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Il corpo umano..cervello ed organi..è un insieme..unico..   Leave a comment


 

Il corpo umano..cervello ed organi..è un insieme..unico..

con ciò..intendo dire..che tutti gli organi..e le parti..sono collegate al cervello.

Ma ..la riflessione importante..è..che..se..non si usano..tutte le parti..dell’organismo..

(dita..mani..piedi..gambe..sesso..il secondo chakra.. ( sono 7..i sacra ..nel corpo.e sono i punti energetici..cioè..di passaggio..dell’energia vitale del corpo,) allora succede.. che..di conseguenza..l’energia vitale non passa..

la conseguenza..è..che il cervello..non funziona la massimo..praticamente..diminuiscono..

le nostre capacità mentali.

Le religioni..che altro non sono..che istituzioni di potere..hanno sempre conosciuto..questi principi.

Da ciò..proviene..il comando  di non vivere..naturalmente..la nostra naturale umanita corporea.

Infatti..sia l’Ebraismo..che l’Islamismo..hanno vietato..la naturale..comprensibile..masturbazione . Siamo stati fatti..esseri corporei..sessuati..ed ad una certa età..inizia..la nostra vita ferile;

per gli uomini..il segno..sono..le prime..pollulazioni notturne.. per le donne..l’inizio è..la mestruazione.

Se..ad un essere..umano..si impedisce..la sua normale attività..riproduttiva..ciò..comporta ..di conseguenza..un blocco mentale..il cervello non funziona..correttamente.

Ridotto..ad un puledro..chiuso in un recinto..nell’inizio..della sua età fertile..e imossibilitato..concretamente..a viverla..viene..per effetto conseguenze..ridotto..ad una obbedienza forzata..a riconoscere..il potere..del suo “padrone”..e poi..la sua mmente..vacilla..in elucubrazioni mentali.. considerate..dai “padroni”..tendenze..religiose.

 

 

Risultati immagini per cavalla puledro chiusa in un recinto salta..lo steccato

 

https://lisigianni.wordpress.com/

 

ripreso..da l Blog  “ESSERE”..un..blog..penetrante..i reconditi meandri..del comportamento ..umano

 

“Leccaculo scambista”, personaggio diabolico che entra in scena nel momento in cui nello stesso ambito lavorativo c’è un altro leccaculo di livello alto. Ed è allora che si instaura una sorta di patto di non belligeranza tra i due contendenti che si riassume in un ““Tu dici in giro che io sono bravo ed io faccio altrettanto con te”. Vanno dal capo in due, dopo aver studiato quello da dire e non risparmiano di fare l’uno il testimone dell’altro  per dare maggior  credito  agli scenari apocalittici che raccontano. Nell’abbigliarsi  e nello zuccherare il caffè del capo, non si risparmiano in colpi bassi e attentati.

Sorvolando  sul leccaculo collodiano, lungimirante e altre tipologie, viene semplice dire che l’adulazione, nella nostra società rappresenta una strumento agevolato per acquisire privilegi e favori. Infatti,  personalizzare la leccata a seconda del destinatario, scoprendone i punti deboli: figli, intelligenza, bellezza, professione, casa, squadra di calcio, hobbies e cazzi& mazzi è quanto di più proficuo si possa fare in un ambito lavorativo . Già, perché ricevere complimenti e sentirsi circondati dal consenso spudoratamente falso, piace sempre di  più poiché è notorio che  la verità fa male e l’adulazione è sempre più vincente ed appagante. Peccato che nel nostro mondo non funzioni la stessa regola del mondo animale, in cui  il “puledro ruffiano” non trascorre una  buona esistenza, anzi ha una  vita triste e meschina.

Infatti, al cavallo ruffiano  vengono recisi i dotti deferenti, cioè gli viene praticata una vasectomia per renderlo sterile. L’intervento  non preclude l’ erezione, quindi, in ogni caso,  permetterà al nostro puledro  comunque il sollazzo sessuale. Le  cavalle, che hanno un brevissimo periodo di calore nel quale sono feconde e accettano il maschio, in quei giorni  sono particolarmente irascibili poiché  tendono ad  aggredire con sonori calci delle zampe posteriori, le palle ed il petto  dei  maschi troppo avventati . Ecco, durante questo periodo “nervoso”, si ricorre al  cosiddetto, sfigatissimo, puledro ruffiano, che viene introdotto nel recinto assieme alla cavalla in calore a prendersi  la fase acuta di calci e morsi. Questo per evitare  che la cavalla possa  calciare e ferire seriamente uno  stallone costosissimo. Comunque,  la battaglia puo’ durare anche qualche giorno e,  quando l’allevatore  si accorge  che la cavalla si è  “sfogata” fisicamente  e, stimolata,  sta  per “accettare ” il maschio, tira  via il  puledro mazziato e fa entrare  dentro il fortunato   stallone ” per la monta. Fine delle trasmissioni per il “cavallo ruffiano”.

Insomma, un cavallo che fa il lavoro sporco per conto dello stallone che, al momento culminante ed agognato,  con un erezione alla Siffredi viene allontanato ed isolato miseramente con il suo carico di frustrazione e….non solo.

Ecco, sarebbe equo e giusto che nella nostra società, i  leccaculi o i ruffiani, assaggiassero, per una sola volta,  l’intensità di quei calci alle palle e nel momento di una promozione o di un avanzamento, venissero, miseramente, “tirati via”.

