Archivio per 21 novembre 2015

Nicolas Sarkozy.L’inizio dello Jihaidismo   Leave a comment


G8:LEADER OSSERVERANNO MINUTO DI SILENZIO PER VITTIME SISMA

 

 

Sarko e Gheddafi

L’ARRESTO DEL ‘SUO’ GUÉANT RIACCENDE L’ACCUSA: SARKOZY HA FATTO UCCIDERE COME UN CANE GHEDDAFI PER NASCONDERE LE PROVE DEL SUO FINANZIAMENTO ILLECITO

Cesare Martinetti per “la Stampa”

È il grande mistero di Nicolas Sarkozy e forse il grande segreto dietro la caccia spietata e la fine miserabile di Muammar Gheddafi, ucciso come un cane il 21 ottobre 2011 in uno scolatoio di cemento sulla strada della sua Sirte. Unico despota arabo ammazzato peggio di un qualunque Ceausescu quando le «primavere» non avevano ancora rivelato la loro natura equivoca né erano giunte ai loro esiti paradossali.Perché il 19 marzo 2011 Nicolas Sarkozy, il più «gheddafiano» tra i presidenti della République, ha lanciato i suoi bombardieri contro Tripoli, tre ore prima di avvertire gli alleati – come raccontato nel libro di Hillary Clinton «Hard choices» – e con al fianco il solo David Cameron?

Un’azione che ha provocato una quasi rottura nella Nato e l’ira di Silvio Berlusconi. E condizionato tutta la campagna libica con gli esiti devastanti che ora conosciamo.

Parigi aveva certamente buone ragioni geopolitiche persino culturali per entrare in quello che appariva un sommovimento epocale. Dietro questa guerra libica c’è però anche un altro scenario che emerge dalle inchieste della magistratura ed è quello di un interesse personale di Nicolas Sarkozy nel menare una campagna che doveva portare alla distruzione delle prove di un suo grande e inconfessabile segreto: aver ricevuto un ricchissimo finanziamento da Gheddafi. Si dice addirittura 50 milioni di euro.Ma il punto non è nemmeno la cifra – pur colossale – è che se tutto questo fosse vero significherebbe che un presidente della République sarebbe stato eletto grazie al contributo di un altro Capo di Stato (e che capo e di quale Stato…) essendone teoricamente ricattabile o semplicemente, come si dice in francese, «sous influence». Un marchio di vergogna e disonore storico per Nicolas Sarkozy.

SARKO GHEDDAFI

A questo punto va detto che Sarkozy non è indagato. Siamo dunque a uno scenario suggestivo tra l’indiziario e il giornalistico. Ultimo atto – sabato – il fermo giudiziario di Claude Guéant, ex capo di gabinetto di Sarko ministro dell’Interno, poi segretario generale dell’Eliseo, poi a sua volta ministro dell’Interno. «Il cardine della sarkozye», rimesso in libertà con l’accusa di frode fiscale e riciclaggio.

Guéant ha ricevuto 500 mila euro nel 2008 che lui attribuisce alla vendita di due quadri del seicentesco fiammingo Van Eervelt, appartenenti alla famiglia della moglie (ora deceduta), a un avvocato malese. Dettagli che non hanno trovato riscontri così puntuali a cominciare dal fatto che autore e quadri non giustificano una somma così elevata.

CLAUDE GUEANT

Guéant è stato l’uomo chiave della ragnatela di rapporti tra Sarkozy e Gheddafi che si infittisce a partire dal 2005, due anni prima della presidenziale vittoriosa, e che emerge cinque anni dopo, nel 2012 – a pochi giorni dal ballottaggio per l’Eliseo vinto da Hollande – dal sito «Mediapart» con le rivelazioni dell’uomo d’affari Ziad Takieddine un faccendiere libanese di fiducia del Sarko, arrestato a Bourget con un milione e 500 mila euro in contanti e subito molto loquace con i giudici.

Gheddafi è stato nel bene e nel male un personaggio chiave per Sarkozy: prima alleato, anche di immagine all’inizio della sua presidenza. Fu infatti alla moglie (poi separata) Cécilia che il colonnello regalò il ruolo di liberatrice delle infermiere bulgare detenute a Tripoli in un caso di spionaggio che sembrava insolubile. Il colonnello fu poi accolto con tutti gli onori (e i conseguenti imbarazzi) all’Eliseo con il solito contorno folkloristico di amazzoni e della tenda beduina impiantata nei giardini dell’hotel di Marigny.Fino al repentino voltafaccia che Gheddafi timbrò in quei giorni con questa sinistra profezia: «Un grave segreto provocherà la caduta di Sarkozy». Più esplicito il figlio Saif al-Islam a raid iniziati: «Abbiamo finanziato noi la sua campagna elettorale e ne abbiamo le prove».

saif gheddafi

SAIF GHEDDAFI

Tutto questo precipita in un’attualità politica dove l’unica costante è ormai il consenso a Marine Le Pen e dove François Hollande – viste le divisioni della destra repubblicana guidata da Sarkozy – punta a diventare l’unico baluardo contro la vittoria possibile del Front National. La strada per il 2017 è ancora lunga e sicuramente avvelenata.

Maurizio Belpietro: “Grazie Sarkozy, gli sbarchi sono il regalo della folle guerra contro Gheddafi”

09 Marzo 2015

Maurizio Belpietro

Quella che stiamo per darvi non è una notizia di politica estera, ma un fatto accaduto in Francia che ha provocato e provoca conseguenze in Italia. Si potrebbe parlare di un giallo, di un intrigo internazionale o semplicemente degli affari che si svolgono dietro le quinte delle battaglie in nome della democrazia e della libertà.

