento, mentre l’anticristo, non potendo più uccidere Cristo corporalmente come fece Giuda, perseguiterà i credenti e la Chiesa alla fine dei tempi.

Un’altra corrente di pensiero considera invece l’anticristo una “leggenda”, o comunque una figura simbolica. Secondo questa impostazione, l’anticristo non sarebbe da ravvisarsi in una persona storicamente definita, ma in un atteggiamento etico e filosofico, quale per esempio il relativismo morale, derivato da un nichilismo proclamato o sottaciuto, che costituirebbe il terreno ideale per lo smarrimento dei cristiani, la menzogna e l’antitesi puntuale a Gesù Cristo.

Il catechismo della Chiesa cattolica non prende affatto posizione su questo tema, e in modo abbastanza evidente evita di soffermarsi su qualsiasi interpretazione “personale” dell’anticristo:

« Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il “mistero di iniquità” sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. Questa impostura anti-cristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può essere portata a compimento se non al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico; anche sotto la sua forma mitigata, la Chiesa ha rigettato questa falsificazione del regno futuro sotto il nome di millenarismo, soprattutto sotto la forma politica di un messianismo secolarizzato “intrinsecamente perverso”. »
(Catechismo della Chiesa cattolica, 675-676)

Nostradamus ed i tre Anticristi
Nostradamus è debitore, nelle sue quartine profetiche, di una amplissima serie di fonti e di tradizioni tipicamente medievali. La ricerca di un linguaggio volutamente criptico, tuttavia, rende l’interpretazione di queste quartine quanto mai difficoltosa. Negli ultimi secoli, alcuni[senza fonte] hanno voluto riconoscere personaggi storici realmente esistiti dietro i “tre anticristi” di cui parla l’astrologo provenzale (pretendendo di dimostrare queste affermazioni su basi pseudo-scientifiche): secondo queste interpretazioni, il primo anticristo sarebbe stato Napoleone Bonaparte, mentre il secondo era Adolf Hitler. Un terzo anticristo, secondo i vaticini di Nostradamus nella quartina VIII,77 sarà originario di un Paese orientale, distruggerà la Santa Sede (quartina IX,99) e stabilirà l'”abominio della desolazione”.

Secondo i vari interpreti[senza fonte] di Nostradamus, il terzo anticristo potrà essere sia uomo sia donna, dovrebbe nascere a fine aprile di qualsiasi anno, avere gli occhi di un castano scuro tendente al verde e la carnagione caucasica; dovrebbe avere un marchio, presente su una parte del corpo o sulla testa protetto dai capelli. Secondo queste interpretazioni, egli non si renderà subito conto di essere il prescelto di Satana, ma quando sarà vicino al tredicesimo anno di vita, ovvero all’inizio della pubertà, capirà di essere il terzo anticristo attraverso un sogno.[senza fonte]

Secondo gli scritti della terza ristampa fatta da Nostradamus,[non chiaro] l’anticristo figlio di Lucifero sarà supportato da un altro anticristo minore, figlio diretto di Belial: «Egli sarà minore del maligno in tutti gli aspetti, fisici e caratteriali, ma avrà un punto nero al posto del cuore, invisibile ai nemici quanto visibile agli alleati. Nascerà agli albori di un anno qualsiasi, e sarà indissolubilmente legato al suo superiore per tutta la vita».[senza fonte] Il punto nero è identificabile con un neo a sinistra della spina dorsale, sulla schiena, dove si credeva fosse il cuore.

 “Eliphas Levi” era il soprannome Alphonse Louis Constant (1810-1875), un Francese Gentile che, nel 1825, entrò in un seminario a Parigi, il Saint-Nicolas-du-Chardonnet, guidato dall’Abate Frere-Colonna,

membro dell’immensamente potente Linea di Sangue della Famiglia Reale Romana Colonna e istruttore del giovane Alphonse nell’arte della Magia e della Kabbalah Ebraica!

Per ulteriori elementi di prova che Constant/Levi è stato addestrato da parte delle istituzioni e degli istruttori dei Gesuiti, si veda questo veda questo link!

Il Coadiutore Temporale Gesuita “Eliphas Levi” divenne sacerdote ma venne “buttato fuori” per la sua incapacità a mantenere il suo “voto di castità”.

Più prezioso come “Gesuita in Abito Corto“, Costant/Levi continuò a fornire alla Compagnia di Gesù una vita nel male maggiormente produttiva.

