Archivio per la categoria ‘cultura

L’Italia..è una Repubblica..fondata.. sulla Bellezza..delle opere d’arte dei suoi artisti..di tutti i secoli.L’arte..e la bellezza dei suoi paesaggi.. le opere..architettoniche..sono patrimonio della Repubblica. Essa ha il compito..di tutelarle..come prevede..il Diritto internazionale..che tutela..le opere d’arte.   Leave a comment


 

L’Italia..è una Repubblica..fondata.. sulla Bellezza..delle opere d’arte..dei suoi artisti..di tutti i secoli.

L’arte e la bellezza dei suoi paesaggi..di tutte le sue opere..architettoniche..

è patrimonio della Repubblica.

Essa ha il compito..di tutelarle..come prevede..il Diritto internazionale..

che tutela..le opere d’arte…di tutto il mondo.

 

Michelangelo Pietà vaticana volto GesùCASTELLO  POOPI VERDE

 

 

(un’opera del pittore contemporaneo Clet Abraham)

Catalogo CLET_V5_ 1 jpeg 181 kbCatalogo CLET_V5_HI06 6 jpeg res 99Catalogo CLET_V5_HI07 7 jpeg res99Catalogo CLET_V5_HI08 8 jpeg 181 kb res 100Catalogo CLET_V5_HI09 9 jpeg 181 kbCatalogo CLET_V5_HI10 10 jpeg 181 kb res 100Catalogo CLET_V5_HI11 11 jpeg 181 kb res 100Catalogo CLET_V5_HI13 13 jpeg 181 kb  res 100Catalogo CLET_V5_HI12 12 jpeg 181 kb res 100Catalogo CLET_V5_HI15 15 jpeg 181 kb res 100Catalogo CLET_V5_HI14 14 jpeg 181 kb res 100Catalogo CLET_V5_HI17 17 jpeg 181 kbCatalogo CLET_V5_HI16 16 jpeg 181 res 100Catalogo CLET_V5_HI19 19 jpeg 181 kbCatalogo CLET_V5_HI18 18 jpeg 181 kbtoscana 3toscana 1toscana 2

Jpeg

Maria Maddalena

Jpeg

Maria Maddalena

LUIGI POPEO 5 PS VERDEBotticelli nascita venere_20130110_1919013198

 

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PER VIVERE UN MONDO FRATERNO..   Leave a comment


Ogni Essere porta con se…
La Verità sin dalla nascita…
Occorre solo allenamento…
Per riportarla alla luce…
E renderla parte attiva…
Nel proprio quotidiano…

Cercala in te…

Sentila…
Scoprila…
Assaporala…
Amala…
Vivila…
E questa tua vita diverrà un capolavoro…

 

SE UNO..VIVE SE’ STESSO..E’ SALVATO…PERCHE’..IL REGNO DEI CIELI..E’ DENTRO OGNUNO DI NOI..

 

I bimbi manifestano contro le eradicazioni a Cellino San Marco-2PER VIVERE UN MONDO IN ATTITUDINE FRATERNA..E’ NECESSARIO UN CAMMINO PERSONALE DI “LIBERAZIONE” ..CHE CI FACCIA RIFLETTERE SU CIO’ CHE CI è STATO INSEGNATO..COME VERITA’;

E RIGUARDA IL MODO IN CUI SIAMO STATI EDUCATI..DALLO STATO..DALLA RELIGIONE..DALLA SCIENZA. E’ NECESSARIO RIFLETTERE SU QUELLO CHE E’ VERO ED IMPORTANTE..SU CIO’ CHE E’ UTILE TRATTENERE..DA QUELLO CHE “COERCISCE” LE NOSTRE MENTI.

IL CAMMINO E’ POSSIBILE QUANDO SI CONOSCE LA VERITA’ DELLE COSE..E LE MENTI ED I CUORI RISULTANO COSCIENTEMENTE DISPONIBILI..PER IL GRAN SALTO CHE IL MONDO ASPETTA.

La Bibbia è falsa!

Non era vero niente. Come dichiara Zeev Herzog, autorevole professore della Facoltà di Archeologia di Tel Aviv, “la grande maggioranza degli studiosi nei campi che vanno dall’archeologia agli studi biblici e all’archeologia del popolo ebraico concorda che gli eventi narrati dalla Bibbia non sono fatti storici. Sono leggende, come per voi quella di Romolo e Remo”. Quando l’ho letto, avrei voluto prendermi a schiaffi. Ma era ovvio, dovevo capirlo subito, come la prima volta che ho sentito parlare Berlusconi, Grillo o Renzi. La Bibbia contiene troppo sesso, troppa violenza, soprattutto troppo paranormale, per non capire immediatamente che si tratta solo di letteratura di consumo, di un fumettone un po’ trash.

La fuga dall’Egitto, la traversata del deserto? Macché, tribù di pastori, durante la siccità, si rifugiavano sulle rive del Nilo e poi tornavano da dov’erano venuti: ma senza attraversare il Mar Rosso fra due muraglie d’acqua, figurarsi, al massimo potevano fermarsi sulle rive a farsi un pediluvio. E la storia di Gerico, con le mura abbattute dalle trombe dei sacerdoti? Ma neppure facendoci un rave party con i Deep Purple sparati a palla sarebbe più verosimile: perché mura, a Gerico, non ce n’erano proprio, e se è per questo neanche nella Gerusalemme di Salomone. Tutto quel che hanno trovato gli archeologi sono resti di villaggi, forse turistici, specie dalle parti di Sharm el Sheik.

