Whores…putas…puttane…   2 comments


Una storia personale..

mio padre..rimase ben presto..orfano;

suo padre..era morto in Argentina..in una miniera di carbone.

Sua madre..ritornò in Italia ,..a Firenze.

Dopo qualche anno..morì..di tubercolosi.

mio padre..fu’ allevato dalla nonna materna..che  non aveva mezzi per andare avanti.

Le puttane del quartiere del centro storico.. di Firenze..l’aiutarono per i soldi.

Questo significa..che quelle puttane..avevano un cuore..colmo di amore ..

e..di compassione..      il cuore..di Dio..

Genealogia di Gesù

La genealogia di Gesù è riportata nel Vangelo secondo Matteo (1,1-16) e nel Vangelo di Luca (3,23-38). Nel Vangelo secondo Matteo la genealogia parte da Abramo e giunge, di padre in figlio fino a Gesù, saltando gli antenati durante la deportazione a Babilonia; nel Vangelo secondo Luca è fornita a partire da Gesù di figlio in padre fino ad Adamo «figlio di Dio». Il numero di generazioni, pur diverso nelle due genealogie, è in entrambe multiplo di sette, numero con un importante valore simbolico nella letteratura semitica. Le genealogie, quindi, hanno un significato simbolico che potrebbe essere stato raggiunto a spese dell’accuratezza storica, ad esempio saltando alcune generazioni.

In entrambe le genealogie Giuseppe non viene presentato come padre biologico di Gesù, ma solo come padre adottivo, in accordo con quanto narrato nei due vangeli. La funzione delle due genealogie, perciò, è quella di evidenziare il legame del Messia con la storia ebraica e soprattutto la sua discendenza legale dal re Davide. Ciò consente di applicare a Gesù la profezia di Isaia, che qualifica il messia come germoglio dell’albero di Jesse (Is 11,1-2).

Benché abbiano in comune gli antenati fra Davide e Abramo, l’elenco dei discendenti di Davide è molto diverso. Sin dall’antichità ciò è fonte di discussione fra gli studiosi, alcuni dei quali hanno proposto che la genealogia di Luca sarebbe quella biologica materna.

Le antenate di Gesù

La presenza di quattro donne nella genealogia matteana (Tamar, Rut, Raab, e Betsabea) è una peculiarità, di cui hanno discusso molti biblisti. Matteo, infatti, in questo modo si discosta apertamente dalla cultura del suo tempo, dove le donne non erano mai incluse in un albero genealogico; la stessa genealogia di Luca non ne fa menzione.

Secondo Giovanni Crisostomo, il primo a segnalare l’estraneità di queste figure nella genealogia di Gesù, la loro inclusione nella lista era un modo per indicare che Gesù era il Salvatore non solo del popolo ebreo ma anche dei Gentili. Tamar e Raab, infatti, erano cananee, mentre Rut era moabita (Betsabea, invece, benché sposata a uno straniero, sembra essere ebrea, almeno dal lato paterno). La loro presenza nella genealogia di Gesù deve essere considerata in contrasto con la tendenza di una parte degli israeliti verso la purezza etnica e in particolare con la proibizione dei matrimoni misti introdotta da Esdra.

Le quattro antenate compaiono nella Bibbia per le vicende seguenti:

Tamar (Genesi, capitolo 38). Nuora di Giuda figlio di Giacobbe. Secondo il racconto biblico fu moglie di Er e poi di Onan figli di Giuda. Dopo essere rimasta per due volte vedova e senza progenie usò uno stratagemma per rimanere incinta e dare un erede postumo ai mariti in accordo con la legge del levirato. Siccome Giuda aveva evitato di ottemperare alla legge dandogli come marito il suo terzo figlio Sela, si finse prostituta per avere rapporti con lo stesso Giuda. Lo stratagemma, che portò finalmente ad una gravidanza, venne successivamente giudicato da Giuda con queste parole: Essa è più giusta di me, per la ragione che io non la diedi a Sela mio figlio. (Genesi, 38,26). Tamar a suo tempo partorì due gemelli Perez (o Fares) e Zera (o Zara). La linea di discendenza di Gesù avvenne tramite Fares (o Perez) così come si evince da Rut, 4,12 e Rut, 4,18-22 da 1Cronache, 2,4 e Matteo,1,3.
Raab (Giosuè, capitoli 2-6.). Fu una locandiera e prostituta cananea di Gerico, che abbandonò il politeismo per aderire alla fede nel Dio di Israele. Il racconto biblico asserisce che nascose due spie di Israele mandate in perlustrazione da Giosuè e li ospitò nella sua casa a rischio della sua stessa vita. La sua fede incondizionata è riportata anche da scrittori cristiani delle Sacre Scritture. La Lettera agli Ebrei la menziona dopo aver passato in rassegna la fede di molti devoti adoratori dell’antichità, come Gedeone, Barac, Sansone, Iefte, Davide e Samuele: «Per fede Raab la meretrice non perì con quelli che agirono disubbidientemente, avendo ricevuto le spie in modo pacifico» (Ebrei, 11,31). La Lettera di Giacomo d’altronde, ne esalta le opere: « Nella stessa maniera anche Raab la meretrice non fu forse dichiarata giusta per le opere, dopo che ebbe ricevuto i messaggeri con ospitalità e li ebbe mandati fuori per un’altra via? »(Giacomo, 2,25). La ex meretrice, secondo la Bibbia sposò Salmon ed ebbe un figlio, Boaz, lo stesso Boaz parente di Noemi e marito di Rut. La genealogia che porta a Gesù si trova in parte, fino a Davide, nel Libro di Rut (Rut, 4,20-22) e quindi fino a Gesù stesso nel Vangelo secondo Matteo (Matteo, 1,5-6).
Rut (Rut). Era una vedova moabita, nuora di Noemi, vedova a sua volta di Elimelec. Aveva sposato il figlio di Noemi, Malon, che insieme a suo fratello Chilon (sposato ad Orpa) e sua madre si trovavano a Moab per una carestia che li avevano costretti a lasciare la loro città natale Betlemme in Giudea. Quando anche i figli Malon e Chilon morirono e giunse notizia della cessata carestia in Giudea («aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane» (Rut 1,6) Noemi decise di tornare a Betlemme.
Dopo la partenza, mentre Orpa dopo ripetute insistenze della suocera tornò alla casa di sua madre in Moab, Rut «non si staccò da lei» Rut 1,14) e nonostante le ulteriori insistenze della suocera rispose, accorata ma decisa: «Non insistere con me perché ti abbandoni e torni indietro senza di te: dove andrai tu andrò anch’ io, […]; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio» Rut 1,16). L’amore e la devozione per la suocera e le leggi del suo Dio, una volta in Giudea, gli fecero accettare il consiglio di Noemi di proporsi come sposa a Boaz, uno dei parenti più prossimi del defunto marito in accordo con la legge del levirato. Il racconto biblico specifica che di notte e all’aperto giacque ai piedi di Boaz (Rut 3,8-14). A tal proposito il teologo e commentatore biblico Paulus Stephanus Cassel fa notare:
«Senza dubbio questo metodo simbolico di affermare il più delicato di tutti i diritti presuppone modi di una semplicità e virtù patriarcale. La fiducia della donna si basa sull’onore dell’uomo. Il metodo, tuttavia, non era di facile attuazione. Infatti qualsiasi anticipazione o segno premonitore al riguardo avrebbe strappato il velo del silenzio e del riserbo nuocendo alla modestia della richiedente. Ma una volta preso il via, la richiesta privilegiata non poteva essere negata senza disonorare la donna o l’uomo. Quindi possiamo esser certi che Naomi non mandò la nuora con questa ambasciata senza la massima fiducia che avrebbe avuto successo. Infatti è sicuro che nel caso in questione a tutte le altre difficoltà si aggiungeva anche questa: cioè che Boaz, come Rut stessa dice, era sì un goel [un ricompratore], ma non il goel. Anche la risposta di Boaz lascerebbe intendere che tale richiesta non gli giungeva del tutto inaspettata. Non che egli si fosse messo d’accordo con Naomi e avesse così fatto in modo di trovarsi da solo sull’aia, perché il fatto che egli fu colto di sorpresa nel sonno mostra che non prevedeva affatto quella visita notturna. Tuttavia l’idea che prima o poi Rut gli facesse presente il proprio diritto basato sui vincoli di sangue poteva essergli passata per la mente. Ma anche questa congettura sulla possibilità o probabilità che ciò avvenisse non può essere usata per sollevare Rut dall’onere di manifestare il proprio libero arbitrio seguendo questa procedura simbolica»[20][21]
Boaz comprò da Noemi l’eredità di Elimelech e Rut divenne sua moglie, dandogli in seguito un figlio, Obed, che troviamo nella linea di discendenza di Davide (Rut, 4,17-22) e di Gesù Cristo (Matteo, 1,5).
Betsabea (Secondo libro di Samuele, capitoli 11-12.). Si parla di lei nel Secondo libro di Samuele, nel Primo libro dei Re e nella soprascritta del Salmo 51 (in alcune traduzioni della Bibbia il 50) attribuito a Davide e scritto dopo che peccò con Betsabea.
Moglie di Uria l’Ittita, un valoroso e fedele guerriero nonché guardia del corpo reale, Betsabea fu notata dal Re Davide dalla sua terrazza mentre faceva il bagno in un edificio adiacente. Dopo essersi accertato dell’assenza del marito, Davide la mandò a chiamare ed ebbe rapporti sessuali con lei, che rimase incinta. Saputo della sua gravidanza, Davide incoraggiò Uria al rientro dalla campagna militare a cui stava partecipando per dormire con la moglie e aver rapporti con Betsabea, in modo da attribuire subdolamente la gravidanza ad Uria stesso, ma il piano fallì proprio per la fedeltà di Uria al suo popolo, ai suoi compagni d’armi e al suo Re. Davide converti il suo piano in uno criminale, consegnando Uria alle prime linee nemiche affinché morisse, cosa che in effetti avvenne. (2Samuele, 11,1-27)
Il progetto criminale e i suoi risultati, secondo il racconto biblico, non sfuggirono agli “occhi” di Dio: «[…] Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore » (2Samuele, 11,27) per cui mandò il profeta Natan che pronunciò alcune sentenze profetiche sulla famiglia del Re e sul figlio nato dalla sua relazione con Betsabea. La Bibbia afferma che Davide si pentì amaramente anche se nonostante il suo pentimento, subì il giudizio divino annunciato da Natan. Tempo dopo Betsabea rimase di nuovo incinta di Davide e partorì Salomone, destinato a succedere al padre come terzo Re d’Israele e ad essere l’antenato di Gesù, come riportato dalla genealogia di Matteo (Matteo, 1,6).
Il bagno di Betsabea in una posizione visibile dalla reggia ha creato difficoltà sin dall’antichità e questo potrebbe essere il motivo per cui l’episodio viene omesso nel libro delle Cronache e apertamente negato in hadith del Corano.[22] Per i rabbini, invece, Betsabea era protetta da uno specchio, che andò casualmente in frantumi, mentre David riuscì ad ammirarla solo perché era salito sul tetto della reggia, un improbabile posto d’osservazione che Betsabea non aveva previsto.

