Archivio per l'etichetta ‘11 settembre 2001

Inganno Globale Riaprire le indagini sull’11 settembre (CONFRONTING THE EVIDENCE)   Leave a comment


Esistono testimoni che abbiano raccontato di esplosioni prima o durante i crolli?

Sì, ne esistono moltissimi, nonostante le loro testimonianze continuino a venire ignorate sia dai media che dai rapporti ufficiali. Vediamone alcune.

   Raymond M. Downey (nella foto a destra), il principale esperto americano in demolizioni controllate, affermò, prima che il crollo della Torre Nord lo uccidesse, che il crollo della Torre Sud era stato causato da esplosivi. Come riportato dalla World Trade Center Task Force interview, subito dopo la caduta della Torre Sud delle 9:59 Ray Downey, intervistato dal reverendo John Delendick, cappellano dei pompieri, disse che la Torre non poteva essere che minata, perchè il crollo era stato troppo regolare: «Mi ricordo di aver chiesto a Ray Downey se fosse stato il carburante dell’aereo ad esplodere. Egli disse che a quel punto pensava che ci fossero state delle cariche di esplosivo perchè [il crollo] era stato troppo regolare. Come avevamo appena appreso, [ufficialmente] era stato il carburante dell’aereo che era caduto giù a causare tutto questo. Ma egli disse che era stato troppo regolare.»

Il Capitano Karin Deshore, del 46° battaglione dei vigili del fuoco di New York, ha dichiarato: «Da qualche parte verso la metà del World Trade Center vi erano questi lampi arancioni e rossi che uscivano fuori. Inizialmente c’è stato solo un lampo, poi questo lampo ha iniziato a venire fuori scoppiettando tutto attorno all’edificio e l’edificio ha iniziato ad esplodere. Il rumore era scoppiettante, e con ogni scoppio vi era all’inizio un lampo prima arancione e poi rosso che usciva dall’edificio e, per quanto potevo vedere, andava poi tutto attorno all’edificio su entrambi i lati. Questi rumori scoppiettanti e le esplosioni diventavano più grosse, andavano verso l’alto e verso il basso e poi tutto attorno all’edificio. Entrai e dissi a tutti che c’era stata un’esplosione avvenuta lassù nell’altro edificio, e dissi: “Penso avremo un’altra grande esplosione. Non so se qui saremo al sicuro”.»

Il vigile del fuoco Stephen Gregory ha dichiarato: «…ho pensato, mentre guardavo nella direzione del Trade Center prima che venisse giù, prima che il num. 2 venisse giù, di aver visto dei flash nella parte bassa dell’edificio. In una chiacchierata con il luogotenente Evangelista, senza che io gliene avessi parlato, lui mi ha chiesto se avessi visto anch’io quei flash davanti all’edificio ed io fui d’accordo con lui perché pensai – in quel momento non sapevo cosa potesse essere. Intendo che, avrebbe potuto essere un effetto dell’edificio che collassava, cose che esplodono ma vidi un flash flash flash e poi sembrò che l’edificio venisse giù.[…] Hai presente quando demoliscono un edificio, come lo fan esplodere, quando viene giù? Quello è ciò che penso di aver visto. E non gliene ho parlato io, me l’ha chiesto lui [il luogotenente Evangelista]. Mi disse che non sapeva se era pazzo ma voleva soltanto chiedermelo perché ero accanto a lui. Mi chiese: “Non hai visto niente sull’edificio?”. E io risposi: “Cosa intendi per ‘niente’?”. E lui: “Non hai visto nessun flash?”. E risposi: “Si, credevo di averli visti solo io”. Lui disse: “No, li ho visti anch’io”.»

William Rodriguez, all’epoca un operaio addetto alla manutenzione del WTC, ha testimoniato di aver udito una grossa esplosione provenire dai piani sotterranei della Torre Nord subito PRIMA che l’aereo ci si schiantasse, e di aver udito altre esplosioni in seguito:«Alle ore 8:46 abbiamo sentito un bang, un’esplosione che proveniva dai piani al di sotto di quello in cui mi trovavo, tra il B2 e il B3. E’ stata così violenta e l’edificio ha tremato così forte che le pareti si sono crepate e il controsoffitto è crollato. Ho detto subito che poteva essere un generatore elettrico che praticamente era esploso lì nei sotterranei. Alcuni secondi dopo abbiamo sentito un impatto enorme nella parte alta dell’edificio [l’aereo si era schiantato sulla Torre] che ha iniziato subito a tremare così forte che tutte le 40 persone che si trovavano con me in quell’ufficio hanno iniziato a gridare tutte assieme, c’era una confusione e un caos totale. […] Ad un certo punto ho incontrato alcuni agenti di polizia e stavamo parlando quando abbiamo iniziato a sentire una serie di esplosioni in rapida successione, bum… bum… bum… bum. Al radiotelefono dicevano: «Abbiamo perso il 65, il 65° è crollato, dal 65° fino al 44°… » Tutti quei piani erano crollati.»
Rodriguez ha anche denunciato l’ingiustificata omissione della sua testimonianza nel Rapporto della Commissione di Indagine sull’11/9 (che è stato trovato straripante di altre omissioni e menzogne), ed è entrato nel Movimento per la Verità sull’11 settembre (www.911truth.org) quando ha capito che in questa faccenda c’era molto di strano da chiarire.

Molte altre testimonianze si possono vedere e ascoltare direttamente dai testimoni oculari che quel giorno erano in prima linea e hanno visto tutto

Vi indirizzo alla pagina completa che è davvero esauriente    http://xoomer.virgilio.it/911_subito/faq_torri.html

10 Teorie Cospirative divenuta realtà – DI Paul Joseph Watson & Alex Jones   Leave a comment


nfowars
Anche se il termine “teoria del complotto” è diventato un dispregiativo usato contro chiunque metta in discussione la versione ufficiale degli eventi.
Ci sono innumerevoli esempi in tutta la storia delle cospirazioni che  si sono poi dimostrati veri. Diamo uno sguardo soltanto a dieci casi piu’ famosi.


 
1) Operazione AJAX e operazioni False Flag
L’idea che i governi e le agenzie di intelligence svolgano atti di terrorismo sotto false flag è stata a lungo derisa dai media del sistema come una teoria della cospirazione, nonostante ci sia una pletora di casi storicamente documentati.

Dopo decenni di smentite, nel mese di agosto 2013, la CIA infine ha ammesso il suo ruolo (1) nella messa in scena del colpo di stato in Iran che ha portato al rovesciamento di Mohammad Mossadegh nel 1953 sotto l’egida della Operazione AJAX. Tramite l’AJAX, la CIA ha supervisionato le operazioni segrete che includevano atti terroristici false flag che sono costati la vita a circa 300 persone (2).

