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“Vincere” , il teologico film di Marco Bellocchio ("2)   Leave a comment


Vincere

Vincere è un film storico del 2009, diretto e sceneggiato da Marco Bellocchio, con la partecipazione di Giovanna Mezzogiorno e Filippo Timi come principali interpreti. È stato l’unico film italiano in concorso al Festival di Cannes del 2009.[2][3]

È stato il film più premiato ai David di Donatello 2010, con otto premi su quindici candidature, fra cui quello per il miglior regista, ma non ha vinto quello per il miglior film, conquistato da L’uomo che verrà.

 

Vincere

Marco Bellocchio, con il film "Vincere", ci presenta un dramma di denuncia, capace di far riflettere su cosa il potere può causare alla mente umana.

Sette David di Donatello e quattro Nastri d’Argento, più numerose nomination.

 

Roma 13 giugno 2011, Villa Madama: vertice Italia -Israele con il Presidente Silvio Berlusconi e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.     Berlusconi DUCE DUCE DUCE   vincere_mussolini-bellocchio-1024x682

 

Italia, inizi del ’900. Ida Dalser, una donna benestante, incontra un giovane rivoluzionario socialista e se ne innamora perdutamente. Quel giovane si chiama Benito Mussolini. La Dalser seguirà fedelmente Mussolini, arrivando fino a vendere tutti i suoi possedimenti per aiutarlo a fare carriera politica. Darà addirittura alla vita il figlio del Duce, Benito Albino. Ma l’ascesa politica dell’uomo è tanto inarrestabile quanto la sua decisione di mettere in disparte il figlio e la moglie.

Bellocchio affronta, con questa sua opera, una storia quasi sconosciuta. Ignorata dagli italiani per buona parte del secolo scorso (fu confusa con una delle numerosissime storie che dopo la guerra furono inventate per demolire il ricordo del fascismo), fu riscoperta e analizzata in un documentario nel 2005. Ida Dalser fu la presunta moglie di Mussolini Benito, presunta in quanto il documento di matrimonio non fu mai ritrovato, e Benito Albino fu ufficialmente riconosciuto dal Duce come figlio suo. La donna fu respinta, rapinata, rinchusa in manicomio e abbandonata dal mondo, ma continuò per tutta la vita a gridare il suo amore per Mussolini ed a cercare qualcuno che la ascoltasse e che la aiutasse a riconquistare ciò che era suo. La donna morì, sola e dimenticata, nel manicomio di S.Clemente di Venezia nel 1937, manicomio dove lo stesso Mussolini la rinchiuse e si assicurò che non uscisse più. Suo figlio Benito Albino, internato anche lui nel manicomio Mombello di Milano dalla polizia politica, la seguì nel 1942.

Il film, oscuro come il periodo che l’Italia si appresta ad attraversare, è girato prevalentemente nella penombra. Anche il primo incontro tra la Dalser e Mussolini ne è testimone: la donna lo vede al sole, a capo di rivoluzionari, e rimane affascinata dal suo carisma. Ma poi, all’ombra dei palazzi, con gli occhi tappati dall’ombra, non si accorgerà di che tipo di uomo ha davanti, rapita da un bacio vuoto e privo di emozioni.

Emozioni che Mussolini, interpretato da un magistrale Timi, non prova mai. Né quando è in compagnia di Ida, né quando tiene i suoi lunghi monologhi al popolo. Le scene dove i due hanno rapporti sessuali sono buie e predominano colori freddi, dove un glaciale Mussolini è in netto contrasto con una passionale Ida Dalser.

La Dalser è a sua volta è l’opposto di Mussolini. Le sue urla si ripercuoto per tutta la durata del film. Gli occhioni da cane bastonato della Mezzogiorno aumentano la melodrammaticità di una storia già di per sé tragica. Sebbene nella prima parte del film predominino la passione e l’amore della donna per Mussolini, nella seconda parte (cioè da quando essa viene allontanata dal Duce) unici sentimenti presenti sono il dolore e la speranza della donna, vittima assieme al figlio non di crimini o misfatti, ma solo di essersi innamorata e fidata ciecamente di un uomo cinico e crudele. Alla fine, il suo unico scopo diventerà quello di poter vedere riconosciuto il suo amore per Mussolini, di avere la conferma che tutto quello per cui aveva combattuto e per cui aveva perso tutto fosse vero. Ma, purtroppo per lei, le sue grida non sono ascoltate da nessuno. Infatti la scena più bella e simbolica del film rappresenta proprio questo: una Ida Dalser internata in manicomio si arrampica sopra un’inferriata e getta al di là delle lettere, sperando che qualcuno le legga e la aiuti. Lettere che non verranno mai lette.

Bellocchio con questo film smonta definitivamente il fascismo in sé e per sé.Infatti, uscendo ed ignorando lo schema politico del periodo, più volte analizzato e commentato in altre occasioni, si sofferma sull’uomo, sulla figura di Mussolini. Il Duce ci viene raffigurato come un uomo spregevole, cinico, un uomo che sfida apertamente Dio in una discussione teologica, un uomo affascinato ed attratto esclusivamente dal potere, un uomo che non prova amore e, anzi, arriva a rifiutare un amore sincero per ottenere un matrimonio a sfondo politico. Gran merito sempre di Bellocchio nel film è quello di aver alternato a scene con un Filippo Timi infervorato che scende in piazza per gridare alla rivoluzione, delle scene con il vero Mussolini che parla al popolo, riuscendo così a creare una continuità narrativa ed a rendere più credibile il personaggio di Timi.

