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Amedeo Modigliani,la personalità..la vita ed il suo genio pittorico   Leave a comment


  

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http://restaurars.altervista.org/amedeo-modigliani-il-pittore-nato-sotto-la-stella-della-creazione-e-del-tragico-fato/

Dal sito web di Paolo Statuti abbiamo tratto questo articolo proveniente dal portale polacco “Tu Stolica i Okolica” (“Qui la Capitale e Dintorni) – Kontakt 24. Lo ha scritto Maria Cholewczyńska, apprezzata e nota filologa che collabora con molte riviste culturali polacche.

Se “ogni vita è un romanzo”, allora la vita di Modigliani, così creativa e conclusasi così presto, può essere definita la “leggenda delle leggende”. L’uomo, la cui condotta e la cui figura sono sinonimi di disordine, in realtà era ossessionato dalla perfezione. Voleva raggiungere la maestria, e grazie a un lavoro sfibrante e al grande talento, infranse barriere insormontabili per altri – è questa l’essenza della complessa personalità di Amedeo Modigliani, eccentrico individualista dotato di un talento straordinario e invischiato nel dramma della propria vita.
Per nessun artista del XX secolo la leggenda fu tanto benevola e al tempo stesso ingrata. Bello come un adone, adorato dalle donne, noto col vezzeggiativo di Modì, che riassume la sua personalità e significa in un gioco di parole francese peintre maudit: Modì le maudit, cioè uno di quei pittori infelici e condannati alla perdizione. L’apocope del cognome Modigliani sarà strettamente legata al suo destino, mentre per ironia della sorte Amedeo significa “il prediletto di Dio”.
Forse era nato sotto una cattiva stella? Diciamo piuttosto sotto la stella della creazione e di un tragico fato. Spirito aristocratico, principe dell’arte dell’eleganza, arguto, intelligente, maestro di declamazione della poesia di Dante, di temperamento litigioso. Scultore per passione, si realizzò principalmente nella pittura di ritratti e nudi. Classico esempio della tesi: l’amore è l’arte, l’arte è l’amore. Amedeo – esule solitario, nomade alato, proveniente da Livorno, viveva i suoi rari slanci e le frequenti cadute artistiche e amorose a Parigi, condividendole con gli amici più intimi, tra i quali i pittori Chaim Soutine e Utrillo, il mercante d’arte Leopold Zborowski e il poeta Max Jakob. Il cammino artistico di Modì s’incrociò con quello di Picasso, ma i due si discostarono manifestando avversione l’uno per l’altro. Picasso ben presto si arricchì grazie alla sua fama. Modigliani conosceva il valore del suo talento, in modo ossessivo desiderava il consenso e l’immortalità per le sue opere, ma in vita non riuscì a raggiungere la fama che sognava. Avvilito dal mancato acquisto dei suoi quadri e disegni, spesso li distruggeva, li gettava via o li cedeva a un prezzo irrisorio. Si isolò dagli “ismi” di moda (cubismo, espressionismo, futurismo) e dalla “cricca di Picasso”. Si lasciò guidare dalla sua individuale

melodiosa linea e grazia, dal caratteristico arabesco, dal serpeggiante andamento dell’ovale del viso, dai colli allungati, dagli occhi senza occhi. Amedeo – “artista dell’abisso”, secondo il giudizio di M. Dale, creava i suoi quadri come “versetti che descrivono la paura, la sofferenza, la morbosa sensibilità dei suoi modelli”. I. Erenburg paragonò i suoi ritratti a “bambini offesi”.
Modigliani – costante scandalo per il borghese parigino, ebbe diverse avventure amorose con le sue modelle, ma come Živago cercava la sua donna, come Dante cercava e trovò la sua Beatrice, anche Modì scoprì di amare di un amore puro la pittrice Jeanne Hébuterne – ragazza taciturna, eterea, slanciata come la cattedrale gotica di Chartres, dai “capelli color cocco”, chiamata per questo “Noix de Coco”, che si suiciderà il giorno successivo la morte di Modigliani.
Alla diletta Jeanne che chiedeva a Modì, perché non dipingesse i suoi occhi, egli rispose che li avrebbe trovati nel quadro, quando egli sarebbe arrivato alla sua anima. Mantenne la parola. Per il bellissimo ritratto di Jeanne incinta l’artista fu premiato in un concorso di pittura, ma purtroppo soltanto in punto di morte; i suoi occhi non avrebbero più visto gli artisti che lo applaudivano, compreso Picasso.
Modigliani fu un artista nemico di se stesso. Sciupò prematuramente il grande talento disperdendolo. Lasciava nel suoi quadri lettere, segni, aforismi vicini alla sfera esoterica e alla tradizione cabalistica.
L’artista visse soltanto 36 anni. Concordo con chi sostiene che fu una personalità “non adatta all’ipocrisia del mondo e al cinismo della gente”.
I preziosi schizzi di Amedeo si trasformarono in oro troppo tardi per lui. Subito dopo la morte i suoi quadri raggiunsero prezzi astronomici. Ma il “miracolo” della fama non poté essere goduto da colui che fino all’ultimo restò fedele a se stesso, al suo talento, che creò con passione secondo il principio: “Creare come un dio, governare come un re, lavorare come uno schiavo”, lavorare non dando retta a nessuno e raggiungere la maestria. E’ triste e amara una civiltà che non apprezza al momento opportuno il genio. Oggi Modigliani figura nel Libro d’Oro delle Celebrità – “oggi, quando tutto è imbellettato, drammatizzato, e siamo saltati oltre la vita, quando tutto è sopravvalutato, surrealistico, e certe espressioni hanno perso il loro significato” (C. Brancusi).

(  Nu couché

Di Amedeo Modigliani

è uno dei più grandi, fatti indiscussi della sua vita straordinaria e tragicamente breve, ma brillante, la carriera artistica. Si tratta di uno dei capolavori di definizione del suo lavoro: una fusione armoniosa di idealismo classico, il realismo sensuale e invenzione modernista. E ‘un lavoro che raggiunge le vette alte di lunga data l’ambizione di Modigliani per creare un’icona scultoreo sublime nella forma di una donna – che ha definito una’ colonna di tenerezza ‘- pur riconoscendo la cruda realtà della sua vita bohemien come impoverito emigrato guadagnandosi una esistenza in un quartiere povero di Parigi.

Abbastanza realistico per sedurre, ma stilizzato al punto che si pone come una visione idealizzata, Nu couché non è ritratto, ma piuttosto inno di un grande artista idea della bellezza della vita stessa. Si tratta di uno dei migliori e più ammirati di una straordinaria serie di nudi gioiose, sensuali, erotiche e di affermazione della vita.Modigliani dipinse Nu Couch é in una ondata di creatività intensa dall’inverno del 1917 in poi. E ‘stato, a detta di tutti, il prodotto di diverse ore di intenso, pittura febbrile lavoro’ orgasmically ‘, secondo il pittore Tsuguharu Foujita, in una piccola stanza arredata male, solo con il suo modello, due sedie, un divano e una bottiglia di brandy durante quello che è stato probabilmente l’anno peggiore della Grande Guerra.Si tratta di un ‘sì-dire’ a vita fatta direttamente di fronte alle grandi avversità personale durante uno dei periodi più bui e più traumatici del 20 ° secolo di affermazione della vita di sfida. 

Amedeo Modigliani nudo 11

A Jeanne (la sua compagna) che gli domanda.. come mai non dipinge i suoi occhi.. egli risponde:

“When I know your soul, I will paint your eyes.” — Amedeo Modigliani

“Quando conoscerò la tua anima..ti dipingerò gli occhi”

 

                                                  Amedeo Clemente Modigliani, noto anche con i soprannomi di Modì[1] e Dedo[2] (Livorno, 12 luglio 1884 – Parigi, 24 gennaio 1920), è stato un pittore e scultore italiano, celebre per i suoi ritratti femminili caratterizzati da volti stilizzati e colli affusolati. Affetto da tubercolosi, morì all’età di trentacinque anni. È sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise

“La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno. »
(Amedeo Modigliani, dedica apposta sul ritratto della modella Lunia Czechowska)

Modigliani nacque a Livorno il 12 luglio del 1884, in una famiglia ebrea-italiana, ultimo di quattro figli (i fratelli erano Giuseppe Emanuele, Margherita e Umberto), da padre italiano nativo di Roma, Flaminio Modigliani, e da madre francese nativa di Marsiglia, Eugénie Garsin, entrambi atei. Quando venne alla luce, la famiglia stava attraversando un grave dissesto economico poiché l’impresa del padre, costituita da alcune società agricole e minerarie in Sardegna, era in bancarotta. Anche la situazione finanziaria dei Garsin era tutt’altro che rosea.

Fu soprattutto l’intraprendenza della madre a impedire il tracollo economico della famiglia grazie ai ricavi provenienti dalla scuola materna ed elementare da lei fondata, dalle lezioni private e dall’attività di traduttrice e critica letteraria. Inoltre, si preoccupò personalmente dell’istruzione dei figli e in particolare di Amedeo che, essendo quello più fragile, era forse il suo preferito.

Fin dall’adolescenza Amedeo fu infatti afflitto da problemi di salute: dapprima una febbre tifoide, contratta all’età di 14 anni, quindi l’esordio della tubercolosi due anni dopo, una forma così grave da costringere il giovane Amedeo ad abbandonare gli studi e ad effettuare alcuni soggiorni a Capri, dai quali trasse un discreto giovamento. La famiglia di Modigliani soffriva di una storia di depressione, che colpì anche lui e alcuni dei suoi fratelli, che condivisero la sua stessa natura testarda e indipendente. Nel 1898 il fratello maggiore, Giuseppe Emanuele, futuro deputato del Partito Socialista Italiano, venne condannato a sei mesi di carcere.

Costretto spesso in casa per via della salute assai cagionevole (cadde più volte malato di polmonite, che infine si convertirà in tubercolosi), Modigliani sin da piccolo mostrò una grande passione per il disegno, riempiendo pagine e pagine di schizzi e ritratti tra lo stupore dei parenti che comunque non gli poterono concedere la possibilità di iscriversi a qualche corso adatto al suo livello; durante un violento attacco della malattia, riuscì a strappare alla madre la promessa di poter andare a lavorare nello studio di Guglielmo Micheli, uno dei migliori allievi del grande Giovanni Fattori e uno dei pittori più in vista di Livorno, da cui apprenderà le prime nozioni pittoriche, e dove conoscerà, nel 1898, lo stesso Fattori. Modigliani sarà così influenzato dal movimento dei Macchiaioli, in particolare dal Fattori stesso e da Silvestro Lega.

