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Stati Uniti.. Spese militari di guerre..in 10 anni   Leave a comment


Gli USA hanno speso 1.600 miliardi di dollari e ucciso 350mila persone. Per cosa?

Iraq US Troops

(Promemoria : L’attacco alle Torri Gemelle..è stato..un’AUTO-ATTENTATO..(inside job)

Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno speso almeno 1600 miliardi di dollari per la lotta contro il terrorismo, in Medio Oriente, Nord America e anche in Africa, ha rivelato un rapporto del Congresso ripreso dalla rivista francese Basta!. (traduzioneantiplomatico)

Con 350.000 persone uccise, il costo umano dell’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq è estremamente elevato. Di queste centinaia di miliardi di dollari ha beneficiato principalmente l’industria delle armi e società militari private. E con quali risultati, dal momento che il Medio Oriente continua a sprofondare nella guerra, il terrorismo e la povertà?

Una fattura di 1.600 miliardi di dollari. Dopo l’11 settembre 2001, è la somma astronomica che gli Stati Uniti hanno speso in tredici anni, per tutte le guerre che hanno condotto e principalmente in Afghanistan e in Iraq. Nel corso di un decennio, è quasi il doppio del costo dell’ assicurazione sanitaria, la “Obamacare”, di cui beneficiano quasi 20 milioni di americani (900 miliardi dollari in dieci anni). Ed è l’equivalente di quello che l’India e i suoi 1,2 miliardi di abitanti hanno prodotto in un anno (PIL). Tale importo non è stato svelato da una ONG anti-globalizzazione o un gruppo di pacifisti. Non è né più né meno che un organo del Parlamento degli Stati Uniti, il Congressional Research Service, che lo ha svelato in un rapporto intitolato “Il costo della guerra in Iraq, Afghanistan e della guerra globale contro il terrorismo dopo l’11 Settembre“, pubblicato nel dicembre 2014.

Nonostante la grandezza della stima, diverse università considerano questi importi ancora troppo bassi. Il premio Nobel Joseph Stiglitz e Linda Bilmes sostengono in un libro ormai celebre, “La guerra da tre triliardi di dollari” , 3.000 miliardi di dollari! Dietro il costo finanziario, altri ricordano l’incapacità di valutare il costo umano. “Un resoconto completo dei costi della guerra potrebbe andare bene in un libro di conti. Ma dai civili feriti o sfollati dalla violenza, ai soldati morti e feriti, ai bambini che giocano su strade e campi puntellati di ordigni esplosivi improvvisati, nessun insieme di numeri può specificare il costo umano delle guerre in Iraq e in Afghanistan, o di come si sono diffuse negli Stati vicini e sono ritornate negli Stati Uniti , dice Neta Crawford, professore di scienze politiche presso la Boston University.

Neta Crawford co-conduce anche il progetto “Cost of War”, una piattaforma di ricerca interdisciplinare. Il bilancio della piattaforma del costo delle guerre degli Stati Uniti è terrificante: 350.000 morti, tra cui 174.000 civili in Iraq, Afghanistan e Pakistan. Neta Crawford stima che il costo finanziario complessivo si avvicini a 4400 miliardi di dollari. Perché questa differenza con le cifre del Congresso? In questa valutazione, Neta Crawford aggiunge 316 miliardi dollari in interessi che gli Stati Uniti hanno rimborsato ai loro creditori, dal momento che la maggior parte di questi fondi è stato preso in prestito. E include altri 1.000 miliardi dollari, il costo della copertura sanitaria “veterani“.

A cosa sono serviti tutti questi miliardi? Se ci atteniamo al rapporto del Congresso: al supporto logistico delle basi nordamericane, alla manutenzione di armi, all’addestramento delle forze di sicurezza irachene e afgane, al costo delle ambasciate nordamericane, all’assistenza agli stati o agli sforzi di ricostruzione … Tre importanti voci di bilancio: il prezzo dell’invasione dell’Iraq (815 miliardi di dollari), laguerra in Afghanistan (686 miliardi dollari) e le spese per la prevenzione del terrorismo – 108 miliardi di cui 27 miliardi per l’operazione Noble Eagle che assicura il monitoraggio costante dello spazio aereo statunitense e parte dello spazio aereo del Canada da parte di aerei da combattimento.

