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La via verso la libertà (Giuliana Conforto)   Leave a comment


 

 

 

Il Condor, uno dei disegni Nazca, visibili in Perù e riconoscibili solo dall'alto

è il transito a una nuova civiltà capace di riconoscere la realtà reale
che è organica e non meccanica

PREMESSA al libro di prossima pubblicazione   CAMBIO DI LOGICA

 

Percorrere la via verso la libertà è il desiderio ormai insopprimibile dei popoli, represso finora da un potere che ha cambiato mille volti e regimi, ma ha coltivato sempre un “sapere” che nasconde la verità essenziale, necessaria alla libertà: la Vita.

Che cos’è la Vita? Un mistero per scienze e religioni, un modo per sfruttare il lavoro per politica e finanze, una profonda e pacifica rivoluzione culturale per chi ammira la Sua Memoria genetica e il Suo grandioso Progetto. È l’evoluzione che avviene in modo repentino, travolge all’improvviso tutto il passato, nonostante la sua lunga “stabilità”. In “attimi” rispetto alla storia geologica, scompaiono i dinosauri e appaiono i mammiferi tra cui quello eretto, l’Uomo, che con un’irresistibile ascesa giunge a dominare il pianeta. Scomparse e comparse delle specie sono avvolte nel mistero, ma svelano una chiara freccia verso stadi di maggiore complessità, in contrasto con quel degrado umano e sociale, quell’entropia crescente che i media ora chiamano “crisi”.

E se fosse, invece, la premessa di un balzo evolutivo, centrato come sempre sulla specie più “elevata” o dominante, cioè quella umana? L’evoluzione riguarderebbe non solo il corpo, che può guarire da tutti i mali, ma anche e soprattutto la mente umana che ha potenzialità straordinarie ed è però in uno stato di acuta follia. Incatenata a idoli quali il denaro e il mercato che in natura non esistono, inchiodata a una vista “scientifica” capace di osservare una porzione minima di ciò che la stessa scienza calcola, la mente comune ignora cos’è la realtà reale e finge di saperlo. Con tale mentalità, abbiamo creato una società contro natura, siamo vittime e artefici di un “sapere” che crede alla memoria di un passato brevissimo rispetto ai tempi dell’evoluzione biologica, convinti che il futuro dipenda da governi incapaci a risolvere i soliti problemi: il debito che i popoli non hanno fatto, ma devono pagare, il persistere di guerre utili ai grandi business (armi, cemento, farmaci, ecc.), ma non a chi le subisce e poi criminalità, corruzione, il lavoro che “manca”. Eppure ci sono tanti lavori urgenti e necessari per il benessere del pianeta.

Il nostro futuro dipende da noi stessi, dalla realizzazione del Progetto inserito da sempre nel DNA umano, sentito come bisogno di libertà e dignità, unità con la Natura che si rigenera senza combustibili e con un’Intelligenza che oggi cominciamo a comprendere. Dopo millenni di “stabilità”, cioè stragi e dolori, l’umanità sta superando i confini, quelli tra le nazioni e anche quelli tra le discipline, riconoscendo le risorse della Natura tra cui quella più importante e, guarda caso, “dimenticata”. È la Sua organizzazione coerente, indipendente dallo spazio e dal tempo, generata da un unico codice genetico, il DNA, il seme che possiamo infine alimentare con una cultura cosciente delle origini. Sono evidenti in ogni concepimento, non sono sperdute in un passato remoto, né legate a un “dio” che ha cacciato l’uomo dal Paradiso, separato “la luce dalle tenebre” ecc. Alla base di tale “sapere” c’è un bluff colossale: il potere temporale, una falsa concezione del tempo da cui deriva la voluta ignoranza della realtà organica, di come e perché si rigenera, quindi la repressione sistematica della sessualità umana.

Siamo oggi in una fase di evoluzione, di fronte al collasso del “sapere” meccanico e alla nascita della coscienza organica, la rivelazione del Messaggio Intelligente che si manifesta nel DNA e nelle sue straordinarie abilità selettive. La Vita non fa elezioni ma selezione che è in fondo un’auto-selezione; è la scelta se dipendere dal “potere” o divenire coscienti che è impotente, espressione di un “sapere” che non ha realtà, né futuro.

 

Il vero “capitale” è l’Intelligenza della Natura di cui l’Uomo può divenire la migliore espressione.

La Natura ora ci offre mutamenti senza precedenti, utili a riconoscere che questo mondo è una prigione le cui “sbarre” sono le convinzioni false di un’umanità caduta nell’oblio delle proprie origini, in un sonno millenario da cui può infine risvegliarsi. È la tesi di questo libro, tesi che ha indizi crescenti, ma non le “dimostrazioni scientifiche” di cui la mente meccanica ha bisogno per riconoscere un fatto a lei sgradevole: le sue tenaci convinzioni non sono state mai provate. Ciò che era ovvio ad antiche civiltà, capaci di costruire templi grandiosi e di organizzare società sagge ed efficienti, è oggi ignorato da una “civiltà” che crede al “vincolo” tra tempo e denaro.[1] È un culto sorto circa seimila anni fa con l’istituzione dell’usura, “vincolo” mai dimostrato, utile a rendere pochi sempre più ricchi e tanti sempre più poveri.

