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“la Bellezza..salverà..il mondo.. Isadora Duncan.. il futuro della danza..”   Leave a comment


 

La Danza del Futuro – tratto da “Lettere dalla Danza” di Isadora Duncan

 

 

http://www.maryem.it/2011/09/la-danza-del-futuro-e-la-danza-del.html

Una volta una donna mi chiese perché danzassi a piedi nudi e io le risposi:
“Signora, io credo nella religione della bellezza del piede umano”.
La donna rispose:
“Io però non ci credo”.
E io:
“Eppure, signora, Lei dovrebbe crederci, perché l’espressione e la sensibilità del piede umano è una delle più grandi vittorie nell’evoluzione dell’uomo”.
“Ma io non credo nell’evoluzione dell’uomo”, disse la signora.
“Il mio compito allora termina qui”, risposi.
“Le consiglio di rivolgersi ai maestri che tengo più in considerazione, il signor Charles Darwin e il signor Ernst Haeckel”.
La donna disse: “Io non credo neanche in Darwin e Haeckel”.
A questo punto non seppi più cosa dire. Vi renderete dunque conto di quanto poco io valga per convincere la gente e forse non dovrei neppure parlare. Invece vengo portata fuori dall’isolamento del mio studio, trepidante e balbettante davanti a un pubblico, e mi si dice di tenere una conferenza sulla danza del futuro.
Se ricerchiamo la vera origine della danza, se ritorniamo alla natura, troviamo che la danza del futuro è la danza del passato, la danza dell’eternità, che è sempre stata e sempre sarà la stessa.
Il movimento delle onde, dei venti, della terra esiste da sempre nella stessa armonia. Noi non andiamo sulla spiaggia a chiedere all’oceano come fosse il suo movimento nel passato e come sarà in futuro. Ci rendiamo conto che il movimento proprio della sua natura rimane eternamente aderente a essa. Il movimento degli animali in libertà e degli uccelli corrisponde sempre alla loro natura, ai bisogni e ai desideri di essa, e all’armonia che essa ha con la terra.
Solo quando si impongono restrizioni artificiali a degli animali liberi, questi perdono la facoltà di muoversi in accordo con la natura e assumono movimenti che sono espressione delle limitazioni loro imposte.
Così è successo per l’uomo civilizzato. I movimenti dell’uomo primitivo, che viveva in libertà, in costante contatto con la natura, erano senza limitazioni, spontanei e meravigliosi.
Solo i movimenti del corpo nudo possono essere completamente naturali. L’uomo, giunto al termine della civilizzazione, dovrà ritornare alla nudità: non alla nudità inconsapevole del selvaggio, ma a quella conscia e riconosciuta dell’uomo maturo, il cui corpo sarà l’espressione armoniosa della sua vita spirituale.

E i movimenti di quest’uomo saranno belli e naturali come quelli degli animali liberi.
Il movimento dell’universo, concentrandosi in un individuo, diventa ciò che è chiamato volontà. Per esempio, il movimento della terra, essendo concentrazione di tutte le energie che la circondano, conferisce alla terra stessa la sua individualità, ossia la sua volontà di movimento. Così anche le creature della terra, ricevendo a loro volta queste forze concentrate e tra loro diversamente correlate, trasmesse loro dagli antenati che le avevano ricevute dalla terra, sviluppano in se stesse quel movimento individuale chiamato volontà.
La danza allora dovrebbe essere semplicemente la gravitazione naturale di questa volontà dell’individuo, che in fondo non è altro che la versione umana della gravitazione universale.
L’odierna scuola di balletto, lottando inutilmente contro le leggi naturali della gravità o contro la volontà naturale dell’individuo, e operando nel suo movimento e nella sua forma in disaccordo con la natura, produce un movimento sterile che non genera movimenti futuri, ma che muore appena compiuto.
L’espressione della moderna scuola del balletto, in cui ogni azione è finita e dove nessun movimento, posa o ritmo è legato all’altro o può generare un’ azione successiva, è un’ espressione di degenerazione, di morte vivente. Tutti i movimenti della nostra moderna scuola di balletto sono movimenti sterili perché sono innaturali: cercano di dare l’illusione che per loro la legge non esista.
I movimenti primari o fondamentali della nuova scuola di danza invece devono contenere in sé i semi dai quali si evolveranno tutti gli altri movimenti; questi a loro volta ne faranno nascere altri, in un sequenza senza fine di espressioni, pensieri e idee sempre più nobili ed elevati.
A tutti coloro che, ciononostante, per ragioni storiche, coreografiche o altre, apprezzano questi movimenti, io dico che non sanno vedere al di là dei tutù e delle maglie. Guardate invece: sotto i tutù e le maglie danzano muscoli deformati.
E guardate poi ancora più a fondo: sotto i muscoli ci sono ossa deformate. Uno scheletro deformato sta danzando di fronte a voi. Questa deformazione data dall’abbigliamento inadatto e dal movimento sbagliato non è altro che il risultato dell’addestramento necessario per il balletto.
Il balletto si condanna da solo perché impone la deformazione del corpo meraviglioso della donna! Nessuna ragione storica o coreografica può avere la meglio contro questo argomento!
La missione di tutta l’arte è quella di esprimere i più alti e meravigliosi ideali umani. Che ideale esprime il balletto?
No, la danza era un tempo la più nobile di tutte le arti, e ritornerà a esserlo. Risorgerà dal grande abisso in cui è sprofondata. La danzatrice del futuro raggiungerà delle vette così alte, che tutte le altre arti ne trarranno vantaggio.
Esprimere ciò che vi è di più morale, sano e bello: questa è la missione della danzatrice e a essa ho dedicato la mia vita.

 

Questi fiori davanti a me racchiudono il sogno di una danza che potrebbe essere chiamata “la luce che si spande sui fiori bianchi”. Una danza che sarebbe la traduzione sottile della luce e della purezza. Così pura, così forte che la gente direbbe: quella che vediamo muoversi è un’anima, un’anima che ha raggiunto la luce e trovato la purezza. Il suo movimento ci rende felici, perché attraverso questo intermediario umano, attingiamo la piena sensazione del movimento, della luce e di tutte le cose belle. Attraverso questo tramite umano, il movimento di tutta la natura scorre in noi trasmessoci dalla danzatrice. Percepiamo il movimento della luce fusa con l’idea della purezza. È una preghiera, questa danza; ogni suo movimento raggiunge i cieli in ampie onde e diventa parte del ritmo eterno delle sfere.

Trovare quei movimenti fondamentali del corpo umano dai quali tutti i movimenti della danza futura dovranno svilupparsi in un eterno variare, naturalmente, in sequenze senza fine – questo è il dovere del nuovo danzatore di oggi.
Come esempio, possiamo prendere in considerazione l’atteggiamento dell’Ermes dei greci, che viene rappresentato come se volasse nel vento. Se l’artista avesse pensato bene di rappresentare il piede della statua in posizione verticale, lo avrebbe potuto fare come se il dio, volando nel vento, non toccasse la terra; comprendendo invece che nessun movimento è reale, se non suggerisce una sequenza di altri movimenti, lo scultore ha collocato l’Ermes con il piede che posa sul vento, dando così al suo movimento un carattere di eternità.
Allo stesso modo potrei portare come esempio ogni atteggiamento o gesto delle migliaia di immagini che ci sono state lasciate sui vasi greci e nei bassorilievi; non ce n’è uno, di questi gesti, che non prefiguri un movimento successivo.
Questo perché i greci erano i più grandi studiosi delle leggi della natura, dove ogni cosa è espressione di un’evoluzione senza fine, in continua crescita, che non conosce arresti o pause. Tali movimenti dipenderanno sempre dalla forma che si muove e a essa corrisponderanno. I movimenti di uno scarabeo si accordano alla sua forma e così anche quelli di un cavallo. Allo stesso modo, i movimenti del corpo umano devono essere in armonia con la sua forma: non possono esistere neppure due sole persone la cui danza sia simile.
La gente ha sempre pensato che, purché si danzi seguendo il ritmo, la forma e il movimento nello spazio non hanno importanza; ma non è così, l’una deve essere in perfetta armonia con l’altro.
I greci lo capirono molto bene. Esiste una statuetta che rappresenta un Cupido danzante. La sua è una danza da bambino. I movimenti dei piedi e delle braccia paffute si adattano perfettamente alla loro forma. La pianta del piede si appoggia sul terreno in una posizione che potrebbe sembrare sgraziata in una persona adulta, ma è invece naturale per un bambino che cerca di mantenersi in equilibrio. Una delle sue gambe è per metà sollevata e piegata: se fosse completamente distesa ci darebbe fastidio, perché il movimento sarebbe innaturale. Esiste anche la statua di un satiro danzante che è molto diversa da quella del Cupido. I suoi gesti sono quelli di un uomo maturo e muscoloso, e sono in perfetta armonia con la struttura del corpo.
In tutta la loro pittura, scultura, architettura, letteratura, nella danza e nella tragedia, i greci svilupparono i movimenti da quelli della natura, come si può chiaramente vedere in tutte le immagini degli dèi greci che, non essendo altro che i rappresentanti delle forze naturali, vengono raffigurati in pose che esprimono il concentrarsi e l’evolversi di queste stesse forze. Per questa ragione l’arte dei greci non è un’arte nazionale o tipica, ma è stata e sarà sempre l’arte di tutta l’umanità e di tutti i tempi. Quando allora io danzo a piedi nudi sulla terra, mi vengono spontanei gli atteggiamenti greci, proprio perché sono semplicemente atteggiamenti della natura.
La cosa più nobile dell’arte è il nudo. Questa verità viene riconosciuta da tutti e seguita da ogni pittore, scultore o poeta: solamente la danzatrice l’ha dimenticata, proprio colei che più dovrebbe tenerne conto, in quanto lo strumento della sua arte è lo stesso corpo umano.
La prima concezione della bellezza deriva dalla forma e dalla simmetria del corpo umano; la nuova scuola di danza dovrebbe perciò cominciare da quel movimento che è in armonia con questo corpo e che lo svilupperà nella sua forma più perfetta. lo intendo lavorare per questa danza del futuro. Non so se possiedo le qualità necessarie: forse mi manca la genialità, forse il talento o il temperamento. So però di avere la Volontà, e volontà ed energia talvolta si rivelano più forti di ogni genialità, talento o temperamento.

Lasciatemi anticipare, con questa breve favola, tutto ciò che si può obiettare alla mia qualificazione per questa impresa.
Un giorno gli dèi guardarono giù attraverso il tetto di vetro del mio studio e Atena disse:
“Non è saggia, non è saggia, in verità, è notevolmente stupida”. Anche Demetra guardò e disse:
“È gracile, è un essere minuto, non è come le mie figlie dall’ampio seno, che giocano nei campi Elisi; le si possono contare tutte le costole, non è degna di danzare sulla mia Terra dai larghi sentieri”.
E Iride guardò in giù e disse:
“Cosa? Pensa forse di conoscere i movimenti dei miei satiri, splendidi giovani dalle corna adorne d’edera, che portano in se tutta la vita profumata dei boschi e delle acque?”
E poi Tersicore diede un’occhiata piena di disprezzo:
“E lei lo chiama danzare! Ma via! I suoi piedi si muovono piuttosto con i passi pigri di una tartaruga traballante”.
Tutti gli dèi risero, ma io guardai coraggiosamente in alto attraverso il tetto di vetri e dissi:
“O voi, dèi immortali, che dimorate nel sommo Olimpo e vivete d’ambrosia e di miele, e non pagate l’affitto dello studio né il conto del fornaio, non giudicatemi con tanto disprezzo. È vero, o Atena, che non sono saggia e che la mia testa è vuota, ma di quando in quando, leggo le parole di coloro che contemplarono II blu infinito dei tuoi occhi, e chino umilmente la mia zucca vuota davanti ai tuoi altari”. E continuai:
“O Demetra dal Sacro Serto, è vero che le splendide fanciulle della tua Terra dai larghi sentieri non mi accetterebbero come loro compagna, però io ho gettato da parte i miei sandali affinché i miei piedi possano toccare ancora più riverentemente la tua terra che genera vita, e ho cantato il tuo inno sacro davanti ai barbari del giorno d’oggi, e li ho convinti ad ascoltarlo e ad apprezzarlo”.
“O Iride dalle ali d’oro, è vero che il mio è solo un movimento pesante, ma altri della mia stessa professione si sono opposti ancora più violentemente alle leggi di gravità a cui tu, o unica gloriosa, non sei sottoposta. Il vento delle tue ali però ha attraversato il mio povero spirito terreno e spesso ho pregato la tua immagine ispiratrice di coraggio.”
“O Pan, tu che sei stato pieno di compassione e di benevolenza verso la semplice Psiche nei suoi vagabondaggi, considera più pietosamente i miei piccoli tentativi di danzare nei tuoi boschi.”
“E tu, o Tersicore, che sei la più raffinata, mandami un po’ di serenità e di forza affinché possa celebrare in Terra durante la mia vita la tua potenza, e in seguito, negli inferi, il mio spirito insoddisfatto intreccerà danze ancora più belle in onor tuo.”
Si udì allora la voce di Zeus, il Tonante:
“Continua la tua strada e confida nell’ eterna giustizia degli dèi immortali. Se opererai bene essi lo sapranno e ne saranno lieti”.

