Archivio per l'etichetta ‘omosessualità

Ancient sexuality..in Mughal Era..(India)   2 comments


E’ bello..vedere..che anticamente…sono esistite epoche e Paesi..in cui la Sessualità umana..era vissuta..serenamente..senza tabu’..rispecchiando tutte le naturali inclinazioni dell’essere umano.

Ogni Genere..viveva serenamente la sessualità..intendo dire che anche l’omosessualità..maschile e femminile.erano vissute senza discriminazioni..

Le immagini dei filmati sono eloquenti..erano sicuramente ..tempi sereni..per l’Uomo..

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L’omosessualità maschile e femminile.. non è “vizio”…ma amore…   Leave a comment


Canada, una preghiera contro l'omofobia: così le calciatrici spose

Dopo i Mondiali femminili di calcio giocati in casa, il portiere del Canada Erin McLeod ha coronato un grande sogno, quello di sposare la sua fidanzata, Ella Masar. Compagne nella vita, e di squadra nelle Houston Dash, le due calciatrici hanno pubblicato sui loro profili social le foto della cerimonia. Tanti i messaggi di sostegno e di gioia per la coppia, minati però anche da commenti omofobi che Ella Masar ha voluto mettere a tacere con un messaggio su Instagram. “Per tutte le congratulazioni, l’amore e il supporto, grazie – scrive l’atleta – Io ed Erin ci sentiamo fortunate per la quantità dei messaggi ricevuti. Anche per gli “altri” (i meno graditi, ndr), grazie. Grazie perché pregate per me e date forza alle mie preghiere, perché così come voi pregate, io faccio lo stesso. Padre Nostro, grazie per avermi permesso di incontrare la mia metà, per aver trovato qualcuno che rafforza la mia fede e mi permette di essere la persona che ho sempre sognato. Grazie per avermi insegnato ad amare davvero, amen”.

a cura di Eleonora Giovinazzo
13 luglio 2015

LA “MENZOGNA” DELLA CHIESA CATTOLICA (ovvero..l’Etica sessuale cattolica)   3 comments


La chiesa Cattolica, nella sua ETICA  SESSUALE, condanna ogni espressione della sessualità umana che non sia la eterosessualità..vissuta nel matrimonio.. e pensare che gli animali,specialmente quelli a noi più vicini i Bonobos (98%del nostro DNA) che potremmo definire i nostri Adamo ed Eva…vivono una sessualità libera.

bonobos-sexual1

(basta vedere i filmati sulle loro abitudini)

“IL SESSO..LA SESSUALITA’..UMANA..

 

“anche questi..”possono”  essere cristiani..

gay love

 

 

lesbiche 1

” non angustiate ..le loro Anime..non dite loro..che il Padre li biasima..”

La Chiesa ha trasformato il “non commettere adulterio” in “non commettere atti impuri” specificando che anche la masturbazione non è ammessa..che è peccato “grave”

La naturale sessualità ,fornitaci dal Creatore, è divenuta una gogna insopportabile.

Il racconto biblico di Onan ne è il fondamento;

ho studiato la bibbia per molto tempo..questo Onan era obbligato per la legge degli ebrei a dare una discendenza al fratello morto senza figli..ma Onan non voleva un figlio su cui non poter rivendicare la sua paternità ..i suoi diritti.

Dove stà il peccato ? non certo nel contesto sessuale..ma in quello giuridico;

la Chiesa l’ha “trasformato” in non commettere atti impuri.

Anima e corpo

La Chiesa non ammette il Nudismo..ma su questo argomento mi permetto di suggerirvi un articolo in merito

https://andreasinicatti.wordpress.com/2015/05/28/maschio-e-femmina-li-creo-2/

Inoltre si è aggiunto il celibato forzato per i sacerdoti e per le suore;

questa regola non è scritta sui Vangeli e non era una pratica osservata  nella Chiesa primitiva. Se da un lato il Nuovo Testamento descrive favorevolmente il matrimonio, vi sono anche dei riferimenti al celibato,visto come carisma particolare.

Non è però  legato esplicitamente al ministero ecclesiastico. C’è un vangelo di Gesù..che ritengo segnalarvi..anche se solo in parte si può collegare all’argomento trattato.

Il vangelo di Tommaso http://web.tiscalinet.it/Agrapha/Vangeli/Vangelo%20Tommaso.html

(Così ha parlato Tommaso di Gianfranco Ravasi n “Il sole 24 Ore” del 15 aprile 2012)

“La vicenda ha la trama di un giallo. Inverno 1945-46: in un remoto villaggio dell’Alto Egitto, pressola città di Nag Hammadi (l’antica Chenoboskion), alcuni braccianti stanno estraendo dal sottosuolo un fertilizzante naturale. All’improvviso, sotto le pale, ecco apparire un orcio di ceramica sigillato;aperto, si rivela colmo di libri papiracei rilegati in cuoio. Il caposquadra sequestra per sé il tesoro e lo colloca nella sua modesta abitazione ove senza imbarazzo sua madre, quando deve appiccare ilfuoco al focolare, non esita a strappare alcuni di quei fogli. Ma un giorno quell’operaio viene coinvolto in una faida di sangue e, costretto alla fuga, si assicura qualche guadagno piazzando quei testi presso alcuni antiquari. Sembra una leggenda, ma uno di questi codici giungerà fino a casa di Jung, sì, lo “psicoanalista” celebre, come dono offertogli per un compleanno! Fu solo dieci anni dopo la scoperta, nel 1955, che dodici di quei codici furono ricomposti in unità presso il Museo Copto del Cairo perché copta era la lingua in cui erano scritti, mentre bisognerà attendere fino al 1959 per l’ editio princeps del testo divenuto più famoso, quel Vangelo secondo Tommaso che ora possiamo leggere e studiare in una raffinata e accurata versione italiana commentata ampiamente, con testo originale a fronte, per merito di un borsista dell’Università di Torino, Matteo Grosso. In verità, ci si era accorti che quei fogli copti contenevano un testo apocrifo parzialmente già noto in greco in tre papiri rinvenuti tra il 1897 e il 1904 nella località di Ossirinco,un centro a 180 km a sud del Cairo, da due studiosi inglesi, Bernard P. Grenfell e Arthur S. Hunt, edatabili attorno al 200-250, antichi di oltre 100-150 anni rispetto ai più ampi paralleli copti di NagHammadi..