La storia è la seguente: l’ex ministro dell’Interno di Nicolas Sarkozy, Claude Guéant, è stato fermato per un versamento sospetto di mezzo milione. I cinquecento mila euro sarebbero stati accreditati sul suo conto nel 2007 ma solamente ora i magistrati avrebbero chiesto chiarimenti sulla provenienza dei soldi. La versione dell’uomo politico è che il denaro sia il ricavato della vendita di due quadri, ma per gli uomini della gendarmeria quella sarebbe una tangente versata da Gheddafi per la campagna dell’ex presidente francese.

Naturalmente siamo nelle fasi iniziali dell’indagine e quanto alle accuse non si sa molto di più. Certo che se i quattrini arrivassero da Tripoli la faccenda assumerebbe i contorni di un losco affaire. Già, perché Sarkozy è colui che in seguito si è speso di più per eliminare il dittatore libico. Mentre Silvio Berlusconi esitava e in privato giudicava una follia l’intervento militare, il Napoleone tascabile scalciava per far alzare in volo i bombardieri. All’epoca ci fu chi scrisse che agenti dei servizi francesi erano all’opera in Cirenaica per addestrare ed armare i ribelli e la stampa transalpina diede a intendere che tanto attivismo fosse dovuto principalmente all’ambizione dell’inquilino dell’Eliseo di conquistare nuovi giacimenti petroliferi da offrire all’industria francese. Forse. O forse c’era dell’altro. Magari anche l’intenzione di togliere di mezzo un imbarazzante personaggio.

Sta di fatto che pur avendo rappresentato i rischi di una caduta del colonnello (il solo a festeggiare l’intervento dell’aviazione alleata fu Giorgio Napolitano) senza intravederne i vantaggi, ora noi ne paghiamo le conseguenze.

Come è noto a tutti, dal giorno dell’uccisione di Gheddafi la Libia è nel caos, in mano a bande di predoni e di tagliagole, che si combattono fra loro e che puntano a istituire nel migliore dei casi una repubblica islamica, nel peggiore un Califfato. Ovviamente, avere a poche centinaia di chilometri da casa una succursale dell’Isis non è piacevole, anche perché i nipotini di Al Baghdadi minacciano un giorno sì e l’altro anche di espugnare Roma o di lanciare missili contro le nostre coste.

Probabilmente si tratta di smargiassate che non hanno alcuna possibilità di essere tradotte in pratica, ma c’è qualcosa che invece i banditi islamici possono fare ed è spedirci migliaia se non centinaia di migliaia di profughi. Ieri il responsabile del Frontex, l’agenzia europea che si occupa della gestione delle frontiere, ha lanciato l’allarme, avvisando chi di dovere, cioè l’Italia, che dalla Libia potrebbero arrivare presto 500 mila o forse un milione di immigrati. Una vera e propria invasione, difficile da contenere, soprattutto se l’anno precedente si sono già soccorse 170 mila persone.

E in tutto questo pasticcio, originato da una guerra voluta da un signore che forse, per interposta persona, si è intascato 500 mila euro dal tizio che si è impegnato ad abbattere, ecco che l’altro ieri un rappresentante dell’Unione europea dichiara, senza paura di sfiorare il ridicolo, che per fermare gli immigrati clandestini e i profughi bisogna trattare con i dittatori. Certo, come no. Ma prima bisognerebbe evitare di abbatterli e di provocare il caos.

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

because the Jihaidism..9/11.2001 (inside job)   Leave a comment


La destabilizzazione dell’Oriente è iniziata con l’invasione dell’Irak da parte del Governo americano (mi riferisco al Governo..e non al Popolo americano)

Per i propri interessi economici..interessi delle Lobbies americane del petrolio..si è iniziata una guerra che ha anche stravolto le politiche e le economie occidentali.

 

George W. Bush stava “leggendo” (a rovescio!) The Pet Goat (la capra addomesticata) a dei bambini in una scuola elementare della Florida, quando vennero a dirgli che le torri del WTC erano state attaccate …
“The Pet Goat” è una storia per bambini che fa parte del libro scolastico Reading Mastery II: Storybook.
Questa storia è diventata tristemente famosa l’11 settembre 2001 …
                         
Un film d’animazione è stato realizzato da una casa di produzione di Montreal per illustrare la storia “The Pet Goat” per sintetizzare la storia degli ultimi 10 anni in America.
Osservate attentamente la simbologia di questo film di grande finezza.
Qual è il messaggio della Heliofante, società di produzione indipendente?
Il messaggio è certamente tutt’altro che innocente! Un capolavoro.

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“Notizie false sulle armi in Iraq” Ora Colin Powell attacca la Cia

A oltre un anno dall’esposizione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dei supposti elementi di prova che dovevano smascherare il possesso e lo sviluppo di armi di sterminio da parte dell’allora regime di Saddam Hussein, e dunque legittimare l’intervento militare contro l’Iraq, Colin Powell ha riconosciuto che quegli stessi elementi non erano solidi nè veritieri; tuttavia il segretario di Stato americano si è giustificato asserendo che lui non poteva saperlo, perchè si era basato su quanto messogli a disposizione dalla Cia, alla quale si era rivolto.

