Archivio per la categoria ‘Huntington Desease

DDT e mutazioni genetiche (malattie neurologiche)   Leave a comment


Risultati immagini per DDT

 

La storia della mia famiglia è legata dolorosamente ad una mutazione del DNA… che comporta una malattia neurologica devastante : la Corea di Huntington .. in inglese Huntington Desease.

E’ una malattia incurabile,progressiva,devastante, che colpisce l’individuo sia fisicamente,con movimenti involontari,sia mentalmente.. portando ad una completa demenza. La malattia si trasmette con la probabilità del 50%.

La linea d’inizio di questa “tragedia” incomincia in tempo di guerra..la seconda guerra mondiale..quando gli Americani iniziarono a trattare con massicce irrorazione di DDT molti territori della penisola. Il pesticida debella gli insetti responsabili..ma anche tutti gli altri insetti. Da fonti dell famiglia..ho appurato..che per vari anni ..non ci furono presenze di pidocchi od altri insetti.

Durante questo periodo..la nonna (proprietaria terriera) pur non avendo malattie ereditarie in famiglia..inizia ad avere “tremori” e disturbi neurologici.. ma non ne furono accertate le cause..in quanto morì..dopo qualche anno ..di tumore.

L’uso del DDT è fortemente voluto dalle LOBBIES chimiche americane. Non erano mai stati fatti studi sull’impatto della sostanza sull’essere umano.

Ultimamente è stato fatto un lavoro di ricerca che lega il DDT all’insorgenza del Morbo di Altzeimer.

 

http://www.alzheimer-riese.it/index.php/contributi-dal-mondo/ricerche/3557-il-pesticida-ddt-collegato-allalzheimer

Gli scienziati sanno da 40 anni che il pesticida sintetico DDT è dannoso per l’habitat degli uccelli ed è una minaccia per l’ambiente.
Ora i ricercatori della Rutgers University dicono che l’esposizione al DDT – vietato negli Stati Uniti dal 1972, ma usato ancora come pesticida in altri paesi – può  aumentare anche il rischio e la gravità dell’Alzheimer in alcune persone, in particolare quelle oltre i 60 anni di età.
In uno articolo pubblicato online in JAMA Neurology, gli scienziati della Rutgers descrivono i risultati del loro studio: il livello di DDE, il composto chimico rilasciato dalla scomposizione del DDT, è superiore nel sangue dei pazienti con Alzheimer ad insorgenza tarda, rispetto a quelli senza la malattia.
Il DDT – usato negli Stati Uniti per il controllo degli insetti in colture e bestiame e per combattere le malattie trasmesse dagli insetti, come la malaria – è stato introdotto come pesticida durante la seconda guerra mondiale. Gli scienziati della Rutgers – i primi a collegare un composto chimico specifico all’Alzheimer – ritengono che sia fondamentale la ricerca sul modo in cui il DDT e il DDE possono scatenare malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer.
“Credo che questi risultati dimostrino che si dovrebbe dedicare maggiore attenzione ai potenziali contributori ambientali e alla loro interazione con la suscettibilità genetica”, dice Jason R. Richardson, professore associato del Dipartimento di Medicina Ambientale e del Lavoro alla «Robert Wood Johnson Medical School» e membro dell’«Environmental and Occupational Health Sciences Institute» (EOHSI). “I nostri dati possono aiutare a identificare coloro che sono a rischio di Alzheimer e potrebbe potenzialmente portare ad una diagnosi precoce e ad un risultato migliore”.
Sebbene i livelli di DDT e DDE siano diminuiti in modo significativo negli Stati Uniti negli ultimi tre decenni, il pesticida tossico si trova ancora nel 75/80 per cento dei campioni di sangue raccolti dai «Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie» per un sondaggio nazionale sulla salute e la nutrizione. Ciò avviene, secondo gli scienziati, perché i prodotti chimici possono richiedere decenni per decomporsi nell’ambiente. Inoltre, le persone possono esporsi al pesticida consumando frutta, verdura e cereali importati da paesi dove è ancora in uso il DDT e mangiare pesce dei corsi d’acqua contaminati.
Nello studio della Rutgers, condotto in coordinamento con l’«Alzheimer’s Disease Research Center» della Emory University e con l’«Alzheimer’s Disease Center» della Facoltà di Medicina dell’Università del Texas Southwestern, su 86 pazienti di Alzheimer coinvolti (età media 74 anni), 74 avevano livelli ematici di DDE quasi quattro volte superiori rispetto alle 79 persone del gruppo di controllo che non avevano l’Alzheimer.
I pazienti con la versione del gene ApoE che aumenta notevolmente il rischio di sviluppare Alzheimer (l’ApoE4), e alti livelli ematici di DDE, mostravano un deterioramento cognitivo ancora più grave rispetto ai pazienti senza il gene di rischio. Gli studi sulle cellule del cervello hanno anche scoperto che DDT e DDE aumentano la quantità di una proteina associata alle placche, ritenute un segno distintivo dell’Alzheimer.
Queste proteine amiloidi appiccicose – che possono formarsi nelle aree del cervello coinvolte nella memoria, nell’apprendimento e nel pensiero – si rompono e si aggregano nel cervello e aumentano con il progredire della malattia. Questa nuova ricerca è importante, dice Richardson, perché suggerisce che DDT e DDE possono contribuire direttamente al processo di sviluppo delle placche. “Abbiamo bisogno di condurre ulteriori ricerche per determinare se questo accade e come interagisce con il gene ApoE4 il composto chimico”, dice Richardson.
Anche se non si conosce la causa esatta dell’Alzheimer (che colpisce oggi 5 milioni di americani, mentre molti altri milioni dovrebbero caderne preda con l’ingrigimento della generazione del Baby Boom), gli scienziati ritengono che l’Alzheimer ad insorgenza tardiva possa essere imputato ad una combinazione di fattori genetici, fattori ambientali e stile di vita. Gran parte della ricerca sull’Alzheimer e le altre malattie neurodegenerative si è in gran parte concentrata sulla ricerca di connessioni genetiche, dice Richardson.
“Questo studio dimostra che ci sono altri fattori all’opera nell’Alzheimer, che devono essere esaminati e che possono aiutare ad identificare le persone con il rischio di sviluppare il morbo”, dice Richardson. “E’ importante perché quando si tratta di diagnosticare e trattare questa e altre malattie neurodegenerative, prima arriva la diagnosi, più possono essere le opzioni disponibili”.
Hanno contribuito alla ricerca gli scienziati Ananya Roy, Stuart Shalat e Brian Buckley dell’«Environmental and Occupational Health Sciences Institute» della Rutgers, Allan Levey e Maria Gearing della Emory University School of Medicine, e Dwight German del Medical Center dell’Università del Texas Southwestern.

 

 

 

Gli insetticidi possono essere classificati in base alla loro natura chimica o in base alla loro tossicità. Se vengono classificati in base alla struttura chimica, possiamo avere gli organoclorurati, tra cui troviamo il DDT, gli organofosforici, i carbammati ed infine tutti i prodotti di origine vegetale come il piretro. Se gli insetticidi sono classificati in base alla tossicità, vengono suddivisi in quattro classi, che vanno dalla più tossica, che è la classe 1, alla meno tossica, che è la classe 4.
Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/tossicologia/oraganoclorurati-26.html

GLI ORGANOCLORURATI

 

Il capostipite di questa famiglia di insetticidi è il DDT (diclorodifeniltricloroetano). Grazie alla sua attività insetticida, nel 1939 il suo scopritore fu insignito del premio Nobel.

Il DDT venne impiegato soprattutto nel dopoguerra e nel 1972 venne messo al bando per la sua probabile pericolosità. Tuttavia, anche dopo essere stato messo al bando, questo organoclorurato venne impiegato in certi paesi per lottare contro la propagazione di malattie molto pericolose per l’uomo, come la malaria.
Oggi, gli organoclorurati più conosciuti sono il LINDANO ed il CLORDANO. Il lindano è impiegato contro i pidocchi, invece il lordano è utilizzato contro le termiti.
Il contatto tra questi prodotti e il nostro corpo può avvenire per via orale, per via cutanea ma anche per via inalatoria, respirando le polveri o i gas sprigionati. Gli organoclorurati hanno un grosso difetto, che è quello della scarsa degradabilità ambientale; come tali, permangono per molto tempo nel terreno dove è stato effettuato il trattamento. Inoltre, presentano un’elevata stabilità, una scarsa volatilità ed una lenta biotrasformazione.

 

Come agisce il DDT? Il meccanismo d’azione del DDT è multiplo, perchè va ad agire su diversi punti cruciali per il funzionamento cellulare. Modifica la permeabilità allo ione potassio, altera i canali dello ione sodio, inibisce le ATPasi (Sodio-Potassio e Calcio-Magnesio), e favorisce il legame tra lo ione calcio e la calmodulina, che è una proteina intracellulare che permette al calcio di andare a modificare il rilassamento e la contrazione. Tutti questi meccanismi hanno una caratteristica, che è quella di mantenere la cellula in uno stato eccitato (depolarizzazione). A livello del SNC e del SNP si avranno quindi degli effetti avversi, che si manifestano con un esteso e generalizzato tremore fino ad arrivare ad uno stato convulsivo.
Gli effetti acuti di un’intossicazione da organoclorurati sono tremori, eccessiva risposta a stimoli normali e danni a livello del SNC. Gli effetti cronici dovuti ad un contatto prolungato con gli organoclorurati sono possibili danni al fegato, al sistema riproduttivo (funzione pro-estrogenica) e maggiore incidenza di tumori epatici (promotore del tumore).
In caso di intossicazione da organoclorurati si deve assumere una resina a scambio ionico che è la colestiramina. La funzione di questa resina è di aumentare l’escrezione dell’organoclorurato. Oltre al trattamento con la resina, si può intervenire con la somministrazione di un GABAergico, come una benzodiazepina (diazepam), che riduce il tremore esteso e generalizzato causato dalla sostanza organoclorurata (in questo caso il diazepam come sostanza anticonvulsivante).

http://www.my-personaltrainer.it/tossicologia/oraganoclorurati-26.html

https://it.wikipedia.org/wiki/DDT_(insetticida)

DDT (insetticida) Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Lascio a voi documentarvi  accuratamente sul DDT.

Una cosa è certa..i risultati che si ottengono all’inizio con la morte degli insetti responsabili..vengono nullificati dall’insorgere successivo di specie resistenti..e la situazione diviene più massicciamente peggiore di quella iniziale.

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Gene editing can now change an entire species — forever   Leave a comment


 

 

