Jeanne Hébuterne (moglie di Amedeo Modigliani)   Leave a comment


Jeanne Hébuterne

Ricerca storica a cura dell’ artista Gino Di Grazia

Queste pagine dedicate a Jeanne vogliono essere un omaggio a “una pittrice timida come un sogno”, usando delle parole di Pasternak che la ricorda cosi’ in un suo scritto.
Jeanne Hebuterne e’stata una pittrice francese.(Nata a Meaux, Seine-et-Marne, 6 aprile 1898 – Deceduta a Parigi, 26 gennaio 1920) Cresciuta in una famiglia cattolica (il padre Achille Casimir era un ebreo convertito al cristianesimo), venne introdotta dal fratello Andre’ Hebuterne all’interno della comunita’ artistica di Montparnasse, divenendo una modella di Tsuguharu Foujita. La sua bellezza, oltre ai bellissimi e lunghi capelli castano chiaro, le valsero il soprannome di noix de coco (noce di cocco). Gli artisti di Montparnasse la soprannominano Noix de coco, noce di cocco, a causa del forte contrasto fra le lunghe trecce castane ed il “pallore che non dava nemmeno l’idea della carne”. Desiderosa di una carriera nelle arti, si iscrisse all’Academie Colarossi dove, nella primavera del 1917, conobbe Amedeo Modigliani con il quale ando’ a vivere e del quale divenne principale soggetto artistico. Nell’estate del 1918, a causa delle precarie condizioni di salute di Modigliani affetto dalla tisi, la coppia si trasferisce a Nizza dove il 29 novembre nasce la loro figlia Jeanne. La permanenza in Costa Azzurra dura pero’ meno di un anno e la primavera successiva, nonostante la salute di Modigliani peggiori rapidamente, i due tornano nuovamente a Parigi e vanno a vivere a Montparnasse in un atelier in rue de la Grande-Chaumire dato loro da Leopold Zborowski. Il 24 gennaio 1920 Amedeo Modigliani muore e Jeanne Hebuterne viene condotta nella casa paterna dai propri familiari ma, appena due giorni dopo, la giovane (al nono mese di gravidanza) si lancia dalla finestra dell’appartamento al quinto piano, morendo sul colpo.I familiari, che disapprovavano la relazione con Modigliani, la seppellirono nel cimitero di Bagneux dove rimase fino al 1930, quando la famiglia ne permise il trasferimento al cimitero del Pre-Lachaise per esser seppellita accanto all’amato. Il suo epitaffio recita: “Devota compagna sino all’estremo sacrificio”. Negli anni Novanta, la cantante francese Veronique Pestel le rese omaggio in una canzone a lei intitolata. Jeanne e’inoltre coprotagonista del film del 2005: I colori dell’anima – Modigliani, dove e’ interpretata dall’attrice Elsa Zylberstein. Di una delle piu’grandi e disperante storie d’amore del Novecento, quella di Amedeo Modigliani e Jeanne Hebuterne, si sa molto. La dipendenza dall’alcool e la tubercolosi di lui; la rinuncia di lei ad una vita normale, affascinata dal bello e maledetto della boheme parigina, dall’italiano. La nascita di una figlia, la morte di lui, la follia d’amore per cui lei si suicido’ due giorni dopo, abbandonando la bambina e portando con se’ nella morte un altro figlio, quello che aveva in grembo. Accade spesso fra gli artisti di incontrare la modella ideale, una donna la cui bellezza  quella che si e’ sempre cercato di rappresentare nelle proprie opere e trovare in lei il grande amore. Accadde anche ad Amedeo Modigliani, quando nella primavera del 1917 conobbe una dolcissima e timida pittrice di 19 anni dai grandi occhi chiari, il viso ovale, la pelle candida, un lungo collo di cigno. Si chiamava Jeanne Hebuterne. La bellezza di Jeanne era disarmante, sguardo fatale,labbra piene, carnagione rosata ed una cascata di capelli scuri,color cioccolato che ne incorniciavano lo splendido volto. Nata a Parigi il 6 aprile del 1898 a Meaux, graziosa citta’ ubicata nel dipartimento di Senna e Marna, nella regione dell’Ile-de-France,era figlia di Achille Casimir Hebuterne,che svolgeva la profesione di contabile presso uno dei numerosi negozi del famoso “centro commerciale” ( il primo al mondo giacche’vide la luce nel 1838 a Parigi per merito