Ma che cosa conteneva questo scritto che solo nel “colofon” finale è definito «Vangelo secondoTommaso»? Si tratta di 114 lóghia,  cioè “detti” di Gesù, alcuni presenti nei Vangeli canonici, altri ignoti.. ma spesso non privi di una loro attendibilità storica. Ora, da tempo gli esegeti hanno isolato all’interno dei Vangeli di Matteo e Luca una fonte usata da questi evangelisti denominata Q (dal tedesco Quelle, “fonte’) e costituita anch’essa di frasi pronunciate da Gesù.  Si trattava, dunque, di qualcosa di parallelo rispetto al Vangelo secondo Tommaso: sappiamo, infatti, che i Vangeli ebbero alcuni “predecessori”, orali e scritti, ossia stesure parziali di detti e fatti di Gesù e memorie su di lui. Certo, il nostro apocrifo è di redazione tarda, ma custodisce al suo interno frasi nuove o analoghe e talora identiche a quelle della fonte Q. Nonostante l’«alone caliginoso» che avvolge il testo di Tommaso – per usare un’espressione di Grosso -, a causa di una sua ipotetica dipendenza dalle mitologie gnostiche, cioè appartenenti a un’ideologia cristiana deviata fiorita soprattutto in Egitto, dipendenza nettamente esclusa dal curatore di questa edizione, l’opera rivela una sua originalità sia contenutistica sia stilistica sia strutturale, acutamente vagliata da una studiosa statunitense, April D. DeConick (The Original Gospel of Thomas, T&T Clark, London – New York 2006). Il modello di composizione risultante è dinamico, è quello di un rolling corpus che intreccia tradizioni orali e cristallizzazione scritta e che opera «un continuo e progressivo incorporamento di materiale nuovo», destinato a «inframmezzarsi e compenetrarsi con quello precedente, trasfigurandolo nella forma e riorientandone il significato».Tre sono gli attori che entrano in scena. C’è innanzitutto una voce narrante che introduce i vari lòghia con la formula: «Dice Gesù…». Si ha poi l’apostolo Tommaso che reca anche il nome di Giuda e la resa greca del significato di Thômàs, “gemello”, quindi Didimo, termine usato nei suoi confronti anche  dal Vangelo di Giovanni (11,16; 20,24; 21,2). Quest’ultimo lo presenta come personaggio centrale in una delle apparizioni di Cristo risorto, sotto lo scorcio simbolico del dubbioso (20,19-29), al contrario di quanto accade nell’apocrifo ove è l’emblema del vero discepolo.Infine, ecco il protagonista Gesù che sorprendentemente non è mai chiamato né Cristo né Figlio di Dio, ma soprattutto «il Vivente». Infatti, nel testo è di grande rilievo la dialettica tra vita e morte,tesa verso l’orizzonte escatologico per cui il fedele è destinato a «non gustare la morte» in quel paradiso ove gli alberi «non cambiano né d’estate né d’inverno», le cui foglie sono perenni,divenendo così simbolo d’immortalità (n.19). Perciò, sarà «beato colui che sarà saldo all’inizio: egli conoscerà la fine e non gusterà la morte» (n.18). A questo punto non resta che percorrere i 114 detti di questo stupefacente Vangelo , accompagnati dalla ricca e attenta esegesi di Grosso. Tanto per far pregustare qualche perla di questa collana spirituale, citeremo tre lòghia. Il primo reca il n. 25 ed è un’esaltazione del precetto dell’amore: «Dice Gesù: Ama tuo fratello come la tua anima; custodiscilo come la pupilla del tuo occhio». Il secondo è in realtà l’ultimo della raccolta (n.114) ed è sconcertante per il suo aspro antifemminismo, testimonianza di ambiti estremi del cristianesimo delle origini, ma ricondotto nei suoi termini specifici dal commento di Grosso a cui rimandiamo. Ecco il testo: «Simon Pietro dice loro: Maria (Maddalena)deve lasciarci, perché le donne non meritano la vita. Dice Gesù: Ecco, io stesso la attirerò affinché sia fatto maschio, così che possa anche lei diventare uno spirito vivente, maschio simile a voi. Poiché ogni donna che si farà maschio entrerà nel regno dei cieli». In un altro detto, il 22 ,si aveva invece il superamento della divisione dei sessi, un po’ nella linea di quanto affermava san Paolo: «Non c’è giudeo né greco, non c’è schiavo né libero, non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Galati 3,28). Infine, un terzo detto che è, invece, senza riscontri diretti nei Vangeli canonici, ma è dotato di una potenza espressiva straordinaria: «Dice Gesù: Mi sono levato in mezzo al mondo e mi sono manifestato loro nella carne; li ho trovati tutti ubriachi e non ho trovato nessuno tra loro assetato. E la mia anima ha sofferto per i figli degli uomini, poiché essi sono ciechi nel loro cuore e non vedono bene; infatti vuoti sono venuti nel mondo e vuoti cercano di uscire dal mondo. Ma in questo momento sono ubriachi; quando scuoteranno via il loro vino, allora si convertiranno» (n.28). (Vangelo secondo Tommaso, Matteo Gasso, Carocci, Roma, pagg. 302, € 25,00)

Questo vangelo ..riconosciuto ormai utile alla conoscenza di Gesù.. lo ha affermato Benedetto XVI.. recita cosi in un loghia (versetto) 61. Gesù disse, “In due si adageranno su un divano; uno morirà, l’altro vivrà.” Disse Salomè, “Chi sei tu signore? Sei salito sul mio divano e hai mangiato dalla mia tavola come se qualcuno ti avesse inviato. ” Gesù le disse, “Sono quello che viene da ciò che è integro. Mi sono state donate delle cose di mio Padre.” “Sono tua discepola.” “Per questa ragione io ti dico, se uno è integro verrà colmato di luce, ma se è diviso, sarà riempito di oscurità.” La traduzione originale dal copto recita cosi.. Gesù ha detto: “Una coppia riposa sul letto: quale dei due vivrà, quale morirà?” Salomè rispose: “non sei forse tu l’uomo uscito dall’UNO VIVENTE, che sei salito sul mio letto ed hai mangiato alla mia mensa? Gesù le rispose: “IO SONO COLUI CHE E’ USCITO DA COLUI CHE E’ UGUALE. MI E’ STATO DATO CIO’ CHE E’ DEL PADRE MIO! “E io non sono forse la tua discepola?” “Quanto a questo, ti dico: quando ci si unisce si è pieni di Vita, quando si resta divisi si è pieni di Male!” il senso di tale frase non è facile..cosa si intende per integro.. ed ancor più.. dall’UNO VIVENTE !!   Una cosa è certa,a mio avviso, il Creatore deve possedere in Sè..il Maschile ed il Femminile..altrimenti non poteva creare i due Generi.. ci sono persone che nascono androgine ..sono sbagli della natura? Riprendo il filo del discorso principale.. Tra gli apostoli alcuni sono sposati  (di Pietro si nomina la suocera), ma le eventuali mogli degli altri apostoli e discepoli  non compaiono nella narrazione.. ma non è possibile che gli apostoli ed i discepoli fossero tutti celibi; la maggior parte delle chiese cristiane dichiarano che Gesù fosse celibe;

Paolo di Tarso elogia sia il matrimonio sia il celibato, ma invita a essere, come lui, senza impegni per svolgere la sua missione di evangelista itinerante: «Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» (1 Corinzi 7,8-9). Altrove richiede che i vescovi siano sposati con una sola moglie e con figli ubbidienti: i cristiani non sanno che a quei tempi gli ebrei potevano avere più mogli..vivere in poligamia.. «Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare […] Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?» (1 Timoteo 3,2-5).

Questo articolo è esaustivo sulla questione…ma la Chiesa non ne parla.

http://apologetica.altervista.org/celibato_dei_sacerdoti.htm

Papa Francesco,   Roma 5 Febbraio 2015 ANSA/GIUSEPPE LAMI

Papa Francesco,
Roma 5 Febbraio 2015 ANSA/GIUSEPPE LAMI

http://www.huffingtonpost.it/2015/02/19/celibato-sacerdoti-papa-francesco_n_6711660.html

La Chiesa cattolica insegna come valida l’etica vetero testamentaria..

che condanna i costumi delle città di Sodoma e Gomorra.. s’intuisce che in esse preponderassero certi vizi sessuali;

ma una cosa è un vizio..ed un’altra cosa è l’omosessualità maschile e femminile. Non si può condannare una pulsione “naturale” come lo è la omosessualità.. perchè tali persone nascono…con un genere che attrae… verso la loro medesima sessualità.

A meno che non si presuma che il Creatore..commetta degli “errori”..e questo non è ammissibile. Addirittura in altre specie animali..si assiste ad un cambiamento di sessualità .. (ad esempio la Viola di mare..che è anche il titolo di un film a tematica lesbica..cambia di sessualità nel corso della sua vita).

Ma ritengo che sarebbe doveroso..per la Chiesa..considerare che la Parola di Gesù Cristo..è.. una Parola Storica.. intendendo con questo… che fu detta in uno specifico momento storico e ed in una determinata cultura;

Se Dio è un Vivente..non può mai cessare di parlare.

La coscienza dell’Uomo ,proprio a motivo del suo messaggio d’amore..

e della Verità scientifica, che altro non è..che  la medesima Conoscenza dello stesso Dio Creatore.. può comprendere meglio..ciò che è la verità su certi argomenti..e comportarsi conseguentemente.. la masturbazione non è un “peccato grave”

perchè ,in certi limiti,..fà bene all’organismo..che sente questa necessità lo dicono i sessuologi..quindi non può essere un “male”

.. Erich Fromm..un grande psicologo…ebreo istruito in gioventù da grandi e riconosciuti rabbini..consigliava nei suoi saggi le “passioni positive” necessarie ed utili per lo sviluppo psichico dell’essere umano.. “l’amore è la sola sana e soddisfacente  risposta al problema dell’esistenza umana”

fromm 2

La Chiesa cristiana,come tutte le altre Religioni..sono “incatenate” nella intoccabilità dei loro propri Dogmi.. Personalmente..sono arrivato a questa amara conclusione..

“avevano la Perla più rara…e ne hanno fatto lo Zimbello dei popoli.”

