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Illuminazione Appassionata..(il tantra)   Leave a comment


 

 

ILLUMINAZIONE APPASSIONATA

Miranda Shaw, Casa editrice Venexia, Roma, 2010

illuminazione

Il tantra, sia nella variante indù sia in quella buddhista, è un sentiero religioso attraverso il quale uomini e donne possono accedere insieme alla dimensione spirituale ed all’illuminazione attraverso una serie di espressioni d’intimità ritualizzate che trasformano la passione fisica in estasi divina.

Il buddhismo tantrico si distingue da altre tradizioni buddhiste perché è l’unico a considerare il corpo e le esperienze sensoriali come un mezzo per attingere alla Fonte originaria della conoscenza e del potere spirituale.

Entrando in un tempio del Ladakh, terra del buddhismo tantrico, rimaniamo colpiti dalle spettacolari rappresentazioni delle donne-dee nell’atto di cavalcare una tigre o di danzare sull’acqua con i loro corpi sinuosi che fluttuano nell’aria, le chiome al vento… donne dagli sguardi persi nell’infinito, che spiccano il volo avvinghiate ai loro partner maschili, i volti risplendenti di passione ed estasi mentre si librano negli spazi sconfinati dei paesaggi surreali del buddhismo tantrico… e ci sembra quasi di sentire il ciondolio dei loro strani ornamenti d’osso quando, irate, combattono contro l’ego: quando appaiono in forma pacifica le dãkini riposano sopra un fiore di loto in tranquilla beatitudine, quando appaiono in forma irata calpestano i cadaveri del proprio

Secondo quanto scrive Miranda Shaw, nel suo libro intitolato Illuminazione appassionata (casa editrice Venexia, Roma, 2010), gli studiosi che non appartengono alla tradizione culturale del tantrismo tendono a focalizzare l’attenzione sulle forme esteriori dei rituali ed a negare un possibile collegamento tra le immagini femminili rappresentate nei templi e le donne realmente vissute. Stando alle interpretazioni occidentali dell’arte e della letteratura tantrica, solitamente di matrice junghiana o freudiana, queste immagini femminili sono simboli dei processi psichici dell’Anima maschile che emergono nella coscienza e non vengono mai in alcun modo relazionate con la vita vissuta delle yogini tantriche né con le loro qualità spirituali.

L’ipotesi che queste donne così magnificamente rappresentate potessero essere state davvero donne di grande spessore spirituale e persino donne illuminate, non viene mai contemplata. Al contrario: le adepte femminili del tantra vengono di solito descritte come niente più di un mezzo per raggiungere uno scopo, scopo che viene raggiunto dallo yogi maschio. Il buddhismo tantrico viene considerato come un movimento oppressivo nei confronti delle donne le quali occupano posizioni subordinate e marginali all’interno dei rituali, donne che vengono spesso umiliate e persino abusate. Anzi, secondo questo punto di vista, più corrotta è la donna, più risulta adeguata ai rituali tantrici;

interpretazione questa che ci ricorda le definizioni delle   “devadasi indiane”  dell’epoca colonialista, considerate anch’esse in termini dispregiativi e sprezzanti come le “prostitute del tempio”, vere e proprie “depravate”.

 

Le conclusioni alle quali sono giunti gli studiosi occidentali è che nel tantrismo sono gli uomini i veri ricercatori spirituali, le donne sono le loro “controparti passive” e vengono usate come “oggetti rituali” per far sì che il maschio raggiunga l’illuminazione.

Miranda Shaw espone nel suo libro una ricerca approfondita e ben documentata sulle donne che hanno ispirato e contribuito alla creazione delle suggestive immagini femminili ritratte nella tradizionale iconografia tantrica ed offre un’importante testimonianza della presenza partecipativa e creativa delle donne nel buddhismo tantrico, della loro esistenza storica, concezione religiosa e liberazione spirituale e scrive un nuovo capitolo sul tantrismo.

Lo scopo principale del libro è restituire alle…  yogini… la loro dignità di ricercatrici spirituali e donne illuminate che hanno molto influito sulla storia culturale e spirituale dell’oriente.

Dalle biografie e dai testi scritti dalle adepte del tantra esaminate dalla Shaw emerge un intero pantheon di Buddha femminili, figure di donna eccezionali note come dãkini riposano sopra un fiore di loto in tranquilla beatitudine, quando appaiono in forma irata calpestano i cadaveri del proprio egocentrismo.

Secondo quanto scrive Miranda Shaw, nel suo libro intitolato Illuminazione appassionata (casa editrice Venexia, Roma, 2010), gli studiosi che non appartengono alla tradizione culturale del tantrismo tendono a focalizzare l’attenzione sulle forme esteriori dei rituali ed a negare un possibile collegamento tra le immagini femminili rappresentate nei templi e le donne realmente vissute. Stando alle interpretazioni occidentali dell’arte e della letteratura tantrica, solitamente di matrice junghiana o freudiana, queste immagini femminili sono simboli dei processi psichici dell’Anima maschile che emergono nella coscienza e non vengono mai in alcun modo relazionate con la vita vissuta delle yogini tantriche né con le loro qualità spirituali.

L’ipotesi che queste donne così magnificamente rappresentate potessero essere state davvero donne di grande spessore spirituale e persino donne illuminate, non viene mai contemplata. Al contrario: le adepte femminili del tantra vengono di solito descritte come niente più di un mezzo per raggiungere uno scopo, scopo che viene raggiunto dallo yogi maschio. Il buddhismo tantrico viene considerato come un movimento oppressivo nei confronti delle donne le quali occupano posizioni subordinate e marginali all’interno dei rituali, donne che vengono spesso umiliate e persino abusate. Anzi, secondo questo punto di vista, più corrotta è la donna, più risulta adeguata ai rituali tantrici: interpretazione questa che ci ricorda le definizioni delle devadasi indiane dell’epoca colonialista, considerate anch’esse in termini dispregiativi e sprezzanti come le “prostitute del tempio”, vere e proprie “depravate”. Le conclusioni alle quali sono giunti gli studiosi occidentali è che nel tantrismo sono gli uomini i veri ricercatori spirituali, le donne sono le loro “controparti passive” e vengono usate come “oggetti rituali” per far sì che il maschio raggiunga l’illuminazione.

 

Miranda Shaw espone nel suo libro una ricerca approfondita e ben documentata sulle donne che hanno ispirato e contribuito alla creazione delle suggestive immagini femminili ritratte nella tradizionale iconografia tantrica ed offre un’importante testimonianza della presenza partecipativa e creativa delle donne nel buddhismo tantrico, della loro esistenza storica, concezione religiosa e liberazione spirituale e scrive un nuovo capitolo sul tantrismo. Lo scopo principale del libro è restituire alle yogini la loro dignità di ricercatrici spirituali e donne illuminate che hanno molto influito sulla storia culturale e spirituale dell’oriente.

Dalle biografie e dai testi scritti dalle adepte del tantra esaminate dalla Shaw emerge un intero pantheon di Buddha femminili, figure di donna eccezionali note come dãkini: donne coraggiose, libere, di grande spessore e potere spirituale che guidano i maschi verso l’illuminazione.

La visione indiana che emerge da questi scritti e biografie femminili non conferma le interpretazioni svalutanti nei confronti delle yogini tantriche dei più accreditati testi occidentali, ma esprime, al contrario, grande rispetto e venerazione profonda della potenza spirituale-magica intrinseca alla condizione di Donna.

Le descrizioni delle donne del buddhismo tantrico come corrotte o depravate, prostitute etc… , sottolinea la Shaw, descrizioni dal colorito tipicamente androcentrico, tradiscono un residuo di indignazione vittoriana non solo nei confronti dell’attività sessuale delle donne al di fuori del matrimonio, ma anche verso la venerazione ed esaltazione religiosa della Donna in quanto tale. La reverenza religiosa verso le donne che caratterizza il tantrismo è così in contrasto con i valori ed i precetti tramandatici dalle nostre religioni tradizionali, sostiene la Shaw, da costituire uno dei più grandi ostacoli all’accettazione e comprensione della filosofia tantrica.

Nel contesto tradizionale del buddhismo monastico i partecipanti vengono incoraggiati al potenziamento dell’intelletto ed alla dialettica filosofica a scapito delle dinamiche corporee, delle sensazioni ed emozioni. La filosofia tantrica sottolinea invece che la mente da sola non è sufficiente ad aprire le porte della conoscenza; vengono enfatizzate, al contrario, soprattutto la soggettività e le componenti relazionali e sensoriali che animano i rituali: l’interdipendenza della dissoluzione e dell’apoteosi dei due partner così come la passione ed il piacere come fonti primarie di conoscenza e di potere spirituale – una sorta di reazione complementare e correttiva all’unilateralità monastica.

I testi tantrici espongono, passo dopo passo, un programma buddhista di decostruzione del sé contemporaneamente alla decostruzione dell’altro, seguito dalla ricreazione di una nuova identità soggettiva integrata: l’unione di un Buddha ed una Buddha. Solo seguendo la nostra passione fino alla sua origine, riusciamo a contattare, secondo la filosofia tantrica, il nostro nucleo interiore di beatitudine, la fonte originaria del Piacere che in quanto tale non ha alcuna causa immediata, ma appartiene alla natura stessa della psiche, alla sua “divina essenza primordiale”. E’ la beatitudine sensoriale, il “piacere umano”, l’elemento catalizzatore di questo percorso, il moto dinamico che conduce i partner yogici a varcare la soglia del regno terreno verso le sfere trascendenti dell’esistenza. L’esperienza erotica contiene già al suo interno il seme di questa consapevolezza illuminata: il piacere estremo, l’abbattimento delle barriere dell’ego, l’oblio di sé che culminano nell’estasi e nella consumazione del pensiero concettuale nel fuoco della passione.

