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Il sermone della montagna (Gesù..vangelo di Matteo (5,1-12-segg)   Leave a comment


 

Il cosiddetto discorso della montagna è un sermone rivolto da Gesù ai suoi discepoli e ad una grande folla, riportato nel Vangelo secondo Matteo 5,1-12. Tradizionalmente si pensa che Gesù abbia rivolto questo discorso su una montagna al nord del mar di Galilea, vicino a Cafarnao.

È sovente paragonato con quello simile ma più corto del Vangelo secondo Luca: 6,17-49, detto discorso della Pianura. Alcuni commentatori pensano che si tratti dello stesso discorso, altri credono che Gesù predicasse cose simili in varie circostanze e altri ancora pensano che Matteo e Luca vi abbiano raccolto vari insegnamenti separati di Gesù.

Il discorso della montagna è una esplicitazione e un approfondimento dei dieci comandamenti che vengono completati da Gesù Cristo e arricchiti da un significato universale. Per molti pensatori, come Lev Tolstoj[1], Martin Luther King[2][3] e Mahatma Gandhi[4], questo discorso contiene i principali valori della fede cristiana

le beatitudini 5,1-12a

http://www.nicodemo.net/NN/commenti_p.asp?commento=Matteo%205

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Pendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati e causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.12 Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

 

Il discorso della montagna è introdotto da una breve frase che indica l’occasione in cui è stato pronunziato: «Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo…» (vv. 1-2). Sulla montagna sono presenti le folle, ma Gesù direttamente si rivolge ai suoi discepoli. Anche il terzo evangelista introduce in modo analogo il suo «discorso del piano» (cfr. Lc 6,17a.20a). È dunque chiaro che già nella tradizione Q il discorso inaugurale di Gesù è rivolto primariamente ai discepoli, e con essi alla comunità cristiana, anche se indirettamente esso riguarda tutti. Il nome della montagna in cui Matteo ambienta il discorso non è menzionato, ma, designandola con l’articolo determinativo, egli lascia supporre che si tratti di un luogo ben preciso, da un punto di vista però non geografico, ma teologico: si tratta del nuovo Sinai, sul quale Gesù, come un tempo Mosè, rivela la legge di Dio ai suoi discepoli.

All’inizio del discorso Matteo riporta l’elenco di nove categorie di persone le quali vengono dichiarate «beate». Questo genere letterario è attestato non solo nella letteratura biblica e giudaica, ma anche in diversi altri passi dei vangeli (cfr. Mt 11,6; 13,16; 16,17; 24,46; Lc 1,45; 11,28 ecc.). È dunque probabile che il suo uso risalga a Gesù, il quale certamente se ne è servito per designare i destinatari del lieto annunzio; la tradizione, e poi gli evangelisti, hanno trasmesso le parole di Gesù, adattandole alle esigenze delle prime comunità cristiane.

I primi destinatari della salvezza

Le beatitudini non sono state certamente pronunziate da Gesù nella forma in cui sono riportate da Matteo. Luca infatti nel discorso del piano ne riporta solo quattro (cfr. Lc 6,20b-23; cfr. Mt 5,3.4.6.11-12), le quali, pur con notevoli differenze, sono interamente contenute in quelle matteane: esse sono tutte, come l’ultima di Matteo, in seconda persona plurale («voi»); inoltre nella seconda e terza beatitudine, Luca inserisce l’avverbio «ora»; i poveri non vengono da lui qualificati come «in spirito», gli «afflitti» che «saranno consolati» diventano coloro che «piangono, ma un giorno rideranno»; infine «coloro che hanno fame e sete di giustizia» sono semplicemente coloro che «hanno fame».

Queste somiglianze e differenze fanno supporre che i due evangelisti conoscessero una lista originaria di tre beatitudini in terza persona plurale (così erano formulate le beatitudini giudaiche), a cui la comunità aveva aggiunto una quarta formula in seconda persona plurale riguardante i perseguitati.

Le tre beatitudini più antiche, che riflettono da vicino la predicazione di Gesù, dovevano suonare più o meno così:

1. Beati i poveri, perché di essi è il regno di Dio (dei cieli).

2. Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
3. Beati coloro che hanno fame, perché saranno saziati.

Se si esaminano queste tre beatitudini alla luce dei paralleli biblici e giudaici, appare chiaramente che esse si riferiscono tutte ad un’unica categoria di persone,  costituita da coloro che, proprio a causa della loro povertà, sono afflitte e soffrono la fame. In realtà dai racconti evangelici risulta che Gesù era circondato da malati, indemoniati, emarginati sociali e religiosi, in una parola da persone provate nel corpo e nello spirito; esse non appaiono di solito come particolarmente pie o giuste, almeno secondo i canoni farisaici, anzi molte appartengono al gruppo dei «peccatori». Gesù è venuto dunque a contatto con i rappresentanti di una povertà ben più ampia e frastagliata di quella che ha trovato voce nei testi biblici e giudaici. A questi poveri che lo circondano Gesù annunzia la felicità più piena, che consiste nella fine della loro situazione miserevole.

Questo messaggio ha profonde radici nell’AT e nel giudaismo. Dio interviene in Egitto per liberare un popolo miserabile e oppresso (cfr. Es 3,7-8) ed esige la solidarietà verso i bisognosi (Dt 15,7-8). Al tempo stesso condanna lo sfruttamento dei poveri e la ricchezza frutto di ingiustizia (Am 4,1; 5,11-12; Os 12,9; Mi 6,10-12) e identifica il povero con il giusto (Am 2,6). Il profeta Sofonia annunzia che, dopo la catastrofe dell’esilio, Dio si sceglierà un popolo povero che confiderà nel nome del Signore (Sof 2,3; 3,11-13; cfr. Is 49,13; 57,15). Perciò il profeta escatologico porta il lieto annunzio ai «miseri» (Is 61,1) e diversi Salmi esaltano la povertà, che consiste nella fiducia in Dio e nella rinunzia a qualsiasi tipo di violenza (Sal 37,7-11; 69,33-34; Salmi di Salomone 5,1-3.7.10-11.13). Questo atteggiamento interiore viene chiamato a Qumran «povertà di spirito» (1QM XIV,6-7; cfr. 1QH 2,32.34-35). In greco il termine ‘anî, «povero», viene tradotto con ptôchos, che indica la povertà in senso economico, ma anche con praüs, che significa «mite», nel senso di «non violento».

La beatitudine dei poveri si comprende alla luce della predicazione di Gesù, il quale ha annunziato l’imminente venuta del regno di Dio: siccome Dio sta per instaurare la sua regalità su tutto il mondo, i poveri e gli oppressi otterranno finalmente giustizia, anzi saranno proprio loro i primi a entrare in possesso della salvezza (cfr. Mt 11,5; Lc 4,18). Gesù non si rivolge quindi a coloro che si ispirano all’ideale della povertà in senso spirituale, ma ai poveri effettivi, in senso sociale ed economico. A costoro il regno viene offerto non come ricompensa per i loro meriti, ma per pura grazia. È vero che essi devono aprirsi a questo dono (cfr. 1,14: «convertitevi!»), ma ciò che Gesù annunzia in primo piano non è la necessità della conversione, bensì la misericordia di Dio che la provoca.

La beatitudine dei discepoli (vv. 3-12)

Le beatitudini, indirizzate per la prima volta ai poveri della Palestina, sono state rilette ben presto dalla comunità cristiana in funzione della situazione in cui essa è venuta a trovarsi dopo la risurrezione di Gesù. Segno di questa antichissima rilettura è l’aggiunta di una beatitudine riservata ai perseguitati «per causa di Gesù» (cfr. v. 11). Su questa linea si pone anche Matteo, il quale utilizza le quattro beatitudini ricevute dalla tradizione, aggiungendo ad esse altre cinque formule analoghe. Egli ottiene così una lista di otto beatitudini, che inizia e termina con un riferimento al «regno dei cieli» (vv. 3.10). Il brano si può facilmente dividere in due parti di quattro membri ciascuno (vv. 3-6; 7-10), come appare dalla ripetizione del termine «giustizia» nei vv. 6 e 10. Al termine Matteo riporta la quarta formula ricevuta dalla tradizione, tenendola però distinta dalle precedenti.