dell’uomo d’affari Aristide Boucicaut ) “Le Bon Marche'” e di Eudoxie Ana•s Tellier,casalinga. Originari del paesino di Varreddes, dov’era cresciuto il nonno paterno, il padre di Jeanne, Achille, era un Ebreo convertito al Cristianesimo, serio,scrupoloso e d’ alti principi morali. Sebbene la famiglia Hebuterne non fosse ricca godeva il rispetto e la stima dei vicini che apprezzavano l’onesta’ ed i valori del buon Achille e della moglie Eudoxie. Jeanne ed il fratello Andre’,mostrarono precoci inclinazioni artistiche che da grandi,tradussero in un grande amore per la pittura , disciplina a cui dedicarono la propria vita. In particolare Andre’ frequento’ giovanissimo gli ambienti intellettuali di Montparnasse presentando la sorella agli artisti piu’importanti dell’ epoca come il Giapponese Tsuguharu Foujita che la scelse come modella per uno dei suoi bellissimi ritratti. Jeanne,fu ammessa a studiare disegno presso l’Accademia Colarossi,la stessa che vide tra i numerosi allievi nomi di spicco quali Camille Claudel, Alfons Mucha, Max Weber, Lilla Cabot Perry, Chana Orloff e l’indimenticabile “Mod“” (Amedeo Modigliani). E’ proprio qui, potremmo dire tra ” i banchi di scuola” che conobbe nel marzo del 1917 il grande amore della sua vita, Amedeo Modigliani, con cui inizio’, contro il volere del cattolicissimo padre ( La famiglia di Amedeo aveva origini Ebraiche ) , un’ intensa relazione, lunga e travagliata,destinata a concludersi con la morte del giovane e promettente artista Livornese . Presentati da un amico comune,la scultrice Chana Orloff,a sua volta allieva dell’ accademia e stimata collega di Amedeo,la coppia ando’ a convivere pochi mesi dopo il primo incontro suscitando la disapprovazione della famiglia Hebuterne. Achille era un uomo colto ed austero,grande appassionato della letteratura seicentesca,profondamente religioso e poco moderno,ostile al “peccato ed alla dissolutezza” , depravazioni che , a suo avviso , non potevano mancare nella “folle” vita di un artista di strada. Come se non bastasse Amedeo era Ebreo ( mentre Achille si era impegnato a dimenticare il proprio passato ) , straniero e piu’ anziano della figlia (Modigliani nacque nel 1884) ragion per cui oppose un sonoro rifiuto alla loro unione. Jeanne segui’ l’ amato Amedeo in rue de la Grande-Chaumire nel quartiere di Montparnasse dove vissero nello studio che l’ agente di Modigliani , Leopold Zborowski prese in affitto per loro. Di buon carattere, timida, docile e soprattutto innamorata Jeanne divenne ben presto la musa di Amedeo che la ritrasse molte volte nelle sue tele. Col collo lungo,l’ ovale del viso appuntito a rimarcarne il soprannome affetuoso,la trasparenza degli occhi orientaleggianti, Jeanne e’certamente il soggetto piu’amato dal pittore Livornese, noto per dipingere personaggi “senz’anima”,drammaticamente assenti pur nella loro accecante bellezza. Fu solo nel 1930 che Emanuele Modigliani, fratello maggiore del celebre pittore, convinse la famiglia Hebuterne a spostare i resti della figlia presso la tomba di Amedeo,aggiungendo lo struggente epitaffio ” compagna fedele fino all’ estremo sacrifico”. La loro primogenita, Jeanne ormai adulta scrisse una bella biografia del padre dal titolo “Modigliani,uomo e mito”. Cresciuta tra l’ Italia e la Francia, Jeanne che dopo il matrimonio assunse il cognome di Nechtschein, dedico’ la sua vita a mentenere vivo il ricordo del padre Amedeo e della madre Jeanne. Come detto al principio Jeanne Hebuterne amava la pittura e non poche sono le opere da lei realizzate. Mi sembra giusto,in onore alla sua memoria,mostrare qualcuna delle sue tele,raffinatissime e delicate. In “natura morta”  possibile ammirare il calore di un ambiente domestico,ove s’ intravede lo scorcio di un piano con un piccolo candeliere ed il leggio con lo spartito. Sul tavolo campeggia una piccola pianta,forse appena comprata visto l’ involucro che la copre . I colori sono caldi,avvolgenti,ben miscelati. Una