Nel suo aspetto di fusione di forma e contenuto l’unione tantrica sfugge a qualsiasi descrizione in termini puramente fisici e diviene il tipico esempio dell’esperienza spirituale di “dissoluzione nella luce pura”, quello stato di non-dualità in cui il soggetto e l’oggetto si dissolvono e si fondono: saggezza e compassione, beatitudine e vacuità, insieme al congiungimento fisico degli organi sessuali femminili e maschili ed a numerosi altri elementi fisico-spirituali che vengono integrati sulla via verso l’illuminazione.

La stessa anatomia interna dell’organo sessuale femminile, per esempio, è percepita come un mandala, al centro del quale troneggia un palazzo tempestato di pietre preziose, la Dimora di un Buddha.

Esso non ha dimensioni fisse, perché si tratta di un “luogo incommensurabile” sul piano mistico dell’esperienza.

Michel Foucault contrappone all’oggettivazione e alla manipolazione occidentale della sessualità (che definisce scientia sexualis ) quella che lui definisce l’ars erotica dell’Oriente (il tantra ne è un esempio), una sessualità vissuta ed esplorata per se stessa, per il piacere che conduce alla fonte interiore di Vita ed alla trascendenza.

Il buddhismo tantrico non propone un modello relazionale di sfruttamento, ma di complementarietà e reciprocità e rimanda ad una variante delle relazione umane che arriva persino a trascendere il dualismo di genere.

Tutto ciò appare quantomeno insolito agli occhi di un lettore occidentale il quale parte dal presupposto che le relazioni in generale e quelle tra i sessi in particolare, implichino sempre una qualche forma di potere o di rivendicazione egoica.

I filosofi tantrici ci raccontano che al momento del concepimento una scintilla di beatitudine si unisce con una goccia dei fluidi generativi femminili e maschili, formando una scintilla di Piacere che è il nucleo del nuovo essere.

 

Nell’intera genesi di un essere umano è presente quindi un elemento di piacere metafisico: il Sé interiore o l’Essenza.

 

Questa beatitudine che è presente nel momento del concepimento di un essere umano rimane lì, nel suo recesso più intimo, nel suo cuore per sempre, come un ponte che gli indica la via del ritorno, un ponte che può riportarlo indietro alla Prima e Ultima realtà.

 Virginia Salles

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L’UNIONE SESSUALE SACRA

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Molte persone mi chiedono spesso come usare il sesso nella pratica spirituale. 
L’unione di due corpi muove energie particolari perché si forma una polarità maschile/femminile che, come un circuito, attiva delle grandi potenzialità. Ovviamente più se ne diventa consapevoli meglio si può utilizzare l’intero processo. 
Non mi metterò ora a fare un trattato tantrico, ma darò alcune indicazioni per iniziare a vivere l’incontro sessuale non come un semplice atto animale, ma come un mezzo utile alla pratica verso la libertà.

La polarità maschile/femminile che si attiva nell’unione sessuale può liberare quella bellissima e potente energia che si trova alla base della spina dorsale e che, se fatta salire fino alla cima del capo, porta il risveglio dei centri energetici assopiti. 
Non solo; è possibile entrare in stati di coscienza espansi che portano oltre alla piccola percezione del proprio ego, e possono manifestarsi grandi intuizioni di consapevolezza che aprono porte sulla libertà del Sé. 

Solitamente l’incontro con l’altro avviene esclusivamente a livello del primo chakra e non ci si sposta da lì. È più che altro uno scarico di tensione, uno sfogo che fa sentire il corpo al massimo un po’ più rilassato. Quante persone, soprattutto donne, mi parlano di quella triste sensazione che rimane “dopo”! A qualcuno comunque può continuare ad andare bene così, ma altri sicuramente sentiranno il bisogno di conoscere e utilizzare tutte le potenzialità dell’unione maschile/femminile.
Ovviamente è anche importante con chi ci si incontra poiché lo stato di coscienza del compagno/a viene unito al nostro e ne è estremamente influenzato.

L’atteggiamento interiore dovrebbe essere quello dell’apertura totale del cuore nei confronti dell’altro. Non si può incontrare il partner se si hanno resistenze, rancori o chiusure di qualche tipo; l’energia sacra così non scorre. È necessario essere disposti ad aprirsi totalmente in un abbraccio profondo nel quale abbandonarsi fino in fondo, mantenendo quel tenero sguardo assolutamente non giudicante, che permette di svegliare sempre più la consapevolezza di Sé. 

Anche tutti i tabù sociali sul sesso e un’educazione particolarmente rigida su tal punto, inibiscono quel lasciarsi andare necessario al libero scorrere delle energie. Le persone mi raccontano spesso quanto il far l’amore sia per esse il contrario stesso dell’apertura, rendendolo più un gioco di potere e di attaccamento che un’unione vera. Questo accade a causa dei conflitti irrisolti e delle dinamiche negative con l’altro.
Il proprio compagno/a diventa spesso la persona con la quale ci si chiude di più perché è proprio quella dalla quale ci si sente più feriti.

Chi comprende che il miglior modo per difendersi è invece proprio l’apertura del cuore, riesce pian piano ad avere veramente quella cura del rapporto che permette di risolvere i problemi.
La paura dell’aprire totalmente il proprio cuore all’altro è una delle cause principali della grande sofferenza generata nelle relazioni affettive.

È necessario capire che un cuore amorevole e aperto è un cuore sempre vittorioso, anche di fronte al dolore del tradimento, anche in caso l’altro si riveli non corrispondere alle proprie aspettative. 

È il cuore aperto che rende appagati e permette di fluire con la vita; nessun partner sarà mai in grado di renderci liberi e felici.

L’errore più grande è infatti quello di credere che il proprio compagno/a possa sostituirsi a Dio e saziare ogni nostro bisogno d’amore.

Se il nostro cuore è chiuso, non scorrerà in noi né l’amore né la felicità, nemmeno se il nostro partner fosse Gesù Cristo!

Per entrare nella sacralità del sesso occorre, innanzi tutto, essere disposti ad aprirsi totalmente all’altro, a tutti i livelli, senza inibizioni e senza paura di doversi difendere con la chiusura del cuore. 

Cercando di essere sempre più naturali e spontanei, quindi si può permettere all’apertura del cuore di chiamare il sacro fuoco che richiede poi tutto il nostro ascolto e tutta la nostra accoglienza per riuscire a procedere nel suo percorso.

Il secondo passo è riconoscere il divino che c’è nell’altro e far l’amore proprio con il suo aspetto illuminato e risvegliato. A tal fine immaginate il corpo del vostro partner completamente di luce, come un vero Dio.

Di fronte a voi avete la manifestazione della piena potenzialità illuminata del vostro compagno/a e quella abbracciate abbandonandovi totalmente.

 
Non vi devono interessare i difetti e le mancanze dell’altro ora, altrimenti è con l’energia di questi che vi unirete.

Richiamando la vera natura divina dell’altro, sarà con questa che farete l’amore e questa avrà il potere di formare quel circuito sacro che serve per innalzare le energie che altrimenti rimarrebbero a livello basso. 
Naturalmente anche voi dovete immaginarvi e sentirvi luminosi e risvegliati nel vostro aspetto divino! 

Per realizzare l’unione sacra è necessario che non abbiate paura di fondervi con l’altro fino a sparire.

È una resa dell’ego al divino di entrambi che è di fatto Uno: una sola Presenza d’Amore.

 
Devono venir coinvolti in seguito tutti i punti energetici, proprio partendo da quello sessuale, quindi il fuoco sacro dev’essere liberato – grazie al corretto atteggiamento interiore – da quel punto, per poi salire lungo gli altri chakra.

Vi sono ovviamente delle tecniche che aiutano a realizzare questo risveglio dell’energia, ma affinché siano efficaci occorre allenarsi prima a sviluppare gli atteggiamenti interiori sopra descritti.

 

La tecnica, senza lo stato di coscienza appropriato, può anche essere pericolosa e creare scompensi anziché aiutare. Ecco perché è così importante dedicare un lungo periodo di tempo a sviluppare e allenare insieme al partner l’apertura del cuore senza paura, l’abbandono presente e totale a livelli sempre più profondi, il riconoscimento del proprio aspetto divino e di quello dell’altro, la resa totale a quella divina Tenera Presenza che chiama gli amanti a Sé, proprio perché sono stati capaci di aprire gli stretti e miseri confini dell’Io fino a divenire Uno.

  (Carlotta Brucco)

http://www.nonsoloanima.tv/carlottabrucco/index.php?entry=entry120423-122814

 

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Pubblicato 13 giugno 2016 da sorriso47 in amore, anima, ANIMA ANIMUS, anima e corpo, beauty, beauty of Universe, bellezza, catene religiose, conoscenza, conoscenza di se stessi, corpo umano, corporeità umana, creazione, donna, earth, educazione, educazione sessuale, eros, erotismo, essere, estasi, etica sessuale, female sex, femmina, fratellanza, God Father, God Mother, Illuminazione..appassionata la spiritualità..del..Tantra.., l'uomo è..eterno.., la bellezza..salverà..il mondo, la Grande Unione, la Natura è la mia religione, la terra è il mio santuario, maschio, massaggio tantrico, medicina alternativa, medicina olistica, medicine naturali, mente interiore, messianesimo, Natura, nude, nudismo, orgasmo, orgasmo prolungato, Pace, passion, passione, pensatori, Peru, piacere, principio femminile, psichiatri, psicologi, psicologia, psicoterapia, regno di dio, riflessioni, salute, Salute e benessere, Scuola, sensi, sensibilità, sensibilità naturale, sensualità, sesso, sesso umano, sessualità, sessualità femminile, sessualità sacra, sessualità sacralizzata, sessualità umana, sex, sexual love, sexualidad, sexuality, soul and body, spiritualità, spiritualità laica, spiritualità tantra, Tantra, tantrismo, teologia, the beauty..and tenderless..of human..eros..love, theology, truth, Tutto è Uno, umanesimo, umanità, un altro mondo, Universe, Universo, uomo, uomo donna, Verità, vita, yoni, yony

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PER VIVERE UN MONDO FRATERNO..   Leave a comment


Ogni Essere porta con se…
La Verità sin dalla nascita…
Occorre solo allenamento…
Per riportarla alla luce…
E renderla parte attiva…
Nel proprio quotidiano…

Cercala in te…

Sentila…
Scoprila…
Assaporala…
Amala…
Vivila…
E questa tua vita diverrà un capolavoro…

 

SE UNO..VIVE SE’ STESSO..E’ SALVATO…PERCHE’..IL REGNO DEI CIELI..E’ DENTRO OGNUNO DI NOI..

