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Lo stupro di gruppo non è una ragazzata   Leave a comment


verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

Al di là del Buco

Cinque minorenni hanno stuprato una sedicenne. Ragazzi italiani, giacché se fossero stati stranieri avremmo già letto i comunicati di solidarietà di Salvini, l’annuncio di ronde per “salvare le nostre donne”, da parte di camerati dell’estrema destra. Il fatto che siano italiani non fa ben sperare per la ragazza. Ci saranno famiglie che le diranno di essere una rovina per quei figli, amici e amiche degli accusati che le diranno che se l’è cercata, commentatori e commentatrici estranei che metteranno in dubbio ogni sua parola e che processeranno lei prima di processare loro. Lei, le sue abitudini, la sua età, gli interessi. Sarà posta sotto una lente di ingrandimento o, nel caso in cui fosse presa sul serio, trasmissioni tv del pomeriggio parleranno del degrado dei valori, di mostri che si distinguono dagli altri bravi ragazzi, di eccezioni e non di culture diffusissime che colpevolizzano, innanzitutto, le vittime di stupro.

Succederà prestissimo di leggere un editoriale che incolperà le madri di questi ragazzi, colpevoli di non aver insegnato l’empatia, o altri che dimenticheranno che l’educazione arriva da un contesto ampio e che forse le famiglie non c’entrano affatto, sono brava gente che lavora e si sacrifica per dare a questi giovani opportunità di futuro sprecate in un solo momento delirante di violenza. E ancora una volta va spiegato che non c’è molto da capire. Si tratta di cultura sessista, la stessa che porta tante persone a fare slut shaming sulle donne che non restano in riga, obbedienti nei confronti delle convenzioni. E’ una cultura che va eliminata a partire dalla convinzione che non esistono i mostri, le mele marce, ma esistono persone che respirano la stessa cultura e che non percepiscono il fatto di compiere un atto di violenza. Stuprano e pensano di non aver fatto niente. Stuprano e non li ferma un No, perché non gliene frega niente del consenso che la ragazza deve poter dare prima di ogni approccio. Quello che questi ragazzi hanno fatto, se l’accusa viene confermata nelle fasi del processo, è mettere in scena la piena espressione del machismo sessista, egoista, pessimo, orrendo, atroce. E’ la disumanizzazione della vittima che diventa un oggetto, una cosa con la quale giocare, mettendo in atto lo scambio di ruoli tra stupratore e altri membri del branco, per celebrare la omosessualità latente, attraverso la stessa vagina lacerata, contusa, massacrata, che diventa il luogo in cui quei peni si incontrano siglando un patto maschilista.

strupro 1

Un rito, ai danni di una persona, che potrebbe essere evitato con l’educazione sessuale, con tanta informazione, con la condivisione di sensibilità e la fine del victim blaming messo in atto sempre e ovunque. Prima che questa ragazza vedrà la fine del processo trascorreranno anni, e chi lo sa se lei dovrà cambiare scuola, posto, città, perché sarà ovviamente lei a essere definita zoccola. Invece quegli altri riceveranno pacche sulle spalle perché diranno di essersela fatta in gruppo. La repressione, infine, a mio avviso serve a poco perché non c’è prevenzione e perché ogni tentativo di insegnamento di valori condivisi all’insegna del rispetto per gli altri generi viene scambiato per “indottrinamento gender”. Così il maschilismo si difende e mette in atto una azione reazionaria e conservatrice. Conservando se stesso e piegando tutto il resto alle proprie esigenze.

Lo stupro non è mai colpa della vittima. Tutte le persone di buon senso devono ribadirlo, urlarlo, perché ragazze come questa ulteriore vittima non si sentano sole. Mai più. Finalmente.

Lo stupro di gruppo non è una ragazzata

Lo stupro di gruppo non è una ragazzata

Campania, ancora violenza

di MICHELA MARZANO

Quando una ragazza viene stuprata da un gruppo di coetanei – come accaduto nel Salernitano – in Francia si utilizza il termine tournante che, letteralmente, significa “far girare”. Espressione forse brutale per designare uno stupro, ma anche molto efficace. Visto che ciò che accade quando un branco di maschi violentano a turno una ragazza è proprio questo: la si fa “girare” tra amici come se fosse una sigaretta o una lattina di birra.

La si condivide e ce la si spartisce come se si trattasse di un semplice oggetto; la si utilizza e la si butta via come se fosse solo una cosa che appartiene a tutti e che quindi, di fatto, non appartiene a nessuno. Che problema c’è mai, sembrano pensare questi ragazzi convinti di non far altro che divertirsi tra compagni, nel “servirsi” di una donna-oggetto? Chi lo dice che una ragazza che viene “fatta girare” soffre? “Che c’è di male?”, si chiedeva già il Marchese de Sade accusato di aver violentato una prostituta. “Non è lì per questo?”

La filosofa statunitense Susan Brison, raccontando la violenza sessuale di cui lei stessa era stata vittima da giovane, definisce lo stupro come un “assassinio senza cadavere”. Una violenza devastante che distrugge ogni riferimento logico e da cui è estremamente difficile riprendersi anche dopo molti anni; anche quando le tracce esterne sono ormai quasi del tutto scomparse. Quando si viene violentate, spiega Susan Brison, l’abisso della disintegrazione interna resta talvolta per sempre. Esattamente come restano la paura e la sensazione di impotenza, la difficoltà di incollare i cocci di un’integrità sbriciolata e l’impossibilità di raccontare agli altri quello che si è veramente vissuto. Ci vogliono anni per poter riuscire a integrare questo “pezzo di vita” all’interno di una narrazione coerente. E, per poterlo veramente fare, c’è bisogno che qualcuno ascolti, anche quando i ricordi sembrano incongrui; che qualcuno accompagni, senza domandare nulla. Anche perché l’umiliazione subita viene spesso rinforzata dal sentimento di impunità di quegli aggressori che faticano a rendersi conto della gravità del proprio gesto.

