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una riflessione Teologica..il finale del film l’Avvocato del Diavolo.   Leave a comment


Qua altro link per vedere il film completo senza limiti: http://bit.ly/1QVzlkL

Trama de l’avvocato del diavolo(tratta da comingsoon.it):
Kevin Lomax è un uomo di successo nel lavoro e nella vita. E’ un giovane avvocato della Florida che non ha mai perso una causa. Non importa quanto sia ripugnante il crimine o quanto sia colpevole l’accusato, Kevin Lomax ha la capacità di incantare la giuria e di farle accettare le sue tesi, la sua logica, convincendola con il suo carisma a rimettere in libertà i clienti che difende.

Leggendo la trama del film..capisco che viene affrontata l’attitudine dell’Uomo per il Male..più che per il Bene. Ma sono di un’altra idea: non tutto quello che insegnano le Religioni ..è Verità. L’uomo è creato con la facoltà del Libero arbitrio..è passato dalla condizione Animale..(solo istintuale..e di non-conoscienza di ciò che è bene e di ciò che è male) a quella di Uomo..solo allora capace di vivere appieno la Esperienza umana..plasmata anche dagli errori..che talvolta sono più “educativi” del bene.L’Entità Male..non esiste..esiste solo un Dio creatore..la sua Personalità..è Dentro di noi..come ha insegnato il Maestro di Vita..che è Gesù Cristo.. ” Il Regno di Dio..è..Dentro di voi”

Kevin Lomax è un avvocato della Florida che non ha mai perso una causa. Dopo aver fatto assolvere anche un professore accusato di pedofilia, chiaramente colpevole, viene chiamato a New York, dal potente studio legale Milton.

Giunto in città con la moglie Mary Ann, Kevin conosce il proprietario dello studio, John Milton, un personaggio inquietante ma pieno di fascino, che dapprima gli assegna una causa di diritto sanitario e, dopo la sua vittoria, un triplice omicidio.

Mentre Kevin si impegna per preparare al meglio la causa, Mary Ann inizia ad avere incubi e strane allucinazioni, perdendo progressivamente contatto con la realtà: dopo un breve ricovero in un ospedale psichiatrico, la donna si suicida.

Arriva in città anche la madre di Kevin, che pur riluttante rivela al figlio che John Milton è in realtà suo padre, che lui non aveva mai conosciuto. Kevin va subito da lui e lo affronta con l’intenzione di ucciderlo, ma quando gli spara Milton non muore, rivelando la sua vera natura satanica e non umana.

Milton rivela a Kevin il suo piano: il ventesimo secolo è corrotto, dunque i tempi sono maturi affinché lui diventi il dominatore del mondo. Per farlo gli occorre che Kevin e la sua sorellastra Christabella generino un figlio, il quale diventerà l’Anticristo. Kevin riesce però a imporsi grazie al libero arbitrio e si suicida, rovinando così i piani di Milton.

Apparentemente morto, Kevin si “risveglia” nel tribunale in Florida: comprende che quanto ha vissuto fino a quel momento era solo una sorta di visione. Ripreso il controllo di sé stesso decide di abbandonare la causa del professore accusato di pedofilia.

Un giornalista suo amico tenta di convincerlo a parlare con lui: Kevin, riluttante, dopo le pressioni di Mary Ann accetta di rilasciare l’intervista.

Dopo che la coppia si allontana, il giornalista si trasfigura in un Milton sorridente: il diavolo ha così trovato un nuovo modo per far leva sulla vanità del figlio e portarlo di nuovo dalla sua parte.

L’Etica sessuale della Chiesa..nel periodo del Medioevo   Leave a comment


Premetto che non sono uno studioso del Medioevo..e che mi interessa.conoscere la vita sessuale dell’essere umano ..nei secoli.Per questo mi ha interessato un video di un canale televisivo a pagamento..sull’argomento.

Lo pongo alla vostra visione.

LA CONDIZIONE DELLA DONNA NEL MEDIOEVO (XI – XIII SECOLO)

Nel mondo medievale la donna era considerata un essere inferiore, cosa che era confermata e ribadita dalla Chiesa. Nel diritto canonico infatti, se fino a S. Tommaso la donna era stata “cosa necessaria all’uomo”, con i Padri della Chiesa, essa divenne “la porta dell’Inferno”. Fin dal suo ingresso nel mondo, la donna tardo medievale partiva svantaggiata. La nascita di una bambina era vista come una disgrazia, e provocava nei padri l’angoscia per la dote, che le avrebbero dovuto fornire. Accolta male, nutrita male e vestita peggio dei suoi fratelli, la sua vita era vista come votata a due sole attività: le cure casalinghe e la procreazione. L’educazione femminile era quasi totalmente trascurata e le ragazze vivevano sempre chiuse in casa, fatta eccezione per i momenti in cui accompagnavano la madre nella chiesa parrocchiale.
Si cercava di non lasciare mai del tempo libero alle ragazze, poiché l’ozio era ritenuto un cattivo consigliere. Apparentemente timida e riservata, la ragazza medievale viveva tutta la sua vita in sudditanza, e questo valeva per qualsiasi ceto di appartenenza. E’ certo che alcune donne più forti riuscivano a liberarsi, ma in generale la vita che conducevano era assai misera.

Matrimonio
Giunte all’età giusta, se non erano inviate in convento, le ragazze venivano date in sposa ad un uomo prescelto dal loro genitore. Una volta sposate, uscivano dalla tutela paterna per passare a quella del coniuge e si spostavano a casa con il marito. Le più fortunate divenivano le padrone del focolare domestico, ma nella maggior parte dei casi si spostavano a casa dei suoceri, dove dovevano subire l’autorità della nuova famiglia, e dove potevano essere sorvegliate in assenza del marito. Bisogna notare anche che, mentre l’adulterio delle donne, o i rapporti prematrimoniali, erano puniti o con un’ammenda o, spesso, con la morte per fuoco, le donne sposate dovevano spesso convivere e tollerare la presenza di schiave, amanti del marito, e di figli bastardi. Le mogli potevano inoltre essere ripudiate per sterilità, ma potevano loro stesse divorziare se il marito non era in grado di dar loro dei figli, o se questi avesse dissipato la loro dote, bene inalienabile che doveva tornare interamente alla moglie dopo la morte del marito. Va inoltre notata una particolarità, se, come abbiamo detto l’adulterio era ferocemente punito, l’abbandono del tetto coniugale non prevedeva nessuna pena. In quei casi, i mariti si limitavano ad emettere un bando per invocare il ritorno della moglie, ma le donne non erano punite.

Vedovanza
Alla morte del marito, salvo uno specifico testamento, le donne dovevano lasciare la casa e tornare a casa del padre. Dagli atti giuridici del tempo, risulta che a volte i figli obbligavano la madre a compilare un inventario delle cose portate via! Questi erano comunque dei casi limite, infatti la maggior parte delle volte, i mariti lasciavano alle loro mogli l’usufrutto della casa in cui queste potevano dirigere la famiglia, fino alla maggiore età dei figli maschi. Spesso la vedovanza permetteva alle donne di liberarsi sessualmente. Infatti, vergini fino al matrimonio, e minacciate di morte, in caso di adulterio, le donne potevano avere rapporti con uomini diversi, sempre nell’ambito della più grande discrezione, solo dopo la scomparsa del marito.
La vita pubblica e il convento
La vita pubblica delle donne medievali era assai limitata. Alle donne era vietato esprimersi in pubblico, tanto che, anche nelle cause legali, queste dovevano farsi rappresentare da un uomo, ossia dal padre, dal marito o dal parente maschio più vicino. Come abbiamo detto, le ragazze che non venivano date in moglie a nessuno, se non erano messe a servizio, venivano mandate nei conventi. Queste vocazioni forzate, spesso non erano gradite dalle giovani donne. Abbiamo testimonianze posteriori di suore scrittrici (Suor Maria Clemente Ruoti), che si lamentano della vita del convento. Bisogna però dire che la clausura ha rappresentato, per lungo tempo, l’unica possibilità, per una donna, di accedere alla cultura. I conventi servivano anche da ricovero per le donne bisognose. A partire dagli inizi del XIII secolo, comparvero molte fondazioni di ordini e di monasteri per donne. Queste comunità femminili di religiose vivevano soprattutto grazie ai compensi ricavati dall’artigianato e dalla cura dei malati.

Fonte: http://www.italiadonna.it

Nella storiografia divulgativa , quella scritta da “storici” amateurs, ricorre un buffo fenomeno che gli studiosi di professione ben conoscono: la frequente retrodatazione di usi e di tradizioni che appartengono al passato più o meno prossimo e che vengono presentati, e in genere entrano nell’immaginario collettivo, come ben più antichi di quanto non siano. Concorre a configurare questo bizzarro effetto deformante, una sorta di superstizione progressista: s’immagina la storia  come la frequenza di eventi, istituzioni e strutture, in costante evoluzione positiva, in progresso; ed è quindi ovvio, se ne deduce, che l’oggi sia migliore dello ieri e che il domani sia ancora migliore dell’oggi. In questi ultimi anni, per la verità, tale beata illusione è stata messa a dura prova, e forse nessuno  l’adotterebbe per le cose contemporanee.
Ma sopravvive per il passato: difatti si parla di un medioevo nel quale si bruciavano le streghe, che invece poverine andavano piuttosto con i loro roghi a illuminare il già “luminoso” Rinascimento, perché nel “buio Medioevo” erano quasi sconosciute. Oppure ci si immagina l’aristocrazia feudale nei secoli Dodicesimo e Tredicesimo come fatta tutta di signorotti a immagine del manzoniano don Rodrigo, la cui nobiliare prepotenza era, invece, del tutto seicentesca, e quattro cinque-secoli prima nessuno l’avrebbe tollerata. Così accade quando si immaginano i costumi sessuali. La pruderie ottocentesca discenderebbe da casto e represso Medioevo, in un rassicurante continuismo che solo di recente avrebbe lasciato il passo a una crescente libertà sessuale. Inutile dire che così non era: tra il Medioevo e il casto romanticismo si è incuneata la cultura libertina, che dà dei punti alle nostre fantasie più osées; ma  che a sua volta, guarda caso, aveva nel medioevo molti più modelli di riferimento di quanti non ci aspetteremmo. Medioevo casto e represso. È uno dei più radicati tra i nostri luoghi comuni; come quello di un medioevo igienicamente poco raccomandabile, ad esempio. Errore. La nostra età di mezzo pullulava di “bagni” e di “stufe”, in parte ereditate dall’età romana – ma anche da certe tradizioni barbariche ad esempio dal bagno di vapore turcomongolo – , in parte reimportate attraverso il mondo musulmano, a sua volta erede della tradizione bizantina. E nei bagni non ci si limitava a lavarsi: “stufa” era sinonimo di bordello. D’altro canto, lo spettacolo della nudità, aborrito dalla riforma protestante in poi – era nei secoli di mezzo alquanto comune e consueto. E allora, il Medioevo mistico, innamorato della Vergine Maria e per il resto tutto onore e gelosia, nel quale circolavano congegni come le cinture di castità? L’amore mistico e spirituale, quello rivolto alla Madonna e passato poi, attraverso trovatori , trovieri e Minnesänger all’amor cortese e al culto della “donna angelica”, costituiva senza dubbio una grande, etica ed estetica. Ma c’era anche ben altro. L’amore fatale, l’amore-passione travolgente e inestinguibile è, secondo un ormai classico studio di Denis de Rougemont, L’amour et l’Occident (1939), un’invenzione dell’occidente medievale, i grandi modelli del quale sono un romanzesco (Tristano e Isotta) e uno storico (Abelardo ed Eloisa). Jack Goody (il furto della storia, Feltrinelli 2006) ha obiettato che le cose non stanno proprio così:  e che anche l’Antico Egitto, poi almeno India, Cina e Giappone la sapessero lunga al riguardo. Certo comunque, il medioevo conosceva bene la lussuria, che Dante tratta come un grande peccato, (il più lieve tuttavia tra quelli mortali) e ci mostra condannata nell’Inferno. Ma eccoci al punto: la poesia cavalleresca e più tardi quella lirica e la novellistica, al pari magari di certe dissimulate forme d’arte plasticofigurativa, sono meno molto amare di quanto siamo abituati a pensare di esempi d’amore fisico anche alquanto spinto: al limite, non di rado, quel che per noi sarebbe l’erotismo se non addirittura la pornografia. Il bel libro recente di Florence Colin-Goguel, L’image de l’Amour charnel au Moyen Âge  (Seuil 2008, prefazione di Michel Pastoureau) ci dà ampia materia di modificare a proposito del nostro medioevo, parecchie idées reçues che pigramente ci portiamo dietro. Zavorrato dall’austera continenza d’origine paolina e poi ascetica, ma insidiato non solo dall’eredità erotica della cultura latina bensì anche da certi modelli biblici ( il Cantico dei Cantici… ), il Medioevo occidentale ha coltivato un interesse e una propensione per l’amore fisico spesso sconfinato – come nella tradizione goliardica – in forme grottesche, dissacratorie e paradossali, ma alimentato anche da una raffinata tensione intellettuale che si sfogava perfino in un accurata trattatistica e raggiungeva, invadendola, perfino la teologia morale. Tempo di gelosia e di segregazione, il Medioevo era anche età di società di soli uomini e di donne sole, dove rapporti omosessuali e autoerotismo avevano modo di espandersi. Dietro le stesse tradizioni cavalleresche e monastiche, chiericali e universitarie, si avverte spesso, e nemmeno troppo nascosto, il brivido dell’androginia e dell’eros “alternativo”. Gli stessi cacciatori d’una “repressione della donna” in età medievale avrebbero modo di ricredersi, quanto meno studiando la società aristocratica. In pieno dodicesimo secolo, corti come quella di Eleonora duchessa di Aquitana (la madre di Riccardo cuor di Leone) erano luoghi nei quali si praticava e si teorizzava l’adulterio, mentre più tardi, nelle società mercantili l’uso delle more delle russe e delle circasse tenute come schiave domestiche avrebbe diffuso forme di poligamia pratica e popolato il mondo di bastardi: che sovente avevano anzi un loro ruolo e perfino araldico riconosciuto. Scorrendo le immagini e le pagine proposte della colin-Goguel, allieva di Le Goff e di Chastel, si resta addirittura stupiti nel constatare come dalla musica ai tornei, dai giochi alle passeggiate in giardino, dagli usi enogastronomici alle stesse metafore religiose, il medioevo fosse pervaso di erotismo e di attrazione carnale . La stessa eresia catara, che proclamava come il massimo peccato contro Dio fosse la riproduzione, che perpetuava la schiavitù dello spirito entro la prigione carnale, era poi molto meno severa nei confronti delle forme di erotismo che contassero dispersione del seme e non dessero quindi frutti. E questa considerazione attenua di molto lo stupore di qualcuno, allorché constata quanto il catarismo fosse diffuso in contrade gioiose come la dolce Provenza. Per tacere dei frequenti coiti diabolici. Immaginari, d’accordo, anzi illusori. Ma dopo il dottor Freud, la sappiamo lunga al riguardo.
Tratto da Medioevo in Umbria articolo di Franco Cardini