 

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(mammifero..in cattività..nel periodo..della eccitazione )

Pubblicato 6 settembre 2016 da sorriso47 in adultera, adultere..., adulterio, Afganistan, Afghanistan, Iran, Iraq, Nigeria (in un terzo delle sue regioni), Pakistan, Sudan ed Emirati Arabi(sharia)., amore.., anima e corpo, animus, AVVENTO DEL REGNO DI DIO, bellezza, cambiamento, catene religiose, compassion, compassione, compassione.., conoscenza, conoscenza di se stessi, contemplazione, CORANO, corpo umano, corporeità umana, Coscienza Collettiva, coscienza originaria, creazione, cristianesimo, cuore di dio.., deismo primitivo, Dio, Diritti, dogma, dogmatismo, dogmi, donna, dottrina sessuale, educazione, educazione sessuale, ENERGIA DEBOLE, eros, erotismo, esegesi, essere, etica sessuale, Farisei, fatwa, femmina, femminicidio, femminismo islamico, femministe, fratellanza, gay, gendre, genere, Gesù, Gesù Cristo, Gesù Cristo..frasi celebri, giustizia, God Father, God Mother, Gospel, gruppo femminista Femen.., il principio..era il Verbo, il Regno..., Il Verbo, Illuminazione..appassionata la spiritualità..del..Tantra.., inferno, inganno globale, Inquisizione, Kundalini, l'uomo è..eterno.., la bellezza..salverà..il mondo, la Grande Unione, la Natura è la mia religione, la nostra terra, la terra è il mio santuario, lapidazione.., le persone vengono nella tua vita..per..una ragione, Leggi e diritto, lesbian, lesbica, lesbiche, LETTURE CONSIGLIATE, liberazione culturale, liberazione sessuale, libertà, love, Malattia (corea) di Huntington, manipolazione masse, manipolazione mediatica, manipulación mediática, Maometto, Media e tecnologia, mente interiore, mente razionale, menzogna, messianesimo, mistificazione, morale, Nag Hammadi, naked, naturismo, nude, nudismo, omosessualità, omosessualità femminile, omosessualità maschile, omosexual, omosexuality, onan, onanismo, pace, Parola, Parola incarnata, Parola storica, parole segrete di Gesù, pensatori, perdono, Peter Pan, piacere, poveri, poveri in spirito, principio femminile, principio maschile, prostitute, prostituzione, psichiatri, psicologi, psicologia, psicoterapia, pubblicani, Putin, puttane, regno di dio, Religione, Religioni, riflessioni, sadismo, salute, salute benessere, sciamano, scienza, Scuola, segni, sensi, sensibilità, sensibilità naturale, sensualità, sesso, sesso umano, sessualità, sessualità femminile, sessualità sacra, sessualità sacralizzata, sessualità umana, sex, sexual love, sexualidad, sexuality, sharia, sharia, la legge coranica..., Signore tu mi scruti..e mi conosci, società, Società e costume, Solidarietà, soul, soul and body, Spirito cosmico, spiritualità, spiritualità laica, spiritualità razionale, spiritualità tantra, spose bambine,, Tantra, tantrismo, teologia, terra, the beauty..and tenderless..of human..eros..love, theology, trans, transessualità, trasgender, truth, Tutto è Uno, tutto non succede per caso, umanesimo, umanità, un altro mondo, Universe, Universo, uomo, uomo donna, VANGELO, vangelo di Tommaso, Verità, violenza domestica, violenza sessuale, violenza sulle donne, vita, women's wriths, Wright, Yoga, yoni, yony

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Lo stupro di gruppo non è una ragazzata   Leave a comment


verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

Al di là del Buco

Cinque minorenni hanno stuprato una sedicenne. Ragazzi italiani, giacché se fossero stati stranieri avremmo già letto i comunicati di solidarietà di Salvini, l’annuncio di ronde per “salvare le nostre donne”, da parte di camerati dell’estrema destra. Il fatto che siano italiani non fa ben sperare per la ragazza. Ci saranno famiglie che le diranno di essere una rovina per quei figli, amici e amiche degli accusati che le diranno che se l’è cercata, commentatori e commentatrici estranei che metteranno in dubbio ogni sua parola e che processeranno lei prima di processare loro. Lei, le sue abitudini, la sua età, gli interessi. Sarà posta sotto una lente di ingrandimento o, nel caso in cui fosse presa sul serio, trasmissioni tv del pomeriggio parleranno del degrado dei valori, di mostri che si distinguono dagli altri bravi ragazzi, di eccezioni e non di culture diffusissime che colpevolizzano, innanzitutto, le vittime di stupro.