Albright e Mann sono a favore della teoria secondo la quale queste quattro donne vengono citate per sottolineare il ruolo di importanti figure femminili del passato e per paragonarle implicitamente a un’altra donna citata nella genealogia: Maria.[23] Nonostante la struttura patriarcale della società ebraica, la realizzazione del piano di Dio ha richiesto il libero arbitrio di cinque donne fuori del comune.

Studiosi di stampo femminista come Amy-Jill Levine sostengono l’idea che questa presenza di donne serve invece a sottolineare lo stampo patriarcale della genealogia vista la preponderanza di nomi maschili, mentre Brown sostiene che serve a mostrare che il volere di Dio non è per nulla condizionato dallo spirito dell’epoca.

Figure femminili dalla statura morale meno controversa non sono affatto menzionate: secondo Jerome ciò suggerisce che l’autore di Matteo incluse queste figure per mostrare quanto pressante fosse la necessità di una riforma dei costumi, mentre Gundry vede in essa un tentativo di giustificare le origini umili di Gesù mostrando come grandi personaggi del passato avessero origini altrettanto oscure.[senza fonte]Vittorio Messori[24] indica che gli errori o la cattiva condotta di alcuni personaggi sono un indizio a favore della veridicità storica dei vangeli canonici: non avrebbe infatti giovato in alcun modo, per il cristianesimo delle origini, inventare a posteriori una genealogia con caratteristiche negative. Oltre a questo Messori nota come non esista nei vangeli una genealogia di Maria, l’unico genitore con il quale Cristo, secondo la dottrina cristiana, aveva un legame di sangue; infine, in una società dove le disgrazie erano considerate castighi di Dio che si tramandavano “fino alla settima generazione” non sarebbe stato conveniente attribuire a Gesù degli antenati che, pur essendo nobili, appartenevano ad un “ramo decaduto” della discendenza di Davide.

Whores..sex workers..putas..puttane..