Degne indubbiamente di nota le intepretazioni di Giovanna Mezzogiorno e Filippo Timi. La prima, superba nell’interpretazione della Dalser, riesce perfettamente a trasmettere quel senso di angoscia e di oppressione subito dopo la passione e l’amore provato nella prima parte del film. Il secondo interpreta in modo magistrale sia Mussolini Benito sia Benito Albino da adulto. I suoi occhi, durante i suoi monologhi al popolo, trasmettono rabbia, sono pieni di carisma, capaci di fulminare un solo uomo con lo sguardo. Entrambi hanno ricevuto grandissime critiche, in Italia ma soprattutto in America, dove la Mezzogiorno ha vinto il premio alla miglior attrice protagonista della National Society of Film Critics Awards 2010.

"VINCERE "

"VINCERE"

un profeta ebreo..parlò al suo popolo..   Leave a comment


LETTERA AGLI EBREI ITALIANI
Franco Lattes Fortini  (1968)

“Ogni giorno siamo informati della repressione israeliana contro la popolazione palestinese.

E ogni giorno più distratti dal suo significato, come vuole chi la guida.

Cresce ogni giorno un assedio ..

che insieme alle vite, alla cultura, le abitazioni, le piantagioni e la memoria di quel popolo

– nel medesimo tempo –

distrugge o deforma l’onore di Israele.

In uno spazio che è quello di una nostra regione,

alla centinaia di uccisi, migliaia di feriti, decine di migliaia di imprigionati ..

e al quotidiano sfruttamento della forza-lavoro palestinese, settanta o centomila uomini –

corrispondono decine di migliaia di giovani militari e coloni israeliani ..

che per tutta la loro vita, notte dopo giorno, con mogli, i figli e amici,

dovranno rimuovere quanto hanno fatto o lasciato fare.

Anzi saranno indotti a giustificarlo.

E potranno farlo solo in nome di qualche cinismo real-politico e di qualche delirio nazionale o mistico,

diverso da quelli che hanno coperto di ossari e monumenti l’Europa….

solo perché è dispiegato..

 nei luoghi della vita d’ogni giorno e con la manifesta complicità dei più.

Per ogni donna palestinese arrestata, ragazzo ucciso o padre percosso e umiliato,

ci sono una donna, un ragazzo, un padre israeliano che dovranno dire di non aver saputo oppure,

come già fanno, chiedere con abominevole augurio

che quel sangue ricada sui propri discendenti.

Mangiano e bevono fin d’ora un cibo

contaminato e fingono di non saperlo.

Su questo.., nei libri dei loro e nostri profeti..

stanno scritte parole che non sta a me ricordare.
Quell’assedio può vincere. Anche le legioni di Tito vinsero.

Quando dalle mani dei palestinesi le pietre cadessero e – come auspicano i ‘falchi’ di Israele –

fra provocazione e disperazione,

i palestinesi avversari della politica di distensione dell’Olp, prendessero le armi,

allora la strapotenza militare israeliana si dispiegherebbe…

 fra gli applausi di una parte della opinione internazionale

e il silenzio impotente di odio di un’altra parte, tanto più grande.

Il popolo della memoria non dovrebbe disprezzare gli altri popoli

fino a crederli incapaci di ricordare per sempre.
Gli ebrei della Diaspora sanno e sentono che un nuovo e bestiale antisemitismo è cresciuto

e va rafforzandosi di giorno in giorno fra coloro che dalla violenza della politica israeliana

(unita alla potente macchina ideologica della sua propaganda, che la Diaspora amplifica)

 si sentono stoltamente autorizzati a deridere i sentimenti di eguaglianza e le persuasioni di fraternità.

Per i nuovi antisemiti gli ebrei della Diaspora non sono che agenti dello Stato di Israele.

E questo è anche l’esito di un ventennio di politica israeliana.
L’uso che questa ha fatto della Diaspora ha rovesciato, almeno in Italia,

il rapporto fra sostenitori e avversari di tale politica, in confronto al 1967.

Credevano di essere più protetti e sono più esposti alla diffidenza e alla ostilità.
Onoriamo dunque chi resiste nella ragione …

e continua a distinguere fra politica israeliana ed ebraismo.

Va detto anzi che proprio la tradizione della sinistra italiana

(da alcuni filoisraeliani sconsideratamente accusata di fomentare sentimenti razzisti)

è quella che nei nostri anni ha più aiutato, quella distinzione, a mantenerla.

Sono molti a saper distinguere e anch’io ero di quelli.

Ma ogni giorno di più mi chiedo: come sono possibili tanto silenzio o non poche parole equivoche

fra gli ebrei italiani e fra gli amici degli ebrei italiani?

Coloro che, ebrei o amici degli ebrei – pochi o molti, noti o oscuri, non importa –

credono che la coscienza e la verità siano più importanti della fedeltà e della tradizione,

anzi che queste senza di quelle imputridiscano, ebbene parlino finché sono in tempo,

parlino con chiarezza, scelgano una parte, portino un segno.