0:11
So this is a talk about gene drives, but I’m going to start by telling you a brief story. 20 years ago, a biologist named Anthony James got obsessed with the idea of making mosquitos that didn’t transmit malaria.
0:26
It was a great idea, and pretty much a complete failure. For one thing, it turned out to be really hard to make a malaria-resistant mosquito. James managed it, finally, just a few years ago, by adding some genes that make it impossible for the malaria parasite to survive inside the mosquito.
0:46
But that just created another problem. Now that you’ve got a malaria-resistant mosquito, how do you get it to replace all the malaria-carrying mosquitos? There are a couple options, but plan A was basically to breed up a bunch of the new genetically-engineered mosquitos release them into the wild and hope that they pass on their genes. The problem was that you’d have to release literally 10 times the number of native mosquitos to work. So in a village with 10,000 mosquitos, you release an extra 100,000. As you might guess, this was not a very popular strategy with the villagers.
1:23
(Laughter)
1:25
Then, last January, Anthony James got an email from a biologist named Ethan Bier. Bier said that he and his grad student Valentino Gantz had stumbled on a tool that could not only guarantee that a particular genetic trait would be inherited, but that it would spread incredibly quickly. If they were right, it would basically solve the problem that he and James had been working on for 20 years.
1:49
As a test, they engineered two mosquitos to carry the anti-malaria gene and also this new tool, a gene drive, which I’ll explain in a minute. Finally, they set it up so that any mosquitos that had inherited the anti-malaria gene wouldn’t have the usual white eyes, but would instead have red eyes. That was pretty much just for convenience so they could tell just at a glance which was which.
2:13
So they took their two anti-malarial, red-eyed mosquitos and put them in a box with 30 ordinary white-eyed ones, and let them breed. In two generations, those had produced 3,800 grandchildren. That is not the surprising part. This is the surprising part: given that you started with just two red-eyed mosquitos and 30 white-eyed ones, you expect mostly white-eyed descendants. Instead, when James opened the box, all 3,800 mosquitos had red eyes.
2:44
When I asked Ethan Bier about this moment, he became so excited that he was literally shouting into the phone. That’s because getting only red-eyed mosquitos violates a rule that is the absolute cornerstone of biology, Mendelian genetics. I’ll keep this quick, but Mendelian genetics says when a male and a female mate, their baby inherits half of its DNA from each parent. So if our original mosquito was aa and our new mosquito is aB, where B is the anti-malarial gene, the babies should come out in four permutations: aa, aB, aa, Ba. Instead, with the new gene drive, they all came out aB. Biologically, that shouldn’t even be possible.
3:23
So what happened? The first thing that happened was the arrival of a gene-editing tool known as CRISPR in 2012. Many of you have probably heard about CRISPR, so I’ll just say briefly that CRISPR is a tool that allows researchers to edit genes very precisely, easily and quickly. It does this by harnessing a mechanism that already existed in bacteria. Basically, there’s a protein that acts like a scissors and cuts the DNA, and there’s an RNA molecule that directs the scissors to any point on the genome you want. The result is basically a word processor for genes. You can take an entire gene out, put one in, or even edit just a single letter within a gene. And you can do it in nearly any species.
4:04
OK, remember how I said that gene drives originally had two problems? The first was that it was hard to engineer a mosquito to be malaria-resistant. That’s basically gone now, thanks to CRISPR. But the other problem was logistical. How do you get your trait to spread? This is where it gets clever.
4:23
A couple years ago, a biologist at Harvard named Kevin Esvelt wondered what would happen if you made it so that CRISPR inserted not only your new gene but also the machinery that does the cutting and pasting. In other words, what if CRISPR also copied and pasted itself. You’d end up with a perpetual motion machine for gene editing. And that’s exactly what happened. This CRISPR gene drive that Esvelt created not only guarantees that a trait will get passed on, but if it’s used in the germline cells, it will automatically copy and paste your new gene into both chromosomes of every single individual. It’s like a global search and replace, or in science terms, it makes a heterozygous trait homozygous.
5:10
So, what does this mean? For one thing, it means we have a very powerful, but also somewhat alarming new tool. Up until now, the fact that gene drives didn’t work very well was actually kind of a relief. Normally when we mess around with an organism’s genes, we make that thing less evolutionarily fit. So biologists can make all the mutant fruit flies they want without worrying about it. If some escape, natural selection just takes care of them.
5:37
What’s remarkable and powerful and frightening about gene drives is that that will no longer be true. Assuming that your trait does not have a big evolutionary handicap, like a mosquito that can’t fly, the CRISPR-based gene drive will spread the change relentlessly until it is in every single individual in the population. Now, it isn’t easy to make a gene drive that works that well, but James and Esvelt think that we can.
6:04
The good news is that this opens the door to some remarkable things. If you put an anti-malarial gene drive in just 1 percent of Anopheles mosquitoes, the species that transmits malaria, researchers estimate that it would spread to the entire population in a year. So in a year, you could virtually eliminate malaria. In practice, we’re still a few years out from being able to do that, but still, a 1,000 children a day die of malaria. In a year, that number could be almost zero. The same goes for dengue fever, chikungunya, yellow fever.
6:36
And it gets better. Say you want to get rid of an invasive species, like get Asian carp out of the Great Lakes. All you have to do is release a gene drive that makes the fish produce only male offspring. In a few generations, there’ll be no females left, no more carp. In theory, this means we could restore hundreds of native species that have been pushed to the brink.
6:58
OK, that’s the good news, this is the bad news. Gene drives are so effective that even an accidental release could change an entire species, and often very quickly. Anthony James took good precautions. He bred his mosquitos in a bio-containment lab and he also used a species that’s not native to the US so that even if some did escape, they’d just die off, there’d be nothing for them to mate with. But it’s also true that if a dozen Asian carp with the all-male gene drive accidentally got carried from the Great Lakes back to Asia, they could potentially wipe out the native Asian carp population. And that’s not so unlikely, given how connected our world is. In fact, it’s why we have an invasive species problem. And that’s fish. Things like mosquitos and fruit flies, there’s literally no way to contain them. They cross borders and oceans all the time.
7:52
OK, the other piece of bad news is that a gene drive might not stay confined to what we call the target species. That’s because of gene flow, which is a fancy way of saying that neighboring species sometimes interbreed. If that happens, it’s possible a gene drive could cross over, like Asian carp could infect some other kind of carp. That’s not so bad if your drive just promotes a trait, like eye color. In fact, there’s a decent chance that we’ll see a wave of very weird fruit flies in the near future. But it could be a disaster if your drive is deigned to eliminate the species entirely.
8:25
The last worrisome thing is that the technology to do this, to genetically engineer an organism and include a gene drive, is something that basically any lab in the world can do. An undergraduate can do it. A talented high schooler with some equipment can do it.
8:43
Now, I’m guessing that this sounds terrifying.
8:46
(Laughter)
8:48
Interestingly though, nearly every scientist I talk to seemed to think that gene drives were not actually that frightening or dangerous. Partly because they believe that scientists will be very cautious and responsible about using them.
9:00
(Laughter)
9:01
So far, that’s been true. But gene drives also have some actual limitations. So for one thing, they work only in sexually reproducing species. So thank goodness, they can’t be used to engineer viruses or bacteria. Also, the trait spreads only with each successive generation. So changing or eliminating a population is practical only if that species has a fast reproductive cycle, like insects or maybe small vertebrates like mice or fish. In elephants or people, it would take centuries for a trait to spread widely enough to matter.
9:31
Also, even with CRISPR, it’s not that easy to engineer a truly devastating trait. Say you wanted to make a fruit fly that feeds on ordinary fruit instead of rotting fruit, with the aim of sabotaging American agriculture. First, you’d have to figure out which genes control what the fly wants to eat, which is already a very long and complicated project. Then you’d have to alter those genes to change the fly’s behavior to whatever you’d want it to be, which is an even longer and more complicated project. And it might not even work, because the genes that control behavior are complex. So if you’re a terrorist and have to choose between starting a grueling basic research program that will require years of meticulous lab work and still might not pan out, or just blowing stuff up? You’ll probably choose the later.
10:14
This is especially true because at least in theory, it should be pretty easy to build what’s called a reversal drive. That’s one that basically overwrites the change made by the first gene drive. So if you don’t like the effects of a change, you can just release a second drive that will cancel it out, at least in theory.
10:32
OK, so where does this leave us? We now have the ability to change entire species at will. Should we? Are we gods now? I’m not sure I’d say that. But I would say this: first, some very smart people are even now debating how to regulate gene drives. At the same time, some other very smart people are working hard to create safeguards, like gene drives that self-regulate or peter out after a few generations. That’s great. But this technology still requires a conversation. And given the nature of gene drives, that conversation has to be global. What if Kenya wants to use a drive but Tanzania doesn’t? Who decides whether to release a gene drive that can fly?
11:21
I don’t have the answer to that question. All we can do going forward, I think, is talk honestly about the risks and benefits and take responsibility for our choices. By that I mean, not just the choice to use a gene drive, but also the choice not to use one. Humans have a tendency to assume that the safest option is to preserve the status quo. But that’s not always the case. Gene drives have risks, and those need to be discussed, but malaria exists now and kills 1,000 people a day. To combat it, we spray pesticides that do grave damage to other species, including amphibians and birds.
12:02
So when you hear about gene drives in the coming months, and trust me, you will be hearing about them, remember that. It can be frightening to act, but sometimes, not acting is worse.
12:15
(Applause)

La conferenziera, Jennifer Doudna, insieme alla college Emmanuelle Charpentier, ha inventato un metodo per modificare i genomi del DNA. Il metodo (la tecnologia) si chiama CRISPR-Case9.

La scoperta è stata fatta nell’ambito di una ricerca volta a capire in che modo i batteri combattono le infezioni virali. Nelle celle di molti batteri c’è un sistema immunitario chiamato CRISPR che permette di identificare e distruggere DNA virali.

Di questo CRISPR fa parte una proteina che si chiama Cas9 ed è attraverso le funzioni di questa proteina che gli scienziati hanno oggi la possibilità di eliminare o di inserire specifici “bits” di DNA nelle cellule con un’incredibile precisione.

Questa tecnologia è già stata usata per modificare il DNA di topi, scimmie e anche altri organismi. Alcuni scienziati cinesi hanno dimostrato di poter utilizzare la tecnologia CRISPR per cambiare dei geni in embrioni umani, e alcuni scienziati di Filadelfia hanno usato CRISPR per rimuovere il DNA del virus da cellule umane infette da HIV.

La possibilità di modificare i genomi solleva questioni di carattere morale che vanno considerate, perché questa tecnologia può essere utilizzata non solo in cellule di adulti ma anche in quelle di embrioni. È per questo che io e i miei colleghi abbiamo aperto il dibattito, per poter considerare le implicazioni etiche e sociali di questa tecnologia.

Quello che voglio fare ora è spiegare che cos’è la tenologia CRISPR, a che punto siamo oggi, e perché io penso che dobbiamo esercitare prudenza nell’andare avanti con questa tecnologia.

Quando un virus infetta una cellula, vi inietta il suo DNA. In un batterio, il sistema CRISPR permette di prelevare il DNA del virus e di inserirlo a “pezzettini” nel cromosoma – il DNA – del batterio. Questi pezzettini vengno inseriti in un luogo chiamato CRISPR – l’abbreviazione sta per “Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats”.

Questo è un meccanismo che permette alle cellule di ricordare nel tempo i virus ai quali sono state esposte. E quello che è importante è che questi “bits” di DNA sono trasmessi anche alla progenie della cellula, così che le cellule sono protette dai virus non solo per una ma per molte generazioni di cellule. Le cellule hanno così un ‘registro’ delle infezioni, e, come dice il mio collega Blake Wiedenheft, il CRISPR è di fatto come una vaccinazione genetica. Una volta che i bits di DNA sono stati inseriti nel cromosoma del batterio, la cellula genera una copia di una modecola chiamata RNA (color arancione nell’immagine), che è un’esatta replica del DNA del virus. RNA è un cugino chimico del DNA e permette l’interazione con molecole di DNA che hanno una sequenza parallela.

Dunque, quei bits di RNA che si trovano nel CRISPR si associano con la proteina Cas9 (nell’immagine qui è bianca), e formano un ‘complesso’ che agisce come una sentinella nella cellula. Essa perlustra tutto il DNA della cellula per trovare dei luoghi che hanno una sequenza parallela agli RNA; e, quando li trova (la molecola blu in quest’immagine è il DNA), questo complesso si associa con quel DNA e permette a Cas9 di tagliare il DNA del virus. Insomma, possiamo immaginare il complesso RNACas9 come un paio di forbici che riescono a tagliare il DNA. E ciò che è importante è che è possibile programmare questo complesso in modo che riconosca certe sequenze di DNA e le spezzi.

Insomma, è possibile utilizzare questa attività per modificare il genoma, permettere alle cellule di apportare un preciso cambiamento del DNA nel punto in cui avviene il taglio – un po’ come si riesce a correggere un errore di battuta con un programma di scrittura.

Abbiamo pensato di utilizzare il sistema CRISPR per modificare i genomi perché le cellule riescono a riconoscere i DNA spezzati e a ripararli. Quando una cellula, vegetale o animale, identifica una rottura nel suo DNA, riesce a ripararla o incollando insieme le due estremità con una minima modifica della sequenza in quella posizione, o integrando un nuovo pezzetto di DNA al posto della rottura. Allora, se riusciamo a introdurre delle rotture nel DNA in posti predefiniti, possiamo indurre le cellule a riparare quelle fratture, incorporando nuove informazioni genetiche. Dunque, se riusciamo a programmare CRISPR in modo che faccia un taglio del DNA nel punto preciso, o vicino a una mutazione che determina, per esempio, la fibrosi cistica, si induce la cellula a riparare quella mutazione.

Ora, “genome engineering” non è una cosa nuova ma i vecchi metodi erano molto complicati o inefficienti. La tecnologia CRISPR è invece relativamente semplice. Si potrebbero paragonare le vecchie tecnologie al metodo di spegnere un computer e farlo ripartire tutte le volte che c’è bisogno di usare una nuova funzione del software, mentre CRISPR è come un software per il genoma, possiamo programmarlo facilmente con questi pezzettini di RNA.

Dunque, una volta che si è fatto un taglio nel DNA, si provoca una riparazione, e questo ha dei risultati incredibili, come correggere le mutazioni che causano l’anemia o il morbo di Huntington. Io penso che la prima applicazione della tecnologia CRISPR avverrà nel sangue, visto che è più facile inserire questo ‘strumento’ nelle cellule liquide che nei tessuti solidi.

Ora come ora, si applica la tecnologia su modelli di malattie umane negli animali, come i topi. Si provocano determinati cambiamenti nel DNA delle cellule per vedere in che modo queti cambiamenti influenzano un tessuto o addirittura, come in questo caso [evidentemente quello presentato in diapositive dalla conferenziera] un intero organismo.

In questo esempio, la tecnologia CRISPR è stata usata per modificare un gene, quello che determina il colore nero del mantello di questi topi. Pensate che questi topolini bianchi sono diversi da quelli pigmentati soltanto in virtù di una minuscola differenza in un solo gene – dell’intero genoma – , e sono in tutto il resto assolutamente ‘normali’. E quando analizziamo la sequenza del genoma di questi animali, vediamo che la motidica del DNA è avvenuta esattamente nel punto in cui noi l’abbiamo indotta usando la tecnologia CRISPR.

Altri esperimenti si stanno facendo sulle scimmie. Qui cerchiamo di sperimentare l’applicazione di questa tecnologia su certi tessuti, studiando per esempio in che modo introdurre CRISPR nelle cellule. Vogliamo anche capire meglio in che modo il DNA viene riparato dopo essere stato tagliato, e come controllare gli effetti di un errore nel punto su cui si applica il taglio, e se l’uso di questa tecnologia porta conseguenze non previste.

Io penso che questa tecnologia si potrà applicare clinicamente entro i prossimi 10 anni, certamente su degli adulti. Ritengo probabile che saranno offerte terapie sperimentali, e forse anche già approvate, entro questo lasso di tempo; il che è evidentemente entusiamante. Ma proprio a causa di questo entusiasmo sono già state fondate compagnie, finanziate da capitali d’investimento, allo scopo di commercializzare la tecnologia CRISPR.

Bisogna considerare che la tecnologia CRISPR può essere utilizzata anche a fini di “enhancement” (aumento della performance). Pensate che si potrebbe cercare di “engineer” degli essere umani con proprietà ‘migliorate’, per esempio con ossa più solide, o meno esposti a malattie cardiocircolatorie, o magari con proprietà considerate desiderabili come l’avere gli occhi di un certo colore, o essere più alti, o cose di questo genere. Umani fatti su misura, se volete. Per il momento, non sappiamo ancora quali sono i geni che determinano i tratti che ho menzionato, ma è importante sapere che la tecnologia CRISPR ha la capacità di produrre quei tali cambiamenti, una volta che la conoscenza del genoma sarà più completa.

Questo fa nascere delle questioni etiche che dobbiamo considerare attentamente, ed è per questo che io e i miei colleghi abbiamo chiesto una sospensione globale delle applicazioni cliniche della tecnologia CRISPR in embrioni umani, perché noi abbiamo il tempo di riflettere sulle implicazioni di queto utilizzo. C’è un precedente importante per questa sospensione, quando nel 1970 gli scienziati si accordarono per chiedere una moratoria sugli esperimenti delle clonazioni molecolari, finché si potesse attentamente verificare la sicurezza di quella tecnologia.

Quindi, non ci sono ancora essere umani dal genoma pre-programmato, ma l’idea non appartiene più alla science-fiction. Piante e animali dal genoma pre-programmato esistono già; e questo ci pone davanti a una responsabilità enorme, quella di riflettere attentamente sulle conseguenze impreviste, oltre che sull’impatto desiderato, di scoperte scientifiche così significative.

Discussione

Bruno Giussani: Questa tecnologia comporta possibilità straordinarie, come tu hai indicato; e la tua presa di posizione nel chiedere una sospensione è assolutamente responsabile. Certo, ci sono i risultati terapeutici della tecnologia, ma quelli pubblicizzati dai media sarebbero soprattutto quelli non terapeutici. Il giornale “The Economist” ha pubblicato un articolo dal titolo “Programmare l’umanità”, che ruota tutto intorno all’idea delle funzioni migliorate geneticamente, non intorno alla cura delle malattie. Quali sono state le reazioni dei tuoi colleghi scienziati, in Marzo, quando hai raccomandato la sospensione e la riflessione su questa tecnologia?

Risposta. I miei colleghi sono stati felici di avere l’opportunità di discutere apertamente su questo. Trovo delle reazioni molto diverse, sia fra i colleghi scienziati sia nel pubblico in generale. Proprio per questo l’idea va discussa e considerata attentamente.

BG: A dicembre ci sarà un incontro importante, convocato da te e i tuoi colleghi, insieme alla National Academy of Sciences e ad altre istituzioni. Che cosa speri che venga fuori da questo convegno, concretamente?

Risposta: Spero che vengano resi manifesti i punti di vista di individui vari così come dei diretti interessati, che desiderano utilizzare questa tecnologia in modo responsabile. Non sarà possibile arrivare ad una posizione condivisa consensualmente, ma penso che dovremmo alneno renderci sonto delle questioni sollevate da questa tecnologia mentre procediamo nello studio.