Si tratta dell’ammissione di gran lunga più schietta, circa l’eventualità di essere incorsi in errori per l’attacco all’Iraq, venuta dall’amministrazione statunitense; e, se si salva forse la credibilità personale di Powell, quella complessiva dell’amministrazione di George W. Bush potrebbe uscirne ulteriormente minata.

https://andreasinicatti.wordpress.com/2006/08/08/confrontare-l%E2%80%99evidenza-prendere-i-veri-terroristi-un-appello-per-riaprire-le-indagini-sull%E2%80%99attentato-dell%E2%80%9911-settembre/

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https://andreasinicatti.wordpress.com/2007/11/30/lultima-menzognadellimpero-amerikanocome-direbbe-cossiga/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2011/09/11/11-settembre-10-anni-dopo/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/09/27/osama-bin-laden-e-stata-la-copertura-allauto-attentato-americano-dell11settembre-2001-inside-job/

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/05/20/architetti-ed-ingegneri-per-la-verita-sull11-settembre-2001/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2008/09/12/la-commedia-dellarte-del-potere-sovranola-farsa-della-virtu-della-verita/

 

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/11/16/i-documenti-desecretati-usa-che-raccontano-la-nascita-dellisis/

Amedeo Modigliani,la personalità..la vita ed il suo genio pittorico   Leave a comment


  

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http://restaurars.altervista.org/amedeo-modigliani-il-pittore-nato-sotto-la-stella-della-creazione-e-del-tragico-fato/

Dal sito web di Paolo Statuti abbiamo tratto questo articolo proveniente dal portale polacco “Tu Stolica i Okolica” (“Qui la Capitale e Dintorni) – Kontakt 24. Lo ha scritto Maria Cholewczyńska, apprezzata e nota filologa che collabora con molte riviste culturali polacche.

Se “ogni vita è un romanzo”, allora la vita di Modigliani, così creativa e conclusasi così presto, può essere definita la “leggenda delle leggende”. L’uomo, la cui condotta e la cui figura sono sinonimi di disordine, in realtà era ossessionato dalla perfezione. Voleva raggiungere la maestria, e grazie a un lavoro sfibrante e al grande talento, infranse barriere insormontabili per altri – è questa l’essenza della complessa personalità di Amedeo Modigliani, eccentrico individualista dotato di un talento straordinario e invischiato nel dramma della propria vita.
Per nessun artista del XX secolo la leggenda fu tanto benevola e al tempo stesso ingrata. Bello come un adone, adorato dalle donne, noto col vezzeggiativo di Modì, che riassume la sua personalità e significa in un gioco di parole francese peintre maudit: Modì le maudit, cioè uno di quei pittori infelici e condannati alla perdizione. L’apocope del cognome Modigliani sarà strettamente legata al suo destino, mentre per ironia della sorte Amedeo significa “il prediletto di Dio”.
Forse era nato sotto una cattiva stella? Diciamo piuttosto sotto la stella della creazione e di un tragico fato. Spirito aristocratico, principe dell’arte dell’eleganza, arguto, intelligente, maestro di declamazione della poesia di Dante, di temperamento litigioso. Scultore per passione, si realizzò principalmente nella pittura di ritratti e nudi. Classico esempio della tesi: l’amore è l’arte, l’arte è l’amore. Amedeo – esule solitario, nomade alato, proveniente da Livorno, viveva i suoi rari slanci e le frequenti cadute artistiche e amorose a Parigi, condividendole con gli amici più intimi, tra i quali i pittori Chaim Soutine e Utrillo, il mercante d’arte Leopold Zborowski e il poeta Max Jakob. Il cammino artistico di Modì s’incrociò con quello di Picasso, ma i due si discostarono manifestando avversione l’uno per l’altro. Picasso ben presto si arricchì grazie alla sua fama. Modigliani conosceva il valore del suo talento, in modo ossessivo desiderava il consenso e l’immortalità per le sue opere, ma in vita non riuscì a raggiungere la fama che sognava. Avvilito dal mancato acquisto dei suoi quadri e disegni, spesso li distruggeva, li gettava via o li cedeva a un prezzo irrisorio. Si isolò dagli “ismi” di moda (cubismo, espressionismo, futurismo) e dalla “cricca di Picasso”. Si lasciò guidare dalla sua individuale

melodiosa linea e grazia, dal caratteristico arabesco, dal serpeggiante andamento dell’ovale del viso, dai colli allungati, dagli occhi senza occhi. Amedeo – “artista dell’abisso”, secondo il giudizio di M. Dale, creava i suoi quadri come “versetti che descrivono la paura, la sofferenza, la morbosa sensibilità dei suoi modelli”. I. Erenburg paragonò i suoi ritratti a “bambini offesi”.
Modigliani – costante scandalo per il borghese parigino, ebbe diverse avventure amorose con le sue modelle, ma come Živago cercava la sua donna, come Dante cercava e trovò la sua Beatrice, anche Modì scoprì di amare di un amore puro la pittrice Jeanne Hébuterne – ragazza taciturna, eterea, slanciata come la cattedrale gotica di Chartres, dai “capelli color cocco”, chiamata per questo “Noix de Coco”, che si suiciderà il giorno successivo la morte di Modigliani.
Alla diletta Jeanne che chiedeva a Modì, perché non dipingesse i suoi occhi, egli rispose che li avrebbe trovati nel quadro, quando egli sarebbe arrivato alla sua anima. Mantenne la parola. Per il bellissimo ritratto di Jeanne incinta l’artista fu premiato in un concorso di pittura, ma purtroppo soltanto in punto di morte; i suoi occhi non avrebbero più visto gli artisti che lo applaudivano, compreso Picasso.
Modigliani fu un artista nemico di se stesso. Sciupò prematuramente il grande talento disperdendolo. Lasciava nel suoi quadri lettere, segni, aforismi vicini alla sfera esoterica e alla tradizione cabalistica.
L’artista visse soltanto 36 anni. Concordo con chi sostiene che fu una personalità “non adatta all’ipocrisia del mondo e al cinismo della gente”.
I preziosi schizzi di Amedeo si trasformarono in oro troppo tardi per lui. Subito dopo la morte i suoi quadri raggiunsero prezzi astronomici. Ma il “miracolo” della fama non poté essere goduto da colui che fino all’ultimo restò fedele a se stesso, al suo talento, che creò con passione secondo il principio: “Creare come un dio, governare come un re, lavorare come uno schiavo”, lavorare non dando retta a nessuno e raggiungere la maestria. E’ triste e amara una civiltà che non apprezza al momento opportuno il genio. Oggi Modigliani figura nel Libro d’Oro delle Celebrità – “oggi, quando tutto è imbellettato, drammatizzato, e siamo saltati oltre la vita, quando tutto è sopravvalutato, surrealistico, e certe espressioni hanno perso il loro significato” (C. Brancusi).