2) Golfo del Tonchino
Il 4 agosto 1964 il presidente Lyndon Johnson andò in televisione nazionale e disse al Paese che il Vietnam del Nord aveva attaccato delle navi americane.
“I ripetuti atti di violenza contro le forze armate degli Stati Uniti devono ricevere una risposta non solo mettendo in allarme la nostra difesa, ma con una risposta positiva. Tale risposta viene data stasera mentre sto parlando”, dichiarò Johnson.
Il Congresso approvò subito la Risoluzione del Golfo del Tonchino, che fornì a Johnson l’autorità di condurre operazioni militari contro il Vietnam del Nord. Nel 1969, oltre 500.000 soldati stavano combattendo nel sud-est asiatico.
Johnson e il suo segretario alla Difesa, Robert McNamara, avevano ingannato il Congresso e il popolo americano. In realtà, il Vietnam del Nord non aveva attaccato la USS Maddox, come il Pentagono aveva sostenuto, e la “prova inequivocabile” di un “non provocato” secondo attacco contro la nave da guerra degli Stati Uniti era uno stratagemma.
3) Operazione Gladio: il terrore sponsorizzato dallo Stato viene imputato alla sinistra
Dopo la seconda guerra mondiale, la CIA e la britannica MI6 collaborarono assieme alla NATO nell’Operazione Gladio (3) per creare un esercito clandestino, o “stay behind”, al fine di combattere il comunismo nel caso di una invasione sovietica dell’Europa occidentale.
Gladio trascese rapidamente la sua missione originaria e divenne una rete terroristica segreta composta da milizie di destra, elementi della criminalità organizzata, agenti provocatori e unità militari segrete. Queste forze armate cosiddette stay behind erano attive in Francia, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia, Germania, e Svizzera (4).
La “strategia della tensione” (5) (in italiano nel testo, ndt) di Gladio venne progettata per far figurare i gruppi politici di sinistra europei come terroristici e per spaventare la popolazione inducendola così a votare per governi autoritari. Per realizzare questo obiettivo, gli agenti di Gladio hanno condotto una serie di attacchi terroristici mortali di cui sono stati in-colpati la sinistra e i marxisti. Nel mese di agosto del 1980, agenti di Gladio hanno fatto esplodere una bomba nella stazione ferroviaria di Bologna (6), uccidendo 85 persone. La responsabilità inizialmente fu data alle Brigate Rosse, ma si è poi scoperto che elementi fascisti all’interno delle forze dei servizi segreti italiani e Licio Gelli (7), capo della loggia massonica P2, erano i responsabili dell’attacco terroristico. Altri gruppi fascisti, tra cui Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, erano stati mobilitati e impiegati nel terrore.
L’Operazione Gladio in ultima analisi, ha causato la morte di centinaia di persone in tutta Europa.
Secondo Vincenzo Vinciguerra (8), un terrorista di Gladio all’ergastolo per l’assassinio di un poliziotto, la ragione di Gladio era semplice. E’ stata progettata per costringere la gente, i cittadini italiani, a pretendere dallo stato maggiore sicurezza. Questa è la logica politica che sta dietro tutte le stragi e gli attentati che restano impuniti, perché lo Stato non può condannare se stesso o dichiararsi responsabile di quanto è accaduto.
4) Operazione Northwoods
Come parte della guerra segreta contro il regime comunista di Cuba e dell’Operazione Mangusta della CIA, lo Stato Maggi-ore USA propose all’unanimità di realizzare azioni terroristiche sponsorizzate dallo Stato all’interno degli Stati uniti (9). Il piano prevedeva l’abbattimento di aerei americani dirottati (10), l’affondamento di navi americane, e sparare americani per le strade di Washington, DC. Lo scandaloso piano includeva anche lo scenario di un disastro NASA che prevedeva la morte dell’astronauta John Glenn (10).
Il presidente John F. Kennedy, ancora vacillante dopo l’imbarazzante fallimento della CIA per l’invasione alla Baia dei Porci a Cuba, respinse il piano nel marzo del 1962. Pochi mesi dopo, Kennedy negò all’autore del piano, il Generale Lyman Lemnitzer, un secondo mandato come militare di rango più alto della nazione.
Nel novembre del 1963, Kennedy fu assassinato a Dallas, in Texas.

5) L’incidente di Gleiwitz
L’incidente di Gleiwitz si riferisce ad una operazione false flag effettuata dai nazisti il ​​31 agosto 1939, durante la quale le truppe delle SS organizzarono un attacco a una stazione radio tedesca per darne poi la colpa alle truppe polacche.
Agenti tedeschi, vestiti con divise polacche, sequestrarono una stazione radio situata vicino al confine polacco e trasmisero un breve messaggio di propaganda in polacco. Poi uccisero dei prigionieri di un campo di concentramento vestiti con uniformi polacche e li lasciarono sulla scena, per far apparire l’incidente come un atto di aggressione polacca. Il giorno successivo la Germania invase la Polonia, e Hitler citò l’episodio come uno dei pretesti.
Nove giorni prima dell’incidente, Hitler aveva detto ai suoi generali, “Provvederò ad un casus belli per la propaganda. La sua credibilità non ha importanza. Al vincitore non verrà chiesto se ha detto la verità”.

6) Le aziende del tabacco addizionavano deliberatamente alle sigarette sostanze chimiche che danno assuefazione
Le cospirazioni non riguardano esclusivamente i governi, possono anche essere destinate ai consumatori. Secondo la BBC (11), le aziende americane produttrici del tabacco sono state “prese con le mani nel sacco” nell’ingegnerizzare deliberatamente le sigarette additivandole con prodotti chimici che ne incrementano artificialmente la dipendenza e ne rendono migliore il sapore.
Clive Bates, direttore di ASH (Action on Smoking and Health), ha detto che la scoperta ha messo alla luce uno “scandalo in cui le aziende del tabacco deliberatamente utilizzano additivi per rendere i loro dannosi prodotti ancora peggiori”.
7) Operazione Fast and Furious
L’operazione Fast and Furious, con cui il governo Obama ha fornito armi ai signori messicani della droga con l’apparente scopo di seguirne le tracce al fine di distruggere le gang, era in realtà parte di un piano cospirativo per demonizzare il secondo emendamento (il diritto del cittadino americano di portare armi, ndt).
I documenti ottenuti da CBS News (12) nel dicembre 2011 dimostrano che gli agenti ATF avevano discusso su come avrebbero potuto collegare le armi coinvolte nelle violenze in Messico ai negozianti di armi degli Stati Uniti, al fine di far approvare normative più restrittive sul controllo delle armi. Una fonte della polizia ha detto a CBS News che le email indicano che l’ATF ha creato il problema come parte di una manovra politica. “È come se l’ATF avesse creato o incrementato il problema in modo da poter essere proprio lei a fornire la soluzione. È un modo di fare a proprio vantaggio”, ha detto la fonte.