BG: Alcuni tuoi colleghi, come George Church, di Harvard, per esempio, dicono: “Sì, le questioni etiche sono essenzialmente una questione di sicurezza. Noi facciamo esperimenti, li ripetiamo, li ripetiamo e li ripetiamo ancora sugli animali e in laboratorio e poi, non appena appaiono abbastanza sicuri, li trasferiamo sugli esseri umani.” Questo sembra rappresentare l’altra ‘scuola di pensiero’, secondo la quale noi dovremmo davvero approfittare di questa opportunità e renderla operativa. Si può prevedere una divisione nel mondo scientifico a questo proposito? Cioè, si può pensare che certuni frenino perché hanno preoccupazioni di tipo morale ed altri vadano invece avanti perché certi stati hanno regolamenti più flessibili, o magari non ne hanno per niente?

Risposta. Immagino che su qualunque nuova tecnologia, e particolarmente su questa, ci siano opinioni differenti, ed è comprensibile. Penso che alla fine questa tecnologia verrà utilizzata per pre-programmare degli essere umani, ma penso anche che fare una cosa di queto genere senza riflettere preliminarmente sui possibili rischi e conseguenze sarebbe un modo di operare irresponsabile.

BG: Ci sono anche altre tecnologie e altri campi scientifici che si stanno sviluppando fortemente, come nel tuo caso. Penso per esempio all’intelligenza artificaile, ai robot autonomi e così via. Sembra che nessuno abbia aperto una discussione (a parte per i robot militari autonomi) in questi campi, o chiesto una sospensione. Pensi che la discussione che tu lanci possa servire di modello per altri campi?

Risposta. Penso che sia difficile per degli scienziati uscire fuori dal loro laboratorio. Parlo per me stessa, che non mi sento del tutto a mio agio nel farlo. Ma penso che il fatto di essere all’origine di questa tecnologia pone una responsabilità sulle spalle mie e dei miei colleghi. E direi anche che io spero davvero che altre tecnologie vengano considerate alla stessa stregua, così come io vorrei riflettere su tecnologie di altri campi che possano implicare notevoli conseguenze al di fuori della biologia.

0:12A few years ago, with my colleague, Emmanuelle Charpentier, I invented a new technology for editing genomes. It’s called CRISPR-Cas9. The CRISPR technology allows scientists to make changes to the DNA in cells that could allow us to cure genetic disease.

0:32You might be interested to know that the CRISPR technology came about through a basic research project that was aimed at discovering how bacteria fight viral infections. Bacteria have to deal with viruses in their environment, and we can think about a viral infection like a ticking time bomb — a bacterium has only a few minutes to defuse the bomb before it gets destroyed. So, many bacteria have in their cells an adaptive immune system called CRISPR, that allows them to detect viral DNA and destroy it.

1:04Part of the CRISPR system is a protein called Cas9, that’s able to seek out, cut and eventually degrade viral DNA in a specific way. And it was through our research to understand the activity of this protein, Cas9, that we realized that we could harness its function as a genetic engineering technology — a way for scientists to delete or insert specific bits of DNA into cells with incredible precision — that would offer opportunities to do things that really haven’t been possible in the past.

1:42The CRISPR technology has already been used to change the DNA in the cells of mice and monkeys,other organisms as well. Chinese scientists showed recently that they could even use the CRISPR technology to change genes in human embryos. And scientists in Philadelphia showed they could use CRISPR to remove the DNA of an integrated HIV virus from infected human cells.

2:09The opportunity to do this kind of genome editing also raises various ethical issues that we have to consider, because this technology can be employed not only in adult cells, but also in the embryos of organisms, including our own species. And so, together with my colleagues, I’ve called for a global conversation about the technology that I co-invented, so that we can consider all of the ethical and societal implications of a technology like this.

2:39What I want to do now is tell you what the CRISPR technology is, what it can do, where we are todayand why I think we need to take a prudent path forward in the way that we employ this technology.

2:54When viruses infect a cell, they inject their DNA. And in a bacterium, the CRISPR system allows that DNA to be plucked out of the virus, and inserted in little bits into the chromosome — the DNA of the bacterium. And these integrated bits of viral DNA get inserted at a site called CRISPR. CRISPR stands for clustered regularly interspaced short palindromic repeats. (Laughter)

3:24A big mouthful — you can see why we use the acronym CRISPR. It’s a mechanism that allows cells to record, over time, the viruses they have been exposed to. And importantly, those bits of DNA are passed on to the cells’ progeny, so cells are protected from viruses not only in one generation, but over many generations of cells. This allows the cells to keep a record of infection, and as my colleague, Blake Wiedenheft, likes to say, the CRISPR locus is effectively a genetic vaccination card in cells. Once those bits of DNA have been inserted into the bacterial chromosome, the cell then makes a little copy of a molecule called RNA, which is orange in this picture, that is an exact replicate of the viral DNA. RNA is a chemical cousin of DNA, and it allows interaction with DNA molecules that have a matching sequence.

4:24So those little bits of RNA from the CRISPR locus associate — they bind — to protein called Cas9, which is white in the picture, and form a complex that functions like a sentinel in the cell. It searches through all of the DNA in the cell, to find sites that match the sequences in the bound RNAs. And when those sites are found — as you can see here, the blue molecule is DNA — this complex associates with that DNA and allows the Cas9 cleaver to cut up the viral DNA. It makes a very precise break. So we can think of the Cas9 RNA sentinel complex like a pair of scissors that can cut DNA — it makes a double-stranded break in the DNA helix. And importantly, this complex is programmable, so it can be programmed to recognize particular DNA sequences, and make a break in the DNA at that site.

5:26As I’m going to tell you now, we recognized that that activity could be harnessed for genome engineering, to allow cells to make a very precise change to the DNA at the site where this break was introduced. That’s sort of analogous to the way that we use a word-processing program to fix a typo in a document.

5:48The reason we envisioned using the CRISPR system for genome engineering is because cells have the ability to detect broken DNA and repair it. So when a plant or an animal cell detects a double-stranded break in its DNA, it can fix that break, either by pasting together the ends of the broken DNA with a little, tiny change in the sequence of that position, or it can repair the break by integrating a new piece of DNA at the site of the cut. So if we have a way to introduce double-stranded breaks into DNA at precise places, we can trigger cells to repair those breaks, by either the disruption or incorporation of new genetic information. So if we were able to program the CRISPR technology to make a break in DNA at the position at or near a mutation causing cystic fibrosis, for example, we could trigger cells to repair that mutation.

6:51Genome engineering is actually not new, it’s been in development since the 1970s. We’ve had technologies for sequencing DNA, for copying DNA, and even for manipulating DNA. And these technologies were very promising, but the problem was that they were either inefficient, or they were difficult enough to use that most scientists had not adopted them for use in their own laboratories, or certainly for many clinical applications. So, the opportunity to take a technology like CRISPR and utilize it has appeal, because of its relative simplicity. We can think of older genome engineering technologiesas similar to having to rewire your computer each time you want to run a new piece of software,whereas the CRISPR technology is like software for the genome, we can program it easily, using these little bits of RNA.

7:53So once a double-stranded break is made in DNA, we can induce repair, and thereby potentially achieve astounding things, like being able to correct mutations that cause sickle cell anemia or cause Huntington’s Disease. I actually think that the first applications of the CRISPR technology are going to happen in the blood, where it’s relatively easier to deliver this tool into cells, compared to solid tissues.

8:22Right now, a lot of the work that’s going on applies to animal models of human disease, such as mice.The technology is being used to make very precise changes that allow us to study the way that these changes in the cell’s DNA affect either a tissue or, in this case, an entire organism.

8:42Now in this example, the CRISPR technology was used to disrupt a gene by making a tiny change in the DNA in a gene that is responsible for the black coat color of these mice. Imagine that these white mice differ from their pigmented litter-mates by just a tiny change at one gene in the entire genome, and they’re otherwise completely normal. And when we sequence the DNA from these animals, we find that the change in the DNA has occurred at exactly the place where we induced it, using the CRISPR technology.

9:18Additional experiments are going on in other animals that are useful for creating models for human disease, such as monkeys. And here we find that we can use these systems to test the application of this technology in particular tissues, for example, figuring out how to deliver the CRISPR tool into cells.We also want to understand better how to control the way that DNA is repaired after it’s cut, and also to figure out how to control and limit any kind of off-target, or unintended effects of using the technology.

9:55I think that we will see clinical application of this technology, certainly in adults, within the next 10 years.I think that it’s likely that we will see clinical trials and possibly even approved therapies within that time,which is a very exciting thing to think about. And because of the excitement around this technology,there’s a lot of interest in start-up companies that have been founded to commercialize the CRISPR technology, and lots of venture capitalists that have been investing in these companies.

10:30But we have to also consider that the CRISPR technology can be used for things like enhancement.Imagine that we could try to engineer humans that have enhanced properties, such as stronger bones,or less susceptibility to cardiovascular disease or even to have properties that we would consider maybe to be desirable, like a different eye color or to be taller, things like that. “Designer humans,” if you will. Right now, the genetic information to understand what types of genes would give rise to these traits is mostly not known. But it’s important to know that the CRISPR technology gives us a tool to make such changes, once that knowledge becomes available.

11:17This raises a number of ethical questions that we have to carefully consider, and this is why I and my colleagues have called for a global pause in any clinical application of the CRISPR technology in human embryos, to give us time to really consider all of the various implications of doing so. And actually, there is an important precedent for such a pause from the 1970s, when scientists got together to call for a moratorium on the use of molecular cloning, until the safety of that technology could be tested carefully and validated.

11:54So, genome-engineered humans are not with us yet, but this is no longer science fiction. Genome-engineered animals and plants are happening right now. And this puts in front of all of us a huge responsibility, to consider carefully both the unintended consequences as well as the intended impacts of a scientific breakthrough.

12:21Thank you.

12:22(Applause)

12:30(Applause ends)

12:32Bruno Giussani: Jennifer, this is a technology with huge consequences, as you pointed out. Your attitude about asking for a pause or a moratorium or a quarantine is incredibly responsible. There are, of course, the therapeutic results of this, but then there are the un-therapeutic ones and they seem to be the ones gaining traction, particularly in the media. This is one of the latest issues of The Economist — “Editing humanity.” It’s all about genetic enhancement, it’s not about therapeutics. What kind of reactions did you get back in March from your colleagues in the science world, when you asked or suggested that we should actually pause this for a moment and think about it?

13:12Jennifer Doudna: My colleagues were actually, I think, delighted to have the opportunity to discuss this openly. It’s interesting that as I talk to people, my scientific colleagues as well as others, there’s a wide variety of viewpoints about this. So clearly it’s a topic that needs careful consideration and discussion.

13:28BG: There’s a big meeting happening in December that you and your colleagues are calling, together with the National Academy of Sciences and others, what do you hope will come out of the meeting, practically?

13:38JD: Well, I hope that we can air the views of many different individuals and stakeholders who want to think about how to use this technology responsibly. It may not be possible to come up with a consensus point of view, but I think we should at least understand what all the issues are as we go forward.

13:56BG: Now, colleagues of yours, like George Church, for example, at Harvard, they say, “Yeah, ethical issues basically are just a question of safety. We test and test and test again, in animals and in labs, and then once we feel it’s safe enough, we move on to humans.” So that’s kind of the other school of thought, that we should actually use this opportunity and really go for it. Is there a possible split happening in the science community about this? I mean, are we going to see some people holding back because they have ethical concerns, and some others just going forward because some countries under-regulate or don’t regulate at all?

14:28JD: Well, I think with any new technology, especially something like this, there are going to be a variety of viewpoints, and I think that’s perfectly understandable. I think that in the end, this technology will be used for human genome engineering, but I think to do that without careful consideration and discussionof the risks and potential complications would not be responsible.

14:53BG: There are a lot of technologies and other fields of science that are developing exponentially, pretty much like yours. I’m thinking about artificial intelligence, autonomous robots and so on. No one seems — aside from autonomous warfare robots — nobody seems to have launched a similar discussion in those fields, in calling for a moratorium. Do you think that your discussion may serve as a blueprint for other fields?

15:18JD: Well, I think it’s hard for scientists to get out of the laboratory. Speaking for myself, it’s a little bit uncomfortable to do that. But I do think that being involved in the genesis of this really puts me and my colleagues in a position of responsibility. And I would say that I certainly hope that other technologieswill be considered in the same way, just as we would want to consider something that could have implications in other fields besides biology.

15:44BG: Jennifer, thanks for coming to TED.

15:46JD: Thank you.

15:48(Applause)

CRISPR Gene Editing to Be Tested on People by 2017, Says Editas   Leave a comment


Una società di biotecnologia dice che metterà alla prova i metodi gene-ingegneristiche avanzate per il trattamento di cecità. (sarà possibile guarire anche la Corea di Huntington)

 

 

 

 

L’avvio delle biotecnologie Editas Medicina intende iniziare i test di una nuova e potente forma di riparazione genetica negli esseri umani entro due anni.

Parlando questa settimana alla conferenza EmTech a Cambridge, Massachusetts, CEO Editas Katrine Bosley ha detto che la società spera di iniziare una sperimentazione clinica nel 2017 per il trattamento di una rara forma di cecità utilizzando CRISPR, una rivoluzionaria tecnologia di gene editing.

Se i piani di Editas vanno avanti, lo studio sarebbe probabilmente il primo ad utilizzare CRISPR per modificare il DNA di una persona.

La tecnologia è stata inventata CRISPR solo tre anni fa, ma è così precisa e poco costosa da utilizzare..che si è diffusa rapidamente attraverso laboratori di biologia. Già, gli scienziati hanno usato per generare le scimmie geneticamente, e la tecnica ha suscitato dibattito se gli esseri umani modificati sono vicini (vedi “Ingegneria del bambino perfetto”).

Editas è una delle diverse start-up, tra cui Intellia Therapeutics e CRISPR Therapeutics, che hanno piani per utilizzare la tecnica per correggere disturbi del DNA che colpiscono i bambini e gli adulti. Bosley detto che a causa CRISPR può “riparare i geni rotto” che detiene la promessa per il trattamento di diverse migliaia di malattie ereditarie causate da errori di geni, molti dei quali, come il morbo di Huntington e la fibrosi cistica, non hanno alcuna cura.

Editas, che non aveva precedentemente dato una timeline per un test iniziale di CRISPR umana, cercherà di trattare una forma di una malattia degli occhi rara ..chiamata amaurosi congenita di Leber, che colpisce le cellule luce che riceve della retina.

La condizione a cui Editas si rivolge colpisce solo circa 600 persone negli Stati Uniti, dice Jean Bennet, direttore di terapie retiniche e oculari avanzate presso l’Università della Pennsylvania di scuola medica. “L’obiettivo che hanno selezionato è fantastico; ha tutte le caratteristiche giuste in termini di fare una correzione facilmente “, dice Bennett, che non è coinvolto nello studio Editas.

