Archivio per maggio 2016

Salvador Dalí, il torbido mondo della paranoia   Leave a comment


di Laura Corchia

http://restaurars.altervista.org/salvador-dali-il-torbido-mondo-della-paranoia/

“Ogni mattina, al risveglio, provo un piacere supremo, il piacere di essere Salvador Dalí”.

Il personaggio nel quale il Surrealismo trova la propria espressione più completa ed esasperata è senza dubbio Salvador Dalí, provocatore oltre i limiti della decenza.

Amante di “tutto ciò che è dorato ed eccessivo”, costruì attorno alla sua persona un alone di mistero e di bizzarria, facendo risalire la sua “passione per il lusso e la […] predilezione per gli abiti orientali ad una discendenza araba“, sostenendo che i suoi antenati discendevano dai Mori.

Nato nel 1904 a Figueras, in Catalogna, frequentò l’Accademia Reale San Ferdinando di Madrid, da dove venne espulso poco dopo per il suo comportamento provocatorio.

Nel 1927 si recò per la prima volta a Parigi dove incontrò Picasso. L’anno successivo entrò in contatto con i Surrealisti e iniziò a costruire il suo personaggio tramite il bizzarro modo di vestirsi e di presentarsi in pubblico.

Con la presa del potere da parte del regime fascista in Spagna, Dalí si rifugiò negli Stati Uniti dove visse per otto anni.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita In Catalogna, distrutto dal dolore per la morte della moglie Gala. Si spense a Figueras il 23 gennaio 1989, mentre ascoltava Tristano e Isotta di Wagner, il suo disco preferito.

Salvador Dalì, Il grande masturbatore, 1929

Durante i primi anni di adesione al Surrealismo, Dalí inventò una personalissima tecnica di automatismo psichico definita metodo paranoico-critico. L’artista descrisse la paranoia come “una malattia mentale cronica, la cui sintomatologia più caratteristica consiste nelle delusioni sistematiche, con o senza allucinazioni dei sensi. Le delusioni possono prendere la forma di mania di persecuzione o di grandezza e di ambizione”. Le opere di Dalí nascevano dal torbido agitarsi del suo inconscio e prendevano forma grazie alla razionalizzazione del delirio: “Durante l’intera giornata, seduto davanti al cavalletto fissavo la tela come un medium per vederne sorgere gli elementi della mia immaginazione. Quando le immagini si collocavano esattamente nel quadro io le dipingevo immediatamente, a caldo. Ma, a volte, dovevo aspettare delle ore e restare in ozio con il pennello in mano prima di vedere nascere qualcosa”. 

 

Salvador Dalì, La tentazione di sant’Antonio, 1946

 

Il delirio si incarnava così in esseri mostruosi, animali, forme passibili di diverse interpretazioni, rifiuti d’ogni tipo. Il suo linguaggio non è immediatamente comprensibile e, molto spesso, non nasconde un vero e proprio significato.

Il suo tratto accademico e morbido è debitore dei grandi del passato e, soprattutto, dei maestri del Rinascimento. Nelle sue opere ricorre spesso il tema del corpo umano a cassetti. L’artista stesso ci spiega il significato: “il corpo umano è pieno di cassetti che solo la psicoanalisi è in grado di aprire”. Sempre a proposito della Psicanalisi freudiana, egli scrisse: “Ho la certezza che le mie qualità d’analista e di psicologo siano superiori a quelle di Marcel Proust. Non soltanto perché, fra i numerosi metodi ch’egli ignorava, io mi servo della psicoanalisi, ma soprattutto perché la struttura del mio spirito è di un tipo eminentemente paranoico, dunque più indicato per tal genere di esercizi, mentre la struttura del suo era quella di un nevrotico depresso, ossia la meno adatta a queste investigazioni. Cosa facilmente riconoscibile dallo stile deprimente e distratto dei suoi baffi che, come quelli ancora più deprimenti di Nietzsche, sono l’opposto dei baffi gai e vivaci di Velázquez o, meglio ancora, di quelli ultra-rinocerontici del vostro geniale e umile servitore [Dalí stesso]. E’ vero, m’è sempre piaciuto usare sistemi piliferi, sia dal punto di vista estetico per determinare il numero aureo che dipende dall’attaccatura dei capelli, sia nel dominio psicopatologico del baffo, questa costante tragica del carattere, certamente il segno più forte del volto maschile”. 

Salvador Dalì, Persistenza della memoria, 1931

 

L’opera  più celebre di Salvador Dalí è La persistenza della memoria, un olio su tela dipinto nel 1931. Nota anche come Gli orologi molli, l’opera è tra le più enigmatiche tra quelle eseguite dal pittore catalano. Egli stesso, tuttavia, raccontò come è nata l’idea: una sera in cui Gala era uscita con alcuni amici egli, che non si sentiva molto bene, era restato a casa e aveva cenato con del Camembert. La tenera consistenza, assieme alla forma rotonda, di quel particolare formaggio, gli fece nascere l’idea di aggiungere degli orologi molli a una veduta della baia di Port Lligat che si trovava sul cavalletto. Il volto dalle lunghissime ciglia posto in primo piano si ispira a una bizzarra roccia che il pittore aveva visto a Capo Creus. Nell’opera è forte la nozione del tempo che passa, espressa anche attraverso le ombre proiettate dagli oggetti. Scrive l’artista:

“E il giorno in cui decisi di dipingere orologi, li dipinsi molli. Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all’ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala, però, uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico dell’ipermollezza posto da quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier, com’è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una veduta di Port Lligat; gli scogli giacevano in una luce alborea, trasparente, malinconica e, in primo piano, si vedeva un ulivo dai rami tagliati e privi di foglie. Sapevo che l’atmosfera che mi era riuscito di creare in quel dipinto doveva servire come sfondo a un’idea, ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce, quando d’un tratto, vidi la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dell’ulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi al lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei più famosi, era terminato.”

Salvador Dalì e Gala: un amore surreale

http://restaurars.altervista.org/salvador-dali-e-gala-un-amore-surreale/

di Laura Corchia

“Grazie Gala! E’ per merito tuo che sono un pittore. Senza di te non avrei creduto ai miei doni.”

(Salvador Dalì)

Parigi, 1929. Due strade si incrociarono, due anime si incontrarono e decisero di vivere il resto della vita in simbiosi, animate da un amore che ardeva come un fuoco sacro.

Salvador Dalì era in città per presentare il suo film Un chien andalou, realizzato insieme a Luis Buñuel. In quell’occasione gli venne presentato il poeta Paul Eluard, marito di Gala.

Gala-and-Salvador-Dalí-c.-1933

Dalì invitò il gruppo a trascorrere l’estate nella sua casa di Cadaqués e, una volta incrociato lo sguardo di lei, ne rimase quasi folgorato.

“Così lei mi levò l’abitudine a delinquere e guarì la mia follia. Grazie! Voglio amarti! Volevo sposarla. I miei sintomi isterici scomparvero uno dopo l’altro come per magia. Fui nuovamente padrone della mia risata, del mio sorriso, della mia mimica. Al centro del mio spirito crebbe una nuova forma di salute, fresca come un bocciolo di rosa.”

Lei non era bella. I tratti arcigni del suo volto erano mitigati da un fascino irresistibile, una specie di calamita per l’eccentrico artista.

Lasciato Eluard, Gala divenne, moglie, amante, madre e musa. Lui invece fu compagno devoto, amico e servo. “Amo Gala più di mia madre, più di mio padre, più di Picasso e perfino più del denaro […] Poteva essere la mia Gradiva (colei che avanza), la mia vittoria, la mia donna. Ma perché questo fosse possibile, bisognava che mi guarisse. Lei mi guarì, grazie alla potenza indomabile e insondabile del suo amore: la profondità di pensiero e la destrezza pratica di questo amore surclassarono i più ambiziosi metodi psicanalitici”.

Helena Diakonova, nota come Gala, era di origini russe. Colta, raffinata e sicura, portò Dalì a raggiungere una sorta di equilibrio mentale. Con lei accanto, si senti libero di esprimere la sua personalità e la sua vena artistica. “Se Gala diventasse piccola come un’oliva, io vorrei mangiarla”, raccontò l’artista in un’intervista, “L’unica maniera di conoscere l’oggetto è quella di mangiarlo. È per questo che la religione cattolica è la più perfetta che sia mai esistita, poiché pratica la cerimonia liturgica del mangiare Dio, vivo”. Gala come Dio, in un’equivalenza perfetta. E ancora, in un’altra intervista: “Io non ho mai fatto l’amore con nessun’altra a parte Gala. Sono molto cattolico e credo che si debba fare l’amore con la compagna legittima. Nella mia vita ciò che amo di più sono la liturgia e il sacro”.

Al di là dell’enfasi mistica, Gala esercitava su Dalì un forte dominio e lui ne fu completamente sottomesso, definendola il suo sosia, il suo doppio, il suo gemello.

Nel 1972 le regalò un castello a Púbol che, dopo la morte dell’amata, divenne per lui una sorta di prigione dorata, un luogo dove attendere la morte, intesa come unico modo per poterla raggiungere. E la morte inesorabile arrivò dopo una lunga depressione. Era il 1989.