VITA DELLE DONNE NEL MEDIOEVO

Se l’età medievale concepiva la società divisa in tre ordini, quelli che pregano, quelli che combattono e quelli che lavorano, le donne di certo costituivano una categoria a sé. Indipendentemente dalla condizione sociale, esse dovevano obbedire a regole comportamentali basate sul pregiudizio che la donna fosse inferiore e dovesse sottomettersi all’uomo: prima al padre, poi al marito e persino ai figli. Le donne venivano date in sposa giovanissime, poco più che bambine, spesso contro la loro volontà; Il loro principale compito era generare figli, possibilmente maschi. Non era quindi importante che sapessero leggere e scrivere; invece, fin da bambine, imparavano a filare, tessere, tagliare, cucire, ricamare, cucinare, accudire i fratelli minori. L’influenza della famiglia era predominante; la giovane figlia non osava rifiutare di sposare colui al quale suo padre o la sua famiglia la destinavano. La sposa portava una dote che le era donata dai genitori; si poteva verificare il caso in cui il marito accusasse ingiustamente la moglie di adulterio per disfarsene e per cambiare sposa. All’età di 30 anni le donne erano considerate anziane e il periodo di mortalità, date le ripetute gravidanze e le scarse condizioni igienico-sanitarie, era compreso tra i 30 e i 39 anni. Le mogli dei contadini si occupavano della casa, dei bambini, della cucina, raccoglievano la legna, badavano alle bestie e spesso tiravano l’aratro come gli uomini. Le mogli degli artigiani facevano le operaie, filavano e tessevano. Lavoravano anche quando erano incinte e si fermavano solo per partorire. Le donne nobili e ricche dovevano saper dirigere la servitù, curare la conversazione e il loro aspetto, sempre mantenendo un comportamento riservato e serio. Molti uomini del Medioevo scrivevano libri per insegnare alle donne come dovevano comportarsi. Ecco come un anziano marito istruisce la giovanissima moglie sul comportamento da tenere per strada:
“Quando vai in città o in chiesa, vai convenientemente accompagnata da donne onorate secondo la tua condizione, e fuggi qualsiasi compagnia sospetta, senza mai permettere che una donna malfamata sia vista vicino a te. E mentre cammini porta la testa alta, le palpebre abbassate, senza sbatterle e guarda dritto davanti a te, senza guardare intorno a te né uomini né donne, né a destra né a sinistra, e senza guardare in su, e sbirciare qua e là, e senza fermarti a parlare con nessuno per la strada….”