I bambini con LCA sono nati vedendo solo le grandi, forme luminose, e bambini sono diagnosticati quando non guardano negli occhi della madre o reagiscono a palloncini colorati. La loro scarsa visione può progredire a “pietra cecità fredda dove tutto è nero”, dice Bennett.

Editas ha scelto la malattia, in parte perché è relativamente facile da affrontare con CRISPR, Bosley ha detto. L’errore esatto gene è noto, e l’occhio è facile da raggiungere con i trattamenti genetici. “E ‘veloce, ma stiamo andando al ritmo scienza consente,” ha detto. Ci sono ancora domande su come bene gene editing lavorerà nella retina e se gli effetti collaterali potrebbero essere causati da modifiche involontarie al DNA.

Editas prevede di offrire la tecnologia CRISPR come una terapia genica. Il trattamento comporterà iniettando nella retina una zuppa di virus caricati con le istruzioni necessarie per fabbricare DNA componenti di CRISPR, tra una proteina che può tagliare un gene in una posizione precisa. Bosley ha detto al fine di trattare LCA, l’azienda intende eliminare circa 1.000 lettere di DNA da un gene chiamato CEP290 in cellule visive del paziente.

Dopo la modifica, esperimenti preliminari di laboratorio mostrano, il gene dovrebbe funzionare di nuovo correttamente. Bosley ha detto Editas deve ancora testare l’approccio ulteriormente in laboratorio e in animali prima di iniziare uno studio umano
Editas è stato creato da fondi di venture capital, tra cui Terzo Rock Ventures nel 2013 ed è stato co-fondato da scienziati, tra cui Feng Zhang del MIT / Harvard Broad Institute. Ha raccolto più di $ 160 milioni di capitale, permettendo così di perseguire idee per diversi trattamenti contemporaneamente,  ha detto Bosley .

Anche se lo studio Editas potrebbe essere il primo per CRISPR negli esseri umani, non sarebbe il primo studio clinico di editing gene.

Un vecchio metodo chiamato dita di zinco è già in fase di test per trattamento dell’infezione da HIV da parte della società di biotecnologia Sangamo Biosciences. Ma la versatilità e la facilità con cui CRISPR può cambiare il DNA significa che può superare gli approcci precedenti.

Teoricamente, il gene editing  potrebbe essere usato per riparare geni interrotti in qualsiasi parte del corpo. Ma in pratica è difficile fare riparazioni DNA nella maggior parte dei tipi di cellule, come le cellule cerebrali. L’occhio è un’eccezione perché i medici possono iniettare trattamento direttamente sotto la retina.

Esiste già un trattamento di terapia genica per una forma di LCA in fase avanzata di sperimentazione clinica da Philadelphia biotech Spark Therapeutics, dice Bennett, che ha contribuito a sviluppare tale trattamento. In tal caso, un intero, versione sana di un gene viene aggiunto a cellule dell’occhio. In genere, la terapia genica può solo aggiungere geni, non modificarli.

LCA ha diverse cause genetiche diverse, e la terapia genica di serie non funziona per la forma della malattia Editas sta guardando. Questo perché il gene necessario, CEP290, è troppo grande per essere dentro un virus, dice Bennett, e quindi non vi è alcun modo semplice per aggiungerlo.

Prendendo di mira una malattia rarissima, Editas può avere un tempo più facile ottenere un trattamento testato e approvato. Tuttavia, l’eventuale costo di un trattamento del genere potrebbe essere straordinariamente elevato, dato il piccolo numero di persone che avrebbero bisogno di esso. Bennett dice solo circa 3.000 americani hanno LCA, e circa il 20 per cento di quelli hanno la forma di essere preso di mira da Editas.

A biotechnology company says it will test advanced gene-engineering methods to treat blindness.  (By Antonio Regalado on November 5, 2015)

The biotechnology startup Editas Medicine intends to begin tests of a powerful new form of gene repair in humans within two years.

Speaking this week at the EmTech conference in Cambridge, Massachusetts, Editas CEO Katrine Bosley said the company hopes to start a clinical trial in 2017 to treat a rare form of blindness using CRISPR, a groundbreaking gene-editing technology.

If Editas’s plans move forward, the study would likely be the first to use CRISPR to edit the DNA of a person.

CRISPR technology was invented just three years ago but is so precise and cheap to use it has quickly spread through biology laboratories. Already, scientists have used it to generate genetically engineered monkeys, and the technique has stirred debate over whether modified humans are next (see “Engineering the Perfect Baby”).

Editas is one of several startups, including Intellia Therapeutics and CRISPR Therapeutics, that have plans to use the technique to correct DNA disorders that affect children and adults. Bosley said that because CRISPR can “repair broken genes” it holds promise for treating several thousand inherited disorders caused by gene mistakes, most of which, like Huntington’s disease and cystic fibrosis, have no cure.

Editas, which had not previously given a timeline for an initial human test of CRISPR, will try to treat one form of a rare eye disease called Leber congenital amaurosis, which affects the light-receiving cells of the retina.

The condition Editas is targeting affects only about 600 people in the U.S., says Jean Bennet, director of advanced retinal and ocular therapeutics at the University of Pennsylvania’s medical school. “The target that they have selected is fantastic; it has all the right characteristics in terms of making a correction easily,” says Bennett, who isn’t involved in the Editas study.

Children with LCA are born seeing only large, bright shapes, and infants are diagnosed when they don’t look into their mother’s eyes or react to colorful balloons. Their poor vision can progress to “stone cold blindness where everything is black,” says Bennett.

Editas picked the disease in part because it is relatively easy to address with CRISPR, Bosley said. The exact gene error is known, and the eye is easy to reach with genetic treatments. “It feels fast, but we are going at the pace science allows,” she said. There are still questions about how well gene-editing will work in the retina and whether side effects could be caused by unintentional changes to DNA.

Editas plans to deliver the CRISPR technology as a gene therapy. The treatment will involve injecting into the retina a soup of viruses loaded with the DNA instructions needed to manufacture the components of CRISPR, including a protein that can cut a gene at a precise location. Bosley said in order to treat LCA, the company intends to delete about 1,000 DNA letters from a gene called CEP290 in a patient’s photoreceptor cells.

After the edit, preliminary lab experiments show, the gene should function correctly again. Bosley said Editas still needs to test the approach further in the lab and in animals before a human study starts.

Editas was created by venture capital funds including Third Rock Ventures in 2013 and was cofounded by scientists including Feng Zhang of the MIT/Harvard Broad Institute. It has raised more than $160 million in capital, allowing it to pursue ideas for several treatments simultaneously, Bosley said.

Although the Editas study could be the first for CRISPR in humans, it wouldn’t be the first clinical study of gene editing. An older method called zinc fingers is already in testing to treat HIV infection by the biotechnology company Sangamo Biosciences. But the versatility and ease with which CRISPR can change DNA means it may outpace earlier approaches.

Theoretically, gene editing could be used to repair broken genes in any part of the body. But in practice it is difficult to make DNA repairs in most cell types, such as brain cells. The eye is an exception because doctors can inject treatment directly under the retina.

There is already a gene-therapy treatment for one form of LCA in late-stage clinical testing by Philadelphia biotech Spark Therapeutics, says Bennett, who helped develop that treatment. In that case, an entire, healthy version of a gene is being added to eye cells. Typically, gene therapy can only add genes, not edit them.

LCA has several different genetic causes, and standard gene therapy won’t work for the form of the disease Editas is looking at. That is because the required gene, CEP290, is too big to fit inside a virus, says Bennett, and so there is no easy way to add it.

By targeting an exceptionally rare illness, Editas may have an easier time getting a treatment tested and approved. However, the eventual cost of such a treatment could be extraordinarily high, given the small number of people who would need it. Bennett says only around 3,000 Americans have LCA, and about 20 percent of those have the form being targeted by Editas.

 

 

Il Broad Institute ottiene brevetto sul metodo rivoluzionario di Gene-Editing (la cura dell’Huntington Desease..sarà possibile)   Leave a comment


http://www.technologyreview.com/view/526726/broad-institute-gets-patent-on-revolutionary-gene-editing-method/#

La Harvard-MIT genomica istituto di scienza rimane muto su come andrà a far valere il controllo sugli strumenti che dovrebbero accelerare le cure e cambiare la terapia genica.


Una delle più importanti tecnologie genetiche sviluppate negli ultimi anni è ora brevettato, ei ricercatori si chiedono cosa faranno e non sono ammesse a che fare con il metodo efficace per modificare il genoma.

Martedì scorso, il Broad Institute del MIT e di Harvard ha annunciato che era stato concesso un brevetto che copre i componenti e la metodologia per CRISPR-un nuovo modo di fare precise, modifiche mirate al genoma di una cellula o di un organismo. CRISPR potrebbe rivoluzionare la ricerca biomedica, dando agli scienziati un modo più efficiente di mutazioni correlate alla malattia ricreare negli animali di laboratorio e colture cellulari; può anche produrre un modo senza precedenti di trattamento della malattia (vedi “Genome Surgery”).

Il brevetto, rilasciato appena sei mesi dopo la sua domanda è stata depositata, si estende su una versione modificata del sistema-Cas9 CRISPR trova naturalmente nei batteri, microbi che utilizzano per difendersi dai virus. Il brevetto copre anche i metodi per la progettazione e l’utilizzo di componenti molecolari di CRISPR.

L’inventore quotata al brevetto è Feng Zhang, ricercatore e membro di facoltà del MIT nucleo del Broad. Zhang è stato un MIT Technology Review Innovator Under 35 nel 2013.

Il brevetto descrive come gli strumenti possono essere usati per trattare le malattie, ed elenca numerose patologie da epilessia, a Huntington, all’autismo, e la degenerazione maculare.

Una delle possibilità più interessanti per CRISPR è il suo potenziale per il trattamento di malattie genetiche correggendo direttamente le mutazioni sui cromosomi di un paziente. Ciò consentirà ai medici di curare le malattie che non possono essere affrontati con metodi più tradizionali, un obiettivo già fissato dal co-fondato una startup di Zhang chiamato Editas Medicina (vedi “Nuovo Genome-Editing metodo potrebbe rendere la terapia genica più precisa ed efficace”).

Un altro fondatore di Editas, Jennifer Doudna, e il suo Istituto, l’Università della California, hanno una domanda di brevetto in attesa per la tecnologia CRISPR. Come tale applicazione costa occidentale sarà interessato non è ancora chiaro. E ‘anche chiaro quale impatto crediti della massima sulla tecnologia avrà sul suo uso commerciale e la ricerca di base.

Chelsea Loughran, un avvocato di proprietà intellettuale contenzioso che ha seguito CRISPR nel corso dell’ultimo anno, dice che un sacco di persone stanno già utilizzando CRISPR e non è chiaro se sarà diventato più difficile per loro di farlo. “Tutto ciò è nelle mani del MIT e del Broad,” dice.

Mentre MIT, di Harvard, e il Broad tutte detengono congiuntamente i brevetti CRISPR annunciati ieri, tecnologia per l’ufficio delle licenze del Broad è la gestione di decisioni su chi otterrà le licenze per utilizzare la tecnologia, dice Lita Nelsen, direttore dell’Ufficio Licenze MIT Technology. (Licenze sono permessi formali per utilizzare una tecnologia brevettata, spesso in cambio di denaro.)

Un portavoce del Broad dice che “dettagli specifici intorno licenze non sono disponibili in questo momento, ma il Broad ha intenzione di rendere questa tecnologia ampiamente disponibili per gli scienziati.”

Nelsen dice l’esperienza del MIT con brevettare un’altra tecnologia-breve genetica interferenti RNAs- fornisce un buon esempio di cosa aspettarsi per i brevetti CRISPR. RNA interferenti brevi sono una famiglia di molecole che possono essere utilizzati per mettere a tacere i geni in molti organismi. Queste molecole sono ampiamente utilizzati da ricercatori di base.

Ufficio concesso licenze di Nelsen di utilizzare la tecnologia di RNA interferenti a gruppi diversi, con diversi tipi di permesso. Una startup chiamata Alnylam ha ottenuto una licenza esclusiva per utilizzare la tecnologia per cercare di sviluppare trattamenti per i pazienti (vedi “Il potenziale terapeutico di RNAi”). Inoltre, il MIT ha concesso le licenze non esclusive a alcune aziende che volevano vendere i componenti molecolari della tecnica-silenziamento genico.

Gli strumenti di ricerca di base ragione università di brevetto è quello di fornire l’incentivo allo sviluppo di esso, dice Nelsen. Trasformare una tale tecnologia in un trattamento medico è un processo estremamente costoso, dice. “Se non hai brevetto, che non si sarebbe fatto”, dice Nelsen.

MIT non va dopo che gli scienziati accademici che producono versioni in laboratorio fatte delle componenti molecolari per la tecnologia-silenziamento genico, dice. Se la tecnologia Broad licenza ufficio consegue che ad esempio, quindi i nuovi brevetti non dovrebbero riguardare gli accademici che vogliono utilizzare lo strumento per la ricerca di base, dice Nelsen. Sarebbe una buona notizia, perché CRISPR è pensato per essere un enorme vantaggio per la scienza biologica. Per ora, tuttavia, il Broad è mantenere un coperchio stretto sui loro piani per il brevetto.

The Harvard-MIT genomic science institute stays mute on how it will assert control over the tools expected to speed cures and change gene therapy.
One of the most important genetic technologies developed in recent years is now patented, and researchers are wondering what they will and won’t be allowed to do with the powerful method for editing the genome.

On Tuesday, the Broad Institute of MIT and Harvard announced that it had been granted a patent covering the components and methodology for CRISPR—a new way of making precise, targeted changes to the genome of a cell or an organism. CRISPR could revolutionize biomedical research by giving scientists a more efficient way of re-creating disease-related mutations in lab animals and cultured cells; it may also yield an unprecedented way of treating disease (see “Genome Surgery”).

The patent, issued just six months after its application was filed, covers a modified version of the CRISPR-Cas9 system found naturally in bacteria, which microbes use to defend themselves against viruses. The patent also covers methods for designing and using CRISPR’s molecular components.

The inventor listed on the patent is Feng Zhang, an MIT researcher and core faculty member of the Broad. Zhang was an MIT Technology Review Innovator Under 35 in 2013.

The patent describes how the tools could be used to treat diseases, and lists many specific conditions from epilepsy, to Huntington’s, to autism, and macular degeneration. One of the most exciting possibilities for CRISPR is its potential to treat genetic disorders by directly correcting mutations on a patient’s chromosomes. That would enable doctors to treat diseases that cannot be addressed by more traditional methods, a goal already set by a startup cofounded by Zhang called Editas Medicine (see “New Genome-Editing Method Could Make Gene Therapy More Precise and Effective”).

Another founder of Editas, Jennifer Doudna, and her institute, the University of California, have a pending patent application for CRISPR technology. How that west coast application will be affected is not yet clear. It’s also unclear what impact the Broad’s claims on the technology will have on its commercial use and on basic research.