Tale importo da solo dimostra il gigantismo che caratterizza il complesso militare-industriale nordamericano. Si noti che questi fondi non si sovrappongano al bilancio per la difesa degli Stati Uniti. Il Pentagono ha un bilancio separato di 550 miliardi dollari. Da soli, gli Stati Uniti coprono quasi il 40% della spesa militare nel mondo, per il 5% della popolazione mondiale! Che li mette molto più avanti di tutti i suoi rivali.

Questo bilancio non tiene conto delle recenti operazioni contro “Stato islamico” . Non include le spese per le operazioni segrete della CIA in Afghanistan, Pakistan, Yemen e altrove, come il Sahel, dove l’amministrazione di George W. Bush ha lanciato la “Trans-Sahel Counterrorism Initiative”. Un’iniziativa di 500 milioni di dollari che unisce gli stati del Sahel e la Nigeria e il Ghana nel combattere il terrorismo. Con l’emergere di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) in Mali e l’ascesa di Boko Haram in Nigeria, questa iniziativa non ha davvero dato i suoi frutti. Piuttosto il contrario!

Queste enormi somme hanno comunque fatto felice qualcuno: il complesso militare-industriale. Queste società sono le prime ad averne beneficiato. Con un fatturato di oltre 45 miliardi, Lockheed Martin, una delle multinazionali delle armi più importante del mondo ha venduto tutto, dai veicoli blindati, agli aerei da combattimento e trasporto ai missili Patriot o Hellfire … E non solo negli Stati Uniti ma anche ad Iraq, Afghanistan, Israele. Boeing – che costruisce sia aerei di linea, che missili – e Raytheon, Northrop Grumman, General Dynamics hanno anche loro beneficiato di questo decennio di guerre. Queste cinque società rappresentano più di un terzo dei fornitori dell’esercito statunitense.

1.600 miliardi sono stati spesi. 350.000 persone uccise. Per niente? L’Afghanistan è ancora afflitto da instabilità. Il movimento terrorista Daesh (ISIS) è emerso in Siria e in Iraq ed è una nuova minaccia. Chi pagherà il conto per i prossimi dieci anni?

Pubblicato 18 ottobre 2015 da sorriso47 in 11 settembre20001, 9/11, 9/11 truth

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Osama Bin Laden..è stata la copertura all’auto attentato americano dell’11settembre 2001 (inside job)   1 comment


Da ogni parte del mondo..per primi i parenti delle vittime delle Torri gemelle..sono stati sollevati dubbi seri sulla Versione Ufficiale” dei fatti.Assorbito lo shock immediato..gli stessi filmati ufficiali..mostravano tali inconguenze..da permettere di concludere che la “Fonte ufficiale” fosse una  enorme “Bufala mediatica”. La catena dei morti..successivamente si è allungata a causa di molti  testimoni..pronti a giurare quello di cui erano stati testimoni..che ribaltava la Verità Ufficiale.

(ho scritto altri articoli che raccontano tali versioni)

Consiglio di vedere questi due video..ribadiscono  ia completa mancanza di basi..del castello montato ad arte..

https://andreasinicatti.wordpress.com/2014/10/16/dopo-lattacco-alle-torri-gemelle-bin-laden-e-ringiovanito/

Dopo l’attacco alle Torri gemelle..Bin Laden è ringiovanito !!!!!

osama bin laden

Dopo la menzogna dell’11 settembre, ecco la dimostrazione di un’altra grande “menzogna all’americana”,quella sull’uccisione di Osama Bin laden.

Osama Bin Laden non è MAI STATO UCCISO dai Navy Seals(il corpo speciale statunitense utilizzati per il blitz ad Abottabad(pakistan),chi uccisero e gettarono in mare non era Bin Laden,è stato tutto orchestrato per coprire la “grande mensogna”rifilata al mondo intero!

Ricordate che fine fecero proprio i Navy Seals che lo catturarono?Tutti morti,il loro elicottero abbattuto,eccolo nell’immagine seguente

elicottero abbattuto navy seals cattura osama bin laden

Ora vi chiederete ma perchè?Semplice,I MORTI NON PARLANO!!
32 soldati americani uccisi da un’altro elicottero americano,per coprire la “grande menzogna”,coloro che fecero il blitz sapevano perfettamente che colui che uccisero non era il terrorista capo di Al Qaeda,infatti gettarono in mare,in pasto agli squali, l’uomo innocente per distruggere completamente ogni prova!!Successivamente pubblicarono questo accurato fotomontaggio che fece il giro del mondo
osama bin laden morto

Puo’ mai essere possibile che la sua barba sia ringiovanita?Da notare anche la parte evidenziata,l’espressione della bocca,da vivo identica a quella da morto…è un evidente copia e incolla,un ottimo fotomontaggio….