Film e video interessanti ( Movies and short movies that i think very interesting)   Leave a comment


a questo link ci sono  i miei video preferiti su Youtube ..ce ne sono di molto belli..dategli un’occhiata.

i miei video preferiti su Youtube

La ricotta -Pier paolo Pasolini

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Secondo il critico Adelio Ferrero, che scrisse un’ottima monografia sul cinema di Pasolini pubblicata anni fa nei tascabili della Marsilio, il cortometraggio “La ricotta” sarebbe il vertice del cinema del controverso autore friulano. Secondo Ferrero “E’ con La ricotta che il cinema di Pasolini raggiunge il suo esito forse più alto. E questo avviene, non a caso, attraverso i modi della ricapitolazione poetica del proprio mondo e dell’apologo metalinguistico. (…) La violenta irruzione del colore nella tonalità “neorealistica” del bianco e nero introduce subito il tema dominante: la commistione scandalosa e angosciante di sacro e profano, o meglio, di sacro artificiale e di profano-tragico, primo e vivido scarto fra i due piani, opposti e ricorrenti, della realtà e dell’immagine, della Vita e della formalizzazione della vita, della tragedia e dell’idillio, della sofferenza e dello spettacolo: opposizione che ispira e modella tutto il racconto, fin nelle pieghe e inarcature più segrete”.
Francamente non so se possa essere definito l’esito più alto di Pasolini, magari “Accattone” ha una maggiore compattezza, comunque “La ricotta” risulta un piccolo capolavoro, assolutamente da non trascurare come altri cortometraggi dell’autore fra cui il poetico “Che cosa sono le nuvole”. Di certo questo breve film di circa mezz’ora risulta una sorta di appendice ai primi due film di ambientazione romana e ai romanzi sul sottoproletariato delle borgate: le tematiche sono le stesse, emerge una mitizzazione quasi “religiosa” delle figure dei diseredati come il protagonista Stracci, che per saziare la sua fame atavica arriverà a fare un’indigestione di ricotta che lo porterà a morire sulla croce come Gesù Cristo. A livello formale è molto interessante l’alternanza fra il bianco-nero neorealistico di cui parlava Ferrero e un colore dalle tinte sature per le scene in cui si rievocano alcuni dipinti dei pittori Rosso Fiorentino e Pontormo con appositi tableaux-vivants; i personaggi restano volutamente poco approfonditi, ma a spiccare, più che il protagonista Stracci, è soprattutto la figura del regista, interpretato dall’imponente Orson Welles, che rimanda inevitabilmente allo stesso Pasolini con battute velenose sulla borghesia italiana e lo sfacelo culturale che già allora iniziava ad affacciarsi. Vi sono citazioni delle comiche chapliniane nell’uso del fast-forward su Stracci che corre a rimpinzarsi di cibo, oppure un inevitabile richiamo al Bunuel di “Viridiana” nella scena dell’orgia dei mendicanti, che qui è ripresa in un ballo dissacratorio di alcune comparse. Laura Betti, abituale musa del regista, qui fa una piccola apparizione. Resta un’opera essenziale per penetrare all’interno della visione della vita e del mondo di Pasolini, una satira che volge rapidamente in tragedia e che, nella sua brevità, mantiene una completezza di ispirazione che può portare a preferirla rispetto ad alcuni film successivi più “esteriori” e manieristici.

nel seguente link..troverete alcune parti della ricotta..ma anche i video completi per vedere il vangelo di Matteo  

ed il Decameron..e le 120 giornate di Salò  ed altri importanti video

(è una playlist di 200 video)

Samsara

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Le vite degli altri– (consigliato dal giudice Clementina Forleo) link

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Water- un film di Deepa Mehta

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India, 1938: Chuyia è una bambina di otto anni, con lo sguardo, la spontaneità, la voglia di giocare di qualsiasi coetanea. Solo che lei è diversa, è una baby-sposa. A cui, per colmo di sfortuna, muore il marito: così, come prescrivono i rigidissimi rituali religiosi indù, la piccola è costretta a lasciare la famiglia, l’adorata mamma, per essere segregata in una “Casa delle vedove”. Una sorta di lager dove – tra amicizie, umanità dolente, prostituzione occulta, divieti di ogni genere – finirà, dopo l’ennesimo trauma, per perdere definitivamente l’innocenza. Tutta la luce che aveva negli occhi.

Succedeva nell’India di quasi settant’anni fa, succede anche nell’India di oggi: secondo un censimento del 2001, nell’immenso subcontinente ci sono 34 milioni di vedove, e almeno 12 milioni vivono nelle “Case”. A fornire questi dati è la regista indiana (trapiantata in Canada) Deepa Mehta: è lei ad aver scritto e diretto Water, l’intenso, toccante film (nelle sale da venerdì 6 ottobre) che racconta – appunto – la storia di Chuyia. Personaggio di finzione, certo, nato dalla fantasia dell’autrice; ma che simbolizza il destino infame di tantissime donne, emarginate e perseguitate. E non solo in quel paese: secondo Amnesty International, ogni anno nel mondo ci sono 80 milioni di matrimoni con spose bambine.

Ma Water non è solo la denuncia di un fenomeno inquietante, e che esiste tuttora. E’ anche un film molto rifinito, con una bella fotografia, musiche suggestive e un gruppo di interpreti notevoli. Acclamato al festival di Toronto, candidato del Canada agli Oscar, e amato da molti personaggi celebri. Tra cui un uomo che di India e di fondamentalismi religiosi se ne intende, Salman Rushdie: “E’ un’opera magnifica – ha detto – che affronta un argomento serio e difficile ma dall’interno, attraverso gli occhi delle protagoniste. Toccando irrimediabilmente il nostro cuore”.

Eppure, malgrado le qualità cinematografiche, è inevitabile che la presentazione italiana di Water diventi soprattutto un’occasione per denunciare quanto c’è ancora da fare, in tema di diritti civili. Specie al femminile. La prima a sottolinearlo è il ministro del Commercio estero, Emma Bonino, testimonial della pellicola (così come Amnesty International, che la patrocina): “La cosa che più mi ha colpito del film – racconta la storica leader radicale – è che tratta un tema molto attuale: il rapporto tra religione e società. O meglio, tra interpretazioni particolarmente reazionarie della religione e società. E questo non vale solo per l’induismo, ma anche per la nostra religione e per l’Islam”. Da qui l’impegno del ministro: “Nel 2007, l’India sarà il punto focale della mia attività. E non si tratta di occasioni solo commerciali: cercherò di avere con gli amici indiani un dialogo francoanche su altri temi”.

La Bonino, dunque, sottolinea un punto importante: a rendere “esplosivo” Water non è solo il riferimento alla crudeltà di certe tradizioni, ma anche il mostrare senza reticenze l’orrore a cui può condurre il fanatismo religioso. Un’interpretazione avallata dalla regista, Deepa Mehta: “Il cuore del film – spiega – è il conflitto tra coscienza e fede: se non si ascolta la propria coscienza, ma di obbedisce pedissequamente alla fede, si rischiano cose disumane”.

A dimostrarlo, c’è anche la travagliata lavorazione del film. Come spiega il produttore, David Hamilton: “Abbiamo tentato di girare Water nel 2000, in India. Il set era già pronto, ma poi, a pochi giorni dalle riprese, il movimento dei fondamentalisti ha bruciato il set. Allora abbiamo cominciato a girare nell’hotel dove alloggiavamo, ma fuori la gente urlava e bruciava foto di Deepa. Per due anni lei ha dovuto avere la scorta”. Conseguenza: il film è stato girato solo quattro anni dopo, ma nello Sri Lanka. E quasi clandestinamente.

Del resto, Mehta non è nuova alle minacce dei fanatici: già un suo film precedente, Fire, fu oggetto di proteste furiose e ritirato dalle sale, perché parlava di donne lesbiche. E adesso, in novembre, toccherà a Water uscire nei cinema indiani. Una pellicola che, almeno vista con occhi occidentali, presenta tutti i personaggi con molto rispetto: la piccola Chuyia, certo (interpretata dalla debuttante dello Sri Lanka Sarala); ma anche la bella Kalyani (Lisa Ray), vedova-prostituta che si innamora del laureato in legge Narayan (John Abraham), seguace di Gandhi; e la religiosissima sadananda (Kulbhushan Kharbanda), che vive sulla sua pelle il conflitto tra fede e coscienza.

Ma è proprio Gandhi – di cui in questi giorni si celebra il centenario della nascita – a chiudere il film, in una scena intensa e un po’ a sorpresa: “Lui è il simbolo della nostra liberazione – conclude Mehta – per questo ho deciso di farlo apparire in un film come il mio. Che non vuole mostrare solo le discriminazioni delle vedove, ma denunciare qualsiasi oppressione contro gli esseri umani: in nome della tradizione, della religione, del colore della pelle”.

