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video erotici..per il proprio piacere..(18+) ..e per imparare a soddisfare la propria donna od il proprio uomo…   3 comments


 

coppia eros

PREFAZIONE

Anche la pornografia..in certi limiti..è utile..perchè sopperisce..alla educazione sessuale mancante. L’amore tra 2 persone è costruito sui sentimenti..ma la pratica della sessualità è necessaria.

Sono stato “educato” alla religione cattolica..per la quale la sessualità (masturbazione,sesso con la bocca..o nel dietro..è considerata “peccato mortale”. Eppure..nel vangelo l’argomento non viene affrontato..e la Chiesa cristiana si rifà..indebitamente,alla Religiosità ebraica..datata di 5000 anni..prima di Cristo;. Lo stesso succede nell’Islamismo..secondo i dettato di Maometto..che lo scrisse 1400 anni fà. LA parola dei Profeti..è “datata” secondo la realtà storica in cui è stata “elaborata”.A mio avviso..questo è l’errore delle religioni….l’Intoccabilità” nel tempo. Ma la Coscienza Universale è in Cammino..e richiede una comprensione diversa. Tutti..nasciamo diversi..con una miscela,dentro la psiche, di maschile e femminile; l’omosessualità,maschile e femminile,non è una “perversione dell’individuo latente..ma una oggettiva personalità. E’ evidente che se un uomo nasce con una psiche prevalentemente femminile..sarà attirato dal maschile..come se una donna nasce con una psiche maschile..sarà attirata dal femminile. Tutte le realtà che vivremo..sono necessarie per la nostra crescita sentimentale; anche gli errori servono.. dobbiamo tener conto di una realtà fondamentale:il regno dei cieli..è già dentro di noi I maestri di vita..tra cui Gesu Cristo..lo hanno sempre ricordato..(le Chiese lo hanno nascosto)..stà a noi..riconoscerlo attraverso quello che siamo e che viviamo..per il resto..siamo collegati all’Universo intero..da cui..riceviamo..ma anche inviamo..Emozioni positive.

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/06/09/sessualita-e-genere-lomosessualita-maschile/

 

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/06/16/la-menzogna-della-chiesa-cattolica-ovvero-letica-sessuale-cattolica/

 

ci sono dei video pornografici..che sono..educazione sessuale..e sentimentale..

in the mood for love

http://www.redtube.com/40407 via @RedTube

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https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/05/12/omosessualita-maschile-e-femminile-una-sessualita-umana/

 

 

 

 

 

 

 

 

http://te-quero-molhadinha.tumblr.com/post/139477940572

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Piuttosto corri…   Leave a comment


GIOVANNA GARBUIO

Come mai l’uomo reprime tanto e si ammala? Perché la società t’insegna a controllare, non a trasformare, e la via della trasformazione è completamente diversa. Tanto per cominciare, non è affatto la via del controllo, ma piuttosto l’opposto.

Primo: nel controllare, reprimi e nel trasformare, esprimi.

Ma non occorre esprimere con qualcun altro, perché l’altro è irrilevante. La prossima volta che sei arrabbiato, fai per sette volte il giro dell’isolato di corsa, e poi siediti sotto un albero e osserva dov’è andata la rabbia.

correre donna     correre uomo

 

Non l’hai repressa, non l’hai controllata, non l’hai gettata su qualcun altro – perché se la getti su qualcun altro si crea una reazione a catena: l’altro è sciocco quanto te, inconscio quanto te. Se la getti su un altro, e l’altro è illuminato, non ci sarà alcun problema; ti aiuterà a buttarla fuori grazie a una catarsi. Ma l’altro è ignorante come lo sei tu – se gli butti addosso la tua rabbia, reagirà. Ti getterà addosso ancora più rabbia, perché è represso quanto te. Diventa una reazione a catena: tu la getti su di lui, lui la ributta su di te, e diventate nemici.

Non buttarla addosso a nessuno. È esattamente come quando senti di voler vomitare: non vai a vomitare su qualcun altro. La rabbia dev’essere vomitata. Va’ in bagno e vomita! Ripulirà tutto il corpo – se reprimi il vomito, può essere pericoloso. Quando vomiti, ti senti rinnovato, ti senti alleggerito, ti senti bene, sano. Qualcosa non andava nel cibo che avevi consumato e il corpo l’ha rifiutato. Non continuare a forzarlo a restare dentro di te.

La rabbia è solo vomito mentale. C’è qualcosa che non va in ciò che hai ingoiato, e tutto il tuo essere psichico vuole liberarsene; ma non vuol dire che devi buttarlo addosso a qualcun altro.

La società ti dice di controllare la rabbia proprio perché la gente tende a buttarla sugli altri.

Non c’è alcun bisogno di buttare la rabbia addosso a qualcuno. Puoi andare in bagno, puoi andare a fare una lunga passeggiata – vuol dire solo che qualcosa dentro di te richiede un’attività intensa in modo da poter essere rilasciata. Vai a correre e sentirai che la rabbia viene espressa ed eliminata, oppure prendi un cuscino e picchialo, litiga con il cuscino, mordilo, finché le mani e le mascelle diventano rilassate.

cuscino mordimi

 

Con una catarsi di cinque minuti ti sentirai alleggerito e, quando farai questa scoperta, non getterai mai più la rabbia su qualcuno, perché questa è una cosa assolutamente sciocca.

Quindi la prima fase del processo di trasformazione è esprimere la rabbia, ma non buttandola addosso a qualcuno, perché allora non potrai esprimerla totalmente. Vorresti uccidere, ma è possibile; vorresti mordere, ma non è possibile. Puoi farlo però con un cuscino. Cuscino vuol dire ‘già illuminato’; il cuscino è illuminato, un buddha. Il cuscino non reagirà, non ti trascinerà in tribunale, non ti sarà nemico – non farà nulla. Il cuscino sarà felice, e riderà di te.

La seconda cosa da ricordare è: sii consapevole.

Per controllare, non occorre alcuna consapevolezza; lo fai in modo meccanico, come un robot. La rabbia arriva, e c’è un meccanismo per cui di colpo tutto il tuo essere diventa limitato e chiuso. Ma se sei consapevole, il controllo non potrà essere così facile.

