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TESTI per riflettere : Il Discorso della verità contro i cristiani,tratto da: Celso. Contro i cristiani.   Leave a comment


l Discorso della verità contro i cristiani

Tratto da: Celso. Contro i cristiani.
Traduzione, premessa al testo e note di Salvatore Rizzo.
Biblioteca Universale Rizzoli – Milano, 1989.
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celso               origene

Premessa al testo

Quando, verso l’anno 248, s’accingeva a confutare le critiche contro i Cristiani contenute in un libro inviatogli dal suo caro discepolo, amico e benefattore Ambrogio, Origene non sapeva che, con la sua replica destinata a vincere i secoli, avrebbe, proprio lui, trasmesso ai posteri la memoria di un’opera e di un autore che altrimenti sarebbero caduti nell’oblio più completo. E neppure sapeva che avrebbe lasciato i posteri nelle stesse sue incertezze circa l’identità’ dell’autore del Discorso della verità. E mentre per altri scritti, intesi a condannare con ingegno ed acume forse superiori la dottrina cristiana, non si trovò barriera o rimedio se non il potere stesso dell’imperatore cristiano e il rogo da lui decretato, [1] a questo libro serio ed informato, ma nel complesso non molto superiore al livello di una buona sintesi scolastica, e già dimenticato settant’anni dopo la sua stesura, [2] solo lo zelo e la scrupolosità di Origene assicurarono l’immortalità’ e, allo stato delle nostre scarse e frammentarie conoscenze circa gli scritti anti-cristiani antichi, un’importanza certo superiore a quella cui di per se stesso avrebbe potuto aspirare. […] L’autore del Discorso della verità si manifesta come uomo colto, versato nella filosofia platonica, anche se nei limiti della scolasticità, interessato ai fenomeni religiosi e sociali del suo tempo e appassionato sostenitore dell’ordine e delle leggi dello stato. Questo impegno politico, evidente nei primi frammenti dell’opera e in quelli dell’ VIII libro, soprattutto negli ultimi, e la particolare sensibilità per i problemi che la diffusione e la consistenza del cristianesimo andavano ponendo all’amministrazione ed alla organizzazione dell’ impero romano, ci inducono a ritenere Celso non soltanto un letterato o una persona dalla solida cultura filosofico-letteraria, non soltanto un pensatore, entusiasta ammiratore di Platone, ma anche un uomo interessato alla politica dell’impero, forse un amico o un collaboratore o, addirittura, un portavoce, almeno ufficioso, dell’imperatore stesso.
Il Discorso della verità contro i cristiani

 

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(I, 2) La loro dottrina e’, all’origine, barbara. In effetti i barbari sono abili a scoprire dottrine, ma per quanto riguarda la loro valutazione, il consolidamento e l’esercizio, in vista del conseguimento della virtù, di quanto i barbari hanno scoperto, i Greci sono certo più capaci.
(I, 4) La parte morale della dottrina, poi, non costituisce un insegnamento elevato e nuovo perché la si trova tale e quale anche presso gli altri pensatori.[3]
(I, 5a) Giustamente essi non credono negli dei foggiati dalle mani degli uomini, perché sarebbe assurdo che fossero dei i prodotti di artefici quanto mai vili e malvagi nell’indole, prodotti spesso confezionati anche da uomini ingiusti. Ma questa non e’ una novità, perché già Eraclito disse: “chi si rivolge a cose inanimate credendole divinità fa come chi parla ai muri delle case”.[4] Questo e’ anche il pensiero dei Persiani, come racconta
Erodoto.
(I, 8a) E non voglio dire che chi abbraccia una buona dottrina, quando per essa corresse pericolo [5] nel mondo, debba abbandonarla o simulare di averla abbandonata o sconfessarla. Infatti nell’uomo c’e’ qualcosa che e’ affine alla divinità e superiore alla materia, e le persone in cui questa parte si esplica aspirano rettamente con tutte le loro forze all’essere che e’ loro affine e bramano che si dica e si ricordi loro sempre qualcosa che lo concerna. Ma nell’accogliere le dottrine bisogna seguire la ragione ed una guida razionale, perché chi accoglie il pensiero altrui senza questa precauzione e’ sicuramente passibile di inganno.

[1] Come avvenne per l’opera di Porfirio, condannata da un imperiale decreto.
[2] Il Discorso della verità fu scritto probabilmente nel 178.
[3] Basti pensare a
Socrate stesso (presso Platone) e a Seneca: “Uguali ai nostri sono gli ammonimenti e gli insegnamenti dei filosofi: l’onesta’, la giustizia, la fermezza, la temperanza, la verecondia”.
[4] La condanna del culto delle statue, discendente direttamente dalla legge ebraica, e’ tema frequente dell’
apologetica dei primi secoli.
[5] Celso non allude qui (come Origene vuol fare intendere) al martirio cristiano, ma alla costanza del filosofo (si ricordi Socrate). Il martirio cristiano per i pensatori pagani e’ frutto di fanatismo e di irragionevolezza.

