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LA “MENZOGNA” DELLA CHIESA CATTOLICA… (ovvero..l’Etica sessuale cattolica)   Leave a comment


 

 

 

La chiesa Cattolica, nella sua ETICA  SESSUALE, condanna ogni espressione della sessualità umana che non sia la eterosessualità..vissuta nel matrimonio..

e pensare che gli animali,specialmente quelli a noi più vicini i Bonobos (98%del nostro DNA)

che potremmo definire i nostri Adamo ed Eva…vivono una sessualità libera.

bonobos-sexual1

(basta vedere i filmati sulle loro abitudini)

“IL SESSO..LA SESSUALITA’..UMANA..

“anche questi..possono essere…cristiani..osservanti”….

gay      LESBICHE

” non angustiate ..le loro Anime..non dite loro..che il Padre li biasima..”

La Chiesa ha trasformato il “non commettere adulterio” in “non commettere atti impuri”

specificando che anche la masturbazione non è ammessa..che è peccato “grave”

La naturale sessualità ,fornitaci dal Creatore, è divenuta una gogna insopportabile.

Inoltre si è aggiunto il celibato forzato per i sacerdoti e per le suore;

questa regola non è scritta sui Vangeli e non era una pratica osservata  nella Chiesa primitiva.

Se da un lato il Nuovo Testamento descrive favorevolmente il matrimonio,

vi sono anche dei riferimenti al celibato,visto come carisma particolare.

Non è però  legato esplicitamente al ministero ecclesiastico.

C’è un vangelo di Gesù..che ritengo segnalarvi..anche se solo in parte si può collegare all’argomento trattato.

Il vangelo di Tommaso

http://web.tiscalinet.it/Agrapha/Vangeli/Vangelo%20Tommaso.html

(Così ha parlato Tommaso di Gianfranco Ravasi n “Il sole 24 Ore” del 15 aprile 2012)

“La vicenda ha la trama di un giallo. Inverno 1945-46: in un remoto villaggio dell’Alto Egitto, pressola città di Nag Hammadi (l’antica Chenoboskion), alcuni braccianti stanno estraendo dal sottosuoloun fertilizzante naturale. All’improvviso, sotto le pale, ecco apparire un orcio di ceramica sigillato:aperto, si rivela colmo di libri papiracei rilegati in cuoio. Il caposquadra sequestra per sé il tesoro elo colloca nella sua modesta abitazione ove senza imbarazzo sua madre, quando deve appiccare ilfuoco al focolare, non esita a strappare alcuni di quei fogli. Ma un giorno quell’operaio viene coinvolto in una faida di sangue e, costretto alla fuga,

si assicura qualche guadagno piazzando quei testi presso alcuni antiquari.

Sembra una leggenda, ma uno di questi codici giungerà fino a casa diJung, sì, lo “psicoanalista” celebre, come dono offertogli per un compleanno!

Fu solo dieci anni dopo la scoperta, nel 1955, che dodici di quei codici furono ricomposti in unità presso il Museo Copto del Cairo perché copta era la lingua in cui erano scritti, mentre bisogneràattendere fino al 1959 per l’ editio princeps del testo divenuto più famoso, quel Vangelo secondoTommaso

che ora possiamo leggere e studiare in una raffinata e accurata versione italiana commentata ampiamente, con testo originale a fronte, per merito di un borsista dell’Università di Torino, Matteo Grosso. In verità, ci si era accorti che quei fogli copti contenevano un testo apocrifo parzialmente già noto in greco in tre papiri rinvenuti tra il 1897 e il 1904 nella località di Ossirinco,un centro a 180 km a sud del Cairo, da due studiosi inglesi, Bernard P. Grenfell e Arthur S. Hunt, edatabili attorno al 200-250, antichi di oltre 100-150 anni rispetto ai più ampi paralleli copti di NagHammadi..Ma che cosa conteneva questo scritto che solo nel “colofon” finale è definito «Vangelo secondoTommaso»?

Si tratta di 114 lóghia,  cioè “detti” di Gesù, alcuni presenti nei Vangeli canonici, altri ignoti.. ma spesso non privi di una loro attendibilità storica.

Ora, da tempo gli esegeti hanno isolato all’interno dei Vangeli di Matteo e Luca una fonte usata da questi evangelisti

denominata Q (dal tedesco Quelle, “fonte’) e costituita anch’essa di frasi pronunciate da Gesù.  Si trattava, dunque, di qualcosa di parallelo

rispetto al Vangelo secondo Tommaso:
sappiamo, infatti, che i Vangeli ebbero alcuni “predecessori”, orali e scritti, ossia stesure parziali di detti e fatti di Gesù e memorie su di lui.

Certo, il nostro apocrifo è di redazione tarda, ma custodisce al suo interno frasi nuove o analoghe e talora identiche a quelle della fonte Q.

