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Animali: “non perché sono in grado di soffrire…ma perché sanno essere felici”   Leave a comment


http://intersezioni.noblogs.org/condivisioni/non-perche-sono-in-grado-di-soffrire-ma-perche-sanno-essere-felici/#comment-95430

Proprio oggi leggevo un articolo di Nathan Runkle –  fondatore e Presidente di Mercy for Animals – intitolato “il nostro sdegno per il Festival della carne di cane di Yulin rivela un’ipocrisia disgustosa”. Il pezzo in questione argomentava in modo non troppo dissimile dall’articolo pubblicato pochi giorni fa, intitolato Del Mangiar Cani, e chiudeva con questa riflessione, già sentita in diverse occasioni:

“Certo, hanno aspetti diversi. Mucche e maiali adulti non sono esattamente i più adatti per accoccolarsi assieme sul divano (se è per questo nemmeno i cavalli, eppure poche persone li mangiano). Potrebbe essere una sfida portare un pollo a fare una passeggiata, data la sua capacità di volare (ma anche in questo caso, avete mai provato a mettere il vostro gatto al guinzaglio?).

In termini di intelligenza, nessuno di questi animali si differenzia notevolmente dagli altri – anche se i maiali sono in realtà più intelligenti dei cani. Quando si tratta di personalità, ogni animale ha la sua – ma, in generale, sono tutti socievoli e stare in compagnia degli umani gli piace quando vengono trattati con gentilezza. E tutti amano una bella grattata dietro le orecchie.

Anche quando delle differenze esistono – nell’aspetto, nelle capacità intellettive, nella personalità – queste non bastano a giustificare il trattamento differente riservato ai diversi animali, così come non bastano a giustificare il trattamento differente riservato alle diverse tipologie di umani. Che la nostra relazione con mucche, maiali e polli sia stata, storicamente, di sfruttamento, piuttosto che di compagnia, non ci scagiona: per secoli i bianchi hanno sfruttato i neri e gli uomini hanno sfruttato le donne.

Ciò che veramente conta è la capacità di soffrire e provare dolore. Da questo punto di vista, e gli scienziati su questo sono concordi, gli animali che amiamo e quelli che mangiamo sono uguali.

La crudeltà è crudeltà, e la sofferenza è sofferenza. Tutto il resto è arbitrario. E’ giusto provare sdegno – persino rabbia – per il Festival di carne di cane in Cina. Ma non dovremmo sentirci meno inorriditi da quello che succede nel nostro paese, proprio sotto il nostro naso”.

Subito dopo aver letto questo articolo – in una fase di masochismo evidente – mi allietavo con un altro post pubblicato questa volta su di una rivista online dedicata all’allevamento (!) sulla quale è presente una categoria chiamata “il confessionale dell’allevatore”, nella quale chi si guadagna da vivere sulla pelle degli altri animali può, rigorosamente nell’anonimato, svuotarsi la coscienza e condividere pensieri e riflessioni sulla sublime arte di togliere la vita.

Ebbene, in molte delle confessioni,  uno degli aspetti più consolatori era, unanimemente, la rapidità di una morte QUASI indolore. A prescindere dal fatto che il termine “quasi” potrebbe già da solo dar adito a moltissimi interrogativi, leggere questo articolo in coda al primo mi ha fatto realizzare un punto importante: per la maggior parte degli esseri umani, il fatto di poter vivere la propria vita è qualcosa di così scontato da farci preoccupare, quando si tratta di animali non umani, quasi esclusivamente di fargli ottenere una buona morte, ovvero una morte veloce, indolore, quasi inconsapevole.

In questo senso ambedue gli articoli, sia quello scritto da un attivista animalista, che quello di un’allevatrice, avevano dei punti in comune: ambedue non negavano la sofferenza che provano gli animali, e ambedue sottolineavano come sia eticamente imprescindibile evitare questa sofferenza. Eppure, tutti questi occhi puntati sulla sofferenza degli animali sembrano non notare qualcosa di ancor più fondamentale: ovvero, la capacità degli animali di essere felici!

Preoccuparsi della morte degli animali, e pensare che basti una morte “indolore”, “dolce”, “umana” per sentire di aver risolto il problema è nella migliore delle ipotesi naif, nella peggiore decisamente ipocrita.