In questo senso, allora, intendo impegnarmi e, se riuscissi a trovare nella mia danza alcune o anche una sola posizione che lo scultore potesse riportare nel marmo, così da conservarla, il mio lavoro non sarebbe stato vano: anche questa sola forma sarebbe un progresso, sarebbe un primo passo verso il futuro. La mia intenzione è di fondare, a tempo debito, una scuola, di costruire un teatro dove centinaia di giovani fanciulle saranno addestrate nella mia arte che esse, a loro volta, sapranno migliorare.In questa scuola non insegnerò alle bambine a imitare i miei movimenti, ma a trovare propri. Non le costringerò a studiare determinati movimenti prestabiliti; le aiuterò a sviluppare quei movimenti a loro spontanei. Chiunque veda i movimenti di un bambino piccolo, privo di istruzione, non può negare quanto siano belli. E sono belli proprio perché gli sono naturali. I movimenti del corpo umano possono essere altrettanto meravigliosi in ogni stadio di sviluppo, purché siano in armonia con la fase e col grado di maturità raggiunto dal corpo. Ci saranno sempre movimenti che sono l’espressione perfetta di quel corpo e di quell’animo individuale, quindi non dobbiamo costringerlo a fare movimenti non naturali, ma propri di una scuola. Un bambino intelligente rimane sbalordito nel vedere come nella scuola di balletto si insegnino movimenti contrari a tutti quelli che egli farebbe spontaneamente.
Potrebbe sembrare un problema di poca importanza, un problema di opinioni diverse sul balletto e la nuova danza. È invece una questione molto seria. Una questione che non riguarda solo la vera arte, ma la specie, l’evoluzione del sesso femminile verso la bellezza e la salute, il ritorno del corpo della donna alla forza originaria e al movimento naturale. È una questione che riguarda lo sviluppo di madri perfette e la nascita di bambini sani e belli. La scuola di danza del futuro svilupperà e rivelerà la forma ideale della donna, Essa sarà, come era un tempo, un museo della bellezza vivente della sua epoca.
I viaggiatori che arrivano in un paese e vedono delle danzatrici, dovrebbero scoprire in loro l’ideale della bellezza, della forma e del movimento di quel paese. Invece gli stranieri che ogni giorno giungono in una qualsiasi nazione e vedono le danzatrici della scuola di balletto, si fanno un’idea davvero strana dell’ideale di bellezza di quel paese. Inoltre la danza, come ogni arte in ogni epoca, dovrebbe riflettere il momento di più alta spiritualità raggiunto dall’uomo in quel determinato periodo. Si può forse pensare che l’odierna scuola del balletto esprima questo ideale? Perché le sue posizioni sono in così grande contrasto con le meravigliose posizioni delle sculture antiche conservate nei nostri musei, e che ci vengono costantemente presentate come modelli perfetti della bellezza ideale? O forse che i nostri musei sono stati fondati solo sulla base di un interesse storico o archeologico e non per amore della bellezza degli oggetti che conservano?
L’ideale di bellezza del corpo umano non può cambiare con la moda ma solo con l’evoluzione. Ricordate la storia della meravigliosa statua di una fanciulla romana scoperta sotto il pontificato del papa Innocenzo VIII, che con la sua bellezza provocò così grande sensazione che tutti gli uomini si accalcavano per vederla e facevano pellegrinaggi fino a lei, come fosse una sacra reliquia, tanto che il papa, preoccupato per l’agitazione che aveva suscitato, la fece sotterrare di nuovo. Qui vorrei chiarire un malinteso che potrebbe facilmente sorgere. Da ciò che ho detto potreste forse concludere che la mia intenzione sia quella di ritornare alla danza degli antichi greci, o che io pensi che la danza del futuro sarà una rinascita delle danze antiche o di quelle delle tribù primitive. No, la danza del futuro sarà un movimento nuovo, il risultato dell’intera evoluzione attraverso cui è passata l’umanità. Ritornare alle danze dei greci sarebbe tanto impossibile quanto inutile: noi non siamo greci e perciò non possiamo danzare le danze greche.
La danza del futuro però dovrà ritornare a essere una sublime arte religiosa, com’era presso i greci. L’arte che non è religiosa non è arte, ma pura merce.
Il corpo e l’anima della danzatrice del futuro saranno cresciuti insieme così armoniosamente che il linguaggio naturale dell’anima sarà diventato il movimento del corpo. La danzatrice non apparterrà a una nazione, ma all’umanità intera; non danzerà in forma di ninfa, o di fata, o di seduttrice, ma in forma di donna nella sua espressione più alta e pura. Ella realizzerà la missione del corpo femminile e la santificazione di tutte le sue parti. Danzerà il mutare della vita nella natura, mostrando come ogni elemento si trasformi nell’altro. Da ogni parte del suo corpo si irradierà l’intelligenza splendente, che comunicherà al mondo i pensieri e le ispirazioni di migliaia di donne. Ella danzerà la libertà della donna. 
Oh, che battaglia la sta aspettando! Sentite come si avvicina, come sta arrivando, questa danzatrice del futuro! Aiuterà le donne a raggiungere una nuova consapevolezza della forza e della bellezza potenziale del loro corpo e del rapporto che esso ha con la natura della terra e con i figli del futuro. Danzerà il corpo che risorge da secoli di oblio civilizzato, che risorge non nella nudità dell’uomo primitivo, ma in una nudità nuova, non più in lotta con la spiritualità e !’intelligenza, ma unita a esse in una gloriosa armonia.
Questa è la missione della danzatrice del futuro. Non sentite come è vicina, non desiderate ardentemente, come me, che arrivi? Prepariamole il posto. lo costruirò il tempio per aspettarla. Forse non è ancora nata, forse ora è una bambinetta. Forse, oh me felice!, sarà mia la sacra missione di guidare i suoi primi passi, sorvegliare giorno per giorno il progresso dei suoi movimenti finché questi, superando di molto i miei poveri insegnamenti, diventeranno divini, rispecchiando in sé le onde, i venti, movimenti delle cose che crescono, il volo degli uccelli, il passaggio delle nuvole e infine il pensiero dell’uomo nel suo rapporto con l’universo.
Oh, sta arrivando, la danzatrice del futuro, libero spirito che abiterà nel corpo della nuova donna: più gloriosa di qualsiasi donna mai esistita, più bella dell’egiziana, della greca, dell’antica italiana, più bella di tutte le donne dei secoli passati.
L’intelligenza più elevata nel corpo più libero!

Isadora Duncan

Da Lettere dalla danza; La Casa Usher, Firenze 1980.

 

Il sogno di.Isadora Duncan..si realizzerà..perchè..è vero..

però..a mio avviso..tutte le arti dell’uomo..contribuiranno; quando si manifesta..la bellezza..che è dentro..l’Essere..umano..qualunque sia..la forma che si usa…

allora ..il risultato..sarà..il medesimo..per me..la lirica,ad esempio,è una forma di bellezza..anche se..il suo linguaggio..è,a mio avviso,superato.

L’umanità di oggi..ha una sensibilità..diversa.. riguardo..al secolo.passato..

Andare  ad ascoltare un’opera..non è..alla portata..economica..di tutti.

lo è..a mio avviso..la canzone..

Paolo Conte..fece..un esempio..a mio avviso..calzante..

il testo di una canzone..e la sua musica..rispetto ad un’opera..

“sono  come.. una lucertola..rispetto..ad..un coccodrillo”…

 

 

Un mio amico accademico.. sulla storia dell’arte..mi ha confidato..delle verità..sulla legislazione internazionale sull’argomento..che è..impensabile.

L’arte..come espressione dell’uomo..è nata..quando,per la prima volta, un nostro antenato..impresse nella roccia..la sua mano..spalmata di fango.

L’arte appartiene al suo creatore..ma anche alla comunità in cui è nato e vissuto.

Non è ammesso..distruggere..l’opera d’arte..perchè è considerato Reato penale. Il proprietario di un’opera..ha il diritto di rivenderla..ma ..sulla differenza..tra il prezzo dell’acquisto..e quello della vendita.. la metà del surplus..è.per legge,di diritto del creatore..e questo..si rinnova..ad ogni passaggio.

La responsabilità..morale e civile… riguardo all’opera d’arte…è dello Stato..a cui..appartiene..

Per tali motivi..è plausibile il diritto italiano sul quadro della Gioconda..in quanto..questa..non fù venduta ..da Leonardo al Re di Francia..ma fù data,indebitamente al Re..dall’allievo di Leonardo (el Diablo     Cragnozzi  ).

Quando Leonardo stava per morire..egli ando’ dal Re di Francia..proponendo di vendergli alcuni quadri di Leonardo..asserendo che erano..di sua..proprietà  

( e tra questi..vanto’ la proprietà..della Gioconda)  

Leonardo..aveva lasciato un testamento..in cui donava al suo allievo..diversi quadri..ma..tra questi..non era inclusa la Gioconda.    

Per questo motivo,io penso,che Vittorio Sgarbi..abbia fondata ragione..di convincere lo Stato francese…a rendere l’opera..all’Italia;

non è stata comprata..legittimamente..dal Re di Francia..seppur..egli..ne fosse all’oscuro della questione.La Bellezza della danza,come la intui..e la pensò…Isadora..

penso..possa essere..rappresentata..da questo video…

 

 

 

è..di una Bellezza..sconvolgente.. la Meraviglia..che intui..la Duncan..

la danzatrice..non è nuda..ma..i movimenti..sono talmente naturali..

che sembra essere nuda…

Si può capire..la danza..che ballò..Salomè..davanti..ad Erode.

Fu uno sconvolgimento della sua mente.e..per questo..arrivò a promettere..di donarle..anche..metà..del suo regno.

Il dramma fù..che Salomè..era figlia..di una donna.. senza costumi..

che aveva infranto..la Legge ebraica..

il suo astio..verso Giovanni il Battista..era tale..che disse a sua figlia..di chiedere..come ricompensa..la testa..di Giovanni il Battista.

 

Erode..non potè che eseguire..la decapitazione..di Giovanni..a malincuore..

perchè..pur..ammonito da lui..egli sapeva..che aveva ragione..perchè parlava a nome di Dio.. ed  era un Profeta.

Gesù..diede ..di Giovanni il Battista..un giudizio inpensabile..(tra l’altro..erano cugini..)

di lui disse : ” non c’è stato ..tra i nati da donna..uno più grande..di Giovanni”

 

I video che ho aggiunto di seguito..sono un come esempio..di come..la spontaneità..

e la Creatività..dell’Uomo..siano capaci..di Bellezza..di emozioni..profonde..

che ci richiamano..alla parte..più bella e ..profonda ..che è.. dentro di noi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Musica Proibita di S. Gastaldon

Ogni sera di sotto al mio balcone
Sento cantar una canzone d’amore,
Più volte la ripete un bel garzone
E battere mi sento forte il core.

Oh quanto è bella quella melodia!
Oh com’ è dolce, quanto m’ è gradita!

Ch’io la canti non vuol la mamma mia:
Vorrei saper perché me l’ha proibita?
Ella non c’è ed io la vo’ cantare
La frase che m’ha fatto palpitare:

Vorrei baciare i tuoi capelli neri,
Le labbra tue e gli occhi tuoi severi,
Vorrei morir con te, angel di Dio,
O bella innamorata tesor mio.

Qui sotto il vidi ieri a passeggiare,
E lo sentiva al solito cantar:

Vorrei baciare i tuoi capelli neri,
Le labbra tue e gli occhi toui severi!
Stringimi, o cara, stringimi al tuo core,
Fammi provar l’ebbrezza dell’amor.

 

 

 

Recording from February 1904. More digitally remastered arias on my non-profit Caruso website – http://www.enricocaruso.dk (English).

E lucevan le stelle is the romanza of Mario Cavaradossi in the 3rd act of Tosca, the opera composed by Giacomo Puccini to an Italian libretto by Luigi Illica and Giuseppe Giacosa. It is sung by Tosca’s lover, the painter Mario Cavaradossi (tenor), while waiting for his coming execution.

Text Italian:

E lucevan le stelle,
ed olezzava la terra
stridea l’uscio dell’orto
e un passo sfiorava la rena.
Entrava ella fragrante,
mi cadea fra la braccia.