 

(Stimo molto il genio pittorico di Salvador Dalì… per questo ho letto molto su di lui; sono stato a Figueres a vedere la sua casa Museo..ideata anch’essa da lui.SAlvadorDalì..a ben ragione può parlare di arte..ma della SPIRITUALITA’..non ci ha capito..NIENTE !!!

Altri miei articoli su di lui..

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/10/02/the-crazy-love-between-salvador-dali-and-gala-lamore-folle-tra-salvador-dali-e-gala-helena-diakonova/

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/05/26/federico-garcia-lorca-il-grande-poeta-omosessuale-che-pago-con-la-vita-il-suo-amore-per-la-spagna/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2012/09/30/salvador-domenec-dali/

 

 

Annunci

Pubblicato 26 maggio 2016 da sorriso47 in painting, pintura, pittura, Salvador Dali', Scuola, spiritualità

Taggato con ,

come fare bene il sesso(video educativi)how to have a good sex   1 comment


 

la prima cosa importante è… amare nel tempo..il proprio compagno di vita..

 

 

 

love vintage

 

la bellezza..e la tenerezza..dell’amore erotico..umano.. (cliccare sul link..qui sotto…)

http://www.pornerbros.com/videos/scorching-brunette-loves-to-fuck_601745

 

 

in the mood for love (http://www.redtube.com/40407 via @RedTube )

ci sono dei video pornografici..che sono..educazione sessuale..e sentimentale..

http://www.redtube.com/40407

 

 

 

 

 

 

BACIO GIF

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Kamasutra – 79 pos per il sesso. Video di formazione (18+)

 

Le posizioni sessuali per ritrovare la passione a letto

Il sesso è una parte fondamentale dell’amore, aiuta ad essere complici, vicini, a conoscersi, a capirsi e anche ad instaurare un’intimità profonda e unica. Lerelazioni d’amore vivono di affetto ma anche di tanti piccoli equilibri che cambiano nel tempo, ogni storia ha alti e bassi e spesso questi ultimi sono accompagnati da inappetenza sessuale. In molti casi ritrovare la passione sotto le lenzuola aiuta anche tutto il resto. Vediamo insieme le posizioni sessuali per ritrovare la passione a letto, per provare qualcosa di nuovo e divertirsi!

 

  • Posizione della libellula: si parte dalla posizione del cucchiaio, la donna deve alzare la gamba esterna ed avvolgerla intorno a quella di lui.

 

  • Posizione della rana: la donna si sdraia a pancia in giù sul letto, si mette un cuscino sotto il bacino e l’uomo la penetra da dietro.

 

  • Posizione della bicicletta: la donna si mette sulla sponda del letto con la pancia in su, l’uomo poggia le gambe di lei sulle sue spalle. In questo modo si può andare molto in profondità.

 

  • Posizione del cavallo ribaltato: l’uomo si stende sul letto e la donna si mette su di lui dandogli da schiena, si può mettere seduta o sdraiata l’importante è dare il giusto ritrmo.

 

  • Posizione del 69: è una posizione classica ma che regala forti emozioni, si può mettere la donna sopra oppure mettersi entrambi sul fianco.

 

 

http://vitadicoppia.blogosfere.it/galleria/posizioni-sessuali-e-calorie

Quali sono le posizioni sessuali che fanno bruciare più calorie?

Il sesso è un’attività molto piacevole e appagante, ci fa sentire rilassati e ci aiuta a sfogare le tensioni, è un vero toccasana. Fare l’amore ci rende uniti come coppia ma ha altre altri aspetti positivi, ad esempio ci fa dimagrire. Ma quali sono leposizioni sessuali che fanno bruciare più calorie? Vediamole insieme.

  • Le posizioni in piedi sono quelle più interessanti dal punto di vista energetico, 10 minuti vi faranno consumare circa 600 calorie.

 

 

  • Anche un rapporto sessuale da dietro (a pecorina) può essere molto utile al vostro dimagrimento perché 10 minuti fanno consumare circa 250 calorie.

 

  • Da non sottovalutare neanche il missionario o quando lei sta sopra (amazzone) che in 10 minuti ci fanno perdere ben 250 calorie.

 

  • Un po’ meno dispendioso, ma certamente appagante, è il sesso orale che in 15 minuti fa consumare circa 100-120 calorie.

 

 

couple gif 1

 

Pubblicato 26 maggio 2016 da sorriso47 in spiritualità

Taggato con , , ,

Ingegneri di tutto il mondo firmano documento per riapertura indagini sull’11 Settembre   Leave a comment


Ingegneri di tutto il mondo firmano documento per riapertura indagini sull’11 Settembre

 

 

Questa è la verità…tutti i Governi europei..si sono prostrati..alle Leggi Economiche Americane..alle Lobbies del Petrolio e delle Armi.

 

Caricato il 08 apr 2011

Ora è ufficiale. Tracce di esplosivi di nano-termite sono state raccolte dai detriti del W.T.C. poco dopo il loro crollo dell’11/9/2001. Alla Brigham Young University, il professore di fisica, dottor Steven Jones, ha appurato e confermato la presenza di esplosivo tra le macerie delle Torri gemelle, insieme con un team internazionale di nove scienziati.

Grazie quindi alle prove di laboratorio più approfondite, gli scienziati hanno concluso che i campioni analizzati hanno evidenziato che si tratta effettivamente di esplosivi contenenti nano-termite, generalmente in dotazione ai militari.

Dopo un rigoroso processo di peer-review, il loro documento è stato pubblicato nella Bentham Chemical Physics Journal, una delle riviste più accreditate negli U.S.A. e che ha segnalato alcuni futuri Premi Nobel, essendo rispettata all’interno della comunità scientifica. Primo autore dello studio è il Dr Niels Harrit, 37 anni, professore di chimica all’Università di Copenaghen in Danimarca ed esperto di nano-chimica, che afferma: “Il rapporto ufficiale presentato dal N.I.S.T. vìola le leggi fondamentali della fisica.”

Il governo ora sa che esistono prove inoppugnabili a conferma della presenza di esplosivo Nano-Termite, impiegato per far “implodere” tutte le Torri del W.T.C. il giorno 11 settembre 2001.

Download allegati: VERSIONE INTEGRALE DELL’ARTICOLO ORIGINALE APPARSO SUL BENTHAM CHEMICAL PHYSICS JOURNAL
http://italian.irib.ir/notizie/mondo/…

http://straker-61.blogspot.com/2011/0…

 

 

 

 

 

Pubblicato il 31 gen 2014

Andrew Johnson porta evidenze di falsificazioni nelle immagini del secondo impatto. “Se aerei di alluminio sono entrati e scomparsi nelle Torri come fosse burro, perché da domani non usiamo l’alluminio per tagliare l’acciaio? Visto che su più di 150 colonne ha funzionato così bene..!” (Judy Wood)

‘September Clues’ http://youtu.be/y-Nji7HCoE8

La versione integrale della presentazione di Andrew Johnson a Bologna è all’indirizzo:http://youtu.be/Whg3xDmoptM

Cos’è effettivamente accaduto l’11 settembre? Quanto possiamo capire dalle evidenze? Chi sta ‘coprendo’ le evidenze e perché? Questa presentazione prova a dare alcune risposte a quelle domande, ed è stata portata a termine da qualcuno profondamente coinvolto nella ricerca sull’11 9. Lo studio di tutta l’evidenza a disposizione rappresenterà una grossa sfida alle vostre convinzioni sull’argomento. La presentazione di Andrew Johnson prende in esame le varie modalità con cui la ricerca sull’11 9 è stata nel tempo censurata e occultata con grande efficacia. Il video consiste di una serie di diapositive e filmati con traduzione in italiano. Registrato in occasione della presentazione del libro della dottoressa Judy Wood ‘Where Did The Towers Go?’ alla conferenza ‘Dall’11 9 all’aggressione in Libia:un decennio di devastazioni criminali del mondo’ organizzata da Faremondo a Bologna nell’ottobre 2011.

Andrew Johnson, dal 2004 critico della mitologia ufficiale sull’11 settembre e membro della prima ora degli Scholars for 911 Truth, insegna presso la Open University, in Inghilterra, ed è autore del libro 911. Finding the Truth.
Dr Judy Wood, statunitense, già professoressa di ingegneria meccanica e scienza dei materiali all’università di Clemson (Carolina del Sud), è autrice del libro Where did the towers go?. Da diversi anni i suoi studi basati sulle evidenze e la sua voce fuori dal coro gettano una luce differente sugli eventi dell’11 settembre, in particolare sulle modalità con cui sono state dissolte in aria le torri e altri edifici del WTC di New York.