Gli animali si sono evoluti, esattamente come noi anche se ognuno in modo peculiare, per vivere su questa terra, e per viverla liberi. Da questo punto di vista la morte è, per loro come per noi, l’ultimo dei problemi, o quantomeno, l’unico insormontabile. Ma al di là della morte, esiste la vita da vivere: una vita libera, in cui esplorare l’ambiente, relazionarsi con i propri simili e con altri esseri senzienti, vivere affetti e antipatie, divertirsi, provare fame ma anche sazietà, giocare e poltrire, scoprire e scopare, imparare e tramandare.

E fare ognuna di queste cose, per tanto tempo, o per lo meno per il maggior tempo possibile.

Sfruttare gli animali non umani significa privarli della vita: non soltanto perchè li uccidiamo, ma perché li alieniamo da una vita che sia degna di questo nome. In questo senso, la carne felice non esiste. Non esiste felicità nell’essere imprigionati contro la propria volontà, nel non potersi muovere liberamente, nell’essere stuprate se femmine per far nascere una prole che verrà allontanata e massacrata al momento stesso della nascita, o poco dopo. Non c’è felicità in luoghi bui e sporchi, o in mezzo a recinti elettrificati, tra compagni di sventura che non si sono scelti, e giusto per il lasso di tempo necessario a diventare abbastanza grassi – o abbastanza improduttive – per finire, al massimo adolescenti, al mattatoio. Avremmo mai il coraggio di dire, di un dodicenne allontanato dalla famiglia, tenuto in prigionia, torturato e ammazzato con un colpo in testa, che “in fondo, ha avuto una morte dolce?”

Eticamente sarebbe accettabile?  In A chi spetta una buona vita, Judith Butler affronta il difficile tema della vulnerabilità delle vite, della loro precarietà e delle forme di resistenza che si oppongono a questo ordine prestabilito che decide il valore della vita di ognun*.

Parlando delle vite umane, in un ragionamento che già si presta ad estendersi senza sforzo al non umano, sostiene che “La comprensione delle modalità di attribuzione di valori differenziali alle vite umane non può che passare anche per la comprensione di come alcune vite siano considerate non-vite – vite “già morte” – molto prima della morte.” Questa non-vita dei non umani assoggettati al nostro sfruttamento è il vero nodo gordiano per il quale l’unica soluzione non può essere e non sarà mai l’utopia e l’inutilità di una “buona morte”, ma che al contrario richiede un taglio netto con quello specismo che ci è stato insegnato fin dalla culla: un passo più semplice a compiersi di quanto si possa credere, e che risponde affermativamente alla semplice domanda (che risuona sulle pagine del rifugio per animali australiano Edgar’s Mission

“Se potessimo vivere in salute e felicemente senza far del male ad alcuno…perché non dovremmo farlo?”

la compassione,l’amore,la bontà del Padre nei confronti dei figli   Leave a comment


[1]Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.

[2]I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.

[3]Allora egli disse loro questa arabola:

[11] “Un uomo aveva due figli. [12]Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del

patrimonio che mi spetta.

E il padre divise tra loro le sostanze.

[13]Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano

e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.

[14]Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli

cominciò a trovarsi nel bisogno. [15]Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella

regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. [16]Avrebbe voluto saziarsi con le carrube

che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. [17]Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti

salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! [18]Mi leverò e

andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; [19]non sono più

degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. [20]Partì e si incamminò

verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo

baciò.

[21]Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di

esser chiamato tuo figlio.

[22]Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo,

mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. [23]Portate il vitello grasso, ammazzatelo,

mangiamo e facciamo festa, [24]perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era

perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

[25]Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le

danze; [26]chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. [27]Il servo gli rispose: È

tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e

salvo. [28]Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo.

[29]Ma lui

rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu

non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. [30]Ma ora che questo tuo figlio che

ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.

[31]Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; [32]ma bisognava far

festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato

ritrovato”.

QUESTA è..presumibilmente la PAROLA di Dio,incarnata 2000anni fà..nella persona di Cristo.

Vescovi,apostoli,più simili ai Farisei che a Dio..hanno continuato a mettere sulla gente..fardelli insostenibili.

Non hanno vissuto la sessualità umana .creata da Dio..

di fatto portando come vangelo della buona notizia, la medesima mentalità farisaia .

Gli studi antropologici confermano che l’essere umano ha il 99% del  dna delle scimmie del Corno d’africa.