O dolci baci, o languide carezze,
mentr’io fremente le belle forme disciogliea dai veli!
Svanì per sempre il sogno mio d’amore.
L’ora è fuggita, e muoio disperato!
e muoio disperato! E non ho amato mai tanto la vita!
tanto la vita!

English translation:

And the stars were shining,
and the earth smelled sweet,
the garden gate scraped,
and a step brushed the sand.
She came in, fragrant,
and fell into my arms.

Oh! sweet kisses, oh! languid caresses,
while I, trembling, released her lovely features from their veils!
My dream of love has vanished forever.
The moment is gone, and I die in despair!
And I never have loved life so much!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Napule paese mio carnale versi di Mario Ferraro,Una poesia di quando si e costretti ‘a partire per paesi lontani, e lasciare il paese natìo scene tratte da il lungomare di Napoli di Mario Turco Bellissimo video sottofondo musicale. I mandolini di Napoli video realizzato Mario Ferraro. Traduzione in Italiano
Si parte! stai preparando già i bagagli?
Come? Ci stanno tanti italiani, si vive meglio
si spende poco. L’isola d’amore si fa chiamare
ci sta pure il mare..come Napoli….Alle Canarie. *
Questa sera e una serata piena di sentimenti,
anche la luna dispettosa si e messa di sentinella
chiamando le stelle ad una,ad una sotto questo
cielo di Napoli. *
Stasera me la godo pure io questa Napoli,
tra Posillipo e Mergellina, è son venuto apposta
per dirtelo: “Sei bella assai, ma sei male governata
paese mio carnale” *
Per l’ultima volta ti vedo, Napoli mia!
Questi occhi si perdono , in questo mare blù,
questo mare che ha visto la mia prima gioventu’.
E tu! luna spiona sei stata testimone di questo amore. *
Le onde si infrangono sugli scogli, diventano mille
gocce d’acqua, sembrano che piangono di dolore, vedendo
questa tristezza mia. *
Per l’ultima volta, cosi’ tu mi saluti! Mergellina!
Tu! che mi hai visto innamorato sotto questa luna chiara.
Tu! che sei stata paradiso di tutti gli innamorati. *
Stasera quest’acqua si e fatta più salmastra..
il canto del mare..gemiti lagni. Son come gli
occhi miei..che si bagnano di quest’acqua
di mare…gocce salate. *
Sei stata la mia prima innamorata
Napoli mia…E adesso che ti lascio
mi vedi piangere……così.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato 22 agosto 2016 da sorriso47 in amore, anima, anima e corpo, Attualità, AVVENTO DEL REGNO DI DIO, beauty, beauty of Universe, bellezza, conoscenza, conoscenza di se stessi, corpo umano, corporeità umana, Coscienza Collettiva, coscienza originaria, coscinza, creazione, danza, Dio, earth, educazione, erich fromm, eros, erotismo, esegesi, essere, estasi, fisica quantistica, fratellanza, Gesù Cristo, Giordano Bruno, giornalisti, gnostici, Gnosticismo, God Father, God Mother, grace, human creativity, il Regno..., la bellezza..salverà..il mondo, la Grande Unione, la nostra terra, le persone vengono nella tua vita..per..una ragione, LETTURE CONSIGLIATE, liberazione culturale, liberazione sessuale, libertà, libertà di opinione, Life after death..exist, love, Maddalena, manipolazione masse, manipolazione mediatica, manipulación mediática, Maria Maddalena, Media e tecnologia, medicina alternativa, medicina olistica, medicine naturali, mente interiore, mente razionale, messianesimo, Natura, naturismo, nude, Pace, parole segrete di Gesù, passion, passione, passioni umane, pensatori, photographer, piacere, poveri, principio femminile, principio maschile, psicologi, psicoterapia, regno di dio, Resurrezione, riflessioni, sacro, Salute e benessere, scienza, Scuola, sensi, sensibilità, sensibilità naturale, sensualità, sesso, sesso umano, sessualità, sessualità femminile, sessualità sacra, sessualità umana, sex, sexual love, sexualidad, sexuality, Società e costume, soul, soul and body, Spirito cosmico, spiritualità, spiritualità laica, spiritualità razionale, the beauty..and tenderless..of human..eros..love, truth, Tutto è Uno, tutto non succede per caso, twin spirit, umanesimo, umanità, un altro mondo, Universe, Universo, uomo, uomo donna, vangelo di Tommaso, Verità, vita dopo la morte

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Amedeo Modigliani,la personalità..la vita ed il suo genio pittorico   Leave a comment


  

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http://restaurars.altervista.org/amedeo-modigliani-il-pittore-nato-sotto-la-stella-della-creazione-e-del-tragico-fato/

Dal sito web di Paolo Statuti abbiamo tratto questo articolo proveniente dal portale polacco “Tu Stolica i Okolica” (“Qui la Capitale e Dintorni) – Kontakt 24. Lo ha scritto Maria Cholewczyńska, apprezzata e nota filologa che collabora con molte riviste culturali polacche.

Se “ogni vita è un romanzo”, allora la vita di Modigliani, così creativa e conclusasi così presto, può essere definita la “leggenda delle leggende”. L’uomo, la cui condotta e la cui figura sono sinonimi di disordine, in realtà era ossessionato dalla perfezione. Voleva raggiungere la maestria, e grazie a un lavoro sfibrante e al grande talento, infranse barriere insormontabili per altri – è questa l’essenza della complessa personalità di Amedeo Modigliani, eccentrico individualista dotato di un talento straordinario e invischiato nel dramma della propria vita.
Per nessun artista del XX secolo la leggenda fu tanto benevola e al tempo stesso ingrata. Bello come un adone, adorato dalle donne, noto col vezzeggiativo di Modì, che riassume la sua personalità e significa in un gioco di parole francese peintre maudit: Modì le maudit, cioè uno di quei pittori infelici e condannati alla perdizione. L’apocope del cognome Modigliani sarà strettamente legata al suo destino, mentre per ironia della sorte Amedeo significa “il prediletto di Dio”.
Forse era nato sotto una cattiva stella? Diciamo piuttosto sotto la stella della creazione e di un tragico fato. Spirito aristocratico, principe dell’arte dell’eleganza, arguto, intelligente, maestro di declamazione della poesia di Dante, di temperamento litigioso. Scultore per passione, si realizzò principalmente nella pittura di ritratti e nudi. Classico esempio della tesi: l’amore è l’arte, l’arte è l’amore. Amedeo – esule solitario, nomade alato, proveniente da Livorno, viveva i suoi rari slanci e le frequenti cadute artistiche e amorose a Parigi, condividendole con gli amici più intimi, tra i quali i pittori Chaim Soutine e Utrillo, il mercante d’arte Leopold Zborowski e il poeta Max Jakob. Il cammino artistico di Modì s’incrociò con quello di Picasso, ma i due si discostarono manifestando avversione l’uno per l’altro. Picasso ben presto si arricchì grazie alla sua fama. Modigliani conosceva il valore del suo talento, in modo ossessivo desiderava il consenso e l’immortalità per le sue opere, ma in vita non riuscì a raggiungere la fama che sognava. Avvilito dal mancato acquisto dei suoi quadri e disegni, spesso li distruggeva, li gettava via o li cedeva a un prezzo irrisorio. Si isolò dagli “ismi” di moda (cubismo, espressionismo, futurismo) e dalla “cricca di Picasso”. Si lasciò guidare dalla sua individuale

melodiosa linea e grazia, dal caratteristico arabesco, dal serpeggiante andamento dell’ovale del viso, dai colli allungati, dagli occhi senza occhi. Amedeo – “artista dell’abisso”, secondo il giudizio di M. Dale, creava i suoi quadri come “versetti che descrivono la paura, la sofferenza, la morbosa sensibilità dei suoi modelli”. I. Erenburg paragonò i suoi ritratti a “bambini offesi”.
Modigliani – costante scandalo per il borghese parigino, ebbe diverse avventure amorose con le sue modelle, ma come Živago cercava la sua donna, come Dante cercava e trovò la sua Beatrice, anche Modì scoprì di amare di un amore puro la pittrice Jeanne Hébuterne – ragazza taciturna, eterea, slanciata come la cattedrale gotica di Chartres, dai “capelli color cocco”, chiamata per questo “Noix de Coco”, che si suiciderà il giorno successivo la morte di Modigliani.
Alla diletta Jeanne che chiedeva a Modì, perché non dipingesse i suoi occhi, egli rispose che li avrebbe trovati nel quadro, quando egli sarebbe arrivato alla sua anima. Mantenne la parola. Per il bellissimo ritratto di Jeanne incinta l’artista fu premiato in un concorso di pittura, ma purtroppo soltanto in punto di morte; i suoi occhi non avrebbero più visto gli artisti che lo applaudivano, compreso Picasso.
Modigliani fu un artista nemico di se stesso. Sciupò prematuramente il grande talento disperdendolo. Lasciava nel suoi quadri lettere, segni, aforismi vicini alla sfera esoterica e alla tradizione cabalistica.
L’artista visse soltanto 36 anni. Concordo con chi sostiene che fu una personalità “non adatta all’ipocrisia del mondo e al cinismo della gente”.
I preziosi schizzi di Amedeo si trasformarono in oro troppo tardi per lui. Subito dopo la morte i suoi quadri raggiunsero prezzi astronomici. Ma il “miracolo” della fama non poté essere goduto da colui che fino all’ultimo restò fedele a se stesso, al suo talento, che creò con passione secondo il principio: “Creare come un dio, governare come un re, lavorare come uno schiavo”, lavorare non dando retta a nessuno e raggiungere la maestria. E’ triste e amara una civiltà che non apprezza al momento opportuno il genio. Oggi Modigliani figura nel Libro d’Oro delle Celebrità – “oggi, quando tutto è imbellettato, drammatizzato, e siamo saltati oltre la vita, quando tutto è sopravvalutato, surrealistico, e certe espressioni hanno perso il loro significato” (C. Brancusi).

(  Nu couché

Di Amedeo Modigliani

è uno dei più grandi, fatti indiscussi della sua vita straordinaria e tragicamente breve, ma brillante, la carriera artistica. Si tratta di uno dei capolavori di definizione del suo lavoro: una fusione armoniosa di idealismo classico, il realismo sensuale e invenzione modernista. E ‘un lavoro che raggiunge le vette alte di lunga data l’ambizione di Modigliani per creare un’icona scultoreo sublime nella forma di una donna – che ha definito una’ colonna di tenerezza ‘- pur riconoscendo la cruda realtà della sua vita bohemien come impoverito emigrato guadagnandosi una esistenza in un quartiere povero di Parigi.

Abbastanza realistico per sedurre, ma stilizzato al punto che si pone come una visione idealizzata, Nu couché non è ritratto, ma piuttosto inno di un grande artista idea della bellezza della vita stessa. Si tratta di uno dei migliori e più ammirati di una straordinaria serie di nudi gioiose, sensuali, erotiche e di affermazione della vita.Modigliani dipinse Nu Couch é in una ondata di creatività intensa dall’inverno del 1917 in poi. E ‘stato, a detta di tutti, il prodotto di diverse ore di intenso, pittura febbrile lavoro’ orgasmically ‘, secondo il pittore Tsuguharu Foujita, in una piccola stanza arredata male, solo con il suo modello, due sedie, un divano e una bottiglia di brandy durante quello che è stato probabilmente l’anno peggiore della Grande Guerra.Si tratta di un ‘sì-dire’ a vita fatta direttamente di fronte alle grandi avversità personale durante uno dei periodi più bui e più traumatici del 20 ° secolo di affermazione della vita di sfida. 

Amedeo Modigliani nudo 11

A Jeanne (la sua compagna) che gli domanda.. come mai non dipinge i suoi occhi.. egli risponde:

“When I know your soul, I will paint your eyes.” — Amedeo Modigliani

“Quando conoscerò la tua anima..ti dipingerò gli occhi”

 

                                                  Amedeo Clemente Modigliani, noto anche con i soprannomi di Modì[1] e Dedo[2] (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920), è stato un pittore e scultore italiano, celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati da volti stilizzati e colli affusolati. Affetto da tubercolosi, morì all’età di trentacinque anni. È sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise

“La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno. »
(Amedeo Modigliani, dedica apposta sul ritratto della modella Lunia Czechowska)

Modigliani nacque a Livorno il 12 luglio del 1884, in una famiglia ebrea-italiana, ultimo di quattro figli (i fratelli erano Giuseppe Emanuele, Margherita e Umberto), da padre italiano nativo di Roma, Flaminio Modigliani, e da madre francese nativa di Marsiglia, Eugénie Garsin, entrambi atei. Quando venne alla luce, la famiglia stava attraversando un grave dissesto economico poiché l’impresa del padre, costituita da alcune società agricole e minerarie in Sardegna, era in bancarotta. Anche la situazione finanziaria dei Garsin era tutt’altro che rosea.

