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proposta seria…. per un VERO.. dialogo”INTER-RELIGIOSO”..   Leave a comment


sa-su-1.jpgsituazione-religiosa-italia.jpgmonastero-cam.jpgislam3.jpgdalailamapapa_n.jpg

APERTA A CHIUNQUE SI RITENGA INTERESSATO…

 AD UN CONFRONTO SINCERO ED  MICHEVOLE…

VERSO TUTTI I CREDENTI…

DI QUALSIASI SPIRITUALITA…(COMPRESA ..LA RAZIONALE)

PROPOSTA  DI LITURGIA…….

 lavanda1.jpg

LAVANDA DEI PIEDI…..PRESIDENZA..A TURNO…

 A “SIGNIFICAZIONE “…DEL CONCETTO DI SERVO…. DEI FRATELLI..

PROPOSTA SACRAMENTALE..

monastero-cam.jpg

L’OTTAVO SACRAMENTO–( L’AMICIZIA) …

VISSUTA  E MANGIATA NELLA  PARTECIPAZIONE …

ATTIVA …AD UN PRANZO IN COMUNE…

LETTURE VARIE,E CONSEGUENTI MEDITAZIONI…

 APERTE A TUTTI.. SUL TEMA DELL’AMORE ..

IN TUTTE LE SUE FORME UMANE..COMPRESE LE SPIRITUALI..

DELLA NON-VIOLENZA..

DEL DIRITTO INTERNAZIONALE..

CONFRONTO DIALETTICO..

IMPRONTATO A SINCERITA’,

ANIMATO..POSSIBILMENTE …

DA UNA SANA  ” VIOLENZA NATURALE UMANA”,

INCANALATA ..COME SI   ESPRESSE  IN   CRISTO ..

IN  “VIOLENZA VERBALE COSTRUTTIVA” 

LUOGO DI CULTO..E D’INCONTRO…QUALSIASI VA’ BENE…

NON E’ OBBLIGATORIO “PRESENTARSI”…. IN ABITI COMUNI..

SAREBBE COMUNQUE,,   BEN    ACCETTO    

Benedetto Calati, un monaco senza indulgenze   1 comment


rossana.jpg

 di ROSSANA ROSSANDA

Si è spento a Camaldoli    

calati.jpg Benedetto Calati,

un monaco raro che amavamo e che  ci amava e per noi,

 che non speriamo nell’eternità,

per sempre perduto.
 Era avvertito della fine, aveva salutato i fratelli ..saliti fra vento e   pioggia a dirgli addio,

ma si è era schermito dal benedirli,

 come per       restare il più spoglio fra di loro.

E poi s’era fatto riportare in cella, 


ontano dall’agitazione che circonda anche la morte,
trattenendo con un    gesto soltanto Emanuele Bargellini,che porta su di sé la responsabilità  del convento,

 la mano nelle mani di lui,

finché l’ansia del respiro si è    andata acquietando nel sonno della fine.
      Aveva 86 anni, era smagrito come un ramo secco, i grandi occhi scuri
      rimasti divoranti sul volto smunto. “Benedetto ha ottant’anni” aveva
      telefonato ridendo un certo mese di marzo; nessuno ama la vita come chi
      vede in essa una meraviglia di dio. Era nato povero, Luigi Calati, che poi
      aveva scelto il nome del suo ordine, i benedettini, nella campagna del
      tarantino, e da ragazzo i suoi l’avevano messo nel convento dei
      carmelitani a Mesagne. Di quella campagna ossequiente aveva raccontato una
      volta a Montegiove, facendo sussultare un vescovo che s’era presentato
      inatteso, che la processione del Corpus domini si fermava sotto il balcone
      dei signori del paese, perché essi non vi partecipavano fra il volgo. Era
      nato ribelle, se a 16 anni era scappato una notte verso Camaldoli dove gli
      avevano detto che la parola era studiata “sine glossa”, senza il filtro
      dell’interpretazione obbligata o consentita. E di Camaldoli era diventato
      la guida nel 1969, in ubbidienza ma con il cuore libero, che era la sola
      cosa libera che la chiesa lasciava allora e che gli aveva insegnato il suo
      testo prediletto, gli scritti di Gregorio Magno, il papa che era stato un
      prefetto di Roma e poi s’era raccolto al Celio, mentre l’unicità
      dell’impero era battuto dall’irruzione dei barbari/l’altro, abbattendone
      l’arroganza. Gregorio, il solo pontefice che aveva detto: “L’ultimo dei
      credenti può interpretare la parola come me”.