Prima beatitudine: «Beati i poveri in spirito (ptôchoi pneumati), perché di essi è il regno dei cieli» (v. 3). L’espressione «in spirito» è stata probabilmente aggiunta dall’evangelista, il quale, sulla linea della riflessione giudaica (Qumran), ha voluto sottolineare che la povertà deve essere espressione di un’umile e fiduciosa sottomissione a Dio: per entrare nella beatitudine finale del regno dei cieli non conta anzitutto la privazione dei beni materiali, bensì l’abbandono a Dio e l’impegno quotidiano per compiere la sua volontà (cfr. At 2,42-48).

Seconda beatitudine: «Beati gli afflitti, perché saranno consolati» (v. 4): ai cristiani che per essere fedeli a Dio vanno incontro a sofferenze e persecuzioni (cfr. Is 61,2), l’evangelista annunzia, come aveva fatto il Deuteroisaia con il popolo in esilio (cfr. Is 40,1), la consolazione promessa da Gesù. Questa però non consiste più nel possesso di una terra, ma del regno di Dio da lui inaugurato.

Terza beatitudine: «Beati i miti, perché erediteranno la terra» (v. 5). In diversi manoscritti questa beatitudine occupa il secondo posto dell’elenco. Essa riguarda i «miti» (praeîs): questo termine, con cui i LXX traducono l’ebraico ‘anî (povero) quando assume un significato più spiccatamente spirituale, indica il comportamento di chi si abbandona totalmente alla volontà di Dio, rinunziando a qualsiasi forma di violenza. Sullo sfondo si può vedere la figura del Servo di JHWH (cfr. Is 42,2-3; 50,5-6), il giusto dei Salmi (cfr. Sal 36,7-11), il Messia umile (Zc 9,9) e lo stesso Gesù (cfr. Mt 11,28-29). A coloro che si pongono su questa strada (cfr. 5,39-41) Matteo promette, in nome di Gesù, il possesso della terra: questa espressione, ispirata al Sal 36, non indica più la terra di Israele, ma i beni messianici in tutta la loro pienezza. Questa beatitudine è molto simile alla prima, e potrebbe essere un’aggiunta secondaria fatta da Matteo stesso o dalla tradizione successiva a un elenco già definito di sette beatitudini.

Quarta beatitudine: «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (v. 6). Viene qui esaltata la felicità di quelli che hanno fame e sete non tanto, come in Luca, di cibo materiale, quanto piuttosto di giustizia: anche qui Matteo, senza eliminare l’aspetto materiale della fame, ha letto nella formula trasmessa dalla tradizione soprattutto la ricerca della giustizia, che consiste nella fedeltà a Dio e ai suoi comandamenti. Si chiude così il primo gruppo di beatitudini, che ricalca da vicino, malgrado i ritocchi, le formule pronunziate dallo stesso Gesù.

Le quattro beatitudini successive (vv. 7-10) contengono nuove variazioni sul tema delineato nella prima parte. In esse sono proclamati felici i misericordiosi, cioè coloro che, come Dio stesso (cfr. Es 34,6), sono capaci di perdonare, i puri di cuore, che aderiscono a Dio in un modo pieno e senza ripensamenti (cfr. Sal 24,2-4), gli operatori di pace e i perseguitati a causa della giustizia, i quali lottano e soffrono per un mondo nuovo, in cui regna la pace e la giustizia (cfr.Is 11,1-9; Sal 72,2-3.7). L’evangelista propone dunque ai suoi lettori una serie di comportamenti che si ispirano al tema biblico dell’imitazione di Dio. A coloro che li adottano viene promesso rispettivamente che otterranno essi stessi misericordia, vedranno Dio, saranno chiamati suoi figli, e possederanno il regno dei cieli. In altre parole essi sperimenteranno un giorno la piena comunione con Dio, ottenendo con essa tutti i beni propri del regno.

Nella nona beatitudine si dice: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi» (vv. 11-12). Essa è già anticipata nell’ottava e si distacca dalle precedenti per la sua lunghezza e per l’uso della seconda persona («voi»): anch’essa è giunta a Matteo dalla tradizione (cfr. Lc 6,22-23), ma risale non a Gesù, bensì alla comunità, la quale l’ha coniata a partire dalla beatitudine da lui riservata agli afflitti. Diversamente dalle altre essa è rivolta direttamente ai cristiani che soffrono persecuzione a causa della loro fede in Gesù: ad essi è riservata nei cieli una grande ricompensa, che si identifica con la piena comunione con Dio (cfr. 1Pt 4,13-16).

Linee interpretative

Le beatitudini riportate da Matteo rappresentano un notevole sviluppo rispetto a quelle pronunziate da Gesù. Questi infatti proclamava la felicità dei primi destinatari del regno di Dio, identificati con le categorie più povere ed emarginate della società; così facendo egli annunziava che il regno di Dio avrebbe rappresentato un ribaltamento della situazione, portando loro un benessere immensamente superiore a quello di cui erano stati privati.

Matteo invece identifica otto (o forse originariamente sette) atteggiamenti spirituali, proponendoli ai suoi lettori cristiani come la via maestra per raggiungere la piena felicità che Gesù ha promesso a coloro che sono già entrati, mediante la fede, nella fase iniziale del regno di Dio. Così facendo Matteo ha esplicitato, alla luce della riflessione biblico-giudaica sulla povertà, le parole di Gesù adattandole alle esigenze di una comunità la quale vive ormai nell’attesa del compimento finale. Soprattutto ha messo in luce da una parte l’esigenza di lottare per la giustizia e per la pace, e dall’altra quella di adottare sempre un metodo non violento: ciò implica la disponibilità a perdere la sicurezza che viene dal possesso delle cose materiali e a pagare di persona.

Anche Luca però, pur mantenendosi più aderente alla formulazione originaria, ha adattato le beatitudini alla situazione dei suoi lettori. Sullo sfondo si percepisce una comunità cristiana in cui si fa sentire una dolorosa frattura tra ricchi e poveri. Questi ultimi si trovano proprio ora in una situazione di privazione materiale e sono facilmente discriminati ed emarginati. Ad essi l’evangelista ricorda che un giorno otterranno il regno con tutti i suoi beni. A coloro che sono ricchi e privilegiati egli invece, riprendendo nel brano da lui aggiunto alle beatitudini il linguaggio dei profeti (cfr. per es. i «guai» di Is 5,8-24; 1En 94,8; 96,4-6), annunzia che un giorno li colpirà la rovina. Come nella parabola del «ricco epulone» (Lc 16,19-31), egli prospetta un’altra vita nella quale la situazione attuale sarà completamente capovolta.

 

Pubblicato 8 settembre 2016 da sorriso47 in abbracci, anima, ANIMA ANIMUS, anima e corpo, animus, ASTROFISICA, Attualità, aurora borealis, AVVENTO DEL REGNO DI DIO, beauty, beauty of Universe, bellezza, Biodanza, blog, Breaking the Silence, cambiamento, cancro, canzone napoletana, Carl Jung, compassion, compassione, conoscenza, conoscenza di se stessi, contemplazione, corpo umano, corporeità umana, Coscienza Collettiva, coscienza originaria, creazione, cristianesimo, cuore di dio.., Curanderos, danza, democrazia, Dio, Diritti, earth, educazione, ENERGIA DEBOLE, energia elettromagnetica, genere, Gesù, Gesù Cristo, Gesù Cristo..frasi celebri, Giordano Bruno, giornalisti, Giuliana Conforto, giustizia, gnostici, Gnosticismo, God Father, God Mother, Gospel, grace, il sermone della montagna, prana, spiritualità, vangelo di matteo 5,12-12a

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L’importanza dell’ambiente alcalino nel corpo umano   Leave a comment


L’importanza dell’ambiente alcalino nel corpo umano

Oggi sembra diventare sempre più chiaro che la vera guarigione è un processo interno al corpo umano e il terapeuta può solo innescare questo meccanismo già presente naturalmente dentro di noi. Un uomo in America ha preso questo punto di partenza ed è arrivato ad un metodo con cui afferma di poter curare malattie incurabili per medicina occidentale allopatica.