Diventando il mago e occultista dell’Ordine più rinomato del XIX Secolo, Constant/Levi scrisse La Storia della Magia e fu ben noto al “Pontifex Maximus” della Gesuitica/Massoneria Illuminata del Rito Scozzese, Albert Pike. Infatti, sia Constant/Levi che Pike furono contemporanei ed entrambi collegati con l’Ordine Gesuita!

Constant/Levi capì che c’era stata un’essenza immutabile nell’occulto, la Religione Misterica Babilonese di Satana (Apocalisse 17); Babilonia era divenuta la città di Roma, seduta sui sette colli sopra i quali regnavano i re della terra (17,18). Di questa essenza Constant/Levi scrisse nelle prime righe del suo Transcendental Magic: Its Doctrines and Ritual:
“Dietro il velo di tutte le allegorie ieratiche e mistiche delle dottrine antiche, dietro al buio e alle strane ordalie di tutte le iniziazioni, sotto il sigillo di tutte le sacre scritture, nelle rovine di Ninive o Tebe, sulle pietre cadenti degli antichi templi e sul volto annerito della sfinge assira o egiziana, nei mostruosi e meravigliosi dipinti che spiegano ai fedeli Indiani le pagine ispirate dei Veda, negli emblemi criptici dei nostri vecchi libri di alchimia, nelle cerimonie praticate all’accettazione da tutte le società segrete, si trovano le indicazioni diuna dottrina che è la stessa ovunque e ovunque accuratamente nascosta.”
Di questa stessa dottrina universale, comune a tutte le società segrete di tutte le nazioni pagane nel corso dei secoli, concordava la malvagia teosofa Madame Blavatsky. Essa espresse questa convinzione in entrambi i suoi lavori considerati dei classici dagli occultisti, La Dottrina Segreta e Iside Svelata.

Il Protestante inglese del XIX secolo Alexander Hislop, credente nella Bibbia, dichiarò lo stesso quando nel suo capolavoro epico The Two Babylons; Or The Papal Worship: Proved to be the Worship of Nimrod and His Wife (Le Due Babilonie, o il Culto Papale: La Dimostrazione che è il Culto di Nimrod e di sua moglie) (1916), disse a pagina 120:
“…il Messia Babilonese con la sua tragica morte, e il successivo ripristino di vita e gloria, ha costituito la pietra angolare del paganesimo antico.”

E dov’è oggi la sede del paganesimo mondiale? Hislop, ancora una volta, alle pagine 2-3 ci dice:
“Si è sempre risaputo che il Papato fu paganesimo battezzato; ma Dio sta ora rendendo manifesto che il Paganesimo che ha battezzato Roma è, in tutti i suoi elementi essenziali, lo stesso Paganesimo che regnava nell’antica Babilonia letterale…in Roma si ha proprio la messa in atto della Babilonia dell’Apocalisse…il suo sacerdozio e i loro ordini sono stati tutti ottenuti dall’antica Babilonia; e, infine, lo stesso Papa è veramente e propriamente il diretto rappresentante di Baldassarre.”
Così, il Gesuita Alphonse Louis Constant, travestito da ebreo con nome “Eliphas Levi”, favorì l’antica religione misterica di Babilonia, la religione essenziale del Papato gesuita. (Sul suo letto di morte, spirò come Cattolico Romano, ricevendo “L’estrema unzione” da un sacerdote, molto probabilmente un sacerdote gesuita!).

La fine di questo sistema pagano romano è il Papa finale di Roma, ucciso e rinato dalla morte per essere “Tammuz”, o “Horus”, o “Giove”, o “Mitra”, o semplicemente, l’Anticristo/Uomo Bestia dell’Apocalisse 13!

L’Anticristo, un uomo dio (ucciso e risorto dai morti per essere posseduto da Satana come fu Horus risorto e posseduto da Set) sarà il “Desiderio di tutte le Età” dell’uomo pagano, il culmine del “Mistero dell’Iniquità” di Satana” (II Tessalonicesi 2:7).