(3 ottobre 2006)

 

 

Cento chiodi- Ermanno Olmi

cento chiodi

 

 

Un giovane professore di filosofia della religione che insegna all’università di Bologna, con un clamoroso gesto simbolico di ribellione – “crocifigge” letteralmente cento preziosi incunaboli della biblioteca universitaria – abbandona la propria vita di intellettuale affermato, scompare senza lasciare alcuna traccia e, mentre le forze dell’ordine lo cercano per quel vandalismo sacrilego, sceglie di stabilirsi in un cascinale in rovina lungo le rive del fiume Po, dove «impara a vivere con lentezza, a entrare in sintonia con la natura»[2] e viene accolto con semplicità dagli abitanti del luogo, che lo chiamano, scherzosamente ma non troppo, Gesù, per il suo aspetto e la sua scelta di vita.

 

Entrato a far parte della comunità, partecipa alle feste di paese, viene aiutato a ricostruire il rudere che ha scelto come casa, il suo silenzioso carisma conquista tutti, ma fa amicizia in modo particolare con un giovane postino ed una ragazza che lavora in panetteria e che si innamora di lui.

Viene infine trovato dai Carabinieri quando cerca di utilizzare la propria carta di credito per aiutare i suoi nuovi amici, pesantemente multati per le costruzioni abusive a ridosso degli argini, nelle quali trascorrono le loro giornate. Ammette la responsabilità del proprio gesto ed ottiene gli arresti domiciliari, ma non ritorna più nella sua casa sul fiume, dove è atteso invano.

I giudizi sul film sono stati influenzati da due fattori esterni rispetto alle considerazioni puramente estetiche: da un lato, il sempre acceso dibattito politico e culturale su religione e laicismo nella società contemporanea, dall’altro il fatto che Olmi si sia detto intenzionato ad abbandonare con quest’opera il cinema di finzione per ritornare ai documentari, con cui aveva iniziato la propria carriera,[5] hanno dato al film la connotazione di “film-testamento”, a cui tributare quindi una particolare attenzione, estesa ad una considerazione generale sull’intera opera dell’autore.

Sono stati espressi giudizi opposti, anche sugli stessi giornali, riguardo l’aderenza o meno al Cristianesimo dello spirito del film:

«un’opera profondamente cristiana e ferocemente anti-clericale» (Alberto Crespi, L’Unità, 24 marzo 2007)
«Il film di Olmi è altamente cristiano, del Cristianesimo umile e spirituale, quello che sa che Dio lo si adora in spirito e verità. Olmi dice che la verità non è quella dei libri, ma quella che coincide con l’autenticità della vita, con l’esperienza di unità e fratellanza tra gli uomini, con l’onestà intellettuale verso se stessi che fa rifiutare antiche dottrine dogmatiche e morali che hanno perso ogni contatto vitale con l’evoluzione del mondo. Il primo a inchiodare i libri sacri è stato Gesù quando diceva: “Vi è stato detto, ma io vi dico”» (Vito Mancuso, Panorama, 12 aprile 2007)
«(…) un’opera contraria al Cristianesimo e alla sua tradizione culturale» (Francesco Alberoni, Panorama, 10 maggio 2007)

 

 

Il diavolo in corpo di Marco Bellocchio

 

Vincere 

di Marco Bellocchio, questa è teologia laica.

“Vincere” il film in streaming , una storia d’amore poco nota “Vincere” é stato l’unico film in concorso nel 2009 al Festival del Cinema di Venezia. Diretto da Marco Bellocchio e interpretato da una sempre convincente Giovanna Mezzogiorno e da Filippo Timi – i protagonisti -, la trama del film narra l’amore di Ida Irene Dalser per Benito Mussolini e ruota inevitabilmente attorno alle vicende che coinvolgono Benito Albino Dalser, il figlio nato dalla loro unione. La donna, che ama Benito incondizionatamente, asseconda in tutto e per tutto l’uomo che dal canto suo non ripaga Ida dello stesso sentimento. Nella pellicola emerge come l’ascesa politica di Mussolini avvenne anche grazie alla presenza e ai sacrifici della Dalser che però non occupò mai un posto speciale nel suo cuore e fu ben presto ripudiata e dimenticata.

Elena Undone

Elene Undone 1

Dramma e sesso passionale e romantico si combinano nell’incanto del primo amore che deve fronteggiare diversi problemi nella vita reale per trasformarsi nell’impegno di una vita. Prima di incontrare Peyton, Elena, moglie e madre eterosessuale, non avrebbe mai potuto pensare che si sarebbe innamorata di una donna. L’amicizia fra Peyton, una scrittrice lesbica dichiarata, ed Elena, la moglie di un pastore omofobo che non ha mai conosciuto il vero amore, si trasforma rapidamente da un’attrazione unilaterale in una torrida relazione extraconiugale. Nonostante il forte sentimento, Peyton, preoccupata su molti fronti, ha delle perplessità ad iniziare una storia con una donna etero sposata. Elena, da parte sua, riconosce di essersi messa in una trappola con un amore senza possibilità di matrimonio, e fatica a razionalizzare la natura e l’importanza dei suoi nuovi desideri. Mentre il loro rapporto s’intensifica, Elena si trova davanti alla scelta di abbandonare Barry, suo marito, o di mettere fine alla sua storia con Peyton per salvare un matrimonio già traballante e per nulla gratificante e tornare ad una vita grigia e meccanica. Ma sopra ogni cosa, Elena deve riuscire a convincere Peyton che loro due possono avere davanti un futuro splendido nonostante la difficile partenza. Il film affronta le tematiche della religione, del sesso, della famiglia e della forza dirompente che può avere un amore vero.

(Se non riesci a vedere i film correttamente è perché devi cambiare i file DNS.

Nulla di complicato, se non sei pratico chiedi aiuto ai moderatori, puoi trovarli, in genere, dopo cena.
Oppure segui i consigli del tutorial    (qui per Mac)
trailer
 qui sotto il film completo sub ita in streaming
http://www.nowvideo.ag/video/gsd2f3tafugcb
A Perfect Ending
Rebecca è una donna elegante, facoltosa, e rispettabile. Una moglie leale con tre figli già cresciuti, una vistosa residenza e un bellissimo marito. Ma non ha mai avuto un orgasmo. Determinata a risolvere questo problema, un’amica lesbica le organizza un’incontro con una strepitosa squillo d’alto bordo di nome Paris. Da quel giorno sia la vita di Rebecca che di Paris cambieranno per sempre. Rebecca si rifugia negli incontri paradisiaci con Paris mentre a casa vive una routine da soap opera per lei ormai senza nessun interesse. Paris, al di là del suo lucrativo lavoro come escort, non riesce più a nascondere le sue aspirazioni artistiche, e soprattutto i suoi problemi interiori. La vicenda, iniziata come una commedia degli errori, finisce in un inatteso e sconvolgente viaggio erotico. Ma quale sarà il finale perfetto evocato dal titolo?… Una storia sexy, delicata e passionale, che incanterà il pubblico femminile, magnificamente interpretata da Barbara Niven, icona della TV americana degli anni ’90, e dall’attrice Jessica Clark, icona delle lesbiche contemporanee anche perchè omosessuale dichiarata. La regista Nicole Conn, che ci aveva già affascinati con “Elena Undone”, riesce a rinfrescare una tematica sempre attuale
Trailer
qui..il film; ma dovete scorrere la pagina fino in fondo
(prima risolvere il problema del DSN come accennato di sopra)
http://italianqueermoovies.blogspot.cz/search/label/A%20Perfect%20ending
Cortometraggio: “Vestido nuevo” [Il vestito nuovo] (Spagna 2007)
 
Vestido nuovo
Un bambino della scuola elementare sceglie di vestirsi in modo diverso. Patrocinato dal Ministero della Cultura spagnolo.
http://buzzintercultura.blogspot.it/2008/11/il-vestito-nuovo-1-parte-di-2.html
Azul y no tan rosa

 

Primo film a forte tematica gay prodotto in Venezuela, un Paese dove ancora non si discute dei diritti gay e la società è pervasa da una diffusa e atavica omofobia. Spesso si vedono sui muri graffiti con scritto “morte ai froci” e bande di teppisti attaccano e picchiano chiunque venga sospettato di essere gay. Nel film sentiamo dire “preferisco avere un figlio delinquente piuttosto che gay”.

Inatteso quindi il successo di questo film, opera prima del regista attore Miguel Ferrari, che è rimasto in cartellone per otto mesi ed è stato visto da più di 600 mila spettatori. Recentemente ha vinto il premio Goya 2014 (il più importante riconoscimento cinematografico spagnolo) come miglior film latino-americano. Il regista, assai famoso come attore, ha dichiarato: “Ho voluto portare sullo schermo questa storia da me scritta perchè sento la necessità di dare voce e far parlare persone che non parlano mai, che devono vivere in un mondo buio perchè nessuno vuole affrontare questi argomenti”.