Nonostante l’«alone caliginoso» che avvolge il testo di Tommaso – per usare un’espressione di Grosso -,

a causa di una sua ipotetica dipendenza dalle mitologie gnostiche, cioè appartenenti a un’ideologia cristiana deviata fiorita soprattutto in Egitto,

dipendenza nettamente esclusa dal curatore di questa edizione, l’opera rivela una sua originalità sia contenutistica sia stilistica sia strutturale,

acutamente vagliata da una studiosa statunitense, April D. DeConick
(The Original Gospel of Thomas, T&T Clark, London – New York 2006).

Il modello di composizione risultante è dinamico, è quello di un rolling corpus che intreccia tradizioni orali e cristallizzazione scritta e che opera

«un continuo e progressivo incorporamento di materiale nuovo», destinato a «inframmezzarsi e compenetrarsi con quello precedente,

trasfigurandolo nella forma e riorientandone il significato».Tre sono gli attori che entrano in scena. C’è innanzitutto una voce narrante

che introduce i vari lòghia con la formula: «Dice Gesù…».

Si ha poi l’apostolo Tommaso che reca anche il nome di Giuda e la resa greca del significato di Thômàs, “gemello”, quindi Didimo, termine usato nei suoi confronti anche  dal Vangelo di Giovanni (11,16; 20,24; 21,2).

Quest’ultimo lo presenta come personaggio centrale in una delle apparizioni di Cristo risorto, sotto lo scorcio simbolico del dubbioso (20,19-29),

al contrario di quanto accade nell’apocrifo ove è l’emblema del vero discepolo.Infine, ecco il protagonista Gesù che sorprendentemente non è mai chiamato

né Cristo né Figlio di Dio, ma soprattutto «il Vivente». Infatti, nel testo è di grande rilievo la dialettica tra vita e morte,tesa verso l’orizzonte escatologico per cui il fedele è destinato a «non gustare la morte» in quel paradiso ove gli alberi «non cambiano né d’estate né d’inverno», le cui foglie sono perenni,divenendo così simbolo d’immortalità (n.19). Perciò, sarà «beato colui che sarà saldo all’inizio: egli conoscerà la fine e non gusterà la morte» (n.18).

A questo punto non resta che percorrere i 114 detti di questo stupefacente Vangelo , accompagnati dalla ricca e attenta esegesi di Grosso.

Tanto per far pregustare qualche perla di questa collana spirituale, citeremo tre lòghia.

Il primo reca il n. 25 ed è un’esaltazione del precetto dell’amore:

«Dice Gesù: Ama tuo fratello come la tua anima; custodiscilo come la pupilla del tuo occhio».

Il secondo è in realtà l’ultimo della raccolta (n.114) ed è sconcertante per il suo aspro antifemminismo,

testimonianza di ambiti estremi del cristianesimo delle origini, ma ricondotto nei suoi termini specifici dal commento di Grosso a cui rimandiamo.

Ecco il testo: «Simon Pietro dice loro: Maria (Maddalena)deve lasciarci, perché le donne non meritano la vita.

Dice Gesù: Ecco, io stesso la attirerò affinché sia fatto maschio, così che possa anche lei diventare uno spirito vivente, maschio simile a voi.

Poiché ogni donna che si farà maschio entrerà nel regno dei cieli».

In un altro detto, il 22 ,si aveva invece il superamento della divisione dei sessi, un po’ nella linea di quanto affermava san Paolo:

«Non c’è giudeo né greco, non c’è schiavo né libero, non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Galati 3,28).

Infine, un terzo detto che è, invece, senza riscontri diretti nei Vangeli canonici, ma è dotato di una potenza espressiva straordinaria:

«Dice Gesù: Mi sono levato in mezzo al mondo e mi sono manifestato loro nella carne; li ho trovati tutti ubriachi e non ho trovato nessuno tra loro assetato.

E la mia anima ha sofferto per i figli degli uomini, poiché essi sono ciechi nel loro cuore e non vedono bene;

infatti vuoti sono venuti nel mondo e vuoti cercano di uscire dal mondo. Ma in questo momento sono ubriachi;

quando scuoteranno via il loro vino, allora si convertiranno» (n.28).

(Vangelo secondo Tommaso, Matteo Gasso, Carocci, Roma, pagg. 302, € 25,00)

 

Questo vangelo ..riconosciuto ormai utile alla conoscenza di Gesù.. lo ha affermato Benedetto XVI..

recita cosi in un loghia (versetto)

61. Gesù disse, “In due si adageranno su un divano; uno morirà, l’altro vivrà.” Disse Salomè, “Chi sei tu signore?

Sei salito sul mio divano e hai mangiato dalla mia tavola come se qualcuno ti avesse inviato.

” Gesù le disse, “Sono quello che viene da ciò che è integro. Mi sono state donate delle cose di mio Padre.” “Sono tua discepola.”

“Per questa ragione io ti dico, se uno è integro verrà colmato di luce, ma se è diviso, sarà riempito di oscurità.”

il senso di tale frase non è facile..cosa si intende per integro !! E quale può essere il senso di questo altro versetto:

“105. Gesù disse, “Quando farete dei due uno diventerete figli di Adamo, e quando direte ‘Montagna, spostati!’ si sposterà.”