Una bella botta per lo Stato di Israele, che ha sempre finanziato la ricerca archeologica per dimostrare la legittimità delle proprie pretese territoriali; ma anche per i palestinesi, che non sono messi meglio dal punto di vista archeologico, visto che neppure le mura delle città filistee, quelle che nella Bibbia sfidavano il cielo, si sono mai fatte trovare. E ora chi glielo dice, ai Testimoni di Geova? E a tutti quelli che sono morti e continuano a morire per quel sacro suolo? E a quanti, per l’interpretazione di qualche passo della Bibbia, sono stati incarcerati, torturati, fatti a pezzi? Dio, nell’aldilà, dovrebbe scusarsi. Perché Dio e l’aldilà ci sono, vero?
Raga, non facciamo scherzi, ditemi che non sono leggende anche queste…

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/04/05/il-dramma-delle-spose-bambine/

L DRAMMA DI TUTTE LE RELIGIONI

Io sono,personalmente convinto che tutti i libri sacri..Bibbia e Corano compresi..siano insegnamenti”STORICI” inviati da Dio..per quel momento storico..e per quella specifica cultura. Dio è un Vivente e quindi non può mai cessare di parlare all’uomo,sua creatura.Continuamente manda Profeti.Ma questi,non più pescatori come Pietro,oggi sono scienziati,umanisti,sociologi,psicologi..che indicano le leggi dell’universo e le “passioni” positive e negative..che sono nella coscienza dell’uomo; ma non vengono accettati dalle religioni..”radicate” nella convinzione che “Tutto” è già stato detto.e non ci sia “niente da aggiungere.

Anche Gesù Cristo è..una Parola Storica..quello che insegnò..fù un insegnamento per l’uomo di quel tempo..in contrasto ,per buona parte ,con la religione ebraica..condivisa peraltro dai suoi stessi discepoli.Pietro,ad esempio,riteneva che la donna non aveva un’anima.

Vangelo di Tommaso,loghion 114 «Simon Pietro disse loro: “Maria (Maddalena)deve lasciarci, perché le donne non meritano la vita. Dice Gesù: Ecco, io stesso la attirerò affinché sia fatto maschio, così che possa anche lei diventare uno spirito vivente, maschio simile a voi. Poiché ogni donna che si farà maschio entrerà nel regno dei cieli».

http://www.italialaica.it/news/rassegnastampa/35811

Pensate che Gesù la pensasse come Pietro e si fosse dato da fare per creare una “eccezione” ? .No,la donna è stata creata ad immagine di dio ” a sua immagine li creò..maschio e femmina li creò” Neanche Dio stesso in quella cultura..poteva dire una Verità..che sarebbe stata ritenuta..”inaccettabile”.Ha aspettato che la Coscienza umana facesse il suo cammino evolutivo; è la evoluzione della Ragione e le scoperte della Scienza che ci indicano la Verità da seguire..che è Comprensione teologica e scientifica al tempo stesso..perchè Dio è  il Creatore dell’Universo.

E’ il comandamento dell’Amore vicendevole, che dobbiamo sentire per tutti; e non solo per quelli del proprio popolo..Gli ebrei applicavano i dieci comandamenti all’interno del loro popolo..ma “stupravano” le donne ed “ammazzavano” quelli che non erano ebrei.

Questa era la Parola di Dio..scritta nella Bibbia.

La Teologia dell’Universo   

Giordano Bruno

(Giordano Bruno)

 (dal Vangelo di Tommaso..gnostico)
 

2.) Gesù disse: – Colui che cerca non cessi dal cercare, finché non trova¹ e quando troverà sarà commosso, e quando sarà stato commosso contemplerà e regnerà sul Tutto².
1) Cfr. Mt. VII 8 e Lc. XI 9 e 10. A differenza di Matteo e Luca quello di Tommaso è un chiaro invito alla gnosi. Anche nella Pistis Sophia 100 è detto:«Non cessate di cercare e non fermatevi finché non abbiate trovato i misteri purificatori che vi sublimeranno».
2) L’itinerario gnostico avviene secondo le seguenti tappe: conoscenza del bene, sua accettazione, contemplazione, elevazione mistica, immedesimazione con Dio e di conseguenza dominio dell’universo cosmico.

5.) Gesù disse: – Conosci ciò che ti sta davanti, e ciò che ti è nascosto ti verrà rivelato; poiché non vi è nulla di nascosto che non venga un giorno rivelato¹.
1) Cfr. Mc IV 22; Mt. X 26; Lc. VIII 17; XII 2.
Clemente Alessandrino insegnava che il primo grado della conoscenza è ammirare le cose che abbiamo davanti Stromata 2, 45 e nelle Kephalaia manichee leggiamo: «Il Salvatore ha detto ai suoi discepoli: “Conoscete quanto si trova davanta alla vostra faccia e vi sarà rivelato ciò che vi è nascosto”» AnchePap. Oss., 654, riprende il testo nei seguenti termini: «Gesù dice: “Tutto ciò che non è davanti ai tuoi occhi e quanto ti è occulto ti sarà rivelato. Non c’è, infatti, cosa celata che non divenga manifesta, né cosa sepolta che non venga risuscitata”».

3.) Gesù disse: – Se coloro che vi guidano vi dicono: «Ecco! Il Regno è nel cielo», allora gli uccelli del cielo vi saranno prima di voi. Se essi vi dicono: «Il Regno è nel mare», allora i pesci vi saranno prima di voi¹. Ma il Regno è dentro di voi ed è fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, sarete conosciuti e saprete che siete figli del Padre Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella privazione e sarete voi stessi privazione².
1) Cfr. Lc. XVII 20-24; e anche Mc. XIII 5, 21-23; Mt. XXIV 26-28. L’aggiunta di Tommaso:«ed è fuori di voi» allude al fatto che, una volta effettuata la scoperta nella propria interiorità, occorrerà estraniarsi dalla materia, uscire dal proprio «io» terrestre per congiungersi e unificarsi con Dio.
Questo loghion sottolinea fortemente l’interiorità, l’attualità e spiritualità del Regno. Notare l’insistenza sulla conoscenza di sé che è uno dei temi centrali del Vangelo. Scintille del Padre, soltanto prendendo coscienza del proprio «io», vivono con il Padre che vive; in caso contrario sono povertà. In un contesto identico del Papiro di Ossirinco, 654, «chiunque conosce se stesso troverà il Regno… Conoscerete voi stessi e vedrete che siete figli del Padre». Un maestro gnostico non aveva dubbi a riguardo e avvertiva i discepoli: «Lascia la ricerca di Dio, la creazione e altre questioni consimili. Cercalo partendo da te stesso… Conosci le fonti del dolore, della gioia, dell’amore, dell’odio… Se esamini attentamente tali questioni troverai Dio in te stesso» (Ippolito, Refut., VIII, 15, 1-2).
2) Lo Pseudo Ippolito, Philosophumena V 6 ci spiega che, secondo la dottrina dei naasseni (una delle più antiche sette gnostiche), «la conoscenza dell’uomo è l’inizio della perfezione», l’ignoranza di se stessi è quindi imperfezione e tenebre. Per l’espressione «Figli del Padre Vivente» cfr. Rom. IX 26b e per la parte finale del paragrafo cfr. 1.Cor. VIII 2-3; XIII 12.