La società non t’insegna mai a osservare, perché quando qualcuno è consapevole, quando osserva, è completamente aperto. Fa parte della consapevolezza: sei aperto – e se vuoi reprimere qualcosa mentre sei aperto, diventa una contraddizione, potrebbe comunque emergere. La società t’insegna come chiuderti, come collassare in te stesso; non ti permette nemmeno una finestrina attraverso la quale tu possa uscire.

Ma ricorda che quando nulla può uscire, nulla può entrare. Quando la rabbia non può uscire, diventi chiuso. Se tocchi una roccia molto bella, dentro di te non entrerà nulla; quando guardi un fiore, non entrerà nulla: i tuoi occhi sono morti, chiusi. Baci qualcuno, e nulla penetra dentro di te perché sei chiuso. Vivi una vita priva di sensibilità.

La sensibilità cresce insieme alla consapevolezza.

Con il controllo diventi opaco, morto – questa è una parte del meccanismo di controllo: se sei opaco e morto nulla ti potrà influenzare, come se il corpo fosse diventato una fortezza, una cittadella. Nulla ti toccherà, né l’insulto, né l’amore.

Ma questo controllo avviene a un prezzo molto alto, ed è un prezzo che non è necessario pagare; a quel punto diventa l’unico fenomeno della tua vita: come controllarti, e poi morire! Lo sforzo di controllare assorbe tutta la tua energia, e poi muori. La vita così diventa una cosa opaca e morta; tiri avanti, in qualche maniera.

La società t’insegna il controllo e la condanna, perché un bambino controllerà qualcosa solo quando sente che è condannata. La rabbia è male, il sesso è male; tutto ciò che dev’essere controllato viene fatto apparire al bambino come un peccato, come una cosa malvagia.

Il figlio di Mulla Nasruddin sta diventando grande. Ora ha dieci anni e Mulla pensa: questo è il momento, è abbastanza grande perché gli riveli i segreti della vita. Lo chiama nel suo studio e gli fa un discorsetto sulla vita sessuale degli uccellini e delle api. Alla fine gli dice: “Quando sentirai che il tuo fratellino sarà abbastanza cresciuto, potrai dirgli tu tutte queste cose”.

Qualche minuto dopo, passando davanti alla stanza dei bambini, sente il bambino più grande, quello di dieci anni, che si è già messo all’opera. Sta dicendo al fratello più piccolo: “Guarda, sai quelle cose che la gente fa quando vuole un bambino? Beh, papà mi ha detto che uccellini e api fanno la stessa dannata cosa”.

Nasce una profonda condanna rispetto a tutto ciò che è vivo.

E il sesso è la cosa più viva che esista – deve esserlo! È la sorgente. Anche la rabbia è una cosa molto viva, perché è una forza di protezione. Se un bambino non può arrabbiarsi per nulla, non sarà in grado di sopravvivere. In certi momenti deve arrabbiarsi. Deve esporre il proprio essere, deve asserire la propria posizione, altrimenti non avrà spina dorsale.

La rabbia è bella, il sesso è bello. Ma le cose belle possono diventare orrende – dipende da te. Se le condanni, diventano brutte; se le trasformi, diventano divine. La rabbia trasformata diventa compassione – perché l’energia è la stessa. Un buddha ha compassione: da dove nasce questa compassione? È la stessa energia che operava nella rabbia; ora, invece di diventare rabbia, si trasforma in compassione. Da dove nasce l’amore? Un Buddha è amore, un Gesù è amore. La stessa energia che opera nel sesso, diventa amore.

Ricorda che se condanni un fenomeno naturale, diventa velenoso, ti distrugge, diventa negativo, suicida. Se lo trasformi, diventa divino, diventa una forza divina, un elisir; grazie a esso arrivi all’immortalità, a un essere che non conosce la morte. Ma ci vuole una trasformazione.

La visione di Alce Nero Uomo Sacro dei Sioux Lakota Oglala, e il simbolismo massonico   Leave a comment


I Sioux Lakota Oglala, noti nella storia per il loro valore guerriero e per la nobile quanto disperata resistenza che opposero all’avanzata dei conquistatori bianchi, detengono una tradizione spirituale complessa ed elevata. Tale tradizione è conosciuta in tutto il mondo grazie al libro di John G. Neihardt “Alce nero parla”[1], che narra in forma poetica la biografia del guerriero e uomo sacro Alce Nero (Black Elk – Hehaka Sapa) e la sua “Grande Visione”. I rituali dei Sioux Oglala furono poi raccolti, dalla bocca dello stesso Alce Nero, da Joseph Epes Brown, che li espose in un altro libro dal titolo “La sacra pipa”[2]. Essi hanno, nel loro simbolismo, molti punti di contatto con i rituali massonici, con i quali condividono una rigorosa orientazione spaziale e l’importanza che vi rivestono le circoambulazioni intorno ad un centro.

Il simbolo più importante della tradizione Sioux Lakota è il cerchio sacro, che rappresenta l’intera manifestazione cosmica: “Il sole, il cielo, la terra, la luna, un corpo umano, un tronco d’albero, il giorno, la notte, un anno, la vita di un uomo, tutti questi erano cerchi sacri. Rispettando l’ordine naturale di queste cose i Lakota erigevano tepee [tende] circolari, che andavano a far parte del cerchio dell’accampamento, e si sedevano in cerchio nelle occasioni cerimoniali. L’interezza del cerchio, senza inizio e senza fine, rappresentava l’unicità dell’universo”.[3].Nella tradizione lakota tutto l’universo è concepito come permeato da una forza sacra (wakan) che lo anima, forza una e molteplice la cui totalità è denominata Wakan Tanka, il Grande Mistero.