(  Nu couché

Di Amedeo Modigliani

è uno dei più grandi, fatti indiscussi della sua vita straordinaria e tragicamente breve, ma brillante, la carriera artistica. Si tratta di uno dei capolavori di definizione del suo lavoro: una fusione armoniosa di idealismo classico, il realismo sensuale e invenzione modernista. E ‘un lavoro che raggiunge le vette alte di lunga data l’ambizione di Modigliani per creare un’icona scultoreo sublime nella forma di una donna – che ha definito una’ colonna di tenerezza ‘- pur riconoscendo la cruda realtà della sua vita bohemien come impoverito emigrato guadagnandosi una esistenza in un quartiere povero di Parigi.

Abbastanza realistico per sedurre, ma stilizzato al punto che si pone come una visione idealizzata, Nu couché non è ritratto, ma piuttosto inno di un grande artista idea della bellezza della vita stessa. Si tratta di uno dei migliori e più ammirati di una straordinaria serie di nudi gioiose, sensuali, erotiche e di affermazione della vita.Modigliani dipinse Nu Couch é in una ondata di creatività intensa dall’inverno del 1917 in poi. E ‘stato, a detta di tutti, il prodotto di diverse ore di intenso, pittura febbrile lavoro’ orgasmically ‘, secondo il pittore Tsuguharu Foujita, in una piccola stanza arredata male, solo con il suo modello, due sedie, un divano e una bottiglia di brandy durante quello che è stato probabilmente l’anno peggiore della Grande Guerra.Si tratta di un ‘sì-dire’ a vita fatta direttamente di fronte alle grandi avversità personale durante uno dei periodi più bui e più traumatici del 20 ° secolo di affermazione della vita di sfida. 

Amedeo Modigliani nudo 11

A Jeanne (la sua compagna) che gli domanda.. come mai non dipinge i suoi occhi.. egli risponde:

“When I know your soul, I will paint your eyes.” — Amedeo Modigliani

“Quando conoscerò la tua anima..ti dipingerò gli occhi”

 

                                                  Amedeo Clemente Modigliani, noto anche con i soprannomi di Modì[1] e Dedo[2] (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920), è stato un pittore e scultore italiano, celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati da volti stilizzati e colli affusolati. Affetto da tubercolosi, morì all’età di trentacinque anni. È sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise

“La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno. »
(Amedeo Modigliani, dedica apposta sul ritratto della modella Lunia Czechowska)

Modigliani nacque a Livorno il 12 luglio del 1884, in una famiglia ebrea-italiana, ultimo di quattro figli (i fratelli erano Giuseppe Emanuele, Margherita e Umberto), da padre italiano nativo di Roma, Flaminio Modigliani, e da madre francese nativa di Marsiglia, Eugénie Garsin, entrambi atei. Quando venne alla luce, la famiglia stava attraversando un grave dissesto economico poiché l’impresa del padre, costituita da alcune società agricole e minerarie in Sardegna, era in bancarotta. Anche la situazione finanziaria dei Garsin era tutt’altro che rosea.

Fu soprattutto l’intraprendenza della madre a impedire il tracollo economico della famiglia grazie ai ricavi provenienti dalla scuola materna ed elementare da lei fondata, dalle lezioni private e dall’attività di traduttrice e critica letteraria. Inoltre, si preoccupò personalmente dell’istruzione dei figli e in particolare di Amedeo che, essendo quello più fragile, era forse il suo preferito.

Fin dall’adolescenza Amedeo fu infatti afflitto da problemi di salute: dapprima una febbre tifoide, contratta all’età di 14 anni, quindi l’esordio della tubercolosi due anni dopo, una forma così grave da costringere il giovane Amedeo ad abbandonare gli studi e ad effettuare alcuni soggiorni a Capri, dai quali trasse un discreto giovamento. La famiglia di Modigliani soffriva di una storia di depressione, che colpì anche lui e alcuni dei suoi fratelli, che condivisero la sua stessa natura testarda e indipendente. Nel 1898 il fratello maggiore, Giuseppe Emanuele, futuro deputato del Partito Socialista Italiano, venne condannato a sei mesi di carcere.

Costretto spesso in casa per via della salute assai cagionevole (cadde più volte malato di polmonite, che infine si convertirà in tubercolosi), Modigliani sin da piccolo mostrò una grande passione per il disegno, riempiendo pagine e pagine di schizzi e ritratti tra lo stupore dei parenti che comunque non gli poterono concedere la possibilità di iscriversi a qualche corso adatto al suo livello; durante un violento attacco della malattia, riuscì a strappare alla madre la promessa di poter andare a lavorare nello studio di Guglielmo Micheli, uno dei migliori allievi del grande Giovanni Fattori e uno dei pittori più in vista di Livorno, da cui apprenderà le prime nozioni pittoriche, e dove conoscerà, nel 1898, lo stesso Fattori. Modigliani sarà così influenzato dal movimento dei Macchiaioli, in particolare dal Fattori stesso e da Silvestro Lega.

Nel 1902 Amedeo Modigliani s’iscrisse alla “Scuola libera di Nudo” di Firenze e un anno dopo si spostò a Venezia,

dove frequentò l’ “Istituto per le Belle Arti di Venezia”.

È in questa città che Amedeo provò per la prima volta la mariujana e, piuttosto che studiare, prese a frequentare i quartieri più disagiati della città.