 

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I Cristiani invece fanno proprio come quelli che, contro i principi della ragione, prestano fede ai sacerdoti questuanti di Cibele,[6] agli indovini, ai vari Mitra e Sabadii [7] e al primo venuto, comprese le apparizioni di Ecate o di altra dea o di altri demoni. Come infatti tra quelle persone spesso degli uomini scellerati trovano facile terreno nella dabbenaggine di chi si lascia facilmente ingannare e le portano dove vogliono, così succede tra i cristiani. Alcuni su ciò in cui credono non sono disposti ne’ a dar conto ne’ a riceverne, ma si limitano a dire: “Non indagare, ma abbi fede” e “la tua fede ti salverà”. E aggiungono: “La sapienza nel mondo e’ un male, la stoltezza un bene”.
(I, 27) Ma i cristiani sono volgari e rozzi, volgare e’ la loro dottrina e per la sua volgarità e per la sua assoluta incapacità ai ragionamenti ha conquistato le sole persone volgari, sebbene tra di essi non vi siano solo persone volgari, ma anche persone moderate e ragionevoli e intelligenti, nonché disposte all’interpretazione allegorica.(III, 16a) Attirano la gente usando mille modi e inventano motivi di terrore.[8] Infatti combinano insieme le errate interpretazioni dell’antica concezione, con queste, come fossero melodie di un flauto, incantano ed ammaliano preventivamente la gente, come quelli che strepitano coi tamburi intorno agli iniziandi ai riti coribantici.

(III, 17) Le cerimonie della religione cristiana sono simili ai riti egiziani. Chi si accosta a quelli vede splendidi santuari, boschi sacri, vestiboli grandiosi e splendidi, templi meravigliosi e intorno ad essi superbi padiglioni. Vede cerimonie molto pie e dalla misterica religiosità. Quando però poi si entra e ci si fa più accosto, si osserva che vengono adorati un gatto o una scimmia o un coccodrillo o un caprone o un cane.[9] I Cristiani deridono gli Egiziani che pure presentano molti misteri di non poco conto, poiché insegnano che tali cerimonie sono onori resi non ad animali effimeri, come i più credono, ma ad eterne idee. Perciò quelle cerimonie producono l’impressione, in chi ha appreso questi misteri, di non essere stato iniziato invano. E i Cristiani, così facendo, si comportano da sciocchi, perché nelle interpretazioni che riguardano Gesù non introducono nulla di più serio dei caproni e dei cani degli Egiziani.
(III, 44) Più assennati sono quei Cristiani che fanno le seguenti prescrizioni: “Nessuno che sia istruito si accosti, nessuno che sia sapiente, nessuno che sia saggio (perché tutto ciò e’ ritenuto male presso di loro);[10] ma chi sia ignorante, chi sia stolto, chi sia incolto, chi sia di spirito infantile, questi venga fiducioso!”. E infatti che persone del genere siano degne del loro dio, essi lo ammettono apertamente proprio in quanto vogliono e possono convertire solo gli sciocchi, gli ignobili, gli insensati, gli schiavi, le donnette e i ragazzini.[11] Come potrebbe altrimenti ritenersi un male, infatti, l’essere istruito ed esperto nelle migliori dottrine ed essere ed apparire intelligente? Che impedimento questo produrrebbe ai fini della conoscenza di Dio? Perché non dovrebbe essere piuttosto un vantaggio e un mezzo con cui si possa meglio pervenire alla verità?
(III, 55) Vediamo che anche nelle case private lavoranti di lana, ciabattini e lavandai e la gente più ignorante e più rozza, non ardiscono parlare alla presenza dei padroni più anziani e più assennati, ma quando riescono a trarre in disparte i loro figli e con questi qualche sciocca donnetta, allora espongono le storie più mirabolanti e dicono che non bisogna ubbidire al padre ed ai maestri, ma si deve prestare ascolto a loro. Quegli altri – dicono – cianciano e sono degli storditi e in realtà non conoscono ne’ sono in grado di operare nessun bene, ormai in balia come sono dei loro pregiudizi, vuote ciance e null’altro. Loro soli invece conoscono la norma della vita: e i ragazzi, se daranno loro retta, saranno felici e renderanno prospero il casato.

[6] Evirati, sfacciati e spudorati, i sacerdoti questuanti recavano per le città la statua della dea siriaca o Atargatis, la versione siriaca della frigia Cibele, la Magna Mater dei romani.
[7] Gli iniziati ai misteri di una divinità si identificavano con essa e spesso venivano chiamati col nome del Dio. Mitra, in origine divinità iranica, poi identificato con le divinità solari elleniche, ebbe culto misterico in occidente a partire dal I secolo a.C. Sabadio, divinità trace e frigia della vegetazione, fu associato con Mitra e con Attis e quindi con la dea siriaca e con Cibele. Ecate, in origine divinità lunare, ma spesso confusa con Artemide e con Persefone, era anche la massima dea delle maghe e delle incantatrici.
[8] Giust. II 9,1: “Dicono che sono favole vane e terrificanti quelle che noi raccontiamo circa la punizione degli ingiusti nel fuoco eterno e che noi vogliamo che gli uomini vivano in rettitudine per paura”. Queste favole terrificanti sono, secondo Celso fraintendimenti dell’ antica dottrina.
[9] Le divinità degli egiziani erano rappresentate in forme di animali e di uomini con teste di animali.
[10] Per il pagano Celso il concetto cristiano di “fede” era inconcepibile e sospette dovevano apparirgli le espressioni “rovinerò la sapienza dei sapienti e condannerò la prudenza dei prudenti (Isaia 1,19). La ricerca di Dio e della verità resta pur sempre, per un pagano, appannaggio del filosofo.
[11] Che la propaganda cristiana si svolgesse spesso tra la gente umile ed ignorante, era un dato di fatto e nello stesso tempo il motivo dell’accusa che i pagani rivolgevano ai cristiani.