Il Dott Sebi, nato ed emigrato dall’Honduras, non ha una laurea in medicina, e si definisce guaritore, patologo, erborista, biochimico e naturalista. Nel 1988 è stato citato in giudizio in un processo a New York della Corte Suprema per falsa pubblicità e pratica senza licenza, per il fatto di aver inserito degli annunci in un giornale locale, tra cui il New York Post in cui diceva:

“L’AIDS è stato curato dall’Usha Research Institute, e siamo specializzati nella cura per anemia falciforme, lupus, cecità, herpes, cancro ed altro.”

Il giudice chiese al dottor Sebi di fornire un testimone per ogni malattia che aveva affermato di curare, e si presentarono 77 persone a testimoniare a suo favore in tribunale, cosicché il giudice non ha avuto altra scelta che giudicare il dottore non colpevole su tutti i capi d’accusa, avendo dimostrato che era stato in grado di curare le malattie che aveva descritto nei giornali.

Ecco quello che il Dr.Sebi afferma nel suo sito:

“Io sono il dottor Sebi, fondatore del Dr. Sebi Research Institute. Per oltre 28 anni, l’istituto ha avuto successo nella cura delle malattie considerate “incurabili” dalla medicina moderna. Attraverso la nostra metodologia, l’AIDS, anemia falciforme, il lupus, diabete, artrite, tumori, leucemia, herpes, epilessia, fibromi tumorali, e una miriade di altre malattie sono state invertite con successo. In questo momento, vorrei cogliere l’occasione per dare un breve riassunto di come la nostra metodologia raggiunge questi successi nello sradicare le malattie.

Secondo la ricerca medica occidentale, le malattie sono il risultato della presenza infetta nell’organismo ospitante di “germi”, “virus”, o “batteri”. Il loro approccio nel trattamento di queste “infestazioni” consiste nell’usare delle sostanze chimiche inorganiche cancerogene.

E’ sotto gli occhi di tutti che questo approccio ha sempre dato risultati inefficaci. In sostanza, secondo la tradizione della filosofia europea della medicina vecchia di 400 anni, il loro approccio nel trattamento della malattia deve ancora produrre una qualsiasi cura.

Al contrario, l’approccio africano alla malattia, si oppone diametralmente all’approccio occidentale presente. In particolare, il Bilanciamento Bio-Minerale Africano confuta la teoria dei germi/virus/ batteri. La nostra ricerca rivela che tutta la manifestazione della malattia ha origine quando e dove la mucosa è stata compromessa. Per esempio, se c’è un eccesso di muco nei bronchi, la malattia è bronchite; se è nei polmoni, la malattia è polmonite; nel dotto pancreatico, è diabete; nelle articolazioni Artrite. Tutti i composti usati dal Bilanciamento Bio-Minerale Africano sono costituiti da piante naturali; il che significa che la sua costituzione è di natura alcalina.

Questo è importante nel nostro successo ad invertire le patologie, perché la malattia può esistere solo in un ambiente acido; quindi è incoerente utilizzare sostanze inorganiche (i farmaci) nel trattamento di malattie in quanto sono di base acida. Solo un uso coerente delle misure correttive botaniche naturali può efficacemente pulire e disintossicare un corpo malato, invertendo al suo stato alcalino naturale.

Il nostro sistema di nutrizione va anche oltre. Oltre a rimuovere l’accumulo di anni di tossine, il Bilanciamento Bio-Minerale Africano sostituisce minerali esauriti e ringiovanisce il tessuto della cellula danneggiata eroso dagli acidi dello stato di malattia. Gli organi principali di eliminazione sono la pelle, il fegato, la cistifellea, ghiandole linfatiche, reni e colon. Se tutte le tossine riempiono gli organi di cui sopra si manifesta la malattia. Alla fine il corpo si danneggia negli organi più deboli a causa della sua incapacità di dissipare l’influenza delle tossine. Il colon è l’organo più importante e deve essere purificato prima che qualsiasi malattia possa essere invertita. Se solo il colon viene pulito e disintossicato e gli altri organi importanti sono lasciati pieni di tossine, si avrà ancora la malattia nel corpo.”

http://www.healthylifetricks.com/

Pubblicato 2 luglio 2016 da sorriso47 in cancro, spiritualità

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il CANCRO E’ UN FUNGO..ED E’ CURABILE   Leave a comment


Cancro: ebbene sì, in Usa si studia il bicarbonato
Maurizio Blondet – tratto dal sito Effedieffehttp://www.effedieffe.com/

Anzitutto la notizia, segnalata da un lettore:
«Il National Institute of Healt ha asssegnato un finanziamento di 2 milioni di dollari al dottor Mark Pagel, del Cancer Center dell’Università dell’Arizona, per affinare la sua ricerca sull’uso del bicarbonato di sodio nella terapia del cancro al seno».
Presto «comincerà una sperimentazione clinica sugli effetti del bicarbonato contro il cancro sugli esseri umani. (…) Precedenti ricerche sui ratti hanno dimostrato che il bicarbonato per via orale aumenta il pH tumorale (ossia diminuisce l’acidità) e riduce le metastasi del cancro al seno e alla prostata».

Così, a quanto pare, avrebbe ragione l’oncologo italiano Tullio Simoncini, che è stato radiato dall’Ordine dei medici perchè pretende di trattare il cancro inondando la zona di bicarbonato al 5%.

La notizia americana vendica anche il dottor Stefano Fais, gastroenterologo, che da anni cerca di promuovere il trattamento del cancro con somministrazione di «inibitori della pompa protonica» (nome sofisticato per i comuni farmaci antiacidi, che sono somministrati per l’ulcera). Il dottor Fais è sicuro che tali anti-acidi (lui usa il lansoprazolo) possono addirittura bloccare i tumori che sono diventati resistenti alla chemioterapia; ma non riesce a trovare cliniche disposte ad avviare una sperimentazione clinica su pazienti volontari; e ciò nonostante il dottor Fais non sia affatto un medico «selvaggio», bensì un direttore dell’ufficialissimo Istituto Superiore di Sanità, e più precisamente direttore del Dipartimento dei farmaci tumorali nel suddetto Istituto. Dunque uno che, quando parla, dovrebbe essere ascoltato: invece il dottor Fais s’è spesso lamentato anche sui media di «non riuscire a trovare un ospedale disposto a provare a trattare i cancerosi coi soli antiacidi», ottenendo al massimo che vengano usati insieme alla chemioterapia; anche se adesso sembra che qualcosa stia cambiando in meglio (QeA With Dr Stefano Fais – PPI and Cancer).

Tutti e tre i medici, l’americano Pagel e i due italiani, seguono lo stesso razionale, del resto ben noto a tutti gli oncologi: il tumore prospera in ambiente acido ed anzi lo genera attorno a sé, con ciò favorendo le metastasi; le cellule normali infatti muoiono in quell’alto livello di acidità in cui il cancro cresce. Dunque aumentare l’alcalinità dei circostanti tessuti, con il bicarbonato o gli anti-acidi, contrasta il proliferare delle cellule tumorali e pare che le obblighi ad auto-eliminarsi (apoptosi).

Anche le diete anti-cancro oggi raccomandate – abolizione della carne rossa, dei formaggi fermentati e riduzione delle proteine animali in genere, rinuncia agli zuccheri e carboidrati raffinati, e invece grandi quantità di verdura come cavoli e broccoli – sono diete alcalinizzanti. Il sangue umano, se sano, è lievemente alcalino (pH 7,4), e più è reso «acido» da diete carnee, meno bene ossigena le cellule; il mare è alcalino decisamente (pH 8,1), le acque minerali curative ancora di più (fra 9 e 11).