Nel 1902 Amedeo Modigliani s’iscrisse alla “Scuola libera di Nudo” di Firenze e un anno dopo si spostò a Venezia,

dove frequentò l’ “Istituto per le Belle Arti di Venezia”.

È in questa città che Amedeo provò per la prima volta la mariujana e, piuttosto che studiare, prese a frequentare i quartieri più disagiati della città.

Nel 1906 Modigliani si trasferì a Parigi, che all’epoca era il punto focale dell’avant-garde, dove sarebbe diventato l’epitome dell’artista tragico,

creando una leggenda postuma, famosa quasi quanto quella di Vincent Van Gogh.

Sistematosi a Le Bateau-Lavoir, una comune per artisti squattrinati di Montmartre, fu ben presto occupato dalla pittura,inizialmente influenzato dal lavoro di Henri de Toulouse-Lautrec, finché Paul Cézanne cambiò le sue idee.

Modigliani sviluppò uno stile unico, l’originalità di un genio creativo, che era contemporaneo del movimento artistico dei cubisti, ma di cui non fece mai parte. Modigliani è famoso per il suo lavoro rapido: si dice che completasse un ritratto in una o due sedute. Una volta terminati, non ritoccava mai i suoi dipinti.

Eppure, tutti coloro che avevano posato per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come “farsi spogliare l’anima”.

Modigliani si era inizialmente pensato come scultore più che come pittore e iniziò a scolpire seriamente dopo che Paul Guillaume, un giovane e ambizioso mercante d’arte, s’interessò al suo lavoro sulla scultura negra, a Parigi lo presentò a Constantin Brâncuşi e poco dopo a Picasso.

Questi caratteri appaiono antichi, quasi egizi, piatti e vagamente ricordanti una maschera, con distintivi occhi a mandorla, bocche increspate, nasi storti e colli allungati. Anche una serie di sculture di Modigliani venne esposta al Salone d’autunno del 1912. A causa delle polveri generate dalla scultura, la sua tubercolosi peggiorava; abbandonò quindi la scultura, prima quella della pietra calcarea e poi anche quella del legno, e si concentrò unicamente sulla pittura.Tra le personalità ritratte da Modigliani si ricordano il pittore Chaim Soutine, suo amico e anche lui forte bevitore, Beatrice Hastings, una scrittrice e giornalista inglese alla quale rimase legato sentimentalmente per due anni, e molti colleghi artisti che frequentavano in quel tempo Montparnasse, come Moise Kisling, Pablo Picasso, Diego Rivera, Juan Gris, Max Jacob; e i giovani scrittori Blaise Cendrars e Jean Cocteau.

Un altro pittore suo grande amico, nonostante le liti frequenti, per i problemi di alcolismo fu Maurice Utrillo. Dalle “teste”, Modigliani passò ai ritratti con la figura completa svolta a spirale e ai nudi disegnati con una linea ondulata, che costituiscono le sue opere più tipiche. Amedeo amava anche ritrarre la sua compagna, Jeanne Hébuterne che si gettò dalla finestra il giorno dopo la morte di Modì.

AMEDEO MODIGLIANI Jeanne Hèbuterne wife of Modigliani Photo

Le modelle, le compagne, gli amori di Modigliani

Di Laura Corchia

Modigliani amava le donne. Le amava molto, in modo fervido e passionale e aveva uno spasmodico bisogno di dipingerle per possederne, per così dire, l’anima. Gilberte, Maud, Thora, Elvire, Margherita, Marie, Lucienne, Gaby. Per non parlare di Beatrice Hastings e di Jeanne Hébuterne.

Furono donne di una sera, compagne di sbronze, semplici modelle o conviventi turbolente, e Modigliani le rese immortali sulle sue tele, cogliendone la malinconia e la nostalgia che trapelava dai loro sguardi languidi.

Si raccontano diversi aneddoti sulle sue avventure femminili, facilitare dall’ambiente artistico e disinvolto di Montmartre e di Montparnasse. Del resto, difficile resistere al fascino di Amedeo, descritto come un uomo bello, sensuale, gentile ed elegante. E noi lo immaginiamo con quel savoir faire tutto italiano mentre passeggia sui boulevards parigini intento a fischiettare e a voltare lo sguardo ogni qualvolta una bella fanciulla gli passava davanti.

Modì si faceva amare anche per la tenerezza che suscitava il suo atteggiamento dignitoso e fiero persino in situazioni di estrema e imbarazzante miseria, quando lo stomaco brontolava per la fame e nel suo studio il freddo gelava anche il sangue. Molte le locandiere che gli offrivano il suo appoggio e, perché no, anche il loro corpo per riscaldare letto e animo. Una di esse fu Rosalie, che aveva la sua bettola a Montparnasse e che raccontò: “Povero Amedeo! Qui era come a casa sua. Quando lo trovavano addormentato sotto un albergo o in un rigagnolo, lo portavano da me. Allora lo stendevamo sopra un sacco nel retrobottega fino a che la sbornia non gli fosse passata. E come era bello, sa? Santa Vergine! Tutte le donne gli correvano dietro!”

Un’altra donna è Elvira detta la Quique, figlia di una prostituita, che Modigliani incontrò in un caffè e da cui venne subito attratto definendola “una donna fatta per l’amore”. Ne sarebbe scaturita una relazione di natura esclusivamente sessuale e, secondo alcune fonti, i due sarebbero stati visti ballare nudi nel giardinetto di Amedeo.

Amedeo Modigliani "Nudo disteso di schiena"

Colei che invece gli diede un figlio, prima di Jeanne, fu Simone Thiroux, che iniziando ad accompagnarlo a casa quando era ubriaco o a offrirgli la sua protezione durante le notti “brave”, arrivò ad innamorarsi del pittore. Quel sentimento, descritto come a tratti adorante ed asfissiante, finì con l’infastidirlo, al punto da un voler riconoscere il figlio che portava in grembo. In una lettera di addio Simone arrivò ad elemosinare il suo amore: “Vorrei semplicemente un po’ meno odio da parte vostra. Abbiate per me, ve ne supplico, uno sguardo buono. Consolatemi un poco, sono tanto sventurata e domando solo un po’ d’affetto che mi farebbe tanto bene”. La storia ebbe un finale drammatico: Simone morì di tubercolosi lasciando un figlio illegittimo, Serge Gerard, che verrà dato in adozione.

Ma Amedeo non era solo un conquistatore senza sentimento. Fu legato da profonda amicizia con la poetessa russa Anna Achmatova che ci ha lasciato una meravigliosa testimonianza di quel che davvero era Modì.

La celebre poetessa russa Anna Andreevna Gorenko (1889-1966), conosciuta con lo pseudonimo di Anna Achmatova, incontrò Amedeo Modigliani a vent’anni nel 1910, mentre si trovava a Parigi in viaggio di nozze. Donna romantica, sensibile e delicata, strinse con il pittore una fraterna amicizia. Il loro rapporto fu caratterizzato da lettere molto appassionate, da poesie, da passeggiate nei giardini del Luxermbourg, sotto la pioggia o sotto la luna della vecchia Parigi, tra le antiche chiese e le affascinanti piazze: «Fu lui a farmi conoscere la vera Parigi. […] Modigliani amava errare di notte per Parigi, ascoltando i suoi passi nel silenzio assonnato della via, mi avvicinavo alla finestra e, attraverso la gelosia, seguivo la sua ombra, che indugiava sotto le mie finestre. […] Quando c’era la pioggia (come spesso a Parigi), Modigliani camminava con un enorme ombrello nero molto vecchio. Talvolta sedevamo sotto questo ombrello su una panchina del giardino del Luxemburg, pioveva, una calda pioggia estiva, vicino sonnecchiava l’antico palazzo “à l’italienne”, e noi a due voci recitavamo Verlaine, che tanto amavamo e sapevamo a memoria, felici di ricordare le stesse poesie».

Modigliani le rivelava tutti i suoi pensieri più intimi: «Lo colpiva in me, più di ogni altra cosa, la capacità di indovinare i pensieri, di vedere i sogni altrui, e le altrui piccolezze».

Anna raccontò della sua amicizia con il pittore solo nel 1958 (vedi: Anna Achmatova, Le rose di Modigliani, a cura di Eridano Bazzarelli, Il Saggiatore, 1982), quando, dopo la «sua vita molto breve», egli era diventato un pittore famoso. Le sue meravigliose parole trasmettono un ricordo molto vivo di Amedeo, pur se talvolta, forse, idealizzato: «Non l’ho mai visto ubriaco, da lui non veniva odore di vino. Evidentemente si mise a bere in seguito, ma l’hashish in qualche modo già figurava nei suoi racconti. Non aveva neppure un’amica presente nella sua vita. Non mi raccontava mai di un precedente innamoramento (cosa che, ahimè, fanno tutti). Con me non parlava mai di cose terrestri. Era molto cortese, non per l’educazione ricevuta ma per la profondità del suo spirito».

Anna non era solo l’amica con cui passeggiare e scambiare pensieri e versi poetici, era anche una compagna con cui condividere l’amore per la scultura e le visite ai musei della Ville Lumière: «In quel tempo si occupava anche di scultura: lavorava in un cortile, vicino al suo atelier., nel vicoletto vuoto si sentivano i rumori del suo martello. Le pareti del suo laboratorio erano ricoperte da ritratti di incredibile lunghezza […]. In quel tempo Modigliani sognava l’Egitto. Mi portò al Louvre perché visitassi la sezione egizia; affermava che tutto il resto, “tout le reste”, non era degno di attenzione. Disegnò la mia testa in acconciatura di regina egizia o di danzatrice, e sembrò del tutto preso dalla grande arte dell’antico Egitto. Evidentemente l’Egitto fu la sua ultima passione. Poi divenne così indipendente che, nel guardare le sue tele, non viene nessuna memoria d’altro. Oggi questo periodo di Modigliani lo chiamano “Période nègre”».