Representante del Colectivo Inglés de Prostitutas manifestándose en las calles del Soho londinense. (Reuters/Adam Winning) Leer más: Sexo: Por qué se recurre a la prostitución: el estudio que desmiente lo que pensábamos. Noticias de Alma, Corazón, Vida http://goo.gl/91YM7d

 

https://abbattoimuri.wordpress.com/2016/07/11/perche-si-ricorre-alla-prostituzione-lo-studio-che-smentisce-cio-che-pensavamo/https://abbattoimuri.wordpress.com/2016/07/11/perche-si-ricorre-alla-prostituzione-lo-studio-che-smentisce-cio-che-pensavamo/

 

El Confidencial, 07.07.2016

traduzione di Grazia

Il dibattito sul lavoro sessuale è sempre più aperto e, per questo, studi come quello appena pubblicato ci aiutano a capire un po’ meglio la mentalità del cliente

Negli ultimi anni si è diffuso in Europa in generale e in Spagna in particolare il dibattito sulla prostituzione. Ogni volta c’è un maggior numero di opinioni differenti, in molti casi dovute alla partecipazione alla discussione delle stesse professionali che ricordano che non tutto il lavoro sessuale è necessariamente schiavizzato. In definitiva l’abolizionismo convive con altre visioni meno restrittive, anche all’interno del femminismo.

Per completare il complesso puzzle della prostituzione è di valido aiuto uno studio recentemente pubblicato sulla rivista ‘Sexualities[1]’ e realizzato da Susann Huschke, dell’Università di Witwatersrand del Sudafrica e da Dirk Schubotz, della Università Queen’s di Belfast, nel quale si decostruiscono gli stereotipi predominanti sugli uomini che pagano per il sesso, ovvero quelli che si utilizzano continuamente nel discorso pubblico sul lavoro sessuale.

In definitiva, come già avevano suggerito altri studi, i clienti non sono semplicemente “sfruttatori e abusatori sessuali”, ma ricorrono alla prostituzione per un’amplissima gamma di ragioni, che vanno dalla sperimentazione (è questo il caso di un travestito eterosessuale) fino all’incapacità di incontrare qualcun*, passando per quelli che, senza impegno, vogliono avere relazioni con donne o che non incontrano la soddisfazione sessuale con il/la loro partner. E lo fanno in un contesto che agli spagnoli (e agli italiani – ndt)suonerà familiare: quello di una società dove tradizionalmente il sesso è stato censurato dalla religione. Nel concreto, dalla Chiesa Cattolica, che in Irlanda, dove è stato condotto lo studio, continua ad avere una grande influenza.

Nei dibattiti sulla prostituzione il cliente è solitamente ritratto in maniera monolitica. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di un “misogino negligente o di un pervertito sessuale”. Tuttavia, segnalano gli autori, anche se è possibile che ci siano consumatori di questo tipo, la semplificazione non aiuta a intendere le radici del problema, soprattuto alla ora di prendere decisioni legali sulla criminalizzazione del lavoro delle prostitute o sulla persecuzione del cliente.

Secondo i dati ottenuti dopo che 446 clienti abituali hanno completato un’inchiesta online, arricchiti da interviste faccia a faccia con 10 di loro, così come dalle testimonianze di 19 sex workers, l’unica conclusione è che non esiste il “puttaniere” tipico. Sì perché la maggior parte dei clienti affermava di non ricorrere alla prostituzione di strada ma alle escort e ai bordelli (secondo l’informe ‘Radiografia della prostituzione in Spagna[2]’ è possibile che ci siano 1500 locali del genere nel nostro Paese), questi sono solitamente più o meno benestanti e hanno studiato.

Queste sono le principali ragioni per cui gli uomini ricorrono alla prostituzione:

  • Traggo piacere facendo l’amore con gente diversa (47%)
  • Mi ha permesso di manifestare la mia sessualità (40%)
  • Mi permette di provare cose che non avevo provato prima (41%)
  • Mi piace che non ci siano legami emozionati (38%)
  • Mi permette di fare cose che non farei con la mia partner (28%)
  • É l’unica maniera in cui posso fare l’amore (25%)
  • La segretezza mi eccita (21%)
  • Mi fa sentire maggiore fiducia rispetto al mio corpo e a me stesso (21%)
  • É buono per la mia autostima (19%)
  • Lo feci per curiosità (16%)
  • É rapido e facile: non ho tempo per altre relazioni sessuali (16%)
  • É l’unica maniera in cui posso ottenere soddisfazione sessuale (9%)
  • Non mi sento preparato per altre relazioni sessuali (8%)
  • Nulla del precedente (<1%)