E se, mentre così parlano, vedono comparire o un maestro o una persona intelligente o anche il padre di quei ragazzi, allora i più prudenti se la squagliano impauriti, gli sfrontati invece incitano i fanciulli a ribellarsi sussurrando loro cose del genere: non se la sentiranno e non potranno spiegare niente di buono ai fanciulli alla presenza del padre e dei maestri, perché vogliono evitare la stoltezza e la rozzezza; quella e’ gente completamente corrotta, giunta al limite della cattiveria e pronta a punirli.

Ma, se son disposti, bisogna che lascino perdere il padre ed i maestri e vengano con le donnette e coi ragazzini compagni di giochi nella bottega del cardatore [12] o in quelle del ciabattino o del lavandaio, perché possano ricevere l’istruzione completa. E con queste chiacchiere li convertono.

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(I, 28) T’inventasti la nascita da una vergine: in realtà tu sei originario da un villaggio della Giudea e figlio di una donna di quel villaggio, che viveva in povertà filando a giornata. Inoltre costei, convinta di adulterio, [13] fu scacciata dallo sposo, falegname di mestiere. Ripudiata dal marito e vergognosamente randagia, essa ti generò quale figlio furtivo. [14] Spinto dalla povertà andasti a lavorare a mercede in Egitto, dove venisti a conoscenza di certe facoltà per le quali gli egiziani vanno famosi. Quindi ritornasti, orgoglioso di quelle facoltà e grazie ad esse ti proclamasti Dio. Tua madre, dunque, fu scacciata dal falegname, che l’aveva chiesta in moglie, perché convinta di adulterio e fu resa incinta da un soldato di nome Pantera.[15] Ma l’invenzione della nascita da una vergine e’ simile alle favole di Danae, di Melanippe, di Auge e di Antiope.[16] Ma era forse una bella donna tua madre e, appunto perché bella, a lei si unì Dio, che pur non e’ naturalmente portato ad amare un corpo corruttibile? Non sarebbe stato neppure verosimile che Dio si fosse innamorato di lei. Ella non era donna di condizione ricca o regale, dal momento che nessuno la conosceva, nemmeno i vicini, e, una volta venuta in odio al falegname e ripudiata, non la salvò né la divina provvidenza ne’ il Verbo della Persuasione.[17] Tutto questo, dunque, non ha nulla a che vedere col regno di Dio.
(V, 14) Altra loro stolta credenza e’ che, quando Dio, quasi fosse un cuoco, avrà acceso il fuoco, tutto il resto dell’umana stirpe sarà abbrustolita, e loro soli resteranno, e non solo i vivi, ma anche, risorti con quelle loro stesse carni dalla terra, quelli che nei tempi andati, quando che fu, morirono. Solo i vermi potrebbero nutrire tale speranza! Infatti quale
anima umana potrebbe desiderare ancora un corpo putrefatto? Del resto questa dottrina non e’ accolta nemmeno da alcuni di voi ne’ da certi Cristiani:[18] la grande empietà ad essa connessa non solo infatti e’ ripugnante, ma e’ anche impossibile a dimostrarsi. Non e’ in effetti possibile che un corpo completamente corrotto ritorni alla natura originaria e proprio a quella primitiva costituzione dalla quale si e’ dissolto. Non potendo dare alcuna risposta, essi ricorrono all’assurdo sotterfugio che, cioè, a Dio tutto e’ possibile. Ma la turpitudine, almeno, non e’ possibile a Dio, né Dio può volere ciò che e’ contrario alla natura. E se tu bramassi, data la tua malvagità, qualche nefandezza, non per questo Dio potrà attuarla, ne’ per questo si deve credere che senz’altro si verificherà. Perché Dio e’ causa prima della retta e giusta natura, non del desiderio sconveniente, ne’ della traviata licenza. Egli potrebbe sì fornire all’anima una vita eterna, ma “i cadaveri” dice Eraclito “son da buttar via più che lo sterco”. Ma rendere irragionevolmente eterna la carne, piena di cose che il tacere e’ bello, Dio certo né lo vorrà, né lo potrà. Egli e’ infatti la ragione di tutti gli esseri e quindi non e’ in grado di operare contro la ragione e contro se stesso.
Brano inviato da Alfio

Maria,madre di Gesù, tra Dogmi cristiani e possibili altre verità   Leave a comment


          

Maria 1

I dogmi nel cristianesimo

Nella teologia cristiana, la verità dogmatica può solo discendere dalla rivelazione divina, in modo diretto od indiretto. Essa ha la funzione di fornire delle indicazioni di fede o di morale chiare e certe una volta per tutte su di un determinato argomento.