Ma ciò che l’animo poetico della Achmatova riuscì a intuire più di ogni altra cosa nella personalità del pittore fu quel modo di guardare la vita da un punto di vista alto, lontano e autentico: «E tutto il divino scintillava in Modigliani solo attraverso una tenebra. Era diverso, del tutto diverso, da chiunque al mondo. La sua voce mi è anche in qualche modo nella memoria. Lo conobbi che era povero, tanto che non si sapeva come facesse a vivere; come artista non aveva riconoscimento alcuno. […] Mi stupiva che Modigliani considerasse bella una persona notoriamente brutta e insistesse su ciò; pensavo che egli certo vedesse le cose diversamente da noi».

Nelle poesie dell’Achmatova della raccolta “Sera”, pubblicata nel 1912, vi è chi vede qualche traccia della relazione con Modigliani, anche se è da notare che incontri amorosi, difficili addii, in generale relazioni d’amore occupano un largo spazio nella prima poesia dell’Achmatova. Come questa:

In una notte bianca

Strinsi le mani sotto la scura veletta…

” Perché sei pallida quest’oggi? ”

– Perché di acerba tristezza

l’ho ubriacato sino a stordirlo.

Come dimenticare? Eglì usci barcollando,

con le labbra contratte dalla pena.

Io corsi giù senza sfiorare la ringhiera,

corsi dietro a lui sino al portone.

Ansimando gridai : “Tutto è stato

uno scherzo. Se te ne andrai morirò.”

Sorrise con aria tranquilla e sinistra

e mi disse : “Non restare al vento.”

Quella strana “amicizia amorosa” con Amedeo Modigliani la spinse a scrivere la sua testimonianza molti anni dopo: un chiaro segno che nella sua vita, pur così piena di amori e di alti e bassi personali, letterari e civili, quell’incontro tra due giovani artisti molto dotati ed ancora acerbi aveva lasciato qualcosa, come scrive: “Probabilmente io e lui non si capiva una cosa fondamentale: tutto quello che avveniva, era per noi la preistoria della nostra vita: la sua molto breve, la mia molto lunga. Il respiro dell’arte non aveva ancora bruciato, trasformato queste due esistenze: e quella doveva essere l’ora lieve e luminosa che precede l’aurora.”

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I nudi e l’incontro con Jeanne Hébuterne

Come è noto, però, due furono le donne importanti nella vita del pittore livornese: Beatrice Hastings, la scrittrice inglese con la quale visse per due anni una passione feroce e intellettuale, e la timida e riservata Jeanne Hébuterne (chiamata Noix de Coco, per il contrasto della sua pelle bianca con il bruno-castano dei capelli) che sarà il grande amore e che gli sopravvisse solo un giorno. Jeanne, si gettò dalla finestra della sua casa in una fredda notte di gennaio. Era al nono mese di gravidanza.

Jeanne Hébuterne è stata una pittrice francese. Cresciuta in una famiglia cattolica (il padre Achille Casimìr era un ebreo convertito), venne introdotta dal fratello all’interno della comunità artistica di Montparnasse, divenendo una modella di Tsuguharu Foujita. La perfezione del suo viso, oltre ai bellissimi e lunghi capelli castano chiaro, le valsero il soprannome di noix de coco (noce di cocco).
Desiderosa di una carriera nelle arti, si iscrisse all’Académie Colarossi dove, nella primavera del 1917, conobbe Amedeo Modigliani con il quale andò a vivere e del quale divenne principale soggetto artistico. Nell’estate del 1918, a causa delle precarie condizioni di salute di Modigliani la coppia si trasferì a Nizza dove il 29 novembre nacque la loro figlia Jeanne.Il 3 dicembre 1917 si tenne alla Gallerie Berthe Weil la prima mostra personale di Modigliani. Il capo della polizia di Parigi rimase scandalizzato per l’immoralità dei nudi di Modigliani 

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Amedeo Mdigliani nudo 14

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Amedeo Modigliani nudo 15

La sua pittura apparve diversa da tutto ciò che si faceva allora, ovvero un “ritorno all’ordine”. Qualcosa di comune egli aveva coi due pittori russi Pascin e Soutine, anche per l’accensione tonale che, insieme alla ricerca di una materia sempre più vellutata, caratterizza l’opera degli ultimi anni del pittore.

Quello stesso anno, Modigliani ricevette una lettera da una ex-amante, Simone Thiroux, una ragazza franco-canadese, che lo informò di essere di ritorno in Canada e di aver dato alla luce un figlio, avuto da lui. Modigliani non riconobbe mai il bambino come suo, mentre trovò il grande, vero amore, in Jeanne Hébuterne, una pittrice in erba, con la quale si trasferì in Provenza, dopo che lei era rimasta incinta: il 29 novembre 1918 ella diede alla luce una bambina, che venne anch’essa battezzata Jeanne.

Il 24 gennaio 1920 Amedeo Modigliani morì e Jeanne Hébuterne venne condotta nella casa paterna dai propri familiari ma, appena due giorni dopo, la giovane (al nono mese di gravidanza) si lanciò dalla finestra dell’appartamento sito al quinto piano, morendo sul colpo. I familiari di Jeanne, che disapprovavano la sua relazione con Modigliani, la tumularono nel cimitero di Bagneux dove rimase fino al 1930, quando la famiglia ne permise il trasferimento al cimitero Père Lachaise affinché venisse seppellita accanto all’amato. Il suo epitaffio recita: “Devota compagna sino all’estremo sacrificio”.

La tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne al cimitero di Père Lachaise.
Mentre era a Nizza, Léopold Zborowski si prodigò per aiutare lui, Tsuguharu Foujita e altri artisti, cercando di vendere i loro lavori ai ricchi turisti.

Modigliani riuscì a vendere solo qualche quadro e per pochi franchi ciascuno.

Nonostante ciò, fu proprio questo il periodo in cui egli produsse la gran parte dei dipinti, che sarebbero diventati i suoi più popolari e di maggior valore.

I finanziamenti che Modigliani riceveva svanivano rapidamente in droghe e alcool.

Nel maggio del 1919 fece ritorno a Parigi dove, assieme a Jeanne e alla loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière. Mentre vivevano lì, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l’uno dell’altra e di tutti e due assieme. Anche se Modigliani continuò a dipingere, in quel periodo il suo stile di vita era giunto a richiedere il conto, e la salute si stava deteriorando rapidamente.

La breve vita di Modigliani precipitava nella tragedia e la tubercolosi lo spegneva all’Hôpital de la Charité.

La tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne al cimitero di Père Lachaise.
Mentre era a Nizza, Léopold Zborowski si prodigò per aiutare lui, Tsuguharu Foujita e altri artisti, cercando di vendere i loro lavori ai ricchi turisti.

Modigliani riuscì a vendere solo qualche quadro e per pochi franchi ciascuno.

Nonostante ciò, fu proprio questo il periodo in cui egli produsse la gran parte dei dipinti, che sarebbero diventati i suoi più popolari e di maggior valore.

I finanziamenti che Modigliani riceveva svanivano rapidamente in droghe e alcool.

Nel maggio del 1919 fece ritorno a Parigi dove, assieme a Jeanne e alla loro figlia, affittò un appartamento in Rue de la Grande Chaumière. Mentre vivevano lì, sia Jeanne che Modigliani dipinsero ritratti l’uno dell’altra e di tutti e due assieme. Anche se Modigliani continuò a dipingere, in quel periodo il suo stile di vita era giunto a richiedere il conto, e la salute si stava deteriorando rapidamente.

La breve vita di Modigliani precipitava nella tragedia e la tubercolosi lo spegneva all’Hôpital de la Charité.

Una mattina del gennaio 1920 l’inquilino del piano sottostante controllò l’abitazione e trovò Modigliani delirante nel letto, attorniato da numerose scatolette di sardine aperte e bottiglie vuote, mentre si aggrappava a Jeanne, che era quasi al nono mese della seconda gravidanza.

Venne convocato un dottore, ma c’era ormai poco da fare, poiché Modigliani era in preda a una meningite tubercolotica.

Ricoverato all’Hôpital de la Charité, in preda al delirio e circondato dagli amici più stretti e dalla straziata Jeanne, morì all’alba del 24 gennaio 1920. Alla morte di Modigliani ci fu un grande funerale, cui parteciparono tutti i membri delle comunità artistiche di Montmartre e Montparnasse. André Salmon, amico di Modigliani comunicò la notizia della morte ad André Warnod tramite una lettera:

« Mio caro Warnod,
voglia annunciare la morte del nostro povero amico, il pittore Amedeo Modigliani di cui conosce l’opera. È morto ieri all’ospedale Charité, a trentacinque anni, gli faremo dei bellissimi funerali.
Ci si riunirà questo martedì, 27 gennaio, alle 14,30 al Charité. Inumazione al Père-Lachaise. Era fratello di Modigliani, il deputato socialista italiano.
Grazie e mi stia bene. »

Jeanne Hébuterne, che era stata portata nella casa dei suoi genitori ed era incinta del secondo figlio, all’indomani della morte di Amedeo si gettò da una finestra al quinto piano. Modigliani venne sepolto nel cimitero di Père Lachaise nel primo pomeriggio del 27 gennaio. Jeanne Hébuterne fu tumulata il giorno dopo al cimitero parigino di Bagneux, vicino a Parigi, e fu solo nel 1930 che la sua amareggiata famiglia (che l’aveva fatta seppellire furtivamente per evitare ulteriori “scandali”) concesse che le sue spoglie venissero messe a riposare accanto a quelle di Modigliani.

Su Le Figaro André Warnod scrisse: «Furono magnifiche esequie, a cui presenziarono Montparnasse e Montmartre: pittori, scultori, poeti e modelli. Il loro straordinario corteo scortava il carro funebre coperto di fiori. Al suo passaggio, a tutti gli incroci, gli agenti della polizia si mettevano sull’attenti e facevano il saluto militare. Modigliani salutato proprio da coloro che l’avevano tanto spesso ingiuriato! Che rivincita!»[3]. Mentre Lunia Czechowska, con la quale Modigliani aveva avuto un rapporto in passato scrisse di lui: «Il pomeriggio andai a trovare un’amica svedese che sapeva dell’amicizia che mi legava a Modigliani e fu lei ad informarmi della sua morte. Il miei amici non mi avevano avvertita immediatamente e non avevano più avuto il coraggio di farlo dopo. Così venni a sapere che Jeanne era stata così sgomentata dalla morte di Modigliani, che si era gettata dal quinto piano. Né sua figlia, né il piccolo che aspettava avevano potuto darle la forza di vivere. L’ultima dimora di Modigliani fu assicurata da Kisling, amico leale e fedele; Jeanne Léger fece di tutto perché Jeanne Hébuterne riposasse accanto a colui che amava»[3].