 

I bimbi manifestano contro le eradicazioni a Cellino San Marco-2PER VIVERE UN MONDO IN ATTITUDINE FRATERNA..E’ NECESSARIO UN CAMMINO PERSONALE DI “LIBERAZIONE” ..CHE CI FACCIA RIFLETTERE SU CIO’ CHE CI è STATO INSEGNATO..COME VERITA’;

E RIGUARDA IL MODO IN CUI SIAMO STATI EDUCATI..DALLO STATO..DALLA RELIGIONE..DALLA SCIENZA. E’ NECESSARIO RIFLETTERE SU QUELLO CHE E’ VERO ED IMPORTANTE..SU CIO’ CHE E’ UTILE TRATTENERE..DA QUELLO CHE “COERCISCE” LE NOSTRE MENTI.

IL CAMMINO E’ POSSIBILE QUANDO SI CONOSCE LA VERITA’ DELLE COSE..E LE MENTI ED I CUORI RISULTANO COSCIENTEMENTE DISPONIBILI..PER IL GRAN SALTO CHE IL MONDO ASPETTA.

La Bibbia è falsa!

Non era vero niente. Come dichiara Zeev Herzog, autorevole professore della Facoltà di Archeologia di Tel Aviv, “la grande maggioranza degli studiosi nei campi che vanno dall’archeologia agli studi biblici e all’archeologia del popolo ebraico concorda che gli eventi narrati dalla Bibbia non sono fatti storici. Sono leggende, come per voi quella di Romolo e Remo”. Quando l’ho letto, avrei voluto prendermi a schiaffi. Ma era ovvio, dovevo capirlo subito, come la prima volta che ho sentito parlare Berlusconi, Grillo o Renzi. La Bibbia contiene troppo sesso, troppa violenza, soprattutto troppo paranormale, per non capire immediatamente che si tratta solo di letteratura di consumo, di un fumettone un po’ trash.

La fuga dall’Egitto, la traversata del deserto? Macché, tribù di pastori, durante la siccità, si rifugiavano sulle rive del Nilo e poi tornavano da dov’erano venuti: ma senza attraversare il Mar Rosso fra due muraglie d’acqua, figurarsi, al massimo potevano fermarsi sulle rive a farsi un pediluvio. E la storia di Gerico, con le mura abbattute dalle trombe dei sacerdoti? Ma neppure facendoci un rave party con i Deep Purple sparati a palla sarebbe più verosimile: perché mura, a Gerico, non ce n’erano proprio, e se è per questo neanche nella Gerusalemme di Salomone. Tutto quel che hanno trovato gli archeologi sono resti di villaggi, forse turistici, specie dalle parti di Sharm el Sheik.

Una bella botta per lo Stato di Israele, che ha sempre finanziato la ricerca archeologica per dimostrare la legittimità delle proprie pretese territoriali; ma anche per i palestinesi, che non sono messi meglio dal punto di vista archeologico, visto che neppure le mura delle città filistee, quelle che nella Bibbia sfidavano il cielo, si sono mai fatte trovare. E ora chi glielo dice, ai Testimoni di Geova? E a tutti quelli che sono morti e continuano a morire per quel sacro suolo? E a quanti, per l’interpretazione di qualche passo della Bibbia, sono stati incarcerati, torturati, fatti a pezzi? Dio, nell’aldilà, dovrebbe scusarsi. Perché Dio e l’aldilà ci sono, vero?
Raga, non facciamo scherzi, ditemi che non sono leggende anche queste…

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/04/05/il-dramma-delle-spose-bambine/

L DRAMMA DI TUTTE LE RELIGIONI

Io sono,personalmente convinto che tutti i libri sacri..Bibbia e Corano compresi..siano insegnamenti”STORICI” inviati da Dio..per quel momento storico..e per quella specifica cultura. Dio è un Vivente e quindi non può mai cessare di parlare all’uomo,sua creatura.Continuamente manda Profeti.Ma questi,non più pescatori come Pietro,oggi sono scienziati,umanisti,sociologi,psicologi..che indicano le leggi dell’universo e le “passioni” positive e negative..che sono nella coscienza dell’uomo; ma non vengono accettati dalle religioni..”radicate” nella convinzione che “Tutto” è già stato detto.e non ci sia “niente da aggiungere.

Anche Gesù Cristo è..una Parola Storica..quello che insegnò..fù un insegnamento per l’uomo di quel tempo..in contrasto ,per buona parte ,con la religione ebraica..condivisa peraltro dai suoi stessi discepoli.Pietro,ad esempio,riteneva che la donna non aveva un’anima.

Vangelo di Tommaso,loghion 114 «Simon Pietro disse loro: “Maria (Maddalena)deve lasciarci, perché le donne non meritano la vita. Dice Gesù: Ecco, io stesso la attirerò affinché sia fatto maschio, così che possa anche lei diventare uno spirito vivente, maschio simile a voi. Poiché ogni donna che si farà maschio entrerà nel regno dei cieli».

http://www.italialaica.it/news/rassegnastampa/35811

Pensate che Gesù la pensasse come Pietro e si fosse dato da fare per creare una “eccezione” ? .No,la donna è stata creata ad immagine di dio ” a sua immagine li creò..maschio e femmina li creò” Neanche Dio stesso in quella cultura..poteva dire una Verità..che sarebbe stata ritenuta..”inaccettabile”.Ha aspettato che la Coscienza umana facesse il suo cammino evolutivo; è la evoluzione della Ragione e le scoperte della Scienza che ci indicano la Verità da seguire..che è Comprensione teologica e scientifica al tempo stesso..perchè Dio è  il Creatore dell’Universo.

E’ il comandamento dell’Amore vicendevole, che dobbiamo sentire per tutti; e non solo per quelli del proprio popolo..Gli ebrei applicavano i dieci comandamenti all’interno del loro popolo..ma “stupravano” le donne ed “ammazzavano” quelli che non erano ebrei.

Questa era la Parola di Dio..scritta nella Bibbia.

La Teologia dell’Universo   

Giordano Bruno

(Giordano Bruno)

 (dal Vangelo di Tommaso..gnostico)
 

2.) Gesù disse: – Colui che cerca non cessi dal cercare, finché non trova¹ e quando troverà sarà commosso, e quando sarà stato commosso contemplerà e regnerà sul Tutto².
1) Cfr. Mt. VII 8 e Lc. XI 9 e 10. A differenza di Matteo e Luca quello di Tommaso è un chiaro invito alla gnosi. Anche nella Pistis Sophia 100 è detto:«Non cessate di cercare e non fermatevi finché non abbiate trovato i misteri purificatori che vi sublimeranno».
2) L’itinerario gnostico avviene secondo le seguenti tappe: conoscenza del bene, sua accettazione, contemplazione, elevazione mistica, immedesimazione con Dio e di conseguenza dominio dell’universo cosmico.

5.) Gesù disse: – Conosci ciò che ti sta davanti, e ciò che ti è nascosto ti verrà rivelato; poiché non vi è nulla di nascosto che non venga un giorno rivelato¹.
1) Cfr. Mc IV 22; Mt. X 26; Lc. VIII 17; XII 2.
Clemente Alessandrino insegnava che il primo grado della conoscenza è ammirare le cose che abbiamo davanti Stromata 2, 45 e nelle Kephalaia manichee leggiamo: «Il Salvatore ha detto ai suoi discepoli: “Conoscete quanto si trova davanta alla vostra faccia e vi sarà rivelato ciò che vi è nascosto”» AnchePap. Oss., 654, riprende il testo nei seguenti termini: «Gesù dice: “Tutto ciò che non è davanti ai tuoi occhi e quanto ti è occulto ti sarà rivelato. Non c’è, infatti, cosa celata che non divenga manifesta, né cosa sepolta che non venga risuscitata”».

3.) Gesù disse: – Se coloro che vi guidano vi dicono: «Ecco! Il Regno è nel cielo», allora gli uccelli del cielo vi saranno prima di voi. Se essi vi dicono: «Il Regno è nel mare», allora i pesci vi saranno prima di voi¹. Ma il Regno è dentro di voi ed è fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, sarete conosciuti e saprete che siete figli del Padre Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella privazione e sarete voi stessi privazione².
1) Cfr. Lc. XVII 20-24; e anche Mc. XIII 5, 21-23; Mt. XXIV 26-28. L’aggiunta di Tommaso:«ed è fuori di voi» allude al fatto che, una volta effettuata la scoperta nella propria interiorità, occorrerà estraniarsi dalla materia, uscire dal proprio «io» terrestre per congiungersi e unificarsi con Dio.
Questo loghion sottolinea fortemente l’interiorità, l’attualità e spiritualità del Regno. Notare l’insistenza sulla conoscenza di sé che è uno dei temi centrali del Vangelo. Scintille del Padre, soltanto prendendo coscienza del proprio «io», vivono con il Padre che vive; in caso contrario sono povertà. In un contesto identico del Papiro di Ossirinco, 654, «chiunque conosce se stesso troverà il Regno… Conoscerete voi stessi e vedrete che siete figli del Padre». Un maestro gnostico non aveva dubbi a riguardo e avvertiva i discepoli: «Lascia la ricerca di Dio, la creazione e altre questioni consimili. Cercalo partendo da te stesso… Conosci le fonti del dolore, della gioia, dell’amore, dell’odio… Se esamini attentamente tali questioni troverai Dio in te stesso» (Ippolito, Refut., VIII, 15, 1-2).
2) Lo Pseudo Ippolito, Philosophumena V 6 ci spiega che, secondo la dottrina dei naasseni (una delle più antiche sette gnostiche), «la conoscenza dell’uomo è l’inizio della perfezione», l’ignoranza di se stessi è quindi imperfezione e tenebre. Per l’espressione «Figli del Padre Vivente» cfr. Rom. IX 26b e per la parte finale del paragrafo cfr. 1.Cor. VIII 2-3; XIII 12.