Eliphas Levi, pseudonimo  di Alphonse  Louis Costant (8 febbraio 1810, segno zodiacale Acquario) fu il più famoso studioso di esoterismo dell’ottocento.
Per qualche tempo si dedicò agli studi ecclesiastici  nel  seminario di Saint Sulpice, a Parigi, ma, nel 1836, abbandonò il seminario, attratto dagli ideali del socialismo.
Al tempo stesso intrattenne rapporti con adepti della massoneria francese e con esponenti dei più diversi rami dell’esoterismo.
Cominciò studiando le teorie di Alphonse Esquiros (studioso delle teorie  sul magnetismo  animale), l’abate Josè de Faria (missionario dedito  allo studio dei riti magico-religiosi orientali) e le opere di Louis Lucas (studioso di numerologia e alchimia).
Fu però Hoene Wronski (23 agosto 1778, segno zodiacale Vergine cuspide Leone) filosofo,ma anche fisico, matematico, inventore, avvocato ed economista, ad influenzarlo maggiormente.

Fu molto influente nel mondo dell’esoterismo e della magia: i suoi studi furono considerati tanto autorevoli da aver influito anche sui tarocchi.
Esoterismo
Come lo stesso Levi ricordò in una lettera speditagli mentre era in punto di morte, fu Wronsky ad iniziarlo ai misteri della cabala e gli diede il nome magico di Eliphas Levi Zabed, traduzione in ebraico del suo nome.
Nel 1854, Levi fece un viaggio in Inghilterra dovè entrò in amicizia con lo scrittore Edward Bulwer Lytton, membro onorario della Societas Rosa Crociana in Anglia.
Dopo il ritorno a Parigi, nel 1955, Levi pubblicò il suo studio più importante “Dogme et rituel de la haute magie”, un’opera dedicata all’analisi delle più diverse branche dell’esoterismo antico e moderno, che egli definì “scienze occulte”.

E’ in questo testo che Levi propone l’immagine del Bafometto, un idolo pagano della cui venerazione furono accusati i Cavalieri templari.
Nella testa del Bafometto di Levi era inscritto un pentacolo (una stella a cinque punte detta anche pentagramma o stella pitagorica), che è un simbolo adottato dai seguaci dell’occultismo e, occasionalmente, dai seguaci di culti neopagani o da satanisti.

La testa di caprone, le corna e la torcia insieme prendono la forma di una figura araldica, quella del giglio (una delle più famose insieme a croce, leone e aquila).

Magia

Le opere di Eliphas Levi presentano numerose definizioni di magia e di mago:

“La magia è la divinità dell’uomo, raggiunta in unione con la fede ..
.. Il Mago accoglie piacere, accetta la ricchezza, merita onore, ma non è mai schiavo di uno di essi; sa di essere povero, di astenersi, e soffrire, lui sopporta volentieri oblio perché egli è padrone della propria felicità; non si aspetta o non teme nulla dal capriccio della fortuna Egli può amare senza essere amato; può creare tesori e esaltare se stesso al di sopra del livello di onorificenze e premi della lotteria. Egli possiede ciò che egli cerca, cioè, una pace profonda. Egli si rammarica del fatto nulla di ciò che deve finire, ma ricorda con soddisfazione di essere che ha incontrato qualcosa di buono in tutto”.
Levi ha identificato tre principi fondamentali della magia:
1) l’universo materiale è solo una piccola parte della realtà totale, che include molti altri piani e modalità di coscienza.

Piena conoscenza e piena potestà dell’universo sono raggiungibili solo attraverso la consapevolezza di questi altri aspetti della realtà.
Uno dei più importanti di questi livelli o aspetti della realtà è la “luce astrale”, un fluido cosmico che può essere plasmato dalla volontà in forme fisiche.

2) La forza di volontà umana è una forza reale, in grado di raggiungere qualsiasi cosa, dal quotidiano al miracoloso.
* Assioma n. 1: “Nulla può resistere alla volontà dell’uomo quando sa cosa è vero e vuole il bene.”
* Assioma n. 9: “La volontà di un uomo giusto è la Volontà di Dio stesso e la Legge di Natura.”
* Assioma n. 20: “Una catena di ferro è meno difficile da decifrare rispetto una catena di fiori”.