Se l’uomo, “per natura”, penetra, perché la donna dovrebbe soffrire nell’essere penetrata? Se l’uomo, “per natura”, è predatore, perché la donna si dovrebbe rifiutare di essere trattata come una preda? Tanto più che, quando ci si ritrova in gruppo, sembra evidente seguire il movimento collettivo e comportarsi come gli altri: se lo fai tu, allora lo posso fare anch’io; se lo facciamo tutti, non c’è niente di male. E poi non si tratta, in fondo, di una semplice ragazzata? Non è un solo un gioco? Perché non ci si dovrebbe poter divertire almeno quando si è giovani?

E allora, ancora una volta, si spalanca il capitolo della prevenzione e della decostruzione degli stereotipi di genere, dell’educazione all’affettività e della cultura del rispetto. Gli stupri continueranno ad esserci non solo finché non sarà chiaro a tutti che il corpo della donna non è a disposizione di chiunque e che ogni atto sessuale si giustifica e si fonda sempre e solo sul reciproco consenso, ma anche fino a quando ci sarà chi continuerà a banalizzare questi episodi di violenza estrema parlando di “ragazzate” o di “momenti di debolezza”, come purtroppo accade ancora oggi, giustificando così l’ingiustificabile.

Il sesso non è un gioco. Cioè sì, è anche un gioco. Ma solo se a giocare non sono solamente alcuni; solo se tutti sono d’accordo sulle regole; solo se una ragazza può divertirsi esattamente come si diverte un ragazzo. Altrimenti il gioco cessa, e si tratta solo di violenza e di brutalità, di dominio e di prevaricazione. Una violenza e una brutalità che non rispettano la persona che si ha di fronte, riducendola a mero oggetto. Un dominio e una prevaricazione che possono cessare solo a patto che si capisca che nessuno è a disposizione di nessuno e che ogni azione che si compie ha delle conseguenze sulla vita degli altri. Soprattutto quando si parla della violenza sessuale perpetrata su una ragazza che si “fa girare” tra amici come se si trattasse di una

sigaretta o di una lattina di birra pensando che non si stia facendo niente di male. Dimenticando (o non avendo mai imparato) che le frontiere del corpo sono le frontiere dell’io. E che l’io è sempre inviolabile. A meno di non cancellarne per sempre l’irriducibile umanità.

 

Stupratori in libertà. Non è proprio così, ma certo la sentenza della corte di Cassazione secondo cui nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell’indagato, ha un suono amaro. «Lacerante», commenta la deputata del Pd Donata Lenzi, «sarà un’ulteriore spinta al silenzio per le donne che subiscono violenza».

«Il punto, non è volersi vendicare ma poter avere fiducia che si compia sino in fondo giustizia» è il commento di Barbara Pollastrini, e anche per Giulia Bongiorno si tratta di una decisione non condivisibile: «Il ruolo della donna ne viene avvilito e non è un discorso fuori dal tempo perché è sintomo di discriminazione», ha affermato.  La decisione della Cassazione, è vero, non significa impunità per chi commette il reato di violenza sessuale, le misure di “custodia cautelare” durante le indagini non sono solo il carcere e devono essere valutate dal giudice a seconda del caso. Ma è certo, anche, che solo una vittima di stupro può conoscere l’orrore di un gesto inumano capace di condizionare tutta una vita, il disgusto di vedere la propria vita sviscerata in ogni particolare e gettato in pasto a tutti, prima di sperare di poter avere giustizia.

Perché, se subisci una rapina sei sicuramente la vittima, se sei oggetto di uno stupro, invece, devi dimostrarlo, devi “difenderti” anche se la tua vita è stata sempre corretta, i tuoi comportamenti irreprensibili, devi dimostrare di non aver “meritato o provocato” ciò che ti è accaduto. Ci sono pochi reati in cui la vittima prova l’orrore di essere violata intimamente come in uno stupro, e quello di gruppo è un atto particolarmente odioso, che moltiplica la violenza subita dalla donna, aggravandone il danno fisico, psicologico ed emotivo. Lo stupro di gruppo annulla la vittima e il suo corpo, la rende nudo oggetto di pulsioni e misero trofeo, umiliata dal vanto reciproco del singolo maschilismo, ed è un atto ancora più vigliacco dello stupro individuale, dato che viene usata la forza del gruppo per sopraffare la vittima.

Se per altri reati, essersi organizzati con altri soggetti è un´aggravante che cambia il tipo di reato, perché se si stupra una donna il medesimo fatto diventa irrilevante? Non è la prima volta, purtroppo, che la terza sezione della Corte di Cassazione sottovaluta la violenza sulle donne. Ricordiamo ancora con amarezza l’indimenticabile sentenza del 1999 che dichiarò l´insussistenza dello stupro, perché incompatibile con il fatto che la vittima indossasse i jeans, anche se successivamente, in un altro caso, la stessa Corte corresse il tiro, probabilmente a causa delle proteste seguite a quella ridicola sentenza. Non finiremo di sorprenderci davanti a decisioni che minano sempre più la dignità delle donne, e potenziano in maniera esponenziale la possibilità di offrire attenuanti a comportamenti privi di qualunque senso e lontani da ogni plausibile giustificazione umana.