27.) Gesù vide dei bambini che stavano poppando. Egli disse ai suoi discepoli: – Questi bambini che stanno poppando sono simili a coloro che entrano nel Regno. Essi allora gli domandarono: – Se saremo piccoli, entreremo nel Regno?¹ Gesù rispose loro: – Quando farete in modo che due siano uno, e farete si che l’interno sia come l’esterno e l’esterno come l’interno, e l’alto come il basso, e quando farete del maschio e della femmina una cosa sola, cosicché il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina², e quando metterete un occhio al posto di un occhio e una mano al posto di una mano e un piede al posto di un piede, un immagine al posto di un immagine, allora entrerete³.
1) Mc. X 13-15; Mt. XIX 13-15; Lc. XVIII 13-17 e Mc. IX 35-37; Mt. XVIII 1-4; Lc. IX 46-48. Per il diverso concetto dei «bambini» confronta sopra la nota 1 al § 4.
2) Per capire questa prima parte del logion, che sviluppa il concetto di «perfezione» come unità degli opposti, occorre tener presente la dottrina gnostica emanazionistica. Dio, punto di origine e vertice di tutte le cose, si esprime attraverso «manifestazioni» (ipostasi) che sono formate a coppie (sizigie), ciascuna di un elemento maschile e di un elemento femminile, padre e madre della sizigia seguente. Dalle prime quattro coppie, spirituali, discendono, sempre a coppie, gli Eoni inferiori (decade e dodecade) fino a Psyche-Hule (Anima e Materia) che compongono l’Uomo terrestre. Ogni essere è quindi composto di elementi contrari, a coppie (alto e basso, esterno e interno, maschile e femminile) e la sua perfezione sarà solo nell’annullamento, o meglio nella fusione, di essi. Nell’affermazione «che il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina» è da riconoscere il concetto sublime del superamento dei problemi sessuali, lo stesso concetto che è espresso nel «neque nubent neque nubentur» di Mc. XII 25; Mt. XXII 30; Lc. XX 35. Nessun riferimento, invece, a Mc. X 6-8; Mt. XIX 5-6; ed Eph. V 31: «l’uomo… si unirà a sua moglie e i due diverranno una stessa carne» e nemmeno a Gal. III 28: «non c’è… né schiavo libero, né maschio né femmina, ecc.», che allude alla parità di tutti i fedeli di fronte a Dio.
3) È l’esemplificazione del riassorbimento della realtà fenomenica in Dio, secondo la dottrina platonica (cfr. sopra nota 2 del § 2 e nota 1 del § 3): quando al posto di ogni occhio, mano, piede corporeo vi sarà un occhio, una mano e un piede, pure «immagine» ideale, si sarà tornati nell’iperuranio, congiunti con la divinità, nella cui mente tutte queste apparenze hanno la loro vera realtà. Più grossolanamente 1Cor. XV 38, 40, 44 parla di corpo «spirituale» e «corpo terrestre», accettando la creazione in senso biblico.

46.) Gesù disse: – A chi ha verrà dato, ma a chi non ha verrà tolto anche il poco che possiede¹.
1) Cfr. Mt. XIII 12: Lc. VIII 18. Con diverso significato la sentenza è stata poi messa a conclusione della parabola delle «mine» (Mt. XXV 29; Lc. XIX 26) e con altro significato ancora è in Mc. IV 25.

 

33.) Gesù disse: – Ho preso posto al centro dell’universo e nella carne mi sono manifestato a costoro¹. Ma li ho trovati tutti ubriachi: non ho trovato in mezzo a loro nemmeno uno che avesse sete. E l’anima mia si è addolorata per i figli dell’uomo, perché essi sono ciechi nel cuore, e poiché sono venuti al mondo nudi, essi cercano di uscire di nuovo nudi dal mondo. Ma ora essi sono ubriachi. Quando avranno smaltito il vino, allora si pentiranno².
1) 1Tim III 16. L’espressione «al centro dell’universo» indica la posizione astrale dell’eone Gesù che, nel simbolo grafico T, è il punto d’incontro tra la linea orizzontale (il «Luogo di Dio») e la verticale (le emanazioni), o nella croce X è al centro tra il mondo superiore e il nostro.
2) Cfr. soprattutto Lc. XXI 34

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/05/14/un-altro-mondo-another-world-2014/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/05/01/un-unica-forza-che-unisce-infiniti-mondi/

Giuliana Conforto, astrofisica prima, docente di meccanica classica e quantistica poi, Giuliana Conforto snida i trucchi e gli inganni che stregano le menti umane, ritrovando così la sua natura di donna amante della verità. Con emozione, impegno rigoroso e mente scerna, penetra le pieghe nascoste che animano il mondo e il suo scrigno segreto: la materia nucleare.
Spaziando su varie discipline contribuisce a una nuova cultura, fondata sul vero centro dell’universo, l’essere umano, pronto a un risveglio straordinario, secondo lei, purché smetta di fare il credente in idoli falsi, la pecora di uno dei tanti greggi in voga.
Per favorire il risveglio, propone la Fisica Organica, non una teoria, ma un uso pratico della Forza, il Messaggio universale che consente la cognizione diretta, integra le funzioni del cervello e consente di compiere le scoperte simili a quelle descritte nei suoi libri. Già espressa dai grandi saggi della storia, Socrate, Pitagora, Giordano Bruno, ecc. e aggiornata con le recenti scoperte, la Fisica Organica comprende emozioni e logica, si dissocia in modo netto dalla “spiritualità” che crede in teorie e/o teologie oppure a “entità”.
Ha viaggiato molto, fuori e dentro di sé, riconosciuto la vera Luce, la Vita che anima il tutto e anche la Sua fonte, il vero Sole. Penetrando le pieghe della natura, ha ritrovato l’eco di memorie antiche e progetti futuri, riconosciuto trame iperdimensionali di cui ognuno può divenire interprete e protagonista e svelato il grande inganno, il campo elettromagnetico. Vuole contribuire al risveglio, alla fine di un sistema politico iniquo e all’inizio di una nuova era, capace di coniugare la libertà individuale con l’armonia collettiva.

ll Sole vero di Giuliana Conforto

http://ragazzaindaco.blogspot.it/2013/10/il-sole-vero-di-giuliana-conforto.html 
Un unica forza, l’Amore,unisce infiniti mondi 
e li rende vivi
Giordano Bruno

“È l’unica Forza che anima e unisce infiniti mondi intelligenti” scriveva Giordano Bruno annunciando il secolo in cui sarebbe stata scoperta.
La Forza è stata in effetti rivelata al CERN negli anni ’80 e chiamata “Elettrodebole”.