 

Fu Moïse Kisling, il quale aveva raccolto una colletta tra amici, artisti e modelle, a saldare la fattura di 1340 franchi per le “esequie e trasporti funebri”.[3] La loro figlia di soli 20 mesi, Jeanne Modigliani, venne affidata, in seguito alla morte dei genitori, alla nonna paterna Eugènie Garsin, che continuava a vivere a Livorno. Nel gennaio del 2011 sull’Osservatore Romano, in un articolo di Sandro Barbagallo, è emersa la vera storia del figlio illegittimo del pittore avuto dalla relazione con Simone Thiroux.

Nato nel 1917 e morto nel 2004, si chiamava Gerald Thiroux Villette, divenne sacerdote e per tutta la vita è stato parroco della piccola chiesa di Milly-la-Forêt (Île-de-France)[4].

La fortuna postuma

La concezione della sua pittura basata sul disegno lineare, la purezza arcaica della sua scultura e la vita romantica e tribolata di miseria e malanni fanno di Modigliani una personalità eccezionale nel quadro dell’arte moderna, isolata dalle correnti del gusto contemporaneo (cubismo, futurismo, dadaismo e surrealismo) pur lavorando nel loro stesso periodo. Oggi, Modigliani è universalmente considerato come uno dei più grandi artisti del XX secolo e le sue opere sono esposte nei più grandi musei del mondo.

Le sue sculture raramente cambiano di mano, e i pochi dipinti che vengono venduti dai proprietari possono raccogliere anche più di 15 milioni di Euro. Il 14 giugno del 2010 viene venduta all’asta a Parigi da Christie’s una delle sue sculture, Tete de Caryatide, per la cifra record di 43,18 milioni di euro[5], mentre per quanto riguarda le tele il suo record personale è stato battuto il 2 novembre 2010 a New York da Sotheby’s con il nudo La Belle Romaine per la cifra record di 68,96 milioni di dollari (compresi diritti d’asta)[6].

Alcune lettere di Modigliani

Di Modigliani si conserva un lungo carteggio con amici e parenti con cui è possibile ricostruire le varie vicende di vita:

« Caro amico,
La bacio come avrei voluto se avessi potuto il giorno della sua partenza. Sto facendo bisboccia con Survage al Coq d’Or. Ho venduto tutti i quadri. Mi invii presto il denaro. Lo champagne scorre a fiumi. Auguriamo a lei ed alla famiglia i migliori auguri di buon anno. Ressurrectio vitae. Hic incipit vita nova. In novo anno!
Modigliani »(Modigliani a Zborowski 1º gennaio 1919[3])

Oltre alle lettere scrisse alcune poesie, spesso accompagnate da uno schizzo su cui riportava le proprie emozioni.

I lavori ..personalissimi di questo geniale ma inquieto artista,i cui patimenti,uniti alla depressione,si trasformarono in uno studio del nudo da cui appariva l’anima della persona dipinta.

I suoi particolarissimi quadri

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Jeanne Hébuterne (moglie di Amedeo Modigliani)   Leave a comment