Gli Uomini Sacri (Wicasa Wakan), i depositari della tradizione lakota, arrivano a conoscere certi aspetti del wakan attraverso precisi riti, fra i quali importantissimo è quello della “ricerca della visione”. In esso il ricercatore della visione, dopo essersi purificato attraverso il rito della “capanna del sudore”, si isola in un luogo appartato, spesso di caratteristiche terrifiche, e, dopo aver passato alcuni giorni senza cibo né acqua in una buca coperta da una pelle -momento rituale che richiama da vicino quello del “Gabinetto delle Riflessioni” massonico-, evoca con la pipa sacra una visione che, qualora ottenuta, gli conferisce particolari poteri. Se chi ha ricevuto la visione è destinato a divenire un “Uomo Sacro”, la sua formazione sarà completata da un periodo di istruzione da parte di un Wikasa Wakan anziano.

La pipa sacra utilizzata nei rituali è considerata il più potente mezzo di comunicazione fra cielo e terra. Essa viene fatta circolare in senso destrorso fra i partecipanti al rito, ed offerta alle sei direzioni dello spazio ( il cielo, la terra e i quattro punti cardinali). Il tabacco posto nel fornello rappresenta tutto il cosmo e viene consumato in modo sacrificale. La pipa è composta di due parti: un fornello, ottenuto da una particolare pietra rossa (catlinite), e un cannello di legno di acero ornato di penne d’aquila. Queste due parti, abitualmente tenute rigorosamente separate, sono congiunte solo durante lo svolgimento del rituale, come la squadra e il compasso nei riti massonici. Del resto, la pietra del fornello può essere avvicinata simbolicamente alla terra, rappresentata nel simbolismo massonico dalla squadra, mentre il cannello ornato di penne d’aquila, animale simbolo di Wakan Tanka, ha un corrispondente nel compasso, simbolo del cielo.[4]. La pipa unita nelle sue due parti è considerata un oggetto di grande potere che va maneggiato con somma cautela, come un’arma pronta a colpire.

La Sacra Pipa

Un altro simbolo molto importante della tradizione lakota è quello del palo sacro, o albero cosmico assiale, che è eretto nella sacrificale “danza del sole” e nello stesso rituale di ricerca della visione.

Alce Nero e John G. Neihardt

Alce Nero, Uomo Sacro (Wichasha Wakan) e guaritore tradizionale sioux, apparteneva alla stessa comunità dei Sioux Oglala del mitico guerriero e combattente per la libertà Cavallo Pazzo, di cui era lontano cugino . A 12 anni partecipò alla battaglia di Little big Horn, nella quale una coalizione di tribù pellerossa, guidata da Toro Seduto, sconfisse il generale Custer. Fu poi testimone del massacro di Wounded Knee, che pose fine definitivamente alla resistenza contro i bianchi e causò il tracollo quasi completo della tradizione spirituale lakota. Durante tale episodio venne seriamente ferito.[5]

La vita spirituale di Alce nero fu molto difficile e complessa. All’età di 9 anni improvvisamente si ammalò, cadendo in uno stato di apparente incoscienza. Durante tale stato, che si protrasse per 12 giorni, ricevette una Grande Visione dagli “Esseri del tuono” detenenti i “poteri dell’Ovest”. L’episodio doveva segnare tutta la sua vita. A diciotto anni, stabilitosi nella riserva di Pine Ridge, vi compì il rito Heyoka (o rito del Sacro Commediante) ed altri riti tradizionali oglala; in seguito gli vennero riconosciuti dalla comunità pellerossa in cui viveva poteri di guarigione. Nel 1886 Alce nero, spinto dalla curiosità di conoscere l’ambiente originario dei bianchi, intraprese un viaggio di tre anni in Europa al seguito del circo di Buffalo Bill. Ebbe così occasione di conoscere i modi di vita occidentali e di entrare in contatto per la prima volta con la tradizione cristiana, da cui fu favorevolmente impressionato. Ritornato a Pine Ridge, partecipò alla “Danza degli spettri”, il disarmato movimento millenaristico pellerossa, guidato dall’indiano paiute Wovoka, che prometteva il riscatto dei pellerossa, la cacciata dei bianchi per opera divina , il ritorno dei bisonti e degli indiani morti. La “Danza degli spettri” ebbe termine con la brutale repressione militare statunitense culminata con l’assassinio di Toro Seduto ed il massacro di Wounded Knee. In seguito Alce Nero si unì alla chiesa cattolica e, sotto la pressione dei gesuiti della missione di Pine Ridge, abbandonò le pratiche di guaritore tradizionale, divenendo catechista e membro rispettato della comunità cattolica.

Nel 1930 Alce Nero seppe che lo scrittore e poeta del Nebraska John G. Neihardt era in visita alla riserva di Pine Ridge allo scopo di raccogliere materiali per un libro che avrebbe dovuto narrare la storia della “Danza degli spettri” e del massacro di Wounded Knee[6]. Il vecchio sioux decise di trasmettere a Neihardt il patrimonio di ricordi di cui era depositario e che rischiava, con la sua morte, di andare perso per sempre. Ma ciò che gli stava a cuore di più era trasmettere i contenuti della sua “Grande Visione”. Fra i due uomini si stabilì un rapporto molto profondo: Neihardt apparve ad Alce Nero come provvidenzialmente destinato a far conoscere al mondo la tradizione spirituale Oglala e la sua visione, e venne da lui adottato come figlio con il nome di “Arcobaleno Fiammeggiante”[7]. Il significato che ebbe per Alce Nero la visita di Neihardt è chiaramente espresso dalle parole che in una occasione il vecchio Uomo Sacro rivolse al poeta bianco:

“Prima che ti avessi mai visto mi ponevo domande sul sogno, e il tuo fratello fantasma [il Sé superiore di Neihardt] ti ha messo qui per fare del bene al tuo popolo. E attraverso te il tuo popolo avrà la conoscenza. Inoltre, questa mia visione deve uscire, sento, ma in qualche modo non riuscivo mai a trovare qualcuno che la potesse fare uscire. Ci pensavo e ripensavo ed ero triste. Volevo che il mondo la conoscesse. Sembra che il tuo fratello fantasma ti abbia mandato qui per fare questo per me. Tu sei qui e hai la visione proprio nel modo in cui volevo io, e l’albero fiorirà di nuovo, e il popolo saprà la realtà dei fatti. Noi vogliamo che quest’albero torni a fiorire nel mondo del vero che non giudica.” [8]

La fiducia di Alce Nero era ben riposta: Neihardt non solo accolse con profondissimo rispetto la visione del vecchio Uomo Sacro, ma se ne dimostrò un fedele interprete, evidenziandone i contenuti più universali e rendendola in un linguaggio poetico che ne assicurò la diffusione fra un numero enorme di lettori. L’adeguatezza di Neihardt alla funzione intravista in lui da Alce Nero fu non solo dovuta alla sua personale sensibilità per il simbolismo tradizionale, ma anche al fatto d’essere lui stesso un iniziato, avendo ricevuto l’Iniziazione, l’aumento di salario a Compagno e l’elevazione a Maestro Massone in una loggia affiliata alla Gran Loggia del Nebraska.