Una cosa è certa,a mio avviso, il Creatore deve possedere in Sè..il Maschile ed il Femminile..altrimenti non poteva creare i due Generi..

ci sono persone che nascono androgine ..sono sbagli della natura?

Riprendo il filo del discorso principale..

Tra gli apostoli alcuni sono sposati  (di Pietro si nomina la suocera), ma le eventuali mogli degli altri apostoli e discepoli  non compaiono nella narrazione..

ma non è possibile che gli apostoli ed i discepoli fossero tutti celibi;

la maggior parte delle chiese cristiane dichiarano che Gesù fosse celibe;

Paolo di Tarso elogia sia il matrimonio sia il celibato, ma invita a essere, come lui, senza impegni per svolgere la sua missione di evangelista itinerante:

«Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io;

ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» (1 Corinzi 7,8-9).

Altrove richiede che i vescovi siano sposati con una sola moglie e con figli ubbidienti:

i cristiani non sanno che a quei tempi gli ebrei potevano avere più mogli..vivere in poligamia..

«Ma bisogna che il vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare […]

Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia,

come potrà aver cura della Chiesa di Dio?» (1 Timoteo 3,2-5).

questo articolo è esaustivo sulla questione

http://apologetica.altervista.org/celibato_dei_sacerdoti.htm

Papa Francesco,   Roma 5 Febbraio 2015 ANSA/GIUSEPPE LAMI

Papa Francesco,
Roma 5 Febbraio 2015 ANSA/GIUSEPPE LAMI

http://www.huffingtonpost.it/2015/02/19/celibato-sacerdoti-papa-francesco_n_6711660.html

 

La Chiesa cattolica insegna come valida l’etica vetero testamentaria.. che condanna i costumi delle città di Sodoma e Gomorra..

s’intuisce che in esse preponderassero certi vizi sessuali;

ma una cosa è un vizio..ed un’altra cosa è l’omosessualità maschile e femminile.

Non si può condannare una pulsione “naturale” come lo è la omosessualità..

perchè tali persone nascono…con un genere che attrae… verso la loro medesima sessualità.

A meno che non si presuma che il Creatore..commetta degli “errori”..e questo non è ammissibile.

Addirittura in altre specie animali..si assiste ad un cambiamento di sessualità ..

(ad esempio la Viola di mare..che è anche il titolo di un film a tematica lesbica..cambia di sessualità nel corso della sua vita).

Ma ritengo che sarebbe doveroso..per la Chiesa..considerare che la Parola di Gesù Cristo..è una parola storica..

intendendo con questo… che fu detta in uno specifico momento storico e ed in una determinata cultura;

Se Dio è un Vivente..non può mai cessare di parlare.

La coscienza dell’Uomo ,proprio a motivo del suo messaggio d’amore..e della Verità scientifica,

che altro non è..che  la medesima Conoscenza dello stesso Dio Creatore..

può comprendere la verità su certi argomenti..e comportarsi conseguentemente..

la masturbazione non è un “peccato grave” perchè ,in certi limiti,..fà bene all’organismo..chje sente questa necessità

lo dicono i sessuologi..quindi non può essere un “male”

Dio..ormai..parla.. attraverso le Verità scientifiche..

Erich Fromm..un grande psicologo…ebreo istruito in gioventù da grandi e riconosciuti rabbini..consigliava nei suoi saggi

le “passioni positive” necessarie ed utili per lo sviluppo psichico dell’essere umano..

“l’amore è la sola sana e soddisfacente  risposta al problema dell’esistenza umana”

fromm 2

La Chiesa cristiana,come tutte le altre Religioni..sono “incatenate” nella intoccabilità dei loro propri Dogmi..

 

Personalmente..sono arrivato a questa amara conclusione..

“avevano la Perla più rara…e ne hanno fatto lo Zimbello dei popoli.”

Il Vangelo di Tommaso.(dal III secolo sotto terra..quindi ..incontaminato..)   3 comments


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 Questo è il luogo dove nel 1945.. furono scoperte alcune anfore ,

contenenti manoscritti antichi..tra cui il Vangelo di Tommaso…

Vi consiglio di leggere ed ascoltare questo ” meraviglioso” evangelo.. 

e di farne un parallelo.. con i 3 sinottici che conosciamo…

( un consiglio responsabile..cominciate a pensare ai 3 sinottici..

 non..come 3 vangeli ” distinti” scritti da MAtteo,Marco e Luca..

perchè in realtà sono unicamente ..un Unico  Vangelo..

indirizzato a popoli o gruppi di persone..diverse..

in realtà “esistono” solo   2 Vangeli.. 1 quello “sinottico” e 2 quello Di Giovanni ..

che poi..non fù realmente scritto da Giovanni..ma ..

” dal discepolo Prediletto…” probabilmente..il discepolo Lazzaro..risuscitato

CARMELO RENDA  (che dio ti benedica..)