27.) Gesù vide dei bambini che stavano poppando. Egli disse ai suoi discepoli: – Questi bambini che stanno poppando sono simili a coloro che entrano nel Regno. Essi allora gli domandarono: – Se saremo piccoli, entreremo nel Regno?¹ Gesù rispose loro: – Quando farete in modo che due siano uno, e farete si che l’interno sia come l’esterno e l’esterno come l’interno, e l’alto come il basso, e quando farete del maschio e della femmina una cosa sola, cosicché il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina², e quando metterete un occhio al posto di un occhio e una mano al posto di una mano e un piede al posto di un piede, un immagine al posto di un immagine, allora entrerete³.
1) Mc. X 13-15; Mt. XIX 13-15; Lc. XVIII 13-17 e Mc. IX 35-37; Mt. XVIII 1-4; Lc. IX 46-48. Per il diverso concetto dei «bambini» confronta sopra la nota 1 al § 4.
2) Per capire questa prima parte del logion, che sviluppa il concetto di «perfezione» come unità degli opposti, occorre tener presente la dottrina gnostica emanazionistica. Dio, punto di origine e vertice di tutte le cose, si esprime attraverso «manifestazioni» (ipostasi) che sono formate a coppie (sizigie), ciascuna di un elemento maschile e di un elemento femminile, padre e madre della sizigia seguente. Dalle prime quattro coppie, spirituali, discendono, sempre a coppie, gli Eoni inferiori (decade e dodecade) fino a Psyche-Hule (Anima e Materia) che compongono l’Uomo terrestre. Ogni essere è quindi composto di elementi contrari, a coppie (alto e basso, esterno e interno, maschile e femminile) e la sua perfezione sarà solo nell’annullamento, o meglio nella fusione, di essi. Nell’affermazione «che il maschio non sia più maschio e la femmina non sia più femmina» è da riconoscere il concetto sublime del superamento dei problemi sessuali, lo stesso concetto che è espresso nel «neque nubent neque nubentur» di Mc. XII 25; Mt. XXII 30; Lc. XX 35. Nessun riferimento, invece, a Mc. X 6-8; Mt. XIX 5-6; ed Eph. V 31: «l’uomo… si unirà a sua moglie e i due diverranno una stessa carne» e nemmeno a Gal. III 28: «non c’è… né schiavo libero, né maschio né femmina, ecc.», che allude alla parità di tutti i fedeli di fronte a Dio.
3) È l’esemplificazione del riassorbimento della realtà fenomenica in Dio, secondo la dottrina platonica (cfr. sopra nota 2 del § 2 e nota 1 del § 3): quando al posto di ogni occhio, mano, piede corporeo vi sarà un occhio, una mano e un piede, pure «immagine» ideale, si sarà tornati nell’iperuranio, congiunti con la divinità, nella cui mente tutte queste apparenze hanno la loro vera realtà. Più grossolanamente 1Cor. XV 38, 40, 44 parla di corpo «spirituale» e «corpo terrestre», accettando la creazione in senso biblico.

46.) Gesù disse: – A chi ha verrà dato, ma a chi non ha verrà tolto anche il poco che possiede¹.
1) Cfr. Mt. XIII 12: Lc. VIII 18. Con diverso significato la sentenza è stata poi messa a conclusione della parabola delle «mine» (Mt. XXV 29; Lc. XIX 26) e con altro significato ancora è in Mc. IV 25.

 

33.) Gesù disse: – Ho preso posto al centro dell’universo e nella carne mi sono manifestato a costoro¹. Ma li ho trovati tutti ubriachi: non ho trovato in mezzo a loro nemmeno uno che avesse sete. E l’anima mia si è addolorata per i figli dell’uomo, perché essi sono ciechi nel cuore, e poiché sono venuti al mondo nudi, essi cercano di uscire di nuovo nudi dal mondo. Ma ora essi sono ubriachi. Quando avranno smaltito il vino, allora si pentiranno².
1) 1Tim III 16. L’espressione «al centro dell’universo» indica la posizione astrale dell’eone Gesù che, nel simbolo grafico T, è il punto d’incontro tra la linea orizzontale (il «Luogo di Dio») e la verticale (le emanazioni), o nella croce X è al centro tra il mondo superiore e il nostro.
2) Cfr. soprattutto Lc. XXI 34

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/05/14/un-altro-mondo-another-world-2014/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/05/01/un-unica-forza-che-unisce-infiniti-mondi/

Giuliana Conforto, astrofisica prima, docente di meccanica classica e quantistica poi, Giuliana Conforto snida i trucchi e gli inganni che stregano le menti umane, ritrovando così la sua natura di donna amante della verità. Con emozione, impegno rigoroso e mente scerna, penetra le pieghe nascoste che animano il mondo e il suo scrigno segreto: la materia nucleare.
Spaziando su varie discipline contribuisce a una nuova cultura, fondata sul vero centro dell’universo, l’essere umano, pronto a un risveglio straordinario, secondo lei, purché smetta di fare il credente in idoli falsi, la pecora di uno dei tanti greggi in voga.
Per favorire il risveglio, propone la Fisica Organica, non una teoria, ma un uso pratico della Forza, il Messaggio universale che consente la cognizione diretta, integra le funzioni del cervello e consente di compiere le scoperte simili a quelle descritte nei suoi libri. Già espressa dai grandi saggi della storia, Socrate, Pitagora, Giordano Bruno, ecc. e aggiornata con le recenti scoperte, la Fisica Organica comprende emozioni e logica, si dissocia in modo netto dalla “spiritualità” che crede in teorie e/o teologie oppure a “entità”.
Ha viaggiato molto, fuori e dentro di sé, riconosciuto la vera Luce, la Vita che anima il tutto e anche la Sua fonte, il vero Sole. Penetrando le pieghe della natura, ha ritrovato l’eco di memorie antiche e progetti futuri, riconosciuto trame iperdimensionali di cui ognuno può divenire interprete e protagonista e svelato il grande inganno, il campo elettromagnetico. Vuole contribuire al risveglio, alla fine di un sistema politico iniquo e all’inizio di una nuova era, capace di coniugare la libertà individuale con l’armonia collettiva.

ll Sole vero di Giuliana Conforto

http://ragazzaindaco.blogspot.it/2013/10/il-sole-vero-di-giuliana-conforto.html 
Un unica forza, l’Amore,unisce infiniti mondi 
e li rende vivi
Giordano Bruno

“È l’unica Forza che anima e unisce infiniti mondi intelligenti” scriveva Giordano Bruno annunciando il secolo in cui sarebbe stata scoperta.
La Forza è stata in effetti rivelata al CERN negli anni ’80 e chiamata “Elettrodebole”.

È l’unica Forza, infatti, che opera su tre generi di materia e tre generi di antimateria e sulle loro tante, possibili combinazioni.  Quella che chiamiamo “normale” è l’universo osservato, mentre tutte quelle che chiamiamo “oscure” sono universi invisibili, ma reali, oggi calcolati dalle menti scientifiche e da sempre sognati e sentiti dai semplici, dai saggi e dai poeti. Possono essere tutti intelligenti, a velocità troppo elevate perché possano essere osservati dai nostri strumenti scientifici e riconosciuti dalle menti umane, ancorate da millenni a un falso credo: il tempo lineare, unico e immutabile.

La Forza Elettrodebole è ultracelere, ma “discende dalle stelle alle stalle” come dice la canzone, dalle Sue altissime frequenze originarie a quelle basse osservate; può avere effetti cruciali quali la riproduzione di tutti i corpi viventi, sulla rigenerazione delle cellule del nostro corpo e sulla quotidiana secrezione ormonale che ritma gli umori della nostra psiche.

Questa Forza è una e trina, cioè portata da tre tipi di massicci e copiosissimi messaggeri. La fisica li ha chiamati W-, Z, W+. Due hanno carica elettrica, positiva e negativa, e il terzo tipo è fatto di messaggeri neutri Z che possono operare sugli spin nucleari del corpo umano e… guarirlo all’istante. Un miracolo? No, un evento naturale che tutti possiamo compiere, se usiamo il lato luminoso della Forza che penetra e anima tutte le nostre cellule e non ci limitiamo a usare il lato oscuro al quale è inchiodata la nostra vista. Non è fantascienza.

Il lato luminoso della Forza è il campo nucleare debole, portato dai Suoi stessi messaggeri e, in particolare da quelli neutri Z, simili a un FUOCO che non brucia, FUOCO che il nostro corpo può sentire come eros, emozioni, coscienza.