APPROFONDIMENTO: MATRIMONIO CATTOLICO NEL MEDIOEVO
Tra il 1300 e il 1400 i matrimoni non erano svolti in un solo giorno, sposarsi implicava una sequenza di fatti dilatati nel tempo che poteva durare anni e coinvolgeva un numero sempre elevato di attori questo per permettere di trovare accordi economici e garantire una pubblicizzazione della formazione della nuova coppia. I primi attori erano i sensali che rappresentava un vero e proprio mestiere con il compito di sondare le offerte del mercato matrimoniale e far circolare informazioni tra chi era interessato a combinare una unione. Non esisteva più un prezzo per la donna ma c’era la dote che la famiglia doveva sborsare al futuro marito e che spesso era di importo gravoso. Dal XII secolo la dote divenne mezzo per costruire alleanze efficaci in una società all’epoca estremamente competitiva. La dote restava di proprietà della sposa e consentiva alla sua famiglia di essere costantemente presente nella vita di coppia. All’opera dei sensali seguiva la fase più delicata della trattativa in cui ci si provava a mettere in contatto con la famiglia prescelta senza scoprire troppo le carte. Ci si affidava agli amici comuni o a persone autorevoli che potevano creare un clima di fiducia reciproca con funzione di mediatori chiamati mezzani. Raggiunto l’accordo i parenti più stretti degli sposi si incontravano e lo confermavano con una stretta di mano (impalmamento) oppure un bacio come succedeva a Roma (abboccamento). Spesso lo sposo era presente e riceveva la stretta di mano o il bacio della donna. Questo era un accordo che era considerato vincolante. Fermare il parentado termine usato per sancire l’alleanza e che dà l’idea di accordo matrimoniale ormai stabilito e che non si sarebbe potuto interrompere senza provocare problemi. Il matrimonio non era concluso, la cerimonia successiva lo trasformava in un atto solette (il giuramento) in cui lo sposo e il padre della sposa davano assenso alle nozze e un notaio redigeva un atto che fissava l’entità e le modalità di pagamento della dote incaricando arbitri a sorvegliare che le condizioni fossero rispettate. La sposa non partecipava e aspettava che il partner l’andasse a visitare. Il rito solenne avveniva in chiesa, territorio neutro, che metteva le famiglie in assoluta parità. Al giuramento seguiva un banchetto pubblico. Impalmamento e giuramento erano simili alla promessa di diritto canonica in cui l’uomo e la donna (e non il padre di lei) si promettevano di prendersi per marito e moglie. Molto tempo passava dal giuramento all’anello quando finalmente appariva lo sposo: l’incontro avveniva in casa della sposa o dell’intermediario alla presenza di un notaio che avrebbe redatto il contratto davanti allo sposo che infilava l’anello alla sposa. Il rito dell’inanellamento era diventato il rito che dal XIII secolo divenne l’anello nuziale vero e proprio (prima l’anello era simbolo della promessa). Il giorno dell’anello era una cerimonia privata celebrata in casa e senza l’intervento di un sacerdote. Era con la traductio (corteo nuziale) che veniva conferita una dimensione pubblica al matrimonio coinvolgendo l’intera comunità; successivamente la sposa trasferiva a casa del marito. La donna andava a cavallo, vestita sontuosamente con servitori che portavano il corredo e i doni ricevuti dallo sposo. Dopo il giuramento l’uomo inviava uno scrigno (il forzierino) pieno di gioielli. Il marito forniva successivamente il guardaroba intero. Con questi gesti inizia la vestizione della sposa che sanciva l’ingresso della donna nel nuovo gruppo familiare mostrando la propria appartenenza al marito. Il rito era costosissimo ma tutto apparteneva sempre all’uomo il quale successivamente poteva rivendere tutto o riconsegnare ai legittimi proprietari oggetti presi solo in prestito. Entrando nella casa del marito, la sposa offriva regali ai parenti e riceveva dalle donne anelli della famiglia atto che rafforzava i legami familiari e la continuità dei ruoli femminili. Entro una settimana la sposa doveva rientrare a casa (la ritornata): la famiglia della sposa era pronta a riprendersi la figlia vedova e la dote da rigirare per un altro eventuale matrimonio. La dote era della sposa ma era gestita dal marito e doveva servire al suo mantenimento in caso di vedovanza. Ma, se rimaneva vedova, difficilmente poteva restare in casa coi figli, spesso restava o con i parenti del marito o tornava a casa ma in questo caso perdeva i figli che dovevano rimanere nella casa della famiglia di origine per assicurarsi il proseguimento del lignaggio familiare. Il ritorno a casa era accompagnato da festeggiamenti, banchetti organizzati nelle case delle famiglie. Le spese erano considerevoli e le autorità promulgavano leggi (suntuarie) che ponevano un limite al numero degli invitati in riferimento alla quantità e qualità del cibo. Terminati i festeggiamenti il matrimonio era concluso e iniziava la vita coniugale. Nei ceti popolari la situazione era complessa data la variabilità dei riti nuziali. Ci si poteva sposare ovunque, in casa della sposa, sui campi, in bottega o addirittura al letto se colti in flagrante o anche da soli o in presenza di amici e parenti suggellando l’accordo con un anello, con un bacio o con la rottura del bicchiere. Ci si poteva sposare in pochi giorni o in anni per avere il tempo di sistemare tutte le questioni economiche o perché si doveva dare la precedenza al matrimonio di fratelli o sorelle oppure si doveva aspettare la morte del genitore non consenziente. Anche in questo caso il matrimonio poteva essere un processo lungo che iniziava con trattative affidate ad amici e parenti veri e propri intermediari di professione. Anche i ceti popolari dovevano accordarsi sulla dote e sul corredo della sposa da portare al marito e tutto poteva essere messo per iscritto non necessariamente da un notaio ma spesso gestivano loro lo scambio dei beni gli interessati stessi alla presenza di due testimoni. Talvolta a redigere la scritta di parentado era il prete che era anche notaio in quanto vi si affidavano, spesso, persone analfabete. Il gesto del tocco della mano poteva essere ripetuto più volte ed era il rito più caratteristico della promessa in molti stati italiani del tardo Medioevo. Gli sposi potevano toccarsi la mano in segreto prima di coinvolgere le famiglie e rifarlo in pubblico con parenti ed amici. Il tocco era seguito dal bacio e dalla bevuta nello stesso bicchiere. Il bacio più che un gesto affettuoso altro non era che un segno che sanciva un accordo libero e volontario ed anticipava anche i rapporti sessuali che avrebbero reso irrevocabile il patto. Il bacio violento (fatto davanti a tutti senza il consenso della sposa) era equivalente ad un ratto e metteva la famiglia della donna dinanzi al fatto compiuto perdendo anche il controllo parentale e spesso portava a liti. Anche gli uomini del ceto medio basso facevano doni, non era oro o prodotti pregiati ma scarponi (simbolo del lavoro e che non tutti potevano permettersi) e cibo. Raramente erano regalati gioielli. Senza dubbio questi doni avevano un valore simbolico molto più importante; la donna regalava un fazzoletto di pregiato lino bianco simbolo della disponibilità per una donna di unirsi in matrimonio. A offrire il dono era lo sposo e la donna poteva unirsi in matrimonio anche solo accettando un regalo oppure rifiutarlo se non voleva accettare l’uomo proposto. La celebrazione del matrimonio era accompagnata dal tocco della mano e dal bacio (in Veneto e Friuli) e in Toscana, Emilia, Bologna e Italia Meridionale era l’anello e l’anello permetteva di testimoniare l’esistenza di un vincolo matrimoniale contratto e la presenza o meno di un anello era ciò su cui si basavano i giudici ecclesiastici fiorentini per stabilire al validità o meno di un legame. L’anello però era associato sia al matrimonio ma anche al fidanzamento e su questo si distinguono due terminologie:
– per verba de futuro (io ti prenderò in sposa)
– per verba de presenti (ti prendo in sposa)
Se per la chiesa il consenso del presente attribuiva validità al matrimonio, per i fedeli importava che il rito sancisse lo scambio del consenso rendendolo visibile ad altri. Anche il consenso segreto era vincolante ma non lo era dinanzi al mondo e quindi era necessario ripetere in pubblico il rito affinché la nuova unione fosse riconosciuta dalla comunità e fossero conosciuti anche gli effetti del vincolo. Il corteo aveva il compito di informare tutta la comunità della nascita di una coppia. Le relazioni tra uomini e donne erano asimmetriche infatti ruoli maschili e ruoli femminili erano segnati da profonde differenze e ciò è visibile anche a livello linguistico: era l’uomo che conduceva in matrimonio una donna che veniva “data” dallo sposo. La donna cambia la sua condizione, il matrimonio diventava un vero e proprio di passaggio che contraddistingueva lo status di moglie e madre. Per l’uomo invece era l’inizio di una serie di rituali che accompagnavano le varie fasi della sua maturazioni. Il destino di una donna era diventare sposa o sposa di un marito o sposa di Cristo entrando in convento. Il mestiere per la donna non rappresentava un principio di identificazione. Anche entrare in convento voleva dire sottoporsi alla vestizione in cui si dava importanza all’abbandono delle vesti più che del cambio di abito in quanto tale. Anche qui troviamo l’uso simbolico della cerimonia nuziale anello e corona. Per molte ragazze la monacazione era un ripiego che spesso era vissuta drammaticamente. Dal momento che le doti per entrare in convento erano inferiori a quelle necessarie per sposarsi, spesso si tendevano a limitare i matrimoni e mandare le figlie in convento. Per molte la monacazione era una scelta consapevole vissuta talvolta contro la volontà dei genitori. Non era necessario sposarsi in chiesa, la coppia poteva assistere alla messa nuziale, la messa era una funzione religiosa che non coincideva con il momento del matrimonio. Dal XI secolo il matrimonio venne considerato il simbolo dell’unione di Cristo con la Chiesa e da allora fu sottoposto alla giurisdizione della chiesa cui spettava di dettare le regole. La chiesa mirò a togliere alla giurisdizione delle famiglie, clan e signori feudali (come era dal V secolo) per puntare sulla liberà volontà degli individui. Il matrimonio era valido solo se presente il libero consenso degli sposi. Ma era difficile capire qualche fosse il momento preciso in cui si formava il vincolo matrimoniale: si trovano due posizioni bastava il consenso, serviva il consenso e la consumazione.
Prevale la teoria del consenso anche grazie all’opera di Pietro Lombardo il quale affermò che se il consenso per “futuro” esso creava una promessa, in caso di “presente” esso rendeva il matrimonio indissolubile. Non era richiesta forma solenne o presenza di sacerdoti o testimoni, un uomo e una donna maggiorenni potevano unirsi in qualsiasi momento da soli e in qualsiasi luogo a patto che il consenso (e non era prevista l’obbligatorietà della consumazione) era “presente”. Ciò rimase immutato fino al Concilio di Trento momento in cui si decise per la forma pubblica e solenne del vincolo con l’eccezione dell’Inghilterra dove il libero consenso rimase in vigore fino al settecento. Da ciò si capisce come il matrimonio fino al Concilio di Trento non destava l’interesse degli ambienti ecclesiastici, era evidente che i matrimoni contratti senza alcuna formalità potevano turbare la pace sociale provocando inimicizie. Il Concilio Lateranense IV nel 1215 stabilì che le coppie dovessero annunciare pubblicamente in chiesa la loro intenzione di sposarsi in modo che il prete potesse essere informato dai fedeli di eventuali impedimenti. La pubblicazione dei bandi aveva proprio lo scopo di evitare le unioni tra consanguinei non di rendere pubblica la cerimonia anche se era un modo per far partecipare tutta la comunità. In FRANCIA, INGHILTERRA, GERMANIA, per assicurarsi maggiore pubblicità la celebrazione avveniva dinanzi la chiesa alla presenza del prete; in Italia del nord era il notaio che presidiava la cerimonia; tra i ceti popolari che non ricorrevano al notaio era il prete che interveniva con le medesime funzioni del notaio con la redazione di atti pubblici o privati, comprese le scritture matrimoniali in cui si stabiliva la dote. Nel XII secolo in Sicilia Ruggiero II inserì l’obbligo della celebrazione solenne di fronte alla chiesa e alla presenza di un sacerdote nelle sue Costituzioni del Regno di Sicilia promulgate nel 1231. A Gaeta, ad esempio, era previsto che dopo la cerimonia in casa della sposa in cui lo sposo le metteva l’anello al dito, la sposa si recava in chiesa e lì sulla soglia si ripeteva il rito dell’anello alla presenza di un sacerdote che benediceva l’anello e interrogava gli sposi sulla loro volontà effettiva di unirsi. Subito dopo entravano in chiesa per ascoltare la messa. La Chiesa era riuscita ancora prima del Concilio di Trento a diffondere una forma religiosa e pubblica di celebrazione. La funzione del prete era assistere allo svolgimento di una cerimonia che era sacramentale anche senza la sua presenza, e anche il ricorso al prete per benedire l’anello, il letto, la camera prima della consumazione del matrimonio serviva per scongiurare interventi “diabolici” che impedivano alla coppia di procreare. In ogni caso il matrimonio era un evento religioso, se gli sposi erano da soli al momento di scambiarsi il consenso invocavano Dio, la Vergine o i santi come testimoni in questo modo il vincolo era illegale agli occhi del mondo ma perfettamente valido dinanzi a Dio. Ma l’assenza di una codificata cerimonia religiosa non deve indurre a ritenere che il matrimonio fosse laico dato che nonostante l’enorme confusione era certa una cosa, ossia che il consenso era l’essenza del matrimonio ed erano proprio gli sposi ad essere ministri del loro sacramento. La copula carnale mantenne un ruolo importante nella dottrina della chiesa e costituiva la prova incontrovertibile del consenso al presente e quindi trasformava la promessa in matrimonio. Anche la promessa ebbe un ruolo molto importante. Nonostante il diritto canonico se ne distaccava in quanto obbligava direttamente al matrimonio, e quindi il rapporto tra promessa e matrimonio diventava vincolante anche a causa degli influssi germanici che li consideravano due tappe dello stesso processo. In caso di rottura della promessa il partner abbandonato poteva ricorrere al tribunale per ottenere l’adempimento della promessa ma spesso il giudice non obbligava il matrimonio perché veniva meno il principio di libera scelta. Questa complessità favoriva i matrimoni clandestini. Dal momento che il consenso era sufficiente, i matrimoni privati senza alcuna forma di pubblicità erano validi a tutti gli effetti: in assenza di testimoni e di altre forme pubbliche era difficile anche in sede giudiziaria giudicare la validità o la nullità in caso di contestazione da parte di uno degli sposi. Se uno dei partner cambiava idea ed abbandonava il tetto coniugale l’altro poteva ricorrere al giudice ecclesiastico pur correndo il rischio di non dimostrare l’esistenza del vincolo. La testimonianza di amici, parenti e vicini era necessaria se si voleva dimostrare di aver intrattenuto un rapporto matrimoniale col proprio partner. Se era positivo il giudice ordinava la coppia di rendere il vincolo solenne con pubblica cerimonia e ripresa della convivenza, altrimenti dichiarava il vincolo nullo. I matrimoni clandestini quindi mettevano in dubbio i principi d’indissolubilità della chiesa e rendeva semplice la bigamia. L’abbandono era il modo più semplice per interrompere una unione senza bisogno di tribunali; ma anche chi non aveva contratto vincoli poteva rivolgersi al giudice per ottenere il riconoscimento sfruttando il fatto che non fosse obbligatoria alcuna forma di pubblicità. Rendeva la cosa ancora più complicata la difficoltà di distinguere promessa e matrimonio, differenza basata sui verbi al presente e al futuro. In caso di matrimonio riparatore (Cittadella 1560) si poteva celebrare anche durante la flagranza… addirittura un fabbro ad interrogare gli sposi alla presenza di testimoni i quali fornirono agli sposi in prestito un anello per rendere la cerimonia perfetta. Potevano gli sposi anche usare altre parole, difatti non vi era ancora una codifica ufficiale questo perché bastava anche un semplice senso di accenno del capo, gesto che in caso di processo poteva non essere sufficiente per arrivare alla sentenza. In assenza di atti scritti si parla di presunzioni. Conseguentemente è facile intuire come i matrimoni clandestini non rappresentavano che elementi di grave incertezza dato che c’era di mezzo anche l’asse ereditario e la legittimità della prole. I matrimoni clandestini creavano ostilità dei laici soprattutto dei ceti sociali elevati che volevano vedere il proprio patrimonio al sicuro. La legge della carità imponeva ai cristiani di stringere alleanze matrimoniali con chi non era legato a loro da vincoli di parentela per poter entrare allargare rapporti con altre famiglie. La chiesa instaurò, quindi, degli impedimenti che riguardava il divieto di matrimonio con consanguinei ed affini, limiti contro cui si scaglierà Lutero. Anche i poteri secolari intervennero per bloccare il fenomeno dei matrimoni clandestini. Nel settentrione furono create altre forme di pubblicità: la presenza di testimoni e di un notaio (che redigeva l’atto pubblico), e la consegna dell’anello da parte dello sposo in pubblico. Ma al centro dell’attenzione era sempre il tema del consenso paterno. Molti statuti comminarono pene dure a chi si sposava senza l’approvazione del padre, la madre aveva voce in capitolo solo in assenza del padre e in assenza di una lunga linea maschile consanguinea. Erano i matrimoni delle figlie ad essere sottoposte ad un rigido controllo familiare e chi le sposava clandestinamente erano puniti con pene pecuniarie e le ragazze perdevano il diritto alla dote. A Bologna nel 1454 si puniva con la morte lo sposo clandestino a meno che la sposa non avesse acconsentito in quel caso la pena era pecuniaria => reato di ratto – lo sposo clandestino era un rapitore che sottraeva la fanciulla alla casa paterna la quale accettando offendeva il padre e rimaneva senza dote. Esso era un reato contro l’ordine perché suscitava scandali ed inimicizie. Ma è anche vero che in alcuni stati il consenso era richiesto solo in caso di minore età (15-25 anni in media). Pene più severe in Spagna e Francia: in Spagna la regina Giovanna promulgò nel 1505 una legge sui matrimoni clandestini che prevedevano la diseredazione; in Francia Enrico II nel 1556 proibì agli uomini minori di 30 anni e alle femmine sotto i 25 di sposarsi senza l’approvazione paterna pena diseredazione. Ma queste pene NON dichiaravano NULLO il vincolo la quale rimase competenza della chiesa. Le questioni patrimoniali era appannaggio del potere secolare, per regolare le spese nuziali, la dote e stabilire alimenti per moglie e figli in caso di separazioni. Sul controllo dei comportamenti matrimoniali i tribunali secolari entravano in conflitto con quelli ecclesiastici che esercitavano una giurisdizione criminale => reati di “misto foro”. In Francia dal XVI secolo le competenza ecclesiastiche si erodono in virtù del principio che solo al Capo dello Stato e ai suoi ministri spettava punire il colpevole con sanzioni affettive, lasciato alla chiesa solo le pene di natura spirituale. La promessa non era un semplice progetto per il futuro ma rappresentava l’atto costitutivo del vincolo e da quel momento la donna non poteva frequentare altri uomini (e non viceversa). Tutte le tappe successive altro non erano che delle conferme alla promessa di conseguenza è difficile stabilire una differenza tra promessa e matrimonio vero e proprio. Anche Graziano se ne occupò scindendo il matrimonium initiatum (scambio del consenso) e matrimonium ratum (con la consumazione) concezione che rimase valida anche dopo il Concilio di Trento in cui si stabilì il matrimonio dinanzi ad un parroco e celebrato solennemente. La sessualità quindi era ampiamente tollerata in quanto la promessa legittimava la frequenza della donna, poteva bere, mangiare e conversare insieme e poteva anche dormirci insieme SENZA necessariamente finire con un rapporto sessuale anche perché era spesso difficile avere intimità a meno che non si pagava per servirsi di un letto (che magari era di uno o piu fratelli della donna) per rapporti più intimi. In alcune zone della Francia, Germania, Svizzera, Olanda i rapporti sessuali altro non erano che valvole di sfogo per ragazzi che si sposavano anche a trent’anni. Ma perché tutto questo tempo? Perché spesso gli uomini si spostavano per lavoro o per guerre ad esempio oppure condannati al bando o per sfuggire dai creditori, anche le donne si spostavano ma per tratti molto brevi; il fatto era che la promessa anche se vincolante non bastava, serviva anche l’anello e la coabitazione. Erano i pretendenti che potevano avviare le trattative col padre della ragazza: per prendere tempo, vincere le resistenze familiari o addirittura attendere che si concludesse il matrimonio della sorella perché in assenza del padre il fratello non poteva sposarsi se prima non dava la dote alla sorella.
Ovviamente le lunghe attese non favorivano in contenimento dei desideri sessuali; fino al Concilio di Trento l’istituto del matrimonio trasformava la promessa seguita dalla copula carnalis in matrimonio. Il partner abbandonato ricorreva ad un tribunale per var riconoscere la validità del vincolo costringendo l’altro ad una coabitazione, pertanto era meglio che l’intimità non travalicasse certi limiti. Ma i limiti venivano oltrepassati spesso. Spesso si finiva in tribunale perché l’uomo aveva interrotto l’iter matrimoniale senza arrivare alla traductio (trasferimento in casa del marito) e spesso il responsabile era il maschio in quanto si presumeva che la donna si fosse concessa solo se aveva la certezza di arrivare al matrimonio e nel momento in cui donava il suo corpo stipulava un contratto con cui si garantiva il matrimonio e l’atto poteva avvenire nei luoghi e nei momenti più disparati. La scritta di parentado era determinante nel favorire il passaggio all’atto sessuale completo. Se la promessa era l’atto costitutivo del vincolo è evidente che il rapporto sessuale era un evento che poteva capitare tra i due innamorati e davanti ai giudici ecclesiastici spesso si scendeva neo particolari più intimi; una certa libertà sessuale era consentita anche alle ragazze a patto di arrivare alle nozze.
Cosa succedeva se uno dei due non formalizzava il legame e convivere insieme?
Parenti amici e vicini esercitavano un controllo affinché si arrivasse in tempi ragionevoli ad una conclusione. Il vicinato stesso controllava il percorso matrimoniale tanto più se si sospettavano rapporti sessuali. I mediatori erano i parroci, frati, notai, procuratori o signorotti e se i tentativi erano vani la ragazza poteva denunciare il seduttore. La seduzione di una vergine o vedova casta era uno STUPRO (non come lo intendiamo oggi), in quanto la violenza era solo una aggravante che comportava la pena di morte dopo il giudizio del foro secolare che aveva il compito di comminare pene di sangue.
Cosa otteneva una donna che ricorreva al foro ecclesiastico?
Se c’era stata una promessa, il seduttore doveva mantenerla altrimenti o la sposava o la dotava. L’obiettivo era comunque quello di favorire il matrimonio o col seduttore o con un altro grazie alla dote ricevuta dal primo. Nei tribunali secolari del tardo Medioevo le pene per lo stupratore erano pecuniarie e spesso era cancellata se poi l’uomo decideva di sposare la donna. Lo STUPRO preceduto da promessa di matrimonio fu definito “stupro qualificato”. Perché le nozze si potessero celebrare si richiedeva la parità di condizione sociale tra i partner. Il processo serviva a togliere gli ostacoli che impedivano la conclusione del matrimonio. Il giudice ecclesiastico doveva mediare i conflitti, offrire una soluzione senza giungere ad una punizione anche se si trattava di casi di stupro e aveva anche il compito di mediare i conflitti, trovare una soluzione arrivando ad usare anche metodi coercitivi, quale la minaccia del carcere la cui sola parola convinceva il seduttore a convolare a nozze che potevano essere celebrate anche all’istante. I processi per stupro fanno capire come ai giovani era consentito sperimentare rapporti sessuali durante l’iter matrimoniale perché la promessa stessa era considerata come atto vincolante.
La sessualità era consentita al di fuori del percorso matrimoniale, ciò che era definito dalla chiesa concubinato non era un legame fondato sul rifiuto del sacramento del matrimonio ma un vincolo di solidarietà tra uomo e donna spesso provvisorio (per salute o per bisogno), altre volte invece stabile che non era possibile legalizzare per mancanza di dote, per eventuali differenze di status sociale o perché uno dei due era già sposato e spesso erano le donne che ad un certo punto non avevano più il sostegno del marito e quindi erano “giustificate” in quanto era costretta a cercare un altro partner. Raro era giustificare il concubinato senza ricorrere a pratiche lesive dell’onore maschile.
Metter su una famiglia voleva dire romperne due. Il matrimonio rappresentava un rischio d’impoverimento per le famiglie di origine. Chi e quando sposarsi non era una scelta individuale ma doveva dipendere dagli ingenti patrimoni che andavano trasmessi. Per tutti il matrimonio era possibile solo quando sia l’uomo che la donna erano in grado di apportare risorse economiche senza impoverire le famiglie di origine. In Europa vi erano due modelli di matrimonio:
– Europa Nord Occidentale -> ci si sposava tardi perché prima del matrimonio i giovani di entrambi i sessi andavano a lavorare in altre famiglie in modo da poter mettere su casa per proprio conto.
– Europa Orientale e Sud (Italia) -> in Italia i giovani si potevano sposare presto evitando di andare a servizio perché le nuove coppie si stabilivano in casa dei genitori degli sposi.
Nella formazione della famiglia non vi erano esempi unici: l’età del matrimonio, il tipo di residenza, la dimensione della famiglia variavano a seconda del ceto sociale di appartenenza, del contesto geografico ecc… Tra i salariati ci si sposava presto e si andava a vivere per conto proprio perché non si era legati ad aziende a conduzione familiare, in questo caso era tutto molto più complicato e si doveva aspettare il momento giusto per non incrinare l’equilibrio tra braccia e bocche da sfamare, in questi casi la coppia veniva accolta nella famiglia del marito creando una serie di famiglie multiple tipicamente contadine. Anche gli artigiani si sposavano tardi solo dopo l’apprendistato. Metter su bottega e famiglia erano eventi collegati anche perché il lavoro e la dote della moglie potevano essere decisivi per dare avvio ad una attività autonoma.
Nelle élite a determinare l’accesso al matrimonio era la forma di trasmissione della proprietà: se il patrimonio veniva diviso tra tutti i figli maschi era più facile che tutti mettessero su famiglia per conto proprio. Se doveva restare indiviso per privilegiare un unico figlio solo allora l’erede convolava a nozze restando nella casa paterna insieme ai fratelli e alle sorelle destinati al celibato. Il modello successorio fu applicato raramente sia perché nonostante i principi ugualitari del diritto romano fin dal XII secolo le figlie dovettero rinunciare all’eredità in cambio di una dote, ma anche perché la necessità di mantenere unito il patrimonio spingeva i fratelli a non dividere l’eredità e a convivere sotto lo stesso tetto. Questo si accentuò dal XVI secolo dove per evitare la dispersione dei patrimoni le famiglie dovettero drasticamente limitare i matrimoni dei figli. Celibato e nubilato erano fenomeni, dunque, diffusi non sempre per scelta individuale ma per garantire la conservazione del casato, evitare la polverizzazione della proprietà terriere o per mancanza di risorse considerando che per una donna la dote era essenziale. Se il numero delle figlie era elevato anche le famiglie aristocratiche dovevano fare una scelta che portava a conflitti. Era un miracolo avere una figlia che avesse la dote minima per entrare in convento, spesso erano costrette ad invecchiare nella casa paterna rendendosi utili nei servizi domestici una volta passata al fratello. Anche i cadetti erano in difficoltà, dovevano rinunciare al matrimonio entrando in convento o dandosi all’avventura delle armi. La Chiesa medievale aveva imposto limiti pesanti alla libera scelta creando una serie di impedimenti di parentela non limitandosi ai consanguinei ma anche agli affini e i parenti spirituali. Il Lateranense IV nel 1215 ridusse i gradi di consanguineità da 7 a 4 con la motivazione che gli ultimi tre non venivano rispettati ma non si otteneva il rispetto neanche del quarto grado e nei piccoli villaggi si chiedeva la dispensa a causa della scarsità del mercato matrimoniale. I matrimoni tra parenti permettevano ai beni di non essere sperperati rafforzando i legami di parentela. Regola dell’“omogamia” -> ci si sposava con chi apparteneva allo stesso ceto sociale. Era obbligatorio evitare mescolanze, matrimoni male assortiti che valevano per tutte le classi sociali. Per tutti sposarsi onorevolmente significava conservare il proprio status e impedire la caduta verso un gradino più basso della scala sociale. In questa strategia la dote era uno strumento importante, solo se era adeguata al ceto sociale della giovane consentiva di trovare un marito di pari rango. I giuristi e teologi stessi tuonavano contro i matrimoni misti.
E’ possibile parlare di libertà di scelta?
Abbiamo detto che a decidere il matrimonio era l’accordo amorevole tra le famiglie non l’amore tra gli sposi che era visto come elemento di scandalo contrapponendo la passione giovanile alla ragione degli adulti. Libertà di scelta significava libertà dalla passione e perciò era necessario che i giovani si sottomettessero al giudizio saggio dei genitori che non esercitavano il loro ruolo con tirannia ma, come scrisse Leon Battista Alberti, talune volte era facile che i genitori consigliassero i figli (come fu per lui) secondo le proprie attitudini e passioni, pur rimanendo il fatto che se le esigenze personali cozzavano con quelle familiari, queste erano le uniche a prevalere. Così con la morte del primogenito che doveva sposarsi poteva costringere il figlio cadetto ad abbandonare la carriera intrapresa per perpetuare il casato, oppure se le figlie erano numerose potevano essere loro a decidere di prendere il velo lasciando la più bella libera di sposarsi con un uomo. Genitori e figli condividevano la concezione del matrimonio come alleanza: la scelta del partner era un affare che coinvolgeva l’intera famiglia, amici, parenti e vicini che si davano da fare per mettere insieme giovani e ragazze in età da matrimonio. Le donne svolgevano un ruolo importante nell’individuazione di possibili pretendenti grazie alla loro capacità di diffondere la voce. Nelle élite le madri venivano incaricate di accertare le caratteristiche della futura sposa. Il luogo privilegiato per gli incontri era la chiesa e qui ad esempio due figure eminenti come Alessandra Macinghi Strozzi e Tornabuoni dei Medici che in chiesa sottoposero le future nuore ad un esame molto accurato soffermandosi sul collo e sulle mani.
Alla distinzione di genere dobbiamo aggiungere quelle di ceto: le figlie delle élite erano segregate in casa e avevano pochissime opportunità di incontrare coetanei. Le ragazze di ceto medio basso invece erano abituate a rimanere fuori dalle mura domestiche essenzialmente per lavoro ma anche per veglie e feste. A loro era permesso “amoreggiare” nel senso avere i primi approcci, conversare, prima che le famiglie vengano coinvolte per lo scambio della promessa e la definizione di accordi; non in luoghi segreti senza dimenticare che questa frequentazione non doveva superare i limiti consentiti. E più che i rapporti, erano temute le promesse segrete che i giovani potevano volgere a loro favore in tribunale.
Avviati i primi approcci cosa accadeva?
Gli uomini potevano prendere l’iniziativa di andare a parlare col padre della donna o con lo zio o fratello se orfano e proporre una trattativa. Normalmente si preoccupavano di avere prima il consenso dei propri parenti. Se i giovani sapevano che il consenso non ci sarebbe stato avrebbero mantenuto segreto il consenso e talvolta era necessario aspettare la morte del genitore non consenziente. Anche se i figli maschi avevano un certo margine di iniziativa, erano soggetti all’autorità parentale al pari delle sorelle e spesso i genitori facevano valere la minaccia della diseredazione per piegare ribellioni in famiglia. Il matrimonio implicava un accordo sereno tra padri e figli vera e propria base su cui improntare il matrimonio; la condizione della ragazze era diversa da quella dei fratelli. La promessa e tutta la trattativa era condotta esclusivamente dagli uomini (fratelli, zii, padre) che avevano il compito di “interrogare” il pretendente. Alle ragazze rimaneva la possibilità di ribellione, quindi non accettazione del partner imposto che si esprimeva secondo un rituale: il pianto, tristezza e malinconia, ritrarsi dal tocco della mano o volgere il capo per non essere baciata. Era anche possibile non accettare i doni. Molti parroci e confessori condividevano gli stili di vita dei loro fedeli e che spesso non osavano mettere in discussione l’autorità paterna pertanto le donne che volevano un appoggio dovevano recarsi dai giudici vicari dei tribunali che avevano una preparazione teologica migliore. La chiesa aveva tutto l’interesse a limitare i poteri del padre e dei signori nei confronti delle figlie offrendo protezione alle stesse mettendo in mezzo anche altre questioni senza dimenticare che l’accento del diritto canonico sulla libertà di scelta mirava a salvaguardare le vocazioni religiose date che queste non erano particolarmente gradite dalle famiglie in quanto la dote concessa doveva servire per stringere alleanze vantaggiose. Il diritto canonico specificava che se si sospettava la coercizione della famiglia, la donna poteva essere condotta in un luogo sicuro ed essere interrogata sulle sue effettive volontà: su iniziative del giudice le ragazze venivano allontanate dalla famiglia e ospitate in un monastero in cui dopo alcuni giorni di riflessione e interrogatori prendevano la decisione. In questo modo la chiesa offriva la possibilità di decidere autonomamente. Alcune ragazze non avevano il coraggio di ribellarsi alle richieste della famiglia. Anche la comunità aveva un controllo fondamentale sulle decisioni matrimoniali, intervenendo per ripristinare l’ordine, riaggiustare equilibri rotti e denunciare comportamenti trasgressivi. E spesso erano bande giovanili create secondo strutture gerarchiche a mantenere l’ordine con rituali di disapprovazione collettivi spesso anche violenti che alla fine sancivano la reintegrazione nella comunità. Meno aggressivi erano i serragli, barriere e barricate al corteo della sposa.