8) Spionaggio e sorveglianza di massa dell’NSA
Negli anni ‘90, quando gli attivisti anti-sorveglianza e i personaggi dei media stavano mettendo in guardia sulla vasta operazione di spionaggio della NSA, vennero trattati come teorici paranoici della cospirazione.
Ben più di un decennio prima delle rivelazioni di Snowden, la NSA era impegnata a intercettare e registrare tutte le comunicazioni elettroniche di tutto il mondo nel quadro del programma Echelon.
Nel 1999, il governo australiano ha ammesso (13) di far parte, assieme a Stati Uniti e Gran Bretagna, di un programma di intercettazione e sorveglianza globale condotto dalla NSA denominato Echelon in grado di intercettare “ogni chiamata internazionale via telefono, fax, e-mail o trasmissione radio” del pianeta.
Inoltre, nel 2001 un dossier del Parlamento europeo ha affermato (14) che “in Europa tutte le comunicazioni e-mail, telefono e fax sono regolarmente intercettate” dalla NSA.

9) Il traffico di droga della CIA
La Central Intelligence Agency è stata implicata in operazioni di traffico di droga in tutto il mondo, anche a livello naziona-le, in particolare durante l’affare Iran-Contra, durante il quale gente del Contra, con la benedizione della CIA, contrabban-dò negli Stati Uniti cocaina che venne poi distribuita come droga di prima qualità a Los Angeles, e i cui profitti furono poi versati ai Contras.
L’ex agente di polizia di Los Angeles Michael Ruppert ha anche testimoniato di aveva assistito al traffico di droga della CIA.
I boss della droga messicani, come Jesus Vicente Zambada Niebla, hanno perfino dichiarato pubblicamente (15) che essi sono stati assunti dal governo USA per operazioni di traffico di droga. C’è un voluminoso corpo  di prove (16) che conferma che la CIA e i giganti bancari degli Stati Uniti sono i maggiori players in un commercio mondiale di droga del valore di centinaia di miliardi di dollari l’anno, le informazioni pubblicate da gente come Gary Webb (17).
10) L’arma della CIA che provoca un “attacco cardiaco”
Nel 1975, durante una testimonianza al Senato degli USA sulle attività illegali della CIA, fu rivelato che l’agenzia aveva sviluppato un’arma a dardi che causa un attacco di cuore. “Nella prima udienza televisiva, svolta nella sala Caucus del Senato, il presidente Church (18) mostrò una pistola a dardi velenosi della CIA. Rivelando così che la Commissione era venuta a conoscenza del fatto che l’Agenzia aveva violato un ordine presidenziale diretto conservando uno stock di tossine di molluschi che sarebbe stato sufficiente a uccidere migliaia di persone”, come spiega una  pagina web del Senato (19).
“Il veleno letale poi entra rapidamente nel flusso sanguigno causando un attacco di cuore. Una volta che il danno è fatto, il veleno denatura rapidamente, in modo che nell’autopsia è molto improbabile rilevare che l’infarto è stato provocato da qualcosa di diverso da cause naturali. Suona come la perfetta arma di James Bond, non è vero? Eppure tutto questo è verificabile in una testimonianza al Congresso”, scrive Fred Burks (20).
“Il dardo di questa arma segreta della CIA trapassa l’abbigliamento e lascia null’altro che un minuscolo puntino rosso sulla pelle. Quanto alla penetrazione del dardo mortale, l’individuo a cui si è mirato per assassinarlo sente come se fosse stato punto da una zanzara, o addirittura nulla. Il dardo velenoso si disintegra completamente entrando nel bersaglio”.

Paul Joseph Watson e Alex Jones
Fonte: http://www.infowars.com
Link: http://www.infowars.com/10-conspiracy-theories-that-came-true/

Traduzione dallo spagnolo a cura di Gianluca Martin revisione di OLDHUNTER

1. CIA finally admits it masterminded Iran’s 1953 coup http://rt.com/usa/iran-coup-cia-operation-647/
2. The spectre of Operation Ajax http://www.theguardian.com/politics/2003/aug/20/foreignpolicy.iran
3. http://wikispooks.com/wiki/Operation_Gladio
4. http://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Gladio
5. http://libcom.org/history/articles/strategy-of-tension-italy
6. http://en.wikipedia.org/wiki/Bologna_massacre
7. http://www.historycommons.org/entity.jsp?entity=licio_gelli_1
8. http://en.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Vinciguerra
9. http://www2.gwu.edu/~nsarchiv/news/20010430/northwoods.pdf
10. http://www.attackonamerica.net/operationnorthwoods.htm
11. Cigarettes ‘engineered’ for addiction http://news.bbc.co.uk/2/hi/393075.stm
12. Documents: ATF used “Fast and Furious” to make the case for gun regulations
http://www.cbsnews.com/news/documents-atf-used-fast-and-furious-to-make-the-case-for-gun-regulations/
13. Echelon spy network revealed http://news.bbc.co.uk/2/hi/503224.stm
14. http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do;jsessionid=2BF3352214AD912981BC7C2B85988698.node2?language=EN&pubRef=-//EP//TEXT+REPORT+A5-2001-0264+0+NOT+XML+V0//EN
15. Top Mexican drug lord: I trafficked cocaine for the U.S. Government
http://www.infowars.com/top-mexican-drug-lord-i-trafficked-cocaine-for-the-u-s-government/
16. The U.S. Government Is the Biggest Drug Dealer in the World! http://www.csun.edu/~hfspc002/news/cia.drug.html
17. Evidence Begins To Indicate Gary Webb Was Murdered http://www.prisonplanet.com/articles/december2004/141204webbmurdered.htm
18. il senatore dell’Idaho Frank Church, che presiedeva la Commissione per indagare sul caso Watergate
19. http://www.senate.gov/artandhistory/history/minute/Church_Committee_Created.htm
20. Cia secret weapon of assassination
http://www.examiner.com/article/cia-secret-weapon-of-assassination#ixzz1o9XXfvbG
21. Mark Pittman, Reporter Who Challenged Fed Secrecy, Dies at 52 http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=newsarchive&sid=alcABq2uaBOc

CIA

Dopo l’attacco alle Torri gemelle..Bin Laden è ringiovanito !!!!!   1 comment


osama bin laden

Dopo la menzogna dell’11 settembre, ecco la dimostrazione di un’altra grande “menzogna all’americana”,quella sull’uccisione di Osama Bin laden.

Osama Bin Laden non è MAI STATO UCCISO dai Navy Seals(il corpo speciale statunitense utilizzati per il blitz ad Abottabad(pakistan),chi uccisero e gettarono in mare non era Bin Laden,è stato tutto orchestrato per coprire la “grande mensogna”rifilata al mondo intero!