In questo canale trovate più di cento altri video sulla ricerca di dr.Judy Wood e sulle sue ‘risonanze’. Assolutamente da non perdere “INOPPUGNABILE: LA TECNOLOGIA AD ENERGIA DIRETTA ESISTE” https://youtu.be/qVLE3RV8HZA

http://www.checktheevidence.comhttp://www.wheredidthetowersgo.com

Io, adultera, senza pentimento e richiesta di perdono   Leave a comment


Al di là del Buco

verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/02/26/io-adultera-senza-pentimento-e-richiesta-di-perdono/

Ladultera-2002-Olio-su-tela-cm-50x60

Adultera. Per un’azione simile in un altro Stato potrei soccombere sotto i colpi di pietre taglienti. Potrebbero mettermi in carcere, punirmi in ogni modo possibile. Potrei crepare per mano di un marito, un padre, un fidanzato, feriti nell’onore, perché quel che ho commesso è considerato un peccato capitale e io così dovrò pentirmi ed espiare.

Io no, non ti chiedo scusa. Non ho fatto niente di male. Ma non dicevi che eri laico? Sputavi sulla religione e i suoi comandamenti, però continui a considerarmi una tua proprietà. Dici che fa troppo male. Ma cosa, esattamente? Non lo capisco, perché per me, lo giuro, non è proprio lo stesso. Se scopi con un’altra non ho problemi. È sesso e non un giuramento per la vita. Se io e te ci vogliamo bene, viviamo insieme e tutto è okay, perché il sesso con un altro per te è un problema? Lo sai anche tu che non c’è più la passione di una volta. Il nostro sentimento è cambiato, è maturo, migliore, e io non voglio perderti, è con te che voglio vivere la mia vita.

 

Eppure hai tanta voglia di punirmi, non come si potrebbe immaginare in un film anni ’60 o nella cultura del machista medio. Non mi mutilerai la faccia con un potente acido. Non punterai un’arma per farmi male. Non mi ucciderai ma hai voglia di cancellarmi ugualmente dai tuoi ricordi e dal tuo presente. Allora devo stare sola, per scopare con chi voglio. È questa la condanna per chi non crede nel sacro valore della fedeltà. Ma fedeltà a chi? Io sono mia, non sono tua. Non sarò mai di nessun altro. Che cazzo di storia è quella che parla di fedeltà e ferite e morte. Devo restare sola o insieme a te senza godere. Dovrò fare la martire e giurare che mai più, mai più succederà, è stato un attimo, un momento, ero ubriaca, che ne so, forse drogata, ah no, ecco la mia scusa preferita, mi ha stuprata, il bastardo, e no, mi spiace, non l’ho visto in faccia, era straniero, forse rumeno, magari un arcangelo che mi ingravidata o chi lo sa. Così l’onore è a posto e tu, forse, riesci a fartene una ragione. Perché faresti di tutto pur di non ascoltare la verità. Perciò ci sono quelle che inventano balle su balle, per non assumersi la responsabilità di una scelta. Perché il sesso arriva in un momento. A volte ti travolge, non ci stai a pensare e si, lo so che può ferire, ma cosa devo fare?

Tu non mi attrai più sessualmente, non mi ecciti e io ho bisogno di passione, di sesso come lo facevo un tempo e non sto paragonando te a nessun altro perché ti amo e voglio stare con te ma voglio scopare anche con qualcun altro. Non tutti i giorni. Qualche volta. Perché per te è impensabile questa idea? Perché vuoi rinunciare a me per questa stronzata del possesso?

Allora tu mi dici che potresti fare lo stesso e io dico vai, cerca qualcuna che ti piaccia e scopa. Per tutto il resto qui ci sono io. Allora lo racconto all’amica e quella mi guarda male come se avessi sputato su un neonato. Mi dice che è una brutta cosa quella che ho suggerito al mio compagno, come se le altre fossero sfogatoi, allora tanto vale che lo mandi a puttane. E io mi rendo conto che certe donne sono talmente inclini a imprigionarsi nelle dicerie moraliste delle nonne da censurare anche quelle alle quali fino a ieri parlavano di cazzi dritti nella fica o in bocca.

Non ho mica detto che deve cercarne una per stuprarla. Ce ne sarà una che vorrà farlo consensualmente. Perché il problema non si pone se io “uso” un uomo estraneo per il mio piacere? Allora lei mi dice che è squallido, si sentirebbe sporca, e non capisco. La pulizia corrisponde ad una sorta di verginità morale? Un giuramento scritto in cui accetto di non scopare più anche se ne ho voglia? Ma quando separeremo il sesso con la volontà e il desiderio di stare insieme? Perché mai devo sacrificare i miei desideri per essere fedele al verbo di mia nonna?

Gran brutta storia, dice lei. E se ti lascia? Poi resti sola. Le donne pagano queste voglie con la solitudine. E io penso agli uomini che pagano ugualmente perché ci sono donne che non vedono l’ora di poter buttare i mariti fuori casa non appena ne hanno l’occasione. Dicono di essere diverse, migliori, e poi coltivano la stessa mentalità del possesso che poi è quella della quale si lamentano quando qualcuno le marchia a fuoco con la sigla di un padrone. Anzi, ci sono quelle che sono diffidenti e anche violente nei confronti delle donne sessualmente libere perché metterebbero a rischio il loro ménage.

Ascolto lui che dice: devi scegliere, lo so che hai ragione tu ma non ce la faccio, se vuoi stare con me non puoi andare a letto con un altro. Ci soffro troppo, è irrazionale. E io lo vedo irrigidirsi, freddo, lo sguardo pieno di dolore e penso che mai avrei voluto fargli così male. Io non ti voglio ferire ma tu non puoi comunque ricattarmi in questo modo. E’ come se mi dicessi che per farti stare bene devo staccarmi un braccio, rinunciare ad una gamba. Mi stai dicendo che non mi ami per quel che sono ma solo se seguo quelle norme nelle quali dicevi di non credere neanche tu.

 

cen_concubinebeating_09

 

Quella persona che vuole fare sesso sono sempre io, è una parte di me e mi sembrerebbe ignobile non dirtelo o edulcorare la faccenda dicendoti che sono posseduta, da esorcizzare, perché anche queste erano le scuse che usavano le donne d’un tempo per sopravvivere alla cultura del possesso. Io sono questa e se resti con me tu non perdi alcun valore. È tuo padre o tuo nonno che ti hanno riempito la testa di cose che non sono vere ma se tu resti con me non hai perso proprio niente. Noi siamo complici, solidali, siamo profondamente legati, amici, amanti, un tempo appassionati e oggi molto meno, ma io è con te che voglio dormire e risvegliarmi al mattino. Se ho un problema voglio correre da te e trovarti a braccia aperte. Se tu hai un problema io, per te, ci sarò sempre. Ma perché mai devo rinunciare al sesso che è un bisogno, un desiderio, un breve momento di tutta la mia complessissima vita?

Allora per restare con te dovrei mentirti? E già ti vedo che prepari un borsone per andare altrove e sei triste, come lo sono io, e vorrei dirti che mi mancherai da morire, non riuscirò a stare bene senza di te e non so se devo scendere a compromessi con me stessa o se essere sincera fino in fondo. Abbracciami, gli dico, e lui chiude gli occhi e dice che ha in testa le immagini di me che scopo con un altro e non riesce neppure a respirare, gli manca l’aria al solo pensiero. Non posso. Non ce la faccio. Scusami. Così va via.

L’amica ora mi dice: e cosa ti è rimasto dopo tutto quanto? Ti sei giocato un uomo d’oro per una scopata. Lo vedi che sei un’idiota? Superficiale? Donne e uomini sono fatti in modo diverso. Se vuoi stare con loro devi sapere che è così. E io la guardo e penso che non è possibile. Che gran stronzata sta dicendo. Mi sembra un’aliena e allora spezzo una lancia in favore di me stessa e dico che deve andare via. Fuori da casa mia. Fuori dalla mia vita. Perché di questi stereotipi sessisti ne ho abbastanza e perché se devo trovare qualche responsabile per la cultura che ha formato il mio compagno a ricevere sofferenza dal mancato possesso del mio corpo, allora comincerò da lei. Io e lui non siamo naturalmente diversi. Gli uomini non sono possessivi per natura, altrimenti dovremmo giustificare gli omicidi, i crimini orribili che in nome della cultura del possesso vengono commessi. Invece io ho fiducia nel genere maschile e non penso affatto che loro uccidano su mia provocazione e che io debba rinunciare a fare quello che voglio per tenerli buoni. Non è così che va la storia. Io e lui siamo uguali, il punto è che qualcuno ha deciso che dovevamo crescere in modo diverso. Allora vaffanculo a chi mi ha intrappolata in questa prigione. Vaffanculo a chi ha a cuore la monogamia o non si aspetta che le donne siano sessuate anche dopo che hanno smesso di dormire assieme ai mariti decennali. Vaffanculo a chi tormenta le donne affinché assegnino la proprietà dei propri corpi ad altri. A chi pensa che dovremmo chiedere perdono affinché un patriarca magnanimo risparmi la nostra vita. A chi pensa che un corpo adultero debba essere spogliato, torturato, punito, perfino dalle proprie simili tanto ligie agli ordini dei loro padri. E vaffanculo anche a te, amica mia, perché in un modo o nell’altro anche tu mi hai chiamata troia e perché sono convinta che di me non hai capito un cazzo. E allora resto sola o lascio aperta la mia porta. Entra chi sa che non può accomodarsi in eterno. E il resto è storia.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata. 