La mente meccanica è convinta che sia sempre stato così e così sempre sarà. Non è vero, ma la sua memoria è parziale e di parte, promossa da religioni che hanno gestito scuola, economia e politica mondiale. La memoria storica è stata artefatta, quella emozionale è stata paralizzata e la Memoria genetica ignorata. In quest’ultima è nascosta la vera Intelligenza, che è individuale e collettiva, indipendente dal “vincolo”, il culto contro natura che domina l’umanità. Dalla fine del ‘600 sono sorte le scienze che non hanno smentito il culto; lo hanno condito con teorie che dividono l’uomo dall’universo e, con uno strano oblio “dimenticano” l’unità che lega l’uomo, l’osservatore, all’universo osservato.

La “crisi” non riguarda solo l’economia, ma anche quella tragedia che è la storia umana, afflitta da un “sapere” che venera il “dio unico” – il tempo – senza sapere cos’è. “Educata” a credere alla “realtà” dei limiti di energia e/o di tempo, la poveretta è ora sull’orlo della follia, ignara della propria naturale comunione con la Memoria genetica, cioè con l’eternità. Il “sapere” è stato vincolato al tempo e alla presunta scarsità delle risorse, gestito prima dalle religioni e, ora, dalle scienze che legano il tempo allo spazio, credendo a un altro culto. È la convinzione “scientifica” che la massima velocità esistente sia quella della luce elettromagnetica nel “vuoto”. Questa è smentita sia dalla presenza di buchi, neri e bianchi – tunnel dello spaziotempo – sia dalla scoperta ormai conclamata che il “vuoto” è pieno di energia oscura.

Possiamo liberarci dai culti, utili a rendere questo mondo un inferno? Si, riconoscendo la verità nascosta per millenni e sempre presente: l’Intelligenza della Vita che genera e rigenera tutto il  Vivente in modi invisibili, ma provati dai fatti. Parleremo de l’altra Luce, che genera tanti mondi e tempi, e soprattutto della nostra umana abilità a usare l’altra Luce, per riportare questo al suo “antico volto”, a ciò che era destinato a essere: il Giardino Terrestre. Oggi è possibile perché il così detto “cambio climatico” è, in effetti, un cambio di mentalità, legato alla crescente intensità de l’altra Luce.

il vero “modo” di “essere ” di una creatura umana ormai “liberata”..   Leave a comment


 

La Preghiera del guerriero
(di Stuart Wilde)

Sono quel che sono.
Avendo fede nella bellezza dentro di me, sviluppo fiducia.
Nella dolcezza ho forza.
In silenzio cammino con gli dei.
In pace capisco me stesso e il mondo.
Nel conflitto mi allontano.
Nel distacco sono libero.
Nel rispettare ogni creatura vivente, rispetto me stesso.
In dedizione onoro il coraggio dentro di me.
In eternità ho pietà per la natura di tutte le cose.
In amore accetto incondizionatamente l’evoluzione degli altri.
In libertà ho potere.
Nella mia individualità esprimo la Forza divina che è dentro di me.
In servizio do quel che sono diventato.
Sono quel che sono:

Eterno, immortale, universale e infinito. E così sia.

 

Pubblicato 19 novembre 2014 da sorriso47 in abbracci, anima, essere, Salute e benessere

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"Nudité, lutte, liberté   Leave a comment


Roma, 18 set. (TMNews) – “Nudité, lutte, liberté”: con questa versione rivisitata del motto della Republique Française il gruppo femminista Femen, nato in Ucraina, è sbarcato a Parigi dove oggi ha tenuto una manifestazione pubblica nel 18mo arrondissement, quartiere ad alta concentrazione di abitanti di origine nordafricana.
Le giovani femministe, note in Ucraina per le loro manifestazioni di “sextremismo”, in cui usano il corpo femminile seminudo come strumento per diverse rivendicazioni di libertà civili, hanno sfilato a petto nudo e con scritte inneggianti alla laicità e contro le restrizioni associate alla religione islamica. La manifestazione è stata un modo per inaugurare il recente centro aperto da Femen nella capitale francese.
La pagina di Facebook di Femen riporta il motto della “nudité” sotto un tricolore con l’effigie di Marianna con fiori fra i capelli come nell’era hippie, e un altro slogan: “La donna è il nostro Dio, la protesta la nostra missione, la nostra arma i seni nudi!”. La nuova sede di Parigi, spiega la pagina di Facebook, “si occuperà di addestrare le attiviste per le azioni nell’Unione europea, l’ufficio di Kiev le preparerà a lavorare in paesi ad alto rischio della Comunità degli Stati indipendenti (Csi, che comprende molti paesi dell’ex Unione Sovietica)”. Nel futuro il gruppo prevede di aprire centri a New York, Montreal e San Paolo, e a più lungo termine anche in Israele

FEMEN PArigi

I HAVE A DREAM   Leave a comment


Spesso i sogni degli uomini costano sangue e sofferenze;

però nella storia si avverano..