Il libro di John Neihardt “Alce Nero Parla” fu oggetto di violente polemiche da parte di rappresentanti del mondo cattolico, polemiche che, da parte di alcuni particolari settori di tale mondo, si prolungano ancora oggi.

Per chiarire il contesto in cui esse si svilupparono, la loro reale portata e le loro assai particolari finalità rinviamo al libro “Il sesto antenato. I testi originali degli insegnamenti di Alce Nero”, a cura di Raymond De Mallie. Il libro raccoglie i documenti originali delle interviste rese a Neihardt da Alce nero, oltre ad interessanti dati storico-biografici. Di particolare valore è la lunga introduzione di De Mallie, che chiarisce in modo definitivo la delicata questione dei rapporti fra Neihardt e Alce Nero, e fra quest’ultimo e la comunità religiosa cattolica locale.

La Grande Visione di Alce Nero

Alce Nero ricevette la sua Grande Visione da bambino, all’età di 9 anni, quando la sua mente venne

“rapita tra le nuvole” e condotta presso i “sei antenati”, personificazione dei poteri delle direzioni dello spazio, che lo investirono di una missione di guida del suo popolo.

La visione è particolarmente complessa e il suo simbolismo, strettamente legato alla tradizione Lakota, è di difficile decifrazione. Ci limiteremo perciò a riassumerne alcuni punti salienti, in cui emergono chiaramente alcuni dati simbolici di carattere universale comuni a tutte le tradizioni. A tal fine, faremo riferimento alle notazioni stenografiche di Neihardt raccolte nel libro “Il sesto antenato”, differenti in alcune parti dall’esposizione letteraria e poetica del libro “Alce nero parla”.

Nella sua esperienza visionaria, Alce Nero si “stacca” dal proprio, corpo, che appare ai genitori e agli altri membri della tribù come caduto in stato d’incoscienza e, richiamato dagli antenati, sale su una nuvola. Dopo che gli sono stati mostrati i cavalli delle quattro direzioni dello spazio, è condotto attraverso la “porta d’arcobaleno” al “tepee di nuvola” degli antenati, che gli dicono: “I tuoi antenati di tutto il mondo e di tutta la terra stanno tenendo consiglio e tu sei stato chiamato, così eccoti qui. Osserva allora coloro dove cala il sole; da là verranno, vedrai. Da essi tu conoscerai il potere di volontà di me stesso, poiché essi ti porteranno al centro della terra, e le nazioni di ogni genere tremeranno. Osserva il sole dove brilla incessantemente, poiché essi ti porteranno là.”[9].

Gli antenati gli mostrano due strade che si estendono sulla terra: la strada sacra rossa, da nord a sud (la strada degli spiriti buoni, dei poteri benefici e di guarigione) e la strada nera, da est ad ovest (la strada degli Esseri del Tuono, della paura, dei poteri distruttivi e guerreschi).[10] Tale simbolismo richiama la consueta bipolarità dell’influenza spirituale nei suoi due aspetti di misericordia e rigore, come sono ravvisati anche in altre forme tradizionali.[11]

Gli viene fatta percorrere la strada sacra nera che va da ovest ad est e deve sconfiggere un nemico, lo spirito dell’acqua; poi deve percorrere la strada rossa che va da sud a nord, ricevendo così poteri salvifici. Gli è conferito il Cerchio Sacro della nazione, con la missione di guidarla, e gli è ingiunto di recarsi al suo centro: “Guarda, quando andrai al centro del cerchio della nazione tu correrai i quattro quarti.” (nessuno sarà sacro di fronte a me [dice Alce Nero]. Dovunque andrò, di fronte a me non vi sarà compito arduo. Ogni compito che intraprenderò arriverò a portarlo a termine. Non sarà mai difficile per me)[12] . In seguito sono conferiti ad Alce Nero il potere dell’erba di guarigione del nord e il sacro bastone. Il pioppo sacro della nazione, che non era mai fiorito per il sopraggiungere dell’uomo bianco, è posto al centro del cerchio.[13].

La visione di Alce Nero assume poi un carattere guerresco. Egli compie, insieme con altri cavalieri, una carica a cavallo, al culmine della quale uccide un cane caratterizzato dall’avere un lato bianco e l’altro nero[14] (un evidente simbolo della dualità cosmica come il pavimento a scacchi massonico). Gli è poi data l’erba del potere dell’ovest e gli appaiono le quattro vergini dell’universo, una delle quali porta la sacra pipa; dopo di ciò tutta la natura rifiorisce. Indi Alce Nero è portato “al centro della terra e sulla cima della montagna; gli è donata l’erba della stella del mattino, il cui potere consente di condurre a compimento qualsiasi impresa”[15] Dice Alce Nero: “Mi avevano portato in tutto il mondo e mostrato tutti i poteri. Mi portarono al centro della terra per rivedere tutto. Quest’ultimo canto significa che avevo già visto tutte queste cose. Dovevo vedere il bene e il male. Dovevo vedere cosa era buono per gli esseri umani e cosa non lo era.”[16]La visione assume un carattere apocalittico quando gli è donata l’erba del soldato, dotata di un terribile potere distruttivo, e gli viene annunciato: “ci sarà lotta fra le nazioni e tu difenderai il tuo popolo con quest’erba”[17]. Ricondotto presso gli antenati, che gli conferiscono altri poteri e lo confermano nella sua missione, Alce nero comprende di essere lui stesso il “Sesto Antenato”, che rappresenta lo spirito dell’Uomo. Esce poi dal tepee di nuvola degli antenati, che vede svanire, ed il cui posto è preso da una grande montagna, identificata come Harney Peak, sulle Colline Nere, il centro sacro dei Lakota. Ritorna infine a casa, scortato dall’aquila chiazzata simbolo di Wakan Tanka e, dopo dodici giorni, “rientra” nel suo corpo di fanciullo e riprende la coscienza ordinaria, risvegliandosi nel tepee dei genitori[18].