Succederà prestissimo di leggere un editoriale che incolperà le madri di questi ragazzi, colpevoli di non aver insegnato l’empatia, o altri che dimenticheranno che l’educazione arriva da un contesto ampio e che forse le famiglie non c’entrano affatto, sono brava gente che lavora e si sacrifica per dare a questi giovani opportunità di futuro sprecate in un solo momento delirante di violenza. E ancora una volta va spiegato che non c’è molto da capire. Si tratta di cultura sessista, la stessa che porta tante persone a fare slut shaming sulle donne che non restano in riga, obbedienti nei confronti delle convenzioni. E’ una cultura che va eliminata a partire dalla convinzione che non esistono i mostri, le mele marce, ma esistono persone che respirano la stessa cultura e che non percepiscono il fatto di compiere un atto di violenza. Stuprano e pensano di non aver fatto niente. Stuprano e non li ferma un No, perché non gliene frega niente del consenso che la ragazza deve poter dare prima di ogni approccio. Quello che questi ragazzi hanno fatto, se l’accusa viene confermata nelle fasi del processo, è mettere in scena la piena espressione del machismo sessista, egoista, pessimo, orrendo, atroce. E’ la disumanizzazione della vittima che diventa un oggetto, una cosa con la quale giocare, mettendo in atto lo scambio di ruoli tra stupratore e altri membri del branco, per celebrare la omosessualità latente, attraverso la stessa vagina lacerata, contusa, massacrata, che diventa il luogo in cui quei peni si incontrano siglando un patto maschilista.

strupro 1

Un rito, ai danni di una persona, che potrebbe essere evitato con l’educazione sessuale, con tanta informazione, con la condivisione di sensibilità e la fine del victim blaming messo in atto sempre e ovunque. Prima che questa ragazza vedrà la fine del processo trascorreranno anni, e chi lo sa se lei dovrà cambiare scuola, posto, città, perché sarà ovviamente lei a essere definita zoccola. Invece quegli altri riceveranno pacche sulle spalle perché diranno di essersela fatta in gruppo. La repressione, infine, a mio avviso serve a poco perché non c’è prevenzione e perché ogni tentativo di insegnamento di valori condivisi all’insegna del rispetto per gli altri generi viene scambiato per “indottrinamento gender”. Così il maschilismo si difende e mette in atto una azione reazionaria e conservatrice. Conservando se stesso e piegando tutto il resto alle proprie esigenze.

Lo stupro non è mai colpa della vittima. Tutte le persone di buon senso devono ribadirlo, urlarlo, perché ragazze come questa ulteriore vittima non si sentano sole. Mai più. Finalmente.

Lo stupro di gruppo non è una ragazzata

Lo stupro di gruppo non è una ragazzata

Campania, ancora violenza

di MICHELA MARZANO

Quando una ragazza viene stuprata da un gruppo di coetanei – come accaduto nel Salernitano – in Francia si utilizza il termine tournante che, letteralmente, significa “far girare”. Espressione forse brutale per designare uno stupro, ma anche molto efficace. Visto che ciò che accade quando un branco di maschi violentano a turno una ragazza è proprio questo: la si fa “girare” tra amici come se fosse una sigaretta o una lattina di birra.

La si condivide e ce la si spartisce come se si trattasse di un semplice oggetto; la si utilizza e la si butta via come se fosse solo una cosa che appartiene a tutti e che quindi, di fatto, non appartiene a nessuno. Che problema c’è mai, sembrano pensare questi ragazzi convinti di non far altro che divertirsi tra compagni, nel “servirsi” di una donna-oggetto? Chi lo dice che una ragazza che viene “fatta girare” soffre? “Che c’è di male?”, si chiedeva già il Marchese de Sade accusato di aver violentato una prostituta. “Non è lì per questo?”

La filosofa statunitense Susan Brison, raccontando la violenza sessuale di cui lei stessa era stata vittima da giovane, definisce lo stupro come un “assassinio senza cadavere”. Una violenza devastante che distrugge ogni riferimento logico e da cui è estremamente difficile riprendersi anche dopo molti anni; anche quando le tracce esterne sono ormai quasi del tutto scomparse. Quando si viene violentate, spiega Susan Brison, l’abisso della disintegrazione interna resta talvolta per sempre. Esattamente come restano la paura e la sensazione di impotenza, la difficoltà di incollare i cocci di un’integrità sbriciolata e l’impossibilità di raccontare agli altri quello che si è veramente vissuto. Ci vogliono anni per poter riuscire a integrare questo “pezzo di vita” all’interno di una narrazione coerente. E, per poterlo veramente fare, c’è bisogno che qualcuno ascolti, anche quando i ricordi sembrano incongrui; che qualcuno accompagni, senza domandare nulla. Anche perché l’umiliazione subita viene spesso rinforzata dal sentimento di impunità di quegli aggressori che faticano a rendersi conto della gravità del proprio gesto.

Se l’uomo, “per natura”, penetra, perché la donna dovrebbe soffrire nell’essere penetrata? Se l’uomo, “per natura”, è predatore, perché la donna si dovrebbe rifiutare di essere trattata come una preda? Tanto più che, quando ci si ritrova in gruppo, sembra evidente seguire il movimento collettivo e comportarsi come gli altri: se lo fai tu, allora lo posso fare anch’io; se lo facciamo tutti, non c’è niente di male. E poi non si tratta, in fondo, di una semplice ragazzata? Non è un solo un gioco? Perché non ci si dovrebbe poter divertire almeno quando si è giovani?

E allora, ancora una volta, si spalanca il capitolo della prevenzione e della decostruzione degli stereotipi di genere, dell’educazione all’affettività e della cultura del rispetto. Gli stupri continueranno ad esserci non solo finché non sarà chiaro a tutti che il corpo della donna non è a disposizione di chiunque e che ogni atto sessuale si giustifica e si fonda sempre e solo sul reciproco consenso, ma anche fino a quando ci sarà chi continuerà a banalizzare questi episodi di violenza estrema parlando di “ragazzate” o di “momenti di debolezza”, come purtroppo accade ancora oggi, giustificando così l’ingiustificabile.

