Io, adultera, senza pentimento e richiesta di perdono   Leave a comment


Al di là del Buco

verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/02/26/io-adultera-senza-pentimento-e-richiesta-di-perdono/

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Adultera. Per un’azione simile in un altro Stato potrei soccombere sotto i colpi di pietre taglienti. Potrebbero mettermi in carcere, punirmi in ogni modo possibile. Potrei crepare per mano di un marito, un padre, un fidanzato, feriti nell’onore, perché quel che ho commesso è considerato un peccato capitale e io così dovrò pentirmi ed espiare.

Io no, non ti chiedo scusa. Non ho fatto niente di male. Ma non dicevi che eri laico? Sputavi sulla religione e i suoi comandamenti, però continui a considerarmi una tua proprietà. Dici che fa troppo male. Ma cosa, esattamente? Non lo capisco, perché per me, lo giuro, non è proprio lo stesso. Se scopi con un’altra non ho problemi. È sesso e non un giuramento per la vita. Se io e te ci vogliamo bene, viviamo insieme e tutto è okay, perché il sesso con un altro per te è un problema? Lo sai anche tu che non c’è più la passione di una volta. Il nostro sentimento è cambiato, è maturo, migliore, e io non voglio perderti, è con te che voglio vivere la mia vita.

 

Eppure hai tanta voglia di punirmi, non come si potrebbe immaginare in un film anni ’60 o nella cultura del machista medio. Non mi mutilerai la faccia con un potente acido. Non punterai un’arma per farmi male. Non mi ucciderai ma hai voglia di cancellarmi ugualmente dai tuoi ricordi e dal tuo presente. Allora devo stare sola, per scopare con chi voglio. È questa la condanna per chi non crede nel sacro valore della fedeltà. Ma fedeltà a chi? Io sono mia, non sono tua. Non sarò mai di nessun altro. Che cazzo di storia è quella che parla di fedeltà e ferite e morte. Devo restare sola o insieme a te senza godere. Dovrò fare la martire e giurare che mai più, mai più succederà, è stato un attimo, un momento, ero ubriaca, che ne so, forse drogata, ah no, ecco la mia scusa preferita, mi ha stuprata, il bastardo, e no, mi spiace, non l’ho visto in faccia, era straniero, forse rumeno, magari un arcangelo che mi ingravidata o chi lo sa. Così l’onore è a posto e tu, forse, riesci a fartene una ragione. Perché faresti di tutto pur di non ascoltare la verità. Perciò ci sono quelle che inventano balle su balle, per non assumersi la responsabilità di una scelta. Perché il sesso arriva in un momento. A volte ti travolge, non ci stai a pensare e si, lo so che può ferire, ma cosa devo fare?

Tu non mi attrai più sessualmente, non mi ecciti e io ho bisogno di passione, di sesso come lo facevo un tempo e non sto paragonando te a nessun altro perché ti amo e voglio stare con te ma voglio scopare anche con qualcun altro. Non tutti i giorni. Qualche volta. Perché per te è impensabile questa idea? Perché vuoi rinunciare a me per questa stronzata del possesso?

Allora tu mi dici che potresti fare lo stesso e io dico vai, cerca qualcuna che ti piaccia e scopa. Per tutto il resto qui ci sono io. Allora lo racconto all’amica e quella mi guarda male come se avessi sputato su un neonato. Mi dice che è una brutta cosa quella che ho suggerito al mio compagno, come se le altre fossero sfogatoi, allora tanto vale che lo mandi a puttane. E io mi rendo conto che certe donne sono talmente inclini a imprigionarsi nelle dicerie moraliste delle nonne da censurare anche quelle alle quali fino a ieri parlavano di cazzi dritti nella fica o in bocca.

Non ho mica detto che deve cercarne una per stuprarla. Ce ne sarà una che vorrà farlo consensualmente. Perché il problema non si pone se io “uso” un uomo estraneo per il mio piacere? Allora lei mi dice che è squallido, si sentirebbe sporca, e non capisco. La pulizia corrisponde ad una sorta di verginità morale? Un giuramento scritto in cui accetto di non scopare più anche se ne ho voglia? Ma quando separeremo il sesso con la volontà e il desiderio di stare insieme? Perché mai devo sacrificare i miei desideri per essere fedele al verbo di mia nonna?

Gran brutta storia, dice lei. E se ti lascia? Poi resti sola. Le donne pagano queste voglie con la solitudine. E io penso agli uomini che pagano ugualmente perché ci sono donne che non vedono l’ora di poter buttare i mariti fuori casa non appena ne hanno l’occasione. Dicono di essere diverse, migliori, e poi coltivano la stessa mentalità del possesso che poi è quella della quale si lamentano quando qualcuno le marchia a fuoco con la sigla di un padrone. Anzi, ci sono quelle che sono diffidenti e anche violente nei confronti delle donne sessualmente libere perché metterebbero a rischio il loro ménage.