Alce Nero rinuncia a realizzare la sua visione

La visione di Alce Nero conteneva dunque un messaggio di riscatto e di rivincita guerriera delle genti pellerossa, messaggio che , insieme al motivo dell’albero sacro, la accomunava alla quasi contemporanea “Danza degli spettri”.

L’Uomo Sacro lakota, forse scoraggiato dalle sciagure che colpirono il suo popolo e dalla disparità militare delle forze in campo, forse anche influenzato dal messaggio d’apertura universalistica veicolato dal cristianesimo, rinunciò a seguire la sua Grande Visione e a tentare di mettere in azione i poteri in essa ricevuti , che avrebbero dovuto condurlo a diventare il capo vittorioso di una rinata nazione lakota. In particolare evitò di tentare di attivare i poteri distruttivi connessi alla misteriosa “erba del soldato”. Gli rimase però un grande rimpianto, un senso di frustrazione e fallimento, che cercò di superare comunicando al mondo i contenuti della sua visione attraverso la penna di John Neihardt.

Lo stato d’animo del vecchio Lakota è ben reso dal famoso passo che chiude il libro “Alce Nero parla”, laddove Neihhardt interpretò la parabola esistenziale del vecchio “uomo sacro” facendogli dire:

“Quanto a me, l’uomo a cui fu concessa in gioventù una così grande visione, adesso mi vedete ridotto a essere un vecchio pietoso che non ha fatto un bel niente, perché il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro e l’albero sacro è morto.” [19]

Alce Nero in seguito alla pubblicazione del libro di Neihardt subì moltissime pressioni da parte dei missionari gesuiti, molto allarmati di un suo possibile aperto ritorno alla tradizione lakota (che in realtà sul piano più profondo egli non abbandonò mai). Il vecchio sioux si vide penosamente indotto a sottoscrivere dichiarazioni, di più che dubbia spontaneità, riguardo alla saldezza della propria fede cattolica.[20] Va però riconosciuto che il suo interesse per taluni aspetti del cristianesimo era probabilmente sincero, e forse egli non vedeva opposizione fra le tradizioni lakota e le scritture cristiane considerate nel loro senso più profondo.

Neihardt, dal canto suo, colse la portata universale di moltissimi dei simboli presenti nella visione, simboli che non appartengono unicamente alla tradizione lakota, ma si ritrovano immutabili in tutte le tradizioni autentiche.

Un tale universalismo è bene espresso dal pensiero che lo scrittore fa esprimere ad Alce Nero quando, nello svolgersi della sua visione, egli si ritrova al centro del mondo:

“Poi mi trovai sulla più alta di tutte le montagne, e tutt’intorno sotto di me c’era l’intero cerchio del mondo. E in quel luogo vidi più di quel che posso raccontare e capii più di quel che vedevo; perché vedevo in maniera sacra la forma di tutte le cose nello spirito, e la forma di tutte le forme così come debbono vivere insieme come un unico essere. E vidi che il cerchio sacro del mio popolo non era che uno dei molti cerchi che facevano un circolo ampio come la luce del giorno e come la luce delle stelle, e nel centro cresceva un robusto albero fiorente per proteggere tutti i figli di una madre e di un padre. E vidi che era un albero sacro.” – Alce nero disse che la montagna sulla quale egli si trovava nella sua visione era lo Harney Peak nei Black Hills. Ma qualunque luogo è il centro del mondo” aggiunse.- [21].

Il simbolismo del Centro e delle direzioni dello spazio

Per cercare di comprendere la visione di Alce Nero è necessario ricorrere al simbolismo geometrico e, più in particolare, al simbolismo della croce. Tale simbolismo si trova espresso e sviluppato nei rituali e nei simboli massonici dei vari gradi, soprattutto in quello di maestro, dove la croce compare raffigurata nel Quadro di Loggia.

La croce è un simbolo presente in tutte le tradizioni regolari e ortodosse, risalendo alla Tradizione Primordiale, la tradizione unica delle origini di cui tutte le tradizioni storiche secondarie non sono che la derivazione e il riflesso.

Posta verticalmente essa rappresenta “il modo” in cui viene effettuata la realizzazione dell’Uomo Universale, mediante “la perfetta comunione della totalità degli stati dell’Essere gerarchizzati in modo armonico e conforme, nel loro sviluppo integrale secondo i due sensi della “Ampiezza” e della “Esaltazione”[22].

L’esistenza universale comprende una moltitudine indefinita di gradi o mondi, cui corrispondono degli stati dell’Essere, compresi nella sintesi totale dell’Uomo Universale.

Il braccio orizzontale di una croce a due dimensioni rappresenta lo stato umano (senso dell’ampiezza). Il braccio verticale della stessa rappresenta la moltitudine indefinita degli altri stati dell’essere, superiori ed inferiori allo stato umano, sovrapposti in ordine gerarchico (senso dell’esaltazione). Gli stati dell’essere superiori a quello umano possono essere individuali o sopraindividuali ( corrispondono a questi ultimi gli stati angelici o, secondo la terminologia indù, dei Deva) mentre gli stati inferiori si possono dire infraumani (come quelli titanici, o degli Asura).

Il braccio verticale della croce incontra quello orizzontale in un punto che diviene, in un processo iniziatico avente per supporto lo stato umano, il centro dello stato umano stesso.

Se si concepisce una croce posta su un piano orizzontale che abbia lo stesso centro della precedente croce verticale, si ottiene una “ croce a tre dimensioni, croce i cui rami sono orientati secondo le sei direzioni dello spazio; queste ultime corrispondono ai sei punti cardinali [nord, sud, est, ovest, zenit e nadir] che con il centro formano il settenario”[23].