Nel 1906 Modigliani si trasferì a Parigi, che all’epoca era il punto focale dell’avant-garde, dove sarebbe diventato l’epitome dell’artista tragico,

creando una leggenda postuma, famosa quasi quanto quella di Vincent Van Gogh.

Sistematosi a Le Bateau-Lavoir, una comune per artisti squattrinati di Montmartre, fu ben presto occupato dalla pittura,inizialmente influenzato dal lavoro di Henri de Toulouse-Lautrec, finché Paul Cézanne cambiò le sue idee.

Modigliani sviluppò uno stile unico, l’originalità di un genio creativo, che era contemporaneo del movimento artistico dei cubisti, ma di cui non fece mai parte. Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido: si dice che completasse un ritratto in una o due sedute. Una volta terminati, non ritoccava mai i suoi dipinti.

Eppure, tutti coloro che avevano posato per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come “farsi spogliare l’anima”.

Modigliani si era inizialmente pensato come scultore più che come pittore e iniziò a scolpire seriamente dopo che Paul Guillaume, un giovane e ambizioso mercante d’arte, s’interessò al suo lavoro sulla scultura negra, a Parigi lo presentò a Constantin Brâncuşi e poco dopo a Picasso.

Questi caratteri appaiono antichi, quasi egizi, piatti e vagamente ricordanti una maschera, con distintivi occhi a mandorla, bocche increspate, nasi storti e colli allungati. Anche una serie di sculture di Modigliani venne esposta al Salone d’autunno del 1912. A causa delle polveri generate dalla scultura, la sua tubercolosi peggiorava; abbandonò quindi la scultura, prima quella della pietra calcarea e poi anche quella del legno, e si concentrò unicamente sulla pittura.Tra le personalità ritratte da Modigliani si ricordano il pittore Chaim Soutine, suo amico e anche lui forte bevitore, Beatrice Hastings, una scrittrice e giornalista inglese alla quale rimase legato sentimentalmente per due anni, e molti colleghi artisti che frequentavano in quel tempo Montparnasse, come Moise Kisling, Pablo Picasso, Diego Rivera, Juan Gris, Max Jacob; e i giovani scrittori Blaise Cendrars e Jean Cocteau.

Un altro pittore suo grande amico, nonostante le liti frequenti, per i problemi di alcolismo fu Maurice Utrillo. Dalle “teste”, Modigliani passò ai ritratti con la figura completa svolta a spirale e ai nudi disegnati con una linea ondulata, che costituiscono le sue opere più tipiche. Amedeo amava anche ritrarre la sua compagna, Jeanne Hébuterne che si gettò dalla finestra il giorno dopo la morte di Modì.

AMEDEO MODIGLIANI Jeanne Hèbuterne wife of Modigliani Photo

Le modelle, le compagne, gli amori di Modigliani

Di Laura Corchia

Modigliani amava le donne. Le amava molto, in modo fervido e passionale e aveva uno spasmodico bisogno di dipingerle per possederne, per così dire, l’anima. Gilberte, Maud, Thora, Elvire, Margherita, Marie, Lucienne, Gaby. Per non parlare di Beatrice Hastings e di Jeanne Hébuterne.

Furono donne di una sera, compagne di sbronze, semplici modelle o conviventi turbolente, e Modigliani le rese immortali sulle sue tele, cogliendone la malinconia e la nostalgia che trapelava dai loro sguardi languidi.

Si raccontano diversi aneddoti sulle sue avventure femminili, facilitare dall’ambiente artistico e disinvolto di Montmartre e di Montparnasse. Del resto, difficile resistere al fascino di Amedeo, descritto come un uomo bello, sensuale, gentile ed elegante. E noi lo immaginiamo con quel savoir faire tutto italiano mentre passeggia sui boulevards parigini intento a fischiettare e a voltare lo sguardo ogni qualvolta una bella fanciulla gli passava davanti.

Modì si faceva amare anche per la tenerezza che suscitava il suo atteggiamento dignitoso e fiero persino in situazioni di estrema e imbarazzante miseria, quando lo stomaco brontolava per la fame e nel suo studio il freddo gelava anche il sangue. Molte le locandiere che gli offrivano il suo appoggio e, perché no, anche il loro corpo per riscaldare letto e animo. Una di esse fu Rosalie, che aveva la sua bettola a Montparnasse e che raccontò: “Povero Amedeo! Qui era come a casa sua. Quando lo trovavano addormentato sotto un albergo o in un rigagnolo, lo portavano da me. Allora lo stendevamo sopra un sacco nel retrobottega fino a che la sbornia non gli fosse passata. E come era bello, sa? Santa Vergine! Tutte le donne gli correvano dietro!”

Un’altra donna è Elvira detta la Quique, figlia di una prostituita, che Modigliani incontrò in un caffè e da cui venne subito attratto definendola “una donna fatta per l’amore”. Ne sarebbe scaturita una relazione di natura esclusivamente sessuale e, secondo alcune fonti, i due sarebbero stati visti ballare nudi nel giardinetto di Amedeo.

Amedeo Modigliani "Nudo disteso di schiena"

Colei che invece gli diede un figlio, prima di Jeanne, fu Simone Thiroux, che iniziando ad accompagnarlo a casa quando era ubriaco o a offrirgli la sua protezione durante le notti “brave”, arrivò ad innamorarsi del pittore. Quel sentimento, descritto come a tratti adorante ed asfissiante, finì con l’infastidirlo, al punto da un voler riconoscere il figlio che portava in grembo. In una lettera di addio Simone arrivò ad elemosinare il suo amore: “Vorrei semplicemente un po’ meno odio da parte vostra. Abbiate per me, ve ne supplico, uno sguardo buono. Consolatemi un poco, sono tanto sventurata e domando solo un po’ d’affetto che mi farebbe tanto bene”. La storia ebbe un finale drammatico: Simone morì di tubercolosi lasciando un figlio illegittimo, Serge Gerard, che verrà dato in adozione.