lampada da soffitto pende sopra il vaso denotando una certa modernita’ nell’ arredamento. in “Morte di Jeanne” una stanza dalle tonalita’ chiare e luminosissime contrastano la lugubre scelta del soggetto. Su di un letto morbido e bianco Jeanne “dorme” (sonno metafora della morte) sotto lo sguardo invisibile di un uomo dal curioso abbigliamento che forse,come denuncia il vistoso cappello,potrebbe essere Amedeo. Il rosso ed il giallo sono i colori dominanti della tela. Sullo specchio affisso alla parte la testa di Jeanne si riflette incosciente. Infine nel bellissimo autoritratto possibile riconoscere il caratteristico ovale a noce di cocco della bella artista e la sua formidabile chioma castana. Il colore base,un intenso blu variegato, richiama la profondita’ dello sguardo espresso nel taglio orientale dell’ occhio. La tonalita’ rosata dei fiori si riflette in un gioco di rimandi nelle labbra mentre la pettorina dell’ abito e la collana si tingono d’un blu chiaro. I tratti dolci e mai eccessivi mettono in luce l’abilita’ di un’artista che merita d’ essere riscoperta ed apprezzata. ” Devota compagna fino all’estremo sacrificio”. Cosi’ recita l’epitaffio sulla tomba della pittrice Jeanne Hebuterne. E’ cosi’ che avrebbero voluto che venisse ricordata, se proprio la si doveva ricordare, sia i suoi familiari, sia gli amici di Modigliani. Tutti, infatti, cercarono di cancellarne la memoria di artista. I suoi familiari, che mai le avevano perdonato di avere infranto la regola del suo ambiente piccolo borghese che voleva le donne sposate con un “buon partito”, non permisero che le sue opere venissero esposte. Gli amici del pittore, che mal sopportavano la relazione di Modigliani con quella giovane, la consideravano poco brillante e senza carattere. E invece Jeanne Hebuterne non era una fanciulla rassegnata e manipolabile e un suo sogno l’aveva: voleva diventare un’artista, con determinazione fino alla fine. Aveva talento e un intenso mondo interiore di immagini e sentimenti, quando giovanissima decise di seguire la carriera artistica. Frequento’ l’Academie Colarossi dove i suoi disegni, spesso aventi per soggetto la figura femminile vennero apprezzati, cosa non facile in un ambiente maschilista poco tenero con le donne. Fu la sua passione per l’arte a spingerla verso Modigliani del quale, abituata com’era ad osservare, indovino’ il mondo interiore altrettanto ricco del suo e con lui scelse di vivere all’insegna della poverta’ e dell’arte in un menage turbolento e non facile. I due lavoravano spesso uno di fronte all’altro e lei, attenta ai particolari e con un segno grafico essenziale e preciso, raccontava la vita quotidiana, dipingeva alcuni paesaggi che vedeva dalla finestra, disegnava anche gioielli e vestiti. Questo, pero’, non deve far pensare che si occupasse di un’arte “minore” o che vivesse artisticamente nell’ombra di Modigliani. Al contrario Jeanne Hebuterne continuo’ la sua ricerca autonoma per dare forma alle sue immagini interiori e al suo sentire. La sua tecnica pittorica e la sua filosofia sono completamente diverse da quelle di Modigliani La differenza con Modigliani colpisce soprattutto se si paragona l’autoritratto che Jeanne dipinse nel 1918 con i ritratti che il pittore le fece nello stesso periodo. Nel suo autoritratto Jeanne rende, attraverso il segno grafico essenziale che e’proprio del suo stile, l’espressione da felino predatore del suo volto. Un’espressione ben lontana da quella dolce con cui Modigliani la ritrae in “Jeanne Hebuterne con collana” del 1917 e negli altri ritratti nei quali Jeanne sembra essere piu’che altro la proiezione dell’ideale di bellezza dell’artista: pelle chiara, capelli ramati, sciolti o raccolti in uno chignon, espressione composta, dolce un poco malinconica. Nei ritratti di Jeanne Hebuterne cio’che colpisce e’ il volto colto sempre in momenti di grande intensita’ espressiva, quasi a documentare uno stato d’animo particolare. Nel