Il film affronta diverse tematiche, come l’omofobia, la discriminazione, il rapporto genitori figli, la paternità gay, la transessualità, il maltrattamento delle donne, ecc. Tutto questo attraverso una storia ben strutturata, realistica e toccante, movimentata da diversi personaggi tutti strettamente collegati. Diego è un fotografo gay che ha grande successo nel mondo della moda. Durante la sua adolescenza ha avuto una breve relazione etero che generò un figlio che la madre portò con sè trasferendosi in Spagna. In seguito Diego ha vissuto una vita gay semiclandestina fino a quando si è deciso a convivere con il suo compagno Fabrizio come una normale famiglia. Un giorno Fabrizio è vittima di un tragico incidente che lo lascia in coma. Contemporaneamente la madre di suo figlio gli telefona dalla Spagna dicendogli che deve prendersi cura del figlio Armando. Le incomprensioni tra padre e figlio non saranno poche, sentendosi entrambi come appartenenti a mondi diversi e lontani. Armando fatica ad accettare lo sconosciuto mondo gay del padre e Diego non sa cosa voglia dire essere il padre di un adolescente etero. Per entrambi non sarà facile costruire un rapporto d’amore e stima, anche perchè il mondo circostante, famiglia e società, sono contro di loro.

Diego is a guy like any other one. He has a regular family and his friends don’t have anything special. But there is something that makes him different. He has a heterosexual son. One father, one son. Both of them will need to fix their differences. Everything depends on how you look at it.

Diego et Fabrizio filent le parfait amour et vont bientôt vivre ensemble. Alors qu’il ne l’a pas vu depuis cinq ans, le fils adolescent de Diego débarque chez lui et apprend que son père est gay. Peu après, Fabrizio est roué de coups par trois homophobes et sombre dans le coma. Diego et son fils feront-ils la paix? Fabrizio sortira-t-il du coma? Et Delirio de Rio, une flamboyante transsexuelle, amie du couple, retrouvera-t-elle son amour de jeunesse? Dans un pays où l’homophobie reste présente, active et violente, Azul y no tan rosa a connu un vrai succès populaire au Venezuela. Il faut saluer le fait qu’un film mettant en vedette un couple gay « ordinaire » (ni macho, ni folle), un père gay et une transsexuelle soit resté à l’affiche pendant huit mois.

A questo link c’è il film intero..ma attenzione..dovete scorrere a fine pagina.

http://italianqueermoovies.blogspot.it/2014/07/my-straight-son-azul-y-no-tan-rosa.html

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Sessualità e Genere…l’omosessualità maschile   1 comment


Nessuno ha mai dimostrato che l’omosessualità sia una malattia. Cominciamo con questa semplice costatazione storica.

La conseguenza è che nessuno può curare quello che non conosce. Ecco perché il 99,96% delle organizzazioni scientifiche professionali nel settore medico, psicologico ed educativo del mondo occidentale concorda nel rifiutare la cura contro le persone gay e lesbiche, considerando quella cura come ciarpame di attivisti antigay senza dignità scientifica. Gli omofobi sono ossessionati dal voler curare gay e lesbiche dichiarando che non ci siano prove per considerare l’omosessualità come sana. Essendo disonesti, fingono che nella scienza moderna non vale la regola opposta, cioè che siano loro a dover dimostrare che sia una malattia. L’omosessualità fu inserita tra i disturbi mentali solo nel 1952 quando venne pubblicato per la prima volta il DSM da parte della più importante organizzazione medico-scientifica al mondo (American Psychiatric Association). Non avevano alcuna prova scientifica seria per inserirla, come vedremo tra poco. Fu considerata malattia per ventun anni appena, perché nel frattempo alcuni scienziati controllavano la validità di quella decisione e, appena finito questo controllo, la dovettero togliere riconoscendo che non c’era alcuna evidenza scientifica per curare gay e lesbiche. Nel 1973 venne quindi derubricata dalla lista dei cosiddetti disturbi in seguito alla demolizione completa degli strumenti di ricerca che erano stati usati in psicologia e psichiatria sino a quel momento per provare che gli omosessuali fossero malati per il solo fatto di essere omosessuali. Due decenni di studi avevano demolito uno dopo l’altro i metodi di ricerca usati sino ad allora. Una donna eterosessuale nata più di un secoloEvelyn Hooker picture fa è chi incominciò prima di tutti a controllare quella che si considerava una certezza scientifica, i gay sono malati come la Terra gira intorno al Sole. Questa scienziata ha cambiato i destini delle persone omosessuali. La ricercatrice universalmente riconosciuta per aver mostrato sin dagli anni ’50 che i gay non sono intrinsecamente malati di mente. Una psicologa che ha modificato la storia, con la scienza.

Evelyn Hooker picture
Come accadde tutto ciò? 107 anni fa nasceva Evelyn Hooker, una delle madrine più importanti per gay, lesbiche, transgender nel mondo intero. Nacque nel 1907. Sesta di nove figli, dovette lottare contro un ambiente accademico e una comunità di psicologi ostili alle donne. Vinse lei. Divenne docente in una delle università pubbliche più prestigiose al mondo. Proprio mentre insegnava alla University of California a Los Angeles nel 1942, uno dei suoi studenti la presentò ad altri membri della comunità gay (tra cui Christopher Isherwood) e la incitò a studiare scientificamente la “gente come lui”, cioè quegli omosessuali che non eran disturbati e non possedevano le caratteristiche comunemente associate alla malattia mentale. Erano gli anni ’40.

Frequentando questa comunità, Evelyn Hooker comprese che la maggior parte degli uomini gay era socialmente ben adattata (in inglese “well adjusted“), a differenza degli omosessuali descritti nella letteratura scientifica. Non capiva questa sostanziale differenza tra casi clinici e persone reali. Nel 1953, al culmine del Maccartismo anche contro gli omosessuali, capì però che tutto ciò avrebbe potuto essere valutato attraverso test psicologici. Per il suo studio rivoluzionario raccolse due gruppi di uomini. I primi erano maschi gay, di cui alcuni membri della Mattachine Society (una delle prime organizzazioni omosessuali/omofile americane), i secondi erano semplicemente uomini eterosessuali. Somministrò tre serie di test psicologici (fin qui niente di nuovo) e sottopose i dati anonimamente (ecco lo stratagemma tecnico innovativo) a un team di tre valutatori esperti, che però non furono in grado di trovare differenze tra i due gruppi. Fino a quel momento gli scienziati sociali cercavano omosessuali che fossero già dei pazienti psichiatrici. Sapendo in anticipo della loro omosessualità, li analizzavano andando a caccia dei disturbi “caratteristici” di quel gruppo. Qualcosa si trovava sempre. Evelyn Hooker invece nascose agli esperti chi fosse etero e chi no. E la magia finì: nessuno fu in grando di distinguere i due gruppi e trovare i relativi disturbi caratteristici. Fu proprio a quel punto che accadde una rivoluzione, i cui frutti vediamo ancora oggi. Per definire una condizione come malata o deviante, la scienza deve prima provare cosa sia la deviazione (nel nostro caso l’attrazione omosessuale), trovare quali danni produca il lasciarla agire indisturbata (nevrosi varie) e soprattutto provare cosa l’abbia causata (traumi familiari, abusi, relazioni genitoriali disfunzionali). La ricerca di Evelyn Hooker mise alla prova proprio gli strumenti di analisi scientifica. Non poter dire chi fosse omosessuale e chi no, cioè chi fosse nevrotico e chi no, o chi fosse stato abusato e chi no, significava che fino a quel momento la psicologia aveva definito una condizione come patologica, analizzato persone che ne erano portatrici (in genere pazienti psichiatrici) e trovato dei disturbi (ovvio, visto che erano già pazienti psichiatrici) su basi totalmente non scientifiche. Il risultato, ossia non essere in grado di distinguere omosessuali ed eterosessuali, a noi ora sembra un’inezia ma a quel tempo era un dogma scientifico che gli omosessuali fossero tutti sistematicamente malati mentali. Non poterli distinguere da quelli “sani” provocò un terremoto. Se trovi i disturbi quando sai che uno è omosessuale, ma non li trovi quando non lo sai, allora prima stavi semplicemente andando a caccia di qualsiasi cosa che confermasse il tuo pregiudizio. Grazie alla ricerca seguente, ora sappiamo persino definire questo tipo di errore grossolano di valutazione: si chiama confirmation bias. L’andare alla ricerca di quello che si vuole scovare e che confermi quello che pensavamo prima di cercarlo. Ad esempio è quello che fanno gli omofobi delle terapie antigay che chiamano riparative: non cercano anonimamente quali traumi ci siano in pazienti di entrambe gli orientamenti sessuali. Al contrario scelgono di analizzare solo quei loro pazienti che sanno già essere omosessuali e vanno a caccia di quello che confermi le loro teorie.