Ma Amedeo non era solo un conquistatore senza sentimento. Fu legato da profonda amicizia con la poetessa russa Anna Achmatova che ci ha lasciato una meravigliosa testimonianza di quel che davvero era Modì.

La celebre poetessa russa Anna Andreevna Gorenko (1889-1966), conosciuta con lo pseudonimo di Anna Achmatova, incontrò Amedeo Modigliani a vent’anni nel 1910, mentre si trovava a Parigi in viaggio di nozze. Donna romantica, sensibile e delicata, strinse con il pittore una fraterna amicizia. Il loro rapporto fu caratterizzato da lettere molto appassionate, da poesie, da passeggiate nei giardini del Luxermbourg, sotto la pioggia o sotto la luna della vecchia Parigi, tra le antiche chiese e le affascinanti piazze: «Fu lui a farmi conoscere la vera Parigi. […] Modigliani amava errare di notte per Parigi, ascoltando i suoi passi nel silenzio assonnato della via, mi avvicinavo alla finestra e, attraverso la gelosia, seguivo la sua ombra, che indugiava sotto le mie finestre. […] Quando c’era la pioggia (come spesso a Parigi), Modigliani camminava con un enorme ombrello nero molto vecchio. Talvolta sedevamo sotto questo ombrello su una panchina del giardino del Luxemburg, pioveva, una calda pioggia estiva, vicino sonnecchiava l’antico palazzo “à l’italienne”, e noi a due voci recitavamo Verlaine, che tanto amavamo e sapevamo a memoria, felici di ricordare le stesse poesie».

Modigliani le rivelava tutti i suoi pensieri più intimi: «Lo colpiva in me, più di ogni altra cosa, la capacità di indovinare i pensieri, di vedere i sogni altrui, e le altrui piccolezze».

Anna raccontò della sua amicizia con il pittore solo nel 1958 (vedi: Anna Achmatova, Le rose di Modigliani, a cura di Eridano Bazzarelli, Il Saggiatore, 1982), quando, dopo la «sua vita molto breve», egli era diventato un pittore famoso. Le sue meravigliose parole trasmettono un ricordo molto vivo di Amedeo, pur se talvolta, forse, idealizzato: «Non l’ho mai visto ubriaco, da lui non veniva odore di vino. Evidentemente si mise a bere in seguito, ma l’hashish in qualche modo già figurava nei suoi racconti. Non aveva neppure un’amica presente nella sua vita. Non mi raccontava mai di un precedente innamoramento (cosa che, ahimè, fanno tutti). Con me non parlava mai di cose terrestri. Era molto cortese, non per l’educazione ricevuta ma per la profondità del suo spirito».

Anna non era solo l’amica con cui passeggiare e scambiare pensieri e versi poetici, era anche una compagna con cui condividere l’amore per la scultura e le visite ai musei della Ville Lumière: «In quel tempo si occupava anche di scultura: lavorava in un cortile, vicino al suo atelier., nel vicoletto vuoto si sentivano i rumori del suo martello. Le pareti del suo laboratorio erano ricoperte da ritratti di incredibile lunghezza […]. In quel tempo Modigliani sognava l’Egitto. Mi portò al Louvre perché visitassi la sezione egizia; affermava che tutto il resto, “tout le reste”, non era degno di attenzione. Disegnò la mia testa in acconciatura di regina egizia o di danzatrice, e sembrò del tutto preso dalla grande arte dell’antico Egitto. Evidentemente l’Egitto fu la sua ultima passione. Poi divenne così indipendente che, nel guardare le sue tele, non viene nessuna memoria d’altro. Oggi questo periodo di Modigliani lo chiamano “Période nègre”».

Ma ciò che l’animo poetico della Achmatova riuscì a intuire più di ogni altra cosa nella personalità del pittore fu quel modo di guardare la vita da un punto di vista alto, lontano e autentico: «E tutto il divino scintillava in Modigliani solo attraverso una tenebra. Era diverso, del tutto diverso, da chiunque al mondo. La sua voce mi è anche in qualche modo nella memoria. Lo conobbi che era povero, tanto che non si sapeva come facesse a vivere; come artista non aveva riconoscimento alcuno. […] Mi stupiva che Modigliani considerasse bella una persona notoriamente brutta e insistesse su ciò; pensavo che egli certo vedesse le cose diversamente da noi».

Nelle poesie dell’Achmatova della raccolta “Sera”, pubblicata nel 1912, vi è chi vede qualche traccia della relazione con Modigliani, anche se è da notare che incontri amorosi, difficili addii, in generale relazioni d’amore occupano un largo spazio nella prima poesia dell’Achmatova. Come questa:

In una notte bianca

Strinsi le mani sotto la scura veletta…

” Perché sei pallida quest’oggi? ”

– Perché di acerba tristezza

l’ho ubriacato sino a stordirlo.

Come dimenticare? Eglì usci barcollando,

con le labbra contratte dalla pena.

Io corsi giù senza sfiorare la ringhiera,

corsi dietro a lui sino al portone.

Ansimando gridai : “Tutto è stato

uno scherzo. Se te ne andrai morirò.”

Sorrise con aria tranquilla e sinistra

e mi disse : “Non restare al vento.”

Quella strana “amicizia amorosa” con Amedeo Modigliani la spinse a scrivere la sua testimonianza molti anni dopo: un chiaro segno che nella sua vita, pur così piena di amori e di alti e bassi personali, letterari e civili, quell’incontro tra due giovani artisti molto dotati ed ancora acerbi aveva lasciato qualcosa, come scrive: “Probabilmente io e lui non si capiva una cosa fondamentale: tutto quello che avveniva, era per noi la preistoria della nostra vita: la sua molto breve, la mia molto lunga. Il respiro dell’arte non aveva ancora bruciato, trasformato queste due esistenze: e quella doveva essere l’ora lieve e luminosa che precede l’aurora.”