Coloro che non ritengono per vero verità di fede o di morale definite come dogma

si autoescludono dalla comunità ecclesiale e vengono definiti eretici, cioè persone che hanno scelto una parte e non il tutto.

(per correttezza,ritengo opportuno precisare che mi ritengo un eretico)

Nella definizione storica e nello sviluppo dei dogmi di fede hanno avuto grande importanza le controversie e i dibattiti sorti soprattutto nei primi secoli. Per risolvere tali controversie, sempre più frequente anche a motivo del diffondersi del cristianesimo e del suo incontro con altre culture e religione vennero indetti successivi concili ecumenici per definire l’ortodossia, risolvere tali controversie e porre fine agli scismi all’interno della Chiesa. Il risultato di tali assemblee e delle diverse posizioni che si andavano delineando sono formulazioni sintetiche di confessioni di fede (dette anche credo), di cui la più teologicamente significativa è il simbolo niceno-costantinopolitano.

Non tutto ciò che venne deciso nell’ambito dei concili ebbe ed ha valore dogmatico ma solamente quanto espressamente indicato come tale.

Per gran parte della cristianità orientale, vengono considerati autorevoli i primi due, tre o sette concili ecumenici (a seconda che uno sia nestoriano, monofisita o cristiano ortodosso).

I cattolici considerano “autorevoli e con valore dogmatico”

anche le decisioni prese dai 14 concili ecumenici successivi

e alcune definizioni promulgate dai Papi nell’esercizio dell’infallibilità papale (come l’assunzione di Maria).

I protestanti in varie forme accettano parte di queste dichiarazioni, e spesso si affidano a “confessioni di fede” specifiche per ogni chiesa, che riassumono i dogmi più importanti o controversi (si veda, ad esempio, il Liber Concordiae luterano).

Maria è l’oggetto di ben cinque distinti Dogmi della Chiesa Cattolica.

di 10 dogmi espliciti della Chiesa Cattolica

ben 5 riguardano Maria;(a me sembrano un pò troppi..)       

solo 3 riguardano Gesù

Maria è Madre di Dio perché madre di Gesù che è Dio (Concilio di Efeso, 431)

(Theotókos (in greco Θεοτόκος; in latino Deipara[1] o Dei genetrix)

è un titolo della Beata Vergine Maria.

Letteralmente significa colei che genera Dio e spesso viene reso in italiano con Madre di Dio.

In ordine alla ricorrenza della divina maternità della vergine Maria si può consultare la voce Maria Santissima Madre di Dio.)

Definizione del dogma

Nel IV secolo il titolo «Madre di Dio» era ampiamente usato ad Alessandria d’Egitto (uno dei principali centri di elaborazione teologica del cristianesimo antico) ed era conosciuto in tutto l’Impero romano. Fu proclamato dogma dopo la controversia teologica causata dai nestoriani. Nestorio (381-451), Patriarca di Antiochia, aveva affermato infatti che Maria non aveva titolo per essere definita «madre di Dio», ma solo «madre di Gesù». La controversia tra Alessandria ed Antiochia fu risolta in un concilio ecumenico.

L’assise si tenne ad Efeso, in Asia Minore, nel 431. Il concilio ribadì che Maria è Madre di Dio. Secondo il concilio, infatti, Gesù Cristo, pur essendo contemporaneamente Dio e uomo – come già aveva affermato in precedenza il concilio di Nicea – , è un’unica persona: le due nature, divina e umana, sono inseparabili, e perciò Maria può essere legittimamente chiamata “Madre di Dio“.[2][3][4]

(LATINO)

« Deiparam […], non quod Verbi natura Ipsiusque divinitas ortus Sui principium ex sancta Virgine sumpserit, sed quod sacrum illud corpus anima intelligente perfectum ex ea traxerit, cui et Dei Verbum, secundum hypostasim unitum, secundum carnem natum dicitur. »

(ITALIANO)
« Madre di Dio […] non certo perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla santa Vergine, ma, poiché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne. »

Questo esempio di definizione,(in questo caso)è più preciso,e veritiero,a me pare,

della sua Enunciazione che è come  una specie di coercizione della mente .

Nell’Antico Testamento, Isaia predice la nascita di un figlio da una vergine per opera di Dio, e che questo figlio sia Dio stesso (come si evince dal nome Emmanuele, Dio-con-noi):[3]

« In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: “Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”. Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, cioè Dio-con-noi”. » (Isaia 7, 10-14)

Secondo la legge di Mosè in vigore all’epoca, Giuseppe aveva facoltà di ripudiare la sposa infedele, che sarebbe stata condannata per lapidazione, poiché rimasta incinta prima della loro convivenza, cosa che non poteva che indicare un adulterio.

la verginità di Maria

maria 2

Con la verginità di Maria (o nascita virginale) si intende il fatto che, secondo la narrazione dei vangeli (Mt1,18-25; Lc1,26-38), Maria concepì Gesù senza un rapporto sessuale ma in maniera soprannaturale, per opera dello Spirito Santo . L’episodio è considerato verità di fede da tutte le confessioni cristiane, le quali fondano la propria dottrina sui vangeli.[1]

(da non confondere con il dogma dell’Immacolata Concezione, che sancisce l’immunità della Vergine Maria dal peccato originale)

Dal vangelo di Luca prendiamo il racconto della miracolosa nascita sia di Giovanni Battista che di Gesù..