 Abbiano il coraggio di bagnare lo stipite delle loro porte col sangue dei palestinesi,

sperando che nella notte l’Angelo non lo riconosca;

o invece trovino la forza di rifiutare complicità..

a chi quotidianamente ne bagna la terra, che contro di lui grida.

Né smentiscano a se stessi, come fanno,

parificando le stragi del terrorismo a quelle di un esercito inquadrato e disciplinato.

I loro figli sapranno e giudicheranno.
E se ora mi si chiedesse con quale diritto e in nome di quale mandato…

mi permetto di rivolgere queste domande,

non risponderò che lo faccio… per rendere testimonianza della mia esistenza..

o del cognome di mio padre e della sua discendenza da ebrei.

Perché credo che il significato e il valore degli uomini

stia in quello che essi fanno di sé medesimi…

 a partire dal proprio codice genetico e storico

non in quel che con esso hanno ricevuto in destino.

Mai come su questo punto

– che rifiuta ogni ‘voce del sangue’ e ogni valore al passato

ove non siano fatti, prima, spirito e presente;

sì che a partire da questi siano giudicati –

credo di sentirmi lontano da un punto capitale dell’ebraismo

o da quel che pare esserne manifestazione corrente.
In modo affatto diverso da quello di tanti recenti, e magari improvvisati,

amici degli ebrei e dell’ebraismo,

scrivo queste parole a una estremità di sconforto e speranza perché sono persuaso

che il conflitto di Israele e di Palestina sembra solo, ma non è, identificabile

a quei tanti conflitti per l’indipendenza e la libertà nazionali che il nostro secolo conosce fin troppo bene.

Sembra che Israele sia e agisca oggi come una nazione o come il braccio armato di una nazione,

come la Francia agì in Algeria, gli Stati Uniti in Vietnam o l’Unione Sovietica in Ungheria o in Afghanistan.

Ma, come la Francia era pur stata, per il nostro teatro interiore, il popolo di Valmy

e gli americani quelli del 1775 e i sovietici quelli del 1917,

così gli ebrei, ben prima che soldati di Sharon,

erano i latori di una parte dei nostri vasi sacri,

una parte angosciosa e ardente della nostra intelligenza, delle nostre parole e volontà.

Non rammento quale sionista si era augurato che quella eccezionalità scomparisse

e lo Stato di Israele avesse, come ogni altro, i suoi ladri e le sue prostitute.

 Ora li ha e sono affari suoi.

Ma il suo Libro è da sempre anche il nostro, e così gli innumerevoli vivi e morti libri che ne sono discesi.

È solo paradossale retorica dire che ogni bandiera israeliana ..

da nuovi occupanti innalzata ..a ingiuria e trionfo sui tetti di un edificio

da cui abbiano, con moneta o minaccia, sloggiato arabi o palestinesi della città vecchia di Gerusalemme,

tocca alla interpretazione e alla vita di un verso di Dante o al senso di una cadenza di Brahms?
La distinzione fra ebraismo e stato d’Israele, che fino a ieri ci era potuta parere una preziosa acquisizione contro i fanatismi,

 è stata rimessa in forse… proprio dall’assenso o dal silenzio della Diaspora.

E ci ha permesso di vedere meglio..

 perché non sia possibile considerare quel che avviene alle porte di Gerusalemme

come qualcosa che rientra solo nella sfera dei conflitti politico-militari

e dello scontro di interessi e di poteri.

Per una sua parte almeno, quel conflitto mette a repentaglio qualcosa che è dentro di noi.
 

Ogni casa che gli israeliani distruggono,

ogni vita che quotidianamente uccidono

e persino ogni giorno di scuola che fanno perdere ai ragazzi di Palestina,

va perduta… una parte dell’immenso deposito di verità e sapienza

che, nella e per la cultura d’Occidente,

è stato accumulato dalle generazioni della Diaspora,

 dalla sventura gloriosa o nefanda dei ghetti

e attraverso la ferocia delle persecuzioni antiche e recenti.

Una grande donna ebrea cristiana, Simone Weil,

ha ricordato che la spada ferisce da due parti.

Anche da più di due, oso aggiungere.

Ogni giorno di guerra contro i palestinesi,

ossia di falsa coscienza per gli israeliani,

…..”a sparire o a umiliarsi inavvertiti …”

sono un edificio,

una memoria,

una pergamena,

un sentimento, un verso,

una modanatura della nostra vita e patria.

Un poeta ha parlato..

 del “proscritto “e del suo “sguardo”..

«che danna un popolo intero intorno ad un patibolo»

Ecco, intorno ai ghetti di Gaza e Cisgiordania

ogni giorno Israele rischia una condanna…

ben più grave di quelle dell’Onu,

un processo che si aprirà ma al suo interno, fra sé e sé,

se non vorrà ubriacarsi come già fece Babilonia.
La nostra vita non è solo diminuita dal sangue e dalla disperazioni palestinese;

lo è, ripeto,

dalla dissipazione che Israele viene facendo di un tesoro comune.

Non c’è laggiù università o istituto di ricerca, non biblioteca o museo, non auditorio

o luogo di studio e di preghiera

capaci di compensare….

 l’accumulo di mala coscienza e di colpe rimosse..

che la pratica della sopraffazione induce..

 nella vita e nella educazione degli israeliani.