I have a dream   (Martin Luther King)
28 agosto 1963, al Lincoln Memorial, Washington DC

I have a dream

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese.

Cento anni fa, un grande americano , alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama di Emancipazione .

Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia.

Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero. Cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione. Cento anni dopo, il Negro vive in un’isola di povertà solitaria in mezzo a un vasto oceano di prosperità materiale. Cento anni dopo, il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

E così siamo venuti qui oggi a denunciare una condizione vergognosa.

In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza , stavano firmando una cambiale di cui ogni americano sarebbe diventato erede.

Questa cambiale era la promessa che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero avuto garantiti i “diritti inalienabili” di “Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità”.

E ‘ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questa promessa, nella misura in cui i suoi cittadini di colore in questione. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno, un assegno che si trova compilato con “fondi insufficienti”.

Ma ci rifiutiamo di credere che la Banca della Giustizia sia fallita.

Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questa nazione. E così, siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà a richiesta le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Non è il momento di impegnarsi nel lusso si raffreddino o di assumere il farmaco tranquillante del gradualismo. Ora è il momento di realizzare le promesse della democrazia. Ora è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia razziale.

Ora è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza. Ora è il momento di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio.

Sarebbe fatale per la nazione passar sopra l’urgenza del momento. Quest’estate soffocante per il malcontento legittimo del Negro non terminerà fino a quando non vi è un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza. Nineteen 63 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogarsi e ora staranno appagati, avranno un duro risveglio se il paese riprenderà a funzionare come al solito. E non ci sarà né riposo né tranquillità in America fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadinanza. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino al giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente, che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia: Nel processo di conquista del posto che gli spetta, non dobbiamo essere colpevoli di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento.

Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina.

Non dobbiamo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Ancora una volta dobbiamo elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha inghiottito la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia tutti i bianchi, per molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino .

E sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà.

Non possiamo camminare da soli.

E mentre camminiamo, dobbiamo impegnarci a marciare per sempre in noi avanti.

Non possiamo tornare indietro.

Ci sono quelli che stanno chiedendo ai devoti dei Diritti Civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non potremo mai essere soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori della brutalità della polizia. Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non possono trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non possiamo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a uno più grande. Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro auto-cappuccio e derubati della loro dignità da cartelli che dicono: “. Per soli bianchi” Non possiamo essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non possono votare ei negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, no, non siamo soddisfatti, e non saremo soddisfatti fino a quando “la giustizia non scorrerà come l’acqua e la rettitudine come un fiume possente.” ¹

Non ho dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni.

Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere.

E alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda – domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia.

Siete voi i veterani della sofferenza creativa.

Continuare a lavorare con la fede che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi, ritornate in Alabama, ritornate nel South Carolina, ritornate in Georgia, tornate in Louisiana, tornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà.

Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione, dico a voi oggi, miei amici.

E così, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, ho ancora un sogno. E ‘un sogno profondamente radicato nel sogno americano.

Io ho un sogno che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: “. Noi riteniamo queste verità di per sé evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali”

Io ho un sogno che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli degli ex schiavi ei figli di proprietari di schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho un sogno che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho un sogno che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della loro pelle ma dal contenuto del loro carattere.

Ho un sogno, oggi!

Io ho un sogno che un giorno, d o wn in Alabama, con i suoi razzisti immorali, con il suo governatore le cui labbra gocciolano delle parole di “interposizione” e “nullificazione” – un giorno proprio là in Alabama ragazzini in bianco e nero le ragazze saranno in grado di unire le mani con bambini bianchi e bambine bianche come sorelle e fratelli.

Ho un sogno, oggi!

Io ho un sogno che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani ei luoghi tortuosi saranno diritti, “e la gloria del Signore sarà rivelata e ogni carne la vedrà “. 2

Questa è la nostra speranza, e questa è la fede che torno al Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che saremo liberi un giorno.

E questo sarà il giorno – questo sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio potranno cantare con nuovo significato:

Tis mio paese ‘, di te, dolce terra di libertà, di te io canto.

Terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino,

Da ogni pendice di montagna risuoni la libertà!

E se l’America vuole essere una grande nazione, questo si deve avverare.

E quindi lasciate risuonare la libertà dalle cime dei prodigiosi monti del New Hampshire.

Risuoni la libertà dalle poderose montagne di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle cime innevate delle Montagne Rocciose del Colorado.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non solo:

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi.

Da ogni pendice di montagna risuoni la libertà.

E quando questo accade, quando lasciamo risuonare la libertà, quando noi lo permettiamo di risuonare

da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città,

saremo in grado di accelerare il giorno in cui tutti i figli di Dio, uomini neri e bianchi , ebrei e gentili,

protestanti e cattolici, potranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual Negro:

Finalmente libero! Finalmente libero!

Grazie a Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente! 3

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