Prendendo in considerazione il solo stato umano, si può concepirlo come un piano orizzontale attraversato da due rette aventi direzione nord-sud ed est-ovest, che si incrociano in un punto situato al centro di una serie indefinita di cerchi concentrici, rappresentanti le differenti modalità dello stato umano[24].

Alla luce di queste nozioni sul simbolismo della croce, la frase del rituale inglese secondo cui, aperti i lavori, la Loggia è “debitamente aperta sul centro” acquista un significato profondissimo. L’importanza di tale riferimento, e di quello al simbolismo delle direzioni dello spazio, emerge in tutta la sua evidenza da un passo del rituale Emulation di apertura del terzo grado, in cui si menziona una marcia da Oriente ad Occidente intrapresa allo scopo di recuperare i segreti perduti dei liberi muratori, i quali sono conservati nel Centro, punto collocandosi nel quale il maestro libero muratore non può smarrirsi.[25]

Il Centro menzionato nel rituale Emulation è appunto il centro dello stato umano, raggiungendo il quale è possibile dominare tutto lo stato umano stesso ed ascendere agli stati superiori dell’Essere.[26]

La realizzazione iniziatica completa è la realizzazione “effettiva” della totalità dell’Essere. Essa consta di due fasi: una prima fase di sviluppo orizzontale delle possibilità dello stato umano nella sua integralità e d’identificazione col centro dello stesso; una seconda fase in cui l’iniziato, dal centro dello stato umano, si eleva agli stati superiori dell’Essere, i quali non costituiranno essi stessi che delle tappe, poiché l’itinerario iniziatico si concluderà solo con l’integrazione della totalità degli stati molteplici dell’Essere, meta finale che la dottrina indù chiama “Liberazione” e quella del sufismo “Identità suprema”.

La prima fase d’identificazione col centro dello stato umano coincide con la realizzazione dei Piccoli Misteri, cioè con la reintegrazione dell’iniziato nello stato edenico dell’Adamo primordiale prima della caduta: qui termina il lavoro massonico considerato in senso stretto, essendo la massoneria una organizzazione iniziatica dei Piccoli Misteri.[27]

Non termina però il lavoro di realizzazione iniziatica, in quanto al compimento dei Piccoli Misteri, cioè al conseguimento della maestria nello stato umano, deve seguire quello dei Grandi Misteri, costituiti dalla realizzazione completa, in verticale e in orizzontale, dell’Uomo Universale.

Nella tradizione massonica la transizione dai piccoli ai grandi misteri è simboleggiata dal passaggio “dalla massoneria della squadra alla massoneria dell’arco” e dal simbolismo dell’ “esaltazione”. Tali simbolismi si ritrovano nel grado inglese del Royal Arch, in cui è accennata l’apertura verso i Grandi Misteri[28].

Conclusioni

Nella visione di Alce nero i simbolismi delle direzioni dello spazio, del cerchio e del centro del mondo hanno un’importanza sovraeminente, così come del resto la hanno in tutte le tradizioni ortodosse, nella massonica prima fra tutte .

Vi compaiono anche altri importanti temi: quello della terra sacra, quello del centro spirituale inteso come centro della stessa, e infine quello di una figura di carattere soteriologico destinata a incarnare pienamente la tradizione restaurandola nella sua iniziale perfezione, anche attraverso atti “di giustizia” di carattere esteriore. Tale figura è presente, con le stesse caratteristiche, in quasi tutte le tradizioni storiche: come Cristo della seconda venuta nel cristianesimo e nell’islam (che sarà preceduto, secondo quest’ultima tradizione, dalla figura riordinatrice e rettificatrice del Mahdi), come Kalki Avatara nell’induismo, come Shaoshant nello zoroastrismo.

Tutti questi temi non appartengono, nella loro essenza simbolica, alle singole tradizioni, ma sono in esse il riflesso degli archetipi universali della Tradizione Primordiale.

In ciò risiede, in ultima analisi, l’importanza e il fascino della visione di Alce nero, che ci è stata preservata e consegnata grazie all’opera del fratello libero muratore John Neihardt, che l’ha saputa in modo così luminoso raccogliere ed interpretare.

[1] ed. Adelphi, 1968

[2] ed. Bompiani, 1986

[3] Il sesto antenato. I testi originali degli insegnamenti di Alce Nero, a cura di Raymond De Mallie, pag 106, ed. Xenia, 1996

[4] vedi William K. Powers, Oglala religion, pag. 86-88, The university of Nebraska press, 1975,1977, Bison Books Printing 1982

[5] Non si può tacere il fatto che moltissimi degli ufficiali e dei soldati dell’esercito degli Stati Uniti d’America a quel tempo erano massoni, così come molti dei dirigenti politici di quel paese. Una spiegazione profonda della tragedia del genocidio dei pellerossa, col susseguirsi di nefandezze ed orrori che la caratterizzò, consiste nel leggervi uno degli ultimi episodi del conflitto millenario fra i popoli nomadi e quelli sedentari, con le loro rispettive tradizioni, conflitto che vede inevitabilmente i popoli nomadi soccombere (vedi l’articolo di René Guénon “Caino e Abele” in “il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi”, pag. 141-147, ed. Adelphi, 1982). Questa realtà della storia tradizionale, per quanto possa apparire ingiusta e inaccettabile sul piano meramente umano, rientra nel misterioso piano del Grande Architetto dell’Universo, in cui gli squilibri parziali sono parti di un superiore equilibrio totale.