“il silenzio di Dio”

l fabbro tira con il martello sull’incudine,
il tempo che intercorre tra un colpo e l’altro
per modellare il ferro, viene percepito come silenzio di Dio.
Attendiamo il colpo ultimo, quello definitivo,
che Dio tira per ultimare la sua opera
il Suo Regno.  

link al   Vangelo  DI TOMMASO ….altro link ben fatto

“La mongolfiera”

 
Ho scelto il simbolo della mongolfiera perchè la verità anche essendo unica, ai nostri occhi appare mutabile, proprio come se stessimo osservando il mondo da una mongolfiera, a bordo ci sono un uomo e una donna, stretti per la mano, compiono un volo verso la verità.Non scrivo pensando, lo scritto rimane e le parole volano.
Scrivo pensando, lo scritto rimane e il pensiero si evolve.
Scrivo pensando, lo scritto rimane e la volontà di Dio si compie.
Lo scritto rimane e la verità si avvicina.
Lo scritto rimane e gli errori si possono riparare.
Scrivo quel che penso ma dopo averlo scritto potrei non condividerlo più.
DHAMMAPADA
Il cammino della liberazione
Antico canone buddista
1 Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
Ogni parola o azione
che nasce da un pensiero torbido
è seguita dalla sofferenza,
come la ruota del carro
segue lo zoccolo del bue.
2 Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
Ogni parola o azione
che nasce da un pensiero limpido
è seguita dalla gioia,
come la tua ombra ti segue,
inseparabile.

VERSI AUREI

 
Venera anzitutto gli Dei immortali secondo la legge, e serba il giuramento.
Onora poi i radiosi Eroi divinificati e ai daimoni sotterranei offri, secondo il rito.
Anche i genitori onora, e chi a te per sangue sia più vicino.
Degli altri, fatti amico chi per Virtù è il migliore imitandolo nel calmo parlare, nelle azioni utili.
Per lieve colpa, non adirarti con l’amico sinché tu lo possa. Presso il potere vige la necessità.
Queste cose sappi, e queste altre domina: il ventre anzitutto e. così pure sonno, sesso e collera.
Non far cosa che sia turpe in faccia ad altri o a te stesso; ma soprattutto rispetta te stesso.
Poi con le opere e la parola esercita la giustizia.
In ogni cosa, di agir senza riflettere perdi l’abitudine.
Delle ricchezze e degli onori, accetta ora il venire, ora il dipartirsi.
Di quei mali, che per daimonico destino toccano ai mortali, con animo calmo,
senz’ira sopporta la tua parte pur alleviandoli, per quanto ti è dato:
e ricordati che non estremi sono quelli riservati dalla Moira al Saggio.
Buono o cattivo può essere il parlare degli uomini; che esso non ti turbi, non permettere che ti distolga.
E se mai venisse detta falsità, ad essa calmo opponiti.
Ciò che inoltre ora ti dirò, in tutto osservalo: che nessuno, con parole o con atti,
ti porti a dire o a fare cosa che per te non sia il meglio.
Prendi consiglio prima di agire a che non ne seguano effetti funesti.
Fare o dire cose futili e sciocche è da uomo misero; tu, invece, fa cose di cui non abbia a pentirti.
Nulla, dunque, di cui non sappia; scorgi quel che davvero ti è necessario – e felice sarà la tua vita.
Non conviene trascurare la salute del corpo.
Nelle bevande, nel cibo, negli esercizi ginnici serba misura.
La misura, dico, che da ogni turbamento ti preserverà.
Abituati ad una vita monda e priva di mollezze e astienti dal far ciò che attira l’invidia.
Non spendere avventatamente, come chi ignora quel che vale, senza però essere gretto:
la misura in ogni cosa è la perfezione.
Fa dunque quel che non ti nuocerà, riflettendo bene prima di agire.
Dalla dolcezza del sonno sorgendo fissa con cura tutto ciò che nella giornata farai,
e [a sera] i tuoi occhi, ancorché stanchi, non accolgano il sonno senza esserti prima chiesto quel che facesti:
Dove son stato? Che cosa ho fatto? Che cosa ho omesso di quel che avrei dovuto fare?
Cominciando dalla prima azione fino all’ ultima, e di nuovo tornandovi.
Se hai compiuto cose, spregevoli, punisciti; se hai rettamente agito rallegrati.
Queste cose sforzati di fare, a queste cose applicati, con fervore.
Ed esse ti metteranno sulla via della virtù divina.
Sì, per colui che nella nostra anima trasfuse la Tetrade, fonte perenne della natura!
Inizia dunque l’opera, ma prima gli Dèi invoca, a che te la portino a compimento.
Da tutto ciò reso forte, degli Dèi immortali e degli uomini mortali conoscerai l’essenza
e come ogni cosa si svolge e giunge al termine.
Conoscerai anche come sia legge una Natura uguale a sè stessa in tutte le cose.
Così non avrai vani desideri, e nulla ti resterà celato.
Saprai che gli uomini soffrono mali da loro stessi scelti. infelici che, avendolo vicino, il bene non vedono né intendono!
Pochi conoscono il modo di liberarsi dai mali: a tal segno la Moira offusca la mente dei mortali!
Come trottole qua e là sono sospinti tra urti senza fine.
Funesta loro compagna, una congenita, inconscia irosità li mena a rovina,
irosità alla quale conviene tu non dia esca, né che ad essa resista, ma che devi scansare.
Zeus padre, da tanti mali libereresti certamente gli uomini se rivelassi loro quale sia il loro vero daimone!
Ma tu confida, perchè divina è la razza di quei mortali cui la sacra natura manifestandosi parla.
Se in te v’ è alcunchè di quella razza, riuscirai in ciò a cui ti esorto.
Avendo risanata la tua anima da quei mali la libererai.
Astienti però dai cibi di cui ti dissi. E abbi intelletto, e nelle purgazioni, e nella liberazione dell’anima.
Ogni cosa osserva, distingui e valuta, l’intelletto dall’alto eleggendo per guida adeguata.
Allora, lasciato il corpo, salirai al libero etere.
Sarai un dio immortale, incorruttibile, invulnerabile. PITAGORA