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/04/28/l-ritorno-delletere-e-dellarmonia/

 

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/04/28/illusioni-copernicane-giuliana-conforto/

 

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/04/23/le-varie-specie-della-materia-uninteressante-scoperta-scientifica/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2016/04/07/luomo-e-un-essere-vivente-man-is-a-living-creature/

 

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/11/28/la-spiritualita-degli-indiani-damerica/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/10/27/lamore-che-e-dentro-di-noi-universalmente-salvera-il-mondo-rolando-toro/

 

Joyeux Noel: una verità dimenticata dalla storia
Visto su http://www.losai.eu – Maurizio Blondet, Effedieffe

 

Nei giorni attorno a Natale del 1914 nelle trincee del fronte occidentale (Francia e Belgio) avvenne qualcosa di magico e unico…
Venne fatta una tregua. Una tregua non ordinata dai comandi, ma dai soldati semplici. Dagli stessi che un secondo prima si sparavano e ammazzavano a vicenda e un attimo dopo uscirono allo scoperto, si abbracciarono, fumarono, cantarono e giocarono a pallone insieme!
L’episodio (realmente accaduto) preoccupò così tanto gli Stati Maggiori che venne cancellata immediatamente dalla storia e dalla memoria.
Su questa meravigliosa storia – per così dire “dimenticata” – il regista Christian Carion ha girato il memorabile film dal titolo “Joyeux Noel: una verità dimenticata dalla storia

Ecco la lettera scritta da un soldato inglese alla sorella.

Janet, sorella cara,

sono le due del mattino e la maggior parte degli uomini dormono nelle loro buche, ma io non posso addormentarmi se prima non ti scrivo dei meravigliosi avvenimenti della vigilia di Natale.

In verità, ciò che è avvenuto è quasi una fiaba, e se non l’avessi visto coi miei occhi non ci crederei. Prova a immaginare: mentre tu e la famiglia cantavate gli inni davanti al focolare a Londra, io ho fatto lo stesso con i soldati nemici qui nei campi di battaglia di Francia!

Come ti ho già scritto, negli ultimi giorni ci sono stati pochi combattimenti gravi. Le prime battaglie hanno fatto tanti morti, che entrambe le parti si sono trincerate, in attesa dei rincalzi. Sicché per lo più siamo rimasti nelle trincee ad aspettare.

Ma che attesa tremenda! Ci aspettiamo ogni momento che un obice d’artiglieria ci cada addosso, ammazzando e mutilando uomini. E di giorno non osiamo alzare la testa fuori dalla terra, per paura del cecchino.

E poi la pioggia: cade quasi ogni giorno. Naturalmente si raccoglie proprio nelle trincee, da cui dobbiamo aggottarla con pentole e padelle. E con la pioggia è venuto il fango, profondo un piede e più. S’appiccica e sporca tutto, e ci risucchia gli scarponi. Una recluta ha avuto i piedi bloccati nel fango, e poi anche le mani quando ha cercato di liberarsi…»

 

«Con tutto questo, non potevamo fare a meno di provare curiosità per i soldati tedeschi di fronte noi. Dopo tutto affrontano gli stessi nostri pericoli, e anche loro sciaguattano nello stesso fango.

E la loro trincea è solo cinquanta metri davanti a noi. Tra noi c’è la terra di nessuno, orlata da entrambe le parti di filo spinato, ma sono così vicini che ne sentiamo le voci.

Ovviamente li odiamo quando uccidono i nostri compagni. Ma altre volte scherziamo su di loro e sentiamo di avere qualcosa in comune. E ora risulta che loro hanno gli stessi sentimenti.

Ieri mattina, la vigilia, abbiamo avuto la nostra prima gelata. Benché infreddoliti l’abbiamo salutata con gioia, perché almeno ha indurito il fango. Tutto era imbiancato dal gelo, mentre c’era un bel sole: clima perfetto per Natale.

Durante la giornata ci sono stati scambi di fucileria. Ma quando la sera è scesa sulla vigilia, la sparatoria ha smesso interamente. Il nostro primo silenzio totale da mesi! Speravamo che promettesse una festa tranquilla, ma non ci contavamo. Ci avevano detto che i tedeschi potevano attaccarci e coglierci di sorpresa.

Io sono andato al mio buco per riposare, e avvolto nel cappotto mi devo essere addormentato.

Di colpo un camerata mi scuote e mi grida: ?Vieni a vedere! Vieni a vedere cosa fanno i tedeschi! Ho preso il fucile, sono andato alla trincea e, con cautela, ho alzato la testa sopra i sacchetti di sabbia».

 

«Non ho mai creduto di poter vedere una cosa più strana e più commovente. Grappoli di piccole luci brillavano lungo tutta la linea tedesca, a destra e a sinistra, a perdita d’occhio.

Che cos’è?, ho chiesto al compagno, e John ha risposto: ‘alberi di Natale!’.

Era vero. I tedeschi avevano disposto degli alberi di Natale di fronte alla loro trincea, illuminati con candele e lumini. E poi abbiamo sentito le loro voci che si levavano in una canzone: ‘ stille nacht, heilige nacht…’.

Il canto in Inghilterra non lo conosciamo, ma John lo conosce e l’ha tradotto: ‘notte silente, notte santa’. Non ho mai sentito un canto più bello e più significativo in quella notte chiara e silenziosa.

Quando il canto è finito, gli uomini nella nostra trincea hanno applaudito. Sì, soldati inglesi che applaudivano i tedeschi! Poi uno di noi ha cominciato a cantare, e ci siamo tutti uniti a lui: ‘the first nowell (1) the angel did say…’.

Per la verità non eravamo bravi a cantare come i tedeschi, con le loro belle armonie. Ma hanno risposto con applausi entusiasti, e poi ne hanno attaccato un’altra: ‘o tannenbaum, o tannenbaum…’.

A cui noi abbiamo risposto: ‘o come all ye faithful…’. (2)

E questa volta si sono uniti al nostro coro, cantando la stessa canzone, ma in latino: ‘adeste fideles…’».

 

«Inglesi e tedeschi che s’intonano in coro attraverso la terra di nessuno!

Non potevo pensare niente di più stupefacente, ma quello che è avvenuto dopo lo è stato di più.

‘Inglesi, uscite fuori!’, li abbiamo sentiti gridare, ‘voi non spara, noi non spara!’.

Nelle trincea ci siamo guardati non sapendo che fare. Poi uno ha gridato per scherzo: ‘venite fuori voi!’.

Con nostro stupore, abbiamo visto due figure levarsi dalla trincea di fronte, scavalcare il filo spinato e avanzare allo scoperto. Uno di loro ha detto: ‘Manda ufficiale per parlamentare’.

Ho visto uno dei nostri con il fucile puntato, e senza dubbio anche altri l’hanno fatto – ma il capitano ha gridato ‘non sparate!’. Poi s’è arrampicato fuori dalla trincea ed è andato incontro ai tedeschi a mezza strada. Li abbiamo sentiti parlare e pochi minuti dopo il capitano è tornato, con un sigaro tedesco in bocca!

Ci siamo accordati ‘niente fuoco fino a mezzanotte di domani’, ha annunciato. ‘Ma tutte le sentinelle restino ai loro posti, e tutti gli altri stiano sul chi vive’.

Nel frattempo gruppi di due o tre uomini uscivano dalle trincee e venivano verso di noi. Alcuni di noi sono usciti anch’essi e in pochi minuti eravamo nella terra di nessuno, stringendo le mani a uomini che avevamo cercato di ammazzate poche ore prima».

 

«Abbiamo acceso un gran falò, e noi tutti attorno, inglesi in kaki e tedeschi in grigio. Devo dire che i tedeschi erano vestiti meglio, con le divise pulite per la festa. Solo un paio di noi parlano il tedesco, ma molti tedeschi sapevano l’inglese. Ad uno di loro ho chiesto come mai.

‘Molti di noi hanno lavorato in Inghilterra’, ha risposto. ‘Prima di questo sono stato cameriere all’Hotel Cecil. Forse ho servito alla tua tavola!’ ‘Forse!’, ho risposto ridendo.

Mi ha raccontato che aveva la ragazza a Londra e che la guerra ha interrotto il loro progetto di matrimonio. E io gli ho detto: ‘non ti preoccupare, prima di Pasqua vi avremo battuti e tu puoi tornare a sposarla’.

Si è messo a ridere, poi mi ha chiesto se potevo mandare una cartolina alla ragazza, ed io ho promesso.

Un altro tedesco è stato portabagagli alla Victoria Station. Mi ha fatto vedere le foto della sua famiglia che sta a Monaco. Sua sorella maggiore non è niente male, io gli ho detto che mi piacerebbe conoscerla. Lui raggiante mi ha detto che gli piacerebbe molto, e mi ha dato l’indirizzo.

Anche quelli che non riuscivano a parlare si scambiavano doni, i loro sigari con le nostre sigarette, noi il tè e loro il caffè, noi la carne in scatola e loro le salsicce. Ci siamo scambiati mostrine e bottoni, e uno dei nostri se n’è uscito con il tremendo elmetto col chiodo! Anch’io ho cambiato un coltello pieghevole con un cinturame di cuoio, un bel ricordo che ti mostrerò quando torno a casa.

Ci siamo scambiati anche dei giornali, e i tedeschi se la ridevano leggendo i nostri. Ci hanno dato per certo che la Francia è alle corde e la Russia quasi disfatta. Noi gli abbiamo ribattuto che non era vero, e loro. ‘Va bene, voi credete ai vostri giornali e noi ai nostri’».

 

«E’ chiaro che gli raccontano delle balle, ma dopo averli incontrati anch’io mi chiedo fino a che punto i nostri giornali dicano la verità. Questi non sono i ‘barbari selvaggi’ di cui abbiamo tanto letto. Sono uomini con case e famiglie, paure e speranze e, sì, amor di patria. Insomma sono uomini come noi. Come hanno potuto indurci a credere altrimenti?

Siccome si faceva tardi abbiamo cantato insieme qualche altra canzone attorno al falò, e abbiamo finito per intonare insieme – non ti dico una bugia – ‘Auld Lang Syne’. Poi ci siamo separati con la promessa di rincontraci l’indomani, e magari organizzare una partita di calcio.

Stavo tornando alla trincea quando un tedesco più anziano m’ha preso il braccio e ha detto: Dio mio, perché non possiamo fare la pace e tornare a casa?