E allora perchè Obama orchestro’ tutta questa messa in scena mandando a morte certa 32 dei suoi migliori soldati?Era periodo di elezioni,un periodo in cui la politica diventa cieca,sorda e insensibile,disposta a fare di tutto!!!

Jedasupport

I bravi “soldati Ryan” americani   Leave a comment


L’orrore nell’orrore.

Due donne vittime del massacro di 17 civili 1avvenuto domenica in un villaggio della provincia

afghana di Kandahar, sarebbero state stuprate da soldati americani prima di essere uccise.

È quanto emerge dai risultati di un’indagine svolta da una commissione afghana di alto livello. Nonostante la versione ufficiale attribuisca la sparatoria al sergente Robert Bales,

testimonianze diverse raccolte nel distretto di Panjwaik, scrive l’agenzia Pajhwok,

assicurano che nell’operazione sono intervenuti vari soldati americani.

Il risultato dell’inchiesta, svolta da una delegazione di deputati e da funzionari governativi

è stato illustrato oggi in una sessione generale del Parlamento.

soldato americano

Dopo aver confermato il rogo di vari cadaveri, il deputato Hamidzai Lali ha riferito che,

secondo testimonianze ,prima di usare le armi alcuni militari americani hanno catturato due donne,

le hanno violentate e poi uccise a colpi d’arma da fuoco.

Sono  stati uccisi 17 civili,tra cui 9 bambini.

Un altro membro della delegazione, Shakiba Hashami, ha sostenuto 

che fra 15 e 20 soldati statunitensi

hanno partecipato alle uccisioni e che sul cielo del villaggio di Zangabad

hanno a lungo volteggiato elicotteri militari.

La stessa Hashami ha detto, citando testimonianze di residenti,

che prima della tragedia di domenica

c’era stato un attentato contro le truppe straniere

che avevano giurato di volersi vendicare.


Ieri lo stesso presidente Hamid Karzai ha fatto sua la tesi della possibilità

che il sergente americano arrestato non abbia agito da solo

ed ha incaricato il capo dell’esercito afghano, generale Sher Mohammed Karimi,

di rappresentare alla controparte Usa la forte preoccupazione di Kabul per questa ipotesi.

(17 marzo 2012)

E se invece..tagliassimo le armi?   Leave a comment


Padre Alex Zanotelli

Image via Wikipedia

Riporto alcuni articoli de L’Espresso alquanto interessanti

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-se-invece-tagliassimo-le-armi/2159634/10

Per recuperare i fondi necessari alla manovra “basterebbe tagliare le spese militari. Solo nel 2010 abbiamo speso per la difesa 27 miliardi di euro. Neanche fossimo invasi dagli Ufo”. Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, da sempre a fianco dei più poveri, lancia la sua controproposta a “una manovra anticostituzionale” e si dice “esterrefatto” che i politici, in particolare cattolici, “stiano in silenzio” sulle spese per le armi. “Vorrei sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari, come Finmeccanica, sul Parlamento e quali percentuali prendono i partiti”.
Padre Alex, lei ha lanciato una proposta per reperire i fondi necessari per la manovra. Ci spiega in cosa consiste?

“Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari.

In Italia nel 2010 abbiamo speso per la difesa 27 miliardi di euro,

spendiamo oltre 50 mila euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno.

Non solo, a questi dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare 131 cacciabombardieri F 35. Neanche se fossimo invasi dagli extraterresti, avremmo bisogno di tanti soldi a difenderci!

Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013″.
Perché a suo avviso a nessun politico, in particolare quelli cattolici, è venuto in mente di tagliare queste spese?
“Non trovo risposte, sono esterrefatto. C’è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e anche dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. Queste spese vanno contro la nostra Costituzione che all’articolo 11 afferma “L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”. Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia, con spese ingenti. La guerra in Afghanistan ci costa 2 milioni di euro al giorno, quella in Libia ci è già costata 700 milioni di euro. Vorrei sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari, come Finmeccanica, sul Parlamento per ottenere commesse di armi e quali percentuali prendono i partiti. Senza contare che si parla tanto di lavoro, ma l’industria delle armi è una di quelle più robotizzate e che meno offre in termini di occupazione. Mi chiedo poi come chi si professa cristiano possa accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali

Recentemente parlando di tagli e privilegi, si è sollevata la questione dell’esenzione dall’Ici per gli immobili della Chiesa non utilizzati per finalità di culto. Le sembra corretto?
“Non vorrei fare polemica, ma sono convinto che sia importante avere una Chiesa povera. Povera, semplice e francescana. Dobbiamo cominciare a imparare il vivere evangelico e ricordare che la semplicità di vita si può chiedere solo se la si pratica. Credo che la Chiesa debba partire dalle parrocchie, dalle comunità locali e non chiedere agli altri ciò che non fa. Serve una conversione”.
Lei si è battuto molto per il referendum sull’acqua eppure oggi la manovra pare cancellare la volontà espressa dagli elettori. E’ così?
“Il governo pensa che tenendo fuori l’acqua possa privatizzare gli altri servizi e di fatto la manovra incentiva i comuni a farlo. Ma la prima domanda del referendum era sull’abrogazione del 23 bis e il 23 bis non riguardava solo l’acqua, ma anche altri servizi. La Corte costituzionale aveva chiarito che il primo quesito era relativo a tutti i servizi locali e ora il governo non ne tiene conto. Dobbiamo urlare contro una manovra anticostituzionale”.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/usiamo-quei-fondi-per-la-ricerca/2128781

Usiamo quei fondi per la ricerca

di Umberto Veronesi (10 Giugno 2010)

Me lo dicono spesso che sono un utopista, un sognatore di mondi impossibili. Me l’hanno ripetuto anche l’anno scorso quando ho chiamato a raccolta scienziati e premi Nobel da tutto il mondo per fondare il movimento Science for Peace e per chiedere a tutti i governi di investire non nella politica degli armamenti ma in quella del progresso che significa portare il benessere dove c’è la fame, la salute dove c’è la malattia.
Ma non è forse assurdo che in piena crisi economica, che tocca tutte le nazioni, quando non riusciamo più a mantenere le nostre famiglie, e gli ospedali non vengono ristrutturati, e l’accesso alle cure adeguate non è garantito a tutti, e la ricerca scientifica, che potrebbe dare una nuova spinta al benessere, langue nei laboratori deserti, è assurdo che si pensi ancora a fabbricare più armamenti e a comprare costosissimi aerei supersonici che non utilizzeremo mai?
Nei tempi di crisi, si continua a commettere l’enorme errore di tagliare i fondi per la scuola, per gli asili, i fondi per la ricerca, e così facendo si sterilizza l’ingegno delle nuove generazioni e si rinuncia al benessere che la scienza è in grado di creare. E per dimostrare che il mio ragionamento non è campato per aria e che ho ben presente le dinamiche che governano i grandi numeri della finanza nazionale e mondiale, ho incaricato uno staff di economisti dell’Università Bocconi, coordinato da Maurizio Dallocchio, ordinario di finanza aziendale, di realizzare uno studio fondamentale “Effetti economici di una riduzione delle spese e della produzione di armi” e che è stato presentato alla Prima Conferenza Science for Peace, tenutasi lo scorso novembre.
Si è partiti dalla spesa militare prevista per quest’anno dai Paesi europei. Sono 215 miliardi di euro e su questo stanziamento è stato ipotizzato un abbassamento del 5 per cento, quindi un risparmio molto limitato. Sono stati presi in considerazione solo alcuni paesi, cioè Italia, Francia, Spagna, Gran Bretagna, Germania e Svezia, vale a dire le nazioni che giocano un ruolo di rilievo nell’industria militare e che hanno la spesa maggiore. E ci siamo chiesti che cosa succederebbe nel bilancio di questi Stati se decidessero di “stornare” il 5 per cento della spesa dedicata all’industria militare. Perché sono ben consapevole che l’industria militare, ad alto tasso tecnologico, investe non solo la vita produttiva di un Paese ma anche ne determina lo sviluppo sociale.
I risultati? Il più sorprendente riguarda il Pil che diminuirebbe globalmente di 33 miliardi di euro, che in percentuale fanno lo 0,027 per cento, vale a dire una riduzione insignificante. Anche il tasso di disoccupazione non avrebbe un peso gravoso: per l’Italia non supererebbe i 300 lavoratori. Anche le entrate fiscali non subirebbero una falcidia per lo Stato e l’impatto sul settore della ricerca e dello sviluppo, che varia da nazione a nazione a seconda dell’intervento dello Stato in questo ambito, per l’Italia non arriva al 2 per cento.
Sono proprio un inguaribile idealista se trovo assurdo che i tagli tocchino i bisogni più urgenti della popolazione? La necessità di sfuggire alla sofferenza evitabile oggi è ancora più sentita a causa della situazione di crisi mondiale che agita, anche nelle popolazioni occidentali cresciute nel benessere, lo spettro della povertà. La crisi richiede delle risorse aggiuntive per le urgenze sociali, e dove possiamo ricavarle se non dalle spese militari che assorbono fondi molto elevati?
Per la ricerca contro il cancro, che causa 150 mila morti ogni anno, il nostro Paese spende annualmente l’equivalente di circa 225 milioni di dollari, mentre se ne destinano 20 miliardi per le spese militari. Abbiamo allora più a cuore le armi che i malati in Italia?