Nell’’Alto Medioevo sono pochissime le donne laiche con un alto grado di istruzione e di cultura. Ci restano alcune lettere di Amalasunta (498–535d.C.) figlia del re Ostrogoto Teodorico, mentre di Lutgarda, moglie di Carlo Magno, sappiamo che frequentò la scuola palatina. E’ nei monasteri, nelle abbazie e nei chiostri che le donne occidentali iniziano il lento cammino della emancipazione intellettuale. In campo religioso infatti ci sono numerose testimonianze di monache colte e dedite a lavori intellettuali: bibliotecarie, scrivane e amanuensi, insegnanti. Alcune di esse scrissero opere di carattere agiografico, cronache, biografie. Abbiamo testimonianza di monache amanuensi nel convento di Chelles, nell’Ile de France e ad Arles. A Chelles, sede di una importante biblioteca, si ritirarono Gisla e Rotrude, sorella e figlia di Carlo Magno. Nel X secolo Rosvita di Gandersheim (935 – 973 d.C.) monaca benedettina sassone, il cui nome significa “suono vigoroso”, divenne celebre per la sua produzione letteraria, sia devozionale che profana.
Rosvita aveva una cultura classica, lesse Virgilio e Terenzio; compose due poemi epici e scrisse in prosa rimata opere edificanti (“La conversione di Taide”, “Caduta e conversione di Maria, nipote di Abramo”) con l’intento di dare vita ad una letteratura piacevole, ma di sicura moralità cristiana. Nell’ambito della scuola medica salernitana ricordiamo l’attività di una donna medico, Trotula (XI sec. d.C.) alla quale viene attribuito un trattato di medicina intitolato “Passionibus mulierum curandorum” (Sulla malattie delle donne),che riguardava le problematiche mediche femminili e non solo le classiche questioni di ostetricia.
I particolari della vita di Trotula sono sconosciuti. Nacque a Salerno intorno al1050 da una famiglia nobile salernitana, i de Ruggiero. Ebbe la possibilità di frequentare le scuole superiori e di specializzarsi in medicina. Sposò il medico Giovanni Plateorio ed ebbero due figli che seguirono le attività dei genitori.
All’epoca la scuola era aperta anche alle donne che partecipavano sia come studentesse sia come insegnanti. Trotula frequentò la scuola medica di Salerno come insegnante e le sue lezioni furono raccolte in volumi. Ebbe nuovissime idee sotto molti aspetti: riteneva che la prevenzione fosse molto importante per la medicina ed utilizzava insoliti metodi per quell’ epoca. In caso di malattie consigliava metodi dolci che includevano bagni e massaggi. I suoi consigli erano facili da applicare e accessibili anche alle persone più povere. Divenne molto famosa per le scoperte nel campo della ginecologia e dell’ostetricia e cercò nuovi metodi per rendere meno doloroso il parto. Nel XIII secolo le idee e i trattamenti di Trotula erano conosciuti in tutta l’Europa.