E anche in quella degli ebrei della Diaspora e dei loro amici.

Uno dei quali sono io.

Se ogni loro parola toglie una cartuccia dai mitra dei soldati dello Tsahal,

un’altra ne toglie anche a quelli, ora celati, dei palestinesi.

Parlino, dunque…ora….o tacciano per sempre..

la figlia di Aldo Moro..   Leave a comment


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Sia benedetto tuo Padre..

che ha dato la sua vita per questo paese..

e benedetta anche tu..per le parole che dici..per quello che fai ..e per quanto hai sofferto..

sei la degna figlia di un tale Padre..

Americano con la K..(parole sue.. di Cossiga)   2 comments


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Il presidente emerito della Repubblica Cossiga..

ha recentemente dato “delucidazioni ” sul  modo di essere cristiano cattolico

precisando di  “non essere”..

 un “cristiano adulto”stile  Prodi o  Rosy Bindi….

 il suo Cristianesimo..

è quello veramente  integrale..secondo la sana..”Tradizione”

 “Dio,Patria,Famiglia”..

chissà se tra i programmi scolastici della Gelmini..

ci sarà anche  quello di “riscrivere” i vangeli..

“Gesù Cristo era di Destra.

aprezzava e si dette “da fare”.. per l’Impero Romano..

una volta ..si prese uno schaffo..

ma la seconda…si comportò  da Vero figlio di Dio..

e a chi non capiva il suo Verbo..

lo convinse a suon di manganellate..

———————————————-

nelle sue ultime esternazioni..il presidente emerito..

ha consigliato i suoi “metodi “..evangelici..

quelli che mise in atto quando era Ministro dell’Interno..

 “osservanti”..ispirati ..

al Cristianesimo di Pinochet..

che non si fanno problemi delle “teste sfasciate” ..e dei morti..

male “minore”per  chi ha la  testa “bacata”.. da idee e “critiche” alla “democrazia”..

giovani-forza-nuova.jpg

Questi sono i giovani sani.. che piacciono a Cossiga ..ed a Berlusconi

idee poche ma chiare..guardate le magliette col Kappio..

 “tremino infami,traditori e spie”

———————————————–

viene il dubbio però..a chi si riferissero..dato che in una ultima intervista ..

il benemerito..ha detto che gli sarebbe piaciuto fare la spia..

…………………………………………………………………………………………………………..
le sue scelte “americaniste” a detta di lui..che apparteneva alla “Gladio”

ci hanno preservato… dall’influenza sovietica..

salvo poi…consegnarci da schiavi..all’influenza americana..

ed ai suoi DiKtat..

secondo il sentimento Kristiano di Cossiga..

A pagarne il prezzo è stato …Aldo Moro..

…..ai tempi di  Cossiga … Ministro dell’Interno…

——————————————————————————————-

“Può apparire singolare – ma non per la storia d’Italia –

che a 29 anni dalla morte di Aldo Moro,

Giovanni Galloni avverta il bisogno di suggerire «una commemorazione di tipo nuovo»

dell’amico statista rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo del 1978 e ucciso il 9 maggio dello stesso anno.
Da Pescara, ospite assieme a Mauro Fotia di un recente convegno organizzato dall’Istituto “Spataro”,

è lo stesso ex Guardasigilli ad annunciare un suo libro-testimonianza

,di prossima pubblicazione, su via Fani e dintorni.
 «Ci sono dei fatti nuovi da scoprire e da introdurre», dice Galloni,

«perché non tutte le cose su Moro sono state dette, soprattutto quelle che riguardano la sua fine».
Perché solo adesso?

Perché, a quasi trent’anni di distanza dalla strage di via Fani

e dal ritrovamento del cadavere di Moro nel bagagliaio della famosa R4 rossa,

l’ultraottantenne Giovanni Galloni avverte la necessità di riaprire questo capitolo della storia italiana

e, soprattutto, della Democrazia Cristiana di cui entrambi furono esponenti di primissimo piano?
 Gli aspetti ancora nell’ombra, per Galloni, sono soprattutto due:

 «Le quattro sentenze che ci sono state sulla morte di Moro non hanno soddisfatto la magistratura.

Una parte di quei magistrati, compreso il fratello di Moro, mi ha detto di aver rifiutato i verdetti dei tribunali.

Sono convinti che le Br “abbiamo negato” di avere avuto alle loro spalle

altri esecutori solo per ottenere degli sconti di pena, che ci sono stati.

 E ora anche questo va chiarito».
L’altra questione messa sul tavolo da Galloni

riguarda l’interpretazione autentica della strategia politica di Moro:

«E’ giunto anche il tempo di chiarire perché Moro abbia parlato di una terza fase.

E qui mi riferisco soprattutto a colloqui personali avuti con lui poco prima di via Fani:

 il bipolarismo di cui oggi tanto si parla.

Per capire cosa Moro volesse dire parlando di terza fase,

bisogna anche approfondire che cosa intendesse per prima e seconda fase.

I più hanno sempre ritenuto che per prima fase Moro intendesse la politica centrista,

per la seconda fase la politica di centrosinistra e per la terza quella della solidarietà nazionale.