Dell’efficacia della terapia Simoncini posso testimoniare: un mio conoscente americano con cancro al fegato e pancreas quarto stadio, viene a Roma tutto giallo per ittero – la massa tumorale schiaccia il dotto biliare e lo occlude, sicchè la bile circola nel sangue – e con il prurito insopportabile collegato all’itterizia. Simoncini gli fa praticare una piccola apertura chirurgica sul ventre, e attraverso questa lo stesso paziente si inietta, più volte al giorno, siringoni di acqua e bicarbonato al 5%. Ebbene: in pochi giorni l’ittero scompare e sparisce il prurito, segno inequivocabile che la masssa tumorale s’è ridotta. Purtroppo il paziente è morto qualche settimana dopo a causa di una setticemia, perchè il sistema immunitario di un canceroso è ovviamente indebolito – altrimenti non si sarebbe sviluppato il tumore.

S’intende, quella di Simoncini non è la cura del cancro; esso può tornare. Ma è certo che ha migliorato la qualità della vita, e so di pazienti che sono invece completamente guariti – probabilmente perchè il sistema immunitario, che sorveglia ed elimina le cellule anomale che il nostro organismo produce nella mitosi fin dal loro apparire, aveva superato lo squilibrio, ed era tornato alla sua attiva funzione di «sorveglianza».
Il punto è che nemmeno la chemioterapia è la «cura» del cancro, e pretende di ottenere una riduzione del volume o rallentamento della proliferazione, ciò che a quanto pare Simoncini (e il dottor Fais) ottengono con l’alcalinizzazione dei tessuti, e senza effetti collaterali.

Resta da spiegare questo fatto: come mai in USA, un medico che studia la terapia col bicarbonato riceve un finanziamento pubblico di 2 milioni di dollari, in Italia, viene processato per truffa e omicidio colposo, radiato dall’albo dei medici e disonorato, come si faceva una volta (ora non più) per i medici che procuravano aborti?
In Italia, ai medici ospedalieri è vietato consigliare trattamenti alternativi alla chemioterapia ufficiale per contratto (vien loro fatta firmare una apposita clausola) e sotto pena di licenziamento. Per stroncare la terapia Di Bella, la ministra della Sanità di allora, Rosy Bindi, fece cancellare dal prontuario nazionale i farmaci che Di Bella usava, onde non poterono nemmeno essere prescritti (persino l’innocua melatonina, oggi in vendita nei supermercati, i pazienti dovevano farsela mandare dalla Svizzera). Da ultimo il caro dottor Paolo Rossaro di Padova, che cura con l’acido ascorbico in vena ad alte dosi (un protocollo adottato dalla clinica universitaria del Kansas), è stato sospeso e condannato a pagare 500 mila euro per danni ai parenti di un paziente morto dopo, o nonostante, il trattamento.

Un giorno ci si dovrà spiegare come mai l’oncologia ufficiale, che inietta ai pazienti sostanze che «mettono l’inferno nel corpo dei malati» (com’ebbe a dire il professor Vittorio Staudacher, membro del Comitato Etico dell’Istituto Nazionale dei Tumori), è riuscita a creare in Italia un simile clima di chiusura verso ricerche promettenti, e di persecuzione di chi le sperimenta.
Naturalmente è difficile chiamare in causa per questa situazione Umberto Veronesi, di professione miliardario, e della sua sinistra egemonia nella cancerologia italiana; probabilmente bisogna chiamare in causa i vasti interessi delle multinazionali farmaceutiche, che da queste «cure» ricavano miliardi (ogni malato di cancro costa al servizio sanitario, con gli attuali protocolli chemioterapici, 60-80 mila euro l’anno), di cui Veronesi e la sua covata di oncologi è solo l’espressione.

Non si dimentichi che la conferma che il bicarbonato riduce il volume dei tumori molto meglio che le chemioterapie citotossiche, segnerebbe la fine ingloriosa di schiere di cattedratici universitari, di folle di primarii pagatissimi, e di linee di ricerca fallimentari: tutta gente che diverrebbe inutile. È logico che difendano le loro posizioni, anche a prezzo della vita dei malati.
E tuttavia, come si constata, in USA è ancora possibile sperimentare trattamenti alternativi, senza finire in galera; solo in Italia esistono argomenti-tabù fino al punto che forze di potere, dalla magistratura ai politici ad «oncologi» miliardari, reagiscono a chi prova ad infrangerli distruggendo la persona, professionalmente e umanamente, gli tappa la bocca, li condanna per omicidio (ma quanti ne ha uccisi la chemio? Quanti ne ha uccisi Veronesi? Non si calcola mai).

Alla fine, quella che poteva essere una gloria italiana, e passare alla storia come «protocollo Simoncini» o «protocollo Fais», si chiamerà invece «Protocollo Pagel». Ma anche questo è un evento ricorrente, nella storia italiana.

www.disinformazione.it

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Troppi acidi nel corpo: ecco come prolificano i tumori

Quando il corpo cerca di disfarsi degli acidi attraverso la pelle si verificano eczemi, acne, foruncoli, oppure nel tessuto connettivo si verificano cefalee, crampi muscolari, dolori, edemi, infiammazioni. Tutti i sintomi cronici sono collegati all’impossibilità di eliminare gli acidi.

Quando i residui acidi si accumulano nel corpo ed entrano nel flusso sanguigno, il sistema circolatorio cercherà di liberarsene sotto forma gassosa (attraverso i polmoni) o liquida (attraverso i reni). Se ci sono troppi rifiuti acidi da gestire, essi si depositano negli organi (cuore, pancreas, fegato, intestino) o nei tessuti grassi, formando polipi, cisti, calcoli acidi, verruche, noduli, fibromi, ritenzione idrica, tumori.

Questo processo di demolizione dei residui acidi è l’invecchiamento, che conduce alla fine alle malattie degenerative ed ai tumori. Tutto ciò è provocato dagli acidi alimentari, che derivano da ciò che mangiamo e da ciò che beviamo, dagli acidi metabolici, creati dal nostro organismo in seguito alla trasformazione in energia di quanto introduciamo con gli alimenti e con l’acqua, e da quelli ambientali che provengono da ciò che ci circonda (gas di scarico, sostanze chimiche, coloranti, conservanti e pesticidi).

Nel nostro organismo esistono miliardi e miliardi di batteri e di funghi che svolgono funzioni fondamentali per la nostra vita; essi, se messi in condizioni di replicarsi grazie al terreno acido del nostro corpo, proliferano fino a creare situazioni patologiche gravi, anche in seguito alle scorie metaboliche che da essi stessi sono prodotte e che sono residui acidi scaricati nella circolazione sanguigna o all’interno delle cellule.

I batteri e i funghi in replicazione sono proprio la manifestazione di un ambiente interno compromesso, causato da un’acidità cronica. Per invertire la situazione occorre creare un ambiente interno alcalino, che non sostenga lo sviluppo dei microrganismi. Quando il corpo, infatti, passa dall’acidità all’alcalinità, batteri e funghi bloccano la loro crescita e ritornano a svolgere la loro funzione fisiologica.

Per comprendere l’importanza di mantenere alcalino l’ambiente del nostro corpo basta ricordare che sono alcalini sia il mare, dal quale si è sviluppata la vita sulla Terra, che il liquido amniotico nel quale eravamo immersi durante la gestazione. Se paragonassimo il nostro corpo ad un acquario, e le nostre cellule a pesci immersi in un fluido che trasporta il cibo e rimuove le scorie, non penseremo mai di sporcare l’acqua del nostro acquario con sostanze tossiche di ogni genere, come sostanze tossiche o cibi acidi.

Avendolo fatto da anni, è arrivato il momento di risolvere definitivamente il problema.Cambiare l’acqua. Dobbiamo ripulire il nostro ambiente interno. I cibi di origine animale, quali carne, pesce, uova, latticini, i cibi raffinati, i prodotti lievitati, i cereali, i dolcificanti artificiali, lo zucchero, l’alcool, il caffè, il tè nero, le bibite gassate sono tutti acidificanti.

Invece i vegetali crudi sono alcalinizzanti, specie quelli verdi, che sono i cibi con minore contenuto calorico e zuccherino e con maggiore potere nutritivo. Lo sono anche la frutta non dolce, il limone, il pompelmo, le noci e i cereali germogliati. Alcuni cereali come il farro, il grano saraceno e il miglio sono poco acidificanti.