Ricordate che fine fecero proprio i Navy Seals che lo catturarono?Tutti morti,il loro elicottero abbattuto,eccolo nell’immagine seguente
elicottero abbattuto navy seals cattura osama bin laden

Ora vi chiederete ma perchè?Semplice,I MORTI NON PARLANO!!
32 soldati americani uccisi da un’altro elicottero americano,per coprire la “grande menzogna”,coloro che fecero il blitz sapevano perfettamente che colui che uccisero non era il terrorista capo di Al Qaeda,infatti gettarono in mare,in pasto agli squali, l’uomo innocente per distruggere completamente ogni prova!!Successivamente pubblicarono questo accurato fotomontaggio che fece il giro del mondo
osama bin laden morto

Puo’ mai essere possibile che la sua barba sia ringiovanita?Da notare anche la parte evidenziata,l’espressione della bocca,da vivo identica a quella da morto…è un evidente copia e incolla,un ottimo fotomontaggio….

E allora perchè Obama orchestro’ tutta questa messa in scena mandando a morte certa 32 dei suoi migliori soldati?Era periodo di elezioni,un periodo in cui la politica diventa cieca,sorda e insensibile,disposta a fare di tutto!!!

Jedasupport

11 Settembre ,10 anni dopo   2 comments


11 settembre 2001 aereo su seconda torre         11 settembre 2001 2      11 settembre 2001 4

Vi rimando ad un interessante articolo di Massimo Mazzucco…che ,per me dice la verità sull’accaduto

http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3835

Molte persone, seppur messe al cospetto di spiegazioni scientifiche da parte di ricercatori di verità alternative come lei, faticano a credere che gli attentati dell’11 settembre possano rappresentare – per mutuare un termine del giornalista Maurizio Blondet – un “colpo di Stato”. Questa ritrosia deriva presumibilmente dal mito della “potenza buona” che gli Usa hanno saputo dipingersi addosso negli anni. Tuttavia, in pochi sanno che l’11 settembre si collocherebbe sulla scia di quanto già avvenuto nel corso della storia degli Usa; non è vero?

“Io ritengo soprattutto che si tratti di un problema psicologico.

Per molte persone è estremamente difficile accettare che un qualunque governo occidentale abbia il coraggio di assassinare i propri cittadini per ottenerne un vantaggio politico a livello internazionale.

Per molte persone accettare questo significa perdere la propria fiducia nelle istituzioni, mentre in realtà costoro dovrebbero comprendere che è proprio grazie a un processo di giustizia completo e trasparente, contro gli eventuali mandanti interni dell’11 settembre, che tali istituzioni verrebbero rafforzate.

Nel 1898 gli americani si auto-affondarono la nave da guerra Maine, ancorata di fronte al porto di Cuba, uccidendo 250 dei propri marinai.

Di questo attentato furono immediatamente incolpati gli spagnoli,

e ciò servì a giustificare l’entrata in guerra degli Stati Uniti contro la Spagna,

che portò alla conquista di Cuba da parte degli americani.

Nel 1941 gli Stati Uniti provocarono l’incidente di Pearl Harbor,

e poi non fecero nulla per avvisare il comandante del porto dell’imminente attacco giapponese.

La morte di 3000 marinai americani servì a Roosevelt per presentarsi in parlamento e chiedere i pieni poteri per entrare in guerra contro Germania e Giappone.

L’incidente del Golfo del Tonchino, che servì agli Stati Uniti per dare inizio alla guerra del Vietnam, fu totalmente inventato.

Lo ammise lo stesso Robert McNamara, che al tempo era ministro della difesa americano,

pochi anni prima di morire, nel 2005.

Questi sono solo i casi più evidenti. Nel film “Il nuovo secolo americano” ho anche descritto nel dettaglio

i casi più recenti che permisero agli Stati Uniti di lanciare la prima invasione dell’Iraq, durante la prima guerra del golfo.

 

È davvero possibile che per dieci anni le tantissime persone coinvolte

in questa “cospirazione” così grave abbiano mantenuto un tenace silenzio

tale da non consentirle una degna risonanza mediatica?

In realtà io devo ancora capire perché mai qualcuno di coloro che hanno partecipato al complotto

dovrebbe offrirsi come volontario per la sedia elettrica.

È un ragionamento che non ho mai compreso,

e che viene proposto continuamente da chi difende la versione ufficiale.

A mio parere questo ragionamento non offende nemmeno l’intelligenza di chi lo ascolta,

offende direttamente l’intelligenza di chi lo propone.

( N.B Vi propongo di leggere questo articolo)

Vi propongo di leggere anche questo)    e di vedere il video di sotto (passateci sopra..poi..copia incolla )

 

Vi interesserà ,Vi darà una versione differente da quella ufficiale.

E se invece..tagliassimo le armi?   Leave a comment


Padre Alex Zanotelli

Image via Wikipedia

Riporto alcuni articoli de L’Espresso alquanto interessanti

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-se-invece-tagliassimo-le-armi/2159634/10

Per recuperare i fondi necessari alla manovra “basterebbe tagliare le spese militari. Solo nel 2010 abbiamo speso per la difesa 27 miliardi di euro. Neanche fossimo invasi dagli Ufo”. Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, da sempre a fianco dei più poveri, lancia la sua controproposta a “una manovra anticostituzionale” e si dice “esterrefatto” che i politici, in particolare cattolici, “stiano in silenzio” sulle spese per le armi. “Vorrei sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari, come Finmeccanica, sul Parlamento e quali percentuali prendono i partiti”.
Padre Alex, lei ha lanciato una proposta per reperire i fondi necessari per la manovra. Ci spiega in cosa consiste?

“Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari.

In Italia nel 2010 abbiamo speso per la difesa 27 miliardi di euro,

spendiamo oltre 50 mila euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno.

Non solo, a questi dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare 131 cacciabombardieri F 35. Neanche se fossimo invasi dagli extraterresti, avremmo bisogno di tanti soldi a difenderci!

Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013″.
Perché a suo avviso a nessun politico, in particolare quelli cattolici, è venuto in mente di tagliare queste spese?
“Non trovo risposte, sono esterrefatto. C’è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e anche dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. Queste spese vanno contro la nostra Costituzione che all’articolo 11 afferma “L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”. Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia, con spese ingenti. La guerra in Afghanistan ci costa 2 milioni di euro al giorno, quella in Libia ci è già costata 700 milioni di euro. Vorrei sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari, come Finmeccanica, sul Parlamento per ottenere commesse di armi e quali percentuali prendono i partiti. Senza contare che si parla tanto di lavoro, ma l’industria delle armi è una di quelle più robotizzate e che meno offre in termini di occupazione. Mi chiedo poi come chi si professa cristiano possa accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali

Recentemente parlando di tagli e privilegi, si è sollevata la questione dell’esenzione dall’Ici per gli immobili della Chiesa non utilizzati per finalità di culto. Le sembra corretto?
“Non vorrei fare polemica, ma sono convinto che sia importante avere una Chiesa povera. Povera, semplice e francescana. Dobbiamo cominciare a imparare il vivere evangelico e ricordare che la semplicità di vita si può chiedere solo se la si pratica. Credo che la Chiesa debba partire dalle parrocchie, dalle comunità locali e non chiedere agli altri ciò che non fa. Serve una conversione”.
Lei si è battuto molto per il referendum sull’acqua eppure oggi la manovra pare cancellare la volontà espressa dagli elettori. E’ così?
“Il governo pensa che tenendo fuori l’acqua possa privatizzare gli altri servizi e di fatto la manovra incentiva i comuni a farlo. Ma la prima domanda del referendum era sull’abrogazione del 23 bis e il 23 bis non riguardava solo l’acqua, ma anche altri servizi. La Corte costituzionale aveva chiarito che il primo quesito era relativo a tutti i servizi locali e ora il governo non ne tiene conto. Dobbiamo urlare contro una manovra anticostituzionale”.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/usiamo-quei-fondi-per-la-ricerca/2128781

Usiamo quei fondi per la ricerca

di Umberto Veronesi (10 Giugno 2010)

Me lo dicono spesso che sono un utopista, un sognatore di mondi impossibili. Me l’hanno ripetuto anche l’anno scorso quando ho chiamato a raccolta scienziati e premi Nobel da tutto il mondo per fondare il movimento Science for Peace e per chiedere a tutti i governi di investire non nella politica degli armamenti ma in quella del progresso che significa portare il benessere dove c’è la fame, la salute dove c’è la malattia.
Ma non è forse assurdo che in piena crisi economica, che tocca tutte le nazioni, quando non riusciamo più a mantenere le nostre famiglie, e gli ospedali non vengono ristrutturati, e l’accesso alle cure adeguate non è garantito a tutti, e la ricerca scientifica, che potrebbe dare una nuova spinta al benessere, langue nei laboratori deserti, è assurdo che si pensi ancora a fabbricare più armamenti e a comprare costosissimi aerei supersonici che non utilizzeremo mai?
Nei tempi di crisi, si continua a commettere l’enorme errore di tagliare i fondi per la scuola, per gli asili, i fondi per la ricerca, e così facendo si sterilizza l’ingegno delle nuove generazioni e si rinuncia al benessere che la scienza è in grado di creare. E per dimostrare che il mio ragionamento non è campato per aria e che ho ben presente le dinamiche che governano i grandi numeri della finanza nazionale e mondiale, ho incaricato uno staff di economisti dell’Università Bocconi, coordinato da Maurizio Dallocchio, ordinario di finanza aziendale, di realizzare uno studio fondamentale “Effetti economici di una riduzione delle spese e della produzione di armi” e che è stato presentato alla Prima Conferenza Science for Peace, tenutasi lo scorso novembre.
Si è partiti dalla spesa militare prevista per quest’anno dai Paesi europei. Sono 215 miliardi di euro e su questo stanziamento è stato ipotizzato un abbassamento del 5 per cento, quindi un risparmio molto limitato. Sono stati presi in considerazione solo alcuni paesi, cioè Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania e Svezia, vale a dire le nazioni che giocano un ruolo di rilievo nell’industria militare e che hanno la spesa maggiore. E ci siamo chiesti che cosa succederebbe nel bilancio di questi Stati se decidessero di “stornare” il 5 per cento della spesa dedicata all’industria militare. Perché sono ben consapevole che l’industria militare, ad alto tasso tecnologico, investe non solo la vita produttiva di un Paese ma anche ne determina lo sviluppo sociale.
I risultati? Il più sorprendente riguarda il Pil che diminuirebbe globalmente di 33 miliardi di euro, che in percentuale fanno lo 0,027 per cento, vale a dire una riduzione insignificante. Anche il tasso di disoccupazione non avrebbe un peso gravoso: per l’Italia non supererebbe i 300 lavoratori. Anche le entrate fiscali non subirebbero una falcidia per lo Stato e l’impatto sul settore della ricerca e dello sviluppo, che varia da nazione a nazione a seconda dell’intervento dello Stato in questo ambito, per l’Italia non arriva al 2 per cento.
Sono proprio un inguaribile idealista se trovo assurdo che i tagli tocchino i bisogni più urgenti della popolazione? La necessità di sfuggire alla sofferenza evitabile oggi è ancora più sentita a causa della situazione di crisi mondiale che agita, anche nelle popolazioni occidentali cresciute nel benessere, lo spettro della povertà. La crisi richiede delle risorse aggiuntive per le urgenze sociali, e dove possiamo ricavarle se non dalle spese militari che assorbono fondi molto elevati?
Per la ricerca contro il cancro, che causa 150 mila morti ogni anno, il nostro Paese spende annualmente l’equivalente di circa 225 milioni di dollari, mentre se ne destinano 20 miliardi per le spese militari. Abbiamo allora più a cuore le armi che i malati in Italia?

La commedia dell’arte del Potere sovrano…la Farsa della Virtù della Verità..   1 comment


 

“Caro George, nella luttuosa ricorrenza della tragedia del World Trade Center – scrive il premier – desidero esprimere a Te, e all’amico popolo americano, la più sincera e commossa partecipazione mia personale e di tutti gli italiani”.

“Il ricordo del dramma delle ‘Torri gemelle’ che quell’11 settembre scosse il mondo intero – sottolinea Berlusconi – rimarrà per sempre scolpito in tutti noi. Come quello del coraggio, della forza e della determinazione dimostrati dalla città di New York e dall’intera nazione americana. Vero esempio per quanti nel mondo si identificano nei valori della libertà e della democrazia”.

CONFRONTING THE EVIDENCE   (Confrontare con l’evidenza)

 

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” Roma, 11 settembre 2008 – Il “coraggio e la determinazione” con cui la città di New York e l’America reagirono all’11 settembre furono “vero esempio per quanti nel mondo si identificano nei valori della libertà e della democrazia”. E’ quanto scrive il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio inviato al presidente americano George W. Bush in occasione dell’anniversario delle Torri Gemelle.

“Caro George, nella luttuosa ricorrenza della tragedia del World Trade Center – scrive il premier – desidero esprimere a Te, e all’amico popolo americano, la più sincera e commossa partecipazione mia personale e di tutti gli italiani”.

“Il ricordo del dramma delle ‘Torri gemelle’ che quell’11 settembre scosse il mondo intero – sottolinea Berlusconi – rimarrà per sempre scolpito in tutti noi. Come quello del coraggio, della forza e della determinazione dimostrati dalla città di New York e dall’intera nazione americana. Vero esempio per quanti nel mondo si identificano nei valori della libertà e della democrazia”.

CERIMONIA AL QUIRINALE

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha presenziato questa mattina nel Salone delle Feste del Quirinale una cerimonia di commemorazione degli attentati dell’11 settembre 2001 alla presenza del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, del leader dell’opposizione, Walter Veltroni e dell’ambasciatore statunitense in Italia, Ronald Spogli.