Quando Evelyn Hooker presentò la sua ricerca alla conferenza annuale della American Psychological Association a Chicago, i suoi risultati furono guardati con incredulità, essendo una verità scientifica consolidata in psicologia che tutti i gay fossero malati e che i loro disturbi sarebbero emersi in modo evidente nei risultati di ogni test. Nessuno aveva mai considerato che fino a quel momento non ci fossero dati scientifici disponibili su omosessuali non incarcerati o che non fossero pazienti psichiatrici. Per la prima volta lo studio in peer-review di Evelyn Hoover venne pubblicato nel numero di marzo 1957 del Journal of Projective Techniques and Personality Assessment e dimostrò quello che nessuna ricerca aveva mai mostrato prima: esistevano normalissimi e sanissimi uomini gay, ed erano un sacco. Erano gli anni ’50.

Il suo impegno su questo tema non finì con quella pubblicazione. Nel 1958 la sua ricerca “L’omosessualità maschile nel test Rorschach” volle verificare se davvero il test Rorschach potesse scovare i gay in un gruppo di etero come rivendicavano i suoi sostenitori. Nel 1959 pubblicò “Che cosa è un criterio?” in cui ribadiì nuovamente che i tre test psicologici allora più famosi per la valutazione della personalità non erano in grado di distinguere gli uomini gay in un gruppo indistinto, nonostante i test millantassero il contrario. Sostenne che una parte del problema fosse che “dobbiamo andare oltre il fatto che un individuo sia omosessuale, per valutare quale tipo di omosessuale egli sia“, aggiungendo: “sarà evidente a questo punto che non mi turbi molto il fatto che le tecniche proiettive per diagnosticare l’omosessualità siano palesemente un mezzo incapace per la diagnosi dell’omosessualità. In realtà sono piuttosto incoraggiata da questo perché spero che ci costringa a riesaminare il quadro molto semplicistico che abbiamo… “. Erano sempre gli anni ’50.

La sua ricerca del 1969, “Relazioni genitoriali e omosessualità maschile in un campione di pazienti e di non-pazienti” demolì l’idea largamente accettata come scientifica che i genitori fossero la causa dell’omosessualità dei propri figli. Nello stesso anno divenne presidente della Task Force sull’Omosessualità dell’Istituto Nazionale per la Salute Mentale. Fu questa commissione, non l’American Psychiatric Association, che raccomandò la depenalizzazione dell’omosessualità e la sua rimozione dalla lista APA dei disturbi mentali. L’APA finalmente diede seguito a tale raccomandazione nel 1973, ma ci vollero altri 30 anni prima che la Corte Suprema degli Stati Uniti finalmente eliminasse le leggi restanti sulla sodomia in tutta la nazione. Erano gli anni ’60.

Poi venne il 1973. E il mondo cambiò. Nel giro di una notte, togliendo l’omosessualità dall’elenco dei disturbi mentali, venti milioni di presunti malati guarirono. La più grande guarigione di massa della storia umana (in seguito ci occuperemo anche della balla che la votazione fu un referendum). 20000000curedNel 1991, l’American Psychological Association rese onore alla dottoressa Hooker con il suo premio per lo “Speciale Contributo alla Psicologia nell’Interesse Pubblico”. motivandolo così: “La sua ricerca, leadership, lavoro instancabile per una precisa visione scientifica dell’omosessualità per più di tre decenni ha dato un eccezionale contributo alla psicologia nell’interesse pubblico”. Ci ha lasciato nel 1996, dopo aver cambiato per sempre il modo in cui le persone omosessuali vengono fatte oggetto di ricerca.

Evelyn Hooker ha regalato al nostro mondo la bestia nera degli omofobi. Ha scoperto la profonda disonestà etica di tutti i promotori delle terapie antigay chiamate “ripartive”. Dopo il suo lavoro, infatti, tutto quello che gli omofobi eugenetici “riparatori” pubblicano non ha più alcuna validità scientifica. Non a caso nessuno degli studi pubblicati dai ricercatori antigay ha mai un gruppo di controllo, che è uno dei sistemi di verifica. Invece quelle ricerche si rifanno direttamente a un modo pre-scientifico di condurle: utilizzano solo omosessuali dichiarati già in terapia psichiatrica, cavie di cui vanno a caccia per scovare qualsiasi trauma familiare e personale, fino a quando trovano qualcosa. Grazie a Evelyn Hooker, sappiamo che quello è ciarpame, spazzatura, niente altro che psicologia lombrosiana e para-nazista. Grazie a lei, non siamo più oggetto delle loro sperimentazioni. Grazie alle sue ricerche scientifiche (ricerche scientifiche che invalidarono tutti i metodi di analisi sulle patologie degli omosessuali) che risalgono agli anni ’50 e ’60 (non certo al 1973 cioè a quando gli omofobi fanno risalire il cambio di rotta in psicologia).

La terapia della conversione per 'curare' l'omosessualità è stata messa fuori legge in California.

Tecnicamente l’omosessualità è stata considerata una malattia per 21 anni soltanto, dal aaa gandolfini1952 al 1973. Ad oggi sono 42 anni, il doppio del tempo, che non viene vista come patologia. E ancora gli omofobi si ostinano a chiedere (agli altri) prove che non sia una patologia, invece di fare il loro lavoro e presentare quindi alla comunità scientifica le (loro) prove che l’omosessualità sia davvero una malattia. Troppo comodo, eh? Insomma ci sono in giro ancora buffoni, totalmente incapaci di capire cosa sia la ricerca scientifica, che non se ne sono fatti una ragione e ragliano di temi che non conoscono. L’ultimo in ordine tempo, oggi, qua a destra. Possono usare tutti gli hashtag che vogliono, porre tutte le domande retoriche che vogliono. Devono ancora trovare un gay o una lesbica che sia disturbato per via dell’omosessualità più di quanto lo siano loro a causa dell’omofobia isterica di cui sono vittime. Intanto buon centosettesimo compleanno, Evelyn Hooker.

(Grazie al blog statunitense Box Turtle Bullettin, che si occupa di analisi e controllo dei fatti della retorica antigay, per averci accordato il permesso di traduzione e pubblicazione del loro articolo su E. Hooker, su cui sono state apportate integrazioni e modifiche da ascriversi solo a me; l’originale a questo indirizzo)

Primo film a forte tematica gay prodotto in Venezuela, un Paese dove ancora non si discute dei diritti gay e la società è pervasa da una diffusa e atavica omofobia. Spesso si vedono sui muri graffiti con scritto “morte ai froci” e bande di teppisti attaccano e picchiano chiunque venga sospettato di essere gay. Nel film sentiamo dire “preferisco avere un figlio delinquente piuttosto che gay”.

Inatteso quindi il successo di questo film, opera prima del regista attore Miguel Ferrari, che è rimasto in cartellone per otto mesi ed è stato visto da più di 600 mila spettatori. Recentemente ha vinto il premio Goya 2014 (il più importante riconoscimento cinematografico spagnolo) come miglior film latino-americano. Il regista, assai famoso come attore, ha dichiarato: “Ho voluto portare sullo schermo questa storia da me scritta perchè sento la necessità di dare voce e far parlare persone che non parlano mai, che devono vivere in un mondo buio perchè nessuno vuole affrontare questi argomenti”.

Il film affronta diverse tematiche, come l’omofobia, la discriminazione, il rapporto genitori figli, la paternità gay, la transessualità, il maltrattamento delle donne, ecc. Tutto questo attraverso una storia ben strutturata, realistica e toccante, movimentata da diversi personaggi tutti strettamente collegati. Diego è un fotografo gay che ha grande successo nel mondo della moda. Durante la sua adolescenza ha avuto una breve relazione etero che generò un figlio che la madre portò con sè trasferendosi in Spagna. In seguito Diego ha vissuto una vita gay semiclandestina fino a quando si è deciso a convivere con il suo compagno Fabrizio come una normale famiglia. Un giorno Fabrizio è vittima di un tragico incidente che lo lascia in coma. Contemporaneamente la madre di suo figlio gli telefona dalla Spagna dicendogli che deve prendersi cura del figlio Armando. Le incomprensioni tra padre e figlio non saranno poche, sentendosi entrambi come appartenenti a mondi diversi e lontani. Armando fatica ad accettare lo sconosciuto mondo gay del padre e Diego non sa cosa voglia dire essere il padre di un adolescente etero. Per entrambi non sarà facile costruire un rapporto d’amore e stima, anche perchè il mondo circostante, famiglia e società, sono contro di loro.