È l’unica Forza, infatti, che opera su tre generi di materia e tre generi di antimateria e sulle loro tante, possibili combinazioni.  Quella che chiamiamo “normale” è l’universo osservato, mentre tutte quelle che chiamiamo “oscure” sono universi invisibili, ma reali, oggi calcolati dalle menti scientifiche e da sempre sognati e sentiti dai semplici, dai saggi e dai poeti. Possono essere tutti intelligenti, a velocità troppo elevate perché possano essere osservati dai nostri strumenti scientifici e riconosciuti dalle menti umane, ancorate da millenni a un falso credo: il tempo lineare, unico e immutabile.

La Forza Elettrodebole è ultracelere, ma “discende dalle stelle alle stalle” come dice la canzone, dalle Sue altissime frequenze originarie a quelle basse osservate; può avere effetti cruciali quali la riproduzione di tutti i corpi viventi, sulla rigenerazione delle cellule del nostro corpo e sulla quotidiana secrezione ormonale che ritma gli umori della nostra psiche.

Questa Forza è una e trina, cioè portata da tre tipi di massicci e copiosissimi messaggeri. La fisica li ha chiamati W-, Z, W+. Due hanno carica elettrica, positiva e negativa, e il terzo tipo è fatto di messaggeri neutri Z che possono operare sugli spin nucleari del corpo umano e… guarirlo all’istante. Un miracolo? No, un evento naturale che tutti possiamo compiere, se usiamo il lato luminoso della Forza che penetra e anima tutte le nostre cellule e non ci limitiamo a usare il lato oscuro al quale è inchiodata la nostra vista. Non è fantascienza.

Il lato luminoso della Forza è il campo nucleare debole, portato dai Suoi stessi messaggeri e, in particolare da quelli neutri Z, simili a un FUOCO che non brucia, FUOCO che il nostro corpo può sentire come eros, emozioni, coscienza.

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/04/28/l-ritorno-delletere-e-dellarmonia/

 

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/04/28/illusioni-copernicane-giuliana-conforto/

 

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/04/23/le-varie-specie-della-materia-uninteressante-scoperta-scientifica/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/04/07/luomo-e-un-essere-vivente-man-is-a-living-creature/

 

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/11/28/la-spiritualita-degli-indiani-damerica/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/10/27/lamore-che-e-dentro-di-noi-universalmente-salvera-il-mondo-rolando-toro/

 

Joyeux Noel: una verità dimenticata dalla storia
Visto su http://www.losai.eu – Maurizio Blondet, Effedieffe

 

Nei giorni attorno a Natale del 1914 nelle trincee del fronte occidentale (Francia e Belgio) avvenne qualcosa di magico e unico…
Venne fatta una tregua. Una tregua non ordinata dai comandi, ma dai soldati semplici. Dagli stessi che un secondo prima si sparavano e ammazzavano a vicenda e un attimo dopo uscirono allo scoperto, si abbracciarono, fumarono, cantarono e giocarono a pallone insieme!
L’episodio (realmente accaduto) preoccupò così tanto gli Stati Maggiori che venne cancellata immediatamente dalla storia e dalla memoria.
Su questa meravigliosa storia – per così dire “dimenticata” – il regista Christian Carion ha girato il memorabile film dal titolo “Joyeux Noel: una verità dimenticata dalla storia

Ecco la lettera scritta da un soldato inglese alla sorella.

Janet, sorella cara,

sono le due del mattino e la maggior parte degli uomini dormono nelle loro buche, ma io non posso addormentarmi se prima non ti scrivo dei meravigliosi avvenimenti della vigilia di Natale.

In verità, ciò che è avvenuto è quasi una fiaba, e se non l’avessi visto coi miei occhi non ci crederei. Prova a immaginare: mentre tu e la famiglia cantavate gli inni davanti al focolare a Londra, io ho fatto lo stesso con i soldati nemici qui nei campi di battaglia di Francia!

Come ti ho già scritto, negli ultimi giorni ci sono stati pochi combattimenti gravi. Le prime battaglie hanno fatto tanti morti, che entrambe le parti si sono trincerate, in attesa dei rincalzi. Sicché per lo più siamo rimasti nelle trincee ad aspettare.

Ma che attesa tremenda! Ci aspettiamo ogni momento che un obice d’artiglieria ci cada addosso, ammazzando e mutilando uomini. E di giorno non osiamo alzare la testa fuori dalla terra, per paura del cecchino.

E poi la pioggia: cade quasi ogni giorno. Naturalmente si raccoglie proprio nelle trincee, da cui dobbiamo aggottarla con pentole e padelle. E con la pioggia è venuto il fango, profondo un piede e più. S’appiccica e sporca tutto, e ci risucchia gli scarponi. Una recluta ha avuto i piedi bloccati nel fango, e poi anche le mani quando ha cercato di liberarsi…»

 

«Con tutto questo, non potevamo fare a meno di provare curiosità per i soldati tedeschi di fronte noi. Dopo tutto affrontano gli stessi nostri pericoli, e anche loro sciaguattano nello stesso fango.

E la loro trincea è solo cinquanta metri davanti a noi. Tra noi c’è la terra di nessuno, orlata da entrambe le parti di filo spinato, ma sono così vicini che ne sentiamo le voci.

Ovviamente li odiamo quando uccidono i nostri compagni. Ma altre volte scherziamo su di loro e sentiamo di avere qualcosa in comune. E ora risulta che loro hanno gli stessi sentimenti.

Ieri mattina, la vigilia, abbiamo avuto la nostra prima gelata. Benché infreddoliti l’abbiamo salutata con gioia, perché almeno ha indurito il fango. Tutto era imbiancato dal gelo, mentre c’era un bel sole: clima perfetto per Natale.