3) L’essere umano è un microcosmo, un universo in miniatura del macrocosmo e questi due universi sono fondamentalmente collegati. Cause messe in moto su un unico livello possono ugualmente avere effetti su un altro livello.
* “L’uomo è il Dio del mondo, e Dio è l’uomo dei cieli.” [1]

Da un punto di vista esoterico, il suo lavoro è tra i più completi, ma non è di facile interpretazione.
Il suo pentagramma (Tetragrammaton), da lui considerato un simbolo del microcosmo, o dell’essere umano, è ancora oggi oggetto di studi da parte degli appassionati di esoterismo.
Al simbolo della geometria sacra che più rappresenta l’uomo, il pentagramma (una testa, due gambe e due braccia, quindi cinque punte), vengono associati elementi religiosi: il nome Tetragrammaton (che in greco significa “una parola con quattro lettere”) si riferisce al nome del Dio di Israele YHWH (comunemente pronunciato come Jahvè).

Troviamo, inoltre, simboli astrologici come Sole e Luna; Marte si trova su entrambi i lati e contiene un quadrato, mentre il simbolo di Mercurio viene posto al centro proprio sopra il “caduceo” simbolo del commercio associato al il dio greco Hermes (cioè Mercurio): un bastone alato con due serpenti a forma di otto (infinito).
Non mancano, infine, simbologie dei tarocchi.

Tarocchi
Levi stabilì per la prima volta un rapporto preciso tra le 22 lettere dell’alfabeto ebraico e i 22 trionfi dei tarocchi.
Tutti conoscono le carte dei tarocchi e molti hanno sentito parlare degli arcani.
Pochi, però, sanno, che fu proprio Eliphas Levi il primo a definirli “arcani  maggiori”, indicando in queste figure la chiave per la comprensione di tutti gli antichi dogmi religiosi.
Levi pubblicò numerosi altri volumi dedicati alle tradizioni magiche e diventò il punto di riferimento per gli studiosi di esoterismo, non soltanto in Francia, ma in tutta Europa!!!
Le curiosità su Levi non finirono nemmeno dopo la sua morte.
Eliphas Levi morì il 31 marzo 1875.
In quello stesso anno, il 12 ottobre 1875, nacque uno dei più famosi occultisti: Aleister Crowley, che, forse anche per questo motivo, sostenne di essere la “reincarnazione” di Levi.

[1] Wikipedia Eliphas Levi

(PORTUGUES)

ELIPHAS LEVI

A Origem Religiosa

O abade francês Alphonse Louis Constant, conhecido nos meios ocultistas como Eliphas Levi Zahed (tradução hebraica de seu nome), é considerado por muitos, o mais importante ocultista do século XIX. Eliphas nasceu no dia 8 de fevereiro de 1810 em Paris, filho do sapateiro Jean Joseph Constant e da dona de casa Jeanne-Agnès Beaupurt. Possuía uma irmã, Paulina-Louise, quatro anos mais velha.

Quando pequeno, Levi possuía grande aptidão para o desenho. Mesmo assim, seus pais o encaminharam para o ensinamento religioso aos 10 anos, quando ingressou no presbitério da Igreja de Saint-Louis em L’Île, onde aprendeu catecismo com o abade Hubault. Aos 15 anos, devido ao seu brilhantismo e dedicação ao sacerdócio, foi encaminhado ao seminário de Saint-Nicolas du Chardonnet, e começou a se aprofundar nos estudos lingüísticos de forma tão notável que logo lia a Bíblia em sua versão original. Em 1830, foi cursar filosofia no seminário de Issy. Mais tarde, ingressou em Saint-Sulpice para estudar teologia.

Após terminar o curso de teologia, Eliphas ascendeu na hierarquia da Igreja e foi aceito nas ordens maiores, ordenando-se subdiácono. Começou a lecionar em um colégio para moças e, seguindo com dedicação a carreira eclesiástica e seus estudos religiosos, escreveu uma peça bíblica chamada Nimrod, e vários poemas religiosos que projetaram sua imagem dentro da Igreja.

Entretanto, o jovem Alphonse sentiu o peso de tantos anos de reclusão e ascetismo. Conheceu uma jovem, pobre, tímida e retraída que os outros padres haviam se recusado a atender e preparar para a comunhão. Eliphas não só aceitou a tarefa, como prometeu tratá-la como filha. A menina, que se chamava Adele Allenbach, de uma beleza pura e cândida, pareceu a Eliphas ser a imagem da própria Virgem Maria. Essa beleza juvenil correspondeu para ele a uma “iniciação à vida”, pois amou-a ternamente como se fosse uma deusa, marcando para sempre em sua vida.