[6] Il sesto antenato. I testi originali degli insegnamenti di Alce Nero, a cura di Raymond De Mallie, pag. 43-44

[7] L’arcobaleno, nel simbolismo tradizionale, “è il ponte che collega il mondo sensibile con quello sovrasensibile” (René Guénon, Il re del mondo, pag. 19, ed. Adelphi, 1977)

[8] Il sesto antenato, pag. 61

[9] Il sesto antenato, pag. 146

[10] ibidem pag. 148

[11] vedi René Guénon, Il Re del Mondo, pag. 30-31

[12] Il sesto antenato, pag. 157

[13] ibidem pag. 160

[14] ibidem pag. 162

[15] ibidem pag. 164

[16] ibidem pag. 165

[17] ibidem, pag. 166

[18] ibidem pag. 168-173

[19] Alce nero parla, pag. 275, ed. Adelphi, 1988

[20] Il sesto antenato, pag. 76-80

[21] Alce nero parla, pag. 47-48

[22] René Guénon, Il Simbolismo della Croce, pag. 29, ed. Luni, 1998

[23] ibidem, pag. 36

[24] ibidem pag. 107

[25] Emulation Ritual – Grado di Maestro Libero Muratore, pag. 12-13, G.O.I. ed. Erasmo 2004

[26] Non a caso, nel rito di fondazione della città romana antica, dopo aver individuato un punto atto a rappresentare il centro della città si descriveva un cerchio, poi si determinavano i due punti corrispondenti all’Est e all’Ovest individuando così il Decumano, indi, attraverso la nota costruzione con compasso, si individuavano il Nord e il Sud, ottenendo il Cardo.

[27] vedi l’articolo di René Guénon “Riunire ciò che è sparso” né Simboli della Scienza Sacra, pag. 259-262, ed. Adelphi, 1978

[28] vedi l’articolo di René Guénon “La pietra angolare” in Simboli della Scienza Sacra, pag. 238-250, ed Adelphi

 

Leonardo da Vinci e la sua ultima cena   Leave a comment


 

ultima cena 2

 

 

 

Non  mi era mai capitato di riflettere cosi profondamente sull’ultima cena,seguendo i consigli  che trovate qui.

A mio parere è un video interessantissimo :è in spagnolo e potete comunque seguire

i sottotitoli in spagnolo,cosi che la comprensione risulta più facile.

A riprova di quanto affermato ci sono altri video in italiano (l’ipotesi del bambino è affascinante..)

COME D’ALTRONDE QUELLA (si trova traccia nei vangeli gnostici..che tre erano le Marie che seguivano sempre Gesù

ed una di queste era Maria Maddalena, la sua sposa.

Papa Bergoglio: “Mi dicono comunista, ma opzione per i poveri è nel Vangelo. I movimenti sociali proseguano la lotta”   Leave a comment


Papa Bergoglio: “Mi dicono comunista, ma opzione per i poveri è nel Vangelo. I movimenti sociali proseguano la lotta”.

cosa pensano molte donne..i genitali..ormai li conosciamo..perchè non provare a girare un nuovo tipo di filmati sull’educazione erotica?   Leave a comment


 

 

iL VANGELO DI TOMMASO APOSTOLO (DETTI SEGRETI DI GESU’)   Leave a comment


http://web.tiscalinet.it/Agrapha/Vangeli/Vang_Tommaso_descr.html

Fra i testi copti scoperti nel 1945 a Khenoboskion, si è subito rivelato di eccezionale interesse quello contenente il Vangelo di Tommaso, di cui comunque si conosceva l’esistenza attraverso allusioni e alcune citazioni nella letteratura patristica.
Da sempre tutti gli studiosi del settore bramavano a questo testo, sino a poco tempo fà ancora sconosciuto e poiché era viva l’impressione che doveva trattarsi di un documento importantissimo, immenso era quindi il rammarico di esserne all’oscuro.
La scoperta del Vangelo di Tommaso ha confermato le opinioni che si avevano al riguardo, tanto che non si è esitato a considerarlo come il «Quinto Vangelo» e a ritenerlo degno di essere incorporato ai sinottici.
Il manoscrittto copto appartiene all’inizio del sec. IV, ma l’originale in lingua greca risale senza dubbio fra la fine del I e gli inizi del II secolo (90 ÷ 120 d.C.).
Questo fatto colloca il Vangelo di Tommaso fra i primi documenti cristiani, praticamente in coincidenza con le date di composizione dei Vangeli Canonici, e solleva la questione delle reciproche influenze e dell’ambiente religioso di cui esso esprimeva il pensiero.
Il Vangelo di Tommaso infatti (il quale non ha nulla a che vedere con il Vangelo dell’infanzia dello Pseudo-Tommaso, con cui veniva confuso prima della scoperta di Khenoboskion) presenta una serie di oltre cento logia di Gesù, che hanno forma identica, o molto simile, a quella di versetti contenuti nei quattro Vengeli canonici (soprattutto Matteo e Luca) o che hanno uno stretto rapporto concettuale con passi neotestamentari. Ma molti di essi per la loro collocazione o per l’aggiunta di qualche particolare, risultano differenti nel significato. Altri hanno una struttura ed un significato che ben si accorda con lo spirito dei testi canonici, ma un contenuto assolutamente nuovo. Infine, un terzo circa dei paragrafi di cui è composto il Vangelo di Tommaso non ha alcuna corrispondenza, né come forma né come contenuto, con i testi canonici, e proprio questi paragrafi costituiscono l’aspetto più interessante di questo tesoro di spiritualità ed anzi danno la chiave per una interpretazione diversa, non solo delle parti che si differenziano dai testi noti, ma spesso anche di versetti formalmente identici; essi infatti, sono chiaramente ispirati alla dottrina gnostica.
Questa constatazione propone agli studiosi un grave quesito: ci troviamo di fronte alla rivelazione gnostica di una fonte comune, indipendente e contemporanea alla redazione dei Vangeli canonici?
Il Vangelo di Tommaso, come è indubitamente accertato, pur presentando notevoli legami con i canonici, non deriva da essi, si deve allora senz’altro supporre una fonte comune (o una collezione scritta di detti o una tradizione orale) da cui abbiano preso le mosse tanto i Vangeli canonici quanto il Vangelo di Tommaso (Didimo Thoma)
A scagionarlo dalla grave accusa di «eresia» dovrebbe bastare il fatto che molte affermazioni di esso, ispirate allo gnosticismo, trovano esatta rispondenza in passi di Giovanni e delle lettere paoline; la conclusione può essere che, al momento della primitiva stesura dei Vangeli di Tommaso, di Giovanni e delle lettere di Paolo, l’interpretazione gnostica era perfettamente legittima, però in Giovanni e Paolo è rimasta in parte soverchiata da oscuri motivi, mentre in Tommaso essa appare prevalente, anzi esclusiva.
Degno di nota è infine il fatto che la scoperta del Vangelo di Tommaso ha permesso, fra le altre cose, di risolvere il problema di buona parte dei Papiri di Ossirinco (scoperti tra il 1897 e il 1908) assai mutili e di dificile interpretazione.
Per finire, è vero che, per il suo carattere di collezione di logia, di parabole e, raramente di dialoghi tra Gesù e i discepoli, il Vangelo di Tommaso sembra avere un aspetto meno affascinante dei corrispettivi canonici (con la loro cornice narrativa), e sembra frammentario e quasi disordinato; ma in realtà, esso segue una chiara linea logica riunendo a gruppi esortazioni alla gnosi, parabole ed esposizioni dottrinali.