Durante la giornata ci sono stati scambi di fucileria. Ma quando la sera è scesa sulla vigilia, la sparatoria ha smesso interamente. Il nostro primo silenzio totale da mesi! Speravamo che promettesse una festa tranquilla, ma non ci contavamo. Ci avevano detto che i tedeschi potevano attaccarci e coglierci di sorpresa.

Io sono andato al mio buco per riposare, e avvolto nel cappotto mi devo essere addormentato.

Di colpo un camerata mi scuote e mi grida: ?Vieni a vedere! Vieni a vedere cosa fanno i tedeschi! Ho preso il fucile, sono andato alla trincea e, con cautela, ho alzato la testa sopra i sacchetti di sabbia».

 

«Non ho mai creduto di poter vedere una cosa più strana e più commovente. Grappoli di piccole luci brillavano lungo tutta la linea tedesca, a destra e a sinistra, a perdita d’occhio.

Che cos’è?, ho chiesto al compagno, e John ha risposto: ‘alberi di Natale!’.

Era vero. I tedeschi avevano disposto degli alberi di Natale di fronte alla loro trincea, illuminati con candele e lumini. E poi abbiamo sentito le loro voci che si levavano in una canzone: ‘ stille nacht, heilige nacht…’.

Il canto in Inghilterra non lo conosciamo, ma John lo conosce e l’ha tradotto: ‘notte silente, notte santa’. Non ho mai sentito un canto più bello e più significativo in quella notte chiara e silenziosa.

Quando il canto è finito, gli uomini nella nostra trincea hanno applaudito. Sì, soldati inglesi che applaudivano i tedeschi! Poi uno di noi ha cominciato a cantare, e ci siamo tutti uniti a lui: ‘the first nowell (1) the angel did say…’.

Per la verità non eravamo bravi a cantare come i tedeschi, con le loro belle armonie. Ma hanno risposto con applausi entusiasti, e poi ne hanno attaccato un’altra: ‘o tannenbaum, o tannenbaum…’.

A cui noi abbiamo risposto: ‘o come all ye faithful…’. (2)

E questa volta si sono uniti al nostro coro, cantando la stessa canzone, ma in latino: ‘adeste fideles…’».

 

«Inglesi e tedeschi che s’intonano in coro attraverso la terra di nessuno!

Non potevo pensare niente di più stupefacente, ma quello che è avvenuto dopo lo è stato di più.

‘Inglesi, uscite fuori!’, li abbiamo sentiti gridare, ‘voi non spara, noi non spara!’.

Nelle trincea ci siamo guardati non sapendo che fare. Poi uno ha gridato per scherzo: ‘venite fuori voi!’.

Con nostro stupore, abbiamo visto due figure levarsi dalla trincea di fronte, scavalcare il filo spinato e avanzare allo scoperto. Uno di loro ha detto: ‘Manda ufficiale per parlamentare’.

Ho visto uno dei nostri con il fucile puntato, e senza dubbio anche altri l’hanno fatto – ma il capitano ha gridato ‘non sparate!’. Poi s’è arrampicato fuori dalla trincea ed è andato incontro ai tedeschi a mezza strada. Li abbiamo sentiti parlare e pochi minuti dopo il capitano è tornato, con un sigaro tedesco in bocca!

Ci siamo accordati ‘niente fuoco fino a mezzanotte di domani’, ha annunciato. ‘Ma tutte le sentinelle restino ai loro posti, e tutti gli altri stiano sul chi vive’.

Nel frattempo gruppi di due o tre uomini uscivano dalle trincee e venivano verso di noi. Alcuni di noi sono usciti anch’essi e in pochi minuti eravamo nella terra di nessuno, stringendo le mani a uomini che avevamo cercato di ammazzate poche ore prima».

 

«Abbiamo acceso un gran falò, e noi tutti attorno, inglesi in kaki e tedeschi in grigio. Devo dire che i tedeschi erano vestiti meglio, con le divise pulite per la festa. Solo un paio di noi parlano il tedesco, ma molti tedeschi sapevano l’inglese. Ad uno di loro ho chiesto come mai.

‘Molti di noi hanno lavorato in Inghilterra’, ha risposto. ‘Prima di questo sono stato cameriere all’Hotel Cecil. Forse ho servito alla tua tavola!’ ‘Forse!’, ho risposto ridendo.

Mi ha raccontato che aveva la ragazza a Londra e che la guerra ha interrotto il loro progetto di matrimonio. E io gli ho detto: ‘non ti preoccupare, prima di Pasqua vi avremo battuti e tu puoi tornare a sposarla’.

Si è messo a ridere, poi mi ha chiesto se potevo mandare una cartolina alla ragazza, ed io ho promesso.

Un altro tedesco è stato portabagagli alla Victoria Station. Mi ha fatto vedere le foto della sua famiglia che sta a Monaco. Sua sorella maggiore non è niente male, io gli ho detto che mi piacerebbe conoscerla. Lui raggiante mi ha detto che gli piacerebbe molto, e mi ha dato l’indirizzo.

Anche quelli che non riuscivano a parlare si scambiavano doni, i loro sigari con le nostre sigarette, noi il tè e loro il caffè, noi la carne in scatola e loro le salsicce. Ci siamo scambiati mostrine e bottoni, e uno dei nostri se n’è uscito con il tremendo elmetto col chiodo! Anch’io ho cambiato un coltello pieghevole con un cinturame di cuoio, un bel ricordo che ti mostrerò quando torno a casa.

Ci siamo scambiati anche dei giornali, e i tedeschi se la ridevano leggendo i nostri. Ci hanno dato per certo che la Francia è alle corde e la Russia quasi disfatta. Noi gli abbiamo ribattuto che non era vero, e loro. ‘Va bene, voi credete ai vostri giornali e noi ai nostri’».

 

«E’ chiaro che gli raccontano delle balle, ma dopo averli incontrati anch’io mi chiedo fino a che punto i nostri giornali dicano la verità. Questi non sono i ‘barbari selvaggi’ di cui abbiamo tanto letto. Sono uomini con case e famiglie, paure e speranze e, sì, amor di patria. Insomma sono uomini come noi. Come hanno potuto indurci a credere altrimenti?