(Sofia Loren ne La ciociara di Vittorio De Sica, scena da uno stupro di guerra, oscena pubblicità di Dolce e Gabbana)

 

Passioni umane..Amore..Pazzia..(la visione del Sabba- 1988 Marco Bellocchio)   Leave a comment


Nato a Piacenza il 9 novembre 1939, dopo aver completato gli studi presso istituti religiosi, si iscrive alla facoltà di Filosofia della Cattolica di Milano.
Nel 1959 decide di trasferirsi a Roma per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia. In seguito segue i corsi di cinema della Slade School of Fine Arts di Londra, quando ha già diretto i cortometraggi Abbasso lo zio(1961), La colpa e la pena (1961) e Ginepro fatto uomo (1962). Appassionato di Visconti e di Renoir, nonché del cinema “provinciale” di Antonioni e di Fellini, nel 1965 esordisce nella regia con I pugni in tasca, ritratto dissacrante e grottesco epitaffio dedicati all’istituzione della famiglia. Come protagonista maschile di questo film di rottura vorrebbe Gianni Morandi, ma il produttore discografico si oppone categoricamente ordinando al giovane cantante di Monghidoro di mietere altrove i suoi successi, soprattutto nelle piazze affollate del Cantagiro. Il posto viene occupato da un altro ragazzo, un anglosvedese che frequenta il Centro Sperimentale, Lou Castel, che si rivelerà presto l’attore più emblematico del suo cinema. Due anni dopo continua a mettere sotto accusa i mali della società borghese, senza trascurare critiche nei confronti dei falsi rivoluzionari in La Cina è vicina (1967), mentre il suo nome viene sempre più accostato a quello di un altro illustre emiliano, Bernardo Bertolucci, anche lui autore di un eccellente debutto (Prima della rivoluzione, 1964).
Considerato uno dei registi italiani più politicamente impegnati, negli anni ’70 si spinge nell’interno delle istituzioni per denunciarne violenze, soprusi ed ingiustizie. Un collegio (Nel nome del padre, 1972), il manicomio (Matti da slegare – Nessuno o tutti, 1975), o l’ambiente militare (Marcia trionfale, 1976). La lotta sembra proseguire anche nell’ambito della sua vita privata. “Sono uno in perenne lotta contro la normalità, perché credo che la normalità non sia compatibile con la ricerca artistica.”
A metà degli anni ’80 riceve molte critiche per essersi fatto affiancare dal suo psicanalista Massimo Fagioli durante la lavorazione de Il diavolo in corpo (1986). In seguito, sempre con Fagioli, si avvia verso un lungo periodo di esplorazione cinematografica dell’inconscio. Nel 1997 porta sullo schermo un testo di Heinrich von Kleist, Il principe di Homburg (presentato al Festival di Cannes) con cui riscuote un grande successo di critica e di pubblico, riconfermandosi regista lucido, rigoroso e appassionato. Successo ugualmente destinato ad un’altra trasposizione cinematografica, stavolta di Pirandello (La balia, 1999). Ma è già pronto per tornare a volgere la sua attenzione verso i dilemmi dei giorni nostri, come quello di un padre laico (Sergio Castellitto) indeciso se far frequentare o meno al proprio figlio L’ora di religione, oppure di offrirci una lettura del tutto intimistica e personale del sequestro di Aldo Moro con Buongiorno, notte(2003). Nel 2006 ritorna in grande stile, applauditissimo dalla critica, con il film Il regista di matrimoni, protagonista di nuovo Sergio Castellitto, al centro di una nuova riflessione sulla religiosità e sul conflitto fra artista e società.

Nel 2009 ha partecipato come unico italiano al festival di Cannes, selezionato in concorso. Il suo film Vincere, dedicato alla moglie segreta di Mussolini, non ha ricevuto nessun premio ma ha diversi elogi soprattutto dalla stampa straniera.

Rigoletto a Mantova (regia)  Marco Bellocchio   2015
Sangue del mio sangue(regia, sceneggiatura)  Marco Bellocchio  2015
Bella addormentata(regia, sceneggiatura, soggetto)  Marco Bellocchio  2012
Sorelle Mai(regia, sceneggiatura)   Marco Bellocchio   2010
Vincere(regia, sceneggiatura)   Marco Bellocchio   2009
Il regista di matrimoni(regia, sceneggiatura)   Marco Bellocchio   2006

Buongiorno notte(regia, sceneggiatura)   Marco Bellocchio   2003

Stessa rabbia stessa primavera(attore)   Stefano Incerti  2003
L’ora di religione(regia, sceneggiatura)   Marco Bellocchio   2001
La balia(regia)   Marco Bellocchio    1999
Il principe di Homburg (2)(regia)    Marco Bellocchio   1997
Il sogno della farfalla(regia)    Marco Bellocchio    1994
La condanna(regia)   Marco Bellocchio  1991
La visione del sabba(regia)  Marco Bellocchio  1988
Diavolo in corpo(regia)   Marco Bellocchio   1986
Enrico IV (2)(regia, sceneggiatura)   Marco Bellocchio   1984
Gli occhi, la bocca(regia)   Marco Bellocchio    1982
Salto nel vuoto(regia)   Marco Bellocchio   1980
Il gabbiano (2)(regia)   Marco Bellocchio   1977
Marcia trionfale(regia)   Marco Bellocchio   1976
Matti da slegare(regia)   Marco Bellocchio, Sandro Petraglia, Silvano Agosti, Stefano Rulli  1975
Nel nome del padre (1)(regia)   Marco Bellocchio   1972
Sbatti il mostro in prima pagina(attore, regia)   Marco Bellocchio   1972
Amore e rabbia(regia)   Bernardo Bertolucci, Carlo Lizzani, Jean-Luc Godard, Marco Bellocchio, Pier Paolo Pasolini  1969
La Cina è vicina(regia)  Marco Bellocchio   1967
I pugni in tasca(regia)   Marco Bellocchio   1965
Abbasso il zio(regia)   Marco Bellocchio   1961

Struggente canzone, datata 1955 ed ispirata al suicidio del principe Raimondo Lanza di Trabia, nella sua versione originale.

un grande film  “Sorelle mai”

http://vk.com/search?c%5Bq%5D=sorelle%20mai&c%5Bsection%5D=video&c%5Bsort%5D=2&z=video77569995_165130168

(per vedere il film..è necessario..cambiare il DSN del vostro computer. è una operazione facile..basta seguire la procedura di questo link  .

Molti di voi (coloro che usano DNS italiani) si saranno accorti che nelle scorse ore molti siti usati per la condivisione di file (siti di filesharing) non sono funzionanti perché sono stati oscurati dai provider italiani di servizi internet.
Tra i siti oscurati troviamo: Firedrive.com , Rapidgator.net , Vmail.ru , Video.tt, VK.com e forse altri.
Alcuni siti hanno cambiato dominio, altri forse lo faranno ma l’unica vera soluzione ècambiare i DNS.