Quanto è costata al popolo americano la guerra dei suoi petrolieri   Leave a comment


Basta dettagli sul raid che ha ucciso Bin Laden”. Non solo le foto: dalla Casa Bianca ora parte l’ordine di un silenzio-stampa più generale sul blitz del reparto speciale dei Seal. Troppe versioni si sono susseguite in questi giorni, troppe contraddizioni, troppi sospetti. La ragion di Stato interviene e mette un “tappo” alla verità? Nell’era di WikiLeaks l’improvviso ripensamento di Barack Obama sembra anti-storico, irrealistico. Ma l’America del Primo emendamento, la democrazia teoricamente più trasparente della storia, ondeggia continuamente nei suoi cicli storici di apertura e chiusura, con vittorie e sconfitte nella battaglia fra democrazia e segretezza.

Mentre ieri Obama portava una corona di fiori a Ground Zero, era impossibile non ricordare quel che pensa tuttora il 42% degli americani: che la Commissione d’indagine sull’11 settembre “ha nascosto o rifiutato d’investigare prove cruciali che contraddicono la versione ufficiale su quell’attacco”.

E non sono i soliti seguaci delle teorie del complotto.
Uno dei più autorevoli giuristi coinvolti nei lavori di quella Commissione, John Farmer, si dissociò dalle conclusioni con parole che fanno rabbrividire:
“Ciò che il governo e i militari hanno detto al Congresso, ai mass media e all’opinione pubblica su quel che sapevano allora, è quasi interamente falso”.

(Federico Rampini,la nazione del top secret,Repubblica)

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aereo seconda torre  QUESTO NON E’ UN BOEING DI LINEA…..E’ UN BOEING MILITARE..QUELLI DI LINEA NON HANNO UNA PANCIA SOTTO..

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(da un articolo di  Dream Theater  I folli costi della guerra talebana )

Afghanistan + Iraq = costi immani per gli USA e per i paesi della coalizione. Più il costo delle vite umane. La guerra non è certo finita e i conti reali non si possono fare. Ma…ne valeva la pena?

La cattura di Osama Bin Laden è stata vista dal mondo occidentale come una liberazione. Ma non dobbiamo illuderci, si è vinta una battaglia ma la guerra è ancora molto lunga. Intanto però possiamo farci due conti.
Risulta infatti che la guerra in Afghanistan è costata uno sproposito. Il grafico qui sotto è emblematico e si spiega da solo. Interessante anche notare che oggi, l’impegno economico è fortemente indirizzato all’Afghanistan che ha superato, a livello di onerosità bellica, lo stesso Iraq nell’anno 2010 e nel 2012 (stime) costerà 6 volte quanto costerà l’Iraq. Attenzione però, il grafico sotto esposto si riferisce agli USA. E poi ci sono i costi che TUTTE le altre nazioni hanno dovuto sostenere. Alla faccia del’
austerity e con la soddisfazione dell’industria bellica.

 Cifre che però sono già contestate da più parti, compreso dal premio Nobel Stiglitz che stima il costo bellico ben oltre i 3 trilioni di dollari (contro i 1.3 trilioni nell’analisi sopra esposta).
Questo ha comportato anche un forte contributo all’aumento del debito pubblico.

costi guerra iraq afghanistan

Quindi è lecito farsi delle domande, e proprio come propone Stiglitz, è giusto chiedersi se tutto questo poteva essere gestito meglio. Infatti, senza la guerra in Iraq (e tutto quello che poi ha portato , compreso l’Afghanistan), a che prezzo sarebbe oggi il petrolio? E la crisi geopolitica internazionale, avrebbe raggiunti i livelli di allerta attuali?

Domande a cui non possiamo rispondere nella realtà ma che, nella logica, ci portano a ragionare verso un petrolio molto meno caro ed un clima internazionale più sereno.