Jeanne Hébuterne

Ricerca storica a cura dell’ artista Gino Di Grazia

Queste pagine dedicate a Jeanne vogliono essere un omaggio a “una pittrice timida come un sogno”, usando delle parole di Pasternak che la ricorda cosi’ in un suo scritto.
Jeanne Hebuterne e’stata una pittrice francese.(Nata a Meaux, Seine-et-Marne, 6 aprile 1898 – Deceduta a Parigi, 26 gennaio 1920) Cresciuta in una famiglia cattolica (il padre Achille Casimir era un ebreo convertito al cristianesimo), venne introdotta dal fratello Andre’ Hebuterne all’interno della comunita’ artistica di Montparnasse, divenendo una modella di Tsuguharu Foujita. La sua bellezza, oltre ai bellissimi e lunghi capelli castano chiaro, le valsero il soprannome di noix de coco (noce di cocco). Gli artisti di Montparnasse la soprannominano Noix de coco, noce di cocco, a causa del forte contrasto fra le lunghe trecce castane ed il “pallore che non dava nemmeno l’idea della carne”. Desiderosa di una carriera nelle arti, si iscrisse all’Academie Colarossi dove, nella primavera del 1917, conobbe Amedeo Modigliani con il quale ando’ a vivere e del quale divenne principale soggetto artistico. Nell’estate del 1918, a causa delle precarie condizioni di salute di Modigliani affetto dalla tisi, la coppia si trasferisce a Nizza dove il 29 novembre nasce la loro figlia Jeanne. La permanenza in Costa Azzurra dura pero’ meno di un anno e la primavera successiva, nonostante la salute di Modigliani peggiori rapidamente, i due tornano nuovamente a Parigi e vanno a vivere a Montparnasse in un atelier in rue de la Grande-Chaumire dato loro da Leopold Zborowski. Il 24 gennaio 1920 Amedeo Modigliani muore e Jeanne Hebuterne viene condotta nella casa paterna dai propri familiari ma, appena due giorni dopo, la giovane (al nono mese di gravidanza) si lancia dalla finestra dell’appartamento al quinto piano, morendo sul colpo.I familiari, che disapprovavano la relazione con Modigliani, la seppellirono nel cimitero di Bagneux dove rimase fino al 1930, quando la famiglia ne permise il trasferimento al cimitero del Pre-Lachaise per esser seppellita accanto all’amato. Il suo epitaffio recita: “Devota compagna sino all’estremo sacrificio”. Negli anni Novanta, la cantante francese Veronique Pestel le rese omaggio in una canzone a lei intitolata. Jeanne e’inoltre coprotagonista del film del 2005: I colori dell’anima – Modigliani, dove e’ interpretata dall’attrice Elsa Zylberstein. Di una delle piu’grandi e disperante storie d’amore del Novecento, quella di Amedeo Modigliani e Jeanne Hebuterne, si sa molto. La dipendenza dall’alcool e la tubercolosi di lui; la rinuncia di lei ad una vita normale, affascinata dal bello e maledetto della boheme parigina, dall’italiano. La nascita di una figlia, la morte di lui, la follia d’amore per cui lei si suicido’ due giorni dopo, abbandonando la bambina e portando con se’ nella morte un altro figlio, quello che aveva in grembo. Accade spesso fra gli artisti di incontrare la modella ideale, una donna la cui bellezza  quella che si e’ sempre cercato di rappresentare nelle proprie opere e trovare in lei il grande amore. Accadde anche ad Amedeo Modigliani, quando nella primavera del 1917 conobbe una dolcissima e timida pittrice di 19 anni dai grandi occhi chiari, il viso ovale, la pelle candida, un lungo collo di cigno. Si chiamava Jeanne Hebuterne. La bellezza di Jeanne era disarmante, sguardo fatale,labbra piene, carnagione rosata ed una cascata di capelli scuri,color cioccolato che ne incorniciavano lo splendido volto. Nata a Parigi il 6 aprile del 1898 a Meaux, graziosa citta’ ubicata nel dipartimento di Senna e Marna, nella regione dell’Ile-de-France,era figlia di Achille Casimir Hebuterne,che svolgeva la profesione di contabile presso uno dei numerosi negozi del famoso “centro commerciale” ( il primo al mondo giacche’vide la luce nel 1838 a Parigi per merito dell’uomo d’affari Aristide Boucicaut ) “Le Bon Marche'” e di Eudoxie Ana•s Tellier,casalinga. Originari del paesino di Varreddes, dov’era cresciuto il nonno paterno, il padre di Jeanne, Achille, era un Ebreo convertito al Cristianesimo, serio,scrupoloso e d’ alti principi morali. Sebbene la famiglia Hebuterne non fosse ricca godeva il rispetto e la stima dei vicini che apprezzavano l’onesta’ ed i valori del buon Achille e della moglie Eudoxie. Jeanne ed il fratello Andre’,mostrarono precoci inclinazioni artistiche che da grandi,tradussero in un grande amore per la pittura , disciplina a cui dedicarono la propria vita. In particolare Andre’ frequento’ giovanissimo gli ambienti intellettuali di Montparnasse presentando la sorella agli artisti piu’importanti dell’ epoca come il Giapponese Tsuguharu Foujita che la scelse come modella per uno dei suoi bellissimi ritratti. Jeanne,fu ammessa a studiare disegno presso l’Accademia Colarossi,la stessa che vide tra i numerosi allievi nomi di spicco quali Camille Claudel, Alfons Mucha, Max Weber, Lilla Cabot Perry, Chana Orloff e l’indimenticabile “Mod“” (Amedeo Modigliani). E’ proprio qui, potremmo dire tra ” i banchi di scuola” che conobbe nel marzo del 1917 il grande amore della sua vita, Amedeo Modigliani, con cui inizio’, contro il volere del cattolicissimo padre ( La famiglia di Amedeo aveva origini Ebraiche ) , un’ intensa relazione, lunga e travagliata,destinata a concludersi con la morte del giovane e promettente artista Livornese . Presentati da un amico comune,la scultrice Chana Orloff,a sua volta allieva dell’ accademia e stimata collega di Amedeo,la coppia ando’ a convivere pochi mesi dopo il primo incontro suscitando la disapprovazione della famiglia Hebuterne. Achille era un uomo colto ed austero,grande appassionato della letteratura seicentesca,profondamente religioso e poco moderno,ostile al “peccato ed alla dissolutezza” , depravazioni che , a suo avviso , non potevano mancare nella “folle” vita di un artista di strada. Come se non bastasse Amedeo era Ebreo ( mentre Achille si era impegnato a dimenticare il proprio passato ) , straniero e piu’ anziano della figlia (Modigliani nacque nel 1884) ragion per cui oppose un sonoro rifiuto alla loro unione. Jeanne segui’ l’ amato Amedeo in rue de la Grande-Chaumire nel quartiere di Montparnasse dove vissero nello studio che l’ agente di Modigliani , Leopold Zborowski prese in affitto per loro. Di buon carattere, timida, docile e soprattutto innamorata Jeanne divenne ben presto la musa di Amedeo che la ritrasse molte volte nelle sue tele. Col collo lungo,l’ ovale del viso appuntito a rimarcarne il soprannome affetuoso,la trasparenza degli occhi orientaleggianti, Jeanne e’certamente il soggetto piu’amato dal pittore Livornese, noto per dipingere personaggi “senz’anima”,drammaticamente assenti pur nella loro accecante bellezza. Fu solo nel 1930 che Emanuele Modigliani, fratello maggiore del celebre pittore, convinse la famiglia Hebuterne a spostare i resti della figlia presso la tomba di Amedeo,aggiungendo lo struggente epitaffio ” compagna fedele fino all’ estremo sacrifico”. La loro primogenita, Jeanne ormai adulta scrisse una bella biografia del padre dal titolo “Modigliani,uomo e mito”. Cresciuta tra l’ Italia e la Francia, Jeanne che dopo il matrimonio assunse il cognome di Nechtschein, dedico’ la sua vita a mentenere vivo il ricordo del padre Amedeo e della madre Jeanne. Come detto al principio Jeanne Hebuterne amava la pittura e non poche sono le opere da lei realizzate. Mi sembra giusto,in onore alla sua memoria,mostrare qualcuna delle sue tele,raffinatissime e delicate. In “natura morta”  possibile ammirare il calore di un ambiente domestico,ove s’ intravede lo scorcio di un piano con un piccolo candeliere ed il leggio con lo spartito. Sul tavolo campeggia una piccola pianta,forse appena comprata visto l’ involucro che la copre . I colori sono caldi,avvolgenti,ben miscelati. Una lampada da soffitto pende sopra il vaso denotando una certa modernita’ nell’ arredamento. in “Morte di Jeanne” una stanza dalle tonalita’ chiare e luminosissime contrastano la lugubre scelta del soggetto. Su di un letto morbido e bianco Jeanne “dorme” (sonno metafora della morte) sotto lo sguardo invisibile di un uomo dal curioso abbigliamento che forse,come denuncia il vistoso cappello,potrebbe essere Amedeo. Il rosso ed il giallo sono i colori dominanti della tela. Sullo specchio affisso alla parte la testa di Jeanne si riflette incosciente. Infine nel bellissimo autoritratto possibile riconoscere il caratteristico ovale a noce di cocco della bella artista e la sua formidabile chioma castana. Il colore base,un intenso blu variegato, richiama la profondita’ dello sguardo espresso nel taglio orientale dell’ occhio. La tonalita’ rosata dei fiori si riflette in un gioco di rimandi nelle labbra mentre la pettorina dell’ abito e la collana si tingono d’un blu chiaro. I tratti dolci e mai eccessivi mettono in luce l’abilita’ di un’artista che merita d’ essere riscoperta ed apprezzata. ” Devota compagna fino all’estremo sacrificio”. Cosi’ recita l’epitaffio sulla tomba della pittrice Jeanne Hebuterne. E’ cosi’ che avrebbero voluto che venisse ricordata, se proprio la si doveva ricordare, sia i suoi familiari, sia gli amici di Modigliani. Tutti, infatti, cercarono di cancellarne la memoria di artista. I suoi familiari, che mai le avevano perdonato di avere infranto la regola del suo ambiente piccolo borghese che voleva le donne sposate con un “buon partito”, non permisero che le sue opere venissero esposte. Gli amici del pittore, che mal sopportavano la relazione di Modigliani con quella giovane, la consideravano poco brillante e senza carattere. E invece Jeanne Hebuterne non era una fanciulla rassegnata e manipolabile e un suo sogno l’aveva: voleva diventare un’artista, con determinazione fino alla fine. Aveva talento e un intenso mondo interiore di immagini e sentimenti, quando giovanissima decise di seguire la carriera artistica. Frequento’ l’Academie Colarossi dove i suoi disegni, spesso aventi per soggetto la figura femminile vennero apprezzati, cosa non facile in un ambiente maschilista poco tenero con le donne. Fu la sua passione per l’arte a spingerla verso Modigliani del quale, abituata com’era ad osservare, indovino’ il mondo interiore altrettanto ricco del suo e con lui scelse di vivere all’insegna della poverta’ e dell’arte in un menage turbolento e non facile. I due lavoravano spesso uno di fronte all’altro e lei, attenta ai particolari e con un segno grafico essenziale e preciso, raccontava la vita quotidiana, dipingeva alcuni paesaggi che vedeva dalla finestra, disegnava anche gioielli e vestiti. Questo, pero’, non deve far pensare che si occupasse di un’arte “minore” o che vivesse artisticamente nell’ombra di Modigliani. Al contrario Jeanne Hebuterne continuo’ la sua ricerca autonoma per dare forma alle sue immagini interiori e al suo sentire. La sua tecnica pittorica e la sua filosofia sono completamente diverse da quelle di Modigliani La differenza con Modigliani colpisce soprattutto se si paragona l’autoritratto che Jeanne dipinse nel 1918 con i ritratti che il pittore le fece nello stesso periodo. Nel suo autoritratto Jeanne rende, attraverso il segno grafico essenziale che e’proprio del suo stile, l’espressione da felino predatore del suo volto. Un’espressione ben lontana da quella dolce con cui Modigliani la ritrae in “Jeanne Hebuterne con collana” del 1917 e negli altri ritratti nei quali Jeanne sembra essere piu’che altro la proiezione dell’ideale di bellezza dell’artista: pelle chiara, capelli ramati, sciolti o raccolti in uno chignon, espressione composta, dolce un poco malinconica. Nei ritratti di Jeanne Hebuterne cio’che colpisce e’ il volto colto sempre in momenti di grande intensita’ espressiva, quasi a documentare uno stato d’animo particolare. Nel dipinto “La baiadera” il volto imbronciato della donna con cappellino e’esaltato dal contrasto con le mani, composte in grembo, e dalle scelte cromatiche. Nella sua produzione non mancano neppure acquarelli drammatici come “La suicida” in cui il movimento del corpo e il capo completamente reclinato aggiungono tragicita’ all’abbagliante bianco che prevale sui colori caldi: soprattutto i rossi della gonna, dei capelli e del sangue. Non sappiamo se Jeanne Hebuterne sarebbe stata contenta della parte a lei dedicata all’interno della mostra milanese “Amedeo Modigliani, l’angelo dal volto severo”. Ci˜ che  certo  che questo  il primo e solo risarcimento alla sua arte che le sia mai stato tributato da quando, all’aprire del nuovo millennio, le disposizioni testamentarie degli eredi consentirono finalmente di alzare un velo sulle sue opere, spostando il fuoco dalla sua vicenda amorosa da feuilleton, al suo essere artista. Forse ora potremmo riscrivere quell’epitaffio nel cimitero Pre Lachaise di Parigi in un piu’semplice, ma piu’vero “Jeanne Hebuterne, artista”. E’ storia, non letteratura, che spesso donne talentuose, nell’arte e nella letteratura, ma qui e’nell’arte che interessa, che s’accompagnano a uomini di genio, o che comunque gravitano nelle loro esistenze, vedano offuscate il loro valore e siano costrette a viverlo nell’ombra, eccezion fatta per alcune dirompenti personalita’come quella di Frida Kahlo, che non si lascio’ relegare in posizione subalterna dal soverchiante marito Diego Rivera. E’ il caso di Jeanne Hebuterne, pittrice sensibile e dotata, di grandi potenzialita’ espressive e di precoce maturita’ artistica, introdotta ai corsi dell’Accademia di disegno a Montparnasse dal fratello Andre’che, dopo la sua morte, ne conservo’ i disegni, ultima compagna dell’innegabilmente grande pittore Amedeo Modigliani, al quale fu legata sentimentalmente ed artisticamente. D’indubbio talento, eppure messa in ombra all’epoca in cui visse, ed ancora oggi poco conosciuta, venuta alla ribalta grazie alla retrospettiva