Date a me quello che è mio

 
Giovedì 5 Gennaio 2006
Rifletto su una frase che è riportata sia dal Vangelo di Tommaso che dai vangeli Canonici, la domanda che bisogna porsi è, la differenza è lieve o abissale? La frase riportata nei vangeli canonici dice così:Matteo 22:17 
17 Dicci dunque: Che te ne pare? È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?» 18 Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, disse: «Perché mi tentate, ipocriti? 19 Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli porsero un denaro. 20 Ed egli domandò loro: «Di chi è questa effigie e questa iscrizione?» 21 Gli risposero: «Di Cesare». E Gesù disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio». 22 Ed essi, udito ciò, si stupirono e, lasciatolo, se ne andarono.
Nel Vangelo di Tommaso dice: 
100. Mostrarono a Gesù una moneta d’oro e gli dissero, “Gli uomini dell’imperatore romano ci chiedono le tasse.”
Lui disse loro, “Date all’imperatore quello che è dell’imperatore, date a Dio quello che è di Dio, e date a me quel che è mio.”


La riflessione è questa, se la frase del Vangelo di Tommaso fosse stata davvero pronunciata da Gesù e qualcuno volontariamente e con malizia avesse eliminato la parte di frase di Gesù in cui afferma ” date a me quel che è mio ” allora quella mano ha commesso la riparabile ingiustizia di sottrarre al singolo individuo la proprietà di cui solo lui è il legittimo proprietario.
In altri termini la frase del Vangelo di Tommaso potrebbe avere il senso, rispettà l’autorità dello stato, non sottrarti a quello che è spirituale, non farti sottrarre ciò che ti appartiene.
In pratica se la frase che Gesù ha realmente pronunciato fosse quella del Vangelo di Tommaso, avrebbe anche il senso di, ” riporta quello che ho detto e continua a pensarla come credi”. Nessuno può impedire l’individuo a dare tutto se stesso, tutto ciò che gli appartiene alle autorità e a Dio.

alcuni commenti:

very interesting, but I don’t agree with you
Idetrorce

fratello mio sei su una falsa strada.
io pregherò per te, per il MIO E TUO DIO e la Madre Santa Maria Ss. ti illuminino nel loro AMORE, pagando così il tributo dell’AMORE A COLUI CHE CI HA CREATI E REDENTI.

Postato Venerdì, 4 Gennaio 2008 alle 7:22 pm da maria 

sorella..dimmi..ma cosa ho fatto di male..me lo dici?
pensi che sono tanto di fuori?

39. Gesù disse, “I Farisei e gli accademici hanno preso le chiavi della conoscenza e le hanno nascoste. Non sono entrati, e non hanno permesso a quelli che volevano entrare di farlo.Quanto a voi, siate furbi come serpenti e semplici come colombe.”
34. Gesù disse, “Se un cieco guida un cieco, entrambi cadranno in un fosso.”
6. I suoi discepoli gli chiesero e dissero, “Vuoi che digiuniamo? Come dobbiamo pregare? Dobbiamo fare elemosine? Quale dieta dobbiamo osservare?”

6-b. Gesù disse, “Non mentite, e non fate ciò che odiate, perché ogni cosa è manifesta in cielo. Alla fine, nulla di quanto è nascosto non sarà rivelato, e nulla di quanto è celato resterà nascosto.”

3. Gesù disse, “Se i vostri capi vi diranno, ‘Vedete, il Regno è nei cieli’, allora gli uccelli dei cieli vi precederanno. Se vi diranno, ‘È nei mari’, allora i pesci vi precederanno. Invece, il Regno è dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete sarete riconosciuti, e comprenderete di essere figli del Padre vivente. Ma se non vi conoscerete, allora vivrete in miseria, e sarete la miseria stessa.”