Non è così. La mia vicinanza continua con Moro, di oltre venti anni,

mi dice che per prima fase egli intendeva

quella della resistenza, della lotta antifascista, della Costituente.

E non si trattava affatto, come già allora i giornali dicevano,

di un compromesso ideologico tra cattolici e marxisti

ma del superamento delle rispettive posizioni per cercare di avviare qualcosa di nuovo».
Ed ecco la seconda fase secondo Galloni:

«Quale era stata la grande illusione, prima di De Gasperi e poi di Moro?

Quella che formando un governo insieme con i partiti laici, ai quali eravamo contrapposti da posizioni ideali,

 si creassero le condizioni per arrivare in Italia ad una democrazia compiuta,

come esisteva negli altri paesi europei.
 Democrazia compiuta per De Gasperi era l’esistenza di quel bipolarismo

per cui da una parte c’erano partiti di ispirazione cristiana

e dall’altra partiti di ispirazione socialista e democratica».
«L’illusione di De Gasperi era quella di portare avanti la socialdemocrazia di Saragat,

con l’idea che questa potesse ad un certo momento assumere quella funzione

che negli altri paesi europei avevano assunto i partiti socialisti, cosa che non avvenne,

perché in Italia la realtà del partito comunista era diversa e radicata nella situazione italiana».
 

La politica bifronte:

 «I condizionamenti internazionali e l’accordo di Yalta», spiega ancora Galloni,

«avevano portato l’Italia in una posizione di collaborazione con la Nato,

ma contemporaneamente a sostenere una linea di autonomia del nostro Paese..

rispetto al regime occidentale.

Una politica che in un primo momento fu portata avanti da Mattei e altri

per arrivare ad una collaborazione con i paesi del Medio Oriente e, soprattutto,

di pacificazione… tra Israele e Palestina.

Queste sono le linee sulle quali poi si sono battuti in Italia

 Moro, Fanfani e lo stesso Andreotti

e da cui nacquero le ostilità degli Stati Uniti».
Gli americani non si fidano più.

E Galloni spiega anche questo:

«Nel 1974, il presidente Ford e Kissinger (allora ministro degli esteri e capo della Cia)

convocarono a Washington il nostro presidente della Repubblica, che era Giovanni Leone

e il ministro degli Esteri, Moro.

Gli americani erano preoccupati per le frasi di Aldo Moro,

quando, dopo il referendum sul divorzio,

iniziò a parlare dell’attenzione che si doveva rivolgere al partito comunista.

Ad un certo momento della riunione Kissinger chiamò Moro

e gli disse chiaramente che se continuava su quella linea

ne avrebbe avuto delle conseguenze gravissime sul piano personale».

Una scoperta recente..
 

«Di questa minaccia di morte siamo venuti a conoscenza in modo più dettagliato solo pochi anni fa.

Oggi sappiamo che le dichiarazioni rese successivamente dai brigatisti..e cioè..

noi siamo gli “unici” responsabili del rapimento Moro”

non rispondono a verità e siamo in grado di smentirle».
Ecco gli elementi forniti da Galloni a sostegno di questa:

«Primo, non tutti i partecipanti all’operazione militare del 16 marzo 1978

erano delle Brigate rosse.

Alcuni di loro, che non si sono mai voluti scoprire, non erano terroristi.
Dall’accertamento sui colpi esplosi in via Fani risulta

che non c’erano tra le Br …uomini così esperti nell’uso delle armi,

perché i cinque uomini della scorta di Moro sono stati tutti uccisi da due sole armi,

utilizzate da uomini eccezionalmente esperti

e che si suppone fossero stati richiamati da Catania e dalla mafia calabrese.

I nomi di queste due persone non sono mai stati fatte.

C’è poi una mia frase, una cosa che ho sempre detto senza ottenere mai attenzione,

su alcune confidenze che Moro mi fece alcuni mesi prima di essere catturato.

Mi disse che era preoccupato perché riteneva

che i servizi segreti degli Stati uniti e di Israele avessero degli infiltrati nelle Br

e se questi infiltrati ..ci avessero dato degli elementi…

 avremmo potuto scoprire facilmente i covi delle Br».
«Adesso ho la certezza che questa stessa cosa Moro

la riferì all’ambasciatore italiano a Washington,

il quale si mise in contatto con la Segreteria di Stato americana

ricevendo un netto diniego, anzi un diniego ambiguo:

“Non è vero, tutto quello che sappiamo o abbiamo saputo lo abbiamo sempre riferito ai servizi segreti italiani”».

«Quali servizi segreti?», si chiede oggi Galloni, «quelli veri o quelli, invece, che erano in mano loro?».
Altro elemento: «Durante la prigionia di Moro, attorno al 20 aprile,

un ex capo dei servizi segreti italiani, un certo Miceli

(il generale passato poi nelle file del Msi ndr)

che era stato espulso dai servizi segreti perché compromesso nel colpo di Stato di Borghese,

parte in missione segreta e va a Washington dove prende contatti con i più alti esponenti della Cia.

Dopo di che si forma la mentalità che Moro era riuscito ad ottenere dalle Br di essere liberato.