dipinto “La baiadera” il volto imbronciato della donna con cappellino e’esaltato dal contrasto con le mani, composte in grembo, e dalle scelte cromatiche. Nella sua produzione non mancano neppure acquarelli drammatici come “La suicida” in cui il movimento del corpo e il capo completamente reclinato aggiungono tragicita’ all’abbagliante bianco che prevale sui colori caldi: soprattutto i rossi della gonna, dei capelli e del sangue. Non sappiamo se Jeanne Hebuterne sarebbe stata contenta della parte a lei dedicata all’interno della mostra milanese “Amedeo Modigliani, l’angelo dal volto severo”. Ci˜ che  certo  che questo  il primo e solo risarcimento alla sua arte che le sia mai stato tributato da quando, all’aprire del nuovo millennio, le disposizioni testamentarie degli eredi consentirono finalmente di alzare un velo sulle sue opere, spostando il fuoco dalla sua vicenda amorosa da feuilleton, al suo essere artista. Forse ora potremmo riscrivere quell’epitaffio nel cimitero Pre Lachaise di Parigi in un piu’semplice, ma piu’vero “Jeanne Hebuterne, artista”. E’ storia, non letteratura, che spesso donne talentuose, nell’arte e nella letteratura, ma qui e’nell’arte che interessa, che s’accompagnano a uomini di genio, o che comunque gravitano nelle loro esistenze, vedano offuscate il loro valore e siano costrette a viverlo nell’ombra, eccezion fatta per alcune dirompenti personalita’come quella di Frida Kahlo, che non si lascio’ relegare in posizione subalterna dal soverchiante marito Diego Rivera. E’ il caso di Jeanne Hebuterne, pittrice sensibile e dotata, di grandi potenzialita’ espressive e di precoce maturita’ artistica, introdotta ai corsi dell’Accademia di disegno a Montparnasse dal fratello Andre’che, dopo la sua morte, ne conservo’ i disegni, ultima compagna dell’innegabilmente grande pittore Amedeo Modigliani, al quale fu legata sentimentalmente ed artisticamente. D’indubbio talento, eppure messa in ombra all’epoca in cui visse, ed ancora oggi poco conosciuta, venuta alla ribalta grazie alla retrospettiva di qualche tempo fa dedicata all’artista livornese “Amedeo Modigliani.L’angelo dal volto severo”, in cui sono state esposte anche 71 sue opere, tra dipinti e disegni, che ne svelano pienamente il valore. Jeanne Hebuterne aveva diciannove anni quando, nell’aprile del 1917, conobbe il pittore ‘maudit’ che, trasferitosi da Livorno, dove viveva in un ambiente intellettualmente stimolante, a Parigi, conduceva una vita fuori dalle mode e dalle correnti, da bohemien, sregolata, fisicamente minato, dedito al bere, agli stupefacenti e alle donne, e in difficolta’ economiche. Lei era bella, aveva occhi azzurri e lunghi capelli rosso-castani, riservata, dolce, un poco malinconica, affascino’ subito il pittore, oltre che per la bellezza ed il carattere docile, anche perche’, giovane studentessa d’arte, promettente allieva dell’Accadmie Colarossi, spesso da lui ritratta, era pittrice sensibilissima e di eccezionale talento. Lui se ne innamoro’ perdutamente, e lei di lui. Dal loro legame, che pure fu movimentato e tempestoso (numerosi sono gli aneddoti sui maltrattamenti inflitti dal pittore a Jeanne che, pero’, timida e devota, sempre sopporto’ i numerosi tradimenti), come il precedente avuto da Modigliani con la poetessa Beatrice Hastings, nacque una figlia, Jeanne. Nel gennaio del 1920 Modigliani si ammalo’ di polmonite;pochi giorni prima di morire svenne nello studio che divideva con Jeanne che, completamente paralizzata dal terrore, gli resto’ accanto mentre agonizzava senza neppure tentare di chiamare un medico, ma il destino della donna era indissolubilmente legato a quello del suo uomo! Il giorno dopo la morte del pittore, incinta di nove mesi, si suicido’ lanciandosi da una finestra. Cinque anni piu’tardi il suo corpo fu rimosso dal cimitero di Bagneaux e fu sepolto in quello di PreLachaise, accanto a Modigliani. In uno degli ultimi e piu’toccanti dipinti di Modigliani, Jeanne