di qualche tempo fa dedicata all’artista livornese “Amedeo Modigliani.L’angelo dal volto severo”, in cui sono state esposte anche 71 sue opere, tra dipinti e disegni, che ne svelano pienamente il valore. Jeanne Hebuterne aveva diciannove anni quando, nell’aprile del 1917, conobbe il pittore ‘maudit’ che, trasferitosi da Livorno, dove viveva in un ambiente intellettualmente stimolante, a Parigi, conduceva una vita fuori dalle mode e dalle correnti, da bohemien, sregolata, fisicamente minato, dedito al bere, agli stupefacenti e alle donne, e in difficolta’ economiche. Lei era bella, aveva occhi azzurri e lunghi capelli rosso-castani, riservata, dolce, un poco malinconica, affascino’ subito il pittore, oltre che per la bellezza ed il carattere docile, anche perche’, giovane studentessa d’arte, promettente allieva dell’Accadmie Colarossi, spesso da lui ritratta, era pittrice sensibilissima e di eccezionale talento. Lui se ne innamoro’ perdutamente, e lei di lui. Dal loro legame, che pure fu movimentato e tempestoso (numerosi sono gli aneddoti sui maltrattamenti inflitti dal pittore a Jeanne che, pero’, timida e devota, sempre sopporto’ i numerosi tradimenti), come il precedente avuto da Modigliani con la poetessa Beatrice Hastings, nacque una figlia, Jeanne. Nel gennaio del 1920 Modigliani si ammalo’ di polmonite;pochi giorni prima di morire svenne nello studio che divideva con Jeanne che, completamente paralizzata dal terrore, gli resto’ accanto mentre agonizzava senza neppure tentare di chiamare un medico, ma il destino della donna era indissolubilmente legato a quello del suo uomo! Il giorno dopo la morte del pittore, incinta di nove mesi, si suicido’ lanciandosi da una finestra. Cinque anni piu’tardi il suo corpo fu rimosso dal cimitero di Bagneaux e fu sepolto in quello di PreLachaise, accanto a Modigliani. In uno degli ultimi e piu’toccanti dipinti di Modigliani, Jeanne Hebuterne seduta davanti a un uscio, Jeanne  ritratta incinta per la seconda volta, il volto  pallido, il corpo  in vertiginosa torsione, l’espressione  indefinibile, elementi tutti che concorrono ad imprimere al quadro una forte tensione, ancor piu’evidente anche alla luce dei tragici avvenimenti successivi: quel figlio non avrebbe mai visto la luce! Forse Jeanne, memore dell’insegnamento di Modigliani, Il tuo vero dovere e’di salvare il tuo sogno, non volle rinunciare al suo sogno d’amore, percio’ si calo’ da quella finestra, troncando precocemente un’esistenza che avrebbe potuto darle grandi soddisfazioni anche in campo artistico. Le opere esposte in mostra al Palazzo Reale di Milano, soggetti familiari, autoritratti, suoi nudi femminili (Jeanne era estremamente affascinata dall’anatomia in generale e dal corpo femminile in particolare), hanno rilevato, infatti, un attento studio ed un percorso tecnicamente diverso da quello del suo compagno ma una egualmente approfondita ricerca personale ed una grande intensita’ emotiva, riflesso, certamente, dei tragici eventi che viveva e, forse, gia’ presagio della svolta che il destino avrebbe impresso alla sua esistenza. Aveva talento e un intenso mondo interiore di immagini e sentimenti, quando giovanissima decise di seguire la carriera artistica. Frequent˜ l’Academie Colarossi dove i suoi disegni, spesso aventi per soggetto la figura femminile vennero apprezzati, cosa non facile in un ambiente maschilista poco tenero con le donne. Ma un giovane artista squattrinato, ebreo, alcolista e malato di tubercolosi non era propriamente l’uomo che i coniugi Hebuterne avrebbero voluto per la propria bambina e quindi faranno di tutto per ostacolare l’unione Il loro legame fu movimentato e tempestoso (numerosi sono gli aneddoti sui maltrattamenti inflitti dal pittore a Jeanne che, pero’, timida e devota, sempre sopporto’ i numerosi tradimenti), come il precedente avuto da Modigliani con la poetessa Beatrice Hastings. All’inizio del 1918: Jeanne scopre di essere incinta e insieme al suo compagno si recano in Costa Azzurra nella speranza di un miglioramento della salute del pittore Il 29 novembre dello stesso anno, alla MaternitŽ di Nizza Jeanne da’ alla luce una bambina, cui sara’ dato lo stesso nome della mamma. Il 31 maggio 1919 il pittore e’di nuovo a Parigi, dove un mese dopo Jeanne, nuovamente incinta, lo raggiunge con la piccola. In uno degli ultimi e piu’toccanti dipinti di Modigliani, Jeanne Hbuterne seduta davanti a un uscio, Jeanne  ritratta incinta per la seconda volta, il volto  pallido, il corpo  in vertiginosa torsione, l’espressione  indefinibile, elementi tutti che concorrono ad imprimere al quadro una forte tensione, ancor piu’evidente anche alla luce dei tragici avvenimenti successivi: quel figlio non avrebbe mai visto la luce! Ma le condizioni fisiche del pittore sono oramai allo stremo: alla forma tubercolare si aggiungono ripetuti attacchi di delirium tremens e infine una nefrite. Il 24 gennaio 1920 Modigliani muore all’Opital de la Charite. All’alba del giorno dopo, Jeanne, ormai prossima al parto, si toglie la vita gettandosi dal quinto piano della casa dei genitori. I coniugi Hebuterne si rifiutano di farla seppellire vicino ad Amedeo perche’ancora convinti dell’inadeguatezza di quell’unione. Mentre il funerale di Modigliani si svolge alle due di pomeriggio del 27 gennaio, con una grande folla che segue il trasporto della salma dall’ospedale fino al cimitero Pere-Lachaise, Jeanne sara’ portata alle otto di mattina del giorno dopo al cimitero di Bagneux, nella maggiore discrezione possibile. Cinque anni piu’tardi il suo corpo fu rimosso dal cimitero di Bagneaux e fu sepolto in quello di Pre-Lachaise, accanto a Modigliani I suoi familiari, che mai le avevano perdonato di avere infranto la regola del suo ambiente piccolo borghese che voleva le donne sposate con un “buon partito”, non permisero che le sue opere venissero esposte.
Qui di seguito un riassunto dell’articolo apparso su “La Repubblica” dopo la morte della figlia Jeanne Modigliani (29 Luglio del 1984):
E’ MORTA A PARIGI JEANNE MODIGLIANI FIGLIA DEL PITTORE
Repubblica il 29 luglio 1984 – pagina 13 – sezione: CRONACA LIVORNO – Jeanne Modigliani, la figlia del pittore, morta venerdi’ pomeriggio a Parigi, all’ospedale La Piété, dove era stata ricoverata in seguito a una caduta che le aveva provocato una emorragia cerebrale. Aveva sessantasei anni, era infatti nata a Nizza il 29 novembre del 1918. Sara’ sepolta in forma privata nel cimitero di Pre-Lachaise, dove e’seppellito il padre e la madre. Negli ultimi mesi i giornali italiani si erano spesso occupati di lei per la polemica che l’ aveva opposta agli organizzatori della mostra che Livorno ha dedicato al padre di cui in questi giorni ricorre il centenario della nascita. Una polemica nella quale Jeanne Modigliani aveva avuto anche toni aspri. Era addolorata dal fatto di essere stata esclusa da questo avvenimento e anche in occasione del ritrovamento delle due teste in pietra aveva pronunciato frasi di censura per il modo in cui l’ operazione era stata condotta. E’ sicuro pero’ che Livorno piu’che per questa piccola diatriba la ricordera’ per due importanti atti di generosita’: il fatto che Jeanne aveva comunque espresso il desiderio che le sculture rimanessero a Livorno e, piu’ancora, la donazione alla citta’ degli archivi Modigliani nei quali con paziente lavoro aveva raccolto tutti i documenti autografi, le foto, le lettere, le testimonianze di ogni tipo che documentano la breve ma intensa vita del pittore. Al padre, Jeanne aveva infatti dedicato gran parte della sua vita: combattiva e energica interveniva per denunciare i falsi, per smentire le numerose leggende che fiorivano sul pittore e che, secondo la figlia, inquinavano l’ importanza artistica della sua opera. Dopo un primo volume su Modigliani, recentemente aveva consegnato alla Graphis Arte una casa editrice di Livorno, un altro manoscritto su di lui. In realta’ Jeanne l’ aveva conosciuto assai poco: aveva 14 mesi quando Amedeo, nella notte fra il 24 e il 25 gennaio del 1920, mori’ in un letto dell’ ospedale della Charite. Il giorno dopo, la madre Jeanne Hebuterne si suicido’ buttandosi dalla finestra della casa dei genitori perche’non reggeva al dolore della scomparsa del compagno. La coppia era cosi’ povera che per i funerali un gruppo di amici fedelissimi raccolse in una colletta i soldi necessari, girando per i caffe’di Montparnasse frequentati dal pittore. Il feretro attraverso’ il quartiere seguito dagli amici e fu inumato al cimitero del Pre-Lachrise. La bambina Jeanne fu portata in Italia dallo zio paterno, il leader socialista Giuseppe Modigliani e affidata a Livorno alla zia Margherita, che la adotto’. Per lei comincio’ una vita che, per motivi diversi e in modi diversi, ripercorre le stesse tappe di quella del padre. Modigliani, il Modi’ sul quale  poi fiorito il mito, aveva conosciuto la miseria, le notti passate fra vagabonde e prostitute, lo scandalo, le interminabili bevute insieme a Utrillo, il fascino distruttive dell’ assenzio: e tutto questo l’ aveva conosciuto a Parigi, dopo aver abbandonata la provinciale Livorno. Jeanne passa l’ infanzia a Livorno, si laurea a Firenze in storia dell’ arte, viene individuata e perseguitata dal fascismo in quanto ebrea e, anche lei, si rifugia a Parigi. Quando la Francia viene occupata dai nazisti entra nel Maquis, la resistenza francese, e viene anche incarcerata per motivi politici. Nel 1952, con una borsa di studio del Centro Nazionale della ricerca scientifica, Jeanne intraprende una ricerca su Van Gogh, in Francia e in Olanda. E’ un altro “pittore maledetto”, un altro artista che a Parigi ha trovato un rifugio e un clima artistico fecondo. Sono proprio le analogie fra la vita del pittore olandese e quella del padre che la fanno tornare a lui, a Modigliani, al quale da quel momento si dedica completamente. Il suo lavoro costante per ottenere un riconoscimento ufficiale al valore dell’ opera paterna ha un gran successo quando, nel 1981, a Parigi, allestisce la mostra piu’completa di Modigliani: oltre duecentocinquanta opere fra dipinti, sculture, gouaches, disegni. Malgrado le recentissime polemiche per la mostra di Livorno Jeanne Modigliani aveva espresso il progetto di tornare in questa citta’ in settembre, per presentare il suo libro e per occuparsi del trasferimento degli archivi. Secondo il suo desiderio infatti la donazione di tutto il materiale  subordinata alla creazione di una Fondazione Modigliani, con un largo comitato scientifico, che faccia della citta’ natale dell’ artista un centro di studi. – nostro servizio
Qui di seguito riporto uno stralcio di un libro di …….: “Paulette Jourdain, che era allora una bambina, si ricorda che la notte in cui Modigliani mori’ all’ospedale, Zborowski non volle che Jeanne dormisse nello studio della Grande Chaumire. Paulette l’accompagno’ in un piccolo albergo della rue de Seme. L’indomani Jeanne ando’ all’ospedale per rivedere Amedeo. Il padre, silenzioso e ostile, l’accompagno’. Rimase sulla soglia, racconta il dottor Barrieu, mentre Jeanne si avvicinava al cadavere. “Non lo bacio'” scrive Stanislas Fumet, amico d’infanzia, con la moglie Aniuta, di Jeanne “ma lo gnardo’ a lungo, senza dir nulla, come se i suoi occhi si appagassero della sua disgrazia. Si ritiro’ camminando a ritroso, fino alla porta. Conservava il ricordo del viso del morto e si sfrozava di non vedere nient’altro”. L’indomani, all’alba, Jeanne HŽbuterne si getto’ dal quinto piano. “Sembrava un angiolo” disse Foujita, che non rifugge dalla cattiva letteratura. Chantal Quenneville scrive: “Jeannette HŽbuterne si era rifugiata dai suoi genitori, cattolici offesi della sua unione con l’ebreo Modigliani, e non diceva una parola. Erano trascorsi due o tre giorni quando domandai ad Andre Delhay: ‘E Jeannette?’. Mi guardo’ male. Si era gettata, la mattina, dalla finestra del quinto piano della casa dei suoi genitori. Nel 1917 Modigliani incontra Jeanne Hebuterne, allora diciannovenne. Ha inizio una solida relazione, culminante nella nascita della figlia Jeanne (1918), e in un impegno di matrimonio (1919), che non giungera’ a compimento per la morte prematura dei due promessi sposi. Jeanne Hebuterne viene descritta come una donna dolce, taciturna, di grande bellezza e dal temperamento un po’ “depressivo”. Tra il 1918 e il 1919 Modigliani la ritrae piu’di 20 volte. Ritratti del volto o a mezzo busto, in posa frontale o di profilo, seduta su una sedia o in poltrona. In questo periodo Modigliani porta a completo sviluppo la sua particolare tecnica compositiva. Basilare  l’attento equilibrio tra elementi curvilinei e sinuosi, da una parte, e linee rette che tagliano la composizione verticalmente o orizzontalmente, dall’altra. I primi conferiscono eleganza e vitalita’, i secondi incisivita’. Si pud’ facilmente immaginare come il volto di Jeanne Hebuterne, con le sue linee arrotondate ed essenziali e le sue morbide superfici, possa avere stimolato Modigliani. Ma il confronto tra le fattezze reali della modella e l’immagine di lei che ci propone Modigliani puo’servire splendidamente a cogliere l’essenza stessa della pittura di Modigliani negli ultimi anni. Jeanne Hebuterne ci appare come una figura lontana, senza luogo e senza tempo. Degli occhi malinconici l’artista accentua la forma ovale, svuotandoli di espressivita’. Il volto arrotondato della donna si allunga, perde ogni dettaglio fisionomico e ogni caratterizzazione psicologica. Il corpo diventa sinuoso e ieratico. Anche nel suo caso avviene quel processo di spersonalizzazione e stilizzazione del soggetto, che Modigliani mette in atto con ognuno dei soggetti presi a modello per i quadri. Il modello “reale” perde le sue caratteristiche “soggettive”, peculiari, per trasformarsi in un’entita’ astratta. Diventare icona di una bellezza “oggettiva”, assoluta.