Cambiare i DNS.

Dovete cambiare i vostri DNS Standard con dei DNS esteri, vi consigliamo i DNS di google oppure i DNS di Opendns. In alternativa, Se non riuscite a cambiare i dns, potete usare il BROWSER “COMODO” con dns propri incorporati.

GoogleDNS:
Primario: 8.8.8.8
Secondario: 8.8.4.4

OpenDNS:
Primario: 208.67.222.222
Secondario: 208.67.220.220

La Procedura
La procedura varia a seconda del sistema operativo, Qui elencheremo i più usati, per gli altri basta fare una ricerca su google digitanto “cambio DNS” + il vostro sistema operativo.

http://www.cb01.eu/siti-filesharing-oscurati-soluzione-guida-cambio-dns/

sessualità e generi dell’essere umano: l’omosessualità femminile..   Leave a comment


Ultimamente..nel cammino della mia vita..sento interesse per l’argomento: genere e sessualità umana..

ho pubblicato ancuni post..ho visto diversi film sullo specifico argomento ..e sono stato colpito da alcuni di questi film..che vi propongo..

 

ELENA UNDONE

Dramma e sesso passionale e romantico si combinano nell’incanto del primo amore che deve fronteggiare diversi problemi nella vita reale per trasformarsi nell’impegno di una vita. Prima di incontrare Peyton, Elena, moglie e madre eterosessuale, non avrebbe mai potuto pensare che si sarebbe innamorata di una donna. L’amicizia fra Peyton, una scrittrice lesbica dichiarata, ed Elena, la moglie di un pastore omofobo che non ha mai conosciuto il vero amore, si trasforma rapidamente da un’attrazione unilaterale in una torrida relazione extraconiugale. Nonostante il forte sentimento, Peyton, preoccupata su molti fronti, ha delle perplessità ad iniziare una storia con una donna etero sposata. Elena, da parte sua, riconosce di essersi messa in una trappola con un amore senza possibilità di matrimonio, e fatica a razionalizzare la natura e l’importanza dei suoi nuovi desideri. Mentre il loro rapporto s’intensifica, Elena si trova davanti alla scelta di abbandonare Barry, suo marito, o di mettere fine alla sua storia con Peyton per salvare un matrimonio già traballante e per nulla gratificante e tornare ad una vita grigia e meccanica. Ma sopra ogni cosa, Elena deve riuscire a convincere Peyton che loro due possono avere davanti un futuro splendido nonostante la difficile partenza. Il film affronta le tematiche della religione, del sesso, della famiglia e della forza dirompente che può avere un amore vero.

A voi..se vi pare..Buona visione..

Qui sotto un link al film intero in streaming..che potrete vedere in fondo alla pagina del sito web

http://italianqueermoovies.blogspot.cz/search/label/Elena%20undone

Se non lo vedete..dovete cambiare in DSN del vostro computer…

una operazione semplice..che è descritta in questa pagina

http://www.cb01.eu/siti-filesharing-oscurati-soluzione-guida-cambio-dns/

c’è una versione sottotitolata in porftoghese su Youtube

 

 

un’altro film interessante è:

A Perfect Ending (un Finale perfetto)

Rebecca è una donna elegante, facoltosa, e rispettabile. Una moglie leale con tre figli già cresciuti, una vistosa residenza e un bellissimo marito. Ma non ha mai avuto un orgasmo. Determinata a risolvere questo problema, un’amica lesbica le organizza un’incontro con una strepitosa squillo d’alto bordo di nome Paris. Da quel giorno sia la vita di Rebecca che di Paris cambieranno per sempre. Rebecca si rifugia negli incontri paradisiaci con Paris mentre a casa vive una routine da soap opera per lei ormai senza nessun interesse. Paris, al di là del suo lucrativo lavoro come escort, non riesce più a nascondere le sue aspirazioni artistiche, e soprattutto i suoi problemi interiori. La vicenda, iniziata come una commedia degli errori, finisce in un inatteso e sconvolgente viaggio erotico. Ma quale sarà il finale perfetto evocato dal titolo?… Una storia sexy, delicata e passionale, che incanterà il pubblico femminile, magnificamente interpretata da Barbara Niven, icona della TV americana degli anni ’90, e dall’attrice Jessica Clark, icona delle lesbiche contemporanee anche perchè omosessuale dichiarata. La regista Nicole Conn, che ci aveva già affascinati con “Elena Undone”, riesce a rinfrescare una tematica sempre attuale.

Qui..se vi interessa..potete vedere il film in streaming..

anche per questo..vale l’indicazione di cui sopra..cambiare il DSN

(una volta fatta questa operazione..in futuro non avete da fare altro ..

ed il computer funziona veloce e senza problemi (ca comprensione di ciò è intuitiva)

http://italianqueermoovies.blogspot.cz/search/label/A%20Perfect%20ending

 

WHEN NIGHT IS FALLING

Camille e il suo compagno Martin sono due stimati insegnanti di un istituto religioso.

Le loro possibilità di carriera sono però implicitamente condizionate dalla regolarizzazione della loro unione. Martin è pronto ad adeguarsi, mentre Camille comincia ad interrogarsi sui suoi sentimenti.

La morte del suo cagnolino crea una piccola smagliatura nell’autocontrollo di Camille, facendo emergere poco a poco la sua emotività.

E’ in questo momento che Camille incontra Petra, fantasiosa ed avvenente artista circense. Inizialmente lieve, poi dirompente, tra le due donne nasce una passione che travolge ogni ostacolo.

Narrato con sapienza dalla regista Patricia Rozema, che mette in scena paura e meraviglia dell’amore omosessuale.