LE FILOSOFE

Con il termine filosofe intendiamo riferirci a quelle donne che, in un’epoca non certo favorevole allo sviluppo del libero pensiero al femminile, elaborarono una loro personale visione del mondo e contribuirono al risveglio culturale e spirituale che contraddistingue i secoli del Basso Medioevo (1000 – 1492 d.C). Le più importanti filosofe medievali sono Eloisa del Paracleto e Ildegarda di Bingen.

ELOISA DEL PARACLETO:

“Quei piaceri d’amor che abbiamo gustato insieme sono stati così dolci per me, che non posso pentirmene e nemmenocancellarne il ricordo. Da qualunqueparte mi volga mi sono sempre davantiagli occhi con tutta la forza della loroattrazione” (Abelardo e Eloisa, Lettere d’amore).
Eloisa (1101 – 1164), nata in Francia e nipote di Fulberto, canonico di Notre-Dame, nel 1131 divenne Badessa del convento del Paracleto, comunità monastica di campagna fondata dal filosofo Pietro Abelardo (1079– 1142). Ella si ritirò a vita monastica in seguito alla drammatica conclusione del legame amoroso con lo stesso Abelardo, suo maestro, celebre filosofo e teologo, professore dell’Università di Parigi. Eloisa, all’epoca dei fatti sedicenne, ricambiò le attenzioni di Abelardo che era ospite in casa di suo zio; ben presto Fulberto scoprì la relazione e Abelardo si offrì di sposare la giovane purché ciò avvenisse in segreto. Il matrimonio fu celebrato nel 1119; Abelardo aveva circa quarant’anni e Eloisa diciotto. In pubblico entrambi negavano di essere uniti in matrimonio, in quanto lo stato coniugale era all’epoca incompatibile con la professione di filosofo che richiedeva la totale dedizione al pensiero e alla spiritualità. Eloisa, pur amando Abelardo, era disposta a rinunciare a lui e infatti si chiuse nel convento di Argenteuil. Lo zio, furioso, decise di vendicarsi: armò degli uomini che si recarono da Abelardo e lo evirarono. Egli lasciò Parigi e finì i suoi giorni girovagando per la Francia, mentre Eloisa si trasferì al convento del Paracleto e ne divenne la Badessa. Documento di questa vicenda è il carteggio di Eloisa con Abelardo.

ILDEGARDA DI BINGEN
Ildegarda (1098–1179), fanciulla di famiglia nobile e numerosa, visse fin da giovanissima in un monastero dedicato a San Disibodo, nella diocesi di Magonza, obbediente alla regola benedettina fu nominata badessa nel 1136. Fu allora che ebbe il coraggio di rivelare il suo dono profetico e le visioni che riceveva fin dall’ infanzia: “Per volontà divina il mio spirito nella visione sale in alto fino alle stelle in un’ aria diversa, si dilata e si allarga sopra le terre, in alto sopra differenti regioni, in luoghi lontani dove resta il mio corpo”. Dal suo primo monastero diresse la fondazione di altri due nell’Assia- Palatinato; quello di Bingen (dove lei si trasferisce nel 1147) e quello vicino di Eibingen, fondato nel 1165.E’ di straordinaria importanza oltre ai suoi libri profetici, il corpus di testi di scienze naturali che Ildegarda ci ha lasciato: sulla biologia, sulla botanica e sulla medicina; questi testi sono fondati essenzialmente sull’osservazione diretta e sull’ esperienza di vita monacale a contatto con molti casi umani. Ildegarda morì a più di 80 anni, il 1 settembre del 1179. Dopo la morte si era avviato un processo di canonizzazione, che però è stato interrotto. Ma il culto è continuato. Nel 1921 è nata in Germania la congregazione delle Suore di Santa Ildegarda.

Vivere il Cristianesimo La Comunità neo-catecumenale (pregi e difetti)   Leave a comment


creazione di adamo

Sono stato neo-catecumenale per ben 12 anni;questa esperienza mi ha sostenuto in un periodo difficile della mia vita..

mia moglie si ammalò di Corea di Huntingon (huntington desease) ..una malattia raccapricciante..che mina in età adulta..il fisico ed inesorabilmente la mente. E’ una malattia neurologica..progressiva..incurabile..sono stato il buon Cireneo nel calvario di Gesù..sollevando la sua croce..per un tratto della sua vita. La stessa realtà..si è presentata poi ..a mio figlio..a motivo del rischio del 50% insito all’atto della nascita. Mia moglie rimase in cinta..dopo 6 anni di matrimonio..fu un’evento inaspettato..pericoloso..decisi di accettarlo..sicuro che l’evento fosse stato voluto dal Cielo..e quindi..senza rischio.

Verso i 32 anni mio figlio manifestava un atteggiamento fisico..un pò inquietante..aveva una postura particolare..incrociava le braccia..come per tenersi..fù allora che ebbi il sentore della sua malattia. Ero già fuori dal Cammino..per motivi di vita..mi ricordo che una sera..guardai verso in crocifisso in alto sopra la porta della cucina..lo guardai con occhi arrabbiati e gli dissi in cuor mio…”Maledetto..tu sia..se mio figlio si ammala..poi credendo anche ad un possibile demonio (di cui io..per educazione..credevo) a lui ho detto:”Maledetto anche tu..mi puoi uccidere..ma questo è quello che ti dico..prima di morire..se vuoi”.  Mio figlio si è ammalato a 32 anni..2 anni prima..siamo andati a Roma..per il risultato dell’esame del DNA..positivo..ritornando in treno..mio figlio si mise a piangere come  una “vite tagliata” attirando lo sguardo di una ragazza di fronte..ma non ebbi intenzione di intervenire..oggi è in una casa di cura..vicino a me..questa sistemazione è stata necessaria..e mi ha dato serenità per il futuro di mio figlio.

Mio figlio..non credeva..la sua gioventù è stata segnata..dalla depressione..ma fin da piccolo..mi ha detto 2 cose importanti. “babbo..se mi dovessi ammalare..sappi..che sono contento di essere venuto a questo mondo”  “babbo se mi ammalassi..mettimi in un istituto..non voglio che tu passi la medesima esperienza..lunga..che hai già passato con la mamma”.

Quando poi si ammalò..mi disse:” ti chiedo di far conoscere le mie poesie..i miei racconti..fai questo per me…”

(questo è il suo blog  http://emmanuelesinicatti.wordpress.com )

Ritorno al mio giudizio..sul Cammino..è una esperienza..utile..viva..è una comunità di veri fratelli..ma haaaa il limite di non riuscire  a saltare dai confini della “Dottrina della Chiesa”.

La mia esperienza di vita ..e la mia ricerca vera della Verità..mi ha portato a considerare la Bibbia..come una Parola storica..il percorso spirituale di un popolo..quello ebreo. nel contesto storico del racconto.Ma,a mio avviso,proprio per questo..non è la Parola che Dio..direbbe e dice..Oggi. Dio..è un Vivente..quindi non può cessare mai..di parlare; se la Chiesa non lo può ascoltare..è perchè essa è “incatenata” dalla sua Spiritualità..immutata in duemila anni..anzi ancor più..in quanto si rifà alle storie raccontate..nell’antico Testamento per esprimere il suo giudizio del Presente.

mMi spiego..nel Vangelo..non c’è nessun riferimento alla omosessualità maschile e femminile..alla masturbazione..eppure la Chiesa ne dà un giudizio..ripescando alcune storie dell’antico Testamento..alla spiritualità del popolo ebraico..di ca.4.000anni fà. Riguardo alla masturbazione..che è considerata..peccato mortale..si rifà..al racconto di Onan : Onan era il fratello di un morto..che aveva lasciato la moglie senza figli..era suo Dovere..far nascere un figlio al fratello che sarebbe stato di sola proprietà della moglie..ma lui non accettava questo dovere..ed evitava la nascita.  ma cosa c’entra questa storia con la naturale esigenza dell’autoerotismo adolescenziale..e non solo..è sicuramente non corretta.

Poi c’è la storia di Sodoma e Gomorra…due città in cui si viveva la sessualità ..considerata “contronatura” come vizio..

Ma una cosa è il vizio..che può essere vissuto anche all’interno dell’esperienza etero-sessuale..altra cosa..è vivere un Amore sessuale diverso..dovuto ad una non scelta ma alla propria naturale e personale ..differenza tra Genere..e sessualità.

Da qui nasce..l’efferatezza del comportamento omofobico..di cui la Chiesa e la Cultura maschilista..sono.. fortemente..Responsabili.

Il concetto di Dio..è ancora presente nella mia vita..ma oggi le mie riflessioni..mi indicano  il Dio della Creazione..quello stesso di cui si legge nel Prologo del Vangelo di Giovanni..” In principio..era il Verbo ed il Verbo era presso Dio..ed il verbo..era Dio..per mezzo di Lui..tutte le cose sono state create..”

E’ io Dio di cui parla a ragion veduta ..anche la Scienza (Albert Einstein  Nilola Tesla lo psicologo Erich Fromm etc)

è attraverso di loro..che continua il Dialogo di Dio  con la Sua Umanità..è Questo..a cui guardo…ed a cui invito..a guardare.

LA “MENZOGNA” DELLA CHIESA CATTOLICA (ovvero..l’Etica sessuale cattolica)   3 comments


La chiesa Cattolica, nella sua ETICA  SESSUALE, condanna ogni espressione della sessualità umana che non sia la eterosessualità..vissuta nel matrimonio.. e pensare che gli animali,specialmente quelli a noi più vicini i Bonobos (98%del nostro DNA) che potremmo definire i nostri Adamo ed Eva…vivono una sessualità libera.

bonobos-sexual1

(basta vedere i filmati sulle loro abitudini)

“IL SESSO..LA SESSUALITA’..UMANA..

 

“anche questi..”possono”  essere cristiani..

gay love

 

 

lesbiche 1

” non angustiate ..le loro Anime..non dite loro..che il Padre li biasima..”

La Chiesa ha trasformato il “non commettere adulterio” in “non commettere atti impuri” specificando che anche la masturbazione non è ammessa..che è peccato “grave”

La naturale sessualità ,fornitaci dal Creatore, è divenuta una gogna insopportabile.

Il racconto biblico di Onan ne è il fondamento;

ho studiato la bibbia per molto tempo..questo Onan era obbligato per la legge degli ebrei a dare una discendenza al fratello morto senza figli..ma Onan non voleva un figlio su cui non poter rivendicare la sua paternità ..i suoi diritti.

Dove stà il peccato ? non certo nel contesto sessuale..ma in quello giuridico;

la Chiesa l’ha “trasformato” in non commettere atti impuri.

Anima e corpo

La Chiesa non ammette il Nudismo..ma su questo argomento mi permetto di suggerirvi un articolo in merito

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/05/28/maschio-e-femmina-li-creo-2/

Inoltre si è aggiunto il celibato forzato per i sacerdoti e per le suore;

questa regola non è scritta sui Vangeli e non era una pratica osservata  nella Chiesa primitiva. Se da un lato il Nuovo Testamento descrive favorevolmente il matrimonio, vi sono anche dei riferimenti al celibato,visto come carisma particolare.