Chelsea Loughran, an intellectual property litigation lawyer who has been following CRISPR over the last year, says that lots of people are already using CRISPR and it’s not clear if it will now become harder for them to do that. “All of that is in the hands of MIT and the Broad,” she says.

While MIT, Harvard, and the Broad all jointly own the CRISPR patents announced yesterday, the Broad’s technology licensing office is managing decisions about who will get licenses to use the technology, says Lita Nelsen, director of the MIT Technology Licensing Office. (Licenses are formal permissions to use a patented technology, often in exchange for money.)

A spokesperson for the Broad says that “specific details around licensing aren’t available at this time, but the Broad does intend to make this technology broadly available to scientists.”

Nelsen says MIT’s experience with patenting another genetic technology—short interfering RNAs— provides a good example of what to expect for the CRISPR patents. Short interfering RNAs are a family of molecules that can be used to silence genes in many organisms. Those molecules are widely used by basic research scientists.

Nelsen’s office granted licenses to use the interfering RNA technology to different groups, with different sorts of permission. A startup called Alnylam got an exclusive license to use the technology to try to develop treatments for patients (see “The Therapeutic Potential of RNAi”). In addition, MIT granted non-exclusive licenses to a few companies that wanted to sell the molecular components of the gene-silencing technique.

The reason universities patent basic research tools is to provide the incentive to develop it, says Nelsen. Transforming such a technology into a medical treatment is an immensely expensive process, she says. “If you didn’t patent, that wouldn’t get done,” says Nelsen.

MIT does not go after academic scientists who produce lab-made versions of the molecular components for the gene-silencing technology, she says. If the Broad technology licensing office follows that example, then the new patents should not affect academics wanting to use the tool for basic research, says Nelsen. That would be good news, because CRISPR is thought to be a huge boon for biological science. For now, however, the Broad is keeping a tight lid on their plans for the patent.

Huntington Desease The CRISPR technology allows scientists to make changes to the DNA in cells that could allow us to cure genetic disease.   Leave a comment


La conferenziera, Jennifer Doudna, insieme alla college Emmanuelle Charpentier, ha inventato un metodo per modificare i genomi del DNA. Il metodo (la tecnologia) si chiama CRISPR-Case9.

La scoperta è stata fatta nell’ambito di una ricerca volta a capire in che modo i batteri combattono le infezioni virali. Nelle celle di molti batteri c’è un sistema immunitario chiamato CRISPR che permette di identificare e distruggere DNA virali.

Di questo CRISPR fa parte una proteina che si chiama Cas9 ed è attraverso le funzioni di questa proteina che gli scienziati hanno oggi la possibilità di eliminare o di inserire specifici “bits” di DNA nelle cellule con un’incredibile precisione.

Questa tecnologia è già stata usata per modificare il DNA di topi, scimmie e anche altri organismi. Alcuni scienziati cinesi hanno dimostrato di poter utilizzare la tecnologia CRISPR per cambiare dei geni in embrioni umani, e alcuni scienziati di Filadelfia hanno usato CRISPR per rimuovere il DNA del virus da cellule umane infette da HIV.

La possibilità di modificare i genomi solleva questioni di carattere morale che vanno considerate, perché questa tecnologia può essere utilizzata non solo in cellule di adulti ma anche in quelle di embrioni. È per questo che io e i miei colleghi abbiamo aperto il dibattito, per poter considerare le implicazioni etiche e sociali di questa tecnologia.

Quello che voglio fare ora è spiegare che cos’è la tenologia CRISPR, a che punto siamo oggi, e perché io penso che dobbiamo esercitare prudenza nell’andare avanti con questa tecnologia.

Quando un virus infetta una cellula, vi inietta il suo DNA. In un batterio, il sistema CRISPR permette di prelevare il DNA del virus e di inserirlo a “pezzettini” nel cromosoma – il DNA – del batterio. Questi pezzettini vengno inseriti in un luogo chiamato CRISPR – l’abbreviazione sta per “Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats”.

Questo è un meccanismo che permette alle cellule di ricordare nel tempo i virus ai quali sono state esposte. E quello che è importante è che questi “bits” di DNA sono trasmessi anche alla progenie della cellula, così che le cellule sono protette dai virus non solo per una ma per molte generazioni di cellule. Le cellule hanno così un ‘registro’ delle infezioni, e, come dice il mio collega Blake Wiedenheft, il CRISPR è di fatto come una vaccinazione genetica. Una volta che i bits di DNA sono stati inseriti nel cromosoma del batterio, la cellula genera una copia di una modecola chiamata RNA (color arancione nell’immagine), che è un’esatta replica del DNA del virus. RNA è un cugino chimico del DNA e permette l’interazione con molecole di DNA che hanno una sequenza parallela.

Dunque, quei bits di RNA che si trovano nel CRISPR si associano con la proteina Cas9 (nell’immagine qui è bianca), e formano un ‘complesso’ che agisce come una sentinella nella cellula. Essa perlustra tutto il DNA della cellula per trovare dei luoghi che hanno una sequenza parallela agli RNA; e, quando li trova (la molecola blu in quest’immagine è il DNA), questo complesso si associa con quel DNA e permette a Cas9 di tagliare il DNA del virus. Insomma, possiamo immaginare il complesso RNACas9 come un paio di forbici che riescono a tagliare il DNA. E ciò che è importante è che è possibile programmare questo complesso in modo che riconosca certe sequenze di DNA e le spezzi.

Insomma, è possibile utilizzare questa attività per modificare il genoma, permettere alle cellule di apportare un preciso cambiamento del DNA nel punto in cui avviene il taglio – un po’ come si riesce a correggere un errore di battuta con un programma di scrittura.

Abbiamo pensato di utilizzare il sistema CRISPR per modificare i genomi perché le cellule riescono a riconoscere i DNA spezzati e a ripararli. Quando una cellula, vegetale o animale, identifica una rottura nel suo DNA, riesce a ripararla o incollando insieme le due estremità con una minima modifica della sequenza in quella posizione, o integrando un nuovo pezzetto di DNA al posto della rottura. Allora, se riusciamo a introdurre delle rotture nel DNA in posti predefiniti, possiamo indurre le cellule a riparare quelle fratture, incorporando nuove informazioni genetiche.

Dunque, se riusciamo a programmare CRISPR in modo che faccia un taglio del DNA nel punto preciso, o vicino a una mutazione che determina, per esempio, la fibrosi cistica, si induce la cellula a riparare quella mutazione.

Ora, “genome engineering” non è una cosa nuova ma i vecchi metodi erano molto complicati o inefficienti. La tecnologia CRISPR è invece relativamente semplice. Si potrebbero paragonare le vecchie tecnologie al metodo di spegnere un computer e farlo ripartire tutte le volte che c’è bisogno di usare una nuova funzione del software, mentre CRISPR è come un software per il genoma, possiamo programmarlo facilmente con questi pezzettini di RNA.

Dunque, una volta che si è fatto un taglio nel DNA, si provoca una riparazione, e questo ha dei risultati incredibili,

come correggere le mutazioni che causano l’anemia o il morbo di Huntington.

Io penso che la prima applicazione della tecnologia CRISPR avverrà nel sangue, visto che è più facile inserire questo ‘strumento’ nelle cellule liquide che nei tessuti solidi.

Ora come ora, si applica la tecnologia su modelli di malattie umane negli animali, come i topi. Si provocano determinati cambiamenti nel DNA delle cellule per vedere in che modo queti cambiamenti influenzano un tessuto o addirittura, come in questo caso [evidentemente quello presentato in diapositive dalla conferenziera] un intero organismo.

In questo esempio, la tecnologia CRISPR è stata usata per modificare un gene, quello che determina il colore nero del mantello di questi topi. Pensate che questi topolini bianchi sono diversi da quelli pigmentati soltanto in virtù di una minuscola differenza in un solo gene – dell’intero genoma – , e sono in tutto il resto assolutamente ‘normali’. E quando analizziamo la sequenza del genoma di questi animali, vediamo che la motidica del DNA è avvenuta esattamente nel punto in cui noi l’abbiamo indotta usando la tecnologia CRISPR.

Altri esperimenti si stanno facendo sulle scimmie. Qui cerchiamo di sperimentare l’applicazione di questa tecnologia su certi tessuti, studiando per esempio in che modo introdurre CRISPR nelle cellule. Vogliamo anche capire meglio in che modo il DNA viene riparato dopo essere stato tagliato, e come controllare gli effetti di un errore nel punto su cui si applica il taglio, e se l’uso di questa tecnologia porta conseguenze non previste.

Io penso che questa tecnologia si potrà applicare clinicamente entro i prossimi 10 anni, certamente su degli adulti.

Ritengo probabile che saranno offerte terapie sperimentali, e forse anche già approvate, entro questo lasso di tempo; il che è evidentemente entusiamante. Ma proprio a causa di questo entusiasmo sono già state fondate compagnie, finanziate da capitali d’investimento, allo scopo di commercializzare la tecnologia CRISPR.

Bisogna considerare che la tecnologia CRISPR può essere utilizzata anche a fini di “enhancement” (aumento della performance). Pensate che si potrebbe cercare di “engineer” degli essere umani con proprietà ‘migliorate’, per esempio con ossa più solide, o meno esposti a malattie cardiocircolatorie, o magari con proprietà considerate desiderabili come l’avere gli occhi di un certo colore, o essere più alti, o cose di questo genere. Umani fatti su misura, se volete. Per il momento, non sappiamo ancora quali sono i geni che determinano i tratti che ho menzionato, ma è importante sapere che la tecnologia CRISPR ha la capacità di produrre quei tali cambiamenti, una volta che la conoscenza del genoma sarà più completa.

Questo fa nascere delle questioni etiche che dobbiamo considerare attentamente, ed è per questo che io e i miei colleghi abbiamo chiesto una sospensione globale delle applicazioni cliniche della tecnologia CRISPR in embrioni umani, perché noi abbiamo il tempo di riflettere sulle implicazioni di queto utilizzo. C’è un precedente importante per questa sospensione, quando nel 1970 gli scienziati si accordarono per chiedere una moratoria sugli esperimenti delle clonazioni molecolari, finché si potesse attentamente verificare la sicurezza di quella tecnologia.

Quindi, non ci sono ancora essere umani dal genoma pre-programmato, ma l’idea non appartiene più alla science-fiction. Piante e animali dal genoma pre-programmato esistono già; e questo ci pone davanti a una responsabilità enorme, quella di riflettere attentamente sulle conseguenze impreviste, oltre che sull’impatto desiderato, di scoperte scientifiche così significative.

Discussione

Bruno Giussani: Questa tecnologia comporta possibilità straordinarie, come tu hai indicato; e la tua presa di posizione nel chiedere una sospensione è assolutamente responsabile. Certo, ci sono i risultati terapeutici della tecnologia, ma quelli pubblicizzati dai media sarebbero soprattutto quelli non terapeutici. Il giornale “The Economist” ha pubblicato un articolo dal titolo “Programmare l’umanità”, che ruota tutto intorno all’idea delle funzioni migliorate geneticamente, non intorno alla cura delle malattie. Quali sono state le reazioni dei tuoi colleghi scienziati, in Marzo, quando hai raccomandato la sospensione e la riflessione su questa tecnologia?

Risposta. I miei colleghi sono stati felici di avere l’opportunità di discutere apertamente su questo. Trovo delle reazioni molto diverse, sia fra i colleghi scienziati sia nel pubblico in generale. Proprio per questo l’idea va discussa e considerata attentamente.

BG: A dicembre ci sarà un incontro importante, convocato da te e i tuoi colleghi, insieme alla National Academy of Sciences e ad altre istituzioni. Che cosa speri che venga fuori da questo convegno, concretamente?

Risposta: Spero che vengano resi manifesti i punti di vista di individui vari così come dei diretti interessati, che desiderano utilizzare questa tecnologia in modo responsabile. Non sarà possibile arrivare ad una posizione condivisa consensualmente, ma penso che dovremmo alneno renderci sonto delle questioni sollevate da questa tecnologia mentre procediamo nello studio.

BG: Alcuni tuoi colleghi, come George Church, di Harvard, per esempio, dicono: “Sì, le questioni etiche sono essenzialmente una questione di sicurezza. Noi facciamo esperimenti, li ripetiamo, li ripetiamo e li ripetiamo ancora sugli animali e in laboratorio e poi, non appena appaiono abbastanza sicuri, li trasferiamo sugli esseri umani.” Questo sembra rappresentare l’altra ‘scuola di pensiero’, secondo la quale noi dovremmo davvero approfittare di questa opportunità e renderla operativa. Si può prevedere una divisione nel mondo scientifico a questo proposito? Cioè, si può pensare che certuni frenino perché hanno preoccupazioni di tipo morale ed altri vadano invece avanti perché certi stati hanno regolamenti più flessibili, o magari non ne hanno per niente?

Risposta. Immagino che su qualunque nuova tecnologia, e particolarmente su questa, ci siano opinioni differenti, ed è comprensibile. Penso che alla fine questa tecnologia verrà utilizzata per pre-programmare degli essere umani, ma penso anche che fare una cosa di queto genere senza riflettere preliminarmente sui possibili rischi e conseguenze sarebbe un modo di operare irresponsabile.

BG: Ci sono anche altre tecnologie e altri campi scientifici che si stanno sviluppando fortemente, come nel tuo caso. Penso per esempio all’intelligenza artificaile, ai robot autonomi e così via. Sembra che nessuno abbia aperto una discussione (a parte per i robot militari autonomi) in questi campi, o chiesto una sospensione. Pensi che la discussione che tu lanci possa servire di modello per altri campi?

Risposta. Penso che sia difficile per degli scienziati uscire fuori dal loro laboratorio. Parlo per me stessa, che non mi sento del tutto a mio agio nel farlo. Ma penso che il fatto di essere all’origine di questa tecnologia pone una responsabilità sulle spalle mie e dei miei colleghi. E direi anche che io spero davvero che altre tecnologie vengano considerate alla stessa stregua, così come io vorrei riflettere su tecnologie di altri campi che possano implicare notevoli conseguenze al di fuori della biologia.

Chi è il proprietario della più grande scoperta biotech del secolo?

è in corso un’aspra lotta sui brevetti dei CRISPR, una nuova e rivoluzionaria forma di editing del DNA.
Di Antonio Regalado il 12-21-14
Questi batteri di Streptococcus pyogenes combattono i virus utilizzando una difesa che permette loro di ritagliare il DNA. Questo sistema, denominato CRISPR, viene ora sfruttato per curare malattie genetiche umane.

Il mese scorso nella Silicon Valley, le biologhe Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier si sono presentate in abito da sera per ricevere i $3 milioni del Breakthrough Proze, uno sfarzoso premio allestito da miliardari dell’Internet quali Mark Zuckerberg.

Hanno vinto per aver sviluppato il CRISPR-Cas9, “una potente tecnologia generale” per editare i genomi che è stata acclamata come sensazionale passo in avanti nella biotecnologia.