     cop112.jpg 

Ma poi la chiesa se l’era non ..innocentemente scordato,

 e quella che  Benedetto aveva conosciuto da giovane era chiusa ed occhiuta,

fino ai   rimbrotti del Sant’Uffizio, pronto a ritirare l’insegnamento ….

se non a   scomunicare anche i più grandi.

Così per prima cosa, pur tacendo, aveva   riaperto Camaldoli.. al suo ruolo storico di passo,

luogo di sosta,  accoglienza e ascolto dei viaggiatori che attraversavano l’Italia. A 


      Camaldoli nei secoli passati erano affluiti da Firenze anche i Medici e
      qui adesso affluivano gli amici inquieti e anche qualche nuovo potente,
      che Benedetto scrutava riconoscendo, con un sorriso, “un poveretto
      allevato nelle sacrestie”.
      E a capo di Camaldoli era rimasto fino al 1984, quando qualche commesso di
      Roma lo aveva indotto a lasciare. Ma ormai il monastero era cambiato,
      c’erano i suoi allievi ed amici, ed egli ne rimaneva il riferimento – non
      l’autorità, termine che non amava. Un centro di preghiera e opere, ricerca
      teologica e musica, spalancato sul mondo – non arrivava a dire che forse
      ogni monaco avrebbe dovuto lavorare fuori, e poi rientrarvi, per non
      cedere all’appartarsi dalla vita reale degli uomini? Da parte sua, egli
      scendeva a Roma, insegnava a Sant’Anselmo, visitava le altre case e i
      gruppi che lo chiamavano.
      E l’estate veniva a Montegiove, la bella casa benedettina un poco cadente
      sopra Fano, dove si riunivano credenti e non credenti, definizione di cui
      a lui non poteva importare di meno, giacché dio, era scritto, aveva amato
      il mondo, non solo i fedeli. A Montegiove si discuteva dei temi e dei
      dilemmi sapienziali, quelli che in ultima istanza non sono così
      distinguibili fra religione e religione, religione e laicità – il
      cristiano ha in più la fede, che è un dono e una virtù, ma un po’ meno
      essenziale dell’amore. Leggeva per noi i testi che più amava – ma perché
      torna su Gregorio?, si chiedevano talvolta i fratelli più giovani. Penso
      che fosse perché era il pontefice che aveva detto: siate soli davanti al
      testo. E nelle sue parole, nelle ricerche dei biblisti, nelle nostre
      domande o obiezioni o risposte, Benedetto ascoltava se stesso, vedeva la
      profezia come un anagramma della storia, e fra esse e il tempo vedeva
      inscriversi il cammino degli uomini. Del resto, un solo errore gli
      appariva una colpa ed era il potere, il potere sulle menti, il potere del
      comando e della ricchezza. Era stato l’editto costantiniano, il patto fra
      la chiesa e il potere terreno, la vera grande colpa. Per chi non aveva
      potere e con lui cercava, egli nutriva un’insaziata curiosità e tenerezza.
      Erano gli amici e le amiche, cui scriveva come Gregorio: “Perché non
      vieni? Tutta Roma ti aspetta”. Ma non era vero niente, aggiungeva ridendo,
      non era Roma era Gregorio che aspettava.