Non è però  legato esplicitamente al ministero ecclesiastico. C’è un vangelo di Gesù..che ritengo segnalarvi..anche se solo in parte si può collegare all’argomento trattato.

Il vangelo di Tommaso http://web.tiscalinet.it/Agrapha/Vangeli/Vangelo%20Tommaso.html

(Così ha parlato Tommaso di Gianfranco Ravasi n “Il sole 24 Ore” del 15 aprile 2012)

“La vicenda ha la trama di un giallo. Inverno 1945-46: in un remoto villaggio dell’Alto Egitto, pressola città di Nag Hammadi (l’antica Chenoboskion), alcuni braccianti stanno estraendo dal sottosuolo un fertilizzante naturale. All’improvviso, sotto le pale, ecco apparire un orcio di ceramica sigillato;aperto, si rivela colmo di libri papiracei rilegati in cuoio. Il caposquadra sequestra per sé il tesoro e lo colloca nella sua modesta abitazione ove senza imbarazzo sua madre, quando deve appiccare ilfuoco al focolare, non esita a strappare alcuni di quei fogli. Ma un giorno quell’operaio viene coinvolto in una faida di sangue e, costretto alla fuga, si assicura qualche guadagno piazzando quei testi presso alcuni antiquari. Sembra una leggenda, ma uno di questi codici giungerà fino a casa di Jung, sì, lo “psicoanalista” celebre, come dono offertogli per un compleanno! Fu solo dieci anni dopo la scoperta, nel 1955, che dodici di quei codici furono ricomposti in unità presso il Museo Copto del Cairo perché copta era la lingua in cui erano scritti, mentre bisognerà attendere fino al 1959 per l’ editio princeps del testo divenuto più famoso, quel Vangelo secondo Tommaso che ora possiamo leggere e studiare in una raffinata e accurata versione italiana commentata ampiamente, con testo originale a fronte, per merito di un borsista dell’Università di Torino, Matteo Grosso. In verità, ci si era accorti che quei fogli copti contenevano un testo apocrifo parzialmente già noto in greco in tre papiri rinvenuti tra il 1897 e il 1904 nella località di Ossirinco,un centro a 180 km a sud del Cairo, da due studiosi inglesi, Bernard P. Grenfell e Arthur S. Hunt, edatabili attorno al 200-250, antichi di oltre 100-150 anni rispetto ai più ampi paralleli copti di NagHammadi..

Ma che cosa conteneva questo scritto che solo nel “colofon” finale è definito «Vangelo secondoTommaso»? Si tratta di 114 lóghia,  cioè “detti” di Gesù, alcuni presenti nei Vangeli canonici, altri ignoti.. ma spesso non privi di una loro attendibilità storica. Ora, da tempo gli esegeti hanno isolato all’interno dei Vangeli di Matteo e Luca una fonte usata da questi evangelisti denominata Q (dal tedesco Quelle, “fonte’) e costituita anch’essa di frasi pronunciate da Gesù.  Si trattava, dunque, di qualcosa di parallelo rispetto al Vangelo secondo Tommaso: sappiamo, infatti, che i Vangeli ebbero alcuni “predecessori”, orali e scritti, ossia stesure parziali di detti e fatti di Gesù e memorie su di lui. Certo, il nostro apocrifo è di redazione tarda, ma custodisce al suo interno frasi nuove o analoghe e talora identiche a quelle della fonte Q. Nonostante l’«alone caliginoso» che avvolge il testo di Tommaso – per usare un’espressione di Grosso -, a causa di una sua ipotetica dipendenza dalle mitologie gnostiche, cioè appartenenti a un’ideologia cristiana deviata fiorita soprattutto in Egitto, dipendenza nettamente esclusa dal curatore di questa edizione, l’opera rivela una sua originalità sia contenutistica sia stilistica sia strutturale, acutamente vagliata da una studiosa statunitense, April D. DeConick (The Original Gospel of Thomas, T&T Clark, London – New York 2006). Il modello di composizione risultante è dinamico, è quello di un rolling corpus che intreccia tradizioni orali e cristallizzazione scritta e che opera «un continuo e progressivo incorporamento di materiale nuovo», destinato a «inframmezzarsi e compenetrarsi con quello precedente, trasfigurandolo nella forma e riorientandone il significato».Tre sono gli attori che entrano in scena. C’è innanzitutto una voce narrante che introduce i vari lòghia con la formula: «Dice Gesù…». Si ha poi l’apostolo Tommaso che reca anche il nome di Giuda e la resa greca del significato di Thômàs, “gemello”, quindi Didimo, termine usato nei suoi confronti anche  dal Vangelo di Giovanni (11,16; 20,24; 21,2). Quest’ultimo lo presenta come personaggio centrale in una delle apparizioni di Cristo risorto, sotto lo scorcio simbolico del dubbioso (20,19-29), al contrario di quanto accade nell’apocrifo ove è l’emblema del vero discepolo.Infine, ecco il protagonista Gesù che sorprendentemente non è mai chiamato né Cristo né Figlio di Dio, ma soprattutto «il Vivente». Infatti, nel testo è di grande rilievo la dialettica tra vita e morte,tesa verso l’orizzonte escatologico per cui il fedele è destinato a «non gustare la morte» in quel paradiso ove gli alberi «non cambiano né d’estate né d’inverno», le cui foglie sono perenni,divenendo così simbolo d’immortalità (n.19). Perciò, sarà «beato colui che sarà saldo all’inizio: egli conoscerà la fine e non gusterà la morte» (n.18). A questo punto non resta che percorrere i 114 detti di questo stupefacente Vangelo , accompagnati dalla ricca e attenta esegesi di Grosso. Tanto per far pregustare qualche perla di questa collana spirituale, citeremo tre lòghia. Il primo reca il n. 25 ed è un’esaltazione del precetto dell’amore: «Dice Gesù: Ama tuo fratello come la tua anima; custodiscilo come la pupilla del tuo occhio». Il secondo è in realtà l’ultimo della raccolta (n.114) ed è sconcertante per il suo aspro antifemminismo, testimonianza di ambiti estremi del cristianesimo delle origini, ma ricondotto nei suoi termini specifici dal commento di Grosso a cui rimandiamo. Ecco il testo: «Simon Pietro dice loro: Maria (Maddalena)deve lasciarci, perché le donne non meritano la vita. Dice Gesù: Ecco, io stesso la attirerò affinché sia fatto maschio, così che possa anche lei diventare uno spirito vivente, maschio simile a voi. Poiché ogni donna che si farà maschio entrerà nel regno dei cieli». In un altro detto, il 22 ,si aveva invece il superamento della divisione dei sessi, un po’ nella linea di quanto affermava san Paolo: «Non c’è giudeo né greco, non c’è schiavo né libero, non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Galati 3,28). Infine, un terzo detto che è, invece, senza riscontri diretti nei Vangeli canonici, ma è dotato di una potenza espressiva straordinaria: «Dice Gesù: Mi sono levato in mezzo al mondo e mi sono manifestato loro nella carne; li ho trovati tutti ubriachi e non ho trovato nessuno tra loro assetato. E la mia anima ha sofferto per i figli degli uomini, poiché essi sono ciechi nel loro cuore e non vedono bene; infatti vuoti sono venuti nel mondo e vuoti cercano di uscire dal mondo. Ma in questo momento sono ubriachi; quando scuoteranno via il loro vino, allora si convertiranno» (n.28). (Vangelo secondo Tommaso, Matteo Gasso, Carocci, Roma, pagg. 302, € 25,00)

Questo vangelo ..riconosciuto ormai utile alla conoscenza di Gesù.. lo ha affermato Benedetto XVI.. recita cosi in un loghia (versetto) 61. Gesù disse, “In due si adageranno su un divano; uno morirà, l’altro vivrà.” Disse Salomè, “Chi sei tu signore? Sei salito sul mio divano e hai mangiato dalla mia tavola come se qualcuno ti avesse inviato. ” Gesù le disse, “Sono quello che viene da ciò che è integro. Mi sono state donate delle cose di mio Padre.” “Sono tua discepola.” “Per questa ragione io ti dico, se uno è integro verrà colmato di luce, ma se è diviso, sarà riempito di oscurità.” La traduzione originale dal copto recita cosi.. Gesù ha detto: “Una coppia riposa sul letto: quale dei due vivrà, quale morirà?” Salomè rispose: “non sei forse tu l’uomo uscito dall’UNO VIVENTE, che sei salito sul mio letto ed hai mangiato alla mia mensa? Gesù le rispose: “IO SONO COLUI CHE E’ USCITO DA COLUI CHE E’ UGUALE. MI E’ STATO DATO CIO’ CHE E’ DEL PADRE MIO! “E io non sono forse la tua discepola?” “Quanto a questo, ti dico: quando ci si unisce si è pieni di Vita, quando si resta divisi si è pieni di Male!” il senso di tale frase non è facile..cosa si intende per integro.. ed ancor più.. dall’UNO VIVENTE !!   Una cosa è certa,a mio avviso, il Creatore deve possedere in Sè..il Maschile ed il Femminile..altrimenti non poteva creare i due Generi.. ci sono persone che nascono androgine ..sono sbagli della natura? Riprendo il filo del discorso principale.. Tra gli apostoli alcuni sono sposati  (di Pietro si nomina la suocera), ma le eventuali mogli degli altri apostoli e discepoli  non compaiono nella narrazione.. ma non è possibile che gli apostoli ed i discepoli fossero tutti celibi; la maggior parte delle chiese cristiane dichiarano che Gesù fosse celibe;

Paolo di Tarso elogia sia il matrimonio sia il celibato, ma invita a essere, come lui, senza impegni per svolgere la sua missione di evangelista itinerante: «Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» (1 Corinzi 7,8-9). Altrove richiede che i vescovi siano sposati con una sola moglie e con figli ubbidienti: i cristiani non sanno che a quei tempi gli ebrei potevano avere più mogli..vivere in poligamia.. «Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare […] Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?» (1 Timoteo 3,2-5).

Questo articolo è esaustivo sulla questione…ma la Chiesa non ne parla.

http://apologetica.altervista.org/celibato_dei_sacerdoti.htm

Papa Francesco,   Roma 5 Febbraio 2015 ANSA/GIUSEPPE LAMI

Papa Francesco,
Roma 5 Febbraio 2015 ANSA/GIUSEPPE LAMI

http://www.huffingtonpost.it/2015/02/19/celibato-sacerdoti-papa-francesco_n_6711660.html

La Chiesa cattolica insegna come valida l’etica vetero testamentaria..

che condanna i costumi delle città di Sodoma e Gomorra.. s’intuisce che in esse preponderassero certi vizi sessuali;

ma una cosa è un vizio..ed un’altra cosa è l’omosessualità maschile e femminile. Non si può condannare una pulsione “naturale” come lo è la omosessualità.. perchè tali persone nascono…con un genere che attrae… verso la loro medesima sessualità.

A meno che non si presuma che il Creatore..commetta degli “errori”..e questo non è ammissibile. Addirittura in altre specie animali..si assiste ad un cambiamento di sessualità .. (ad esempio la Viola di mare..che è anche il titolo di un film a tematica lesbica..cambia di sessualità nel corso della sua vita).

Ma ritengo che sarebbe doveroso..per la Chiesa..considerare che la Parola di Gesù Cristo..è.. una Parola Storica.. intendendo con questo… che fu detta in uno specifico momento storico e ed in una determinata cultura;

Se Dio è un Vivente..non può mai cessare di parlare.

La coscienza dell’Uomo ,proprio a motivo del suo messaggio d’amore..

e della Verità scientifica, che altro non è..che  la medesima Conoscenza dello stesso Dio Creatore.. può comprendere meglio..ciò che è la verità su certi argomenti..e comportarsi conseguentemente.. la masturbazione non è un “peccato grave”

perchè ,in certi limiti,..fà bene all’organismo..che sente questa necessità lo dicono i sessuologi..quindi non può essere un “male”

.. Erich Fromm..un grande psicologo…ebreo istruito in gioventù da grandi e riconosciuti rabbini..consigliava nei suoi saggi le “passioni positive” necessarie ed utili per lo sviluppo psichico dell’essere umano.. “l’amore è la sola sana e soddisfacente  risposta al problema dell’esistenza umana”

fromm 2

La Chiesa cristiana,come tutte le altre Religioni..sono “incatenate” nella intoccabilità dei loro propri Dogmi.. Personalmente..sono arrivato a questa amara conclusione..

“avevano la Perla più rara…e ne hanno fatto lo Zimbello dei popoli.”

Maschio e Femmina..li creò…   2 comments


coppia nudista

E’ indubbio che le religioni abbiano avuto un ruolo positivo nell’evoluzione della coscienza umana..

ciò non toglie che al contempo abbiano avvalorato anche credenze erronee e negative che ancora oggi pesano nella formazione delle coscienze..