Vi consiglio di vedere qualche filmato delle   nostre cugine–le scimmie Bonobos del Congo..

non si tratta di abitanti di Sodoma e Gomorra ma di “caste” cugine che si accoppiano anche nella posizione “missionaria”!!!!

Guardate questi filmati e fatevi due risate liberatorie—che ,alla fine,nella Chiesa ..è arrivato Francesco

 

bonobos-sexual.jpg ADAMO ED EVA

Eva che prende la mela      EVA CHE COGLIE LA MELA

 

ADAMO DA PICCINO

 

 

 

Ho finito le mie argomentazioni..sono talmente romantico che nel vederli..

mi sono venute le lacrime agli occhi…ed ho avvertito una rinnovata speranza nella vita…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Regina delle balene Beluga (Scientist naked Female)   Leave a comment


 

scientist naked female 3

 

 

 
scienziata scende tra le beluga

 

 

 

 

 

scientist naked female swings with belugas

 

Guardatevi questo articolo e fatene una traduzione con Google,ne vale la pena…
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2004042/Naked-female-scientist-tries-tame-beluga-whales-arctic.html
Wednesday, June 15, 2011
Sfidando temperature sotto lo zero, ha gettato preoccupazione – ed i suoi vestiti – al vento ..per domare due balene beluga in un esperimento unico e controverso
Natalia Avseenko, 36 anni, si convinse a denudarsi poichè gli esperti marini ritengono che le balene beluga non amano essere toccate da materiali artificiali come scafandri
Braving sub-zero temperatures, she has thrown caution — and her clothes — to the wind to tame two beluga whales in a unique and controversial experiment.
Natalia Avseenko, 36, was persuaded to strip naked as marine experts believe belugas do not like to be touched by artificial materials such as diving suits.
The skilled Russian diver took the plunge as the water temperature hit minus 1.5 degrees Centrigrade.
scientist naked female swings with belugas

scientist naked female swings with belugas

scientist naked female 2

 

 

 

Tortura, chi la pratica cerca modi diversi per nominarla, ma il problema resta anzi aumenta   Leave a comment


Si parla di "trattamento robusto" o di "pressione fisica", ma dietro questi termini ci sono sempre le sevizie. Per Amnesty International l’uso della tortura si diffonde, sempre più governi tendono a giustificarla in nome della sicurezza nazionale, erodendo progressi degli ultimi 30 anni

di GIAMPAOLO CADALANU

gianfranco fini saluto romano      

genova g8 12  genova g8 10

genova g8 11

ROMA – Finalmente i governi hanno cancellato la parola tortura. No, non è che abbiano licenziato i carnefici e smesso per sempre di usare le mani pesanti, tutt’altro. Semplicemente, se ne vergognano talmente che ora adoperano eufemismi e giri di parole. Si parla di "trattamento robusto" o di "pressione fisica", ma dietro questi termini ci sono sempre le sevizie. Che siano condotte con i metodi arcaici, presi in prestito dal Medioevo o invece si avvalgano di tecniche più "moderne", magari meno sanguinose ma altrettanto brutali, la sostanza resta quella. È il caso dell’obbligo di restare in posizioni dolorose o della privazione del sonno, per non parlare dell’ormai famigerato waterboarding, che simula l’annegamento. 

Progressi cancellati in nome della sicurezza. Per Amnesty International non c’è stratagemma linguistico che tenga: questi abusi vanno eliminati in ogni modo, anche perché gran parte degli stati che se ne macchiano hanno firmato la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984, che vieta appunto la tortura chiamandola per nome. Trent’anni dopo la firma solenne all’Onu, strappata dopo una mobilitazione massiccia, adesso Amnesty lancia una nuova campagna. "L’uso della tortura sta aumentando, sempre più governi tendono a giustificarla in nome della sicurezza nazionale, erodendo così i progressi fatti negli ultimi 30 anni", denuncia Antonio Marchesi, presidente della sezione italiana.