26. Gesù disse, “Voi guardate alla pagliuzza nell’occhio del vostro amico, ma non vedete la trave nel vostro occhio. Quando rimuoverete la trave dal vostro occhio, allora ci vedrete abbastanza bene da rimuovere la pagliuzza dall’occhio dell’amico.” 67. Gesù disse, “Quelli che sanno tutto, ma sono carenti dentro, mancano di tutto.” 102. Gesù disse, “Maledetti i Farisei! Sono come un cane che dorme nella mangiatoia: il cane non mangia, e non fa mangiare il bestiame.”

Postato Domenica, 6 Gennaio 2008 alle 11:56 pm da andrea

Lettera aperta ad i Monaci..sacerdoti/e….laici..   Leave a comment


non è il “tempo”..

 di essere..”prudenti”…come i serpenti…

ma solo ..(questo è… il “momento” più “temibile”…dell’Umanità..)

 di “essere”…  semplici come  le..colombe…

è necessario..”profetizzare”…

oggi..

domani..potrebbe essere tardi….

Benedetto Calati, un monaco senza indulgenze   1 comment


rossana.jpg

 di ROSSANA ROSSANDA

Si è spento a Camaldoli    

calati.jpg Benedetto Calati,

un monaco raro che amavamo e che  ci amava e per noi,

 che non speriamo nell’eternità,

per sempre perduto.
 Era avvertito della fine, aveva salutato i fratelli ..saliti fra vento e   pioggia a dirgli addio,

ma si è era schermito dal benedirli,

 come per       restare il più spoglio fra di loro.

E poi s’era fatto riportare in cella, 


ontano dall’agitazione che circonda anche la morte,
trattenendo con un    gesto soltanto Emanuele Bargellini,che porta su di sé la responsabilità  del convento,

 la mano nelle mani di lui,

finché l’ansia del respiro si è    andata acquietando nel sonno della fine.
      Aveva 86 anni, era smagrito come un ramo secco, i grandi occhi scuri
      rimasti divoranti sul volto smunto. “Benedetto ha ottant’anni” aveva
      telefonato ridendo un certo mese di marzo; nessuno ama la vita come chi
      vede in essa una meraviglia di dio. Era nato povero, Luigi Calati, che poi
      aveva scelto il nome del suo ordine, i benedettini, nella campagna del
      tarantino, e da ragazzo i suoi l’avevano messo nel convento dei
      carmelitani a Mesagne. Di quella campagna ossequiente aveva raccontato una
      volta a Montegiove, facendo sussultare un vescovo che s’era presentato
      inatteso, che la processione del Corpus domini si fermava sotto il balcone
      dei signori del paese, perché essi non vi partecipavano fra il volgo. Era
      nato ribelle, se a 16 anni era scappato una notte verso Camaldoli dove gli
      avevano detto che la parola era studiata “sine glossa”, senza il filtro
      dell’interpretazione obbligata o consentita. E di Camaldoli era diventato
      la guida nel 1969, in ubbidienza ma con il cuore libero, che era la sola
      cosa libera che la chiesa lasciava allora e che gli aveva insegnato il suo
      testo prediletto, gli scritti di Gregorio Magno, il papa che era stato un
      prefetto di Roma e poi s’era raccolto al Celio, mentre l’unicità
      dell’impero era battuto dall’irruzione dei barbari/l’altro, abbattendone
      l’arroganza. Gregorio, il solo pontefice che aveva detto: “L’ultimo dei
      credenti può interpretare la parola come me”.

     cop112.jpg 

Ma poi la chiesa se l’era non ..innocentemente scordato,

 e quella che  Benedetto aveva conosciuto da giovane era chiusa ed occhiuta,

fino ai   rimbrotti del Sant’Uffizio, pronto a ritirare l’insegnamento ….

se non a   scomunicare anche i più grandi.

Così per prima cosa, pur tacendo, aveva   riaperto Camaldoli.. al suo ruolo storico di passo,

luogo di sosta,  accoglienza e ascolto dei viaggiatori che attraversavano l’Italia. A 