Gli ho detto senza cattiveria: ‘chiedilo al tuo imperatore’.

Lui mi ha guardato come scrutandomi: ‘forse, amico. Ma dobbiamo chiederlo anche al nostro cuore’.

E insomma, sorella mia, c’è mai stata una vigilia di Natale come questa nella storia?

Per i combattimenti qui, naturalmente, significa poco purtroppo. Questi soldati sono simpatici, ma eseguono gli ordini e noi facciamo lo stesso. A parte che siamo qui per fermare il loro esercito e rimandarlo a casa, e non verremo meno a questo compito.

Eppure non si può fare a meno di immaginare cosa accadrebbe se lo spirito che si è rivelato qui fosse colto dalle nazioni del mondo. Ovviamente, conflitti devono sempre sorgere. Ma che succederebbe se i nostri governanti si scambiassero auguri invece di ultimatum?

Canzoni invece di insulti? Doni al posto di rappresaglie? Non finirebbero tutte le guerre?

Il tuo caro fratello Tom».

 

Noi siamo PUTTANE: immagini sacre di un linguaggio dimenticato   2 comments


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Noi siamo PUTTANE: immagini sacre di un linguaggio dimenticato

di Francesca Amezzani

Il termine puttana, che nell’italiano popolare acquisisce un grave tono offensivo, deriva dal latino puteus, con cui s’intendevano originariamente una cavità naturale o un buco scavato dall’Uomo (lo erano i puticuli: pozzi, intesi come grembi ipogei di rinascita, in cui i Romani seppellivano i morti).

In avestico, mediante la parola putika ci si riferiva invece ad un lago mistico di acqua rigenerante.

Non a caso la radice sanscrita puta (entrata anche nelle lingue romanze con tutt’altro senso: spagnolo puta, francese pute  puttana) allude a ciò che è puro o santo e anche in ebraico la parola Kaddosh vuol dire sacro mentre Kaddeshà prostituta.

Tali definizioni erano coerenti con l’atto sessuale stesso, che un tempo veniva considerato rito mistico sacramentale (ierogamia) attraverso cui i partner potevano trascendere i propri sensi per entrare in una dimensione spirituale. Da qui, la sacerdotessa veniva chiamata “Grande Prostituta” e conduceva l’uomo all’horasis, l’illuminazione spirituale oSophia (forma suprema di rinnovamento interiore raggiunta attraverso la sublime esperienza erotica del Femminile).

Il corpo della sacerdotessa diventava, in modo impensabile per il mondo contemporaneo, una via per entrare in rapporto con gli dei. Per i pagani, infatti, le donne erano naturalmente in contatto con il divino, mentre l’uomo, da solo, non poteva raggiungere questo obiettivo.

In tutti questi casi, come è facile notare, il sostantivo puttana implica:

  • originariamente, un concetto di sacralità che sfiora l’idea di un sentimento religioso;
  • attualmente, un mero insulto o se vogliamo essere più precise e cercare sul dizionario la definizione ufficiale, una donna infedele e dai facili costumi.

Insomma, alla faccia del progresso e di chi definisce “barbare” o “incivili” le popolazioni preistoriche di *mila anni fa! Per le quali porre in relazione la sessualità all’idea di sacro non creava nessun paradosso o tabù, al contrario di quello che accade oggi.

Ma lo stesso discorso vale anche per un’altra parola ben più importante. 

Se apriamo il dizionario della lingua italiana e cerchiamo l’etimologia di vagina, leggiamo che deriva dal latino e significa fodero/guaina (oggetto nel quale riporre la spada), dove la radice vac-uus sta appunto per vuoto
Al contrario, in sanscrito è Yoni a definire sia la vulva (l’aspetto visibile) che la vagina (l’aspetto intimo e nascosto), attraverso un suono musicale ed armonico che restituisce dignità e sacralità al nostro organo più importante.

Anche questa volta quindi, il termine è stato privato del suo significato originario e di tutta quella connotazione simbolica, energetica ed emozionale che gli si collegava, per trasformarlo in puro accessorio maschile, dove riporre la spada-fallo
Non siamo stanche di essere ridotte a banali “divertimenti” o “contenitori” del maschile?

Non è ora di ribellarci anche sul piano linguistico? Dando peso ai termini che usiamo e sentiamo, ricercandone il loro vero significato per liberarci da questo gioco maschilista e patriarcale?

Gli uomini anno scritto la storia e cambiato la parole a loro uso e consumo ma è ora di mettere i puntini sulle i per far vedere le cose come realmente stanno.

In realtà, ri-appropriarci dei nostri simboli e ri-partire alla ri-scoperta del femminile non è così difficile: tutto intorno a noi ci parla la “nostra lingua” se osserviamo ed ascoltiamo attentamente.

Ci parlano i fiori, con le loro forme sinuose e concave

 

 

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rosa rossa

 

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iris

 

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vagina fiore 9

 

vulva 3

 

 

vulva

le conchiglie del mare

 

 

Ce lo dicono i semi da cui, nonostante la loro durezza, nascono piante ed alberi meravigliosi

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La vulva si può davvero vedere in qualsiasi manifestazione naturale e, al contrario di quello che diranno in molti, non è un discorso feticista o da “fissati” questo, anzi è proprio il maschilismo imperante che ha reso tutto quello che riguarda noi o la sessualità in generale, una cosa strana, lontana, sporca e malata… insomma un tabù!

In passato scoprire oggetti dalle sembianze di vulva, era considerato un segno di benedizione e anche oggi, se ci pensiamo bene, trovare un sasso forato o una conchiglia bucata sulla spiaggia viene considerata una fortuna e spesso si appendono al collo come amuleti!

Inoltre, proprio la qualità artistica ed estetica della vulva ha spinto molte donne a ri-appropriarsi di questo simbolo, lavorando alla creazione di gioielli, orecchini o bracciali che ricordano la sua forma, come Jessica Marie (shop on-line: http://www.vulvalovelovely.com) che la riproduce su Matrioske, orologi da taschino e gioielli di ogni sorta, facendola diventare un simbolo da esporre e mai più da nascondereambasciatrice di vita e ri-nascita (al contrario della croce che ci ricorda solo morte e peccato).

La venerazione della Yoni è quindi antica quanto l’umanità ed è presente ancora oggi in moltissime religioni politeiste o “pagane” (come le definisce la Chiesa Cattolica), dove è venerata come un vero e proprio oggetto di culto, dotato di potenza trasformativa, oracolare, trascendentale, fecondativa, di accoglienza e piacere.

Riassumento, perchè scegliere di chiamarla Yoni e non vagina?

Perché la Yoni è legata alla Dea che è dentro ognuna di noi, alla sua Porta Sacra da dove la Vita e la Morte si intrecciano, da dove sgorgano fluidi carichi di energia e dove si trova l’accesso al piacere e all’estasi.

Perché la Yoni è il principio femminile che si unisce in armonia con quello maschile, l’atto sessuale attraverso cui ricevere la gnosi, ovvero l’esperienza del divino.

“E tu…vuoi essere un fodero per spade o una Porta Sacra?”

Fonti:

ESPLICAZIONE DEL TANTRA (EXPLANATION OF TANTRA   Leave a comment


IL SENTIERO DEL TANTRA

(di CONCETTO NAIYRANA CAMMISA)

 

Devi assorbire lo spirito del Tantra

“Mentre fai l’amore non controllarti, entra nel caos, in uno spazio senza alcun controllo. Sarà pauroso, avrai paura, sarà come una specie di morte. La mente ti dirà, “Controllati!” o ancora, “Salta dentro e rimani in controllo, altrimenti cadrai in un abisso!”. Non ascoltare la mente, perditi, abbandonati completamente, e senza alcuna tecnica arriverai ad avere un’esperienza di là dal tempo. Non ci saranno due persone ma una sola: un’unicità. La consapevolezza sarà presente, una passiva e lucida consapevolezza, saprai cosa succede perché sarai totalmente attento. In effetti, tu non sarai lì, ma la consapevolezza sarà presente.
Devi assorbire lo spirito del tantra, non è una tecnica da imparare.”

Osho, This Very Body the Buddha, Vol. 1, Talk #8

Il Tantra ha totale fiducia in te

“La visione tantrica è una delle più grandi visioni mai sognate dall’uomo: una religione senza sacerdoti, senza templi, senza organizzazioni. Una religione che non distrugge l’individuo, ma lo rispetta tremendamente. Una religione che stima l’uomo e la donna, ordinari. Questo tipo di stima va realmente in profondità, il Tantra ha fiducia nel tuo corpo, nessun’altra religione si fida del tuo corpo. Quando una religione non si fida del corpo, crea una divisione tra te e il tuo corpo, ti rende nemico del tuo stesso corpo, inizia a distruggere la saggezza naturale del corpo.
Il Tantra si fida del tuo corpo, dei tuoi sensi, della tua energia. Il Tantra si fida di te – totalmente, non nega nulla, ma trasforma tutto.
Come arrivare ad una visione tantrica? Questa è la mappa che inverte la rotta, ti porta dentro, e va oltre.
La prima cosa è il corpo, il corpo è la tua base, il terreno dove ti sei stabilito. Renderti antagonista verso il tuo corpo ti distrugge, ti rende schizofrenico, miserabile, crea l’inferno. Tu sei il corpo. Ovviamente tu sei molto di più del corpo, ma quello seguirà. Prima di tutto, sei il corpo. Il corpo è la tua realtà di base, quindi non essere mai contro il tuo corpo. Ogni volta che sei contro il tuo corpo, stai andando contro Dio. Ogni volta che non rispetti il tuo corpo perdi il contatto con la realtà, il tuo corpo è il contatto, il ponte. Il corpo è il tuo tempio.
Il Tantra insegna riverenza per il corpo, amore, rispetto, gratitudine. Il corpo è una meraviglia, il più grande di misteri.”