A non essersi vestito per l’occasione è stato Feng Zhang (vedi “La ricerca genomica farà chiarezza su diversi tipi di malattie mentali“), un ricercatore del MIT-Harvard Broad Institute di Cambridge. Sempre quest’anno, però, Zhang ha ottenuto il suo premio. Nel mese di aprile, infatti, si è assicurato un ampio brevetto sul CRISPR-Cas9 che potrebbe garantire a lui ed alla sua ricerca un controllo centrale su pressappoco qualunque applicazione commerciale di rilievo della tecnologia.

Come hanno fatto il vistoso premio per il CRISPR e il brevetto a finire in mani differenti?

Questa è una domanda che si trova ora al centro di un acceso dibattito su chi avrebbe inventato cosa, e quando, che coinvolge tre startup pesantemente finanziate, una mezza dozzina di università e migliaia di pagine di documenti legali.

“La proprietà intellettuale in questo spazio è alquanto complessa, a essere sinceri”, ha detto Rodger Novak, un ex dirigente dell’industria farmaceutica che ora è CEO della CRISPR Therapeutics, una startup di Basilea, in Svizzera, che è stata co-fondata dalla Charpentier. “Tutti sono al corrente di queste rivendicazioni conflittuali”.

Sono in gioco i diritti su un’invenzione che potrebbe essere la più importante tecnica di ingegneria genetica mai realizzata dagli inizi dell’era della biotecnologia negli anni ’70. Il sistema CRISPR, soprannominato “funzione di ricerca e sostituzione” del DNA, permette agli scienziati di disabilitare con facilità i geni o di modificarne la funzione sostituendo le lettere del DNA. Negli ultimi mesi, gli scienziati hanno mostrato che è possibile utilizzare il CRISPR per liberare i topi dalla distrofia muscolare, curarli da una rara malattia al fegato, rendere le cellule umane immuni al HIV e modificare geneticamente le scimmie (vedi “Chirurgia genomica” e “Editing genomico“).

Non esiste ancora un farmaco CRISPR, ma se il CRISPR si dovesse rivelare tanto importante quanto sperato dagli scienziati, il controllo commerciale sulla tecnologia sottostante potrebbe valere miliardi.

Il controllo dei brevetti è cruciale per diverse startup che insieme hanno rapidamente raccolto più di $80 milioni per convertire il CRISPR in cure per malattie devastanti.

La Editas Medicine e la Intellia Therapeutics, che hanno entrambe sede a Cambridge, nel Massachusetts, sono solamente due di queste società a sostenere che i test clinici potrebbero già cominciare nel giro di tre anni.

Zhang ha co-fondato la Editas Medicine, e questo mese la startup ha annunciato di aver registrato il brevetto del Broad Institute. La Editas, però, non ha il controllo totale sul CRISPR perché anche la Doudna, una biologa strutturale dell’Università della California, a Berkeley, era stata co-fondatrice della società. Da quando è stato riconosciuto il brevetto di Zhang, la Doudna ha lasciato la società, e la sua proprietà intellettuale – nella forma di un suo brevetto – è finita all’interno della Intellia, una startup competitrice che è stata presentata solo il mese scorso. A peggiorare le cose, la Charpentier ha venduto i suoi diritti per la stessa applicazione di brevetto alla CRISPR Therapeutics.

In una e-mail, la Doudna ha detto di non avere più alcun legame con la Editas. “A questo punto non faccio più parte del team di quella società”, ha detto, rifiutandosi di rispondere a ulteriori domande ma accennando la disputa sul brevetto.

Sono pochi i ricercatori disposti a parlare di questa lotta di brevetti. Le cause legali sono certe, e il timore è che qualunque cosa dicano possa essere utilizzata contro di lor in tribunale. “La tecnologia ha destato grande scalpore, e creato una certa tensione. Cosa fare? Che tipo di società vogliamo?” chiede Charpentier. “è tutto molto confusionale per un estraneo, e lo è persino anche per chi è direttamente coinvolto”.

I laboratori accademici non stanno aspettando che le rivendicazioni sui brevetti vengano risolte. Piuttosto, stanno affrettandosi per formare team ingegneristici molto grandi attraverso i quali perfezionare e migliorare questa tecnica di editing del genoma. Nel campus della scuola medica di Harvard, ad esempio, George Church, uno specialista in tecnologie genomiche, dice di aver messo al lavoro 30 persone su questa tecnologia.

Secondo Zhang, a causa di tutte le nuove ricerche, l’importanza di qualunque brevetto, incluso il suo, non è del tutto chiara. “è un pezzo importante, ma non presto veramente attenzione ai brevetti”, dice. “La forma finale di questa tecnologia in grado di cambiare la vita delle persone potrebbe essere ben diversa”.

Il mese scorso, Dick Costolo (a sinistra), CEO di Twitter, e l’attrice Cameron Diaz hanno consegnato il Breakthrough Prize alle biologhe Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier a Mountain View, California. Entrambe hanno vinto $3 milioni.

Il nuovo sistema di editing del genoma è stato scoperto nei batteri – organismi che lo utilizzano per identificare e ritagliare il DNA di virus aggressori. La ricerca si è diffusa per un decennio. Nel 2012, infine, un piccolo team di ricercatori guidato da Doudna e Charpentier ha pubblicato un documento chiave all’interno del quale veniva descritto come convertire questo meccanismo naturale in uno strumento “programmabile” con il quale ritagliare un qualunque filone di DNA, almeno in provetta.

Il passaggio successivo era chiaro – gli scienziati avrebbero dovuto scoprire se questo trucco poteva funzionare anche per il genoma delle cellule umane. Nel gennaio del 2013, il laboratorio Church di Harvard e quello di Zhang sono stati i primi a pubblicare un documento in cui veniva data risposta positiva a questa domanda. La Doudna avrebbe pubblicato i suoi risultati qualche settimana dopo.

A quel punto, ormai, tutti si erano resi conto che il CRISPR era divenuto un sistema incredibilmente flessibile per riscrivere il DNA e magari curare rari problemi metabolici e malattie genetiche diverse quali l’emofilia e la malattia neurodegenerativa di Huntington.

Gruppi di venture capital hanno rapidamente cominciato a reclutare gli scienziati principali dietro il CRISPR, presentare brevetti e fondare startup. La Charpentier si sarebbe cimentata con la CRISPR Therapeutics in Europa. Doudna aveva già avviato una piccola società di nome Caribou Biosciences, ma nel 2013 si sarebbe unita a Zhang e Church quali co-fondatori della Editas. Con i $43 milioni investiti da parte di Third Rock Ventures (vedi “50 Smartest Companies: Third Rock Ventures“), Polaris Partners e Flagship Ventures, la Editas sembrava il dream team delle startup per l’editing del genoma.

Nell’aprile di quest’anno, Zhang e la Broad si sono assicurati il primo di una serie di brevetti che coprono l’utilizzo del CRISPR negli eucarioti – o in qualunque specie di cellula contenga un nucleo (vedi “Broad Institute Gets Patent on Revolutionary Gene-Editing Method“). Questo ha comportato l’ottenimento dei diritti per utilizzare il CRISPR su topi, maiali, bestiame ed esseri umani – in sostanza, qualunque creatura all’infuori dei batteri.

Il brevetto ha destato un certo stupore, perché la Broad aveva pagato una somma extra affinché venisse revisionato rapidamente, in meno di sei mesi, e perché in pochi erano a conoscenza della sua presentazione. Assieme al brevetto sono giunte oltre 1,000 pagine di documenti. Secondo Zhang, le previsioni descritte dalla Doudna nel suo brevetto precedente, secondo le quali la sua scoperta avrebbe potuto funzionare sugli esseri umani, sarebbero state “semplici speculazioni”, mentre lui sarebbe stato il primo a dimostrare l’efficacia della tecnica in una “sorprendente” scoperta distinta.

I documenti del brevetto hanno scatenato una forte costernazione. La letteratura scientifica mostra chiaramente che diversi scienziati erano riusciti a far funzionare il CRISPR nelle cellule umane. Difatti, la sua facile riproducibilità in diversi organismi è la caratteristica più importante ed emozionante della tecnologia. Dal punto di vista dei brevetti, quindi, sarebbe dovuto risultare “ovvio” che il CRISPR avrebbe funzionato con le cellule umane, e che quindi l’invenzione di Zhang non si sarebbe meritata un brevetto simile.

Oltretutto, è in gioco la credibilità scientifica delle ricerche. Per dimostrare di essere stato “il primo a inventare” l’uso del CRISPR-Cas nelle cellule umane, Zhang ha fornito degli scatti, presi dai quaderni del laboratorio, che dimostrerebbero come il suo sistema era già in funzione all’inizio del 2012, ben prima che Doudna e Charpentier pubblicasseri i loro risultati o presentassero la domanda di brevetto. Questa timeline significherebbe che Zhang aveva scoperto indipendentemente il sistema di editing via CRISPR-Cas. In un’intervista, Zhang ha affermato di aver scoperto per conto proprio questo sistema, e di non aver appreso molto di più dallo studio dei documenti pubblicati da Doudna e Charpentier.

On tutti, però, sono convinti. “Posso solo dire che lo abbiamo fatto nel mio laboratorio assieme a Jennifer Doudna”, dice la Charpentier, oggi una professoressa presso l’Helmholtz Centre for Infection Research e la Hannover Medical School, in Germania. “è tutto molto esagerato, perché questo è uno di quei rari casi di tecnologia che può facilmente essere sviluppata dai ricercatori e che promette di cambiare la loro vita. Le cose stanno succedendo in fretta, forse troppo”.

La lotta sui brevetti non è ancora finita. Anche se la Broad si è mossa molto rapidamente, gli avvocati della Doudna e della Charpentier dovrebbero presto avviare un procedimento di interferenza negli Stati Uniti – un procedimento legale per cui l’inventore vincente potrebbe rilevare il brevetto di un altro inventore. La vittoria, in questo caso, andrà allo scienziato che saprà raccogliere e documentare registri di laboratorio, e-mail o altri documenti che presentino le date più vecchie.

“Sono certo che la situazione verrà presto chiarita”, ha detto la Charpentier. “E voglio credere che questa storia finirà bene”.(MO)

ENGLISH

00:12A few years ago, with my colleague, Emmanuelle Charpentier, I invented a new technology for editing genomes. It’s called CRISPR-Cas9. The CRISPR technology allows scientists to make changes to the DNA in cells that could allow us to cure genetic disease.

00:32You might be interested to know that the CRISPR technology came about through a basic research project that was aimed at discovering how bacteria fight viral infections. Bacteria have to deal with viruses in their environment, and we can think about a viral infection like a ticking time bomb — a bacterium has only a few minutes to defuse the bomb before it gets destroyed. So, many bacteria have in their cells an adaptive immune system called CRISPR, that allows them to detect viral DNA and destroy it.

01:04Part of the CRISPR system is a protein called Cas9, that’s able to seek out, cut and eventually degrade viral DNA in a specific way. And it was through our research to understand the activity of this protein, Cas9, that we realized that we could harness its function as a genetic engineering technology — a way for scientists to delete or insert specific bits of DNA into cells with incredible precision — that would offer opportunities to do things that really haven’t been possible in the past.

01:42The CRISPR technology has already been used to change the DNA in the cells of mice and monkeys,other organisms as well. Chinese scientists showed recently that they could even use the CRISPR technology to change genes in human embryos. And scientists in Philadelphia showed they could use CRISPR to remove the DNA of an integrated HIV virus from infected human cells.

02:09The opportunity to do this kind of genome editing also raises various ethical issues that we have to consider, because this technology can be employed not only in adult cells, but also in the embryos of organisms, including our own species. And so, together with my colleagues, I’ve called for a global conversation about the technology that I co-invented, so that we can consider all of the ethical and societal implications of a technology like this.

02:39What I want to do now is tell you what the CRISPR technology is, what it can do, where we are todayand why I think we need to take a prudent path forward in the way that we employ this technology.

02:54When viruses infect a cell, they inject their DNA. And in a bacterium, the CRISPR system allows that DNA to be plucked out of the virus, and inserted in little bits into the chromosome — the DNA of the bacterium. And these integrated bits of viral DNA get inserted at a site called CRISPR. CRISPR stands for clustered regularly interspaced short palindromic repeats. (Laughter)

03:24A big mouthful — you can see why we use the acronym CRISPR. It’s a mechanism that allows cells to record, over time, the viruses they have been exposed to. And importantly, those bits of DNA are passed on to the cells’ progeny, so cells are protected from viruses not only in one generation, but over many generations of cells. This allows the cells to keep a record of infection, and as my colleague, Blake Wiedenheft, likes to say, the CRISPR locus is effectively a genetic vaccination card in cells. Once those bits of DNA have been inserted into the bacterial chromosome, the cell then makes a little copy of a molecule called RNA, which is orange in this picture, that is an exact replicate of the viral DNA. RNA is a chemical cousin of DNA, and it allows interaction with DNA molecules that have a matching sequence.

04:24So those little bits of RNA from the CRISPR locus associate — they bind — to protein called Cas9, which is white in the picture, and form a complex that functions like a sentinel in the cell. It searches through all of the DNA in the cell, to find sites that match the sequences in the bound RNAs. And when those sites are found — as you can see here, the blue molecule is DNA — this complex associates with that DNA and allows the Cas9 cleaver to cut up the viral DNA. It makes a very precise break. So we can think of the Cas9 RNA sentinel complex like a pair of scissors that can cut DNA — it makes a double-stranded break in the DNA helix. And importantly, this complex is programmable, so it can be programmed to recognize particular DNA sequences, and make a break in the DNA at that site.

05:26As I’m going to tell you now, we recognized that that activity could be harnessed for genome engineering, to allow cells to make a very precise change to the DNA at the site where this break was introduced. That’s sort of analogous to the way that we use a word-processing program to fix a typo in a document.

05:48The reason we envisioned using the CRISPR system for genome engineering is because cells have the ability to detect broken DNA and repair it. So when a plant or an animal cell detects a double-stranded break in its DNA, it can fix that break, either by pasting together the ends of the broken DNA with a little, tiny change in the sequence of that position, or it can repair the break by integrating a new piece of DNA at the site of the cut. So if we have a way to introduce double-stranded breaks into DNA at precise places, we can trigger cells to repair those breaks, by either the disruption or incorporation of new genetic information.

So if we were able to program the CRISPR technology to make a break in DNA at the position at or near a mutation causing cystic fibrosis, for example, we could trigger cells to repair that mutation.

06:51Genome engineering is actually not new, it’s been in development since the 1970s. We’ve had technologies for sequencing DNA, for copying DNA, and even for manipulating DNA. And these technologies were very promising, but the problem was that they were either inefficient, or they were difficult enough to use that most scientists had not adopted them for use in their own laboratories, or certainly for many clinical applications. So, the opportunity to take a technology like CRISPR and utilize it has appeal, because of its relative simplicity. We can think of older genome engineering technologiesas similar to having to rewire your computer each time you want to run a new piece of software,whereas the CRISPR technology is like software for the genome, we can program it easily, using these little bits of RNA.