Il sesso non è un gioco. Cioè sì, è anche un gioco. Ma solo se a giocare non sono solamente alcuni; solo se tutti sono d’accordo sulle regole; solo se una ragazza può divertirsi esattamente come si diverte un ragazzo. Altrimenti il gioco cessa, e si tratta solo di violenza e di brutalità, di dominio e di prevaricazione. Una violenza e una brutalità che non rispettano la persona che si ha di fronte, riducendola a mero oggetto. Un dominio e una prevaricazione che possono cessare solo a patto che si capisca che nessuno è a disposizione di nessuno e che ogni azione che si compie ha delle conseguenze sulla vita degli altri. Soprattutto quando si parla della violenza sessuale perpetrata su una ragazza che si “fa girare” tra amici come se si trattasse di una

sigaretta o di una lattina di birra pensando che non si stia facendo niente di male. Dimenticando (o non avendo mai imparato) che le frontiere del corpo sono le frontiere dell’io. E che l’io è sempre inviolabile. A meno di non cancellarne per sempre l’irriducibile umanità.

 

Stupratori in libertà. Non è proprio così, ma certo la sentenza della corte di Cassazione secondo cui nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell’indagato, ha un suono amaro. «Lacerante», commenta la deputata del Pd Donata Lenzi, «sarà un’ulteriore spinta al silenzio per le donne che subiscono violenza».

«Il punto, non è volersi vendicare ma poter avere fiducia che si compia sino in fondo giustizia» è il commento di Barbara Pollastrini, e anche per Giulia Bongiorno si tratta di una decisione non condivisibile: «Il ruolo della donna ne viene avvilito e non è un discorso fuori dal tempo perché è sintomo di discriminazione», ha affermato.  La decisione della Cassazione, è vero, non significa impunità per chi commette il reato di violenza sessuale, le misure di “custodia cautelare” durante le indagini non sono solo il carcere e devono essere valutate dal giudice a seconda del caso. Ma è certo, anche, che solo una vittima di stupro può conoscere l’orrore di un gesto inumano capace di condizionare tutta una vita, il disgusto di vedere la propria vita sviscerata in ogni particolare e gettato in pasto a tutti, prima di sperare di poter avere giustizia.

Perché, se subisci una rapina sei sicuramente la vittima, se sei oggetto di uno stupro, invece, devi dimostrarlo, devi “difenderti” anche se la tua vita è stata sempre corretta, i tuoi comportamenti irreprensibili, devi dimostrare di non aver “meritato o provocato” ciò che ti è accaduto. Ci sono pochi reati in cui la vittima prova l’orrore di essere violata intimamente come in uno stupro, e quello di gruppo è un atto particolarmente odioso, che moltiplica la violenza subita dalla donna, aggravandone il danno fisico, psicologico ed emotivo. Lo stupro di gruppo annulla la vittima e il suo corpo, la rende nudo oggetto di pulsioni e misero trofeo, umiliata dal vanto reciproco del singolo maschilismo, ed è un atto ancora più vigliacco dello stupro individuale, dato che viene usata la forza del gruppo per sopraffare la vittima.

Se per altri reati, essersi organizzati con altri soggetti è un´aggravante che cambia il tipo di reato, perché se si stupra una donna il medesimo fatto diventa irrilevante? Non è la prima volta, purtroppo, che la terza sezione della Corte di Cassazione sottovaluta la violenza sulle donne. Ricordiamo ancora con amarezza l’indimenticabile sentenza del 1999 che dichiarò l´insussistenza dello stupro, perché incompatibile con il fatto che la vittima indossasse i jeans, anche se successivamente, in un altro caso, la stessa Corte corresse il tiro, probabilmente a causa delle proteste seguite a quella ridicola sentenza. Non finiremo di sorprenderci davanti a decisioni che minano sempre più la dignità delle donne, e potenziano in maniera esponenziale la possibilità di offrire attenuanti a comportamenti privi di qualunque senso e lontani da ogni plausibile giustificazione umana.

(Sofia Loren ne La ciociara di Vittorio De Sica, scena da uno stupro di guerra, oscena pubblicità di Dolce e Gabbana)

 

nell’Operazione “Piombo fuso”..su Gaza..fu usato fosforo bianco   Leave a comment


fosforo-bianco.jpg

 

Ho servito come artigliere nella divisione M109 dell’esercito israeliano dal 2000 al 2003 e sono stato addestrato a utilizzare le armi che Israele sta usando a Gaza.

So per certo che le morti di civili palestinesi non sono una sfortunata disgrazia ma una conseguenza calcolata.

Le bombe che l’esercito israeliano ha usato a Gaza uccidono chiunque si trovi in un raggio di 50 metri dall’esplosione e feriscono con ogni probabilità chiunque si trovi a 200 metri. Consapevoli dell’impatto di queste armi, le gerarchie militari impediscono il loro uso, anche in combattimento, a meno di 350 metri di distanza dai propri soldati (250 metri, se questi soldati si trovano in veicoli corazzati).Testimonianze e fotografpiombo fuso 2ie da Gaza non lasciano spazio a dubbi: l’esercito israeliano ha usato in questa operazione bombe al fosforo bianco, che facevano parte dell’arsenale quando anche io servivo nell’esercito.