5 Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote di nome Zaccaria, del turno di Abìa; sua moglie era discendente d’Aaronne e si chiamava Elisabetta. 6 Erano entrambi giusti davanti a Dio e osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti del Signore. 7 Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile, ed erano tutti e due in età avanzata.
8 Mentre Zaccaria esercitava il sacerdozio davanti a Dio nell’ordine del suo turno, 9 secondo la consuetudine del sacerdozio, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per offrirvi il profumo; 10 e tutta la moltitudine del popolo stava fuori in preghiera nell’ora del profumo. 11 E gli apparve un angelo del Signore, in piedi alla destra dell’altare dei profumi. 12 Zaccaria lo vide e fu turbato e preso da spavento. 13 Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita; tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, e gli porrai nome Giovanni. 14 Tu ne avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita. 15 Perché sarà grande davanti al Signore. Non berrà né vino né bevande alcoliche, e sarà pieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre; 16 convertirà molti dei figli d’Israele al Signore, loro Dio; 17 andrà davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto». 18 E Zaccaria disse all’angelo: «Da che cosa conoscerò questo? Perché io sono vecchio e mia moglie è in età avanzata». 19 L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele che sto davanti a Dio; e sono stato mandato a parlarti e annunciarti queste liete notizie. 20 Ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo».
21 Il popolo intanto stava aspettando Zaccaria, e si meravigliava del suo indugiare nel tempio. 22 Ma quando fu uscito, non poteva parlare loro; e capirono che aveva avuto una visione nel tempio; ed egli faceva loro dei segni e restava muto.
23 Quando furono compiuti i giorni del suo servizio, egli se ne andò a casa sua. 24 Dopo quei giorni, sua moglie Elisabetta rimase incinta; e si tenne nascosta per cinque mesi, dicendo: 25 «Ecco quanto ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui mi ha rivolto il suo sguardo per cancellare la mia vergogna in mezzo agli uomini».

Annuncio della nascita di Gesù Cristo
Is 7:14; Mt 1:18-23; Sl 110

26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. 28 L’angelo, entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te». 29 Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. 30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. 33 Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine». 34 Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» 35 L’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. 36 Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; 37 poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace». 38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.

Visita di Maria a Elisabetta
39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda, 40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo, 42 e ad alta voce esclamò: «Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno! 43 Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me? 44 Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo. 45 Beata è colei che ha creduto che quanto le è stato detto da parte del Signore avrà compimento».

Mt,1,18-24

18 La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo.
Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. 20 Ma mentre aveva queste cose nell’animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. 21 Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati».
22 Tutto ciò avvenne, affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23 «
La vergine sarà incinta e partorirà un figlio,
al quale sarà posto nome Emmanuele
»,
che tradotto vuol dire: «Dio con noi».
24 Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù.

Il testo dice che Gesù nacque in modo miracoloso senza che Maria e Giuseppe “si conoscessero” (ossia “avessero rapporti sessuali”, secondo il modo di dire semitico).

Secondo la legge di Mosè in vigore all’epoca, Giuseppe aveva facoltà di ripudiare la sposa infedele, che sarebbe stata condannata per lapidazione, poiché rimasta incinta prima della loro convivenza, cosa che non poteva che indicare un adulterio.

Sulla base di questo passo e di alcune argomentazioni di diversi Padri della Chiesa, i vescovi riuniti al secondo concilio di Costantinopoli (553) fondarono il dogma della verginità perfetta di Maria, che implica la nascita verginale di Gesù.

Questa deve essere distinta dal dogma della verginità perpetua di Maria, secondo il quale Maria non è la madre dei fratellastri e sorellastre di Gesù nel Vangelo di Marco.

Nell’Antico Testamento, Isaia predice la nascita di un figlio da una vergine per opera di Dio, e che questo figlio sia Dio stesso (come si evince dal nome Emmanuele, Dio-con-noi):[3]

« In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: “Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”. Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, cioè Dio-con-noi”. » (Isaia 7, 10-14)

la Verginità perpetua di Maria

Con Verginità perpetua di Maria si intende un dogma

secondo il quale Maria è rimasta vergine prima, “durante” e dopo la nascita di Gesù.

“durante” : questo termine potrebbe poter alludere che ella non abbia avuto rapporti coniugali durante la gestazione di Gesù,infatti come detto più sopra (24 Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù.)

Ma….   http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=148

2. Verginità durante il parto.

Maria partorì senza lesione della sua integrità verginale. De fide.

La verginità di Maria nel parto fu negata nell’antichità da TERTULLIANO (De carne Christi 23) e particolarmente da GIOVINIANO, avversario dell’ideale cristiano della verginità, e nel tempo moderno dal razionalismo. A. Harnack, ad es., ritiene che sia un’invenzione dello gnosticismo.