Lo dicono anche le ultime dichiarazioni dello stesso Moro

in quel rapporto che fu poi trovato dove lui afferma:

“Devo, più…  che.. alla Democrazia cristiana ….

che non è voluta intervenire nelle trattative,

alla benevolenza delle Brigate rosse che mi hanno liberato”».
Ma nasce un dubbio sollevato ancora oggi da Galloni:

«Che per intervento della Cia.. gli americani avessero deciso ..

di liberare Aldo Moro…

ma che questa operazione non andò in porto.

Infatti, Moro, fu solo illuso che lo avrebbero liberato:

una volta… messo in macchina.. è stato ucciso». (14 maggio 2007)

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Un articolo di Maria Fida Moro..

(leggi articolo)

 maria_fida_moro_1.jpg

Pubblicato 29 ottobre 2008 da sorriso47 in Popoli e politiche

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Sette,otto,nove…il negretto non commuove…   1 comment


Parma..l’Ambasciatore del Ghana protesta

emmanuel-calligrafia.jpgbusta-comune-di-parma.jpgIl titolo è un  riferimento ad un articolo precedente.

   

“ Occhio ad Emmanuel…”     emmanuel-occhio.jpg

“non esistono “italiani negri”

  I compagni  di scuola di Emmanuel…. http://parma.repubblica.it/multimedia/home/3135667

due articoli

sull’andamento “italiota” in atto..

Il frutto avvelenato

della tolleranza zero

di CURZIO MALTESE

A Parma, nella civile Parma, la polizia municipale…

 ha massacrato di botte un giovane ghanese, Emmanuel Bonsu Foster,

e ha scritto sulla sua pratica la spiegazione: “negro”.  

La prima riflessione che viene in mente è..

che non si possono dare troppi poteri ai sindaci. 

Il decreto Maroni è stato in questo senso una vera sciagura. 

La classe politica nazionale italiana è mediocre,

ma spesso il ceto politico locale è, se possibile, ancora peggio. 

Delegare ai sindaci una parte di poteri,

ha significato in questi mesi assistere a un delirio di norme incivili,

al grido di “tolleranza zero”.

In provincia come nelle metropoli, nella Treviso o nella Verona degli sceriffi leghisti,

come nella Roma di Alemanno e nella Milano della Moratti.     

A Parma il sindaco Pietro Vignali, una vittima della cattiva televisione,

ha firmato ordinanze contro chiunque…

prostitute e clienti, accattoni e fumatori (all’aperto!),

ragazzi colpevoli di festeggiare per strada. 

Si è insomma segnalato, nel suo piccolo, nel grande sport nazionale:

la caccia al “povero cristo”. 

Nel momento stesso in cui si riscrive la storia delle leggi razziali,

nell’urgenza di rivalutare il fascismo,

si testimonia quanto il razzismo sia una malapianta nostrana. 

L’Italia è l’unica nazione civile in cui nei titoli di giornali si usa ancora specificare

la provenienza soltanto per i delinquenti stranieri:

rapinatore slavo, spacciatore marocchino, violentatore rumeno.  

Poiché oltre il novanta per cento degli stupri, per fare un esempio, sono compiuti da italiani,

diventa difficile credere a una forzatura dovuta all’emergenza.   

L’altra sera, da Vespa, tutti gli ospiti italiani

cercavano di convincere il testimone del delitto di Perugia

che “nessuno ce l’aveva con lui perché era negro”. 

Negro?

Si può ascoltare questo termine per tutta la sera da una tv pubblica occidentale?

Non lo eravamo e stiamo diventando un paese razzista.   

“Quel fascino per la camicia nera
che cresce nel mondo del calcio…” di Corrado zumino..
 

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/sport/calcio/calciatori-fascisti/calciatori-fascisti/calciatori-fascisti.html?ref=hpspr1 

L’outing di Christian Abbiati, portiere del Milan

fascista nel privato e ora anche in pubblico,

ha allargato praterie di potenziali rivelazioni nel mondo del calcio italiano,

da sempre silenziosamente a destra.

Quelle parole rimbalzate in tutta Europa –  

“del fascismo condivido ideali come la patria,

i valori della religione cattolica e la capacità di assicurare l’ordine” 

sono sottoscritte, oggi, da una crescente platea di calciatori e dirigenti italiani.


La forza delle frasi rivelatrici di un portiere

che è abituale frequentatore dei leader di Cuore nero,

succursale dell’estremismo nero milanese e luogo di riferimento per gli ultrà dell’Inter,

più che nell’indicare il solito revisionismo pret a’ porter italiano

che vuole un fascismo buono prima del ’38

(“rifiuto le leggi razziali, l’alleanza con Hitler e l’ingresso in guerra”, ha detto Abbiati)

segnala come anche i calciatori, notoriamente pavidi nelle dichiarazioni,

oggi comprendono che queste “verità” si possono finalmente dire:

il vento del 2008 non le rende più pericolose per le loro carriere.

Il problema è che i calciatori navigano dentro un mare di ipocrisia

che consente di tenere “Faccetta nera” nella suoneria del cellulare senza provare sensi di colpa. Questione di maestri.

L’ex allenatore della Lazio Papadopulo non si è mai preoccupato delle svastiche in curva

“perché in campo non vedo oltre la traversa”.

Spiega Gianluca Falsini, difensore oggi al Padova:

 “Giocatori di sinistra ce ne sono pochi e la nostalgia per il Ventennio ti viene per colpa dei politici contemporanei”.