Il diritto internazionale proibisce il loro uso in aree urbane densamente popolate a causa delle violente bruciature che provocano:

la bomba esplode alcune decine di metri prima di toccare il suolo, in modo da aumentarne gli effetti, e manda 116 schegge infiammate di fosforo in un’area di più di 250 metri. Durante il nostro addestramento, i comandanti ci hanno detto di non chiamare queste armi «fosforo bianco», ma «fumo esplosivo» perché il diritto internazionale ne vietava l’uso.Dall’inizio dell’incursione, ho guardato le notizie con rabbia e sgomento. Sono sconvolto dal fatto che soldati del mio paese sparino artiglieria pesante su una città densamente popolata, e che usino munizioni al fosforo bianco.

Forse i nostri grandi scrittori non sanno come funzionano queste armi, ma sicuramente lo sanno le nostre gerarchie militari. 1300 palestinesi sono morti dall’inizio dell’attacco e più di 5000 sono rimasti feriti. Secondo le stime più ottimiste, più della metà dei palestinesi uccisi erano civili presi tra il fuoco incrociato, e centinaia di loro erano bambini.

I nostri dirigenti, consapevoli delle conseguenze della strategia di guerra da loro adottata, sostengono cinicamente che ognuna di quelle morti è stata un disgraziato incidente.Voglio essere chiaro: non c’è stato alcun incidente. Coloro che decidono di usare artiglieria pesante e fosforo bianco in una delle aree urbane più densamente popolate del mondo sanno perfettamente, come anche io sapevo, che molte persone innocenti sono destinate a morire.

Poiché conoscevano in anticipo i prevedibili risultati della loro strategia di guerra, le morti civili a Gaza di questo mese non possono essere definite onestamente un disgraziato incidente.Questo mese, ho assistito all’ulteriore erosione della statura morale del mio esercito e della mia società. Una condotta morale richiede che non solo si annunci la propria volontà di non colpire i civili, ma che si adotti una strategia di combattimento conseguente.

Usare artiglieria pesante e fosforo bianco in un’area urbana densamente popolata e sostenere poi che i civili sono stati uccisi per errore è oltraggioso e immorale.piombo fuso 5

* L’autore è un veterano dei corpi di artiglieria dell’esercito israeliano e membro fondatore di Breaking the Silence

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le barbarie degli Jihadisti ..in IRAK   Leave a comment


l’immagine di uno jahidista australiano con suo figlio che tiene in mano la testa di un militare nemico

australian jaddist with his boy

 

LE NON BARBARIE AMERICANE

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LE NON BARBARIE  ISRAELIANE

 

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Cannes, Pamela Anderson rivela: "Stuprata a 12 anni"   Leave a comment


Pamela Anderson

le violenze ricevute da piccoli sono talmente terrorizzanti che la vittima per prima cerca di rimuoverle,per secondo comincia a dubitare di essere lei la causa del comportamento degli altri.Questa tecnica faceva anche parte di un programma psicologico sulle bambine ,usato da governanti americani e poi dalla chiesa che và sotto il nome di progetto MKultra

 

CANNES – Pamela Anderson fu molestata, quand’era bambina, dalla sua baby sitter. E poi, nel tempo, ha subìto molte altre brutte avventure a sfondo sessuale. Stavolta l’attrice, ospite del Festival di Cannes, ha rievocato il suo dramma personale senza trattenere la commozione. Lo ha fatto durante la presentazione della sua nuova attività benefica per gli animali, attraverso la Pamela Anderson Foundation. L’ex bagnina di Baywatch ha raccontato che stare a contatto con gli animali l’ha aiutata a sopravvivere ad anni di soprusi. Pamela, che è arrivata a Cannes proprio per il lancio della fondazione, è entrata nel dettaglio di quanto successo quando era piccola. “Non ho avuto un’infanzia facile”, ha raccontato, “nonostante avessi dei genitori molto amorevoli. Dai sei ai 10 anni sono stata molestata dalla mia babysitter, una donna. Quando andai a casa del fidanzato di un’amica, il fratello maggiore del ragazzo mi violentò. Lui aveva 25 anni, io 12. È stato il mio primo rapporto eterosessuale”. La cosa, però, non finì lì. La Anderson ha continuato a leggere, nervosamente, il pezzo di carta preparato per il suo discorso. “Il mio primo fidanzato decise che sarebbe stato divertente violentarmi insieme ad altri sei suoi amici. Non c’è bisogno che io aggiunga che, nel tempo, per me è stato estremamente difficile fidarmi degli esseri umani. Ma l’affinità con gli animali, invece, mi ha salvata”

http://www.repubblica.it/speciali/cinema/cannes/festival2014/2014/05/19/foto/pamela_anderson-86582986/1/?ref=HRESS-6#1

Tortura, chi la pratica cerca modi diversi per nominarla, ma il problema resta anzi aumenta   Leave a comment