Queste sono le parole segrete che Gesù il Vivente¹ ha detto e Didimo Giuda Tommaso² ha trascritto.
1) Cfr. Ap. I 18. Più avanti Tommaso spiegherà la ragione di tale appellativo: Gesù è contrapposto all’uomo terreno, il cui spirito è “sepolto” nella materia.
Nel papiro frammentario di Ossirinco 654, si legge: «Queste sono le parole pronunciate da Gesù il Vivente… e a Tommaso. Disse loro: “Chiunque ascolterà queste parole, la morte non gusterà”. Il termine «segreto» è evidentemente da intendere non riferito alle singole parole o frasi, dato che in esse non c’è nulla di segreto, ma all’interpretazione esoterica che va data loro.
2) L’apostolo che qui si presenta come autore dell’apocrifo è chiamato soltanto “Tommaso” in Mc. III 18; Mt. X 3; Lc. VI 15; Jo. XIV 5; Atti I 13. Ma assolutamente nulla vieta di pensare che il vero nome fosse «Giuda», come è sempre indicato anche da Efrem, da Taziano e dalla Didaché, in quanto «Tommaso» è un soprannome (in aramaico Töma significa: gemello). Solo Giovanni in tre passi del suo Vangelo (Jo. XI 16; XX 24; XXI 2) dà il terzo nome:«Tommaso detto Didimo»; ma è una tautologia, perché anche Didimo significa “gemello”.

1.) Egli disse: – Chiunque trova la spiegazione di queste parole non gusterà la morte¹.
1) Jo. VIII 51 e anche Jo. III 15-16; V 24; VI 40, 47; Mc. IX 1; Mt. XVI 28; Lc. IX 27.

2.) Gesù disse: – Colui che cerca non cessi dal cercare, finché non trova¹ e quando troverà sarà commosso, e quando sarà stato commosso contemplerà e regnerà sul Tutto².
1) Cfr. Mt. VII 8 e Lc. XI 9 e 10. A differenza di Matteo e Luca quello di Tommaso è un chiaro invito alla gnosi. Anche nella Pistis Sophia 100 è detto:«Non cessate di cercare e non fermatevi finché non abbiate trovato i misteri purificatori che vi sublimeranno».
2) L’itinerario gnostico avviene secondo le seguenti tappe: conoscenza del bene, sua accettazione, contemplazione, elevazione mistica, immedesimazione con Dio e di conseguenza dominio dell’universo cosmico.

3.) Gesù disse: – Se coloro che vi guidano vi dicono: «Ecco! Il Regno è nel cielo», allora gli uccelli del cielo vi saranno prima di voi. Se essi vi dicono: «Il Regno è nel mare», allora i pesci vi saranno prima di voi¹. Ma il Regno è dentro di voi ed è fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, sarete conosciuti e saprete che siete figli del Padre Vivente. Ma se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella privazione e sarete voi stessi privazione².
1) Cfr. Lc. XVII 20-24; e anche Mc. XIII 5, 21-23; Mt. XXIV 26-28. L’aggiunta di Tommaso:«ed è fuori di voi» allude al fatto che, una volta effettuata la scoperta nella propria interiorità, occorrerà estraniarsi dalla materia, uscire dal proprio «io» terrestre per congiungersi e unificarsi con Dio.
Questo loghion sottolinea fortemente l’interiorità, l’attualità e spiritualità del Regno. Notare l’insistenza sulla conoscenza di sé che è uno dei temi centrali del Vangelo. Scintille del Padre, soltanto prendendo coscienza del proprio «io», vivono con il Padre che vive; in caso contrario sono povertà. In un contesto identico del Papiro di Ossirinco, 654, «chiunque conosce se stesso troverà il Regno… Conoscerete voi stessi e vedrete che siete figli del Padre». Un maestro gnostico non aveva dubbi a riguardo e avvertiva i discepoli: «Lascia la ricerca di Dio, la creazione e altre questioni consimili. Cercalo partendo da te stesso… Conosci le fonti del dolore, della gioia, dell’amore, dell’odio… Se esamini attentamente tali questioni troverai Dio in te stesso» (Ippolito, Refut., VIII, 15, 1-2).
2) Lo Pseudo Ippolito, Philosophumena V 6 ci spiega che, secondo la dottrina dei naasseni (una delle più antiche sette gnostiche), «la conoscenza dell’uomo è l’inizio della perfezione», l’ignoranza di se stessi è quindi imperfezione e tenebre. Per l’espressione «Figli del Padre Vivente» cfr. Rom. IX 26b e per la parte finale del paragrafo cfr. 1.Cor. VIII 2-3; XIII 12.

L’interpretazione del Loghion può non convincere  ,ma conoscendo  e non reprimendo quello che sinceramente siamo..

questa è la strada per conoscere ed avere misericordia di noi stessi e degli altri.

Con ciò voglio dire :è:

meglio essere peccatori che “irreprensibili”.

” i Farisei sono come cani nella mangiatoia dei buoi (il popolo)

essi non “mangiano” l’essenza della mia parola e non permettono ai buoi di mangiare.

Mettono fardelli impossibili da portare ma essi non li muovono neanche con un dito.”

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