Qui..se volete potete vedere il film in streaming..

http://italianqueermoovies.blogspot.cz/search/label/When%20Night%20Is%20Falling

 

LA VITA DI ADELE      (LA VIE D’ADE’LE)

La vita di Adele

Un capolavoro.
Ma qual’è la sua magia? Una magia che ce lo fa paragonare ai classici dei grandi autori del cinema, che ci penetra nelle viscere, che ci accompagna a lungo anche dopo la visione. D’accordo, il film ci prende così tanto perchè anche noi siamo omosessuali, perchè possiamo ritrovarci in ogni sequenza del film, perchè per noi tutto è chiaro e coinvolgente, dall’inizio del film fino all’ultima scena. Però abbiamo visto tantissimi altri film lgbt, ma pochissimi ci hanno scavato dentro come questo, ancora di più dell’amatissimo Brokeback Mountain o dell’intrigante Mulholland Drive. E’ indubbio che il regista franco-tunisino Kechiche ha toccato con quest’opera, della quale si vocifera che sia già in corso un seguito, il vertice dell’epressionismo cinematografico. Cinema-verità, cinema del reale e nello stesso cinema del soprannaturale, cioè di tutto quello che accade nell’inconscio, oltre i semplici gesti, oltre i sentimenti, perfino oltre i nostri sogni. Kechiche è riuscito in questa mirabile impresa (che ci conferma come l’arte del cinema sia la più completa e totalizzante), realizzando un perfetto equilibrio, una perfetta miscelazione tra le immagini (merito anche del bravissimo fotografo Sofian El Fani), la scenografia (scarna ed essenziale, che ci viene mostrata a partire da chi la anima), e le interpretazioni (nominate in via straordinaria all’assegnazione della Palma d’Oro al film, ma meritavano di più), centro vitale di quest’opera. Impossibile non innamorarsi di ciascuna delle due interpreti. Dalla 19enne Adèle Exarchopoulos (Adèle), che riempie lo schermo e il cuore di ogni spettatore coi suoi occhioni luccicanti, alla matura Léa Seydoux (Emma), già da noi apprezzatissima in “Plein sud”, che con ogni sguardo riesce a comunicarci la ricchezza del suo mondo interiore. Adèle ed Emma sono due donne molto diverse, vuoi per età (Adèle è ancora minorenne quando si conoscono), per intelletto (Adèle è semplice e ingenua mentre Emma è intellettuale e scafata), per classe sociale (Adèle viene da una famiglia proletaria, tradizionalista, mentre Emma da una famiglia borghese e progressista), e naturalmente per esperienza. Adèle è ancora alla ricerca della sua identità, fa sogni omo ma vorrebbe innamorarsi di un ragazzo come fanno tutte le sue coetanee. Un bacio occasionale con una compagna di scuola le provoca un piacere inaspettato, soprattutto se paragonato al rapporto sessuale, pur completo, che ha avuto col ragazzo che si è innamorato di lei, che quindi subito abbandona. Adèle sta uscendo dall’adolescenza, ha scoperto la propria sessualità, ma vive in un ambiente ancora tradizionale, a partire dalla famiglia che non la capirebbe, fino alla scuola, ancora in una fase di trasformazione, con studenti che hanno la forza di dichiararsi (vedi il suo più caro amico) ma con altri che prendono ancora gusto a ridicolizzare i gay. Adèle, per tutto il film, sia nella prima che nella seconda parte, non riesce a trovare il coraggio di viversi fino in fondo alla luce del sole. Soprattutto a scuola, dove è diventata insegnante, e pensa che farsi conoscere come lesbica potrebbe danneggiarla. Questa paura, questa insicurezza, pesa fortemente su tutta la sua vita, anche sentimentale. Gli autori hanno disegnato perfettamente quella che è ancora la condizioni di molti omosessuali, anche di quelli che vivono nei paesi più liberi ed emancipati. Con Emma ci viene invece presentato quello che dovrebbe essere il nostro punto di arrivo: una persona consapevole e sicura, che vive apertamente la propria omosessualità (già nella prima scena la vediamo in strada teneramente abbracciata alla sua ragazza), giustamente orgogliosa della propria diversità (si dipinge i capelli di blu come fosse il suo manifesto), sia in famiglia (dove è teneramente supportata) che sul lavoro (capace di rifiutare un affare se comporta anche un minimo compromesso). Il mondo di Emma è quello di una persona realizzata, che non vede nessuna differenza tra la sua vita (omo) e quella degli altri (etero), tanto che arriva presto a sentire il bisogno di avere figli, di avere una famiglia completa… La storia del film è tutta mirabilmente e onestamente giocata su questa contrapposizione. Anche la passione più grande deve pagare il suo prezzo all’autenticità di ciascuno, alla propria libertà interiore ed esteriore, alla propria completa realizzazione. Una splendida lezione di vita.

Gradirei i vostri pareri ed i vostri consigli

Political Ponerology-Ponerologia Politica   Leave a comment


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La Ponerologia politica (dalla parola greca poneros, male)è una scienza sulla natura del male adattato per scopi politici che all'estremo di una più vasta scala

risalta in una “patocrazia”.
La ricerca indica che i sociopatici si trovano in tutte le razze, etnie e religioni

e che nessun gruppo è immune ad essi.

I sociopatici costituiscono, secondo l'autore,

circa il 6% della popolazione in qualsiasi gruppo.

L'editore di Red Pill afferma che “Political Ponerology è un libro che offre un orribile sguardo dentro la struttura sottostante ai nostri governi, le nostre corporazioni più grandi, e anche il nostro sistema giudiziario”.