Fu soprattutto l’intraprendenza della madre a impedire il tracollo economico della famiglia grazie ai ricavi provenienti dalla scuola materna ed elementare da lei fondata, dalle lezioni private e dall’attività di traduttrice e critica letteraria. Inoltre, si preoccupò personalmente dell’istruzione dei figli e in particolare di Amedeo che, essendo quello più fragile, era forse il suo preferito.

Fin dall’adolescenza Amedeo fu infatti afflitto da problemi di salute: dapprima una febbre tifoide, contratta all’età di 14 anni, quindi l’esordio della tubercolosi due anni dopo, una forma così grave da costringere il giovane Amedeo ad abbandonare gli studi e ad effettuare alcuni soggiorni a Capri, dai quali trasse un discreto giovamento. La famiglia di Modigliani soffriva di una storia di depressione, che colpì anche lui e alcuni dei suoi fratelli, che condivisero la sua stessa natura testarda e indipendente. Nel 1898 il fratello maggiore, Giuseppe Emanuele, futuro deputato del Partito Socialista Italiano, venne condannato a sei mesi di carcere.

Costretto spesso in casa per via della salute assai cagionevole (cadde più volte malato di polmonite, che infine si convertirà in tubercolosi), Modigliani sin da piccolo mostrò una grande passione per il disegno, riempiendo pagine e pagine di schizzi e ritratti tra lo stupore dei parenti che comunque non gli poterono concedere la possibilità di iscriversi a qualche corso adatto al suo livello; durante un violento attacco della malattia, riuscì a strappare alla madre la promessa di poter andare a lavorare nello studio di Guglielmo Micheli, uno dei migliori allievi del grande Giovanni Fattori e uno dei pittori più in vista di Livorno, da cui apprenderà le prime nozioni pittoriche, e dove conoscerà, nel 1898, lo stesso Fattori. Modigliani sarà così influenzato dal movimento dei Macchiaioli, in particolare dal Fattori stesso e da Silvestro Lega.

Nel 1902 Amedeo Modigliani s’iscrisse alla “Scuola libera di Nudo” di Firenze e un anno dopo si spostò a Venezia,

dove frequentò l’ “Istituto per le Belle Arti di Venezia”.

È in questa città che Amedeo provò per la prima volta la mariujana e, piuttosto che studiare, prese a frequentare i quartieri più disagiati della città.

Nel 1906 Modigliani si trasferì a Parigi, che all’epoca era il punto focale dell’avant-garde, dove sarebbe diventato l’epitome dell’artista tragico,

creando una leggenda postuma, famosa quasi quanto quella di Vincent Van Gogh.

Sistematosi a Le Bateau-Lavoir, una comune per artisti squattrinati di Montmartre, fu ben presto occupato dalla pittura,inizialmente influenzato dal lavoro di Henri de Toulouse-Lautrec, finché Paul Cézanne cambiò le sue idee.

Modigliani sviluppò uno stile unico, l’originalità di un genio creativo, che era contemporaneo del movimento artistico dei cubisti, ma di cui non fece mai parte. Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido: si dice che completasse un ritratto in una o due sedute. Una volta terminati, non ritoccava mai i suoi dipinti.

Eppure, tutti coloro che avevano posato per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come “farsi spogliare l’anima”.

Modigliani si era inizialmente pensato come scultore più che come pittore e iniziò a scolpire seriamente dopo che Paul Guillaume, un giovane e ambizioso mercante d’arte, s’interessò al suo lavoro sulla scultura negra, a Parigi lo presentò a Constantin Brâncuşi e poco dopo a Picasso.

Questi caratteri appaiono antichi, quasi egizi, piatti e vagamente ricordanti una maschera, con distintivi occhi a mandorla, bocche increspate, nasi storti e colli allungati. Anche una serie di sculture di Modigliani venne esposta al Salone d’autunno del 1912. A causa delle polveri generate dalla scultura, la sua tubercolosi peggiorava; abbandonò quindi la scultura, prima quella della pietra calcarea e poi anche quella del legno, e si concentrò unicamente sulla pittura.Tra le personalità ritratte da Modigliani si ricordano il pittore Chaim Soutine, suo amico e anche lui forte bevitore, Beatrice Hastings, una scrittrice e giornalista inglese alla quale rimase legato sentimentalmente per due anni, e molti colleghi artisti che frequentavano in quel tempo Montparnasse, come Moise Kisling, Pablo Picasso, Diego Rivera, Juan Gris, Max Jacob; e i giovani scrittori Blaise Cendrars e Jean Cocteau.

Un altro pittore suo grande amico, nonostante le liti frequenti, per i problemi di alcolismo fu Maurice Utrillo. Dalle “teste”, Modigliani passò ai ritratti con la figura completa svolta a spirale e ai nudi disegnati con una linea ondulata, che costituiscono le sue opere più tipiche. Amedeo amava anche ritrarre la sua compagna, Jeanne Hébuterne che si gettò dalla finestra il giorno dopo la morte di Modì.

AMEDEO MODIGLIANI Jeanne Hèbuterne wife of Modigliani Photo

Le modelle, le compagne, gli amori di Modigliani

Di Laura Corchia

Modigliani amava le donne. Le amava molto, in modo fervido e passionale e aveva uno spasmodico bisogno di dipingerle per possederne, per così dire, l’anima. Gilberte, Maud, Thora, Elvire, Margherita, Marie, Lucienne, Gaby. Per non parlare di Beatrice Hastings e di Jeanne Hébuterne.

Furono donne di una sera, compagne di sbronze, semplici modelle o conviventi turbolente, e Modigliani le rese immortali sulle sue tele, cogliendone la malinconia e la nostalgia che trapelava dai loro sguardi languidi.

Si raccontano diversi aneddoti sulle sue avventure femminili, facilitare dall’ambiente artistico e disinvolto di Montmartre e di Montparnasse. Del resto, difficile resistere al fascino di Amedeo, descritto come un uomo bello, sensuale, gentile ed elegante. E noi lo immaginiamo con quel savoir faire tutto italiano mentre passeggia sui boulevards parigini intento a fischiettare e a voltare lo sguardo ogni qualvolta una bella fanciulla gli passava davanti.

Modì si faceva amare anche per la tenerezza che suscitava il suo atteggiamento dignitoso e fiero persino in situazioni di estrema e imbarazzante miseria, quando lo stomaco brontolava per la fame e nel suo studio il freddo gelava anche il sangue. Molte le locandiere che gli offrivano il suo appoggio e, perché no, anche il loro corpo per riscaldare letto e animo. Una di esse fu Rosalie, che aveva la sua bettola a Montparnasse e che raccontò: “Povero Amedeo! Qui era come a casa sua. Quando lo trovavano addormentato sotto un albergo o in un rigagnolo, lo portavano da me. Allora lo stendevamo sopra un sacco nel retrobottega fino a che la sbornia non gli fosse passata. E come era bello, sa? Santa Vergine! Tutte le donne gli correvano dietro!”

Un’altra donna è Elvira detta la Quique, figlia di una prostituita, che Modigliani incontrò in un caffè e da cui venne subito attratto definendola “una donna fatta per l’amore”. Ne sarebbe scaturita una relazione di natura esclusivamente sessuale e, secondo alcune fonti, i due sarebbero stati visti ballare nudi nel giardinetto di Amedeo.

Amedeo Modigliani "Nudo disteso di schiena"

Colei che invece gli diede un figlio, prima di Jeanne, fu Simone Thiroux, che iniziando ad accompagnarlo a casa quando era ubriaco o a offrirgli la sua protezione durante le notti “brave”, arrivò ad innamorarsi del pittore. Quel sentimento, descritto come a tratti adorante ed asfissiante, finì con l’infastidirlo, al punto da un voler riconoscere il figlio che portava in grembo. In una lettera di addio Simone arrivò ad elemosinare il suo amore: “Vorrei semplicemente un po’ meno odio da parte vostra. Abbiate per me, ve ne supplico, uno sguardo buono. Consolatemi un poco, sono tanto sventurata e domando solo un po’ d’affetto che mi farebbe tanto bene”. La storia ebbe un finale drammatico: Simone morì di tubercolosi lasciando un figlio illegittimo, Serge Gerard, che verrà dato in adozione.

Ma Amedeo non era solo un conquistatore senza sentimento. Fu legato da profonda amicizia con la poetessa russa Anna Achmatova che ci ha lasciato una meravigliosa testimonianza di quel che davvero era Modì.

La celebre poetessa russa Anna Andreevna Gorenko (1889-1966), conosciuta con lo pseudonimo di Anna Achmatova, incontrò Amedeo Modigliani a vent’anni nel 1910, mentre si trovava a Parigi in viaggio di nozze. Donna romantica, sensibile e delicata, strinse con il pittore una fraterna amicizia. Il loro rapporto fu caratterizzato da lettere molto appassionate, da poesie, da passeggiate nei giardini del Luxermbourg, sotto la pioggia o sotto la luna della vecchia Parigi, tra le antiche chiese e le affascinanti piazze: «Fu lui a farmi conoscere la vera Parigi. […] Modigliani amava errare di notte per Parigi, ascoltando i suoi passi nel silenzio assonnato della via, mi avvicinavo alla finestra e, attraverso la gelosia, seguivo la sua ombra, che indugiava sotto le mie finestre. […] Quando c’era la pioggia (come spesso a Parigi), Modigliani camminava con un enorme ombrello nero molto vecchio. Talvolta sedevamo sotto questo ombrello su una panchina del giardino del Luxemburg, pioveva, una calda pioggia estiva, vicino sonnecchiava l’antico palazzo “à l’italienne”, e noi a due voci recitavamo Verlaine, che tanto amavamo e sapevamo a memoria, felici di ricordare le stesse poesie».

Modigliani le rivelava tutti i suoi pensieri più intimi: «Lo colpiva in me, più di ogni altra cosa, la capacità di indovinare i pensieri, di vedere i sogni altrui, e le altrui piccolezze».

Anna raccontò della sua amicizia con il pittore solo nel 1958 (vedi: Anna Achmatova, Le rose di Modigliani, a cura di Eridano Bazzarelli, Il Saggiatore, 1982), quando, dopo la «sua vita molto breve», egli era diventato un pittore famoso. Le sue meravigliose parole trasmettono un ricordo molto vivo di Amedeo, pur se talvolta, forse, idealizzato: «Non l’ho mai visto ubriaco, da lui non veniva odore di vino. Evidentemente si mise a bere in seguito, ma l’hashish in qualche modo già figurava nei suoi racconti. Non aveva neppure un’amica presente nella sua vita. Non mi raccontava mai di un precedente innamoramento (cosa che, ahimè, fanno tutti). Con me non parlava mai di cose terrestri. Era molto cortese, non per l’educazione ricevuta ma per la profondità del suo spirito».

Anna non era solo l’amica con cui passeggiare e scambiare pensieri e versi poetici, era anche una compagna con cui condividere l’amore per la scultura e le visite ai musei della Ville Lumière: «In quel tempo si occupava anche di scultura: lavorava in un cortile, vicino al suo atelier., nel vicoletto vuoto si sentivano i rumori del suo martello. Le pareti del suo laboratorio erano ricoperte da ritratti di incredibile lunghezza […]. In quel tempo Modigliani sognava l’Egitto. Mi portò al Louvre perché visitassi la sezione egizia; affermava che tutto il resto, “tout le reste”, non era degno di attenzione. Disegnò la mia testa in acconciatura di regina egizia o di danzatrice, e sembrò del tutto preso dalla grande arte dell’antico Egitto. Evidentemente l’Egitto fu la sua ultima passione. Poi divenne così indipendente che, nel guardare le sue tele, non viene nessuna memoria d’altro. Oggi questo periodo di Modigliani lo chiamano “Période nègre”».

Ma ciò che l’animo poetico della Achmatova riuscì a intuire più di ogni altra cosa nella personalità del pittore fu quel modo di guardare la vita da un punto di vista alto, lontano e autentico: «E tutto il divino scintillava in Modigliani solo attraverso una tenebra. Era diverso, del tutto diverso, da chiunque al mondo. La sua voce mi è anche in qualche modo nella memoria. Lo conobbi che era povero, tanto che non si sapeva come facesse a vivere; come artista non aveva riconoscimento alcuno. […] Mi stupiva che Modigliani considerasse bella una persona notoriamente brutta e insistesse su ciò; pensavo che egli certo vedesse le cose diversamente da noi».

Nelle poesie dell’Achmatova della raccolta “Sera”, pubblicata nel 1912, vi è chi vede qualche traccia della relazione con Modigliani, anche se è da notare che incontri amorosi, difficili addii, in generale relazioni d’amore occupano un largo spazio nella prima poesia dell’Achmatova. Come questa:

In una notte bianca

Strinsi le mani sotto la scura veletta…

” Perché sei pallida quest’oggi? ”

– Perché di acerba tristezza

l’ho ubriacato sino a stordirlo.