      A Montegiove lo sentii per la prima volta, me l’aveva indicato Adriana
      Zarri, parlava sulla legge, la coscienza, la libertà e metteva la libertà
      per prima. Non succede spesso che un sacerdote parli così, ma dio ci ha
      fatto liberi, ricordava. Liberi di pensare e liberi di ascoltare. Anche
      qualche anno dopo, quando parlammo dell’esilio, rivendicò al monachesimo
      non la fuga dal mondo – respingeva il contemptus mundi, il disprezzo del
      mondo predicato dalla chiesa devozionale – ma il ritiro dell’io con la
      parola, senza l’intermediario della legge. Il monachesimo è stato la
      libertà della chiesa nascente. Al convento bisognava tornare per
      continuarne a uscire fra la gente.
      Lui continua a muoversi dalla cella al mondo. E poiché i monaci sono
      pazzi, ne uscì anche in un impietoso luglio, quando il solleone del
      meriggio lo colse in viaggio, e un ictus lo colpì, crudelmente
      bloccandogli la mano e la parola, lo scrivere e il parlare, il tramite fra
      lui e gli altri. Nessuno di noi dimenticherà il fuoco delle sue parole
      brevi e appassionate, che nessuna pagina restituirà mai.

      Dal limite e l’umiliazione del non riuscire a districare i suoni e reggere
      la penna, era uscito da solo, sfuggendo per riserbo alle affettuose
      violenze dei medici – non poteva sentirsi addosso le mani su quel corpo
      che, ci spiegò una volta sorprendendoci un benedettino diverso, Teodoro
      Salmann, imparava dal monachesimo una compiuta compostezza; che, secondo
      Paolo, ci spiegava il biblista Barbaglio, è cosa di dio. Non so che cosa
      ne pensasse Benedetto. Non gli piaceva né soffrire né indebolirsi, ed era
      riuscito a venirne fuori da solo, caparbio, la parola appena un poco
      intralciata e la mano appena meno ferma. Aveva dovuto rinunciare alle
      lezioni a Sant’Anselmo, diminuire i viaggi, evitava i passeggi, come le
      lunghe scalinate del Celio, dove doveva essere aiutato. Non amava l’idea
      della morte, ne aveva paura, mi disse un giorno che parlavamo sotto il
      diluvio, lui inquieto nella zampata che si era sentito addosso e io
      appesantita dalle insufficienze nelle quali sta finendo la mia strada. Mi
      dicono che ultimamente le si era riconciliato, riconciliato con la fine
      della meravigliosa vita, questa vita, traversata dal tempo che la divora,
      ansia e dubbi e felicità delle creature: amava San Francesco più per il
      Cantico delle creature che per la povertà, lui che non aveva nulla e non
      vidi mai nel bellissimo abito bianco del suo ordine, lui che girava in
      pantaloni e maglione, una sciarpa al collo.