Eliphas foi ordenado diácono, em 1835, mas no ano seguinte, quando estava para atingir o cargo de sacerdote, confessou ao seu superior o que havia sentido com relação à jovem, anos antes. Desse momento em diante, as portas da carreira eclesiástica se fecharam brutalmente para ele, o que lhe causou uma grande consternação e abalou sua visão de Deus e do mundo religioso.

Aos 26 anos, Eliphas saiu do seminário e começou uma nova jornada em sua vida. Sua mãe, ao saber de sua saída, suicidou-se. E isso, somado ao fato de que muitos boatos que começaram a circular, diziam que havia sido expulso do seminário pelo seu envolvimento com uma jovem, o deixou muito abalado.
A Descoberta do Ocultismo

Sem experiência do mundo, Eliphas teve muitas dificuldades para encontrar um emprego, principalmente pelos boatos que denegriam sua imagem. Assim, percorreu grande parte da França, trabalhando algum tempo num circo e, em Paris, como pintor e jornalista, atividades que o levaram a conhecer um grande número de intelectuais e estudiosos. Com seu amigo Henri-Alphonse Esquirros, fundou uma revista denominada As Belas Mulheres de Paris, na qual aplicava-se como desenhista e pintor e Esquirros como redator.

Em 1839, Eliphas dirige-se a um local no qual entraria em contato com o oculto e as leituras consideradas proibidas e perigosas para os cristãos, descobrindo que não havia perdido a inclinação para a vida mística e religiosa. Na cidade de Solesmes, havia um convento dirigido por um abade que não seguia as regras oficiais da Igreja e que tinha em seu acervo de documentos, grande quantidade de livros e textos gnósticos, muitos deles ligados à magia e aos seres de outros planos. Assim, Eliphas, estimulado pelos acontecimentos em sua vida, mergulha nessas leituras, procurando entender as relações entre Deus, o homem, o pecado e o Inferno. Lia os mais diversos autores em busca das respostas e, lendo livros da Senhora Guyon, chega à conclusões que mudariam a sua maneira de pensar dali em diante, como ele próprio chegou a descrever: “A vida e os escritos dessa mulher sublime, abriram-me as portas de inúmeros mistérios que ainda não tinha podido penetrar; a doutrina do puro amor e da obediência passiva de Deus desgostaram-me inteiramente da idéia do inferno e do livre arbítrio; vi Deus como o ser único, no qual deveria absorver-se toda personalidade humana. Vi desvanecer o fantasma do mal e bradei: um crime não pode ser punido eternamente; o mal seria Deus se fosse infinito!”.

Partiu, então, de Solesmes com uma profunda paz no coração. Não acreditava mais no inferno! Já sem se fixar em emprego algum, Levi começou a escrever e divulgar suas descobertas místicas, que iam diretamente contra as idéias oficiais da Igreja. Também entrou em contato com os escritos do místico sueco Emmanuel Swedenborg (1688 – 1772), que Levi dizia serem capazes de conduzir o neófito pelo “Caminho Real”, embora não contivessem a “Verdadeira Verdade”.
Após publicar sua Bíblia da Liberdade, Levi foi preso, acusado de profanar o santuário da religião, de atentar contra as bases da sociedade, de propagar o ódio e a insubordinação, e teve de pagar uma multa considerável para a época.
Em 1845, já influenciado por grandes magos da Idade Média, como Guillaume Postel, Raymond Lulle e Henry Cornelius Agrippa, Levi escreve sua primeira obra ocultista, chamada O livro das Lágrimas ou O Cristo Consolador.

No ano seguinte Eliphas se casa com Marie-Noémie Cadiot. Matrimônio esse, que acabou sendo um verdadeiro suplício para ele. Influenciado pela esposa, Levi chegou a escrever panfletos políticos incitando o povo contra o governo e a ordem vigente. Foi condenado a um ano de prisão e ao pagamento de mil francos de multa, acusado de estimular o povo ao ódio e ao desprezo do governo imperial; cumpriu seis meses da pena, graças à interferência de Noémie junto ao governo.