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Jeanne Hébuterne

 

 

Marc Chagall, e i suoi meravigliosi dipinti   2 comments


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(L’ALBERO DELLA VITA)

Marc Cha­gall è cele­ber­rimo per i suoi dip­inti dai col­ori vivaci, con pre­dom­i­nanza del blu, per l’atmosfera fiabesca, gio­cosa o roman­tica delle sue creazioni. Ma nella Cap­pella dei Pen­i­tenti di Sar­rebourg, una pic­cola cit­tad­ina della Lorena (Fran­cia), sono alcune inaspet­tate vetrate real­iz­zate pro­prio da lui e capaci di incantare i vis­i­ta­tori. Il motivo di una di queste, alta ben 12 metri, è l’Albero della vita. Siamo soliti asso­ciare la cap­pella reli­giosa all’arte antica e la vetrata all’arte got­ica. Ven­gono in questo caso sfa­tate due “con­sue­tu­dini” e ci si ritrova all’interno di una cap­pella iso­lata risalente al XIII sec­olo, dec­o­rata da vetrate con­tem­po­ra­nee da un artista cele­bre per ben altre tipolo­gie di opere. La cap­pella è oggi non solo luogo di con­tem­plazione ma anche vero e pro­prio omag­gio a Cha­gall. E a pen­sarci bene non è così dif­fi­cile com­pren­dere come l’artista russo (nat­u­ral­iz­zato francese), autore di quadri forte­mente bidi­men­sion­ali e non di rado imper­niati di sim­bolismo reli­gioso, abbia trovato nella vetrata un sup­porto ide­ale. Attra­verso una tec­nica sec­o­lare Cha­gall ha trasmesso anche in questo caso il suo mes­sag­gio di vita e amore che appare riv­o­luzionario anche gra­zie al senso  di con­trasto che l’opera, inserita in tale con­testo, scatena in chi la osserva. In un oceano di blu (quel blu al quale l’artista ci ha abit­uati) emer­gono i rossi e i verdi accesi del fogliame e del tronco dell’Albero della vita che quasi sem­bra sma­te­ri­al­iz­zarsi e diventare solo mac­chie di col­ore. Nella parte alta dell’albero, come immersi nella chioma, sono due fig­ure nude che si toc­cano: Adamo ed Eva. I prog­en­i­tori anziché riman­dare al pec­cato orig­i­nale sem­brano voler sim­bo­leg­giare il pro­totipo, per l’umanità, della cop­pia unita dall’amore e gen­er­a­trice di vita. Non man­cano, attorno al grande Albero della vita, altre fig­ure ricor­renti nell’arte reli­giosa. Ecco allora una Vergine col Bam­bino e poi il tradizionale Cristo cro­ci­fisso, tri­on­fante sulla morte e quindi detto tri­umphans. Lon­tana da ogni nat­u­ral­ismo quest’opera mer­av­igliosa e sug­ges­tiva avvic­ina la reli­gione all’ambito del sogno. L’Albero della vita sem­bra qui un com­pen­dio di tutti i sig­ni­fi­cati che ha avuto nella sto­ria: sim­bolo divino e reli­gioso, forza prim­i­ge­nia di rigen­er­azione, armo­nia e amore uni­ver­sale, spir­i­tu­al­ità ed ener­gia vitale. E ad esso, cen­trale e impo­nente, si con­net­tono per­fet­ta­mente tutte le “scene” reli­giose più tipiche dell’arte del pas­sato, imper­ni­ate però qui di un tono fiabesco, tipico per l’artista, e non per questo meno emozionante.

Marc Chagall (Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul de Vence, 28 marzo 1985) è stato un pittore russo naturalizzato francese, d’origine ebraica.

Il suo vero nome era Moishe Segal (משה סג”ל – Segal è un cognome levita, acronimo di סגן לוי Segan Levi, “assistente levita”); il suo nome russo era Mark Zacharovič Šagalov, abbreviato in Šagal (Шагал; Chagall, secondo la trascrizione francese).

Marc Chagall nasce in una famiglia di cultura e religione ebraica, a Vitebsk, allora facente parte dell’Impero Russo, oggi in Bielorussia. È il maggiore di nove fratelli. Il padre, Khatskl (Zakhar) Chagall, era mercante di aringhe, sposato con Feige-Ite. Nelle opere dell’artista ritorna spesso il periodo dell’infanzia, felice nonostante la condizione di vita.

Iniziò a studiare pittura nel 1906 con il maestro Yehuda (Yudl) Pen, il solo pittore di Vitebsk, ma l’anno successivo si trasferì a San Pietroburgo. Qui frequentò l’Accademia Russa di Belle Arti, con il maestro Nikolaj Konstantinovič Roerich e conobbe artisti di ogni scuola e stile. Tra il 1908 e il 1910 studiò, invece, alla scuola Zvantseva con Léon Bakst. Questo fu un periodo difficile per lui: gli ebrei potevano infatti vivere a San Pietroburgo solo con un permesso apposito e, per un breve tempo, venne persino imprigionato. Rimase nella città fino al 1910, anche se di tanto in tanto tornava nel paese natale dove, nel 1909, incontrò la sua futura moglie, Bella Rosenfeld.

Una volta divenuto noto come artista, lasciò San Pietroburgo per stabilirsi a Parigi, per essere più vicino alla comunità artistica di Montparnasse, dove entrò in amicizia con Guillaume Apollinaire, Robert Delaunay e Fernand Léger. Nel 1914 ritornò a Vitebsk e l’anno successivo si sposò con la fidanzata Bella. La prima guerra mondiale scoppiò mentre Chagall era in Russia. Nel 1916, il pittore ebbe la sua prima figlia, Ida.

Nel 1917 prese parte attiva alla rivoluzione russa: il ministro sovietico della cultura lo nominò Commissario dell’arte per la regione di Vitebsk, dove fondò una scuola d’arte e il Museo di arte moderna di Vitebsk. Nella politica del governo dei soviet non ebbe tuttavia successo e per di più entrò in contrasto con la sua stessa scuola (in cui militava El Lissitzky) che per motivi politici era conforme al suprematismo, assolutamente agli antipodi dello stile fresco ed “infantile” di Chagall. Nel 1920 si trasferì con la moglie a Mosca e poi a Parigi nel 1923. In questo periodo pubblicò le sue memorie in yiddish, scritte inizialmente in lingua russa e poi tradotte in lingua francese dalla moglie Bella; scrisse anche articoli e poesie pubblicati in diverse riviste e, postumi, altri scritti raccolti in forma di libro. Divenne cittadino francese nel 1937.

Durante l’occupazione nazista in Francia, nella Seconda guerra mondiale, con la deportazione degli Ebrei e l’Olocausto, gli Chagall fuggirono da Parigi. Si nascosero presso Villa Air-Bel a Marsiglia e il giornalista americano Varian Fry li aiutò nella fuga verso la Spagna ed il Portogallo. Nel 1941 la famiglia Chagall si stabilì negli Stati Uniti, dove sbarcò il 22 giugno, giorno dell’invasione nazista della Russia.

Il 2 settembre 1944, Bella, compagna amatissima, soggetto frequente nei suoi dipinti e compagna di vita, morì per una infezione virale. Due anni dopo, Chagall fece ritorno in Europa e nel 1949 si stabilì in Provenza.

Uscì dalla depressione causata dalla morte della moglie, quando conobbe Virginia Haggard, dalla quale ebbe un figlio. Fu anche aiutato dalle commissioni che ricevette per lavori per il teatro.

In questi anni intensi, riscoprì colori liberi e brillanti: le sue opere sono dedicate all’amore e alla gioia di vivere, con figure morbide e sinuose. Si cimentò anche con la scultura, la ceramica e il vetro.