La dottrina di Gioviniano (Virgo concepit, sed non virgo generavit) fu respinta in un sinodo di Milano (390) presieduto da SANT’AMBROGIO (cfr. Ep. 42), in cui si fece appello al simbolo apostolico: natus ex Maria virgine. La verginità nel parto è inclusa nel titolo onorifico di “sempre vergine” è espressamente insegnata da Papa LEONE I nell’Epistola dogmatica ad Flavianum (Ep. 28, 2), dal Concilio Lateranense del 649 e da Papa Paolo IV nel 1555 (D. 256, 993 [DS. 503, 1880]). Nell’Enciclica Mystici corporis PIO XII scrive: “Lei con un parto ammirabile dette alla luce Cristo Signore” (mirando partu edidit; l. C., P. 247).

La fede generale della Chiesa risulta anche dalla liturgia. Cfr. il Prefazio delle feste della Madonna (virginitatis gloria permanente) ed i responsori della 5a lezione della festa del Natale (cuius viscera intacta permanent) e della 8a lezione della festa della Circoncisione (peperit sine dolore). Is. 7, 14 annuncia che la vergine (come vergine) partorirà. Al parto verginale i Padri riferiscono in senso tipico anche le parole del profeta Ezechiele sulla porta chiusa (Ez. 44, 2; cfr. AMBROGIO, Ep. 42, 6; GEROLAMO, EP. 49, 21), quelle del profeta Isaia sul parto senza dolori (Is. 66, 7; cfr. IRENEO, Epid. 54; GIOVANNI DI DAMASCO, De fide orth. IV, 14) e quelle del Cantico dei Cantici sul giardino chiuso e della fonte sigillata (4, 12; cfr. GEROLAMO, Adv. Iov. 1, 31; EP. 49, 21). IGNAZIO DI ANTIOCHIA definisce non solo la verginità di Maria ma anche il suo parto come “un mistero strepitoso” (Ef. 19, 1). La nascita verginale di Cristo è attestata con certezza da scritti apocrifi del II secolo (Odi di Salomone 19, 7 SS.; Protovangelo di Giacomo 19-2o; Ascensione di Isaia 11, 7 ss.) e da scrittori della Chiesa, come IRENEO (Epid. 54; Adv. haer. III, 21, 4-6). CLEMENTE ALESSANDRINO (Strom. VII, 16, 93), ORIGENE (In Lev. hom. 8, 2; diversamente In Luc. hom. 14). Contro Gioviniano la dottrina tradizionale della Chiesa fu difesa da S. AMBROGIO (Ep. 42, 4-7), da S. GEROLAMO (Adv. Iovinian. 1 31; Ep. 49, 21) e da S. AGOSTINO (Enchir. 34). Per illustrare il mistero i Padri, e con loro i teologi, si servono di diverse analogie: l’uscita di Cristo dal sepolcro sigillato, il suo passaggio attraverso le porte chiuse, la penetrazione dei raggi solari attraverso il vetro, la nascita del Logos dal seno del Padre, la nascita del pensiero umano dall’intelletto.

Il dogma afferma che l’integrità fisica di Maria non fu lesa all’atto dei parto. Come nel concepire, così anche nel partorire la sua integrità verginale rimase intatta. Il modo in cui partorì ebbe quindi un carattere straordinario. La spiegazione precisa, in che consista sotto l’aspetto fisiologico l’integrità verginale nel parto, non rientra nella fede della Chiesa. Tuttavia, in base alle dichiarazioni del magistero ecclesiastico ed in base alle testimonianze della tradizione si deve ritenere che la verginità nel parto è diversa dalla verginità nel concepimento, cui si aggiunge come un nuovo elemento. La spiegazione teologica mette l’integrità fisica nel parto in rapporto con l’immunità dalla concupiscenza, la quale aveva come conseguenza un singolare dominio delle forze spirituali sugli organi e processi fisici. Ne risulta che Maria, nel partorire Gesù, si comportò in modo del tutto attivo, come indica anche la Scrittura (Lc. 2, 7). In tal modo si può spiegare la mancanza del dolore fisico e soprattutto di moti sessuali. L’integrità fisica è l’elemento materiale della verginità nel parto, mentre la mancanza di moti sessuali è l’elemento formale.

secondo San Giovanni Damasceno  …….

« Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce,

ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto,

lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio. »

(san Giovanni Damasceno)

Maria-ai-piedi-croce

In tale ottica, i “fratelli di Gesù” nominati nei Vangeli[2] sono intesi,

secondo la visione della Chiesa cattolica e ortodossa, nonché dei primi riformatori protestanti,

non come figli di Maria ma cugini o fratellastri.

La tradizione ortodossa li definisce figli di un precedente matrimonio di Giuseppe.
Né Matteo (cfr.
1,25) né Luca si interessano in modo particolare alla verginità di Maria dopo la nascita di Gesù. «Infatti non la conobbe – dice – finché non partorì il Figlio suo primogenito» (Matteo 1,25).[3]

Luca non menziona altri figli di Maria e Giuseppe nel racconto della visita della famiglia al tempio, quando Gesù aveva 12 anni.