No ano de 1847, nasce a filha de Levi. Menina de saúde frágil que por várias vezes, esteve próxima da morte. Numa dessas ocasiões, Eliphas usou seu conhecimento dos sacramentos e das artes mágicas e reviveu a menina, numa cerimônia semelhante ao batismo cristão. Mas, em 1854, a menina não mais resiste às constantes debilitações e falece, para desespero do pai. Essa perda o marcou profundamente e influenciou para que seu casamento não durasse muito.
Eliphas chegou a fundar um clube político, em 1848, mas no ano seguinte abandonou-o, para dedicar-se exclusivamente ao Ocultismo.
A Consolidação do Grande Mestre

Embora saibamos que os estudos ocultistas de Eliphas começaram no mosteiro, a data de sua iniciação, propriamente dita, ainda é duvidosa. Sabe-se que ele colaborou e foi amigo do iniciador do famoso mago Papus. No entanto, tudo indica que o ocultista polonês Hoene Wronski, tenha sido o introdutor de Eliphas no “Caminho”. Inclusive, Wronski ao falecer em 1853, em Paris, deixou setenta manuscritos catalogados por sua esposa, à Eliphas Levi, havendo outros que foram doados à Biblioteca Nacional de Paris.
No ano seguinte a morte de Wronski, Levi foi para Londres, onde teve contato com vários ocultistas que queriam ver os prodígios e milagres que ele era capaz de realizar. Ao que parece, esses praticantes viam na magia mais um objeto de curiosidade, do que um caminho de auto-realização. Isso fez com que Eliphas rapidamente se afastasse deles, isolando-se no estudo da Alta Cabala, fato que acabou abrindo ainda mais sua percepção mágica.
Eliphas encontrou, nesse período, um Grande Adepto (uma pessoa que atingiu um dos Grandes Graus dentro das Ordens da Senda Real e da realização divina), que se tornaria seu grande amigo: Edward Bulwer Lytton.

Os dois Mestres teriam trocado informações iniciáticas sobre as sociedades ocultistas, das quais certamente eram os grandes expoentes. Inclusive, consta que teriam realizado trabalhos espirituais em conjunto, indo desde invocações a contatos com seres de outras esferas de realidade. As anotações desses trabalhos foram parar nas mãos de Papus, e publicadas posteriormente. Nesse material, existem registros sobre três visões de Levi e Lytton: de São João, de Jesus e de Apolônio de Tiana (na qual Apolônio é descrito como um velho). Nessas invocações e visões, teriam entrado em contato com forças que lhes revelaram os mistérios dos Sete Selos do Apocalipse, possibilitando a compreensão da Cabala Mágica; conheceram eventos futuros sobre a vida de ambos e sobre a humanidade; conheceram a Magia Celeste; também fora-lhes dito sobre as chaves dos milagres e de todos os prodígios mágicos; e, parte mais difícil da busca mágica, como manter e honrar os saberes conquistados na Senda e na Busca pelo Real Caminho.

Em 1855, Eliphas começou a publicar a Revista Filosófica e Religiosa, sendo que vários artigos da mesma, seriam posteriormente utilizados em seu livro A Chave dos Grandes Mistérios. Nesse mesmo ano, publica sua obra mais conhecida: Dogma e Ritual da Alta Magia, desvendando as várias faces do saber mágico. Publica também, o poema Calígula, retratando na personagem, o imperador Napoleão. Desse modo, é preso imediatamente, sendo solto após algum tempo.

Em 1859, publicou História da Magia, em que relata o desenvolvimento mágico ao longo da história, e que compõe, com os dois livros anteriores, o conjunto de livros ocultistas tidos como uma “bíblia”, por todos os que vieram a estudá-los.

Eliphas estava sempre cercado por grande número de amigos e discípulos, todos eles com conhecimentos profundos; muitos estavam ligados às várias linhas mágicas e sociedades esotéricas que existiam na Europa do século 19, a maioria deles, compondo a elite cultural parisiense da época. Mesmo assim, ainda que tendo acesso a todo o luxo que desejasse, Eliphas manteve uma vida bem simples, mantendo sempre o seu espírito em um estado de paz e quietude. Sempre tomava cuidado com o que comia e bebia, evitando os extremos de calor e frio, e vivia numa casa fresca e arejada. Também se dedicava a exercícios moderados para manter o corpo forte. Aos que adoeciam e o procuravam, sempre recomendava remédios naturais e um estilo de vida como o que levava: simples e dedicado.
Em 1862, publicou aquela que, segundo ele próprio, era sua obra mais elaborada: Fábulas e Símbolos. Consta que o livro não contou apenas com a erudição de Levi, mas que ele estava inspirado por forças maiores, como se as idéias simplesmente nascessem, e a própria Vontade Divina agisse, movendo suas mãos. Ele se sentia em extrema comunhão com a Luz que envolvia seu trabalho.
O Destino Selado

Seu trabalho ficou cada vez mais conhecido e não havia quem não quisesse conhecer Eliphas. Entretanto, quando tudo transcorria calmamente, uma visita mudou sua a pacata vida.