La Convenzione Onu non ha cancellato gli orrori. Che sia la spinta dell’emergenza terrorismo, capace di far fare passi indietro anche legislativi a molti paesi occidentali, o che sia invece una scarsa cultura dei diritti umani, la Convenzione Onu non ha cancellato gli orrori. "Dal 1984 è stata ratificata da 155 nazioni", dice Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty Italia: "Ma noi abbiamo registrato casi di tortura o maltrattamenti in 141 di questi paesi. E vista la segretezza delle pratiche, è probabile che il numero reale sia più alto". Le segnalazioni di casi di maltrattamenti e abusi arrivano da tutto il mondo, e se l’Europa gode di una situazione migliore nel suo complesso, la partecipazione alla campagna di "extraordinary rendition" su richiesta di Washington ha fatto fare al vecchio continente numerosi passi indietro. Pesante in genere la situazione nel resto del mondo: secondo un sondaggio di GlobeScan condotto in 21 paesi, 82 persone su cento chiedono leggi rigorose contro la tortura, 44 su cento temono di provarla se arrestati, e 36 la ritengono giustificata in casi eccezionali.

Il caso italiano. Il caso italiano poi è molto particolare: il nostro Paese ha ratificato la Convenzione Onu, ma non ha mai inserito il reato di tortura nel codice penale, di fatto rendendo molto più debole l’adesione ai valori dell’accordo internazionale. Ora è all’esame della Camera un testo approvato in Senato, che prevede pene più pesanti se a praticare la tortura è un pubblico ufficiale. E l’approvazione è urgente. Casi come il G8 di Genova non sono isolati: secondo Amnesty International, in diverse occasioni la mancanza di un reato specifico ha permesso alle persone condannate per maltrattamenti di approfittare della prescrizione o dell’indulto. In altre parole, i torturatori l’hanno fatta franca.

Gianni De Gennaro

 

Sono voci in nome della memoria, quelle che si alzano a Genova. È polemica sulla nomina a presidente della Fondazione Ansaldo di Gianni De Gennaro, presidente di Finmeccanica, colui che nel 2001 era a capo della polizia protagonista degli scempi del G8 di Genova: “Apprendiamo con sconcerto la nomina”, tuonano in una nota congiunta Vittorio Agnoletto, già portavoce del Genoa Social Forum durante il G8, e Antonio Bruno, capogruppo della Federazione della Sinistra in consiglio comunale (dov’è all’opposizione, mentre in Regione è in maggioranza). E chiedono al Sindaco Doria e al presidente della Regione Burlando di intervenire, in nome del valore che la Fondazione ha per la città e dell’importanza della memoria.
La fondazione Ansaldo, creata da Finmeccanica spa, Regione Liguria, Comune e Provincia di Genova, è un’istituzione che promuove la cultura economica, l’impresa, il lavoro: “Di quale cultura sia portatore De Gennaro l’abbiamo potuto sperimentare a Genova nel 2001 – spiegano Agnoletto e Bruno – che fu la più grave violazione dei diritti umani in Occidente dopo la seconda guerra mondiale, con i massacri per le vie di Genova, l’uccisione di Carlo Giuliano, l’irruzione “cilena” alla scuola Diaz, le torture della caserma di Bolzaneto. Forse la fondazione Ansaldo, modificando i suoi obiettivi, intende organizzare corsi su come si costruiscono prove false, sulle tecniche migliori per torturare e massacrare cittadini inermi?”.
Dure le critiche. E le richieste che seguono agli amministratori cittadini e liguri, sinora rimasti in silenzio: “Chiediamo l’immediata revoca di tale nomina, un insulto per tutti coloro che hanno a cuore la democrazia e la Costituzione italiana. Chiediamo al Sindaco Marco Doria e al presidente della regione Claudio Burlando di entrare in sintonia con l’indignazione della Genova democratica, e di far esprimere l’indignazione attraverso i loro rappresentanti nel consiglio di amministrazione della Fondazione, arrivando anche a valutare la autosospensione dal CdA stesso nel caso che de Gennaro rimanga al suo posto”.
Anche Nichi Vendola, intervenuto a margine del comizio per la Lista Tsipras a genova, ha commentato: "E’ un’altra nomina che De Gennaro cumula ed è significativa. Emerge la figura di un intoccabile. Qualunque stagione politica si sussegua nel nostro paese sullo sfondo c’è il ruolo monumentale di Gianni De Gennaro". Secondo vendola "credo che qualche domanda su questo cumulo di potere sia lecito porla. Una città come Genova da De Gennaro aspettava qualche risposta antica".

Tifosi viola ..ultrà napoletani..a Roma (Coppa Italia 1–3) 2014   Leave a comment


VIDEOSHOCK FIORENTINA NAPOLI

https://www.youtube.com/watch?v=IJ5_t-k4JAk

 

Pubblicato in data 05/mag/2014

trasferta a Roma per la finale di coppa italia.assalto al pulman da parte dei tifosi napoletani.