      Ma doveva essere ormai pieno di collera, se questa parola gli si può
      attribuire, o forse un eccesso di amore frustrato per la chiesa che era
      stata la sua passione. Come ha detto questa estate a un amico (Raffaele
      Luise, La visione di una monaco, Cittadella Editrice, pagg. 95, Assisi
      2000), aveva veduto nel Concilio Vaticano II la realizzazione della
      speranza che la chiesa ritrovasse lo spirito del Nuovo testamento e la
      sapienza del Vecchio. Speranza nutrita in un lungo silenzio, perché gli
      ultimi papi “avevano paura della laicità, paura del mondo sconsacrato”,
      ignoravano che “dio non dice di amare i fedeli ma di amare il mondo”. Ma
      poi era venuto il miracolo di Giovanni XXIII, “figlio di contadini che
      arrivò a essere papa – contro ogni diplomazia e regola – perché era tanto
      vecchio… sussultammo anche noi per quel papa vecchio prima di scoprire
      che era giovane”. E ricorda il riso liberatorio con cui lo videro arrivare
      in Vaticano “sulla sedia gestatoria con la tiara in testa e la fettuccia
      delle mutande che era stata legata male. Finalmente ridemmo”. Erano stati
      liberati dal papa “che ci ha dato il Concilio, cioè il primato della
      parola di dio oltre ogni gerarchia umana, cristiana, cattolica”.
      Ma poi sono venuti i colpi di arresto, le prudenze (è severo Benedetto con
      Paolo VI) e infine la concessione alle pompe e agli ori e alla mediaticità
      del sontuoso giubileo, e quel piovere di vergognose indulgenze e
      beatificazioni, perfino Pio IX. Già l’anno scorso ne aveva fatto un cenno
      severo a Montegiove. Adesso nell’intervista a Luise la requisitoria è
      spietata. Sì, aveva sperato che il Concilio facesse uscire la chiesa da
      quello stato in cui “non c’era più ombra di vita, i fedeli dovevano essere
      più che fedeli, obbedienti”, come i sudditi di una repubblica pagana,
      tutti sotto controllo. Il dialogo ecumenico si apriva fra religioni e fra
      gli uomini e le donne, “uomini e donne alla pari, che sono essi la chiesa,
      il popolo di dio”, non più soltanto cardinali, papi, curia e vescovi.
      Popolo dove ognuno “conserva la rivelazione nel suo cuore come Maria”, la
      sorella di Marta, “perché la chiesa non inventa la verità, la custodisce”.
      Ma allora, gli è stato chiesto, il Sant’Uffizio? “Deve andare a farsi
      friggere”. E la Congregazione della dottrina della fede? “Un’espressione
      senza senso”. Già circolano le voci sussiegose, quando mai un monaco parla
      così? Benedetto non salva uno degli apparati ideologici della chiesa,
      tantomeno la curia: non hanno rampognato anche le miti parole del padre
      Dupuis, mentre elogiano l’Opus Dei e Comunione e Liberazione? Le
      istituzioni del Vaticano sono residui, temporali, storici. Ma allora
      l’infallibilità del papa? Storica anch’essa, recente. E il papato? La
      chiesa dovrebbe essere di tutti, delle “aggregazioni locali con il loro
      presidente e, mi auguro, la loro presidente”. Dunque l’esclusione della
      donna dall’amministrazione dei sacramenti? Non comprensibile esclusione
      storica, ma errore, colpa. Non sono le donne che erano rimaste con Cristo
      sotto la croce mentre tutti gli altri, perfino Giovanni, fuggivano? Non è
      a Maria che Cristo risorto si rivolge per primo: Maria non mi riconosci?
      Non erano certo mancate all’ultima cena e se una donna ha evangelizzato la
      Germania vuol dire che amministrava i sacramenti (Luise annota: non è
      storicamente provato). E l’amore? L’amore è quel che più conta. E’ il
      paradigma della cristianità, il senso della chiesa. Ma l’amore carnale?
      Sì, anche quello, quello del Cantico dei cantici, di San Giovanni della
      Croce, di Abelardo ed Eloisa, capiti da Pietro il Venerabile, l’unione dei
      corpi. Ma l’obbligo del celibato? Una prevaricazione di una piramide
      maschile come è la chiesa romana. Il celibato non può essere che una
      libera scelta del monaco.

      Su questo ultimo Benedetto, che ha raccolto le forze per riordinare quel
      che a voce appena un poco più bassa aveva sempre detto, il silenzio del
      Vaticano è calato come un macigno. Ma forse parlerà a molti cristiani che
      vi riconosceranno.  

un commento..il…mio 

“lo conobbi a Camaldoli..

andavo a ” convegni” con mia moglie in “carrozzella”…

una domenica..d’inverno..assistetti ad una messa in monastero..

un monaco che non aveva..confermato i voti …

si era sposato e festeggiava …con sua moglie..

in una chiesa “quasi vuota” (me e Licia).. 

le nozze d’argento..

Benedetto ..presiedeva la messa e iniziò..la Sua omelia…

sorriso sulle labbra….”Quando Fate..all’amore..benedite il signore..

perchè il signore vi ama”     !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

era una “COLOMBA”..

solamente..”una colomba”…

Piergiorgio Odifreddi…spiritualità razionale   1 comment


augias-1.jpg   per me..è un grande.   odifreddi11.gif    

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Corrado Augias intervista Piergiorgio Odifreddi …..