Osho, Tantric Transformation, Talk #7

 

Saraha è il fondatore del Tantra

“Saraha è nato dopo il Budda, circa duecento anni dopo, era in linea diretta con lui, ma in un ramo diverso. Una diramazione si muove da Mahakashyapa a Bodhidharma, e da lì nasce lo Zen – ancora adesso ricco di fioriture. Un’altra diramazione si muove dal Budda a suo figlio, Rahul Bhadra, da Raul Bhadra a Sri Kirti, da Sri Kirti a Saraha, quindi da Saraha verso Nagarjuna – questa diramazione è quella tantrica, e continua a portare frutti in Tibet. Il tantra ha convertito il Tibet e Saraha ha fondato il tantra, proprio come Bodhidharma ha fondato lo zen. Bodhidharma ha conquistato la Cina, la Corea, il Giappone, e Saraha ha conquistato il Tibet.
Questi canti di Saraha sono di una gran bellezza, il fondamento del tantra. Per prima cosa devi comprendere l’attitudine del tantra nei confronti della vita, la visione che il tantra ha della vita. La cosa più importante del tantra è molto radicale, rivoluzionaria, ribelle – la visione basilare è che il mondo non è diviso in ciò che è più basso e ciò che è più alto, ma è un unico elemento, il più basso ed il più alto si danno la mano. Il più alto include il più basso, e viceversa. Il più alto è nascosto nel più basso, e viceversa, quindi il più basso non deve essere denigrato, né condannato, né distrutto o ucciso. Il più basso può essere trasformato, gli deve essere permesso il movimento verso l’alto … solo così può diventare più alto. Non esiste uno spazio vuoto senza collegamenti tra il diavolo e Dio: il diavolo si porta Dio dentro, molto profondamente nel cuore, e una volta che il cuore ha iniziato a funzionare, il diavolo diventa Dio.
Questa è la ragione per cui la radice reale della parola diavolo indica la stessa cosa del divino, deriva dalla parola ‘divino’: è il divino, ma non ancora evoluto, è solo questo.”

Osho, The Tantra Experience, Talk #1

 

Samadhi e sesso sono espressioni della stessa energia

“Il Tao ha il suo tantra. Per prima cosa il Tao non divide mai tra il basso e l’alto, questa è la sua bellezza, nel momento in cui lo fai diventi schizofrenico, nel momento in cui affermi che qualcosa è sacro e qualcosa è profano, ti stai dividendo. Nel momento in cui sostieni che esiste qualcosa di spirituale e qualcosa di materiale, tu sei diviso. Stai tagliando la realtà in due parti. La realtà è una, non esistono materia e spirito. La realtà è una e si esprime in molte forme: in un livello come materiale, in un altro come spirituale. La spiritualità non è più alta e la materialità non è più bassa – stanno allo stesso livello: questa è un’attitudine taoista. La vita è una sola, ha una tremenda unicità e non esistono valutazioni.

La prima cosa nel Tao è quindi l’abbandono della dualità. Il sesso non sta sul gradino più basso e il samadhi su quello più alto. Samadhi e sesso sono ambedue espressioni della stessa energia. Non ci sono lodi sul samadhi e tutto da condannare sul sesso, l’accettazione del Tao è assoluta, totale. Non c’è nulla di sbagliato nel corpo e niente di bello nello spirito – ambedue sono belli. Diavolo e Dio sono una sola cosa nel Tao, buono e cattivo sono insieme nel Tao – è la comprensione più alta non-duale. Non c’è né condanna né preparazione. Preparsi per cosa? Ci si può solo rilassare ed esserci.”

Osho, Tao: The Pathless Path, Vol. 2, Talk #4

 

L’energia sessuale non è altro che energia divina

“Il cristianesimo intende il sesso come una caduta, mentre il tantra vede il sesso come la risposta giusta. Cristianesimo e tantra sono proprio opposti uno verso l’altro. Non solo il cristianesimo, il Giainismo e molte altre religioni sono totalmente contrarie al sesso; la ragione per cui lo avversano è che ha il cinquanta per cento delle possibilità di caduta verso il basso, e questo è pericoloso.

Cercano di farti viaggiare su altri percorsi dove questa percentuale del cinquanta per cento non esiste, ma, matematicamente, è proprio il cinquanta per cento. Veramente la percentuale è del novantanove per cento in quanto il sesso è un’attrazione ed una forza inconscia tale che è difficile restare nella consapevolezza e in meditazione. Sperimentandolo, diventerai inconscio, e se resti inconscio nell’orgasmo, non arrivi da nessuna parte.

Il novantanove per cento della possibilità di caduta avviene attraverso il sesso. Forse hai solo una possibilità su cento di salire verso l’alto, ma il tantra afferma che la percentuale delle cadute può essere ridotta con le giuste tecniche, e che uomini e donne possono essere ben preparati, per cui fare l’amore può diventare un’arte – la più grande delle arti. Conoscendo questa arte puoi avvicinarti con cautela e delicatezza, quindi non diventa un rilassamento temporaneo, un sollievo, ma un sacro culto …
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Il sesso può darti la risposta ma, se sei diventato molto intellettuale, solo allora il sesso potrà darti la risposta. Su qualsiasi livello intellettuale ti trovi puoi essere invitato alla sessualità e, se ti sei spostato troppo nella mente dovrai cadere verso l’estremo opposto, solo allora gli opposti al tuo interno si incontreranno, facendoti diventare un’unità…

Attraverso un’esperienza del sesso profonda e meditativa, arriverai a sapere che l’energia sessuale non è altro che energia divina. Il sesso è diventato samadhi.”

Osho, The Supreme Doctrine, Talk #14

 

Tantra è la scienza del trasformare semplici amanti in anime gemelle

“In Oriente abbiamo sviluppato una scienza, per cui anche se non troviamo l’anima gemella la possiamo creare. Questa scienza si chiama tantra. Trovare l’anima gemella significa trovare la persona con cui tutti i tuoi sette centri s’incontrano naturalmente. Questo è impossibile. Una volta ogni tanto può succedere, un Krishna e una Radha, uno Shiva ed una Shakti, e quando succede è incredibilmente bello. Ma è come un lampo, non puoi farci affidamento. Se vuoi leggere la Bibbia, non puoi aspettare che arrivi il lampo per poter leggere. Il fulmine è un fenomeno naturale, ma non affidabile.

Se aspetti di incontrare la tua anima gemella, sarebbe come aspettare il fulmine per leggere la Bibbia ma, anche se avviene, non potrai leggerla a lungo. Per un istante sarà presente, e nel momento in cui avrai aperto la Bibbia, sarà scomparso.
Per questo è stato creato il tantra. Il tantra ha un’ approccio scientifico. Il tantra è alchimia; può trasformare i tuoi centri, quelli dell’altro, può creare un ritmo e armonia trà te ed il tuo amato. Questa è la bellezza del tantra, è come portare l’elettricità nella tua casa. Puoi accenderla o spegnerla ogni volta che vuoi. Ne puoi fare migliaia di usi, può rendere la tua stanza più fresca o più calda e questo è un miracolo. Questi sette centri dentro di te non sono altro che centri di elettricità del corpo: quindi, quando parlo di fulmine, non pensare che è solo un simbolo – ma intendilo letteralmente.

Nel tuo corpo, esiste una sottile corrente elettrica, molto sottile. Ma più è sottile, più va in profondità. Non è molto visibile. Gli scienziati dicono che tutta l’elettricità che è nel tuo corpo, se messa insieme, può essere usata per accendere cinque lampadine. Non è molto. Quantitivamente non è molto, quantitivamente l’atomo non è molto, ma qualitativamente… se esplode, ha un’energia tremenda.
Questi sette centri, questi sette chakras di cui lo Yoga e il Tantra hanno parlato nel corso dei secoli, non sono altro che cinque nodi nella corrente elettrica del tuo corpo. Possono essere cambiati; possono essere riorganizzati. Gli si può dare una nuova forma. Due amanti possono essere trasformati cosi profondamente che tutti i loro sette chakra possono iniziare ad incontrarsi.
Tantra è la scienza che trasforma dei semplici amanti in anime gemelle. E questa è la grandezza del Tantra. Può trasformare l’intera terra; può trasformare ogni coppia in anime gemelle.”

Osho, Philosophia Perennis, Vol. 1, Talk #8

 

 

Il Tantra inizia dalle fondamenta

“Il tantra afferma che il sesso è profondo perchè è la vita stessa, ma puoi anche essere interessato al tantra per motivi sbagliati. È meglio non farlo, e sentirai che non è pericoloso: il tantra trasforma la tua vita…
Mi hanno chiesto, “Qual’è la materia centrale e principale del tantra?” La risposta è: sei te! Tu sei la ragione centrale principale del tantra: quello che sei proprio adesso e quello che è nascosto dentro di te e può crescere, quello che sei e quello che puoi diventare. Adesso sei un’unità sessuale e fin quando non lo capirai profondamente non potrai diventare spirito, un’unità spirituale. La sessualità e la spiritualità sono due estremi di una sola energia.
“Il tantra inizia con te così come sei, lo yoga inizia con le possibilità che puoi sviluppare. Lo yoga inizia dalla fine, il tantra dall’inizio. Va bene iniziare dalle fondamenta, va sempre bene iniziare dalle basi, se invece lo scopo finale diventa la base, stai creando miseria non necessaria. Non sei lo scopo, né l’ideale. Devi diventare dio, l’ideale, e sei solo un animale. Quest’animale va su tutte le furie per l’ideale, diventa matto, folle.
Il tantra afferma, dimenticati di dio. Sei animale, afferralo nella sua totalità. In questo tipo di comprensione ciò che è divino in te, emergerà, e se non puoi crescere con quel tipo d’apertura, dimenticati del tantra, non è adatto a te. Gli ideali non potranno espandere all’esterno le tue possibilità, potrà essere d’aiuto solo la conoscenza della realtà. Sei tu il soggetto centrale del tantra, così come sei e puoi diventare, la tua realtà e le tue possibilità sono il soggetto del tantra.