Già. Nel campionato 2007-2008 in campo sono raddoppiati gli episodi di razzismo: sono stati sei. Mario Balotelli, stella emergente dell’Inter, italiano di origini ghanesi, così racconta l’ultima partita contro la Primavera dell’Ascoli: “Dall’inizio alla fine mi hanno detto: “Non esistono neri italiani”. Era lo slogan dei fascisti, volevo uscire dal campo”. (1 ottobre 2008)

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Un consiglio..per coloro che come me..non condividono tale andamento.. 

L’unica possibilità..che rimane per dissentire..

a noi che viviamo  nella società dei consumi…e non dei principi…

è quella di farsi intendere a suon di “etiche scelte consumistiche”  

E’ meglio  comprare il prosciutto”toscano” salato…

che quello”dolce” di Parma.. 

agli amanti del “pallone” …

suggerirei di seguire..la serie Esordienti.. 

la Serie A…è già “troppo impegnata”  !!!!!

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“Chi non conosce la verità è uno sprovveduto… ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”.   Leave a comment


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Tumori da nanoparticelle di metallo from Tanker Enemy on Vimeo.[/dcr]

Chi non conosce la verità è uno sprovveduto...

 ma chi, conoscendola, la chiama bugia...

 è un delinquente”. Bertold Brecht.

Tumori da nanoparticelle di metallo from Tanker Enemy on Vimeo.

consiglio di vedere il filmato…prima di leggere il testo ..

Di recente Pierpaolo Saba, coordinatore dell’U.S.A.C. Sardegna, ha fornito del prezioso materiale relativo alle scie chimiche ed alla sindrome di Quirra nell’isola.
E’ questa la dicitura con cui sono raggruppate gravi patologie (tumori, leucemie, linfoma non Hodgkin) diffuse nel Sarrabus, “sulla costa sud-orientale della Sardegna, a circa 80 km da Cagliari…

lontana ..dalla residenza in Costa Smeralda..del presidente del Milan…
Sorge qui la più grande base N.A.T.O. del Mediterraneo, il più vasto poligono sperimentale interforze d’Europa.
 E’ una presenza oscura, lì da più di trent’anni, chiusa e inquietante con i suoi strani bersagli per le esercitazioni sparsi sul litorale o negli altopiani dell’entroterra”.

Almeno sin dal 1977, in quest’area,  comprendente i comuni di Villaputzu, con la tristemente nota frazione di Quirra, e di Perdasdefogu,

sono numerose le morti per malattie tumorali e le nascite di bimbi con malformazioni orribili.
Quasi tutte le vittime operavano all’interno del poligono di tiro …

per un’azienda, la Vitrociset, che si occupa della manutenzione delle apparecchiature interne,

o abitavano nelle campagne circostanti.

Le persone colpite, per lo più soldati e pastori, appartengono a tutte le fasce tutte le età.

Le analisi ed i prelievi del terreno hanno rilevato la presenza di uranio impoverito, di cesio 136 e tungsteno.

In questi ultimi tempi, è stato accertato però..che le patologie riscontrate, sono collegabili non alla radioattività degli elementi chimici sopra citati, ma alle nanoparticelle che, non trovando, a causa delle loro ridottissime dimensioni, idonee barriere nell’organismo,

 penetrano nel cervello, nel fegato, nella milza, nelle ghiandole linfatiche con effetti devastanti.

La sindrome di Quirra è un’atroce dimostrazione di quanto sia inumano l’apparato militare….

 ipocritamente definito “difesa..

 laddove è ,alcontrario,strumento di aggressioni, di carneficine e di morte.

questa realtà può solo allungare la già nutrita lista di orrori del nostro pianeta, devastato da generali pazzi e sanguinari,

dai folli progetti di dominio del Dottor Stranamore.

La sindrome di Quirra,è negata o ignorata o ridimensionata dalle autorità,ed attribuita dai militari a non meglio precisate tare genetiche .

Si trova sempre un avvocato del diavolo, ma qui forse non è così facile.

Eppure…

dove fallisce la malafede ..di chi celebra i benefici del nucleare.. delle emissioni degli inceneritori, degli organismi geneticamente modificati, dei farmaci “anti-tumorali” (è arcinoto che sono dei vari toccasana)..

 riesce…. l’indottrinamento.

Infatti, tra le vittime dell’uranio impoverito, del tungsteno e del cesio 136, è stato interpellato un soldato affetto da una sindrome mortale, che…con incredibile “fede”..

 esalta.. di fatto… i “valori” della “patria”…

e peraltro magnifica… l’espletamento del servizio.

Egli, con intima persuasione ….pari solamente al totale annebbiamento della sua coscienza ..

ottenuto con anni di programmazione e di condizionamento mentale…

 afferma che è necessario sperimentare i sistemi d’arma, usare proiettili veri e le altre munizioni, per addestrare… in modo efficace, i soldati… a combattere sul campo i “nemici”.

La “patria” va difesa: i “nemici “..vanno neutralizzati.

La vittima (in questine)..si identifica in toto con il carnefice e lo ama di un amore infinito, assoluto. .