Vi rimando all’interessante articolo del blog “tra cielo e terra

e ad un altro articolo dello stesso blog : “ Sociopatici-parte III

Altro interessante articolo: “Attenzione allo psicopatico,figlio mio”

Reich e la psicologia del fascismo   1 comment


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Bettio (Lega): con gli immigrati
usiamo i metodi SS
«Usare con gli immigrati lo stesso metodo delle SS: punirne dieci per ogni torto fatto a un nostro cittadino». Ha usato queste parole il consigliere leghista Giorgio Bettio, intervenuto durante il consiglio comunale per dare il suo appoggio all’ordinanza anti-sbandati sottoscritta da Gobbo e chiedere metodi più duri contro gli stranieri che abitano in città.
A dare il “la” all’invettiva del consigliere, a suo dire, «l’ennesimo sopruso patito da un inquilino dei palazzi dove abitano anche gli immigrati». Bettio accusa, ma non spiega quando e cosa sia avvenuto per scatenare tanta ira. «Non è possibile che gli immigrati vengano a vivere nei nostri condomini e poi comincino a comportarsi come Ras di quartiere o terroristi – dice – dovrebbero rispettare le regole e invece prima fanno finta di non capire poi, se redarguiti, passano alla minacce. Il decreto è troppo tenero».
E lancia la sua proposta: «Gli immigrati che chiedono la residenza, se in possesso dei requisiti, dovrebbero essere messi sotto osservazione per sei mesi». Il piano, annunciato davanti ai volti increduli ma silenziosi dell’opposizione, suona più o meno come una prova d’esame: «Nel momento in cui ottengono la residenza – dice – la commissione dovrebbe assumersi il compito di seguirne gli spostamenti e controllarne il comportamento andando a chiedere informazioni anche ai vicini di casa. Passati questi primi sei mesi – continua Bettio – se gli stranieri si sono comportati bene, allora possono restare, in caso contrario devono essere sottoposti ad altri tre mesi di verifica e poi espulsi».Poi l’affondo: «Sarebbe giusto fargli capire come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti. Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, vengono puniti dieci extracomunitari». Dal banco della giunta, Gobbo annuisce e l’opposizione lascia correre: «E’ da anni che viviano il fenomeno dell’immigrazione – dice Sbarra – e la Lega, per propaganda, continua a spacciarlo come emergenza, invece di attivare tempestivamente politiche serie». reich-e-la-psicologia-del-fascismo.jpg

Di tanto in tanto si sente parlare dell’affacciarsi in Italia

 di “nuovi fascismi”.

 L’affermazione suona oscura…perché non coincide con gli stereotipi della censura,

 dell’olio di ricino, delle camicie nere con cui di solito si identifica il ventennio.

 Stando così le cose ben venga la pubblicazione di un classico

che fornisce utili chiavi di lettura per comprendere le nascenti forme di autoritarismo.

 Ci riferiamo a: Wilhelm Reich,  “Psicologia di massa del fascismo”, Einaudi, 2002, 12 euro, nella nuova traduzione introdotta dall’eccellente saggio di Adriano Zamperini.

Leggendo le pagine che Reich ha pubblicato nel 1933 si resta colpiti per almeno due motivi:

il tentativo di comprendere il fascismo utilizzando strumenti concettuali extraeconomici;

 l’attualità dell’analisi. 

Per Reich il fascismo è un fenomeno…..

che non nasce e non muore con Hitler e Mussolini…

lungi dall’essere…

 la concretizzazione di una caratteristica specifica di certune nazionalità

o l’imposizione di una fazione politica su un popolo ” innocente”

 è piuttosto l’espressione caratteriale  irrazionale dell’uomo medio..che vede repressi i suoi impulsi primari..

è capace di rigenerarsi di continuo pur partendo da medesimi contenuti:

in primis il razzismo e il nazionalismo.

 Contenuti che tuttavia non sono creazioni del fascismo. ..

“Al contrario: il fascismo è una creazione dell’odio razziale”. 

Dall’analisi di Reich …il fascismo appare..

una concezione mentale, un modello ideale,  

una saldatura…

tra una parte  del mondo interiore degli esseri umani

e le ideologie reazionarie:

 “Il fascismo nella sua forma più pura,

 è la somma di tutte le reazioni irrazionali del carattere umano medio”.

 Dove per essere umano.. si deve intendere la piccola e media borghesia

e le masse impoverite che trovano nell’esclusione del presunto diverso..

un’identità capace di raccogliere largo consenso sociale. 

E a poco valgono le spiegazioni che vedono nella precarietà economica un mezzo per la presa di coscienza.  

Nelle nostre società l’aumento della povertà non produce, da parte dei più, 

un’analisi razionale sulle responsabilità del potere 

ma il ritorno a comunità chiuse su se stesse ..

che il potere sfrutta ai propri fini:

 “la mentalità fascista è la mentalità del cittadino , soggiogato, smanioso di sottomettersi a un’autorità e allo stesso tempo ribelle”.

 Uno dei meriti maggiori di Reich è quello di cogliere le strette relazioni tra l’ideologia, 

considerata come una vera e propria forza storica,

 e la psicologia, considerata come relazione sociale e non come un fatto privato.  

Questi autori tornano oggi alla ribalta per l’emergere, 

in situazioni come quella italiana,

 di tendenze tipicamente autoritarie:

  il monopolio dei mass-media, in continuità con le forme di propaganda inventate negli anni ’30; 

 il presidenzialismo, in continuità con il culto dell’uomo forte;

 il razzismo nei confronti degli immigrati extracomunitari,

in continuità con le persecuzione degli ebrei e dei comunisti; 

 l’attacco all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in continuità con la demolizione delle organizzazioni sindacali; 

il nazionalismo bellicoso, in continuità con  il maschilismo della pseudocultura nazi-fascista.

 Se si interpreta il fascismo…

non come l’espressione di un partito politico..

ma come manifestazione irrazionale dell’uomo di massa…

 psicologicamente represso,

allora possiamo dire che… sotto altre forme….

 la “peste nera” sta tornando ad infettare il corpo sociale….

 nonostante le cospicue differenze tra il mondo moderno e quello post-moderno.