Noi siamo PUTTANE: immagini sacre di un linguaggio dimenticato   2 comments


https://abbattoimuri.wordpress.com/2016/05/20/noi-siamo-puttane-immagini-sacre-di-un-linguaggio-dimenticato/

Noi siamo PUTTANE: immagini sacre di un linguaggio dimenticato

di Francesca Amezzani

Il termine puttana, che nell’italiano popolare acquisisce un grave tono offensivo, deriva dal latino puteus, con cui s’intendevano originariamente una cavità naturale o un buco scavato dall’Uomo (lo erano i puticuli: pozzi, intesi come grembi ipogei di rinascita, in cui i Romani seppellivano i morti).

In avestico, mediante la parola putika ci si riferiva invece ad un lago mistico di acqua rigenerante.

Non a caso la radice sanscrita puta (entrata anche nelle lingue romanze con tutt’altro senso: spagnolo puta, francese pute  puttana) allude a ciò che è puro o santo e anche in ebraico la parola Kaddosh vuol dire sacro mentre Kaddeshà prostituta.

Tali definizioni erano coerenti con l’atto sessuale stesso, che un tempo veniva considerato rito mistico sacramentale (ierogamia) attraverso cui i partner potevano trascendere i propri sensi per entrare in una dimensione spirituale. Da qui, la sacerdotessa veniva chiamata “Grande Prostituta” e conduceva l’uomo all’horasis, l’illuminazione spirituale oSophia (forma suprema di rinnovamento interiore raggiunta attraverso la sublime esperienza erotica del Femminile).

Il corpo della sacerdotessa diventava, in modo impensabile per il mondo contemporaneo, una via per entrare in rapporto con gli dei. Per i pagani, infatti, le donne erano naturalmente in contatto con il divino, mentre l’uomo, da solo, non poteva raggiungere questo obiettivo.

In tutti questi casi, come è facile notare, il sostantivo puttana implica:

  • originariamente, un concetto di sacralità che sfiora l’idea di un sentimento religioso;
  • attualmente, un mero insulto o se vogliamo essere più precise e cercare sul dizionario la definizione ufficiale, una donna infedele e dai facili costumi.

Insomma, alla faccia del progresso e di chi definisce “barbare” o “incivili” le popolazioni preistoriche di *mila anni fa! Per le quali porre in relazione la sessualità all’idea di sacro non creava nessun paradosso o tabù, al contrario di quello che accade oggi.

Ma lo stesso discorso vale anche per un’altra parola ben più importante. 

Se apriamo il dizionario della lingua italiana e cerchiamo l’etimologia di vagina, leggiamo che deriva dal latino e significa fodero/guaina (oggetto nel quale riporre la spada), dove la radice vac-uus sta appunto per vuoto
Al contrario, in sanscrito è Yoni a definire sia la vulva (l’aspetto visibile) che la vagina (l’aspetto intimo e nascosto), attraverso un suono musicale ed armonico che restituisce dignità e sacralità al nostro organo più importante.

Anche questa volta quindi, il termine è stato privato del suo significato originario e di tutta quella connotazione simbolica, energetica ed emozionale che gli si collegava, per trasformarlo in puro accessorio maschile, dove riporre la spada-fallo
Non siamo stanche di essere ridotte a banali “divertimenti” o “contenitori” del maschile?

Non è ora di ribellarci anche sul piano linguistico? Dando peso ai termini che usiamo e sentiamo, ricercandone il loro vero significato per liberarci da questo gioco maschilista e patriarcale?

Gli uomini anno scritto la storia e cambiato la parole a loro uso e consumo ma è ora di mettere i puntini sulle i per far vedere le cose come realmente stanno.

In realtà, ri-appropriarci dei nostri simboli e ri-partire alla ri-scoperta del femminile non è così difficile: tutto intorno a noi ci parla la “nostra lingua” se osserviamo ed ascoltiamo attentamente.

Ci parlano i fiori, con le loro forme sinuose e concave

 

 

vagina fiore 3

 

rosa rossa

 

orchidee-in-casa_NG1

 

iris

 

woman's genitalia

 

vagina fiore 9

 

vulva 3

 

 

vulva

le conchiglie del mare

 

 

Ce lo dicono i semi da cui, nonostante la loro durezza, nascono piante ed alberi meravigliosi

pesca-H141121152925-kxNF--673x320@IlSecoloXIXWEBbreakfastcereals

 

La vulva si può davvero vedere in qualsiasi manifestazione naturale e, al contrario di quello che diranno in molti, non è un discorso feticista o da “fissati” questo, anzi è proprio il maschilismo imperante che ha reso tutto quello che riguarda noi o la sessualità in generale, una cosa strana, lontana, sporca e malata… insomma un tabù!

In passato scoprire oggetti dalle sembianze di vulva, era considerato un segno di benedizione e anche oggi, se ci pensiamo bene, trovare un sasso forato o una conchiglia bucata sulla spiaggia viene considerata una fortuna e spesso si appendono al collo come amuleti!

Inoltre, proprio la qualità artistica ed estetica della vulva ha spinto molte donne a ri-appropriarsi di questo simbolo, lavorando alla creazione di gioielli, orecchini o bracciali che ricordano la sua forma, come Jessica Marie (shop on-line: http://www.vulvalovelovely.com) che la riproduce su Matrioske, orologi da taschino e gioielli di ogni sorta, facendola diventare un simbolo da esporre e mai più da nascondereambasciatrice di vita e ri-nascita (al contrario della croce che ci ricorda solo morte e peccato).

La venerazione della Yoni è quindi antica quanto l’umanità ed è presente ancora oggi in moltissime religioni politeiste o “pagane” (come le definisce la Chiesa Cattolica), dove è venerata come un vero e proprio oggetto di culto, dotato di potenza trasformativa, oracolare, trascendentale, fecondativa, di accoglienza e piacere.

Riassumento, perchè scegliere di chiamarla Yoni e non vagina?

Perché la Yoni è legata alla Dea che è dentro ognuna di noi, alla sua Porta Sacra da dove la Vita e la Morte si intrecciano, da dove sgorgano fluidi carichi di energia e dove si trova l’accesso al piacere e all’estasi.

Perché la Yoni è il principio femminile che si unisce in armonia con quello maschile, l’atto sessuale attraverso cui ricevere la gnosi, ovvero l’esperienza del divino.

“E tu…vuoi essere un fodero per spade o una Porta Sacra?”

Fonti:

cosa è…la pratica sessuale del Pegging   Leave a comment


1. DILAGA IL “PEGGING”, PRATICA SESSUALE IN CUI LA DONNA INDOSSA UNA CINTURA FALLICA E SODOMIZZA L’UOMO. “IL MIO FIDANZATO CHE GEME È IL SUONO PIÙ SEXY DEL MONDO. L’HO SCOPATO AL PUNTO CHE LUI NON SI VERGOGNA DI MOSTRARSI ECCITATO E FEMMINILE”
2. LE PIÙ ARRAPATE SONO LE DONNE CHE, COME NEL SADOMASO, POSSONO RIBALTARE I RUOLI DOMINATORE-DOMINATO: ”MI PIACE CHE MIO MARITO MI SUPPLICHI DI SENTIRE “IL MIO CAZZO””
3. SCRIVE ”COSMOPOLITAN”: ”E’ UN’OPPORTUNITÀ GRANDIOSA, CHE FORTIFICA IL LEGAME PERCHÉ COSTRINGE L’UOMO AD APRIRSI, A RENDERSI VULNERABILE, E LE DONNE A DECIDERE”

Prostata – Punto G maschile

Se ti tocchi l’addome appena sopra il pene sei in corrispondenza della tua prostata, che è li sotto, in profondità, davanti al retto e sotto la vescica, intorno all’uretra come una ciambella.

Di’ ciao alla tua prostata.

Da non confondersi con prostràta, nel senso di sfinita, spremuta dall’amore, come i ragazzi sostengono di aver lasciato la loro compagna.

Prostata – Il piccolo anello di fuoco

La pròstata è quella di cui parlano gli anziani.

Per i tuoi primi 30 anni di vita, la prostata si mantiene in forma, conservando le sue modeste dimensioni e il suo peso giovanile inferiore ai 20 grammi. I medici la paragonano a una castagna. Ma poi, sul finire dei 40, la prostata comincia a crescere, almeno in alcuni di noi. E continua a crescere. E crescere. Ed è il solo organo nel corpo umano che continua a crescere con l’età. A 80 anni, i due terzi di noi hanno la prostata ingrossata.

Probabilmente soffri di prostata ingrossata se:

  • Hai la sensazione di non aver finito, di una minzione incompleta.
  • Noti una riduzione del volume e/ o gocciolamento al termine.
  • Senti il bisogno di urinare frequentemente, anche svegliandoti durante le ore notturne.