(Video)    

ottavo “sacramento” L’Amicizia..(un sacramento della chiesa cristiana.. non-ufficiale)   Leave a comment


..

in questi ultimi giorni.. insieme ad altri amici…

 abbiamo scoperto..   ”l’esistenza” di…. (roba da matti)

questo.. [ottavo ]  “sacramento”…

cosa seria..ma consigliabile  e ..a dire il vero.. “consigliato”….

  da ..un sant’uomo..

un “folle di Dio”… “solo”

a “folli di Dio..o folli di Umanesimo…”

stavamo seguendo un corso.. su Verita’ nella vita quotidiana,ecclesiale,politica..

una..bbotta de vita!!!!!!!!!!!!!!!

filosofi,psicologi,politici,giornalisti,esegeti,monaci (i nomi li trovate in seguito).

tutti a spiegare,..che ..la societa’ e la comunita’ ecclesiale..

“sostanzialmente”..ci hanno… e ci stanno…

circuendo…. il cervello… da quando siamo nati!!!!!!!

naturalmente..i professionisti..laici..non erano..”preparati” …

 a DISCERNERE..le menzogne della Chiesa ..

ho dato il mio modesto..contributo..(SIC)

un giovane scrittore di gran talento..

mi ha affascinato..con una frase che rimarra’ indelebile..

nella memoria..”la verita’  innamora..”

e’ vero..e’ questo il motivo..perche’ la ho sempre cercata..

la verita’ delle  cose..la verita’ di dio..la verita’ dell,uomo..

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per Natale..regala un libro….anche per un compleanno..o aiuta..i disgraziati…   Leave a comment


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 le altre copertine le trovate nella pagina  LIBRI…

vi consiglio questi….. vai al link…

la lista verrà aggiornata..attendo suggerimenti..da tutti    (link) 

presto..importanti novità..per i “credenti laici e confessionali”

per tutti gli uomini..”di buona volonta….atei,laici,religiosi,peccatori,puttane,etc..etc..”

stato attuale del Mondo..e non solo.. della Repubblica Italiana..(alcuni..sono vittime di tortura..)   5 comments


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nel mondo i diritti umani vengono continuamente calpestati..non solo nelle carceri ,tipo Abu Graib…

ma all’interno del territorio della Democratica America..

guardate come usano il TASER..contro un innoquo studente..reo..solo..

di aver posto..domande imbarazzanti a Kerry….(VIDEO)

 giovanotto-disgraziato.jpg 

 riguadro all’Italia … propongo quesi 2 video rilasciato anni dopo…

da Mark  Covell ,presente al G8 del 2001,come giornalista,(video ) (video2)

 Da un articolo :

“in ITALIA i diritti umani vengono totalmente calpestati.
Ormai sempre più numerosi CITTADINI ITALIANI INCENSURATI
si ritrovano improvvisamente ,nella loro vita privata,
a subire attacchi misteriosi …di TORTURE INVISIBILI,
simili….. a un “bombardamento continuo di onde”…
e si scoprono improvvisamente isolati e traditi dalla società.
SONO VITTIME DI TORTURA.

anche i nostri bambini sono oggetto di torture invisibili.
L’immagine descrive il torturatore, 24 ore su 24 cogli occhi spalancati su un monitor …

che vìola la privacy del cittadino, spiandolo e riferendo a chiunque dei fatti privati della vittima.

 Inoltre ,con le tecnologie, effettua torture corporali ..

godendo sadicamente della sofferenza del torturato..

 con la volonta’ di infliggere tormenti e sofferenze alle vittime …con il piacere di vederle soffrire,

adopera sevizie e agisce con crudeltà e dice al torturato..

 che le torture sono causa..” dei suoi problemi.”