Si parla di "trattamento robusto" o di "pressione fisica", ma dietro questi termini ci sono sempre le sevizie. Per Amnesty International l’uso della tortura si diffonde, sempre più governi tendono a giustificarla in nome della sicurezza nazionale, erodendo progressi degli ultimi 30 anni

di GIAMPAOLO CADALANU

gianfranco fini saluto romano      

genova g8 12  genova g8 10

genova g8 11

ROMA – Finalmente i governi hanno cancellato la parola tortura. No, non è che abbiano licenziato i carnefici e smesso per sempre di usare le mani pesanti, tutt’altro. Semplicemente, se ne vergognano talmente che ora adoperano eufemismi e giri di parole. Si parla di "trattamento robusto" o di "pressione fisica", ma dietro questi termini ci sono sempre le sevizie. Che siano condotte con i metodi arcaici, presi in prestito dal Medioevo o invece si avvalgano di tecniche più "moderne", magari meno sanguinose ma altrettanto brutali, la sostanza resta quella. È il caso dell’obbligo di restare in posizioni dolorose o della privazione del sonno, per non parlare dell’ormai famigerato waterboarding, che simula l’annegamento. 

Progressi cancellati in nome della sicurezza. Per Amnesty International non c’è stratagemma linguistico che tenga: questi abusi vanno eliminati in ogni modo, anche perché gran parte degli stati che se ne macchiano hanno firmato la Convenzione delle Nazioni Unite del 1984, che vieta appunto la tortura chiamandola per nome. Trent’anni dopo la firma solenne all’Onu, strappata dopo una mobilitazione massiccia, adesso Amnesty lancia una nuova campagna. "L’uso della tortura sta aumentando, sempre più governi tendono a giustificarla in nome della sicurezza nazionale, erodendo così i progressi fatti negli ultimi 30 anni", denuncia Antonio Marchesi, presidente della sezione italiana.

La Convenzione Onu non ha cancellato gli orrori. Che sia la spinta dell’emergenza terrorismo, capace di far fare passi indietro anche legislativi a molti paesi occidentali, o che sia invece una scarsa cultura dei diritti umani, la Convenzione Onu non ha cancellato gli orrori. "Dal 1984 è stata ratificata da 155 nazioni", dice Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty Italia: "Ma noi abbiamo registrato casi di tortura o maltrattamenti in 141 di questi paesi. E vista la segretezza delle pratiche, è probabile che il numero reale sia più alto". Le segnalazioni di casi di maltrattamenti e abusi arrivano da tutto il mondo, e se l’Europa gode di una situazione migliore nel suo complesso, la partecipazione alla campagna di "extraordinary rendition" su richiesta di Washington ha fatto fare al vecchio continente numerosi passi indietro. Pesante in genere la situazione nel resto del mondo: secondo un sondaggio di GlobeScan condotto in 21 paesi, 82 persone su cento chiedono leggi rigorose contro la tortura, 44 su cento temono di provarla se arrestati, e 36 la ritengono giustificata in casi eccezionali.

Il caso italiano. Il caso italiano poi è molto particolare: il nostro Paese ha ratificato la Convenzione Onu, ma non ha mai inserito il reato di tortura nel codice penale, di fatto rendendo molto più debole l’adesione ai valori dell’accordo internazionale. Ora è all’esame della Camera un testo approvato in Senato, che prevede pene più pesanti se a praticare la tortura è un pubblico ufficiale. E l’approvazione è urgente. Casi come il G8 di Genova non sono isolati: secondo Amnesty International, in diverse occasioni la mancanza di un reato specifico ha permesso alle persone condannate per maltrattamenti di approfittare della prescrizione o dell’indulto. In altre parole, i torturatori l’hanno fatta franca.

Gianni De Gennaro

 

Sono voci in nome della memoria, quelle che si alzano a Genova. È polemica sulla nomina a presidente della Fondazione Ansaldo di Gianni De Gennaro, presidente di Finmeccanica, colui che nel 2001 era a capo della polizia protagonista degli scempi del G8 di Genova: “Apprendiamo con sconcerto la nomina”, tuonano in una nota congiunta Vittorio Agnoletto, già portavoce del Genoa Social Forum durante il G8, e Antonio Bruno, capogruppo della Federazione della Sinistra in consiglio comunale (dov’è all’opposizione, mentre in Regione è in maggioranza). E chiedono al Sindaco Doria e al presidente della Regione Burlando di intervenire, in nome del valore che la Fondazione ha per la città e dell’importanza della memoria.
La fondazione Ansaldo, creata da Finmeccanica spa, Regione Liguria, Comune e Provincia di Genova, è un’istituzione che promuove la cultura economica, l’impresa, il lavoro: “Di quale cultura sia portatore De Gennaro l’abbiamo potuto sperimentare a Genova nel 2001 – spiegano Agnoletto e Bruno – che fu la più grave violazione dei diritti umani in Occidente dopo la seconda guerra mondiale, con i massacri per le vie di Genova, l’uccisione di Carlo Giuliano, l’irruzione “cilena” alla scuola Diaz, le torture della caserma di Bolzaneto. Forse la fondazione Ansaldo, modificando i suoi obiettivi, intende organizzare corsi su come si costruiscono prove false, sulle tecniche migliori per torturare e massacrare cittadini inermi?”.
Dure le critiche. E le richieste che seguono agli amministratori cittadini e liguri, sinora rimasti in silenzio: “Chiediamo l’immediata revoca di tale nomina, un insulto per tutti coloro che hanno a cuore la democrazia e la Costituzione italiana. Chiediamo al Sindaco Marco Doria e al presidente della regione Claudio Burlando di entrare in sintonia con l’indignazione della Genova democratica, e di far esprimere l’indignazione attraverso i loro rappresentanti nel consiglio di amministrazione della Fondazione, arrivando anche a valutare la autosospensione dal CdA stesso nel caso che de Gennaro rimanga al suo posto”.
Anche Nichi Vendola, intervenuto a margine del comizio per la Lista Tsipras a genova, ha commentato: "E’ un’altra nomina che De Gennaro cumula ed è significativa. Emerge la figura di un intoccabile. Qualunque stagione politica si sussegua nel nostro paese sullo sfondo c’è il ruolo monumentale di Gianni De Gennaro". Secondo vendola "credo che qualche domanda su questo cumulo di potere sia lecito porla. Una città come Genova da De Gennaro aspettava qualche risposta antica".