07:53So once a double-stranded break is made in DNA, we can induce repair, and thereby potentially achieve astounding things,like being able to correct mutations that cause sickle cell anemia or cause Huntington’s Disease.

 I actually think that the first applications of the CRISPR technology are going to happen in the blood, where it’s relatively easier to deliver this tool into cells, compared to solid tissues.

08:22Right now, a lot of the work that’s going on applies to animal models of human disease, such as mice.The technology is being used to make very precise changes that allow us to study the way that these changes in the cell’s DNA affect either a tissue or, in this case, an entire organism.

08:42Now in this example, the CRISPR technology was used to disrupt a gene by making a tiny change in the DNA in a gene that is responsible for the black coat color of these mice. Imagine that these white mice differ from their pigmented litter-mates by just a tiny change at one gene in the entire genome, and they’re otherwise completely normal. And when we sequence the DNA from these animals, we find that the change in the DNA has occurred at exactly the place where we induced it, using the CRISPR technology.

09:18Additional experiments are going on in other animals that are useful for creating models for human disease, such as monkeys. And here we find that we can use these systems to test the application of this technology in particular tissues, for example, figuring out how to deliver the CRISPR tool into cells.We also want to understand better how to control the way that DNA is repaired after it’s cut, and also to figure out how to control and limit any kind of off-target, or unintended effects of using the technology.

09:55I think that we will see clinical application of this technology, certainly in adults, within the next 10 years.

I think that it’s likely that we will see clinical trials and possibly even approved therapies within that time,which is a very exciting thing to think about. And because of the excitement around this technology,there’s a lot of interest in start-up companies that have been founded to commercialize the CRISPR technology, and lots of venture capitalists that have been investing in these companies.

10:30But we have to also consider that the CRISPR technology can be used for things like enhancement.Imagine that we could try to engineer humans that have enhanced properties, such as stronger bones,or less susceptibility to cardiovascular disease or even to have properties that we would consider maybe to be desirable, like a different eye color or to be taller, things like that. “Designer humans,” if you will. Right now, the genetic information to understand what types of genes would give rise to these traits is mostly not known. But it’s important to know that the CRISPR technology gives us a tool to make such changes, once that knowledge becomes available.

11:17This raises a number of ethical questions that we have to carefully consider, and this is why I and my colleagues have called for a global pause in any clinical application of the CRISPR technology in human embryos, to give us time to really consider all of the various implications of doing so. And actually, there is an important precedent for such a pause from the 1970s, when scientists got together to call for a moratorium on the use of molecular cloning, until the safety of that technology could be tested carefully and validated.

11:54So, genome-engineered humans are not with us yet, but this is no longer science fiction. Genome-engineered animals and plants are happening right now. And this puts in front of all of us a huge responsibility, to consider carefully both the unintended consequences as well as the intended impacts of a scientific breakthrough.

12:21Thank you.

12:22(Applause)

12:30(Applause ends)

12:32Bruno Giussani: Jennifer, this is a technology with huge consequences, as you pointed out. Your attitude about asking for a pause or a moratorium or a quarantine is incredibly responsible. There are, of course, the therapeutic results of this, but then there are the un-therapeutic ones and they seem to be the ones gaining traction, particularly in the media. This is one of the latest issues of The Economist — “Editing humanity.” It’s all about genetic enhancement, it’s not about therapeutics. What kind of reactions did you get back in March from your colleagues in the science world, when you asked or suggested that we should actually pause this for a moment and think about it?

13:12Jennifer Doudna: My colleagues were actually, I think, delighted to have the opportunity to discuss this openly. It’s interesting that as I talk to people, my scientific colleagues as well as others, there’s a wide variety of viewpoints about this. So clearly it’s a topic that needs careful consideration and discussion.

13:28BG: There’s a big meeting happening in December that you and your colleagues are calling, together with the National Academy of Sciences and others, what do you hope will come out of the meeting, practically?

13:38JD: Well, I hope that we can air the views of many different individuals and stakeholders who want to think about how to use this technology responsibly. It may not be possible to come up with a consensus point of view, but I think we should at least understand what all the issues are as we go forward.

13:56BG: Now, colleagues of yours, like George Church, for example, at Harvard, they say, “Yeah, ethical issues basically are just a question of safety. We test and test and test again, in animals and in labs, and then once we feel it’s safe enough, we move on to humans.” So that’s kind of the other school of thought, that we should actually use this opportunity and really go for it. Is there a possible split happening in the science community about this? I mean, are we going to see some people holding back because they have ethical concerns, and some others just going forward because some countries under-regulate or don’t regulate at all?

14:28JD: Well, I think with any new technology, especially something like this, there are going to be a variety of viewpoints, and I think that’s perfectly understandable. I think that in the end, this technology will be used for human genome engineering, but I think to do that without careful consideration and discussionof the risks and potential complications would not be responsible.

14:53BG: There are a lot of technologies and other fields of science that are developing exponentially, pretty much like yours. I’m thinking about artificial intelligence, autonomous robots and so on. No one seems — aside from autonomous warfare robots — nobody seems to have launched a similar discussion in those fields, in calling for a moratorium. Do you think that your discussion may serve as a blueprint for other fields?

15:18JD: Well, I think it’s hard for scientists to get out of the laboratory. Speaking for myself, it’s a little bit uncomfortable to do that. But I do think that being involved in the genesis of this really puts me and my colleagues in a position of responsibility. And I would say that I certainly hope that other technologieswill be considered in the same way, just as we would want to consider something that could have implications in other fields besides biology.

15:44BG: Jennifer, thanks for coming to TED.

15:46JD: Thank you.

15:48(Applause)

HUNTINGTON DESEASE (MALATTIA-COREA di HUNTINGTON)   Leave a comment


 

 

http://www.aichroma.com/2015/10/27/il-primo-farmaco-che-potenzialmente-puo-correggere-il-difetto-di-base-che-causa-la-malattia-di-huntington-e-stato-preso-da-pazienti-in-uno-studio-clinico/

Intervista rilasciata dalla Prof. Sarah Tabrizi a BBC News Website. http://www.bbc.com/news/health-34552041

 Traduzione a cura di Claudia Lamanna, Language Area Coordinator di EHDN, PrideHD e LEGATO-HD European Trial Coordinator, per conto di EHDN

I medici dello University College di Londra, che sta conducendo lo studio, hanno dichiarato che era un momento importante nella lotta contro questa condizione incurabile.
I farmaci attualmente in uso trattano i sintomi, ma non possono rallentare o impedire il danno progressivo al cervello.
La Huntington’s Disease Association (HDA) ha dichiarato che questa sperimentazione “è molto emozionante“.
La Malattia di Huntington è causata dal cervello che produce una proteina mutata chiamata huntingtina che danneggia ed eventualmente uccide le cellule del cervello. Man mano che la Malattia di Huntington progredisce porta i soggetti affetti ad avere movimenti incontrollati, modifiche del comportamento e limitata capacità cognitiva. Le aspettative di vita dopo la diagnosi possono essere anche inferiori a 10 anni.

L NUOVO APPROCCIO

Il farmaco, noto come ISIS-HTT, deriva da una classe sperimentale di molecole, note come “silenziatori genici”.

Il gene della proteina huntingtina nel DNA di un paziente, contiene le istruzioni per costruire la proteina distruttiva.

Queste “istruzioni” sono trasportate ad una specie di “fabbrica di proteine” e quel che fa questo farmaco è che effettivamente distrugge i messaggeri.

Questa sperimentazione sarà condotta dalla Prof. Sarah Tabrizi, il direttore del Centro Malattia di Huntington presso lo University College di Londra.

 

E’ stata intervistata da BBC News website: “E’ l’inizio di un viaggio molto importante per la Malattia di Huntington, è chiaramente molto presto, ma questo è decisamente un passo avanti.

I lavori preclinici hanno mostrato che se si abbassa la produzione di proteina mutata  nell’animale, quest’ultimo è stato in grado di recuperare grossa parte della funzione motoria.

La Malattia di Huntington è davvero una condizione terribile, che affligge le famiglie. Conosco una madre il cui marito ed i tre figli sono affetti: una sperimentazione del genere potrebbe avere un impatto incredibile (qualora funzioni).

 

La sicurezza prima di tutto

 

Questa sperimentazione testerà innanzitutto la sicurezza del farmaco, con una dose crescente su 32 pazienti.

Verrà iniettata nella spina dorsale dei pazienti una volta al mese per quattro mesi e questi pazienti saranno osservati per i successivi tre mesi.

I Clinici si assicureranno che non vi siano effetti collaterali pericolosi, quali reazioni allergiche, ed allo stesso tempo misureranno l’impatto dei livelli di huntingtina corrotta (mutata, NdT).

Ai massimi dosaggi si spera di dimezzare i livelli della proteina.

 

Cath Stanely, l’amministratore delegato della HDA, ha detto a BBC News Website: “vi sono molte sperimentazioni in atto e filoni di ricerca, ma questo è decisamente il più eccitante di tutti.

Le persone sviluppano la Malattia di Huntington in età compresa tra 30 e 50 anni, dunque il poter ritardare per alcuni anni l’insorgere della Malattia, permetterebbe alle persone di trascorrere più tempo con la famiglia nel fiore della loro vita.
“Questo è il primo, potenziale, importante passo avanti nel cercare di ritardare i sintomi della Malattia di Huntington, si tratta di un passo in avanti davvero eccitante.”
Il farmaco è stato sviluppato da ISIS-pharmaceuticals.
Il target di questa molecole è il codice genetico chiamato RNA messaggero responsabile del trasporto delle istruzioni per la creazioni dell’huntingtina fuori del nucleo di una cellula.
Il farmaco consta dunque di un codice genetico che è l’immagine speculare del RNA messaggero e si lega in modo covalente ad esso per neutralizzarlo.
Nel Regno Unito, 12 persone ogni 100.000 sono affette da questa condizione.

 

LEGGI IL COMUNICATO TRADOTTO IN ITALIANO DELLA University College London Hospitals

 

 

Canapa in campo medico: studi sulle patologie neurodegenerative.

canapa 1           cervello huntingtons-disease

Canapa e medicina. Cannabis e patologie neurodegenerative. Cannabinoidi e Ictus. Cannabidiolo e morbo di Alzheimer, corea di Huntington, morbo di Parkinson.

Ci viene spesso chiesto dai nostri lettori qual è l’efficacia della canapa in campo medico per la cura di alcune patologie specifiche e quali sono i progressi della scienza in tal senso. Non siamo medici né scienziati, ma ci piace informarci. E quando le fonti sono autorevoli, ufficiali, pubbliche e riconosciute dalla comunità internazionale dei medici e ricercatori, ci piace diffonderle senza esitare.

Ricordiamo che, come già detto qualche mese fa, dal 23 febbraio 2013 in Italia con un decreto del Ministro della salute Balduzzi (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale) la cannabis e i suoi derivati sono prescrivibili come farmaci, in quanto i medicinali di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture) sono stati inseriti nella tabella II, sezione B, aggiornando il decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

Noi cercheremo di dare alcune risposte in maniera scientifica e documentata, ripubblicando un’intervista di Repubblica.it del 1998 al ricercatore italiano Maurizio Grimaldi, il farmacologo co-autore dello studio che ha scoperto l’utilità di una sostanza contenuta nella cannabis per la protezione dei tessuti cerebrali, il cannabidiolo, una delle componenti attive. Questa sostanza riesce a prevenire i danni ai tessuti cerebrali senza però provocare gli effetti allucinogeni tipici della “marijuana”.

Lo studio di Hampson e Grimaldi, i cui risultati sono stati pubblicati nei Proceedings of the National Academy of Sciences, è il primo a individuare le capacità neuroprotettive di un componente della cannabis, per di più privo di effetti psicoattivi. Da esso, in prospettiva, potrebbe arrivare un farmaco capace di contrastare la terza causa di morte a livello mondiale.

L’articolo si chiama “In caso di ictus è possibile salvare ciò che non è ancora distrutto”:

Dottor Grimaldi, fino ad ora i componenti della cannabis sono stati studiati per il loro effetto contro il dolore e la nausea e per l’abbassamento della pressione sanguigna oculare. Da cosa è nata l’idea di indagarne l’efficacia nelle lesioni cerebrali?

“Praticamente per caso, come spesso accade nella ricerca scientifica.. Anni addietro, lavorando al dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Napoli, mi sono occupato delle sostanze cosiddette neurotrofiche, cioè quelle che favoriscono lo sviluppo e la sopravvivenza dei neuroni. Contemporaneamente, il mio collega britannico Aidan Hampson, a San Francisco, ed il premio Nobel Julius Axelrod, al National Institute of Mental Health, stavano studiando l’anandamide, una sostanza analoga ai principi attivi della cannabis prodotta naturalmente dall’organismo. Quando io e Hampson, a causa di una migrazione intellettuale tipica del mondo della ricerca, ci siamo incontrati al National Institute of Health negli Stati Uniti, ci è venuta l’idea di unire le nostre conoscenze e vedere se i cannabinoidi, cioè i principi attivi della marijuana, giocavano un ruolo nella fisiologia ed eventualmente nella patologia del sistema nervoso centrale. Con nostra somma sorpresa, abbiamo scoperto che avevano un potente effetto protettivo contro la morte neuronale che avviene, ad esempio, nei casi di ictus cerebrale”.

Come si verifica questa protezione?

“I cannabinoidi sono dei forti antiossidanti, vale a dire che sono in grado di neutralizzare le molecole ossidanti potenzialmente pericolose specialmente a livello cerebrale. Quando si è colpiti da un ictus, una parte consistente del danno non si verifica subito, in conseguenza della mancanza di ossigeno al cervello, ma per colpa di una serie di reazioni chimiche che scatenano la produzione agenti ossidanti fortemente distruttivi, i quali disgregano le cellule un po’ come se le bruciassero. Uno di essi, ad esempio, è il perossido, che altro non è che la comune acqua ossigenata. Come può constatare chiunque lo applichi ad una ferita aperta per disinfettarla, si tratta di una sostanza molto aggressiva, in grado di uccidere velocemente le cellule nervose. Per intenderci, il perossido appartiene alla categoria dei radicali liberi, di cui si parla molto per il ruolo che giocano nei processi di invecchiamento dell’organismo in generale. I componenti attivi della cannabis, la cui azione antiossidante sembra superiore persino a quella della vitamine E e C, riescono a bloccare il perossido e gli altri agenti lesivi che si basano sullo stesso meccanismo ossidante. In più, data la grande diffusibilità cerebrale dei cannabinoidi, è facile farli arrivare direttamente dove ce n’è più bisogno”.

La vostra ricerca enfatizza in modo particolare il fatto che una delle componenti della cannabis da voi studiata non ha effetti psicoattivi, cioè non provoca le alterazioni mentali tipiche della marijuana. Di che sostanza si tratta?