MARCO TASSINI  Youtube

https://www.youtube.com/watch?v=IJ5_t-k4JAk

coppa italia fiorentina Napoli

l’episodio più grave— Secondo le prime ricostruzioni due tifosi del Napoli erano in auto e sono stati accerchiati nella zona di Tor di Quinto da un gruppo di ultrà dall’accento romani: i due sono scesi dalla vettura e sono stati aggrediti vicino a un vivaio. Sarebbe stato il titolare, o comunque una persona che lavora nell’esercizio commerciale, ad aver sparato (in una dinamica ancora da chiarire) e a subire successivamente il pestaggio ad opera dei tifosi presenti che l’avrebbero ferito alla testa. La pistola sarebbe stata ritrovata nella zona della sparatoria e l’uomo.

Uno dei due uomini feriti (Alfonso Esposito) è stato colpito alla mano destra ed è ricoverato al Santo Spirito, l’altro (Ciro Esposito, 30 anni) è stato colpito al petto, ed è stato ricoverato prima a Villa San Pietro e poi trasferito al Gemelli dov’è stato operato nella notte: la pallottola, sparata da distanza ravvicinata, gli si è conficcata nella spina dorsale. Ora è in rianimazione, ha perso molto sangue e le sue condizioni restano gravi. Entrambi sono di Secondigliano, quartiere alla periferia di Napoli. Una quarta persona di 31 anni (Gennaro Fioretti di Mugnano), ferita da colpo di arma da fuoco a braccio e polso, è ricoverata al Santo Spirito. "Al momento – è la nota della questura – il triplice ferimento non sembra essere collegato agli scontri tra tifosi, ma avrebbe cause occasionali".

prime ricostruzioni — Secondo una prima ricostruzione della questura il ferimento non sarebbe «collegato a scontri tra tifosi, ma avrebbe cause occasionali». Ma con il passar del tempo si è concretizzata la pista della lite tra ultrà che è poi drammaticamente degenerata. In particolare, secondo una delle versioni che si stanno verificando, alcuni tifosi partenopei si sarebbero avvicinati a un’area verde – dove c’è il «Ciak», un ex locale – vicino allo stadio Olimpico. Qui avrebbero riconosciuto un ultrà della Roma da alcuni tatuaggi e lo avrebbero prima offeso, poi aggredito. L’uomo avrebbe quindi sparato. Al vaglio della polizia c’è però anche un’altra versione, quella secondo cui l’ultrà della Roma avrebbe prima esploso i colpi di arma da fuoco e poi sarebbe stato colpito dai tifosi napoletani, che avrebbero reagito picchiandolo. Quindi un’ultima ipotesi: un ultrà della Roma sarebbe stato accerchiato e picchiato e un’altro sarebbe intervenuto sparando, forse per difenderlo. L’ultrà è stato interrogato a lungo nell’ospedale dove è ricoverato e per lui, a notte, veniva dato per imminente un provvedimento di fermo. Gli investigatori, infatti, ritengono di aver raccolto elementi sufficienti per indiziarlo del triplice ferimento. L’uomo non è sconosciuto alle forze di polizia. Fu infatti coinvolto, secondo quanto si è appreso, in una vicenda giudiziaria, poi prescritta, sulla sospensione del derby Lazio-Roma del 21 marzo 2004. La partita venne fermata in seguito alle pressanti richieste dei leader delle curve per le voci, poi rivelatesi infondate, della morte di un bambino investito da un’auto della polizia. L’ultrà avrebbe scavalcato, con altre persone, il recinto di gioco.