Hebuterne seduta davanti a un uscio, Jeanne  ritratta incinta per la seconda volta, il volto  pallido, il corpo  in vertiginosa torsione, l’espressione  indefinibile, elementi tutti che concorrono ad imprimere al quadro una forte tensione, ancor piu’evidente anche alla luce dei tragici avvenimenti successivi: quel figlio non avrebbe mai visto la luce! Forse Jeanne, memore dell’insegnamento di Modigliani, Il tuo vero dovere e’di salvare il tuo sogno, non volle rinunciare al suo sogno d’amore, percio’ si calo’ da quella finestra, troncando precocemente un’esistenza che avrebbe potuto darle grandi soddisfazioni anche in campo artistico. Le opere esposte in mostra al Palazzo Reale di Milano, soggetti familiari, autoritratti, suoi nudi femminili (Jeanne era estremamente affascinata dall’anatomia in generale e dal corpo femminile in particolare), hanno rilevato, infatti, un attento studio ed un percorso tecnicamente diverso da quello del suo compagno ma una egualmente approfondita ricerca personale ed una grande intensita’ emotiva, riflesso, certamente, dei tragici eventi che viveva e, forse, gia’ presagio della svolta che il destino avrebbe impresso alla sua esistenza. Aveva talento e un intenso mondo interiore di immagini e sentimenti, quando giovanissima decise di seguire la carriera artistica. Frequent˜ l’Academie Colarossi dove i suoi disegni, spesso aventi per soggetto la figura femminile vennero apprezzati, cosa non facile in un ambiente maschilista poco tenero con le donne. Ma un giovane artista squattrinato, ebreo, alcolista e malato di tubercolosi non era propriamente l’uomo che i coniugi Hebuterne avrebbero voluto per la propria bambina e quindi faranno di tutto per ostacolare l’unione Il loro legame fu movimentato e tempestoso (numerosi sono gli aneddoti sui maltrattamenti inflitti dal pittore a Jeanne che, pero’, timida e devota, sempre sopporto’ i numerosi tradimenti), come il precedente avuto da Modigliani con la poetessa Beatrice Hastings. All’inizio del 1918: Jeanne scopre di essere incinta e insieme al suo compagno si recano in Costa Azzurra nella speranza di un miglioramento della salute del pittore Il 29 novembre dello stesso anno, alla MaternitŽ di Nizza Jeanne da’ alla luce una bambina, cui sara’ dato lo stesso nome della mamma. Il 31 maggio 1919 il pittore e’di nuovo a Parigi, dove un mese dopo Jeanne, nuovamente incinta, lo raggiunge con la piccola. In uno degli ultimi e piu’toccanti dipinti di Modigliani, Jeanne Hbuterne seduta davanti a un uscio, Jeanne  ritratta incinta per la seconda volta, il volto  pallido, il corpo  in vertiginosa torsione, l’espressione  indefinibile, elementi tutti che concorrono ad imprimere al quadro una forte tensione, ancor piu’evidente anche alla luce dei tragici avvenimenti successivi: quel figlio non avrebbe mai visto la luce! Ma le condizioni fisiche del pittore sono oramai allo stremo: alla forma tubercolare si aggiungono ripetuti attacchi di delirium tremens e infine una nefrite. Il 24 gennaio 1920 Modigliani muore all’Opital de la Charite. All’alba del giorno dopo, Jeanne, ormai prossima al parto, si toglie la vita gettandosi dal quinto piano della casa dei genitori. I coniugi Hebuterne si rifiutano di farla seppellire vicino ad Amedeo perche’ancora convinti dell’inadeguatezza di quell’unione. Mentre il funerale di Modigliani si svolge alle due di pomeriggio del 27 gennaio, con una grande folla che segue il trasporto della salma dall’ospedale fino al cimitero Pere-Lachaise, Jeanne sara’ portata alle otto di mattina del giorno dopo al cimitero di Bagneux, nella maggiore discrezione possibile. Cinque anni piu’tardi il suo corpo fu rimosso dal cimitero di Bagneaux e fu sepolto in quello di Pre-Lachaise, accanto a Modigliani I suoi familiari, che mai le avevano perdonato di avere infranto la regola del suo ambiente piccolo borghese che voleva le donne sposate con un “buon partito”, non permisero che le sue opere venissero esposte.