Come dimenticare? Eglì usci barcollando,

con le labbra contratte dalla pena.

Io corsi giù senza sfiorare la ringhiera,

corsi dietro a lui sino al portone.

Ansimando gridai : “Tutto è stato

uno scherzo. Se te ne andrai morirò.”

Sorrise con aria tranquilla e sinistra

e mi disse : “Non restare al vento.”

Quella strana “amicizia amorosa” con Amedeo Modigliani la spinse a scrivere la sua testimonianza molti anni dopo: un chiaro segno che nella sua vita, pur così piena di amori e di alti e bassi personali, letterari e civili, quell’incontro tra due giovani artisti molto dotati ed ancora acerbi aveva lasciato qualcosa, come scrive: “Probabilmente io e lui non si capiva una cosa fondamentale: tutto quello che avveniva, era per noi la preistoria della nostra vita: la sua molto breve, la mia molto lunga. Il respiro dell’arte non aveva ancora bruciato, trasformato queste due esistenze: e quella doveva essere l’ora lieve e luminosa che precede l’aurora.”

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I nudi e l’incontro con Jeanne Hébuterne

Come è noto, però, due furono le donne importanti nella vita del pittore livornese: Beatrice Hastings, la scrittrice inglese con la quale visse per due anni una passione feroce e intellettuale, e la timida e riservata Jeanne Hébuterne (chiamata Noix de Coco, per il contrasto della sua pelle bianca con il bruno-castano dei capelli) che sarà il grande amore e che gli sopravvisse solo un giorno. Jeanne, si gettò dalla finestra della sua casa in una fredda notte di gennaio. Era al nono mese di gravidanza.

Jeanne Hébuterne è stata una pittrice francese. Cresciuta in una famiglia cattolica (il padre Achille Casimìr era un ebreo convertito), venne introdotta dal fratello all’interno della comunità artistica di Montparnasse, divenendo una modella di Tsuguharu Foujita. La perfezione del suo viso, oltre ai bellissimi e lunghi capelli castano chiaro, le valsero il soprannome di noix de coco (noce di cocco).
Desiderosa di una carriera nelle arti, si iscrisse all’Académie Colarossi dove, nella primavera del 1917, conobbe Amedeo Modigliani con il quale andò a vivere e del quale divenne principale soggetto artistico. Nell’estate del 1918, a causa delle precarie condizioni di salute di Modigliani la coppia si trasferì a Nizza dove il 29 novembre nacque la loro figlia Jeanne.Il 3 dicembre 1917 si tenne alla Gallerie Berthe Weil la prima mostra personale di Modigliani. Il capo della polizia di Parigi rimase scandalizzato per l’immoralità dei nudi di Modigliani 

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Amedeo Modigliani nudo 15

La sua pittura apparve diversa da tutto ciò che si faceva allora, ovvero un “ritorno all’ordine”. Qualcosa di comune egli aveva coi due pittori russi Pascin e Soutine, anche per l’accensione tonale che, insieme alla ricerca di una materia sempre più vellutata, caratterizza l’opera degli ultimi anni del pittore.

Quello stesso anno, Modigliani ricevette una lettera da una ex-amante, Simone Thiroux, una ragazza franco-canadese, che lo informò di essere di ritorno in Canada e di aver dato alla luce un figlio, avuto da lui. Modigliani non riconobbe mai il bambino come suo, mentre trovò il grande, vero amore, in Jeanne Hébuterne, una pittrice in erba, con la quale si trasferì in Provenza, dopo che lei era rimasta incinta: il 29 novembre 1918 ella diede alla luce una bambina, che venne anch’essa battezzata Jeanne.

Il 24 gennaio 1920 Amedeo Modigliani morì e Jeanne Hébuterne venne condotta nella casa paterna dai propri familiari ma, appena due giorni dopo, la giovane (al nono mese di gravidanza) si lanciò dalla finestra dell’appartamento sito al quinto piano, morendo sul colpo. I familiari di Jeanne, che disapprovavano la sua relazione con Modigliani, la tumularono nel cimitero di Bagneux dove rimase fino al 1930, quando la famiglia ne permise il trasferimento al cimitero Père Lachaise affinché venisse seppellita accanto all’amato. Il suo epitaffio recita: “Devota compagna sino all’estremo sacrificio”.

La tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne al cimitero di Père Lachaise.
Mentre era a Nizza, Léopold Zborowski si prodigò per aiutare lui, Tsuguharu Foujita e altri artisti, cercando di vendere i loro lavori ai ricchi turisti.

Modigliani riuscì a vendere solo qualche quadro e per pochi franchi ciascuno.

Nonostante ciò, fu proprio questo il periodo in cui egli produsse la gran parte dei dipinti, che sarebbero diventati i suoi più popolari e di maggior valore.

I finanziamenti che Modigliani riceveva svanivano rapidamente in droghe e alcool.

Nel maggio del 1919 fece ritorno a Parigi dove, assieme a Jeanne e alla loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière. Mentre vivevano lì, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l’uno dell’altra e di tutti e due assieme. Anche se Modigliani continuò a dipingere, in quel periodo il suo stile di vita era giunto a richiedere il conto, e la salute si stava deteriorando rapidamente.

La breve vita di Modigliani precipitava nella tragedia e la tubercolosi lo spegneva all’Hôpital de la Charité.

La tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne al cimitero di Père Lachaise.
Mentre era a Nizza, Léopold Zborowski si prodigò per aiutare lui, Tsuguharu Foujita e altri artisti, cercando di vendere i loro lavori ai ricchi turisti.

Modigliani riuscì a vendere solo qualche quadro e per pochi franchi ciascuno.

Nonostante ciò, fu proprio questo il periodo in cui egli produsse la gran parte dei dipinti, che sarebbero diventati i suoi più popolari e di maggior valore.

I finanziamenti che Modigliani riceveva svanivano rapidamente in droghe e alcool.

Nel maggio del 1919 fece ritorno a Parigi dove, assieme a Jeanne e alla loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière. Mentre vivevano lì, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l’uno dell’altra e di tutti e due assieme. Anche se Modigliani continuò a dipingere, in quel periodo il suo stile di vita era giunto a richiedere il conto, e la salute si stava deteriorando rapidamente.

La breve vita di Modigliani precipitava nella tragedia e la tubercolosi lo spegneva all’Hôpital de la Charité.

Una mattina del gennaio 1920 l’inquilino del piano sottostante controllò l’abitazione e trovò Modigliani delirante nel letto, attorniato da numerose scatolette di sardine aperte e bottiglie vuote, mentre si aggrappava a Jeanne, che era quasi al nono mese della seconda gravidanza.

Venne convocato un dottore, ma c’era ormai poco da fare, poiché Modigliani era in preda a una meningite tubercolotica.

Ricoverato all’Hôpital de la Charité, in preda al delirio e circondato dagli amici più stretti e dalla straziata Jeanne, morì all’alba del 24 gennaio 1920. Alla morte di Modigliani ci fu un grande funerale, cui parteciparono tutti i membri delle comunità artistiche di Montmartre e Montparnasse. André Salmon, amico di Modigliani comunicò la notizia della morte ad André Warnod tramite una lettera:

« Mio caro Warnod,
voglia annunciare la morte del nostro povero amico, il pittore Amedeo Modigliani di cui conosce l’opera. È morto ieri all’ospedale Charité, a trentacinque anni, gli faremo dei bellissimi funerali.
Ci si riunirà questo martedì, 27 gennaio, alle 14,30 al Charité. Inumazione al Père-Lachaise. Era fratello di Modigliani, il deputato socialista italiano.
Grazie e mi stia bene. »

Jeanne Hébuterne, che era stata portata nella casa dei suoi genitori ed era incinta del secondo figlio, all’indomani della morte di Amedeo si gettò da una finestra al quinto piano. Modigliani venne sepolto nel cimitero di Père Lachaise nel primo pomeriggio del 27 gennaio. Jeanne Hébuterne fu tumulata il giorno dopo al cimitero parigino di Bagneux, vicino a Parigi, e fu solo nel 1930 che la sua amareggiata famiglia (che l’aveva fatta seppellire furtivamente per evitare ulteriori “scandali”) concesse che le sue spoglie venissero messe a riposare accanto a quelle di Modigliani.

Su Le Figaro André Warnod scrisse: «Furono magnifiche esequie, a cui presenziarono Montparnasse e Montmartre: pittori, scultori, poeti e modelli. Il loro straordinario corteo scortava il carro funebre coperto di fiori. Al suo passaggio, a tutti gli incroci, gli agenti della polizia si mettevano sull’attenti e facevano il saluto militare. Modigliani salutato proprio da coloro che l’avevano tanto spesso ingiuriato! Che rivincita!»[3]. Mentre Lunia Czechowska, con la quale Modigliani aveva avuto un rapporto in passato scrisse di lui: «Il pomeriggio andai a trovare un’amica svedese che sapeva dell’amicizia che mi legava a Modigliani e fu lei ad informarmi della sua morte. Il miei amici non mi avevano avvertita immediatamente e non avevano più avuto il coraggio di farlo dopo. Così venni a sapere che Jeanne era stata così sgomentata dalla morte di Modigliani, che si era gettata dal quinto piano. Né sua figlia, né il piccolo che aspettava avevano potuto darle la forza di vivere. L’ultima dimora di Modigliani fu assicurata da Kisling, amico leale e fedele; Jeanne Léger fece di tutto perché Jeanne Hébuterne riposasse accanto a colui che amava»[3].

 

Fu Moïse Kisling, il quale aveva raccolto una colletta tra amici, artisti e modelle, a saldare la fattura di 1340 franchi per le “esequie e trasporti funebri”.[3] La loro figlia di soli 20 mesi, Jeanne Modigliani, venne affidata, in seguito alla morte dei genitori, alla nonna paterna Eugènie Garsin, che continuava a vivere a Livorno. Nel gennaio del 2011 sull’Osservatore Romano, in un articolo di Sandro Barbagallo, è emersa la vera storia del figlio illegittimo del pittore avuto dalla relazione con Simone Thiroux.

Nato nel 1917 e morto nel 2004, si chiamava Gerald Thiroux Villette, divenne sacerdote e per tutta la vita è stato parroco della piccola chiesa di Milly-la-Forêt (Île-de-France)[4].

La fortuna postuma

La concezione della sua pittura basata sul disegno lineare, la purezza arcaica della sua scultura e la vita romantica e tribolata di miseria e malanni fanno di Modigliani una personalità eccezionale nel quadro dell’arte moderna, isolata dalle correnti del gusto contemporaneo (cubismo, futurismo, dadaismo e surrealismo) pur lavorando nel loro stesso periodo. Oggi, Modigliani è universalmente considerato come uno dei più grandi artisti del XX secolo e le sue opere sono esposte nei più grandi musei del mondo.

Le sue sculture raramente cambiano di mano, e i pochi dipinti che vengono venduti dai proprietari possono raccogliere anche più di 15 milioni di Euro. Il 14 giugno del 2010 viene venduta all’asta a Parigi da Christie’s una delle sue sculture, Tete de Caryatide, per la cifra record di 43,18 milioni di euro[5], mentre per quanto riguarda le tele il suo record personale è stato battuto il 2 novembre 2010 a New York da Sotheby’s con il nudo La Belle Romaine per la cifra record di 68,96 milioni di dollari (compresi diritti d’asta)[6].

Alcune lettere di Modigliani

Di Modigliani si conserva un lungo carteggio con amici e parenti con cui è possibile ricostruire le varie vicende di vita:

« Caro amico,
La bacio come avrei voluto se avessi potuto il giorno della sua partenza. Sto facendo bisboccia con Survage al Coq d’Or. Ho venduto tutti i quadri. Mi invii presto il denaro. Lo champagne scorre a fiumi. Auguriamo a lei ed alla famiglia i migliori auguri di buon anno. Ressurrectio vitae. Hic incipit vita nova. In novo anno!
Modigliani »(Modigliani a Zborowski 1º gennaio 1919[3])

Oltre alle lettere scrisse alcune poesie, spesso accompagnate da uno schizzo su cui riportava le proprie emozioni.

I lavori ..personalissimi di questo geniale ma inquieto artista,i cui patimenti,uniti alla depressione,si trasformarono in uno studio del nudo da cui appariva l’anima della persona dipinta.

I suoi particolarissimi quadri

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I grandi film di Marco Bellocchio   1 comment


SANGUE DEL MIO SANGUE

Una recensione è fatta di parole che devono combinarsi in frasi, frasi che rappresentino una situazione reale e che rimandino a essa in modo semplice; chi recensisce ha il duplice obbligo di significare qualcosa di concreto intuitivamente.