Purtroppo a rendersi conto del pericolo sono pochi intellettuali e qualche gruppo d’opinione.(articolo apparso sul quotidiano il domani di Bologna del 27 dicembre 2002)

Il Vangelo di Tommaso.(dal III secolo sotto terra..quindi ..incontaminato..)   3 comments


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 Questo è il luogo dove nel 1945.. furono scoperte alcune anfore ,

contenenti manoscritti antichi..tra cui il Vangelo di Tommaso…

Vi consiglio di leggere ed ascoltare questo ” meraviglioso” evangelo.. 

e di farne un parallelo.. con i 3 sinottici che conosciamo…

( un consiglio responsabile..cominciate a pensare ai 3 sinottici..

 non..come 3 vangeli ” distinti” scritti da MAtteo,Marco e Luca..

perchè in realtà sono unicamente ..un Unico  Vangelo..

indirizzato a popoli o gruppi di persone..diverse..

in realtà “esistono” solo   2 Vangeli.. 1 quello “sinottico” e 2 quello Di Giovanni ..

che poi..non fù realmente scritto da Giovanni..ma ..

” dal discepolo Prediletto…” probabilmente..il discepolo Lazzaro..risuscitato

CARMELO RENDA  (che dio ti benedica..)

“il silenzio di Dio”

l fabbro tira con il martello sull’incudine,
il tempo che intercorre tra un colpo e l’altro
per modellare il ferro, viene percepito come silenzio di Dio.
Attendiamo il colpo ultimo, quello definitivo,
che Dio tira per ultimare la sua opera
il Suo Regno.  

link al   Vangelo  DI TOMMASO ….altro link ben fatto

“La mongolfiera”

 
Ho scelto il simbolo della mongolfiera perchè la verità anche essendo unica, ai nostri occhi appare mutabile, proprio come se stessimo osservando il mondo da una mongolfiera, a bordo ci sono un uomo e una donna, stretti per la mano, compiono un volo verso la verità.Non scrivo pensando, lo scritto rimane e le parole volano.
Scrivo pensando, lo scritto rimane e il pensiero si evolve.
Scrivo pensando, lo scritto rimane e la volontà di Dio si compie.
Lo scritto rimane e la verità si avvicina.
Lo scritto rimane e gli errori si possono riparare.
Scrivo quel che penso ma dopo averlo scritto potrei non condividerlo più.
DHAMMAPADA
Il cammino della liberazione
Antico canone buddista
1 Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
Ogni parola o azione
che nasce da un pensiero torbido
è seguita dalla sofferenza,
come la ruota del carro
segue lo zoccolo del bue.
2 Siamo ciò che pensiamo.
Tutto ciò che siamo
è prodotto dalla nostra mente.
Ogni parola o azione
che nasce da un pensiero limpido
è seguita dalla gioia,
come la tua ombra ti segue,
inseparabile.

VERSI AUREI

 
Venera anzitutto gli Dei immortali secondo la legge, e serba il giuramento.
Onora poi i radiosi Eroi divinificati e ai daimoni sotterranei offri, secondo il rito.
Anche i genitori onora, e chi a te per sangue sia più vicino.
Degli altri, fatti amico chi per Virtù è il migliore imitandolo nel calmo parlare, nelle azioni utili.
Per lieve colpa, non adirarti con l’amico sinché tu lo possa. Presso il potere vige la necessità.
Queste cose sappi, e queste altre domina: il ventre anzitutto e. così pure sonno, sesso e collera.
Non far cosa che sia turpe in faccia ad altri o a te stesso; ma soprattutto rispetta te stesso.
Poi con le opere e la parola esercita la giustizia.
In ogni cosa, di agir senza riflettere perdi l’abitudine.
Delle ricchezze e degli onori, accetta ora il venire, ora il dipartirsi.
Di quei mali, che per daimonico destino toccano ai mortali, con animo calmo,
senz’ira sopporta la tua parte pur alleviandoli, per quanto ti è dato:
e ricordati che non estremi sono quelli riservati dalla Moira al Saggio.
Buono o cattivo può essere il parlare degli uomini; che esso non ti turbi, non permettere che ti distolga.
E se mai venisse detta falsità, ad essa calmo opponiti.
Ciò che inoltre ora ti dirò, in tutto osservalo: che nessuno, con parole o con atti,
ti porti a dire o a fare cosa che per te non sia il meglio.
Prendi consiglio prima di agire a che non ne seguano effetti funesti.
Fare o dire cose futili e sciocche è da uomo misero; tu, invece, fa cose di cui non abbia a pentirti.
Nulla, dunque, di cui non sappia; scorgi quel che davvero ti è necessario – e felice sarà la tua vita.
Non conviene trascurare la salute del corpo.
Nelle bevande, nel cibo, negli esercizi ginnici serba misura.
La misura, dico, che da ogni turbamento ti preserverà.
Abituati ad una vita monda e priva di mollezze e astienti dal far ciò che attira l’invidia.
Non spendere avventatamente, come chi ignora quel che vale, senza però essere gretto:
la misura in ogni cosa è la perfezione.
Fa dunque quel che non ti nuocerà, riflettendo bene prima di agire.
Dalla dolcezza del sonno sorgendo fissa con cura tutto ciò che nella giornata farai,
e [a sera] i tuoi occhi, ancorché stanchi, non accolgano il sonno senza esserti prima chiesto quel che facesti:
Dove son stato? Che cosa ho fatto? Che cosa ho omesso di quel che avrei dovuto fare?
Cominciando dalla prima azione fino all’ ultima, e di nuovo tornandovi.
Se hai compiuto cose, spregevoli, punisciti; se hai rettamente agito rallegrati.
Queste cose sforzati di fare, a queste cose applicati, con fervore.
Ed esse ti metteranno sulla via della virtù divina.
Sì, per colui che nella nostra anima trasfuse la Tetrade, fonte perenne della natura!
Inizia dunque l’opera, ma prima gli Dèi invoca, a che te la portino a compimento.
Da tutto ciò reso forte, degli Dèi immortali e degli uomini mortali conoscerai l’essenza
e come ogni cosa si svolge e giunge al termine.
Conoscerai anche come sia legge una Natura uguale a sè stessa in tutte le cose.
Così non avrai vani desideri, e nulla ti resterà celato.
Saprai che gli uomini soffrono mali da loro stessi scelti. infelici che, avendolo vicino, il bene non vedono né intendono!
Pochi conoscono il modo di liberarsi dai mali: a tal segno la Moira offusca la mente dei mortali!
Come trottole qua e là sono sospinti tra urti senza fine.
Funesta loro compagna, una congenita, inconscia irosità li mena a rovina,
irosità alla quale conviene tu non dia esca, né che ad essa resista, ma che devi scansare.
Zeus padre, da tanti mali libereresti certamente gli uomini se rivelassi loro quale sia il loro vero daimone!
Ma tu confida, perchè divina è la razza di quei mortali cui la sacra natura manifestandosi parla.
Se in te v’ è alcunchè di quella razza, riuscirai in ciò a cui ti esorto.
Avendo risanata la tua anima da quei mali la libererai.
Astienti però dai cibi di cui ti dissi. E abbi intelletto, e nelle purgazioni, e nella liberazione dell’anima.
Ogni cosa osserva, distingui e valuta, l’intelletto dall’alto eleggendo per guida adeguata.
Allora, lasciato il corpo, salirai al libero etere.
Sarai un dio immortale, incorruttibile, invulnerabile. PITAGORA