Se poi andiamo ad aggiungere al costo economico anche il ben più grave costo di vite umane, beh, credo che ci sia ben poco da aggiungere: oltre 100.000 civili e 7.000 forze della coalizione).

Ps: il costo per l’Italia dovrebbe aggirarsi sui 3 miliardi di Euro. Ma purtroppo, sia per l’Italia che per tutti gli stati impegnati nella lotta, i conti non si possono nacora fare, visto che la guerra è ancora apertissima. E proprio ieri è nuovamente stato alzato il grado di allerta antiterrorismo.

PPS: buttate un occhio anche agli eccellenti commenti, troverete materiale molto interessante…

Chissà oggi che mondo ci sarebbe senza aver avuto l’attacco all’Iraq…

(commenti all’articolo)

Fratasa:

“Contando le riserve di petrolio stimate in Iraq (115.000 Milioni di barili) resta comunque un ottimo affare.

Gli investimenti sono fatti dai cittadini ed i guadagni dai soliti noti. Non male direi”

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(11 settembre 2001 la verità viene a galla)

Qual’è stato il motivo per l’invasione dell’Afghanistan?

gli Stati Uniti avevano preso la decisione di invadere l’Afghanistan due mesi prima del 9 / 11 attacchi. Almeno una parte del background di questa decisione è stata un sostegno a lungo tempo gli Stati Uniti ‘per gasdotto Unocal , che il trasporto di petrolio e gas naturale dalla regione del Mar Caspio verso l’Oceano Indiano attraverso l’Afghanistan e Pakistan.15 Questo progetto era stato ostacolato al 1990 a causa della guerra civile che andava avanti in Afghanistan dopo il ritiro sovietico nel 1989.

Nella metà degli anni 1990 , il governo americano aveva sostenuto i talebani con la speranza che la sua forza militare consentirebbe di unificare il paese e fornire un governo stabile , che potrebbe proteggere le pipeline. Entro la fine degli anni 1990 , tuttavia, l’amministrazione Clinton aveva dato sulla Taliban.16

Quando l’amministrazione Bush è salito al potere , ha deciso di dare i talebani un’ultima possibilità . Nel corso di una riunione di quattro giorni a Berlino nel luglio 2001 , i rappresentanti della amministrazione Bush ha insistito che i talebani devono creare un governo di “unità nazionale “di condivisione del potere con le fazioni amichevole verso gli Stati Uniti . I rappresentanti degli Stati Uniti secondo come riferito ha detto: “O si accetta la nostra offerta di un tappeto d’oro, o vi seppelliremo sotto un tappeto di bombe. “17

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Come la guerra è iniziata per motivi economici legati al petrolio,cosi potrebbe finire per altri interessi economici   ; I grandi giacimenti minerari  del valore di un trilione di dollari.

http://www.nytimes.com/2010/06/14/world/asia/14minerals.html?pagewanted=1

The United States  has discovered nearly $1 trillion in untapped mineral deposits in Afghanistan, far beyond any previously known reserves and enough to fundamentally alter the Afghan economy and perhaps the Afghan war itself, according to senior American government officials. The previously unknown deposits — including huge veins of iron, copper, cobalt, gold and critical industrial metals like lithium — are so big and include so many minerals that are essential to modern industry that Afghanistan could eventually be transformed into one of the most important mining centers in the world, the United States officials believe. “

afghanistan lithium

http://www.nytimes.com/2010/06/14/world/asia/14minerals.html?pagewanted=1

Sapete perchè è morto Bin LAden? Per salvare “le chiappe” del leoncino Simba..   1 comment


Hamid Mir interviewing Osama bin Laden for Dai...

Image via Wikipedia

Propongo ai lettori curiosi una raccolta di articoli interessanti che fanno luce  su questo inpensabile accostamento…