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I nudi e l’incontro con Jeanne Hébuterne

Come è noto, però, due furono le donne importanti nella vita del pittore livornese: Beatrice Hastings, la scrittrice inglese con la quale visse per due anni una passione feroce e intellettuale, e la timida e riservata Jeanne Hébuterne (chiamata Noix de Coco, per il contrasto della sua pelle bianca con il bruno-castano dei capelli) che sarà il grande amore e che gli sopravvisse solo un giorno. Jeanne, si gettò dalla finestra della sua casa in una fredda notte di gennaio. Era al nono mese di gravidanza.

Jeanne Hébuterne è stata una pittrice francese. Cresciuta in una famiglia cattolica (il padre Achille Casimìr era un ebreo convertito), venne introdotta dal fratello all’interno della comunità artistica di Montparnasse, divenendo una modella di Tsuguharu Foujita. La perfezione del suo viso, oltre ai bellissimi e lunghi capelli castano chiaro, le valsero il soprannome di noix de coco (noce di cocco).
Desiderosa di una carriera nelle arti, si iscrisse all’Académie Colarossi dove, nella primavera del 1917, conobbe Amedeo Modigliani con il quale andò a vivere e del quale divenne principale soggetto artistico. Nell’estate del 1918, a causa delle precarie condizioni di salute di Modigliani la coppia si trasferì a Nizza dove il 29 novembre nacque la loro figlia Jeanne.Il 3 dicembre 1917 si tenne alla Gallerie Berthe Weil la prima mostra personale di Modigliani. Il capo della polizia di Parigi rimase scandalizzato per l’immoralità dei nudi di Modigliani 

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Amedeo Modigliani nudo 15

La sua pittura apparve diversa da tutto ciò che si faceva allora, ovvero un “ritorno all’ordine”. Qualcosa di comune egli aveva coi due pittori russi Pascin e Soutine, anche per l’accensione tonale che, insieme alla ricerca di una materia sempre più vellutata, caratterizza l’opera degli ultimi anni del pittore.

Quello stesso anno, Modigliani ricevette una lettera da una ex-amante, Simone Thiroux, una ragazza franco-canadese, che lo informò di essere di ritorno in Canada e di aver dato alla luce un figlio, avuto da lui. Modigliani non riconobbe mai il bambino come suo, mentre trovò il grande, vero amore, in Jeanne Hébuterne, una pittrice in erba, con la quale si trasferì in Provenza, dopo che lei era rimasta incinta: il 29 novembre 1918 ella diede alla luce una bambina, che venne anch’essa battezzata Jeanne.

Il 24 gennaio 1920 Amedeo Modigliani morì e Jeanne Hébuterne venne condotta nella casa paterna dai propri familiari ma, appena due giorni dopo, la giovane (al nono mese di gravidanza) si lanciò dalla finestra dell’appartamento sito al quinto piano, morendo sul colpo. I familiari di Jeanne, che disapprovavano la sua relazione con Modigliani, la tumularono nel cimitero di Bagneux dove rimase fino al 1930, quando la famiglia ne permise il trasferimento al cimitero Père Lachaise affinché venisse seppellita accanto all’amato. Il suo epitaffio recita: “Devota compagna sino all’estremo sacrificio”.

La tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne al cimitero di Père Lachaise.
Mentre era a Nizza, Léopold Zborowski si prodigò per aiutare lui, Tsuguharu Foujita e altri artisti, cercando di vendere i loro lavori ai ricchi turisti.

Modigliani riuscì a vendere solo qualche quadro e per pochi franchi ciascuno.

Nonostante ciò, fu proprio questo il periodo in cui egli produsse la gran parte dei dipinti, che sarebbero diventati i suoi più popolari e di maggior valore.

I finanziamenti che Modigliani riceveva svanivano rapidamente in droghe e alcool.

Nel maggio del 1919 fece ritorno a Parigi dove, assieme a Jeanne e alla loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière. Mentre vivevano lì, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l’uno dell’altra e di tutti e due assieme. Anche se Modigliani continuò a dipingere, in quel periodo il suo stile di vita era giunto a richiedere il conto, e la salute si stava deteriorando rapidamente.

La breve vita di Modigliani precipitava nella tragedia e la tubercolosi lo spegneva all’Hôpital de la Charité.

La tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne al cimitero di Père Lachaise.
Mentre era a Nizza, Léopold Zborowski si prodigò per aiutare lui, Tsuguharu Foujita e altri artisti, cercando di vendere i loro lavori ai ricchi turisti.

Modigliani riuscì a vendere solo qualche quadro e per pochi franchi ciascuno.

Nonostante ciò, fu proprio questo il periodo in cui egli produsse la gran parte dei dipinti, che sarebbero diventati i suoi più popolari e di maggior valore.

I finanziamenti che Modigliani riceveva svanivano rapidamente in droghe e alcool.

Nel maggio del 1919 fece ritorno a Parigi dove, assieme a Jeanne e alla loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière. Mentre vivevano lì, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l’uno dell’altra e di tutti e due assieme. Anche se Modigliani continuò a dipingere, in quel periodo il suo stile di vita era giunto a richiedere il conto, e la salute si stava deteriorando rapidamente.

La breve vita di Modigliani precipitava nella tragedia e la tubercolosi lo spegneva all’Hôpital de la Charité.

Una mattina del gennaio 1920 l’inquilino del piano sottostante controllò l’abitazione e trovò Modigliani delirante nel letto, attorniato da numerose scatolette di sardine aperte e bottiglie vuote, mentre si aggrappava a Jeanne, che era quasi al nono mese della seconda gravidanza.