Date a me quello che è mio

 
Giovedì 5 Gennaio 2006
Rifletto su una frase che è riportata sia dal Vangelo di Tommaso che dai vangeli Canonici, la domanda che bisogna porsi è, la differenza è lieve o abissale? La frase riportata nei vangeli canonici dice così:Matteo 22:17 
17 Dicci dunque: Che te ne pare? È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?» 18 Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, disse: «Perché mi tentate, ipocriti? 19 Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli porsero un denaro. 20 Ed egli domandò loro: «Di chi è questa effigie e questa iscrizione?» 21 Gli risposero: «Di Cesare». E Gesù disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio». 22 Ed essi, udito ciò, si stupirono e, lasciatolo, se ne andarono.
Nel Vangelo di Tommaso dice: 
100. Mostrarono a Gesù una moneta d’oro e gli dissero, “Gli uomini dell’imperatore romano ci chiedono le tasse.”
Lui disse loro, “Date all’imperatore quello che è dell’imperatore, date a Dio quello che è di Dio, e date a me quel che è mio.”


La riflessione è questa, se la frase del Vangelo di Tommaso fosse stata davvero pronunciata da Gesù e qualcuno volontariamente e con malizia avesse eliminato la parte di frase di Gesù in cui afferma ” date a me quel che è mio ” allora quella mano ha commesso la riparabile ingiustizia di sottrarre al singolo individuo la proprietà di cui solo lui è il legittimo proprietario.
In altri termini la frase del Vangelo di Tommaso potrebbe avere il senso, rispettà l’autorità dello stato, non sottrarti a quello che è spirituale, non farti sottrarre ciò che ti appartiene.
In pratica se la frase che Gesù ha realmente pronunciato fosse quella del Vangelo di Tommaso, avrebbe anche il senso di, ” riporta quello che ho detto e continua a pensarla come credi”. Nessuno può impedire l’individuo a dare tutto se stesso, tutto ciò che gli appartiene alle autorità e a Dio.

alcuni commenti:

very interesting, but I don’t agree with you
Idetrorce

fratello mio sei su una falsa strada.
io pregherò per te, per il MIO E TUO DIO e la Madre Santa Maria Ss. ti illuminino nel loro AMORE, pagando così il tributo dell’AMORE A COLUI CHE CI HA CREATI E REDENTI.

Postato Venerdì, 4 Gennaio 2008 alle 7:22 pm da maria 

sorella..dimmi..ma cosa ho fatto di male..me lo dici?
pensi che sono tanto di fuori?

39. Gesù disse, “I Farisei e gli accademici hanno preso le chiavi della conoscenza e le hanno nascoste. Non sono entrati, e non hanno permesso a quelli che volevano entrare di farlo.Quanto a voi, siate furbi come serpenti e semplici come colombe.”
34. Gesù disse, “Se un cieco guida un cieco, entrambi cadranno in un fosso.”
6. I suoi discepoli gli chiesero e dissero, “Vuoi che digiuniamo? Come dobbiamo pregare? Dobbiamo fare elemosine? Quale dieta dobbiamo osservare?”

6-b. Gesù disse, “Non mentite, e non fate ciò che odiate, perché ogni cosa è manifesta in cielo. Alla fine, nulla di quanto è nascosto non sarà rivelato, e nulla di quanto è celato resterà nascosto.”

3. Gesù disse, “Se i vostri capi vi diranno, ‘Vedete, il Regno è nei cieli’, allora gli uccelli dei cieli vi precederanno. Se vi diranno, ‘È nei mari’, allora i pesci vi precederanno. Invece, il Regno è dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete sarete riconosciuti, e comprenderete di essere figli del Padre vivente. Ma se non vi conoscerete, allora vivrete in miseria, e sarete la miseria stessa.”

26. Gesù disse, “Voi guardate alla pagliuzza nell’occhio del vostro amico, ma non vedete la trave nel vostro occhio. Quando rimuoverete la trave dal vostro occhio, allora ci vedrete abbastanza bene da rimuovere la pagliuzza dall’occhio dell’amico.” 67. Gesù disse, “Quelli che sanno tutto, ma sono carenti dentro, mancano di tutto.” 102. Gesù disse, “Maledetti i Farisei! Sono come un cane che dorme nella mangiatoia: il cane non mangia, e non fa mangiare il bestiame.”

Postato Domenica, 6 Gennaio 2008 alle 11:56 pm da andrea

Lettera aperta ad i Monaci..sacerdoti/e….laici..   Leave a comment


non è il “tempo”..

 di essere..”prudenti”…come i serpenti…

ma solo ..(questo è… il “momento” più “temibile”…dell’Umanità..)

 di “essere”…  semplici come  le..colombe…

è necessario..”profetizzare”…

oggi..

domani..potrebbe essere tardi….

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