Queste sono le cose che gli intervistati e le intervistate non apprezzano della prostituzione:

  • Mi sento come se dovessi nascondermi (41%)
  • Mi preoccupa che i miei amici e la mia famiglia se ne accorgano (39%)
  • Mi preoccupa il benessere della sex worker/prostituta (36%)
  • Mi sento come se dovessi mentire su quello che faccio (31%)
  • Mi preoccupano i rischi per la salute (25%)
  • Spendo troppo denaro (25%)
  • Mi manca la connessione emotiva (21%)
  • Non credo che sia denaro ben speso (12%)
  • Non mi piacciono i luoghi dove si conclude (10%)
  • Mi fa vergognare (10%)
  • Speravo che mi desse più del sesso (5%)
  • Danneggia la mia fiducia (3%)

Come si può notare, lasciando a margine l’errore associato a queste inchieste (nelle quali i partecipanti vengono sempre bene nella foto), le risposte suggeriscono che il cliente si preoccupa della sex worker più di quanto si pensava. Quando si domandò loro per quali ragioni smetterebbero di frequentare le escort, il 35% assicurò che lo avrebbe fatto nel caso avesse iniziato una relazione di coppia e il 27% se potesse avere relazioni sessuali senza doverle pagare, cosa che rafforza il carattere sostitutivo della relazione. Alcuni di loro, inoltre, sostennero che anche se non avevano mai visto maltrattare le ragazze, cesserebbero immediatamente di farlo se venissero a sapere che le loro partner sono forzate.

Il 97% dei partecipanti erano uomini, con solo un 2% di donne e un 1% di persone trans. La maggior parte (64%) aveva tra i 31 e i 50 anni, seguiti da chi ne aveva fra i 22 e i 30 (14%). Quattro su dieci erano single, e la maggioranza preferiva incontrarsi con diverse donne (58%), anche se un terzo riconosceva di preferire darsi appuntamento sempre con la stessa, cosa che, in genere, non era possibile.

Più in là dei dati, l’articolo risulta interessante perché raccoglie alcune testimonianze di questi uomini, che riassumono alla perfezione la grande quantità di ragioni per cui si ricorre a questi servizi. Uno dei casi più abituali, per esempio, è quello di Roger, un lavoratore autonomo di 50 anni, sposato e con tre figli. “Se avessi una vita sessuale attiva in casa, di sicuro non mi servirei delle escort, però mia moglie non vuole mai”, spiega. “Siamo felicemente sposati, ancora usciamo, ma per quanto riguarda il sesso…suppongo di essermi arreso”. É una delle spiegazioni più frequenti: davanti alla frustrazione sessuale, gli uomini preferiscono ricorrere a una professionista piuttosto che avere un’avventura, posto che è meno rischioso per il loro matrimonio. “Molti partecipanti consideravano questa una parte importante della loro vita e non erano preparati a lasciare la moglie e i figli”, segnala lo studio.

É ugualmente abituale far ricorso alla prostituzione come fa il trentenne Philip, che credeva nell’idea di “niente sesso prima del matrimonio” fino a che, ai 35, vide la luce. “Ero un bravo ragazzo cattolico”, spiega. “Ero in uno stato continuo di eccitamento, ma era la scelta che avevo preso per il modo in cui mi avevano cresciuto…Dunque, arrivai ad un momento dove la cosa era ‘Perché? É davvero un peccato?’”. In alcuni casi arriva anche a giocare un ruolo guaritore: è ciò che accade con Paul, un pensionato di Belfast che cadde in una grave depressione in seguito al divorzio da sua moglie. “Mi fa sentire meglio e aiuta con la mia depressione”, riconosce. “Chiedo qualcosa, lei chiede denaro, Entrambi siamo felici. Fine”.

In altri casi, forse minoritari, ma allo stesso modo rilevanti, la prostituzione arriva là dove le relazioni eterosessuali convenzionali non arrivano. Bob, per esempio, è un ‘cross dresser’ a cui piacciono le donne. “Ho le mie necessità, voglio sesso”, spiega. “Questa è l’unica maniera in cui posso farlo…Mi sento speciale, sollevato”. É anche il caso di Nick, un quarantenne single con gusti particolari: “Se conosci qualcuno, anche se lo conosci da un mese, ti domandi ‘Come tiro fuori il feticismo nella nostra relazione?’”, si domanda. “É ciò per cui, a mio avviso, servono le escort, che elencano i loro servizi, così se ci sono cose che vuoi provare, sono lì”. Qualcosa di comune in molti casi è vedere gli incontri con le prostitute come un aspetto separato dal resto della propria vita: “Le escort forniscono questa situazione a sé stante in cui posso sperimentare senza che mi giudichino”.