Siccome si faceva tardi abbiamo cantato insieme qualche altra canzone attorno al falò, e abbiamo finito per intonare insieme – non ti dico una bugia – ‘Auld Lang Syne’. Poi ci siamo separati con la promessa di rincontraci l’indomani, e magari organizzare una partita di calcio.

Stavo tornando alla trincea quando un tedesco più anziano m’ha preso il braccio e ha detto: Dio mio, perché non possiamo fare la pace e tornare a casa?

Gli ho detto senza cattiveria: ‘chiedilo al tuo imperatore’.

Lui mi ha guardato come scrutandomi: ‘forse, amico. Ma dobbiamo chiederlo anche al nostro cuore’.

E insomma, sorella mia, c’è mai stata una vigilia di Natale come questa nella storia?

Per i combattimenti qui, naturalmente, significa poco purtroppo. Questi soldati sono simpatici, ma eseguono gli ordini e noi facciamo lo stesso. A parte che siamo qui per fermare il loro esercito e rimandarlo a casa, e non verremo meno a questo compito.

Eppure non si può fare a meno di immaginare cosa accadrebbe se lo spirito che si è rivelato qui fosse colto dalle nazioni del mondo. Ovviamente, conflitti devono sempre sorgere. Ma che succederebbe se i nostri governanti si scambiassero auguri invece di ultimatum?

Canzoni invece di insulti? Doni al posto di rappresaglie? Non finirebbero tutte le guerre?

Il tuo caro fratello Tom».

 

Leonardo da Vinci ed il suo discepolo preferito   Leave a comment


Cominciamo con un gioco. Pensate ai nomi dei più noti allievi di Leonardo Da Vinci. Probabilmente vi saranno venuti in mente Bernardino Luini e Francesco Melzi. Forse anche Andrea Solari, Marco d’Oggiono e Giovanni Antonio Boltraffio. Se siete appassionati d’arte non vi sarete scordati neppure Cesare Da Sesto e Ambrogio de Predis. Pochi, pochissimi temo, avranno pensato a Gian Giacomo Caprotti. Eppure fu lui l’unico a rimanere vicino a Leonardo quasi per tutta la vita. L’unico a stringere in modo indissolubile il proprio destino a quello del maestro, del quale fu fedele compagno. L’unico a seguirne il peregrinare fra le corti rinascimentali. La vicenda umana e artistica del Caprotti era ben nota agli scrittori del Cinquecento. monumento piazza scalaPerfino il Vasari, nella prima edizione delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani citò solamente lui fra i discepoli di Leonardo: “ed a lui insegnò molte cose dell’arte;

e certi lavori, che in Milano si dicono essere di Salai, furono ritocchi da Lionardo”.

Salai, ossia diavolo, così il maestro aveva soprannominato Gian Giacomo a causa del carattere irrequieto. Ma la banale svista di uno storico dissolse nel nulla la sua esistenza per lasciare spazio ad un inesistente Andrea Salaino. Fu Paolo Morigia a dare vita all’equivoco, che è sopravvissuto attraverso i secoli alimentando cervellotiche conclusioni. Egli associò gli epiteti Salai e Salaino, rinvenuti fra le carte di Leonardo, alla figura di Andrea Salimbeni da Salerno, un allievo del pittore Cesare da Sesto. Occorse quasi mezzo millennio per ridare un’identità a Gian Giacomo Caprotti. Tuttavia l’immaginario Andrea Salaino sopravvive ancora oggi nella città di Milano, che continua a dedicargli una strada e a indicarlo fra i quattro allievi formanti corona al maestro nel monumento in piazza della Scala.

L’esistenza di Salai è stata straordinaria, almeno quanto la discrezione che l’ha avvolta.

Molte storie della pittura non ne citano neppure il nome, quasi fosse un argomento tabù sul quale è opportuno tacere. Com’è possibile che una figura capitale nell’esistenza del più grande genio mai apparso sulla terra sia scomparsa per tanto tempo dalla storia?

Figlio adottivo, discepolo prediletto, compagno, quale fu il suo vero ruolo?

La vita di Gian Giacomo Caprotti, detto Salai, sembra scritta da un abile sceneggiatore.

Nel 1490, a soli 10 anni lasciò il borgo di Oreno, oggi frazione di Vimercate, ed entrò come garzone nello studio milanese di Leonardo da Vinci, di fronte al Duomo. Il suo nome si affacciò per la prima volta alla storia nel 1490. Sul foglio iniziale di quello che sarebbe diventato un giorno il Manoscritto C,

lo stesso Leonardo da Vinci annotò: “Iacomo venne a stare con meco il dì della Maddalena nel 1490, d’età d’anni 10”.

      

Gian giacomo Caprotti (detto Salai)                                  Gian giacomo Caprotti (detto Salai)

Da quel 22 luglio la vita dell’artista e quella del suo giovane garzone si saldarono in modo indissolubile.

Salai  il garzone di bottega, giorno dopo giorno, conquistò il bene e la fiducia del maestro fino a diventare l’insostituibile e prediletto allievo.

Ogni spostamento li vide uno accanto all’altro.

A cominciare dalla partenza da Milano alla volta di Venezia. Poco dopo Leonardo tornò a Firenze, sempre con Salai al seguito. Nella nuova bottega Gian Giacomo cominciò ad eseguire i suoi primi ritratti. Egli non era già più soltanto il vivace e irregolare giovane che tanto aveva fatto sparlare di sé, ma cominciava ad essere anche un artista.
Salai.lionardovici / lionardovici. Su un foglio del Codice Arundel, custodito al British Museum di Londra, appare questa scritta. Si tratta di una nota autografa con cui l’allievo unì il proprio nome a quello del maestro. Nei codici di Leonardo sono frequenti i rimandi a Gian Giacomo. Col trascorrere degli anni, il rapporto fra i due si fece sempre più solido, seppure non mancarono mai i litigi. L’allievo prediletto posò come modello per alcuni delle più celebri figure leonardesche e continuò a seguire il maestro nei suoi spostamenti. Tornò con lui a Milano, poi nel 1513 lo accompagnò a Roma.
Nel frattempo intensificò la sua attività di pittore, anche se oggi permane molta incertezza sulle sue opere giunte fino a noi. Non dovrebbero esserci dubbi sull’autenticità di una Madonna col Bambino e Sant’Anna, esemplata su quella di Leonardo. San Giovanni Battista Salai

Un tempo, il dipinto era appartenuto a Carlo Borromeo, poi passò nella sacrestia della chiesa di San Celso a Milano, ora è proprietà del museo dell’University of California, a Los Angeles. È rimasto invece a Milano, esposto nelle sale dell’Ambrosiana, il San Giovanni Battista. Due altre opere tradizionalmente attribuite al Salai sono la Madonna col Bambino e i Santi Pietro e Paolo e la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni e Battista, entrambi conservati nella Pinacoteca di Brera a Milano. Il suo dipinto più chiacchierato è la Gioconda nuda.