Se avverti uno o più di questi sintomi, molto probabilmente soffri di prostata ingrossata.

prostat

 

Gli scienziati non sanno perché. Sanno incredibilmente poco della prostata, a parte il fatto che è uno degli organi genitali interni. Le ragazze non ce l’hanno. La sua funzione principale, con i suoi due accessori a forma di alucce che sono le vescicole seminali, è fornire il fluido di cui si compone il tuo liquido seminale. In quel fluido ci sono lo zucchero che nutre lo sperma, le sostanze alcaline di protezione contro l’acidità della tua uretra e della sua vagina e sostanze che servono a raddensare il liquido in una prima fase e poi a chiarificarlo. Per ulteriori informazioni, vedere Liquido seminale a pagina 58. La sostanza prodotta dalla prostata è importante. Durante l’eiaculazione il tuo corpo scaglia letteralmente i suoi semi contro la cervice femminile. Se lanciasse solo le cellule spermatiche, sarebbe come tirare piume invece che palloni da calcio.

È probabile che la prostata abbia altre funzioni. Gli scienziati non sanno bene quali potrebbero essere, ma il dottor Donald S. Coffey, professore di urologia, oncologia e farmacologia alla johns Hopkins University di Baltimora, azzarda un’ipotesi. “Ecco che cosa penso io: se io fossi un batterio e risalissi l’uretra all’interno del pene, avrei come la sensazione di percorrere il Tunnel sotto la Manica. Io credo che tutti gli orifizi del corpo siano protetti da ghiandole che bloccano le infezioni. La prostata è piena di zinco, che uccide i batteri. Contiene anche gli enzimi chiamati proteasi, che masticano di tutto. Perciò secondo me questo è il suo compito: tenere pulito il sistema”.

L’interesse per questo organo si va lentamente diffondendo anche per un’altra ragione: con i suoi fasci di terminazioni nervose può essere definita il centro del piacere sessuale. In certi ambienti la prostata è stata ribattezzata “punto G maschile” e pare davvero che possa essere il grande centro sessuale ancora inesplorato del maschio umano. Purtroppo questa interessante intuizione è oscurata dalla più vasta reputazione che ha la prostata come fonte di disturbi ed epicentro tumorale con l’avanzare degli anni.

Punto G maschile – Sii orgoglioso di avere la prostata!

Quando succede, ti senti un idiota di prima categoria

prostat

Vai dal medico per un check-up e, visto che hai passato i 40 anni, lui decide di sottoporti a un esame rettale digitale per controllare lo stato della tua prostata. La prostata è una ghiandola grande come una castagna che si trova subito sotto alla tua vescica, alla base del pene, e il suo compito principale è produrre quel fluido lattiginoso che è uno dei componenti principali del liquido seminale. Il suo altro compito principale è rovinarti l’esistenza bloccando il flusso dell’orina (una condizione incredibilmente comune chiamata iperplasia prostatica benigna o IPB) o, nella peggiore delle ipotesi, dare inizio a un processo tumorale.

Infilandosi un guanto e infilando nel tuo retto un dito lubrificato, il medico può palpare il lato posteriore della tua prostata e capire parecchio del suo stato di salute. Ma in questa particolare occasione, quando sei indecorosamente piegato in due con la pancia sul lettino e le gambe divaricate, ecco che ti viene una robusta erezione. Ti sembra di non poterci fare niente. II dito del medito ti fa sentire ogni tanto come se dovessi orinare, ogni tanto come se fossi estremamente eccitato. Cerchi di pensare a terribili incidenti d’auto o a quello scassachiodi del tuo capo, ma è tutto inutile. Il tuo vecchio amico sembra paralizzato in un presentat-arm senza speranza.

Bene, smetti di preoccuparti, perché è probabile che al tuo medico sia già capitato un centinaio di volte.

“Vediamo questa reazione spesso e in genere la ignoriamo”, dice Joseph E. Oesterling, professore e presidente della facoltà di Urologia alla Scuola Medica dell’Università del Michigan e direttore del Michigan Prostate Institu te, entrambi con sede ad Ann Arbor. “È una reazione fisiologica del tutto normale. Non c’è niente di male. Di certo non significa che il paziente sia sessualmente attratto dal medico o che abbia inclinazioni omosessuali”.

Perché succede

Ma allora… che cosa significa?

“Semplicemente che numerosi fasci nervosi passano nei pressi della prostata per arrivare al pene, e che la pressione di quei nervi provoca un effetto piacevole”, risponde il dottor Oesterling. Per molti uomini la prostata è molto erotica.

Nel vistoso fenomeno dell’eccitazione e dell’orgasmo maschile la prostata svolge un ruolo piccolo, ma cruciale. “Tanto per cominciare”, spiega il sessuologo ora in pensione John D. Perry, coautore del best seller Il punto G negli anni Ottanta, “data la sua posizione alla base del pene, la prostata è più o meno la base su cui poggia l’erezione. Quando un uomo spinge e sbatte con il pene (durante il rapporto sessuale) non è per far del male a qualcuno, ma perché il pene turgido trasmette vibrazioni alla prostata con effetti molto piacevoli”.

Anche William H. Masters e Virginia E. Johnsonriferirono del ruolo della prostata nell’orgasmo. Si deve a loro la scoperta che l’orgasmo avviene secondo un abbastanza prevedibile processo a due fasi: emissione ed eiaculazione. Nella fase dell’emissione le varie sostanze che compongono il liquido seminale vengono pompate in una sorta di magazzino di raccolta (chiamato uretra prostatica) in attesa di essere espulse: è un po’ come caricare un’arma da fuoco introducendo una cartuccia nella camera. Per poter sparare il loro proiettile (una sostanza liquida e lattiginosa, ricca di proteine) la prostata, le vescicole seminali e altri organi pompano le sostanze tramite una serie di “contrazioni espulsive a cadenza regolare”. Contemporaneamente, i vasi deferenti scaricano nella stessa camera un certo quantitativo di cellule spermatiche fresche, preparando così il grande Frullato della Vita.

È in questa fase dell’emissione, normalmente di pochi secondi durante i quali la prostata si contrae spasmodicamente, che gli uomini sperimentano una delle sensazioni più dolci della loro vita da maschio: quel momento che i sessuologi definiscono dell’inevitabilità eiaculatoria, il cosiddetto punto di non ritorno: quando senti che stai per venire e non c’è forza in cielo o in terra che ti possa fermare. Il dottor W.H. Masters, che non era tipo da tirarsi indietro, verificò empiricamente questi eventi tenendo un dito dentro il retto di alcuni uomini nel momento del loro orgasmo. Riferì che negli uomini giovani poteva avvertire chiaramente le contrazioni ritmiche della prostata (non le sentiva in uomini di età superiore ai 60 anni).

Nella seconda fase dell’orgasmo maschile, durante l’ eiaculazione, un muscolo sfintere si chiude per impedire al liquido seminale di riversarsi nella vescica. Poi una serie di contrazioni muscolari spinge lo sperma su per l’uretra e fuori del pene, in cerca di gloria.

Che cosa hanno in comune i sessi

Il potenziale erotico della prostata è una scoperta che si è ripetuta nel corso della storia. Uno che ha risposto al nostro sondaggio ha scritto: “Gli uomini a cavallo del secolo conoscevano il valore del massaggio alla prostata. Esisteva in commercio uno strumento d’acciaio con cui la moglie poteva massaggiare manualmente la prostata del marito nel corso del rapporto sessuale”.

Durante la seconda guerra mondiale, ai fanti e ai marinai che per mesi o per anni non erano stati con una donna, gli infermieri praticavano massaggi alla prostata come trattamento della “congestione pelvica” (insopportabile desiderio fisico), spiega il dottor Perry.

II dottor Perry e le sue colleghe Beverly Whipple e Alice K. Ladas osservano nel loro libro che la prostata maschile e il punto G femminile (una zona erogena grande quanto una monetina situata nella parete superiore della vagina) hanno molto in comune, poiché hanno origine dallo stesso tessuto embrionale. Entrambi producono un eiaculato (in tutti gli uomini e in alcune donne) ed entrambi sono, sostengono, altamente erotici. Se stimolati, provocano spesso la sensazione di aver bisogno di orinare. Si trovano più o meno nello stesso posto. Entrambi si raggiungono più facilmente per la stessa via: dalla porta posteriore. La maggior parte delle donne che reagiscono alla stimolazione del punto G riferisce che il miglior modo perché un uomo lo raggiunga è con un rapporto coitale da dietro. Analogamente, nota il dottor Perry, nei rapporti omosessuali maschili la penetrazione anale consente al soggetto passivo di provare piacere dalla stimolazione diretta della prostata da parte del pene.

Esercizi per la prostata

Ci sono esercizi naturali che vanno a stimolare e rinforzare proprio i muscoli che circondano la prostata. Non fare quella faccia, non si tratta di una stimolazione diretta: stai tranquillo insomma, non si tratta di violare il tuo sacro didietro! Gli esercizi prevedono una stimolazione esterna e hanno la duplice funzione di aumentare la sensibilità al piacere sessuale emigliorare la qualità e la durata dell’orgasmo. Inoltre, assicurano una buona salute alla prostata, diminuendo notevolmente i rischi di malattie come Iperplasia Prostatica Benigna, incontinenza, rischi tumorali e altre patologie che possono svilupparsi specie con l’avanzare degli anni.