Questa distorsione della verità, di fronte alla quale il rovesciamento prospettato da Orwell in 1984, sembra quasi ingenuo,

 è espressa infatti…da un malcapitato… che si prostra ad un “Dovere” inumano , sia pure in modo del tutto inconsapevole.
Questo “stupro”.. inconsio della mente..è forse più grave delle innominabili atrocità.. perpetrate dai militari.
Il “dovere” è il carcere mentale che il prigioniero, con le sue stesse mani, ha costruito. .

Ma  “veri nemici “..che dovrebbero essere realmente neutralizzati…sono in realtà “quelli ”

che trovano sempre la carne da cannone,

carne..che viene…. precedentemente “frollata”…

(simile ai soldati americani..dolorosamente…suicidi ( leggere articolo..”perchè si suicidano i soldati americani”)

Il dovere è autoflagellazione e si potrebbe definire masochismo, se qui… in gioco…

non ci fosse soltanto una mostruosa tara psichica…(la sindrome di Pirra)

 ma soprattutto ….l’inversione satanica del linguaggio…

 un’inversione antica come il mondo, ma oggi trionfante con il suo nero vessillo.

GENOVA PER NOI..CHE USCIAMO GIU’ DALLA CAMPAGNA…(Bruno..Lauzi..   Leave a comment


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  venerdi  14 dicembre..repubblica cronaca..

Dopo quasi 7 ore di camera di consiglio la sentenza dimezza le pene proposte dai pm
Reclusione tra 6 mesi e 11 anni. Un’assoluzione. Proteste in piazza e slogan contro la polizia

G8, condannati 24 no global

102 anni per devastazione

Haidi Giuliiani: “Sono sconvolta. Serve una commissione d’inchiesta parlamentare”
Sospetti di falsa testimonianza per tre ufficiali dei Cc e un vice questore.

GENOVA – La prima sentenza per i tragici fatti del G8 a Genova nel 2001 condanna 24 no global. Una sola imputata assolta, Nadia Sanna. Le pene variano tra i sei mesi e gli 11 anni. Dopo quasi sette ore di camera di consiglio, il tribunale ha più che dimezzato le pene proposte dell’accusa, comminando un totale di 102 anni di reclusione contro i 225 richiesti dai pm.Massimiliano Monai, il giovane sorpreso in una fotografia mentre insieme a Carlo Giuliani – ucciso poco dopo da una pallottola sparata da un carabiniere – corre con una trave di legno all’assalto della camionetta dei carabinieri, è stato condannato a cinque anni solo per danneggiamenti. La Procura ne aveva chiesti nove. Contrariamente alle richieste dei pm, solo a un terzo degli imputati è stato riconosciuto il più grave reato di devastazione e saccheggio che prevede una pena compresa tra gli 8 e i 15 anni.Per Marina Cugnaschi, che apparteneva a un gruppo anarco-animalista ed era accusata di aver fatto parte del blocco nero, i pm avevano chiesto 16 anni: il tribunale ne ha comminati 11. Quindici anni era la pena che la procura aveva chiesto per Francesco Puglisi detto Molotov, che aveva confessato d’aver lanciato più bottiglie incendiarie di quelle che gli attribuiva la Procura: è stato condannato a dieci anni e mezzo. Sentenze che, nonostante la forte riduzione rispetto alle richieste della procura, hanno “sufficientemente soddisfatto” i pm Anna Canepa e Andrea Canciani titolari dell’accusa.Hanno contestato invece la sentenza del tribunale una cinquantina di no global che si sono riuniti in piazza de Ferrari, nel centro della città, proprio sotto le finestre del palazzo Ducale che sei anni fa ospitò i grandi del mondo. Hanno scandito slogan di protesta e mostrato uno striscione su cui avevano scritto frasi contro la polizia.

“Sono sconvolta”, commenta Haidi Giuliani, senatrice del Prc e madre di Carlo Giuliani. Il tribunale “ha giudicato i ragazzi come se fossero delinquenti abituali. Ribadisco l’assoluta necessità di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta”. “Indegne” giudica le condanne il deputato di Rifondazione Francesco Caruso, mentre per Marco Rizzo dei Comunisti italiani è “una sentenza che profuma di vendetta sociale”. Il Verde Paolo Cento, sottosegretario all’Economia, aggiunge: “La contestazione dei reati di saccheggio e devastazione è capace di stravolgere la realtà dei fatti di Genova”.


Sull’altro fronte politico Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, replica: “Le forze di polizia risposero a questa furia incontrollata per assicurare l’incolumità dei cittadini e il rispetto dell’ordine pubblico”. E Francesco Storace le fa eco.. chiedendo che sia rimossa la lapide intitolata a Carlo Giuliani in Senato.

Il tribunale di Genova ha pure inviato gli atti alla procura perché valuti l’ipotesi di incriminare del reato di falsa testimonianza quattro ufficiali di polizia giudiziaria, due dirigenti della questura e due ufficiali dei carabinieri, che operarono in via Tolemaide dove fu ordinata la carica contro il corteo delle Tute bianche. Secondo i giudici, le loro deposizioni come testi durante il processo non sono state veritiere.

Restano ancora aperti i dibattimenti negli altri due processi avviati dopo i tragici fatti del 2001. I procedimenti contro l’irruzione alla scuola Diaz e le violenze nella caserma di Bolzaneto, si dovrebbero concludere la prossima estate.
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(14 dicembre 2007)

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