Obbligo che può invece trascurare chi realizza l’opera d’arte, e che infatti Marco Bellocchio, con Sangue del mio sangue, ha mandato cordialmente a spasso. “Non mi sono preoccupato di costruire, per questo film, un’architettura drammaturgica assoluta e perfetta. – ha dichiarato il regista a proposito della sua nuova pellicola, – La libertà è lo spirito di questo film“.

Ma sciogliamo un poco, innanzi tutto, i fili del racconto. Bobbio, prima età moderna: un francescano, morto suicida dopo una storia d’amore con Benedetta, una clarissa (Lidiya Liberman), viene inumato in terra sconsacrata; il soldato Federico, (Pier Giorgio Bellocchio), insofferente dell’indegna sepoltura del fratello, incita la comunità ecclesiastica di cui faceva parte il defunto a intentare un processo alla suora, accusandola di stregoneria, così da poter dimostrare che il fratello è morto non per mano propria, bensì per opera del Demonio. Tuttavia la somiglianza tra i due fratelli, il prete e il soldato, e il fascino della giovane monaca, non macheranno di esercitare la propria influenza sugli eventi.

Nel frattempo, ai nostri giorni il carcere di Bobbio è diventato un edificio pericolante che il Comune vorrebbe vendere a un privato, un miliardario russo; ma la vendita andrebbe a danneggiare gli interessi del “comitato” cittadino e in particolare del Conte (Roberto Herlitzka), che durante la notte, quando la sua natura lo lascia libero di uscire dalla sua prigione, escogiterà un piano affinché ciò che rappresenta perseveri nel suo male.

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Prendendo spunto dalle parole dello stesso Bellocchio, proviamo a porre proprio la libertà come motivo del soggetto di Sangue del mio sangue: suor Benedetta, sottoposta dagli inquisitori a torture inumane volte a produrre una falsa confessione, a tutto ciò reagisce con il suo corpo immobile. Alla retorica pretesca, che occulta rabbia e mendacia dietro un muro di pomposità, risponde con il silenzio. “Benedetta è l’immagine di una bella libertà che non vuole arrendersi“, conferma Bellocchio, che pure ammette di essere ancora incapace di scindere la propria concezione della Chiesa dalla nozione di potere. Dai vincoli, in cui il potere dell’istituzione e dell’ingiustizia costringono l’uomo, solo il silenzio e la non-reazione possono garantirgli la sua libertà.

Ma il confronto tra potere e libertà resta una prova muscolare da entrambe le parti; a ben vedere, cioè, si presenta come un confronto tra due forme di potere. Perché in fondo che cosa sono il contatto fugace tra due sguardi, la presenza della bellezza e l’incontro tra due silenzi se non lacci della seduzione? Che altro è, se non potere, la passione che Benedetta è capace di suscitare?

Il carattere ambiguo della libertà è chiaramente denunciato dalla storia ambientata ai nostri giorni: il nemico del piccolo regime d’irregolarità istituito dal “comitato” non è l’equità o quant’altro possa venire accostato all’idea di libertà, ma solo un altro piccolo regime d’irregolarità. Il potere, rappresentato da un manipolo di farabutti, è minacciato da altri farabutti, non dai rappresentanti della libertà.

Ecco che allora questa bella illusione, la libertà, getta la maschera e rivela il suo potere mortifero.

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Ma ricordiamoci le parole che Bellocchio ha speso in merito a Sangue del mio sangue: “Il mio non è un film all’americana, dove tutto è razionalistico e consequenziale“. Il regista ha messo in conto che non tutto torni e mette in guardia lo spettatore dalla ricerca, nel suo film, di una logica intuitiva, di una coerenza all’interno della quale sentirsi a proprio agio.Perché ogni ordine, con il suo carattere necessario, è anch’esso una forma di potere; potere che costringe il regista a far scendere a patti la propria immaginazione con le aspettative dello spettatore, e potere che costringe quest’ultimo con il fascino della prevedibilità.

 

Sangue del mio sangue, pertanto, è un film che, con il suo procedere incoerente, mantiene paradossalmente una sua coerenza dall’inizio alla fine: araldo di libertà, sullo spettatore non esercita alcun potere.

Gabriele Flamigni per Radioeco

POTETE VEDERE IL FILM IN STREAMING

http://cb-01.eu/a-sangue-del-mio-sangue-2015/

 

Struggente canzone, datata 1955 ed ispirata al suicidio del principe Raimondo Lanza di Trabia, nella sua versione originale.

un grande film  “Sorella mai”

http://vk.com/search?c%5Bq%5D=sorelle%20mai&c%5Bsection%5D=video&c%5Bsort%5D=2&z=video77569995_165130168

COLLEZIONE MARCO BELLOCCHIO

MARCO BELLOCCHIO [ 1939 ]

Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Bellocchio

BELLA ADDORMENTATA [ 2012 ]

Scheda: http://www.mymovies.it/film/2012/bellaaddormentata

Streaming.nowvideo1pt: http://www.nowvideo.co/video/b86ac3bcee452

Streaming.nowvideo2pt: http://www.nowvideo.co/video/1c7b97f396bc5

Streaming.vk1pt: http://vk.com/video177456231_164010563?hash=ef73f9ab49c9ad0b

Streaming.vk2pt: http://vk.com/video177456231_164010562?hash=ee32a6fcb907fc57

Incontro con Marco Bellocchiohttp://www.youtube.com/watch?v=hPYEmZh-Paw

SORELLE MAI [ 2010 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/film/2010/sorellemai

Streaming.vk: http://vk.com/video170168932_163855891?hash=7d109a603d2befa4

Conferenza stampahttp://www.youtube.com/watch?v=_rSqDVCGMlY

VINCERE [ 2009 ]

Scheda: http://www.mymovies.it/film/2009/vincere

Streaming.nowvideo1pt: http://www.nowvideo.co/video/f65930483a195

Streaming.nowvideo2pt: http://www.nowvideo.co/video/627b48f5c11e4

Streaming.vk: http://vk.com/video161288347_162943760?hash=24ea28ec8ed3fd11

SORELLE [ 2006 ]

Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=44780

Streaming.vk: http://vk.com/video161288347_163146054?hash=fcfae694123dad8e

IL REGISTA DI MATRIMONI [ 2006 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=35684

Franco Erica è un padre turbato dal matrimonio della figlia con un fervente cattolico ed è un regista in crisi che sta preparando su commissione l’ennesima riduzione dei Promessi Sposi. Uno scandalo scoppiato all’interno della produzione “manzoniana” lo costringe a una fuga a sud, dove incontrerà Enzo, umile regista di matrimoni, e Ferdinando Gravina, illustre principe decaduto di Palagonia. Il nobile siciliano propone a Franco Elica di partecipare alle nozze della figlia Bona e di “cinematografare” l’evento. Elica, invece, se ne innamora, e sostituendosi alla provvidenza, filmerà per lei un diverso finale, di connubio? Di nubilato? Di fuga?
Tre sono gli epiloghi possibili di un film-omnia che procede per scene sospese e sequenze non finite. Tre pure sono i registi dei matrimoni che “non s’hanno da fare”: a Franco Elica, alter ego del regista piacentino, in cerca della sua identità sostanziale e profonda, si contrappone nel film l’ossessivo Smamma, che ne cerca al contrario una apparente e ridondante. Smamma, uno strepitoso e ‘casteliano’ Gianni Cavina, è il “fu Pascal” pirandelliano che si finge morto per vincere un “Davide di Michelangelo” e per essere riconosciuto come uomo e come autore. Il personaggio di Cavina eredita i pugni in tasca di Lou Castel, di cui continua a sperimentare la rabbia aggiornando la sua furia personale. A rielaborare fino a trasformare quella collera è invece il regista dal nome futurista (Elica) interpretato da Sergio Castellitto, personaggio che prosegue idealmente la formazione spirituale e laica di Ernesto Picciafuoco ne L’ora di religione. Il regista di Castellitto mette in atto una fuga attiva in una Sicilia barocca ma diffusa di piacentinità, dove incontra personaggi veri, che rivendicano il primato dell’esistenza contro la recita della vita. Bellocchio ribadisce la conversione laica del suo cinema e il diritto ad esprimere il proprio ateismo, che non è mai una lotta contro la religione perché più di ogni altro questo autore e questo film restituiscono lo sguardo metafisico di Dio: le integrazioni delle immagini in 35mm con quelle meno definite del digitale irrompono ad osservare o a assistere il protagonista. Bellocchio nella sua opera più lirica privilegia la “sovversività” dell’arte, la settima, ancora capace di riferire la bellezza. Per questa ragione al centro del suo cinema c’è ancora una volta un soggetto femminile, una principessa quasi sposa di cui filma la progressione umana, l’enfasi emotiva e la scelta finale di un sentimento (libero per Elica, costretto per lo sposo) che esiste a prescindere da tutto, dalla famiglia, dalla società, dalla religione, e si trasforma in qualcosa di reale come una corsa in treno verso un amore probabilmente edonistico (non riproduttivo), ma maledettamente seducente per l’immaginario collettivo.

Straming Nowvideo   http://www.nowvideo.li/video/c1b648613c370

Streaming.vk: http://vk.com/video3620468_162160078

BUONGIORNO, NOTTE [ 2003 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/film/2003/buongiornonotte

Streaming.vk: http://vk.com/video166609569_162245737?hash=50dbbef98cfb6068

L’ORA DI RELIGIONE [ 2002 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=33916

Streaming.vk: http://vk.com/video161288347_163000264?hash=7b1e526e2246fa40

APPUNTI PER UN FILM SU ZIO VANJA [ 2002 ]
Scheda: http://www.imdb.com/title/tt1727773
Streaming:

ELENA mediometraggio [ 2002 ]

ADDIO DEL PASSATO documentario [ 2002 ]
Scheda: http://it.wikipedia.org/wiki/Addio_del_passato
Streaming:

L’AFFRESCO cortometraggio [ 2000 ]

LA BALIA [ 1999 ]
Scheda: http://it.wikipedia.org/wiki/La_balia_(film)
Streaming:

LA RELIGIONE DELLA STORIA film televisivo [ 1998 ]

IL PRINCIPE DI HOMBURG [ 1996 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=19206
Streaming.vk: http://vk.com/video198024012_164950736?hash=babfc30aea5cfdae

SOGNI INFRANTI documentario televisivo [ 1995 ]
Streaming.vimeo: http://vimeo.com/66354206

IL SOGNO DELLA FARFALLA [ 1994 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=23167
Streaming:

LA CONDANNA [ 1991 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=6092
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Streaming.youtube: http://www.youtube.com/watch?v=MGQLoS98MJM

LA VISIONE DEL SABBA [ 1988 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=27715
Streaming:

DIAVOLO IN CORPO [ 1986 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=7421
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Streaming.youtube: http://www.youtube.com/watch?v=jmblqPKBZkY

ENRICO IV [ 1984 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=28674
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GLI OCCHI, LA BOCCA [ 1982 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=16747
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VACANZE IN VAL TREBBIA [ 1980 ]
Scheda: http://it.wikipedia.org/wiki/Vacanze_in_Val_Trebbia
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SALTO NEL VUOTO [ 1980 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=21405
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LA MACCHINA CINEMA documentario televisivo [ 1979 ]
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IL GABBIANO film televisivo [ 1977 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=10006
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MARCIA TRIONFALE [ 1976 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=14158
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MATTI DA SLEGARE documentario televisivo [1975 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=14471
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SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA [ 1972 ]
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NEL NOME DEL PADRE [ 1972 / director’s cut 2011 ]
Scheda: http://www.mymovies.it/film/1972/nelnomedelpadre
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AMORE E RABBIA episodio DISCUTIAMO, DISCUTIAMO [ 1969 ]

Scheda: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=1357

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VIVA IL 1° MAGGIO ROSSO PROLETARIO documentario televisivo [ 1969 ]

IL POPOLO CALABRESE HA RIALZATO LA TESTA documentario televisivo [ 1969 ]

LA CINA E’ VICINA [ 1967 ]
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I PUGNI IN TASCA [ 1965 ]
Scheda: http://it.wikipedia.org/wiki/I_pugni_in_tasca
Streaming.youtube: http://www.youtube.com/watch?v=K8E1LdqE00g

GINEPRO FATTO UOMO mediometraggio [ 1962 ]
LA COLPA E LA PENA cortometraggio [ 1961 ]

ABBASSO LO ZIO cortometraggio [ 1961 ]

MICHELANGELO La Pietà Vaticana (S.Pietro) 1497-1499   Leave a comment


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Autore Michelangelo Buonarroti
Data 14971499
Materiale Marmo
Dimensioni 174×195×69 cm
Ubicazione Basilica di San Pietro in Vaticano,Città del Vaticano

Durante il primo soggiorno romano di Michelangelo, dal 1496 al 1501, l’artista strinse un rapporto di amicizia e collaborazione col banchiere Jacopo Galli, che fece da intermediario e garante in diverse commissioni legate a un gruppo di cardinali. Una delle più prestigiose fu quella per la Pietà marmorea per il cardinale francese Jean de Bilhères, ambasciatore di Carlo VIII presso papa Alessandro VI, destinata alla cappella di Santa Petronilla. Qui il cardinale venne effettivamente poi sepolto, facendo pensare che l’opera fosse originariamente destinata al suo monumento funebre[1].