Diego is a guy like any other one. He has a regular family and his friends don’t have anything special. But there is something that makes him different. He has a heterosexual son. One father, one son. Both of them will need to fix their differences. Everything depends on how you look at it.

Diego et Fabrizio filent le parfait amour et vont bientôt vivre ensemble. Alors qu’il ne l’a pas vu depuis cinq ans, le fils adolescent de Diego débarque chez lui et apprend que son père est gay. Peu après, Fabrizio est roué de coups par trois homophobes et sombre dans le coma. Diego et son fils feront-ils la paix? Fabrizio sortira-t-il du coma? Et Delirio de Rio, une flamboyante transsexuelle, amie du couple, retrouvera-t-elle son amour de jeunesse? Dans un pays où l’homophobie reste présente, active et violente, Azul y no tan rosa a connu un vrai succès populaire au Venezuela. Il faut saluer le fait qu’un film mettant en vedette un couple gay « ordinaire » (ni macho, ni folle), un père gay et une transsexuelle soit resté à l’affiche pendant huit mois.

A questo link c’è il film intero..ma attenzione..dovete scorrere a fine pagina.

http://italianqueermoovies.blogspot.it/2014/07/my-straight-son-azul-y-no-tan-rosa.html

se non riuscite a vederlo ..dovete cambiare il vostro DSN ,impostando quello di Google

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Chi sono (i miei pensieri..le mie aspirazioni)   Leave a comment


     

L’uomo è un essere vivente..e..in ogni istante della sua vita,non è..

ciò che potrebbe essere..e magari diventerà (Erich Fromm)

Sono una personalità in continua ricerca..

e spero in continua evoluzione ..

sono inpulsivo…se scopro una cosa importante..

sento che devo subito condividerla ..

devo impormi però..delle scelte e delle regole ..

è in gioco la mia determinazione nel fare ciò a cui aspiro..

cioè…l’avvento della fratellanza …su questa Terra.

Durante il cammino della mia vita..ho maturato una conoscenza di Dio ..direi ..più profonda

cioè.. una “Teologia” più vera.

E’ mia convinzione che le varie Parole di Dio..compreso Gesù Cristo…( Buddha Maometto Zoroastro e tanti altri..)

siano “Parole storiche”

cioè dette in un tempo passato..per le esigenze e la possibilità di comprensione degli uomini di quel tempo.

In fin dei conti..anche la Bibbia è un dettato chiaramente storico..

che la Parola di Gesù Cristo ha superato.

Una volta mise in gioco la propria Persona per difendere un’adultera..

erano tempi in cui si riteneva che la donna non avesse un’anima come gli uomini..(loghion 114 vangelo di Tommaso)

figuriamoci se poteva affrontare il tema della omosessualità o del transessualismo..

Tutti gli uomini avvertono che Dio è un Vivente..per questo.. non può cessare mai di parlare ..

solo che la sua Parola ..che ha sempre bisogno di un corpo umano..per essere intendibile..

arriva attraverso gli scienziati ..quando la scienza indica una Verità..

gli psicologi (ritengo Erich Fromm un grande profeta )

i sociologi gli umanisti..certo non può parlare attraverso le Chiese..

perchè sono incatenate dalle loro medesime Religioni…

Sappiamo dai Vangeli che Gesù si scagliò contro i Farisei ,

102. Gesù disse, “Maledetti i Farisei! Sono come un cane che dorme nella mangiatoia: il cane non mangia, e non fa mangiare il bestiame.”

richiamando all’Unico precetto divino “Misericordia io voglio..e non sacrificio”

(si riferiva all’usanza in quei tempi…di offrire a Dio un’animale per le proprie colpe)

che i Farisei richiedevano.. per l’assoluzione dei peccati

A loro spettava secondo Mosè..un decimo dell’animale sacrificato..

Molti anche fra i cristiani possono mal comprendere questo insegnamento;

una cosa è il sacrificio personale ..spesso necessario per amare gli altri;

altro è sentirsi in regola per le varie pratiche di culto (messe,rosario,sacramenti,confessione);

è la verità a cui è arrivata..una tra le donne più sante che abbia avuto il cattolicesimo:

Chiara Lubich..fondatrice del movimento dei Focolarini..

vi rimando all’articolo

http://www.cittanuova.it/c/424413/Andate_dunque_e_imparate_che_cosa_significhi_misericordia_io_voglio_e_non_sacrificio.html

“Ricordi quando Gesù ha detto queste parole? Mentre era seduto a mensa, alcuni pubblicani e peccatori s’erano messi a tavola con lui.

Accortisi di questo, i farisei avevano detto ai suoi discepoli: «Perché il vostro Maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

E Gesù, sentite queste parole, aveva risposto: «Andate dunque e imparate che cosa significhi: misericordia io voglio e non sacrificio».
Gesù cita qui una frase del profeta Osea e questo fatto dimostra che a Gesù piace il concetto lì contenuto:

è infatti la norma secondo la quale Egli stesso si comporta. Essa esprime il primato dell’amore su qualsiasi altro comandamento,

su qualsiasi altra regola o precetto. È questa la novità del cristianesimo. Gesù è venuto a dire che Dio vuole da te,

nei confronti degli altri uomini, prima di tutto l’amore e che questa volontà di Dio era già stata annunciata nelle scritture

come lo dimostrano le parole del profeta Osea.

L’amore è per ogni cristiano il programma della sua vita, la legge fondamentale del suo agire, il criterio del suo muoversi.

Sempre l’amore deve prendere il sopravvento sulle altre leggi.

Anzi: l’amore per gli altri deve essere per il cristiano la solida base su cui può legittimamente attuare ogni altra norma.

«… misericordia io voglio e non sacrificio».

Gesù vuole amore e la misericordia è una sua espressione. Ed Egli vuole che il cristiano viva così anzitutto perché Dio è così.

Per Gesù, Dio è prima di tutto il Misericordioso, il Padre che ama tutti, che fa sorgere il sole e fa piovere sopra i buoni e i cattivi.

Gesù, perché ama tutti, non teme di stare con i peccatori e in questo modo ci rivela chi è Dio.

Se Dio, dunque, è così, se Gesù è tale, anche tu devi nutrire identici sentimenti.
«… misericordia io voglio e non sacrificio». «… e non sacrificio».

Se non hai l’amore per il fratello, a Gesù non piace il tuo culto.

Non gli interessa la tua preghiera, l’assistenza alla Messa, le offerte, che puoi fare,

se tutto ciò non fiorisce dal tuo cuore in pace con tutti, ricco di amore verso tutti.

Ricordi quelle sue parole tanto incisive del discorso della montagna?

«Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,

lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono».

Esse ti dicono che il culto che più piace a Dio è l’amore del prossimo, che va messo alla base anche del culto verso Dio.

Se tu volessi fare un dono a tuo padre mentre sei in collera con tuo fratello (o tuo fratello con te), che ti direbbe tuo padre?

“Mettiti in pace e poi vieni pure a offrirmi ciò che desideri”. Ma c’è di più. L’amore non è solo la base del vivere cristiano.

Esso è anche la via più diretta per stare in comunione con Dio. Lo dicono i santi, testimoni del Vangelo che ci hanno preceduto,

lo sperimentano i cristiani che vivono la loro fede: se aiutano i propri fratelli, soprattutto i bisognosi, cresce in loro la devozione, l’unione con Dio si fa più forte, avvertono che esiste un legame fra loro e il Signore: ed è ciò che dà più gioia alla loro vita.
«… misericordia io voglio e non sacrificio».

Come vivrai allora questa nuova Parola di vita? Non porre discriminazioni fra le persone che hanno contatto con te,

non emarginare nessuno, ma a tutti offri quanto puoi dare, imitando Dio Padre.

Aggiusta piccoli o grandi screzi che dispiacciono al Cielo e t’amareggiano la vita,

non lasciare tramontare il sole – come dice la Scrittura (cf Ef 4,26) – sulla tua ira, verso chiunque.

Se ti comporterai così, tutto ciò che farai sarà gradito a Dio e rimarrà nell’eternità. Sia che tu lavori o riposi, sia che tu giochi o studi,

sia che tu stia con i tuoi figli o che accompagni tua moglie o tuo marito a passeggiare, sia che tu preghi o ti sacrifichi,

o adempia quelle pratiche religiose che convengono alla tua vocazione cristiana,

tutto, tutto, tutto sarà materia prima per il Regno dei Cieli.