Era um rapaz bem vestido, com um sorriso sarcástico e que, em tom jocoso, cumprimentou Eliphas formalmente, entrando na casa como se fosse sua própria. Assustado, Eliphas procurou descobrir quem era aquele rapaz. O jovem disse que, embora não o conhecesse, ele sabia tudo sobre sua vida, tanto seu passado quanto seu futuro, e continuou, dizendo: “Sua vida está regulada pela lei inexorável dos números. Sois o homem do Pentagrama e os anos terminados pelo número cinco sempre vos foram fatais. Olhai para traz e julgai: em 1815 vossa vida moral começou, pois vossas recordações não vão além, em 1825 ingressastes no seminário e entrastes na liberdade de consciência; em 1845 publicastes A Mãe de Deus, vosso primeiro ensaio de síntese religiosa, e rompestes com o clero; em 1855 vós vos tornastes livre, abandonado que fostes por uma mulher que vos absorvia e vos submetia ao binário. Notais que se houvésseis continuado juntos, ela vos teria anulado completamente ou teríeis perdido a razão. Partistes em seguida para a Inglaterra; ora, o que é a Inglaterra? Ela é o Iod da Europa atual; fostes temperar-vos no princípio viril e ativo. Lá vistes Apolônio, triste, barbeado e atormentado como estavas naquele período. Mas esse Apolônio, que vistes era vós mesmo; ele saiu de vós, entrou em vós e em vós permanece. Vós o revereis neste ano de 1865, mais bonito, radioso e triunfante. O fim natural de vossa vida está marcado (salvo acidente) para o ano de 1875; mas se não morrerdes neste ano, vivereis até 1885”.
Após isso, riu-se e incitou Levi com ambições e alusões à sua grande capacidade mágica e erudição. Além disso, durante todo o tempo, mostrou desprezo pela figura de Cristo e ainda disse: “Vós negastes minha existência, chamo-me Deus. Os imbecis denominam-me Satã. Para o vulgo chamo-me Juliano Capella. Meu envelope humano tem vinte e um anos; ele nasceu em Bordéus; tem pais italianos”.

O estranho visitante, então partiu, e jamais os biógrafos de Eliphas Levi encontraram qualquer traço do mesmo. O ano de 1865, como ele tinha predito, foi triunfal para Eliphas, pois a publicação de sua Ciência dos Espíritos trouxe-lhe enorme reputação entre os ocultistas de seu tempo.
Da vida para a História

Em 31 de maio de 1875, como o visitante daquele dia havia profetizado, Eliphas Levi falece. Sua morte transcorreu sem agitações. Com coragem e resignação, ele se manteve calmo, pois sabia que sua missão havia sido realizada, tanto no que diz respeito a realizações externas como espirituais. Deixou poucos bens materiais, já que sempre viveu humildemente. Em seu testamento, deixou apenas manuscritos e algumas obras de arte em nome de pessoas próximas, e também algo para a caridade.

Eliphas Levi não foi só um grande ocultista, mas um grande homem. Não se dedicou apenas a descobrir e desenvolver suas habilidades mágicas; seus feitos não eram o objetivo do caminho verdadeiro, mas uma conseqüência; o efeito das experiências de contato com o Deus que sempre habitou em seu coração. Eliphas procurava a conexão com o saber maior; queria desenvolver seu espírito para que ele rompesse a prisão do dualismo e superasse o universo das ilusões e das aparências. Seus livros são chaves que ajudam os iniciados a abrir portas, descobrindo a sabedoria dos mais diversos planos de existências. Através de seus estudos pode-se compreender a verdadeira Kabbalah, a qual permite entender o mecanismo da vida e da criação nos mais diversos planos de existência.

Acima de tudo, Eliphas demostrou ser um exemplo, de como se devem portar os grandes mestres ocultistas, agindo com humildade, calma e sabedoria; permitindo que sua aura permeie o ambiente e transmita a Luz em todas as direções. Deixando para a humanidade, como sua grande e maior obra, a própria vida.

Por Spectrum

foto di Carlos Da Costa da Costa.  foto di Carlos Da Costa da Costa.
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