 

 

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VETRATE DI CHAGALL A REIMS

 

 

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L’ospedale Hadassah (Gerusalemme occidentale)-VETRATE CHE RAPPRESENTANO LE 12 TRIBU’ DI ISRAELE

L'ospedale Hadassah, Gerusalemme, Israele

 

 

La tomba di Chagall nel cimitero di Saint-Paul de Vence

Chagall si risposò nel 1952 con Valentina (detta “Vave”) Brodsky: viaggiò diverse volte in Grecia. Nel 1957 si recò in Israele, dove nel 1960 creò una vetrata per la sinagoga dell’ospedale Hadassah Ein Kerem e nel 1966 progettò un affresco per il nuovo parlamento. Viaggerà anche in Russia dove sarà accolto trionfalmente, ma si rifiuterà di tornare nella natìa Vitebsk.

Durante la guerra dei sei giorni l’ospedale venne bombardato e le vetrate di Chagall rischiarono di essere distrutte: solo una venne danneggiata, mentre le altre vennero messe in salvo. In seguito a questo, Chagall scrisse una lettera in cui affermava di essere preoccupato non per i suoi lavori ma per la salvezza di Israele.

Chagall morì a novantasette anni, a Saint-Paul de Vence, il 28 marzo 1985.

Chagall nei suoi lavori si ispirava alla vita popolare della Russia europea e ritrasse numerosi episodi biblici che rispecchiano la sua cultura ebraica. Negli anni sessanta e settanta, si occupò di progetti su larga scala che coinvolgevano aree pubbliche e importanti edifici religiosi e civili.

Le opere di Chagall si inseriscono in diverse categorie dell’arte contemporanea: prese parte ai movimenti parigini che precedettero la prima guerra mondiale e venne coinvolto nelle avanguardie. Tuttavia, rimase sempre ai margini di questi movimenti, compresi il cubismo e il fauvismo. Fu molto vicino alla Scuola di Parigi e ai suoi esponenti, come Amedeo Modigliani.

I suoi dipinti sono ricchi di riferimenti alla sua infanzia, anche se spesso preferì tralasciare i periodi più difficili. Riuscì a comunicare felicità e ottimismo tramite la scelta di colori vivaci e brillanti. Il mondo di Chagall era colorato, come se fosse visto attraverso la vetrata di una chiesa.

Marc Chagall si è occupato anche di Mail art (vedi il volume Il recupero della memoria del milanese Eraldo Di Vita).

Durante il suo primo soggiorno a Parigi rimane colpito dalle ricerche sul colore dei Fauves e da quelle di Robert Delaunay (definito il meno cubista dei cubisti). Il suo mondo poetico si nutre di una fantasia che richiama all’ingenuità infantile e alla fiaba, sempre profondamente radicata nella tradizione russa. La semplicità delle forme di Marc lo collega al primitivismo della pittura russa del primo Novecento e lo affianca alle esperienze di Natal’ja Sergeevna Gončarova e di Michail Fedorovič Larionov. Con il tempo il colore di Chagall supera i contorni dei corpi espandendosi sulla tela. In tal modo i dipinti si compongono di macchie o fasce di colore, sul genere di altri artisti degli anni Cinquanta appartenenti alla corrente del Tachisme (da tache, macchia). Il colore diventa così elemento libero ed indipendente dalla forma.

http://www.sardegnabelarus.it/ch-bio.htm

Opere giovanili

http://www.sardegnabelarus.it/ch-01.htm

Opere del primo periodo parigino di Mark Chagall 1910- 1914

http://www.sardegnabelarus.it/ch-02.htm

Opere di Mark Chagall del periodo storico comprendente la Prima Guerra Mondiale, le Rivoluzioni Borghese e d’Ottobre in Russia 1914- 1923

http://www.sardegnabelarus.it/ch-03.htm

Opere di Mark Chagall del periodo francese e americano 1923- 1948

http://www.sardegnabelarus.it/ch-04.htm

Opere di Mark Chagall del periodo della maturità 1948- 1985

http://www.sardegnabelarus.it/ch-05.htm

Clet Abraham ADAMO ED EVA,il peccato originale   Leave a comment


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(Questa immagine è coperta da copyright ,sono in vendita i diritti di riproduzione commerciale.)

Non è stato per caso ..che abbia potuto ammirare questo lavoro di Clet  Abraham..

un’opera che ,per me,rappresenta una Verità teologica..maturata nei miei sessant’anni di vita vissuta.

Rileggendo la Genesi nella Bibbia..con gli occhi e la mente ,che realmente vedono e capiscono..

si comprende che il racconto non può essere veramente di Dio..ma una Invenzione dei Sacerdoti ebrei

perchè..se è  pur vero che ,non  mangiando  la Mela della Conoscenza..

l’uomo e la donna non avrebbero conosciuto il Male ..

è altrettanto vero..che essi..non avrebbero potuto conoscere..

neanche il Bene..che è Dio stesso..

Realisticamente.. e forse sarebbe stato un bene..saremmo rimasti in Africa a fare le scimmie..

In Realtà..è stata l’unica possibile scelta ..

dovuta all’intelligenza ( dono divino) che è in noi..

creati a sua immagine..

il nostro Adamo progenitore..

(una scimmia del Corno d’Africa..)

(cosi dice la Verità scientifica che è e deve essere Verità Teologica, in quanto il Dio di Gesù Cristo è il Dio Creatore dell’Universo)

( Prologo del Vangelo di Giovanni )

…dotato di una intelligenza ed una esperienza di vita..e di una trasformazione  corporea

in evoluzione continua..

ha dovuto per la sua stessa Natura ..

passare dall’istintività animale.. della scimmia..

all’uomo..capace di Bene e di Male infiniti…

CLET ABRAHAM..un nuovo Rinascimento..   Leave a comment


cletpadamo-ed-eva-res-17-mb-ritagliato-res     (Adamo ed Eva,il peccato originale)

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Born in France on the 2nd October, 1966
Studied at the “Academia dei Belli Arti” of Rennes, France
Travelled to Roma, Italy where he studied sculpture and oil painting for 3 years.
Then there was a long period of time spent through Toscana, (Tuscany) working and personal introspection.
He them settled in Firenze, (Florence, Italy) where he has established his art studio.

“Nel cuore di S. Niccolò, caratteristico e vivace quartiere di Firenze, si aprono e presentano ai numerosi passanti e curiosi gli “sporti” della galleria-studio di un non convenzionale artista dal nome CLET. Entrare in uno spazio scandito dalle opere di Abraham Clet, significa immergersi in una sorta di apnea data dallo straniamento dei sensi che per qualche istante non trovano appigli. Una strana atmosfera irreale, rapida e vortiginosa composta dai numerosi elementi e dalle diverse tecniche che costituiscono e creano il mondo surreale dell’arte di Clet. Sensazione iniziale che dopo pochi istanti si rischiara semplicemente ponendosi in comunicazione con ciascun opera, scatta la riflessione e la ragione è spinta a far funzionare le sue facoltà d’analisi, culturali, storiche ed estetiche. L’osservatore è pungolato dai tanti stimoli che ciascun opera va a proporre con dinamiche chiare, semplici e dirette ad una prima osservazione e più complesse e sofisticate ad un’ analisi più minuziosa e capillare. Spesso le opere di Clet risentono di un forte legame con il territorio e la storia artistica del paese o della città in cui l’artista vive.

Così allo splendore delle architetture fiorentine e alle opere antiche plasmate nel passato dalla genialità di uomini eccelsi viene accostata la creatività e l’inventiva di tempi più recenti,

quando il design italiano ben rappresenta la tradizione del quotidiano della società italiana.

Un filo conduttore che unisce artisti storicamente lontani, ma con un profilo creativo ugualmente alto.

E’ questo che Clet vuole sottolineare per mezzo di quegli oggetti SIMBOLO protagonisti delle sue opere:

come nel caso del Battistero di San Giovanni di Firenze che attraverso ritmate scansioni diventa un’elegante e pregiata Moka per il caffè.

Al soggetto della caffettiera l’artista dedica numerose opere, sculture, dipinti ed incisioni, fino a trasformarla, anche, nella protagonista di roccambolesche avventure.

Quando una caffettiera color bianco latte

(Quest’opera è coperta da copyright,ne detengo i diritti di riproduzione)

Divertente e spesso ironica la ricerca artistica di Clet si fonda su un attento e ben strutturato studio del disegno accademico che funge da fondamento nelle diverse tecniche di realizzazione utilizzate.

Incisioni, opere pittoriche, sculture ed installazioni vanno ad allestire il poliedrico ed interessante atelier di San Niccolò, dove l’artista è sempre presente.

Oltre le numerose mostre collettive e personali italiane, Clet espone in Francia, in America, in Germania ed a Settembre sarà alla “Dam Art Gallery” ad Amsterdam.”

L’artista: CLET di Sabrina Pirei

Pittura di grandi dimensioni all’interno di una birreria di Poppi (AR)

(quest’opera è coperta da copyright,se Vi interessa contattatemi.).

Il grande Clet Abramham per Isernia

La Banca Etruria, da poco insediatasi anche nel  Molise, ha prodotto un calendario 2009 con le opere del famoso Pittore francese bretone, Clet Abraham, da poco stabilitosi  in Italia a Firenze. Eclettico ed indipendente ha costruito il suo lavoro sullo studio del disegno, inteso come strumento di espressione del pensiero e di comunicazione universale.

Nel calendario suddetto sono riportate le copie di 6 opere moderne di città italiane quali Arezzo (Headquarter di Banca Etruria), Bologna, Roma, Milano, Firenze e Isernia. Ed è proprio perché, tra tante importanti città,  è stata riportata anche Isernia, (in perfetto stile deformato da Clet Abraham) che l’Ing. Pasqualino de BENEDICTIS, Presidente dell’Associazione Culturale “Giovan Vincenzo Forli” [reduce dal recente Convegno sull’omonimo Pittore napoletano del ‘600 nativo di Forlì del Sannio ed amico di Caravaggio], ha voluto segnalare l’affascinante, bellissima ed intrigante opera di Clet Abraham commissionatagli dalla Banca Etruria.

Il dipinto originale si trova presso la sede generale della Banca Etruria ad Arezzo.

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