Donna crocifissa, fermato un idraulico: "Sono finito".   Leave a comment


Deve rispondere di omicidio. Si chiama Riccardo Viti, ha 55 anni, fa l’idraulico. La prima ammissione davanti alla madre.

Poi: "Non mi salva nessuno". E’ sospettato per dieci casi. Il dna coincide con quello ritrovato sul luogo del delitto

 

"Ma che sei tu il mostro di Ugnano?" la donna è in anticamera, una vestaglia addosso e la polizia alla porta.

"Sì, l’ho fatto io" risponde il figlio abbassando gli occhi. La prima confessione, Riccardo Viti, l’idraulico arrestato con l’accusa di aver ucciso la giovane romena Andrea Cristina Zamfir, la fa a sua madre, dentro le mura di casa.

La squadra omicidi della questura di Firenze lo sta ammanettando nell’appartamento di via Locchi, alla periferia della città,

dove vive con gli anziani genitori e con la moglie (dell’est). Più tardi, in un ufficio della questura, passandosi una mano sul viso dirà:

"Sono finito. Ormai non mi salva nessuno…". E alla fine dell’interrogatorio viene fermato per omicidio
sadico di firenze

Riccardo Viti, 55 anni, fiorentino, incensurato, ha ammesso di essere il maniaco delle prostitute,

quello che ha seviziato Andreea Cristina Zamfir, 26 anni, romena, morta in croce, sotto un viadotto dell’Autostrada A1 a Ugnano, alla periferia della città.

Nel suo garage gli investigatori hanno recuperato il nastro adesivo usato per legare la giovane e due manici da scopa impiegati con ogni probabilità nelle violenze seriali. "Ho fatto una bischerata – ha spiegato l’uomo – speravo la trovassero viva, come le altre…".

Quello che è stato definito mostro – ha spiegato più tardi il procuratore capo facente funzione Giuliano Giambartolomei –

è l’uomo della porta accanto. Una persona normale che ha un’attività lavorativa, che è regolarmente sposato e con un figlio della convivente".

 

La perquisizione. Gli investigatori della squadra mobile hanno raggiunto la casa di Viti all’alba. Durante la perquisizione, il padre ottantenne, è rimasto seduto in silenzio senza parlare, la mamma invece ha reagito incredula, "Sei stato tu? Sei stato tu?" ha insistito. "Non pensavo che morisse – ha risposto l’uomo, confermando i sospetti degli inquirenti – ho fatto una bischerata…".
Gli agenti hanno perquisito la sua abitazione e la sua auto, un Fiat Doblò grigio parcheggiato in strada, accanto alla caserma dei carabinieri in via Locchi. La compagna dell’uomo lavora all’ospedale di Careggi che si trova a poche centinaia di metri da lì, è un indizio importante. La donna, straniera, si occupa di pulizie. Le braccia di Cristina Zamfir erano state legate a un palo con un nastro adesivo proprio col marchio dell’ospedale fiorentino e parte delle indagini hanno approfondito gli accertamenti su quel reperto.

 

Viti, interrogato per ore in questura, ha confessato davanti al pm Paolo Canessa riferendo anche casi di violenza mai denunciati prima. La storia comincia nel 2006 con il primo caso di una prostituta legata, violentata e abbandonata nuda da un uomo. Da allora sono almeno sei i casi analoghi accaduti tra Firenze e Prato.
Il questore. Il questore di Firenze Raffaele Micillo ha ringraziato polizia e carabinieri che hanno partecipato all’indagine e dichiarato: "Abbiamo catturato la bestia". Parole forti, che segnano la tensione delle prime ore. I complimenti per l’operazione sono arrivati anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, con un tweet. Chiusi in casa, in un comprensibile dolore, i genitori del cinquantacinquenne: "Stiamo soffrendo, lasciateci in pace" hanno detto da dietro la porta.

Il pm. Riccardo Viti avrebbe "una tendenza sessuale particolare, un che di sadico, si soddisfa sessualmente vedendo soffrire". Questo, al momento, il movente individuato dal pm Paolo Canessa per spiegare le violenze sessuali a prostitute inflitte dall’idraulico arrestato stamani a Firenze. L’indagato, ha aggiunto il pm Canessa, avrebbe sviluppato il suo sadismo sessuale ricordando "fumetti letti da ragazzo". "La vittima – ha detto Canessa – è morta per un gioco erotico per 30 euro".