Tutti gli ortaggi sono incredibilmente ricchi di sostanze nutritive e di antiossidanti, forniscono tutte le vitamine, i minerali micronutrienti che ci occorrono. Anche gli acidi polinsaturi contenuti in pesce, frutta e ortaggi sono importanti per il nostro corpo e la loro assenza nell’alimentazione arreca carenza nutrizionali e conseguente degenerazione. Essi vengono anche definiti Age (Acidi Grassi Essenziali), rafforzano le membrane cellulari e la parete dei vasi sanguigni, sono alcalini e neutralizzano gli acidi introdotti nella dieta e in seguito all’attività metabolica. Anche l’olio di oliva contiene Age, usati per l’energia cellulare.

Gli Age rafforzano le difese immunitarie, lubrificano le articolazioni, isolano il corpo contro le perdite di calore, forniscono energia, entrano nella produzione delle prostaglandine (che proteggono contro le malattie cardiache, l’ictus, l’ipertensione, l’arteriosclerosi, le trombosi). Inoltre aiutano a migliorare l’artrite, l’asma, la sindrome premestruale e le allergie.

Sappiamo che l’effetto finale più grave dell’acidosi è proprio il tumore. Ci sono due fattori sempre presenti quando c’è un tumore, indipendentemente dal tipo: un pH acido e la mancanza di ossigeno, definita “ipossia”. Questa è stata la grande scoperta di Otto Warburg, premio Nobel per la Medicina nel 1931. I malati terminali di tumore sono in genere 1000 volte più “acidi” delle persone sane, hanno un valore di pH del sangue molto basso perché in carenza di ossigeno il glucosio si trasforma in acido lattico, e questo abbassa il pH cellulare da 7,3 fino a 6 o meno.

I tumori non riescono a mantenersi in un ambiente ricco di ossigeno e con un pH superiore a 7,4; infatti ad un pH di 8,5 nei tessuti connettivali le cellule tumorali muoiono mentre le cellule sane sopravvivono. Il livello del pH dei nostri fluidi interni incide su ogni cellula del corpo e l’intero processo metabolico dipende da un ambiente alcalino. L’iperacidità cronica corrode i tessuti ed arriva ad interrompere tutte le funzioni cellulari perché interferisce con la vita stessa.

Fra tutti gli equilibri che il corpo umano si sforza di ottenere il più importante è proprio quello acido-alcalino. Il corpo umano è stato concepito per essere alcalino e farà di tutto per conservarsi lievemente alcalino, ma tutte le funzioni corporee producono effetti acidi perché il corpo è alcalino nella struttura e acido nella funzione.

Questo significa che il corpo ha bisogno di carburante alcalino (frutta e verdura), mentre gli acidi sono il sottoprodotto di tutta l’attività metabolica; se a tale attività si aggiunge un enorme disordine alimentare, si verifica la massiva iperacidificazione di cellule, tessuti, organi e infine del sangue, aprendo le porte alle patologie croniche.

Quando il sangue si trova di fronte ad un eccesso di acido comincia ad estrarre i minerali alcalini dai nostri tessuti per controbilanciarlo; se ce ne sono quantità insufficienti nella dieta o nelle riserve corporee potrebbero essere sottratti al sangue (in questo caso si parla di ioni sodio e potassio), alle ossa e alle cartilagini (ione calcio), o ai muscoli (ione magnesio), dove appunto questi elementi sono necessari.

Se il sovraccarico di acido oltrepassa l’acidità sanguigna, l’acido in eccesso viene scaricato nei tessuti come deposito. Successivamente il sistema linfatico deve neutralizzare ciò che può, ma se esso è sovraccarico e i suoi vasi non drenano correttamente, l’acido si accumula nel tessuto connettivo.

Inoltre nella linfa liberare i tessuti dall’acido significa riscaricarlo nel sangue. In tal modo si innesca un circolo vizioso di prelevamento di minerali ancora alcalini con un ulteriore sovraccarico degli organi filtro, che sono il fegato e i reni. I più frequenti malesseri acuti o ricorrenti derivano dalla mobilizzazione di minerali alcalini nel tentativo di evitare la distruzione delle cellule, oppure di permettere la disintossicazione del corpo.

FONTE: Oggi Salute

Il Miracolo del PH Alcalino

http://www.macrolibrarsi.it/speciali/roy-martina-approfondimento-il-ph-alcalino.php

Roy Martina parla del libro del Dott. Young, Il Miracolo del pH Alcalino.

Francesco Oliviero, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1984 presso l’Università degli Studi di Firenze, è specialista in Psichiatria e in Pneumologia. Dal 1977 al 2000 ha prestato servizio permanente effettivo come Ufficiale Medico presso il Corpo di Sanità dell’Esercito Italiano negli Ospedali Militari di Firenze, Caserta e Palermo. Dal 1989 ha iniziato un percorso della Medicina non convenzionale (MNC), occupandosi di Omeopatia, Omotossicologia, Agopuntura, Elettroagopuntura secondo Voll, Medicina Tradizionale Cinese, Medicina Bioenergetica, Medicina Quantistica. Info: www.francescooliviero.it.

Il sangue dei vegani combatte la crescita del tumore 8 volte meglio di quello degli onnivori. Bastano 2 settimane di dieta vegetale per alzare le difese contro il cancro!

http://www.disinformazione.it/sangue_vegani.htm

La dieta vegana negli ultimi anni si sta rivelando il modo più efficace per prevenire, arrestare ed invertire la progressione del cancro, in modo naturale e senza effetti collaterali debilitanti.
Due recenti studi lo confermano, uno del dottor Ornish, ricercatore di fama mondiale in seguito ai suoi studi sulle cause e sui metodi di prevenzione e di cura delle malattie cardiache attraverso una corretta alimentazione, e uno del Pritikin Center, clinica promotrice del trattamento di patologie croniche unicamente grazie a dieta ed esercizio fisico.
Il sangue dei vegani combatte la crescita del tumore 8 volte meglio di quello degli onnivori – bastano 2 settimane di dieta vegetale per alzare le difese contro il cancro

Dr.Ornish – La dieta vegana potrebbe inibire la crescita del cancro 8 volte meglio Ornish e il suo team di ricercatori ha trovato 93 uomini con cancro alla prostata in fase precoce che si sono offerti di rinunciare a radiazioni, chemioterapia e chirurgia. Poi i pazienti sono stati assegnati ad un gruppo che ha modificato il proprio stile di vita, includendo una dieta vegana a bassa percentuale di grassi (10% sul totale calorico) insieme ad altri comportamenti sani (come camminare 30 minuti sei giorni alla settimana ed esercizi di meditazione) e un gruppo di controllo, che si è limitato a guardare e aspettare.
Dato che il cancro alla prostata è il cancro più diffuso tra gli uomini, anche il Dipartimento della Difesa ha fornito il finanziamento per lo studio. Un anno dopo, i risultati sono stati conteggiati e pubblicati nel numero di settembre 2005 del Journal of Urology, la rivista ufficiale dell’Associazione Urologica americana.
Entro la fine dello studio, 6 dei pazienti del gruppo di controllo avevano abbandonato perché i loro tumori erano in crescita e non potevano più aspettare.

Non un solo paziente del gruppo che seguiva la dieta vegana ha subito la stessa sorte. Infatti, mentre l’attività media del cancro è aumentata nel gruppo di controllo, misurata con test PSA, i marcatori tumorali erano DIMINUITI nel gruppo vegano.
Entro la fine dell’anno il tasso di crescita del cancro, come misurato dai test (vedi grafici figura 1 e 2), era enormemente differente tra i due gruppi. Per i pazienti a dieta vegana, i marcatori tumorali erano nettamente calati.

 

      

Ma lo studio non si è fermato qui, essendo questi risultati a dir poco rivoluzionari.
Forse una dieta vegan incrementa la forza anti-cancro del sistema immunitario?