All’evento, iniziato con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime degli attentati che colpirono il World Trade Center di New York e altri luoghi degli Stati Uniti, hanno partecipato anche i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, il vicepresidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta e, per l’opposizione, l’ex premier Massimo D’Alema e gli ex ministri Vannino Chiti ed Emma Bonino.

Secondo il presidente della Repubblica quella dello “scontro tra civiltà e religioni inconciliabili” è una rappresentazione “troppo comoda per le centrali organizzatrici e ispiratrici del terrorismo, e radicalmente falsa”.
“In gioco sono invece le ragioni della pace, della vita, dei diritti umani, del progresso civile contro una feroce logica di violenza e di sopraffazione, una miscela distruttiva di fanatismo, intransigenza, regressione” ha sostenuto il capo dello Stato, intervenendo alla cerimonia di commemorazione degli attentati dell’11 settembre 2001, stamattina al Quirinale.

“Dinanzi a una simile minaccia, che non conosce confini, che colpisce o può colpire dovunque nel mondo – ha proseguito Napolitano – decisivo è l’impegno della comunità internazionale, da costruire ancor meglio e da consolidare sulle basi più larghe”. Occorre “moltiplicare gli sforzi per consolidare le basi di una vasta convergenza e cooperazione per la sicurezza collettiva, nel rispetto di principi irrinunciabili e di regole efficaci”.

Alla presenza delle massime cariche dello Stato e a diversi esponenti politici, il presidente della Repubblica ha sottolineato che di fronte alla minaccia del terrorismo “decisivo è l’impegno della comunità internazionale, da costruire ancor meglio e da consolidare sulle basi più larghe”. L’Italia “ha fatto, sta facendo, intende fare la sua parte” nel quadro di un impegno della comunità internazionale volto a contrastare il terrorismo e garantire la sicurezza collettiva”.

L’Italia, ha sottolineato, agisce “anche attraverso una consistente e multiforme presenza in missioni internazionali in aree cruciali, a cominciare da quella afghana”. Napolitano ha presenziato nel Salone delle Feste del Quirinale alla cerimonia per commemorare gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001. Gli attentati dell’11 settembre 2001 sono stati “un colpo di enorme gravità e impatto volto a ferire a morte il cuore dell’Occidente e del mondo democratico, il centro pulsante, e migliaia di uomini e donne, della maggiore città e perfino della capitale degli Stati Uniti d’America”. Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia di commemorazione del settimo anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle al Quirinale, alla presenza delle più alte cariche dello Stato e dell’ambasciatore americano in Italia, Ronald Spogli.”

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almeno un minimo di Morale..Prudenza di Stato .

dovrebbe consigliare di evitare l’argomento..

non fosse altro per un senso di rispetto verso l’intelligenza dell’essere umano …

che si spera..ancora animata ..da una  coscienza correttamente formata..

è un insieme di Atei devoti del Dio Menzogna  e Mammona..

che elogia in altre sedi.. il Povero Dio di Nazaret…

di  cui Benedetto XVI… è la versione moralmente criminale..

( immaginateVi un pò se vi riesce..a pensare ad un  Gesu Cristo …

che và a festeggiare i suoi trentatreanni con Erode ..senza peraltro rammentargli che e’ un assassino.. e se non si converte..ha davanti a sè..la dannazione eterna..!!! )

Questa classe politica si interessa di difendere la moralità del popolo…

 levando la prostituzione dalle strade a suon di giorni di carcere..

e non si preoccupa di difendere il normale “buon senso del pudore” ..

di chi si sente giustamente e cristianamente offeso ..

da veline trasformate in deputatasse e ministri  per meriti di sesso orale ..

QUESTA CLASSE POLITICA ..(insieme alle precedenti di sinistra)

ha sperperato  milioni di euro di denaro pubblico..

 in missioni di guerra… incostituzionali ed amorali..

senza preccuparsi dei pensionati al “minimo” vitale..

 uomini onesti…che rischiano multe ..nel rovistare (ad onta del proprio decoro personale)..

  nei cassonetti pubblici…

 le verdure ed il pane… che non si possono permettere..

al contrario dei Deputati e dei Senatori  della Res-publica…

che si autoconferiscono un  bonus di tremila euro …per telefonate mensili

che Dio Maledica..

(ammesso che esista un Dio..  che si elegge ..come Vicario..un tale Benedetto…

scusatemi..ma la mia Fede vacilla…!!!)

queste “Classi Politiche”

almeno spero …che la Sua Giustizia Divina …

si adoperi per costringere in futuro questi uomini…

 a rovistare nei cassonetti i rifiuti dei ristoranti capitolini..

staremo a vedere.. ,per queste mie richieste,

se io sono considerato da Lui …che giudica con Giustizia ..un figlio od un demone!!!

Piergiorgio Odifreddi non mangia la torta di compleanno con Bush…   Leave a comment


Image via Wikipedia

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SEI ANNI DOPO   (dal libro:  IL MATEMATICO INPENITENTE )

di Piergiorgio Odifreddi

 Fin dai tempi antichi, e precisamente dalla Medea di Seneca,

un buon test per capire cosa si nasconda dietro le apparenze di fatti sospetti è stato il cui prodest scelus,it fecit: cioè, «chi ci guadagna da un crimine, è lui che l’ha com­messo».

Il che si può interpretare non solo in senso debole, come «il profittatore è verosimilmente il colpevole mate­riale», ma soprattutto in senso forte, come «il profittatore è veramente il colpevole morale».

Applicando questo test ai fatti dell’Il settembre, si arriva facilmente a individuare i colpevoli morali,

anche se non materiali, degli attentati di New York e Washington, e cioè:

il vicepresidente statunitense Dick Cheney, l’ex ministro della Difesa Donald Rumsfeld e l’ex sottosegretario della Difesa, e da poco ex presidente della Banca Mondiale, Paul Wolfowitz.

Secretary of Defense Donald Rumsfeld shares a ...

I tre uomini politici sono infatti gli esponenti di spicco del  Project for the New American Century

(Progetto per il Nuovo Secolo Americano), fondato nel 1997 con scopi chiaramente espressi

nello Statement of Principles (Dichiarazione di Princìpi), reperibile nel sito ufficiale www.newamericancentury.org: precisamente, «aumentare sostanzialmente la spesa per la difesa e sfidare i regimi ostili ai nostri interessi e valori».

Il Progetto per il Nuovo Secolo Americano stava dunque  programmando la politica che l’amministrazione Bush, nella quale molti dei suoi membri confluirono in posizioni di pre­stigio,

avrebbe poi implementato dopo avere preso (o ru­bato, ma questa è un’ altra storia) il potere.

Mancava soltanto un’adeguata giustificazione per mettere in atto il provocato­rio piano,

ma per questo..il rapporto del 2000 Rebuilding American De/ences (Ricostruire le Difese dell’America),

re­peribile nello stesso sito, aveva un’ ottima proposta:

ci voleva «un evento catastrofico e catalizzante, come una nuova Pearl Harbor».