In questo quadro è certa la collaborazione di Leonardo, che dovrebbe aver eseguito personalmente il motivo della spalliera vegetale contro la quale si pone la figura senza veli.

Le Opere

Opere sicure del Salai, firmate, non se ne conoscono, né si hanno notizie di commesse specifiche. Restano solamente i dipinti attribuitigli per tradizione, su alcuni dei quali, peraltro, non sempre gli studiosi concordano.

Non dovrebbero esserci dubbi sull’autenticità di una Madonna col Bambino e Sant’Anna, esemplata su quella di Leonardo.

Leonardo da Vinci,  Sant'Anna, la Madonna, il Bambino e san Giovannino, detto cartone di Burlington House

Leonardo

Leonardo

Gian Giacomo Caprotti (Salai)

Leonardo da Vinci, Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino, detto Sant’Anna, dopo il restauro

Leonardo     Madonna e il bambino in grembo a S.Anna

Un tempo, il dipinto era appartenuto a Carlo Borromeo, poi passò nella sacrestia della chiesa di San Celso a Milano. Ora è proprietà del museo dell’University of California, a Los Angeles. Una copia dello stesso dipinto è conservata agli Uffizi.

È rimasto invece a Milano, esposto nelle sale dell’Ambrosiana, il San Giovanni Battista.

La versione del Caprotti riproduce assai fedelmente l’originale del maestro, con la differenza che lo sfondo notturno è sostituito da un limpido paesaggio prealpino. Due altre opere tradizionalmente attribuite al Salai sono la Madonna col Bambino e i Santi Pietro e Paolo e la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni e Battista, entrambi conservati nella Pinacoteca di Brera, sempre a Milano.

       

Leonardo      la Gioconda                                       Gian Giacomo Caprotti (Salai)      La Gioconda nuda

Nell’espressione del volto si ravvisa il celeberrimo sorriso della Gioconda, ma il resto del corpo è privo di femminilità e sembra possedere la doppia natura di uomo e di donna.

Seppure criticato per la non perfetta esecuzione di alcuni particolari, è stato a lungo attribuito a Leonardo.
Ora è conservato in Svizzera.
Salai non seguì il padre adottivo nel suo ultimo viaggio. Solamente quando la salute di Leonardo s’aggravò si precipitò in Francia, a Clos-Lucé, dove il maestro era ospite del Re. Ma certamente non fu lì il giorno in cui Leonardo redasse il testamento e non gli fu vicino neppure quando morì. Era già tornato a Milano, forse portando con sé alcuni dipinti del maestro. In eredità aveva ricevuto solamente metà della vigna di San Vittore che la sua famiglia occupava da almeno vent’anni. Si stabilì nella casa fatta costruire sul fondo e riprese il suo mestiere di pittore. Per lui sembrava profilarsi una maturità prospera. Nel 1523 convolò a nozze con Bianca Caldiroli di Annono, donna di rango superiore, che portò in dote la rispettabile somma di 1700 lire. Ma il matrimonio fu assai breve, poiché solo sette mesi dopo, precisamente il 19 gennaio 1524, la vita di Gian Giacomo si spense. Fu una morte violenta, provocata da un colpo di schioppo, a porre fine alla sua irrequieta esistenza.
Il diavolo Salai, però, non aveva ancora finito di stupire. Dopo la sua scomparsa, la vedova e le sorelle si contesero l’eredità. Per dirimere la questione nel 1525 fu steso un inventario dei beni, la cui descrizione è tornata alla luce solo di recente. leonardo_giocondaIl ritrovamento ha aperto nuove prospettive circa la sorte iniziale dei capolavori di Leonardo. Fra i beni posseduti dal Salai figuravano quadri denominati la Leda, il San Gerolamo, la Sant’Anna, il San Giovanni Battista e la Gioconda. Erano gli originali eseguiti da Leonardo o soltanto copie fedeli dello stesso Salai? L’alto valore attribuito ai dipinti fa propendere per la prima ipotesi. In realtà la sola cosa certa è l’incertezza che grava attorno alla vicenda di questi quadri negli anni successivi alla scomparsa del maestro. Pochi sono i fatti acclarati: 1) Leonardo li aveva portati con sé in Francia, lo confermano le note di alcuni suoi contemporanei che lo andarono a trovare nel castello di Clos-Lucé, vicino ad Amboise; 2) dei dipinti non si fa menzione nel testamento dell’artista e ciò potrebbe far supporre che a quella data erano già passati di mano.
Qui si apre un’altra possibilità, che chiama in scena di nuovo Salai. In un altro documento, anch’esso scoperto da poco, si parla della vendita eseguita da Gian Giacomo, nel 1518, di “quelques tables de peinture” al Re Francesco I per una somma enorme. Ecco dunque cosa potrebbe essere accaduto. Salai raggiunse il maestro in Francia, rimase con lui per un breve periodo, quindi si recò a Parigi dove predispose la vendita dei dipinti al Re. Poi, ritornò direttamente in Italia, secondo alcuni addirittura trattenendosi la somma riscossa. Questo spiegherebbe perché i dipinti non apparvero nel testamento.
Al di là di ogni possibile congettura, oggi il fatto indubitabile è che Gian Giacomo trascorse buona parte della sua vita accanto a Leonardo. Riguardo a tutto il resto vi è ancora molto da sapere. Indagare sulla sua figura consentirebbe dunque di restituire un’identità ad un’importante attore del Rinascimento e, forse, anche di risolvere alcuni dei misteri che ancora avvolgono l’esistenza di Leonardo da Vinci.

https://alternativanomade.wordpress.com/2013/04/10/salai-leonardo-da-vinci/

(se qualcuno fosse interessato alla “sfera sessuale” di Leonardo..suggerisco questa pagina.

http://www.giovannidallorto.com/biografie/leonardo/leonardo.html

              

Gian Giacomo Caprotti (Salai)                                     Gian Giacomo Caprotti (Salai)

Monna Vanna     (Salai e Leonardo Da Vinci, Monna Vanna (Joconde nue) Svizzera, Collezione privata, già Collezione Litta a Milano)

 

            

Gian Giacomo Caprotti (detto il Salai)      Salvator Mundi

MI_LA_RE_MI (da il blog di Emmanuele Sinicatti)   Leave a comment


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La camera era piccola e fresca;

la brezza  del mare saliva fino a quella stanza.

