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FEDE O DOGMA? “COMPASSIONE..”   Leave a comment


 

 

 

FEDE O DOGMA?…”COMPASSIONE…”

Per capire veramente una Spiritualità..bisogna viverla.

Personalmente credo..che la Spiritualità è in cammino..

il cammino di una Coscienza Evolutiva..che non può fermarsi nel passato.

Quello in cui credo è che Dio è il Creatore dell’Universo..di cui facciamo parte..

al contempo è anche l’insegnamento dato dai Maestri di vita..tra cui Gesù Cristo.

Ma ogni maestro di vita..ha parlato in un determinato contesto storico..ed in una determinata cultura.

Con ciò credo che tutti i testi sacri..siano da considerare..in gran parte ..databili..e mai “esaustivi”.

Il dramma dell’Umanità..sono le Convinzioni ancorate al Passato..e ritenute immodificabili.

(l’ha detto Maometto..l’ha detto il Buddha..l’ha detto Gesù..)

Ma cosa hanno detto..!!!! hanno detto quello che in “quel momento storico”..potevano capire..

Ci sono..delle intuizioni..valide anche per i secoli futuri..ma sono solo una piccola Parte.

Personalmente conosco bene il cristianesimo; Sò che Maometto..è stato educato da un monaco cristiano del deserto..per questo conosceva bene la Bibbia e Gesù….di lui..disse che era il più grande Profeta..ma anche che lui..era stato inviato da Dio..per un altro popolo.

La virtù più importante per un cristiano..è la Compassione.

(Dio è Padre e Madre)

Gesù ha insegnato che suo Padre..è un Padre; lo ha manifestato come un Padre Umano..non Trascendentale.

Uno dei suoi insegnamenti importanti..è raccontato nella “parabola” del figlio prodigo.

I veri esegeti ..sanno mettere l’accento..sia sul Comportamento del Padre..sia sul comportamento del figlio maggiore. Questi non accetta la misericordia del Padre; rifiuta di festeggiare ..ha parole di giudizio..per suo Padre.Il fratello maggiore..rappresenta la mentalità ebraica..la Dottrina Dogmatica e Punitiva dei Dieci Comandamenti.

La Chiesa non “insegna” doverosamente che Gesù..ha Dato un comandamento nuovo:

“amatevi gli uni..gli altri”

L’Uomo nella sua evoluzione..ha capito con l’esperienza ..ciò che è bene..e ciò che è male;

non tanto per gli altri..ma per sé stesso..per la sua vita..

Siamo..nel contempo..animali..ed esseri ragionevoli..per cui viviamo anche l’istinto.

bonobos si baciano

La nostra vita attuale è..una Esperienza Preziosa..che anche le creature spirituali..ci invidiano;

possiamo sentire il calore,il gelo,il vento,vedere la natura..provare l’orgasmo..anche prolungarlo..e possiamo sentire il dolore fisico ed esistenziale.

I veri profeti di oggi..sono gli scienziati..che si avvicinano sempre di più..alla comprensione della Creazione..agli psicologi..che si addentrano nel conscio e nel subconscio..per comprendere che l’unica “passione positiva” per l’uomo è..amare ( Erich Fromm)

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Molti degli Eretici degli ultimi secoli..erano veri Profeti..basti pensare alle convinzioni di Giordano Bruno.

Un’altro insegnamento importante è..il perdono reciproco degli errori..

i “sacramenti della Chiesa”..sono ripresi completamente dall’ebraismo o da religioni precedenti.

Su questo argomento Gesù è stato chiaro.

“Quando pregate..pregate così..Padre nostro che sei nei cieli…

rimetti a noi i nostri errori..come noi..li rimettiamo ai notri debitori.”

“perchè..se voi non perdonate gli errori degli altri..neanche i vostri errori..saranno perdonati”

“quante volte..dobbiamo perdonare..gli chiese pietro..7 volte?” “ devi perdonare 70 volte 7”

Personalmente,col tempo,sono rinfurbito..(che è una virtù anche per i cristiani)

Non mi preoccupo molto di sbagliare..mi conto gli sbagli e poi mi dico..oggi..ne ho fatto uno..

“no problem” ..ne perdonerò due..così..sono tranquillo.

Insomma ..tutto sommato..a conoscerlo bene..questo maestro..è una bbotta de vita !!!

Fabrizio de Andrè…l’ultimo evangelista.

La città vecchia

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l’esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d’esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l’ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie.
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai dilapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire “micio bello e bamboccione”.

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.

 

 

L’uomo è un essere vivente..(Man is a living creature)   1 comment


L’uomo è un essere vivente…ed in ogni istante della sua vita..non è..ciò che potrebbe essere

e magari..diventerà (Erich Fromm).

fromm

Ci sono persone che anche di fronte ad eventi tragici della loro vita..hanno accettato il cambiamento ..il dolore,la paura o la gioia sperimentata..sono stati motivo di un cammino

diverso e non atteso; che ha trasformato le loro esistenze..in un bagliore.(Frida Kahlo è una di queste)

 

Frida Khalo,ritratto con teschio

Frida Kahlo,la donna,i suoi amori,la sua arte

Affrontare il Cambiamento
di Gabriella d’Albertas

http://www.convinzioni.it/page16/page56/page56.html

l cambiamento è davvero una delle poche certezze della nostra vita. Cambiamo noi e cambia tutto intorno a noi, a volte più in fretta a volte più lentamente, a volte in modo più evidente altre volte in modo più sottile, ma inesorabilmente.

Ogni cambiamento costituisce una piccola morte, ci troviamo a dover lasciare qualcosa, qualcosa che spesso per noi era diventato un riferimento, per guardare verso un futuro che, nel momento del cambiamento, ci appare incerto e a volte minaccioso, soprattutto se si tratta di un cambiamento che ci fa paura o definiamo ‘negativo’.

cambiamento 1

Eppure il cambiamento è un processo naturale, sano, il cambiamento è indissolubilmente legato alla crescita: senza cambiamento non esiste crescita, né fisica, né emotiva, né spirituale. Il cambiamento è alla base stessa della nostra evoluzione, è il fattore dell’evoluzione. Una vita senza cambiamento sarebbe in realtà già una morte.

A volte i cambiamenti si portano dietro fiumi di lacrime, sentimenti di impotenza e di disperazione, insieme a parti di noi infrante, ma, paradossalmente, è proprio nel cambiamento che costruiamo il nostro potere e la nostra felicità. Non un potere e una felicità ‘esterni’ e quindi fragili, ma ‘interni’, profondi e stabili.

E’ importante riconoscere che non c’è nulla di pericoloso o di male nel cambiamento, eccetto che la nostra interpretazione, il giudizio negativo che attribuiamo ad esso. Ciò che rende doloroso il cambiamento non è tanto ciò che avviene -i fatti in quanto tali- ma il nostro modo di interpretarli.

Quando cambia qualcosa, ci affrettiamo a etichettare la nuova situazione come ‘buona’ o ‘cattiva’, ‘giusta’ o ‘ingiusta’, ‘una fortuna’ o ‘una sfortuna’, mentre se fossimo davvero onesti con noi stessi dovremmo ammettere che non ne sappiamo davvero nulla delle conseguenze di quel cambiamento!

Quante volte qualcosa che abbiamo giudicato a prima vista catastrofico si è poi rivelato più avanti una benedizione?

Nella visione spirituale non esistono situazioni negative, esistono solo opportunità di crescita che possiamo cogliere o meno. Se le coglieremo faremo un passo verso la consapevolezza, mentre se non le coglieremo ci ritroveremo presto ad affrontare situazioni analoghe.

L’Universo è molto paziente, solo noi abbiamo una gran fretta di arrivare da qualche parte, ma il divino che è in noi sa perfettamente che il nostro vero Sé è già dove deve essere, nella pace e nell’amore: ciò che non lo è ancora è la nostra consapevolezza e il viaggio che stiamo compiendo sulla Terra è proprio il viaggio della nostra consapevolezza, che sta ritornando al Sé, a Dio, da cui si era separata.

Ma torniamo a quella parte di noi che frena, scalpita, tira calci e pugni di fronte al cambiamento. Questa parte è il controllo. In ognuno di noi risiede un controllore che non riposa mai che ci dice incessantemente come le cose devono andare secondo ‘lui’. E’ pieno di aspettative, e la prima aspettativa in assoluto è proprio che le situazioni rimangano fisse e immutabili.

Deve rimanere fisso e immutabile il nostro matrimonio, la nostra relazione, se cambia vuol dire che c’è qualcosa di sbagliato (preferibilmente nell’altro), deve rimanere fissa e immutabile la nostra situazione lavorativa, se muta la viviamo come una catastrofe, per non parlare della situazione economica…

La sicurezza (intesa come non-cambiamento) è da sempre solo un’illusione. L’unica costante sulla quale possiamo fare davvero affidamento e che abbiamo la possibilità di dominare completamente è la fiducia. Aver fiducia nella vita e in ogni cambiamento che essa ci propone, anche quello che ci appare più tragico: tragica è la nostra visione, non il cambiamento in se stesso.

Nel cambiamento, più che mai, è fondamentale rimanere collegati con la nostra energia del cuore. Purtroppo quello che spesso accade è che il cambiamento ci fa paura e quando c’è la paura è la mente con la sua volontà di controllo a prendere la guida della nostra vita, estromettendo il cuore. Questa reazione porta con sé grande sofferenza.

Permettere al controllore che è in noi di prendere il sopravvento è dichiarare all’Universo che non abbiamo fiducia in ciò che sta accadendo, che non crediamo realmente che potremo ricevere molto di più da questa situazione. Identificheremo allora il cambiamento con la perdita di qualcosa e questa interpretazione ci porterà alla frammentazione di noi stessi.

L’atteggiamento più produttivo è invece quello di restare connessi al cuore e ribadire la volontà di essere guidati dal divino. Se perdiamo qualcosa è perché ora è in arrivo qualcosa di più adatto a noi che potrà rendere la nostra vita più piena e felice di quanto sia stata in passato. Ma a una condizione: che ci crediamo e che abbiamo fiducia.

Imparare a seguire il flusso della vita è indispensabile per trovare la nostra armonia interiore. Quando rifiutiamo un cambiamento (e lo rifiutiamo ogni volta che soffriamo per qualcosa) stiamo nuotando controcorrente, e siccome abbiamo bisogno di tantissima energia per nuotare controcorrente, ci sentiamo esausti.

In più, quando la nostra attenzione è ancora ferma al passato, non vediamo che cosa la vita sta preparando per noi, così le opportunità ci sfuggono sotto il naso, senza contare che, nello sforzo di risalire la corrente, la ferita che abbiamo vissuto nel cambiamento si lacera ancor di più e ci fa sempre più male.

Il modo per evitare tutto questo è non giudicare, rimanere aperti ad ogni possibilità e dire un pieno ed incondizionato SI a qualsiasi situazione la vita ci proponga, imparando a lasciarci alle spalle con amore ciò che è stato e che non è più.

Con amore. Ricordiamo che risentimenti, rimpianti, rancori e ogni altra emozione negativa, ci avvertono che non abbiamo veramente lasciato andare il passato, e ci informano che è ancora presente in noi una forte energia di attaccamento: le emozioni negative, in altre parole, sono il segnale che stiamo andando contro corrente e che stiamo utilizzando la nostra energia in modo improprio.

Come fare se questo accade? Possiamo ricorrere alla potente energia della gratitudine (anche solo mentalmente se ci è difficile farlo con sentimento), ringraziare tutto ciò che è, e che è stato, nella nostra vita -persone e situazioni- e chiedere al nostro Sé divino di aiutarci a lasciar andare ogni attaccamento che ancora ci aggancia emotivamente.

Se la nostra richiesta sarà sincera, sarà di cuore, riceveremo l’aiuto di cui abbiamo bisogno e, man mano che ci lasceremo alle spalle il dolore relativo ai cambiamenti mai veramente accettati, la nostra vita diventerà più piena e gioiosa.

Convinzioni e sentimenti depotenzianti:

Il cambiamento è pericoloso
Devo combattere il cambiamento
Il cambiamento è negativo
Devo evitare di cambiare
Io sono al sicuro solo nelle situazioni che conosco
Se la mia vita cambia perdo ogni certezza
Odio il cambiamento
Il cambiamento è perdita
Devo diffidare dei cambiamenti
Sono incapace di gestire il cambiamento
Il cambiamento porta infelicità
Sono impotente di fronte al cambiamento
Devo tenere tutto sotto controllo perché le cose vadano bene
Devo tenere tutto sotto controllo per poter essere felice
Chi lascia la vecchia via per la nuova sa quel che perde ma non sa quel che trova

Convinzioni e sentimenti potenzianti:

Io sono al sicuro nel cambiamento
Sono sempre protetto, qualsiasi cosa capiti
Amo e apprezzo il cambiamento
Cambiare è crescere
So come vivere il cambiamento senza opporre resistenza
So come vivere il cambiamento senza paura
So come vivere il cambiamento con entusiasmo
So come vivere il cambiamento con piena fiducia
So come vivere ogni cambiamento come una preziosa opportunità
So come vivere il cambiamento sentendomi al sicuro
So come vivere il cambiamento senza cercare di tenere tutto sotto controllo
Posso rimanere in armonia e in equilibrio anche se tutto cambia
Sento la mia presenza ferma e costante anche nel cambiamento
Ho fiducia nel cambiamento e in tutto ciò che la vita mi propone
Per ogni porta che si chiude, un portone si apre

 

 

Tutti noi abbiamo un sistema di convinzioni che regola la nostra vita o, sarebbe più corretto dire, noi siamo un sistema di convinzioni e viviamo secondo questo sistema. Non esiste un pensiero, una parola o un’azione che possa prescindere da questo tessuto interiore di credenze e lo esprimiamo in ogni nostra manifestazione.
Il problema è che non scegliamo consapevolmente le convinzioni secondo cui vivere, poiché la maggior parte di queste sono inconsce e derivano dall’educazione ricevuta, quindi da credenze dei nostri genitori (ed educatori in generale) che, a loro volta, le hanno apprese dai loro predecessori. In altre parole, la maggior parte delle credenze che abbiamo e secondo cui viviamo non sono neppure nostre.
Per quanto riguarda le convinzioni che invece ci appartengono in senso stretto, la situazione non è migliore: molte di esse risalgono infatti a interpretazioni che abbiamo dato nell’infanzia a eventi della vita, con la relativa mancanza di maturità e di prospettiva tipica dei bambini. E anche se ora siamo adulti consumati, ci stupiremmo nel constatare quante credenze infantili sono ancora attive dentro di noi e condizionano il nostro modo di vivere attuale.
Così le nostre convinzioni passate diventano la realtà del nostro presente; ciò che abbiamo creduto a 3 o a 5 anni, ora, dalle pieghe del nostro inconscio, continua ad agire a nostra insaputa, indebolendoci e impedendoci di esprimere le nostre potenzialità e di comprendere chi siamo veramente.
Non sono le circostanze esterne a determinare la qualità della nostra vita, ma l’interpretazione che attribuiamo ad esse. Se è vero che le circostanze contribuiscono a creare le convinzioni, è anche vero che le convinzioni contribuiscono ad attrarre le circostanze: i nostri modelli di pensiero influenzano fortemente le nostre esperienze.
Guarire le proprie convinzioni significa guarire la propria vita.

n India, quando catturano elefanti ancora piccoli, per trattenerli, li legano a un palo sufficientemente robusto. Nonostante ci provino, gli elefantini non riescono a liberarsi. Passano gli anni, gli elefanti diventano adulti e forti, eppure rimangono attaccati allo stesso paletto. Potrebbero facilmente sradicarlo con una sola zampata, ma non sanno di poterlo fare…
Anche noi, proprio come gli elefanti, una volta adulti rimaniamo legati a schemi mentali ormai obsoleti che soffocano le nostre potenzialità, e crediamo che questi costituiscano una realtà immutabile e ineluttabile.

Il concetto di Dio e la sua evoluzione 1 (ripropongo un articolo del 2006)   Leave a comment


Erich Fromm-Voi sarete come Dei-Ubaldini Editore-Roma)

fromm voi sarete dei  Ubaldini

fromm

Il concetto di Dio nel Vecchio Testamento nasce e si evolve di pari passo.. all’evoluzione di un popolo, in uno spazio di tempo di 1200 anni.

Esiste un elemento comune di esperienza riguardo al concetto di Dio, ma c’è un cambiamento costante anche in questa esperienza, e di con­seguenza nel significato del termine e del concetto.

In comune è l’idea che né la natura né i prodotti dell’uomo costituiscono l’ultima realtà o il valore più alto, ma che solo l’UNO rappresenta il valore e lo scopo supremi dell’uomo: ritrovare l’unione con il mondo tramite la poten­zialità delle capacità specificatamente umane di amore e di ragione.

Il Dio di Abramo e il Dio di Isaia hanno in comune le qualità essenziali dell’Unità, tuttavia si differenziano nella stessa misura in cui si diffe­renzia un capo incivile, primitivo, di una tribù nomade, da un pensa­tore universalista di uno dei centri di cultura mondiale un millennio più tardi.

C’è uno sviluppo e un’evoluzione del concetto di Dio che accom­pagnano

lo sviluppo e l’evoluzione di una nazione; hanno un nucleo in comune

ma le differenze che aumentano nel corso dell’evoluzione storica sono così grandi

che spesso sembrano superare gli elementi comuni.

Nel primo stadio di questa evoluzione, Dio è concepito come signore assoluto.

Egli ha creato la natura e l’uomo, e se non li ama può distrug­gere ciò che è opera sua. Tuttavia questo potere assoluto di Dio sul­l’uomo è controbilanciato dal concetto che l’uomo è il suo rivale po­tenziale: l’uomo potrebbe diventare Dio se solo mangiasse dell’albero

della conoscenza e dell’albero della vita.Adamo ed eva

Il frutto dell’albero della cono­scenza dà all’uomo la saggezza di Dio;

il frutto dell’albero della vita la Sua immortalità. Incoraggiati dal serpente, Adamo ed Eva mangiano il frutto dell’albero della conoscenza e compiono così il primo passo.

Dio sente minacciata la sua posizione di supremazia. Egli dice:

«Ecco, l’uo­mo è diventato come uno di noi nella conoscenza del bene e del male. Ora dunque, che egli non stenda la mano e non colga anche dell’albero della vita e ne mangi e viva in eterno…» (Gn. 3: 22).

Per pro­teggersi da questo pericolo Dio scaccia l’uomo dal Paradiso e limita la sua esistenza a un massimo di 120 anni.

L’interpretazione cristiana dell’atto di disobbedienza dell’uomo come ‘caduta’ ne ha offuscato il chiaro significato. Il testo biblico non menziona affatto la parola ‘peccato’; l’uomo sfida il supremo potere di Dio, e lo può fare perché è potenzialmente Dio.

Il primo atto dell’uomo è di ribellione, e Dio lo punisce perché si è ribellato e perché vuole conservare la Sua supremazia.

Deve proteggerla con un atto di forza, scac­ciando Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden impedendo così loro di compiere il secondo passo verso l’essere-come-Dio, mangiando dell’ albero della vita.

L’uomo deve cedere di fronte alla forza superiore di Dio, ma non esprime rimpianto o pentimento. Scacciato dal Giardino del­l’Eden, comincia la sua vita indipendente; il suo primo atto di disob­bedienza è l’inizio della storia umana, perché è l’inizio della libertà umana.

Non è possibile capire l’evoluzione ulteriore del concetto di Dio, se non si capisce la contraddizione inerente al concetto precedente. Sebbene sia il signore supremo, Dio ha creato una creatura che è il suo rivale potenziale; fin dal primo inizio della sua esistenza l’uomo è il ribelle e reca in se stesso, in potenza, la propria divinità. Come vedremo..

più va avanti, più si libera dalla supremazia di Dio e più può diventare come Lui .

Tutta l’evoluzione successiva del concetto di Dio limita il suo ruolo di padrone dell’uomo.(continua)

https://andreasinicatti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=80&action=edit  (2″)

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Erich Fromm “L’arte di amare”   Leave a comment


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Un estratto da questo importante suo libro

Il celebre psicoanalista e sociologo tedesco Erich Pinchas Fromm ha studiato per molti anni le relazioni amorose, da questi studi è nati il famosissimo libro L’arte di amare, un testo che contiene innumerevoli perle di saggezza. Per esempio avete ma sentito la frase: ‘L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo’, una di quelle frasi che fanno storia tra i gruppi di amiche nei primi anni dell’amore, ecco questa è una delle tante frasi di Fromm.

L’amore è passione o razionalità? Se si ama si è fedeli o si tradisce? Ecco cosa ci suggerisce lo psicanalista tedesco nel suo libro L’arte di amare.

Tutti noi siamo Uno, eppure ognuno di noi è un’entità unica, separata. Nei nostri rapporti col prossimo si ripete lo stesso paradosso. In quanto Uno, possiamo amare tutti nello stesso modo, nel senso di amore fraterno. Ma in quanto esseri distinti, l’amore erotico esige prerogative strettamente individuali, che esistono tra determinate persone, e non certo tra tutte.
Solo chi ha fede in se stesso può essere fedele agli altri.
L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.
Se due persone che erano estranee lasciano improvvisamente cadere la parete che le divideva, e si sentono vicine, unite, questo attimo di unione è una delle emozioni più eccitanti della vita. È ancora più meravigliosa e miracolosa per chi è vissuto solo, isolato, senza affetti. Il miracolo di questa intimità improvvisa è spesso facilitato se coincide, o se inizia, con l’attrazione sessuale. Tuttavia, questo tipo di amore è per la sua stessa natura un amore non duraturo. Via via che due soggetti diventano ben affiatati, la loro intimità perde sempre più il carattere miracoloso, finché il loro antagonismo, i loro screzi, la reciproca sopportazione uccidono ciò che resta dell’eccitamento iniziale. Eppure, all’inizio, essi non lo sanno; scambiano l’intensità dell’infatuazione, il folle amore che li lega, per la prova dell’intensità del loro sentimento, mentre potrebbe solo provare l’intensità della loro solitudine. (p. 16)

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‘Innamorarsi‘, l’imprevista caduta delle barriere che esistevano fino a quel momento fra due estranei.
In ogni attività creativa, colui che crea si fonde con la propria materia, che rappresenta il mondo che lo circonda. Sia che il contadino coltivi il grano o il pittore dipinga un quadro, in ogni tipo di lavoro creativo, l’artefice e il suo oggetto diventano un’unica cosa: l’uomo si unisce col mondo nel processo di creazione.
Dare è la più alta espressione di potenza. Nello stesso atto di dare, io provo la mia forza, la mia ricchezza, il mio potere. Questa sensazione di vitalità e di potenza mi riempie di gioia. Mi sento traboccante di vita e di felicità. Dare dà più gioia che ricevere, non perché è privazione, ma perché in quell’atto mi sento vivo.
L’amore è un potere attivo dell’uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso d’isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere sé stesso e di conservare la propria integrità. Sembra un paradosso, ma nell’amore due esseri diventano uno, e tuttavia restano due.
Oltre al conformismo inteso come mezzo per superare l’isolamento, un altro fattore nella vita contemporanea deve essere preso in considerazione: la routine del lavoro e del piacere. L’uomo diventa un ‘dalle nove alle cinque’, è parte della forza del lavoro, della forza burocratica degli impiegati e dei dirigenti. Ha scarsa iniziativa, i suoi compiti essendo prescritti dall’organizzazione; vi è ben poca differenza tra chi è in cima alla scala, e chi è in basso. Tutti seguono schemi prestabiliti, con una velocità prestabilita, in modo predisposto. Perfino le reazioni sono prescritte: allegria, tolleranza, amabilità, ambizione e capacità di andare d’accordo con tutti senza attrito. Il divertimento è organizzato nello stesso modo, sebbene non con lo stesso sistema; i libri sono selezioni da biblioteche, i film dagli impresari, e gli slogans pubblicitari coniati da loro; il resto è pure uniforme; la gita domenicale in automobile, i programmi televisivi, le riunioni e i ricevimenti ufficiali. Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera, tutte le attività sono organizzate e prestabilite. Come potrebbe un uomo prigioniero nella ragnatela della routine ricordarsi che è un uomo, un individuo ben distinto, uno al quale è concessa un’unica occasione di vivere, con speranze e delusioni, dolori e timori, col desiderio di amare e il terrore della solitudine e del nulla?
L’uomo moderno crede di perdere qualcosa – il tempo – quando non fa le cose in fretta; eppure non sa che cosa fare del tempo che guadagna, tranne che ammazzarlo. (p. 117)
Paradossalmente, la capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità d’amare.
Amare qualcuno non è solo un forte sentimento, è una scelta, una promessa, un impegno.
Chi ama davvero ama il mondo intero, non soltanto un individuo particolare.
Chiunque abbia possibilità di studiare l’effetto di una madre dotata di genuino amore per se stessa, può vedere che non c’è niente di più utile che dare a un bambino l’esperienza di ciò che è amore, gioia, felicità, che solo può ricevere il bambino amato da una madre che ama se stessa.
L’unico modo per conoscere profondamente un essere è l’atto di amore; questo atto supera il pensiero, supera le parole. È il tuffo ardito nell’esperienza dell’unione.
L’uomo – di qualsiasi età e civiltà – è messo di fronte alla soluzione di un eterno problema: il problema di come superare la solitudine e raggiungere l’unione.
Senza amore, l’umanità non sopravvivrebbe un solo giorno.

Donna crocifissa, fermato un idraulico: "Sono finito".   Leave a comment


Deve rispondere di omicidio. Si chiama Riccardo Viti, ha 55 anni, fa l’idraulico. La prima ammissione davanti alla madre.

Poi: "Non mi salva nessuno". E’ sospettato per dieci casi. Il dna coincide con quello ritrovato sul luogo del delitto

 

"Ma che sei tu il mostro di Ugnano?" la donna è in anticamera, una vestaglia addosso e la polizia alla porta.

"Sì, l’ho fatto io" risponde il figlio abbassando gli occhi. La prima confessione, Riccardo Viti, l’idraulico arrestato con l’accusa di aver ucciso la giovane romena Andrea Cristina Zamfir, la fa a sua madre, dentro le mura di casa.

La squadra omicidi della questura di Firenze lo sta ammanettando nell’appartamento di via Locchi, alla periferia della città,

dove vive con gli anziani genitori e con la moglie (dell’est). Più tardi, in un ufficio della questura, passandosi una mano sul viso dirà:

"Sono finito. Ormai non mi salva nessuno…". E alla fine dell’interrogatorio viene fermato per omicidio
sadico di firenze

Riccardo Viti, 55 anni, fiorentino, incensurato, ha ammesso di essere il maniaco delle prostitute,

quello che ha seviziato Andreea Cristina Zamfir, 26 anni, romena, morta in croce, sotto un viadotto dell’Autostrada A1 a Ugnano, alla periferia della città.

Nel suo garage gli investigatori hanno recuperato il nastro adesivo usato per legare la giovane e due manici da scopa impiegati con ogni probabilità nelle violenze seriali. "Ho fatto una bischerata – ha spiegato l’uomo – speravo la trovassero viva, come le altre…".

Quello che è stato definito mostro – ha spiegato più tardi il procuratore capo facente funzione Giuliano Giambartolomei –

è l’uomo della porta accanto. Una persona normale che ha un’attività lavorativa, che è regolarmente sposato e con un figlio della convivente".

 

La perquisizione. Gli investigatori della squadra mobile hanno raggiunto la casa di Viti all’alba. Durante la perquisizione, il padre ottantenne, è rimasto seduto in silenzio senza parlare, la mamma invece ha reagito incredula, "Sei stato tu? Sei stato tu?" ha insistito. "Non pensavo che morisse – ha risposto l’uomo, confermando i sospetti degli inquirenti – ho fatto una bischerata…".
Gli agenti hanno perquisito la sua abitazione e la sua auto, un Fiat Doblò grigio parcheggiato in strada, accanto alla caserma dei carabinieri in via Locchi. La compagna dell’uomo lavora all’ospedale di Careggi che si trova a poche centinaia di metri da lì, è un indizio importante. La donna, straniera, si occupa di pulizie. Le braccia di Cristina Zamfir erano state legate a un palo con un nastro adesivo proprio col marchio dell’ospedale fiorentino e parte delle indagini hanno approfondito gli accertamenti su quel reperto.

 

Viti, interrogato per ore in questura, ha confessato davanti al pm Paolo Canessa riferendo anche casi di violenza mai denunciati prima. La storia comincia nel 2006 con il primo caso di una prostituta legata, violentata e abbandonata nuda da un uomo. Da allora sono almeno sei i casi analoghi accaduti tra Firenze e Prato.
Il questore. Il questore di Firenze Raffaele Micillo ha ringraziato polizia e carabinieri che hanno partecipato all’indagine e dichiarato: "Abbiamo catturato la bestia". Parole forti, che segnano la tensione delle prime ore. I complimenti per l’operazione sono arrivati anche dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, con un tweet. Chiusi in casa, in un comprensibile dolore, i genitori del cinquantacinquenne: "Stiamo soffrendo, lasciateci in pace" hanno detto da dietro la porta.

Il pm. Riccardo Viti avrebbe "una tendenza sessuale particolare, un che di sadico, si soddisfa sessualmente vedendo soffrire". Questo, al momento, il movente individuato dal pm Paolo Canessa per spiegare le violenze sessuali a prostitute inflitte dall’idraulico arrestato stamani a Firenze. L’indagato, ha aggiunto il pm Canessa, avrebbe sviluppato il suo sadismo sessuale ricordando "fumetti letti da ragazzo". "La vittima – ha detto Canessa – è morta per un gioco erotico per 30 euro".

 

Il dna. Il profilo genetico di Riccardo Viti coincide, secondo quanto spiegano alla squadra mobile, con l’aggressione a una prostituta avvenuta nel marzo 2013 e con altri tre casi precedenti. Ma sono dieci in tutto i casi di cui è fortemente sospettato. Il pm Canessa ha infatti stabilito di applicare la norma che consente di eseguire un prelievo coattivo del dna che ha permesso di associare il suo codice genetico ai risultati del campione biologico trovato sul nastro adesivo con cui aveva legato le braccia di Andreea Cristina Zamfir.
All’identificazione di Riccardo Viti, gli investigatori sono arrivati rapidamente grazie alle descrizioni raccolte sui viali della prostituzione, fra donne che si erano già imbattute nelle perversioni di quell’uomo a bordo di un Doblò grigio chiaro. Tuttavia la svolta è venuta grazie alle immagini delle telecamere che mostrano l’uomo in macchina con Cristina che si allontana dal Parco delle Cascine. Attraverso le telecamere disseminate sul percorso che porta a Ugnano, sono state raccolte altre preziose informazioni. Un agente delle volanti ha collegato poi questo caso a una violenza e alla denuncia di una prostituta avvenuta più di un anno fa: la vettura era la stessa.
L’omicidio. Cristina Zamfir è stata lasciata nuda, crocifissa al palo di una sbarra, con i polsi legati con del nastro isolante. E’ morta per le sevizie, in pochi minuti, forse appena il tempo di gridare. Fa freddo, le finestre delle case vicino al viadotto di Ugnano sono chiuse e il rumore dell’autostrada è quello solito. Nessuno sente, nessuno vede nella notte fra il 4 e il 5 maggio. In via del Cimitero soltanto una donna racconta di aver sentito intorno alle 23,30 dei lamenti: li ha scambiati per quelli di un animale, "il mio cane abbaiava, ma di notte abbaia sempre". Il corpo senza vita della giovane prostituta romena viene trovato la mattina dopo da un passante in bicicletta. Scatta l’allarme, si collega questo ad altri episodi analoghi avvenuti a Calenzano (nel prato delle Bartoline, luogo già noto perchè nel 1981 colpì il mostro di Firenze) e proprio al viadotto di Ugnano.

De Giorgi, l’agente decisivo per le indagini

Torna molto utile alla squadra mobile la memoria di un agente delle volanti, Paolo De Giorgi, che ricorda di essere intervenuto qualche tempo prima in una piazza di Firenze per una donna e un uomo che litigavano a bordo di un Doblò: lei raccontava che l’altro la voleva legare. Vanno a vedere nei mattinali della questura: la storia risale al 1 maggio 2012. Cominciano a combaciare diversi elementi: la donna è una prostituta con problemi di tossicodipendenza, lui si chiama Riccardo Viti, fa l’idraulico. Nella rosa dei sospettati sul tavolo degli investigatori entra così un nome e un cognome che si trascina col passare dei giorni troppi altri indizi.

 

    cristo croce chiodi

 cristo donna

 

cristo croce ragazzo

La vittima.

Cristina Zamfir ha vissuto una vita di povertà e di margini.

 

E’ venuta in Italia con i genitori, il padre era muratore e ha vissuto in provincia di Benevento.

Nel 2008 il padre a cui era molto affezionata, muore e lei se ne va di casa. Da allora taglia i ponti con la sorella e con il resto della famiglia.

Non sapevano nemmeno che Cristina vivesse a Firenze, non sapevano che avesse due bambini piccoli, di due e quattro anni, affidati ai nonni paterni.

Senza un lavoro, senza una casa, aveva occupato con il compagno un’abitazione disabitata da anni, con le finestre murate.

Nella loro stanza un materasso a terra, nessun mobile, soltanto un televisore e qualche collanina. Degrado e sporcizia.

Lei ogni tanto per raccattare qualche soldo, si affacciava ai viali della prostituzione.

Ed è lì che ha incontrato l’uomo che l’ha uccisa offredole un passaggio su un Doblò grigio e promettendole un po’ di euro

in cambio di una prestazione sessuale particolare: doveva spogliarsi e lasciarsi legare.

Il compagno ha raccontato: "Nello scorso mese di marzo, Cristina si fece medicare al pronto soccorso perchè uno l’aveva legata e violentata…". Il sospetto è che fosse lo stesso maniaco.

Il compagno

 Si presenta fuori dalla questura questa mattina, Yean Ion Manta, 36 anni, romeno, il compagno di Cristina, piange, è scosso.

Sull’arresto dice: "Sono molto felice per questa notizia". Poi precisa qualcosa che gli investigatori negano: "Cristina non si drogava e non si prostituiva.

A casa non avevamo i soldi per mangiare". "La sera in cui è morta – aggiunge – è uscita intorno alle 22, disse che aveva un appuntamento di lavoro come baby sitter. Poi non l’ho più sentita, non ha più risposto al telefono e ai miei sms". "La fine di Cristina – ha accusato l’uomo – è tutta colpa di sua madre, che l’ha abbandonata sei anni fa alla stazione come se fosse un bagaglio. Da sei anni non sa nulla di lei e adesso le interessa solo perchè è morta".

La ricerca della Verità con la maiuscola ….della Verità che innamora.. (Profeti di Dio per I tempi di Oggi)   Leave a comment


Premetto il mio pensiero,….

Dio è il Vivente;

per questo motivo non può mai cessare di parlare alla sua creatuta che è l’essere umano.

Più precisamente ,penso,aspetta con pazienza l’evoluzione dello spirito umano

per educarlo a comprensione sempre maggiore di  Lui.

Delle volte,quello che succede ha dell’incredibile,se si pensa che nei primi secoli..

la Chiesa sotto l’influsso di Costantino cercò di bruciare tutti I vangeli che non erano quelli”canonici”

Ma dio sà come difendersi.

Incredibilmente solo agli inizi dell’Era presente a Nag Ammadi ,nel deserto egiziano,

vengono rinvenute in delle giare seppellite sotto la sabbia,

un’intera libreria scritta in copto di libri religiosi,tra cui,questo incredibile vengelo,

che è e rimasto sotto terra, senza che nessuno  lo potesse manipolare,per quasi xx secoli

 

Consiglio di leggerlo dato che anche Benedetto XVI ne ha permesso la lettura

vangelo di Tommaso

loghion 77. Gesù disse,

“Io sono la luce che è su tutte le cose. Io sono tutto: da me tutto proviene, e in me tutto si compie.

Tagliate un ciocco di legno; io sono lì.

Sollevate la pietra, e mi troverete.”

 

(Queste ,come dovremmo inetrpretarle se non le parole di un Dio Panteista?)

 

se il Logos,laParola..la RAgione ha creato il tutto ,è evidente che,

nelle leggi  ordinate della Natura e dell’Universo,si può intravedere

la Parola,creatrice dell’Universo

 

I PROFETI DI OGGI

NON VI è Dubbio che tra I profeti di oggi ci sia NIKOLA TESLA.

 

English: Nikola Tesla color

English: Nikola Tesla color (Photo credit: Wikipedia)

 

Conoscere il Dio sconosciuto

“La mia mente è solo un ricevitore.

Nello Spazio Cosmico c’è il Nucleo dal quale

tutti attingono il sapere,le forze, e l’ispirazione.

Non sono penetrato nei suoi segreti ma sò che esiste..” (Nikola Tesla)

Molte persone credono in dio;

per alcuni è Gesù Cristo,oppure qualcosa del genere,

e per altri è un mondo d’informazioni

che tutto sà e tutto capisce

e sostiene quelli che cercano di vivere seguendo la virtù,

aiutando nella vita ed in situazioni senza sbocco

anche nella scienza.

I metodi creativi di Tesla ci costringono ad assumere o pensare

che esista una specie di banca dati

che attualmente chiamiamo campo energetico informatico universale

e Tesla poteva collegarsi a questa fonte

attingendo alle informazioni necessarie;

e lui sognava

che tutte le persone potessero averne accesso

Tesla era certo che tutto nell’universo

dalle galassie agli elettroni

possiede una coscienza;

il Cosmo è organimo unico,vivente ed intelligente.

Credeva di essere parte dell’universo;

Tesla ripetè molte volte

che un’azione…

anche se di un piccolo essere..

comporta la modifica di tutto l’universo”

 

piergiorgio-odifreddi-interna-nuova

PIERGIORGIO      ODIFREDDI

Anticipiamo un brano da Caro Papa ti scrivo in uscita da Mondadori

Alla fine del nostro confronto, lei, caro papa Ratzinger, sa ormai che il suo non è un Credo che possiamo condividere,

né che io possa professare. Ma cosa dunque potrei professare, se proprio volessi pregare?

In conclusione, prima dei commiati, cercherò brevemente di riassumere la mia posizione,

sfrondandola degli argomenti che ho portato a suo sostegno, e cristallizzandola appunto in una forma il più possibile parallela al suo Credo,

benché opposta nella sostanza.

Così facendo manterrò, da un lato, un legame formale con la tradizione occidentale, che ha aderito fino al Medioevo e al Rinascimento

alle formule della professione di fede che abbiamo appena finito di commentare.

Ma, dall’ altro lato, opererò una cesura sostanziale col contenuto di quelle stesse formule,

che a partire dall’ Era Moderna e Contemporanea sono state sempre più identificate come l’ espressione di una fede

sorpassata filosoficamente, inadeguata storicamente e sbagliata scientificamente.

Nello stilare il mio Credo mi schiererò allo stesso tempo a favore del realismo scientifico e storico, che accetta tutto ciò che c’ è, o è accaduto,

e contro l’ illusionismo fantascientifico e fantastorico, che indulge in ciò che non c’ è, o non è mai accaduto.

Anche se, come d’ altronde non fa neppure il Credo originale,

non tenterò di completare il mio Credo positivo con un suo complemento negativo,

che pretendesse di enumeraree specificare in dettaglio ciò in cui non credo. (…)

Se dunque proprio volessi adattarmi a parlare il suo linguaggio e decidessi di professare terra e dominare su ogni essere vivente” ( Genesi, 1, 28),

ma il letterale ultimogenito, col dovere naturale di rispettare e preservare l’ ambientee tutte le altre forme di vita.

E, soprattutto, da considerare come un’ entità superiore agli individui che la compongono, e della quale gli uomini dovrebbero chiedersi costantemente

che cosa possono fare per essa, invece di limitarsi a pretendere soltanto che l’ Umanità e la Natura facciano qualcosa per loro.

Ma questo duplice “materialismo umanistico” e “umanesimo materialista” sarebbe un ben misero sostituto della religione,

se non fosse accompagnato da una fede non solo nella Natura e nell’ Uomo, ma anche nello Spirito

che si manifesta nella coscienza che noi abbiamo del mondo e di noi stessi.

Uno Spirito puramente immanente, che procede dalla Naturae dall’ Uomo,

e che noi giustamente consideriamo una nostra caratteristica tanto costitutiva, da arrivare a commettere spesso

due complementari errori di sopravvalutazione al suo riguardo. Ritenendolo, da un lato, trascendente, invece che emergente.

E, dall’ altro lato, necessariamente umano, invece che legato soltanto alla complessità di un sistema:

in particolare, già attualmente presente in altri animali superiori, e potenzialmente anche nelle macchine in generale, e nei computer in particolare.

Come uomini, però, a noi interessano soprattutto il nostro Spirito e le sue conquiste:

prima fra tutte, la sorprendente scoperta che la Natura non è caotica, come ci si sarebbe potuto aspettare, bensì ordinata.

E che il suo ordine non appare soggettivamente imposto dall’ Uomo, come quello alfabetico delle parole di un linguaggio.

Bensì risulta oggettivamente intrinseco alle cose, come quello matematico degli oggetti aritmetici o geometrici, o quello logico dei ragionamenti.

Nella Natura si manifesta dunque un ordine universale, che si chiama Logós in greco,

Ratio in latino e Ragione in italiano.

Il che ci permette di dare un senso letterale al versetto metaforico del Rig Veda, poi annesso dal versetto 1,1 di Giovanni:

“in principio era la Ragione, e la Ragione era presso Dio, e Dio era la Ragione”. Intendendo, naturalmente, per “Dio” la Natura.

Analogamente possiamo interpretare il versetto 1,14: “la Ragione si fece carne e venne ad abitare in mezzoa noi”,

intendendolo nel senso che la ragione umana è uno dei modi in cui la Ragione cosmica si manifesta nell’ ordine della Natura.

Essendone una manifestazione, essa partecipa della Sua essenza.

E può percepirne altre analoghe manifestazioni, che esprime in quelle leggi di Natura,

la cui ricerca e scoperta costituiscono gli scopi primi e ultimi dell’ impresa scientifica.

Ma essendone appunto soltanto una manifestazione, la ragione umana trova nella Ragione cosmica una trascendenza che la sovrasta,

e al cospetto della quale non può che percepire la propria limitatezza.

Il cerchio aperto dalla mia riformulazione laica del Credo

si chiude dunque con la scoperta che non soltanto le parole della sua professione di fede possono essere reinterpretate sensatamente.

Ma che anche l’ esperienza religiosa trova una sua sublimazione nel sentimento che l’ Uomo arriva a provare di fronte alla Natura

attraverso la mediazione dello Spirito, e più specifico;

Si arriva così a una “vera religione”, profonda e intellettuale, che gli scienziati da Pitagora ad Einstein hanno da sempre professato,

e di cui le religioni istituzionali costituiscono soltanto superficiali caricature.

Di qui i motti che esprimevo, forse in maniera un po’ provocatoria, fin dagli inizi della mia opera divulgativa in Il Vangelo secondo la scienza.

Da un lato, che la matematica e la scienza sono l’ unica vera religione, il resto è superstizione.

E, dall’ altro lato, che la religione è la matematica, o la scienza, dei poveri di spirito.

Anche questa “vera religione” ha i suoi misteri, che si manifestano anzitutto nell’ astratta e stupefacente constatazione che l’ Uomo può comprendere qualcosa della Natura.

E poi, nei concreti e stimolanti problemi scientifici che ancora non hanno trovato soluzione definitiva:

primi fra tutti, le origini dell’ universo dal vuoto, della vita dalla materia inanimata, e della coscienza dai primati superiori.

Al confronto di questi veri misteri, ancora una volta quelli delle religioni, dai dogmi ai miracoli, non appaiono che misere caricature,

buone soltanto per coloro che credono appunto che “beati sono i poveri di spirito, perché di essi è il regno dei Cieli” ( Matteo, 5,3).

Io preferisco credere invece che beati sianoi ricchi di Spirito, perché di essi è la repubblica della Terra.

Quanto alla mia professione di fede, è dunque così che enuncerei il mio Credo laico. Come promesso, sulla falsariga del suo:

“Credo in un solo Dio, la Natura, Madre onnipotente, generatrice del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore, l’ Uomo, plurigenito Figlio della Natura, nato dalla Madre alla fine di tutti i secoli:

natura da Natura, materia da Materia, natura vera da Natura vera, generato, non creato, della stessa sostanza della Madre.

Credo nello Spirito, che è Signore e dà coscienza della vita, e procede dalla Madre e dal Figlio, e con la Madre e il Figlio è adorato e glorificato,

e ha parlato per mezzo dei profeti dell’ Intelletto. Aspetto la dissoluzione della morte, ma non un’ altra vita in un mondo che non verrà”.

PIERGIORGIO ODIFREDDI

 

 

 

 

Pierre Teilhard de Chardin

Teilhard_de_Chardin(1)

« Credo che l’Universo sia un’Evoluzione.

Credo che l’Evoluzione vada verso lo Spirito.

Credo che lo Spirito si compia in qualcosa di Personale.

Credo che il Personale supremo sia il Cristo-Universale »

(Teilhard de Chardin “In che modo io credo”, 1934)

Inno alla Materia

« Benedetta sii Tu, universale Materia,

Durata senza fine, Etere senza sponde,
triplice abisso delle stelle, degli atomi e delle generazioni,
Tu che eccedendo e dissolvendo le nostre anguste misure
ci riveli le dimensioni di Dio. »

Negli scritti di Teilhard de Chardin scritti la struttura convergente dell’universo da nascosta si fa manifesta grazie al suo principio per il quale «tutto ciò che sale converge» come si enuclea dalla Legge di complessità e coscienza;

questa viene da Teilhard esplicitata come legge dell’evoluzione simultaneamente sia della materia che dello spirito verso quello che egli chiama Punto Omega e che parimenti esprime una fiducia nel progresso, nell’in-avanti, e in Dio, nell’in-alto.

Grazie a questo impianto teorico Teilhard elabora una sintesi che abbraccia l’intera storia dell’universo e dell’umanità, da paleontologo che guarda al passato della specie ma anche da vero e proprio futurologo se non da profeta dei nostri giorni che similmente guarda all’avvenire della specie.

Grazie a questi lavori Teilhard rese popolare in simmetria a quello di biosfera il nuovo concetto di noosfera che appare nei suoi scritti per la prima volta nel 1925.

Nel 1965 fu creata la Fondazione Teilhard de Chardin con sede al Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, che riunisce documentazione su e di Teilhard de Chardin.

L’importanza del lavoro del teologo-scienziato è anche quella di aver collaborato al progetto di tessere un ponte di collegamento tra pensiero scientifico e pensiero religioso. Lo stesso Teilhard non ha mancato di descrivere il suo percorso personale sia scientifico che filosofico-religioso in una sorta di autobiografia dal titolo Il cuore della materia nel 1950.

 

 

 

ERICH FROMM

 

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Una rappresentazione particolarmente significativa del rap­porto fondamentale tra l’uomo e la libertà..

è data dal mito bi­blico dell’espulsione dell’uomo dal paradiso.

Il mito fa risalire l’inizio della storia umana a un atto di scelta, ma fa cadere l’accento sulla peccaminosità di questo pri­mo atto di libertà, e sulla sofferenza che ne deriva.

L’uomo e la donna vivono nel giardino dell’Eden in completa armonia tra di loro e con la natura.
C’è pace, non c’è alcuna necessità di lavorare; non si pone alcuna scelta, e non esiste né la libertà né la riflessione.

All’uomo è vietato mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male.
Egli agisce contro il comando di Dio, infrange lo stato di armonia con la natura di cui fa parte senza però trascenderla.

Dal punto di vista della Chiesa, che rappresentava l’autorità, questo è nella sua essenza peccato.

Dal punto di vista dell’uomo, però, questo è l’inizio della liber­tà umana.

Agire contro gli ordini di Dio significa liberarsi dalla coercizione,

emergere dall’esistenza inconscia della vita preumana al livello umano.

L’agire contro il comando dell’autorità, il commettere un peccato, è nel suo aspetto umano positivo il primo atto di libertà, ossia il primo atto umano.

Nel mito il peccato, nel suo aspetto formale, è l’agire contro il comando di Dio; nel suo aspetto materiale è il mangiare il frutto dell’albero della conoscenza.
L’atto di disobbedienza, in quanto atto di libertà, è l’inizio della ragione. (Erich Fromm)

Questo..,per me, è il vero Uomo.. che la Parola di Dio (il Verbo) (in principio era il Verbo)..ha creato sulla terra.

l’Ebraismo..purtroppo..a questa concezione..non ci era arrivato..

(da un mio articolo ,settembre 2005,ripescato

 

 

PASSIOMI UMANE CHE DANNEGGIANO L’UOMO

abug14.jpg

Tornando all’esame del “carattere” sadico”..il tratto più importante è il suo atteggiamento verso il potere..

Per il carattere sadico esistono,per cosi dire,due sessi..i potenti e gli impotenti..

Il potere,si tratti di un governo,di gruppi economici,o di istituzioni..stato,chiesa..

suscita in lui,automaticamente,amore,ammirazione e disposizione a sottomettersi..

Il potere lo affascina,non per i valori che questo possiede,ma proprio in quanto è potere..

E per questo motivo..come il potere.. suscita in lui ..sentimenti di amore..

cosi le persone impotenti..suscitano in lui ..disprezzo.

La vista stessa di una persona impotente gli fa desiderare di attaccarla..,dominarla..umiliarla..

Mentre alcuni tipi di personalità completa,autosufficiente,inorridiscono all’idea di attaccare un inerme..

il carattere sadico,sottomesso all’autoritarismo,in quanto privo di una propria consistenza psicologica,

si eccita in proporzione diretta alla debolezza del suo oggetto..”

“passioni” umane..che danneggiano l’uomo (Erich Fromm)   Leave a comment


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“Tornando all’esame del “carattere” sadico”..il tratto più importante è il suo atteggiamento verso il potere..

Per il carattere sadico esistono,per cosi dire,due sessi..i potenti e gli impotenti..

Il potere,si tratti di un governo,di gruppi economici,o di istituzioni..stato,chiesa..

suscita in lui,automaticamente,amore,ammirazione e disposizione a sottomettersi..

Il potere lo affascina,non per i valori che questo possiede,ma proprio in quanto è potere..

E per questo motivo..come il potere.. suscita in lui ..sentimenti di amore..

cosi le persone impotenti..suscitano in lui ..disprezzo.

La vista stessa di una persona impotente gli fa desiderare di attaccarla..,dominarla..umiliarla..

Mentre alcuni tipi di personalità completa,autosufficiente,inorridiscono all’idea di attaccare un inerme..

il carattere sadico,sottomesso all’autoritarismo,in quanto privo di una propria consistenza psicologica,

si eccita in proporzione diretta alla debolezza del suo oggetto..”

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