Un contatto non formalizzato tra artista e committente dovette avvenire già nel 1497, in seguito al quale l’artista si recò a Carrara per scegliere un marmo, un’operazione che da allora divenne una costante della sua carriera di scultore. Il contratto vero e proprio venne però firmato solo il 26 o il 28 agosto 1498, alla presenza del Galli, con un tempo di consegna previsto in un anno. Effettivamente la statua fu pronta nel 1499 e destinata a Santa Petronilla[1]. L’opera destò subito grande ammirazione e pare che Michelangelo la firmò solo in un secondo momento, quando sentì due uomini lodare la statua ma attribuirla allo scultore lombardo Cristoforo Solari[2].

Cinquant’anni dopo Vasari ancora celebrava l’opera, scrivendo: «[Riguardo alla Pietà] non pensi mai, scultore né artefice raro, potere aggiungere di disegno né di grazia, né con fatica poter mai di finezza, pulitezza e di straforare il marmo tanto con arte, quanto Michelagnolo vi fece, perché si scorge in quella tutto il valore et il potere dell’arte»[3].

Poco prima del 1517 l’opera venne trasferita nella sagrestia della basilica di San Pietro in Vaticano e di nuovo spostata nel vecchio coro sistino nel 1568, poi ancora, per i lavori che procedevano nella basilica, sull’altare dei Santi Simone e Giuda, e nel 1626 nel nuovo coro. La collocazione attuale, nella prima cappella a destra della navata della basilica, risale al 1749. Nel 1736 aveva subito un restauro delle dita della mano destra della Vergine[1].

Nel 1964, la Pietà è stata prestata dalla Santa Sede alla 1964–1965 New York World’s Fair (Esposizione universale di New York 1964–1965) per essere installata nel padiglione della Città del Vaticano. Le persone hanno fatto la fila per ore per intravedere da un nastro trasportatore in movimento davanti alla scultura. La statua tornò in Vaticano dopo l’Esposizione.

Il fatto che la Madonna fosse molto giovane suscitò delle critiche, registrate dal Vasari, nell’incapacità ormai di riconoscere la tradizione medievale di Maria vista come sposa di Cristo e simbolo della Chiesa: tali iconografie, spesso antichissime, vennero abbandonate in seguito alla Controriforma, interrompendo tradizioni secolari che vennero presto dimenticate dai contemporanei. Una Madonna giovanissima si trova ad esempio, per restare in ambito romano, nel mosaico di Jacopo Torriti in Santa Maria Maggiore. Per tutto il Quattrocento si continuò a ripetere tali schemi, con una conoscenza più o meno consapevole degli scritti teologici medievali, spesso mediata dagli ordini religiosi committenti[5].

Inoltre Michelangelo, come scrisse il suo biografo Ascanio Condivi, sostenne che “La castità, la santità e l’incorruzione preservano la giovinezza”. Lo stesso Vasari riporta questa opinione nel confutare le critiche alla scelta dell’artista: «Se bene alcuni, anzi goffi che no, dicono che egli abbia fatto la Nostra Donna troppo giovane, non s’accorgono e non sanno eglino che le persone vergini senza essere contaminate si mantengono e conservano l’aria de ‘l viso loro gran tempo, senza alcuna macchia, e che gli afflitti come fu Cristo fanno il contrario? Onde tal cosa accrebbe assai più gloria e fama alla virtù sua che tutte l’altre dinanzi»[6]. Michelangelo inoltre non voleva rappresentare la scena con lo scopo di narrare un episodio (la morte di Cristo) ma era principalmente interessato all’aspetto simbolico: Maria è rappresentata giovane come quando concepì Cristo.

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Federico Garcia Lorca..il grande poeta omosessuale.. che pagò con la vita ..il suo amore per la Spagna   1 comment


Vi indico il suo riferimento su Wikipedia    http://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Garc%C3%ADa_Lorca

e vi consiglio di vedere questo film molto bello che descrive tre stupende personalità..Little Ashes

Nel 1919, giunge, per proseguire gli studi, a Madrid, dimorando presso la famosa Residencia de Estudiantes.[4] All’Università stringe amicizia con Luis Buñuel e Salvador Dalí, così come con molti altri personaggi di grande rilievo della storia spagnola.[4] Tra questi, Gregorio Martínez Sierra, il Direttore del Teatro Eslava, dietro invito del quale García Lorca scrive e mette in scena, nel 1919-20, la sua opera d’esordio, El maleficio de la mariposa, che però non viene accolta bene dal pubblico.

        

Nel 1922 Madrid sta subendo i cambiamenti provocati dalle nuove influenze del jazz, di Freud e delle avanguardie artistiche. Salvator Dali è appena arrivato all’università, ha 18 anni ed è determinato a diventare un grande artista. Il suo carattere combattuto tra timidezza ed esibizionismo attrae l’attenzione di due personaggi dell’elite universitaria: Federico Garcia Lorca e Luis Bunel. Salvador entra così all’interno del loro gruppo e per un certo tempo i tre diventano un formidabile trio, il gruppo più all’avanguardia di Madrid. Nondimeno, col passare del tempo, Salvador sente una crescente attrazione verso il carismatico Federico – che a sua volta sembra inconsapevole delle attenzioni che sta ricevendo dalla sua bellissima amica scrittrice Margarita. Alla fine, davanti alle proccupazioni dei suoi amici e mentre Federico sta crescendo di fama come poeta, Luis decide di partire per Parigi in cerca del proprio successo artistico. Ma prima Federico e Salvador passano le loro vacanze insieme sulle spiagge di Cadaques. Sia le idilliache bellezze del paesaggio che il calore della famiglia di Dalì contribuiscono ad avvicinare sempre più i due uomini, che ormai condividono le stesse idee, segreti e ispirazioni, convincendoli che hanno trovato una unione così intensa che difficilmente sarebbe accettata dagli altri.

A questa pagina potrete trovare la “Ode a Salvador Dali

O Salvador Dalì, dalla voce olivastra! Non elogio il tuo imperfetto pennello adolescente nè il tuo colore che corteggia il color del tuo tempo ma lodo le tue ansie d’eterno limitato

Anima igienica, vivi su marmi nuovi. Fugge l’oscura selva d’incredibili forme. La tua fantasia arriva dove le tue mani, e godi il sonetto del mare sulla tua finestra. Il mondo ha sorde penombre e disordine ai primi limiti che frequenta l’uomo. Ma già le stelle, nascondendo paesi, mostrano lo schema perfetto delle loro orbite.

La corrente del tempo si calma e ordina nelle forme numeriche d’un secolo, di secoli. E la Morte vinta tremante si rifugia nello stretto circolo del minuto presente. Quando prendi la tavolozza, con un colpo in un’ala, chiedi la luce che anima la cima dell’olivo. Ampia luce di Minerva, costruttrice di impalcature, dove non entra il sogno né la sua flora inesatta.

Chiedi la luce antica che rimane sulla fronte, senza scender sulla bocca né nel cuore dell’uomo. Luce che temono le intime viti di Bacco. e la forza disordinata che porta l’acqua curva. Fai bene a mettere bandierine d’avviso sul limite oscuro che brilla a notte.

Come pittore non vuoi che ti blandisca la forma il cotone cangiante di una nube imprevista. Il pesce nel vaso e l’uccello nella gabbia. Non vuoi inventarli nel mare o nel vento. Stilizzi o copii dopo aver guardato con oneste pupille i loro corpicini agili.

Ami una materia definita e esatta dove il fungo non possa alzare le sue tende. Ami l’architettura che costruisce nell’assente e ammetti la bandiera come un semplice scherzo. Dice il compasso d’acciaio il suo corto verso elastico. La sfera già smentisce isole sconosciute. Dice la linea retta il suo sforzo verticale e i sapienti cristalli cantano le loro geometrie. Ma anche la rosa del giardino dove vivi. Sempre la rosa, sempre, Nord e Sud di noi stessi! Tranquilla e concentrata come una statua cieca; ignorante di sforzi sotterranei che provoca. Rosa pura che lava da artifici e schizzi e ci apre le ali tenui del sorriso. (Farfalla inchiodata che medita il volo).

Rosa dell’equilibrio senza dolori voluti. Sempre la rosa !O Salvador Dalì dalla voce olivastra! Dico ciò che mi dicono la tua persona e i tuoi quadri. Non lodo il tuo imperfetto pennello adolescente, ma canto la ferma direzione delle tue frecce.
Canto il tuo bello sforzo di luci catalane, il tuo amore per quanto è spiegabile.
Canto il tuo cuore astronomico e tenero, da carte francesi e senza nessuna ferita.
Canto l’ansia di statua che insegui senza tregua, il timore dell’emozione che t’aspetta nella strada.
Canto la sirenetta del mare che ti canta sopra la bicicletta di coralli e conchiglie.

Ma anzitutto canto un comune pensiero che ci unisce nelle ore oscure e dorate. Non è l’Arte la luce che ci acceca gli occhi. Prima è l’amore, l’amicizia o la scherma.
Prima del quadro che paziente disegni è il seno di Teresa, dalla pelle insonne, i ricci di Matilde l’ ingrata, e la nostra amicizia dipinta come un giucco dell’oca.

Tracce dattilografiche di sangue sull’oro graffino il cuore di Catalogna eterna. Stelle come pugni senza falcone t’illuminino mentre fioriscono la tua pittura e la tua vita. Non guardare la clessidra con ali membranose né la dura falce delle allegorie. Vesti e spoglia sempre il tuo pennello nell’aria di fronte al mare popolato di barche e marinai.

Federico Garcia Lorca

Este poema es una alusión al amor imposible entre los dos. Supone el descubrimiento por Lorca de que Dalí lo consideraba en su solicitud amorosa, pero rechazaba su obra, su poesía. En algunas cartas Salvador Dalí le reprochó la “putrefacción” de Canciones y Romancero Gitano en un momento en el que lo que estaba de moda era el surrealismo. Muchos consideran Poeta en Nueva York como un acercamiento al surrealismo por parte del poeta andaluz debido a la influencia que ejerció el pintor sobre él. Se inicia así una etapa daliniana de Lorca que le llevará a acercarse al surrealismo y crear un lenguaje nuevo palpable en el teatro vanguardista de sus últimas obras: Así que pasen cinco años, Comedia sin título y El público. La Oda a Salvador Dalí caló profundamente en el pintor: le marcó en la manera de verse a sí mismo, es una manifestación clara de una amistad profunda, pero también de una fuerte rivalidad.

Più che una unione di menti è una profonda simbiosi di anime, che in una splendida notte stellare, davanti all’acqua fosforescente, si trasforma in amore

Potete vedere prima …il trailer del film

e poi decidere di vederlo in streaming  a questo indirizzo

http://italianqueermoovies.blogspot.cz/search/label/Little%20ashes

Se non lo vedete..dovete cambiare in DSN del vostro computer…una operazione semplice..che è descritta in questa pagina

http://www.cb01.eu/siti-filesharing-oscurati-soluzione-guida-cambio-dns/

Ho scritto un’articolo sulla biografia del  grande genio pittorico…se vi interessa dategli un’occhiata

Salvador Domenec Dali

dali (1)

 

Leonardo da Vinci ed il suo discepolo preferito   Leave a comment


Cominciamo con un gioco. Pensate ai nomi dei più noti allievi di Leonardo Da Vinci. Probabilmente vi saranno venuti in mente Bernardino Luini e Francesco Melzi. Forse anche Andrea Solari, Marco d’Oggiono e Giovanni Antonio Boltraffio. Se siete appassionati d’arte non vi sarete scordati neppure Cesare Da Sesto e Ambrogio de Predis. Pochi, pochissimi temo, avranno pensato a Gian Giacomo Caprotti. Eppure fu lui l’unico a rimanere vicino a Leonardo quasi per tutta la vita. L’unico a stringere in modo indissolubile il proprio destino a quello del maestro, del quale fu fedele compagno. L’unico a seguirne il peregrinare fra le corti rinascimentali. La vicenda umana e artistica del Caprotti era ben nota agli scrittori del Cinquecento. monumento piazza scalaPerfino il Vasari, nella prima edizione delle Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani citò solamente lui fra i discepoli di Leonardo: “ed a lui insegnò molte cose dell’arte;

e certi lavori, che in Milano si dicono essere di Salai, furono ritocchi da Lionardo”.