Qui di seguito un riassunto dell’articolo apparso su “La Repubblica” dopo la morte della figlia Jeanne Modigliani (29 Luglio del 1984):
E’ MORTA A PARIGI JEANNE MODIGLIANI FIGLIA DEL PITTORE
Repubblica il 29 luglio 1984 – pagina 13 – sezione: CRONACA LIVORNO – Jeanne Modigliani, la figlia del pittore, morta venerdi’ pomeriggio a Parigi, all’ospedale La Piété, dove era stata ricoverata in seguito a una caduta che le aveva provocato una emorragia cerebrale. Aveva sessantasei anni, era infatti nata a Nizza il 29 novembre del 1918. Sara’ sepolta in forma privata nel cimitero di Pre-Lachaise, dove e’seppellito il padre e la madre. Negli ultimi mesi i giornali italiani si erano spesso occupati di lei per la polemica che l’ aveva opposta agli organizzatori della mostra che Livorno ha dedicato al padre di cui in questi giorni ricorre il centenario della nascita. Una polemica nella quale Jeanne Modigliani aveva avuto anche toni aspri. Era addolorata dal fatto di essere stata esclusa da questo avvenimento e anche in occasione del ritrovamento delle due teste in pietra aveva pronunciato frasi di censura per il modo in cui l’ operazione era stata condotta. E’ sicuro pero’ che Livorno piu’che per questa piccola diatriba la ricordera’ per due importanti atti di generosita’: il fatto che Jeanne aveva comunque espresso il desiderio che le sculture rimanessero a Livorno e, piu’ancora, la donazione alla citta’ degli archivi Modigliani nei quali con paziente lavoro aveva raccolto tutti i documenti autografi, le foto, le lettere, le testimonianze di ogni tipo che documentano la breve ma intensa vita del pittore. Al padre, Jeanne aveva infatti dedicato gran parte della sua vita: combattiva e energica interveniva per denunciare i falsi, per smentire le numerose leggende che fiorivano sul pittore e che, secondo la figlia, inquinavano l’ importanza artistica della sua opera. Dopo un primo volume su Modigliani, recentemente aveva consegnato alla Graphis Arte una casa editrice di Livorno, un altro manoscritto su di lui. In realta’ Jeanne l’ aveva conosciuto assai poco: aveva 14 mesi quando Amedeo, nella notte fra il 24 e il 25 gennaio del 1920, mori’ in un letto dell’ ospedale della Charite. Il giorno dopo, la madre Jeanne Hebuterne si suicido’ buttandosi dalla finestra della casa dei genitori perche’non reggeva al dolore della scomparsa del compagno. La coppia era cosi’ povera che per i funerali un gruppo di amici fedelissimi raccolse in una colletta i soldi necessari, girando per i caffe’di Montparnasse frequentati dal pittore. Il feretro attraverso’ il quartiere seguito dagli amici e fu inumato al cimitero del Pre-Lachrise. La bambina Jeanne fu portata in Italia dallo zio paterno, il leader socialista Giuseppe Modigliani e affidata a Livorno alla zia Margherita, che la adotto’. Per lei comincio’ una vita che, per motivi diversi e in modi diversi, ripercorre le stesse tappe di quella del padre. Modigliani, il Modi’ sul quale  poi fiorito il mito, aveva conosciuto la miseria, le notti passate fra vagabonde e prostitute, lo scandalo, le interminabili bevute insieme a Utrillo, il fascino distruttive dell’ assenzio: e tutto questo l’ aveva conosciuto a Parigi, dopo aver abbandonata la provinciale Livorno. Jeanne passa l’ infanzia a Livorno, si laurea a Firenze in storia dell’ arte, viene individuata e perseguitata dal fascismo in quanto ebrea e, anche lei, si rifugia a Parigi. Quando la Francia viene occupata dai nazisti entra nel Maquis, la resistenza francese, e viene anche incarcerata per motivi politici. Nel 1952, con una borsa di studio del Centro Nazionale della ricerca scientifica, Jeanne intraprende una ricerca su Van Gogh, in Francia e in Olanda. E’ un altro “pittore maledetto”, un altro artista che a Parigi ha trovato un rifugio e un clima artistico fecondo. Sono proprio le analogie fra la vita del pittore olandese e quella del padre che la fanno tornare a lui, a Modigliani, al quale da quel momento si dedica completamente. Il suo lavoro costante per