tensione— Sono complessivamente dieci le persone rimaste ferite negli scontri, compreso le tre colpite da arma da fuoco. Ci sono state cariche della polizia nella zona di Tor di Quinto, nei pressi dello stadio Olimpico: i tifosi della Fiorentina non avrebbero partecipato agli scontri nel pre-partita, mentre ci sarebbero infiltrati tifosi di Roma e Lazio, i primi accesi dalla rivalità con i napoletani, i secondi da quella con i viola. Nel pomeriggio, però, i sostenitori di Fiorentina e Napoli erano venuti a contatto in alcune aree di servizio. Almeno 3 tifosi partenopei che stavano per raggiungere la capitale sono rimasti feriti nel corso di alcuni tafferugli tra opposte tifoserie nell’area di servizio di Pongiano, in provincia di Rieti. Il pullman con i tifosi napoletani, secondo quanto accertato sarebbe stato aggredito da tifosi della Fiorentina. Al temine dei tafferugli tre tifosi del Napoli sono stati medicati dal 118. Scaramucce anche nell’area di servizio di Badia al Pino Ovest (Arezzo), lungo la corsia Sud dell’Autosole, la stessa in cui partì il colpo esploso dall’agente di polizia Luigi Spaccarotella che uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri. Alcuni sostenitori viola sono stati avvicinati da supporter partenopei: ci sono state offese e minacce, ma niente di più, grazie anche all’intervento della polizia stradale di Arezzo. I tifosi del Napoli hanno ritirato alcuni striscioni in segno di solidarietà nei confronti delle persone rimaste ferite.

Gasport    il calcio per gli ultrà è occasione non di sport ma dio violenza

Come..Gesù cristo….donna…   Leave a comment


Nuda, legata ai polsi a una sbarra, trovata morta: “Era come crocifissa”

Legata a un palo, nuda e senza vita, “a braccia larghe come se fosse crocifissa”, racconta il testimone che ha lanciato l’allarme. Il corpo di una donna è stato trovato questa mattina alle porte di Firenze, in una località che si chiama Ugnano, in una strada secondaria, sotto un cavalcavia. Sul posto gli investigatori della polizia e la scientifica. La zona è al confine tra i comuni di Firenze e di Scandicci, alla periferia ovest del capoluogo toscano. La donna viene descritta come giovane e di carnagione bianca sui venticinque- trenta anni. Indossava solo le scarpe con i vestiti trovati a 1 chilometro di distanza. La sbarra ala quale è stata legata sotto il cavalcavia dell’A1 è a pochi centimetri da terra e serve ad interrompere la strada: in quel punto la via asfaltata termina e comincia un’area incolta.Da un primo esame esterno del medico legale la donna non ha evidenti segni di violenza.

Una testimone racconta di aver sentito dei lamenti verso le 23.30 di ieri sera, però non ha chiamato nessuno pensando che potesse essere un animale.

L’ipotesi formulata dagli investigatori, coordinati dal magistrato di turno Paolo Canessa, è che la ragazza sia una prostituta uccisa da un cliente. Secondo gli investigatori il modo in cui la donna è stata legata, la crocifissione, è casuale e chi lo ha fatto non aveva in mente alcun fine ‘simbolico’. Dai primi accertamenti sul cadavere non sono emersi segni di violenza.
Riguardo il movente dell’omicidio, gli investigatori si limitano a parlare di “una ragazza sbandata, che ha fatto un brutto incontro”. Il decesso risalirebbe alla notte scorsa. Il luogo dove è stato trovato il corpo è conosciuto come abitualmente frequentato dalle prostitute. Gli abitanti della zona si sono spesso lamentati per questo. Su un muro della zona ci sono anche scritte spray di protesta per la frequente presenza di prostitute.

Il luogo dove è stata trovata la donna uccisa

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  • {}E’ stata trovata morta, nuda e legata a un palo con i polsi immobilizzati da alcuni lacci. Firenze, periferia di Ugnano. Sul posto è intervenuta la polizia. Si tratta di una donna dell’età di circa 30 anni. Leggi l’articolo

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THE WONDER OF THE GOOD…..COMPASSIONATE…. ORIGINAL CONSCIOUSNESS IN EVERY CREATURES’ INSTINCT   Leave a comment


A female mate was hit by a car as she swooped low across the road, and the condition was soon fatal.

passero 1

Her male mate brought her food and attended her with love and compassion.

passero 2

He brought her food again, but was shocked to find her dead.

passero 3

He tried to move her – a rarely seen effort.

passero 4

Aware that his mate was dead and would never come back to him again, he cried with adoring love…

passero 6

…and stood beside her with sadness and sorrow.

passero 5

Millions of people were touched after seeing these photos in America , Europe, Australia , and even India .

The photographer sold these pictures for a nominal fee to the most famous newspaper in France .

All copies of that edition were sold out on the day these pictures were published.

And many people think animals and birds don’t have brains or feelings.

You have just witnessed love and sorrow felt by one of Nature’s best.

Live simply, love generously, care deeply, and speak kindly.

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