E cosa meglio potrebbe soddisfare una tale descrizione, degli attacchi alle Torri Gemelle e al Penta­gono?

A questo punto, che l’amministrazione Bush abbia attiva­mente organizzato gli attentati di New York e Washington, che li abbia passivamente subiti sapendo che essi sarebbero stati compiuti,

o che si sia limitata ad accoglierli come una benedizione celeste una volta che erano avvenuti a sua insa­puta, potrebbe anche passare in secondo piano.

Ciò che mi preme veramente sottolineare è che 1’11 settembre le abbia fornito la scusa formale per attuare una politica che era in gestazione da almeno cinque anni, e che ha portato per ora a due guerre.

Gli attentati causarono naturalmente uno shock nel mondo intero, o quasi.

Benché i media l’abbiano rimosso, infatti, sia i palestinesi che gli studenti cinesi manifestarono il loro giubilo.

A sua volta Hebe de Bonafini, portavoce delle Madri di Plaza de Mayo, defini’ gli attentati

«una ven­detta per il sangue di molti» e gli attentatori «uomini corag­giosi che hanno donato la vita per noi, o almeno per i nostri nipoti», ricordando che durante la dittatura in Argentina «anche i nostri figli venivano considerati terroristi, e noi le madri di terroristi».

Gli Stati Uniti ebbero comunque facile gioco nell’otte­nere dalla comunità internazionale il lasciapassare per una prima vendetta a caldo sull’Afghanistan, nonostante quindici dei diciannove attentatori provenissero dall’Arabia Sau­dita, due dagli Emirati Arabi, uno dall’Egitto e uno dal Libano: dunque, da Paesi alleati, invece che nemici.

E no­nostante l’Arabia Saudita probabilmente sapesse degli atten­tati in anticipo, se persino il candidato democratico alla pre­sidenza Howard Dean ebbe a dire il 1 dicembre 2003, in un’intervista alla National Public Radio che ovviamente sol­levò un putiferio:

«La teoria più interessante che ho sentito finora è che Bush fosse stato awisato in anticipo dai sau­diti».

Sia come sia, la guerra in Afghanistan fu combattuta da una coalizione di Paesi della Nato. 

Il 12 settembre 2001, per la prima volta nella sua storia, quest’ultima.. si appellò in­fatti all’articolo 5 del Trattato di Washington del 1949, che recita: «Un attacco armato contro uno o più membri sarà considerato un attacco contro tutti, e ciascuno assisterà l’ at­taccato mediante azioni individuali coordinate». 

Lo stesso giorno la Risoluzione 1.368 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite chiamò a raccolta

«tutti gli Stati al fine di operare insieme urgentemente per consegnare alla giustizia gli esecutori, gli organizzatori e i mandanti di questi attacchi terroristici».

Il fatto che ci fosse una differenza, formale e sostanziale, tra l’al-Qaeda di bin Laden e il governo tale­bano dell’ Afganistan non fermò la guerra, che non ebbe so­stanziali opposizioni nemmeno nei partiti di sinistra europei.

L’obiettivo dichiarato era la liberazione del Paese dal re­gime talebano: una preoccupazione perlomeno singolare da parte dell’Inghilterra, che per ben quattro volte (nel 1839­1842, 1878-1880, 1919 e 1941) aveva combattuto guerre per accaparrarsi e mantenere il controllo della nazione.

Quanto ai talebani, essi avevano conquistato il potere nel 1996, dopo l’occupazione sovietica (1979-1989) e la guerra civile (1989-1996), e controllavano il 95% del territorio: l’intervento occidentale prese dunque la forma di un massic­cio aiuto alla ribelle e minoritaria Alleanza del Nord, chiamato inizialmente Operation Infinite Justice (Operazione Giustizia Infinita) e poi, in un barlume di pudore, Opera­tion Enduring F reedom (Operazione Libertà Duratura), che portò alla caduta di Kabul e di Kandahar il 12 novem­bre e 7 dicembre 2002.

Quanto diritto avessero gli Stati Uniti a parlare di giusti­zia e libertà dopo aver emanato il 26 ottobre 2001 l’infame Patriot Act, “Atto Patriottico”

(acronimo per Providing Ap­propriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terro­rism)

“Fornire gli Strumenti Adeguati per Intercettare e Ostacolare il Terrorismo”),

che ha portato all’istituzione di campi di concentramento e alla perpetrazione di rapi­menti di stato,

lo ha dichiarato ufficialmente Amnesty Inter­national nel suo Rapporto Annuale del 25 maggio 2005: «Guantanamo è divenuto il Gulag dei nostri tempi, e for­tifica l’idea che si possano detenere le persone senza moti­vazioni legali.

Se Guantanamo evoca le immagini della repressione sovietica, i “detenuti fantasma”, cosÌ come le detenzioni non ufficiali di detenuti non registrati, riportano in auge la pratica delle “sparizioni”,

cosi popolari nelle dit­tature sudamericane del passato».

Persino il «New York Times» ha convenuto, in un edito­riale del 5 giugno 2005, che

«ciò che giustifica la metafora del Gulag di Amnesty International è che Guantanamo è semplicemente un anello di una catena di campi di deten­zione fantasma, che includono anche Abu Ghraib in Iraq, la prigione militare della base aerea di Bagram in Afghani­stan e altri luoghi nascosti gestiti dai servizi segreti, ciascuno con le proprie storie di abusi, torture e omicidi criminali.

E questi non sono incidenti isolati, ma fanno parte di un si­stema globale di detenzione completamente svincolato dalla legalità, all’interno del quale non sono solo i prigionieri e gli ufficiali a essere trasferiti da un campo all’altro, ma persino gli specifici metodi di maltrattamento».

Che cosa succeda in questi luoghi, dalle torture con l’ elettricità agli attacchi con i cani lupo, chiunque l’ha potuto ve­dere nelle fotografie che hanno scandalizzato il mondo in­tero, e dal gennaio 2007 lo può anche leggere nel rapporto dell’FBI..

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Detainees Positive Responses, “Risposte Positive dei Detenuti”,

reperibile in rete nel sito /oia.jbi.gov/ guanta­namo/ detainees.pdf, che raccoglie le testimonianze di 500 aguzzini di persone che, in buona parte, sono state imprigio­nate senza alcun motivo.

Per esempio, dei 775 detenuti a Guantanamo dal 2002 al 2006, 340 sono stati rilasciati, 110 sono stati dichiarati “rilasciabili”, 70 saranno processati da tribunali militari, e 255 rimangono detenuti a tempo in­determinato (benché il rapporto del 15 febbraio 2006 della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite Situa­tion o/ Detainees at Guantanamo Bay, “Situazione dei Dete­nuti a Guantanamo Bay”, abbia ricordato che è loro diritto essere processati o rilasciati).

Ma, naturalmente, più della guerra in Afghanistan e di Guantanamo, 1’11 settembre ha provocato la guerra in Iraq e le relative menzogne.