      Camaldoli nei secoli passati erano affluiti da Firenze anche i Medici e
      qui adesso affluivano gli amici inquieti e anche qualche nuovo potente,
      che Benedetto scrutava riconoscendo, con un sorriso, “un poveretto
      allevato nelle sacrestie”.
      E a capo di Camaldoli era rimasto fino al 1984, quando qualche commesso di
      Roma lo aveva indotto a lasciare. Ma ormai il monastero era cambiato,
      c’erano i suoi allievi ed amici, ed egli ne rimaneva il riferimento – non
      l’autorità, termine che non amava. Un centro di preghiera e opere, ricerca
      teologica e musica, spalancato sul mondo – non arrivava a dire che forse
      ogni monaco avrebbe dovuto lavorare fuori, e poi rientrarvi, per non
      cedere all’appartarsi dalla vita reale degli uomini? Da parte sua, egli
      scendeva a Roma, insegnava a Sant’Anselmo, visitava le altre case e i
      gruppi che lo chiamavano.
      E l’estate veniva a Montegiove, la bella casa benedettina un poco cadente
      sopra Fano, dove si riunivano credenti e non credenti, definizione di cui
      a lui non poteva importare di meno, giacché dio, era scritto, aveva amato
      il mondo, non solo i fedeli. A Montegiove si discuteva dei temi e dei
      dilemmi sapienziali, quelli che in ultima istanza non sono così
      distinguibili fra religione e religione, religione e laicità – il
      cristiano ha in più la fede, che è un dono e una virtù, ma un po’ meno
      essenziale dell’amore. Leggeva per noi i testi che più amava – ma perché
      torna su Gregorio?, si chiedevano talvolta i fratelli più giovani. Penso
      che fosse perché era il pontefice che aveva detto: siate soli davanti al
      testo. E nelle sue parole, nelle ricerche dei biblisti, nelle nostre
      domande o obiezioni o risposte, Benedetto ascoltava se stesso, vedeva la
      profezia come un anagramma della storia, e fra esse e il tempo vedeva
      inscriversi il cammino degli uomini. Del resto, un solo errore gli
      appariva una colpa ed era il potere, il potere sulle menti, il potere del
      comando e della ricchezza. Era stato l’editto costantiniano, il patto fra
      la chiesa e il potere terreno, la vera grande colpa. Per chi non aveva
      potere e con lui cercava, egli nutriva un’insaziata curiosità e tenerezza.
      Erano gli amici e le amiche, cui scriveva come Gregorio: “Perché non
      vieni? Tutta Roma ti aspetta”. Ma non era vero niente, aggiungeva ridendo,
      non era Roma era Gregorio che aspettava.

      A Montegiove lo sentii per la prima volta, me l’aveva indicato Adriana
      Zarri, parlava sulla legge, la coscienza, la libertà e metteva la libertà
      per prima. Non succede spesso che un sacerdote parli così, ma dio ci ha
      fatto liberi, ricordava. Liberi di pensare e liberi di ascoltare. Anche
      qualche anno dopo, quando parlammo dell’esilio, rivendicò al monachesimo
      non la fuga dal mondo – respingeva il contemptus mundi, il disprezzo del
      mondo predicato dalla chiesa devozionale – ma il ritiro dell’io con la
      parola, senza l’intermediario della legge. Il monachesimo è stato la
      libertà della chiesa nascente. Al convento bisognava tornare per
      continuarne a uscire fra la gente.
      Lui continua a muoversi dalla cella al mondo. E poiché i monaci sono
      pazzi, ne uscì anche in un impietoso luglio, quando il solleone del
      meriggio lo colse in viaggio, e un ictus lo colpì, crudelmente
      bloccandogli la mano e la parola, lo scrivere e il parlare, il tramite fra
      lui e gli altri. Nessuno di noi dimenticherà il fuoco delle sue parole
      brevi e appassionate, che nessuna pagina restituirà mai.

      Dal limite e l’umiliazione del non riuscire a districare i suoni e reggere
      la penna, era uscito da solo, sfuggendo per riserbo alle affettuose
      violenze dei medici – non poteva sentirsi addosso le mani su quel corpo
      che, ci spiegò una volta sorprendendoci un benedettino diverso, Teodoro
      Salmann, imparava dal monachesimo una compiuta compostezza; che, secondo
      Paolo, ci spiegava il biblista Barbaglio, è cosa di dio. Non so che cosa
      ne pensasse Benedetto. Non gli piaceva né soffrire né indebolirsi, ed era
      riuscito a venirne fuori da solo, caparbio, la parola appena un poco
      intralciata e la mano appena meno ferma. Aveva dovuto rinunciare alle
      lezioni a Sant’Anselmo, diminuire i viaggi, evitava i passeggi, come le
      lunghe scalinate del Celio, dove doveva essere aiutato. Non amava l’idea
      della morte, ne aveva paura, mi disse un giorno che parlavamo sotto il
      diluvio, lui inquieto nella zampata che si era sentito addosso e io
      appesantita dalle insufficienze nelle quali sta finendo la mia strada. Mi
      dicono che ultimamente le si era riconciliato, riconciliato con la fine
      della meravigliosa vita, questa vita, traversata dal tempo che la divora,
      ansia e dubbi e felicità delle creature: amava San Francesco più per il
      Cantico delle creature che per la povertà, lui che non aveva nulla e non
      vidi mai nel bellissimo abito bianco del suo ordine, lui che girava in
      pantaloni e maglione, una sciarpa al collo.