Ascolto lui che dice: devi scegliere, lo so che hai ragione tu ma non ce la faccio, se vuoi stare con me non puoi andare a letto con un altro. Ci soffro troppo, è irrazionale. E io lo vedo irrigidirsi, freddo, lo sguardo pieno di dolore e penso che mai avrei voluto fargli così male. Io non ti voglio ferire ma tu non puoi comunque ricattarmi in questo modo. E’ come se mi dicessi che per farti stare bene devo staccarmi un braccio, rinunciare ad una gamba. Mi stai dicendo che non mi ami per quel che sono ma solo se seguo quelle norme nelle quali dicevi di non credere neanche tu.

 

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Quella persona che vuole fare sesso sono sempre io, è una parte di me e mi sembrerebbe ignobile non dirtelo o edulcorare la faccenda dicendoti che sono posseduta, da esorcizzare, perché anche queste erano le scuse che usavano le donne d’un tempo per sopravvivere alla cultura del possesso. Io sono questa e se resti con me tu non perdi alcun valore. È tuo padre o tuo nonno che ti hanno riempito la testa di cose che non sono vere ma se tu resti con me non hai perso proprio niente. Noi siamo complici, solidali, siamo profondamente legati, amici, amanti, un tempo appassionati e oggi molto meno, ma io è con te che voglio dormire e risvegliarmi al mattino. Se ho un problema voglio correre da te e trovarti a braccia aperte. Se tu hai un problema io, per te, ci sarò sempre. Ma perché mai devo rinunciare al sesso che è un bisogno, un desiderio, un breve momento di tutta la mia complessissima vita?

Allora per restare con te dovrei mentirti? E già ti vedo che prepari un borsone per andare altrove e sei triste, come lo sono io, e vorrei dirti che mi mancherai da morire, non riuscirò a stare bene senza di te e non so se devo scendere a compromessi con me stessa o se essere sincera fino in fondo. Abbracciami, gli dico, e lui chiude gli occhi e dice che ha in testa le immagini di me che scopo con un altro e non riesce neppure a respirare, gli manca l’aria al solo pensiero. Non posso. Non ce la faccio. Scusami. Così va via.

L’amica ora mi dice: e cosa ti è rimasto dopo tutto quanto? Ti sei giocato un uomo d’oro per una scopata. Lo vedi che sei un’idiota? Superficiale? Donne e uomini sono fatti in modo diverso. Se vuoi stare con loro devi sapere che è così. E io la guardo e penso che non è possibile. Che gran stronzata sta dicendo. Mi sembra un’aliena e allora spezzo una lancia in favore di me stessa e dico che deve andare via. Fuori da casa mia. Fuori dalla mia vita. Perché di questi stereotipi sessisti ne ho abbastanza e perché se devo trovare qualche responsabile per la cultura che ha formato il mio compagno a ricevere sofferenza dal mancato possesso del mio corpo, allora comincerò da lei. Io e lui non siamo naturalmente diversi. Gli uomini non sono possessivi per natura, altrimenti dovremmo giustificare gli omicidi, i crimini orribili che in nome della cultura del possesso vengono commessi. Invece io ho fiducia nel genere maschile e non penso affatto che loro uccidano su mia provocazione e che io debba rinunciare a fare quello che voglio per tenerli buoni. Non è così che va la storia. Io e lui siamo uguali, il punto è che qualcuno ha deciso che dovevamo crescere in modo diverso. Allora vaffanculo a chi mi ha intrappolata in questa prigione. Vaffanculo a chi ha a cuore la monogamia o non si aspetta che le donne siano sessuate anche dopo che hanno smesso di dormire assieme ai mariti decennali. Vaffanculo a chi tormenta le donne affinché assegnino la proprietà dei propri corpi ad altri. A chi pensa che dovremmo chiedere perdono affinché un patriarca magnanimo risparmi la nostra vita. A chi pensa che un corpo adultero debba essere spogliato, torturato, punito, perfino dalle proprie simili tanto ligie agli ordini dei loro padri. E vaffanculo anche a te, amica mia, perché in un modo o nell’altro anche tu mi hai chiamata troia e perché sono convinta che di me non hai capito un cazzo. E allora resto sola o lascio aperta la mia porta. Entra chi sa che non può accomodarsi in eterno. E il resto è storia.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata. 

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