Oggi la tradizione protestante, pur ammettendo il concepimento verginale di Gesù in Maria, non le riconosce la verginità perpetua, considerando i fratelli come figli di Maria e Giuseppe avuti dopo la nascita di Gesù.[4]

L’Immacolata Concezione

L’Immacolata Concezione è un dogmacattolico, proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre1854[1] con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Tale dogma non va confuso con il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria, con cui non ha niente a che fare. Il dogma dell’Immacolata Concezione riguarda invece il peccato originale: per la chiesa Cattolica infatti ogni essere umano nasce con il peccato originale e solo la Madre di Cristo ne fu esente.

La Chiesa cattolica celebra la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria l’8 dicembre. Nella devozione cattolica l’Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) e iconograficamente con le precedenti apparizioni di Rue du Bac a Parigi (1830).

L’Assunzione di Maria in Cielo

L’Assunzione di Maria in Cielo è un dogmacattolico nel quale viene affermato che Maria, terminato il corso della vita terrena, fu trasferita in Paradiso, sia con l’anima che con il corpo, cioè fu assunta, accolta in cielo.

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Ora prendiamo in esame altre possibili,ipotetiche verità

La famiglia di Gesù

http://www.vangeliapocrifi.it/genitori-fratelli.php

La madre di Gesù (Yehoshua, Yeshu) è Maria di Nazaret.

Si parla della Madre di Gesù in molti testi antichi c.d. apocrifi e in altri testi ritenuti più o meno ufficiali come Il Protovangelo di Giacomo, il papiro di Bodmer, il codice di Arundel, il codice di Hereford, il Vangelo dello PseudoMatteo e il Manoscritto di Chartres.

In base a questi testi si sa che Maria, la madre di Gesù, è nata a Nazareth da Gioacchino e Anna.

La famiglia di Gioacchino, padre di Maria, era originaria di Nazareth mentre quella di Anna, la madre, era originaria, invece, di Betlemme.

Dai testi ci viene detto che Gioacchino era un uomo estremamente ricco (pastore), devoto e generoso.

Gioacchino all’età di 20 o 25 anni sposa Anna figlia di Achar, di Issacar o Isascar non si capisce bene della tribù di Giuda e stirpe di Davide.
Dopo oltre 20 anni di vita insieme Gioacchino ed Anna non riescono ad avere figli.

Dopo un periodo di tristezza Gioacchino viene preso da vergogna, decide di non fare più ritorno a casa, perchè deriso dai sacerdoti del tempio per non essere ancora riuscito in tarda età ad avere un figlio.

Gioacchino ed Anna fanno voto al signore Dio e, quindi, riescono finalmente ad avere Maria.

In segno di ringraziamento per la benedizione ricevuta dal signore all’età di 3 anni Maria viene consegnata e allevata dai sacerdoti del tempio.

All’età di dodici o forse quattordici anni venne deciso dai sacerdoti del tempio, dopo un consiglio, che era il momento di trovarle un marito.

Al tempio si riuniscono i pretendenti sposi di Maria tra cui viene scelto un vecchio vedovo di nome Giuseppe.

Maria si trasferisce a casa di Giuseppe a Nazareth.

Mentre Giuseppe è via da alcuni mesi a causa del suo lavoro di falegname o costruttore, Maria rimane incinta di Gesù.

Maria, non ripudiata da Giuseppe, partorisce a Betlemme paese natale di Giuseppe dove si era recata a causa del censimento.

Gli studiosi che, a vario titolo, stanno studiando la vita di Gesù hanno dato vita a varie ipotesi su Maria ed i fratelli e lo sposo di Gesù.

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Celso è stato un filosofogreco antico o romano del II secolo, forse di ispirazione platonica, ma secondo alcuni anche epicurea.

Di lui ci è arrivata, e soltanto in parte, un’unica opera, l’Alethès lógos

(tradotto  in genere come La vera dottrina, La vera parola, Discorso vero, Discorso veritiero,

Discorso di verità o anche Contro i cristiani)

contro la religione cristiana, ricostruita grazie alla confutazione  che ne propose Origene nel secolo successivo in un’opera, Contra Celsum, che ne contiene ampi stralci in commento.

Celso prepara la propria argomentazione polemica elencando i dileggi indirizzati dagli ebrei ai cristiani: Gesù sarebbe nato da un adulterio e sarebbe stato educato da maghi in Egitto; la sua pretesa dignità divina mal si concilierebbe se non per paradosso, con la sua povertà e la sua morte miserabile; il cristianesimo non troverebbe fondamento nelle profezie dell’Antico Testamento e l’idea di una resurrezione (quella di Gesù) che si è manifestata solo ad alcuni suoi adepti sarebbe una sciocchezza.