ottenere un riconoscimento ufficiale al valore dell’ opera paterna ha un gran successo quando, nel 1981, a Parigi, allestisce la mostra piu’completa di Modigliani: oltre duecentocinquanta opere fra dipinti, sculture, gouaches, disegni. Malgrado le recentissime polemiche per la mostra di Livorno Jeanne Modigliani aveva espresso il progetto di tornare in questa citta’ in settembre, per presentare il suo libro e per occuparsi del trasferimento degli archivi. Secondo il suo desiderio infatti la donazione di tutto il materiale  subordinata alla creazione di una Fondazione Modigliani, con un largo comitato scientifico, che faccia della citta’ natale dell’ artista un centro di studi. – nostro servizio
Qui di seguito riporto uno stralcio di un libro di …….: “Paulette Jourdain, che era allora una bambina, si ricorda che la notte in cui Modigliani mori’ all’ospedale, Zborowski non volle che Jeanne dormisse nello studio della Grande Chaumire. Paulette l’accompagno’ in un piccolo albergo della rue de Seme. L’indomani Jeanne ando’ all’ospedale per rivedere Amedeo. Il padre, silenzioso e ostile, l’accompagno’. Rimase sulla soglia, racconta il dottor Barrieu, mentre Jeanne si avvicinava al cadavere. “Non lo bacio'” scrive Stanislas Fumet, amico d’infanzia, con la moglie Aniuta, di Jeanne “ma lo gnardo’ a lungo, senza dir nulla, come se i suoi occhi si appagassero della sua disgrazia. Si ritiro’ camminando a ritroso, fino alla porta. Conservava il ricordo del viso del morto e si sfrozava di non vedere nient’altro”. L’indomani, all’alba, Jeanne HŽbuterne si getto’ dal quinto piano. “Sembrava un angiolo” disse Foujita, che non rifugge dalla cattiva letteratura. Chantal Quenneville scrive: “Jeannette HŽbuterne si era rifugiata dai suoi genitori, cattolici offesi della sua unione con l’ebreo Modigliani, e non diceva una parola. Erano trascorsi due o tre giorni quando domandai ad Andre Delhay: ‘E Jeannette?’. Mi guardo’ male. Si era gettata, la mattina, dalla finestra del quinto piano della casa dei suoi genitori. Nel 1917 Modigliani incontra Jeanne Hebuterne, allora diciannovenne. Ha inizio una solida relazione, culminante nella nascita della figlia Jeanne (1918), e in un impegno di matrimonio (1919), che non giungera’ a compimento per la morte prematura dei due promessi sposi. Jeanne Hebuterne viene descritta come una donna dolce, taciturna, di grande bellezza e dal temperamento un po’ “depressivo”. Tra il 1918 e il 1919 Modigliani la ritrae piu’di 20 volte. Ritratti del volto o a mezzo busto, in posa frontale o di profilo, seduta su una sedia o in poltrona. In questo periodo Modigliani porta a completo sviluppo la sua particolare tecnica compositiva. Basilare  l’attento equilibrio tra elementi curvilinei e sinuosi, da una parte, e linee rette che tagliano la composizione verticalmente o orizzontalmente, dall’altra. I primi conferiscono eleganza e vitalita’, i secondi incisivita’. Si pud’ facilmente immaginare come il volto di Jeanne Hebuterne, con le sue linee arrotondate ed essenziali e le sue morbide superfici, possa avere stimolato Modigliani. Ma il confronto tra le fattezze reali della modella e l’immagine di lei che ci propone Modigliani puo’servire splendidamente a cogliere l’essenza stessa della pittura di Modigliani negli ultimi anni. Jeanne Hebuterne ci appare come una figura lontana, senza luogo e senza tempo. Degli occhi malinconici l’artista accentua la forma ovale, svuotandoli di espressivita’. Il volto arrotondato della donna si allunga, perde ogni dettaglio fisionomico e ogni caratterizzazione psicologica. Il corpo diventa sinuoso e ieratico. Anche nel suo caso avviene quel processo di spersonalizzazione e stilizzazione del soggetto, che Modigliani mette in atto con ognuno dei soggetti presi a modello per i quadri. Il modello “reale” perde le sue caratteristiche “soggettive”, peculiari, per trasformarsi in un’entita’ astratta. Diventare icona di una bellezza “oggettiva”, assoluta.

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