Un’altra caratteristica comune a molte di queste relazioni è che non sono esclusivamente sessuali. Nick, per esempio, afferma di rimanere a chiacchierare un bel po’ dopo l’atto. Roger aggiunge che “la metà del tempo voglio che mi sussurrino parole dolci e che mi abbraccino intimamente…”. Alcuni di questi clienti menzionano che le prostitute non sono affatto simili all’immagine data dai mezzi di comunicazione. “Non sono le eroinomani violente che soffrono delle malattie di cui si legge di solito, in genere sono persone simpatiche”, segnala Paul. “Scoprii che molte delle cose che mi avevano raccontato erano miti e spazzatura”.

Questa è, alla fine, la conclusione dei ricercatori. Che “il desiderio di trovare piacere sessuale non significa automaticamente che gli uomini che pagano per il sesso semplicemente ricerchino un corpo femminile ricettivo e femminile per lo sfogo sessuale”. Anche se quasi tutte le sex workers si sono trovate in situazioni sgradevoli, la maggior parte dei clienti sono capaci di rispettare i limiti che impongono. “Quando tutte le/i sex workers sono percepit* come vittime indifese del traffico o dell’industria del sesso, non c’è spazio per discutere delle differenti condizioni in cui si trovano, dei comportamenti appropriati e inappropriati dei clienti, delle forme in cui le professioniste possono fare il loro lavoro nella maniera più sicura, della promozione di pratiche di riduzione del danno e dei servizi di appoggio che permetterebbero a più sex workers di proteggersi dai clienti violenti e abusatori”, concludono.

Legalizzazione o criminalizzazione?

Questa ricerca si inserisce nella cornice delle ultime riforme prodotte in Europa sul tema della prostituzione. Nel giugno 2015, l’Irlanda del Nord stabilì pene per i clienti della prostituzione “seguendo la logica che se si criminalizza l’acquisto del sesso, la domanda si ridurrebbe significativamente e, a meno prostituzione consegue una diminuzione del traffico per sfruttamento sessuale”. Seguiva la scia di Islanda e Norvegia, che avevano fatto la loro parte rispettivamente nel 2008 e nel 2009, anche se tale posizione fu rifiutata in Scozia nel 2012 e in Irlanda nel 2014.

La ricerca mette in dubbio che sia una misura realmente utile. Secondo i risultati dell’inchiesta, solo il 7% dei clienti riconosceva che avrebbe smesso di pagare per avere sesso se diventasse illegale, mentre il 15% lo cercherebbe, per esempio, in un altro Paese. Solo il 4% pensava che avrebbe dissuaso le Sex Workers e il 57% mostrava preoccupazione rispetto al fatto che proibizione, criminalizzazione, non finissero per peggiorare ancora le condizioni lavorative delle professioniste.

“Concludiamo che i recenti dibattiti pubblici sulla commercializzazione del sesso in Irlanda e l’implementazione del cosiddetto modello svedese in Irlanda del Nord, costituiscono una ‘crociata morale’ contro il lavoro sessuale, che è percepito come una trasgressione della morale cristiana conservatrice” segnalano gli autori al finale dell’articolo. “Impiegando stereotipi negativi e ignorando l’evidenza esistente, i promotori della proibizione del lavoro sessuale hanno perso l’opportunità di consentire un dibattito aperto e più scevro di pregiudizi intorno ai desideri sessuali della gente e alle norme sociali che danno loro forma”.

Articolo originale:

http://www.elconfidencial.com/alma-corazon-vida/2016-07-07/hombres-prostitucion-estudio-desmiente-todo_1220583/

[1] http://sex.sagepub.com/content/early/2016/06/20/1363460716638094?papetoc

[2] http://www.europapress.es/sociedad/noticia-situacion-prostitucion-espana-20150421141927.html

 

2 risposte a “Whores…putas…puttane…

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  1. perchè..secondo una logica..cattolica…esse vivono continuamente ..nel peccato..e quindi..non possono vivere..la grazia..l’amore..e la compassione…di Dio…

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  2. E perchè mai le puttane non dovrebbero avere un cuore?

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