A volte le persone iniziano a reclamare. Comprendendo il tantra, visto che dio non entra nella discussione, né il moksha, la liberazione, né il nirvana, allora che tipo di religione è il tantra? Il tantra afferma qualcosa che ti rende disgustoso, e che non vuoi discutere. Chi vuole discutere del sesso? Ognuno pensa di sapere tutto sul sesso: se puoi riprodurre, pensi di sapere tutto…
Nessuno vuole discutere del sesso ed il sesso è il problema di tutti. Nessuno vuole discutere dell’amore e tutti si sentono sempre dei grandi amanti. Guarda la tua vita! Non c’è altro che odio, ogni cosa che descrivi come amore non è altro che un po’ di rilassamento, un po’ di distrazione dall’odio. Guardati intorno e saprai cosa pensi dell’amore.”

Osho, The Book of Secrets, Talk #32

 

 

 

 

Mi sono fatta violentare per amore…   Leave a comment


http://intersezioni.noblogs.org/condivisioni/mi-sono-fatta-violentare-per-amore/

Articolo originale qui, traduzione di feminoska, revisione di Serbilla e Elena Zucchini.
Buona lettura!

Da giorni continuo a chiedermi se pubblicare o meno questa storia. La cosa più semplice sarebbe tenerla per me; alla fine, si è trattato di due sole aggressioni delle tante subite nella mia vita. Se sono riuscita a sopravvivere senza traumi, sopravviverò anche a questa… in fondo non è “così grave”…

Alla fine ho deciso di renderla pubblica, per diversi motivi. In primo luogo, perché anche io mi sono resa pubblica e visibile mediaticamente, in particolare su di un tema, quello della prostituzione, che scatena accesi dibattiti all’interno del femminismo. La mia posizione, in quanto prostituta (è così, mi guadagno da vivere prostituendomi dal 1989), è quella di difendere i diritti fondamentali delle persone che esercitano la prostituzione – non quella dei “protettori”, sia chiaro: lotto contro lo stigma della prostituta e il trattamento da “poverette” incapaci di prendere decisioni e assumersi rischi. Inoltre, sostengo che non tutti gli uomini che ricorrono al sesso a pagamento sono maltrattatori o stupratori, ma soprattutto che sono relazioni che si concordano tra adulti (le pratiche sessuali che verranno messe in pratica, l’obbligo dell’uso del preservativo, il tempo, ecc.);

Quando mi chiedono se io sia mai stata aggredita da un cliente – anche solo per mera statistica, dovrebbe essermi successo – la mia risposta è ‘no, non sono mai stata aggredita da nessuna delle decine di migliaia di uomini con i quali ho avuto rapporti’. Quali sono stati e chi sono i potenziali aggressori? Certo, sono stata testimone di aggressioni

e ho pianto con alcune compagne, ma nel mio caso, ho imparato ad evitare situazioni potenzialmente pericolose. Allo stesso modo non accetto le molestie di strada e so affrontare i bulli. Dunque, in quale contesto sono stata aggredita? Nella vita quotidiana, fuori dall’ambito della prostituzione, e sempre, sempre, da parte di uomini con i quali avevo un precedente rapporto di fiducia: uomini della mia famiglia, vicini, capi dei miei vari posti di lavoro, colleghi e una delle mie “cotte” (leggasi il “brivido dell’innamoramento”)… Sì, ho subito molestie sessuali, abusi sessuali, e, infine, due violenze da parte di uomini di cui mi fidavo.

Quando ho pubblicato il mio libro ‘Una mala mujer’ (‘una donna permale’)  ho raccontato gli abusi e le violenze tra le quali sono nata e cresciuta, a partire da mio padre e mia madre; poi la violenza da parte dei vicini “teppisti” del quartiere, quando avevo 12 anni, e l’abuso sessuale di uno dei miei capi, in cui davvero mi sono sentita “puttana” e sporca – ma per paura di perdere il lavoro (un lavoro di merda, devo dire, perché non mi permetteva di riscattarmi dalla povertà) ho accettato tutto quello che mi ha chiesto, fingendo che mi piacesse tanto essere “la sua amante”, ma né lui mi piaceva né io volevo fare sesso con lui, lo facevo solo per paura. Non ho raccontato episodi di molestie fisiche, anche in adolescenza, da parte di due cugini, che mi lasciavano a metà tra il sentire l’emozione del proibito e il disgusto che mi dava il loro toccarmi, perché non mi chiedevano il permesso, semplicemente lo facevano e io li lasciavo fare…

E così, con queste premesse, arrivo al punto della questione: Come è possibile che una donna che in 26 anni di prostituzione non è mai stata aggredita da nessun cliente, subisca violenze sessuali – “palpate” sopra i vestiti da parte di una persona conosciuta e che ora non racconterò per non dilungarmi – nel giro di poche settimane? E dopo quell’episodio a 12 anni, che io pensavo mai si sarebbe ripetuto, sono stata violentata a causa dell’innamoramento, per quello stato di imbecillità che mi ha lasciato bloccata e mi ha impedito di reagire.

È un uomo che ho incontrato sui social network, che prima di questo episodio ammiravo molto, che un giorno mi ha approcciato e l’ammirazione che provavo mi ha fatto abbassare la guardia; ha saputo prima illudermi e poi farmi innamorare con belle parole, facendo apprezzamenti rispetto alle mie inquietudini e con un emozionante sesso virtuale del quale ho sinceramente goduto. Alla fine ero arrivata a credere che davvero gli importasse di me come persona, che non si curasse del fatto che mi guadagno da vivere come prostituta, perché mi aveva completamente inclusa nella sua vita quotidiana, mi aveva fatto incontrare la sua famiglia, mi raccontava di essere in procinto di separarsi, diceva di amarmi… Quando è arrivato il momento di incontrarci di persona, desideravo quel rapporto sessuale. Quello che non mi aspettavo, perché nulla del suo atteggiamento me lo aveva fatto sospettare, è che sarebbe stato così aggressivo.

Ci siamo incontrati in un hotel, sono arrivata presto e l’ho aspettato eccitata e ansiosa, tenevo pronto il preservativo sopra al comodino… Lui è arrivato puntuale e dopo quattro baci, quattro baci letteralmente, dati frettolosamente (che già mi dovevano allarmare), ha cominciato a toccarmi aggressivamente, in modo molto brutale, i seni, le parti intime sotto al vestito, e in quel momento mi sono bloccata, non sono riuscita a fermarlo, a frenarlo, a dirgli “non essere così brutale “, a respingerlo. Il resto? Non sono in grado di ricordare i dettagli, so che in un attimo ero a letto senza mutandine; lui si abbassava soltanto i pantaloni e mi penetrava, proprio così. Sì, se ne è venuto subito,  e finito il tutto si è alzato, “Devo andare” … tutto in pochi minuti …

E io piangevo, pensando: “Ma… cosa è successo? Sì… Sono stata violentata!”, E sì, “Non ha usato il preservativo”, “Non mi ha chiesto se potrei rimanere incinta, o se uso contraccettivi”, “Non mi ha chiesto cosa mi piaceva e cosa no”, “Non è stato come avrebbe dovuto”, “Come mai non sono riuscita a lasciare la stanza, e mi sono fatta toccare in quel modo?”… “Ma … ma… come ho potuto lasciare che mi trattasse così? E cosa devo fare adesso?”, “Perché mi è successo e perché ho abbassato la guardia?”. Dopo diversi giorni di riflessione, l’ho raccontato a due “amiche”, che l’hanno percepita più che altro come un’avventura andata storta. Solo una collega di lavoro, vale a dire una prostituta, mi ha dimostrato empatia ed è stata d’accordo con me nell’identificarla come violenza machista, e senza scrupoli, contro le donne –  inclusa sua moglie.

Tutto questo è il riflesso della violenza strutturale di genere. Un grave problema di educazione sessista, che ci portiamo dietro generazione dopo generazione, per cui le donne hanno difficoltà a trovare gli strumenti necessari a gestire emozioni come la paura o l’infatuazione. Quell’ “amore romantico” interiorizzato fin da piccole, e al quale ci arrendiamo, senza domande;  nonostante impariamo e sappiamo essere una costruzione culturale perversa, quanto è difficile non cadere nella sua rete! Colpisce tutte le donne, indipendentemente dal livello socio-culturale, in maggiore o minore misura … E mi fa arrabbiare ancor di più perché, nel mio caso, nel contesto del sesso a pagamento io controllo tutto e reagisco, non mi blocco.

Tanto potente e subdola è la violenza di genere. Tutte le donne sono vulnerabili, dunque c’è molto da fare se desideriamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato ed evitare che le future generazioni continuino a riprodurre questo schema. Sono indignata del fatto che non esista una educazione sessuale e affettiva dall’infanzia… non so che altro dire… spero solo che la condivisione di questa esperienza, se ancora c’è chi non riconosce l’entità di questa violenza contro le donne, renda pienamente consapevole di come si manifesta. Violenza non significa soltanto essere violentate con la forza, le minacce e le aggressioni fisiche, una violenza si verifica anche quando uno stato emotivo causato da questo tipo di educazione ci impedisce di reagire, e non solo per la paura di subire una violenza più grande o la paura del rifiuto o la paura che pensino che “sono una fica secca”.

Se mi definisco femminista è perché mi batto affinché le donne possano esprimersi come desiderano, ciascuna nel proprio contesto e nelle proprie circostanze personali, e che non siano più oppresse da questa cultura maschilista che ci rende incapaci di dire: “No, non così!” e “Niente e nessuno mi impedirà, per il fatto di essere donna, di realizzarmi e realizzare i miei sogni!”

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