Venne convocato un dottore, ma c’era ormai poco da fare, poiché Modigliani era in preda a una meningite tubercolotica.

Ricoverato all’Hôpital de la Charité, in preda al delirio e circondato dagli amici più stretti e dalla straziata Jeanne, morì all’alba del 24 gennaio 1920. Alla morte di Modigliani ci fu un grande funerale, cui parteciparono tutti i membri delle comunità artistiche di Montmartre e Montparnasse. André Salmon, amico di Modigliani comunicò la notizia della morte ad André Warnod tramite una lettera:

« Mio caro Warnod,
voglia annunciare la morte del nostro povero amico, il pittore Amedeo Modigliani di cui conosce l’opera. È morto ieri all’ospedale Charité, a trentacinque anni, gli faremo dei bellissimi funerali.
Ci si riunirà questo martedì, 27 gennaio, alle 14,30 al Charité. Inumazione al Père-Lachaise. Era fratello di Modigliani, il deputato socialista italiano.
Grazie e mi stia bene. »

Jeanne Hébuterne, che era stata portata nella casa dei suoi genitori ed era incinta del secondo figlio, all’indomani della morte di Amedeo si gettò da una finestra al quinto piano. Modigliani venne sepolto nel cimitero di Père Lachaise nel primo pomeriggio del 27 gennaio. Jeanne Hébuterne fu tumulata il giorno dopo al cimitero parigino di Bagneux, vicino a Parigi, e fu solo nel 1930 che la sua amareggiata famiglia (che l’aveva fatta seppellire furtivamente per evitare ulteriori “scandali”) concesse che le sue spoglie venissero messe a riposare accanto a quelle di Modigliani.

Su Le Figaro André Warnod scrisse: «Furono magnifiche esequie, a cui presenziarono Montparnasse e Montmartre: pittori, scultori, poeti e modelli. Il loro straordinario corteo scortava il carro funebre coperto di fiori. Al suo passaggio, a tutti gli incroci, gli agenti della polizia si mettevano sull’attenti e facevano il saluto militare. Modigliani salutato proprio da coloro che l’avevano tanto spesso ingiuriato! Che rivincita!»[3]. Mentre Lunia Czechowska, con la quale Modigliani aveva avuto un rapporto in passato scrisse di lui: «Il pomeriggio andai a trovare un’amica svedese che sapeva dell’amicizia che mi legava a Modigliani e fu lei ad informarmi della sua morte. Il miei amici non mi avevano avvertita immediatamente e non avevano più avuto il coraggio di farlo dopo. Così venni a sapere che Jeanne era stata così sgomentata dalla morte di Modigliani, che si era gettata dal quinto piano. Né sua figlia, né il piccolo che aspettava avevano potuto darle la forza di vivere. L’ultima dimora di Modigliani fu assicurata da Kisling, amico leale e fedele; Jeanne Léger fece di tutto perché Jeanne Hébuterne riposasse accanto a colui che amava»[3].

 

Fu Moïse Kisling, il quale aveva raccolto una colletta tra amici, artisti e modelle, a saldare la fattura di 1340 franchi per le “esequie e trasporti funebri”.[3] La loro figlia di soli 20 mesi, Jeanne Modigliani, venne affidata, in seguito alla morte dei genitori, alla nonna paterna Eugènie Garsin, che continuava a vivere a Livorno. Nel gennaio del 2011 sull’Osservatore Romano, in un articolo di Sandro Barbagallo, è emersa la vera storia del figlio illegittimo del pittore avuto dalla relazione con Simone Thiroux.

Nato nel 1917 e morto nel 2004, si chiamava Gerald Thiroux Villette, divenne sacerdote e per tutta la vita è stato parroco della piccola chiesa di Milly-la-Forêt (Île-de-France)[4].

La fortuna postuma

La concezione della sua pittura basata sul disegno lineare, la purezza arcaica della sua scultura e la vita romantica e tribolata di miseria e malanni fanno di Modigliani una personalità eccezionale nel quadro dell’arte moderna, isolata dalle correnti del gusto contemporaneo (cubismo, futurismo, dadaismo e surrealismo) pur lavorando nel loro stesso periodo. Oggi, Modigliani è universalmente considerato come uno dei più grandi artisti del XX secolo e le sue opere sono esposte nei più grandi musei del mondo.

Le sue sculture raramente cambiano di mano, e i pochi dipinti che vengono venduti dai proprietari possono raccogliere anche più di 15 milioni di Euro. Il 14 giugno del 2010 viene venduta all’asta a Parigi da Christie’s una delle sue sculture, Tete de Caryatide, per la cifra record di 43,18 milioni di euro[5], mentre per quanto riguarda le tele il suo record personale è stato battuto il 2 novembre 2010 a New York da Sotheby’s con il nudo La Belle Romaine per la cifra record di 68,96 milioni di dollari (compresi diritti d’asta)[6].

Alcune lettere di Modigliani

Di Modigliani si conserva un lungo carteggio con amici e parenti con cui è possibile ricostruire le varie vicende di vita:

« Caro amico,
La bacio come avrei voluto se avessi potuto il giorno della sua partenza. Sto facendo bisboccia con Survage al Coq d’Or. Ho venduto tutti i quadri. Mi invii presto il denaro. Lo champagne scorre a fiumi. Auguriamo a lei ed alla famiglia i migliori auguri di buon anno. Ressurrectio vitae. Hic incipit vita nova. In novo anno!
Modigliani »(Modigliani a Zborowski 1º gennaio 1919[3])

Oltre alle lettere scrisse alcune poesie, spesso accompagnate da uno schizzo su cui riportava le proprie emozioni.

I lavori ..personalissimi di questo geniale ma inquieto artista,i cui patimenti,uniti alla depressione,si trasformarono in uno studio del nudo da cui appariva l’anima della persona dipinta.

I suoi particolarissimi quadri

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