Non bisogna pensare che questo tipo di esercizi sia totalmente sconosciuto alla medicina. I primi esercizi naturali, seppur molto approssimativi, furono scoperti addirittura negli anni ’50 e furono impiegati per guarire l’incontinenza urinaria: questo perchè gli esercizi stimolano e rinforzano i muscoli che circondano la vescica e la prostata.

Lo stesso tipo di esercizi, impiegato in modo costante per pochi minuti al giorno, è in grado di risolvere i comuni problemi di incontinenza urinaria che insorgono con l’avanzare dell’età e il conseguente ingrossamento della prostata.

Inoltre, questi esercizi servono anche a migliorare sensibilmente il piacere sessuale, la durata e la qualità dell’orgasmo: la qualità e la quantità dei tuoi rapporti sessuali comincerà ad aumentare dopo poche sedute di esercizi !

Cosa posso ottenere da questi esercizi?

  • Miglioramento del piacere sessuale.
  • Miglioramento della sensazione e della durata dell’orgasmo.
  • Miglioramento della libido e del desiderio.

PROSTATA FEMMINILE 

L’eiaculazione femminile è stato per anni un argomento molto dibattuto, per approvarne solo da poco tempo l’esistenza. Considerando che dopo un rapporto sessuale la donna arriva all’orgasmo, possiamo dire che l’eiaculazione femminile consiste nel liquido espulso dall’uretra, e precisamente dal punto G che, stimolato, favorisce la secrezione delle ghiandole di Skene. Poiché nel punto G si rileva la presenza di tessuto prostatico , si parla di “prostata femminile“, e il liquido espulso è del tutto simile a quello maschile ma molto diverso dall’urina, anche se lo si può confondere dato che fuoriesce anch’esso dall’uretra.

Natura e conoscenza dell’eiaculazione femminile

Per molto tempo i medici hanno ignorato l’esistenza dell’eiaculazione femminile, fino a quando negli anni ottanta un medico pubblicò un testo dove parlava degli effetti benefici del cosiddetto punto G sulla salute delle donne. Nessuno ha mai saputo dare spiegazioni scientifiche a questo fenomeno, e gli studi condotti non ne hanno mai affermato chiaramente l’esistenza. Solo nel 2002 un’equipe di medici di ricerca dell’Aquila ha cercato di dare una spiegazione, affermando che, poiché le ghiandole periuretali sono diverse da donna a donna, il fenomeno dell’eiaculazione femminile è diverso o addirittura non presente per l’assenza delle cosiddette ghiandole. Inoltre afferma che il liquido espulso non è altro che lo svuotamento delle ghiandole che si sono riempite durante il rapporto sessuale, che avviene tramite le contrazioni dei muscoli pelvici.

Componenti del liquido

Da un’analisi effettuata da un gruppo di ricerca nel 1981, si è rilevato che il liquido contiene fruttosio e glucosio, due zuccheri naturali presenti anche nel liquido maschile; un’antigene prostatico specifico che serve a mantenere fluido lo sperma dopo l’eiaculazione, che nella donna viene prodotto dalle ghiandole periuretrali; due componenti chimici dell’urina, creatinina e urea.
Read more at http://salutemedicina.it/sessualita/eiaculazione-femminile-245/#LA4FbfEBywWAETix.99

EIACULAZIONE FEMMINILE O SQUIRTING

Esiste l’eiaculazione femminile, nota anche con il nome di squirting. Esiste nonostante non se ne parli. Esiste nonostante le stesse donne non sappiano di poter eiaculare come accade agli uomini e in quantità maggiore degli uomini. E non è una scoperta dell’ultima ora, ma un dato concreto che riguarda ogni donna e che forse, per questioni legate alla società altamente maschilista in cui viviamo da millenni, si preferisce tenere nascosto e se proprio bisogna parlarne, farlo passare come fatto anomalo o fenomeno da baraccone.

Eppure in Uganda esiste una società matriarcale, i Batoro, che considerano una donna adulta e pronta per il matrimonio solo quando riesce, masturbandosi, a eiaculare bagnando un muro. Le donne anziane insegnano alle giovani come fare “Kachapati” che in lingua Batoro vuol dire proprio “spruzza il muro”.

Gli abitanti di alcune isole dell’Oceano Pacifico del sud, le Trobriand, non solo conoscono l’importanza dei muscoli pelvici e l’esistenza delle ghiandole di Skene, ma giudicano che la donna abbia goduto veramente solo se eiacula.

Ogni donna all’interno della vagina, nella parte anteriore del collo dell’utero, fra esso e la vescica, possiede una sua prostata che prende il nome di Ghiandole di Skene perché formata da tante ghiandole dalla forma vagamente simile ad un corallo, dal tessuto spugnoso, in grado di assorbire liquido che successivamente può essere espletato all’esterno attraverso un condotto. La dimensione delle ghiandole di Skene sono variabili dai 2,5 centimetri fino ai 6 centimetri. Il condotto, anche se vicino al condotto urinario, è una cosa a sé stante e ha un suo orifizio, a volte due, a seconda dell’anatomia della donna.

Punto G

 

Essendo ancora oggi un argomento tabù e sconosciuto, nonostante dell’eiaculazione femminile nella storia  ne parlassero già Aristotele, Galeno, l’anatomista Rinaldo Colombo, molto spesso l’eiaculazione femminile viene confusa con incontinenza urinaria provocando imbarazzo nella donna e un senso di disagio nel partner. Non è così. Le ghiandole di Skene producono un liquido composto in grande quantità di acqua, glucosio, fruttosio, una piccola percentuale di urea e creatinina, e un antigene prostatico specifico. Non contiene ovviamente sperma e il suo colore può variare dal bianco del latte alla trasparenza dell’acqua. Anche la quantità di liquido espulsa può variare da poche gocce fino ad un litro.

Ci sono voci contrastanti sulla possibilità che ogni donna possieda le sue ghiandole di Skene. Io credo che ognuna di noi le abbia, come normalmente ogni donna ha un utero, un clitoride, due seni,  ecc. Direi che probabilmente pur non sapendo nulla delle ghiandole di Skene sia normale possederle, un eccezione non possederle. Solamente che non sono visibili, non se ne parla e per arrivare alla eiaculazione femminile, la donna deve imparare la tecnica, fare pratica. È un atto volontario che può essere deciso. Un atto che porta a conoscere il proprio corpo a fondo e che cambia anche il piacere e l’orgasmo.

Con molta probabilità nel 1950 Ernst Gräfemberg quando parlava del punto G si riferiva alle ghiandole di Skene. Il famoso orgasmo vaginale, che si differenzia da quello clitorideo, è inerente alla prostata femminile, solamente che non può essere definito un semplice punto di cui non si conosce bene l’area interessata. Le ghiandole di Skene infatti sono un’area più ampia di un ipotetico punto G. Non siamo in presenza di un punto, ma di centimetri e soprattutto si conosce perfettamente la sua collocazione.

Ogni donna vive la sua sessualità in modo differente. Lo squirting o eiaculazione femminile viene vissuto in modo diverso da ognuna di noi. Sicuramente non tutte le donne sentiranno la necessità di provare l’eiaculazione femminile.

Però credo sia giusto parlarne. Venirne a conoscenza tralasciando tabù affinché sia la donna ad avere la possibilità di scegliere. Provare e sperimentare. Ognuna di noi è differente e troverà la sua strada. Non c’è un modo, ma diversi modi. Però il punto essenziale è, nel momento in cui si sta raggiungendo l’orgasmo, non contrarsi, ma lasciarsi andare.

Buona eiaculazione.

 

LA PRATICA SESSUALE DEL  PEGGING

Se vi chiedete perché il “pegging” sta avendo così tanto successo tra le lenzuola, potete cercare spiegazioni come al solito su Reddit. Si tratta della pratica sessuale in cui è l’uomo ad essere penetrato analmente da una donna che indossa una cintura fallica. Pegging, ovvero l’arte di dominare il tuo uomo, ma come e perché la donna ci gode?

 

“Il mio fidanzato è molto tranquillo quando mi scopa, ma quando sono io a farlo, geme e gode molto di più”, “E’ tutta questione di reazioni: vederlo così sudato e “vocale” non ha prezzo”, “Adoro questo passaggio, dall’essere dolce e sottomessa all’essere forte e dominante, mi piace mettergli le mani sui fianchi e penetrarlo. E’ un’opportunità grandiosa, che fortifica il legame perché costringe l’uomo ad aprirsi, a rendersi vulnerabile. E’molto bello possedere anche un pene”.

http://www.redtube.com/1142127

E ancora: “Il mio fidanzato che geme è il suono più sexy del mondo. L’ho scopato al punto che lui non si vergogna di mostrarsi eccitato e femminile”,

“Le sue espressioni facciali mi incantano e mi fanno sentire potente”, “il pegging è bizzarro e sensuale: bizzarro perché la società ci insegna che devono essere le donne a mettersi carponi e ad aprire le gambe, sensuale perché l’uomo è eccitato e pronto a stimolare il suo corpo in altri modi”.