 

Il dna. Il profilo genetico di Riccardo Viti coincide, secondo quanto spiegano alla squadra mobile, con l’aggressione a una prostituta avvenuta nel marzo 2013 e con altri tre casi precedenti. Ma sono dieci in tutto i casi di cui è fortemente sospettato. Il pm Canessa ha infatti stabilito di applicare la norma che consente di eseguire un prelievo coattivo del dna che ha permesso di associare il suo codice genetico ai risultati del campione biologico trovato sul nastro adesivo con cui aveva legato le braccia di Andreea Cristina Zamfir.
All’identificazione di Riccardo Viti, gli investigatori sono arrivati rapidamente grazie alle descrizioni raccolte sui viali della prostituzione, fra donne che si erano già imbattute nelle perversioni di quell’uomo a bordo di un Doblò grigio chiaro. Tuttavia la svolta è venuta grazie alle immagini delle telecamere che mostrano l’uomo in macchina con Cristina che si allontana dal Parco delle Cascine. Attraverso le telecamere disseminate sul percorso che porta a Ugnano, sono state raccolte altre preziose informazioni. Un agente delle volanti ha collegato poi questo caso a una violenza e alla denuncia di una prostituta avvenuta più di un anno fa: la vettura era la stessa.
L’omicidio. Cristina Zamfir è stata lasciata nuda, crocifissa al palo di una sbarra, con i polsi legati con del nastro isolante. E’ morta per le sevizie, in pochi minuti, forse appena il tempo di gridare. Fa freddo, le finestre delle case vicino al viadotto di Ugnano sono chiuse e il rumore dell’autostrada è quello solito. Nessuno sente, nessuno vede nella notte fra il 4 e il 5 maggio. In via del Cimitero soltanto una donna racconta di aver sentito intorno alle 23,30 dei lamenti: li ha scambiati per quelli di un animale, "il mio cane abbaiava, ma di notte abbaia sempre". Il corpo senza vita della giovane prostituta romena viene trovato la mattina dopo da un passante in bicicletta. Scatta l’allarme, si collega questo ad altri episodi analoghi avvenuti a Calenzano (nel prato delle Bartoline, luogo già noto perchè nel 1981 colpì il mostro di Firenze) e proprio al viadotto di Ugnano.

De Giorgi, l’agente decisivo per le indagini

Torna molto utile alla squadra mobile la memoria di un agente delle volanti, Paolo De Giorgi, che ricorda di essere intervenuto qualche tempo prima in una piazza di Firenze per una donna e un uomo che litigavano a bordo di un Doblò: lei raccontava che l’altro la voleva legare. Vanno a vedere nei mattinali della questura: la storia risale al 1 maggio 2012. Cominciano a combaciare diversi elementi: la donna è una prostituta con problemi di tossicodipendenza, lui si chiama Riccardo Viti, fa l’idraulico. Nella rosa dei sospettati sul tavolo degli investigatori entra così un nome e un cognome che si trascina col passare dei giorni troppi altri indizi.

 

    cristo croce chiodi

 cristo donna

 

cristo croce ragazzo

La vittima.

Cristina Zamfir ha vissuto una vita di povertà e di margini.

 

E’ venuta in Italia con i genitori, il padre era muratore e ha vissuto in provincia di Benevento.

Nel 2008 il padre a cui era molto affezionata, muore e lei se ne va di casa. Da allora taglia i ponti con la sorella e con il resto della famiglia.

Non sapevano nemmeno che Cristina vivesse a Firenze, non sapevano che avesse due bambini piccoli, di due e quattro anni, affidati ai nonni paterni.

Senza un lavoro, senza una casa, aveva occupato con il compagno un’abitazione disabitata da anni, con le finestre murate.

Nella loro stanza un materasso a terra, nessun mobile, soltanto un televisore e qualche collanina. Degrado e sporcizia.

Lei ogni tanto per raccattare qualche soldo, si affacciava ai viali della prostituzione.

Ed è lì che ha incontrato l’uomo che l’ha uccisa offredole un passaggio su un Doblò grigio e promettendole un po’ di euro

in cambio di una prestazione sessuale particolare: doveva spogliarsi e lasciarsi legare.

Il compagno ha raccontato: "Nello scorso mese di marzo, Cristina si fece medicare al pronto soccorso perchè uno l’aveva legata e violentata…". Il sospetto è che fosse lo stesso maniaco.

Il compagno

 Si presenta fuori dalla questura questa mattina, Yean Ion Manta, 36 anni, romeno, il compagno di Cristina, piange, è scosso.

Sull’arresto dice: "Sono molto felice per questa notizia". Poi precisa qualcosa che gli investigatori negano: "Cristina non si drogava e non si prostituiva.

A casa non avevamo i soldi per mangiare". "La sera in cui è morta – aggiunge – è uscita intorno alle 22, disse che aveva un appuntamento di lavoro come baby sitter. Poi non l’ho più sentita, non ha più risposto al telefono e ai miei sms". "La fine di Cristina – ha accusato l’uomo – è tutta colpa di sua madre, che l’ha abbandonata sei anni fa alla stazione come se fosse un bagaglio. Da sei anni non sa nulla di lei e adesso le interessa solo perchè è morta".

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