Celso – Contro i cristiani
(Il discorso della verità contro i cristiani )
(I, 28) T’inventasti la nascita da una vergine: in realtà tu sei originario da un villaggio della Giudea e figlio di una donna di quel villaggio, che viveva in povertà filando a giornata. Inoltre costei, convinta di adulterio, [13] fu scacciata dallo sposo, falegname di mestiere. Ripudiata dal marito e vergognosamente randagia, essa ti generò quale figlio furtivo. [14] Spinto dalla povertà andasti a lavorare a mercede in Egitto, dove venisti a conoscenza di certe facoltà per le quali gli egiziani vanno famosi. Quindi ritornasti, orgoglioso di quelle facoltà e grazie ad esse ti proclamasti Dio. Tua madre, dunque, fu scacciata dal falegname, che l’aveva chiesta in moglie, perché convinta di adulterio e fu resa incinta da un soldato di nome Pantera.[15] Ma l’invenzione della nascita da una vergine e’ simile alle favole di Danae, di Melanippe, di Auge e di Antiope.[16] Ma era forse una bella donna tua madre e, appunto perché bella, a lei si unì Dio, che pur non e’ naturalmente portato ad amare un corpo corruttibile? Non sarebbe stato neppure verosimile che Dio si fosse innamorato di lei. Ella non era donna di condizione ricca o regale, dal momento che nessuno la conosceva, nemmeno i vicini, e, una volta venuta in odio al falegname e ripudiata, non la salvò né la divina provvidenza ne’ il Verbo della Persuasione.[17] Tutto questo, dunque, non ha nulla a che vedere col regno di Dio.

Personalmente ritengo questa ipotesi disscutibile ed eccessiva…

ma non ritengo impossibile il fatto che Maria,in assenza di Giuseppe, possa essere stata stuprata da un soldato romano di nome Pantera.E questo mostrerebbe la grandezza d’animo di Giuseppe,che non la espose alla lapidazione,secondo la legge in uso.

James Tabor fu il primo a proporre l’ipotesi di identificazione tra il legionario di stanza in Germania e il soldato Pantera nominato da Celso. Secondo questa ipotesi i nomi di Tiberio Giulio sono denominazioni adottate da qualcuno che ha acquisito la cittadinanza romana attraverso il servizio militare, per esempio, dopo aver servito da straniero provinciale (o addirittura come liberto), in un ruolo di rango inferiore, l’esercito romano per circa 25 anni.[8] Pantera era un nome greco, o meglio soprannome, attestato nell’ambiente legionario, mentre i primi due nomi sarebbero in onore dell’imperatore Tiberio e della sua famiglia, i giulio-claudii. Il nome Abdes è la versione latina di Ebed, che in aramaico significa invece “servo di Dio” e quindi Pantera potrebbe essere stato di origine semitico-giudaica o egiziana, oppure fenicia, vista la sua nascita a Sidone.[9] Secondo Tabor Gesù si sarebbe recato a trovare il presunto padre o i suoi parenti del ramo paterno in Fenicia, e ciò sarebbe accennato nel vangelo di Marco:

« Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. »
(Marco, 7, 24)

Tabor sostiene che, essendo considerato un figlio semi-illegittimo dai rabbini, Gesù poté sposare, secondo la legge mosaica, solo una donna straniera, che secondo lui era Maria Maddalena; sempre secondo lo studioso, Maria era infatti anch’essa di origine fenicia, oltre a essere pagana (Tabor ipotizza una presenza del culto efesino di Artemide in Galilea, legato alla presenza di api sacre); basa le sue ipotesi sulla Maddalena su alcuni apocrifi (Vangelo di Tommaso, Vangelo di Maria Maddalena, Vangelo di Filippo, Vangelo della moglie di Gesù, Libro di Giuseppe e Aseneth).[10][11]

Riguardo a Pantera, la I coorte di arcieri servì, in effetti, durante il regno di Tiberio, in Giudea (per lo meno fino al 6 d.C.) e poi a Bingen. Sulla base di queste date, Tabor indica un giovane Pantera (quasi coetaneo della madre di Gesù, a differenza del marito che era più anziano) in Giudea nelle date in cui Gesù avrebbe potuto essere concepito, tra il 10 e il 3 a.C., quando le operazioni militari, contro le rivolte locali culminate dieci anni dopo nella rivolta del censimento di Quirinio guidata da Giuda di Gamala, portarono le legioni in Galilea, anche nei dintorni di Nazaret. La successiva soppressione di queste rivolte portò a crocifissioni collettive di rivoltosi, in cui lo scrittore José Saramago pone la morte del marito della madre di Gesù nel suo libro Il Vangelo secondo Gesù Cristo.

Ci sono nei Vangeli 2 passi che avvalorano questa ipotesi..

Giovanni 8:41 Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!». 

Ma forse ancora più pregnante è la frase del Vangelo di Tommaso: 105 – Gesù disse: “Chi conosce il padre e la madre può venir chiamato: ‘Figlio di puttana!’ 

Personalmente ritengo questa ipotesi discutibile…ma non ritengo impossibile il fatto che Maria,in assenza di Giuseppe, possa essere stata stuprata da un soldato romano di nome Pantera.E questo mostrerebbe la grandezza d’animo di Giuseppe,che non la espose alla lapidazione,secondo la legge in uso.

 

a Dio non importa se crediamo ad i Dogmi…ma interessa che mettiamo in pratica la Sua Parola ,Gesù,

(vengono in mente le parole di Luca,” Una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”” (Lc 11,27s).

quando ci invita e  ci insegna che l’importante per il Padre   è …

CHE CI COMPORTIAMO..DA BUON SAMARITANI.

buon samaritano 2

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