Salai, ossia diavolo, così il maestro aveva soprannominato Gian Giacomo a causa del carattere irrequieto. Ma la banale svista di uno storico dissolse nel nulla la sua esistenza per lasciare spazio ad un inesistente Andrea Salaino. Fu Paolo Morigia a dare vita all’equivoco, che è sopravvissuto attraverso i secoli alimentando cervellotiche conclusioni. Egli associò gli epiteti Salai e Salaino, rinvenuti fra le carte di Leonardo, alla figura di Andrea Salimbeni da Salerno, un allievo del pittore Cesare da Sesto. Occorse quasi mezzo millennio per ridare un’identità a Gian Giacomo Caprotti. Tuttavia l’immaginario Andrea Salaino sopravvive ancora oggi nella città di Milano, che continua a dedicargli una strada e a indicarlo fra i quattro allievi formanti corona al maestro nel monumento in piazza della Scala.

L’esistenza di Salai è stata straordinaria, almeno quanto la discrezione che l’ha avvolta.

Molte storie della pittura non ne citano neppure il nome, quasi fosse un argomento tabù sul quale è opportuno tacere. Com’è possibile che una figura capitale nell’esistenza del più grande genio mai apparso sulla terra sia scomparsa per tanto tempo dalla storia?

Figlio adottivo, discepolo prediletto, compagno, quale fu il suo vero ruolo?

La vita di Gian Giacomo Caprotti, detto Salai, sembra scritta da un abile sceneggiatore.

Nel 1490, a soli 10 anni lasciò il borgo di Oreno, oggi frazione di Vimercate, ed entrò come garzone nello studio milanese di Leonardo da Vinci, di fronte al Duomo. Il suo nome si affacciò per la prima volta alla storia nel 1490. Sul foglio iniziale di quello che sarebbe diventato un giorno il Manoscritto C,

lo stesso Leonardo da Vinci annotò: “Iacomo venne a stare con meco il dì della Maddalena nel 1490, d’età d’anni 10”.

      

Gian giacomo Caprotti (detto Salai)                                  Gian giacomo Caprotti (detto Salai)

Da quel 22 luglio la vita dell’artista e quella del suo giovane garzone si saldarono in modo indissolubile.

Salai  il garzone di bottega, giorno dopo giorno, conquistò il bene e la fiducia del maestro fino a diventare l’insostituibile e prediletto allievo.

Ogni spostamento li vide uno accanto all’altro.

A cominciare dalla partenza da Milano alla volta di Venezia. Poco dopo Leonardo tornò a Firenze, sempre con Salai al seguito. Nella nuova bottega Gian Giacomo cominciò ad eseguire i suoi primi ritratti. Egli non era già più soltanto il vivace e irregolare giovane che tanto aveva fatto sparlare di sé, ma cominciava ad essere anche un artista.
Salai.lionardovici / lionardovici. Su un foglio del Codice Arundel, custodito al British Museum di Londra, appare questa scritta. Si tratta di una nota autografa con cui l’allievo unì il proprio nome a quello del maestro. Nei codici di Leonardo sono frequenti i rimandi a Gian Giacomo. Col trascorrere degli anni, il rapporto fra i due si fece sempre più solido, seppure non mancarono mai i litigi. L’allievo prediletto posò come modello per alcuni delle più celebri figure leonardesche e continuò a seguire il maestro nei suoi spostamenti. Tornò con lui a Milano, poi nel 1513 lo accompagnò a Roma.
Nel frattempo intensificò la sua attività di pittore, anche se oggi permane molta incertezza sulle sue opere giunte fino a noi. Non dovrebbero esserci dubbi sull’autenticità di una Madonna col Bambino e Sant’Anna, esemplata su quella di Leonardo. San Giovanni Battista Salai

Un tempo, il dipinto era appartenuto a Carlo Borromeo, poi passò nella sacrestia della chiesa di San Celso a Milano, ora è proprietà del museo dell’University of California, a Los Angeles. È rimasto invece a Milano, esposto nelle sale dell’Ambrosiana, il San Giovanni Battista. Due altre opere tradizionalmente attribuite al Salai sono la Madonna col Bambino e i Santi Pietro e Paolo e la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni e Battista, entrambi conservati nella Pinacoteca di Brera a Milano. Il suo dipinto più chiacchierato è la Gioconda nuda.

In questo quadro è certa la collaborazione di Leonardo, che dovrebbe aver eseguito personalmente il motivo della spalliera vegetale contro la quale si pone la figura senza veli.

Le Opere

Opere sicure del Salai, firmate, non se ne conoscono, né si hanno notizie di commesse specifiche. Restano solamente i dipinti attribuitigli per tradizione, su alcuni dei quali, peraltro, non sempre gli studiosi concordano.

Non dovrebbero esserci dubbi sull’autenticità di una Madonna col Bambino e Sant’Anna, esemplata su quella di Leonardo.

Leonardo da Vinci,  Sant'Anna, la Madonna, il Bambino e san Giovannino, detto cartone di Burlington House

Leonardo

Leonardo

Gian Giacomo Caprotti (Salai)

Leonardo da Vinci, Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino, detto Sant’Anna, dopo il restauro

Leonardo     Madonna e il bambino in grembo a S.Anna

Un tempo, il dipinto era appartenuto a Carlo Borromeo, poi passò nella sacrestia della chiesa di San Celso a Milano. Ora è proprietà del museo dell’University of California, a Los Angeles. Una copia dello stesso dipinto è conservata agli Uffizi.

È rimasto invece a Milano, esposto nelle sale dell’Ambrosiana, il San Giovanni Battista.

La versione del Caprotti riproduce assai fedelmente l’originale del maestro, con la differenza che lo sfondo notturno è sostituito da un limpido paesaggio prealpino. Due altre opere tradizionalmente attribuite al Salai sono la Madonna col Bambino e i Santi Pietro e Paolo e la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni e Battista, entrambi conservati nella Pinacoteca di Brera, sempre a Milano.

       

Leonardo      la Gioconda                                       Gian Giacomo Caprotti (Salai)      La Gioconda nuda

Nell’espressione del volto si ravvisa il celeberrimo sorriso della Gioconda, ma il resto del corpo è privo di femminilità e sembra possedere la doppia natura di uomo e di donna.

Seppure criticato per la non perfetta esecuzione di alcuni particolari, è stato a lungo attribuito a Leonardo.
Ora è conservato in Svizzera.
Salai non seguì il padre adottivo nel suo ultimo viaggio. Solamente quando la salute di Leonardo s’aggravò si precipitò in Francia, a Clos-Lucé, dove il maestro era ospite del Re. Ma certamente non fu lì il giorno in cui Leonardo redasse il testamento e non gli fu vicino neppure quando morì. Era già tornato a Milano, forse portando con sé alcuni dipinti del maestro. In eredità aveva ricevuto solamente metà della vigna di San Vittore che la sua famiglia occupava da almeno vent’anni. Si stabilì nella casa fatta costruire sul fondo e riprese il suo mestiere di pittore. Per lui sembrava profilarsi una maturità prospera. Nel 1523 convolò a nozze con Bianca Caldiroli di Annono, donna di rango superiore, che portò in dote la rispettabile somma di 1700 lire. Ma il matrimonio fu assai breve, poiché solo sette mesi dopo, precisamente il 19 gennaio 1524, la vita di Gian Giacomo si spense. Fu una morte violenta, provocata da un colpo di schioppo, a porre fine alla sua irrequieta esistenza.
Il diavolo Salai, però, non aveva ancora finito di stupire. Dopo la sua scomparsa, la vedova e le sorelle si contesero l’eredità. Per dirimere la questione nel 1525 fu steso un inventario dei beni, la cui descrizione è tornata alla luce solo di recente. leonardo_giocondaIl ritrovamento ha aperto nuove prospettive circa la sorte iniziale dei capolavori di Leonardo. Fra i beni posseduti dal Salai figuravano quadri denominati la Leda, il San Gerolamo, la Sant’Anna, il San Giovanni Battista e la Gioconda. Erano gli originali eseguiti da Leonardo o soltanto copie fedeli dello stesso Salai? L’alto valore attribuito ai dipinti fa propendere per la prima ipotesi. In realtà la sola cosa certa è l’incertezza che grava attorno alla vicenda di questi quadri negli anni successivi alla scomparsa del maestro. Pochi sono i fatti acclarati: 1) Leonardo li aveva portati con sé in Francia, lo confermano le note di alcuni suoi contemporanei che lo andarono a trovare nel castello di Clos-Lucé, vicino ad Amboise; 2) dei dipinti non si fa menzione nel testamento dell’artista e ciò potrebbe far supporre che a quella data erano già passati di mano.
Qui si apre un’altra possibilità, che chiama in scena di nuovo Salai. In un altro documento, anch’esso scoperto da poco, si parla della vendita eseguita da Gian Giacomo, nel 1518, di “quelques tables de peinture” al Re Francesco I per una somma enorme. Ecco dunque cosa potrebbe essere accaduto. Salai raggiunse il maestro in Francia, rimase con lui per un breve periodo, quindi si recò a Parigi dove predispose la vendita dei dipinti al Re. Poi, ritornò direttamente in Italia, secondo alcuni addirittura trattenendosi la somma riscossa. Questo spiegherebbe perché i dipinti non apparvero nel testamento.
Al di là di ogni possibile congettura, oggi il fatto indubitabile è che Gian Giacomo trascorse buona parte della sua vita accanto a Leonardo. Riguardo a tutto il resto vi è ancora molto da sapere. Indagare sulla sua figura consentirebbe dunque di restituire un’identità ad un’importante attore del Rinascimento e, forse, anche di risolvere alcuni dei misteri che ancora avvolgono l’esistenza di Leonardo da Vinci.

https://alternativanomade.wordpress.com/2013/04/10/salai-leonardo-da-vinci/

(se qualcuno fosse interessato alla “sfera sessuale” di Leonardo..suggerisco questa pagina.

http://www.giovannidallorto.com/biografie/leonardo/leonardo.html

              

Gian Giacomo Caprotti (Salai)                                     Gian Giacomo Caprotti (Salai)

Monna Vanna     (Salai e Leonardo Da Vinci, Monna Vanna (Joconde nue) Svizzera, Collezione privata, già Collezione Litta a Milano)

 

            

Gian Giacomo Caprotti (detto il Salai)      Salvator Mundi

Anima et Animus : le due parti della nostra personalità   Leave a comment


Il Tantra ed il corpo – Daniel Odier

Eros e Logos secondo Carl Jung

La pulsione sessuale ha origine da un semplice stimolo verso il piacere, perché tanti affannosi sforzi, per reprimere uno dei nostri più elementari, istinti naturali?

(A Dangerous Method, Sabina Spielrein)

Eros e Logos secondo Carl Jung

Nella psicologia analitica di Carl Jung Il Logos, termine greco che indica razionalità, viene indicato come l’opposto dell’Eros.

Jung considera il Logos come un principio maschile mentre l’Eros è un principio femminile.

Secondo Jung nell’inconscio sono presenti due archetipi antropomorfici, chiamati anima e animus, elementi dell’inconscio collettivo.

Nell’inconscio maschile è presente un principio femminile, l’anima, che è caratterizzato dall’Eros.

Nell’inconscio femminile è presente il principio maschile, l’animus, che è caratterizzato dal Logos.

Attraverso il processo di “individuazione” un uomo diviene cosciente della sua parte femminile, l’anima, e dell’Eros. Una donna, invece, diviene più cosciente della sua parte maschile, l’Animus, e del Logos.

La combinazione dell’anima e dell’animus è nota come la coppia divina che rappresenta completezza, unificazione e totalità.

Nella sua essenza, il concetto junghiano di Eros non è dissimile da quello platonico infatti vede Eros come desiderio di completezza, sebbene possa prendere inizialmente la forma di amore passionale. In realtà è più un bisogno di intimità psichica, desiderio di interconnessione e interazione con altri esseri viventi.

A livello mentale l’energia viene messa in moto dal pensiero attualizzato in maniera differente a seconda della tipologia caratteriale di ognuno. Il processo individuale nel quale la mente separa, analizza ed ordina è detto Logos.

L’essere umano può essere definito come un modello di trasformazione energetica, ispirata a modelli etici o a valori quali la ricerca di Dio, del bello, del giusto, forze propulsive tese verso un fine; l’energia del Logos è sincronica, unificante.

L’energia dell’Eros è soggetta alla legge di attrazione e di causa-effetto. E’ una forza bipolare, una tensione verso gli istinti di conservazione, aggregazione e riproduzione; questi impulsi si differenziano in impulsi e desideri, si affinano nei sentimenti e si sublimano nelle aspirazioni più raffinate.

Dall’integrazione della forza vitale dell’Eros e del principio direttivo del Logos nasce la Vita.

(Alexia Meli)

http://www.tantra-garden.org/eros-e-logos-secondo-carl-jung/

Affidarsi al corpo – Daniel Odier

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