Comunemente i torturati subiscono gravi provocazioni e lavaggi del cervello ..

atti a insabbiare.. i crimini …di chi ha ordinato di infliggere le torture. 

Con l’associazione AVae-m.. vogliamo trascinarli in tribunale.
Personalmente accuso i torturatori, menti ed esecutori, e gli omertini ..

che si sono prestati consapevolmente:  : sono  feroci, pericolosi e subdoli.
Questi criminali frequenteranno altre persone, anch’esse sono in pericolo,
chi sa di questi criminali lo segnali anche anonimamente all’associazione AVae-m. 

Il termine “nazista“.. viene tutt’oggi usato ..per descrivere gruppi di persone
che cercano di forzare ..l’esito del  volere  altrui.. spingendosi oltre ..”al lecito”

ESATTAMENTE CIO’ .. SONO I TORTURATORI..

 GRUPPI …CHE FORZANO L’ESITO DEL  VOLERE  altrui..

TRAMITE DISPOSITIVI A RADIO FREQUENZA ED ALTRE TECNOLOGIE.
LEGGETE QUESTO COMUNICATO:
COSA COMBINANO ” i nazisti “..PER DIFFAMARE LE VITTIME

“In ottemperanza a quanto corrisponde ai criteri di correttezza

sia all’interno dell’Associazione Vittime armi elettroniche-mentali

sia nel movimento di lotta contro la tortura in ogni sua forma, interferenza mentale compresa,

 e i trattamenti inumani e degradanti nella società e nelle carceri,

compreso il mobbing e le forme di discriminazione sul lavoro,

comunico ai compagni, agli organi di informazione ed al movimento ed a quanti sono interessati ai diritti umani

in questo paese retto da un regime fascista speciale di polizie legali ed illegali,

 ordinarie e “deviate”, sotto la guida della magistratura emergenziale, in linea di contiguità con la gestione della popolazione attiva e dei ceti non inglobati nel regime stesso,

attuata anche da forze padronal-mafiose,

COMUNICO,diversamente da altre Vittime…

che si gestiscono segretamente queste cose ,anche se nel merito della tortura..

 (almeno 3 o 4 casi certamente da noi noti, di persone che si sono di fatto auto-sospese ..

nonostante la nostra Associazione abbia speso tempo, soldi e fatica anche per loro),

che in data odierna 15-6-2007 sono stato “sentito in qualità di testimone”

nel merito della reazione di tale Biasioli carabiniere di Spoleto..

 che ha denunciato il compagno Michele Fabiani,

per la sua denuncia nel merito dei maltrattamenti..

 che ha subito nella notte tra il 13 ed il 14 marzo.

Ricorderete che con la assurda scusa di cercare “stupefacenti”

 Michele è stato minacciato e percosso nella stessa sua abitazione.

Ho sostenuto la sua denuncia come “attendibile” e che pertanto (l’accusa informalizzata era di averla messa nel sito www.avae-m.org ) l’avevo pubblicata.

Ho sostenuto che Michele è una persona assolutamente degna di fede e che ero rimasto fortemente sorpreso

in quanto so… con certezza… che Michele non è assolutamente..

 un consumatore di alcun stupefacente.

Ho poi evitato di cadere nelle “sintesi” verbalizzatorie tipiche dei poliziotti,

precisando punto per punto nel breve verbale (di cui non mi è stata data copia),

e dichiarando poi a voce al poliziotto postale,

 che la Procura di Spoleto farebbe bene a perseguitare ben altre persone e reati..

 che non chi denuncia fatti gravissimi come in questo caso.