“E’ il cannabidiolo, o CBD, il quale, a differenza di altri cannabinoidi, non stimola il cervello a produrre le attività a cui si devono gli effetti a cui allude, ad esempio gli effetti piacevoli ricercati dai fumatori di marijuana. Tuttavia, mantiene intatto il suo potere antiossidante e quindi permette di intervenire terapeuticamente senza effetti collaterali e con una bassissima tossicità. Si tratta, insomma, di un farmaco antiossidante e non psicoattivo in alternativa alle sostanze psicoattive, provviste in questo caso dell’effetto euforizzante indesiderato”.

Il cannabidiolo può riparare i danni dell’ictus cerebrale?

“Purtroppo no. Ciò che è stato irrimediabilmente danneggiato non può, almeno oggi, essere recuperato nel cervello. Riesce però, almeno secondo le indicazioni che vengono dalla nostra ricerca, a salvare ciò che non è ancora irreparabilmente distrutto. Tutto dipende, insomma, da quanto rapidamente si riesce ad intervenire, e quindi a minimizzare il danno e a favorire il massimo del recupero della funzione cerebrale”.

A quali altre patologie potrebbe essere applicato?

“Devo precisare, anzitutto, che le nostre ricerche si sono svolte esclusivamente in vitro, su cellule di ratto, e che prima di arrivare ad eventuali applicazioni terapeutiche sull’uomo c’è ancora una lunghissima strada da percorrere. Tuttavia, almeno teoricamente, il cannabidiolo potrebbe essere impiegato in tutte le patologie neurodegenerative, tra cui il morbo di Alzheimer, quello di Parkinson, oppure la corea di Huntington ed anche nei traumi cranici gravi con sofferenza contusiva del parenchima cerebrale. Lo spettro di possibili applicazioni è dunque molto ampio e riguarda campi della patologia medica molto rilevanti sia sul piano sanitario che su quello sociale”.

Esistono studi in questo settore in Italia? E come mai lei, un farmacologo laureato a Napoli, adesso fa ricerca a Bethesda?

“Sì, anche in Italia ci sono gruppi che lavorano sui cannabinoidi ma questo e’ il primo studio che ne ha evidenziato l’effetto neuroprotettivo e ne ha caratterizzato i meccanismi. Quanto alle ragioni della mia presenza negli Usa, professionalmente io faccio ancora riferimento alla sezione di Farmacologia del dipartimento di Neuroscienze e della Comunicazione interumana dell’università di Napoli, e mi sono qui per una sorta di supertraining. Lavorare in un’organizzazione prestigiosa come questa è una grande esperienza formativa, sia per le strutture a disposizione che per i continui contatti con scienziati di grandissimo livello, premi Nobel inclusi. Se mi passa il paragone, è come se un ‘pulcino’ incontrasse Maradona o Paolo Rossi un giorno sì e l’altro no. Comunque, il mio obiettivo è tornare in Italia”.

Fonti:

http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/cannabis/cannabi2/cannabi2.html

http://www.repubblica.it/online/cultura_scienze/cannabis/cannabi1/cannabi1.html

http://www.southernresearch.org/grimaldi-publications

Sito ufficiale: www.bottegadellacanapa.it

L’ olio di canapa come cura: i suoi benefici

Pubblichiamo un’articolo molto interessante che ci aiuta a capire i benefici che derivano dall’ assunzione dell’ olio di canapa.

Su questo argomento è stata intervistata Antonella Chiechi, medico chirurgo, specialista in endocrinologia e malattie del ricambio. Potete trovare l’articolo su Aam Terranuova (n.262 di giugno 2011).

 olio canapa

“Dottoressa Chiechi, ci spiega innanzitutto quali sono i principali benefici legati al consumo di olio di canapa?

Una dieta ricca di acidi grassi insaturi migliora il metabolismo del colesterolo nel sangue, abbassando in particolare il colesterolo “cattivo” LDL e mantenendo il livelli desiderati di HDL. Questo effetto deriva in particolar modo dall’acido oleico, elemento principale dell’olio d’oliva, e dagli acidi grassi omega-3 e omega-6.
L’acido linoleico omega-6 e l’acido alfa-linolenico omega-3 sono acidi grassi essenziali, il corpo di fatto non riesce a sintetizzarli da altre molecole. Questi acidi devono essere necessariamente presenti nella nostra dieta in quantità sufficiente per non sviluppare sintomi di carenza. Globalmente gli acidi grassi polinsaturi omega-6 e omega-3 dovrebbero essere assunti in una proporzione ideale di 3:1 fino 5:1.
Il seme di canapa presenta una frazione grassa (34-35%) di ottima qualità e di composizione equilibrata, costituita per il 70-75% da una miscela di acidi grassi polinsaturi quali omega-6, omega-3 e l’acido gammalinolenico, insostituibile nel processo di sintesi delle prostaglandine, sostanze che regolano l’attività di numerose ghiandole, dei muscoli e dei ricettori nervosi. L’alto valore dell’olio di canapa risiede nel suo fornirci entrambi gli EFA (acidi grassi essenziali) in una proporzione benefica per l’uomo (3:1).
Spesso alcuni alimenti sono ricchi di principi nutritivi, ma la biodisponibilità risulta poi ridotta. Cosa dire della canapa a questo proposito?
La maggior parte degli oli vegetali non contiene il rapporto ottimale di omega-6/omega-3 (3:1), e tende a promuovere l’accumulo di prodotti intermedi che ostacolano il metabolismo degli acidi grassi. L’olio di semi di canapa, al contrario, è correttamente equilibrato e non promuove accumulo di prodotti metabolici. Considerevole anche la dotazione di vitamine A, E (antiossidanti naturali), PP, C e del gruppo B oltre che di carboidrati e aminoacidi.
Com’è meglio consumare l’olio di canapa? Sempre e solo a crudo? Si può anche scaldare senza perderne le qualità?
L’olio di canapa ha un odore e un sapore gradevole e può essere utilizzato, sempre a freddo, come condimento per l’insalata, la pasta, il pesce, oppure essere introdotto nell’uso quotidiano al posto degli altri oli di semi.
Come per tutti gli oli vegetali, è importante la qualità dei semi, meglio se biologici; la spremitura a freddo; la conservazione in ambiente fresco e al buoi per evitare l’ossidazione e l’irrancidimento, inconvenienti che che possono essere evitati con l’uso di contenitori di vetro scuro e mantenendo la bottiglia in luogo fresco, o nel frigo dopo l’apertura.
Quali sono le dosi raccomandate?
L’individuo sano deve assumere preventivamente 10-15ml (circa 2 cucchiai) d’olio di canapa al giorno, per tutto l’anno, con eccezione dei mesi più caldi. Questa dose minima può essere aumentata nel momento del bisogno.
Curarsi con la canapa medica in Italia: ora è legale, sì al farmaco

Questo è un grande passo per la medicina in Italia: con un decreto del Ministro della salute Balduzzi, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n°33 dell’ 8 Febbraio 2013, i medicinali di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture) sono stati inseriti nella tabella II, sezione B, aggiornando il decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.Il decreto è entrato in vigore il quindicesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Cosa significa?

Vuol dire che dal 23 febbraio 2013 la cannabis e i suoi derivati sono prescrivibili come farmaci, con procedure meno farraginose per il suo ottenimento. La canapa medica viene così aggiunta alle sostanze che ai sensi dell’attuale normativa si trovano sia in Tabella I (v. oltre) che in Tabella II: casi tipici, la morfina nella sezione A, molti ansiolitici e sonniferi nella Sezione B.

In realtà, in base al decreto ministeriale del 18 aprile 2007, nella medesima tabella era già stato aggiunto il Delta-9 tetraidrocannabinolo e il Dronabinolo, aprendo così la strada ai farmaci di origine sintetica. Con questo nuovo decreto, si ammettono anche medicinali a base naturale.

C’era già stato un via libera, negli ultimi anni, all’utilizzo in forma sperimentale della canapa medica ad alcune regioni: Marche, Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia.

Considerate le sempre più chiare evidenze degli effetti terapeutici della cannabis in più d’una patologia neurologica, con l’attenuazione di dolori e altri sintomi, alla palliazione dei gravi effetti collaterali di molti trattamenti contro i tumori nei pazienti oncologici con gravi sofferenze provocate dalle terapie radio- e chemioterapiche, nel glaucoma e addirittura, forse, come prevenzione del diabete degli adulti, sarebbe sin troppo facile recriminare per il ritardo con il quale si è finalmente giunti a questo atto da tempo dovuto. Stiamo parlando di patologie come epilessia, sclerosi multipla, sindrome di Tourette, spasticità nelle lesioni midollari (tetraplegia, paraplegia), patologie tumorali, malattie psichiatriche e molte patologie neurologiche, malattie autoimmuni (lupus eritematoso) e malattie neurodegenerative (morbo di Alzheimer, corea di Huntington, morbo di Parkinson), patologie cardiovascolari (arteriosclerosi, ipertensione arteriosa), artrite reumatoide, traumi celebrali/ictus, malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn, colite ulcerosa), asma, anoressia, Aids, sindromi da astinenza nelle dipendenze da sostanze, insonnia, incontinenza, allergie, sindromi ansioso-depressive ed altre ancora.

Va comunque ricordato come il precedente governo, dominato dalla “filosofia” Giovanardi-Serpelloni, favorito nella sua ostinazione ultraproibizionista dalle posizioni di illustri esperti – a partire dal direttore dell’Istituto Mario Negri professor Silvio Garattini, membro di tutte le commissioni ufficiali possibili e immaginabili – i quali seguitavano a sostenere l’assenza di prove scientifiche degli effetti terapeutici della cannabis, avessero sempre fatto orecchio da mercante alle proposte di un tale riconoscimento.” scrivono su fuoriluogo.it.

E ancora “Pare quindi che si possano applicare alla micidiale Guerra alle droghe le parole pronunciate da Winston Churchill in uno dei momenti cruciali della seconda guerra mondiale: non siamo di certo alla fine, e neanche al principio della fine, ma forse almeno alla fine del principio. Restano infatti tutti gli orrori della Fini-Giovanardi del 2006, innestati su quelli del precedente Testo Unico Jervolino-Vassalli, a partire dall’assimilazione della cannabis alle droghe più dure in un’unica lista – la Tabella I, appunto. Ma neanche vogliamo nasconderci un altro significato positivo del suddetto decreto, sostenuto dal parere dell’Istituto superiore di sanità e poi da quello del Consiglio superiore di sanità: cioè che la collocazione dei derivati della cannabis nella sezione B della Tabella II, comprendente le sostanze a minor rischio di abuso e dipendenza, clamorosamente smentisce la assimilazione della cannabis alle droghe più dure in Tabella I.”

I farmaci a base di cannabis arriveranno presto in farmacia?

Impossibile in breve spazio elencare le condizioni e i passaggi necessari perché i derivati della cannabis arrivino alle farmacie: cioè la presentazione da parte delle ditte delle richieste e dei relativi dossier medico-scientifici; il loro esame a fini di registrazione, poi di assegnazione auspicabilmente alla fascia A (quella a carico dei Servizi sanitari regionali). Son tutte condizioni il cui rapido superamento dipende dai rapporti di forza: tra i politici favorevoli, le associazioni dei cittadini, auspicabilmente almeno parte delle società mediche e scientifiche, da un lato; dall’ altro i soliti noti che a non mancheranno di remare contro.

Fonti:

http://www.fuoriluogo.it/blog/2013/02/19/la-canapa-e-un-farmaco/

http://www.cadoinpiedi.it/2013/04/08/anche_in_italia_e_possibile_curarsi_con_la_cannabis.html

http://genova.erasuperba.it/inchieste-genova/cannabis-terapeutica-marijuana-medicina-legge-burocrazia

La Paleo diet ha effetti positivi sulla Malattia di Huntington   1 comment


cervello huntingtons-disease

I was recently asked whether following The Paleo Diet can help to treat individuals diagnosed with Huntington’s Disease (HD). HD is a neurodegenerative illness in which brain and nervous tissue are affected. Recent molecular advances suggest that increased expression of an enzyme called transglutaminase is likely involved in eliciting the disease in genetically susceptible people, and that transglutaminase inhibitors may be therapeutic in tissue cultures and animal models. Further, at least one study done in 2004 showed that 44% of HD patients maintained antibodies to gliadin, the storage protein found in gluten containing grains (wheat, rye, barley). Human studies have demonstrated that wheat and gluten consumption upregulates, or increases the expression of transglutaminase in a variety of human tissues, which can be reversed by gluten-free diets. To date, while there are no clinical trials evaluating gluten-free or Paleo diets in HD patients, I am aware of at least one anecdotal case of a young HD patient whose symptoms, as measured by MRI, remitted after following a gluten-free/Paleo diet. I don’t want to give HD patients false hope, nevertheless there are no known nutritional dangers to following The Paleo Diet.

I shared the notion of transglutaminase upregulation autoimmunity via wheat consumption with Trevor Connor, my graduate student in HES and Nutrition at the Colorado State University. We worked out the potential mechanism of how wheat/gliadin upregulates transglutaminase and may predispose genetically susceptible individuals to Huntington’s Disease.

It’s Genetic

Huntington’s Disease is genetic. If a genetic mutation in the gene that codes for Huntington Protein is identifiable, you have this mutation and will develop Huntington’s Disease.

Repetitive Protein

The mutant Huntington Protein has a “repeat.” The glutamine sequence starts multiplying and lengthening the protein. This repeat serves no purpose, but Huntington’s Disease is considered active at over 36 repeats. People with active Huntington’s Disease have a mutant protein in the brain that starts aggregating by binding to itself and other proteins. The aggregates then bind to neurons and kill them.

Huntington’s Mice

Scientists are focusing on trying to prevent the repeat and aggregation. However, we found a critical study where they knocked out tissue transglutaminase in Huntington’s mice. Even though aggregation was severe in these mice, disease onset was delayed and if it did develop, it was less severe.

Environmental Trigger

It was our belief that this same mechanism of gliadin binding to tissue transglutaminase (tTG) in Celiac’s Disease, is the environmental trigger in Huntington’s disease. It’s the gliadin-tTG complex that is influencing pathogenesis, or mechanism by which Huntington’s Disease is caused.
Immune Activation: In another important set of studies, HLA-DR, a heterodimeric cell surface glycoprotein, expression was increased by gluten consumption. In active Huntington’s subjects, HLA-DR activity was so strong in their disease tissue, it was visible with the human eye after staining.
In the same way that gluten breaks down the barrier of the gut, there is some evidence that gluten can open up the blood-brain barrier and allow the gliadin-tTG complex to enter protected neural regions and activate the Huntington aggregates.

Learn more: Connor, Trevor B.“A Potential Dietary-Based Environmental Trigger for Huntington’s Disease” Thesis. Department of Health and Exercise Science, Colorado State University, 2010.

Cordially,

Loren Cordain, Ph.D., Professor Emeritus

http://thepaleodiet.com/treating-huntingtons-disease-with-the-paleo-diet/

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