da” Luogocomune.net …

E’ morto un uomo che non è mai esistito.
Intendiamoci, un signore di nome Osama bin Laden su questa terra è esistito, per un certo periodo di tempo, ma la sua vita reale non ha avuto nulla a che fare con quello che crede la gente. Il vero Osama bin Laden, di professione sceicco, si è dedicato negli anni ’80 all’organizzazione della militanza islamica contro l’invasione russa in Afghanistan. Per fare questo ha avuto l’appoggio, concreto e programmato, della CIA, che gli ha fornito non soltanto “armi e munizioni”, ma anche gli stessi uomini importati dai paesi arabi – i cosiddetti Mujaheddin – per combattere al suo fianco.
Da questa figura tridimensionale, già di per se sfuggevole ed ambigua, è nato il personaggio a due dimensioni ad uso strettamente mediatico, che tutti conoscono come Osama bin Laden. Naturalmente, per poter gestire con disinvoltura il personaggio a due dimensioni, è stato necessario uccidere quello reale. Risale alla primavera del 2002 un articolo, in lingua pakistana, che riportava la notizia della morte dello sceicco saudita. Anche Benazir Bhutto ne diede – in modo apparentemente involontario – la conferma. Ma questa notizia fu naturalmente ignorata dai media mainstream, che potevano così iniziare ad allevare il loro prezioso pargolo bi-dimensionale, che gli avrebbe fruttato centinaia di titoloni a nove colonne nel corso di quasi un decennio.
Sulla inconsistenza – ridicolaggine, anzi – di questo personaggio fittizio non ci dilungheremo di certo. Abbiamo già abbondantemente smentito la sua reale esistenza più volte, e lo abbiamo fatto in modo a nostro parere del tutto esaustivo.
Nè peraltro dobbiamo sforzarci più di tanto per dimostrare che anche questa notizia della sua uccisione non sia che un’ennesima, patetica messinscena: …
… non solo la foto “ufficiale” del cadavere – messa in circolazione, a quanto pare, dalle autorità pakistane – è un falso plateale, ma anche se esistesse una foto genuina del cadavere di bin Laden nulla potrebbe garantire che sia stata scattata ieri, e non otto anni fa.
Di fatto erano nove anni che non vedevamo più una immagine credibile di bin Laden da vivo, e questo dovrebbe bastare a risolvere la questione sulla vera data della sua morte.
Ci resta ora da valutare perchè sia stato scelto proprio questo momento per dare questa (falsa) notizia-bomba alle agenzie di tutto il mondo.
Per prima cosa, salta all’occhio un dettaglio molto interessante: tutti sanno infatti che sia buona regola dare le “brutte notizie” (scandali presidenziali, crolli in borsa, ecc.) il venerdì sera, in modo da approfittare del week-end – notoriamente “morto”, da un punto di vista mediatico – per attenuarne in qualche modo gli effetti negativi. Appare invece curioso che la notizia della morte di bin Laden sia comparsa sulle testate di tutti i giornali del mondo proprio il lunedì mattina, quasi si volesse ottenere l’effetto contrario: usare tutta la settimana per avere il massimo rimbombo su questa notizia, andando a coprirne eventualmente di altre meno accattivanti.

Si chiama “Wag the Dog” – dal titolo del famoso film – ed è un trucco che è stato usato spesso di recente dai presidenti americani (il più famoso di tutti è il caso di Clinton, che decise di far bombardare un impianto chimico in Sudan – creando una grande eco mediatica – proprio nel momento in cui stava per esplodere lo scandalo Lewinsky).

simbaObama

Ebbene, forse non tutti sanno che la scorsa settimana il presidente Obama ha rilasciato il suo “vero“ certificato di nascita. Lo ha fatto nel tentativo di placare una volta per tutte le polemiche sul suo reale luogo di nascita, che molti sostengono non essere stato quello delle Hawaii. Peccato per lui che il “vero“ certificato di nascita sia risultato essere un falso clamoroso.

Obama certificato

Ci hanno messo dai 14 ai 18 minuti, gli esperti di Photoshop, per cogliere in quel documento una serie di manipolazioni talmente evidenti da non lasciare nessuna speranza a chi voglia sostenere che sia autentico.

Finora i media americani avevano finto di ignorare quello che in Intenet già tutti sanno, e cioè appunto che il certificato sia falso, ma sembra evidente che prima o poi qualcuno della destra avrebbe raccolto queste informazioni, e la Fox non avrebbe certo risparmiato il presidente da una figuraccia planetaria.
Figuraccia che gli costerebbe di certo la rielezione.
A questo si aggiunga il fatto che proprio la settimana scorsa il Pakistan ha apertamente invitato il governo dell’Afghanistan ad abbandonare la sua alleanza con gli Stati Uniti e ad appoggiarsi invece, come già stanno facendo loro, al nascente impero cinese.
Quale occasione migliore, si potrebbe pensare, perché la Casa Bianca tirasse fuori questo splendido asso nella manica? Ora che Osama non c’è più, infatti, cadranno molte delle motivazioni che trattengono i soldati americani in Afghanistan (non era per questo che ci eravamo andati, dopotutto?), e questo potrebbe evitare che il governo afghano arrivi all’esasperazione e scelga davvero di passare dalla parte dei cinesi.
Resta infine una considerazione da fare: il popolo americano in prima fila, ed in qualche modo anche buona parte del resto del mondo, sono stati presi in giro per ben tre volte con la stessa invenzione: sono stati presi in giro quando gli è stato detto che fosse Osama il responsabile degli attacchi dell’11 settembre. Sono stati presi in giro quando gli è stato detto che eravamo in Afghanistan per cercare di catturarlo, e sono stati presi in giro ora che gli hanno detto che è stato ucciso soltanto ieri.
D’altronde, come dicono i saggi, “vulgus vult decipi”. Ergo decipiatur.
Massimo Mazzucco      http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3739