L’esempio più tragico..e sottolineo ..tragico..è la convinzione ..

sia pure a livello d’inconscio..

che la donna appartenga ad un genere inferiore a quello dell’uomo maschio..

e per di più..pericoloso

A ben pensarci.. il più grande e deleterio razzismo della storia del genere umano..

non è quello dell’uomo bianco nei confronti dei suoi simili con altre pelli..

o fisionomie..o culture.. ma quello instauratosi molto presto..

dell’uomo nei confronti della donna.. sicuramente a motivo della minor forza fisica..

unica forza che abbia contato per il genere umano..

oltre, indubbiamente,al diverso ruolo naturale, dovuto al motivo della gravidanza e dell’allattamento della prole.. ma obbiettivamente secondario…

se esiste il MALE..come entità concreta e negativa ..contraria al benessere del genere umano..

allora dovremmo concordare che la MELA che l’essere Adamo..ha mangiato..

e che lo ha portato alla sua decadenza morale e fisica..

non è quella suggerita dal serpente tentatore..

bensi quella che la religione degli uomini.. vero Serpente..

proprio con un semplice racconto come lo è il testo della Genesi..

ci ha fatto mangiare per tanti secoli..ancora oggi…

In sintesi…il genere femmina..è subalterno al genere maschio..

e per di più..tentatore e pericoloso…

e..se vi è stato un miracolo nel genere umano..uno di questi miracoli..

è il pensiero di gesù Cristo…

egli attesta che il genere umano.. è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio…

i veri credenti non sono delle creature misteriosamente rigenerate

da una cosiddetta grazia divina.. ma semplicemente creature che ritornano a pensare..

come quando eravamo bambini.. quella è la nostra natura veramente divina…

infatti uno dei suoi insegnamenti più importanti.. ma il meno compreso..

è quello in cui dice: se non ritornate (a pensare )come i bambini..

non entrerete nel regno dei cieli…”

diciamo di essere cristiani..cioè persone che credono al suo insegnamento..

in realtà… siamo incapaci…proprio perché fuorviati dalle dottrine di uomini..

di comprendere il suo insegnamento.. e questo è uno dei suoi insegnamenti..

MASCHIO e FEMMINA li creò…”

È talmente semplice ..come verità..che quando eravamo bambini non avevamo dubbi in merito..

ma il tragico è..che ci hanno fregato proprio quando eravamo bambini…

distorcendo il nostro naturale discernimento.. con le loro elucubrazioni mentali…

La prima virtù divina che dovremmo riconoscere in Gesù Cristo ..

è ..che non era un rincoglionito!!

Che questa sia ..l’Illuminazione???

Infatti un giorno gli domandarono(Matteo,19-3)

” è permesso ad un uomo ripudiare la propria moglie per un motivo qualsiasi?

Ed egli rispose:” non avete letto che il creatore fin da principio..li creò maschio e femmina?”

e disse….”per questo l’uomo lascerà suo madre e sua madre e si unirà a sua moglie..

e i due..saranno una sola carne? Quindi..non sono più due..ma una sola carne…

quello che dio ha congiunto..l’uomo non separi..!!

Allora gli obbiettarono:”perché allora ..Mosè..ha ordinato..di dare alla moglie..un atto di ripudio..e quindi..di mandarla via?

“Per la durezza dei vostri cuori..Mosè..vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli..ma..da principio..non fu cosi..”

la vera natura divina di Gesù..si rivela,frequentemente,in contesti..contrasti ..del genere…

conferma alcuni assunti dei testi religiosi..come verità del Padre….

ma condanna apertamente altri assunti..come…dottrine ”tradizioni” degli uomini (i farisei)…

ne è un altro esempio..il suo insegnamento sul precetto di onorare il padre e la madre..

sempre in Matteo,capitolo 15, 1 e segg.alcuni farisei ed alcuni scribi..da Gerusalemme..

andarono da Gesù…e gli dissero:”perché i tuoi discepoli..trasgrediscono la tradizione degli antichi?

(il motivo era che i suoi discepoli non si lavavano le mani,prima di mangiare)

ed egli risposeperché voi..piuttosto..trasgredite il comandamento di dio..in nome della vostra tradizione?..

Dio infatti ha detto..onora il padre e la madre..inoltre ha detto..

chi maledice il padre e la madre..sia messo a morte.. al contrario..voi asserite….

se un uomo dice..a suo padre e a sua madre…”il denaro,con cui dovrei aiutarvi..è offerto a Dio..”

(concretamente è offerto ai sacerdoti) in questo caso..non è più tenuto ad onorate il padre e la madre..;

di conseguenza..voi..avete annullato la parola di Dio..in nome della vostra tradizione..”…

ipocriti..ben ha profetizzato di voi..il profeta Isaia quando disse…

questo popolo mi onora con le labbra..ma il suo cuore è lontano da me….

invano essi mi rendono culto..insegnando dottrine(tradizioni) che sono..precetti di uomini…”

ma torniamo al racconto della Genesi..

per capire profondamente il senso innovativo dell’ insegnamento di Gesù..

dobbiamo rileggere il racconto della Genesi..cioè..il racconto religioso della creazione del mondo..

Gesù infatti non si rifà..a tutto quanto è scritto nel racconto..

ma solamente ad alcune parti di esso.. Dobbiamo supporre che fosse ignorante delle scritture?

rammenta e conferma che Dio ha creato l’uomo maschio e femmina..

riporta il discorso in cui viene detto che l’uomo lascerà suo padre e sua madre..

per unirsi a sua moglie..e i due diventano quindi una sola carne…

Ma non si rifà…al discorso che la donna è stata creata da una costola di Adamo..

cioè..alla concezione(tradizione umana) dottrina ..

che Dio ha creato originariamente solo l’uomo maschio… 

inoltre neanche menziona il proseguo di questo secondo racconto..

che..a ben riflettere …è di una insensatezza e di una tale ilarità..

che solo il genio comico di Benigni o di Dario Fò…

saprebbero degnamente presentare..come vero..Mistero buffo!!!!

Ma mi ci provo io… L’uomo maschio è stato creato,dalla polvere del suolo..

vivificata dal soffio di Dio..(leggetevi Genesi,capitolo 2,versetto 7)…

Dio prende l’uomo maschio e lo mette nel giardino di Eden (il paradiso terrestre)..

perché ha bisogno di un giardiniere !!! che faccia crescere le sue piante,

in quanto non c’era nessuno che lavorava il suolo..per irrigare con l’acqua le piante (genesi,cap.2,versetti 5-6)..oibò…mirabile vocazione dell’essere umano..

È a questo uomo maschio..che Dio dà..questa avvertenza..

(genesi,vcap.2,versetti 15-16)puoi mangiare tutti i frutti degli alberi..

ma i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male.. non li devi mangiare..altrimenti morrai..”

il fatto che esista in natura una pianta cosi malefica..solo dio lo sa..

in effetti..sono passati milioni di anni.. e l’uomo ritiene si tratti..forse..

di una specie di melo sconosciuta..che fosse un melo..allucinogeno?

è chiaro che sto scherzando…

ma non scherzo se però pongo alla vostra attenzione il fatto che… naturalmente…

cioè ..per come era stato creato.. questo uomo..non conosceva ciò che è Male..

ma non conosceva neanche ciò che è Bene..

è quindi chiaro che viveva solamente la sua natura animale..tipica infatti degli altri animali..

che non conoscono cosa è bene e cosa è male..

ma vivono solo secondo il proprio istinto naturale…

Ma ..proseguiamo nel racconto… poi il signore dio..arriva ad una conclusione..

(genesi,cap.2,18-19)non è bene che l’uomo(maschio) sia solo..(gulp)

gli voglio fare un aiuto..che gli sia simile..” allora..cominciò a creare ..

ad esercitarsi nella creazione di una creatura vivente..

che potesse essere di aiuto ad Adamo..

”plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti li uccelli del cielo..

e li condusse all’uomo….ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile”!!!!!!!!

se questa è verità sacra ,ispirata da Dio..e non una “tradizione”, teoria umana dei nostri antenati.. allora dovremmo,doverosamente,sentirci preoccupati…

delle condizioni di salute del nostro venerato creatore…

infatti Dio..secondo il primo racconto..aveva creato tutte le bestie e gli uccelli del cielo…

maschio e femmina.. cioè,mi spiego,aveva creato il leone e la leonessa..

il giraffo e la giraffa..il passero e la passera.. ritengo quanto esposto ..(gulp)..

di una logicità inconfutabile..se precedentemente.. (leggetevi Genesi capit.1 versetti 22)

li aveva benedetti e consigliati:siate fecondi e moltiplicatevi”..

Ma..nel caso dell’essere umano..(sob) si era un po’ distratto..solo maschio..

Ritornando col pensiero..agli albori della nostra storia..

dovremmo doverosamente riflettere.. che fù il momento più tragico della nostra umanità..

ve lo immaginate questo povero uomo!!!!

Circondato da milioni di bestie..felicemente copulanti..si guarda in basso verso il suo sesso..

esasperatamente dritto..e si domanda ..ansioso..”e questo..dove lo metto!”

Intravede qualcosa d’interessante sotto la coda della leonessa..

appena il leone sonnecchia..si precipita nell’inseguimento..

ma questa corre… più di una lepre…

Vede in alto..quella “cosa” della giraffa…ma ancora non ha inventato la scala..

la cosa dell’ippopotama..gli faceva a dir vero..un po’ schifo..

avvertiva un inesprimibile attrazione per la passerotta..(sob)..

ma era qualcosa d’inconscio..senza comprenderne la ragione!!!!!!!!

Per fortuna..queste corse farneticanti..lo affaticavano quel tanto da permettergli..

un sonno limitato..e poi di nuovo..verso la pena quotidiana…

Gesù…il cristo..ragiona con il proprio cervello..e ci dice..” ci vuole tanto..a discernere la verità?”

Alla mela mangiata da Eva..nessun riferimento..

l primo peccato dell’umanità fù,probabilmente ..l’adulterio..

cosi insegna Gesù..nel vangelo di Maria..loghion 7,10

Pietro gli disse: “giacchè ci hai spiegato ogni cosa ,spiegaci anche questo..

che cosa è il peccato del mondo?.” Gli rispose:”non vi è alcun peccato…

siete voi, invece, che fate il peccato allorché fate (azioni)…

che sono della stessa natura dell’adulterio ”

(noi abbiamo sempre pensato alla “superbia” di voler diventare come Dio..

che conosce il Bene ed il Male..cosi ci hanno insegnato..)

il secondo..l’omicidio.. ma troppo facile incolpare del primo..la femmina Eva..

perché il maschio Adamo..non aveva problemi a riguardo…

infatti si accoppiava con tutte le femmine che voleva.. come faceva il leone..

parimenti..infatti..si comportavano gli ebrei del suo tempo..

perché era in uso ancora la poligamia..

ma i cattolici sono tanto ignoranti ..perché non gli hanno spiegato niente in merito..

Il comportamento di Gesù..fu..rivoluzionario..

egli fu il primo ad asserire che la femmina è a immagine di Dio come l‘essere il maschio..

Ci sono voluti duemila anni perché divenisse di pubblico dominio..

dopo i ritrovamenti dei papiri di Nag-Hammadi..

la sua ammirazione per una donna..

Maria Maddalena…donna che riusciva a comprendere meglio dei discepoli uomini..

le verità del regno dei cieli..

Che sia una storia inventata da alcune comunità cristiane, cosiddette illuminate (gnostiche)? Ritengo proprio di no…

la figura di questa donna è presente anche nei vangeli canonici..

era presente sotto la croce.con la madre di lui …

all’alba del giorno di domenica, la ritroviamo per prima al sepolcro..

piange di dolore quando non trova il corpo di lui..

Gesù richiama la sua attenzione chiamandola semplicemente per nome…”Maria!!!!!”

è forse azzardato supporre che le volesse bene ?

e che lei lo amasse come il suo venerabile maestro?

D’altronde..il suo comportamento rivoluzionario verso le donne ..

era ben evidente anche dalla lettura dei vangeli canonici..

a noi pare normale che andasse a pranzo e parlasse con Marta e Maria di Betania,sorelle di Lazzaro..ma non era cosi…

se non ce ne siamo accorti è perché il suo modo di essere è divenuto ormai naturale per i milioni di esseri umani di oggi..

ma nei contesti culturali,religiosi di allora..tale comportamento gridava allo scandalo.. avete un’idea di come la pensassero i primi discepoli di gesù..riguardo alle donne?

Vangelo di Tommaso,loghion 114 Pietro disse“Maria Maddalena deve andare via da noi (discepoli).! Perché le femmine non sono degne della vita”

Gesù disse: “ecco..io la guiderò in modo da farne un maschio,affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi..poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel regno dei cieli.”

Tale frase potrebbe accreditare l’ipotesi che Pietro fosse nel giusto asserendo che le femmine fossero prive di un cosiddetto”spirito vivo” prerogativa dei soli maschi…

ma si capisce già a motivo della risposta di Gesù…che cosi non è…

che Pietro si sbaglia a motivo della sua cultura..perché è solo questione di formazione (di guida)..

e ritorna qui la questione delle”tradizioni” degli uomini e della “durezza” del loro cuore…

Insomma è evidente che Gesù pensasse in cuor suo..

” Pietro..mi rendo conto che non è colpa tua se la pensi cosi..tu e gli altri discepoli maschi..

purtroppo vi hanno rincoglioniti fin da piccini..!!!..

ci penso io..non ti preoccupare..”

E la storia si ripete ancor oggi…la discendenza di Pietro…deve essere carente d’illuminazione divina..

per l’amor d’iddio..brave persone!! ma dure ..ma dure.. come i sassi !!!!!!

Mancano i sacerdoti…hanno già esaurito le “scorte” africane…sui cinesi..manco a pensarci..

e Benedetto XVI ripete al suo gregge impensierito:

“ il nostro salvatore prescelse come apostoli (papi e vescovi,n.d.r) e quindi anche come sacerdoti..solo maschi..

non possiamo cambiare la nostra “tradizione” ordinando delle femmine ..

la cui stirpe si rifà a quella indemoniata e pure trott..di Eva!!!”

Per fortuna la discriminazione della donna..,nell’attuale cristianesimo si ferma solo nell’ambito del sacerdozio..

(la sola eccezione è della chiesa anglicana..che ha ordinato donne sacerdoti..)

Regno Unito, consacrata prima donna vescovo. Prete grida: “Not in my name”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/26/regno-unito-consacrata-prima-donna-vescovo-prete-protesta-not-in-my-name/1372290/

ma un’altra grave questione è la richiesta del celibato sacerdotale..norma transitoria..

che sta generando tali scandali nel cattolicesimo..mi riferisco a quello gravissimo della pedofilia…che se io fossi papa non potrei dormirci sopra la notte!!!!!

Ma è troppo assorbito negli ultimi tempi a pensare al suo libro su Gesù di Nazaret..

oltre a premurarsi nel dirci che la prerogativa,l’essenza dello spirito divino..

è di essere padre.. più che madre..avrebbe voluto dire..solo padre..

ma purtroppo papa Luciani..in un lampo di Spirito Santo..

aveva “spiegato” che Dio è anche madre..quindi ..non poteva fare di più..

E qui è il caso di affrontare il problema del celibato sacerdotale…ritenuto ,a torto,

la virtù maestra per entrare nel regno dei cieli..la virtù per eccellenza dei veri cristiani…

tutte balle..basta leggere con semplicità il passo evangelico in questione..

per capire che la chiesa ha travisato volutamente il pensiero di Gesù…

infatti proprio nel proseguo del capitolo 19 di Matteo si può leggere..

perciò io vi dico..chiunque ripudia la propria moglie..eccetto in caso di concubinato..

e ne sposa un’altra..commette adulterio”

c’è un passo simile in Luca 16,18chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra.. commette adulterio..colui che sposa una donna ripudiata commette adulterio.”

nel primo passo di Matteo è evidente il contesto culturale della poligamia..

e poi viene il bello …Matteo,19,10-12 (la continenza volontaria)

Gli dissero i discepoli “se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna,non conviene sposarsi”

permettetemi una mia interpretazione..terra terra..

è come se Pietro e gli altri discepoli replicassero a Gesu’..

”come..noi dovremmo tenerci e mantenere per sempre una donna anche quando gli calano le mammelle e gli crescono i peli??

Dovremmo continuare a mantenerla anche quando gli viene la cellulite!!!

Allora sposati tu!!! Che è meglio andare a puttana!!!!

Ed egli rispose loro:”non tutti possono capirlo..ma solo coloro ai quali è stato concesso..

vi sono infatti eunuchi che sono nati cosi dal seno della madre…

ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini(gli evirati) ..

e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli…chi può capire..capisca.”

a me sembra chiaro che questo tipo di eunucità si riferisca alla indissolubità del matrimonio…voi come la pensate!!!!

Dovremmo prendere per buona l’interpretazione della chiesa che ritiene per buona.. 

la sua elucubrazione mentale…sulla continenza volontaria…

intesa come astinenza dai rapporti sessuali.. a motivo del fatto che Gesù non si sposo???

La verità è che l’uomo maschio Gesù era una persona particolare..

ma questo i vangeli canonici non lo spiegano..

ci vuole il vangelo di Tommaso per capirlo…loghion 61

Io sono colui che proviene dall’indiviso..” risponde Gesù alla sua discepola Salomè..

cosa significa..? significa che egli proviene da Dio ..che è maschio e femmina..indiviso..

d’altronde..come può ..il Principio creatore ..Dio.. aver creato il maschio e la femmina…

se non possedeva in Sé..entrambe le particolarità!!!!!!!

Qualche timorato di Dio..potrebbe osservare che Dio è spirito..

e che quindi il mio modo di pensare è falsato dall’antropomorfismo…

ma non ne ho colpa io..se il Verbo di Dio..

non ha trovato modo migliore di presentarcelo se non come padre…

sono convinto che avrebbe volentieri detto..padre e madre..ma non erano i tempi…

si.. non erano i tempi.. Il pensiero e quindi l’insegnamento di quest’uomo..erano inaccettabili

per il suo tempo..ma che i suoi stessi discepoli arrivassero a mistificarne il pensiero..

questo è un po’ troppo..per questo ha cominciato a “sradicare” la vigna..

si..le chiese cristiane ufficiali..non andranno molto avanti..

voi siete il sale della terra;ma se il sale perdesse il suo sapore..

con che cosa lo si potrà rendere salato!!

a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.” (matteo,5,14)

MA ..RITORNIAMO AL DISCORSO DEL “MASCHIO E FEMMINA”

A mio avviso..la pratica del nudismo è buona cosa…è un vivere in modo naturale ..

che stempera la “psicosi del sesso”

potrete essere attratti “eroticamente” da una donna in tanga ..su una spiaggia normale..ma se la potete vedere nuda..sentirete sciogliere ..tutte le vostre psicosi sessuali..la curiosità naturale dei bambini..maschi e femmine..(chi non si ricorda del giochino “facciamo i dottori” ??? ) si stempererebbe naturalmente…

vi è poi anche..una esortazione di Gesù..(ma è nel vangelo di Tommaso)

37. I suoi discepoli dissero, “Quando ci apparirai, e quando tornerai a visitarci?”

Gesù disse, “Quando vi spoglierete senza vergognarvi, e metterete i vostri abiti sotto i piedi come bambini e li distruggerete, allora vedrete il figlio di colui che vive e non avrete timore.”

https://vimeo.com/27571790

Qui potrete trovare un’altro bel video…

ma andateci da voi…se volete..

http://www.dailymotion.com/video/xmrvim_naturismo-1-parte_travel

Il concetto di Dio e la sua evoluzione 1 (ripropongo un articolo del 2006)   Leave a comment


Erich Fromm-Voi sarete come Dei-Ubaldini Editore-Roma)

fromm voi sarete dei  Ubaldini

fromm

Il concetto di Dio nel Vecchio Testamento nasce e si evolve di pari passo.. all’evoluzione di un popolo, in uno spazio di tempo di 1200 anni.

Esiste un elemento comune di esperienza riguardo al concetto di Dio, ma c’è un cambiamento costante anche in questa esperienza, e di con­seguenza nel significato del termine e del concetto.

In comune è l’idea che né la natura né i prodotti dell’uomo costituiscono l’ultima realtà o il valore più alto, ma che solo l’UNO rappresenta il valore e lo scopo supremi dell’uomo: ritrovare l’unione con il mondo tramite la poten­zialità delle capacità specificatamente umane di amore e di ragione.

Il Dio di Abramo e il Dio di Isaia hanno in comune le qualità essenziali dell’Unità, tuttavia si differenziano nella stessa misura in cui si diffe­renzia un capo incivile, primitivo, di una tribù nomade, da un pensa­tore universalista di uno dei centri di cultura mondiale un millennio più tardi.

C’è uno sviluppo e un’evoluzione del concetto di Dio che accom­pagnano

lo sviluppo e l’evoluzione di una nazione; hanno un nucleo in comune

ma le differenze che aumentano nel corso dell’evoluzione storica sono così grandi

che spesso sembrano superare gli elementi comuni.

Nel primo stadio di questa evoluzione, Dio è concepito come signore assoluto.

Egli ha creato la natura e l’uomo, e se non li ama può distrug­gere ciò che è opera sua. Tuttavia questo potere assoluto di Dio sul­l’uomo è controbilanciato dal concetto che l’uomo è il suo rivale po­tenziale: l’uomo potrebbe diventare Dio se solo mangiasse dell’albero

della conoscenza e dell’albero della vita.Adamo ed eva

Il frutto dell’albero della cono­scenza dà all’uomo la saggezza di Dio;

il frutto dell’albero della vita la Sua immortalità. Incoraggiati dal serpente, Adamo ed Eva mangiano il frutto dell’albero della conoscenza e compiono così il primo passo.

Dio sente minacciata la sua posizione di supremazia. Egli dice:

«Ecco, l’uo­mo è diventato come uno di noi nella conoscenza del bene e del male. Ora dunque, che egli non stenda la mano e non colga anche dell’albero della vita e ne mangi e viva in eterno…» (Gn. 3: 22).

Per pro­teggersi da questo pericolo Dio scaccia l’uomo dal Paradiso e limita la sua esistenza a un massimo di 120 anni.

L’interpretazione cristiana dell’atto di disobbedienza dell’uomo come ‘caduta’ ne ha offuscato il chiaro significato. Il testo biblico non menziona affatto la parola ‘peccato’; l’uomo sfida il supremo potere di Dio, e lo può fare perché è potenzialmente Dio.

Il primo atto dell’uomo è di ribellione, e Dio lo punisce perché si è ribellato e perché vuole conservare la Sua supremazia.

Deve proteggerla con un atto di forza, scac­ciando Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden impedendo così loro di compiere il secondo passo verso l’essere-come-Dio, mangiando dell’ albero della vita.

L’uomo deve cedere di fronte alla forza superiore di Dio, ma non esprime rimpianto o pentimento. Scacciato dal Giardino del­l’Eden, comincia la sua vita indipendente; il suo primo atto di disob­bedienza è l’inizio della storia umana, perché è l’inizio della libertà umana.

Non è possibile capire l’evoluzione ulteriore del concetto di Dio, se non si capisce la contraddizione inerente al concetto precedente. Sebbene sia il signore supremo, Dio ha creato una creatura che è il suo rivale potenziale; fin dal primo inizio della sua esistenza l’uomo è il ribelle e reca in se stesso, in potenza, la propria divinità. Come vedremo..

più va avanti, più si libera dalla supremazia di Dio e più può diventare come Lui .

Tutta l’evoluzione successiva del concetto di Dio limita il suo ruolo di padrone dell’uomo.(continua)

https://andreasinicatti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=80&action=edit  (2″)

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La Chiesa Dogmatica   Leave a comment


Avevano la Perla  più rara..

e ne hanno fatto

lo Zimbello dei popoli…

 

“Credevo in Dio e nella natura,e sulla vittoria del bene sul male;

ma per le anime pie.. ciò non era abbastanza:

io dovevo anche credere che Tre sia Uno ed Uno sia Tre;

tutto ciò però contraddiceva il mio sentimento della verità,

e non capivo nemmeno in che ciò avrebbe potuto aiutarmi,

(Goethe a Eckermann,4 gennaio1824)

..proprio le formulazioni di fede più paradossali,che irridono ad ogni esperienza 

ed a ogni riflessione razionale,sono le più bene accolte;

infatti,sembrano offrire la garanzia che cosi non si porge solo l’umano

e perciò qualcosa di inaffidabile, bensi la Divina sapienza.

(il teologo Harnack,Mission u ausbreitung,I,242)

 

Le massime che ho citato fanno parte di un libro ancora poco conosciuto in Italia

“il gallo cantò ancora” (Storia critica della Chiesa) di Karlheinz Deschner

Il dogma trinitario deriva dal paganesimo,nella costruzione della dottrina trinitaria

la Chiesa subi’ l’influenza del paganesimo,che venerava centinaia di trinità divine.

Infatti come già scrisse Aristotele:

“il Tre è il numero della totalità,in quanto abbraccia inizio,mezzo e fine-

Come se avessimo ricevuto dalle mani  della natura le sue leggi,

per gli usi sacri del servizio divino noi ci serviamo di questo numero”

 

Nella chiesa delle origini non esisteva un siffatto dogma od asserzione

come non esistevano altri dogmi circa l’infallibilità del Papa

e per ultimo quello relativo a Maria,madre di gesù,

vergine prima,Durante,e dopo il parto.

Quando siffatte affermazioni vengo insinuate nelle menti dei bambini,

diventano poi scogli insormontabili

che li condizioneranno tutta la vita.

(un esempio simile è l’insegnamento sul divieto di mangiare carne di maiale nel mondo religioso islamico)

Personalmente,sono arrivato alla conclusione che siano

“deliberate Manipolazioni delle menti”

 

Freu diceva che il bambino fino che è piccolo è molto intelligente,

ma col tempo viene “limitato” da un insieme di Regole

Reli-giose e da leggi di Stato che offuscano il suo pensiero critico.

 

Ed a pensare che “la Verità è sparsa dovunque,ma pochi la raccolgono”

 

Il Maestro raccontò una parabola che è la sintesi di tutti i libri sacri ebrei e cristiani:

Il cammino che ogni uomo è invitato ad intraprendere..(non il camino di Compostela)

è amare il prossimo..ma “chi è il mio prossimo… Rabbi?”

non importa credere nel dio adorato in Gerusalemme..non importa essere di un altro credo,non importa essere atei

ciò che importa è la Com-passione per l’uomo..presente fin dall’inizio nell’essere umano.

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