 

 

“Con mio marito cambiano totalmente le dinamiche , mi piace che supplichi di sentire “il mio cazzo”. L’idea mi eccita soprattutto mentalmente”, “Quando faccio pegging mi bagno così tanto che mi cola dall’inguine. Sono talmente eccitata che mi basta strofinarmi per avere un orgasmo”.

Fisica Quantistica e Spiritualità: Intervista a Vittorio Marchi   Leave a comment


http://www.dionidream.com/fisica-quantistica-e-spiritualita-intervista-a-vittorio-marchi/

l prof. Vittorio Marchi è un insegnante e un ricercatore di fisica, ma da molti anni le sue indagini e i suoi studi sono stati indirizzati verso tematiche normalmente non esplorate dagli scienziati. Studiando le ancora sconosciute potenzialità dell’essere umano, l’energia che permea tutto l’Universo, i misteri della vita e del cosmo, gli archetipi eterni, ha sviluppato uno speciale ambito di ricerca della realtà tra scienza e spiritualità, tra razionalità e misticismo, che rendono la sua vasta conoscenza unica e degna della massima attenzione. L’ho invitato a incontrare il pubblico al  Festival della Letteratura di Cecina (LI) il 30 luglio 2011 e a concedermi la seguente straordinaria intervista che non mancherà di farci riflettere sulla natura di noi stessi e del mondo.

 

Giovanni Pelosini

Come e quando un grande studioso di fisica come lei è passato dalla “Scienza” alla “Coscienza”?

Come? Osservando che la materia, ovvero il fondamento della visione meccanicistica  della realtà, che  si credeva “solida”, densa, compatta ed intangibile, perdendo la sua consistenza materiale, si trasformava sempre di più in un Pensiero.

Quando?  Considerando che noi fisici, ricercatori di un settore come quello del campo della fisica quantistica, confortati dagli studi delle neuroscienze, abbiamo scoperto al CERN di Ginevra che la “nuova sostanza primordiale”, base della formazione dell’Universo, non è la “materia” (di cui si diceva sopra), bensì l’Informazione. Un campo di Coscienza universale, interamente intelligente. Un “Campo Energetico Unificato”, come lo definisce oggi la fisica e che un tempo, circa 5000 anni fa, il mistico indicava con il nome di “Akasha”.

Nel suo percorso quali sono stati i suoi Maestri ed i suoi principali punti di riferimento?

Il maestro è stato un libro, a lungo cercato, e poi il suo autore, grande amico di Enrico Fermi, che ha pensato bene di passarmi il “testimone”. Il punto di riferimento è stata la “caduta del mito di Dio e della Creazione”, determinata dal punto di incontro tra il misticismo orientale e la fisica quantistica. Finché la fisica non è scesa nei meandri del mondo subatomico, non è stato possibile comprendere le Sacre Scritture, ed in particolare quelle dei testi himalayani. Quando invece è discesa nelle profondità dell’invisibile, ho scoperto che tempo e spazio perdevano di significato. La verifica mi è stata data dal fatto che il misticismo orientale ha percorso questa strada, partendo dall’invisibile, mentre la scienza occidentale è partito dal grossolano del mondo materiale o visibile per incontrarsi con essa sul piano del “sottile”.

I pensieri meno ordinari che lei esprime nei suoi libri e nelle sue conferenze le hanno mai creato problemi  in ambito accademico?

Inevitabile. La psicoscienza e in particolare la psicofisica hanno scoperto una novità piuttosto dura da digerire. La fisica quantistica sta dimostrando che quel mondo naturale che si credeva così materialmente reale sta svanendo nella “irrealtà” della sua consistenza fisica. E cosa fanno i nostri più illustri leader del conservatorismo scientifico per correre ai ripari? Dicono che la materia solida è qualcosa di stabile e che le regole che si applicano al mondo subatomico non si applicano al mondo macroscopico newtoniano. Che insomma tra il micro e il macro esistono due diverse serie di leggi e di regole. Il che è falso come dimostrano tutti gli esperimenti eseguiti da Anton Zeilinger, professore di fisica all’Università di Vienna. Il quale è un esempio che fa eccezione alla regola. Il fatto è che ciò che ancora le varie accademie del mondo non accettano è che il mondo “spirituale” sia un prolungamento della scienza e ne rappresenti il suo completamento. Di qui l’ostracismo.

In che modo le più recenti scoperte della fisica quantistica confermano le visioni  mistiche dell’   antichità presenti in modo simbolico negli archetipi delle mitologie, dell’alchimia, dell’astrologia, dei Tarocchi…?

Il misticismo orientale afferma che Dio non è una entità, ma uno stato di consapevolezza e che uno scienziato unidisciplinare non lo troverà mai, perché viaggia con il paraocchi. Per questo c’è stato un Gesù che con la sua missione storica si è speso molto per  osservare che “tutto l’ Universo è figlio di una donna sterile”. Una metafora per indicare come tutta la Creazione sia… Increata. Ma come fare per spiegare alla mente umana un concetto così impossibile da assimilare? Come fare ad illustrare che l’Universo è “inessente”, e che quindi non diviene, nel senso che non viene in essere, ma è? Per cercare una via di uscita al problema il misticismo ha dovuto affidarsi al simbolo e al mito per esprimere un concetto di Assoluto Eterno che eliminasse l’ idea dell’ origine e della fine, della nascita e della morte delle cose e degli esseri umani. Ma il misticismo, tra archetipi, alchimie, astrologie e altro, mancava di un linguaggio adatto, di una “neolingua”, capace di trasferire quanto sperimentato interiormente (spiritualmente) all’esterno. Per questo la scienza (quantistica), pur arrivando in ritardo, ha avuto il grande merito di tradurre in un linguaggio elaborato, ideale e più adatto alla massa qualcosa che ha le dimensioni dell’“infinito”, per trasmettere tale “Informazione” alle capacità dell’ intelletto umano. E allora, coincidendo con quanto affermato dalla verità mistiche millenarie, anche la fisica quantistica ha finito per concordare con i testi dei Veda e dei Vedanta nel dire che non esiste un “altrove” (relatività), bensì un “ovunque” (assoluto), non un luogo (spazio), ma la non-località. Non un tempo, ma un “hic et nunc” (qui ed ora). Sempre. Ecco perché oggi l’oriente riconosce che: “Scienza e Spiritualità sono come due gambe che consentono all’ uomo di avanzare verso la meta”.

Touch the Stars

Quale futuro immagina che la scienza possa riservare all’ umanità e alla sua evoluzione spirituale?

Grandi passi, se i ricercatori del futuro, uscendo dai loro schemi mentali meccanicistici,  si orienteranno verso un tipo di ricerca che li vedrà occupati in veste di ricercatori “spirituali” nel campo del “sottile”, della coscienza cosmica e del campo unificato. Se riusciranno a superare quel LIMEN, un punto liminale o limite di separazione, causato da una soglia sensoriale, psicofisiologica, che procura all’ uomo la illusione ottica di essere Altro dall’essere un unico con il Tutto e di non vedere che Osservatore e Osservato (come asserisce la fisica quantistica) sono UNO. Non per niente il termine “Uomo” deriva dal sanscrito “Manava”, a sua volta derivato da “Manas”, il “Pensiero” o “Coscienza Empirica”. Si tratta quindi di incominciare a riconoscere che esiste una realtà fatta di una certa identità presente tra uomo e cosmo, relazione che si va facendo sempre più stretta, fino ad essere sostenuta oggi dalla stessa PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia). E non è un caso che la stessa Università di Southampton (Regno Unito, altra eccezione) nell’ambito del progetto “Coscienza Umana” abbia lanciato un invito alla collaborazione internazionale per lo studio di “Aware”, connesso al processo conosciuto come “Awarness during Resuscitation” .

Qual è il ruolo dell’ essere umano nell’ Universo?

Fondamentale. L’ uomo è figlio di questo universo e questo universo è figlio dell’uomo. L’uno genera l’ altro, come il seme l’ albero e viceversa, in un apparente paradosso inesplicabile. Ognuna delle due “singolarità” non ha creata l’ altra, altrimenti avrebbe duplicata se stessa, ma si è semplicemente riflessa (disuguaglianza simmetrica). “Tutto, assolutamente Tutto, è indissolubilmente e in continuità nucleo (uomo-particella) e Campo o Spazio Pensante” (“ondi-cella”- Coscienza/Vibrazione) (Schroedinger, 1958). La forma è solo un’area vibrazionale più densa del campo energetico unificato. Pertanto l’Osservato dipende dalla presenza dell’Osservatore. Lo scopo dell’universo del resto è quello di essere osservato. Senza l’ osservatore non esiste l’ Universo e/o osservato e viceversa. Sono Uno. Altrimenti se per assurdo così non fosse, la vita non sarebbe.

In molte occasioni lei ha parlato dell’Unità e dell’unione  di ogni essere in un Tutto universale unico. Perché questo concetto è così difficile da accettare?