Ricordate che l’AVae-m ha subito e denunciato questi fatti negli ultimi mesi:

manomissione freni auto P.S. (prov.Belluno) con incidente gravissimo.

interrogatorio frammisto tra il minaccioso e l’offensivo della Digos di Roma a Maurizio Bassetti.

minacce e istigazione al suicidio a Eleonora Cavagnuolo.

subito dopo il sit-in a Montecitorio del 28-11-2006, inspiegabile chiusura di italy.indymedia.org

subito dopo il sit-in a Montecitorio del 28-11-2006, incidente misterioso e molto grave a Michele Fabiani.

minacce e stravolgimento del pensiero a D.B., altra Vittima.

minacce e percosse a Michele Fabiani, marzo.

minacce gravi a Biagio Mastorilli, che da esterno alla Associazione, ne sostiene la battaglia.

distruzione auto a Paolo Dorigo con incidente assolutamente inspiegabile se non..

 con la volontarietà dell’autore, Diego Lupo, ora irreperibile, dipendente di un ministero.

aggravamento del trattamento a molte Vittime.

sabotaggi ed impedimenti continui all’uso di particolari funzioni internet o di particolari pagine, nonché a cambiamenti di dati sui propri computer.”

Comunicato del 15-6-2007 (senza numero)

da vedere..un video.. (storico)

permettetemi una “segnalazione” presumibilmente..”parascientifica”ma in America vi è stato un buon “interesse ” sull’argomento..mi riferisco allo studio di ambienti militari sulla possibile “programmazione ” di un soggetto   “manciuriano)  due filmati inquietanti,.. li trovate nella pagina del (sito

Pier Paolo Pasolini..La vera forza e il coraggio..un esempio per questi tempi difficili..   1 comment


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(immagine dal film    “La ricotta             (scheda del film)

è il film “più religioso” di Pasolini..)

 sono ..”tempi difficili”

(vi ricordate quel detto che andava di moda qualche anno fà…è una vita…)

 se  vi interessa l’argomento..leggete un articolo 

che ho pubblicato tempo fà..

PERSONALMENTE…ritengo… sia interessante….

LA VERA FORZA ED IL CORAGGIO…QUEL FROCIO DI PASOLINI     (post passato9

il suo più coraggioso articolo….(dal Corriere della Sera,14 novembre 1974)

 

Cos’è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).

Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.

Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.

Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.

Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato),

a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista).

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.

Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.

Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace;

che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere.

Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà,

e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti.

Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere.

Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ’68 non è poi così difficile.

Tale verità – lo si sente con assoluta precisione – sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici:

cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all’editoriale del “Corriere della Sera”, del 1° novembre 1974.

Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.

Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.

A chi dunque compete fare questi nomi?

Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.

Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.

Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi – proprio per il modo in cui è fatto – dalla possibilità di avere prove ed indizi.

Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico

(del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.

Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.

Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.

All’intellettuale – profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana – si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.

Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al “tradimento dei chierici” è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un’opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.

È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all’opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell’Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico.

In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario – in un compatto “insieme” di dirigenti, base e votanti – e il resto dell’Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un “Paese separato”, un’isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato:

ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel “compromesso”, realistico, che forse salverebbe l’Italia dal completo sfacelo: “compromesso” che sarebbe però in realtà una “alleanza” tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell’altro.

Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l’altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.

Inoltre, concepita così come io l’ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l’opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch’essi come uomini di potere.

Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch’essi hanno deferito all’intellettuale un mandato stabilito da loro.

E, se l’intellettuale viene meno a questo mandato – puramente morale e ideologico – ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.

Ora, perché neanche gli uomini politici dell’opposizione, se hanno – come probabilmente hanno – prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni?

È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono – a differenza di quanto farebbe un intellettuale – verità politica da pratica politica.

E quindi, naturalmente, neanch’essi mettono al corrente di prove e indizi l’intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com’è del resto normale, data l’oggettiva situazione di fatto.

L’intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso – in questo particolare momento della storia italiana – di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l’intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno.

Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che – quando può e come può – l’impotente intellettuale è tenuto a servire.

Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l’intera classe politica italiana.

E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi “formali” della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti.

E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.

Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico – non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento – deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.

Probabilmente – se il potere americano lo consentirà – magari decidendo “diplomaticamente” di concedere a un’altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon – questi nomi prima o poi saranno detti.

Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

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