Il Paradiso è una casa che si costruisce di qua e si abita di là. E si costruisce con l’amore.”

Il metro per il perdono dei nostri “peccati” è descritto nel Padre nostro

(tutto scritto..ma nessuno lo insegna nel verso giusto)ed il perdono non si ottiene con la confessione..

“Padre nostro che sei nei cieli..sia santificato il tuo nome

venga il tuo regno..sia fatta la tua volontà..come in cielo ..cosi in terra

Rimetti a noi..i nostri debiti..come noi li rimettiamo ai nostri debitori,,

e non ci indurre in tentazione..ma liberaci dal male.

L’importante è perdonare “mille volte” i nostri fratelli (umani)..

allora saremo perdonati..anche se peccheremo..mille volte.

Se il discorso vi interessa..leggete gli articoli sotto la categoria TEOLOGIA.

La mia speranza è di liberare molti fratelli cattolici e cristiani dalle CATENE della RELIGIONE…

Federico Garcia Lorca..il grande poeta omosessuale.. che pagò con la vita ..il suo amore per la Spagna   1 comment


Vi indico il suo riferimento su Wikipedia    http://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Garc%C3%ADa_Lorca

e vi consiglio di vedere questo film molto bello che descrive tre stupende personalità..Little Ashes

Nel 1919, giunge, per proseguire gli studi, a Madrid, dimorando presso la famosa Residencia de Estudiantes.[4] All’Università stringe amicizia con Luis Buñuel e Salvador Dalí, così come con molti altri personaggi di grande rilievo della storia spagnola.[4] Tra questi, Gregorio Martínez Sierra, il Direttore del Teatro Eslava, dietro invito del quale García Lorca scrive e mette in scena, nel 1919-20, la sua opera d’esordio, El maleficio de la mariposa, che però non viene accolta bene dal pubblico.

        

Nel 1922 Madrid sta subendo i cambiamenti provocati dalle nuove influenze del jazz, di Freud e delle avanguardie artistiche. Salvator Dali è appena arrivato all’università, ha 18 anni ed è determinato a diventare un grande artista. Il suo carattere combattuto tra timidezza ed esibizionismo attrae l’attenzione di due personaggi dell’elite universitaria: Federico Garcia Lorca e Luis Bunel. Salvador entra così all’interno del loro gruppo e per un certo tempo i tre diventano un formidabile trio, il gruppo più all’avanguardia di Madrid. Nondimeno, col passare del tempo, Salvador sente una crescente attrazione verso il carismatico Federico – che a sua volta sembra inconsapevole delle attenzioni che sta ricevendo dalla sua bellissima amica scrittrice Margarita. Alla fine, davanti alle proccupazioni dei suoi amici e mentre Federico sta crescendo di fama come poeta, Luis decide di partire per Parigi in cerca del proprio successo artistico. Ma prima Federico e Salvador passano le loro vacanze insieme sulle spiagge di Cadaques. Sia le idilliache bellezze del paesaggio che il calore della famiglia di Dalì contribuiscono ad avvicinare sempre più i due uomini, che ormai condividono le stesse idee, segreti e ispirazioni, convincendoli che hanno trovato una unione così intensa che difficilmente sarebbe accettata dagli altri.

A questa pagina potrete trovare la “Ode a Salvador Dali

O Salvador Dalì, dalla voce olivastra! Non elogio il tuo imperfetto pennello adolescente nè il tuo colore che corteggia il color del tuo tempo ma lodo le tue ansie d’eterno limitato

Anima igienica, vivi su marmi nuovi. Fugge l’oscura selva d’incredibili forme. La tua fantasia arriva dove le tue mani, e godi il sonetto del mare sulla tua finestra. Il mondo ha sorde penombre e disordine ai primi limiti che frequenta l’uomo. Ma già le stelle, nascondendo paesi, mostrano lo schema perfetto delle loro orbite.

La corrente del tempo si calma e ordina nelle forme numeriche d’un secolo, di secoli. E la Morte vinta tremante si rifugia nello stretto circolo del minuto presente. Quando prendi la tavolozza, con un colpo in un’ala, chiedi la luce che anima la cima dell’olivo. Ampia luce di Minerva, costruttrice di impalcature, dove non entra il sogno né la sua flora inesatta.

Chiedi la luce antica che rimane sulla fronte, senza scender sulla bocca né nel cuore dell’uomo. Luce che temono le intime viti di Bacco. e la forza disordinata che porta l’acqua curva. Fai bene a mettere bandierine d’avviso sul limite oscuro che brilla a notte.

Come pittore non vuoi che ti blandisca la forma il cotone cangiante di una nube imprevista. Il pesce nel vaso e l’uccello nella gabbia. Non vuoi inventarli nel mare o nel vento. Stilizzi o copii dopo aver guardato con oneste pupille i loro corpicini agili.

Ami una materia definita e esatta dove il fungo non possa alzare le sue tende. Ami l’architettura che costruisce nell’assente e ammetti la bandiera come un semplice scherzo. Dice il compasso d’acciaio il suo corto verso elastico. La sfera già smentisce isole sconosciute. Dice la linea retta il suo sforzo verticale e i sapienti cristalli cantano le loro geometrie. Ma anche la rosa del giardino dove vivi. Sempre la rosa, sempre, Nord e Sud di noi stessi! Tranquilla e concentrata come una statua cieca; ignorante di sforzi sotterranei che provoca. Rosa pura che lava da artifici e schizzi e ci apre le ali tenui del sorriso. (Farfalla inchiodata che medita il volo).

Rosa dell’equilibrio senza dolori voluti. Sempre la rosa !O Salvador Dalì dalla voce olivastra! Dico ciò che mi dicono la tua persona e i tuoi quadri. Non lodo il tuo imperfetto pennello adolescente, ma canto la ferma direzione delle tue frecce.
Canto il tuo bello sforzo di luci catalane, il tuo amore per quanto è spiegabile.
Canto il tuo cuore astronomico e tenero, da carte francesi e senza nessuna ferita.
Canto l’ansia di statua che insegui senza tregua, il timore dell’emozione che t’aspetta nella strada.
Canto la sirenetta del mare che ti canta sopra la bicicletta di coralli e conchiglie.

Ma anzitutto canto un comune pensiero che ci unisce nelle ore oscure e dorate. Non è l’Arte la luce che ci acceca gli occhi. Prima è l’amore, l’amicizia o la scherma.
Prima del quadro che paziente disegni è il seno di Teresa, dalla pelle insonne, i ricci di Matilde l’ ingrata, e la nostra amicizia dipinta come un giucco dell’oca.

Tracce dattilografiche di sangue sull’oro graffino il cuore di Catalogna eterna. Stelle come pugni senza falcone t’illuminino mentre fioriscono la tua pittura e la tua vita. Non guardare la clessidra con ali membranose né la dura falce delle allegorie. Vesti e spoglia sempre il tuo pennello nell’aria di fronte al mare popolato di barche e marinai.

Federico Garcia Lorca

Este poema es una alusión al amor imposible entre los dos. Supone el descubrimiento por Lorca de que Dalí lo consideraba en su solicitud amorosa, pero rechazaba su obra, su poesía. En algunas cartas Salvador Dalí le reprochó la “putrefacción” de Canciones y Romancero Gitano en un momento en el que lo que estaba de moda era el surrealismo. Muchos consideran Poeta en Nueva York como un acercamiento al surrealismo por parte del poeta andaluz debido a la influencia que ejerció el pintor sobre él. Se inicia así una etapa daliniana de Lorca que le llevará a acercarse al surrealismo y crear un lenguaje nuevo palpable en el teatro vanguardista de sus últimas obras: Así que pasen cinco años, Comedia sin título y El público. La Oda a Salvador Dalí caló profundamente en el pintor: le marcó en la manera de verse a sí mismo, es una manifestación clara de una amistad profunda, pero también de una fuerte rivalidad.

Più che una unione di menti è una profonda simbiosi di anime, che in una splendida notte stellare, davanti all’acqua fosforescente, si trasforma in amore

Potete vedere prima …il trailer del film

e poi decidere di vederlo in streaming  a questo indirizzo

http://italianqueermoovies.blogspot.cz/search/label/Little%20ashes

Se non lo vedete..dovete cambiare in DSN del vostro computer…una operazione semplice..che è descritta in questa pagina

http://www.cb01.eu/siti-filesharing-oscurati-soluzione-guida-cambio-dns/

Ho scritto un’articolo sulla biografia del  grande genio pittorico…se vi interessa dategli un’occhiata

Salvador Domenec Dali

dali (1)

 

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