Il boato delle macchine arrivava filtrato, alla finestra socchiusa del quarto piano.

Era bello stare lassù un pò isolati dal mondo, e suonare come dei veri esaltati.

Peyote, faccia da bluesman consumato,

piega la bandana viola su se stessa due, tre ,quattro volte,

dopo di che se la lega intorno alla fronte tipo John Rambo.

Anche Luca vorrebbe avere la faccia, se non da bluesman o rocker, almeno da jazzista. Ma proprio non ce l’ ha.

Quel viso da bravo ragazzo si adatterebbe invece perfettamente alla musica classica,

e stona con il suo abbigliamento.

Peyote prende al volo gli spartiti e dice che tanto per scaldarsi un pochino si potrebbe cominciare, non so, con Satisfaction,

che questa è un pò di tempo.. che non si fa.

“Nessun problema” risponde Luca.

Accende una sigaretta e la ficca fra le labbra.

Ora deve imitare Keith Richards, mica roba da tutti.

Salta in piedi e accenna il riff.

IL guitarrino va che è una meraviglia. Okay, possiamo partire.

E proprio come Mick Jagger aveva urlato al Maracanà in delirio, Peyote dice:

“Quiero presentao la banda. The Rolling Stones”

Luca parte immediatamente con il riff, e l’ amico, guitarra ritmica per questa canzone, lo segue in MI-LA-RE- MI

Peyote salta come un pazzo, e fa ondeggiare la testa avanti e indietro, poi a destra e a sinistra, con la solita faccia cattivissima.

Canta solo lui, che Luca è stonato. “Ma perchè a Keith Richards il fumo negli occhi non entra mai e a me si, porca d’ una troia?”si chiede Luca scoraggiato.

La sigaretta pendente dal suo labbro, aspirata ormai per metà,

gli fa lacrimare l’ occhio sinistro, con il suo fumo accecante.

Ma.. “the show must go on”, porca d’ una troia… siamo o non siamo professionisti?

La canzone non è ancora finita e Luca, mentre suona e salta,

tenta disperatemente di chiudere l’ occhio affumicato.

Tutto okay,non è successo niente.
Continuarono a suonare come forsennati per tutto il pomeriggio, senza rendersi conto delle ore che scivolarono via istantanee.

“Vogliamo parlare di donne o no?” disse volgare, ma molto concreto Peyote.
“Ma certo”gli fece eco Luca annuendo. Tanto lo sapeva benissimo che con Peyote andava sempre a finire così.

Se al bar Snoopy qualcuno stava parlando di Maradona,

lui riusciva, come minimo, a deviare la conversazione sul sesso orale.

Magari cominciava dicendo: ” Una prostituta con cui era andato a letto, ha detto che lui gli offriva la coca”

Poi… dalla prostituta al sesso orale.. la strada era in discesa…

Ormai l’ essenziale era fatto.

Quando i discorsi riguardavano altri argomenti, Peyote restava sempre in silenzio.. tesissimo..

le gambe in fibrillazione…

Seguiva ciò che veniva detto… solo per cercare un qualsiasi collegamento con il sesso.

Ma quando una conversazione riguardava il Suo Argomento, lo vedevi infiammarsi !!!

 
-ORE 17,50 : Peyote dice:”Te la faresti la Francesca?”(è una nostra amica)

“No  risponde “non mi piace.E poi non è neanche simpatica”

Peyote ci pensa un pò su: “Anch’ io non ci farei niente”dice convinto.

-ORE 17,52: Dopo aver strimpellato qualche accordo con il guitarrino,

Luca accende un ‘altra sigaretta.Sta riflettendo.

Il mio silenzio lo incoraggia. “Ha un bel culo,innanzitutto…e le tette non sono grandi,però sono fatte molto bene.”

 

-Ore 17,53: Chiude in guitarrino nella custodia.Poi guarda verso me,e spalanca la bocca come per dire qualcosa.

Ci rinuncia.Va in terrazza,torna indietro,si distende sul letto.

Mi guarda di nuovo ,e con la stessa convinzione di quando tre minuti fa aveva affermato il contrario,

Luca dice: “Io me la farei”
Ricominciarono a suonare.

Ma nel frattempo gli altri, molto più schiamazzanti del solito, tornarono in camera,rovinando quell’ atmosfera che si crea tra chi suona.

Cioè, sei dentro quel mondo rock che profuma di concerti interminabili, di delirio collettivo,

di assoli con una Strato amplificata a un milione di watt,

e arrivano questi tombaroli a profanare tutto,

proprio loro che fino due giorni fa avevano in camera il poster degli 883.

“Non c’ è più religione” , pensò Luca.

 

cosa pensano molte donne..i genitali..ormai li conosciamo..perchè non provare a girare un nuovo tipo di filmati sull’educazione erotica?   Leave a comment


 

 

Ogni legame è una libera scelta….anche se personalmente ritengo che la semplicità in queste cose..è da preferire   Leave a comment


l video è realizzato da Le Ragazze del Porno, contro la violenza sulle donne, prodotto grazie ai contributi donati dalla Trieste Women Run, la corsa delle donne organizzata a Trieste da 42k e Bavisela.
Parte dei proventi delle iscrizioni sono stati destinati al video, realizzato da Titta Cosetta Raccagni.
Il progetto è stato presentato in anteprima al festival internazionale Maremetraggio, mentre il filmato è stato proiettato per la prima volta a Cuffie d’Oro, l’unico Radio Awards italiano, in scena lo scorso 20 settembre al Politeama di Trieste.

http://leragazzedelporno.org
http://www.bavisela.it
http://www.cuffiedoro.it

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