Dio è Padre e Madre (God is Father and Mother   2 comments


 

English text by Julie (Julie Redstone)

The Divine Mother is everywhere.

She is in everything.

She is the Divine Essence that lives within all beings.

Her domain is the field of life, for she gives

to all beings the sustenance that is needed for life.

Her beauty lives in the natural world,

and spans the universes in all their splendor.

She has been called by many names,

for all traditions recognize Her.

Into each consciousness the knowledge is given

of the sacredness of life.

This sacredness IS the Mother.

She is the holy generator of the physical world,

joined to the heart and soul of every living thing.

All of the Earth is one with Her.

All beings of the Earth owe their life to Her,

for she is the Mother of all, the One who bestows

all gifts of life.

Her gifts come to the deserving and to the

non-deserving alike, for the sun does not choose

upon whom to shine.

She is the source of Divine blessing, the part

of the Oneness that bestows the graces that fill life.

We have not seen Her because her being is

cloaked in silence.

She emerges now as part of the Oneness where

she has always resided, blessing all, giving to all.

All who bow before Her are sustained by the life

within them.

All who honor Her are sustained by life’s gifts

both within themselves and beyond.

The purpose of existence is to join with Life that lives

in all dimensions and all realms of being.

It is the Mother that creates this evolving,

this unfolding journey,

for she is the fabric of Time itself,

the means by which all things grow.

She is the template for life that exists within Her —

the substance and form of all that shall ever come to be.

May all be blessed by the blessings of the

Divine Oneness.

———————————-

Papa Francesco,11 dicembre 2014

Questa mattina, durante la quotidiana omelia durante la messa alla Domus Santa Marta, la residenza scelta da Bergoglio, il Papa ha voluto ripetere, 36 anni dopo, le parole scelte da Giovanni Paolo I, Albino Luciani, il Pontefice che ha guidato la Chiesa per solo 33 giorni. “E’ tanta la vicinanza che Dio si presenta come una mamma, come una mamma che dialoga con il suo bambino”, ha detto Bergoglio, che ha descritto l’amore di Dio con l’immagine di “una mamma che canta la ninna nanna al bambino e prende la voce del bambino e si fa piccola come il bambino e parla con il tono del bambino al punto di fare il ridicolo se uno non capisse cosa c’è lì di grande”. Papa Luciani fu il primo ha elaborare questo concetto durante l’Angelus del 10 settembre 1978 quando disse: “Noi siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile, Dio è papà, più ancora è madre”. Bergoglio, nello stile, sembra richiamarsi molto a Giovanni Paolo I che, è passato alla storia per il rifiuto la pompa pontificia, i discorsi improvvisati, il ‘question time’ con i bambini, la sua umiltà. “Quante volte – ha domandato il Pontefice ai fedeli della parrocchia romana che partecipava alla celebrazione di questa mattina – una mamma dice queste cose al bambino mentre lo carezza, eh? E lo carezza, e lo fa più vicino a lei. E Dio fa così. E’ la tenerezza

di Dio. E’ tanto vicino a noi che si esprime con questa tenerezza: la tenerezza di una mamma”. “Dio ci ama gratuitamente – ha affermato il Papa – come una mamma il suo bambino. E il bambino “si lascia amare”: “questa è la grazia di Dio”.

  Figlio prodigo- Rembrand

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.

Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”.

Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare.

Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.

Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Lc 15,1-3.11-32

Le mani della Misericordia_

Al centro del quadro ci sono le mani del padre. Esse sono molto diverse tra loro. La mano sinistra, posata sulla schiena del figlio, è forte e muscolosa. Le dita sono aperte e coprono gran parte della spalla destra del figlio prodigo. Possiamo intuire una certa pressione, specialmente del pollice.

Quella mano sembra non soltanto toccare, ma anche, con la sua forza, sorreggere. Anche se la mano sinistra del padre si posa sul figlio con una certa delicatezza, è una mano che stringe con energia.

Come è diversa la mano destra! Essa non sorregge né afferra: E’ una mano raffinata, delicata e molto tenera.
Le dita sono ravvicinate e hanno un aspetto elegante.
La mano è posata dolcemente sulla spalla del figlio. Vuole accarezzare, calmare,offrire conforto e consolazione.

E’ una mano di madre.
Appena mi sono reso conto della differenza tra le due mani del padre, mi si è dischiuso un nuovo mondo di significati.

Il padre non è semplicemente un padre ma anche una madre.

Lui sorregge, lei accarezza. Lui rafforza e lei consola.
E’ dunque Dio, nel quale sono pienamente presenti l’esser-padre e

l’esser-madre, la paternità e la maternità.

La mano femminile e carezzevole del padre è in corrispondenza con il piede nudo e ferito del figlio, mentre la forte mano maschile è in corrispondenza con il piede che calza il sandalo. Una mano protegge la parte vulnerabile del figlio, mentre l’altra rinvigorisce la sua forza ed il suo desiderio di migliorare la propria vita.
(estratto da : L’abbraccio benedicente – di Henri J.M. Nouwen)

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