La Princeton University ha dimostrato scientificamente l’esistenza della Coscienza Globale e che la Noosfera, cioè la mente umana collettiva, riesce ad influenzare in qualche modo anche gli elaboratori informatici.   1 comment


a Princeton University ha dimostrato scientificamente l’esistenza della Coscienza Globale e che la Noosfera, cioè la mente umana collettiva, riesce ad influenzare in qualche modo anche gli elaboratori informatici.

La notizia sorprendente non è che la scienza ha scoperto l’esistenza della Coscienza Globale, ma che ad affermarne l’esistenza sia la prestigiosa Università di Princeton, con tutta la sua fama e la sua storia di “academically correct”, il “luogo di banchetto” di tutta la comunità scientifica mainstream, potremmo dire.In effetti, non pochi di loro avevano dichiarato che si stava “perdendo tempo”, malgrado si trattasse, non di un piccolo esperimento di laboratorio fatto da uno stagista, ma diuno studio durato ben 14 anni, un monitoraggio su dati forniti da elaboratori informatici disseminati in tutto il mondo, che ha rilevato l’impatto di particolari eventi collettivi che hanno emozionato, coinvolto e/o sconvolto l’umanità intera.

Ebbene, dal 1998 al 2013, si è constatato in maniera incontrovertibile che gli esseri umani sono globalmente interconnessi tra loro, e che il loro “sentire” collettivo riesce a deviare perfino le risposte dei computer. Il bello di tutto questo è che, ancora una volta, possiamo dire che questa nuova straordinaria scoperta scientifica, conferma ciò che era già noto, addirittura da millenni, alle scuole misterosofiche e alle varie dottrine spirituali di tutto il mondo! E in ogni caso, anche Carl Gustav Jung diceva: «Come oltre l’individuo esiste una società, così oltre la nostra psiche personale esiste una psiche collettiva, l’inconscio collettivo,che cela parimenti in sé grandi attrattive». Ma come si poteva dar ragione a Ermete Trismegisto, Abulafia, Platone, Buddha, i pellerossa, gli aborigeni o ai Veda in un laboratorio di scienze? Non sia mai!

Per diritto di cronaca, c’è da dire che questa ricerca va confermata, avallata, ragionata, analizzata, ecc… ma una cosa è certa, forse oggi, siamo maggiormente predisposti se non altro a usare un linguaggio… come dire, cibernetico! Ormai, Internet, i social media e le breaking news 24 ore al giorno, ci offrono una prospettiva in tempo reale sull’umore nazionale e internazionale. Mentre un algoritmo sviluppato da Google, il Google-Profile of Mood States (G-POMS), raccoglie contenuti da Twitter, per valutare sentimenti collettivi quali felicità, gentilezza, calma, vitalità, confidenza e altro ancora.

Questo è indubbiamente un linguaggio che la nostra generazione è ormai abituata ad abbracciare. Così, gli investitori parlano di “umori del mercato”, mentre gli storici usano il termine Zeitgeist (spirito del tempo). Mettetela come vi pare, ma il termine Coscienza Collettiva si riferisce all’atmosfera sociale che nasce da pensieri e comportamenti degli individui appartenenti ad una comunità. Con l’accumularsi di stress e tensioni nella coscienza collettiva, l’incoerenza crea caos in individui e gruppi sociali.

Secondo Maharishi Mahesh Yogi: «Tutti gli episodi di violenza, negatività, conflitti, crisi o problemi in ogni società, sono semplicemente l’espressione di un accumulo di stress nella coscienza collettiva. Quando il livello di stress diventa troppo alto, emerge come crimine, violenza, guerra e disordine sociale». Come avrete notato, Maharishi Mahesh Yogi non è il rettore dell’Università di Fisica.

Eccoci, allora, alla notizia eclatante: l’avvento dei dati forniti dal cosiddetto “Global Consciousness Project“. Quattordici anni fa, i creatori del GCP piazzarono in tutto il mondo generatori di numeri casuali, che ribattezzarono “eggs”, cioè “uova”. Ad oggi ci sono 134 uova sparse fra Europa, Stati Uniti, Canada, India, Isole Fiji, Nuova Zelanda, Giappone, Cina, Russia, Brasile, Africa, Thailandia, Sud America ed Australia. La funzione di queste uova, è quella di generare costantemente i numeri “0″ e “1″ a caso. Oltre a ciò, i dispositivi sono anche in grado di formulare anticipatamente previsioni sui numeri casuali che stanno per generare. Secondo i principi della “Expected Randomness” (ovvero, della “Casualità Prevista”) essi, in pratica, tirano ad indovinare («Uscirà “0″ oppure “1″?»), estraggono un numero (che può essere “0″ o “1″) e contano le volte che ci azzeccano.

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