Anche questa volta sembra che il Progetto per il Nuovo Secolo Americano sapesse già in anti­cipo come sarebbe andata a finire, prima ancora degli atten­tati.

La Lettera al presidente Clinton del 26 gennaio 1998, reperibile nel sito già citato, affermava infatti che «l’unica strategia accettabile è l’eliminazione della possibilità che l’Iraq diventi in grado di usare, o di minacciare di usare, armi di distruzione di massa.

Alla breve, questo significa es­sere pronti a intraprendere un’ azione militare, visto che la diplomazia sta chiaramente fallendo. Alla lunga, significa ri­muovere Saddam Hussein e il suo regime dal potere».

Il rapporto del 2000 Rebuilding American De/ences (Rico­struire le difese dell’America), ribadiva che «mentre l’irri­solto conflitto ne fornisce la giustificazione immediata, la ne­cessità di una sostanziale presenza delle forze americane nel Golfo trascende il problema del regime di Saddam Hus­sein».

Inoltre, «noi crediamo che le attuali risoluzioni delle Nazioni Unite diano già agli Stati Uniti l’autorità per intra­prendere i passi necessari, inclusi quelli militari, per proteg­gere i nostri interessi vitali nel Golfo.

Ma, in ogni caso, la politica americana non può continuare a essere danneggiata da un’incauta richiesta di unanimità nel Consiglio di Sicu­rezza». In queste dichiarazioni si ritrovano gli ingredienti essen­ziali della strategia che l’amministrazione Bush adotterà per attaccare e rimuovere Saddam Hussein.

In particolare, il mantra delle armi di distruzione di massa: cioè degli arma­menti non convenzionali (nucleari, chimici, biologici) in grado di uccidere indiscriminatamente la popolazione civile, che l’Iraq era accusato di ammassare con il proposito di usarli contro l’Occidente.

Ora, è singolare che quest’accusa provenisse dagli Stati Uniti: oltre a essere infatti l’unica na­zione ad avere mai fatto uso di armamenti nucleari, provo­cando 300.000 morti a Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945, essi hanno sistematicamente usato armi chimiche nelle loro guerre di aggressione, dal napalm in Vietnam al fosforo bianco nell’Iraq stesso (nei bombardamenti di Falluja del novembre 2004).

Inutile dire che le armi di distruzione di massa non solo non c’erano in Iraq, ma non potevano esserci.

L’unico reat­tore nucleare, l’Osiraq costruito a partire dal 1977, era in­fatti stato bombardato nel 1981 da Israele, in un’azione “preventiva” condannata dalla risoluzione 487 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e ribombardato nel 1991 dagli Stati Uniti durante la Prima Guerra del Golfo.

E tutto il resto era stato distrutto grazie alle ispezioni delle Nazioni Unite tra il 1991 e il 1998, e ai sistematici bombardamenti effettuati durante l’intera presidenza Clinton: poco noti, ma dettagliati nell’Archive o/ u.s. Bombings, Invasions and Occupations o/ Iraq (Archivio dei Bombardamenti, delle In­vasioni e delle Occupazioni Statunitensi in Iraq), reperibile nel sito www.ccmep.org/usbombingwatch/1998.htm.

In ogni caso, nessun’ arma di distruzione di massa è stata trovata dopo l’invasione dall’Iraq Survey Group (Gruppo d’Indagine sull’Iraq), incaricato di cercarle.

Il suo primo presidente, David Kay, un ex ispettore delle Nazioni Unite, si è dimesso il 23 gennaio 2004, dichiarando: «Non penso che siano mai esistite, e non credo che ci sia stato un pro­gramma massiccio di produzione negli anni ’90».

Il suo suc­cessore, Charles Duelfer, anch’egli un ex ispettore delle Na­zioni Unite, emanò il 30 settembre 2004 il rapporto finale del Gruppo, in cui si ammette che esso «non ha trovato prove che Saddam Hussein possedesse depositi di armi di distruzione di massa nel 2003».

Nelle Notes from Saddam in Custody (Note da Saddam Prigioniero), pubblicate il 14 dicembre 2004 nel sito www.time.com dal settimanale «Time», si riporta che lo stesso dittatore, interrogato quel giorno subito dopo la sua cattura, rispose cosÌ alla domanda se c’erano armi di distru­zione di massa in Iraq: «Ovviamente no. Se le sono inven­tate gli Stati Uniti per attaccarci».

Ed è singolare che a dire la verità sia stato proprio Saddam, e a mentire l’amministra­zione Bush:

lo stesso Segretario di Stato Colin Powell ha in­fatti dichiarato, in un’intervista alla ABC dell’8 settembre 2005, che la sua testimonianza al Consiglio di Sicurezza il 5 febbraio 2003, in cui egli mostrava “prove” fabbricate contro Saddam Hussein, costituisce «una macchia che offu­sca la mia reputazione».

Anche le Nazioni Unite, naturalmente, hanno forti re­sponsabilità per il conflitto. Anzitutto, per aver introdotto nel 2002 una singolare inversione dei princìpi del diritto nella Risoluzione 1.441 del Consiglio di Sicurezza, preten­dendo che fosse l’Iraq a dimostrare di non avere armi di di­struzioni di massa, invece che gli ispettori a dimostrare che le aveva.

E poi, per avere accettato passivamente che gli Stati Uniti attaccassero in suo nome anche in mancanza di un suo mandato, come d’altronde preannunciato nel citato Rapporto del 2000 del Progetto per il Nuovo Secolo Ame­ricano: lo stesso Kofi Annan dichiarò tardivamente, il 16 set­tembre 2004 alla BBC, che l’occupazione

«non era avvenuta in conformità al dettato delle Nazioni Unite, e dal punto di vista del suo Statuto era illegale»,

ma non propose mai a tempo debito mozioni di sfiducia, sanzioni internazionali e azioni militari congiunte nei confronti dello stato fuorilegge.

Eppure, l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti è stata una violazione del diritto internazionale

enorme­mente più grave e ingiustificata dell’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq,

e ha provocato un numero di vittime civili incomparabilmente più alto di quelle degli attentati del­1’11 settembre,che sono state 2.973 (246 sui quattro aerei dirottati, 2.602 alle Torri Gemelle e 125 al Pentagono):

Le cifre vanno infatti da un minimo provato di 55.000 morti irachene, dettagliate nel sito www.iraqbodycount.org, a un massimo estrapolato di 655.000 nel Secondo Rapporto Lan­cet dell’l1 ottobre 2006 (il Primo Rapporto, del 29 ottobre 2004, arrivava già a 100.000 vittime). 

Se Saddam Hussein è stato impiccato il 30 dicembre 2006 come mandante dell’as­sassinio di 148 sciiti nel 1982, che cosa devono aspettarsi i responsabili della occupazione illegale che ha provocato..

queste decine o centinaia di migliaia di morti?

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