Riaffiorano le polemiche sulla nascita
E Obama rende pubblico il certificato

Il documento disponibile online sul sito della Casa Bianca. Mostra con chiarezza che il presidente americano è nato a Honolulu. Non quindi in Kenya, come sostengono i “birthers”, convinti che non abbia i requisiti per guidare gli Stati Uniti. Nelle ultime settimane è stato il miliardario Trump a rilanciare la polemica

Eccolo il documento che una volta per tutte dovrebbe mettere la parola fine alle polemiche che hanno accompagnato il presidente Barack Obama fin dal giorno della sua elezione, sulla sua legittimità ad occupare la Casa Bianca: è stato reso pubblico il certificato di nascita di Obama, in forma completa, che prova che il presidente è con certezza cittadino americano ed è nato alle Hawaii, a dispetto di chi continua a seminare dubbi sulla sua americanità.
Ultimo, in ordine di tempo, a cavalcare l’argomento è stato Donald Trump, il magnate repubblicano lanciato verso la candidatura per la corsa alla Casa Bianca, ma la causa è popolare da tempo fra i cosiddetti “birthers”, movimento che raggruppa chi ormai da anni pensa che Obama sia nato in Kenya e non alle isole Hawaii, e che pertanto non abbia diritto ad essere presidente degli Stati Uniti,

visto che il secondo articolo della Costituzione prevede esplicitamente la nascita nel territorio americano come requisito essenziale per essere eletto.

“Non abbiamo tempo per queste stupidaggini, abbiamo cose più importanti da fare, abbiamo problemi da risolvere”. Così, con una breve dichiarazione alla stampa, Barack Obama ha spiegato perché ha deciso di pubblicare il certificato, dopo aver ignorato ed essersi anche “divertito” per anni delle “falsità” fatte circolare sul suo conto. Ma ora basta: “Abbiamo grandi problemi da affrontare insieme, lo possiamo fare, ma non se ci

facciamo distrarre” da cose senza importanza che ci impediscono “di essere seri”, ha detto ancora il presidente Usa. E a forza di delegittimazioni “non andiamo da nessuna parte”, ha aggiunto.
Il documento, in forma completa, è stato pubblicato sul sito della Casa Bianca e certifica che Obama è nato ad Honolulu, è firmato dalla madre e dalle autorità governative statali. Il certificato aggiunge anche il luogo di nascita del presidente, l’ospedale di maternità e ginecologia di Kapiolani. Il documento è stato recuperato dall’avvocato del presidente che è appositamente volato nelle Hawaii per ottenerne una copia.
Durante la campagna elettorale, nel 2008, Barack Obama già pubblicò sul suo sito l’estratto di quel certificato, in cui era leggibile in modo chiaro che era nato il 4 agosto 1961 a Honolulu. Ma in tutti questi mesi, i “birthers” hanno sempre ripetuto che a loro giudizio quel certificato era un falso. Si tratta di una tesi portata avanti in modo ossessivo da una parte dell’establishment repubblicano, e di fatto ripudiata dai vertici del partito.
Sembrava una polemica ormai superata, ma nelle ultime settimane è stato il miliardario Trump a rimetterla al centro del dibattito politico. “Perché non l’ha mostrato anni fa?”, ha commentato a caldo il tycoon, aggiungendo: “Spero che sia autentico. Voglio vederlo di persona. Comunque sono contento perchè ora possiamo parlare di tanti problemi seri che affliggono il Paese”, ha detto ancora Trump, che ora dovrebbe essere soddisfatto.
“Sarebbe ora che il Paese discutesse di problemi veri e non fosse distratto da queste questioni totalmente finte”, ha aggiunto Dan Pfeiffer, il direttore della comunicazione della Casa Bianca. Nella speranza che davvero ora si possa iniziare a pensare ad altro.

(27 aprile 2011)

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