      Ma doveva essere ormai pieno di collera, se questa parola gli si può
      attribuire, o forse un eccesso di amore frustrato per la chiesa che era
      stata la sua passione. Come ha detto questa estate a un amico (Raffaele
      Luise, La visione di una monaco, Cittadella Editrice, pagg. 95, Assisi
      2000), aveva veduto nel Concilio Vaticano II la realizzazione della
      speranza che la chiesa ritrovasse lo spirito del Nuovo testamento e la
      sapienza del Vecchio. Speranza nutrita in un lungo silenzio, perché gli
      ultimi papi “avevano paura della laicità, paura del mondo sconsacrato”,
      ignoravano che “dio non dice di amare i fedeli ma di amare il mondo”. Ma
      poi era venuto il miracolo di Giovanni XXIII, “figlio di contadini che
      arrivò a essere papa – contro ogni diplomazia e regola – perché era tanto
      vecchio… sussultammo anche noi per quel papa vecchio prima di scoprire
      che era giovane”. E ricorda il riso liberatorio con cui lo videro arrivare
      in Vaticano “sulla sedia gestatoria con la tiara in testa e la fettuccia
      delle mutande che era stata legata male. Finalmente ridemmo”. Erano stati
      liberati dal papa “che ci ha dato il Concilio, cioè il primato della
      parola di dio oltre ogni gerarchia umana, cristiana, cattolica”.
      Ma poi sono venuti i colpi di arresto, le prudenze (è severo Benedetto con
      Paolo VI) e infine la concessione alle pompe e agli ori e alla mediaticità
      del sontuoso giubileo, e quel piovere di vergognose indulgenze e
      beatificazioni, perfino Pio IX. Già l’anno scorso ne aveva fatto un cenno
      severo a Montegiove. Adesso nell’intervista a Luise la requisitoria è
      spietata. Sì, aveva sperato che il Concilio facesse uscire la chiesa da
      quello stato in cui “non c’era più ombra di vita, i fedeli dovevano essere
      più che fedeli, obbedienti”, come i sudditi di una repubblica pagana,
      tutti sotto controllo. Il dialogo ecumenico si apriva fra religioni e fra
      gli uomini e le donne, “uomini e donne alla pari, che sono essi la chiesa,
      il popolo di dio”, non più soltanto cardinali, papi, curia e vescovi.
      Popolo dove ognuno “conserva la rivelazione nel suo cuore come Maria”, la
      sorella di Marta, “perché la chiesa non inventa la verità, la custodisce”.
      Ma allora, gli è stato chiesto, il Sant’Uffizio? “Deve andare a farsi
      friggere”. E la Congregazione della dottrina della fede? “Un’espressione
      senza senso”. Già circolano le voci sussiegose, quando mai un monaco parla
      così? Benedetto non salva uno degli apparati ideologici della chiesa,
      tantomeno la curia: non hanno rampognato anche le miti parole del padre
      Dupuis, mentre elogiano l’Opus Dei e Comunione e Liberazione? Le
      istituzioni del Vaticano sono residui, temporali, storici. Ma allora
      l’infallibilità del papa? Storica anch’essa, recente. E il papato? La
      chiesa dovrebbe essere di tutti, delle “aggregazioni locali con il loro
      presidente e, mi auguro, la loro presidente”. Dunque l’esclusione della
      donna dall’amministrazione dei sacramenti? Non comprensibile esclusione
      storica, ma errore, colpa. Non sono le donne che erano rimaste con Cristo
      sotto la croce mentre tutti gli altri, perfino Giovanni, fuggivano? Non è
      a Maria che Cristo risorto si rivolge per primo: Maria non mi riconosci?
      Non erano certo mancate all’ultima cena e se una donna ha evangelizzato la
      Germania vuol dire che amministrava i sacramenti (Luise annota: non è
      storicamente provato). E l’amore? L’amore è quel che più conta. E’ il
      paradigma della cristianità, il senso della chiesa. Ma l’amore carnale?
      Sì, anche quello, quello del Cantico dei cantici, di San Giovanni della
      Croce, di Abelardo ed Eloisa, capiti da Pietro il Venerabile, l’unione dei
      corpi. Ma l’obbligo del celibato? Una prevaricazione di una piramide
      maschile come è la chiesa romana. Il celibato non può essere che una
      libera scelta del monaco.

      Su questo ultimo Benedetto, che ha raccolto le forze per riordinare quel
      che a voce appena un poco più bassa aveva sempre detto, il silenzio del
      Vaticano è calato come un macigno. Ma forse parlerà a molti cristiani che
      vi riconosceranno.  

un commento..il…mio 

“lo conobbi a Camaldoli..

andavo a ” convegni” con mia moglie in “carrozzella”…

una domenica..d’inverno..assistetti ad una messa in monastero..

un monaco che non aveva..confermato i voti …

si era sposato e festeggiava …con sua moglie..

in una chiesa “quasi vuota” (me e Licia).. 

le nozze d’argento..

Benedetto ..presiedeva la messa e iniziò..la Sua omelia…

sorriso sulle labbra….”Quando Fate..all’amore..benedite il signore..

perchè il signore vi ama”     !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

era una “COLOMBA”..

solamente..”una colomba”…

Piergiorgio Odifreddi…spiritualità razionale   1 comment


augias-1.jpg   per me..è un grande.   odifreddi11.gif    

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           augias.jpg      

Corrado Augias intervista Piergiorgio Odifreddi …..

(Video)    

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