Ornish ed i suoi colleghi ricercatori erano intenzionati a venirne a capo.
Hanno quindi preso colture di cellule tumorali umane e le hanno incubate con il sangue prelevato dai pazienti affetti da cancro, alla fine dell’anno. Il siero del sangue prelevato da chi faceva parte del gruppo di controllo ha solo debolmente inibito le cellule tumorali, riducendo la loro crescita solo del 9%, ma il siero preso da coloro che hanno trascorso l’anno consumando una dieta vegana ha inibito la crescita del cancro del 70%, quasi una differenza di 8 volte!

E Ornish ha scoperto che quanto più i pazienti si erano attenuti al programma, migliori sono stati i loro risultati, più il loro cancro sembrava essere in remissione e meglio il loro stesso sangue riusciva ad uccidere le cellule tumorali in laboratorio.

Titolo: Intensive lifestyle changes may affect the progression of prostate cancer
(I cambiamenti intensivi di stile di vita possono influenzare la progressione del cancro alla prostata)
Autori: Ornish D, et al. 2005.
Pubblicato su: Journal of Urology. 174:1065-70.

Pritikin center: 2 settimane di dieta vegana per aumentare la morte delle cellule tumorali del seno del 20-30%

Ornish e i suoi ricercatori si sono chiesti se lo stesso potesse avvenire con il cancro al seno. Questa volta però non hanno voluto attendere un anno per i risultati: hanno quindi prelevato un campione di sangue a 12 donne e poi chiesto loro di consumare una dieta vegana a basso contenuto di grassi per 14 giorni. Alla fine hanno prelevato un altro campione.
Hanno preso questi campioni e li hanno testati su 3 differenti tipi di cancro al seno: il loro sangue ha avuto il potere di rallentare e interrompere la crescita delle cellule tumorali, grazie ad appena 2 settimane di dieta vegana.
La crescita del tumore è diminuita del 6,6, 9,9 e 18,5% rispettivamente per i 3 tipi di tumore al seno considerati, mentre l’apoptosi (ovvero la morte delle cellule tumorali) è aumentata del 20, 23 e 30%.
Quindi c’è da chiedersi: che tipo di sangue vogliamo?
Uno che non ha effetti sulla crescita tumorale, oppure vogliamo un sangue che è capace di rallentare e bloccare il cancro in ogni angolo del nostro corpo?

Figura 3 – Morte delle cellule tumorali con sangue vegan

(*)apoptosi = indica una forma di morte cellulare programmata.
Si tratta di un processo ben distinto rispetto alla necrosi cellulare, e in condizioni normali contribuisce al mantenimento del numero di cellule di un sistema.
Ad esempio, durante il suo sviluppo, l’embrione umano presenta gli abbozzi di mani e piedi “palmati”: affinché le dita si differenzino, è necessario che le cellule che costituiscono le membrane interdigitali muoiano (questo processo si chiama appunto apoptosi, e non necrosi)

Titolo: Effects of a low-fat, high-fiber diet and exercise program on breast cancer risk factors in vivo and tumor cell growth and apoptosis in vitro.
(Effetti di un basso contenuto di grassi, di una dieta ricca di fibre e di un programma di esercizio sui fattori di rischio di cancro al seno, nella crescita delle cellule in vivo del tumore e l’apoptosi in vitro) (per il significato di apoptosi vedi a fine pagina)

Autori: Barnard RJ, Gonzalez JH, Liva ME, Ngo TH.
Pubblicato su: Nutr Cancer. 2006;55(1):28-34.

 

 

https://wordpress.com/page/andreasinicatti.wordpress.com/9409

 

 

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l’esperienza delle piante curative in Peru (la medicina natutale)   Leave a comment


la ricerca di una dottoressa per conoscere le virtù curative delle piante..

 

Anticancro e malattie degenerative   Leave a comment


 

Pubblicato il 14/ott/2014

http://www.nonsoloanima.tv – Intervento di Erica F. Poli – Serata “Guarire”, secondo appuntamento.

 

 

Parte 1 di 2

 

 

Parte 2 di 2.

il cancro si cura con il bicarbonato di sodio   1 comment


Una buona notizia per tutti noi e una cattiva notizia per la case farmaceutiche. Il Dr. Mark Pagel della University of Arizona Cancer Center, riceverà 2 milioni di dollari dal National Institutes of Health per studiare l’efficacia della terapia personalizzata con bicarbonato di sodio per il trattamento del cancro al seno. Ecco il comunicato sul quale è scritto :”Il fondo da 2 milioni di dollari servirà a migliorare la misurazione sull’efficacia del bere bicarbonato di sodio nel curare il cancro al seno. E’ stato provato che bere bicarbonato di sodio riduce o elimina il diffondersi del cancro nel seno, nei polmoni, cervello ed ossa.”

radiografia cancro

Read more: http://it.ibtimes.com/articles/29464/20120513/cancro-cura-bicarbonato-di-sodio.htm#ixzz29YcMNzCR

In realtà, il bicarbonato di sodio è già utilizzato per la cura di malattie come l’influenza e il raffreddore; se assunto per via orale e transdermica, ecco che il bicarbonato potrebbe diventare una prima cura per il trattamento del cancro, malattie renali, diabete.

La notizia non è priva di fondamento scientifico, anzi, è provata in questo documento della NCBI (National Center of Biotechnology Information)

In sostanza, il bicarbonato agirebbe sul grado di acidità del nostro sangue. Il pH del nostro sangue e dei nostri fluidi corporei, non rappresenta altro che il nostro stato di salute e il bicarbonato agirebbe come vero e proprio regolatore del pH influendo direttamente sul livello acido-alcalino alla base della salute umana.

La scala del pH è come un termometro del nostro stato di salute, a tal punto che valori al di sopra o al di sotto di 7,35-7,45 possono segnalare sintomi di malattie o patologie gravi. Difatti, quando il corpo non riesce più a neutralizzare gli acidi, essi vengono trasferiti nei fluidi extracellulari e nel tessuto connettivo recando danni all’integrità cellulare.

Facciamo un esempio: l’aumento di acidità di un lago colpito dalle piogge acide si tradurrà in una maggiore solubilità di elementi come l’alluminio e in una proliferazione di alghe. Questi due elementi concorrono ad elevare il tasso di mortalità di quel lago. Per riportare il lago in vita occorre alcalinizzare l’acqua ripristinando il pH. Poichè il cancro si sviluppa e vive in un ambiente acido, riuscire a ripristinare il pH naturale può aiutare la distruzione delle cellule cancerose o almeno ritardarne la diffusione. E’ per questo che già alcuni anni fa furono iniziati alcuni studi sull’utilizzo degli antiacidi associati ai farmaci chemioterapici. Una ricerca pubblicata nel Marzo 2009 dalla US National Library of Medicine dimostrò che su alcuni topi da laboratorio il bicarbonato era in grado di rallentare la diffusione delle metastasi.

Il Dr. Pagel i suoi colleghi utilizzeranno una speciale risonanza magnetica per misurare il pH di un particolare tumore e verificare l’efficacia del bicarbonato sulla massa in oggetto. Infatti con questa nuova macchina, il team dell’Università dell’Arizona potrà studiare i pazienti prima e dopo la somministrazione del bicarbonato per tentare di sviluppare un approccio personalizzato per ogni paziente. Ovviamente un grado di pH del nostro corpo intorno ai valori 7,35-7,45 garantisce un giusto equilibrio fisico rendendoci più resistenti alle malattie. Questo significa che possiamo praticare la cosiddetta “cura del pH” avendo uno stile di vita sano ed alimentandoci nel modo giusto. Sicuramente, invece, per avere risultati nell’ambito delle cure per il cancro dovremo aspettare che le sperimentazioni siano portate a termine, cosa che procede a rilento a causa della mancanza di fondi soprattutto da parte delle case farmaceutiche.