Semplice. Perché da millenni l’ umanità è stata educata dalle varie Religioni del mondo, attraverso riti e cerimoniali vari, a credere all’esistenza di un Creatore e di un Creato. A parlare di un Dio Formale (in maniera antropomorfica) anziché di una Divinità Informale, come stato di Coscienza Cosmica. In questo modo la “Teologia morale” ha potuto tenere in scacco l’ individuo, parlandogli di Giudizi universali, di condanne e di Peccato Originale, da cui poi egli si è sentito oppresso in maniera punitiva  per le sue miserevoli “colpe”. Riscattarsene oggi, con un DNA così preformato, è quasi un’ impresa disperata. Da sempre il fatto che la materia sia intessuta in un modo così straordinariamente perfetto, fino a manifestare una intelligenza del più alto livello ed in modo così stupefacente, ha finito per implicare nella mente degli uomini la presenza nel mondo di un “Grande Progettista” geniale, di un “Grande Orologiaio” distaccato, di un “Grande Orchestratore” esterno, di un “Grande Architetto” costruttore, di un “Grande Regista”, direttore dell’Universo. E ciò ha continuato ad avvenire, nonostante la ricerca abbia ormai dimostrato largamente che tutti i sistemi viventi (dato che neanche un atomo è materia inerte) abbiano mostrato un grado di assemblarsi da soli veramente strabiliante, a seguito di una trasformazione “auto-organizzata” o “auto-arrangiata”che lascia sbalorditi. Il concetto è difficile da accettare perché sfida il programma subdolo di una cultura millenaria che lo  ha spacciato per la nozione più eretica e blasfema che si possa immaginare. E poi perché in quella dualità si annida il business dell’ intermediazione, il più scandaloso affare di tutti i secoli. Un affare che è la madre di tutte le atrocità compiute dall’ umanità, perché toglie dignità a qualsiasi cosa creduta altro da noi stessi e al nostro stesso simile. Quando invece siamo un “Singolo Organismo” o Campo di Coscienza Universale, Un Intatto interamente intelligente. Del resto, ci siamo mai chiesti: ma perché la verità si chiama verità? Non perché il suo contrario sia il falso, ma perché essa è Unica. Vedere ciò è diverso che dire che essa è non-falsa.

Ci sono stati o ci sono ancora individui o organizzazioni che in modo cosciente hanno operato affinché l’Uno apparisse come Due e tale apparente separazione fosse percepita come realtà?

Di queste ce n’è una miriade, laiche e religiose. Ma ce n’è una di vertice su tutte, cui tutte fanno capo: il “New Global Order”. Tuttavia per l’ approfondimento e l’analisi di questa enorme e micidiale struttura dominante, per la cui trattazione completa ci vorrebbe uno spazio a parte, è bene rimandare qui alla lettura dei libri La Scienza dell’ Uno e Mirjel, il Meraviglioso Uno, entrambi testi del Gruppo Editoriale Macroedizioni, che ne fanno ampio riferimento.

Che cosa è il tempo? Esiste veramente o è una illusione mentale?

Con l’osservazione l’onda diventa corpuscolo. L’energia del Campo Unificato (intelligente) diventa materia. La materia si trasforma e produce il tempo e lo spazio (il momento e la posizione). Dunque il tempo nasce dalla trasformazione dell’energia in materia. Ma in realtà il tempo e lo spazio non esistono. Ci sono intervalli rapidissimi che sembrano succedersi in continuità tra una scomparsa e una apparizione di una particella e l’altra. Questi intervalli che sembrano susseguirsi in rapida successione sembrano andare a costituire il tempo. Ma così non è. Se il nostro occhio potesse avere un potere percettivo più veloce (più risolutivo), ci accorgeremmo che nulla fluisce e nulla scorre. Tutto è, anche se ciò sembra un ossimoro (paradosso), movimento è quiete – come diceva lo stesso Gesù (primo fisico quantistico ante litteram).

Solo ora forse si è incominciato ad intravedere che il “nulla” o il “vuoto” di cui parlavano il “realizzato” himalayano o il sufi islamico non stavano ad indicare il “niente”, bensì il “pieno” di uno stato quantico vibrazionale, privo di spazio e di tempo e materia, dal quale, secondo il modello di Vilenkin del 1982 della Tufts University scaturisce il manifesto e ad esso ritorna eternamente in un ciclo senza fine e senza inizio. Il limite del nostro ragionare è che esso è lineare e si snoda in un’unica direzione, secondo un orientamento unidirezionale come il presunto sviluppo del tempo, mentre nella realtà noi non vediamo che esso è “ossidato” dalla nostra incapacità  di renderlo circolare. E ciò dipende dal fatto che noi crediamo che il nostro tempo di vita sia inferiore a quello dell’universo, dalla concezione che ci siamo fatti di essere una parte, e “da parte”, quindi marginali al Tutto, da cui ci sentiamo strappati, isolati e chiusi.

l giorno però che ci renderemo conto che stiamo ritornando al Tutto (Uno), da cui pensiamo illusoriamente di essere stati tolti (col Due, espresso dal mito della caduta), allora capiremo il perché abbiamo l’ impressione che il tempo scorra sempre in avanti, verso il futuro (che non c’ è). E allora il tempo cesserà di esistere, perché Tutto ciò che è nell’Universo è già dentro di noi.

Per approfondire vedi “La separazione è un illusione e viviamo in un universo olografico”

Vittorio Marchi, insegnante di Fisica e ricercatore, è nato a Roma il 30 luglio 1938. Negli anni della sua maturità, 1968, ha conosciuto l’ingegnere compagno di stanza e di studi di Enrico Fermi, alla Normale di Pisa. E’ stata la svolta della sua vita, il cui “cursus honorum” ha preso una direzione extra-accademica. Egli è stato infatti spettatore di fenomeni, che lo hanno reso responsabile dello sviluppo, della diffusione e della comunicazione delle potenzialità della macchina umana; capacità che sono di gran lunga superiori a quelle delle macchine, pur fantastiche, dell’attuale tecnologia moderna. Da molti anni ha orientato i suoi studi e le sue indagini scientifiche verso il tema dello spirito, oggetto di discussione delle sue numerose pubblicazioni e dei suoi frequenti incontri con autorevoli personalità del mondo delle scienze e della cultura. Tra i suoi diversi scritti si segnalano “L’ Uno detto Dio”, “La Scienza dell’ Uno” e “Mirjel, il Meraviglioso Uno. DVD “Noi e l’ Infinito” (Macroedizioni)

 

La Vertigine di Scoprirsi Dio - Libro      La Grande Equazione - Libro   L'Uno Detto Dio

E SE UN ALTRO MONDO FOSSE DAVVERO POSSIBILE?

 

Pubblicato il 13 feb 2014

UN ALTRO MONDO è un documentario che propone un inedito modo di interpretare la realtà per stimolare una diversa presa di coscienza del mondo nelle generazioni future. Il film documentario propone una riflessione sull’interconnessione esistente tra uomo e universo, legame che troppo spesso gli uomini dimenticano di avere. Chi siamo realmente, quale posto abbiamo nell’universo, un viaggio alla scoperta delle conoscenze di antichi uomini tribali, tra fisica quantistica e credenze per sfidare la visione moderna del mondo, girato dal premiato regista Thomas Torelli (produttore e autore di ‘Zero: Inchiesta sull’11 settembre’, regista e autore di ‘Sangue e Cemento’).

Con la partecipazione di: Masaru Emoto – Gregg Braden – Vittorio Marchi – Igor Sibaldi – Massimo Citro – Emilio Del Giudice – Enzo Braschi – Giorgio Cerquetti – Massimo Corbucci Antonio Giacchetti – Nitamo Montecucco – Subcoyote Alberto Ruz Buenfil – Rainbow Eagle – Don Luis Nah – Westin Luke Penuma

Il film è stato presentato al RIFF – Rome Independent Film Festival, al Phoenix Film Festival e numerosi altri festival, ottenendo ottimi riconoscimenti dalla critica e dal pubblico. Selezione Ufficiale al Ischia Film Festival, Ariano Film Festival e al Voices from the Waters International Traveling Film Festival (Bangalore India). Con grande piacere comunichiamo che il film ha vinto il Clorofilla Film Festival di Legambiente come Miglior Documentario del 2014. Recentemente ha vinto due premi alla BICC Ronda 2014 – Bienal Internacional del Cine Científico dell’Associazione Spagnola per il Cinema Scientifico – ASECIC, (Spagna): Premio del Pubblico “Diplomi ASECIC / BICC 2014” e il “Trofeo ASECIC Guillermo F. Zúñiga” alla miglior opera scientifica e tecnologica.

Siamo convinti che questa presa di coscienza raccontata nel documentario aprirà le porte a un inedito modo di interpretare la realtà e stimolerà un nuovo spirito critico sul presente, generando un migliore e più luminoso domani per le generazioni presenti e future. Diventa parte del cambiamento, sostieni il nostro progetto. Un Altro Mondo è possibile!

DOVE VEDERLO: I dvd sono finalmente pronti! Se vuoi ordinare la tua copia, organizzare una proiezione o trovarne una vicino a te, si prega di visitare la nostra pagina web: http://www.unaltromondo.net

LINK UTILI:
FACEBOOK PAGE: http://www.facebook.com/anotherworldfilm
WEBSITE: http://www.unaltromondo.net
TWITTER: @UnAltroMondoT

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: