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GRECIA 5 luglio 2015 REFERENDUM sulla proposta economica dell’Europa ( OXI ) NO (NAI) SI   Leave a comment


Greci al voto domani tra paura e voglia di ricominciare

Il popolo greco è chiamato ad accettare o meno le proposte di riforma dei creditori, in cambio di un nuovo piano di supporto per il Paese ellenico. Ma non mancano i tentativi di risolvere la situazione in extremis, con un accordo tra Ue e Tsipras. Intanto la Grecia è diventata insolvente verso il Fmi, ma rischia grosso con le scadenze di luglio, in particolare verso la Bce. Ecco i possibili scenari a seconda dell’esito delle urne e dell’evoluzione finanziaria della Penisola

Un sabato soleggiato e caldo ad Atene e sulle famose isolette greche meta di turisti da tutto il mondo. Potrebbe essere un tranquillo sabato estivo ma quest’anno per il Paese è il giorno X.

Qui siamo a Corinto ed Elena, direttrice di una scuola di danza ci spiega cosa pensano i greci come lei: “Le persone sono divise su questo referendum. Non sono sicura ma credo che la percentuale dei sostenitori di Syriza sia diminuita”.

I bar e i ristoranti del centro sono perlopiù affollati da stranieri in vacanza, la gente del posto cerca di risparmiare quel poco che è riuscita a prelevare: “La gente è arrabbiata. E si può benissimo capire il perché”, ci dice Christos, membro del consiglio comunale. E’ cambiato tutto, la nostra vita è diventata più difficile, parlo della nostra vita quotidiana. Ovunque serpeggia la paura. Una paura che arriva dalla presa di coscienza di quello che sta accandendo nel paese e di quello che potrebbe accadere in futuro”.

Un popolo allo stremo, diviso sul voto e sulle decisioni prese dal loro premier Tsipras. “E’ vero all’inizio le percentuali a favore del “No” erano molto alte, un dato sopredente”, fa notare una rappresentante locale di Syriza. “Quando le banche hanno iniziato a chiudere le porte il popolo greco è rimasto scioccato, siamo un popolo che ha sofferto molto negli ultimi tempi”.

Il futuro dei greci dipenderà anche dalla scelta di domani.

ATENE – Migliaia di persone sono scese in piazza ad Atene per partecipare alle due manifestazioni contrapposte una a favore del ‘No’ e una a favore del ‘Sì’ per il referendum di domenica, in cui i greci sono chiamati a esprimersi sulla proposta di accordo presentata dai creditori internazionali. Il fronte del ‘No’ si è dato appuntamento a piazza Syntagma, per ascoltare il discorso del premier Alexis Tsipras, mentre i manifestanti che difendono il ‘Sì’ hanno scelto lo stadio Kallimarmaro , che ospitò le prime olimpiadi moderne. Circa 40.000 manifestanti si sono più o meno equamente divisi tra i due cortei.

“Oggi è la festa della democrazia, che ritorna in Europa. Tutti gli occhi dell’Europa sono sul popolo greco. Festeggiamo la vittoria della democrazia ha detto – Tsipras nel suo discorso – . Oggi festeggiamo e cantiamo per superare la paura e i ricatti. Oggi tutta l’Europa guarda voi, il popolo greco. Abbiamo una grande occasione: far ritornare la democrazia in Europa”.

Tsipras ha dichiarato che i greci sono determinati a riprendere i problemi nelle loro mani” e dicono ‘No’ agli ultimatum. “Domenica non decidiamo semplicemente di stare in Europa, decidiamo di stare in Europa con dignità. La ragione è dalla nostra parte, vinceremo”, ha aggiunto.

Poco prima dell’inizio dei cortei scontri sono scoppiati fra la polizia e gruppi di manifestanti. Gli agenti hanno lanciato granate stordenti. Secondo alcuni testimoni, un gruppo di circa 300 persone con il volto coperto dai passamontagna ha cercato di forzare un cordone di poliziotti posto all’inizio di via Ermou, che si immette nella centralissima piazza Syntagma dove è incominciata poco dopo la manifestazione a favore dei “No” al referendum. La polizia ha bloccato gli aggressori esplodendo candelotti lacrimogeni.

http://video.repubblica.it/dossier/crisi-grecia-2011/tsipras-votate-contro-chi-vuole-terrorizzarvi/206120/205226

(fonte Barclays) Passa sopra con il mouse per ingrandire

Pubblicato 4 luglio 2015 da sorriso47 in democrazia, Grecia, Greek, referendum

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La tragedia del popolo argentino (a causa dei suoi politici) si ripete sul popolo greco   Leave a comment


Italia 1 – Mistero: Puntata del 1 giugno 2010

“1-Se lo Stato garantisse ed emettesse in proprio dei Buoni Nazionali non convertibili.
2-Se lo Stato utilizzasse in percentuale tali buoni per tutte le sue occorrenze di bilancio, comprese: scuola, sanità, assistenza e previdenza.
3-Se lo Stato autorizzasse l’uso percentuale di tali buoni su tutto il Territorio Nazionale, e affiancasse a essi progetti di: agricoltura di qualità, ricerca, innovazione, sviluppo, energia alternativa.
4-Se lo Stato focalizzasse la possibilità di utilizzo di tali buoni esclusivamente al di fuori dei circuiti governati dalle multinazionali e dagli strapoteri bancari.

Cosa accadrebbe?

1-Libereremmo risorse in euro per ridimensionare il debito pubblico, la cui natura è intrinseca nel meccanismo monetario del circuito euro, orfano della Sovranità Monetaria Statale.
2-Disporremmo tutti di maggiore potere d’acquisto.
3-Favoriremmo l’immediata ripresa della circolazione degli scambi di beni e servizi.
4-Tratterremmo sul territorio Nazionale maggiori fette di richezza ivi prodotta.
5-Rilanceremmo immediatamente la nostra economia.
6-Creeremmo immediatamente nuova occupazione, soprattutto per i giovani.
7-Miglioreremmo decisamente la qualità della vita di ogni cittadino e di ogni famiglia, ridonando dignità a ogni individuo.
8-Permetteremmo alle imprese di disporre di nuova linfa vitale, senza doversi ulteriormente indebitare con le banche.
9-Eviteremmo gli inutili, sterili, dannosi, sacrifici che la nuova manovra finanziaria preannuncia.
10-Potremmo abbattere significativamente la tassazione.
11-Riacquisteremmo un minimo di fiducia nelle istituzioni dello Stato.

Chi ci crede? Io si!

Cosa c’è da perdere? Nulla!
Cosa c’è da guadagnare? Tutto!

Se ci credi anche tu, appoggia, divulga, rendi partecipi altri di queste “Ipotesi”, sperando che qualcuno che dispone del potere di farlo, si impegni istituzionalmente per la loro realizzazione.

Buona speranza a tutti noi, che ci troviamo nella stessa barca, e perciò dovremmo remare nella stessa direzione, quella che ci allontani in fretta dal baratro dove siamo inesorabilmente diretti.”

(http://www.liberamenteservo.it)

 

Un documentario dei giornalisti Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou sulla crisi greca.

Prodotto e diffuso tramite internet cerca di capire come è stato accumulato l’enorme debito pubblico del paese e punta il dito contro i responsabili.
Dopo il suo inaspettato successo, il dibattito è esploso.

I protagonisti di questo documentario (circa 200 personalità) hanno firmato una petizione per l’istituzione di un comitato internazionale che investighi sull’origine del debito e individui i responsabili. Per loro la Grecia avrebbe il diritto di rifiutare il rimborso del suo “debito ingiustificato”, cioè del debito accumulato attraverso atti di corruzione commessi contro l’interesse della società.

Debtocracy è un atto politico e presenta un punto di vista ben definito sugli avvenimenti che hanno portato la Grecia sull’orlo del baratro.
Le opinioni vanno tutte in una direzione, quella scelta dagli autori, che fin dai primi minuti mettono in chiaro il loro modo di vedere le cose: “In quasi 40 anni due partiti, tre famiglie politiche e alcuni grandi imprenditori hanno portato la Grecia al fallimento. Questa gente ha smesso di pagare i cittadini per salvare i suoi creditori”.

Il documentario denuncia i “complici” di questo fallimento.
I primi ministri e i ministri delle finanze degli ultimi dieci anni in Grecia sono presentati come i responsabili di una serie di connivenze che hanno spinto il paese nel precipizio.
Si serve inoltre dei casi dell’Ecuador e dell’Argentina per sostenere la tesi secondo la quale il rapporto di un comitato di esperti può essere utilizzato come strumento di negoziazione per cancellare una parte del debito e il blocco degli stipendi e delle pensioni.

“Cerchiamo di prendere spunto dagli esempi di paesi che hanno detto no all’Fmi e ai creditori stranieri. A questo scopo abbiamo parlato alle persone che hanno condotto questa valutazione in Ecuador e che hanno dimostrato come gran parte del debito fosse illegale”.

 

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