In quest’ultimo caso infatti la domanda è d’obbligo: quali sarebbero le ripercussioni per le case farmaceutiche? Sicuramente ne risentirebbero negativamente in quanto diminuirebbero domanda e consumi per medicinali chemioterapici, per la cura del cancro in genere, per la cura delle malattie come diabete e malattie più comuni come influenza e raffreddore. Un bel problema per le case farmaceutiche, un problema risolto per la nostra salute e per il nostro benessere

Read more: http://it.ibtimes.com/articles/29464/20120513/cancro-cura-bicarbonato-di-sodio.htm#ixzz29YcnVHBk

In Italia gli satessi risultati sono stati studiati e proposti dall’oncologo  dott Tullio Simoncini

CANCRO,CANCER, come debellarlo con l’Ascorbato di potassio- Effetti benefici sulla salute   Leave a comment


Da tempo si conoscono gli effetti dell’Ascorbato di Potassio e dal 1974 la comunità scientifica è stata informata di esperimenti e teorie elaborate da parte del biologo Italiano dr. Gianfrancesco Valsé Pantellini di Firenze (ormai deceduto). Sui suoi studi desideriamo soffermarci, per parlare di questo importante argomento che non è stato volutamente recepito ed indagato da parte della classe medica, forse per ignoranza e forse per interesse, in quanto questi studi ormai dimostrati, annullerebbero quasi tutte le ricerche che si effettuano nel mondo in materia di malattie degenerative (cancri, aids, ecc.). Se ascoltate attentamente i video ,capirete la non utilità della sperimentazione sugli animali ed altre considerazioni sulle cause scatenanti il cancro.. nei bambini,(pennarelli colorati)come,nelle donne,l’uso di smalti per le unghie.Saprete che ci sono “fumi” ben più pericolosi del fumo delle sigarette(insomma guardateli da voi ,questi video)

Ciò che trovate qui di seguito è tratto da suoi lavori; questi studi sono comunque basati su principi di biologia ben noti: 1) Tutte le strutture basi viventi al carbonio, sono costruite sulla base di leghe (leggasi legami) Idrogeno, indifferentemente se esse hanno una struttura primaria, secondaria, terziaria, quaternaria.

2) Le leghe di Idrogeno vengono formate attraverso i catodi di Potassio ed in quantità di energia radiante, che è naturalmente legata a questo fenomeno, dell’ordine di grandezza di 1,35 Mev con periodo di trasformazione di 1,3 x 10 9.

3) L’equilibrio di leghe Idrogeno e catodi di Potassio salificanti è costante per ogni struttura viva e si differenzia da struttura a struttura.

4) La mancanza di salsificazione da Potassio di leghe Idrogeno che naturalmente vi dovrebbe essere legata, conduce ad una modifica di queste strutture a causa di una apertura delle valenze delle basi ed all’inizio di un processo di policondensazione e susseguente polimerizzazione che riguardano i principi organizzativi dell’apparato genetico, con la formazione di nuove strutture anormali che non possono essere riunite a strutture vive ordinate e normali (neoplasismi).

L’Ascorbato di Potassio penetra all’interno della cellula in virtù della sua struttura che è ciclica e non lineare. I citostatici, pesticidi, diserbanti, radiazioni, il calore (cibi industriali non biologici, cottura dei cibi e calore abnorme nell’intestino) sono responsabili dell’avvelenamento chimico e della modifica dei giusti rapporti endo cellulari che vengono alterati e l’elemento che viene colpito immediatamente è l’enzima ed il potassio che ne è correlato, inibendo anche l’effetto Kevran della membrana cellulare. In questo processo possono intervenire come fattori secondari o concomitanti ad esempio la creazione di virus (informazioni) la loro virulenza, la duplicazione, la trasformazione da parte dell’organismo vivente di virus latenti, oppure l’introduzione di virus con le vaccinazioni o con trasfusioni di sangue, donazioni di organi, con la produzione anche di parassiti, tossine, con forti stress, con irradiazioni e variazioni di energia di natura fisica e biologica, la mutazione delle colonie fungo microbiche endogene. Siamo ancora all’inizio di queste indagini complesse però, dice Pantellini la molecola dell’Ascorbato di Potassio ed i prodotti degradabili dell’ossidazione dell’Acido Ascorbico funzionano con la liberazione di radicali liberi in grado di portare luce al livello del metabolismo sub molecolare e sul comportamento di qualsiasi cellula. E’ noto che in soluzione acquosa, nel nostro sistema biologico, esistono 4 cationi fondamentali: Sodio, Potassio, Calcio, Magnesio e ioni idrocarbonici, Cloro, Fosforici e Solforici, questi ultimi provenienti dall’idrolisi dei Solfati. In questo ambiente ionico vengono strutturati composti molecolari e macromolecolari altamente specifici e complessi, acidi desossiribonucleici, proteine semplici e coniugate, enzimi, ecc. con strutture tridimensionali e funzioni altamente specializzate.

Un esame attento ed obbiettivo della struttura della materia vivente nei processi di ossido/riduzione può essere divisa nettamente in 2 parti fondamentali:

Una struttura a trama solida di tipo cellulare ed una struttura acquosa a concentrazione ionica ben determinata in cui la prima è immersa; queste 2 strutture sono tridimensionali anche se la seconda struttura apparentemente non lo è; queste 2 strutture infine sono interdipendenti nelle loro funzioni chimiche per un normale metabolismo fisiologico; ed è proprio a livello di questo interscambio che è molto probabile se non certo, che debba ricercarsi il motivo e la causa del manifestarsi di alcune malattie, la cui patogenesi rimane tuttora oscura.

E’ molto probabile se non certo che il “primo movente” della manifestazione patologica debba ricercarsi nella cellula di qualunque natura essa sia e che il secondo motivo della manifestazione patologica debba ricercarsi nei liquidi pericellulari che la circondano (sostanza basale) e che il terzo motivo sia dovuto essenzialmente alla scomparsa di quei legami congiunzionali che si formano fra le varie cellule e fra i vari organuli della cellula internamente ed esternamente e che sono sorretti e formati da quegli ioni: Calcio, Sodio, Potassio, Magnesio, presenti nei liquidi pericellulari e che sono da considerarsi i “trasportatori dei segnali” fra cellula e cellula, perché queste permangano in un normale stato di proliferazione.

La cellula contiene i principali elementi dell’informazione genetica: DNA/RNA, mitocondri, ribosomi, immersi in citoplasma viscoso composto essenzialmente da glicosamminoglicani e glicoproteine (fra queste non è improbabile che sia celata la glicoproteina, chiamata interferone). La cellula contiene inoltre numerosissimi enzimi, ioni Potassio e ioni Magnesio. La cellula stessa, il nucleo e gli organoli in essa contenuti sono circondate da membrane altamente specializzate. All’esterno la cellula è circondata da liquido basale, che oltre alla presenza dei soliti complessi enzimatici e proteine solubili ecc., contiene anche ioni Calcio e Sodio. Come si vede, la distribuzione di questi 4 ioni all’interno ed all’esterno della cellula non è stata posta a caso dalla natura. Il liquido fortemente viscoso pericellulare ed intracellulare, formato da glicosamminoglicani, forma un unico reticolo che controlla la stabilità della cellula stessa e che serve a formare quelle giunzioni fra cellula e cellula che trasmettono i segnali di allarme o di salute fra le medesime; ciò avviene in caso di allarme quando una cellula sia sottoposta ad opportuni stimoli, stress di ogni natura; è molto probabile che una depolimerizzazione di questi legami, formata essenzialmente dai glicosamminoglicani, possa interrompere i segnali genetici fra cellula e cellula ed essendo sfuggita la cellula ad ogni controllo, trasmette alle prossime, segnali sbagliati, proliferie e degeneri. Secondo Pauling, Ewan Cameron ed altri, ciò è dovuto al rilascio dell’enzima ialuronidase da parte della cellula, che viene tenuto sotto controllo dall’inibitore della ialuronidase e che questo inibitore fisiologico è un oligoamminosaccaride che per la propria sintesi, richiede Acido Ascorbico, incorporandone i residui.

E’ un’ipotesi del dr. Pantellini che la funzione dell’Ascobato di Potassio sia dovuta alla liberazione di radicali liberi fortemente ossidati che comportano una fissione dei medesimi sulle glicoproteine sia all’interno che all’esterno della cellula; ciò viene dimostrato in quanto il Catione K+ venendo rilasciato dagli stessi radicali liberi, si fissa sui gruppi NH delle proteine, gruppi immidici, per dare degli stabili emoglobinati di Potassio (proteinato di K) e questo accade per affinità chimica di detto catione per questi gruppi, secondo l’effetto chiamato “Ciancimian”. Il gruppo ascorbico o il radicale libero vengono fissati ai glicosamminoglicani, i quali, nei gruppi -COOH liberi, fissano ioni Calcio, i quali possono formare quelle giunzioni fra cellula e cellula riprendendo a funzionare normalmente. Rimane da esaminare la funzione a livello sub molecolare del Magnesio; è probabile che questo catione abbia all’interno della cellula un’importanza rilevante come mediatore degli impulsi nervosi. A questo punto devo interrompere la mia serie di ipotesi, continua il dr. Pantellini e pensare piuttosto che la logica della Biochimica Molecolare vada anche oltre ad un rilascio o ad un acquisto di radicali liberi e che entrino in gioco a livello della materia vivente, per azione enzimatica, anche dismutazioni di elementi a bassa energia secondo l’effetto Kevran. L’Ascorbato di Potassio è un sale facilmente solubile in acqua e si ottiene mettendo assieme la Vitamina C (acido L-ascorbico) ed il Bicarbonato di Potassio; in soluzione si mantiene stabile solo per 24 ore, quindi va tenuto separato nei due componenti che vanno uniti al momento dell’uso, mescolati a dell’acqua.

Dal farmacista si fanno preparare delle capsule con 0.15 gr. di Acido Ascorbico e un pari numero di capsule con 0.30 gr. di Bicarbonato di Potassio. Si mescola il contenuto delle due capsule in mezzo bicchiere di acqua, possibilmente minerale, con un cucchiaino di plastica. Le dosi sono tre volte al dì, circa 45 minuti prima dei pasti principali quando la patologia è in atto. Come prevenzione antitumorale due o tre dosi la settimana la mattina a digiuno per quattro o cinque mesi consecutivi, poi interrompere un mese e ricominciare.

Commento (NdR): Ci auguriamo che questi importanti lavori vengano presi in futuro in seria e dovuta considerazione da parte dei ricercatori e della classe medica, questo sopra tutto anche per il bene degli ammalati. La Bio Elettronica conferma tali ipotesi e ritiene di dover molto al dr. Pantellini, in quanto egli ha fornito utili dati per comprendere meglio i meccanismi di lavoro sui “terreni” fisiologici della materia vivente.

Quanto denaro, tempo, posti letto, risparmierebbero la Sanità e gli ospedali con terapie Biologico Naturali per tutte le malattie degenerative: cancri, tumori, sclerosi, neuro distrofie, ecc., denaro pubblico, cioè tasse, che oggi viene gettato via e sperperato inutilmente, ma dirottato nelle tasche di coloro che non sapendo nulla in materia di Salute e di malattia, fanno esperimenti sulla pelle dei malati e mantengono la malattia nell’ambito sociale per sfruttare bene l’ignoranza dei singoli. Che tipo di vita avrebbero i malati di cancro, se curati anche con l’Ascorbato di Potassio ? buono, perché se l’organismo reagisce, il tumore viene in genere bloccato o regredisce ed alle volte scompare.

Si raccomanda comunque prima di iniziare qualsiasi trattamento di minerali, di effettuare test Bio elettronici ed un mineralogramma, oppure esami delle urine chiamati Tumtu e/o Metaltest, per individuare quali sono i metalli tossici presenti e le eccedenze o le carenze nel proprio corpo di minerali e di conseguenza vitamine, ricordando sempre che ogni prodotto introdotto nell’organismo vivente subisce delle trasmutazioni atomiche a bassa energia.

Livelli di assunzione e tossicità
Essendo l’ascorbato di potassio un sale che si scinde essenzialmente nei suoi due ioni, l’eventuale tossicità è legata alla concentrazione dei medesimi. L’uso dell’ascorbato di potassio sia nell’industria che in medicina è legato al rilascio del primo componente, con funzione antiossidante e conservante.

L’ascorbato di potassio può essere assunto a tempo indeterminato. Naturalmente, a scopo precauzionale, sarà opportuna la verifica dei propri parametri clinici e biochimici a scadenza regolare (ogni uno o due anni).

Quantità minima giornaliera di vitamina C
Esistono diversi studi ed opinioni sulla quantità minima di vitamina C che deve essere assunta tramite il cibo o eventuali integratori come l’ascorbato. Si calcola che la quantità minima giornaliera di vitamina C necessaria per prevenire lo scorbuto sia di circa 10 mg/die. Le quantità consigliate raccomandate dai sistemi sanitari nazionali sono tuttavia maggiori.
Il Comitato Scientifico Europeo raccomanda un’assunzione di almeno 45 mg/die.
In Italia, tuttavia, si preferisce raccomandare, sia per gli uomini che le donne, una dose di almeno di 60 mg/die. Negli USA il US National Institutes of Health (NIH) raccomanda 160, 200mg al giorno e l’istituto Linus Pauling institute (Università dell’Oregon, USA) raccomanda due dosi da 250mg l’una al mattino e l’altra alla sera.[
[3]] Sempre in USA il Colorado Integrative Medical Centre raccomanda 6000-12000 mg/die. Il famoso biologo molecolare Linus Pauling raccomandava 6000-18000 mg/die.

Controindicazioni
L’alto dosaggio può portare ad
iperkalemia, se si raggiungono i 18 g al giorno (Linus Pauling) .

Come si prepara il rimedio “Pantellini” in casa
(Succo di limone con sale di Vit. C al potassio)
Necessario: Uno o due limoni preferibilmente freschi (un limone contiene mediamente dai 45 ai 75 mg per 100 ml di succo. Un limone grosso di circa 250 grammi contiene circa 90 ml di succo.
Pantellini consiglia 150 mg di vitamina C. Si presume che il limone sia maggiormente efficace della sola vitamina C) Bicarbonato potassio (circa la punta di un cucchiaino 300 mg) Un cucchiaino che non sia di ferro
Si puo’ aggiungere ghiaccio o zucchero (meglio se di canna) a piacere. (Si puo’ fare anche con le bustine disponibili in farmacia e erboristeria)

Dove e cosa comprare: Il bicarbonato potassio è un integratore fatto per 2/3 di bicarbonato ed 1/3 di potassio. Il ministero della Salute lo “inquadra” come integratore alimentare. Si trova in farmacia e erboristeria al costo medio di 5 euro/100 grammi. Il chilo è disponibile alle volte solo in farmacia a 20 euro con richiesta medica su foglio bianco.

La preparazione: Fare la spremuta del succo di limone, aggiungere almeno due dita di acqua fredda (circa 200 Ml) e una punta di cucchiaino di bicarbonato di potassio (K). Agitare bene con un cucchiaino che non sia di ferro per circa un minuto. Il Pantellini è pronto e può essere gustato.
A piacere è possibile aggiungere, SOLO dopo la preparazione, ghiaccio e/o zucchero.
Per chi fa prevenzione:
gli orari per la somministrazione dell’Ascorbato sono: 15-20 minuti prima di colazione e 45 minuti prima di pranzo e cena per la cura , altrimenti una volta al giorno, preferibilmente la mattina. Se assumete altri farmaci fate trascorrere almeno mezz’ora dall’assunzione dell’Ascorbato.

Note sulla conservazione del bicarbonato potassio: Teme l’umido e la luce pertanto si consiglia di travasare una modica quantità (un cucchiaino) in una bustina per alimenti da riporre poi in un barattolino da cui attingere di volta in volta. E’ sempre meglio “strizzare” le bustine per evitare aria la cui umidità puo’ danneggiarlo.

Perché lo zucchero: Per una questione di gusto. Alcuni lo preferiscono così. Per un discorso di presunta utilità. Lo stesso Pantellini consigliò una “limonata zuccherata”. Alla Fondazione Pantellini sommano il ribosio (che è uno zucchero).
La stessa funzione cellulare della pompa Na/K scambia sodio con potassio e glucosio.
Tratto da:
www.arganiascorbile.it – Qui trovate il Ribosio

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